{"id":38187,"date":"2017-07-20T00:00:36","date_gmt":"2017-07-19T22:00:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=38187"},"modified":"2021-11-29T11:37:25","modified_gmt":"2021-11-29T10:37:25","slug":"opposizione-popolare-insorgenza-e-brigantaggio-nellitalia-napoleonica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/opposizione-popolare-insorgenza-e-brigantaggio-nellitalia-napoleonica\/","title":{"rendered":"Opposizione popolare, insorgenza  e brigantaggio nell\u2019Italia napoleonica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-38189\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/insorgenze-1.jpg\" alt=\"insorgenze\" width=\"310\" height=\"213\" \/><span style=\"color: #000000;\">Le pagine che seguono ripropongono l\u2019intervento \u2013 riveduto, ampliato e annotato \u2013, presentato al Convegno di studio <em>Napoleone e Regno d\u2019Italia (1905-1814). La Lombardia fra cesarismo post-rivoluzionario e prime forme di unificazione nazionale<\/em>, svoltosi (Milano, Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore, 18-19 novembre 2005).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\">di<strong> Sandro Petrucci<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>L<\/strong><strong>E PREMESSE<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>1.<\/strong><em> L\u2019opposizione popolare<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il malcontento e l\u2019ostilit\u00e0 verso il regime napoleonico furono un dato comune e diffuso nella generalit\u00e0 dei ceti popolari della societ\u00e0 italiana nelle diverse situazioni regionali e statali. La destrutturazione della societ\u00e0 e dell\u2019economia tradizionali \u2013 in questo il regime napoleonico si pose continuit\u00e0 con il riformismo \u201cilluminato\u201d settecentesco \u2013 attraverso il nuovo diritto di famiglia, l\u2019attacco agli enti religiosi e i loro beni, da cui veniva spesso un sussidio ai pi\u00f9 poveri, e agli usi civici, con la legislazione a favore delle recinzioni e l\u2019eversione della feudalit\u00e0, l\u2019attuazione di uno Stato amministrativo e burocratico, dai costi enormi, che mirava a un controllo totalizzante della vita religiosa e civile, e a un inquadramento sociale, la legislazione ecclesiastica con la soppressione degli ordini religiosi e delle confraternite e la secolarizzazione e razionalizzazione delle strutture della Chiesa \u2013 <em>\u00abla fine del Medioevo\u00bb <\/em>(1), secondo una valutazione, riconducibile a Benedetto Croce e condivisa dagli storici del Regno di Napoli \u2013 generarono, in particolare nei ceti popolari, una condizione permanente e diffusa d\u2019insicurezza, d\u2019instabilit\u00e0, di senso di ingiustizia e di violenza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-30739 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/giacobini_Italia.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/giacobini_Italia.jpg 225w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/giacobini_Italia-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/>L\u2019impatto dell\u2019\u201cinquadramento\u201d sociale napoleonico fu particolarmente pesante per quella fascia di popolazione tradizionalmente itinerante, come i braccianti stagionali, e per chi praticava antichi mestieri legati alla struttura degli insediamenti rurali e alle tradizioni, e <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>gode di una libert\u00e0 naturale, prima che politica, nel suo rapporto con il territorio\u00bb <\/em>(2), come le genti delle province campane e calabresi, che conservavano \u2013 per dirla con lo storico Pietro Cal\u00e0-Ulloa \u2013 <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>spiriti severi d\u2019indipendenza\u00bb <\/em>e un attaccamento <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>a\u2019 padri costumi\u00bb <\/em>(3).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00c8 stato osservato che basterebbe l\u2019imposizione alla rinuncia del diritto alle armi \u2013 considerata \u201cun attentato alla libert\u00e0\u201d dal contadino, dal pastore e dal boscaiolo \u2013 sulla base del divieto per i non possidenti di far parte della guardia civica, <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>per giustificare <\/em>[\u2026] <em>l\u2019insurrezione e il brigantaggio e la sua rete di connivenze\u00bb <\/em>(4).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Lo storico liberale Luigi Blanch, nel suo <em>Il Regno di Napoli dal 1801 al 1806<\/em>, osservava che l\u2019ostilit\u00e0 della popolazione verso i francesi trovava la sua radice in <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>un istinto, di cui non si rendevano conto, ma che influiva nella loro mente, era quello che un governo pi\u00f9 forte <\/em>[quello napoleonico]<em>, che avesse avuto forza distributiva nell\u2019interno del regno, cosa che non vi era, lo avrebbe sommesso ad una pi\u00f9 severa licenza, quell\u2019impunit\u00e0, che teneva luogo di libert\u00e0 ed era la sola che conoscevano ed apprezzavano, la quale sarebbe scomparsa in cospetto di un\u2019altra libert\u00e0, che non comprendevano, non desideravano e vedevano associata a idee che pi\u00f9 aborrivano, come licenziose e irreligiose\u00bb <\/em>(5).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-40875 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/insorgenti.jpg\" alt=\"\" width=\"291\" height=\"235\" \/>I primi fermenti nei Dipartimenti del Pan\u00e0ro e del Crostolo, in Emilia, nei primi mesi del 1803, vanno significativamente messi in relazione all\u2019istituzione della \u201ccarta di sicurezza\u201d, una tra le norme pi\u00f9 trasgredite, la quale \u2013 \u00e8 stato osservato \u2013 colpiva <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>al cuore la democrazia naturale su cui si era retta fino a allora la societ\u00e0 di autoconsumo dei poveri, abituati a continue trasmigrazioni\u00bb <\/em>(6).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il malcontento popolare si manifest\u00f2 spesso in forme di opposizione silenziosa, di resistenza passiva e di boicottaggio: dal rifiuto di portare le coccarde tricolori a quello, da parte dei parroci soprattutto dei paesi rurali, di cantare il <em>Te Deum <\/em>in onore di Napoleone Bonaparte, alla scelta delle famiglie di mandare i figli nelle scuole statali anzich\u00e9 in quelle dei seminari o dei religiosi, alla diserzione da parte dei fedeli delle messe dei \u201cnovelli sacerdoti\u201d, che avevano giurato gli articoli gallicani \u2013 ossia nella prospettiva di una chiesa nazionale francese \u2013 voluti da Bonaparte, nonostante che con la forza armata se ne volesse imporre l\u2019accettazione. Scrive, per\u00f2, un contemporaneo fiorentino: <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>i fucili e le spade non dominano sulle coscienze, n\u00e9 fanno cangiare opinione. Anzi, perch\u00e9 in tali circostanze si credevano meritori, siccome patimenti per la causa di Dio e della Chiesa, le rigorose misure del governo aumentavano il numero e il coraggio dei suoi nemici\u00bb<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-40872 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Napoleone.jpg\" alt=\"\" width=\"306\" height=\"210\" \/>Proprio la scelta dell\u2019imperatore (7) di nominare arcivescovo di Firenze il presule di orientamento gallicano Antoine Eustache d\u2019Osmond, senza approvazione pontificia, fu all\u2019origine di reazione di non pochi canonici e oscuri parroci e pievani, che conobbero la deportazione in Corsica o nella fortezza prealpina di Fenestrelle (Torino).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La coscrizione militare rappresent\u00f2 nel nuovo regime napoleonico sia il pi\u00f9 diffuso strumento di controllo e d\u2019irregimentazione dei ceti pi\u00f9 popolari, sia la novit\u00e0 che maggiormente aliment\u00f2 una disgregazione sociale \u2013 <em>\u00abla famiglia patriarcale \u00e8 sconvolta dalla coscrizione\u00bb <\/em>(8) \u2013 e una crescita di marginali, renitenti e disertori, sia il motivo pi\u00f9 diffuso di protesta popolare. La diserzione fu una forma di opposizione a uno Stato sentito estraneo e ostile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Lo storico inglese Richard Cobb l\u2019ha definita una <em>\u00abspecie di movimento popolare per difetto\u00bb <\/em>(9)<em>. <\/em>Il disertore non diventava necessariamente un brigante, se non nella omologante definizione degli apparati di polizia napoleonica. Jean-Pierre Filippini, studiando il caso toscano, ha messo in discussione che ci sia stato uno stretto legame tra diserzioni e brigantaggio. Ci furono disertori che capeggiavano bande, ma anche bande senza disertori tra le proprie fila: spesso rimanevano ai confini del paese, da cui erano sostenuti e ben voluti (10).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>2.<\/strong><em> L\u2019insorgenza<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-45531 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/insorgenze_brigantaggio.jpg\" alt=\"\" width=\"328\" height=\"218\" \/>Con il termine \u201cinsorgenza\u201d agli inizi del secolo XIX s\u2019indicava perlopi\u00f9 l\u2019opposizione armata, organizzata in gruppi composti da volontari inquadrati nelle cosiddette \u201cmasse\u201d, guidati da capi spesso ma non sempre riconosciuti dall\u2019autorit\u00e0 legittima, affiancanti le truppe regolari, e operanti, in occasione di invasione, in difesa della nazione e del re. Il modello era rappresentato dalle esperienze del cosiddetto Triennio Giacobino 1796-1799, quando la reazione popolare, dai caratteri spontanei nei primi anni del periodo repubblicano, assunse in seguito forme pi\u00f9 continuative, regolari e ufficiali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00c8 significativo che i termini \u201cinsorgenti\u201d e \u201cinsorgenza\u201d, coniati in origine negli ambienti giacobini e francesi, con il significato di \u201cribelli\u201d e \u201cribellione\u201d, divennero in modo abbastanza definitivo, le espressioni con cui l\u2019opposizione anti-napoleonica, almeno in alcune regioni centro-meridionali, indicava una sollevazione popolare legittimista e i suoi protagonisti, con obiettivi e capi definiti, pur associando spesso a essa il ricordo di disordini e violenze incontrollate che accompagnarono le vicende militari del 1799.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Per esempio, il nobile chietino Luigi De Riseis, nel 1808 in una <em>Memoria per promuovere e sostenere un\u2019insurgenza negli Abruzzi<\/em>, inviata al re, nella quale esponeva un piano per realizzare la ripresa del Regno, osservava che <em>\u00abi francesi di nessun\u2019altra cosa temono tanto quanto delle ben regolate insurgenze de\u2019 popoli\u00bb (<\/em>11)<em>. <\/em>Un altro capo-massa marchigiano, in un proclama volto a sollevare la popolazione di Ascoli Piceno, annunciava che la citt\u00e0 sarebbe stata liberata non da <em>\u00abfinta insorgenza <\/em>[ma da] <em>una truppa ben regolata\u00bb <\/em>(12).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-49572 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Insorgenze_Tirolo_Hofer-1.jpg\" alt=\"\" width=\"263\" height=\"253\" \/>Come si vede, le preoccupazioni che non si ripetessero i disordini di circa dieci anni prima erano particolarmente sentite. La continuit\u00e0 con l\u2019esperienza del 1799 fu garantita nei primi anni dell\u2019occupazione napoleonica, all\u2019inizio del secolo XIX, dalla presenza di non pochi protagonisti di quell\u2019insorgenza, nella guida di gruppi armati di cui, grazie alle loro conoscenze logistiche e ambientali, furono in grado di favorirne la formazione, spesso sollecitati dalle autorit\u00e0 civili e militari degli Stati italiani conquistati, o dagli alleati britannici e austriaci.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Significativamente ufficiali napoleonici di diverse aree regionali denunciavano che nelle sollevazioni dei primi anni dei nuovi governi si era in presenza di gruppi armati formati da disertori in fuga \u2013 la nuova realt\u00e0 di sradicati \u2013 e da \u201cavanzi\u201d del 1799. Le ferree e pianificate misure repressive, che colpivano indiscriminatamente, senza alcuna garanzia legale, le famiglie e le comunit\u00e0 di provenienza dei \u201cbriganti\u201d, con metodi brutali come quelli del generale Charles Antoine Manh\u00e8s nelle regioni meridionali, condussero sia all\u2019arresto e alle condanne a morte di molti capi delle masse, sia alla defezione e al passaggio di alcuni di loro nelle fila napoleoniche (13).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">L\u2019azione repressiva, il sentimento di delusione, la sensazione di un ineluttabile dominio francese, l\u2019isolamento e l\u2019abbandono dei protagonisti delle sollevazioni segnarono una progressiva rottura con il 1799 e l\u2019evoluzione dell\u2019insorgenza in gruppi poco numerosi, frantumati, instabili e individualistici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>3.<\/strong> <em>Il \u201cbrigantaggio\u201d<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-30808 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/insorgenze1.jpg\" alt=\"\" width=\"308\" height=\"203\" \/>Gi\u00e0 negli scritti degli anni del Decennio napoleonico e poi nelle riflessioni di quelli successivi, soprattutto in relazione al caso dell\u2019Italia meridionale, fu posta in discussione l\u2019ossessiva qualifica di \u201cbrigante\u201d, con cui le autorit\u00e0 napoleoniche definivano qualsiasi elemento che esprimesse opposizione e malcontento, una qualifica che ha avuto fortuna nella storiografia e nella pubblicistica, anche recente, come denunciava lo storico lucano Tommaso Ped\u00eco: <em>\u00abGuerriglieri sono stati qualificati coloro che in Spagna, nel 1808, si opposero con le armi alle armate napoleoniche e le loro gesta sono state immortalate nelle tele di Francisco Goya (1769-1827). Patrioti sono stati considerati coloro che seguivano nel 1809 Andrea Hofer (1767-1810) e il loro canto di guerra \u00e8 diventato l\u2019inno nazionale delle popolazioni tirolesi. In Italia Meridionale, invece, chi nel<\/em> <em>1806, rispondendo all\u2019appello degli inglesi e a quello del proprio sovrano, si oppose all\u2019invasore, \u00e8 stato definito e continua a essere definito brigante\u00bb <\/em>(14).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Particolarmente efficace, sul punto, la testimonianza del letterato francese Astolphe-Louis-L\u00e9onor, marchese de Custine, che viaggi\u00f2 in Calabria nel maggio-giugno 1812. Egli, fra l\u2019altro, scrisse: <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>quando un soldato vuol portar via a un villano il suo cavallo o il suo asino lo chiama brigante; subito il misero abbandona bestia e carico e scappa via come un cervo. La parola \u201cbrigante\u201d \u00e8 un termine magico con il quale si esercita un brigantaggio pi\u00f9 funesto al paese di quanto non lo sia la guerra civile\u00bb <\/em>(15)<em>. <\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">E ancora: <em>\u00abNessuno qui si intende nell\u2019uso dei termini, e io resto pi\u00f9 di meraviglia quando vedo che un popolo intero, armato per difendere il suo legittimo re, lascia che gli si dica che \u00e8 solo un\u2019accozzaglia di briganti. Vi raccontano qui che i briganti hanno preso tale citt\u00e0 e che erano ottomila. Vi dicono: i briganti si sono ritirati per questo passo, ne perirono seicento, ma cinquemila si salvarono. e io grido: come, briganti? Ottomila, cinquemila briganti, voi dite? \u2026Dei soldati non sono dei banditi! Chiamateli ribelli, se volete, ma questi ribelli non combattono il nuovo governo che per fedelt\u00e0 all\u2019antico\u00bb<\/em>(16)<em>.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-32556 \" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/insorgenze-1.jpg\" alt=\"insorgenze\" width=\"329\" height=\"274\" \/>Anche negli ambienti dell\u2019insorgenza e fra gli osservatori del tempo vi fu consapevolezza del valore che aveva un\u2019operazione linguistica tesa a denigrare e depotenziare una realt\u00e0 almeno pi\u00f9 complessa. <em>\u00abI nostri avversari che osano chiamarsi patrioti abusando le parole e a piaggiare l\u2019oppressore <\/em>[\u2026] <em>ci gridano briganti\u00bb<\/em>, sono le parole di Giovan Battista de Micheli, capo-massa e vice-presidente in Calabria Citeriore, che venne fucilato dopo la caduta di Amantea (7 febbraio 1807), pronunciate in un importante discorso dell\u2019agosto 1806 a Fiumefreddo, dopo la resa di Cosenza ai francesi, in cui indicava agli insorgenti una nuova strategia di lotta, che avrebbe assunto i caratteri della guerriglia e della guerra civile, con tratti terroristici: <em>\u00abla guerra sterminatrice\u00bb <\/em>contro i patrioti. Continuava de Micheli: <em>\u00abNoi briganti! Scuotere il giogo straniero, restituire il re legittimo, e ci\u00f2 per rialzare gli altari, corriggere il costume, riordinare lo Stato a reggimento nazionale, sono scopo dei nostri voti, dei nostri gesti e delle nostre armi. Armeggiare a torme, per ordinamenti e decreti delle podest\u00e0 costituite, cooperare coi regolari, ecco i nostri mezzi\u00bb <\/em>(17).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-53062 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/insorgenze-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" \/>Con il termine \u201cbrigantaggio\u201d in epoca napoleonica si possono indicare fenomeni e realt\u00e0 analoghe, ma non coincidenti: l\u2019analogia va ritrovata pi\u00f9 che nelle loro origini, nelle forme organizzative e di azione. Vi era innanzitutto una continuit\u00e0 con il brigantaggio precedente attivo in particolare nelle zone di confine, in aree di passaggio e di montagna: quando lo Stato napoleonico impose un serrato controllo sociale, il brigante tradizionale divenne un punto di riferimento per i sempre pi\u00f9 numerosi disertori, ma anche per gli agenti inglesi e borbonici, che potevano contare sulla sua conoscenza dei luoghi e sulla sua esperienza di attivit\u00e0 di guerriglia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La crisi dell\u2019insorgenza port\u00f2 a una frantumazione delle masse in piccoli gruppi incapaci o non desiderosi di integrarsi in formazioni pi\u00f9 ampie e nei quali, in molti casi, finirono per prevalere i caratteri del brigantaggio comune, con attivit\u00e0 di furto, vendette personali e familiari, sequestri di persona, grassazioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Accanto e intrecciato a questo, si pu\u00f2 individuare un \u201cbrigantaggio politico\u201d nel quale, pur sfumandosi i caratteri dell\u2019insorgenza per assumere quelli delle bande, per\u00f2, si conservavano sia valenze politiche o politicosociali e espressioni di evidente opposizione al regime, sia i collegamenti pi\u00f9 o meno continuativi con gli agenti borbonici o inglesi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53063 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/insorgenze-2.jpg\" alt=\"\" width=\"291\" height=\"221\" \/>\u00c8 questo il caso \u2013 una volta trascorsa la prima insorgenza meridionale conclusa la \u201cguerra calabrese\u201d \u2013 delle bande a cavallo operanti nella Capitanata, dei fratelli Licuri, attivi nella valle del V\u00f9lture, e quelle di Fortunato Cantalupo di San Paolo di Civitate, <em>\u00abfortemente politicizzate\u00bb <\/em>(18), o di Gaetano Vardarelli, che portavano e imponevano le coccarde borboniche e ordinavano di non pagare l\u2019imposta fondiaria. Nel Molise operava Sabatino Lombardi, detto \u201cMaligno\u201d, di Roccamandolfi, <em>\u00abuno dei capobanda pi\u00f9 agguerriti e politicizzati del Matese, in collegamento strettissimo con le trame eversive di Borboni e inglesi\u00bb<\/em>, come nell\u2019episodio dell\u2019invasione del suo stesso paese natale (28 maggio 1807), che va messo in <em>\u00aborganica connessione\u00bb <\/em>con lo sbarco borbonico in Calabria (19) e la congiura tramata da Antonio Capece Minutolo, principe di Canosa, a Napoli.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La parabola delle bande brigantesche, pur nella diversit\u00e0 delle situazioni, rivela e rispecchia pi\u00f9 ampie modificazioni sociali, in rapporto alle sempre pi\u00f9 rigide chiusure nei confronti dei marginali, a una progressiva atomizzazione del corpo sociale, dietro la spinta di pressioni economiche, che disgregavano i precedenti assetti, e di politiche repressive sempre pi\u00f9 efficaci, tese a spezzare antichi legami e a provocare, servendosene, attriti interni alle comunit\u00e0. Il progressivo depauperamento non interess\u00f2 solo i pi\u00f9 bassi ceti contadini, ma anche i piccoli e medi proprietari, colpiti da un inasprimento fiscale che li costrinse a alienare parte del loro patrimonio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53064 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/insorgenze-3-300x130.jpg\" alt=\"\" width=\"325\" height=\"141\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/insorgenze-3-300x130.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/insorgenze-3.jpg 425w\" sizes=\"auto, (max-width: 325px) 100vw, 325px\" \/>A ben guardare, il brigante fu una figura pi\u00f9 organica alla comunit\u00e0 di appartenenza e meno isolata di quanto una tradizione popolare abbia tramandato. La maggior parte degli aderenti a gruppi armati si dedicava al brigantaggio stagionalmente e su commissione, e per il resto dell\u2019anno viveva in casa ed esercitava la sua professione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Fra l\u2019altro, l\u2019analisi della composizione delle bande che si opposero ai nuovi governi napoleonici \u2013 in base a quanto ricavabile dai processi e dalle condanne \u2013 costringe a correggere l\u2019idea che esse costituissero formazioni omogenee, composte solo dai ceti pi\u00f9 bassi, in particolare contadini, e che quindi i moti in questione debbano considerarsi esclusivamente espressioni di rivolta sociale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Per la rivolta di Ferrara del luglio 1808, che fu particolarmente ampia e cruenta e la cui repressione, organizzata dalla commissione militare, particolarmente feroce, l\u2019analisi di trentuno capi-massa che vi parteciparono ha fatto emergere che dodici di essi erano possidenti, solo sette contadini, mentre altri appartenevano al mondo artigianale e dei commercianti (20).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53065 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/briganti_insorgenze.jpg\" alt=\"\" width=\"281\" height=\"232\" \/>Gli elenchi degli arrestati, fra i protagonisti veri o presunti delle azioni sovversive nel Chietino (1811) \u2013 dove l\u2019opposizione anti-francese si concretizz\u00f2 attraverso un brigantaggio ben organizzato e diffuso su tutto il territorio e si connot\u00f2 per una spiccata valenza politica, anche se non mancarono forme delinquenziali \u2013, mostrano una composizione sociale piuttosto varia delle bande: a parte la presenza di esponenti della nobile famiglia Giordano, tradizionalmente schierata con i Borboni \u2013 il <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>che la dice lunga sul significato ampio e politico che il termine brigante aveva assunto in questi anni\u00bb <\/em>\u2013 la maggior parte (21) era composta da agricoltori \u2013campagnolo, bracciante, zappatore, contadino possidente \u2013, poi artigiani, possidenti, studenti, preti, notai, ecc. Non appare neanche cos\u00ec netta la distinzione fra imputati di reati contro il governo, fra i ceti pi\u00f9 alti, e imputati di furto o di reati comuni, fra quelli pi\u00f9 bassi: infatti, non furono pochi i casi di agricoltori e di artigiani coinvolti in attivit\u00e0 sovversive contro lo Stato, spesso in funzioni di capo-banda e accomunati a personaggi appartenenti a ceti sociali superiori.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Nell\u2019Aquilano \u2013 dove <em>\u00abla maggior parte delle <\/em>\u00e9lites <em>provinciali continuava a mantenere una fede borbonica, anche se non sempre chiaramente manifesta\u00bb <\/em>(22) \u2013 la composizione sociale delle bande risultava eterogenea. Pochissimi i pastori, nonostante fosse il gruppo pi\u00f9 penalizzato dalle riforme settecentesche e da quelle del periodo francese. Il gruppo pi\u00f9 consistente era quello dei \u201cgiornalieri\u201d e degli artigiani, anche qualificati. Un numero alto rispetto alle altre due province era costituito dai \u201cproprietari\u201d; non mancavano gli speziali, un notaio, dei possidenti. La presenza di quest\u2019ultimi pu\u00f2 spiegarsi con l\u2019esistenza di una piccola e fragile propriet\u00e0 diffusa nel territorio. Questa configurazione eterogenea, non riconducibile ai soli ceti poveri, degli insorgenti e dei briganti porta a ridimensionare la necessit\u00e0 delle loro azioni criminose che sarebbero avvenute dietro la spinta delle pessime condizioni di vita e allo scopo di procurarsi il necessario per sopravvivere, attraverso il crimine.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53066 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/briganti_insorgenze-1.jpg\" alt=\"\" width=\"374\" height=\"214\" \/>Dai registri delle sentenze pronunciate dalla Commissione Militare di Cosenza (1806-1811) emerge che la maggioranza dei condannati per brigantaggio era costituita da braccianti e piccoli artigiani, <em>\u00abnon tanto per una precisa connotazione sociale della rivolta <\/em>\u2013 commentano i curatori dei regesti di quelle sentenze \u2013 <em>quanto perch\u00e9 braccianti e piccoli artigiani e agricoltori erano la parte preponderante della societ\u00e0 calabrese\u00bb (<\/em>23). Non mancavano, inoltre, benestanti e proprietari. La stessa fonte mette in luce sia la presenza di donne nelle bande, sia la cospicua partecipazione del clero secolare e regolare: molte bande avevano anche i loro cappellani.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Scrivendo al fratello imperatore che lo sollecitava a mettere in atto una repressione esemplare contro gli insorti, Giuseppe Bonaparte gli rappresent\u00f2 l\u2019insorgenza come una <em>\u00abguerre de les pauvres contre le riches\u00bb <\/em>(24). In essa certamente ebbe importanza la motivazione socio-economica: ne furono una manifestazione gli assalti contro le propriet\u00e0 e le persone di esponenti dei ceti borghesi e nobiliari \u2013 i cui legami con le popolazioni su cui esercitavano la propria autorit\u00e0 si erano spesso allentati fino a divenire particolarmente conflittuali \u2013 sostenitori di quelle riforme che li avevano favoriti, lacerando, gi\u00e0 prima della Repubblica del 1799 e del decennio napoleonico, il tessuto economico tradizionale da cui dipendeva l\u2019esistenza dei livelli pi\u00f9 umili della societ\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-45127 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Andreas-Hofer-Bund.jpg\" alt=\"\" width=\"251\" height=\"245\" \/>Nella valutazione del fenomeno, per\u00f2, si dovrebbe dare spazio anche ad altre motivazioni, prima fra tutte a quella politica, e ripensarne gli aspetti sociali, non ricorrendo solo a categorie interpretative di tipo economico. Infatti, i legami sociali tradizionali \u2013 di tipo verticale e di <em>patronage <\/em>\u2013 permasero nel periodo repubblicano e napoleonico, pur caricandosi di valenze politiche e ideologiche: nel cinquantennio che va dalla fine del secolo XVIII al 1848, andarono formandosi schieramenti che erano anche la conseguenza di quella \u201cscoperta della politica\u201d che interess\u00f2 sempre pi\u00f9 vasti ceti popolari e che si espresse nell\u2019elaborazione di nuovi linguaggi, nuove simboli e rituali, mentre l\u2019autorit\u00e0 tradizionale acquistava i tratti di <em>leader <\/em>e di capi politico-militari identificati con quelle personalit\u00e0 che potevano contare su un ampio riconoscimento sociale ed erano capaci sia di coinvolgere ceti diversi, che di rappresentare pi\u00f9 interessi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Non vanno, infine, trascurati tentativi di piani insurrezionali pi\u00f9 ampi, come quello che, in un contesto di aspirazioni a un regno unitario e indipendente per la Penisola, fece capo all\u2019arciduca Francesco d\u2019Austria, il quale, fra il 1811 e il 1813, in collegamento con gli inglesi, fu in contatto con emissari presenti in diverse regioni italiane con il compito di saggiare la possibilit\u00e0 di scatenare rivolte collegate fra loro. Uno di essi fu l\u2019attivissimo abate Giacomo Brunazzi, organizzatore di gruppi armati che agirono in Dalmazia e Albania (25).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>1. L<\/strong><strong>A <\/strong><strong>\u201c<\/strong><strong>SECONDA INSORGENZA<\/strong><strong>\u201d <\/strong><strong>ITALIANA <\/strong><strong>(1803-1814)<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Le differenze regionali dei fenomeni di opposizione popolare, insorgenza e brigantaggio dipendono, oltre che dai contesti politici degli Stati italiani, anche dai momenti e dai modi della conquista francese.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>1.<\/strong><em> Il Piemonte<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-53067 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/carabinieri_guerra_Alpi-1814.jpg\" alt=\"\" width=\"304\" height=\"215\" \/>In Piemonte, per esempio, non vi fu soluzione di continuit\u00e0 fra la Guerra delle Alpi tra la Repubblica Francese e il Regno Sardo (1792-1796); la guerra partigiana dei <em>barbets <\/em>\u2013 i montanari delle Alpi Marittime, gi\u00e0 attivi al fianco delle truppe regolari durante la guerra \u2013 dopo il 1799 (26); le azioni della Massa Cristiana del maggiore Branda de\u2019 Ludioni (27) e le ribellioni dopo la battaglia di Marengo (Alessandria) (14 giugno 1800) e prima dell\u2019annessione del Piemonte alla Francia, avvenuta due anni dopo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Dal 1800 si segnalano molti episodi di reazione armata, perlopi\u00f9 di corto respiro. Da subito le nuove autorit\u00e0 iniziano una <em>\u00abcaccia ai realisti\u00bb <\/em>\u2013 come \u00e8 stata definita \u2013 che port\u00f2 dal 1800 al 1814 a 423 condanne, di cui 111 solo nel 1803 (28).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Prima dell\u2019annessione del 1802, l\u2019ultima sollevazione di qualche ampiezza, che interess\u00f2 la Valle d\u2019Aosta e la zona del Canavese nei pressi di Ivrea, fu rappresentata dalla rivolta dei \u201c<em>socques<\/em>\u201d, cio\u00e8 dei contadini che calzavano zoccoli, riedizione di quella del 1799 e che ebbe una replica addirittura nel 1853: le prime due reazioni erano dirette contro provvedimenti anti-religiosi e in difesa del sovrano, la terza fu una reazione alle pesanti imposizioni fiscali del governo sabaudo (29). L\u2019\u201c<em>insurrection des Socques<\/em>\u201d del 1801 dovette coinvolgere ambienti diversi, in una comune opposizione, se fu accusato di avervi avuto un ruolo anche il vescovo di Ivrea. In seguito, il mondo dei realisti e dei legittimisti con le loro trame, che spesso si riducevano a diffondere notizie allarmistiche sulle sorti dell\u2019esercito francese, e quello del brigantaggio comune e politico, rimasero distinti e poco comunicanti (26)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53068 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/insorgenti_Giuseppe_Mayno.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"265\" \/>Negli anni 1803-1808 vi erano ancora bande consistenti numericamente, con capi autorevoli e con una certa continuit\u00e0 di azione. La pi\u00f9 nota fu quella di Giuseppe Mayno della Spinetta, della zona di Alessandria. Mayno era un bandito comune, senza caratteri politici: la sua banda non giunse n\u00e9 al \u201cbarbettismo\u201d, n\u00e9 alla guerriglia. Diverso \u00e8 il caso dei fratelli di Narz\u00f2le (in provincia di Cuneo), gli Scarello, i quali non solo stabilirono relazioni con altre formazioni delle colline delle Langhe, liguri e del Canavese, ma anche con emissari inglesi. Comunque, nessun tentativo di insurrezione, sostenuto da questi ultimi, ebbe successo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Si pass\u00f2 dalle bande di una certa consistenza a gruppi piccoli e continuamente frazionate e poi ricostituite, fino al bandito individuale e isolato dalla comunit\u00e0. Questa parabola del \u201cbrigantaggio\u201d piemontese, ricavabile soprattutto dai lavori di Michele Ruggiero (30), non \u00e8 per\u00f2 necessariamente esemplare, anzi in altre situazioni trova smentite. Sembra infatti che i legami fra le bande e i capi-briganti e le comunit\u00e0 siano stati pi\u00f9 duraturi e pi\u00f9 tenaci, nonostante l\u2019azione repressiva dei governi napoleonici (31), e che quella del bandito solitario sia pi\u00f9 un\u2019immagine romantica che reale. Fra l\u2019altro, le bande riflettevano le strutture sociali tradizionali, in particolare quelle familiari e del <em>clan<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>2.<\/strong><em> La Toscana<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53069 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/insorgenze_Arezzo.jpg\" alt=\"\" width=\"325\" height=\"283\" \/>In Toscana (32) il sentimento di malessere era diffusissimo e nasceva da diverse cause: il caro-prezzi, che fu all\u2019origine dei tumulti del 1813, assieme alla coscrizione, e il blocco dei commerci che penalizzava i mercanti di Livorno che videro anche limitata la legislazione sul porto franco. Non si verificarono grandi episodi di rivolte, che difficilmente sarebbero durate a lungo in una regione fiaccata economicamente dalle continue guerre, con un regime come quello napoleonico, che sistematicamente e \u201crazionalmente\u201d schiacciava ogni forma di dissidenza. L\u2019aspirazione a non andare al fronte, la volont\u00e0 espressa di non combattere per i propri governanti e la diserzione \u2013 \u00e8 stato detto \u2013 possono ritenersi <em>\u00abmanifestazioni indirette di protesta\u00bb<\/em>, che permettono di verificare l\u2019esistenza di <em>\u00abuna divaricazione fra il potere costituito e la societ\u00e0\u00bb <\/em>(33).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Sotto un\u2019apparente calma, per tutto il periodo si protrasse uno stato di tensione documentato dalle sentenze delle commissioni militari per <em>\u00abcospirazioni e complotti\u00bb<\/em>. Negli anni del Regno d\u2019Etruria (1801-1807) e in quelli successivi all\u2019annessione all\u2019Impero domin\u00f2 la paura di una ripresa dell\u2019insorgenza del 1799. Fu sottoposta a una rigida sorveglianza la citt\u00e0 di Arezzo, dove \u00e8 documentato che alcuni dei protagonisti del grande moto del Viva Maria del 1799 siano stati in relazione con agenti inglesi. Nel Casentino e nella Val Tiberina si manifestarono spinte insurrezionali e focolai di rivolta a capo dei quali si trovavano \u2013 secondo la documentazione governativa \u2013 <em>\u00abbriganti avanzo dell\u2019insurrezione aretina\u00bb <\/em>(34) del 1799.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-30787 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Rivoluzione-francese.jpg\" alt=\"\" width=\"235\" height=\"269\" \/>I mutamenti di queste insorgenze rispetto a quelle del 1799 furono acutamente colti dal direttore della polizia, secondo il quale non si doveva sottovalutare la possibilit\u00e0 di qualche tumulto, nonostante che quegli aristocratici, che erano stati a capo dell\u2019insorgenza di fine 1700, orbitassero ormai nelle stanze del regime \u2013 a Parigi, <em>\u00abdans les grandes Places\u00bb <\/em>\u2013 e non avessero certo intenzioni di fomentare rivolte (35). Si era, infatti, verificata una decapitazione politica del movimento contro-rivoluzionario, dovuta all\u2019attrazione esercitata dal nuovo regime nei confronti anche di quell\u2019aristocrazia reazionaria che nel 1799 si era posta a capo dell\u2019insorgenza: la parabola politica del marchese Giovan Battista Albergotti, da capo del Viva Maria a collaboratore del nuovo regno napoleonico, in questo senso, \u00e8 esemplare. Spezzato il fronte anti-francese, protagonista dell\u2019opposizione rimase quasi esclusivamente la componente pi\u00f9 popolare che fin\u00ec per frammentarsi in tanti rivoli.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>3.<\/strong><em> Il Lazio<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Le questioni relative ai caratteri del brigantaggio del Lazio (36) negli anni napoleonici, in relazione o in continuit\u00e0 con i fenomeni precedenti, sono state oggetto di studi, in particolare per il Lazio meridionale, anche sulla scia di un esemplare studio di Elio Lodolini dedicato per\u00f2 al brigantaggio negli anni della Restaurazione (37). La parte meridionale della regione venne attraversata anche da bande provenienti dal Regno di Napoli, come i cosiddetti \u201cfratelli calabresi\u201d: si trattava di un fenomeno presente da tempo e combattuto dai governi pontifici, che continuarono a farlo negli anni della Restaurazione, pur facendo precedere l\u2019azione repressiva dall\u2019amnistia del 1814 e accompagnare dalle missioni popolari di san Gaspare del Bufalo e dei suoi sacerdoti (38).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53070 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/brigantaggio_insorgenze.jpg\" alt=\"\" width=\"353\" height=\"253\" \/>Nonostante questi aspetti di continuit\u00e0 del fenomeno, appare pertinente e fondata l\u2019individuazione di un \u201cbrigantaggio napoleonico\u201d che fu \u2013 com\u2019\u00e8 stato affermato \u2013 <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>la risposta popolare violenta alla violenza praticata dall\u2019ideologia di cui lo stesso Napoleone si fece scaltro banditore\u00bb<\/em>, distinguendolo da un <em>\u00abbrigantaggio postnapoleonico<\/em>\u00bb, dal momento che \u00ab[\u2026] <em>solo dopo la caduta di Napoleone il fenomeno assumer\u00e0 <\/em>[\u2026] <em>connotati totalmente malavitosi\u00bb <\/em>(39). Lo storico Corrado Lampe, in un contributo sul brigantaggio napoleonico nei Castelli Romani, osserva che <em>\u00abfino al 1809 esistevano nello Stato Pontificio solamente fenomeni di criminalit\u00e0 organizzata. Con il cambiamento il tutto diventa \u201cbrigantaggio\u201d, problema politico di ordine pubblico\u00bb <\/em>(40).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Per il Lazio, si pu\u00f2 anche ricordare che nel Viterbese circolava una \u201cGazzetta dell\u2019insorgenza di Spagna\u201d, stampata da Felice Battaglia, un prete di Vitorchiano, che era gi\u00e0 stato capo degli insorgenti nel 1798-1799, il quale riceveva lettere informative dalla Penisola Iberica attraverso Porto Santo Stefano. Battaglia pubblicava proclami che diffondeva nella regione, in cui sollecitava le popolazioni italiane a seguire l\u2019esempio di quelle spagnole e aveva ideato un progetto di indipendenza e di unit\u00e0 della Penisola, mettendosi in contatto con ambienti massonici e murattiani da cui non ebbe molto credito, essendo considerato (a torto) un \u201cpapista mascherato\u201d.\u00a0Guid\u00f2, senza molta fortuna, un gruppo armato, collegato ad altri pure capeggiati da preti (41).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>4.<\/strong><em> Parma e Piacenza<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-30808 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/insorgenze1.jpg\" alt=\"insorgenze\" width=\"329\" height=\"217\" \/>Un vasto moto di rivolte, fra il dicembre del 1805 e il febbraio del 1806, interess\u00f2 l\u2019arco appenninico bolognese, parmense e piacentino. Esso segu\u00ec l\u2019introduzione nel Ducato di Parma e Piacenza42, in quel momento posto sotto l\u2019amministratore generale M\u00e9deric Louis-Elie Moreau de Saint-M\u00e9ry, di leggi riguardanti il matrimonio civile, la soppressione di conventi, alcuni inasprimenti fiscali e la coscrizione obbligatoria. Erano provvedimenti che colpivano, in particolare, la struttura familiare di tipo patriarcale dei villaggi appenninici le cui basi economiche erano rappresentate da piccole propriet\u00e0 e dallo sfruttamento di usi civici, soprattutto pascoli e boschi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il 6 dicembre la rivolta ebbe inizio a Castel San Giovanni (Piacenza) dove si ammutinarono gli uomini arruolati e destinati a Verona, secondo gli ordini del vicer\u00e9 Eugenio Beauharnais. In pochi giorni, le valli del Taro, dello Stirone, del Nure, del Trebbia, del Tidone, dell\u2019Arda si sollevarono. Alcuni grossi borghi \u2013 come Bobbio (43) \u2013 furono occupati dagli insorgenti, fra i quali \u2013 perlopi\u00f9 contadini, piccoli proprietari, artigiani \u2013 non si trovano rappresentanti dei ceti elevati: la nobilt\u00e0 da tempo risiedeva saltuariamente nei castelli e nelle ville di campagne, preferendo la vita cittadina e di corte.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53071 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Italia_1799-262x300.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"315\" \/>La rivolta bobbiese non \u00e8 assimilabile al brigantaggio, n\u00e9 alle bande di renitenti e disertori. Sembra anzi che si sia data un\u2019organizzazione, con guide, uniformi, paghe giornaliere: <em>\u00abSono in forma militare\u00bb <\/em>(44), osserv\u00f2 un testimone. La coccarda imperiale e la bandiera spagnola, che ricordava l\u2019origine iberica della dinastia dei Borbone-Parma, segnalano che nella rivolta non mancarono richiami politici pi\u00f9 ampi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Oltre all\u2019attenuazione del peso fiscale, all\u2019allontanamento degli ufficiali al servizio del nuovo governo e alla dedizione all\u2019Austria, gli insorti chiesero che venissero ripristinate tutte le comunit\u00e0 di religiosi e che i matrimoni fossero celebrati solo secondo il rito cattolico. A febbraio la rivolta rientr\u00f2, ma Napoleone esigette un\u2019esemplare punizione: Mezzano Scotti, il primo villaggio insorto, fu bruciato, e 21 uomini, fra cui due sacerdoti, vennero condannati a morte.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>5.<\/strong><em> Il \u201ccaso\u201d di Crespino<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53072 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/insorgenze_Crespino.jpg\" alt=\"\" width=\"335\" height=\"254\" \/>L\u2019episodio forse pi\u00f9 noto dell\u2019insorgenza del 1805 \u00e8 quello di Crespino (45), una borgata del distretto di Rovigo, nel Dipartimento napoleonico del Basso Po. Il 20 ottobre 1805 vi insorsero una cinquantina di contadini: assalirono gli uffici comunali, sperando nell\u2019arrivo dell\u2019aiuto austriaco, ma quando i soldati imperiali giunsero, furono costretti a ritirarsi rapidamente. La reazione di Napoleone fu molto dura: priv\u00f2 gli abitanti di Crespino della cittadinanza italica e stabil\u00ec che il suo territorio fosse considerato <em>\u00abuna colonia del regno composta di gente senza patria\u00bb <\/em>\u2013 scriver\u00e0 nell\u2019editto di condanna \u2013, i cui abitanti dovevano pagare il doppio dell\u2019imposta prediale. Fu anche stabilito che sopra la porta del paese venisse affissa una lapide con la scritta: <em>\u201cNapoleone I, imperatore dei Francesi e Re d\u2019Italia ha decretato. Gli abitanti di Crespino non sono cittadini italiani\u201d<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il re d\u2019Italia voleva la condanna di almeno tre persone, ma quando fu fucilato un pescivendolo arriv\u00f2 la grazia. Come risulta dal testo della sentenza, la rivolta di Crespino interess\u00f2 altri paesi, come Gavello e Adria, mentre a Rovigo si verific\u00f2 un tentativo di sollevazione. Il testo metteva in evidenza la valenza anche politica della sollevazione, ricordando l\u2019accoglienza favorevole al picchetto austriaco e lo sventol\u00eco delle bandiere imperiali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>6.<\/strong> <em>L\u2019insorgenza del 1809 nell\u2019Italia settentrionale<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-20709 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/Andreas-Hofer.jpg\" alt=\"\" width=\"198\" height=\"254\" \/>Nel 1809 si verificarono moti d\u2019insorgenza che interessarono molti dipartimenti del Regno d\u2019Italia . Al suo interno (46) vanno distinti due momenti in cui si evidenziarono motivazioni e caratteri peculiari, anche se riconducibili a un diffuso e profondo malessere delle popolazioni verso il governo napoleonico.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Nella primavera si manifest\u00f2 la prima ondata, sia sulla spinta delle iniziative belliche dell\u2019Austria e dell\u2019offensiva dell\u2019arciduca Giovanni d\u2019Austria in Italia e sulla spinta dei successi della grande insorgenza guidata da Andreas Hofer in Tirolo. Mentre gli austriaci avanzavano fino a Este (Padova), gli inglesi minacciavano la costa adriatica e rivoltosi napoletani infestavano il Dipartimento del Tronto nel sud delle Marche. Si verific\u00f2 un generale rallentamento dei vincoli governativi e una paralisi amministrativa nei dipartimenti a sud del Po e nelle Marche.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">L\u2019insorgenza dell\u2019aprile-maggio 1809 interess\u00f2 i dipartimenti del Bacchiglione, dell\u2019Adige, della Brenta e dell\u2019Adriatico, nel Veneto (47), la Valtellina e la Val Camonica nell\u2019alta Lombardia, dove i moti ebbero un notevole seguito fra la popolazione locale48. La popolazione prendeva d\u2019assalto gli uffici pubblici per distruggere la documentazione riguardante la coscrizioni e il fisco, quindi assaliva le case di quelle famiglie benestanti che si erano distinte nel sostegno al nuovo governo. A questo proposito \u00e8 significativa la testimonianza di una cronaca relativa alla sollevazione del Vicentino, in cui si sottolinea che <em>\u00abi sollevati\u00bb <\/em>non andavano <em>\u00abcontro chi ha\u00bb<\/em>, ma <em>\u00abcontro tutto quello che sente di Governo, e di cariche, e di opinioni\u00bb <\/em>(49).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-53073 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/contadino_agricoltura.jpg\" alt=\"\" width=\"297\" height=\"158\" \/>L\u2019ondata del luglio 1809, quando le insorgenze si propagarono <em>\u00abovunque\u00bb<\/em>, come scrisse un cronista del tempo , interess\u00f2 (50) i dipartimenti padani \u2013 Reno, Adige, Brenta, Adriatico, Panaro, Crostolo, fino al Mincio \u2013 e furono provocati dall\u2019entrata in vigore, il 1 luglio, del \u201cdazio al minuto\u201d sul grano, sul vino, sui liquori, sulle carni, oltre che dalle nuove e pesanti richieste di generi alimentari necessari all\u2019approvvigionamento della fortezza di Mantova dove erano indirizzati i nuovi coscritti (51).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">L\u2019insorgenza del 1809 non fu un \u201ctentativo di rivoluzione sociale\u201d. Le richieste degli insorgenti si riassumevano nel voler ripristinare la situazione precedente: si volevano i prezzi <em>\u00abdell\u2019antico governo\u00bb <\/em>e il ritorno alle leggi del 1796, cio\u00e8 di prima del governo repubblicano. Una rivolta classificabile \u2013 secondo l\u2019espressione dello storico dell\u2019insorgenza della Vandea francese Charles Tilly \u2013 come <em>\u00abviolenza collettiva reazionaria\u00bb<\/em>, in cui <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>i partecipanti generalmente reagivano a qualche mutamento che li privava dei diritti di cui godevano in passato\u00bb <\/em>(52). Ma, come ha osservato Mario Leonardi, dalla lotta contro la coscrizione e il fiscalismo e dall\u2019attacco alle autorit\u00e0 pubbliche e ai sostenitori del governo napoleonico <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>era facile passare al rifiuto di tutto il sistema\u00bb<\/em>, rifiuto che si espresse negli <em>slogan <\/em>a favore della Repubblica di San Marco o dell\u2019imperatore. In questo senso l\u2019insorgenza mostra una tendenza <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>a tramutarsi in rivolta contro il regime napoleonico\u00bb <\/em>(53).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-46420 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2007\/02\/povert\u00e0_poveri.jpg\" alt=\"\" width=\"193\" height=\"262\" \/>Va anche osservato che fra pauperismo, miseria e fame e rivolte non ci fu un legame lineare. La miseria e il malessere economico pi\u00f9 spesso portavano a minacciare le autorit\u00e0 pubbliche e i possidenti o a commette furti, ma non a rivolte concrete. Lo ha osservato Giampaolo Fenzi, studiando il brigantaggio e la protesta popolare nel dipartimento dell\u2019Arno: <em>\u00abL\u2019opposizione popolare \u2013 nelle sue manifestazioni radicali \u2013 appare non solo il prodotto dell\u2019accresciuto malessere materiale, ma anche e soprattutto l\u2019effetto di un profondo trauma culturale\u00bb <\/em>(54)<em>. <\/em>La reazione fu non solo rivolta alle innovazioni responsabili del disagio materiale, ma anche a quelle estranee e ostili all\u2019universo culturale delle popolazioni, private fra l\u2019altro anche dei tradizionali mezzi che ammortizzavano le congiunture negative: gli usi civici, gli istituti di carit\u00e0, le opere pie.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>7.<\/strong><em> Le Marche<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Nelle Marche insorgenti ascolani, gi\u00e0 55 nel 1806, aiutarono i soldati borbonici e i volontari abruzzesi nella difesa di Civitella del Tronto. \u00a0 Nell\u2019agosto del 1808 i tre dipartimenti marchigiani \u2013 in particolare lungo la fascia appenninica \u2013 furono interessati da una rivolta che coinvolse soprattutto i territori di Fabriano e Pergola, dove la direzione fu assunta dal medico Luigi Massa e dai conti Ilario e Stefano Della Genga, gi\u00e0 capi-massa nel 1799.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Nella primavera 1809 s\u2019infittirono le notizie di complotti e di cospirazioni nel dipartimento del Musone e soprattutto in quello del Tronto: qui le autorit\u00e0 sventarono una trama che avrebbe dovuto condurre l\u201911 maggio, giorno dell\u2019Ascensione, a una vasta insurrezione coinvolgente i territori che si estendevano dal Teramano al Fermano e animata da diversi capimassa gi\u00e0 operativi nel 1799. Il piano, che era collegato allo sbarco di truppe inglesi, fall\u00ec, ma i gruppi armati tentarono di assalire, senza successo, Ascoli, e soprattutto di impedire i collegamenti fra Roma e la citt\u00e0 marchigiana.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-30086\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/insorgenze.jpg\" alt=\"insorgenze\" width=\"316\" height=\"219\" \/>Al centro di queste iniziative vi era Giacomo Costantini, anch\u2019egli chiamato \u201cSciabolone\u201d come il pi\u00f9 noto padre Giuseppe, gi\u00e0 capo-massa nel 1798-1799, difensore di Civitella nel 1806, che in seguito pass\u00f2 al fronte napoleonico. Giacomo Costantini diede prova d\u2019intelligenza nel riorganizzare le bande, nel dare loro consistenza, disciplina e degli obiettivi tattici. La sua fucilazione favor\u00ec una frantumazione dell\u2019insorgenza ascolana e teramana. In questo territorio, nonostante la comune involuzione dell\u2019insorgenza verso forme di brigantaggio comune, si conservarono i caratteri di un\u2019azione politica anti-napoleonica, anche in ricordo delle imprese del 1799 e del 1806.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>8.<\/strong><em> Il Regno di Napoli<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">I fenomeni pi\u00f9 significativi, per estensione e per durata, di opposizione armata all\u2019invasione e al governo bonapartista si verificarono tuttavia nel Regno di Napoli , particolarmente nelle Calabrie: 56 essi rientrarono \u2013 senza per\u00f2 identificarsene del tutto \u2013 nella pi\u00f9 generale strategia inglese di servirsi di una guerriglia locale per tenere sotto pressione l\u2019esercito francese per impedirgli iniziative per la conquista della Sicilia. La \u201cguerra calabrese\u201d non esaur\u00ec la pi\u00f9 vasta reazione che interess\u00f2 tutte le regioni meridionali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Dopo il 1799 \u2013 l\u2019anno della riconquista sanfedista e dell\u2019Armata condotta dal cardinale Fabrizio Ruffo di Baranello \u2013 nel Regno il ritorno all\u2019ordine si concretizz\u00f2 in un rinnovato assolutismo. Nei primi anni del 1800 Napoli era il classico \u201cvaso di coccio\u201d fra \u201cvasi di ferro\u201d, rappresentando una pedina importante nello scacchiere mediterraneo e nello scontro tra Francia e Inghilterra. Il barcamenarsi della corte arriv\u00f2 alla resa dei conti con la definitiva alleanza fra Inghilterra, Russia e Austria nella terza coalizione anti-francese.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-53074 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Ferdinando_Borbone_Napoli-214x300.jpg\" alt=\"\" width=\"214\" height=\"300\" \/>La conquista napoleonica fu resa possibile dalla vittoria dell\u2019imperatore ad Austerlitz, il 2 dicembre 1805, cui seguirono le dichiarazioni di guerra della Francia e il progressivo abbandono di re Ferdinando da parte di inglesi e di russi. Con il comando affidato a Giuseppe Bonaparte e ad Andr\u00e9 Mass\u00e9na, l\u2019armata francese \u2013 composta da 43.110 uomini, 9.183 cavalli e 148 pezzi d\u2019artiglieria \u2013 super\u00f2 il confine romano del Regno di Napoli, il 10 febbraio 1806. Il 24 gennaio Re Ferdinando era gi\u00e0 salpato per Palermo, dopo aver nominato il primogenito Francesco, vicario generale del Regno; lo seguirono la regina Maria Carolina d\u2019Asburgo (1752-1814), la Corte e il resto della famiglia reale, il 6 febbraio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong><em>8.1<\/em><\/strong> <em>La \u201cguerra calabrese\u201d<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La conquista francese, nei mesi di febbraio-marzo, si rivel\u00f2 poco pi\u00f9 che una passeggiata. Manc\u00f2 l\u2019insurrezione popolare, nonostante il tentativo di dar vita all\u2019indomani del 1799, con i resti delle \u201cmasse\u201d sanfedistiche, a \u201ccorpi volanti\u201d, costituiti da gente atta alle armi, non arruolata nell\u2019esercito o nella milizia, ma considerata la \u201cmassa della nazione\u201d che nel bisogno accorre alla propria difesa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53075 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/insorgenze_Napoli.jpg\" alt=\"\" width=\"335\" height=\"189\" \/>La spiegazione della mancata insurrezione delle masse va ascritta innanzitutto agli ordini contraddittori della Corte fuggita a Palermo, che passarono da quello di raccogliere uomini attorno ai capi-massa del 1799, nel gennaio 1806, a quello di sciogliere i pochi gruppi formatisi e di rinunciare a qualsiasi resistenza, nel febbraio successivo. Pi\u00f9 in generale il clima che caratterizzava, al momento dell\u2019invasione napoleonica, le popolazioni del Regno, e in particolare gli uomini che avevano partecipato alla riconquista del 1799 guidata dal cardinale Ruffo, era di delusione verso il re e verso la restaurazione monarchica, per i mancati riconoscimenti verso gli insorgenti, per la manifesta volont\u00e0 di \u201csilenziare\u201d quelle vicende, vietando di pubblicare scritti sull\u2019impresa della Santa Fede e per l\u2019alleanza del 1801 con i francesi, gli antichi nemici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">All\u2019indomani della rotta dell\u2019esercito borbonico a Campotenese (9 marzo) gli unici episodi significativi di resistenza, contro ogni previsione, avvennero a Civitella del Tronto \u2013 cui contribuirono cospicue forze d\u2019insorgenti abruzzesi e marchigiani \u2013 e a Gaeta \u2013 dove lo spirito di resistenza fu incarnato dal principe Luigi di Assia-Philippsthal, sostenuto dai corpi franchi di Michele Pezza, pi\u00f9 noto come fra\u2019 Diavolo (57) \u2013 che resistette fino al 18 luglio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">A questa prima fase, segu\u00ec una \u201creazione spontanea\u201d, nei mesi marzogiugno 1806, che interess\u00f2 in vario modo i paesi calabresi e della Terra di Lavoro dove furono inalberate bandiere borboniche da parte dei soldati e degli ufficiali francesi. Si reagiva alle sempre pi\u00f9 opprimenti e violente richieste di approvvigionamento, alle requisizioni e contribuzioni continue, alle offese all\u2019onore e alla dignit\u00e0 privati e pubblici, e al sentimento religioso.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53076 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/napoleone_francesi_insorgenze.jpg\" alt=\"\" width=\"334\" height=\"239\" \/>Era stato, infatti, sconvolto un antico isolamento che per quei paesi aveva rappresentato una forma di indipendenza di fatto dal potere centrale, ora violato da un nuovo potere assai pi\u00f9 pervasivo e oppressivo. In quegli stessi giorni proclami e discorsi \u2013 come quello del sacerdote Antonio Presta, <em>Lettera per la classe popolare calabrese <\/em>\u2013 diffondevano uno spirito di crociata, richiamandosi al 1799, <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>epoca che tutti i nostri popolari Calabresi col segno della Croce fregiati, lo inimico ancora francese discacciassimo\u00bb. <\/em>La repressione fu durissima, (58) alimentando, in questo modo, uno stato di esasperazione e quindi una spirale di violenze diffuse.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La spedizione anglo-borbonica organizzata nel giugno-luglio 1806, guidata da William Sidney Smith e da John Stuart, e affiancata dai \u201ccorpi volanti\u201d di Michele Pezza, del tenente colonnello Rocco Stoduti e di Filippo Cancellieri, che avevano il compito di dirigere i volontari, mirava non a recuperare il regno, ma a distogliere forze dall\u2019assedio di Gaeta, indebolire i francesi e impedire l\u2019attacco della Sicilia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Fu l\u2019inaspettata vittoria inglese a Maida \u2013 il 4 luglio \u2013 che mut\u00f2 almeno momentaneamente le condizioni di superiorit\u00e0 francese in Calabria e diede l\u2019avvio alla sollevazione generale. Maida fu l\u2019episodio bellico pi\u00f9 importante della guerra di Calabria, e riport\u00f2 una notevole eco.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-28052 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/insorgenze_Ferrara.jpg\" alt=\"insorgenze_Ferrara\" width=\"303\" height=\"210\" \/>Ha scritto lo storico Caldora: <em>\u00abIl disastro materiale e morale fu grande per i Francesi; e l\u2019esito della giornata caus\u00f2 effetti gravissimi che avrebbero potuto esser fatali per lo stesso trono di Giuseppe, se gl\u2019Inglesi avessero saputo o voluto portare alle estreme conseguenze la loro vittoria\u00bb<\/em>. Alla battaglia il contributo delle masse dei volontari fu quasi insignificante, ma proprio la rivolta, che all\u2019indomani della vittoria inglese coinvolse la regione, concorse <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>alle proporzioni del successo e a accrescerle\u00bb<\/em>, mutando <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>la disfatta <\/em>[francese] <em>in una penosa e celere ritirata\u00bb (<\/em>59), mentre Stuart, dopo aver fomentato l\u2019insurrezione armata, la lasciava in bal\u00eca di se stessa e delle successive iniziative di Mass\u00e9na Da Reggio a Mormanno, da Cotrone a Lauria, migliaia d\u2019insorgenti in grosse formazioni, attaccarono la lunga e tormentata ritirata delle truppe francesi del generale Jean-Louis-\u00c9benezer, conte di Reynier, da Maida a Cassano. La rivolta calabrese fra l\u2019estate 1806 e l\u2019estate del 1807 assunse gli aspetti d\u2019una insurrezione in massa con assedi e scontri in campo aperto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Fu una rivolta generale: l\u2019ufficiale Jean-Baptiste Franceschi-Delonne, capo di Stato maggiore di Mass\u00e9na, osserv\u00f2 che a voler giustiziare tutti quelli che avevano preso le armi, in Calabria non sarebbe rimasto nessuno . Secondo Pietro Cal\u00e0-Ulloa i tre (60) anni di guerra in Calabria \u2013 1806-1808 \u2013 fra scontri e malattie costarono ai francesi ventimila uomini e alla popolazione locale un pesante salasso (61).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-53077 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/insorgenze-4-250x300.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"300\" \/>Altro focolaio di rivolte fu il Principato Citra, secondo solo alla Calabria <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>per i livelli \u2013 quantitativi e qualitativi \u2013 della mobilitazione legittimista\u00bb <\/em>(62): nella provincia di Salerno le masse borboniche ascesero fino a quattromila uomini nell\u2019estate del 1806. A maggio si formarono piccoli gruppi armati, agguerriti e molto mobili, alimentati dagli inglesi, in cui non mancarono elementi provenienti dal banditismo comune. Dopo Maida, giunsero nel golfo di Policastro, diversi capi-massa che si erano rifugiati in Sicilia. <em>\u00abLa propagazione della rivolta fu fulminea <\/em>\u2013 scrive Barra \u2013<em>, grazie all\u2019adesione di massa delle popolazioni del golfo di Policastro, del Cilento, del Lagonegrese e del vallo di Diano\u00bb <\/em>(63).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La reazione francese part\u00ec all\u2019indomani della caduta di Gaeta \u2013 il 18 luglio \u2013 per opera del generale Andr\u00e9 Mass\u00e9na che, lasciata la fortezza, inizi\u00f2 la marcia che doveva portarlo a sostenere le truppe del generale Reynier e a riconquistare la Calabria la quale, il 31 luglio, fu posta in stato di guerra: una riconquista accompagnata da nuovi e pi\u00f9 feroci sistemi repressivi a base di saccheggi, stragi e rappresaglie sulle famiglie degli insorti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Gli episodi bellici di questa fase furono moltissimi e spesso significativi: dalla resistenza di Lauria (8 agosto), che conobbe una terribile strage (64), alla battaglia campale di Moccone (13 agosto), dove la sconfitta subita segn\u00f2 una svolta del <em>modus operandi <\/em>delle masse calabresi e anche lucane le quali, frantumandosi in piccoli gruppi sempre pi\u00f9 autonomi e meno coordinati fra loro, andarono a operare in forme pi\u00f9 vicine al brigantaggio, pur conservando in qualche modo connotazioni politiche, anche se meno evidenti . Moccone, per\u00f2, non signific\u00f2 la fine della (65) rivolta.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53078 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Camerota_Italia.jpg\" alt=\"\" width=\"291\" height=\"219\" \/>Altri episodi bellici significativi furono l\u2019assedio di Camerota \u2013 presa il 1\u00b0 settembre \u2013, difesa dal figlio del feudatario Paolo Marchese, duca di Poderia, e battezzata dagli insorgenti \u201cla nostra piccola Gaeta\u201d, la resistenza di Maratea, caduta il 10 dicembre, e l\u2019assedio di Amantea, arresasi il 7 febbraio 1807. A Maratea si distinse Alessandro Mandarini, stimato dalla popolazione locale, fedele ai Borboni, ma alieno da ogni fanatismo, abbastanza autorevole da tenere a freno le masse pi\u00f9 violente, ma anche impossibilitato a dar vita a iniziative pi\u00f9 vaste a causa della mancanza di munizioni e truppe regolari capaci di disciplina, munizioni e truppe che \u2013 dopo aver dato fondo alle sue sostanze personali e familiari \u2013 chiese inutilmente al sovrano: infatti, scriveva, che <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>per fomentare il lodevole entusiasmo delle masse e delle popolazioni <\/em>[\u2026] <em>basta loro la veduta di dette truppe\u00bb <\/em>(66), osservazione che trova conferme in diversi episodi della guerra calabrese.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-28067 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/09\/Regno_sud.jpg\" alt=\"\" width=\"296\" height=\"259\" \/>Nel maggio del 1807 una nuova spedizione, progettata e realizzata autonomamente dai Borboni dalla Sicilia in direzione delle coste calabresi, nonostante la contrariet\u00e0 dei comandi inglesi, con il sostegno dei \u201ccorpi volanti\u201d, fall\u00ec presto nello scontro decisivo di Mileto (28 maggio), anche a causa della mancanza di strategia da parte del comandante le forze borboniche, il principe d\u2019Assia-Philippstadt. La \u201cguerra calabrese\u201d si concluse con la caduta, il 1\u00b0 febbraio 1808, di Reggio \u2013 difesa fermamente dal colonnello Vito Nunziante, con la partecipazione spesso anarchica delle masse al comando di Nicola Gualtieri, detto \u201cPanedigrano\u201d (67), Giacomo Pisano, chiamato \u201cFrancatrippa\u201d, Antonio Santoro, detto \u201cRe Coremme\u201d, Gaetano Nicastro e Giuseppe Maria Necco, che ebbero perdite per 200 uomini, mentre il resto fu reimbarcato per la Sicilia <em>\u2013 <\/em>e di Scilla, controllata dagl\u2019inglesi, il 17 febbraio 1808.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La nuova spedizione anglo-borbonica sulle coste napoletane, del giugno luglio 1809, \u00e8 da mettersi in relazione con la ripresa dell\u2019iniziativa bellica dell\u2019Austria e con gli accordi fra quest\u2019ultima e gli inglesi che inviarono forze navali nell\u2019Alto Adriatico e nel Basso Tirreno. Alla spedizione partecip\u00f2 un migliaio di volontari sbarcati a Reggio. L\u2019arrivo delle notizie della ittoria francese sugli austriaci a Wagram, nei dintorni di Vienna, il 6 luglio, dell\u2019armistizio dell\u201911 luglio fece decidere il ritorno a Messina.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La resistenza popolare aveva ormai assunto i caratteri della guerriglia e el brigantaggio, ma non perdette del tutto il connotato politico. Non mancarono noltre formazioni regolari, eredi dei \u201ccorpi volanti\u201d, come i \u201cvolontari siciliani\u201d, sotto il comando borbonico, che si distinsero nell\u2019estate 1810, nel respingere la minaccia di sbarco di Joaquim Murat nell\u2019isola, e le guide calabresi e i <em>Calabrese Free Corps<\/em>, organizzati dagli inglesi per il loro servizio di informazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong><em>8.2<\/em><\/strong> La Basilicata<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53079 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/basilicata_Italia_mappa.jpg\" alt=\"\" width=\"304\" height=\"223\" \/>In qualche zona della Basilicata \u2013 il Lagonegrese (68) e la Val d\u2019Agri <em>\u2013 <\/em>nel 1806 la sollevazione popolare raggiunse le proporzioni e le forme dell\u2019insurrezione generale. Gi\u00e0 prima di luglio, nelle zone a nord-ovest della regione, al confine con il Principato, nelle montagne dell\u2019alta Valle dell\u2019Ofanto e del T\u00e0nagro, agivano bande armate con lo scopo di distrarre i francesi che da Salerno inseguivano i soldati borbonici in ritirata.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Ad alimentare e a organizzare la rivolta furono elementi legittimisti, di diversa estrazione, che diedero vita a una rete informativa e logistica. <em>\u00abEcclesiastici e borghesi di sentimenti sanfedistici tenevano le fila del brigantaggio in Basilicata\u00bb<\/em>, ha scritto Umberto Caldora, il quale osservava anche: <em>\u00ab\u00c8 <\/em>[\u2026 ] <em>innegabile che il motivo politico \u00e8 pi\u00f9 di ogni altro predominante nelle azioni dei briganti basilicatesi <\/em>[<em>sic<\/em>]. <em>Non lo si trova con tanta continuit\u00e0 e con tanta evidenza in nessun\u2019altra regione, neppure in Calabria e negli Abruzzi che passano come le pi\u00f9 agguerrite nella reazione e come le pi\u00f9 appassionate nella fedelt\u00e0 ai Borboni\u00bb <\/em>(69).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">In questo frangente \u2013 e in altri \u2013 si distinse, in particolare, Francesco Antonio usciani (70), gi\u00e0 capo-massa con il cardinale Ruffo, quindi divenuto barone, che si mise in contatto con legittimisti appartenenti al ceto dei notabili e degli ufficiali borbonici, in grado di dare garanzie all\u2019organizzazione dell\u2019insurrezione armata, nella quale non mancavano tuttavia elementi popolari che, gi\u00e0 protagonisti dell\u2019insorgenza del 1799, temevano le vendette del partito \u201cfilo-francese\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-53080 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/insorgenze-5-283x300.jpg\" alt=\"\" width=\"261\" height=\"277\" \/>Dall\u2019inizio di luglio il centro organizzativo dell\u2019insurrezione antinapoleonica divenne Sarconi, un modesto borgo dove i notabili non avevano accettato il nuovo regime. Nella localit\u00e0 lucana fu costituito un \u201cComitato Insurrezionale\u201d con un proprio corpo armato formato da uomini giunti dai paesi dell\u2019area \u2013 gi\u00e0 soldati delle truppe e delle masse realiste \u2013 che si fecero protagonisti di spedizioni nel territorio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">A seguito dei successi di Mass\u00e9na e del mutato quadro politico-militare internazionale che spingeva gli inglesi a un progressivo disimpegno, lasciando cos\u00ec pi\u00f9 soli gli insorti del Regno, rapidamente le sorti dell\u2019insorgenza\u00ec lucana si ribaltarono e le sconfitte dei filo-borbonici fioccarono.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Viggiano \u2013 l\u2019ultimo centro di resistenza in Basilicata \u2013 cedette ai francesi il 17 agosto: seguirono, come di consueto, sacco e fucilazioni. Il \u201cComitato Insurrezionale\u201d di Sarconi si sciolse, mentre pochi ribelli sfuggirono al rastrellamento. Alcuni capi-massa continuarono a battersi per la causa legittimista, secondo le direttive degli agenti borbonici, altri si costituirono ai comandi napoleonici. Obbiettivo dei gruppi di insorti non erano pi\u00f9 cacciare i francesi, ma colpire i notabili locali che appoggiavano il nuovo governo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il brigantaggio lucano conobbe una nuova fiammata nell\u2019estate 1809, in coincidenza con un\u2019annata agricola sfavorevole e con la spedizione angloborbonica nei golfi di Napoli e di Policastro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong><em>8.3<\/em><\/strong> Conclusioni<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-16917\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/Viva_Maria.jpg\" alt=\"Viva_Maria\" width=\"199\" height=\"289\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/Viva_Maria.jpg 250w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/Viva_Maria-206x300.jpg 206w\" sizes=\"auto, (max-width: 199px) 100vw, 199px\" \/><span style=\"color: #000000;\">Ha scritto Carlo Zaghi che, a differenza che nel Regno d\u2019Italia, <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>nell\u2019Italia meridionale <\/em>[\u2026] <em>il brigantaggio fu reazionario, sanfedista e controrivoluzionario nel 1799 e realista dopo il 1806, e <\/em>[in esso] <em>l\u2019elemento politico primeggia su tutto\u00bb <\/em>. Jean-Jacques (71) Duret de Tavel, ufficiale francese nella guerra calabrese, della cui esperienza ha lasciato un diario sotto forma di lettere scritte al padre, a proposito dell\u2019insurrezione popolare parl\u00f2 di un <em>\u00abpatriottismo politico e religioso\u00bb <\/em>(72), espressione di una popolazione orgogliosa del proprio isolamento, sicuro rifugio contro ogni tirannia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Quanto il governo borbonico in Sicilia controll\u00f2 e diresse la resistenza anti-napoleonica? Si devono distinguere i \u201ccorpi volanti\u201d organizzati dall\u2019alto attraverso la nomina di commissari regi, e le masse che, pur agendo in nome del sovrano, si originavano dal basso intorno a capi, che riuscivano a raccogliere migliaia di uomini, ma dei quali le autorit\u00e0 borboniche diffidavano per il loro comportamento spesso inaffidabile e violento.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Con la fucilazione di alcuni commissari governativi \u2013 Giovan Battista Rodio e Michele Pezza \u2013 e il passaggio di altri (73) \u2013 Giuseppe Costantini e Gerardo Curcio, detto \u201cSciarpa\u201d \u2013 ai filo-bonapartisti, il ruolo delle masse divenne sempre pi\u00f9 determinante nella resistenza anti-napoleonica. Come si \u00e8 visto, in alcune situazioni, come in Basilicata, a tenere le fila dell\u2019insorgenza nella primavera-estate 1806 furono ufficiali borbonici e legittimisti reduci del 1799. Volendo ricostruire i diversi ambienti della resistenza anti-napoleonica non dev\u2019essere sottovalutato l\u2019episodio della congiura delle societ\u00e0 borboniche, collegate alle iniziative del principe di Canosa, alla testa di \u201ccamiciotti\u201d \u2013 volontari \u2013 albanesi e di emigrati napoletani, nelle isole di Ponza e di Ventotene, al largo del litorale campano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-44465 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Regno_Napoli.png\" alt=\"\" width=\"195\" height=\"258\" \/>Le societ\u00e0 borboniche, che avevano avuto un importante ruolo nell\u2019insorgenza del 1799 (74), avrebbero dovuto suscitare una rivolta a Napoli in coincidenza con la spedizione borbonica del maggio 1807. La trama fu scoperta e buona parte dei congiurati arrestati fu condannata e giustiziata (75).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">l quadro, dunque, risulta complesso e non sempre facilmente ricomponibile. Di recente, studi come quello di John A. Davis hanno posto al centro dell\u2019interpretazione degli anni rivoluzionari e napoleonici e della resistenza popolare la questione della crisi \u2013 politica, economica e militare \u2013 della monarchia meridionale e della sua legittimit\u00e0, di cui la doppia fuga dei sovrani \u2013 nel 1798 e nel 1806 \u2013 rappresenta l\u2019evento emblematico e significativo nella percezione popolare della Corona (76).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Alla questione della legittimit\u00e0 va collegata anche la figura dei <em>leader <\/em>delle masse che agivano in nome del re, segno che quel richiamo era sentito e condiviso dalle popolazioni, dalle quali, a sua volta, veniva al brigante una legittimit\u00e0 dal basso in quanto esse ne riconoscevano il carisma e la difesa dei loro interessi, anche in competizione, se non in conflitto, con i rappresentanti ufficiali.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_53081\" style=\"width: 222px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-53081\" class=\"wp-image-53081 size-medium\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Giuseppe_Bonaparte-222x300.jpg\" alt=\"\" width=\"222\" height=\"300\" \/><p id=\"caption-attachment-53081\" class=\"wp-caption-text\">Giuseppe Bonaparte<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il problema della legittimit\u00e0 interess\u00f2 anche la nuova monarchia napoleonica di Napoli, che non la traeva dalla tradizione, ma la basava sulla forza della conquista e soprattutto sulla nuova ideologia imperiale di garanzia del nuovo ordine e della nuova legalit\u00e0, usciti dalla rivoluzione, oltre che sul sostegno dei ceti possidenti e delle <em>\u00e9lites <\/em>intellettuali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Se buona parte della generazione \u201cilluministica\u201d meridionale ader\u00ec alla repubblica \u201cgiacobina\u201d del 1799 e poi alla monarchia di Giuseppe Bonaparte e al suo riformismo, ampi settori della societ\u00e0 conservarono sentimenti di fedelt\u00e0 al sovrano, che per\u00f2 si andarono modificando in relazione ai nuovi contesti politici e militari nei quali lo stesso sovrano fu costretto pi\u00f9 volte a appellarsi \u2013 seppure di malavoglia e opportunisticamente \u2013 alle popolazioni per la difesa dello Stato, e a riconoscere come \u201clegittimi combattenti\u201d \u2014 <em>\u00absoldati dei miei Reali Eserciti\u00bb <\/em>\u2013 tutti coloro che erano insorti, senza distinzioni, contro l\u2019invasore, salvo poi ribadire le ragioni assolutistiche della propria legittimit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il legame fra nazione e dinastia, nonostante i processi di atomizzazione e di disomogenizzazione sociale intrapresi dalla prima e le debolezze e gli opportunismi della seconda, non venne meno, ma trov\u00f2 sviluppi nuovi, proprio al momento dell\u2019instaurazione di una nuova monarchia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Per il caso abruzzese nel decennio napoleonico \u2013 ma l\u2019osservazione pu\u00f2 allargarsi all\u2019insieme della societ\u00e0 del Regno \u2013 scrive Francesca Fausta Gallo che <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>la scelta sostanzialmente filo-borbonica delle masse <\/em>[e] <em>di fette consistenti del clero, stava forse a significare una sostanziale accettazione di una dinastia che si riconosceva come \u201cnazionale\u201d, una sorta di patriottismo da \u201cpiccola nazione\u201d, che si univa al senso di fedelt\u00e0 dinastica\u00bb <\/em>(77)<em>. <\/em>\u00c8 su questi nodi \u2013 vecchi e nuovi \u2013 di intendere la fedelt\u00e0, la legittimit\u00e0 e le relazioni fra nazione e sovrano che si andranno definendo gli schieramenti culturali e politici nei successivi anni del secolo XIX.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">_______________________<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>S<\/strong><strong>ANDRO <\/strong><strong>P<\/strong><strong>ETRUCCI<\/strong><strong>,<\/strong> <em>maceratese, dottorando in Antropologia, Filologia, Storia Medievale e Letteratura del Mediterraneo Occidentale presso l\u2019Universit\u00e0 di Sassari, \u00e8 autore di molteplici ricerche e saggi sulla storia dell\u2019insorgenza anti-giacobina e anti-napoleonica, in particolare di quella della sua regione, oltre a saggi di storia della Sardegna medievale. \u00c8 membro corrispondente dell\u2019Istituto Storico dell\u2019Insorgenza e per l\u2019Identit\u00e0 Nazionale per le Marche.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>1)<\/strong> ATANASIO MOZZILLO, <em>Calabria e Basilicata sotto la dinastia borbonica<\/em>, in IDEM, <em>Regno delle due Sicilie IV. Calabria Ultra e Citra, Basilicata (1734-1860)<\/em>, a cura di Gianni Guadalupi, Collana Antichi Stati, Franco Maria Ricci, Milano 1997, pp. 13-38 (p. 31).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>2)<\/strong> LUIGI PUCCI, <em>Indagini sul brigantaggio nel Dipartimento del Panaro del Crostolo<\/em>, in MARINO BERENGO e SERGIO ROMAGNOLI (a cura di), <em>Reggio e i Territori Estensi dall\u2019Antico Regime all\u2019et\u00e0 Napoleonica<\/em>, Atti del Convegno di Studi Reggio Emilia, 18-19-20 marzo 1977, Pratiche, Modena 1980, pp. 271-294 (p. 276).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>3)<\/strong> PIETRO CAL\u00c0-ULLOA, <em>Della sollevazione delle Calabrie contra a\u2019 Francesi<\/em>, Tipografia Morini, Roma 1871, p. 38.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>4)<\/strong> A. MOZZILLO, <em>Cronache della Calabria in guerra 1806-1811. Testi e documenti<\/em>, 3 voll., ESI, Napoli 1972, vol. I, pp. 99-101.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>5)<\/strong> LUIGI BLANCH, <em>Il Regno di Napoli dal 1801 al 1806<\/em>, in IDEM, <em>Scritti storici<\/em>, a cura di Benedetto Croce, 3 voll., Laterza, Bari 1945, vol. I, pp. 3-292 (pp. 46-47).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>6)<\/strong> L. PUCCI, <em>op<\/em>. <em>cit<\/em>., p. 279.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>7)<\/strong> Cit. in SIMONE BONECHI, <em>La chiesa toscana di fronte a Napoleone: le diocesi di Firenze e Fiesole<\/em>, \u201cAnnali della Fondazione Luigi Einaudi\u201d, XXVIII (1994), pp. 358-410 (p. 407). Dello stesso autore cfr. <em>L\u2019alto clero toscano dal \u00abViva Maria\u00bb alla caduta di Napoleone<\/em>, <em>ivi<\/em>, XXX (1996), pp. 237-306.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>8)<\/strong> L. PUCCI, <em>op<\/em>. <em>cit<\/em>., p. 276.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>9)<\/strong> RICHARD COBB, <em>Polizia e popolo. La protesta popolare in Francia (1789-1820)<\/em>, trad. it., il Mulino, Bologna 1976, p. 131.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>10)<\/strong> Cfr. JEAN PIERRE FILIPPINI, <em>Diserzione e brigantaggio nella Toscana napoleonica<\/em>, \u201cRivista Italiana di Studi Napoleonici\u201d, 26\/1 (1989), pp. 125-146. Lo storico, fra l\u2019altro, osserva: <em>\u00abLa parola \u201cbrigante\u201d pu\u00f2 anche diventare un aggettivo per parlare di un disertore che si comporta male\u00bb<\/em>. Sul tema cfr. anche ALEXANDER GRAB, <em>Army, State, and Society: Conscription and Desertion in Napoleonic Italy (1802-1814)<\/em>, \u201cJournal of Modern History\u201d, 67\/1 (1995), pp. 25-54.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>11)<\/strong> Cit. in FRANCESCA FAUSTA GALLO, <em>Dai gigli alle coccarde. Il conflitto politico in Abruzzo (1770-1815)<\/em>, Carocci, Roma 2002, pp. 88-89.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>12)<\/strong> Cit. in GIUSEPPE BARTOCCI, <em>L\u2019insorgenza ascolana anti francese nel 1809 e la generosa fine di Giacomo Costantini figlio di \u00abSciabolone\u00bb<\/em>, \u201cAtti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per le Marche\u201d, serie VIII, V (1966-1967), pp. 9-14 (p. 11).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>13)<\/strong> Cfr. FRANCESCO BARRA, <em>Manh\u00e8s e la repressione del brigantaggio lucano (1810-1811)<\/em>, in IDEM, <em>Il brigantaggio del Decennio francese (1806-1815). Studi e ricerche<\/em>, Plectica, Salerno 2003, pp. 125-143.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>14)<\/strong> TOMMASO PEDIO, <em>L\u2019insurrezione antifrancese in Basilicata nel 1806<\/em>, \u201cArchivio Storico Italiano\u201d, CXL (1982), pp. 603-659, ora in IDEM, <em>Brigantaggio meridionale (1806-1863)<\/em>, Capone, Cavallino (Lecce) 1997, pp. 5-44 (p. 7). <em>\u00abSono stati <\/em>[\u2026] <em>i Francesi, scesi in Italia Meridionale nel 1799, a adottare per primi questo termine per indicare coloro che a essi si opponevano. \u00c8 un termine questo nuovo nella lingua napoletana e lo ha sempre ignorato il legislatore: a Napoli sono stati sempre indicati come <\/em>banditi <em>o <\/em>fuorbanditi <em>i fuori legge datisi alla campagna e come <\/em>proditores<em>, distinti dai primi, i ribelli scesi in armi contro il potere costituito\u00bb <\/em>(IDEM, <em>Brigantaggio e questione meridionale<\/em>, a cura di Mauro Spagnoletti, Edizioni Levante, Bari 1982, p. 120).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>15)<\/strong> Cit. in A. MOZZILLO, <em>Cronache della Calabria in guerra<\/em>, cit., pp. 191-192. Cit. in UMBERTO CALDORA, <em>Fra patriotti e briganti<\/em>, Adriatica Editrice, Bari 1974, pp. 200-201; cfr. anche ASTOL<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>16)<\/strong> -PHE DE CUSTINE, <em>Il viaggio in Calabria<\/em>, trad. it., a cura di Anna Maria Rubino Campini, Flaccovio, Palermo 1979.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>17)<\/strong> Il testo del discorso \u00e8 in A. MOZZILLO, <em>Cronache della Calabria in guerra<\/em>, cit., vol. I, pp. 349-350.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>18)<\/strong> F. BARRA, <em>Il brigantaggio in Capitanata<\/em>, in IDEM, <em>Il brigantaggio del Decennio francese (1806-1815). Studi e ricerche<\/em>, cit., pp. 145-191 (p. 171).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>19)<\/strong> IDEM, <em>Brigantaggio e crisi del comunitarismo pastorale. Il caso di Roccamandolfi<\/em>, <em>ivi<\/em>, pp. 145-191 (pp. 150-151).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>20)<\/strong> Cfr. VALENTINO SANI, <em>Le rivolte antifrancesi nel Ferrarese<\/em>, \u201cStudi storici\u201d, 39 (aprile giugno 1998), pp. 473-494 (p. 493), ora in ANNA MARIA RAO (a cura di), <em>Folle controrivoluzionarie. La questione delle insorgenze italiane<\/em>, Carocci, Roma 1999, pp. 195-216.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>21)<\/strong> F. F. GALLO, <em>op<\/em>. <em>cit<\/em>., pp. 176-177.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>22)<\/strong> <em>Ivi<\/em>, p. 247.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>23)<\/strong> RAOUL GU\u00c8ZE, ROBERTO GUARASCI e ANNAROSA ROVELLA, <em>La rivolta anti-francese delle Calabrie (1806-1813)<\/em>, Editoriale Progetto 2000, Cosenza 1990.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>24)<\/strong> A. MOZZILLO, <em>Cronache della Calabria in guerra<\/em>, cit., vol. I, p. 98. La lettera di Giuseppe Bonaparte al fratello Napoleone I \u00e8 dell\u20198 agosto 1806.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>25)<\/strong> Cfr. ADOLFO VOLTA, <em>L\u2019Inghilterra e un piano d\u2019unificazione italiana<\/em>, \u201cAtti e Memorie della Deputazione Patria per le Antiche Province Modenesi\u201d, serie 8, V (1953), pp. 77-90; e SERGIO CELLA, <em>Brunazzi<\/em>, <em>Giacomo<\/em>, in <em>Dizionario biografico degli italiani<\/em>, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1972, vol. XIV, pp. 530-531.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>26)<\/strong> fr. MICHEL IAFELICE, <em>Barbets! <\/em><em>Les resistances \u00e0 la domination francaise dans le Pays Ni\u00e7ois (1792-1814)<\/em>, prefazione di Michel Vovelle, Serre, Nice 1998.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>27)<\/strong> u questo singolare capo-massa, cfr. MARCO ALBERA e OSCAR SANGUINETTI, <em>Il maggiore Branda de\u2019 Lucioni e la Massa Cristiana\u00bb. Aspetti e figure dell\u2019insorgenza anti-giacobina e della liberazione del Piemonte nel 1799<\/em>, Libreria iemontese Editrice, Torino 1999.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>28)<\/strong> fr. MICHELE RUGGIERO, <em>Storia dei briganti piemontesi (1796-1814)<\/em>, Alzani, Pinerolo (Torino) 1998, p. 101.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>29)<\/strong> Cfr. M. IAFELICE, <em>Une r\u00e9sistance populaire \u00e0 l\u2019occupation fran\u00e7aise du Comt\u00e9 de Nice: les Barbets (1792-1814)<\/em>, Pays V\u00e9subien\u201d, 3 (2002), pp. 38-46.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>30)<\/strong> Cfr. M. RUGGIERO, <em>Storia dei briganti piemontesi (1796-1814)<\/em>, cit.; IDEM, <em>La rivolta dei contadini piemontesi. 1796-1802<\/em>, Piemonte in Bancarella, Torino 1974; e ID., <em>Briganti del Piemonte napoleonico<\/em>, La Bouquiniste, Torino 1968.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>31)<\/strong> <em>\u00abIn definitiva, era lo stretto legame tra le bande e la vita tradizionale delle comunit\u00e0 contadine a determinare la loro sopravvivenza nei periodi pi\u00f9 difficili\u00bb <\/em>(AGNESE SINISI, <em>Antigiacobinismo e sanfedismo<\/em>, in <em>Storia della societ\u00e0 italiana<\/em>, Teti, Milano 1985, vol. XIII, <em>L\u2019Italia giacobina e napoleonica<\/em>, pp. 219-252 (p. 249)).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>32)<\/strong> Sull\u2019insorgenza toscana cfr., <em>passim<\/em>, i saggi raccolti da Ivan Tognarini in <em>La Toscana nell\u2019et\u00e0 rivoluzionaria e napoleonica<\/em>, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1985, e in <em>La Toscana e la rivoluzione francese<\/em>, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1994.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>33)<\/strong> GIOVANNI LUSERONI, <em>La Toscana nell\u2019Impero napoleonico. Alcune notizie sulla resistenza alla coscrizione e sugli<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><em>atteggiamenti di fronte alla guerra<\/em>, \u201cRivista Italiana di Studi Napoleonici\u201d, 26\/1 (1989) pp. 103-124 (p. 106).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>34)<\/strong> GIAMPAOLO FENZI, <em>Brigantaggio e protesta popolare nel dipartimento dell\u2019Arno 1808-1814<\/em>, in <em>La Toscana e la rivoluzione<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><em>francese<\/em>, cit., pp. 223-263 (p. 231).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>35)<\/strong> <em>Ivi<\/em>, p. 233.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>36)<\/strong> Sul fenomeno del brigantaggio laziale, cfr. i saggi contenuti ne <em>Il brigantaggio nel Lazio meridionale. Atti del convegno (Patrica 25 aprile 1984)<\/em>, Amministrazione Provinciale, Frosinone 1986; <em>Gli anni rivoluzionari nel Lazio meridionale (1789-1815). Atti del convegno (Patrica 29 ottobre 1989)<\/em>, Istituto di Storia e di Arte del Lazio Meridionale, Patrica (Frosinone) 1990.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>37)<\/strong> Cfr. ELIO LODOLINI, <em>Il brigantaggio nel Lazio meridionale dopo la Restaurazione (1814-1825)<\/em>, \u201cArchivio della Societ\u00e0 Romana di Storia Patria\u201d, LXXXIII (1960), pp. 189-268.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>38)<\/strong> Cfr. MICHELE COLAGIOVANNI<em>, Il brigantaggio nel Lazio meridionale e l&#8217;opera di Gaspare del Bufalo<\/em>, Edizioni Pia Unione del Preziosissimo Sangue (EPUPS), Roma 1986.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>39)<\/strong> IDEM, <em>Il triangolo della morte. Il brigantaggio di confine nel Lazio meridionale tra Sette e Ottocento<\/em>, Il calamo, Roma 2000, p. 104.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>40)<\/strong> CORRADO LAMPE, <em>Il brigantaggio napoleonico nei Castelli Romani<\/em>, ne <em>Il brigantaggio nel Lazio meridionale<\/em>, cit., pp. 53-66 (p. 56).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>41)<\/strong> Cfr. DOMENICO SPADONI, <em>Un prete brigante-patriota nel 1812-13<\/em>, \u201cRassegna storica del Risorgimento\u201d, VI (1919), pp. 645-670; e UMBERTO COLDAGELLI, <em>Battaglia<\/em>, <em>Felice<\/em>, in <em>Dizionario biografico degli italiani<\/em>, cit., vol. VII, pp. 210-212.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>42)<\/strong> Cfr. VINCENZO PALTRINIERI, <em>I moti contro Napoleone negli stati di Parma e Piacenza (1805-1806) con altri studi storici<\/em>, Zanichelli, Bologna 1927; e VINCENZO PANCOTTI, <em>Un episodio della rivolta piacentina contro il governo francese<\/em>, \u201cArs Nova\u201d, Piacenza, ottobre 1924, pp. 434-444.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>43)<\/strong> Cfr. GIORGIO FIORI, <em>Bobbio e l\u2019invasione napoleonica (1796-1814)<\/em>, in <em>L\u2019Emilia nel periodo napoleonico. Atti e memorie del Convegno Reggio Emilia, 17-18 ottobre 1964<\/em>, Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, Comitato di Reggio Emilia, <em>ivi <\/em>1966, pp. 150-170.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>44)<\/strong> Cit. in RINALDO SALVADORI, <em>Moti giacobini e insorgenze antinapoleoniche in Val Padana<\/em>, in <em>Storia della societ\u00e0 italiana<\/em>, cit., vol. XIII, <em>L\u2019Italia giacobina e napoleonica<\/em>, pp. 189-217 (p. 209).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>45)<\/strong> Sull\u2019insorgenza di Crespino cfr. GIUSEPPE ROBERTI, <em>Il fatto di Crespino, episodio della dominazione napoleonica in Italia<\/em>, \u201cLa Rassegna Nazionale\u201d, 16-5-1906, pp. 283-288; e ALFREDO CAMILLUCCI, <em>Gl\u2019\u00abinsorgenti\u00bb del Ferrarese e l\u2019episodio Napoleonico di Crespino. Conferenza tenuta nel Circolo di Cultura in Copparo il 28 febbraio<\/em>, Cappelli, Copparo (Ferrara) 1939.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>46)<\/strong> A questi fenomeni, nel convegno <em>Napoleone e Regno d\u2019Italia (1905-1814). La Lombardia fra cesarismo post-rivoluzionario e prime forme di unificazione nazionale<\/em>, svoltosi a Milano, all\u2019Universit\u00e0 del Sacro Cuore il 18 e 19 novembre 2005, fu dedicata la relazione di Oscar Sanguinetti, direttore dell\u2019Istituto per la Storia dell\u2019Insorgenza e dell\u2019Identit\u00e0 Nazionale (Isiin), dal titolo <em>Le insorgenze nel territorio del Regno d\u2019Italia e la \u00abcalda estate\u00bb del 1809 <\/em>(gli atti relativi sono in corso di stampa)<em>.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>47)<\/strong> Cfr. CARLO BULLO, <em>Dei movimenti insurrezionali del Veneto sotto il dominio napoleonico, specialmente del brigantaggio politico del 1809<\/em>, \u201cNuovo Archivio Veneto\u201d, VII (1897), pp. 353-369; VIII (1898), pp. 81-88; IX (1899), pp. 66-101, e pp. 300-347.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>48)<\/strong> Per le valli lombarde, cfr. GELLIO CASSI, <em>L\u2019Alta Lombardia durante l\u2019insurrezione tirolese nel 1809<\/em>, \u201cRassegna Storica del Risorgimento\u201d, XVIII (1931), fascc. II-III, pp. 289-328.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>49)<\/strong> <em>Sollevazione del Territorio Vicentino nell\u2019anno 1809. Dal diario della contessa Ottavia Negri-Velo <\/em>(Vicenza 1896), cit. in MARIO LEONARDI, <em>L\u2019insorgenza del 1809 nel Regno d\u2019Italia<\/em>, \u201cAnnuario dell\u2019Istituto Storico Italiano per l\u2019Et\u00e0 Moderna e Contemporanea\u201d, XXXI-XXXII (1979-1980), pp. 435-447 (p. 446).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>50)<\/strong> Cit. in R. SALVADORI, <em>op<\/em>. <em>cit<\/em>., p. 211.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>51)<\/strong> Cfr. GIULIO NATALI, <em>L\u2019insorgenza del 1809 nel dipartimento del Reno<\/em>, \u201cAtti e Memorie della Regia Deputazione di Storia Patria per l\u2019Emilia e la Romagna\u201d, II (1936-1937), pp. 11-14 e pp. 36-41. Su un capo-massa locale, cfr. FRANCESCO MARIO AGNOLI, <em>Prospero Baschieri, un eroe dell\u2019Insorgenza padana. (1809-1810)<\/em>, Tabula Fati, Chieti 2002.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>52)<\/strong> CHARLES TILLY, <em>Le forme storiche della violenza collettiva<\/em>, in <em>Movimenti di rivolta. Teorie e forme dell\u2019azione collettiva<\/em>, a cura di Alberto Melucci, Etas Libri, Milano 1976, pp. 235-243 (p. 238).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>53)<\/strong> M. LEONARDI, <em>op<\/em>. <em>cit<\/em>., pp. 435-447.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>54)<\/strong> G. FENZI, <em>op<\/em>. <em>cit<\/em>., p. 235.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>55)<\/strong> Sulle Marche cfr. GIOVANNI ACCORRONI, <em>Notizie sul brigante Pietro Masi detto Bellente. 1789-1812<\/em>, Tip. P. Colcerasa, Macerata 1925; GIOVANNI SPADONI, <em>L\u2019insorgenza marchigiana durante il Regno italico<\/em>, \u201cLe Marche nel Risorgimento italiano\u201d, I, 2 (1925); D. e G. SPADONI, <em>Uomini e fatti delle Marche nel Risorgimento italiano<\/em>, Unione Tipografica Operaia, Macerata 1927; PIO CARTECHINI, <em>Organi e uffici dell\u2019amministrazione napolenica a Macerata dal 1808 al 1815<\/em>, \u201cStudi Maceratesi\u201d, vol. VIII, <em>L\u2019et\u00e0 napoleonica nel Maceratese. Atti dell\u2019VIII Convegno di studi maceratesi (Tolentino, 28-29 ottobre 1972)<\/em>, Centro di Studi Storici Maceratesi, Macerata 1974, pp. 324-499 (pp. 334-341); GIANCARLO CARTECHINI, <em>Episodi di brigantaggio legati alla coscrizione obbligatoria nel dipartimento del Musone (1808-1814)<\/em>, \u201cStudi Maceratesi\u201d, XXIX, <em>Atti del XIX Convegno di studi maceratesi (Porto Recanati, 13-14 novembre 1993)<\/em>, Centro di Studi Storici Maceratesi, Macerata 1994, pp. 463-529; e TIMOTEO GALANTI, <em>Dagli Sciaboloni ai Piccioni. Il \u00abbrigantaggio\u00bb politico nella Marca pontificia ascolana dal 1798 al 1865<\/em>, Edigrafital, Sant\u2019Atto (Teramo) 1990.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>56)<\/strong> Oltre i lavori citati nelle note seguenti, su Napoli cfr. LUIGI MARIA GRECO, <em>Annali di Citeriore Calabria dal 1806 al 1811<\/em>, Migliaccio, Cosenza 1872 (<em>reprint<\/em>, con una introduzione di Gaetano Cingari e una nota di A. Mozzillo, Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania-Edizioni del Tornese, Cosenza-Roma 1979); JACQUES RAMBAUD, <em>Naples sous Joseph Bonaparte. 1806-1808<\/em>, Plon-Nourrit, Paris 1911; U. CALDORA, <em>Calabria napoleonica (1806-1815)<\/em>, Fiorentino, Napoli 1960; G. CINGARI, <em>Brigantaggio, proprietari e contadini nel Sud, 1799-1900<\/em>, Editori Meridionali Riuniti, Reggio Calabria 1976; e ANGELA VALENTE, <em>Gioacchino Murat e l\u2019Italia meridionale<\/em>, Einaudi, Torino 1976. Sull\u2019organizzazione delle masse degli insorgenti meridionali e soprattutto sulla loro attivit\u00e0 in relazione alla strategia inglese ho potuto attingere al voluminoso lavoro di VIRGILIO ILARI, PIERO CROCIANI e GIANCARLO BOERI, <em>Le Due Sicilie nelle guerre napoleoniche (1800-1815)<\/em>, che sar\u00e0 pubblicato dall\u2019Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell\u2019Esercito. Ringrazio il professor Il\u00e0ri che mi ha permesso di visionarlo in anteprima. Esso rappresenta un\u2019opera molto importante soprattutto per la grande ricchezza delle fonti utilizzate.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>57)<\/strong> Su di lui, cfr., fra l\u2019altro, F. BARRA, <em>Michele Pezza detto Fra\u2019 Diavolo. Vita, avventure e morte di un guerrigliero dell\u2019800 e sue memorie inedite<\/em>, Avagliano, Cava de\u2019 Tirreni (Salerno) 2000.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>58)<\/strong> A. MOZZILLO, <em>Cronache della Calabria in guerra<\/em>, cit., vol. I, p. 240.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>59)<\/strong> U. CALDORA, <em>Fra patriotti e briganti<\/em>, cit., p. 179 (entrambi i brani).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>60)<\/strong> Cfr. A. MOZZILLO, <em>Cronache della Calabria in guerra, <\/em>cit., p. 191.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>61)<\/strong> <em>\u00abCost\u00f2 a\u2019 Francesi quella guerra tra malattie e rabbia Calabrese circa ventimila ottimi soldati. De\u2019 Calabresi, fatto il censo tre anni di poi, mancavan pi\u00f9 del doppio\u00bb <\/em>(P. CAL\u00c0-ULLOA, <em>op<\/em>. <em>cit<\/em>., p. 421)<em>.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>62)<\/strong> F. BARRA, <em>Il Principato Citra nell\u2019insurrezione antifrancese dell\u2019estate 1806<\/em>, in IDEM, <em>Il brigantaggio del Decennio francese<\/em>, cit., pp. 27-61 (p. 27).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>63)<\/strong> <em>Ivi<\/em>, p. 37.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>64)<\/strong> Racconta un cronista locale che <em>\u00ab<\/em>[\u2026] <em>circa mille cittadini caddero sotto il ferro nemico, centoquarantadue case furono preda delle fiamme in Lauria Superiore e due terzi di tutte le altre in Lauria Inferiore, e in esse le due chiese madri e il magnifico convento dei Minori Osservanti\u00bb <\/em>(cit. in T. PEDIO, <em>op<\/em>. <em>cit<\/em>., p. 28).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>65)<\/strong> Ha osservato Atanasio Mozzillo: <em>\u00abQuando ci trova di fronte a veri e propri eserciti \u2013 e questo accade di frequente, almeno fin quando i calabresi non vengono battuti a Moccone \u2013 parlare di banditismo significa ostentare una malafede talmente palese da suscitare il ridicolo\u00bb <\/em>(IDEM, <em>Cronache della Calabria in guerra<\/em>, cit., vol. I, p. 193).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>66)<\/strong> F. BARRA, <em>Cronache del brigantaggio meridionale (1806-1815)<\/em>, Vincenzo Ursini, Catanzaro 1981, pp. 103-122 (cap. VI, <em>L\u2019assedio di Maratea<\/em>).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>67)<\/strong> Su di lui, cfr. VINCENZO VILLELLA, <em>L\u2019albero della libert\u00e0. Sanfedismo e occupazione francese attraverso la storia del brigante Panedigrano<\/em>, La modernissima, Lamezia Terme (Catanzaro) 1987.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>68)<\/strong> Cfr. T. PEDIO, <em>op<\/em>. <em>cit<\/em>., pp. 5-44.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>69)<\/strong> U. CALDORA, <em>Fra patriotti e briganti<\/em>, cit., p. 231 e pp. 236-237.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>70)<\/strong> Su di lui cfr. ELIANA RUSCIANI <em>Biografia di un capomassa. Francesco Antonio Rusciani (1771-1813). Con documenti inedit<\/em>i, Rubbettino, Soveria Mannelli (Catanzaro) 2006.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>71)<\/strong> CARLO ZAGHI, <em>L\u2019Italia di Napoleone<\/em>, Utet, Torino 1989, p. 333.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>72)<\/strong> Cit. in A. MOZZILLO, <em>Cronache della Calabria in guerra<\/em>, cit., vol. I, pp. 189-190. Cfr. anche JEAN-JACQUES DURET DE TAVEL, <em>Lettere dalla Calabria<\/em>, trad. it., introduzione di Carlo Carlino, Rubbettino, Soveria Mannelli (Catanzaro)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>73)<\/strong> Su di lui, vedi J. RAMBAUD, <em>Il processo del Marchese Rodio<\/em>, \u201cArchivio Storico per le Provincie Napoletane\u201d, XXIII (1908), fasc. II, pp. 254-276.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>74)<\/strong> Cfr. EMILIO GIN, <em>Santa Fede e congiura antirepubblicana<\/em>, Gallina, Napoli 1999; e ANNA LISA SANNINO, <em>L\u2019altro 1799. Cultura antidemocratica e pratica politica controrivoluzionaria nel tardo Settecento napoletano<\/em>, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2002.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>75)<\/strong> Su questo episodio, cfr. F. BARRA, <em>Cronache del brigantaggio meridionale (1806-1815)<\/em>, cit., cap. VIII, <em>Il principe di Canosa e le trame antifrancesi<\/em>, pp. 161-169.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>76)<\/strong> JOHN A. DAVIS, <em>Rivolte popolari e controrivoluzione nel Mezzogiorno continentale<\/em>, \u201cStudi storici\u201d, 39 (aprile-giugno 1998), ora in A. M. RAO (a cura di), <em>op<\/em>. <em>cit<\/em>., pp. 341-368.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong>77)<\/strong> F. F. GALLO, <em>op<\/em>. <em>cit<\/em>., p. 13<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">____________<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Leggi anche:<\/strong><\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=38245\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><span style=\"color: #0000ff;\">Rivoluzione, scristianizzazione, insorgenze<\/span><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" title=\"PermaLink a L\u2019Insorgenza come categoria storico-politica\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=2365\" target=\"_blank\" rel=\"bookmark noopener noreferrer\">L\u2019Insorgenza come categoria storico-politica<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" title=\"PermaLink a L\u2019Insorgenza italiana, il suo significato, la sua \u00abmodernit\u00e0\u00bb\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1469\" target=\"_blank\" rel=\"bookmark noopener noreferrer\">L\u2019Insorgenza italiana, il suo significato, la sua \u00abmodernit\u00e0\u00bb<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" title=\"PermaLink a L\u2019insorgenza dell\u2019Italia Centrale negli anni 1797-1798\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1464\" target=\"_blank\" rel=\"bookmark noopener noreferrer\">L\u2019insorgenza dell\u2019Italia Centrale negli anni 1797-1798<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" title=\"PermaLink a Le insorgenze ferraresi del 1799 e del 1802-1809\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1462\" target=\"_blank\" rel=\"bookmark noopener noreferrer\">Le insorgenze ferraresi del 1799 e del 1802-1809<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1461\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Le insorgenze antifrancesi in Italia<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" title=\"PermaLink a Storia \/ La controrivoluzione in Italia\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=29425\" target=\"_blank\" rel=\"bookmark noopener noreferrer\">La controrivoluzione in Italia<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" title=\"PermaLink a Quando l\u2019Italia si svegli\u00f2\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=30730\" target=\"_blank\" rel=\"bookmark noopener noreferrer\">Quando l\u2019Italia si svegli\u00f2<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=40861\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">L&#8217;insorgenza della Garfagnana<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le pagine che seguono ripropongono l\u2019intervento \u2013 riveduto, ampliato e annotato \u2013, presentato al Convegno di studio Napoleone e Regno d\u2019Italia (1905-1814). La Lombardia fra cesarismo post-rivoluzionario e prime forme di unificazione nazionale, svoltosi (Milano, Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore, 18-19 novembre 2005). di Sandro Petrucci<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/opposizione-popolare-insorgenza-e-brigantaggio-nellitalia-napoleonica\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":38189,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[99,24,96],"tags":[462,1051],"class_list":["post-38187","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-insorgenze","category-storia","category-storia-italiana","tag-controrivoluzione","tag-insorgenze-2","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Opposizione popolare, insorgenza e brigantaggio nell\u2019Italia napoleonica - 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