{"id":3805,"date":"2010-04-29T00:00:00","date_gmt":"2010-04-28T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-05-02T13:21:02","modified_gmt":"2016-05-02T11:21:02","slug":"lera-digitale-e-la-sua-valenza-antropologica-i-nativi-digitali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/lera-digitale-e-la-sua-valenza-antropologica-i-nativi-digitali\/","title":{"rendered":"L\u2019era digitale e la sua valenza antropologica: i nativi digitali"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-33912\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/nativi_digitali.jpg\" alt=\"nativi_digitali\" width=\"250\" height=\"168\" \/>Ag Zenit<\/strong> (ZENIT.org).<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\">sabato, 17 aprile 2010<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">ROMA, Pubblichiamo di seguito un articolo del prof. Tonino Cantelmi, docente di Psicologia dello Sviluppo e dell\u2019Educazione alla LUMSA (Roma) e docente di Psicopatologia alla Pontificia Universit\u00e0 Gregoriana (Roma).<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Introduzione: la Rete delle Reti ed il suo impietoso fascino sulla mente umana<br \/>\n<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fascino impietoso e seduttivo di Internet non sembra lasciar scampo: la Rete delle Reti \u00e8 ora demonizzata ed assimilata ad un invicibile mostro divorante, ora invece esaltata e beatificata per le sue immense potenzialit\u00e0. No, non c\u2019\u00e8 dubbio: la Rete delle Reti rappresenta comunque la vera, straordinaria novit\u00e0 del III millennio: presto gran parte dell\u2019umanit\u00e0 sar\u00e0 in Rete. Stiamo assistendo dunque ad un cambiamento radicale e siamo forse di fronte ad un passaggio evolutivo. L\u2019uomo del terzo millennio, in altri termini, sar\u00e0 diverso: la mente in Internet produrr\u00e0 eventi e cambiamenti che non potremo ignorare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia Internet \u00e8 solo uno dei tanti cambiamenti indotti dalla rivoluzione digitale, la cui tecnologia non pu\u00f2 essere semplicemente interpretata come \u201cstrumenti\u201d: la rivoluzione digitale \u00e8 tale perch\u00e9 la tecnologia \u00e8 divenuta un ambiente da abitare, una estensione della mente umana, un mondo che si intreccia con il mondo reale e che determina vere e proprie ristrutturazioni cognitive, emotive e sociali dell\u2019esperienza, capace di rideterminare la costruzione dell\u2019identit\u00e0 e delle relazioni, nonch\u00e8 il vissuto dell\u2019esperire<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come per ogni innovazione tecnologica, accanto agli iniziali entusiasmi giustificati dalle enormi potenzialit\u00e0 di questo media, sempre pi\u00f9 specialisti si sono interrogati sui rischi psicopatologici connessi all\u2019uso e soprattutto all\u2019abuso della Rete. In particolare si \u00e8 ipotizzata l\u2019esistenza di una forma di dipendenza dalla Rete, definita IAD: Internet Addiction Disorder.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 non dovremmo trascurare il fatto che tutto nacque per un fantastico scherzo planetario: uno psichiatra americano fece girare in Rete i criteri diagnostici per la dipendenza da Internet, mutuati dal DSM IV. Come spesso succede in Rete, la fantasia fu superata dalla realt\u00e0, sia pure virtuale: la dipendenza divenne un argomento straordinariamente attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dibattuta, demonizzata, esaltata: la Rete non colse la differenza fra realt\u00e0 e scherzo. Altra beffa clamorosa fu l&#8217;invenzione di gruppi on line di auto-aiuto per retomani. L\u2019Internet Addiction Disorder, quella vera e non la beffa, divenne un fenomeno noto al di fuori della Rete quando nel 1996 la dottoressa statunitense Kimberly Young, dell\u2019Universit\u00e0 di Pittsburg, pubblic\u00f2 la ricerca \u201cInternet Addiction: the emergence of a new clinical disorder\u201d (1996), relativa allo studio di un campione di soggetti dipendenti dalla Rete.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da allora ad oggi sulla stampa vengono continuamente riportate le vicissitudini dei soggetti affetti da questa nuova patologia. Anche le ricerche che ho presentato in Italia dal 1998 hanno avuto una eco sorprendente sulla stampa, amplificata dalle TV e dalle radio. L\u2019eccessivo clamore dato dai mass media a tale argomento ha giustamente irritato gli utilizzatori di Internet, che hanno percepito una sorta di ingiustificato attacco alla Rete.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosicch\u00e8 ho scoperto di essere stato oggetto di discussioni e in alcune chat, ora nei blog e di subire insulti ed attacchi sui pi\u00f9 noti social network. Questa reazione, se da un lato \u00e8 assolutamente comprensibile, dimostra anche che le ricerche sulle cosiddette condotte psicopatologiche on line hanno un reale interesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, al di l\u00e0 del sensazionalismo, i problemi psicopatologici Internet-correlati sono per alcuni psichiatri e psicologi (sempre pi\u00f9 numerosi), tra cui me, affascinanti e nuovi, ma questo non vuol dire affatto che la Rete sia un qualcosa di pericoloso e da evitare: pi\u00f9 semplicemente ritengo che sia inevitabile studiare l\u2019impatto che un mezzo cos\u00ec straordinario e, direi, cos\u00ec vitale ha sulla mente umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fenomeni che per ora sono descritti come psicopatologici potrebbero in realt\u00e0 essere gli indicatori di una curiosa ed a tratti incomprensibile evoluzione dell\u2019uomo del terzo millennio (homo tecnodigitalicus).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti le nuove tecnologie mediatiche, oltre ad essere uno straordinario motore di cambiamento sociale e di trasformazione culturale, stanno aprendo territori sconfinati di studio e di ricerca per antropologi, sociologi, psicologi e psichiatri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La Rete delle Reti, dunque, \u00e8 l\u2019unica, vera ed inarrestabile novit\u00e0 del terzo Millennio:<\/em> come ogni novit\u00e0 porta con s\u00e9 inevitabili contraddizioni ed ineludibili problematiche. L\u2019effetto dell\u2019incontro tra l\u2019uomo e tecnologie cos\u00ec straordinarie \u00e8 senza dubbio un oggetto di studio interessante: gli psichiatri non hanno saputo resistere al suo fascino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco perch\u00e9 ci incuriosiscono i net-dipendenti, i depressi della realt\u00e0 virtuale, i cybersex-dipendenti, i cybertravestiti, i prigionieri delle MUD, gli innamorati in chat e tanti altri ancora, dai protagonisti delle flame wars, le liti furibonde in chat, a coloro che non possono smettere di informarsi, affetti come sono da quella strana patologia definita \u201cInformation Overload Addiction\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ragnatela mondiale cattura, avanza inarrestabile, esalta ed eccita: \u00e8 ei la straordinaria protagonista dell\u2019epoca della rivoluzione digitale. Che cos\u2019\u00e8 la Rete, se non un immenso e sconfinato labirinto, luogo senza centro, anarchicamente disegnato e ridisegnato, spazio di ricerca al servizio di un\u2019impresa conoscitiva straordinaria, ma anche dimensione dello smarrimento del s\u00e9 e del percorso, attraverso la perdita del fine e dello scopo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 dunque in atto una rivoluzione, <em>la rivoluzione digitale<\/em>, che, inaugurando affascinanti universi di conoscenza e di esperienza, ha gi\u00e0 da ora modificato il registro delle nostre possibilit\u00e0 mentali e sensoriali, contribuendo a plasmare una nuova cultura e differenti forme e modalit\u00e0 di sentire il rapporto con se stesso, con l\u2019altro da s\u00e9 e con il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio perch\u00e9 cariche di fascino, queste possibilit\u00e0 devono indurci a percepire ed a riflettere criticamente circa i loro effetti sulla vita psichica e relazionale. Le dinamiche della vita reale si possono rivelare insufficienti ed inadeguate ad una vita in Rete che \u00e8 davvero tutta da inventare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La comunicazione virtuale \u00e8 caratterizzata da ipertestualit\u00e0, ipermedialit\u00e0, elevata velocit\u00e0, sostanziale anonimato, giochi di identit\u00e0, superamento dei normali vincoli spaziotemporali, parificazione dello status sociale, accesso a relazioni multiple, insorgenza di emozioni imprevedibili, anarchia e libert\u00e0 di trasgressione: ingredienti straordinari per trasformare il cyberspazio in un\u2019affascinante dimensione del nostro stesso vivere. In Rete, dunque, \u00e8 possibile amare, studiare, comprare, sognare, \u00e8 possibile, in altre parole, vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le caratteristiche della comunicazione virtuale possono rendere la Rete pi\u00f9 agevole della realt\u00e0, anzi tanto gradevole da instaurare una sorta di dipendenza. Alcuni studi, che ho condotto con la collaborazione di molti psichiatri e psicologi, indicano che il 10% dei navigatori \u00e8 esposto a questo rischio: un dato inquietante e a mio parere eccessivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 necessario studiare questo strano fenomeno dei net-dipendenti quando Internet non sar\u00e0 pi\u00f9 un evento ma una ineludibile realt\u00e0. Alcuni soggetti poi presentano curiose regressioni. Ecco allora l\u2019insorgere di un ritiro autistico, che prelude a fenomeni dissociativi anche gravi: la Trance Dissociativa da videoterminale, patologia rara, almeno per ora, che in Italia ha colpito poche decine di irriducibili navigatori. Fragilit\u00e0 pregresse impietosamente esaltate dalla Rete? Forse. Potenza straordinaria della Rete stessa? Forse. I prossimi studi definiranno meglio la faccenda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto osserviamo alcune forme di navigazione patologica: cybersex addiction, compulsive on line gambling, cyber relationship addiction, MUDs addiction, information overload addiction. E ancora: come interpretare il diffusissimo fenomeno del cybertravestitismo? I mondi virtuali consentono la creazione di identit\u00e0 talmente fluide e multiple da trasformare i limiti del concetto stesso di identit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esperienza del cyberspazio \u00e8 la concretizzazione di un altro modo di considerare il s\u00e9, non pi\u00f9 come unitario, ma multiplo. Esperienza questa non del tutto negativa, visto che pu\u00f2 consentire al nostro io di accedere ed elaborare i nostri molti s\u00e9. Il concetto di addiction non mi sembra che possa esaurire un fenomeno cos\u00ec complesso come le condotte psicopatologiche on line.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo preferisco parlare di Internet Related Psychopathology (IRP), nella quale comprendere una costellazione di disturbi e di comportamenti molto lontani dall\u2019essere sistematizzati e definiti. Tuttavia tutti questi segnali indicano qualcosa di nuovo: siamo cio\u00e8 alle soglie di una mutazione dell\u2019umano, che, forse, pi\u00f9 che psicologica e sociale, \u00e8 antropologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tanti sono ancora gli aspetti da chiarire, tuttavia \u00e8 prevedibile che in futuro, in considerazione dell\u2019inarrestabile diffusione della Rete, fenomeni, per cos\u00ec dire, \u201cpsicopatologici\u201d connessi ad Internet potranno assumere dimensioni pi\u00f9 ampie e contorni pi\u00f9 definiti. Inoltre presto Internet riguarder\u00e0 non solo giovani-adulti (la maggioranza degli utenti oggi in Italia), ma anche adolescenti e bambini. \u00c8 perci\u00f2 ineludibile la necessit\u00e0 di studiare con attenzione l\u2019impatto che una cos\u00ec potente tecnologia ha sulla psiche dell\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non possiamo dunque non chiederci \u201cdove stiamo andando?\u201d: l\u2019espansione della ragnatela \u00e8 di per s\u00e9 inarrestabile ed apportatrice di novit\u00e0 straordinarie. Nessuno vorr\u00e0 rinunciare agli enormi benefici che ne derivano. L\u2019uomo scopre tuttavia nuove ed altrettanto potenti gratificazioni, connesse con le caratteristiche stesse della comunicazione virtuale ed interattiva propria della Rete.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non allarmismi: il popolo della Rete ha protestato contro il clamore che stampa, TV e radio hanno dato agli studi condotti da me e dai collaboratori. Mi sono attirato le critiche del popolo di Facebook quando ho dichiarato che FB \u00e8 un luogo per \u201coccidentali viziati e narcisisti\u201d, dove il concetto di \u201camicizia\u201d viene banalizzato in modo estremo e dove prevale la necessit\u00e0 di esporre in vetrina se stessi in modo inconcludente e superficiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le critiche sono in parte giustificate: i nostri dati sono ancora incerti, mal definiti e nebulosi e la Rete \u00e8 un fenomeno cos\u00ec complesso da apparire indescrivibile. E in definitiva non \u00e8 detto che i \u201cparadisi telematici\u201d siano pi\u00f9 dannosi di quelli \u201cartificiali\u201d dell\u2019oppio: anzi, per certi versi, aprono prospettive affascinanti attraverso le quali \u00e8 possibile intravedere potenzialit\u00e0 davvero interessanti. La Rete delle Reti si propone come una sorta di cervello planetario, dai confini incerti ed indefinibili e dalle potenzialit\u00e0 straordinarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo dunque alle soglie di una fase evolutiva dell\u2019umanit\u00e0, caratterizzata da tecnologie sempre pi\u00f9 \u00a0umanizzate e da uomini sempre pi\u00f9 tecnologizzati. I fenomeni che osserviamo e che per ora percepiamo come psicopatologici potrebbero essere i segni di un cambiamento: l\u2019uomo del III millennio, comunque, sar\u00e0 diverso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. La tecnomediazione della relazione nell\u2019epoca della modernit\u00e0 liquida<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti osservatori hanno evidenziato come l\u2019inizio del III millennio sia stato contrassegnato dalla pi\u00f9 straordinaria ed epocale crisi della relazione interpersonale. Cosa ha determinato la crisi della relazione interpersonale? In fondo la tecnologia digitale ne \u00e8 la risposta e forse anche una concausa, come se, in una sorta di causalit\u00e0 circolare, l\u2019esplodere della rivoluzione digitale avesse intercettato una crisi della relazione in parte gi\u00e0 esistente e al tempo stesso ne avesse accelerato drammaticamente lo sviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia sostengo che alla base della crisi della relazione interpersonale ci siano almeno tre fenomeni, essi stessi amplificati a dismisura dalla inarrestabile rivoluzione digitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tre fenomeni sono i seguenti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; l\u2019incremento del tema narcisistico nelle societ\u00e0 postmoderne (di cui gli innamoramenti in chat e le amicizia in facebook sembrano essere i corrispettivi telematici), sostenuto da una civilt\u00e0 dell\u2019immagine senza precedenti nella storia dell\u2019umanit\u00e0;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; il fenomeno del sensation seeking, caratterizzato da una sorta di ricerca di emozioni, anche estreme, capace di parcellizzare e scomporre l\u2019esperienza interumana facendola coincidere con l\u2019emozione stessa (\u00e8 come se tutta la relazione interpersonale coincidesse con l\u2019emozione);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; il tema dell\u2019ambiguit\u00e0, cio\u00e8 la rinuncia all\u2019identit\u00e0 e al ruolo in favore di una assoluta fluidit\u00e0 dell\u2019identit\u00e0 stessa e dei ruoli, con la conseguente rinuncia alla responsabilit\u00e0 della relazione ed alle sue caratteristiche generative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il trionfo dell\u2019ambiguit\u00e0 e della fluidit\u00e0 dell\u2019identit\u00e0 impedisce una stabile assunzione di identit\u00e0 (esserci), che a sua volta si riflette nella instabilit\u00e0 della relazione (esserci con), la quale infine mina profondamente le possibilit\u00e0 generative e progettuali della relazione stessa (esserci per).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi fenomeni, unitamente al tema della \u201cvelocit\u00e0\u201d, sono alla base della profonda crisi della relazione interpersonale, che sempre pi\u00f9 acquista modalit\u00e0 \u201cliquide\u201d, indefinite, instabili e provvisorie. In questo senso la tecnomediazione della relazione (chat, blog, sms, social network) offre all\u2019uomo del III millennio una risposta formidabile e affascinante: alla relazione si sostituisce la \u201cconnessione\u201d, che costituisce la nuova privilegiata forma di relazione interpersonale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 fluida, consente espressioni narcisistiche di s\u00e9, esalta l\u2019\u201demotivismo\u201d, \u00e8 provvisoria, liquida e senza garanzie di durata, \u00e8 ambigua e indefinita: la connessione (cio\u00e8 l\u2019insieme della tecnomediazione della relazione grazie alla tecnologia digitale) \u00e8 dunque la pi\u00f9 straordinaria ed efficace forma di relazione per l\u2019uomo \u201cliquido\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. La crisi dell\u2019identit\u00e0 nella \u00a0societ\u00e0 postmoderna e la tecnologia digitale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esserci, esserci-con, esserci-per: questa \u00e8 la \u201cprogressione magnifica\u201d che permette di partire da un Io (l\u2019esserci), per passare ad un Tu (l\u2019esserci-con) e infine giungere ad un Noi (l\u2019esserci-per), dimensione ultima e sola che apre alla generativit\u00e0, alla creativit\u00e0 ed all\u2019oblativit\u00e0. Il punto di partenza della \u201cprogressione magnifica\u201d \u00e8 l\u2019esserci, che in ultima analisi richiama all\u2019identit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella \u201ccultura del narcisismo\u201d, per usare la definizione di Christopher Lash, anche le espressioni pi\u00f9 progressiste dell\u2019identit\u00e0 sono contaminate da una straordinaria enfatizzazione dell\u2019ego, dalla elefantiasi dei bisogni di autoaffermazione e da una sorta di emergenza di uomini e donne \u201csenza qualit\u00e0\u201d, come direbbe Robert Musil. Ma cosa vuol dire \u201cesserci\u201d nella societ\u00e0 liquida di cui parla Baumann?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esserci vuol dire rinunciare ad una identit\u00e0 stabile, per entrare nell\u2019unica dimensione possibile: quella della liquidit\u00e0, ovverossia dell\u2019identit\u00e0 mutevole, difforme, dissociata e continuamente ambigua di chi \u00e8 e al tempo stesso non \u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In fondo la tecnologia digitalica consente all\u2019uomo ed alla donna del terzo millennio di essere senza vincoli, di tecnomediare la relazione senza essere in relazione, di connettersi e di costruire legami liquidi, mutevoli, cangianti e in ogni istante fragili, privi di sostanza e di verifica, pronti ad essere interrotti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosicch\u00e9 si \u00e8 passati dall\u2019uomo-senza-qualit\u00e0 di Musil all\u2019uomo-senza-legami di Baumann in una sorta di continuit\u00e0-sovrapposizione che viene a definire il nuovo orizzonte del tema identitario. Ed ecco che l\u2019esserci \u00e8 minato alla sua origine. La crisi dell\u2019identit\u00e0 maschile e femminile, per esempio, ne \u00e8 l\u2019espressione pi\u00f9 evidente. L\u2019identit\u00e0, cio\u00e8 l\u2019idea che ognuno di noi ha di se stesso e il sentirsi che ognuno di noi sente di se stesso, \u00e8 dunque in profonda crisi, e il nuovo paradigma \u00e8 l\u2019ambiguit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi dell\u2019esserci ha una prima conseguenza. Se all\u2019uomo d\u2019oggi \u00e8 precluso il raggiungimento di una identit\u00e0 stabile, che si articola e si declina nelle varie dimensioni, come in quella psicoaffettiva e sessuale, la conseguenza prima \u00e8 che l\u2019esserci-con (per esempio la coppia) assume nuove e multiformi manifestazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esserci-con non \u00e8 pi\u00f9 il reciproco relazionarsi fra identit\u00e0 complementari (maschio-femmina per esempio), sul quale costruire dimensioni progettuali nelle quali si dispiegano legittime attese esistenziali, ma diviene l\u2019occasionale incontro tra bisogni individuali che vanno reciprocamente a soddisfarsi, per un tempo minimo, al di l\u00e0 di impegni reciproci e di progetti che superino l\u2019istante. L\u2019esserci-con \u00e8 fatalmente legato alla soddisfazione di bisogni individuali che solo occasionalmente e per aspetti parziali corrispondono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altri termini l\u2019incontro tra due persone \u00e8 fondamentalmente basato sulla soddisfazione narcisistica, individuale e direi solipsistica di un bisogno che incontra un altro bisogno, altrettanto narcisistico, individuale e solipsistico. Questo incontro si dispiega per un tempo limitato alla soddisfazione dei bisogni e l\u2019emergere di nuovi e contrastanti bisogni determina inevitabilmente la rottura del legame e la ricerca di nuovi incontri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fragilit\u00e0 dell\u2019essere-con dei nostri tempi si evidenzia attraverso la estrema debolezza dei legami affettivi, che manifestano una ampia instabilit\u00e0 ed \u00a0una straordinaria conflittualit\u00e0. Se l\u2019identit\u00e0 \u00e8 liquida, anche il \u00a0legame interpersonale \u00e8 liquido, cangiante, mutevole, individualista e \u00a0fragile. L\u2019uomo del terzo millennio sembra rinunciare alla possibilit\u00e0 \u00a0di un futuro e concentrasi sull\u2019unica opzione possibile, quella del \u00a0presente occasionale, del momento, dell\u2019istante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fatalmente, il trionfo dell\u2019ambiguit\u00e0 identitaria, la rinuncia al ruolo ed alla conseguente responsabilit\u00e0, il ridursi dell\u2019esserci-con all\u2019istante ed al bisogno, fatalmente tutto questo mina l\u2019esserci-per, cio\u00e8 la dimensione generativa e oblativa dell\u2019uomo e della donna. Per esempio, se decliniamo tutto ci\u00f2 nell\u2019ambito psicoaffettivo e psicosessuale, la rinuncia all\u2019esserci (identit\u00e0 sessuale e relativi ruoli) non pu\u00f2 non trasmettersi in una inevitabile mutazione critica della dimensione coniugale (esserci-con), che a sua volta precipita in una crisi senza speranze la dimensione genitoriale (esserci-per).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed infatti la transizione al ruolo genitoriale sembra divenire una sorta di utopia: la rinuncia alla genitorialit\u00e0 o il suo semplice rimandarlo nel tempo sono un fenomeno sociale tipico dei nostri tempi. Perci\u00f2 identit\u00e0 liquide fanno coppie liquide, che a loro volta fanno genitori liquidi, dove per liquido possiamo intendere molte cose, ma una soprattutto, la debolezza del legame. La \u201cprogressione magnifica\u201d, di cui parlavo all\u2019inizio, diviene dunque una progressione \u201cliquida\u201d. Ma il punto di partenza \u00e8 nell\u2019esserci, ovvero nel tema dell\u2019identit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019epoca di Facebook, l\u2019identit\u00e0 si virtualizza, come anche le emozioni, l\u2019amore e l\u2019amicizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La virtualizzazione \u00e8 la forma massima di ambiguit\u00e0, perch\u00e9 consente il superamento di vincoli e di confronti, aprendo a dimensioni narcisistiche imperiose e prepotenti. Eppure qualcosa non funziona. Lo avvertiamo dall\u2019incremento del disagio psichico, dal sempre pi\u00f9 pressante senso di smarrimento dell\u2019uomo liquido, dalla ricerca affannose di vie brevi per la felicit\u00e0, dall\u2019aumento del consumo di alcol e stupefacenti negli stessi opulenti ragazzi della societ\u00e0 di Facebook, dall\u2019affermarsi di una cupa cultura della morte, dall\u2019inquietante incremento dei suicidi, dal malessere diffuso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualcosa dunque non funziona: la liquidit\u00e0 dell\u2019identit\u00e0, con tutte le sue conseguenze, non aumenta il senso di felicit\u00e0 dell\u2019uomo contemporaneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni studi sul benessere fanno osservare che la felicit\u00e0 non \u00e8 correlata con l\u2019incremento delle possibilit\u00e0 di scelta. Questi dati fanno saltare una convinzione che sembrava imbattibile. La felicit\u00e0 dunque non \u00e8 correlata con l\u2019incremento delle possibili scelte dell\u2019uomo (una visione ovviamente molto legata al capitalismo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli stessi studi correlano la felicit\u00e0 con il possedere invece un \u201ccriterio\u201d per scegliere. Avere un criterio per scegliere rimanda ad altro: avere un progetto, delle idee, una identit\u00e0. Ed ecco che il cerchio si chiude: il tema della liquidit\u00e0 \u00e8 sostanzialmente il tema della rinuncia ad avere criteri (cio\u00e8 dimensioni di senso). Ma questa rinuncia ha un prezzo: l\u2019infelicit\u00e0. Ecco perch\u00e9 la \u201cmagnifica progressione\u201d mantiene anche oggi, e direi soprattutto oggi, un alto valore, proprio per il suo portato anti-liquidit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Costruire dimensioni identitarie stabili e non ambigue, instaurare relazioni solide e che si dispiegano lungo progetti esistenziali che consentono l\u2019apertura alla generativit\u00e0 ed all\u2019oblativit\u00e0, sono ancora, in ultima analisi, l\u2019unico orizzonte di speranza che si apre per l\u2019uomo del terzo millennio, immerso nel cupo e doloroso paradigma della liquidit\u00e0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. Predigitali, generazione di mezzo, nativi digitali: il silenzio degli adulti e la sfida educativa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ho gi\u00e0 detto nei paragrafi precedenti, il III millennio sembra essere caratterizzato dalla pi\u00f9 clamorosa crisi della \u201crelazione interpersonale\u201d, alla quale sembra rispondere la tecnologia attraverso tutte le nuove modalit\u00e0 di relazione (sms, chat, social network, ecc). La relazione interpersonale face-to-face sembra lasciare il passo a forme di tecnomediazione della stessa, che l\u2019uomo e la donna sembrano gradire di pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa tecnomediazione ha rapidamente guadagnato terreno in molte forme di relazione: l\u2019amicizia, l\u2019amore, l\u2019apprendimento, l\u2019informazione e molti altri ambiti dei rapporti interumani sono profondamente sconvolti dall\u2019incursione della tecnologia digitale. La rivoluzione digitale sembra inoltre essere alla base di una sorta di mutazione antropologica: per questo ho definito gli adulti di oggi \u201cgenerazione-di-mezzo\u201d (affascinati dalla tecnologia ed alti \u00a0utilizzatori della stessa, ma dotati di un sistema mente-cervello predigitale e figli di una generazione pre-digitale oggi in estinzione) e i bambini di oggi \u201cnativi-digitali\u201d (cresciuti cio\u00e8 in costanti immersioni telematiche attraverso i videogiochi, il cellulare, il computer, l\u2019MP3 e pertanto dotati di nuove organizzazioni cognitive-emotive e forse di un cervello diverso).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal mio punto di vista siamo alle soglie di una sorta di mutazione antropologica. Chi sono dunque i \u201cnativi digitali\u201d?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In alcuni precedenti lavori ho definito \u201cnativi digitali\u201d quanti nati nel III millennio e sottoposti a profonde, pervasive e precoci immersioni nella tecnologia digitale ed ho dichiarato che le osservazioni attuali gi\u00e0 ci consentono di notare vere e proprie mutazioni del sistema cervello-mente. I nativi digitali imparano subito a manipolare parti di s\u00e9 nel virtuale attraverso gli avatar e i personaggi dei videogiochi, sviluppano ampie abilit\u00e0 visuospaziali grazie ad un apprendimento prevalentemente percettivo, viceversa non sviluppano adeguate capacit\u00e0 simboliche (con qualche modificazione di tipo metacognitivo), utilizzano il cervello in modalit\u00e0 multitasking (cio\u00e8 sanno utilizzare pi\u00f9 canali sensoriali e pi\u00f9 modalit\u00e0 motorie contemporaneamente), sono abilissimi nel rappresentare le emozioni (attraverso la tecnomediazione della relazione), un po\u2019 meno nel viverle (anzi apprendono a scomporre l\u2019esperienza emotiva e a viverla su due binari spesso non paralleli, quello dell\u2019esperienza propria e quello della sua rappresentazione), sono meno abili nella relazione face-to-face, ma molto capaci nella relazione tecnomediata, e, infine, sono in grado di vivere su due registri cognitivi e socioemotivi, quello reale e quello virtuale. Inoltre non hanno come riferimento la comunit\u00e0 degli adulti, poich\u00e9, grazie alla tecnologia, vivono in comunit\u00e0 tecnoreferenziate e prevalentemente virtuali, nelle quali costruiscono autonomamente i percorsi del sapere e della conoscenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 in questo contesto che si assiste ad un fenomeno straordinario: il silenzio degli adulti e lo smarrimento dei figli, che potremmo definire \u201cfigli orfani di maestri\u201d. I \u201cfigli orfani di maestri\u201d sono per\u00f2 \u201cnativi digitali\u201d, dunque capaci costruire comunit\u00e0 tecnoreferenziate di bambini e di adolescenti, dotate di tecnologie e saperi propri, che non hanno pi\u00f9 bisogno di adulti. Ed ecco profilarsi una nuova emergenza: l\u2019emergenza educativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho definito i genitori di oggi, utilizzando una metafora altrui divenuta ormai famosa, quella della liquidit\u00e0, \u201cgenitori liquidi\u201d. Si tratta di genitori che appartengono alla generazione-di-mezzo, capaci di utilizzare la tecnologia digitale ed anzi da essa affascinati, che hanno un profilo su facebook come i loro figli, che scimmiottano i figli stessi utilizzando il dialetto tecnologico degli adolescenti e che sono pienamente avvolti dalle dinamiche narcisistiche del contesto attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono genitori affettuosi, preoccupati per i loro figli, accudenti, ma hanno rinunciato ad educare, cio\u00e8 a trasmettere visioni della vita, narrazioni, assetti valoriali e di significato, riflessioni di senso. In altri termini vogliono bene ai loro figli, sono affettuosi, accudenti ma non educanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto educativo \u00e8 sempre l\u2019incontro tra due libert\u00e0, tuttavia nell\u2019ambito del rapporto genitori-figli esiste uno sbilanciamento, progressivamente riequilibrato, proprio dei due ruoli. Il genitore liquido per\u00f2 subisce il tema dell\u2019ambiguit\u00e0, della fluidit\u00e0 dei ruoli, del narcisismo e del bisogno di emozioni e la relazione educativa ne risulta sbiadita proprio nella sua essenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso il genitore liquido \u00e8 un genitore silente, che rinuncia a narrare e a narrarsi, rinuncia a trasmettere una visione della vita, a dare criteri di senso per le scelte, limitandosi ad offrire una molteplicit\u00e0 di scelte che non possono non determinare un profondo smarrimento nel figlio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altro canto la generazione attuale vive due fenomeni a tenaglia, capaci di spegnere progressivamente la fiducia e la speranza. Il primo fenomeno \u00e8 il silenziamento del desiderio: il bambino \u201cviziato\u201d \u00e8 quel bambino i cui desideri sono soddisfatti prima ancora che li possa manifestare, sono cio\u00e8 prevenuti e pertanto privi di desideri. Il secondo fenomeno \u00e8 caratterizzato dall\u2019affermarsi di una visione del futuro nella quale il futuro stesso \u00e8 percepito come una minaccia e non come una attesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due fenomeni sono alla base di un nichilismo psicologico, che si aggira fra i giovani come un fantasma inquietante e che penetra nelle profondit\u00e0 dell\u2019anima. In questo senso potremmo definire questa epoca come l\u2019epoca delle passioni tristi, in cui sta crescendo una generazione orfana di maestri, profondamente segregata dal mondo degli adulti e, per\u00f2, capace di riorganizzarsi attraverso comunit\u00e0 tecnoreferenziate, dotate di propri saperi, percorsi, costruzioni della conoscenza e visioni grazie ad una tecnologia capace di costruire ragnatele relazionali nuove, liquide, leggere e infinite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A proposito dell\u2019educazione si parla oggi di \u201cemergenza educativa\u201d. Gli adulti da almeno un decennio hanno progressivamente rinunciato ad educare. Ma cosa significa educare, se non farsi carico dell\u2019altro attraverso una relazione autentica, piena, autorevole e aperta alla trasmissione di una visione valoriale e densa di significati della vita?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso educare vuol dire riscoprire il valore della relazione e avviene attraverso la riscoperta della narrazione. Narrare se stessi, la propria vita, la vita della famiglia e della societ\u00e0 nella quale viviamo significa trasmettere valori e visioni della vita. Questo richiede agli adulti una capacit\u00e0 innanzitutto di stare con i figli, di essere-per e di essere-con, di entrarci in relazione, di essere significativi ed anche affascinanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Educare vuol dire anche accettare il rischio della libert\u00e0 dell\u2019altro, che pu\u00f2 determinare momenti difficili e conflittuali. Educare vuol dire trasmettere qualcosa che ci \u00e8 proprio, che \u00e8 fatto nostro e dunque significa anche mettersi in discussione, perch\u00e8 educare vuol dire essere autorevoli, e quindi competenti, esperti, ma soprattutto coerenti e responsabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se dopo il tempo della liquidit\u00e0, torner\u00e0 il tempo della riscoperta del valore del legame e della relazione, questo sar\u00e0 perch\u00e9 alcuni adulti coraggiosi avranno accettato la sfida dell\u2019educazione, restituendo cos\u00ec all\u2019umanit\u00e0 del terzo millennio la fiducia nella vita e la speranza nel futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5. Chiesa e byte<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una recente indagine ho analizzato i numerosi siti cattolici, istituzionali e non, presenti in Rete. La Chiesa Cattolica si propone dunque in Rete con gi\u00e0 una evidente efficacia, anche se il popolo on line sembra per certi versi ignorare questo sforzo. In Internet, come \u00e8 noto, c\u2019\u00e8 tutto ed il contrario di tutto. Cosicch\u00e9 proliferano siti pi\u00f9 o meno ambiguamente \u201creligiosi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se da una parte la Chiesa Cattolica ha senz\u2019altro colto l\u2019importanza di una pastorale in Rete e non mancano tentativi di evangelizzare la Rete, d\u2019altro canto Internet \u00e8 come un mondo parallelo, dove accadono cose piuttosto strane, che si declinano nel virtuale con modalit\u00e0 narcisistiche, ambigue ed emozionali proprie di una visione antropologica che sembra appartenere all\u2019abitante della societ\u00e0 liquida postmoderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per esempio in Rete c\u2019\u00e8 una sorta di tentativo di dar vita a forme religiose nuove, pi\u00f9 adatte alla tecnomediazione: la ricerca di emozioni, che la Rete esalta, pu\u00f2 dar corso a varie forme di pseudoreligioni intriganti e inquietanti, senza contare il proliferare degli psicosantoni on line e di tante altre proposte confusive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osservando per\u00f2 il popolo dei navigatori, credo che potremmo leggere quelle forme esasperate di abuso della Rete come una inconsapevole domanda di senso: \u00e8 come se l\u2019uomo d\u2019oggi, attraverso forme di ipertecnologia, si interrogasse sul senso profondo della vita. La realt\u00e0 virtuale costituisce una sorta di sfida e, a modo suo, esprime il perenne bisogno di senso dell\u2019uomo. Tuttavia il senso di onnipotenza che la Rete pu\u00f2 far provare pu\u00f2 essere un profondo inganno per l\u2019uomo e la rivoluzione digitale promette, in ultima analisi, di sollevare l\u2019uomo dal peso fastidioso di relazioni interpersonali reali e di consegnargli narcisistiche illusioni di felicit\u00e0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 dunque il rapporto con i tecnomondi oggi disponibili \u00e8 ineludibile e nessuno potr\u00e0 fermare la rivoluzione digitale, la domanda sul tappeto \u00e8: come \u00e8 possibile abitare i mondi telematici e interagire con i nativi digitali senza scolorire o contaminare in modo fatale l\u2019annuncio del vangelo? Il rischio infatti quello di cedere alle modalit\u00e0 narcisistiche, emozionali e ambigue della tecnologia digitale, rinunciando all\u2019autenticit\u00e0 della relazione interpersonale e alla sua feconda generativit\u00e0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6. \u00a0Quale sar\u00e0 il futuro prossimo venturo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intrecciarsi della rivoluzione digitale con il tema della liquidit\u00e0 appare come un abbraccio fatale tra due fenomeni profondamente complementari, capaci di sostenere una sorta di mutazione antropologica, che ho cercato di descrivere nei paragrafi precedenti e che trova il suo cortocircuito nell\u2019impatto tra il sistema mente-cervello e la tecnologia digitale, disegnando cos\u00ec l\u2019emergere di una generazione che ho definito \u201cnativi digitali\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tecnomediazione del vangelo, come modalit\u00e0 semplice di interazione con i nativi digitali, ha in s\u00e9 un rischio: quello di assimilare alla liquidit\u00e0 l\u2019annuncio evangelico, contaminandolo forse in modo fatale con la visione antropologica narcisistico-emotiva propria della rivoluzione digitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente questo non significa ignorare le enormi potenzialit\u00e0 comunicative della tecnologia digitale, ma piuttosto piegarle alle esigenze di un uso pi\u00f9 strumentale che collusivo. Tuttavia rimane necessario individuare su quali pilastri rifondare una possibile trama che consenta di articolare risposte risananti ai bisogni dell\u2019uomo, che i paradisi telematici prossimi venturi non potranno comunque colmare. In pi\u00f9 circostanze, sollecitato a dare risposte a questo interrogativo, ho sostenuto che occorre puntare su tre processi irrinunciabili:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">la necessit\u00e0 di ricostruire percorsi narrativi dell\u2019identit\u00e0<\/span>, che consiste nel dare la possibilit\u00e0 di elaborare trame narrative nelle quali connettere i tanti frammenti identitari dell\u2019uomo liquido: questo significa che dopo l\u2019impatto emotivo di ogni risposta-proposta occorre recuperare la fascinazione della narrazione \u00a0di s\u00e9, del proprio gruppo e del mondo, come modalit\u00e0 propria per la \u00a0costruzione dell\u2019identit\u00e0;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">la necessit\u00e0 di recuperare il gusto del bello<\/span>: la tecnologia manifesta tutto e utilizza la percezione in modo esaustivo, il bello rimanda sempre a qualcos\u2019altro e utilizza la percezione in modo simbolico e metaforico;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">la necessit\u00e0,<\/span> questa s\u00ec assoluta ed irrinunciabile, <span style=\"text-decoration: underline;\">di accogliere l\u2019altro nell\u2019ambito di relazioni interpersonali sane e risananti<\/span>, riscoprendo la potenzialit\u00e0 terapeutica della relazione umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su questi tre punti a mio parere vanno ricostruiti mondi, anche telematici, oltre che reali, che declinino queste necessit\u00e0 nei luoghi, nel tempo e nell\u2019organizzazione sociale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cantelmi T., Putti S., \u00a0Talli M., \u201c@Psychotherapy\u201d, EUR, Roma 2001<br \/>\nCantelmi T., Talli \u00a0M., D\u2019Andrea A., Del Miglio C., \u201cLa mente in Internet\u201d, Piccin Editore, Padova 2000<br \/>\nCaretti V., \u201cPsicodinamica dela Trance Dissociativa da videoterminale\u201d, in Cantelmi T. et al., \u201cLa mente in Internet\u201d, \u00a0Piccin Editore, Padova, 2000<br \/>\nYoung K.S. \u201cCaught in the Net\u201d John Wiley &amp; Sons, New York, 1998, edizione italiana: \u201cPresi nella Rete\u201d, a cura di T. Cantelmi, Calderini Edizioni, 2000<br \/>\nCantelmi T., Giardina Grifo L., \u201cLa mente virtuale\u201d, San Paolo Edizioni, 2003<br \/>\nCantelmi T., Orlando F., \u201cPsicologia del trading on line\u201d, Centro Scientifico Editore, 2002<br \/>\nCantelmi T., Orlando F., \u201cNarciso siamo noi\u201d, San Paolo Edizioni, 2005<br \/>\nCantelmi T., Carpino V., \u201cIl tradimento on line\u201d, Franco Angeli Editore, 2005<br \/>\nCantelmi T., Barchiesi R., \u201cAmori difficili\u201d, San Paolo Edizioni, 2006<\/p>\n<div>Parsi MR, Cantelmi T., \u201cL\u2019immaginario prigioniero\u201d, Mondatori<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ag Zenit (ZENIT.org). sabato, 17 aprile 2010 ROMA, Pubblichiamo di seguito un articolo del prof. 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