{"id":3836,"date":"2010-05-27T00:00:00","date_gmt":"2010-05-26T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-03-10T09:00:12","modified_gmt":"2015-03-10T08:00:12","slug":"leone-xiii-lunita-ditalia-e-i-cattolici-militanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/leone-xiii-lunita-ditalia-e-i-cattolici-militanti\/","title":{"rendered":"Leone XIII, l&#8217;unita d&#8217;Italia e i cattolici militanti"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Leone-XIII.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-21074\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/05\/Leone-XIII.jpg\" alt=\"Leone XIII\" width=\"175\" height=\"200\" \/><\/a>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/strong> n.3836 17 aprile 2010<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Giovanni Sale<\/strong> s.i.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pontificata di Leone XIII \u00e8 stato molto studiato dagli storici cattolici, sia perch\u00e9 in quegli anni di fine secolo avvennero, in am\u00adbito culturale, sociale ed economico, cambiamenti rilevanti, a cui il Pontefice non era insensibile, sia in occasione del centenario dell&#8217;enciclica <em>Rerum Novarum<\/em> (1891), che ha dato agli studiosi la possibilit\u00e0 di studiare sulle fonti il pensiero e l&#8217;opera di Papa Pecci sotto diversi punti di vista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel secondo centenario della sua nascita (2 marzo 1810), ci pare interessante ritornare brevemente su alcuni aspetti non troppo approfonditi di quel lungo pontificato, in particolare sul pensiero di Leone XIII circa la questione dell&#8217;unit\u00e0 d&#8217;Italia, oggi molto dibattuta, e circa il concetto di democrazia cristiana, in riferimento all&#8217;organizzazione dei cattolici militanti.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Leone XIII e il problema unitario<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l&#8217;elezione al soglio pontificio di Leone XIII, dopo il lungo pontificato di Pio IX, molti, anche tra i cattolici moderati, si attendevano un cambiamento dell&#8217;indirizzo politico della Santa Sede nei confronti del nuovo Stato unitario, che, dopo i fatti di Porta Pia, aveva scelto come capitale del Regno la citt\u00e0 di Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I \u00abpapalini\u00bb, infatti, consideravano una vera e propria offesa alla persona del Pontefice e a tutto il mondo cattolico l&#8217;aver trasferito la capitale del nuovo Stato unitario \u2014 nato dalla rivoluzione liberale, figlia legittima, si diceva, di quella francese \u2014 nel luogo in cui il Vicario di Cristo fin dall&#8217;origine della Chiesa aveva esercitato la sua autorit\u00e0 spirituale su tutti i popoli cristiani (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su tale delicata materia il nuovo Papa si diceva pronto ad abbandonare, almeno per il momento, i progetti \u00abrivendicazionisti\u00bb (tesi a recuperare almeno una parte dello Stato della Chiesa), che trovavano convinti sostenitori tra gli intransigenti, e, come scrisse Edoardo Soderini, per giungere \u00aba un accordo con i poteri civili, ma su basi che rispettassero quei limiti che egli riteneva imprescindibili nell&#8217;interesse della religione e che non erano n\u00e9 quelli della stampa cattolica intransigente, n\u00e9 quelli preconizzati dal p.Tosti o da monsignor Bonomelli\u00bb (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il programma politico che Leone XIII intendeva portare avanti pu\u00f2 essere sintetizzato in pochi punti: fermezza sui principi; attenzione alle nuove emergenze sociali, sulle quali soprattutto il laicato cattolico era chiamato a lavorare; nessuna insistenza su atteggiamenti di ostentata ostilit\u00e0 nei confronti del nuovo Stato italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 per\u00f2 non significava che il nuovo Papa volesse semplicemente abbandonare le posizioni tradizionali della Santa Sede in materia di potere temporale, tanto meno abrogare il <em>Non expedit<\/em>, come gli era chiesto da pi\u00f9 parti; invece egli pensava di dare ad esso un contenuto nuovo, moderno, non meramente rivendicazionista, e di farne una \u00abforza costruttiva, vicina al popolo e sensibile alle sue vitali esigenze\u00bb (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo uno storico francese (4), la perdita del potere temporale avrebbe indotto Leone XIII a adoperarsi con tutte le forze per \u00absostituire\u00bb a un temporalismo \u00ab<em>d\u00e9mod\u00e9<\/em> di una sovranit\u00e0 politica\u00bb un \u00abtemporalismo sociale\u00bb pi\u00f9 in linea con lo spirito dei tempi: il Papa insomma, invece di un \u00abterritorio pontificio\u00bb, avrebbe cominciato a rivendicare alla sua autorit\u00e0 la guida dell&#8217;intero \u00abmovimento cattolico\u00bb, che si era organizzato appunto per difendere i diritti inalienabili del Papato contro lo Stato \u00abusurpatore\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo punto di vista, anche se sintetizza bene il nocciolo del problema, a nostro avviso non coglie in pieno la complessit\u00e0 della realt\u00e0 storica che gli stava dietro. Infatti, se \u00e8 vero che il nuovo pontefice Leone XIII, come ha scritto Sederini, desiderava un accordo con i poteri civili allo scopo di instaurare con essi rapporti pi\u00f9 distesi e cordiali, \u00e8 anche vero che tale accordo sarebbe dovuto avvenire sulla base di un assoluto rispetto dei diritti inalienabili della Santa Sede. Questo, cio\u00e8, non significava affatto che il nuovo Papa non intendesse pi\u00f9 rivendicare il potere temporale, ma soltanto che egli, per motivi di opportunit\u00e0 politica, voleva semplicemente rinviare a un tempo imprecisato la soluzione \u00abpratica\u00bb di questo problema (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quel momento infatti la societ\u00e0 civile era scossa da problemi urgenti, anzi gravi, sui quali la Chiesa si sentiva chiamata a intervenire: in primo luogo la \u00abquestione sociale\u00bb, diventata con il passare degli anni grave e improrogabile, e con essa anche la \u00abquestione operaia\u00bb, minacciosamente agitata in quegli anni dai socialisti, soprattutto nelle zone industriali. La Chiesa infatti non poteva disinteressarsi di questi problemi che coinvolgevano direttamente buona parte delle masse popolari tradizionalmente fedeli a lei e alla causa papale, rischiando cos\u00ec di perderle definitivamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo motivo sotto Leone XIII si assistette a una parziale sostituzione, nella strategia politico-sociale da lui adottata, del primato della \u00abquestione romana\u00bb con quello della \u00abquestione sociale\u00bb. In tal modo l&#8217;attacco anti-liberale (che coinvolgeva innanzitutto l\u2019<em>establishment <\/em>borghese al potere), condotto dal Papa con le sue encicliche sociali e, in particolare, con la <em>Rerum novarum, <\/em>usciva una volta per tutte dall&#8217;alveo ideologico-dottrinale nel quale era cresciuto, e dentro al quale si era sviluppato ai tempi del pontificato di Pio IX, e si caricava progressivamente di contenuti sociali di pi\u00f9 ampia portata (6)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo modo lo Stato liberale, insieme con la sua classe dirigente, diventava oggetto di contestazione non pi\u00f9 soltanto per i suoi tratti scopertamente anticlericali e antireligiosi, bens\u00ec in quanto espressione di interessi economici antitetici a quelli delle masse popolari. Cos\u00ec, anche dietro lo stimolo delle nuove encicliche sociali di Leone XIII, il movimento integralista cattolico guadagnava quei tratti popolari e sociali che sotto il profilo storico rappresenta la grande novit\u00e0 del movimento cattolico nel suo insieme. Si tratt\u00f2 insomma, scrive Francesco Traniello, \u00abdi riqualificare l&#8217;ideologia guelfa e integralistica dell&#8217;intransigentismo temporalista in senso popolare e, a suo modo, democratico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale riqualificazione si fondava sulla considerazione dell&#8217;ineluttabile convergenza delle istanze e degli interessi popolari, e talora pi\u00f9 specificatamente proletari, con le istanze e gli interessi della Chiesa e del cattolicesimo\u00bb (7). In tal modo la rivendicazione dei legittimi e inalienabili diritti della Santa Sede diventava solamente una parte (peraltro non pi\u00f9 prioritaria e, soprattutto, non pi\u00f9 condizionante) di un pi\u00f9 vasto e articolato programma di azione politica, che aveva, certo, come fine ultimo la soluzione definitiva della \u00abquestione romana\u00bb, sottratta per\u00f2 a ogni pregiudiziale di carattere meramente temporalistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nuovo Pontefice, inoltre, in tema di impegno dei cattolici nelle realt\u00e0 \u00abtemporali\u00bb, aveva idee nuove, completamente diverse da quelle del suo Predecessore: egli innanzitutto non voleva un laicato cattolico trincerato su vecchie posizioni intransigenti-rivendicazioniste e ostinato in una sterile opposizione di principio contro tutto e tutti, ma un laicato maturo, disponibile a lottare per la libert\u00e0 della Chiesa e per il Papa; pronto cio\u00e8 ad assecondare il suo grandioso programma di reinserimento della Chiesa nel mondo contemporaneo e di adeguamento del cattolicesimo militante ai nuovi metodi di aggregazione e di intervento propri delle moderne societ\u00e0 civili (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altre parole, ci\u00f2 che sostanzialmente il Papa voleva sopra ogni altra cosa era la costituzione di un laicato cattolico disciplinato, attento e sensibile alle direttive pontificie, e dunque pronto in ogni momento, sia nell&#8217;azione sociale sia in quella politica, ad assecondare i suoi grandi disegni di riconquista cristiana del mondo moderno (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle elezioni politiche che si svolsero nell&#8217;estate del 1900 il <em>Non expedit<\/em> (inteso come <em>Non licet<\/em>), fu, a parte qualche sporadico caso, pienamente osservato dagli elettori cattolici. <em>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/em>, che dai tempi di Pio IX era \u00abl&#8217;organo teorico per eccellenza dell&#8217;intransigentismo cattolico\u00bb (10), nella sua \u00abCronaca Contemporanea\u00bb annotava in proposito: \u00abGrazie al ciclo nelle ultime elezioni generali la maggioranza dei cattolici in Italia fu ossequente ai voleri del Sommo Pontefice, astenendosi dalle urne politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nobilissimi esempi di fermezza e di coraggio leggevamo nei giornali, di ragguardevoli persone che sdegnosamente a voce o per iscritto rifiutarono l&#8217;offerta candidatura in ossequio al veto pontificio\u00bb (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stessa rivista in una sua \u00abRassegna della stampa\u00bb ritornava ancora sul tema del <em>Non expedit<\/em> e, facendo proprio il pensiero esposto su questo problema dal giornale italo-francese <em>L&#8217;Italie<\/em>, sosteneva apertamente che la riconciliazione tra il Quirinale e il Vaticano, da pi\u00f9 parti attesa e auspicata, sembrava in questo momento non solo impossibile ma per i cattolici neppure desiderabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sarebbe possibile, scriveva l&#8217;articolista, perch\u00e9 tale riconciliazione richiederebbe da parte della Santa Sede l&#8217;abbandono di ogni sua pretesa sulla Citt\u00e0 Eterna, cio\u00e8 la rinuncia pura e semplice a qualsiasi rivendicazione territoriale, accettando cos\u00ec definitivamente l&#8217;iniqua politica dei fatti compiuti; e noi a questo \u00abrispondiamo di no: quindi la riconciliazione non \u00e8 possibile\u00bb (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale riconciliazione poi non sarebbe neppure desiderabile, continuava, perch\u00e9 essa provocherebbe confusione e sospetti da parte degli altri Governi e porrebbe tanto la Santa Sede quanto lo Stato italiano in una posizione falsissima rispetto ai cattolici degli altri Paesi. Teniamo dunque fermo il principio, concludeva la rivista dei gesuiti: \u00abLa conciliazione tra Quirinale e Vaticano non \u00e8 n\u00e9 possibile n\u00e9 desiderabile [&#8230;.] e il Papa ha ogni ragione di condursi come fa col Governo italiano, alla maniera di chi \u00e8 in stato di ostilit\u00e0\u00bb (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Leone XIII e la democrazia cristiana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto, dopo le elezioni politiche del 1900, si faceva sempre pi\u00f9 strada nella mente di alcuni esponenti del mondo cattolico impegnati nel sociale una nuova e pi\u00f9 aperta interpretazione del <em>Non expedit<\/em> e, allo stesso tempo, la possibilit\u00e0 di una sua utilizzione strategica in campo politico. Cosa che trovava consenziente anche l&#8217;anziano Pontefice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla rigida formula margottiana \u00abn\u00e9 eletti n\u00e9 elettori\u00bb essi intendevano sostituire una nuova formula programmatica proposta dall&#8217;<em>Osservatore Cattolico <\/em>di Milano: cio\u00e8 quella di \u00abpreparazione nell&#8217;astensione\u00bb alla lotta politica, quando \u00abil supremo gerarca della Chiesa\u00bb lo avesse ritenuto necessario e opportuno. Anche se tra i capi del movimento cattolico italiano non c&#8217;era unanimit\u00e0 di giudizio sia nell&#8217;accoglienza sia nell&#8217;interpretazione di questa nuova formula (14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Don Remolo Murri, che era il capo carismatico dei democratici cristiani, cio\u00e8 della componente giovanile del movimento cattolico italiano, riteneva che il <em>Non expedit<\/em> non dovesse essere considerato semplicemente come una norma autoritaria dettata dalla suprema autorit\u00e0 ecclesiastica ai cattolici italiani al fine di limitarne l&#8217;azione politica, bens\u00ec come \u00abuna legge interna al movimento di azione cattolica\u00bb, cio\u00e8 come una decisione presa dalla Santa Sede \u00abper una specie di rappresentanza e tutela provvisoria che essa si era assunta, fino a quando i cattolici italiani non fossero in grado di provvedere da se stessi alla vita pubblica\u00bb (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 significava che tale provvedimento sarebbe dovuto rimane in vigore fino a quando i cattolici non avessero maturato una piena coscienza politica; ma che, una volta emancipati dalla tutela ecclesiastica, essi avrebbero dovuto agire autonomamente nell&#8217;ambito politico (16). In questi termini Murri fin da quei giorni lavorava per la creazione di un partito democratico cristiano indipendente dalle direttive della Curia vaticana circa l&#8217;azione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa posizione, non gradita alla gerarchia ecclesiastica e neppure a quei numerosi cattolici che a livello amministrativo locale si erano ormai adattati a comode alleanze clerico-moderate, ebbe seguito soprattutto tra i sostenitori del movimento democratico cristiano, specialmente tra i giovani, e condusse alla creazione nel 1905 della Lega Democratica Nazionale. Questa nuova formazione politica per\u00f2 fu fortemente avversata sia dalla Curia romana sia dai vescovi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo la prospettiva murriana, insomma, il <em>Non expetit,<\/em> come del resto tutta la cosiddetta \u00abquestione romana\u00bb, doveva essere utilizzato in modo strumentale per garantire la sopravvivenza e l&#8217;unit\u00e0 del movimento intransigente, e allo stesso tempo per spingerlo verso un&#8217;opposizione democratica e riformista nei confronti dello Stato liberale, cercando cos\u00ec di concretizzare in termini di lotta politica l&#8217;insegnamento sociale delle grandi encicliche leonine (17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo indirizzo per\u00f2 non era gradito all&#8217;autorit\u00e0 ecclesiastica, la quale dopo la crisi del 1898 cercava in tutti i modi una via di dialogo e di distensione con le autorit\u00e0 civili (18). Queste a loro volta avevano bisogno dell&#8217;appoggio di tutte le forze conservatrici, particolarmente dei cattolici, per combattere il temutissimo \u00abpericolo rosso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Filippo Meda, invece, capo del movimento di azione cattolica milanese, diede all&#8217;astensione dei cattolici dalle urne politiche il valore di un semplice divieto pontificio, cio\u00e8 di un divieto eccezionale, poich\u00e9 \u00abla norma comune sarebbe che i cattolici si recassero alle urne e votassero\u00bb (19). Per lui, cio\u00e8, come anche per tutto il gruppo milanese, il <em>Non expedit<\/em> non aveva carattere n\u00e9 dogmatico n\u00e9 assoluto, e la sua sopravvivenza era esclusivamente legata alla volont\u00e0 \u00abprivata\u00bb del Pontefice, il quale poteva in ogni momento farlo cadere (20). Per questo motivo i cattolici, secondo Meda, avrebbero dovuto gi\u00e0 da subito organizzarsi e prepararsi per la futura azione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 appare sorprendente se pensiamo che queste idee venivano in quegli anni espresse e divulgate dall&#8217;erede di uno dei capi pi\u00f9 autorevoli del movimento intransigente italiano, cio\u00e8 don Davide Albertario, fondatore e direttore del giornale integralista milanese <em>L&#8217;Osservatore cattolico<\/em>. Filippo Meda, infatti, si faceva propugnatore di un interventismo politico che non si muoveva pi\u00f9 nella linea del semplice appoggio ai liberali n\u00e9 in quella del rifiuto a priori delle istituzioni liberali, ma preludeva alla richiesta di una libert\u00e0 di azione politica pi\u00f9 larga da conquistarsi \u00abcombattendo contro il Governo insieme ad altre forze politiche per lo svolgimento democratico delle istituzioni parlamentari\u00bb (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A differenza del prete marchigiano, insomma, per Meda l&#8217;astensionismo non era semplicemente un modo per custodire il voto cattolico, in attesa del momento opportuno per sconfiggere le forze conservatrici borghesi, bens\u00ec un vero e proprio divieto, strategicamente utilizzato dalla Santa Sede per una giusta composizione della questione romana, che il Papa poteva in ogni momento far cessare (22). Alla fine fu la posizione del teorico milanese che vinse e fin\u00ec per imporsi come realt\u00e0 politica al movimento cattolico (23). E sar\u00e0 la posizione che in seguito, su suggerimento di Pio X, assumer\u00e0 anche <em>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto il 18 gennaio 1901 appariva l&#8217;enciclica di Leone XIII <em>Graves de communi<\/em> sull&#8217;Azione cattolica. Lo scopo era chiaro: precisare il senso in cui la Santa Sede voleva che fosse intesa la democrazia cristiana, darne una definizione precisa e indicarne i limiti di azione. L&#8217;enciclica accettava, senza per\u00f2 imporlo, il nome di \u00abdemocrazia cristiana\u00bb da dare all&#8217;azione sociale dei cattolici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con tale termine, affermava l&#8217;enciclica, non si vuole per\u00f2 approvare alcun \u00abfine politico per portare al potere il popolo, promovendo questa forma di governo in luogo di altre, che per tal modo, mirando al bene della plebe, e mettendo in disparte gli interessi delle altre classi, sembri rimpicciolirsi l&#8217;azione della religione cristiana, e che finalmente sotto la speciosit\u00e0 del nome si voglia in certo modo nascondere il proposito di sottrarsi alle legittime autorit\u00e0 nell&#8217;ordine civile ed ecclesiastico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto, tale denominazione, in alcuni settori del mondo ecclesiastico (anche gesuitico), veniva rigettata o guardata con sospetto in quanto considerata pericolosa e contraddittoria. Il gesuita Giuseppe Chiaudano, della Provincia Torinese, il quale aveva scritto un opuscolo contro il concetto moderno di democrazia, riteneva la denominazione di democrazia cristiana inutile ed equivoca, in quanto \u00abminacciava la disgregazione del fascio dalle forze cattoliche\u00bb (24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;enciclica sottolineava, inoltre, che il movimento di democrazia cristiana doveva svolgere esclusivamente la sua azione in ambito religioso e sociale (non politico), sotto la direzione dei vescovi, cio\u00e8 essere una <em>actio benefica christiana in populum<\/em>. In pi\u00f9, la direzione di tutto il movimento cattolico organizzato veniva affidata interamente al Comitato nazionale dell&#8217;Opera dei Congressi, fedele esecutore delle direttive papali, a quel tempo presieduto dal conte Giovanni Battista Paganizzi (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi era un uomo di spirito conservatore e \u00abintransigente\u00bb, e in diverse occasioni si dimostr\u00f2 perfino pi\u00f9 papalino del Papa stesso e osteggi\u00f2 sempre all&#8217;interno del movimento cattolico le correnti pi\u00f9 aperte e innovatrici, in particolare il movimento murriano (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La Civilt\u00e0 Cattolica,<\/em> dopo l&#8217;enciclica sulla democrazia cristiana, pubblic\u00f2 una serie di articoli sulla cosiddetta <em>Questione sociale e la democrazia cristiana<\/em>. Seguendo le direttive della <em>Graves de communi<\/em> scriveva che il principio di democrazia cristiana non aveva un preciso significato politico e che quindi non comportava in alcun modo la sovranit\u00e0 del popolo; essa voleva soltanto promuovere l&#8217;ordine sociale cristiano, ossia \u00abun organismo sociale tendente al vantaggio comune di tutti, in specie delle classi popolari secondo i principi banditi dal Vangelo\u00bb (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 la democrazia cristiana non era legata a una forma particolare di Governo, essa non aveva preferenze politiche: \u00abLa sua azione \u2014 continuava l&#8217;articolista \u2014 \u00e8 possibile sotto tutti i governi ed \u00e8 indipendente da qualunque forma di potere civile, come la legge onde deriva e la Chiesa nel cui seno si svolge\u00bb (28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La democrazia cristiana, a differenza di quella liberale o socialista, concludeva, \u00e8 destinata a adattarsi a tutti i tempi e a tutte le vicissitudini politiche, perch\u00e9 essa non \u00e8 fondata sull&#8217;egoismo borghese o sulla lotta di classe, ma \u00absull&#8217;amore e sulla concordia di classe\u00bb. Il quarto e ultimo articolo sull&#8217;argomento aveva come sottotitolo La falsa democrazia cristiana (29), e trattava di quelle esperienze europee dove il movimento sociale dei cattolici si era organizzato non perfettamente in sintonia con le direttive di Roma, specialmente in Belgio e in Olanda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I democratici cristiani di questi Paesi andavano dichiarando infatti, scriveva l&#8217;articolista della <em>Civilt\u00e0 Cattolica<\/em>, che la Chiesa era infallibile soltanto in materia religiosa e che nulla aveva a che vedere nelle altre questioni, giungendo perfino ad affermare che era stato un bene per la Chiesa cattolica l&#8217;abolizione del potere temporale del Papa, perch\u00e9 essa non poteva esigere obbedienza in ci\u00f2 che concerne questioni a lei completamente estranee. Insomma l&#8217;opposto di quanto era stato di recente affermato nella <em>Graves de communi<\/em> circa la soggezione del movimento di democrazia cristiana alle direttive pontificie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Papa voleva che tutto il movimento cattolico europeo camminasse secondo le direttive da lui fissate, e che si presentasse ovunque come un fronte omogeneo e compatto, capace di sconfiggere, anche sul piano politico, i nemici della fede cattolica. La situazione italiana su questo punto presentava per\u00f2 caratteristiche particolari, a motivo dell&#8217;astensione dei cattolici dalla vita politica come mezzo per difendere, contro i cosiddetti \u00abfatti compiuti\u00bb, i diritti inalienabili del Romano Pontefice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un articolo della <em>Civilt\u00e0 Cattolica<\/em> ancora del marzo 1901 insisteva nel difendere la posizione assunta dai cattolici italiani nelle precedenti elezioni politiche, ribadendo che l&#8217;astensione dei cattolici dalle urne era stata motivata non tanto da ragioni politiche quanto da motivazioni religiose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivista insisteva nel dire che i cattolici scegliendo tale atteggiamento eseguivano semplicemente le direttive del Papa in questa materia, e che con ci\u00f2 non intendevano avversare le istituzioni in quanto tali, ma esclusivamente lo spirito con cui i liberali le animavano volgendole contro le libert\u00e0 della Chiesa. \u00abPer i cattolici il contrasto con i liberali \u2014 si leggeva \u2014 non \u00e8 nella forma di Governo, \u00e8 nei principi\u00bb (30). La rivista in questo modo si difendeva dall&#8217;accusa spesso mossale dalla stampa liberale \u2014 che era poi l&#8217;accusa che veniva fatta in generale ai cattolici italiani e a tutta la stampa integralista \u2014 di mancare di \u00abcoscienza civile\u00bb e di complottare contro le istituzioni dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La democrazia politica, insomma, era concepita dal magistero leoniano come una delle forme possibili di Governo; una forma lecita e in alcune specifiche situazioni perfino opportuna, ma in ogni caso non privilegiata sul piano dei valori e non necessariamente legata agli obiettivi di giustizia sociale che la Chiesa indicava come essenziali. Secondo Pietro Scoppola, la legittimit\u00e0 di un Governo era commisurata \u00absulla sua capacit\u00e0 di attuare il bene comune, concepito in termini astorici, deducibile da una natura anch&#8217;essa largamente astorica, definibile secondo criteri di razionalit\u00e0 astratta\u00bb (31), tipica della dottrina sociale tomista cos\u00ec cara al Pontefice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa razionalit\u00e0 oggettiva inoltre, continuava lo studioso, non era affidata \u00aballa ricerca individuale, alla dialettica, alla conflittualit\u00e0, in qualche modo alla storia, ma interpretata e garantita dalla Chiesa\u00bb (32). In questa direzione si muover\u00e0 anche il futuro magistero papale in materia di democrazia. L&#8217;enciclica sodale Quadragesima anno (scritta da Pio XI nel maggio 1931 per commemorare i 40 anni della <em>Rerum novarum<\/em>], ad esempio, definir\u00e0 alcuni princ\u00ecpi sui rapporti tra le classi e i loro reciproci diritti e doveri, ignorando del tutto il problema della traduzione in termini politici di tali esigenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogner\u00e0 aspettare il radiomessaggio natalizio di Pio XII del 1942 su l&#8217;\u00abOrdine interno delle nazioni\u00bb, perch\u00e9 il magistero pontificio riconoscesse elementi valoriali al principio della democrazia rappresentativa; esso lo fece non direttamente (il che avrebbe creato discontinuit\u00e0 nell&#8217;insegnamento magisteriale della Chiesa), ma implicitamente, cio\u00e8 ponendo come cardine e criterio di tutto l&#8217;ordinamento giuridico nazionale e internazionale il principio della dignit\u00e0 della persona umana, che in quel periodo era negata nei regimi totalitari e riconosciuta in quelli democratici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su tale base il pensiero politico dei cattolici fece passi significativi, superando la tradizionale diffidenza (se non proprio ostilit\u00e0) nei confronti degli ordinamenti politici rappresentativi e accogliendo la democrazia politica come il sistema pi\u00f9 idoneo a garantire i diritti della persona e delle comunit\u00e0 intermedie, nonch\u00e9 a promuovere rapporti di solidariet\u00e0 e di amicizia tra gli Stati. Ci\u00f2 di fatto, dopo la caduta del fascismo, fu realizzato da Alcide De Gasperi nella sua proposta politica volta a creare in Italia un grande partito interclassista di cattolici, fondato sul principio della libert\u00e0 politica e sulla piena accettazione del sistema di democrazia rappresentativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il recente Magistero degli ultimi Papi ha certamente aiutato i cattolici di tutti i Paesi ad appoggiare senza ambiguit\u00e0 il principio di democrazia politica e ad accettarne il suo articolato sistema valoriale, sottolineando per\u00f2 che alla fine \u00e8 il riconoscimento e la tutela del \u00abvalori forti\u00bb (cio\u00e8 quelli della persona umana e quelli riguardanti la giustizia sociale) che fonda e sostanzia un autentico ordinamento politico. Di fatto esistono Paesi che formalmente si dicono democratici, ma nei fatti non tutelano n\u00e9 i diritti fondamentali delle persone, n\u00e9 attuano politiche di equa distribuzione della ricchezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La recente enciclica sociale di Benedetto XVI, <em>Caritas in ventate<\/em>, che si muove nel solco tracciato negli anni del post-concilio dalla <em>Popolorum progressio<\/em> di Paolo VI, \u00e8 prova del lungo cammino compiuto dal Magistero papale in materia sociale e politica; essa mette in evidenza la grande attenzione che ormai mostra la Chiesa nei confronti del problema dell&#8217;integrazione tra i diritti umani dei diritti personali, politici, economici e sociali in un contesto solidaristico e internazionale indirizzato alla realizzazione di un \u00abnuovo ordine economico-produttivo\u00bb socialmente responsabile e a misura d&#8217;uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che conta per la Chiesa, in una societ\u00e0 complessa e globale, qual \u00e8 quella attuale, non \u00e8 la forma esterna che un ordinamento pu\u00f2 assumere, ma il sistema di valori che esso promuove e tutela, e che sostanzialmente sono quelli di una democrazia compiuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al paragrafo 41 l&#8217;enciclica recita: \u00abNon \u00e8 necessario che lo Stato abbia dappertutto le medesime caratteristiche: il sostegno ai sistemi costituzionali deboli affinch\u00e8 si rafforzino pu\u00f2 benissimo accompagnarsi con lo sviluppo di altri soggetti [&#8230;]. L&#8217;articolazione dell&#8217;autorit\u00e0 politica a livello locale, nazionale, internazionale [&#8230;] \u00e8 anche a modo per evitare che essa mini di fatto i fondamenti della democrazia\u00bb (33).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> Sul <em>Secolo<\/em> di Milano nell&#8217;ottobre del 1900 il deputato socialista Gustavo Chiesi scriveva un articolo intitolato <em>Le due Rome<\/em> con il quale criticava l&#8217;inefficienza della capitale italiana rispetto alla perfetta organizzazione della Corte pontificia: \u00abL&#8217;antitesi tra le due capitali che stanno al di l\u00e0 e al di qua del Tevere non potrebbe apparire pi\u00f9 evidente come in questi giorni nei quali la capitale italiana \u00e8 assente. Nel palazzo e nella basilica onde si compendia questa capitale spirituale, v&#8217;\u00e8 una corte che non l&#8217;abbandona mai; v&#8217;\u00e8 una mente, individuale o collettiva, il cui pensiero vibra riflesso in milioni e milioni di menti [&#8230;]; v&#8217;\u00e8 una organizzazione che non ha eguali per competenza ed esperienza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> E. Soderini, <em>II pontificato di Leone XIII,<\/em> Milano, Mondadori, 1923, 80.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3)<\/strong> Gabr. De Rosa, <em>Storia del movimento cattolico in Italia<\/em>, vol. I, Bari, Laterza, 1966,260.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4)<\/strong> Cfr E. Poulat, <em>Catholicisme d\u00e9mocratique et socialisme,<\/em> Paris, Casterman, 1977, 7<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5)<\/strong> Per una bibliografia completa su questo tema vedi: D. Veneruso, \u00abStato e Chiesa\u00bb, in <em>Bibliografia dell&#8217;et\u00e0 del Risorgimento, <\/em>vol. 2, Firenze, Olschki, 1971; C. A. Jemolo, <em>Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni, <\/em>Torino, Einaudi, 1972; P. Scoppola, <em>Chiesa e Stato nella storia d&#8217;Italia, <\/em>Bari, Laterza, 1967; F. Traniello, <em>Questione <\/em><em>Romana, <\/em>in N. Tranfaglia (ed.), 77 <em>mondo contemporaneo, <\/em>vol. 3\u00b0 della <em>Storia d&#8217;Italia, <\/em>Firenze, La Nuova Italia, 1978.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6)<\/strong> Cfr F. Fonzi, <em>I cattolici e la societ\u00e0 italiana dopo l&#8217;unit\u00e0, <\/em>Roma, Studium, 1977, 79 s.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7)<\/strong> F. Traniello, \u00abMovimento cattolico e questione romana\u00bb, in <em>Dizionario storico del movimento cattolico in Italia: 1890-1980<\/em>, vol. 1\/2, Casale Monferrato (Al), Marietti, 1982, 48.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8)<\/strong> Cfr Gabr. De Rosa, <em>Storia del movimento cattolico in Italia<\/em>, cit., 260.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9)<\/strong> Cfr ivi, 262<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10)<\/strong> Ivi, 253. Per avere un&#8217;idea dei rapporti che esistevano a quei tempi tra Pio IX e i gesuiti della <em>Civilt\u00e0 Cattolica<\/em> basta leggere il diario delle consulte, dove annotazioni di questo tipo non sono affatto infrequenti (ricordiamo che ogni fascicolo della rivista prima di essere stampato veniva portato dal direttore, o da un altro padre, al Papa per la revisione finale): \u00abII p. Piccirillo presenta al Santo Padre il fascicolo 303 e dopo <em>Le origini della sovranit\u00e0<\/em> ecc. del p. Brunengo, uscite ultimamente in luce, che S. S. accolse con benigna soddisfazione. Nella medesima udienza il Santo Padre commise alla <em>Civilt\u00e0 Cattolica<\/em> due lavori da farsi quanto prima, cio\u00e8 1\u00b0 un articolo in cui si svolgessero i princ\u00ecpi immutabili e le ragioni della politica della Santa Sede nella presente crisi della Questione Romana, affinch\u00e8 sia con ci\u00f2 risposto anticipatamente alle nuove proposte conciliatoriste che, dopo la recente mutazione del ministero francese e dell&#8217;ambasciatore, dicesi voler fare l&#8217;imperatore, e le quali altro non sono che un nuovo tranello, il quale articolo poi dovrebbe servire ai nunzi come di regola. 2\u00b0.Un catechismo popolare in cui si spieghino le varie questioni intorno al dominio temporale del Papa e si sciolgano le correnti obbiezioni. Questi due lavori, dopo stampati nella <em>Civilt\u00e0 Cattolica,<\/em> dovrebbero stamparsi a parte. In una conferenza straordinaria si determin\u00f2 chi doveva fare i due lavori predetti. Fu assegnato il primo al p. Liberatore, il secondo al p. Curci o al p. Oreglia, ma questi scusandosene, rimise subito al p. Curci\u00bb (Archivio della Civilt\u00e0 Cattolica, <em>Giornale della Civilt\u00e0 Cattolica<\/em>, 28 ottobre 1862). Dopo la caduta del potere temporale dei Papi, nel 1870, spett\u00f2 ancora alla rivista dei gesuiti difendere con forza i diritti violati della Santa Sede e del Romano Pontefice; essa cos\u00ec divenne (pi\u00f9 che altri giornali altrettanto impegnati in questo compito) il simbolo stesso della lotta dei cattolici intransigenti contro uno Stato che faceva aperta professione di liberalismo politico e ideologico e di laicit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11)<\/strong> \u00abCronaca Contemporanea\u00bb, in <em>Civ. Catt<\/em>. 1900 I 215. Essa cos\u00ec continua: \u00abAnzi in alcuni luoghi non si trov\u00f2 neppure uno tra i cattolici che ardisse frangere l&#8217;alto divieto; e a Carpineto, patria di Leone XIII, non si pot\u00e8 neppure formare il seggio, perch\u00e9 tutti quei bravi cittadini, nessuno eccettuato, furono un cuor solo nel sostenere intrepidi l&#8217;astensione\u00bb. Pi\u00f9 in l\u00e0 si legge: \u00abTuttavia, e con dolore lo dobbiamo registrare, tanto nel mezzod\u00ec d&#8217;Italia, quanto in qualche parte dell&#8217;Italia superiore, si videro dei cattolici non solo laici ma perfino ecclesiastici accorrere alle urne politiche con grandissimo scandalo\u00bb (ivi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>12) <\/strong><em>Civ. Catt<\/em>. 1901IV 883.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>13)<\/strong> Ivi, 885.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>14)<\/strong> Cfr A. Fantetti, \u00abLa questione temporale: Murri, Toniolo e Meda\u00bb in <em>Il movimento politico dei cattolici<\/em>, Roma, Civitas, 1969.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>15)<\/strong> La citazione \u00e8 presa da Gabr. De Rosa, <em>Storia del movimento cattolico in Italia<\/em>, cit, 298; P. Scoppola, <em>Dal neoguelfismo alla Democrazia Cristiana,<\/em> Roma, Studiumi, 1979, 89. Anche don Luigi Sturzo condivideva in materia di <em>Non expedit<\/em> le idee di Murri. In proposito si veda L. Bedeschi, <em>Murri Sturzo De Gasperi. Ricostruzione storica ed epistolario<\/em>, Cinisello Balsamo (Mi), San Paolo, 1994.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>16)<\/strong> Queste idee erano condivise anche dal giovane Alcide De Gasperi. Cfr L. Bedeschi, <em>II giovane De Gasperi e l&#8217;incontro con Romolo Murri<\/em>, Cinisello Balsamo (Mi), San Paolo, 1974, 110.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>17)<\/strong> Cfr E Traniello, <em>Movimento cattolico e questione romana<\/em>, cit., 49.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>18)<\/strong> In questa data in molte parti di Italia ci furono sollevamenti popolari; le autorit\u00e0 civili (e pare anche alcuni cattolici transigenti) pensavano che questi fossero alimentati non solo dai socialisti, ma anche dalle associazioni cattoliche integraliste, nemiche dello Stato liberale. Cos\u00ec essi furono duramente repressi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>19)<\/strong> Gabr. de Rosa, <em>Storia del movimento cattolico in Italia<\/em>, cit., 299.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>20)<\/strong> Cfr ivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>21)<\/strong> La citazione \u00e8 tratta da O. Confessore Pellegrino, \u00abTransigenti e intransigenti\u00bb, in <em>Dizionario Storico del movimento cattolico<\/em>, cit., 25.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>22)<\/strong> Ivi, 300. In proposito F. Meda, \u00abLe elezioni politiche in Italia: la nostra astensione\u00bb, in <em>La scuola cattolica e la scienza italiana<\/em>, marzo 1985, 227. L&#8217;articolo era pubblicato sotto lo pseudonimo di Civis; P. Scoppola, <em>Dal neoguelfismo alla Democrazia Cristiana<\/em>, cit., 90.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>23)<\/strong> Gabr. De Rosa, <em>Filippo Meda e l&#8217;et\u00e0 liberale<\/em>, Firenze, Le Monnier, 1959.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>24)<\/strong> G. Chiaudano, <em>Democrazia cristiana e movimento cattolico<\/em>, Torino, Bona, 1897.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>25)<\/strong> II Papa sottopone tutte le associazioni cattoliche alla direzione dell&#8217;Opera dei Congressi, perch\u00e9 \u00abvuoisi applicare piuttosto in concretare e promuovere opere vantaggiose al benessere religioso e sociale del popolo che in vane dispute e discussioni di teorie, le quale d&#8217;ordinario producono malintesi e disaccordi, rendono impossibile quella perfetta unit\u00e0 di sentimenti e di azione, che il Santo Padre ha pi\u00f9 volte inculcato a coloro che dirigono il movimento cattolico\u00bb: E. Momigliano, <em>Tutte le encicliche dei Sommi Pontefici. Graves de communi<\/em>, Milano, dall&#8217;Oglio, 1990, 489.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>26)<\/strong> Cfr F. Ponzi, <em>I cattolici e la societ\u00e0 italiana dopo l&#8217;unit\u00e0<\/em>, cit., 65 s.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>27)<\/strong> Civ.Catt. 1901 III 657<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>28)<\/strong> Ivi 654<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>29)<\/strong> Ivi, 1901 IV 677-690<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>30)<\/strong> R. Ballerini, \u00abDel voto obbligatorio nelle elezioni\u00bb, in <em>Civ. Catt<\/em>. 19011 641.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>31)<\/strong> P. Scoppola, <em>La protesta politica di De Gasperi<\/em>, Bologna, il Mulino, 1977, 47.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>32)<\/strong> Ivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>33)<\/strong> Benedetto XVI Lettera enciclica <em>Caritas in veritate<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Civilt\u00e0 Cattolica n.3836 17 aprile 2010 di Giovanni Sale s.i. Il pontificata di Leone XIII \u00e8 stato molto studiato dagli storici cattolici, sia perch\u00e9 in quegli anni di fine secolo avvennero, in am\u00adbito culturale, sociale ed economico, cambiamenti rilevanti, a cui il Pontefice non era insensibile, sia in occasione del centenario dell&#8217;enciclica Rerum Novarum &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/leone-xiii-lunita-ditalia-e-i-cattolici-militanti\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":21074,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,96],"tags":[1785,1510],"class_list":["post-3836","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiesa","category-storia-italiana","tag-leone-xiii","tag-unita-ditalia","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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