{"id":37464,"date":"2017-04-06T00:00:27","date_gmt":"2017-04-05T22:00:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=37464"},"modified":"2017-03-29T17:08:06","modified_gmt":"2017-03-29T15:08:06","slug":"lopposizione-alla-riforma-liturgica-post-conciliare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/lopposizione-alla-riforma-liturgica-post-conciliare\/","title":{"rendered":"L\u2019opposizione alla riforma liturgica post-conciliare"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-37465\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Messa_novo_ordo.jpg\" alt=\"Messa_novo_ordo\" width=\"250\" height=\"140\" \/>Dal sito dell\u2019<a href=\"http:\/\/www.identitanazionale.it\/\" target=\"_blank\">istituto storico dell\u2019insorgenza e per l\u2019identit\u00e0 nazionale<\/a> &#8211; 2017<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Federico Sesia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><!--more--><\/p>\n<p><strong>1. Dalla Sacrosanctum concilium alla riforma liturgica del 1969 <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965), ultima assise ecumenica della Chiesa cattolica, tratt\u00f2 diverse tematiche ed eman\u00f2 complessivamente nove decreti, quattro costituzioni e tre dichiarazioni, includendo anche l\u2019argomento liturgico, al quale ha dedicato la costituzione <em>Sacrosanctum concilium<\/em>, datata 4 dicembre 1963. In essa erano contenute delle indicazioni di massima per una futura riforma della liturgia cattolica (1), soprattutto a una revisione dell\u2019ordinario della messa, come espresso al paragrafo 50:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019ordinamento della messa sia riveduto in modo che apparisca pi\u00f9 chiaramente la natura specifica delle singole parti e la loro mutua connessione, e sia resa pi\u00f9 facile la partecipazione pia e attiva dei fedeli. Per questo i riti, conservata fedelmente la loro sostanza, siano semplificati<\/em> (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre che l\u2019aspetto linguistico della liturgia, che avrebbe dovuto dare maggior spazio alle lingue nazionali; al paragrafo 54 si legge infatti che<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>nelle messe celebrate con partecipazione di popolo si possa concedere una congrua parte alla lingua nazionale, specialmente nelle letture e nella orazione comune e, secondo le condizioni dei vari luoghi, anche quelle spettanti al popolo<\/em> [\u2026] (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre nel paragrafo 36 \u00e8 espresso che<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026] <em>sia nella messa che nell\u2019amministrazione dei sacramenti, sia in altre parti della liturgia, non di rado l\u2019uso della lingua nazionale pu\u00f2 riuscire di grande utilit\u00e0 per il popolo, si conceda alla lingua nazionale una parte pi\u00f9 ampia, specialmente nelle letture e alle medesime celebrazioni liturgiche, soprattutto alla medesima eucaristia, alla medesima preghiera, al medesimo altare cui presiede il vescovo circondato dai suoi sacerdoti e ministri<\/em> (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analoghe direttive venivano emanate nell\u2019ambito dei sacramenti, per i quali veniva auspicato un maggior utilizzo delle lingue vernacolari, accompagnato inoltre da una semplificazione dei riti del battesimo, della confessione, delle esequie, del matrimonio, dell\u2019ordine, nonch\u00e9 dei riti dei sacramentali (5). Queste furono le direttive che ispirarono Papa Paolo VI (1963-1978) nella sua riforma del <em>Messale Romano<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo una poco incisiva riforma nel 1965, il Messale Romano venne completamente riformato in modo ufficiale il 3 aprile 1969, giorno in cui veniva promulgato ufficialmente con la costituzione apostolica <em>Missale romanum.<\/em> In tale documento vengono descritte brevemente le principali innovazioni apportate nella liturgia, sottolineando che<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-16065\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/07\/santa-messa.png\" alt=\"santa messa\" width=\"240\" height=\"180\" \/>l\u2019innovazione maggiore riguarda la Preghiera Eucaristica. Mentre nel rito romano, la prima parte di tale Preghiera, il Prefazio, ha assunto lungo i secoli formulari diversi, l\u2019altra parte invece, chiamata Canon Actionis, ha assunto, tra il IV e V secolo, una forma invariabile, al contrario delle Liturgie Orientali, che ammettevano una certa variet\u00e0 nelle loro Anafore. In tale opera, oltre ad avere arricchita la Preghiera Eucaristica di un gran numero di Prefazi, presi dall\u2019antica tradizione della Chiesa Romana, o composti ex n\u03bfv\u03bf, al fine di mettere in luce i diversi aspetti del mistero della salvezza e di offrire pii ricchi motivi di azione di grazie, abbiamo deciso di aggiungere alla medesima preghiera tre nuovi Canoni. Tuttavia, per motivi di ordine pastorale, e anche di facilitare la concelebrazione, abbiamo stabilito che le parole del Signore, siano uguali in ciascun formulario del Canone. Stabiliamo pertanto che in ciascuna delle Preghiere Eucaristiche, esse siano cos\u00ec espresse: sul pane: PRENDETE, E MANGIATENE TUTTI: QUESTO \u00c8 IL MIO CORPO OFFERTO IN SACRIFICIO PER VOI; e sul calice: PRENDETE, E BEVETENE TUTTI: QUESTO \u00c8 IL CALICE DEL MIO SANGUE PER LA NUOVA ED ETERNA ALLEANZA, VERSATO PER VOI E PER TUTTI IN REMISSIONE DEI PECCATI. FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME. L\u2019espressione MISTERO DELLA FEDE, tolta dal contesto delle parole del Signore, e detta dal sacerdote, serve come da introduzione all\u2019acclamazione dei fedeli <\/em>(6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella costituzione viene inoltre dichiarato che<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>per ci\u00f2 che riguarda l\u2019Ordinario della Messa, <\/em>i riti, pur conservandone fedelmente la sostanza, sono stati semplificati <em>(Cf ibid. n. 50, p. 114). Si s\u03bfno pure tralasciati <\/em>quegli elementi che con il passare dei secoli furono duplicati o meno utilmente aggiunti (Ibid.)<em>, soprattutto nei riti dell\u2019offerta del pane e del vino e in quelli della frazione del pane e della Comunione. Si sono pure <\/em>ristabiliti, secondo le tradizioni dei Padri, alcuni elementi che con il tempo erano andati perduti<em> (Cf ibid.); per esempio l\u2019Omelia (Cf ibid. n. 52. p. 114), la Preghiera universale o Preghiera dei fedeli (Cf ibid. n. 53, p. 114), l\u2019atto penitenziale, cio\u00e8 l\u2019atto di riconciliazione con Dio e con i fratelli, all\u2019inizio della Messa, che giustamente \u00e8 stato rivalutato. Secondo la prescrizione del Concilio Vaticano II, che stabiliva: <\/em>In un determinato numero di anni, si leggano al popolo le parti pi\u00f9 importanti della Sacra Scrittura<em> (Cf ibid. n. 51, p. 114), tutto il complesso delle Letture delle domeniche \u00e8 suddiviso in un ciclo di tre anni. Inoltre in tutti i giorni festivi, le letture dell\u2019Epistola e del Vangelo sono precedute da un\u2019altra lettura tratta dall\u2019Antico Testamento oppure, nel Tempo Pasquale, dagli Atti degli Apostoli. In tal modo \u00e8 messo pi\u00f9 chiaramente in luce lo sviluppo del mistero della salvezza, a partire dallo stesso testo della rivelazione. Tale larghissima abbondanza di letture bibliche, che propone ai fedeli nei giorni festivi la parte pi\u00f9 importante della Sacra Scrittura, viene completata da altre parti dei libri santi letti nei giorni feriali. Tutto ci\u00f2 \u00e8 ordinato in modo da far aumentare sempre pi\u00f9 nei fedeli quella fame d\u2019ascoltare la parola del Signore (Cf Am 8, 11) che, sotto la guida dello Spirito Santo, spinga il popolo della nuova Alleanza alla perfetta unit\u00e0 della Chiesa. Con queste disposizioni nutriamo viva speranza che sacerdoti e fedeli prepareranno pi\u00f9 santamente il loro animo alla Cena del Signore, e nello stesso tempo, meditando pi\u00f9 profondamente le Sacre Scritture, si nutriranno ogni giorno di pi\u00f9 delle parole del Signore. Secondo quanto \u00e8 detto dal Concilio Vaticano II, le Sacre Scritture saranno cosi per tutti una sorgente perenne di vita spirituale, un mezzo di prim\u2019ordine nel trasmettere la dottrina cristiana e infine l\u2019essenza stessa di tutta la teologia <\/em>(7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-8645\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/santa-messa.jpg\" alt=\"santa messa\" width=\"111\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/santa-messa.jpg 167w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/santa-messa-166x300.jpg 166w\" sizes=\"auto, (max-width: 111px) 100vw, 111px\" \/>Il nuovo messale, in diversi casi, fu rifiutato, a causa delle sue ambiguit\u00e0 e anche perch\u00e9 il messale precedente non era abrogabile, da diversi sacerdoti, che continuarono, in forma pi\u00f9 o meno pubblica, a utilizzare quello del 1962. Questo fu il caso, per esempio, del domenicano Roger-Thomas Calmel (1914-1975), che dichiar\u00f2 pubblicamente di rifiutarsi di celebrare secondo l\u2019<em>Ordo Missae <\/em>di Paolo VI in quanto da lui ritenuto contrario alla tradizione liturgica cattolica, e del salesiano Giuseppe Pace (1911-2000), che mai celebr\u00f2 con il messale riformato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il sacerdote diocesano don Giorgio Maffei (1921-2015) rigett\u00f2 la riforma liturgica e nel 2002 si trasfer\u00ec, con il nulla-osta dell\u2019allora arcivescovo di Ferrara mons. Carlo Caffarra, al priorato di Rimini della Fraternit\u00e0 Sacerdotale San Pio X (8). Si suole dire che anche san Pio da Pietrelcina (1887-1968) e san Josemar\u00eda Escriv\u00e1 de Balaguer (1902-1975) abbiano continuato a celebrare con il messale del 1962, ma nel caso di padre Pio questa decisione non \u00e8 da imputare a una sua opposizione alla riforma liturgica del 1965, ma ai suoi problemi di vista, che negli ultimi anni di vita gli resero difficile l\u2019utilizzo di un messale che non conoscesse gi\u00e0 a memoria. Per quanto concerne Josemar\u00eda Escriv\u00e1, sembrerebbe che il suo voler continuare a celebrare con il vecchio rito fosse dovuto non tanto a una contestazione del <em>Novus Ordo<\/em> ma quanto ad un personale attaccamento alla precedente messa (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre ai casi di singoli sacerdoti, non manc\u00f2 l\u2019iniziativa di diversi laici cattolici che si organizzarono per ottenere di poter continuare ad assistere alla messa tridentina: \u00e8 questo il caso della <em>Foederatio Internationalis \u201cUna Voce\u201d<\/em>, associazione fondata nel 1967 a Parigi da Erich Vermehren (1919- 2005), che raccoglie ancora oggi quei fedeli che sono rimasti legati al Messale del 1962. Fra i suoi membri ricordo per importanza la poetessa Cristina Campo (1923-1977), il letterato e storico Gonzague de Reynold (1880-1970) \u2014 presidente della sezione svizzera \u2014 e lo scrittore americano Michael Davies (1936-2004).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre a <em>Una Voce<\/em> vi furono altre iniziative degne di nota nella salvaguardia della Messa tridentina, fra le quali ricordo il cosiddetto \u201cindulto di Agatha Christie\u201d (1890-1976) del 1971, ossia una petizione per chiedere l\u2019autorizzazione al papa di utilizzare il Messale del 1962 in Inghilterra e nel Galles, firmata da diverse personalit\u00e0 intellettuali inglesi, fra le quali appunto la Christie, lo scrittore Graham Greene (1904-1991), lo storico dell\u2019arte Kenneth Clark (1903-1983) e lo storico Harold Acton (1904-1994). Paolo VI ricevette la petizione e la approv\u00f2 (10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Il Breve esame critico del Novus Ordo Missae (1969) <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima contestazione teorica che ebbe carattere organico e strutturato fu messa in atto nel settembre del 1969 a opera di un gruppo di esponenti della gerarchia (11) che analizzarono la messa riformata e ne trassero delle conclusioni estremamente critiche, conclusioni che vennero presentate a Paolo VI nel Breve esame critico del <em>Novus Ordo Missae,<\/em> un saggio in otto capitoli. La tesi centrale del <em>pamphlet<\/em> era che<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[\u2026] il Novus Ordo Missae, <em>considerati gli elementi nuovi, suscettibili di pur diversa valutazione, che vi appaiono sottesi ed implicati, rappresenta, sia nel suo insieme<\/em> come <em>nei particolari, un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Santa Messa, quale fu formulata nella Sessione XXII del Concilio Tridentino, il quale, fissando definitivamente i \u201ccanoni\u201d del rito, eresse una barriera invalicabile contro qualunque eresia che intaccasse l\u2019integrit\u00e0 del magistero<\/em> (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-8662\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/messa_incisione.jpg\" alt=\"messa_incisione\" width=\"250\" height=\"181\" \/>Secondo gli autori di tale documento, il <em>Novus Ordo<\/em> intaccava il carattere sacrificale della messa, non negandolo esplicitamente ma nemmeno affermandolo. Vi si legge infatti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La definizione di Messa \u00e8 dunque limitata a quella di \u201ccena\u201d, il che \u00e8 poi continuamente ripetuto (n. 8, 48, 55d, 56); tale \u201ccena\u201d \u00e8 inoltre caratterizzata dalla assemblea, presieduta dal sacerdote, e dal compiersi il memoriale del Signore, ricordando quel che Egli fece il Gioved\u00ec Santo. Tutto ci\u00f2 non implica: n\u00e9 la Presenza Reale, n\u00e9 la realt\u00e0 del Sacrificio, n\u00e9 la sacramentalit\u00e0 del sacerdote consacrante, n\u00e9 il valore intrinseco del Sacrificio eucaristico indipendentemente dalla presenza dell\u2019assemblea. Non implica, in una parola, nessuno dei valori dogmatici essenziali della Messa e che ne costituiscono pertanto la vera definizione. Qui l\u2019omissione volontaria equivale al loro \u201csuperamento\u201d, quindi, almeno in pratica, alla loro negazione<\/em> (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel saggio viene anche sottolineato come la finalit\u00e0 ordinaria della Messa di essere sacrificio propiziatorio nel nuovo rito risulti deviata:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Anch\u2019essa \u00e8 deviata, perch\u00e9 anzich\u00e9 mettere l\u2019accento sulla remissione dei peccati dei vivi e dei morti lo mette sulla nutrizione e santificazione dei presenti (n. 54). Certo Cristo istitu\u00ec il Sacramento nell\u2019ultima Cena e si pose in stato di vittima per unirci al suo stato vittimale; questo per\u00f2 precede la manducazione e ha un antecedente e pieno valore redentivo, applicativo della immolazione cruenta, tanto \u00e8 vero che il popolo assistendo alla Messa non \u00e8 tenuto a comunicarsi sacramentalmente<\/em> (14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, ancora, si segnala quello che viene ritenuto uno snaturamento della figura del sacerdote:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Non pi\u00f9 una parola ormai sul suo potere di sacrificatore, sul suo atto consacratorio, sulla realizzazione per suo mezzo della Presenza eucaristica. Egli appare nulla pi\u00f9 che un ministro protestante. La sparizione o l\u2019uso facoltativo di molti paramenti (in certi casi alba e stola bastano \u2014 n. 298) vanificano ancor pi\u00f9 l\u2019originale conformazione al Cristo: il sacerdote non \u00e8 pi\u00f9 rivestito di tutte le virt\u00f9 di Lui; egli \u00e8 un semplice \u201cgraduato\u201d che uno o due segni distinguono appena dalla massa: (\u201cun po\u2019 pi\u00f9 uomo degli altri\u201d, per citare la formula involontariamente umoristica di un moderno predicatore). Di nuovo, come nella opposizione degli altari, si separa ci\u00f2 che Dio ha unito: l\u2019unico Sacerdozio del Verbo di Dio <\/em>(15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli autori del breve esame critico concludono affermando che nella situazione della Chiesa dell\u2019epoca una simile riforma nella liturgia sarebbe risultata dannosa e controproducente:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Oggi, non pi\u00f9 all\u2019esterno, ma all&#8217;interno stesso della cattolicit\u00e0 l&#8217;esistenza di divisioni e scismi \u00e8 ufficialmente riconosciuta; l&#8217;unit\u00e0 della Chiesa \u00e8 non pi\u00f9 soltanto minacciata ma gi\u00e0 tragicamente compromessa e gli errori contro la fede s&#8217;impongono, pi\u00f9 che insinuarsi, attraverso abusi ed aberrazioni liturgiche ugualmente riconosciute. L&#8217;abbandono di una tradizione liturgica che fu per quattro secoli segno e pegno di unit\u00e0 di culto (per sostituirla con un&#8217;altra, che non potr\u00e0 non essere segno di divisione per le licenze innumerevoli che implicitamente autorizza, e che pullula essa stessa di insinuazioni o di errori palesi contro la purezza della fede cattolica) appare, volendo definirlo nel modo pi\u00f9 mite, un incalcolabile errore <\/em>(16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paolo VI, una volta ricevuto il documento, lo sottopose al vaglio del card. Franjo \u0160eper (1905- 1981), allora prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede, che non condivise le tesi esposte nel saggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Mons. Marcel Lefebvre e la Fraternit\u00e0 Sacerdotale San Pio X <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22378\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/Lefebvre.jpg\" alt=\"Lefebvre\" width=\"159\" height=\"200\" \/>L\u2019arcivescovo francese Marcel Fran\u00e7ois Lefebvre (1905-1991) \u00e8 stato probabilmente il critico pi\u00f9 conosciuto del Concilio Vaticano II e della riforma liturgica del 1969. Ex arcivescovo di Dakar in Senegal, passato poi alla guida della Congregazione dello Spirito Santo fino al 1968 e membro della fazione conservatrice denominata <em>Coetus Internationalis Patrum<\/em> durante il Vaticano II, nel 1970 fond\u00f2 la Fraternit\u00e0 Sacerdotale San Pio X (FSSPX), con seminario a Ec\u00f4ne in Svizzera. Inizialmente mons. Lefebvre accett\u00f2 sia il <em>Novus Ordo Missae<\/em>, sia i decreti del Concilio, ma questa posizione, nella seconda met\u00e0 degli anni 1970, sub\u00ec una virata, arrivando fino a un totale rigetto, che fu sanzionato dal Vaticano con il divieto di ordinare nuovi sacerdoti, divieto da lui presto infranto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1976 mons. Lefebvre fu sospeso <em>a divinis<\/em>. Si tenga presente come Lefebvre formasse i suoi sacerdoti utilizzando esclusivamente il messale ed il breviario del 1962 e i manuali di teologia e filosofia precedenti il Vaticano II, rigettando i nuovi riti e i nuovi testi. Le tensioni con la Santa Sede continuarono a fasi alterne, con attenuazione in coincidenza con l\u2019elezione di papa Giovanni Paolo II (1978-2005) e una ripresa negli anni successivi. La Fraternit\u00e0 giunse a un accordo con Roma nel 1988, accordo prima sottoscritto e poi stracciato dallo stesso mons. Lefebvre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vicenda giunse all\u2019epilogo con le ordinazioni episcopali senza mandato pontificio celebrate nel luglio del 1988, che comportarono la scomunica per mons. Lefebvre, il suo concelebrante, mons. Antonio de Castro Mayer (1904-1991)17, e i quattro vescovi appena ordinati (18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 da ben prima di arrivare alla rottura definitiva con Roma mons. Lefebvre aveva pi\u00f9 volte espresso la sua contrariet\u00e0 alla riforma liturgica, inizialmente partecipando alla stesura del Breve esame critico del <em>Novus Ordo Missae<\/em> e successivamente in diversi interventi che fece pubblicamente. Il 15 febbraio 1975 mons. Lefebvre tenne nella basilica di San Lorenzo a Firenze una conferenza nella quale svolse una comparazione fra la liturgia di Martin Lutero (1483-1546) e quella del <em>Novus Ordo<\/em> al fine di sottolinearne le affinit\u00e0. Dopo aver mostrato le differenze fra la concezione cattolica e quella luterana della Messa e del sacerdozio, egli afferm\u00f2 che<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>egli<\/em> <em>[Lutero] ritiene che la Messa sia in primo luogo la Liturgia della Parola e in secondo luogo una comunione. Non si pu\u00f2 che rimanere stupefatti nel constatare che la nuova riforma ha applicato le stesse modifiche e che in verit\u00e0 i testi moderni a disposizione dei fedeli non parlano pi\u00f9 di Sacrificio ma di Liturgia della Parola, di racconto della Cena e della condivisione del pane o dell\u2019Eucarestia. L\u2019articolo VII dell\u2019istruzione che introduce il nuovo rito era significativa di una mentalit\u00e0 gi\u00e0 protestante. La correzione apportata in seguito non \u00e8 per niente soddisfacente. La soppressione della pietra d\u2019altare, l\u2019introduzione della tavola rivestita da una sola tovaglia, il prete girato verso il popolo, l\u2019ostia che rimane sempre sulla patena e non sul corporale, l\u2019autorizzazione di usare pane ordinario, i vasi fatti di materie diverse, perfino le meno nobili, e ben altri dettagli, contribuiscono ad inculcare in coloro che assistono le nozioni protestanti che sono essenzialmente e gravemente opposte alla dottrina cattolica <\/em>(19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mons. Lefebvre sottoline\u00f2 inoltre quella che secondo lui era la pericolosit\u00e0 intrinseca al <em>Novus Ordo<\/em>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Non ci si pu\u00f2 impedire di concludere che, essendo i princ\u00ecpi intimamente legati alla pratica secondo l\u2019adagio<\/em> \u201cLex orandi Lex credendi\u201d, <em>il fatto di imitare nella liturgia della Messa la riforma di Lutero, conduce infallibilmente ad adottare a poco a poco le idee stesse di Lutero. L\u2019esperienza degli ultimi sei anni, dopo la pubblicazione del<\/em> nuovo Ordo, <em>lo prova ampiamente. Le conseguenze di questa maniera d\u2019agire<\/em> <em>cosiddetta ecumenica, sono catastrofiche, nel dominio della fede innanzi tutto, e soprattutto nella corruzione del Sacerdozio e nella rarefazione delle vocazioni, nell\u2019unit\u00e0 dei cattolici divisi in ogni ambito su questa questione che li tocca cos\u00ec da vicino, nelle relazioni con i protestanti e gli ortodossi.<\/em> [\u2026] <em>Tutti questi cambiamenti nel nuovo rito sono veramente pericolosi, perch\u00e9 a poco a poco, soprattutto per i giovani preti, che non hanno pi\u00f9 l\u2019idea del Sacrificio, della Presenza Reale, della Transustanziazione, e per i quali tutto questo non significa pi\u00f9 niente, questi giovani preti perdono l\u2019intenzione di fare ci\u00f2 che fa la Chiesa e non dicono pi\u00f9 delle Messe valide <\/em>(20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un anno dopo, mons. Lefebvre celebr\u00f2 a Lilla in Francia una messa in rito tridentino di fronte a migliaia di fedeli. Nella sua omelia pronunci\u00f2 parole molto dure verso il Vaticano II e parl\u00f2 della necessit\u00e0 di opporsi alla deriva che Roma aveva preso a partire dal Concilio. Non si dimentic\u00f2 inoltre di attaccare la nuova messa, da lui definita una \u00ab<em>messa bastarda<\/em>\u00bb (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Struttura analoga alla Fraternit\u00e0 \u00e8 stata l\u2019Unione Sacerdotale San Giovanni Maria Vianney di Campos, fondata da Antonio de Castro Mayer nel 1982 in reazione al fatto che il nuovo vescovo mons. Carlos Navarro (1931-2003), avesse emanato un decreto che proibiva l\u2019uso del messale del 1962 nella sua diocesi, decreto rifiutato da de Castro Mayer e trenta sacerdoti diocesani22. Come successore di de Castro Mayer venne consacrato vescovo nel 1991 Lic\u00ednio Rangel (1936-2003), il quale nel 2002 fece tornare l\u2019Unione Sacerdotale in comunione con Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre al caso di Marcel Lefebvre e della FSSPX, ricordo che anche i gruppi che aderiscono al cosiddetto \u201csedevacantismo\u201d (23) rifiutino completamente non solo la messa, ma tutti i sacramenti riformati, ritenendoli illeciti e anche invalidi. \u00c8 questa la posizione dell\u2019Istituto Mater Boni Consilii (IMBC), fondato nel 1985 a Verrua Savoia (Torino) e composto principalmente da sacerdoti ordinati da mons. Lefebvre e che abbandonarono Ec\u00f4ne nel corso degli anni 1980.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. L\u2019intervento di Romano Amerio <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-27807\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/Romano-Amerio.jpg\" alt=\"Romano Amerio\" width=\"152\" height=\"200\" \/>Il problema della riforma liturgica e delle sue implicazioni non rimase estraneo al teologo svizzeroticinese Romano Amerio (1905-1997), il quale dedic\u00f2 alla questione un capitolo del suo saggio <em>Iota Unum. Studio delle variazioni della Chiesa Cattolica nel secolo XX<\/em>, dato alle stampe nel 1985. Intitolato appunto La riforma liturgica, tale capitolo tratta i punti salienti del messale del 1969 che, secondo Amerio, mostrano una chiara rottura con la tradizione della Chiesa. Innanzitutto, prendendo in esame l\u2019abbandono della lingua latina, egli dichiara che il non utilizzare pi\u00f9 un simile idioma, oltre a contraddire quanto indicato dall\u2019enciclica Mediator Dei di Pio XII, dall\u2019enciclica <em>Veterum sapientia<\/em> di Giovanni XXIII (1958-1963) e dalla stessa costituzione <em>Sacrosanctum concilium,<\/em> rappresenti una menomazione dell\u2019universalit\u00e0 e dell\u2019immutabilit\u00e0 della Chiesa (24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Amerio, il nuovo rito ha sub\u00ecto un forte influsso da parte di quelle posizioni teologiche che minimizzano la superiorit\u00e0 ontologica della figura del sacerdote. Egli scrive:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Qui appaiono gli influssi che il nuovo rito ha subito da parte delle correnti teologiche che snervano la peculiarit\u00e0 ontologica del sacerdote ordinato, tentano di ampliare le parti del popolo di Dio rispetto alla funzione sacra del prete, elevano la sinassi sopra l\u2019atto consacratorio, perseguono la soggettivazione e quindi la variabilit\u00e0 di tutto il culto<\/em> (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Amerio sottolinea poi come la riforma liturgica abbia favorito un passaggio dal sacro al teatrale, causando, fra le altre cose, delle grosse variazioni liturgiche in passato inesistenti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Queste Messe di creativit\u00e0 sono ormai comuni nell\u2019orbe cattolico diversificando la liturgia non pure per nazioni, ma per diocesi, per parrocchie e persino per chiese della medesima parrocchia.<\/em> [\u2026] <em>si omettono parti intere del rito, massime il<\/em> Credo<em>; si adotta qualunque indumento; si esclude ogni lumiera; si consacra in pane da mensa (e quindi invalidamente) anzich\u00e9 in azimo e in vini o liquori qualunque<\/em> (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altro aspetto evidenziato da Amerio \u00e8 come con la riforma le Scritture fossero divenute accessibili a tutti, cosa che secondo lui d\u00e0 potenzialmente adito a problematiche non da poco, oltre a contraddire l\u2019insegnamento dei pontefici passati a riguardo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per le difficolt\u00e0 linguistiche e storiche, per la molteplicit\u00e0 dei sensi, teorizzata dalla teologia, e per il principio cattolico che la Chiesa possiede le <\/em>Scritture<em> e (a differenza della Sinagoga) anche il <\/em>senso delle Scritture<em>, la disciplina della Chiesa prescriveva che la Bibbia si porgesse al popolo di Dio per la mediazione del sacerdozio;<\/em> [\u2026] <em>Questa disciplina \u00e8 stata variata, parte per la nuova direzione impressa dal Concilio nella liturgia, parte con la successiva infrazione delle norme conciliari. Il Concilio infatti super\u00f2 i decreti antigiansenistici e le prescrizioni di Pio VI. Contro la popolarizzazione protestantica e giansenistica della Scrittura Pio VI stabiliva che la lettura della Bibbia <\/em>non<em> \u00e8 necessaria n\u00e9 conveniente a tutti<\/em> (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conclusione \u00e8 estremamente chiara e non d\u00e0 adito a incomprensioni di sorta:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Deve essere dunque riconosciuto che la riforma ha mutato una Messa cattolica<\/em> inaccettabile <em>per i protestanti in una Messa cattolica<\/em> accettabile. <em>E il giudizio di accettabilit\u00e0 implica che sia avvenuta una variazione profonda: dalla variazione poi sono giudici, nel punto, proprio quelli che soli vi hanno competenza. Le testimonianze in tale senso sono ormai innumeri e d\u2019altronde le celebrazioni, ad opera di sacerdoti e di ministri, di una medesima eucaristia promiscua confermano la variazione dottrinale, nonostante le deboli opposizioni della gerarchia <\/em>(28)<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5. La Messa tridentina oggi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-30547\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/04\/messa.jpg\" alt=\"messa\" width=\"250\" height=\"187\" \/>Oltre alla FSSPX e ai gruppi sedevacantisti, oggi vi sono diverse congregazioni e ordini religiosi che celebrano con il Messale del 1962 rimanendo in piena comunione con la Chiesa cattolica. Fra di esse ricordo la Fraternit\u00e0 Sacerdotale San Pietro (FSSP), societ\u00e0 di vita apostolica fondata il 18 luglio del 1988 a Hauterive in Svizzera e con casa generalizia a Wigratzbad in Germania, composta all\u2019epoca da sacerdoti e da seminaristi provenienti dalla FSSPX che non intendevano seguirla sulla via dello scisma (29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altra societ\u00e0 di vita apostolica che celebra la Messa tridentina \u00e8 l\u2019Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote (ICRSS), fondato in Gabon nel 1990 dai presbiteri francesi Gilles Wach e Philippe Mora e con casa generalizia a Gricigliano, nei pressi di Firenze (30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Brasile l\u2019amministrazione apostolica personale San Giovanni Maria Vianney, derivata dall\u2019Unione Sacerdotale di de Castro Mayer, \u00e8 rientrata, come detto, in piena comunione con Roma nel 2002. Viene celebrata la Messa tridentina anche all\u2019abbazia di Santa Maddalena di Barroux in Francia, il cui fondatore abate G\u00e9rard Calvet (1927-2008) aveva preso le distanze da mons. Lefebvre in seguito alla scomunica del 1988. Nel 2006 un gruppo di sacerdoti francesi della FSSPX si stacc\u00f2 da essa per fondare l\u2019Istituto del Buon Pastore, societ\u00e0 di vita apostolica che celebra i sacramenti con la liturgia precedente la riforma (31).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La congregazione dei frati Francescani dell\u2019Immacolata, nata nel 1990, ha concesso dal 2007 ai suoi sacerdoti la possibilit\u00e0 di celebrare la Messa antica, possibilit\u00e0 venuta meno con il commissariamento del 2013. Infine, ricordo anche la Fraternit\u00e0 Sacerdotale della Familia Christi, societ\u00e0 di vita apostolica clericale di diritto diocesano eretta nell\u2019arcidiocesi di Ferrara-Comacchio nel 2016, che celebra messa con entrambe le forme del rito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-22724 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/messa_rock.jpg\" alt=\"messa_rock\" width=\"274\" height=\"184\" \/>Oltre alle societ\u00e0 e congregazioni religiose che specificatamente insegnano ai loro sacerdoti a celebrare la messa secondo il Messale del 1962, bisogna considerare come il <em>motu proprio Summorum pontificum<\/em> di papa Benedetto XVI datato 7 luglio 2007, che istituiva la distinzione tra \u201cforma ordinaria\u201d e \u201cforma straordinaria\u201d del medesimo rito latino, entrambe legittime, e consentiva di fatto di celebrare pi\u00f9 facilmente quella messa, ha fatto s\u00ec che sorgessero in diversi luoghi numerose comunit\u00e0 che celebrano con il <em>Vetus Ordo<\/em> almeno la domenica e le feste di precetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec pure, da allora, diverse congregazioni e parrocchie hanno inserito nella loro liturgia settimanale una o pi\u00f9 celebrazioni con la forma straordinaria del rito latino. Il documento di Papa Ratzinger dichiara infatti che<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>il Messale Romano promulgato da Paolo VI \u00e8 la espressione ordinaria della<\/em> \u201clex orandi\u201d <em>(\u201clegge della preghiera\u201d) della Chiesa cattolica di rito latino. Tuttavia il<\/em> <em>Messale Romano promulgato da S. Pio V e nuovamente edito dal B. Giovanni XXIII deve venir considerato come espressione straordinaria della stessa <\/em>\u201clex orandi\u201d <em>e deve essere tenuto nel debito onore per il suo uso venerabile e antico. Queste due espressioni della<\/em> \u201clex orandi\u201d <em>della Chiesa non porteranno in alcun modo a una divisione nella<\/em> \u201clex credendi\u201d <em>(\u201clegge della fede\u201d) della Chiesa; sono infatti due usi dell\u2019unico rito romano. Perci\u00f2 \u00e8 lecito celebrare il Sacrificio della Messa secondo l\u2019edizione tipica del Messale Romano promulgato dal B. Giovanni XXIII nel 1962 e mai abrogato, come forma straordinaria della Liturgia della Chiesa<\/em> (32)<\/p>\n<p>___________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> A riguardo si tenga presente come dall\u2019emanazione nel 1570 del <em>Messale Romano<\/em> di Papa san Pio V (1566-1572) al 1969 le riforme in ambito liturgico \u2014 quali per esempio quelle di Pio X (1903-1914) e Pio XII (1939-1958) \u2014 riguardarono aspetti sostanzialmente secondari e furono nel complesso poco avvertite dai fedeli e dal clero. Si consideri inoltre come il rito romano non avesse subito mutamenti sostanziali almeno dal IX secolo d. C.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, <em>Costituzione apostolica \u201cSacrosanctum Concilium\u201d<\/em> sulla sacra liturgia, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 2011, p. 23.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3)<\/strong> <em>Ibid<\/em>., p. 24.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4)<\/strong> <em>Ibid.,<\/em> pp. 19-20.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5<\/strong>) Cfr. <em>Ibid.,<\/em> pp. 26-31.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6)<\/strong> PAOLO VI, <em>Costituzione apostolica \u201cMissale romanum\u201d,<\/em> del 3 aprile 1969, nel sito web <a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/paul-vi\/it\/apost_constitutions\/documents\/hf_p-vi_apc_19690403_missale-romanum.html\">http:\/\/w2.vatican.va\/content\/paul-vi\/it\/apost_constitutions\/documents\/hf_p-vi_apc_19690403_missale-romanum.html<\/a> , consultato il 19-1-2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8)<\/strong> Per dati informativi sulla persona, cfr. GABRIELE DELLA BALDA (a cura di), <em>Zelo zelatus sum. Riflessioni del Rev. Giorgio Maffei<\/em>, Edizioni Radio Spada, Reggio Emilia 2016, pp. 11-16.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9)<\/strong> Cfr. LUIGI ACCATTOLI, <em>La leggenda di padre Pio che rifiuta il nuovo messale<\/em>, nel sito web <a href=\"http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/la-leggenda-di-padre-pio-che-rifiuta-il-nuovo-messale\/\">http:\/\/www.luigiaccattoli.it\/blog\/la-leggenda-di-padre-pio-che-rifiuta-il-nuovo-messale\/<\/a> , consultato il 17-1-2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10)<\/strong> Cfr. GIANFRANCO AMATO, <em>L\u2019indulto di Agatha Christie. Come si \u00e8 salvata la Messa tridentina in Inghilterra<\/em>, Fede &amp; Cultura, Verona 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11)<\/strong> Fra i quali il card. Alfredo Ottaviani (1890-1970), il card. Antonio Bacci (1885-1971), mons. Marcel Lefebvre e Michel Gu\u00e9rard des Lauries (1898-1988) O.P.. Il card. Giuseppe Siri (1906-1989), arcivescovo di Genova, pur considerato dai pi\u00f9 un porporato conservatore, si rifiut\u00f2 di sottoscriverlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>12)<\/strong> <em>Breve esame critico del Novus Ordo Missae<\/em>, Associazione Inter Multiplices Una Vox, Torino 2000, p. 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>13)<\/strong> <em>Ibid<\/em>., pp. 7-8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>14)<\/strong> <em>Ibid<\/em>., pp. 9-10.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>15)<\/strong> <em>Ibid<\/em>., pp. 16-17.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>16)<\/strong> <em>Ibid<\/em>., p. 24.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>17)<\/strong> Vescovo di Campos in Brasile dal 1949 al 1981, membro del Coetus come mons. Lefebvre e fondatore nel 1981 dell\u2019Unione Sacerdotale San Giovanni Maria Vianney.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>18)<\/strong> Bernard Fellay, Alfonso de Gallareta, Richard Williamson e Bernard Tissier de Mallerais. La scomunica \u00e8 stata loro rimessa nel 2009 da papa Benedetto XVI (2005-2013). Cfr. CONGREGAZIONE PER I VESCOVI, <em>Decreto di remissione della scomunica latae sententiae ai vescovi della Fraternit\u00e0 Sacerdotale San Pio X<\/em>, nel sito web <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/congregations\/cbishops\/documents\/rc_con_cbishops_doc_20090121_remissione-scomunica_it.html\">http:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/congregations\/cbishops\/documents\/rc_con_cbishops_doc_20090121_remissione-scomunica_it.html<\/a> , consultato il 20-1-2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>19)<\/strong> MARCEL LEFEBVRE, <em>La Messa di Lutero<\/em>, nel sito web <a href=\"http:\/\/www.unavox.it\/Documenti\/Doc0969_Conferenza_Lefebvre_15.02.1975.html\">http:\/\/www.unavox.it\/Documenti\/Doc0969_Conferenza_Lefebvre_15.02.1975.html<\/a> , consultato il 20-1-2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>20)<\/strong> <em>Ibidem.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>21)<\/strong> Cfr. GIOVANNI MICCOLI, <em>La Chiesa dell\u2019anticoncilio. I tradizionalisti alla conquista di Roma<\/em>, Laterza, Roma-Bari 2011, p. 8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>22)<\/strong> Cfr. <em>Unidos em defensa de la F\u00e9,<\/em> nel sito web <a href=\"https:\/\/fratresinunum.com\/tag\/padres-de-campos\/\">https:\/\/fratresinunum.com\/tag\/padres-de-campos\/<\/a> , consultato il 4-2- 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>23)<\/strong> Posizione secondo la quale i papi a partire da Giovanni XXIII, avendo professato delle posizioni condannate dal magistero precedente, sono automaticamente decaduti dalla loro posizione, facendo s\u00ec che la Sede Apostolica sia vacante. Da qui derivano i termini <em>sedevacantismo<\/em> e <em>sedevacantista<\/em>. Documento fondamentale per comprendere tale posizione \u00e8 la <em>Tesi di Cassiciacum <\/em>di padre Gu\u00e9rard des Lauries O.P. (cfr. IDEM, <em>Le Si\u00e8ge Apostolique est-il Vacant?,<\/em> in <em>Cahiers de Cassiciacum<\/em>, n. 1, Association St. Herm\u00e9n\u00e9gilde, Nizza 1979), considerato non a torto il fondatore del sedevacantismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>24)<\/strong> Cfr. ROMANO AMERIO, <em>Iota Unum. Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX,<\/em> 1985, a cura di Enrico Maria Radaelli, prefazione del card. Dario Castrill\u00f3n Hoyos, Lindau, Torino 2013, pp. 543-545.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>25)<\/strong> <em>Ibid<\/em>., p. 560.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>26)<\/strong> <em>Ibid<\/em>., p. 566.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>27)<\/strong> <em>Ibid<\/em>., p. 570.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>28)<\/strong> <em>Ibid<\/em>., p. 579.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>29)<\/strong> Cfr. <em>What are we? The Priestly Fraternity of Saint Peter<\/em>, nel sito web <a href=\"https:\/\/www.fssp.org\/en\/presentation.htm\">https:\/\/www.fssp.org\/en\/presentation.htm<\/a> , consultato il 17-1-2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>30)<\/strong> Cfr. <em>Chi siamo?,<\/em> nel sito web <a href=\"http:\/\/www.icrss.it\/info\/chi-siamo\/\">http:\/\/www.icrss.it\/info\/chi-siamo\/<\/a> , consultato il 17-1-2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>31)<\/strong> Cfr. <em>Historique de l\u2019Institut du Bon Pasteur<\/em>, nel sito web <a href=\"http:\/\/www.institutdubonpasteur.org\/fr\/content\/historiquede-linstitut-du-bon-pasteur\">http:\/\/www.institutdubonpasteur.org\/fr\/content\/historiquede-linstitut-du-bon-pasteur<\/a> , consultato il 17-1-2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>32)<\/strong> BENEDETTO XVI<em>, motu proprio Summorum Pontificum,<\/em> nel sito web <a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/benedict-xvi\/it\/motu_proprio\/documents\/hf_ben-xvi_motu-proprio_20070707_summorum-pontificum.html\">http:\/\/w2.vatican.va\/content\/benedict-xvi\/it\/motu_proprio\/documents\/hf_ben-xvi_motu-proprio_20070707_summorum-pontificum.html<\/a> , consultato il 4\/2\/2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal sito dell\u2019istituto storico dell\u2019insorgenza e per l\u2019identit\u00e0 nazionale &#8211; 2017 Federico Sesia<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/lopposizione-alla-riforma-liturgica-post-conciliare\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":37465,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,115],"tags":[344,1285],"class_list":["post-37464","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiesa","category-liturgia","tag-concilio-vaticano-ii","tag-santa-messa","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.7 - 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