{"id":381,"date":"2005-03-16T00:00:00","date_gmt":"2005-03-15T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2025-07-09T11:50:07","modified_gmt":"2025-07-09T09:50:07","slug":"la-madonna-di-guadalupe-un-caso-di-inculturazione-miracolos","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-madonna-di-guadalupe-un-caso-di-inculturazione-miracolos\/","title":{"rendered":"La Madonna di Guadalupe: un caso di &#8221;inculturazione&#8221; miracolosa"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\">Articolo pubblicato su<a href=\"https:\/\/alleanzacattolica.org\/indici-cristianita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"> <strong>Cristianit\u00e0<\/strong> <\/a>n. 205-206 (1992)<\/p>\n\n\n\n<p><em>Le calunnie riguardo la conquista e la successiva evangelizzazione delle americhe da parte degli spagnoli si sprecano. Purtroppo non di uguale attenzione sono stati oggetto altri avvenimenti,&nbsp; per esempio, quello con il quale Ges\u00f9 Cristo stesso, attraverso la sua Santissima Madre, volle rivelarsi agli indigeni del Nuovo Mondo, cio\u00e8 l\u2019apparizione della Madonna all\u2019indio Juan Diego Cuauhtlat\u00f3huac nel dicembre del 1531<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">di <strong>Giulio Dante Guerra<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Guadalupe.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"193\" height=\"261\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Guadalupe.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-38704\" style=\"width:239px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>La ricorrenza del quinto centenario dello sbarco di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo, il 12 ottobre 1492 (1), invita almeno i cattolici a considerare tale avvenimento nel suo autentico significato, pi\u00f9 volte richiamato da Papa Giovanni Paolo II: quello dell\u2019inizio dell\u2019evangelizzazione dei popoli indigeni del continente americano, i cosiddetti <em>indios<\/em> o &#8220;indiani&#8221; (2).<\/p>\n\n\n\n<p>Sul fatto si \u00e8 venuto elevando nel corso dei secoli un cumulo di calunnie \u2014 la celebre <em>leyenda negra <\/em>\u2014 che tanti storici anticattolici \u2014 spesso anglo-americani, e quindi connazionali dei responsabili del genocidio degli &#8220;indiani&#8221; del Nordamerica \u2014 hanno gettato su tale evangelizzazione (3), ingigantendo gli inevitabili errori che i primi missionari spagnoli \u2014 avvezzi da secoli a trattare con &#8220;infedeli&#8221; che conoscevano benissimo il cristianesimo, come i musulmani di Spagna \u2014 possono aver commesso nell\u2019annunciare Ges\u00f9 Cristo a popoli totalmente pagani e culturalmente lontanissimi dalla mentalit\u00e0 europea e mediterranea (4).<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo non di uguale attenzione sono stati oggetto altri avvenimenti, strettamente legati alla scoperta e all\u2019evangelizzazione, come, per esempio, quello con il quale Ges\u00f9 Cristo stesso, attraverso la sua Santissima Madre, volle rivelarsi agli indigeni del Nuovo Mondo, cio\u00e8 l\u2019apparizione della Madonna all\u2019<em>indio<\/em> Juan Diego Cuauhtlat\u00f3huac nel dicembre del 1531 \u2014 appena dieci anni dopo la conquista \u2014 sulla collina di Tepeyac, presso Citt\u00e0 di Messico, dove oggi sorge il Santuario di Nostra Signora di Guadalupe.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>L\u2019apparizione all\u2019&#8221;indio&#8221; Juan Diego<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Cuauhtlat\u00f3huac (5), nato a Cuauhtitl\u00e1n, piccolo villaggio pochi chilometri a nord di Tenochtitl\u00e1n, l\u2019odierna Citt\u00e0 di Messico, nel 1474, \u00e8 un <em>macehual<\/em>, un uomo del popolo, piccolo coltivatore diretto in un modesto villaggio: poco pi\u00f9 di niente, nella societ\u00e0 azteca complessa e fortemente gerarchizzata. Nel 1524, all\u2019et\u00e0 di cinquant\u2019anni, viene battezzato con il nome di Juan Diego, insieme con la moglie Malintzin, che prende a sua volta il nome di Mar\u00eda Luc\u00eda.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimasto vedovo quattro anni pi\u00f9 tardi, divide il suo tempo fra il lavoro dei campi e le pratiche della religione cristiana, fra cui l\u2019ascolto della catechesi impartita agli indigeni neoconvertiti dai missionari spagnoli a Tlatelolco, un sobborgo di Citt\u00e0 di Messico. Quindi la sua vita \u00e8 apparentemente la stessa di tanti altri suoi conterranei quando, all\u2019alba del 9 dicembre 1531, avviene l\u2019incontro che cambier\u00e0 totalmente la sua vita e che lascer\u00e0 sul suo mantello, o <em>tilma,<\/em> un segno visibile della benedizione data da Dio all\u2019opera \u2014 allora appena iniziata \u2014 dell\u2019evangelizzazione dei popoli del Nuovo Mondo (6).<\/p>\n\n\n\n<p>Quel giorno \u00e8 un sabato e, come ogni sabato mattina, Juan Diego si sta recando a Tlatelolco, alla chiesa francescana di Santiago, per la preghiera e la catechesi. Giunto all\u2019altezza del colle chiamato Tepeyac, ode un canto melodioso, come di uccelli rari. Si ferma stupito, domandandosi se non sia per caso giunto nel paradiso terrestre, quando il canto tace e dalla cima del colle una dolce voce lo chiama: <em>&#8220;Juantzin, Juan Diegotzin&#8221; <\/em>(7).<\/p>\n\n\n\n<p>Sale, e vede una giovane Signora, dal vestito risplendente come il sole, in piedi sulla sommit\u00e0, davanti alla quale cade in ginocchio. Allora la Signora si rivolge a lui dichiarando di essere <em>&#8220;la Perfetta Sempre Vergine Maria, la Madre del verissimo ed unico Dio&#8221;<\/em> e gli ordina di recarsi dal vescovo a riferirgli che desidera le si eriga un tempio ai piedi del colle. Juan Diego corre a Citt\u00e0 di Messico e si reca dal vescovo; ricevuto dopo lunga attesa, gli parla dell\u2019apparizione e gli riferisce le parole della Vergine, ma non viene creduto.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornando a casa la sera, incontra nuovamente sul Tepeyac la Vergine Maria, a cui riferisce il suo insuccesso e chiede di essere esonerato dal compito affidatogli, dichiarandosene indegno. La Vergine gli risponde ordinandogli di tornare dal vescovo a rinnovare la richiesta.<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina dopo, domenica, Juan Diego, dopo la Messa e la catechesi, torna dal vescovo e, inginocchiatosi, gli ripete con le lacrime agli occhi la richiesta della Regina del Cielo. Il vescovo, dopo avergli fatto parecchie domande sul luogo e sulle circostanze dell\u2019apparizione, gli chiede un segno; poi, non appena \u00e8 uscito, gli manda dietro dei servitori a spiarlo, ma essi lo perdono di vista non appena si avvicina al Tepeyac.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre costoro tornano dal vescovo tacciando Juan Diego di mentitore e di visionario, l\u2019<em>indio<\/em> incontra di nuovo la Vergine che gli promette di dargli il segno l\u2019indomani mattina. Ma la mattina seguente Juan Diego non pu\u00f2 tornare: un suo zio, Juan Bernardino, \u00e8 gravemente ammalato. Egli cerca in tutti i modi di soccorrere lo zio, chiama un medico, ma non vi \u00e8 niente da fare: in tutta la giornata del luned\u00ec il malato si aggrava sempre di pi\u00f9, e alla sera prega il nipote di recarsi a Tlatelolco la mattina seguente a cercare un sacerdote che lo confessi, essendo ormai sicuro di morire presto.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, il marted\u00ec mattina, Juan Diego esce di casa mentre \u00e8 ancora buio e si dirige di corsa verso Tlatelolco; giunto in vista del Tepeyac decide di cambiare strada e di aggirare il colle sul lato orientale, per evitare l\u2019incontro con la Signora, ritenendo pi\u00f9 importante la salvezza eterna dello zio moribondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la Signora \u00e8 l\u00ec, davanti a lui, e gli chiede il perch\u00e9 di tanta fretta. Juan Diego si prostra ai suoi piedi e le chiede perdono per non poter compiere l\u2019incarico affidatogli presso il vescovo, a causa della malattia mortale dello zio. Ma la Signora lo rassicura, gli dice che lo zio \u00e8 gi\u00e0 guarito, e lo invita a salire sulla sommit\u00e0 del colle per cogliere e portarle i fiori che trover\u00e0 lass\u00f9. Juan Diego sale e si meraviglia di trovare la cima del colle coperta di bellissimi &#8220;fiori di Castiglia&#8221;: infatti \u00e8 il 12 dicembre, il solstizio d\u2019inverno secondo il calendario giuliano allora vigente, e oltre alla stagione neppure il luogo, una desolata pietraia, \u00e8 adatto alla crescita di fiori simili. Juan Diego li coglie, li ripone nella <em>tilma,<\/em> e li porta alla Vergine, la quale li prende e poi li rimette nel mantello dell\u2019<em>indio,<\/em> dicendogli di portarli al vescovo come prova della verit\u00e0 delle apparizioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Juan Diego si reca a Citt\u00e0 di Messico, badando bene di non far cadere i fiori raccolti nel mantello, e chiede nuovamente di essere ricevuto dal vescovo, ma i servitori non gli danno retta e lo fanno aspettare a lungo; poi si mettono a sbirciare nella sua <em>tilma<\/em> e, vedendo i fiori, tentano per ben tre volte di prenderglieli, ma inutilmente, perch\u00e9 i fiori diventano come aderenti al tessuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Stupiti di ci\u00f2, i servitori si decidono finalmente a introdurre Juan Diego dal vescovo, davanti al quale l\u2019<em>indio<\/em> riferisce quanto ha visto e apre il mantello per offrirgli i fiori. Non appena questi cadono a terra, <em>&#8220;subito sul mantello si disegn\u00f2 e si manifest\u00f2 alla vista di tutti l\u2019amata Immagine della perfetta Vergine Santa Maria, Madre di Dio, nella forma e figura in cui la vediamo oggi, &#8220;cos\u00ec come \u00e8 conservata nella sua amata casa, nel tempio eretto ai piedi del Tepeyac e che invochiamo con il titolo di Guadalupe&#8221; <\/em>(8).<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a tale prodigio, il vescovo cade in ginocchio, e con lui tutti i presenti; poi, rialzatosi, prega la Madonna chiedendole perdono dell\u2019incredulit\u00e0 da lui mostrata nei confronti di Juan Diego, e infine, sfilata la <em>tilma<\/em> dal collo dell\u2019<em>indio,<\/em> la colloca all\u2019interno della sua cappella. La mattina dopo Juan Diego, dopo essere rimasto tutta la giornata ospite del vescovo, accompagna il presule al Tepeyac per indicare il luogo in cui la Vergine ha chiesto di costruirle un tempio; poi, mentre gi\u00e0 iniziano i preparativi per la costruzione, chiede il permesso di recarsi a casa per vedere suo zio, che aveva lasciato ammalato il giorno prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Parte accompagnato da alcuni membri del seguito del vescovo, e, giunto a casa, trova Juan Bernardino completamente guarito, che si meraviglia di vedere il nipote in compagnia di tanta gente. Quando Juan Diego gli racconta dell\u2019apparizione della Madonna, che gli aveva ordinato di completare la missione presso il vescovo e gli aveva annunciato la guarigione dello zio, quest\u2019ultimo riferisce che nello stesso momento la Signora del Cielo era apparsa anche a lui, lo aveva guarito e gli aveva detto di voler essere invocata con il titolo di <em>&#8220;Perfetta Vergine Santa Maria di Guadalupe&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Allora Juan Bernardino viene condotto a Citt\u00e0 di Messico, perch\u00e9 riferisca tutte queste cose al vescovo, il quale trattiene lui e il nipote come suoi ospiti per alcuni giorni, fino al completamento della costruzione, ai piedi del Tepeyac, di una <em>ermita,<\/em> ossia di una piccola cappella, in cui esporre alla venerazione l\u2019immagine miracolosa. Nel frattempo l\u2019immagine, sempre per disposizione del vescovo, viene collocata provvisoriamente nella cattedrale, dove diventa subito oggetto di una devozione popolare che si \u00e8 mantenuta ininterrotta fino ai nostri giorni.<\/p>\n\n\n\n<p>La costruzione dell\u2019<em>ermita<\/em> ai piedi del Tepeyac viene completata con incredibile rapidit\u00e0 e il 26 dicembre 1531 il vescovo, padre Juan de Zum\u00e1rraga O.F.M., pu\u00f2 organizzare la solenne traslazione dell\u2019immagine dalla cattedrale alla cappella eretta sul luogo dell\u2019apparizione. E, proprio in questa occasione, si compie un nuovo miracolo (9). La processione, con la sacra immagine trasportata su una ricchissima portantina adornata di piume e sormontata da un baldacchino, dietro alla quale venivano il vescovo con tutto il clero, la nobilt\u00e0 spagnola e azteca e un\u2019incredibile folla di fedeli, avanzava lungo una delle dighe, o <em>calzadas,<\/em> che collegavano l\u2019ancora &#8220;lagunare&#8221; Citt\u00e0 di Messico alla terraferma, diretta verso il Tepeyac.<\/p>\n\n\n\n<p>Il popolo intonava canti, spagnoli e n\u00e1huatl<em>, <\/em>in onore della Vergine (10). Sulle acque del lago ai lati della <em>calzada,<\/em> a bordo di canoe, gruppi di danzatori indigeni vestiti da guerrieri esternavano la loro gioia mimando scene di battaglia con archi e frecce, senza che \u2014 sia detto di passaggio per i denigratori dell\u2019evangelizzazione &#8220;colonialistica&#8221; spagnola \u2014 il vescovo trovasse niente di scandaloso nel fatto che gli <em>indios<\/em> onorassero la Vergine Maria in un modo cos\u00ec &#8220;pagano&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>A un certo momento avviene un tragico incidente: a uno degli arcieri sfugge dall\u2019arco la freccia, che trapassa la gola a uno dei suoi compagni, uccidendolo sul colpo. Il corpo dello sventurato viene immediatamente portato davanti all\u2019immagine della Madonna di Guadalupe, mentre tutti i presenti pregano la Vergine perch\u00e9 lo risusciti. Ed ecco che, appena estratta la freccia, la ferita si rimargina, lasciando solo una profonda cicatrice, e il morto si alza in piedi risuscitato, cantando lodi alla Signora del Cielo (11).<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la costruzione dell\u2019<em>ermita,<\/em> Juan Diego decide di dedicare tutta la sua esistenza al servizio della Vergine Maria. Lascia la sua casa e il suo campo allo zio Juan Bernardino e si trasferisce, con il permesso del vescovo, in una capanna attigua alla chiesetta della Madonna di Guadalupe. Qui trascorre il suo tempo pregando e compiendo i lavori pi\u00f9 umili necessari a far s\u00ec che l\u2019<em>ermita<\/em> sia sempre pulita e presentabile alla moltitudine dei fedeli che l\u2019affolla quotidianamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1544 scoppia in Messico una grave epidemia, che miete numerose vittime, specialmente fra la popolazione indigena, priva di difese immunitarie contro le malattie introdotte nel paese dagli spagnoli. Fra le vittime vi \u00e8 anche Juan Bernardino, lo zio di Juan Diego, che muore il 15 maggio di quell\u2019anno e viene sepolto nella cappella del Tepeyac. Per implorare l\u2019aiuto del Cielo contro la pestilenza, i frati francescani del convento di Tlatelolco organizzano una processione al Tepeyac, in onore della Madonna di Guadalupe: subito l\u2019epidemia si attenua, per cessare dopo pochi giorni.<\/p>\n\n\n\n<p>Quattro anni dopo, nel 1548, lo stesso anno della morte del vescovo Juan de Zum\u00e1rraga O.F.M., muore anche Juan Diego <em>&#8220;dopo sedici anni di servizio al tempio della Regina del Cielo&#8221; <\/em>(12) ed \u00e8 sepolto anche lui nell\u2019<em>ermita.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>La devozione e la sua diffusione<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Il culto della Madonna di Guadalupe si diffonde rapidamente in tutto il Messico, ma incontra anche alcune opposizioni, particolarmente in quei religiosi che temono una sopravvivenza, sotto una maschera di devozione cristiana, dei culti idolatrici da poco abbandonati dagli <em>indios.<\/em> Infatti la collina del Tepeyac era stata, in epoca precolombiana, sede di un tempio di Tonantz\u00edn, una dea azteca il cui nome significa &#8220;nostra venerata madre&#8221;, tempio distrutto durante la conquista.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo le apparizioni della Madonna di Guadalupe e l\u2019edificazione dell\u2019<em>ermita,<\/em> il luogo \u00e8 definitivamente consacrato al culto cristiano della Vergine Maria; ma gli <em>indios &#8220;<\/em>[&#8230;] <em>oggi che l\u00ec \u00e8 stata edificata la chiesa di Nostra Signora di Guadalupe la chiamano ancora Tonantz\u00edn, prendendo spunto dai Predicatori che chiamano col nome di Tonantz\u00edn Nostra Signora, la Madre di Dio. Quale sia l\u2019origine di questo attributo non si sa con certezza. Ma con certezza sappiamo che il vocabolo deriva dal primitivo culto della Tonantz\u00edn antica. Ed \u00e8 cosa cui si doveva rimediare, perch\u00e9 il nome proprio della Madre di Dio, Signora Nostra, non \u00e8 Tonantz\u00edn, ma<\/em> <em>Dios y nantzin&#8221;<\/em> (13).<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec lo storico padre Bernardino de Sahag\u00fan O.F.M., che \u2014 tacendo sull\u2019apparizione per non negare un fatto la cui origine soprannaturale \u00e8 stata riconosciuta dalla locale autorit\u00e0 ecclesiastica \u2014 nella seconda met\u00e0 del secolo XVI critica il nome con cui gli <em>indios<\/em> venerano la Vergine del Tepeyac, nome che al contrario i domenicani giudicano, dato il significato, perfettamente compatibile con la fede cristiana; decisamente &#8220;anti-apparizionista&#8221; \u00e8, invece, il padre provinciale dei francescani, Francisco Bustamante, che l\u20198 settembre 1556 nega in una sua predica l\u2019apparizione e l\u2019origine miracolosa dell\u2019immagine, affermando che si tratta di un dipinto di un pittore indio, un certo Marcos Cipac.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono voci isolate, che non ostacolano minimamente il diffondersi della devozione alla Madonna di Guadalupe, peraltro incoraggiata dalla Chiesa messicana. Cos\u00ec, nel 1557, il nuovo arcivescovo, padre Alonso de Mont\u00fafar O.P., fa costruire un\u2019<em>ermita<\/em> pi\u00f9 grande di quella eretta ventisei anni prima dal suo predecessore, e il 10 settembre 1600 vi \u00e8 la posa della prima pietra del primo vero santuario, la <em>&#8220;iglesia de los indios&#8221;, <\/em>che viene consacrato nel novembre del 1622 (14); il 25 settembre 1629, quando uno straripamento del lago sommerge totalmente Citt\u00e0 di Messico e i suoi sobborghi, l\u2019immagine viene trasportata solennemente in canoa dal santuario alla cattedrale, per implorare dalla Vergine la fine dell\u2019alluvione.<\/p>\n\n\n\n<p>Fra le testimonianze del rapido diffondersi della devozione alla Madonna di Guadalupe anche fuori del Messico e dell\u2019America Latina, \u00e8 particolarmente significativa la presenza di una copia dell\u2019immagine del Tepeyac nella cabina dell\u2019ammiraglio Gian Andrea Doria \u2014 che l\u2019aveva avuta in dono da re Filippo II \u2014 alla battaglia di Lepanto, nel 1571. Tale copia \u2014 una delle pi\u00f9 antiche ancora esistenti \u2014 si trova oggi nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano d\u2019Aveto, in provincia di Genova (15).<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia la devozione alla Madonna di Guadalupe rimane sempre un culto locale, privo di quella &#8220;ufficialit\u00e0&#8221; che pu\u00f2 venirgli solo dalla Santa Sede. Cos\u00ec fra il 1662 e il 1666, allo scopo di ottenere l\u2019istituzione, per il giorno 12 dicembre, della festivit\u00e0 della Madonna di Guadalupe con Ufficio e Messa propri, per la prima volta vengono raccolte ufficialmente testimonianze sull\u2019apparizione e viene fatta esaminare l\u2019immagine da medici e da pittori. I testimoni interrogati sono: otto anziani abitanti di Cuauhtitl\u00e1n, il paese natale di Juan Diego, un meticcio e sette <em>indios,<\/em> uomini e donne, alcuni dei quali ultracentenari; dieci fra sacerdoti e religiosi di vari ordini; due nobili messicani, uno dei quali, il cavaliere di Santiago don Diego Ca\u00f1o Moteuczuma, nipote di Moctecuzoma Xocoyotzin, l\u2019imperatore azteco \u2014 pi\u00f9 noto in Italia come Montezuma II \u2014 che aveva accolto Hern\u00e1n Cort\u00e9s a Tenochtitl\u00e1n.<\/p>\n\n\n\n<p>A queste testimonianze verbali si aggiunge un documento scritto da don Luis Becerra Tanco, studioso delle lingue e delle culture indigene del Messico. Tutte le testimonianze, in particolare quelle dei vecchi di Cuauhtitl\u00e1n \u2014 i quali, fra l\u2019altro, essendo analfabeti, non possono essere stati influenzati dai libri gi\u00e0 stampati nel 1666 \u2014 concordano sostanzialmente con il <em>Nican mopohua<\/em> di Antonio Valeriano (16). In seguito a ci\u00f2, nel 1667 Papa Clemente IX emana una bolla in cui dichiara il 12 dicembre festa della Madonna di Guadalupe (17).<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>Gli esami scientifici della &#8220;tilma&#8221;<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Al 1666 risale anche il pi\u00f9 antico esame scientifico dell\u2019immagine &#8220;impressa&#8221; sulla <em>tilma.<\/em> Essa \u00e8 costituita da due teli di <em>ayate<\/em> \u2014 un rozzo tessuto di fibre d\u2019agave, usato in Messico dagli <em>indios<\/em> poveri per fabbricare abiti \u2014 cuciti insieme con filo sottile. Su di essa si vede l\u2019immagine della Vergine, di dimensioni leggermente inferiori al naturale \u2014 la statura \u00e8 di 143 centimetri \u2014 e di carnagione un po\u2019 scura, donde l\u2019appellativo popolare messicano di <em>Virgen Morena<\/em> o <em>Morenita,<\/em> circondata dai raggi del sole e con la luna sotto i suoi piedi, secondo la figura della Donna dell\u2019Apocalisse (18).<\/p>\n\n\n\n<p>I tratti del volto non sono n\u00e9 di tipo europeo n\u00e9 di tipo <em>indio,<\/em> ma piuttosto meticcio \u2014 cosa &#8220;profetica&#8221; al tempo dell\u2019apparizione \u2014 cos\u00ec che oggi, dopo secoli di commistioni fra le due razze, la Vergine di Guadalupe appare tipicamente &#8220;messicana&#8221;. Sotto la falce argentata della luna un angelo, le cui ali sono ornate di lunghe penne rosse, bianche e verdi, sorregge la Vergine che, sotto un manto verde-azzurro coperto di stelle dorate, indossa una tunica rosa &#8220;ricamata&#8221; di fiori in boccio dai contorni dorati, e stretta sopra la vita da una cintura color viola scuro: questa cintura \u2014 il &#8220;segno di riconoscimento&#8221;, presso gli aztechi, delle donne incinte \u2014 indica che la Vergine \u00e8 in procinto di donare agli uomini il Salvatore (19).<\/p>\n\n\n\n<p>I risultati degli esami compiuti su questa immagine dai pittori e dagli scienziati nel 1666 sono i seguenti: \u00e8 assolutamente impossibile che un\u2019immagine cos\u00ec nitida sia stata dipinta a olio o a tempera sull\u2019<em>ayate,<\/em> data la completa mancanza di preparazione di fondo; che il clima del luogo in cui l\u2019immagine \u00e8 stata esposta, senza alcuna protezione, per centotrentacinque anni \u00e8 tale da distruggere in un tempo pi\u00f9 breve qualsiasi pittura, anche se dipinta su tela di buona qualit\u00e0 e ben preparata, a differenza del rozzo <em>ayate<\/em> della <em>tilma<\/em> di Juan Diego (20).<\/p>\n\n\n\n<p>Gli studi scientifici sull\u2019immagine e sull\u2019<em>ayate<\/em> proseguono nei secoli successivi, fino ai giorni nostri. Nel 1751 una commissione di sette pittori con a capo Miguel Cabrera \u00e8 incaricata di compiere una nuova ispezione sull\u2019<em>ayate,<\/em> e i risultati di essa vengono pubblicati cinque anni dopo dallo stesso Miguel Cabrera con il titolo <em>Maravilla americana <\/em>(21).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1752 sempre Miguel Cabrera, con l\u2019aiuto di due dei sei pittori che hanno esaminato con lui l\u2019immagine l\u2019anno precedente, esegue tre copie \u2014 una per l\u2019arcivescovo di Citt\u00e0 di Messico, una per Papa Benedetto XIV e la terza per s\u00e9, come &#8220;modello&#8221; per le altre copie che da ogni parte gli vengono richieste \u2014 ma al contempo riconosce l\u2019impossibilit\u00e0 pratica di riprodurre fedelmente l\u2019espressione e i tratti dell\u2019originale, cosa gi\u00e0 notata precedentemente su copie pi\u00f9 antiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Le conclusioni a cui giungono Miguel Cabrera e i suoi colleghi sono sostanzialmente le stesse a cui erano giunti i medici e i pittori nel 1666: l\u2019immagine non \u00e8 un dipinto, apparendo i colori come &#8220;incorporati&#8221; alla trama della tela; e non soltanto una pittura, ma lo stesso tessuto dell\u2019<em>ayate<\/em> avrebbe dovuto disgregarsi in breve tempo nelle condizioni climatiche della radura ai piedi del Tepeyac.<\/p>\n\n\n\n<p>Dell\u2019impossibilit\u00e0 a resistere in simili condizioni da parte di una pittura eseguita senza preparazione del fondo testimonia l\u2019esperimento condotto poco pi\u00f9 di trent\u2019anni dopo dal medico Jos\u00e9 Ignacio Bartolache. Fra il 1785 e il 1787 egli mette all\u2019opera una squadra di filatori e di tessitori indigeni per far tessere degli <em>ayates<\/em> il pi\u00f9 possibile simili a quello di Juan Diego, utilizzando due diversi tipi di fibra vegetale \u2014 solo nel 1976 si potr\u00e0 accertare che il tessuto della <em>tilma<\/em> \u00e8 ricavato da fibre di <em>agave popotule<\/em> \u2014, ma senza riuscire a far riprodurre esattamente la consistenza dell\u2019originale.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine, stanco dei tentativi, sceglie gli <em>ayates<\/em> che gli sembrano, all\u2019occhio e al tatto, meno peggiori e incarica cinque pittori di eseguire copie della Madonna di Guadalupe sulla tela non preparata, adoperando i colori e le tecniche di pittura in uso duecentocinquant\u2019anni prima. Una di queste copie \u2014 dipinta nel 1788 da Rafael Guti\u00e9rrez \u2014 viene collocata il 12 settembre dell\u2019anno successivo sull\u2019altare della Capilla del Pocito, da poco eretta accanto al santuario, che era stato completamente ricostruito, nella forma in cui lo si ammira ancor oggi, fra il 1695 e il 1709.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non vi resta a lungo: nonostante sia protetta da due robusti cristalli, la copia di Rafael Guti\u00e9rrez deve essere tolta dall\u2019altare nel 1796 \u2014 sei anni dopo la morte di Jos\u00e9 Ignacio Bartolache \u2014 e riposta in un angolo della sacrestia, perch\u00e9 completamente rovinata. Frattanto, nel 1791, un incidente ha messo in luce un\u2019altra singolare caratteristica dell\u2019<em>ayate<\/em>. Alcuni operai, incaricati di pulire con una soluzione acquosa di acido nitrico al 50% la cornice d\u2019oro che dal 1777 racchiude l\u2019immagine, lasciano cadere inavvertitamente sulla tela parte della soluzione &#8220;detergente&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Stando alle leggi della chimica, dovrebbe essere un danno irreparabile: infatti, l\u2019acido nitrico reagisce non solo con le proteine presenti nei tessuti d\u2019origine animale o vegetale dando loro un caratteristico colore giallo \u2014 la cosiddetta &#8220;reazione xantoproteica&#8221; \u2014 ma, soprattutto, con la cellulosa che costituisce la struttura portante delle fibre vegetali, disgregandole. Invece, nel caso dell\u2019<em>ayate<\/em> della Madonna di Guadalupe, il tessuto \u00e8 rimasto inspiegabilmente integro, e le due macchie giallastre della reazione xantoproteica \u2014 che non hanno, comunque, toccato la figura della Vergine \u2014 vanno sbiadendo con il passar del tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo si aggiunga un altro fatto, a tutt\u2019oggi inspiegabile, notato anch\u2019esso per la prima volta nella seconda met\u00e0 del secolo XVIII e pi\u00f9 volte confermato anche ai nostri giorni: l\u2019<em>ayate<\/em> &#8220;respinge&#8221; gli insetti e la polvere, che invece si accumulano abbondantemente sul vetro e sulla cornice (22).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma i risultati pi\u00f9 sorprendenti verranno dagli studi sull\u2019immagine della Madonna di Guadalupe compiuti nel nostro secolo. Nel 1936, il direttore della sezione di chimica del Kaiser Wilhelm Institut di Heidelberg, dottor Richard Kuhn \u2014 premio Nobel per la Chimica nel 1938 \u2014, ha la possibilit\u00e0 di analizzare due fili, uno rosso e uno giallo, provenienti da frammenti della <em>tilma<\/em> di Juan Diego, forse ritagliati nel 1777 per adattare alla cornice l\u2019antico mantello, e poi conservati come reliquie. I risultati delle analisi, condotte con le tecniche pi\u00f9 sofisticate allora disponibili, sono incredibili: sulle fibre non vi \u00e8 traccia di coloranti, n\u00e9 vegetali, n\u00e9 animali, n\u00e9 minerali (23).<\/p>\n\n\n\n<p>La tecnica pi\u00f9 usata oggi per determinare la natura dei pigmenti \u00e8 quella della fotografia ai raggi infrarossi, che vengono riflessi o assorbiti in maniera diversa dalle varie sostanze contenute nei pigmenti stessi. Una prima fotografia a raggi infrarossi dell\u2019immagine della Madonna di Guadalupe \u00e8 eseguita nel 1946 dal fotolitografo Jes\u00fas Casta\u00f1o, ma finisce in archivio a causa della morte dell\u2019autore. Finalmente, nel 1979, lo scienziato e pittore americano Philip Serna Callahan esegue una quarantina di fotografie all\u2019infrarosso dell\u2019immagine, sulle quali pu\u00f2 compiere uno studio accurato (24).<\/p>\n\n\n\n<p>Tale studio, anche se viziato da qualche difetto nelle tecniche fotografiche, \u00e8 il pi\u00f9 accurato fra quelli compiuti sui colori che formano l\u2019immagine e conferma nella sostanza gli studi precedenti: la quasi totalit\u00e0 della figura fa tutt\u2019un corpo con il tessuto dell\u2019<em>ayate,<\/em> con l\u2019eccezione di alcune parti, come le mani, che appaiono ridipinte per ridurre la lunghezza delle dita, l\u2019intera parte inferiore compresa la figura dell\u2019angelo, l\u2019argento della luna, l\u2019oro dei raggi solari e delle stelle, e il bianco delle nubi che circondano i raggi stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>A proposito di questi e di altri particolari, che Philip Serna Callahan definisce un po\u2019 troppo sbrigativamente &#8220;aggiunte&#8221;, occorre fare alcune precisazioni. Dell\u2019applicazione di una patina bianca sulle nubi \u2014 allo scopo di cancellare dei cherubini che, dipinti per eccesso di devozione intorno alla figura della Vergine, si erano deteriorati quasi s\u00f9bito \u2014 parla gi\u00e0 nel 1668 padre Francisco Florencia S.J. nel suo libro <em>Estrella del Norte de M\u00e9xico <\/em>(25).<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec pure l\u2019aggiunta d\u2019oro ai raggi del sole e d\u2019argento alla luna era gi\u00e0 stata notata \u2014 e biasimata \u2014 dagli studiosi che avevano compiuto il primo esame scientifico nel 1666. Quanto alla cancellazione della corona che originariamente ornava il capo della Vergine, si tratta di un intervento assai recente, del 1895, eseguito dal pittore Salom\u00e9 Pina per &#8220;far posto&#8221; alla corona d\u2019oro massiccio che in quell\u2019anno viene, con una cerimonia ufficiale, applicata all\u2019immagine (26).<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda il resto dell\u2019immagine, sembra difficile che possa avere sub\u00ecto &#8220;aggiunte&#8221; nel senso inteso da Philip Serna Callahan: sia la pi\u00f9 antica descrizione dell\u2019immagine, <em>In tilmatzintli,<\/em> scritta con ogni probabilit\u00e0 da Antonio Valeriano nella seconda met\u00e0 del secolo XVI e pubblicata da Luis Lasso de la Vega nel 1649 insieme con il <em>Nican mopohua <\/em>(27), sia la gi\u00e0 menzionata copia presente alla battaglia di Lepanto \u2014 e quindi anteriore al 1571 \u2014 mostrano l\u2019immagine come ci appare oggi, a parte ovviamente la corona cancellata nel 1895.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 quindi pi\u00f9 probabile che gli interventi di mano umana individuati da Philip Serna Callahan siano solo semplici ritocchi; e don Faustino Cervantes Ibarrola, nelle sue note al libro di Philip Serna Callahan, ritiene che siano stati apportati dal pittore <em>indio<\/em> Marcos Cipac \u2014 quello accusato da padre Francisco Bustamante O.F.M. di essere l\u2019autore del &#8220;falso&#8221; dell\u2019immagine di Nostra Signora di Guadalupe \u2014 al tempo della costruzione della seconda <em>ermita<\/em> da parte dell\u2019arcivescovo padre Alonso de Mont\u00fafar O.P., probabilmente per riparare i danni arrecati alla tilma dall\u2019esposizione per pi\u00f9 di vent\u2019anni in condizioni che avrebbero dovuto distruggere completamente qualunque <em>ayate.<\/em> In ogni caso, \u00e8 significativo che anche le fotografie all\u2019infrarosso abbiano dimostrato la natura &#8220;non manufatta&#8221; \u2014<em>acheropita,<\/em> per dirla con il termine tecnico d\u2019origine greca \u2014 della parte essenziale dell\u2019immagine.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma i risultati pi\u00f9 incredibili sono venuti dall\u2019esame degli occhi della Vergine di Guadalupe. \u00c8 noto che nell\u2019occhio umano si formano tre immagini riflesse degli oggetti osservati \u2014 una sulla superficie esterna della cornea, la seconda sulla superficie esterna del cristallino e la terza, ovviamente rovesciata, sulla superficie interna del cristallino stesso \u2014 dette &#8220;immagini di Purkinje-Sanson&#8221; dai nomi dei due ricercatori che le scoprirono nel secolo XIX.<\/p>\n\n\n\n<p>Se tali immagini riflesse, oltre che negli occhi di una persona vivente, possono forse essere viste anche in una fotografia ad alta risoluzione del suo viso, non potranno certo mai vedersi negli occhi di un volto umano dipinto su una tela. Eppure, nel 1929, il fotografo Alfonso Marcu\u00e9 Gonz\u00e1lez, esaminando alcuni negativi dell\u2019immagine della Madonna di Guadalupe, scorge nell\u2019occhio destro qualcosa di simile al riflesso di un mezzo busto umano. La scoperta \u2014 tenuta segreta in attesa di esami pi\u00f9 approfonditi \u2014 \u00e8 confermata il 29 maggio 1951 dal fotografo ufficiale del santuario, Jos\u00e9 Carlos Salinas Ch\u00e1vez, che rilascia pubblica dichiarazione scritta di aver vista <em>&#8220;<\/em>[&#8230;] <em>riflessa nella pupilla del lato destro della Vergine di Guadalupe la Testa di Juan Diego, accertandone subito la presenza anche sul lato sinistro&#8221; <\/em>(28).<\/p>\n\n\n\n<p>La presenza negli occhi della Vergine di questa presunta &#8220;testa di Juan Diego&#8221; viene confermata negli anni successivi dalle osservazioni di illustri oftalmologi, compiute anche direttamente sulla <em>tilma<\/em> priva del vetro protettivo, i quali riescono pure a individuare, nel solo occhio destro, la seconda e la terza immagine di Purkinje-Sanson.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una scoperta che rende ancora pi\u00f9 &#8220;inspiegabile&#8221; l\u2019immagine del Tepeyac, ma non \u00e8 ancora tutto. Infatti, quando nel 1979 l\u2019ingegnere peruviano Jos\u00e9 Aste Tonsmann, esperto di elaborazione elettronica delle immagini, viene a conoscenza della scoperta fatta da Jos\u00e9 Carlos Salinas Ch\u00e1vez ventotto anni prima, chiede di poter analizzare \u2014 con il metodo dell\u2019elaborazione elettronica mediante <em>computer,<\/em> usato, fra l\u2019altro, per la &#8220;decifrazione&#8221; delle immagini inviate sulla terra dai satelliti artificiali e dalle sonde spaziali \u2014 i riflessi visibili negli occhi della Madonna di Guadalupe. Con questo metodo \u2014 basato sulla scomposizione di una figura in &#8220;punti&#8221; luminosi e sulla &#8220;traduzione&#8221; della luminosit\u00e0 di ciascun punto nel &#8220;codice binario&#8221; del calcolatore \u2014 Jos\u00e9 Aste Tonsmann riesce a ingrandire le iridi degli occhi della Vergine fino a 2500 volte le loro dimensioni originarie, e a rendere, mediante opportuni procedimenti matematici e ottici, il pi\u00f9 possibile nitide le immagini in esse contenute.<\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato ha, ancora una volta, dell\u2019incredibile: negli occhi della Madonna di Guadalupe \u00e8 riflessa l\u2019intera scena di Juan Diego che apre la sua <em>tilma<\/em> davanti al vescovo Juan de Zum\u00e1rraga O.F.M. e agli altri testimoni del miracolo. In questa scena \u00e8 possibile individuare, da sinistra verso destra guardando l\u2019occhio: un <em>indio<\/em> seduto, che guarda in alto; il profilo di un uomo anziano, con la barba bianca e la testa segnata da un\u2019avanzata calvizie e da qualcosa di simile alla chierica dei frati, molto somigliante alla figura del vescovo Juan de Zum\u00e1rraga O.F.M. quale appare nel dipinto di Miguel Cabrera raffigurante il miracolo della <em>tilma;<\/em> un uomo pi\u00f9 giovane, quasi sicuramente l\u2019interprete Juan Gonz\u00e1lez; un <em>indio<\/em> dai lineamenti marcati, con barba e baffi, certamente Juan Diego, che apre il proprio mantello, ancora privo dell\u2019immagine, davanti al vescovo; una donna dal volto scuro, forse una schiava nera; un uomo dai tratti spagnoli \u2014 quello gi\u00e0 individuato dagli esami oftalmoscopici sulla <em>tilma<\/em> e inizialmente scambiato per Juan Diego \u2014 che guarda pensoso la <em>tilma<\/em> accarezzandosi la barba con la mano.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti questi personaggi stanno guardando verso la <em>tilma,<\/em> meno il primo, l\u2019<em>indio<\/em> seduto, che sembra guardare piuttosto il viso di Juan Diego. Insomma, negli occhi dell\u2019immagine della Madonna di Guadalupe vi \u00e8 come una &#8220;istantanea&#8221; di quanto accaduto nel vescovado di Citt\u00e0 di Messico al momento in cui l\u2019immagine stessa si form\u00f2 sulla tilma. Al centro delle pupille, poi, si nota, in scala molto pi\u00f9 ridotta, un\u2019altra &#8220;scena&#8221;, del tutto indipendente dalla prima, in cui compare un vero e proprio &#8220;gruppo familiare&#8221; indigeno composto da una donna, da un uomo, da alcuni bambini, e \u2014 nel solo occhio destro \u2014 da altre persone in piedi dietro la donna.<\/p>\n\n\n\n<p>La presenza di queste immagini negli occhi \u00e8, innanzi tutto, la conferma definitiva dell\u2019origine prodigiosa dell\u2019icona guadalupana: \u00e8 materialmente impossibile dipingere tutte queste figure in cerchietti di circa 8 millimetri di diametro, quali sono le iridi della Madonna di Guadalupe, e per di pi\u00f9 nell\u2019assoluto rispetto di leggi ottiche totalmente ignote nel secolo XVI. Inoltre, la scena del vescovado come appare negli occhi della Vergine pone un altro problema: essa non \u00e8 quella che poteva essere vista dalla supeficie della <em>tilma,<\/em> dato che vi compare Juan Diego con la <em>tilma<\/em> dispiegata davanti al vescovo. A questo proposito Jos\u00e9 Aste Tonsmann avanza l\u2019ipotesi che la Madonna fosse presente, sebbene invisibile, al fatto, e abbia &#8220;proiettata&#8221; sulla tilma la propria immagine, avente negli occhi il riflesso di ci\u00f2 che stava vedendo (29).<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro studio scientifico che ha dato risultati molto interessanti \u00e8 quello relativo alla disposizione delle stelle sul manto della Vergine, disposizione che, pur essendo diversa da quelle &#8220;geometriche&#8221; tipiche dei cieli dipinti, per esempio, sulle volte di alcune chiese, sembra tutt\u2019altro che casuale. Questo fatto, che mal si accorda con la sbrigativa definizione di &#8220;aggiunte&#8221; data da Philip Serna Callahan alle stelle del manto e ai disegni del broccato della tunica, spinge don Mario Rojas S\u00e1nchez, traduttore dei testi n\u00e1huatl sull\u2019apparizione e studioso della cultura azteca, a uno studio accurato su questi due particolari dell\u2019immagine di Guadalupe.<\/p>\n\n\n\n<p>Partendo dalla somiglianza fra i grandi fiori in boccio visibili sulla tunica della Vergine e il simbolo azteco del <em>t\u00e9petl,<\/em> cio\u00e8 del monte, don Mario Rojas S\u00e1nchez ha identificato sulla tunica una &#8220;mappa&#8221; dei principali vulcani del Messico; quanto alle stelle, lo stesso sacerdote ha potuto accertare, grazie alla collaborazione di alcuni astronomi e dell\u2019osservatorio Laplace di Citt\u00e0 di Messico, che esse corrispondono alle costellazioni presenti sopra Citt\u00e0 di Messico al solstizio d\u2019inverno del 1531 \u2014 solstizio che, dato il calendario giuliano allora vigente, cadeva il 12 dicembre \u2014 viste per\u00f2 non secondo la normale prospettiva &#8220;geocentrica&#8221;, ma secondo una prospettiva &#8220;cosmocentrica&#8221;, ossia come le vedrebbe un osservatore posto &#8220;al di sopra della volta celeste&#8221; (30).<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>Nazionalismo guadalupano&#8221;<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Come si \u00e8 visto, tutti gli studi scientifici compiuti sull\u2019immagine venerata nel santuario ai piedi del Tepeyac confermano la sua origine miracolosa e, quindi, la realt\u00e0 delle apparizioni. Ma perch\u00e9 la Vergine, apparendo a Juan Bernardino, chiese di essere venerata come &#8220;Santa Maria di Guadalupe&#8221;, con il nome, familiare solo agli spagnoli, di un santuario della lontana Estremadura?<\/p>\n\n\n\n<p>Molti studiosi, da don Luis Becerra Tanco nel secolo XVII a don Mario Rojas S\u00e1nchez ai nostri giorni, hanno cercato di individuare dietro &#8220;Guadalupe&#8221; un appellativo n\u00e1huatl frainteso dagli spagnoli: e le interpretazioni proposte sono spesso suggestive (31). Ma \u00e8 pi\u00f9 verosimile che, come sostengono Primo Feliciano Vel\u00e1zquez (32) e don Lauro L\u00f3pez Beltr\u00e1n (33), il nome udito e riferito agli inviati del vescovo da Juan Bernardino sia proprio &#8220;Guadalupe&#8221;: questo nome ci \u00e8 stato tramandato in testi n\u00e1huatl da un <em>indio, <\/em>Antonio Valeriano, da un meticcio, Fernando de Alva Ixtlilx\u00f3chitl, e da un buon conoscitore del n\u00e1huatl, Lasso de la Vega; il primo aveva probabilmente conosciuto Juan Bernardino e, se avesse saputo da lui l\u2019ipotetico &#8220;vero nome n\u00e1huatl&#8221;, lo avrebbe trascritto correttamente nel <em>Nican mopohua. <\/em>Forse la Vergine, presentandosi con un nome ben noto ai conquistadores, volle prevenire gli &#8220;scrupoli&#8221; di frati come Bernardino de Sahag\u00fan O.F.M.<\/p>\n\n\n\n<p>Se la fede, per essere efficace, deve permeare di s\u00e9 la vita e la cultura di un popolo (34), la devozione alla Madonna di Guadalupe ha fatto anche di pi\u00f9: ha letteralmente creato la nazione messicana sulle rovine di un impero tirannico e sanguinario, perennemente in guerra con i suoi vicini al solo scopo di procurarsi vittime per i sacrifici umani (35).<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec quando, nei primi anni del secolo scorso, iniziano i moti per l\u2019indipendenza del Messico, i var\u00ee <em>libertadores<\/em> non mancano mai di proclamare la propria devozione alla Madonna di Guadalupe, non si sa quanto dovuta ad autentica piet\u00e0 cristiana e quanto a puro &#8220;nazionalismo guadalupano&#8221; (36).<\/p>\n\n\n\n<p>In ogni caso \u00e8 significativo lo stendardo guadalupano che il sacerdote Miguel Hidalgo y Costilla, capo della prima rivolta indipendentista messicana, inalbera nel 1810 contro la Spagna napoleonica di Giuseppe Bonaparte (37). Il 12 ottobre 1821 il <em>libertador<\/em> Agust\u00edn de Iturbide affida la nazione messicana \u2014 di cui da poco \u00e8 stata riconosciuta l\u2019indipendenza \u2014 alla protezione di Nostra Signora di Guadalupe. L\u2019anno seguente, proclamatosi imperatore, fonda l\u2019Ordine cavalleresco di Guadalupe (38).<\/p>\n\n\n\n<p>Perfino nei turbolenti anni successivi il nome della Madonna di Guadalupe segna momenti significativi della vita civile e politica messicana. Nel 1828 il Congresso proclama festa nazionale il 12 dicembre (39). Nel 1848, a conclusione della sfortunata guerra del Texas, la pace fra Messico e Stati Uniti viene firmata nel santuario di Guadalupe. Nel 1853 il dittatore Antonio L\u00f3pez de Santa-Anna ripristina l\u2019Ordine di Guadalupe (40).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1858 Benito Ju\u00e1rez, divenuto presidente, impone al Messico un calendario &#8220;laico&#8221;, ma mantiene la festa del 12 dicembre; tre anni dopo il santuario sfugge alla confisca di tutti i beni ecclesiastici (41). Nel 1864 Massimiliano d\u2019Asburgo, divenuto imperatore del Messico, rende omaggio, con la moglie Carlotta, alla Madonna di Guadalupe, e il 10 aprile 1867, alla vigilia della sua deposizione, ripristina l\u2019Ordine di Guadalupe modificandone gli statuti (42).<\/p>\n\n\n\n<p>Con la fucilazione di Massimiliano a Quer\u00e9taro il 16 giugno 1867 e il ritorno di Benito Ju\u00e1rez alla presidenza, inizia per il Messico un periodo di politica anticlericale che arriver\u00e0, nel nostro secolo, alla persecuzione religiosa aperta, specialmente dopo il 1917, quando viene imposta al Messico, da un\u2019assemblea costituente praticamente autonominatasi, una Costituzione socialista ferocemente anticattolica, che il <em>caudillo revolucionario<\/em> di turno, Venustiano Carranza \u2014 impadronitosi del potere dopo aver sconfitto militarmente i suoi antichi compagni di lotta armata, il &#8220;guadalupano&#8221; Emiliano Zapata e il relativamente filocattolico Pancho Villa \u2014 si guarder\u00e0 bene dal sottoporre alla ratifica del voto popolare.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec quando, nel 1921, l\u2019immagine della Madonna di Guadalupe sfugge prodigiosamente a un attentato \u2014 una bomba, nascosta in un mazzo di fiori deposti ai piedi dell\u2019altare da un certo Luciano P\u00e9rez, esplode provocando gravi danni alla basilica, ma lascia intatto addirittura il vetro che protegge l\u2019immagine \u2014 il comportamento delle autorit\u00e0 \u00e8 decisamente scandaloso: non solo l\u2019attentatore, difeso dallo stesso presidente municipale, viene assolto, ma il procuratore generale della nazione, di fronte alle numerose, ma pacifiche, proteste che da tutto il Messico si levano contro l\u2019attentato, e alle folle che accorrono al santuario per organizzarvi cerimonie di riparazione e di ringraziamento, non esita a insinuare che la bomba sia stata fatta esplodere dai cattolici per screditare i socialisti e per sfruttare economicamente i pellegrinaggi (43).<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni seguenti la politica ecclesiastica dei governi messicani si fa sempre pi\u00f9 oppressiva, le provocazioni si moltiplicano giorno dopo giorno, finch\u00e9 quando, nel 1926, un decreto del presidente Plutarco El\u00edas Calles impone l\u2019applicazione integrale della Costituzione del 1917 comminando pesanti sanzioni penali ai &#8220;trasgressori&#8221;, il Messico cattolico insorge in nome di Cristo Re e della Vergine di Guadalupe: \u00e8 la <em>Cristiada,<\/em> l\u2019epopea dei <em>cristeros,<\/em> nella quale bande di <em>campesinos <\/em>e di <em>peones<\/em> male armati, ma sostenuti dalla loro fede, tengono testa per tre anni a un esercito modernamente equipaggiato e appoggiato dalla potenza economica e militare degli Stati Uniti, ma privo di motivazioni ideali; rivolta che finir\u00e0 soltanto quando \u2014 alla vigilia di un possibile successo politico degli insorti \u2014 la Santa Sede e i vescovi del Messico si lasceranno convincere a sottoscrivere con il governo messicano un abborracciato &#8220;accordo&#8221;, che concede alla Chiesa niente pi\u00f9 che una semplice sopravvivenza fisica (44).<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>Madre delle Americhe<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Ma torniamo alla Madonna di Guadalupe, all\u2019espansione e alla consacrazione ufficiale del suo culto da parte di vescovi e di Papi nel corso dei secoli. Il 7 gennaio 1675 un breve di Papa Clemente X concede indulgenze alla Confraternita di Nostra Signora di Guadalupe (45); e il 9 febbraio 1725 Papa Benedetto XIII eleva il santuario ricostruito nel 1709 al rango di collegiata (46). Nel 1736, alla fine di agosto, la Nuova Spagna, l\u2019attuale Messico, \u00e8 devastata da un\u2019epidemia di <em>matlazahuatl<\/em> \u2014 cos\u00ec gli <em>indios<\/em> chiamano la febbre tifoidea \u2014 che in diciotto mesi provoca pi\u00f9 di due milioni di morti.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019arcivescovo di Citt\u00e0 di Messico ordina la traslazione dell\u2019immagine dal santuario alla cattedrale, e l\u2019epidemia si attenua nella maggior parte del vicereame, pur continuando a mietere vittime nella capitale; solo il 26 maggio 1737, quando avviene la solenne proclamazione della Vergine Maria, sotto il titolo di Guadalupe, patrona principale di Citt\u00e0 di Messico, l\u2019epidemia cessa del tutto. Negli anni successivi, fino al 4 dicembre 1746, avvengono analoghe proclamazioni nelle altre diocesi del vicereame, e finalmente Papa Benedetto XIV, con il breve <em>Non est equidem<\/em>, del 25 maggio 1754, dichiara la Madonna di Guadalupe patrona principale e protettrice della Nuova Spagna e concede l\u2019Ufficio e la Messa propri per la festa del 12 dicembre (47).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel clima di acceso anticlericalismo che caratterizza la politica dei governi messicani a partire dalla seconda met\u00e0 del secolo scorso, la presidenza del generale Porfirio D\u00edaz, dal 1876 al 1911, costituisce un periodo di relativa tolleranza verso la Chiesa, che pu\u00f2 cos\u00ec godere di una discreta libert\u00e0 di azione nei campi che esulano dalla politica intesa in senso stretto, quali il culto, l\u2019istruzione religiosa e la promozione sociale del popolo cattolico (48).<\/p>\n\n\n\n<p>In questo clima di pace religiosa matura l\u2019idea di una solenne proclamazione nel santuario del Tepeyac della Regalit\u00e0 di Maria Santissima: cos\u00ec l\u20198 febbraio 1887 Papa Leone XIII autorizza l\u2019incoronazione dell\u2019immagine di Guadalupe, che viene eseguita il 12 ottobre 1895, nel corso di una fastosissima cerimonia, dall\u2019arcivescovo di Citt\u00e0 di Messico, mons. Pr\u00f3spero Mar\u00eda Alarc\u00f3n y de la Barquera. Nel frattempo, il 2 agosto 1894, vi era stata l\u2019approvazione, da parte del Papa e della Sacra Congregazione dei Riti, di nuovi testi del &#8220;proprio&#8221; dell\u2019Ufficio e della Messa del 12 dicembre, in cui si riconosce, almeno implicitamente, la storicit\u00e0 dell\u2019apparizione. Infine, il 24 agosto 1910, san Pio X proclama la Madonna di Guadalupe patrona dell\u2019intera America Latina (49).<\/p>\n\n\n\n<p>In tutt\u2019altro clima \u2014 quello della persecuzione strisciante e dell\u2019assassinio sistematico degli ex capi dei <em>cristeros<\/em> da parte di agenti governativi \u2014 si svolgono nel 1931 le solenni celebrazioni del IV centenario dell\u2019apparizione: la grande affluenza di pellegrini al santuario servir\u00e0 solo come pretesto al governo messicano per un nuovo &#8220;giro di vite&#8221; contro la Chiesa (50). E la successiva incoronazione della Madonna di Guadalupe, decretata da Papa Pio XI nel 1933 in occasione dell\u2019Anno Santo della Redenzione, avverr\u00e0 soltanto a Roma, sulla copia donata da Miguel Cabrera a Papa Benedetto XIV nel 1752 (51).<\/p>\n\n\n\n<p>Solo nel 1938, grazie alla politica di apertura ai cattolici del presidente L\u00e1zaro C\u00e1rdenas \u2014 che apre la via a un <em>modus vivendi<\/em> fra Chiesa e Stato, consistente in pratica nell\u2019ignorarsi reciprocamente \u2014 sar\u00e0 possibile indire un vero Anno Santo Guadalupano. E il 24 settembre 1939 il nuovo Pontefice Pio XII inaugura nei giardini vaticani un monumento raffigurante Juan Diego che mostra la <em>tilma<\/em> al vescovo Juan de Zum\u00e1rraga O.F.M., monumento che sar\u00e0 poi fatto spostare da Giovanni XXIII in una posizione pi\u00f9 centrale, presso la torre di San Giovanni (52).<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la seconda guerra mondiale si moltiplicano le pubbliche manifestazioni di devozione alla Vergine di Guadalupe e i riconoscimenti della natura miracolosa dell\u2019immagine da parte dei Pontefici. Cos\u00ec, il 13 ottobre 1945, in occasione del cinquantesimo anniversario dell\u2019incoronazione, Papa Pio XII, nel radiomessaggio <em>Venerables Hermanos<\/em> afferma che <em>&#8220;sulla tilma del povero Juan Diego \u2014 come riferisce la tradizione \u2014 pennelli che non erano di quaggi\u00f9 lasciavano dipinta un\u2019immagine dolcissima, che l\u2019opera corrosiva dei secoli avrebbe rispettata&#8221;<\/em> (53).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u201911 dicembre 1955 \u2014 quasi a riparazione delle offese arrecate alla Chiesa trent\u2019anni prima dai &#8220;sindacalisti&#8221; legati a Plutarco El\u00edas Calles \u2014 la Madonna di Guadalupe viene incoronata solennemente Regina del Lavoro, alla presenza del card. Jos\u00e9 Garibi y Rivera e davanti a circa mezzo milione di lavoratori. Il 12 ottobre 1960 Papa Giovanni XXIII indice un nuovo Anno Mariano Guadalupano e proclama la Madonna di Guadalupe Madre delle Americhe; l\u2019anno seguente invia ai messicani un radiomessaggio in cui definisce l\u2019immagine della Vergine <em>&#8220;suo ritratto dolcissimo non dipinto da mani umane&#8221; <\/em>(54). Infine, Papa Paolo VI invia, il 25 marzo 1976, una &#8220;rosa d\u2019oro&#8221; al santuario del Tepeyac (55).<\/p>\n\n\n\n<p>Il 12 ottobre 1976 viene consacrata, a fianco del santuario del 1709, ormai insufficiente a contenere tutti i fedeli che vi affluiscono in occasione delle festivit\u00e0 mariane, una nuova basilica, in cui viene solennemente traslata l\u2019immagine miracolosa. In questa basilica, il 27 gennaio 1979, Papa Giovanni Paolo II \u2014 pellegrino in Messico in occasione della III Conferenza Generale dell\u2019episcopato latino-americano a Puebla de los Angeles \u2014 consacra a Maria, davanti all\u2019immagine della Guadalupana, il popolo di Dio e la Chiesa del Messico e di tutto il continente americano (56).<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>La causa di beatificazione di Juan Diego<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>A questo punto alla gloria della Vergine di Guadalupe manca una cosa sola: l\u2019elevazione all\u2019onore degli altari dell\u2019umile <em>indio<\/em> che in un lontano inverno di cinque secoli fa la vide ai piedi del Tepeyac. Se per gli <em>indios,<\/em> che l\u2019apparizione aveva indotti ad abbandonare le ultime diffidenze verso la religione dei <em>conquistadores,<\/em> la santit\u00e0 di Juan Diego era semplicemente ovvia, la Chiesa messicana \u00e8 sembrata per molto tempo interessata pi\u00f9 al riconoscimento dell\u2019autenticit\u00e0 dell\u2019apparizione e della natura miracolosa dell\u2019immagine che a quello della santit\u00e0 del veggente.<\/p>\n\n\n\n<p>Le possibili interpretazioni di questo atteggiamento sono molteplici e, fra esse, certamente l\u2019opportunit\u00e0 pastorale di promuovere la causa di canonizzazione di un <em>indio<\/em> convertitosi in et\u00e0 matura, che era stato per la maggior parte della sua vita adoratore di mostruosi idoli assetati di sangue umano: fatto sta che nessuna causa di canonizzazione viene promossa negli anni successivi alla morte di Juan Diego, e solo nel secolo XX si comincer\u00e0 a raccogliere la documentazione necessaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel dicembre del 1944 arriva dal Nicaragua la notizia di un miracolo attribuito all\u2019intercessione di Juan Diego: a El Ocotal, nel dipartimento di Nueva Segovia, una bambina di sette anni e mezzo, Mar\u00eda Antonia Cruz, figlia di un contadino abitante nel Caserio de S\u00e1banagrande, che presenta tutti i sintomi del morbo di Down, il cosiddetto &#8220;mongolismo&#8221; \u2014 \u00e8 muta, &#8220;tonta&#8221;, incapace di comunicare anche a gesti, ha la lingua larga e sempre fuori della bocca costantemente aperta, si sbava continuamente sul vestito \u2014 diventa normale, incominciando a parlare e a esprimersi con propriet\u00e0, dopo che i suoi genitori hanno rivolto le loro preghiere al servo di Dio Juan Diego (57).<\/p>\n\n\n\n<p>A causa della mancanza di un\u2019adeguata documentazione medica \u2014 i genitori di Mar\u00eda Antonia, Ad\u00e1n Cruz e Mar\u00eda F\u00e9lix de Cruz, sono poveri contadini che non hanno mai potuto far visitare la figlia da uno specialista, e d\u2019altronde nel 1944 la causa genetica del &#8220;mongolismo&#8221;, la trisomia del cromosoma 21, \u00e8 ancora ignota \u2014 il miracolo non pu\u00f2 essere riconosciuto ufficialmente dalle autorit\u00e0 ecclesiastiche, ma le testimonianze giurate sulla guarigione della bambina si aggiungono a quelle di grazie &#8220;minori&#8221; ricevute per intercessione di Juan Diego in altre parti dell\u2019America Latina e alle ricerche degli storici sull\u2019eroicit\u00e0 delle virt\u00f9 del veggente del Tepeyac e sulla continuit\u00e0 attraverso i secoli della sua fama di santit\u00e0 presso il popolo messicano.<\/p>\n\n\n\n<p>Si arriva cos\u00ec, il 13 gennaio 1980, all\u2019istruzione, da parte del card. Ernesto Corripio Ahumada, della causa diocesana, i cui atti vengono trasmessi a Roma alla Sacra Congregazione per le Cause dei Santi il 26 giugno 1981 (58). Finalmente Papa Giovanni Paolo II, durante la Messa celebrata nel santuario di Nostra Signora di Guadalupe il 6 maggio 1990 all\u2019inizio del suo secondo pellegrinaggio apostolico in Messico, riconosce il culto <em>ab immemorabili<\/em> del <em>&#8220;Beato Juan Diego, il cui nome indigeno, secondo la tradizione, era Cuauhtlat\u00f3huac, &#8220;Aquila che parla&#8221;&#8221;<\/em>, l\u2019 <em>&#8220;indio prediletto da Maria&#8221;<\/em>, &#8220;<em>il confidente della dolce Signora del Tepeyac&#8221;,<\/em> <em>&#8220;che rappresenta tutti gli indigeni che accolsero il Vangelo di Ges\u00f9, grazie all\u2019aiuto materno di Maria, sempre inseparabile dalla manifestazione di suo Figlio e dalla fondazione della Chiesa, come fu la sua presenza fra gli Apostoli il giorno di Pentecoste&#8221; <\/em>(59).<\/p>\n\n\n\n<p>____________________________<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(1)<\/strong> Cfr. Marco Tangheroni e Maurizio Parenti, <em>Cristoforo Colombo, ammiraglio genovese e &#8220;defensor fidei&#8221;<\/em>, in <em>Cristianit\u00e0<\/em>, anno XX, n. 203, marzo 1992.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(2)<\/strong> Cfr., come documenti altamente significativi in proposito, Giovanni Paolo II, Lettera apostolica ai Religiosi e alle Religiose dell\u2019America Latina in occasione del V Centenario dell\u2019Evangelizzazione del Nuovo Mondo<em> Los caminos del Evangelio<\/em>, del 29-5-1990; e Idem, Discorso ai partecipanti al Seminario Internazionale organizzato dalla Pontificia Commissione per l\u2019America Latina sul tema <em>Storia dell\u2019evangelizzazione dell\u2019America. Traiettoria, identit\u00e0 e speranza di un Continente<\/em>, del 14-5-1992, in <em>L\u2019Osservatore Romano<\/em>, 15-5-1992.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(3)<\/strong> Sulla <em>leyenda negra,<\/em> cfr. Gianni Vannoni, <em>Sulla &#8220;conquista&#8221; dell\u2019America del sud,<\/em> in <em>Cristianit\u00e0,<\/em> anno III, n. 10, marzo-aprile 1975.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(4)<\/strong> Sulla religione e la cultura del Messico precolombiano, cfr., per esempio, Laurette S\u00e9journ\u00e9, <em>Quetzalc\u00f3atl, il serpente piumato,<\/em> trad. it., Il Saggiatore, Milano 1959. La grafia dei nomi propri indigeni e degli altri vocaboli aztechi citati nel presente articolo \u00e8 quella elaborata nel secolo XVI dai missionari spagnoli per trascrivere il n\u00e1huatl \u2014 la lingua degli aztechi \u2014 in caratteri latini. Quindi la pronuncia \u00e8 quasi identica a quella del castigliano, con le sole eccezioni del gruppo &#8220;ll&#8221;, che si legge come in italiano, e della lettera &#8220;x&#8221;, che si legge come la &#8220;c&#8221; nella pronuncia dialettale toscana di &#8220;voce&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(5)<\/strong> Il significato del nome azteco di Juan Diego \u00e8 &#8220;Colui che parla come un\u2019aquila&#8221;. Poich\u00e9 l\u2019aquila \u00e8 il simbolo dell\u2019evangelista san Giovanni, il nome Juan con cui Cuauhtlat\u00f3huac fu battezzato mostra come i missionari spagnoli tendessero a &#8220;inculturare&#8221; il cristianesimo dando anche \u2014 quando era possibile \u2014 agli <em>indios<\/em> convertiti nomi cristiani di significato simbolico analogo a quello dei loro originari nomi &#8220;pagani&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(6)<\/strong> Le pi\u00f9 antiche relazioni sulle apparizioni della Madonna di Guadalupe e sull\u2019impressione prodigiosa della sua immagine sulla <em>tilma<\/em> di Juan Diego sono due documenti in lingua n\u00e1huatl della prima met\u00e0 del secolo XVI: l\u2019<em>Inin huey tlamahuizoltzin<\/em>, &#8220;Questa \u00e8 la gran meraviglia&#8221;, attribuito al sacerdote spagnolo Juan Gonz\u00e1lez, interprete del primo vescovo di Citt\u00e0 di Messico, padre Juan de Zum\u00e1rraga O.F.M., scritto fra il 1541 e il 1545, quando erano ancora vivi Juan Diego e lo stesso vescovo; e il <em>Nican mopohua<\/em>, &#8220;Qui si racconta&#8221;, attribuito al nobile azteco Antonio Valeriano, allievo del collegio francescano di Santa Cruz di Tlatelolco, scritto fra il 1545 e il 1555. I titoli dei due documenti sono costituiti, secondo l\u2019uso indigeno, dalle parole con cui iniziano. Per il <em>Nican mopohua, <\/em>che contiene la narrazione pi\u00f9 estesa e pi\u00f9 ricca di particolari, cfr. la traduzione castigliana, con frequenti riferimenti in nota all\u2019originale n\u00e1huatl, in Primo Feliciano Vel\u00e1zquez, <em>La aparici\u00f3n de Santa Mar\u00eda de Guadalupe,<\/em> 2a ed., Editorial Jus, Citt\u00e0 di Messico 1981, pp. 146-161; cfr. una traduzione italiana di entrambi i testi, condotta sulla pi\u00f9 recente versione castigliana di don Mario Rojas S\u00e1nchez, in Claudio Perfetti, <em>Guadalupe. La tilma della Morenita (Messico 1931),<\/em> 2a ed., Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1988, pp. 37-39 e 45-67. Quest\u2019opera, una delle poche in lingua italiana sulla Madonna di Guadalupe, \u00e8 utile perch\u00e9 riporta le traduzioni dei principali documenti \u2014 n\u00e1huatl e spagnoli \u2014 sull\u2019argomento, ma \u00e8 viziato, dal punto di vista teologico, da influenze della &#8220;teologia della liberazione&#8221; e di quell\u2019&#8221;indigenismo&#8221; che induce molti missionari, specie in Amazzonia, a trasformare la necessaria &#8220;inculturazione&#8221; dell\u2019evangelizzazione in una rinuncia di fatto all\u2019evangelizzazione stessa (cfr. Plinio Corr\u00eaa de Oliveira, <em>Tribalismo ind\u00edgena, ideal comuno-mision\u00e1rio para o Brasil no s\u00e9culo XXI<\/em>, Vera Cruz, San Paolo 1977). Migliore, da questo punto di vista, l\u2019articolo di Rosario Camargo, <em>La Madonna di Guadalupe,<\/em> in <em>Studi Cattolici<\/em>, anno XXVI, n. 254-255, aprile-maggio 1982, pp. 262-267.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(7)<\/strong> Diminutivi n\u00e1huatl di &#8220;Juan&#8221; e &#8220;Juan Diego&#8221;. Presso gli aztechi il diminutivo, formato con il suffisso &#8220;tzin&#8221;<em>,<\/em> era principalmente un segno di rispetto: cfr. P. F. Vel\u00e1zquez, <em>La aparici\u00f3n de Santa Mar\u00eda de Guadalupe<\/em>, cit., p. 148, nota 1.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(8)<\/strong> A. Valeriano, <em>Nican mopohua,<\/em> vv. 183-184, in C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> p. 64.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(9)<\/strong> Quattordici fra miracoli e grazie avvenuti per intercessione della Madonna di Guadalupe fra il 1531 e la fine del secolo XVI sono narrati nel <em>Nican moctepana<\/em>, &#8220;Qui si riferiscono&#8221;, scritto agli inizi del secolo XVII dal nobile messicano Fernando de Alva Ixtlilx\u00f3chitl, discendente dei re di Texcoco e dei signori di Teotihuac\u00e1n: cfr. la versione castigliana in P. F. Vel\u00e1zquez, <em>La aparici\u00f3n de Santa Mar\u00eda de Guadalupe<\/em>, cit., pp. 164-177, e quella italiana in C. Perfetti, <em>op. cit.<\/em>, pp. 71-81.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(10)<\/strong> Di uno dei canti n\u00e1huatl, noto con il titolo spagnolo di <em>Preg\u00f3n del atab\u00e1l,<\/em> attribuito a Francisco Pl\u00e1cido, signore di Azcapotzalco, ci \u00e8 stato conservato il testo: cfr. una sua traduzione in C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> pp. 208-209.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(11)<\/strong> Cfr. F. de Alva Ixtlilx\u00f3chitl, <em>Nican moctepana,<\/em> in C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> pp. 71-72. Una raffigurazione pittorica del miracolo, con un riquadro raffigurante la processione, si trova in una grande tela di metri 2,75 x 6,10, copia della seconda met\u00e0 del secolo XVII di un pi\u00f9 antico dipinto, oggi perduto, risalente al 1533, ossia ad appena due anni dopo il miracolo. Il dipinto, ritrovato nel 1960 dietro un muro in una costruzione attigua al santuario, \u00e8 riprodotto in AA. VV., <em>Album Conmemorativo del 450 aniversario de las apariciones de Nuestra Se\u00f1ora de Guadalupe,<\/em> Ediciones Buena Nueva, Citt\u00e0 di Messico 1981, pp. 28-29.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(12)<\/strong> F. de Alva Ixtlilx\u00f3chitl, <em>op. cit.,<\/em> in C. Perfetti, <em>op. cit.<\/em>, p. 81.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(13)<\/strong> Fray Bernardino de Sahag\u00fan O.F.M., <em>Historia general de las cosas de la Nueva Espa\u00f1a,<\/em> l. XI, cap. XII, App., in C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> p. 85; cfr. P. F. Vel\u00e1zquez, <em>La aparici\u00f3n de Santa Mar\u00eda de Guadalupe<\/em>, cit., pp. 352-353. Ho corretto la traduzione italiana sulla base del testo originale, riportato e annotato da Primo Feliciano Vel\u00e1zquez, per quanto riguarda il termine <em>Dios y nantzin,<\/em> che \u00e8 composto dal castigliano <em>Di\u00f3s,<\/em> &#8220;nome proprio&#8221; del Dio cristiano per gli <em>indios,<\/em> e dal n\u00e1huatl<em> y nantzin,<\/em> o <em>inantzin,<\/em> &#8220;sua venerabile madre&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(14)<\/strong> Cfr. C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> p. 25; e AA. VV., <em>Album Conmemorativo del 450 aniversario de las apariciones de Nuestra Se\u00f1ora de Guadalupe,<\/em> cit., p. 273.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(15)<\/strong> Cfr. AA. VV., <em>Album Conmemorativo del 450 aniversario de las apariciones de Nuestra Se\u00f1ora de Guadalupe<\/em>, cit., pp. 123 e 275; e C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> p. 167, nota e fotografia nella 16a delle pagine \u2014 non numerate \u2014 delle illustrazioni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(16)<\/strong> Cfr. <em>ibid.,<\/em> pp. 87-103; e P. F. Vel\u00e1zquez, <em>La aparici\u00f3n de Santa Mar\u00eda de Guadalupe<\/em>, cit., pp. 184-221.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(17)<\/strong> Cfr. AA. VV., <em>Album Conmemorativo del 450 aniversario de las apariciones de Nuestra Se\u00f1ora de Guadalupe,<\/em> cit., p. 274.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(18)<\/strong> Cfr. <em>Ap. <\/em>12, 1.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(19)<\/strong> Anche qui abbiamo il parallelo con la Donna dell\u2019Apocalisse (12, 2).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(20)<\/strong> Cfr. C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> pp. 104-107; e P. F. Vel\u00e1zquez, <em>La aparici\u00f3n de Santa Mar\u00eda de Guadalupe<\/em>, cit., pp. 227-235.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(21)<\/strong> Cfr. la traduzione quasi integrale in C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> pp. 113-133.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(22)<\/strong> Cfr. <em>ibid.<\/em>, pp. 134-138.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(23)<\/strong> Cfr. <em>ibid.,<\/em> pp. 140-141.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(24)<\/strong> Cfr. Philip Serna Callahan e Jody Brant Smith, <em>La tilma de Juan Diego, \u00bft\u00e9cnica o milagro? <\/em><em>Estudio an\u00e1litico al infrarrojo de la Imagen de Nuestra Se\u00f1ora de Guadalupe,<\/em> trad. spagnola e note di don Faustino Cervantes Ibarrola, 2a ed., Alhambra Mexicana, Citt\u00e0 di Messico 1982; e C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> pp. 148-167.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(25)<\/strong> Cit. in C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> p. 162. Secondo Philip Serna Callahan potrebbe trattarsi di stucco a base di calce: ma in questo caso l\u2019acido nitrico, che nel 1791 cadde proprio sulla &#8220;nube&#8221; a sinistra della Vergine, avrebbe dovuto decomporre e asportare il rivestimento, cosa che non sembra essere avvenuta&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(26)<\/strong> Cfr. C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> p. 162.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(27)<\/strong> Cfr. la traduzione italiana di <em>In tilmatzintli<\/em> in C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> pp. 68-70.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(28)<\/strong> Cit. in C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> p. 168; cfr. anche la fotografia dell\u2019autografo di Jos\u00e9 Carlos Salinas Ch\u00e1vez nella 17a pagina delle illustrazioni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(29)<\/strong> Cfr. C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> pp. 168-179, e le fotografie degli ingrandimenti ottenuti da Jos\u00e9 Aste Tonsmann nella 19a pagina delle illustrazioni; R. Camargo, <em>art. cit.,<\/em> p. 267; e Ilario Valdalma, <em>Santuari. Gli occhi della Madonna di Guadalupe,<\/em> in <em>Studi Cattolici,<\/em> anno XXVI, n. 262, dicembre 1982, pp. 840-841. Quanto alla seconda &#8220;scena&#8221; presente negli occhi della Vergine, quella del &#8220;gruppo familiare indigeno&#8221;, essa potrebbe significare che Maria stava contemporaneamente &#8220;guardando&#8221; \u2014 in quel senso di amorosa attenzione che ha nella liturgia e nelle preghiere il verbo latino <em>respicere <\/em>\u2014 il popolo <em>indio <\/em>a cui veniva, con le sue apparizioni sul Tepeyac, a portare il suo Divin Figlio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(30)<\/strong> Cfr. C. Perfetti <em>op. cit.,<\/em> pp. 180-182.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(31)<\/strong> Cfr. le interpretazioni di don Luis Becerra Tanco e di don Mario Rojas S\u00e1nchez in C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> pp. 42-44.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(32)<\/strong> Cfr. P. F. Vel\u00e1zquez, <em>Comentario a la historia original guadalupana,<\/em> in don Lauro L\u00f3pez Beltr\u00e1n, <em>La protohistoria guadalupana,<\/em> 2a ed. riveduta e con un\u2019appendice, Editorial Tradici\u00f3n, Citt\u00e0 di Messico 1981, pp. 167-168.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(33)<\/strong> Cfr. don L. L\u00f3pez Beltr\u00e1n, <em>La historicidad de Juan Diego y su posible canonizaci\u00f3n,<\/em> 2a ed. accresciuta, Editorial Tradici\u00f3n, Citt\u00e0 di Messico 1981, pp. 212-213.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(34)<\/strong> Cfr. Giovanni Paolo II, <em>Per iscrivere la verit\u00e0 cristiana sull\u2019uomo nella realt\u00e0 della nazione italiana. Loreto, 11 aprile 1985,<\/em> Cristianit\u00e0, Piacenza 1985.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(35)<\/strong> Cfr. L. S\u00e9journ\u00e9, <em>op. cit.,<\/em> pp. 41-60.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(36)<\/strong> Cfr. C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> pp. 28-29; e Alfonso Junco, <em>El milagro de las rosas,<\/em> 3a ed., Editorial Jus, Citt\u00e0 di Messico 1969, pp. 14-16.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(37)<\/strong> Riprodotto in AA. VV., <em>Album Conmemorativo del 450 aniversario de las apariciones de Nuestra Se\u00f1ora de Guadalupe,<\/em> cit., p. 68.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(38)<\/strong> Cfr. P. F. Vel\u00e1zquez, <em>La aparici\u00f3n de Santa Mar\u00eda de Guadalupe,<\/em> cit., pp. 294-295.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(39)<\/strong> Cfr. C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> p. 28.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(40)<\/strong> Cfr. P. F. Vel\u00e1zquez, <em>La aparici\u00f3n de Santa Mar\u00eda de Guadalupe,<\/em> cit., pp. 296-298.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(41)<\/strong> Cfr. A. Junco, <em>op. cit.,<\/em> p. 16.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(42)<\/strong> Cfr. P. F. Vel\u00e1zquez, <em>La aparici\u00f3n de Santa Mar\u00eda de Guadalupe,<\/em> cit., pp. 298-299.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(43)<\/strong> Cfr. C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> pp. 29-30.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(44)<\/strong> Sulla rivolta dei <em>cristeros,<\/em> autentica &#8220;Vandea messicana&#8221; del secolo XX, cfr. Jean Meyer, <em>La christiade. <\/em><em>L\u2019\u00c9glise, l\u2019\u00c9tat et le Peuple dans la R\u00e9volution Mexicaine (1926-1929),<\/em> Payot, Parigi 1975.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(45)<\/strong> Cfr. AA. VV., <em>Album Conmemorativo del 450 aniversario de las apariciones de Nuestra Se\u00f1ora de Guadalupe,<\/em> cit., p. 275.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(46)<\/strong> Cfr. <em>ibid.,<\/em> p. 61.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(47)<\/strong> Cfr. P. F. Vel\u00e1zquez, <em>La aparici\u00f3n de Santa Mar\u00eda de Guadalupe,<\/em> cit., pp. 274-293; AA. VV., <em>Album Conmemorativo del 450 aniversario de las apariciones de Nuestra Se\u00f1ora de Guadalupe,<\/em> cit., pp. 62-66; e C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> p. 27.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(48)<\/strong> Cfr. J. Meyer, <em>op. cit<\/em>., pp. 18-19.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(49)<\/strong> Cfr. P. F. Vel\u00e1zquez, <em>La aparici\u00f3n de Santa Mar\u00eda de Guadalupe,<\/em> cit., pp. 299-312; AA. VV., <em>Album conmemorativo del 450 aniversario de las apariciones de Nuestra Se\u00f1ora de Guadalupe,<\/em> cit., pp. 71-74; e C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> p. 29.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(50)<\/strong> Cfr. J. Meyer, <em>op. cit<\/em>., pp. 209-211.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(51)<\/strong> Cfr. C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> p. 30; e AA. VV., <em>Album Conmemorativo del 450 aniversario de las apariciones de Nuestra Se\u00f1ora de Guadalupe,<\/em> cit., p. 76.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(52)<\/strong> Cfr. C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> p. 30; e AA.VV., <em>Album Conmemorativo del 450 aniversario de las apariciones de Nuestra Se\u00f1ora de Guadalupe,<\/em> cit., p. 78, con la fotografia del monumento <em>ibid.,<\/em> p. 77.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(53)<\/strong> Pio XII, Radiomessaggio al Messico nel 50\u00b0 della Incoronazione della Vergine SS.ma di Guadalupe, del 13-10-1945, in <em>Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santit\u00e0 Pio XII<\/em>, vol. VII, p. 222.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(54)<\/strong> Giovanni XXIII, Radiomessaggio al Secondo Congresso Mariano Interamericano, del 12-10-1961, in <em>Discorsi Messaggi Colloqui del Santo Padre Giovanni XXIII<\/em>, vol. III, p. 460.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(55)<\/strong> Cfr. C. Perfetti, <em>op. cit.,<\/em> pp. 30-31; e AA. VV., <em>Album Conmemorativo del 450 aniversario de las apariciones de Nuestra Se\u00f1ora de Guadalupe,<\/em> cit., pp. 78-79.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(56)<\/strong> Cfr. AA. VV., <em>Album Conmemorativo del 450 aniversario de las apariciones de Nuestra Se\u00f1ora de Guadalupe,<\/em> cit., p. 79; e Giovanni Paolo II, Omelia nella Basilica di Nostra Signora di Guadalupe, del 27-1-1979, in <em>Insegnamenti di Giovanni Paolo II<\/em>, vol. II, 1, pp. 159-166.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(57)<\/strong> Cfr. don L. L\u00f3pez Beltr\u00e1n, <em>La historicidad<\/em> <em>de Juan Diego y su posible canonizaci\u00f3n,<\/em> cit., pp. 79-84.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(58)<\/strong> Cfr. la documentazione completa <em>ibid.,<\/em> pp. 133-202.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(59)<\/strong> Giovanni Paolo II, Omelia nella Messa nel Santuario di Santa Maria di Guadalupe, del 6-5-1990, in <em>L\u2019Osservatore Romano<\/em>, 7\/8-5-1990.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo pubblicato su Cristianit\u00e0 n. 205-206 (1992) Le calunnie riguardo la conquista e la successiva evangelizzazione delle americhe da parte degli spagnoli si sprecano. 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