{"id":37422,"date":"2016-08-21T00:00:48","date_gmt":"2016-08-20T22:00:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=37422"},"modified":"2017-03-21T16:58:44","modified_gmt":"2017-03-21T15:58:44","slug":"europa-il-tradimento-del-padre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/europa-il-tradimento-del-padre\/","title":{"rendered":"Europa: il tradimento del padre"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-37425\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/De-Bortoli_cover.jpg\" alt=\"De Bortoli_cover\" width=\"131\" height=\"200\" \/>Studi cattolici<\/strong> n. 559 settembre 2007<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La disattesa eredit\u00e0 di Robert Schuman<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00c8 in libreria il volume di Maurizio De Bortoli <\/em>Libert\u00e0 per l&#8217;Europa. Robert Schuman<em> (Edizioni Ares, Milano 2007, pp. 184, euro 18). Nella prefazione, che anticipiamo per i nostri lettori, il sen. prof. Marcelle Pera, presidente d&#8217;onore della Fondazione Magna Carta e gi\u00e0 presidente del Senato, illustra come le aspirazioni del padri fondatori dell&#8217;Europa, Robert Schuman (foto), Konrand Adenauer e Alcide De Gasperi siano state largamente frustrate, al punto che l&#8217;attuale Unione europea, dimentica delle radici cristiane, pu\u00f2 essere addirittura considerata nemica dell&#8217;Europa.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Marcello Pera<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il disbrigo delle sue pratiche spirituali, l&#8217;Europa aveva bisogno di un padre celeste e nel 1964 il buon Paolo VI, quella volta senza particolari tormenti, ne trov\u00f2 uno sicuro in san Benedetto. Per la cura delle pratiche profane all&#8217;Europa occorreva invece un padre terrestre, ma qui, dopo tanti secoli di catastrofi, l&#8217;impresa era cos\u00ec disperata che \u00e8 probabile che sia dovuto intervenire il buon Dio in persona, l&#8217;Unico che ormai potesse porci rimedio. Fu cos\u00ec che, nonostante ci sia da credere che, visti i precedenti, anche Lui fosse pieno di dubbi circa le possibilit\u00e0 per qualunque essere umano di venire a capo dell&#8217;unificazione europea, il Padreterno invi\u00f2 un altro santo, Jean-Baptiste Nicolas Robert Schuman.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ridotto a forma di parabola, \u00e8 quanto, in forma di storia, sostiene Maurizio De Bortoli, in questa biografia dello statista francese, simpatetica, informata, ma soprattutto accorata per le sorti europee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-32014 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/Europa_flag.jpg\" alt=\"Europa_flag\" width=\"291\" height=\"173\" \/>Ma si sa come va il mondo, o almeno come andava nel secolo XX. Mentre la storia non ha avuto problemi particolari nel riconoscere i meriti europeisti di san Benedetto, gli storici non sono stati altrettanto generosi con Schuman. Perch\u00e9 molti non lo hanno considerato santo, anzi, alcuni, soprattutto inglesi, lo hanno visto addirittura come uno strumento del demonio eurocratico. E perch\u00e9 molti altri gli hanno negato la figura del vero padre, affidandola invece a Jean Monnet, un suo collaboratore, gi\u00e0 produttore di cognac, senza titoli di studio, affarista, lobbista, uomo di mondo, un po&#8217; dandy e un po&#8217; Grande Gatsby, maestro nel piacere alla gente che piace e nel contare sulla gente che conta, e di trovarsi sempre al posto giusto nel momento giusto, fosse un salotto, un comitato, il consiglio di amministrazione di una banca d&#8217;affari, il gabinetto di un ministro, la vice segreteria della Lega delle Nazioni (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre secondo questi storici, Monnet sarebbe stato il vero autore del \u00abpi\u00f9 spettacolare colpo di Stato della storia\u00bb (2), cio\u00e8 l&#8217;Europa, perch\u00e9 dietro lo zelo manifesto di assecondare Schuman (o il buon Dio che glielo aveva messo sulla strada), egli nascondeva in realt\u00e0 l&#8217;intenzione latente di orientarlo, guidarlo e fargli fare ci\u00f2 che lui (il collaboratore) voleva. E Monnet voleva in particolare realizzare la sua <em>id\u00e9efixe<\/em>, la pace in Europa e nel mondo, ma alla sua maniera, mediante istituzioni sovranazionali, purch\u00e9 rigorosamente costruttivistiche, elitarie, autorefenti e poco o punto sottoposte a controllo democratico. Insomma, \u00abfrancesi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Figura studiata, questa del collaboratore-protagonista, e tanto nota quanto quella del servo-padrone di Hegel, di cui evidentemente neppure al buon Dio riesce di fare a meno e di schivare tutte le insidie. In realt\u00e0, seri motivi per dare credito agli storici non indulgenti nei confronti di Schuman esistono. Jean Monnet non vendeva solo cognac con successo, era un vulcano di idee, un instancabile artefice di visioni e progetti che sapeva piazzare tanto bene quanto il prodotto della sua fabbrica. Fu lui che, fin dagli anni Venti, assieme a pochi altri, coltiv\u00f2 l&#8217;idea degli \u00abStati uniti d&#8217;Europa\u00bb, lui a buttar gi\u00f9 il progetto della ceca &#8211; l&#8217;autorit\u00e0 europea della produzione e commercio del carbone e dell&#8217;acciaio \u2014, lui a consegnarla a Schuman in vista dell&#8217;incontro dei ministri degli Esteri dell&#8217;11 maggio 1950 indetto dal segretario di Stato Dean Acheson per sollecitare una chiara posizione francese sulla questione della Germania, e in particolare della autorit\u00e0 internazionale sulla Ruhr, lui a fare lo <em>spin doctor<\/em> con i principali protagonisti, a cominciare dallo stesso Acheson, lui a escludere sapientemente l&#8217;Inghilterra dalla trattativa. Fu poi Monnet a fare il capo della delegazione francese per la nascita della ceca, oltre che il presidente del comitato negoziatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c&#8217;\u00e8 da meravigliarsi perci\u00f2 che, quando la ceca finalmente vide la luce, fosse Monnet a presiedere l&#8217;Alta Autorit\u00e0, e che in s\u00e9guito fosse ancora lui ad architettare il piano di Rene Pleven e della Comunit\u00e0 europea di difesa, la Ced, e che poi, quando la Ced fall\u00ec, fosse lui a rimettersi in moto per arrivare ai Trattati di Roma (1957), che spettasse a lui ricevere per primo la nomina a \u00abcittadino d&#8217;Europa\u00bb (1976), e che le sue ceneri, dieci anni dopo la morte (1979), fossero traslate nel Pantheon di Parigi con una cerimonia alla presenza di Mitterrand e Kohl.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-29696 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/09\/Europa.jpg\" alt=\"Europa\" width=\"265\" height=\"191\" \/>Solo Jacques Delors, in s\u00e9guito, potr\u00e0 approssimarsi a un curriculum eurocratico cos\u00ec lungo e di tanto rispetto. Questo non vuoi dire che Schuman non avesse meriti, perch\u00e9 in realt\u00e0, come qui documenta De Bortoli, ne ebbe di grandi, prima e dopo la creatura cui \u00e8 legato il suo nome. Fu Schuman che corresse e ricorresse la bozza del progetto Monnet &#8211; conservandone tuttavia il cuore, la Ceca come \u00abprimo passo della Federazione europea\u00bb &#8211; e fu lui, in qualit\u00e0 di ministro degli Esteri, a rendere la famosa dichiarazione del 9 maggio 1950 con cui la Ceca &#8211; il \u00abpiano Schuman\u00bb &#8211; fu lanciato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se, oltre ai vari altri incarichi di governo, compreso quello di primo ministro, l&#8217;onesto impegno di parlamentare, la prima presidenza del Parlamento europeo, e la probit\u00e0 di una vita condotta cristianamente, ci\u00f2 valga ad assicurargli il titolo di santo (manca il miracolo, la causa \u00e8 ancora in corso), giudicheranno le autorit\u00e0 spirituali. Per gli storici temporali alla ricerca dei meriti europeisti di Schuman forse basta quello che lo stesso Monnet gli riconobbe negli stessi giorni in cui si preparava la Ceca, e che qui De Bortoli ricorda: \u00abVoglio dirLe\u00bb, scrisse Monnet al suo ministro, \u00abuna cosa molto importante: Lei \u00e8 un uomo onesto; pu\u00f2 proporre ci\u00f2 che vuole e Le crederanno. Se questo progetto di mercato unico, che seppellisce la guerra, riconcilia Francia e Germania, permette ai tedeschi di essere trattati alla pari degli altri e li disarma, fosse presentato da qualunque altro uomo di governo, resterebbe lettera morta. Ma a Lei crederanno\u00bb (3). Implicita ammissione di reg\u00eca nell&#8217;ombra, direbbe qualcuno a favore di Monnet, \u00abimplicito riconoscimento di santit\u00e0\u00bb, commenta qui De Bortoli in lode di Schuman.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I geni dell&#8217;unificazione europea<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma pi\u00f9 che sulla questione del \u00abchi\u00bb fece, \u00e8 opportuno riflettere su \u00abche cosa\u00bb allora fu fatto e come. E su questo terreno il lavoro di De Bortoli \u00e8 ancora pi\u00f9 utile, perch\u00e9 non solo ricostruisce la vita e l&#8217;opera di Schuman con grande accuratezza, passo dopo passo, ma ci fornisce anche gli strumenti per cos\u00ec dire genetici per comprendere quale \u00e8 stato il cammino dell&#8217;Europa dopo la celebre conferenza stampa del 9 maggio 1950 in cui Schuman lesse la sua celebre dichiarazione e lanci\u00f2 la sua \u00abbomba\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno che, all&#8217;epoca, avesse avuto capacit\u00e0, se non profetiche, almeno analitiche sufficientemente spiccate da proiettare nel futuro ci\u00f2 che stava emergendo avrebbe visto nell&#8217;atto di nascita dell&#8217;Europa &#8211; che tale \u00e8 considerata la \u00abdichiarazione Schuman\u00bb &#8211; i geni che ne avrebbero segnato lo sviluppo a venire, in particolare quella che oggi \u00e8 considerata da tutti, a eccezione dei r\u00e9tori e dei cantori dell&#8217;europeismo, la sua degenerazione o il suo \u00abtradimento\u00bb, come qui lo chiama De Bortoli. Gli ingredienti tipici di questo processo erano gi\u00e0 presenti allora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Divergenze franco-tedesche.<\/em><\/strong> L&#8217;inizio del secondo dopoguerra \u00e8 contrassegnato da un nuovo contrasto fra, da un lato, il desiderio tedesco per uno sviluppo nazionale autonomo e l&#8217;affrancamento dal dominio degli Alleati, in particolare il nemico storico, la Francia, e, dall&#8217;altro lato, l&#8217;opposto desiderio di controllo dell&#8217;economia tedesca da parte francese. Furono le diffidenze reciproche fra i due Paesi e la situazione di stallo che ne segu\u00ec a indurre Dean Acheson a imporre quasi un ultimatum per una soluzione da trovare alla riunione dei ministri degli Esteri dell&#8217;11 maggio 1950. E furono queste stesse diffidenze a indurre Monnet ad accelerare i tempi del progetto della Ceca e della dichiarazione. Schuman stesso, in <em>Pour l&#8217;Europe<\/em>, ha riconosciuto l&#8217;eterno conflitto franco-tedesco quale atto battesimale della Ceca e del processo di unificazione europea. In particolare, egli scrisse: \u00abDopo la seconda guerra mondiale, per ogni francese, che in un modo o nell&#8217;altro fosse responsabile dell&#8217;avvenire del proprio Paese, il fatto tedesco \u00e8 stato il problema pi\u00f9 angosciante, perch\u00e9 da esso dipendeva non soltanto la sicurezza della Francia, ma la pace del mondo\u00bb (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>L&#8217;Europa come ammortizzatore.<\/em><\/strong> Se, sono ancora parole di Schuman, \u00abla storia ha provato che la Germania sar\u00e0 eternamente insoddisfatta\u00bb, se fin \u00abda quando la Germania ha fatto il suo ingresso nella storia, c&#8217;\u00e8 una questione tedesca\u00bb (5), e perci\u00f2 se la Francia sar\u00e0 altrettanto eternamente condannata a temere quella insoddisfazione e a confrontarsi con quella questione, allora c&#8217;\u00e8 da pensare che soltanto l&#8217;Europa, pi\u00f9 precisamente un&#8217;Europa a guida franco-tedesca, possa contenere questo latente conflitto. Nel 1950, poco prima del lancio del piano Schuman, il cancelliere Adenauer, il quale era arrivato a proporre un&#8217;unione politica tra Francia e Germania come \u00abpietra angolare degli Stati uniti d&#8217;Europa\u00bb (6), disse: \u00abIn verit\u00e0 [nel movimento di unificazione europeo] sta la salvezza dell&#8217;Europa e la salvezza della Germania\u00bb (7). Cio\u00e8: l&#8217;Europa come scudo protettivo contro le tensioni franco-tedesche. Pi\u00f9 crudamente: ci\u00f2 che \u00e8 giusto per la Francia e la Germania \u00e8 giusto per l&#8217;Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-7461 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/europarlamento.jpg\" alt=\"europarlamento\" width=\"259\" height=\"194\" \/>Economicismo.<\/em><\/strong> La Ceca fu un accordo per la produzione delle materie prime pi\u00f9 incandescenti a scopi bellici ma anche pi\u00f9 potenti per lo sviluppo economico. Cominciando col mettere in comune le risorse principali &#8211; questa era l&#8217;idea sottostante -, si sarebbero create le condizioni per una lenta integrazione delle economie e una successiva graduale unificazione politica. Insomma, un po&#8217; illuministicamente: <em>economie<\/em> <em>d&#8217;abord,<\/em> la <em>politique suivra<\/em>. \u00abSi trattava\u00bb, scrisse Schuman, \u00abdi organizzare l&#8217;Europa nel senso della sua unificazione, attraverso la progressiva eliminazione delle barriere, che ostacolano la circolazione dei beni, attraverso il razionale coordinamento della produzione dei diversi Paesi, dei loro investimenti, delle loro esportazioni e, infine, attuando la libert\u00e0 di circolazione delle persone e dei capitali\u00bb (8). E analogamente Monnet aveva detto alla prima assemblea della Ceca: \u00abLa nostra Comunit\u00e0 non \u00e8 un&#8217;associazione di produttori di carbone e acciaio: \u00e8 l&#8217;inizio dell&#8217;Europa\u00bb (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Federalismo.<\/em><\/strong> L&#8217;idea di Schuman e Monnet, come pure di Adenauer e De Gasperi, riguardo all&#8217;unificazione europea era quella, tipicamente federale, di istituzioni politiche sovranazionali, rispettose il pi\u00f9 possibile delle specificit\u00e0 degli Stati membri, ma unificate e con poteri sovraordinati. Per questo essi erano contrari al diritto di veto. L&#8217;Europa federale era un traguardo da raggiungere progressivamente, ma mai da mettere in discussione, perch\u00e9 ogni deviazione dalla meta avrebbe rappresentato il riapparire dei vecchi fantasmi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Procedura intergovernativa e deficit democratico. <\/em><\/strong>La ceca nasce da un accordo, un trattato, fra (sei) governi, e con lo stesso strumento l&#8217;Europa ha proceduto per tutto il resto del suo cammino: Ceca, Cee, Euratom, U\u00e8. Questa procedura si \u00e8 ripercossa sulla trasparenza delle istituzioni di volta introdotte. Di fatto, gli organi e i programmi della Ceca non rispondevano politicamente a nessuno. Certamente, i governi potevano cambiarli, e perci\u00f2, dietro i governi, i parlamenti e, alla base dei parlamenti, i cittadini elettori potevano influire sulle decisioni. Ma, in questo come in tutti gli altri trattati successivi in cui si snoder\u00e0 la vita istituzionale e politica dell&#8217;Europa, il percorso che va dai cittadini, sempre scarsamente e quasi mai preventivamente informati, al vertice delle istituzioni, sempre pi\u00f9 autocratico, \u00e8 rimasto costantemente cos\u00ec lungo e il legame cos\u00ec debole che difficilmente, gi\u00e0 nell&#8217;atto di concepimento del primo embrione dell&#8217;Europa, si potrebbe scorgere una qualunque seria forma di democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tanto oggi lamentato \u00abdeficit democratico\u00bb dell&#8217;Europa \u00e8 gi\u00e0 iscritto nel suo atto di nascita. Solo alla fine (provvisoria) della storia, dopo l&#8217;approvazione, anch&#8217;essa intergovernativa, del Trattato costituzionale europeo (2004) si vedr\u00e0, dagli esiti negativi dei referendum francese e olandese, quanto irreparabile sia stata la tensione che col tempo si era prodotta fra lo sbocco federale perseguito e la procedura quasi clandestina degli accordi fra governi ratificati stancamente dai rispettivi parlamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Ostilit\u00e0 inglese.<\/em> <\/strong>Anche la diffidenza inglese per qualunque forma di superstato europeo \u00e8 un tratto che si manifesta gi\u00e0 alle origini del processo europeo. Fin dai giorni precedenti alla dichiarazione Schuman, il primo ministro laburista Clement Attlee, peraltro deliberatamente informato in ritardo quasi a volerlo escludere, prese posizione contraria all&#8217;idea della Ceca (10) di una cessione della sovranit\u00e0 inglese e lo stesso fece, poco dopo, il primo ministro conservatore Harold Macmillan. Nonostante le sue credenziali europeiste \u2014 in particolare il celebre discorso di Fulton del 5 marzo 1946 (\u00abda Stettino sul Baltico a Trieste sull&#8217;Adriatico, una cortina di ferro \u00e8 scesa sul continente\u00bb) e il non meno celebre discorso di Zurigo del 19 settembre successivo (\u00abdobbiamo costruire una specie di Stati uniti d&#8217;Europa\u00bb) -, neppure Winston Churchill fu mai chiaro sul ruolo dell&#8217;Inghilterra in tale progetto e, nonostante la retorica, se ne tenne distante. Interessi di Commonwealth e economici nazionali, certamente, desiderio di mantenere la special <em>relationship <\/em>con l&#8217;America, senza dubbio, ma anche istintiva diffidenza verso tutto ci\u00f2 che sa di costruttivismo continentale, rigido, imposto, e, alla fine, poco democratico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I difetti dell&#8217;Europa unita<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se \u00e8 vero che i geni determinano il carattere e i tratti originari si ripresentano, spesso in peggio, nell&#8217;organismo sviluppato, allora si spiega perch\u00e9, ancor oggi, l&#8217;Europa continui a essere affetta dai tre principali difetti della sua origine. Il primo: l&#8217;Europa ha solo o pressoch\u00e9 esclusivamente un fondamento economico, il mercato (11). Nonostante che questo si sia allargato dal carbone e l&#8217;acciaio al mercato comune e al mercato unico, e nonostante che le istituzioni politiche dell&#8217;Europa si siano parallelamente molto sviluppate rispetto a quelle embrionali della Ceca, l&#8217;economia \u00e8 ancor oggi padrona dell&#8217;Europa. L&#8217;idea che la politica avrebbe spontaneamente seguito si \u00e8 dimostrata illusoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le diffidenze intereuropee non sono oggi cos\u00ec calde come nel 1950, ma le divergenze fra i Paesi membri dell&#8217;Unione non accennano a scomparire, non solo sul terreno economico e sociale, fra dirigisti e liberisti, ma anche su quello delle politiche primarie della difesa, della sicurezza, delle relazioni internazionali. La divisione fra il Continente e l&#8217;Isola si aggrava o resta quella che \u00e8 sempre stata e la frattura fra una \u00abvecchia Europa\u00bb e una \u00abnuova Europa\u00bb non \u00e8 solo una battuta fulminante di un segretario alla difesa americano, ma una descrizione illuminante dell&#8217;attuale realt\u00e0 europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo difetto: la politica dell&#8217;Europa non \u00e8, o, a essere gentili, \u00e8 scarsamente democratica, suscita sentimenti di freddezza e distanza nei cittadini europei (12) e di diffidenza da parte dei nuovi Stati membri orientali. Le \u00abtremende parole del presidente ceco Vaclav Klaus\u00bb, come qui le chiama De Bortoli che le cita \u2014 \u00abNoi che veniamo da mezzo secolo di regime comunista, siamo particolarmente sensibili: a noi l&#8217;Unione europea ricorda il Comecon\u00bb (13) &#8211; sono amaramente indicative in proposito. Non \u00e8 solo a causa della procedura intergovernativa dei trattati, \u00e8 che i trattati si sono dimostrati accordi di governi senza trascinamento di popoli, mentre la loro gestione e applicazione \u00e8 diventata lo strumento di potere di una casta eurocratica su cui solo i ben informati, i ben introdotti, gli abili, hanno voce in capitolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa casta invasiva, occhiuta, onnipresente, di marca soprattutto francese, \u00e8 educata, gi\u00e0 nelle scuole del suo Paese, al peggior dirigismo. Il controllo democratico le \u00e8 estraneo e d&#8217;impaccio. Chi ha lo Stato \u2013 <em>l\u2019\u00e9tat<\/em> &#8211; come idolo briar\u00e8o e pensa che spetti allo Stato educare e dirigere e sovrintendere e programmare e plasmare, non vede di buon occhio non solo la spontaneit\u00e0 del mercato ma neppure la libert\u00e0 della societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-32102 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/05\/Europa_allegoria.jpg\" alt=\"Europa_allegoria\" width=\"260\" height=\"194\" \/>E questo spiega il terzo difetto: la dimensione ancora solo prevalentemente continentale dell&#8217;Europa. Se oggi, nonostante il filoeuropeismo di un Tony Blair, l&#8217;Inghilterra \u00e8 sempre sulla soglia dell&#8217;<em>opting out<\/em>, la questione ha a che vedere non tanto con l&#8217;egoismo dell&#8217;Inghilterra, sovente trattata dai leader soprattutto francesi e da quelli a essi accodati alla stregua di una \u00abperfida Albione\u00bb, ma con il modo in cui l&#8217;Europa unita \u00e8 intesa nel continente. L&#8217;Europa \u00e8 stata, e resta, una questione prevalentemente franco-tedesca, e, come affare, pi\u00f9 francese che tedesco. Lo mostra lo stesso atto di nascita della Ceca. Lo mostrano gli scambi di interessi a ogni trattato intergovernativo, da quello sull&#8217;Euratom all&#8217;accordo sulla politica agricola (uno scandalo a favore della Francia), fino a quello, emblematico, in cui la moneta unica e la maggiore integrazione politica furono il prezzo dell&#8217;unificazione tedesca. Lo mostra la storia delle coppie che hanno menato le danze, ora in armonia ora pestandosi i piedi: De Gaulle-Adenauer, Pompidou-Brandt, Giscard-Schmidt, Mitterrand-Kohl, Chirac-Schroeder. La musica Sarkozy-Merkel, appena alle prime note, non cambier\u00e0 granch\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione franco-tedesca \u00e8 difficile e quasi insolubile, come aveva ben visto e sperimentato Schuman, perch\u00e9 da scontro politico per l&#8217;egemonia continentale fra due Paesi si \u00e8 trasformato in conflitto culturale fra due angosce nazionali: quella dei tedeschi che, per il loro passato, non vogliono pi\u00f9 essere \u00abtedeschi\u00bb e quello dei francesi che, per via del loro presente, non possono pi\u00f9 diventare \u00abfrancesi\u00bb (14). La pesante, ma illuminante, battuta di De Gaulle &#8211; \u00abL&#8217;Europa \u00e8 il mezzo con cui la Francia cerca di diventare ci\u00f2 che aveva cessato di essere dopo Waterloo: il Paese guida del mondo\u00bb (15), la quale fa il paio con quella attribuita al Generale che \u00abla Comunit\u00e0 europea \u00e8 un cavallo e una carrozza. La Germania \u00e8 il cavallo, la Francia il cocchiere\u00bb &#8211; se ieri poteva sollevare ansie e diffidenze oggi, dopo il \u00absecolo americano\u00bb e nel mondo globale, pu\u00f2 solo cadere nel ridicolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, tuttavia, la battuta di De Gaulle conserva un suo fondo di verit\u00e0, perch\u00e9 il copione si ripete, con la Francia ancora tesa all&#8217;egemonia e la Germania ben intesa a contenerla, per difendersi dalla Francia, s\u00ec, ma anche per assicurarsi contro s\u00e9 stessa (16). Sicch\u00e9, a voler essere disincantati- e ottimisti, si potrebbe dire che ancor oggi l&#8217;Europa \u00e8 il tentativo franco-tedesco di siglare una pace durevole mediante i trattati, mentre, a voler essere disincantati e pessimisti, si pu\u00f2 pensare che essa sia la prosecuzione del conflitto franco-tedesco con altri mezzi (quelli dei trattati, dell&#8217;Unione, della costituzione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;identit\u00e0 mancata dell&#8217;Europa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-28931 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/02\/Europa-UE.jpg\" alt=\"Europa UE\" width=\"267\" height=\"189\" \/>Manca ancora un capitolo a questa storia di unificazione sempre tentata, mai compiuta e sempre rinata dalle ceneri delle sue crisi. \u00c8 il capitolo conclusivo dell&#8217;identit\u00e0, quello a cui fin da subito aveva pensato Schuman e che qui De Bortoli mette bene in luce, perch\u00e9 a esso \u00e8 pi\u00f9 intensamente interessato e da esso pi\u00f9 emotivamente preoccupato. Se l&#8217;unificazione europea mai fallisce del tutto ma mai riesce completamente \u00e8 perch\u00e9 l&#8217;identit\u00e0 europea, fra tante direttive, norme, istruzioni, istituzioni, trattati, conferenze, riunioni al vertice, si \u00e8 lentamente perduta o non \u00e8 mai stata realmente perseguita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui non \u00e8 questione solo del mancato inserimento del richiamo alle radici cristiane dell&#8217;Europa (17), qui \u00e8 questione che la vita europea, quella personale, quella civile e quella politica, si \u00e8 distaccata decisamente da quelle radici, sicch\u00e9 anche un loro richiamo in un eventuale nuovo preambolo sarebbe lettera morta. Del resto, non vale un preambolo con un richiamo verbale a quel cristianesimo che tenne a battesimo l&#8217;Europa e poi l&#8217;ha plasmata se ogni giorno in Europa si predica e pratica vita non cristiana. Non basta un preambolo se la dignit\u00e0 dell&#8217;uomo a immagine di Dio, l&#8217;uguaglianza, la parit\u00e0, la carit\u00e0, sono ogni giorno violate, e se \u00abdate a Cesare quel che \u00e8 di Cesare e a Dio quel che \u00e8 di Dio\u00bb in Europa \u00e8 inteso alla maniera che Cesare \u00e8 libero di decidere non solo in materia di mercato, moneta, banche, industrie, regimi sociali e fiscali, magari anche curvatura dei cetrioli, misure dei pomodori e dimensioni dei preservativi, ma anche su temi come l&#8217;aborto, la sperimentazione sugli embrioni, la clonazione, l&#8217;eugenetica, l&#8217;eutanasia, il matrimonio omosessuale, la poligamia e, com&#8217;\u00e8 successo, il partito dei pedofili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 sarebbe di alcun aiuto un preambolo che si richiamasse alla nostra storia, se chi, ai nostri confini o nei nostri Paesi, nega e disprezza e attacca questa storia viene ogni giorno trattato col \u00abdialogo\u00bb, l&#8217;\u00abapertura\u00bb, la \u00abtolleranza\u00bb, l&#8217;\u00abospitalit\u00e0\u00bb, il \u00abrispetto delle minoranze\u00bb, per usare le espressioni chic e d&#8217;obbligo, verbalmente nobili ma di fatto semanticamente e politicamente equipollenti a una resa della cultura europea a quella violenta cultura islamica che oggi l&#8217;assedia e la minaccia. Per avere unit\u00e0 (che \u00e8 cosa ben diversa da un mercato unico e istituzioni sovrimposte), ci vuole identit\u00e0; per avere identit\u00e0 (che \u00e8 cosa ben diversa da una stessa collocazione geografica), ci vuole senso di appartenenza; per avere questo senso di appartenenza (che \u00e8 cosa ben diversa da mere dichiarazioni verbali contenute in un testo costituzionale), ci vuole un credo spirituale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 qualcosa di spirituale in cui oggi credono gli europei, tale che quella stessa cosa li faccia diventare tutti europei? Sul tipo di unit\u00e0 dell&#8217;Europa Schuman aveva visto molto bene ed era stato lungimirante, non solo quando disse che \u00abl&#8217;Europa non si far\u00e0 in un sol colpo, n\u00e9 con una costruzione globale\u00bb (18), n\u00e9 quando aveva messo in guardia dal replicare a livello europeo \u00abgli errori delle nostre democrazie nazionali, soprattutto gli eccessi della burocrazia e della tecnocrazia\u00bb (19), ma soprattutto quando scrisse che \u00abl&#8217;Europa prima di essere un&#8217;alleanza militare o un&#8217;entit\u00e0 economica deve essere una comunit\u00e0 culturale\u00bb (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esiste questa comunit\u00e0? Esteriormente, l&#8217;Europa ha tutti i segni e simboli di un super-Stato: un Parlamento, una Commissione europea, un Consiglio dei ministri, una Corte di Giu\u00adstizia, una Banca centrale, una Corte dei diritti dell&#8217;uomo, un paio di capitali. Poi un Bill ofrights (la Carta di Nizza) e un corpo giuridico e di norme particolari (le celebri tonnellate delle 80.000 pagine del <em>Vacquis communitair\u00e9<\/em>). Poi ancora ha una bandiera, un inno, un motto, un anniversario (anche se dopo il Consiglio europeo di Bruxelles 2007, tutto ci\u00f2 \u00e8 caduto) e ha una moneta. Non le mancano naturalmente campionati di calcio (Champions League e Coppa Uefa) n\u00e9 trasmissioni televisive comuni (Giochi senza frontiere, II Grande Fratello, il Festival della canzone europea). Ed \u00e8 vero che l&#8217;Europa ha fatto una \u00abrivoluzione geopolitica di dimensioni storielle\u00bb (21) e ha una enorme potenza economica (22). E per\u00f2 quella comunit\u00e0 culturale di cui parlava Schuman l&#8217;Europa, no, non ce l&#8217;ha. E non ce l&#8217;ha perch\u00e9, in Europa, non c&#8217;\u00e8 una comunit\u00e0 spirituale (ancor meno cristiana) senza la quale non c&#8217;\u00e8 identit\u00e0 e perci\u00f2 nessuna autentica unit\u00e0 (23). Perch\u00e9?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;Unione europea contro l&#8217;Europa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-32041 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/07\/europa_allegoria.jpg\" alt=\"europa_allegoria\" width=\"270\" height=\"187\" \/>Sul mercato culturale e politico dell&#8217;Europa oggi si smerciano il relativismo e il laicismo, e poi, al s\u00e9guito, il multiculturalismo, l&#8217;indifferentismo, il filoislamismo, il pacifismo, e tutte le altre droghe pi\u00f9 letali per la costruzione di una comunit\u00e0 spirituale e culturale (24). \u00c8 questo narcotraffico di idee che minaccia l&#8217;Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si obietta: ma in Europa, finalmente, c&#8217;\u00e8 la pace. \u00c8 vero, ma non c&#8217;\u00e8 controprova, cio\u00e8 non si pu\u00f2 dire che, senza l&#8217;Unione europea, l&#8217;Europa sarebbe precipitata in nuovi conflitti. C&#8217;\u00e8 piuttosto da riflettere che, quando una nuova guerra \u00e8 scoppiata in Europa (Yugoslavia), l&#8217;Unione europea ha scritto una pagina infame (Srebenica, luglio 1995).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si obietta ancora: ma l&#8217;Europa non risolve i conflitti internazionali con la guerra. \u00c8 vero anche questo, se non altro perch\u00e9, a memoria futura, \u00e8 scritto in qualche trattato europeo. E qui, purtroppo, la controprova c&#8217;\u00e8: in Afghanistan, in Iraq, altrove, l&#8217;Europa, con la sola eccezione della perfida Albione, non combatte. Se c&#8217;\u00e8 una guerra di civilt\u00e0, la esorcizza e criminalizza chi lo dice; se c&#8217;\u00e8 una guerra del terrorismo islamico, preferisce battersi il petto e cercare <em>l\u2019appeasement;<\/em> se ci sono Stati-canaglia minacciosi, tratta e contratta; se \u00e8 attaccata perch\u00e9 si consente di scherzare con delle vignette, chiede scusa; se il Papa domanda all&#8217;Islam di essere anch&#8217;esso la religione del logos e non della spada, lo zittisce; se qualcuno vuoi cancellare Israele dalla faccia della terra, non se ne cura, perch\u00e9, dopotutto, Israele non \u00e8 in Europa ma la Turchia s\u00ec. E cos\u00ec di s\u00e9guito, sempre a cercar la bella pace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E non importa se, per garantire questa pace, per \u00abesportare la democrazia\u00bb, devono spesso intervenire gli americani, perch\u00e9 quelli, scarponi e brutali, rozzi e violenti, sono come lo sceriffo che si invoca per riportare la quiete nel saloon del villaggio ma a cui si chiede subito di andarsene per non turbare la serenit\u00e0 dei coloni. <em>Fax nobiscum, bellum vobiscum<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 19 marzo 1958, di fronte al Parlamento Europeo, Schuman disse: \u00abTutti i Paesi dell&#8217;Europa sono permeati dalla civilt\u00e0 cristiana. Essa \u00e8 l&#8217;anima dell&#8217;Europa che occorre ridarle\u00bb. Lo stesso avevano detto De Gasperi e Adenauer. Erano tre credenti cristiani cattolici. Ed erano, come si dice con la pi\u00f9 ambigua delle espressioni in uso solo in Francia e in Italia, tre \u00ablaici\u00bb. Nessuno di essi si sarebbe sognato di imporre il cristianesimo come religione ufficiale degli europei. Nessuno di essi ne avrebbe tratto un prontuario comunitario. Ma nessuno di essi avrebbe potuto immaginare che l&#8217;Europa potesse farne a meno. Oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I nostri capi di Stato e di Governo, per una volta negli affari europei interpreti fedeli dei sentimenti dei loro popoli, pensano che il cristianesimo sia di ostacolo (professarlo in pubblico \u00aboffende gli altri\u00bb) e perci\u00f2 si adoperano, e se non si adoperano si adattano, a che l&#8217;Europa sia, oltre che non cristiana, anche anti-cristiana. Come se il cristianesimo non fosse stato il fondamento spirituale europeo e non avesse anche conseguenze di identit\u00e0 e coesione sociale (25). In attesa che il buon Dio invii in Europa un altro santo, e non un altro venditore di cognac, la battaglia dell&#8217;identit\u00e0 sta per essere perduta (26). L&#8217;Unione europea \u2014 questa Unione europea \u2014 oggi sta gettando in crisi l&#8217;Europa. La spezza in due, la separa dall&#8217;America, la sottrae alle sue responsabilit\u00e0 internazionali, la nasconde alla sua storia. Ecco perch\u00e9 chi apprezza l&#8217;Europa fa solo opera di bene se critica l&#8217;Unione europea. Perch\u00e9 l&#8217;Unione europea \u00e8 nemica dell&#8217;Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-7432 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Europa.jpg\" alt=\"Europa\" width=\"253\" height=\"199\" \/>Disse ancora Schuman: \u00abBisogna che ci rendiamo conto che l&#8217;Europa non pu\u00f2 limitarsi, alla lunga, a una struttura meramente economica. Occorre che essa diventi anche una salvaguardia per tutto ci\u00f2 che rende grande la nostra civilt\u00e0 cristiana\u00bb. Dopo aver combinato tanti guai, gli eurocrati hanno cominciato ad accorgersi di questa verit\u00e0. Sono intervenuti soprattutto alcuni \u00abcattolici adulti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abL&#8217;Europa non \u00e8 concepibile con l&#8217;oblio della sua memoria e nella sua memoria appare la traccia permanente del cristianesimo\u00bb, disse il presidente della Commissione europea Romano Prodi il 4 ottobre 1999. E Jacques Delors, lanciando il programma \u00abUn&#8217;anima per l&#8217;Europa\u00bb, cos\u00ec si era pronunciato il 6 febbraio 1992: \u00abO nei prossimi dieci anni riusciremo a dare un&#8217;anima, una spiritualit\u00e0, un significato, all&#8217;Europa oppure avremo perduto la partita\u00bb. Mentre per gli altri il tempo corre, per noi, a essere ottimisti, sta per scadere e il tradimento dei santi padri dell&#8217;Europa sta per consumarsi per intero. Questo tradimento, come qui scrive lucidamente e amaramente De Bortoli, \u00abconsiste nell&#8217;aver voluto abbandonare la storia, la tradizione, l&#8217;eredit\u00e0 dell&#8217;Europa e questo significa rifiutare la propria identit\u00e0\u00bb (27). Ma senza identit\u00e0 nessuno \u00e8 s\u00e9 stesso e ciascuno \u00e8 perduto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">_____________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> Su Monnet e sul suo ruolo nella costruzione europea, esistono varie auto-bio-agiografie. Oltre alle sue <em>M\u00e9moires<\/em> (Fayard, 1976), trad. it. col titolo <em>Cittadino d&#8217;Europa<\/em>, Guida, Napoli 2007, fra gli studi pi\u00f9 documentati e a scopo meno edificatorio, si vedano F. Duch\u00e9ne, <em>Jean Monnet. <\/em><em>The First Statesman of Interdependence<\/em>, W.W. Norton, New York 1994 e F. Fransen, <em>The Supranational Politics of Jean Monnet: Idea and Origins of th\u00e8 European Community<\/em>, Greenwood Press, Westport, Conn., London 2001. La descrizione di Monnet come \u00abun Grande Gatsby anche se con molta meno presunzione\u00bb si deve a Fransen (pp. cit., p.15). Come \u00absanto patrono\u00bb e \u00abbroker\u00bb dell&#8217;Europa \u00e8 definito da T.H. White, <em>Pire in the Ashes: Europe in Mid-Century<\/em>, Sloane, New York 1953, p. 260.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> Cfr C. Booker, R. North, <em>The Great Deception. Can the European Union Survive?,<\/em> Continuum, London-New York 2003, 20052, p. 4. Questa \u00e8, a mio avviso, la pi\u00f9 dettagliata, informata e disincantata storia della costruzione dell&#8217;unificazione europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3)<\/strong> De Bortoli, <em>Libert\u00e0 per l&#8217;Europa<\/em>. <em>Robert Schuman<\/em>, Edizioni Ares, Milano 2007, p. 115.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4)<\/strong> R. Schuman <em>Pour l&#8217;Europe,<\/em> Les Editions Nagel SA, Ginevra 2005, p. 74.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5)<\/strong> Ivi, p. 69 e p. 72.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6)<\/strong> Cfr K. Adenauer, <em>Memorie 1945-1953<\/em> (1966), trad. it. Mondadori, Milano 1966, pp. 358 ss.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7)<\/strong> Cit. in C. Booker, R. North, <em>op. cit, <\/em>p. 66.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8)<\/strong> R. Schuman, <em>op. cit,. <\/em>p. 120.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9)<\/strong> Cit. in C. Booker, R. North, <em>op. cit., <\/em>p. 75.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10)<\/strong> Monnet, d&#8217;accordo con Schuman, aveva posto come prerequisito ai negoziati l&#8217;accettazione da parte dei governi del principio sovranazionale e soprattutto questo, oltre alla circostanza che l&#8217;anno precedente il governo inglese aveva nazionalizzato le industrie del ferro e dell&#8217;acciaio, fu il principale ostacolo all&#8217;adesione inglese al piano Schuman. Concludendo un messaggio al suo governo, in cui invitava alla moderazione, scrisse l&#8217;ambasciatore francese a Londra, Rene Massigli: \u00abLa sostituzione della democrazia con la tecnocrazia qui non sar\u00e0 accettata\u00bb. Cfr William I. Hitchcock, <em>France Restored, <\/em>The University of Carolina Press, Chapel Hill and London 1998, p.131.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11)<\/strong> Lo riconosce anche un estimatore accorato ma preoccupato dell&#8217;Europa. Cfr T. Padoa-Schioppa, <em>Una pazienza attiva, <\/em>Rizzoli, Milano 2006, p. 163: \u00abL&#8217;unione non c&#8217;\u00e8; al di fuori del campo economico e monetario essa (aggettivo o sostantivo che sia) \u00e8 una parola vuota, una velleit\u00e0\u00bb. Ma anche su questo campo qualcosa lascia a desiderare se \u00e8 fondata l&#8217;analisi di A. Alesina, F. Giavazzi, <em>Goodbye Europa, <\/em>Rizzoli, Milano 2006. Certo, a proposito di velleit\u00e0, \u00e8 difficile ritenere che l&#8217;Europa, nonostante la sua crescita, stia rispettando l&#8217;agenda di Lisbona del marzo 2000: \u00abDiventare l&#8217;economia basata sulla conoscenza pi\u00f9 competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>12)<\/strong> Secondo i dati di Eurobarometro, autunno 2006, il 42% degli europei conosce poco o nulla delle istituzioni e politiche dell&#8217;Unione, il 53% trova l&#8217;Europa cosa buona, il 46% ne ha un&#8217;immagine positiva, il 48% vi nutre fiducia. Alla stessa data, la situazione in Italia \u00e8 disastrosa. Il 54% degli Italiani non sa quasi nulla dell&#8217;Unione europea, il 39% pensa che essa abbia 15 Stati membri, il 53% non ritiene che il Parlamento europeo sia eletto a suffragio universale. In compenso, e a consolazione degli europeisti, il 56% degli Italiani dice di avere un&#8217;immagine positiva dell&#8217;Unione e il 58% la vuole pi\u00f9 integrata politicamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>13)<\/strong> De Bortoli, <em>op. cit., <\/em>p. 159.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>14)<\/strong> Da parte tedesca, sono indicativi di questa angoscia gli scritti sull&#8217;Europa di J. Habermas. Il ricordo dell&#8217;Olocausto e la pace, come valore antiamericano, sono i soli due sentimenti su cui si basa il suo \u00abpatriottismo costituzionale\u00bb. Cfr J. Habermas, <em>L&#8217;Occidente diviso, <\/em>trad. it. Laterza, Roma-Bari 2005, cap. 5.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto alla parte francese, per gli <em>intello <\/em>parigini l&#8217;europeismo \u00e8 diventata l&#8217;ideologia sostitutiva del marxismo. Lo stato d&#8217;animo della Francia \u00e8 impietosamente descritto da Pascal Bruckner: \u00abI francesi, i quali erano maestri, grazie al generale De Gaulle, nell&#8217;arte di sovrastimarsi &#8211; l&#8217;uomo del 18 giugno era riuscito a farci credere che fossimo stati un unico grande popolo di resistenti &#8211; si ritrovano bruscamente a confronto con la propria perdita di importanza, e la tollerano male\u00bb. Cfr P. Bruckner, <em>La tirannia della penitenza <\/em>(2006), trad. it. Ugo Guanda Editore, Parma 2007, p. 179. Per la conversione all&#8217;ideologia europeista di molti maoisti, e contestarori del &#8217;68, \u00e8 indicativa la biografia intellettuale e politica di Joschka Fisher, Bernard Kouchner e altri. Cfr P. Berman, <em>Idealisti e potere. La sinistra europea e l&#8217;eredi<\/em><em>t\u00e0 del Sessantotto <\/em>(2005), trad. it. Baldini Castaidi Dalai, Milano 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>15)<\/strong> A. Peyrefitte, in <em>C&#8217;\u00e9tait De Gaulle, <\/em>\u00c9ditions de Fallois, Fayard, Paris 1994, p.159. La riflessione del Generale \u00e8 del 22 agosto 1962. \u00abRiprende fiato\u00bb, annota Peyrefitte, \u00abcome quando vuoi dar fondo al suo pensiero\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>16)<\/strong> Ha scritto L. Siedentop: \u00abLa nuova Europa \u00e8 essenzialmente un disegno francese, dapprima intesa a prevenire la rinascita della potenza tedesca, ma poi pi\u00f9 o meno diventata, dopo il veto con cui De Gaulle (nel 1963) escluse l&#8217;Inghilterra per molti anni, una sfera di egemonia francese\u00bb. Cfr L. Siedentop, <em>Democracy in Europe, <\/em>Penguin Books, London 2000, p. 111.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>17)<\/strong> Per la storia e ben puntuali riflessioni su questo mancato inserimento, cfr R. De Mattei, <em>De Europa. Tra radici cristiane <\/em><em>e sogni postmoderni, <\/em>Casa Editrice Le Lettere, Firenze 2006.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>18)<\/strong> R. Schuman, op. cit., p. 146.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>19)<\/strong> Ivi, p. 109.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>20)<\/strong> Ivi, p. 37.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>21)<\/strong> Cfr T. R. Reid, <em>The United States of Europe, <\/em>Penguin, London 2004, p.l.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>22)<\/strong> Questa potenza \u00e8 descritta e apprezzata da M. Leonard, <em>Why Europe will run the 21st Century, <\/em>Fourth Estate, London-New York 2005. Leonard vede tutti i vizi dell&#8217;Europa sotto forma di virt\u00f9 e perci\u00f2 parla di \u00absistema politico invisibile\u00bb sul \u00abmodello Visa\u00bb, di \u00abpotere come sorveglianza\u00bb, \u00abaggressione passiva\u00bb, \u00abmodo europeo di fare la guerra\u00bb. Anche riguardo alle famigerate 80.000 pagine di editti europei e all&#8217;esercito di funzionari e controllori per farli rispettare a ogni nuovo Stato membro, Leonard vede_ una virt\u00f9: \u00abII modello europeo \u00e8 l&#8217;equivalente politico della strategia dei Gesuiti: se cambi un Paese all&#8217;inizio, lo avrai cambiato per sempre\u00bb (ivi, pp. 45-46). Niente per\u00f2 \u00e8 detto dello stato d&#8217;animo degli allievi (i cittadini europei) dei Gesuiti di Bruxelles.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>23)<\/strong> Non \u00e8 un caso che l&#8217;Europa sia chiamata anche \u00abnon-America\u00bb. Cfr T. Garton Ash, <em>Free World, <\/em>Penguin, London-New York 2004, cap. 2. In effetti l&#8217;America \u00e8 l&#8217;ossessione dell&#8217;Europa, soprattutto della Francia, bench\u00e9 la sua giovent\u00f9 sia una grande consumatrice di hamburger, coca-cola e ogni genere di prodotti americani. Quanto all&#8217;anti-americanismo, esso \u00e8 uno delle componenti (l&#8217;altra \u00e8 il pacifismo) dell&#8217;ideologia europeista, soprattutto di sinistra. Cfr il manifesto europeista di J. Derrida e J. Habermas in J. Habermas, <em>L&#8217;Occidente diviso, <\/em>cit., cap.2, nel quale si celebra il 15 febbraio come data di nascita della coscienza europea in ricordo delle manifestazioni del 2003 contro la guerra in Iraq nelle principali capitali europee. Per altri la data deve essere anticipata alla \u00abdichiarazione di indipendenza dell&#8217;estate 2002 di Schroeder\u00bb, quando il cancelliere tedesco disse \u00abno\u00bb agli Stati uniti sulla guerra in Iraq. Cfr S. Hasseler, <em>Super-State. The New Europe and its Challenge to America, <\/em>I. B.Tauris, London-New York 2005, p. 52.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>24)<\/strong> Su quanto in particolare il laicismo sia di ostacolo per la fondazione di una costituzione europea mi sono soffermato altrove. Cfr M. Pera, <em>Europe without God and Europeans without Identity, <\/em>American Enterprise Institute, 2006, in corso di pubblicazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>25)<\/strong> Su questo punto \u00e8 illuminante S. Belardinelli, \u00abA che serve parlare di Dio? Sulla funzione sociale della religione\u00bb, in L. Paoletti (a cura <em>di), L&#8217;identit\u00e0 in conflitto dell&#8217;Europa, <\/em>II Mulino, Bologna 2005, pp.141-55.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>26)<\/strong> Non manca naturalmente chi sostiene che l&#8217;assenza di identit\u00e0 sia una virt\u00f9, forse la principale, dell&#8217;Europa. \u00abL&#8217;Europa laica\u00bb, secondo Hasseler <em>(op. cit., <\/em>pp. 134-35), \u00abavr\u00e0 un reale vantaggio in un mondo fondamentalista crescente&#8230; [L&#8217;approccio laico europeo] aiuter\u00e0 la superpotenza europea ad evitare quel tipo di cristianesimo moralizzante universalistico che ha nutrito il colonialismo britannico e la moderna politica estera americana\u00bb. Meglio laici che morti, insomma. I vantaggi dell&#8217;ideologia europeista sono apprezzati anche da J. McCormick, <em>The European Superpower, <\/em>Palgrave Macmillan, New York 2007; cfr p. 145: \u00abPer riassumere, abbiamo gli Stati uniti con un forte senso di s\u00e9 e un forte orgoglio di ci\u00f2 che rappresentano, ma abbiamo anche crescenti livelli di antiamericanismo nel mondo. Al tempo stesso, abbiamo un&#8217;Unione europea che ha un senso di s\u00e9 pi\u00f9 debole e pi\u00f9 modestia riguardo a ci\u00f2 che vuole, ma troviamo minori prove di antieuropeismo, a eccezione di quelle fra gli stessi europei\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>27)<\/strong> De Bortoli, <em>op. cit., <\/em>p. 159.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studi cattolici n. 559 settembre 2007 La disattesa eredit\u00e0 di Robert Schuman \u00c8 in libreria il volume di Maurizio De Bortoli Libert\u00e0 per l&#8217;Europa. Robert Schuman (Edizioni Ares, Milano 2007, pp. 184, euro 18). 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