{"id":38526,"date":"2009-10-28T16:06:24","date_gmt":"2009-10-28T15:06:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=38526"},"modified":"2017-09-28T16:55:42","modified_gmt":"2017-09-28T14:55:42","slug":"a-ventanni-dalla-la-caduta-del-muro-di-berlino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/a-ventanni-dalla-la-caduta-del-muro-di-berlino\/","title":{"rendered":"A vent\u2019anni dalla la caduta del Muro di Berlino"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>Alleanza Cattolica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Centro cattolico di documentazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Chiesa del Carmine Pisa 23 ottobre 2009<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Relatori<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">prof. <strong>Roberto Pertici<\/strong>, docente di storia contemporanea all\u2019Universit\u00e0 di Bergamo<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Giovanni Cantoni<\/strong>, direttore della rivista Cristianit\u00e0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-38527\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Muro_Berlino_caduta.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"166\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Hanno aderito:<\/p>\n<p>il Centro Culturale \u201cSan Ranieri\u201d, gli Amici del Timone di Viareggio, la Compagnia del Lago di Bientina e Laboratorio 99.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Roberto Pertici:<\/strong> Per preparare questa conversazione ho fatto qualche lettura, costatando una cosa che per il mio mestiere \u00e8 importante. Sono nato negli anni Cinquanta e nell\u2019Ottanta sono stato uno spettatore, spettatore partecipe, di quello che succedeva e attraverso le analisi che si facevano allora sui giornali ho seguito il corso degli eventi. Una cosa per\u00f2 \u00e8 seguire gli eventi attraverso la cronaca quotidiana e una cosa \u00e8 ritornarci con la riflessione e la ricomposizione storica. Mi sono infatti reso conto di quante cose avevo dimenticato e di quanti eventi e nessi non avevo capito l\u2019importanza e mi erano sfuggiti. Questo, per chi fa lo studioso di storia, \u00e8 un insegnamento importante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-33629\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/muro_Berlino.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"149\" \/>Il 9 novembre 1989, vent\u2019anni fa, \u00e8 una data che per la storia tedesca per certi aspetti \u00e8 profetica. Il 9 novembre 1918 cadde l\u2019impero guglielmino con l\u2019abdicazione di Guglielmo II; il 9 novembre del 1938 \u00e8 la <em>Notte dei cristalli<\/em>, la <em>Pogromnacht<\/em>, come si chiama oggi e il 9 novembre 1989 cadde il Muro di Berlino. E\u2019 una data simbolica, perch\u00e9 l\u2019Unione sovietica fin\u00ec tre anni dopo: il 31 dicembre 1991; anche se non si pu\u00f2 dire che il 9 novembre segna la fine del comunismo perch\u00e9 ancora oggi esistono al mondo regimi comunisti, come la Cina popolare, Cuba, il Vietnam e la Corea del Nord.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fenomeno comunismo dunque esiste ancora in alcuni residui, per\u00f2 il 9 novembre 1989 \u00e8 una data simbolica perch\u00e9 sostanzialmente segna la fine del comunismo in Europa e soprattutto il quel paese, la Germania Orientale, che era stata il pi\u00f9 macroscopico frutto della fine della seconda Guerra Mondiale, della pace che era stata attuata e delle caratteristiche della Guerra Fredda, che ha caratterizzato i successivi quarant\u2019anni. Berlino e la Germania Est, bene o male, di questo quarantennio sono uno dei simboli pi\u00f9 evidenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si parla della fine del comunismo in Europa bisogna stare attenti a quell\u2019atteggiamento secondo il quale \u201cle cose umane finiscono\u201d e \u201canche il comunismo prima o poi doveva cadere\u201d. Credere insomma nella inevitabile caducit\u00e0 dei regni, degli imperi, delle costruzioni umane. Si tratta, per carit\u00e0, di una posizione rispettabile ma per i comunisti il comunismo non doveva finire; non era sottoposto a questa vicenda, perch\u00e9 faceva parte di una visione dell\u2019uomo secondo la quale la Rivoluzione d\u2019Ottobre del 1917 aveva aperto una fase nuova della storia dell\u2019umanit\u00e0, destinata non a concludersi ma ad affermarsi con l\u2019avvento in tutto il mondo di una societ\u00e0 nuova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fine del comunismo in Europa dunque \u00e8 stato un evento che ha avuto effetti devastanti su tutta una serie di impostazioni mentali che avevano trionfato durante il XX secolo. Bisogna anche guardarsi dal determinismo, secondo il quale era inevitabile che il comunismo cadesse, perch\u00e9 \u00e8 vero che c\u2019erano elementi di fragilit\u00e0, sopratutto negli ultimi quindici &#8211; venti anni, nei regimi sovietico e dei Paesi del Blocco, per\u00f2 non \u00e8 detto che finisse allora, in quel modo e con quegli sviluppi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra cosa da cui guardarci \u00e8 un certo minimalismo, che si \u00e8 diffuso negli ultimi anni, secondo cui il comunismo \u00e8 stato tutto sommato un fenomeno del Novecento, come tanti altri con tanti comunisti che oggi dicono di non esserlo mai stati o di esserlo stati in un certo modo diverso da come era la maggioranza. Il comunismo nella storia del XX secolo \u00e8 stato un fenomeno grandioso, anche se negativo. Nel senso che la Rivoluzione bolscevica ha prodotto \u2013 e cito la frase di uno storico marxista, Edi Hofbaun &#8211; \u00ab<em>il pi\u00f9 formidabile movimento rivoluzionario organizzato della storia moderna<\/em>\u00bb, ed ha avuto una espansione mondiale, continua Hofbaun, \u00ab<em>paragonabile soltanto alle conquiste dell\u2019Islam nel primo secolo della sua storia<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-33642\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/Rivoluzione_1917.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"151\" \/>Se si parte dalla Rivoluzione russa del \u201917, dalla diffusione nell\u2019Europa orientale e in Cina, fino alla diffusone nel Su Est asiatico negli anni Quaranta e Cinquanta \u00e8 evidente il dilagare del comunismo nel pianeta. Ne derivarono delle conseguenze dirompenti negli equilibri interni dei vari paesi anche non comunisti, perch\u00e9 \u00e8 indubbio che l\u2019affermarsi del comunismo in Russia provoc\u00f2 una radicalizzazione della lotta politica in tutto il resto del mondo. Il fatto che questa rivoluzione aveva messo all\u2019ordine del giorno in tutto il mondo la Rivoluzione bolscevica fece si che la lotta politica, anche nei paesi dell\u2019Europa Occidentale, assumesse un carattere ultimativo e di guerra civile. Basta pensare all\u2019Italia negli anni dopo il 1919 o alla Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A met\u00e0 del Novecento in tutto il mondo e anche in Europa occidentale tutta una serie di assiomi sembravano scontati. Ad esempio, dopo la crisi del 1929, era dato per scontato che ci fosse bisogno di pi\u00f9 Stato in economia, dal laburismo britannico alla socialdemocrazia tedesca; come era indubbio che la vittoria sul fascismo avesse dato all\u2019antifascismo e al comunismo, come forza pi\u00f9 antifascista di tutte, una visibilit\u00e0 e una centralit\u00e0. Stessa centralit\u00e0 per la forma partito; in Italia abbiamo avuto una repubblica basata sui partiti ma il pi\u00f9 partito di tutti era certamente il partito Comunista. Questo fatto genera una diffusa mentalit\u00e0 e soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta anche gli avversari, sotto sotto, ammettono che la storia va in quella direzione e ormai si tratta solo di frenare, patteggiare, creare dei paletti all\u2019interno dei quali far procedere la storia. Anche in campo cattolico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ormai sappiamo che il Concilio Vaticano II part\u00ec gi\u00e0 con l\u2019idea di non ribadire la condanna del comunismo, anche perch\u00e9 fu l\u2019unico modo per avere la presenza delle chiese ortodosse come partecipanti esterne. Questo fatto fu patteggiato in un incontro tra il cardinale decano Tisserand e il rappresentante dell\u2019Unione sovietica a Metz nel settembre 1962. Questo \u00e8 il quadro all\u2019interno del quale dobbiamo considerare il fenomeno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Detto questo \u00e8 indubbio che furono gli anni dal 1935 al 1956, il ventennio centrale del Novecento, gli anni in cui il boslcevismo ebbe una centralit\u00e0 cui contribuirono diversi ingredienti. Ho gi\u00e0 accennato all\u2019antifascismo. La vittoria di Hitler in Germania nel 1933 e il grande allarme che questo fenomeno preoccupante che fu il nazionalsocialismo cre\u00f2 nelle coscienze democratiche di buona parte del mondo dette una centralit\u00e0 nuova al comunismo staliniano, che molto abilmente si present\u00f2 come un bastione contro il nazionalsocialismo e il fascismo. L\u2019antifascismo divent\u00f2 il comune denominatore di tutti gli atteggiamenti democratici e il comunismo ne era al centro. La crisi economica del 1929, che sembrava la crisi definitiva del capitalismo, la vittoria militare contro i tedeschi nel 1945 con l\u2019Armata Rossa che arriv\u00f2 fino a Trieste e fin sull\u2019Adriatico; tutto questo gener\u00f2 il prestigio immenso di cui godette il comunismo sovietico anche in ambienti, lo ripeto, che comunisti non erano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-30238\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/06\/Stalin.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"170\" \/>La prima crisi si ebbe nel 1956, con il XX Congresso del Partito comunista dell\u2019Unione sovietica, in cui Krusciev in un rapporto segreto disse che pi\u00f9 o meno tutto quello che gli anticomunisti occidentali andavano dicendo da decenni. Le purghe staliniane, i crimini e gli errori giganteschi di Stalin in campo economico e militare, era tutto vero e il trentennio dal 1924, anno della morte di Lenin, al 1953, anno della morte di Stalin, era stato per l\u2019Urss un periodo di successi e di sviluppo ma anche di tragedie incommensurabili. E\u2019 qui che il mito di Stalin va in pezzi ma anche quello del comunismo vacilla e comincia molto lentamente a franare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, col senno di poi, possiamo vedere nel \u201956 una svolta; come una parabola che ha raggiunto l\u2019apice e comincia gradualmente a scendere. Ma a quel tempo non sembr\u00f2 cos\u00ec, perch\u00e9 negli anni Sessanta sembr\u00f2, per usare una espressione un po\u2019 banale, che il comunismo potesse rifarsi una verginit\u00e0. Furono gli anni dei grandi fermenti riformatori \u2013 almeno cos\u00ec fu creduto \u2013 di Krusciev ma furono anche gli anni dei primi dissensi, fino allo scontro armato, fra Unione sovietica e Cina popolare. Furono anche gli anni in cui queste volont\u00e0 riformiste si scontrarono con limiti invalicabili, pensiamo a Praga nel 1968 e all\u2019esperimento polacco nel 1970. Queste due esperienze dimostrarono che il sistema era riformabile solo fino ad un certo punto e che i suoi leader, quando arrivavano ad una svolta che potesse segnare l\u2019effettiva democratizzazione dello Stato si arrestano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le considerazioni le far\u00e0 dopo Giovanni Cantoni; qui mi limito al mestiere di storico e vi sottopongo alcuni fatti che secondo me sono stati determinanti nell\u2019arrivare all\u201989.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 cominciare, credo, proprio dai primi anni Settanta. Il riformismo sovietico \u00e8 andato in crisi, a Mosca regna Breznev circondato da una gerontocrazia che ha fossilizzato la situazione. Quello che era stato l\u2019<em>appeal<\/em> del movimento sovietico sta ormai franando anche nell\u2019Europa occidentale. Il primo momento \u00e8 la pubblicazione avvenuta a Parigi il 28 dicembre 1973 di <em>Arcipelago Gulag<\/em>, il grande libro di Solzenicyn. Direte che non fu quello il primo libro a parlare di dissidenza e fin dagli anni Trenta altri scrittori avevano fatto capire cos\u2019era il comunismo e lo stalinismo, perch\u00e9 questa volta <em>Arcipelago Gulag<\/em> ha questo impatto? Perch\u00e9 \u00e8 la prima volta che si crea un contraccolpo all\u2019interno della cultura francese, e la sinistra francese era un po\u2019 il <em>ma\u00ectre \u00e0 penser<\/em> dell\u2019intellettualit\u00e0 europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-27860 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/04\/gulag_cover.jpg\" alt=\"\" width=\"136\" height=\"193\" \/>Nasce, dopo la pubblicazione del libro, un movimento che ebbe una notevole importanza negli anni Settanta: i <em>nouveau philosophe,<\/em> i nuovi filosofi, alcuni dei quali sono ancora oggi seguiti e sulla breccia, come Bernard Levi o Andre Gluksman. Qual \u00e8 il passaggio di questi personaggi che erano stati maoisti e che venivano dalla sinistra? La loro trasformazione fu dovuta in parte ad una figura interessante di filosofo maoista convertito al cattolicesimo: Maurice Clavel. Il discorso che entrambi cominciarono a fare fu che il Gulag, il campo di concentramento, non era una deviazione dal sistema, un tradimento del marxismo, bens\u00ec la realizzazione del sistema, lo sbocco inevitabile del marxismo. Questo fu un passaggio mentale che faceva saltare tante cose. Non si trattava pi\u00f9 di deviazioni prodotte dalle circostanze, dai rapporti di forza o dai vizi umani ma secondo costoro nella filosofia marxista, nel sistema di pensiero hegheliano-marxista erano gi\u00e0 impliciti tutta una serie di tratti che si sarebbero realizzati nello stato totalitario dittatoriale e nel Gulag.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Capite bene che saltava un modo di concepire le cose. Saltava anche un modo tipico di fare politica nell\u2019Occidente europeo, secondo cui la storia era maestra di politica e tutti i movimenti storici erano basati su una certa visione della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente corro ma cerco di illustrarvi i passaggi. Questa crisi culturale della sinistra europea e soprattutto francese \u2013 tralascio l\u2019Italia, dove la diffusione di <em>Arcipelago Gulag<\/em> fu molto pi\u00f9 limitata ed ebbe molti meno effetti \u2013 fece si che gli ambienti intellettuali cominciarono a pensare a quali altre tematiche potessero sostituire quelle hegeliano\u2013marxiste che avevano rigettato e ritennero di poterle sostituire \u2013 banalizzo ma avvenne cos\u00ec &#8211; con quelle dei diritti umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo a met\u00e0 degli anni Settanta e negli ambienti di sinistra compare in maniera massiccia la tematica dei diritti e dei diritti umani. Se foste andati vent\u2019anni prima a parlare con un marxista di diritti umani questi vi avrebbe riso in faccia perch\u00e9 secondo lui i diritti umani non esistevano; esisteva il diritto borghese e il diritto proletario ma i diritti umani erano solo un\u2019astrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il recupero di questa tematica \u00e8 molto importante perch\u00e9 a met\u00e0 degli anni Settanta accade un altro fatto e anche qui viene da pensare all\u2019eterogenesi dei fini di cui parla Hegel, poich\u00e9 nella storia talvolta avvengono cose che hanno conseguenze assolutamente non previste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un grande successo della politica estera sovietica era stato che dal 1973 al 1975 a Helsinki, capitale della Finlandia, ci fosse stata una lunga conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa alla quale parteciparono tutti gli Stati europei con Stati Uniti e Canada. L\u2019Urss sperava di avere la definitiva accettazione dei confini come erano stati definiti alla fine della seconda Guerra Mondiale; quindi il confine tra Polonia e Germania, l\u2019esistenza della Germania Est come stato autonomo e l\u2019inglobamento delle Repubbliche baltiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti tutto ci\u00f2 le venne concesso per\u00f2 nel programma di Helsinki vi erano anche due punti: il settimo e l\u2019ottavo, che l\u2019Unione sovietica firm\u00f2 ritenendoli assolutamente irrilevanti. Il settimo punto, che tutti firmarono, diceva: \u00ab(\u2026) <em>Gli stati partecipanti rispettano i diritti dell\u2019uomo e le libert\u00e0 fondamentali inclusa la libert\u00e0 di pensiero, coscienza, religione o credo<\/em> (\u2026)\u00bb. Il principio numero otto parlava anche di \u00ab<em>eguaglianza dei diritti dei popoli e degli Stati<\/em>\u00bb e di \u00ab<em>autodeterminazione dei popoli<\/em>\u00bb, ovvero i popoli devono decidere autonomamente quale regime politico vogliono scegliere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-28802 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/11\/propaganda_Urss.jpg\" alt=\"\" width=\"184\" height=\"180\" \/>Se voi prendete la Costituzione sovietica del 1936 \u00e8 la pi\u00f9 democratica che esiste e ricorderete che tutti i Paesi dell\u2019Est erano \u201crepubbliche democratiche\u201d, quindi l\u2019Urss firmando il documento finale della conferenza pens\u00f2 di sottoscrivere una delle solite dichiarazioni di principio che restano poi senza effetti pratici. Invece non fu cos\u00ec, perch\u00e9 i primi movimenti di dissenso che nacquero nei paesi europei comunisti dopo Helsinki ebbero buon gioco a richiamarsi proprio ai principi che i rispettivi paesi proprio l\u00ec sottoscrissero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 ci\u00f2 che fece Charta 77, il primo movimento di dissenso che nacque in Cecoslovacchia ad opera del commediografo V\u00e0clav Havel e del filosofo Jan Pavloska, che oltre ad accogliere l\u2019adesione del Paese alle risoluzioni di Helsinki ricordava anche come una quantit\u00e0 di diritti civili fondamentali erano l\u00ec applicati soltanto sulla carta. Lo stesso avvenne in Polonia e mentre a Charta 77 aderirono circa 200 intellettuali su circa 15 milioni di cecoslovacchi in Polonia avvenne subito una saldatura tra alcune elite intellettuali e il mondo operaio. Ci\u00f2 fin dal 1976, cio\u00e8 da quando il governo decise di alzare il prezzo della carne innescando i primi scioperi operai. Da questa saldatura nacque il Kor, il comitato che riuniva intellettuali e operai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso accadde in Unione sovietica, dove sono gli anni di Andrej <em>Sacharov<\/em>, che nel 1975 vinse il premio Nobel per la pace, e della moglie Yelena Bonner.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa situazione, che \u00e8 gi\u00e0 di movimento, arriva in Vaticano una svolta epocale: il 16 ottobre 1978 viene eletto per la prima volta un Papa polacco, uno che ha vissuto le tragedie di quel secolo: prima l\u2019occupazione nazionalsocialista e poi quella sovietica. La Chiesa polacca nei confronti dello Stato socialista ha avuto un comportamento diverso rispetto a quella ungherese, non uno scontro frontale, ma fin da subito, fin dagli inizi degli anni Cinquanta, un atteggiamento di confronto quasi alla pari, tra \u201cpoteri\u201d che si riconoscono reciprocamente e che si dividono la situazione. Karol Wojtyla conosce questa situazione e la sua elezione ebbe un significato simbolico enorme e da quel momento in poi il movimento polacco ebbe un garante con una visibilit\u00e0 internazionale come quella che pu\u00f2 avere un pontefice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Wojtyla negli anni successivi fece tre viaggi in Polonia, il primo dei quali, trionfale, fu nel giugno 1979. Non \u00e8 un caso che proprio in Polonia si rompono per la prima volta gli equilibri. Ci\u00f2 avviene nel 1980, quando per l\u2019ennesimo aumento dei prezzi dei beni di prima necessit\u00e0 scoppiano gli scioperi nei cantieri Lenin a Danzica e nasce il movimento di Solidarnosc. Dopo un lunghissimo braccio di ferro il nuovo sindacato operaio venne finalmente riconosciuto. Siamo nel novembre 1980 ed \u00e8 una data storica, perch\u00e9 \u00e8 la prima volta che in un paese comunista viene riconosciuto un sindacato libero, dunque un centro di potere autonomo rispetto al partito, allo Stato, alle aziende.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel giro di poche settimane Solidarnosc conter\u00e0 10 milioni di iscritti e capite bene che una sorta di contro-potere inizia ad emergere dalla societ\u00e0 e comincia a farsi sentire. In Polonia avviene anche l\u2019ultimo tentativo di riprendere in mano la situazione, attraverso il colpo di Stato del generale <em>Jaruzelski<\/em> del dicembre 1981.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-15214\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/solidarnosc_1.png\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"156\" \/>Sul ruolo che ha avuto la Polonia nelle vicende che porteranno all\u201989 c\u2019\u00e8 divisione tra gli storici, perch\u00e9 secondo alcuni Solidarnosc \u00e8 l\u2019ultimo episodio di rivolta operaia di cui \u00e8 costellata la storia delle democrazie popolari, come si chiamavano: da quella di Berlino nel 1956 e Poznan in Polonia nel 1957 a Danzica nel 1970; ma questa non avrebbe avuto un impatto sull\u2019intero sistema poich\u00e9 l\u2019impatto vero doveva arrivare dal centro, in Urss, e non da una agitazione periferica, per quanto importante. Secondo altri invece la rivolta polacca ebbe un effetto domino, ovvero avrebbe gradualmente coinvolto anche gli altri Paesi d\u2019oltre cortina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La svolta doveva effettivamente accadere nel centro dell\u2019Impero sovietico, perch\u00e9 in Urss c\u2019\u00e8 innanzitutto un cambio di vertice. Breznev muore nel novembre 1982 e gli succede Yuri Andropof, il quale \u201cregna\u201d per quindici mesi morendo nel febbraio 1984. Al suo posto sale al potere un altro personaggio molto anziano e molto malato: Constantin Cernienko che \u201cregna\u201d per altri tredici mesi e finalmente nel marzo 1985 va al potere un uomo della generazione successiva: Mikhail Gorbaciov, nato nel 1931 e di 54 anni di et\u00e0. E\u2019 uno che si \u00e8 formato sostanzialmente nel clima della destalinizzazione, perch\u00e9 aveva 25 anni nel 1956, e che mondo si trova davanti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019altra parte dell\u2019oceano ormai c\u2019\u00e8 un uomo come Ronald Reagan, che ha impostato la sua presidenza su una politica di risposta alla sfida sovietica. In effetti gi\u00e0 Jimmy Carter l\u2019aveva fatto, perch\u00e9 gi\u00e0 nel 1979, quando i russi collocarono i missili SS20 in Ucraina Carter coinvolse gli alleati europei per istallare sui loro territori i missili Pershing e Cruise. La maggioranza dei governi occidentali fu ben contenta di farlo, perch\u00e9 sentiva la minaccia sovietica, e pur con resistenze e cortei di pacifisti \u2013 specialmente nella Germania Ovest \u2013 alla fine i missili vennero dislocati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altro enorme problema che Gorbaciov si trov\u00f2 di fronte fu l\u2019Afghanistan, una vicenda su cui si riflette poco e che invece ancora oggi \u00e8 una vicenda centrale. Perch\u00e9 il ministro degli esteri sovietico Andrei Gromiko volle che i russi invadessero l\u2019Afghanistan nel 1979? Ovvero che andassero a fare la guerra in un territorio assolutamente impervio e infido, nonostante gli americano pochi anni prima avessero fatto quella figuraccia in Vietnam? Perch\u00e9 i dirigenti sovietici erano preoccupati della rinascita islamica, anche all\u2019interno dell\u2019Unione sovietica: nelle repubbliche del Turkmenistan, Tagikistan Uzbekistan e Kazakistan. Queste repubbliche centro asiatiche avevano inoltre una crescita demografica del 25% rispetto al 4% dell\u2019Ucraina. L\u2019Afghanistan fin dai tempi dello zar era tradizionalmente il luogo da cui controllare tutta l\u2019Asia centrale ma si rivel\u00f2 una tragedia, di cui spesso dimentichiamo la portata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019impegno dell\u2019Urss in quel Paese dur\u00f2 dieci anni e gli ultimi russi se ne andarono nel 1989 con la coda tra le gambe. Un enorme esercito fu sconfitto e umiliato dagli afgani, anche per l\u2019aiuto avuto dall\u2019Occidente. Fu un fatto di enorme portata, anche all\u2019interno dell\u2019Unione sovietica, e dopo la sconfitta la dirigenza cap\u00ec che non erano possibili altre missioni militari all\u2019estero. Questo significava che non era possibile intervenire neppure nell\u2019Europa orientale. Detto ancora pi\u00f9 chiaramente: se in Europa dell\u2019Est si fosse ripetuta una situazione come quella ungherese del 1956 o cecoslovacca del 1968 i russi avrebbero avuto delle gravi difficolt\u00e0 a ripetere le invasioni allora tranquillamente portate a termine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-17700\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/02\/ungheria-2.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"164\" \/>Gorbaciov \u00e8 una figura molto interessante ma gli storici sono abbastanza unanimi nel dire che era un comunista, cio\u00e8 rientrava all\u2019interno di quella categoria di comunisti riformatori che nella storia comunista \u00e8 sempre esistita. Anche Lenin per certi aspetti lo \u00e8 stato, quando fece la Nep nel 1921; in sostanza nel comunismo bolscevico c\u2019\u00e8 sempre stato quell\u2019elemento machiavellico per cui pur di salvare il salvabile del sistema si rinnegano anche tutta una serie di principi e di ideali, come del resto hanno fatto anche i cinesi negli anni Settanta e Ottanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intento di Gorbaciov \u00e8 sempre stato quello di riformare il comunismo e per certi aspetti fu un apprendista stregone, resuscitando forze che poi gli sfuggirono di mano e che non seppe controllare. La <em>Glasnost<\/em>, trasparenza, significava mettere in crisi il controllo attento da parte del partito delle notizie e quindi dei fatti che era stata la caratteristica costante del sistema sovietico: i fatti esistono solo nella misura in cui sono certificati e ammessi dal potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale fu l\u2019evento che fece saltare il coperchio? L\u2019incidente nucleare di Chernobyl del 26 aprile 1986. Quella volta entr\u00f2 nell\u2019aria una quantit\u00e0 di materiale radioattivo cento volte superiore a quella sprigionata da Hiroshima e Nagasaki insieme, quindi non fu una cosa da poco. Non era il primo incidente nucleare in Urss; gi\u00e0 nel 1957 ce ne fu un altro negli Urali, mai ammesso e quindi mai esistito, che aveva contaminato tutto il sistema del Volga e del Mar Caspio che dura tutt\u2019oggi. Nell\u201986 la notizia di Chernobyl venne data dopo quattro giorni, quando in Occidente si era gi\u00e0 visto l\u2019enorme aumento della radioattivit\u00e0, ma alla fine Gorbaciov dovette pure chiedere aiuti all\u2019estero per rimediare alla situazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019incidente fu il segnale che anche il controllo delle notizie e quindi dei fatti non era pi\u00f9 possibile e se non si controllano i fatti emerge lentamente un\u2019opinione pubblica, che i fatti li verifica criticamente e in maniera autonoma. Se si cerca, come fece Gorbaciov, di rilanciare l\u2019economia si pone il problema di evitare l\u2019accentramento delle decisioni, tipico del sistema sovietico, ma per decentrare le decisioni occorre decentrare anche le strutture del partito e quindi si mette in discussione il monopolio del partito in campo politico ed economico. Insomma furono assunte una serie di decisioni che ebbero una ricaduta quasi automatica. Credo lo dicesse Tocqueville: quando si comincia a riformare un cattivo governo, il cattivo governo prima o poi salta. Infatti nella primavera del 1989 si arriv\u00f2 alle prime elezioni dell\u2019Unione sovietica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-36415\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Polonia_flag.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"170\" \/>L\u201989 fu in tutti i Paesi dell\u2019Est e la transizione alla democrazia ha avuto caratteristiche e meccanismi molto diversi da Paese a Paese. Schematizzando rapidamente: in Polonia \u00e8 la crescita della societ\u00e0 civile che erode gradualmente l\u2019impalcatura dello Stato socialista e quando la Polonia va alle urne per la prima volta in modo libero il 4 giugno 1989. I comunisti avevano fatto una legge elettorale ad hoc: met\u00e0 dei deputati della Camera erano dei loro, i cittadini avrebbero eletto l\u2019altra met\u00e0, invece i cento senatori sarebbero stati eletti liberamente. Solidarnosc ottenne novantanove senatori su cento e tutta l\u2019altra met\u00e0 della Camera: la societ\u00e0 civile anno dopo anno aveva scavato il terreno sotto i piedi dello Stato e del partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Ungheria invece avvenne una purga interna al partito, con l\u2019eliminazione di Kadar e la socialdemocratizzazione di una parte del partito. La Germania dell\u2019Est fin\u00ec per emorragia. Quando l\u2019Ungheria tolse elettricit\u00e0 ai fili che segnavano il confine con l\u2019Austria il giorno dopo venticinquemila tedeschi dell\u2019Est andarono in Ungheria per passare in Austria. Quando ai primi di novembre la Cecoslovacchia, che confinava con la Germania Est, fece altrettanto trecentomila tedeschi andarono in quel Paese per passare all\u2019Ovest.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Davanti a questo fatto il 9 novembre il governo comunista tedesco dette il permesso di andare a Berlino Ovest senza permessi. La sera stessa cinquantamila persone invasero la parte libera della citt\u00e0 \u201crompendo\u201d il Muro. Nelle successive vacanze di Natale duemilioniseicentomila tedeschi dell\u2019Est and\u00f2 all\u2019Ovest: un tedesco su sei. In Romania invece ci fu l\u2019unico regolamento cruento di conti all\u2019interno del partito con l\u2019uccisione di Ceausescu e la moglie mentre in Bulgaria le cose andarono ancora diversamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 fu cos\u00ec veloce la fine del comunismo? A pensarci bene non c\u2019\u00e8 nella storia dell\u2019umanit\u00e0 una vicenda cos\u00ec enorme che finisce nel giro di cos\u00ec poco tempo. Credo una risposta possa essere la teoria del domino, cui si \u00e8 prima accennato. Gli scienziati della politica usano la categoria della legittimit\u00e0: una persona obbedisce alla legge se ritiene che bene o male il potere che l\u2019ha promulgata ha una sua legittimit\u00e0, se questa legittimit\u00e0 non c\u2019\u00e8 si obbedisce perch\u00e9 obbligati ma quando il potere che obbliga \u00e8 debole e ha una sua intima fragilit\u00e0 poco alla volta l\u2019obbedienza svanisce. In molti Paesi dell\u2019Est \u00e8 accaduto proprio questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma c\u2019\u00e8 un altro fatto importante da considerare: il carattere pacifico dell\u2019evento. Il comunismo \u00e8 finito con un bassissimo numero di morti. E\u2019 un fatto importante per due motivi: questa rivoluzione rispondeva al carattere del dissenso, nato negli anni Settanta, che era realistico e moderato e non voleva pi\u00f9 ripetere gli errori del \u201956 e del \u201968, che avevano portato alla guerra civile e alla repressione violenta. I dissidenti sapevano che il loro atteggiamento cercava di corrodere dall\u2019interno il mondo comunista ma sopratutto il comunismo aveva portato con se tanta violenza e tanta morte che l\u2019essere anticomunisti doveva significare essere non violenti e pacifici. Anche da questo punto di vista i dissidenti degli anni settanta ebbero ragione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Giovanni Cantoni<\/strong>: devo confessarvi che sono un utente felice di quanto ascoltato, perch\u00e9 almeno qualcuno ha saputo qualcosa. Non voglio far torto alla descrizione che il professor Pertici ha dato ma qualcuno ha saputo qualcosa e mi prendo la libert\u00e0 di chiosare qualche notazione perch\u00e9 degna di attenzione. Per esempio il professore ha detto che la Francia ha fornito <em>ma\u00ectre \u00e0 penser <\/em>per un certo itinerario ma noi non teniamo conto del fatto che il primo congresso del Partito comunista cinese \u00e8 stato tenuto a Parigi. Che cosa ci facevano i comunisti cinesi a Parigi? Bella domanda, e tutte le volte che ci poniamo il problema del nostro colonialismo bisogna pensare che c\u2019\u00e8 stato anche un altro tipo di colonialismo. Zhou Enlai ha guidato il primo congresso del partito comunista a Parigi e lo stesso vale per tutta la classe dirigente albanese; ovvero i rami pi\u00f9 aggressivi di un determinato albero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-29637\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/kgb.jpg\" alt=\"\" width=\"151\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/kgb.jpg 225w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/kgb-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 151px) 100vw, 151px\" \/>Pertici diceva che L\u2019Unione sovietica temeva la rinascita islamica ma questo non capitava soltanto negli anni Settanta ma aveva dei precedenti. Nel 1921, al congresso di Baku un signore di nome Sultan Galiev ha detto: voi sarete pure comunisti per\u00f2 siete sempre occidentali, il che evidentemente poneva le basi per una certa situazione tutt\u2019altro che irrilevante. Per quanto riguarda il passaggio dal partito a qualcosa d\u2019altro in Unione Sovietica con Andropov avviene un passaggio nodale: i \u201cservizi\u201d[il Kgb n.d.r.] diventano il partito, ovvero quelli che prima nel senso tecnico del termine erano i \u201cservizi\u201d &#8211; al servizio del partito \u2013 visto che questo non c\u2019era pi\u00f9 e che in termini di legittimit\u00e0 non aveva pi\u00f9 niente da dire decidono di fare loro in diretta. E\u2019 una vecchia storia gi\u00e0 insegnata dai romani: i pretoriani che a un certo punto eleggono imperatore uno di loro, dato che senza quella guardia l\u2019imperatore era niente. Il buon Gorbaciov \u00e8 un soggetto di transizione, un uomo d\u2019apparato, certamente comunista, ma dei servizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andropov, che guid\u00f2 la repressione in Ungheria, si rese conto che il gioco era perduto perch\u00e9 c\u2019era una reazione chiamiamola popolare. Quella societ\u00e0 polacca, che era stata centoventicique anni senza uno Stato ma aveva continuato ad esistere, predisposta ad essere autonoma anche con uno Stato aggressivo come quello comunista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le mie considerazioni sono pi\u00f9 valutative ma sono lieto perch\u00e9 il quadro appena descritto cade proprio in queste considerazioni. Il quadro di un itinerario interno ad un mondo con due fuochi e nell\u201989 cade uno dei fuochi di questa enorme ellissi imperiale socialcomunista. Il fuoco Occidentale patisce un grave smacco, ma la domanda, alla quale non dar\u00f2 risposte \u00e8: noi che abbiamo la ventura di essere qui dopo il 1989, abbiamo profittato di quello che \u00e8 allora accaduto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1920 Lenin raccontava agli esponenti dei partiti comunisti occidentali come l\u2019Armata Rossa si stesse proiettando vero il centro dell\u2019Europa allo scopo di congiungersi con i moti spartakisti e fare la Rivoluzione in Germania, per evitare di vederla realizzata in un solo paese per di pi\u00f9 sottosviluppato. La Rivoluzione doveva essere infatti fatta l\u00e0 dove l\u2019avevano immaginata Marx ed Engels e non certo solo in Russia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma Lenin aveva fatto il conto senza l\u2019oste e 20 agosto 1920 l\u2019Armata Rossa \u00e8 stata fermata sulla Vistola dal neonato esercito polacco: un po\u2019 di truppe che avevano fatto parte dell\u2019esercito austroungarico e un po\u2019 che avevano fatto parte dell\u2019esercito tedesco fortunosamente tenute insieme da Pilduski. Straccioni, sia pure di una qualche qualit\u00e0, secondo una certa ottica ma come sapete la nascita dell\u2019Armata Rossa \u00e8 la messa a frutto di anni di studio di tattica e strategia militare da parte di Trotzky quando era in esilio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualcuno pensava Trozky fosse scemo perch\u00e9 leggeva testi militari ma non era scemo: si preparava. Poteva anche succedere che diventasse un grande campione di scacchi ma invece divent\u00f2 un signore capace di muovere degli eserciti. I polacchi lo chiamano il miracolo della Vistola, noi la chiamiamo la battaglia della Vistola, per\u00f2 siamo solo un pugno perch\u00e9 per i nostri libri di testo possiamo solo immaginare che sulla Vistola sia andato qualcuno a pescare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-38528\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Vistola_miracolo.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"156\" \/>Al di la delle <em>boutade <\/em>il senso del discorso \u00e8 che \u00e8 accaduto qualcosa di impensato. Come abbiamo risposto a questa magnifica occasione che ci \u00e8 stata offerta dell\u2019Armata Rossa che nel 1920 non \u00e8 riuscita ad arrivare al centro dell\u2019Europa? Abbiamo risposto producendo nel ventennio che ci \u00e8 stato concesso dal 1920 al 1945 il nazionalsocialismo. Devo dire che \u00e8 una gioia, minore ma pur sempre una gioia, sentire il professore che non ha usato il termine \u201cnazismo\u201d, che confonde; perch\u00e9 nessuno sa che nazista si scioglie in nazionalsocialista e questi due termini hanno un senso molto profondo, sia l\u2019uno che l\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia qualche volta parla \u2013 ma va ascoltata e bisogna avere la capacit\u00e0 di capirla &#8211; e in quell\u2019occasione ci ha detto: avete 25 anni di tempo. Come li abbiamo usati? Ve l\u2019ho detto, ed \u00e8 stata una tragedia incredibile. Cos\u00ec nel 1945 l\u2019Armata Rossa \u00e8 arrivata nel cuore dell\u2019Europa; lo ha fatto tranquillamente, con quella combinazione diciamo profetica del Patto Molotov &#8211; von Ribbentrop del 1939, di cui non \u00e8 <em>bon ton<\/em> parlare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come hanno fatto a mettersi d\u2019accordo? Beh, solo l\u2019enunciazione nazismo uguale nazionalsocialismo ci aiuta un po\u2019 e ci d\u00e0 qualche spunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti noi abbiamo vissuto il 1989, anche se vedo che una parte consistente dell\u2019uditorio era nato da poco, e come minimo serve qualcuno nato nel \u201970. Questi avvenimenti quindi sono stati poco apprezzati. Certo, chi abitava a Berlino ricorder\u00e0 la confusione che c\u2019era la notte tra il 9 e il 10 novembre ma tutti gli altri bambini non stavano certo alzati davanti alla Tv per vedere cosa stesse succedendo a Berlino. Qualcuno penser\u00e0: speriamo nella scuola, ma qui la risata si fa pantagruelica. Nelle scuole, ma quelle fatte molto bene, nessuno \u00e8 arrivato mai oltre la Prima Guerra Mondiale\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1989 sono venuti a maturazione tutti quei fenomeni illustrati, di cui sono state date letture talora <em>ancipiti; <\/em>perch\u00e9 lo storico lo fa di professione e dice: si pu\u00f2 leggere cos\u00ec, e ci sono buoni argomenti, o si pu\u00f2 leggere in quest\u2019altro modo, e ci sono altrettanti buoni argomenti. Lo storico di cui occorre diffidare \u00e8 quello \u201cmonocausale\u201d: \u00e8 successo cos\u00ec perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec che doveva succedere. La storia, nonostante il proverbio, \u00e8 fatta di se e di ma e di scelte fatte di fronte ai se e ai ma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questo punto di vista mi preme leggervi una frasetta tratta da <em>Quaderni dal carcere, <\/em>di un certo Antonio Gramsci: \u00ab<em>La filosofia della prassis<\/em>\u00bb &#8211; \u00e8 il nome col quale il pensatore sardo indica il materialismo dialettico e storico &#8211; \u00ab<em>presuppone tutto questo passato culturale: la rinascita e la Riforma, la filosofia tedesca e la Rivoluzione francese, il calvinismo e l\u2019economia classica inglese, il liberalismo laico e lo storicismo che alla base di tutta la concezione moderna della vita. La fisolofia della prassis \u00e8 il coronamento di tutto questo movimento di riforma intellettuale e morale: Corrisponde al nesso Riforma protestante + Rivoluzione francese<\/em>\u00bb \u201cpi\u00f9\u201d \u00e8 scritto nel testo proprio con il segno che usiamo nelle addizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se tutto questo lo interpretiamo come lettura monocausale degli avvenimenti siamo fuori strada, ma lo possiamo interpretare \u2013 e mi sembra corretto \u2013 come una linea di tendenza, anche se non tutti gli avvenimenti stanno in questa lettura, e ci\u00f2 \u00e8 inevitabile perch\u00e8 i fatti ostano. Ma le variazioni sul tema non tolgono autorit\u00e0 al tema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-26256\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Antonio_Gramsci.jpg\" alt=\"\" width=\"160\" height=\"200\" \/>Gramsci dice: noi siamo questo; e lo dice in carcere, non \u00e8 uno che mette la dottrina al servizio della prassi ma un signore che cerca di interpretare una certa linea interpretativa. I termini che usa sono molto importanti, perch\u00e9 sono di fatto ripresi in un documento bellissimo \u2013 non nel senso estetico ma interpretativo, come chiave di lettura \u2013 del 1998, quando viene tenuto un sinodo dei vescovi speciale per l\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In esso di legge: \u00ab<em>Oggi in Europa il comunismo come sistema \u00e8 crollato ma restano le<\/em> <em>sue ferite e le sue eredit\u00e0 nel cuore delle persone e nelle nuove societ\u00e0 che stanno sorgendo. Le persone hanno difficolt\u00e0 nel retto uso della libert\u00e0 e del regime democratico, i valori morali radicalmente sovvertiti devono essere rivivificati, allo stesso tempo la Chiesa, resa povera nelle sue strutture e nei suoi mezzi ha imparato pi\u00f9 prontamente a confidare soltanto in Dio. Il crollo del comunismo mette in questione l\u2019intero itinerario culturale e sociopolitico dell\u2019umanesimo europeo, segnato dall\u2019ateismo non solo nel suo esito marxista, e dimostra con i fatti oltre che in linea di principio che non \u00e8 possibile disgiungere la causa di Dio dalla causa dell\u2019uomo<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per vostra informazione, questo documento non \u00e8 presente nel sito della Santa Sede. E\u2019 presente lo <em>strumentum laboris <\/em>di questa assemblea, che \u00e8 indubbiamente un bel documento ma \u00e8 il palinsesto di ci\u00f2 che verr\u00e0 fatto. Mi direte: che cosa vuoi insinuare? Io non voglio insinuare niente, semplicemente voglio che lorsignori si rendano conto di come \u00e8 fatto il mondo. Prima il professore ha puntualmente ricordato un avvenimento tutt\u2019altro trascurabile che \u00e8 l\u2019incontro di Metz, quando qualche d\u2019uno immagin\u00f2 fatale qualcosa che fatale non era e gli uomini dovrebbero sapere che tutto \u00e8 fatale meno la storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u20198 aprile 2005 \u00e8 morto papa Giovanni Paolo II. In quell\u2019occasione il feretro \u00e8 stato deposto nelle grotte vaticane e prima della tumulazione il maestro delle celebrazioni ha dato lettura del rogito, che \u00e8 una specie di breve sunto della vita del pontefice. Il maestro depone nella bara le monete coniate durante il pontificato e il tubo del rogito dopo averlo sigillato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa si legge nel testo latino? Non tento di tradurre a braccio e leggo: \u00ab<em>Il pontificato di Giovanni Paolo II \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 lunghi della Chiesa, durante questo periodo vi sono stati molti mutamenti in diversi Paesi, tra questi si contano la disgregazione dei regimi comunisti di alcune nazioni alla quale ha molto contribuito lo stesso sommo pontefice. Per annunciare il Vangelo ha intrapreso numerosi viaggi presso diverse Nazioni<\/em>\u00bb. Qui finisce il rogito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene, le traduzioni correnti diffuse, diciamo ufficiosamente poich\u00e9 non c\u2019\u00e8 una ufficialit\u00e0 da questo punto di vista, hanno mutato il \u201c<em>finis comunistarum quarundam nationum regiminum dissolutionis ad numerandum\u201d<\/em> &#8211; tra questi si annoverano la disgregazione dei regimi comunisti \u2026 &#8211; In buon italiano tradotto: \u201csi annovera la caduta di taluni regimi alla quale egli stesso contribu\u00ec\u201d. I regimi comunisti sono diventati \u201ctaluni\u201d e questo, badate bene, \u00e8 stato tradotto in francese, portoghese, spagnolo e via dicendo. Non ho potuto vedere, perch\u00e9 all\u2019epoca non furono fatte, la traduzione in polacco e in tedesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo per dirvi che cosa? Che quell\u2019itinerario che Gramsci ci illustra, che quell\u2019itinerario che il sinodo speciale dei vescovi per l\u2019Europa ci dice \u00e8 che \u00e8 messo in questione tutto l\u2019itinerario della cultura e dell\u2019umanesimo europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La domanda attorno alla quale costruisco queste mie modestissime considerazioni, che per\u00f2 hanno un senso, \u00e8: non possiamo dire di aver assistito alla sconfitta miliare del socialcomunismo. Abbiamo assistito al crollo di un regime di cui \u00e8 stato illustrato il carattere di straordinariet\u00e0. Jules Monnerot,\u00a0diceva quello che il professore ha appena ricordato, ovvero: dopo l\u2019Islam viene il socialcomunismo, che \u00e8 l\u2019Islam del XX secolo; cos\u00ec si esprimeva nel suo Sociologia del comunismo. Cosa vuol dire? Che questo quadro non ha spiegazioni esaurienti dal punto di vista naturale. Il pontefice stesso diceva di fatto nella sua autobiografia, e lo potete verificare: ho certamente portato il mio contributo ma non attribuitemi ci\u00f2 che non ho potuto totalmente fare. Come a dire: non fatemi fare la causa, solo, nella migliore delle ipotesi, una concausa. Vogliamo allora celebrare questo intervento un po\u2019 straordinario, diciamo cos\u00ec?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un mondo \u00e8 crollato su se stesso, ed \u00e8 stata utilizzata una formula di una felicit\u00e0 tecnica tutt\u2019altro che trascurabile: implosione. Ovvero, non \u00e8 stato abbattuto il Muro di Berlino ma \u00e8 caduto il regime socialcomunista su s\u00e9 stesso, nei vari modi che sono stati a grandi linee evocati. Ma ci\u00f2 ha bisogno di una integrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci troviamo di fronte ad un fatto di grandissime dimensioni, rispetto al quale la sommatoria delle concause non \u00e8 sufficiente a spiegare il tutto. Io sono credente non solo di genere ma anche di specie e la Madonna a Fatima ci ha detto che sarebbe successa una cosa straordinaria; non che sarebbero stati risolti tutti i problemi e che sarebbe arrivato San Michele con un suo piano Marshall a dar da mangiare a tutti ma che sarebbe arrivato qualcuno che ci avrebbe rimesso nelle condizioni potenziali di far fronte a una determinata situazione. Come se non avessimo sbagliato dal 1945 al 1989 o come se non avessimo sbagliato dal 1920 al 1945. Non \u00e8 mica da poco; \u00e8 come dire: ho perso la partita, ridiamo le carte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-28840\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/comunismo.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"188\" \/>Abbiamo descritto i fatti, come prescriveva l\u2019antico diritto romano: da mihi factum: dammi prima i fatti, dimmi cosa \u00e8 successo e poi ti dir\u00f2 chi ha ragione. Il professore si \u00e8 mirabilmente sforzato nel tempo a disposizione di descriverci cosa \u00e8 successo e come sono andate le cose, ma ci sono delle letture che ci vengono suggerite. Il brandello di Gramsci e il brandello dell\u2019assemblea speciale dei vescovi che vi ho letto cosa dicono? Attenzione, non limitatevi a considerare l\u2019ultimo passaggio ma tenete conto di tutto gli atri elementi. Se andate dal medico la prima cosa che vi spettate \u00e8 che vi chieda quali malattie avete avuto prima di oggi, ovvero un po\u2019 di anamnesi. Ebbene, in questo anni ci siamo posti questo problema? Ci siamo posti e ci poniamo questo problema? Non dall\u201989 ma dal dopo \u201989 dipende il nostro futuro. Il nostro presente \u00e8 il 10 novembre 1989 quando abbiamo potuto dire: anche questa volta ci \u00e8 andata bene! Ma da l\u00ec in avanti cosa succede?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno storico uomo politico, discusso come tutti i politici e discutibile anche come storico, Winston Churchill, diceva che tanto pi\u00f9 si va indietro, tanto pi\u00f9 si vede avanti. Non \u00e8 una boutade: c\u2019\u00e8 un punto dal quale un quadro si vede meglio e non \u00e8 andando con la testa appoggiata alla tela che si vede bene. Pensate a quello che ci \u00e8 stato proposto nelle nostre riforme scolastiche: studiamo di pi\u00f9 il \u2018900. Ma senza l\u2019800 non si capisce il \u2018900 e senza il \u2018700 non si capiscono \u2018800 e \u2018900, perch\u00e9 tutto quello che succede ha dei precedenti e se questi precedenti non appaiono immediatamente \u00e8 perch\u00e9 sono troppo remoti. Qualche volta chiamiamo novit\u00e0 qualche elemento del passato che abbiamo dimenticato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questo non vi sto dicendo con George Santayana che chi non tiene conto degli errori del passato \u00e8 destinato a ripeterli \u2013 una frase che peraltro ha un suo senso \u2013 perch\u00e9 nella storia niente \u00e8 uguale, per\u00f2 c\u2019\u00e8 una certa verit\u00e0 in questa affermazione. Cosa abbiamo fatto? Lo dico ai nostri uomini politici i quali stanno morendo e stanno facendoci morire di emergenze. Oggi ci sono uomini politici che vivono solo di ci\u00f2 che \u00e8 stato seminato in passato, perch\u00e9 loro non hanno mai seminato niente, per inettitudine e incapacit\u00e0<em>. <\/em>Quando i latori di questa seminagione saranno morti dove li trovano gli elettori? Perch\u00e9 gli elettori si costruiscono e non si inventano. Questi uomini praticano la pi\u00f9 elementare delle tecniche agricole: la criet. Sapete cos\u2019\u00e8? Vuol dire arrivare in un posto, guardarsi attorno, vedere una mela, una pera, coglierle e andarsene. Quando l\u2019anno dopo si torna non ci sono pi\u00f9; ti sei forse fermato a seminare, a innaffiare, potare? No, e allora cosa pretendevi di trovare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene, cosa \u00e8 stato fatto dal punto di vista dell\u2019informazione, della messa a disposizione del materiale di riflessione? Io sono disposto a celebrare il ventennale ma il ventennale che ci ha liberati, pu\u00f2 liberarci ancora? Pu\u00f2 liberare anche quelli nati dopo o no? Diversamente dove \u00e8 stato messo in questione l\u2019intero \u201citinerario culturale e sociopolitico dell\u2019umanesimo europeo\u201d? Non dal 1917 in avanti e neppure dal 1848. Si tratta di un percorso con una sua logica intrinseca e lo abbiamo noi ripercorso a ritroso? Siamo arrivati, se non a delle cause a qualcosa che vi assomiglia? Ci siamo sforzati di rimuovere quelle cause? Perch\u00e9 se non lo abbiamo fatto abbiamo solo una grande fortuna: avere una certa et\u00e0 e sperare tra un po\u2019 di morire. Ma noi collettivo, comunit\u00e0, possiamo davvero festeggiare senza fare questa operazione di ritorno alle cause almeno prossime? Per le cause remote vi invito ad un incontro sul peccato originale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 \u00e8 proprio cos\u00ec che si fa; lo storico \u00e8 un profeta del passato, un signore che si guarda indietro per conto della comunit\u00e0, e non per suo gusto personale, cercando di capire di causa in causa cosa \u00e8 successo. Se capiamo almeno un po\u2019 quello che \u00e8 successo vediamo di evitare che si ripeta ancora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avete avuto un cenno in questo senso?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-29627\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Concilio.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"134\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Concilio.jpg 307w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Concilio-300x160.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/>Non voglio farvi torto ma prima di questa sera avete sentito raccontare i fatti da qualcuno? A me \u00e8 capitato proprio quest\u2019anno di avere di fronte 125 giovanotti la cui et\u00e0 media era 28 anni, cio\u00e8 nati nel 1980, e volevo cominciare a parlare loro a cominciare dall\u201989 ma ho finito per parlare dell\u201989, perch\u00e9 avevano nove anni. E\u2019 un esperimento che ho gi\u00e0 fatto con il mio figlio maggiore, al quale raccontavo il Concilio ecumenico Vaticano II, quando mi sono reso contro che lui era nato nel 1966 e quindi o gli raccontavo la storia o cosa gli potevo raccontare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisognava lo mettessi al corrente dei fatti. Davanti a quei 125 giovani ho fatto quello che abbiamo fatto stasera e ho fatto anche la parte del professor Pertici, ovvero un poco di illustrazione dei fatti e il pi\u00f9 impegnato di questo gruppo mi ha detto: \u00abIo sono laureato in economia e commercio e nella mia vita non ho mai letto un libro di storia\u00bb. Evidentemente mi ha dato una martellata in fronte e allora mi \u00e8 venuta in mente una tesi con due fonti. La prima fonte \u00e8 Bela Kun, capo dei consigli operai ungheresi nel 1920, una cui parola d\u2019ordine era: aboliamo la storia. Nel 1919, con eco un po\u2019 minore, un futurista a Fiume us\u00f2 la stessa espressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dovete perdonarmi, ma Nostro Signore \u00e8 entrato nella storia, quindi prima di tutto cos\u2019\u00e8 la storia? La storia \u00e8 obbligatoria, \u00e8 il dato di fatto su cui si costruisce il resto. Il Pontefice ha scritto e ha detto: si costruisce la posizione della Chiesa, si costruisce la posizione della comunit\u00e0 umana, si costruisce pressoch\u00e9 tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia \u00e8 la spiegazione di tutto? No, questo si chiama storicismo, non si chiama storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se avete avuto qualche vantaggio, qualche flash da quanto vi \u00e8 stato detto questa sera, soprattutto dalla descrizione storica, non dimenticate la tesi di uno psichiatra mai convertito al cristianesimo &#8211; ma di fatto recitava il Salterio tutti i giorni \u2013 , Viktor <em>Frankl<\/em><em>, <\/em>che diceva: il regalo pi\u00f9 bello che un uomo pu\u00f2 fare ad un altro uomo \u00e8 aiutarlo a scoprire la sua vocazione e io posso dirvi, in minore, che il pi\u00f9 bel regalo che potete fare al prossimo \u00e8 aiutarlo a scoprire la sua storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Moderatore <strong>Andrea Bartelloni: <\/strong>Prendendo spunto da queste ultima parole ricordo che un po\u2019 di anni fa, forse un po\u2019 tanti ahim\u00e8, un gruppo di studenti che non aveva mai letto un libro di storia, se non quelli di scuola \u2013 ma la storia non \u00e8 quella che si legge a scuola \u2013 si imbatterono in un giovane professore che era Marco Tangheroni e da l\u00ec diventarono amanti della storia, anche se poi hanno preso strade diverse: chi \u00e8 diventato medico, chi avvocato e nessuno di loro ha intrapreso percorsi umanistici. Solo per Grazia di Dio ci imbattemmo in quella persona; la moglie del professor Tangheroni questa sera \u00e8 con noi e ogni volta che parliamo di storia mi sembra doveroso ricordare questo messaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Domanda:<\/strong> <em>Vorrei approfondire un attimo il discorso sui diritti individuali e i diritti della persona. Da un punto di vista cattolico come si possono mettere a paragone col comunismo, che i diritti individuali li negava.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cantoni<\/strong>: se non ho capito male quanto ha detto il professore \u00e8 proprio un esempio di eterogenesi dei fini, nel senso che nel trattato di Helsinki compaiono due frasi che a giudizio di soggetti formati in un certo modo erano \u201cirrilevanti\u201d. Il tallone d\u2019Achille per\u00f2 ce lo abbiamo tutti e anche il trattato di Helsinki aveva il suo. Non era una \u201ctrappola\u201d, o almeno possiamo immaginare che non lo fosse. L\u2019opinione pubblica vive bersagliata da un certo numero di tesi, le quali finiscono per essere prese sul serio e utilizzate per rendere <em>a la page<\/em> determinati comportamenti. Dal punto di vista sostanziale mi sembra di poter dire che non c\u2019\u00e8 nessuna concessione al cristianesimo e neppure nella Dichiarazione universale dei diritti umani c\u2019\u00e8 alcuna concessione al cristianesimo in quanto tale; vi \u00e8 semplicemente un riecheggiare\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pertici<\/strong>: Io facevo notare come i dissidenti degli anni Settanta facessero leva su quegli articoli del trattato di Helsinki per costringere i governanti, dato che lo avevano firmato, a metterli in pratica, dato che le loro societ\u00e0 erano lontanissime da quelle situazioni. E\u2019 interessante secondo me un\u2019altra questione \u2013 sulla quale per\u00f2 non sono preparato come vorrei \u2013 ed \u00e8 che fu Giovanni Paolo II a introdurre il tema dei diritti umani anche nel linguaggio della Chiesa cattolica. Questo fatto credo sia piuttosto importante. Detto molto brutalmente, tradizionalmente la chiesa dei decenni precedenti e tra le due guerre aveva messo l\u2019accento sulla libert\u00e0 del cristiano e della Chiesa e a parte alcuni testi conciliari su cui per\u00f2 non sono informato, di fatto chi introduce nel linguaggio delle encicliche il problema dei diritti dell\u2019uomo in quanto tale \u00e8 Giovanni Paolo II, che aveva una formazione filosofiche che derivava da un\u2019antropologia che lo rendeva sensibile a questo discorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cantoni<\/strong>: Ad integrazione di quanto ha detto il professore si tenga presente che il primo pontefice che prende sul serio la Dichiarazione dei diritti dell\u2019uomo del 1948 \u00e8 Giovanni XXIII, in cui si trovano i primi cenni di un dialogo con questa prospettiva, mentre precedentemente non vi era certo un disinteresse per i diritti dell\u2019uomo ma un disinteresse per la fonte e la messa in dubbio della sua bont\u00e0. Credo che il dubbio per la bont\u00e0 della fonte non sia mai venuta meno ma credo sia subentrato un pensiero alla \u201cdissidente\u201d, ovvero: visto che ci sono usiamoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alleanza Cattolica Centro cattolico di documentazione Chiesa del Carmine Pisa 23 ottobre 2009 Relatori prof. Roberto Pertici, docente di storia contemporanea all\u2019Universit\u00e0 di Bergamo Giovanni Cantoni, direttore della rivista Cristianit\u00e0 Hanno aderito: il Centro Culturale \u201cSan Ranieri\u201d, gli Amici del Timone di Viareggio, la Compagnia del Lago di Bientina e Laboratorio 99.<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/a-ventanni-dalla-la-caduta-del-muro-di-berlino\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":38527,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[32,24,84],"tags":[893],"class_list":["post-38526","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofia-del-comunismo","category-storia","category-urss","tag-muro-di-berlino","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>A vent\u2019anni dalla la caduta del Muro di Berlino - 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