{"id":3738,"date":"2010-03-11T00:00:00","date_gmt":"2010-03-10T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-02-03T14:12:44","modified_gmt":"2016-02-03T13:12:44","slug":"i-femminismi-di-fronte-al-gender","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/i-femminismi-di-fronte-al-gender\/","title":{"rendered":"I femminismi di fronte al gender"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/femminismo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-30188\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/03\/femminismo.jpg\" alt=\"femminismo\" width=\"181\" height=\"200\" \/><\/a>I Quaderni di Scienza&amp;Vita<\/strong> n.2-marzo 2007<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Eugenia Roccella<br \/>\n<\/strong>(<em>Giornalista e saggista<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per capire com&#8217;\u00e8 accaduto che sui documenti degli organismi internazionali sia comparso, infiltrandosi dappertutto con la velocit\u00e0 di una pianta infestante, il termine &#8220;genere&#8221;, forse \u00e8 necessario delineare una breve sintesi degli sviluppi teorici del neofemminismo.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Il femminismo nasce e si afferma sul finire del 1700 nel mondo anglosassone, ma all&#8217;ombra della rivoluzione francese. Una volta conclusa la fase eroica della fondazione ed esaudita (talvolta, come per l&#8217;Italia, in tempi assai lunghi) la richiesta basilare del diritto di voto, il movimento delle donne sembra lasciarsi assorbire dai grandi partiti di massa.Viene messa a punto la definizione di una &#8220;condizione femminile&#8221; confinata in spazi appositi, le sezioni femminili di partito, e si individuano come obiettivi specifici la tutela del lavoro e della famiglia, oppure rivendicazioni ricalcate sul modello dei diritti delle minoranze oppresse.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni Sessanta, per\u00f2, arrivano dagli Stati Uniti suggestioni teoriche e politiche nuove; le donne si organizzano al di fuori della politica tradizionale, e cominciano ad occupare le strade e le piazze. L&#8217;impatto \u00e8 enorme. Lo slogan iniziale \u00e8: donne non si nasce, si diventa. Le diversit\u00e0 biologiche sono secondarie se confrontate allo sforzo poderoso di costruzione della &#8220;mistica della femminilit\u00e0&#8221;, come recita il titolo del libro di Betty Friedan con cui si apre il periodo d&#8217;oro del neofemminismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fiocco rosa posto sulla culla \u00e8 il marchio, meno cruento ma altrettanto inesorabile della lettera scarlatta di Hawthorne, che indica e delimita il territorio sociale e culturale del femminile, la costruzione di un modello unico a cui \u00e8 necessario uniformarsi per essere identificate (e identificarsi) come donna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;autrice pi\u00f9 letta oltre alla Friedan \u00e8 Simone de Beauvoir, con la sua diffiden\u00adza nei confronti della maternit\u00e0 e della biologia femminile, l&#8217;ostilit\u00e0 per quella che considera una sorda resistenza alla libert\u00e0 del pensiero. La creazione del soggetto-donna, per la De Beauvoir, non pu\u00f2 avvenire che contro l&#8217;opacit\u00e0 passiva della carne, la cieca rassegnazione biologica che consente all&#8217;uomo di appiattire la femminilit\u00e0 sulla natura e l&#8217;immanenza, negandole l&#8217;accesso al trascendente e alla semplice razionalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il femminile da sempre rappresenta l&#8217;alterit\u00e0, il secondo termine di ogni coppia oppositiva del pensiero occidentale (forma-materia, cultura-natura, libert\u00e0-necessit\u00e0, e cos\u00ec via). La maternit\u00e0 \u00e8, in fondo, una zavorra che impedisce alle donne l&#8217;autonomia intellettuale. Per lei, la fecondazione artificiale rappresenta la rottura di questa catena, la sospirata liberazione dalla &#8220;schiavit\u00f9 della riproduzione&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questa linea discende anche la visione tecno-utopica di Shulamith Firestone, l&#8217;autrice della <em>Dialettica dei sessi,<\/em> che nei tardi anni Sessanta sosteneva che la fecondazione in vitro e l&#8217;utero artificiale avrebbero posto fine all&#8217;oppressione patriarcale, liberando le donne da quell&#8217;evento &#8220;barbarico&#8221; che \u00e8 la gravidanza; la procreazione naturale \u00e8 in s\u00e9 invalidante, e l&#8217;immagine che si insegue \u00e8 quella di una libert\u00e0 avulsa dalla corporeit\u00e0, perfettamente ricalcata sul modello maschile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 da questo filone di pensiero che nasce l&#8217;idea di un&#8217;uguaglianza e di una libert\u00e0 modellate appunto sul corpo maschile, cio\u00e8 su un corpo che non genera; si tratta di una svalorizzazione o addirittura negazione della differenza sessuale, per assumere come oggetto del desiderio il ruolo pubblico dell&#8217;uomo, e come scopo politico l&#8217;assoluta parit\u00e0 sessuale e l&#8217;emancipazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il pensiero della differenza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi, per\u00f2, nascono e si diffondono, soprattutto in Francia e in Italia, le teorie della differenza, e le cose si rovesciano. L&#8217;idea che, cancellando la specificit\u00e0 del ruolo procreativo della donna, si cancelli automaticamente la sua inferiorit\u00e0 sociale appare una semplificazione autolesionista. Dare la vita \u00e8 il potere femminile per eccellenza, che gli uomini hanno sempre cercato di controllare simbolicamente e socialmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il materno \u00e8 la patria femminile, il luogo di costruzione e riconoscimento della soggettivit\u00e0, \u00e8 il legame verticale con le altre donne: &#8220;per la sua esistenza libera una donna ha bisogno, simbolicamente, della potenza materna, cos\u00ec come ne ha avuto bisogno materialmente per venire al mondo&#8221;, scrive Luisa Muraro <em>nell&#8217;Ordine simbolico della madre<\/em>. Per le femministe della differenza, \u00e8 sul piano dell&#8217;ordine simbolico (e quindi del linguaggio), sul piano del senso, che ha agito e agisce la sopraffazione sulle donne. \u00c8 l\u00ec che si rivela e si realizza il tentativo di annullare la differenza sessuale, annegandola in un&#8217;umanit\u00e0 indifferenziata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa impostazione mette in crisi i concetti di parit\u00e0 ed eguaglianza diffusi dal femminismo emancipazionista. Nella prima fase del neofemminismo, si combatteva con forza l&#8217;idea di una naturale vocazione femminile al ruolo domestico e materno. La diffidenza era comprensibile: l&#8217;accento posto sulla differenza biologica aveva storicamente inchiodato la donna a una diversit\u00e0 intesa come inferiorit\u00e0 ed esclusione, impedendole l&#8217;accesso allo spazio pubblico. Il movimento delle donne puntava quindi a sganciare la maternit\u00e0 dal destino biologico, e a ridefinirla come libera scelta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa posizione ha sempre lasciato irrisolta la contraddizione tra valorizzazione della specificit\u00e0, e quindi della maternit\u00e0 e dei saperi femminili, e omologazione al modello maschile. \u00c8 proprio dalla critica all&#8217;apparente neutralit\u00e0 dell&#8217;umano, che maschera un modello maschile spacciato come universalmente valido, che \u00e8 nata la tendenza a riappropriarsi del concetto di differenza, caricandolo di nuovi valori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esperienza fondamentale dell&#8217;essere donna, per il femminismo della differenza, \u00e8 quella di nascere con un corpo sessuato, e la capacit\u00e0 di procreare ne \u00e8 il cuore. Se l&#8217;esperienza non \u00e8 neutra, ma sessuata, anche la conoscenza lo \u00e8. In questa chiave conoscitiva, la maternit\u00e0 non \u00e8 solo una potenzialit\u00e0 straordinaria, ma un serbatoio di forza a cui attingere per costruire una soggettivit\u00e0 autonoma. Comincia a diffondersi la terminologia del genere (differenza di genere, ottica di genere, identit\u00e0 di genere) come espressione di una differenza che travalica quella puramente biologica, e investe la donna come soggetto della conoscenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il femminismo della differenza, per\u00f2, per quanto sposti il problema della costruzione dell&#8217;identit\u00e0 femminile sul piano, squisitamente culturale, dell&#8217;elaborazione di simboli e significati, rimane fortemente ancorato al corpo, tanto da essere accusato di essenzialismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le teorie del &#8220;gender&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un&#8217;accusa tutta maturata all&#8217;interno del pensiero postmoderno, decostruzionista e relativista, che nega recisamente la possibilit\u00e0 di una &#8220;essenza&#8221; femminile immutabile. Non esiste un&#8217;unica differenza sessuale (quella maschio\/femmina), ma tante differenze, legate all&#8217;orientamento sessuale, alla razza, alla cultura, alla condizione sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questi presupposti si sviluppa il vero e proprio pensiero &#8220;gender&#8221;, che si allarga fino a destituire totalmente di significato la dualit\u00e0 maschio\/femmina, operando una separazione sempre pi\u00f9 netta tra la differenza sessuale biologica e la costruzione dell&#8217;identit\u00e0, sociale e psicologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto che a maschi e femmine venga assegnata un&#8217;identit\u00e0 sessuale definita in base ad alcuni caratteri anatomici \u00e8, per i sostenitori del &#8220;genere&#8221;, solo una convenzione, una costruzione culturale, a cui contribuiscono potentemente i condizionamenti messi in atto dalla societ\u00e0 e dalla famiglia. Le sfumature possibili, tra maschio e femmina, sono molte, e la dualit\u00e0 dei sessi \u00e8 frutto dell&#8217;imposizione di ruoli e gerarchie prefissate. La differenza maschio\/femmina non ha alcun fondamento nella realt\u00e0: si tratta solo di un &#8220;discorso&#8221; connesso alle pratiche del potere, e fondato sull&#8217;esclusione di chi \u00e8 diverso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;identit\u00e0 di genere non pu\u00f2 essere stabile, visto che non dipende da fatti biologici, ma \u00e8 fluida, relazionale, legata ai mutamenti storici, geografici, culturali, ambientali, personali e collettivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa linea di pensiero conduce inesorabilmente verso la decostruzione di ogni possibile identit\u00e0 femminile, derubricata a una delle mille varianti delle differenze identitarie. Se la definizione di donna non pu\u00f2 riferirsi a una categoria eterna e universale, \u00e8 insensata; secondo una sostenitrice del gender come la studiosa Judith Butler, poich\u00e9 non \u00e8 una categoria biologica, n\u00e9 ontologicamente fondata, come si pu\u00f2 decidere chi vi \u00e8 incluso?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per altre teoriche, l&#8217;identit\u00e0 sessuale definita va superata attraverso una radicale manipolazione del corpo, che si pu\u00f2 rendere in tutto o in parte artificiale, completandolo con innesti elettronici, animali o meccanici, e accogliendo con entusiasmo le nuove tecnologie riproduttive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il caso pi\u00f9 spavaldo di radicalismo tecnolibertario \u00e8 quello di Donna Haraway e del suo <em>Manifesto cyborg<\/em>, uscito negli Usa nel 1991. Il cyborg, secondo la definizione dell&#8217;autrice, \u00e8 &#8220;un organismo cibernetico, un ibrido di macchina e organismo, (&#8230;) una creatura di un mondo post-genere&#8221;. Il corpo mutante del cyborg, ottenuto grazie a innesti tecnologici di ogni tipo, \u00e8 la leva che scardina l&#8217;identit\u00e0 sessuale definita, liberandola per sempre dal condizionamento biologico e culturale: non ci sar\u00e0 pi\u00f9 l&#8217;oppressione di un sesso su un altro, perch\u00e9 non ci saranno pi\u00f9 n\u00e9 donne, n\u00e9 uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 evidente che questa impostazione, anche accantonando le formulazioni pi\u00f9 estreme, toglie ogni rilevanza alla differenza femminile, e indebolisce il soggetto donna. Accettare l&#8217;ideologia di genere \u00e8, per il femminismo, una forma di suicidio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrivono giustamente Maria Giovanna Noccelli e Piersandro Vanzan: &#8220;Dietro all&#8217;identificazione della persona come &#8220;genere&#8221; piuttosto che come &#8220;essere sessuato&#8221; \u00e8 leggibile ancora il rischio della neutralizzazione dell&#8217;identit\u00e0 sessuata. In definitiva una riproposizione di quel concetto di neutro, messo in luce dalla recente speculazione femminile&#8221; (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, il vocabolo &#8220;genere&#8221; si presta quantomeno a interpretazioni ambigue, e la sua adozione indiscriminata da parte delle Nazioni Unite e dell&#8217;Europa contribuisce alla confusione generale. L&#8217;impressione \u00e8 che da alcuni il termine sia adoperato, in campo internazionale, come una leva per scardinare l&#8217;idea tradizionale di famiglia e l&#8217;identit\u00e0 sessuale definita (il cosiddetto &#8220;paradigma eterosessuale&#8221;).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il concetto di genere appare come un&#8217;arma impropria che gli organismi internazionali si illudono di poter maneggiare, mentre tende spontaneamente a sfuggir loro di mano. Una volta sfondato l&#8217;argine della differenza biologica, il corpo diventa un&#8217;astrazione, qualcosa di artificiale e manipolabile (come dicono le teoriche postmoderniste, \u00e8 solo un testo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Chiesa cattolica, che \u00e8 entrata direttamente in questo dibattito soprattutto con la Conferenza mondiale di Pechino sulla condizione femminile, ha ben chiara la diversit\u00e0 di posizioni esistente nell&#8217;ambito del pensiero delle donne. In occasione della Conferenza, Giovanni Paolo II scrisse una &#8220;Lettera alle donne&#8221; che, unita a quella indirizzata nel 2004 ai vescovi dall&#8217;allora cardinale Ratzinger (2), delinea una posizione che dialoga con il femminismo della differenza e prende le distanze da quello emancipazionista e dalle teorie del gender.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel testo firmato dal Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, la differenza sessuale \u00e8 interpretata &#8220;come realt\u00e0 iscritta profondamente nell&#8217;uomo e nella donna: la sessualit\u00e0 caratterizza l&#8217;uomo e la donna non solo sul piano fisico, ma anche su quello psicologico e spirituale, improntando ogni loro espressione. Essa non pu\u00f2 essere ridotta a puro e insignificante dato biologico, ma \u00e8 una componente fondamentale della personalit\u00e0, un suo modo di essere, di manifestarsi, di comunicare con gli altri, di sentire, di esprimere e di vivere l&#8217;amore umano&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Chiesa riconosce come, alla base di ogni esperienza umana, ci sia quella di nascere sessuati: questione che nel pensiero della differenza ha un peso fondamentale. La lettera del Pontefice del &#8217;95, invece, \u00e8 stata commentata come un vero e proprio manifesto per l&#8217;<em>empowerment<\/em>, un accrescimento di potere che permetta alle donne di espandere il proprio &#8220;genio&#8221;, la propria &#8220;capacit\u00e0 dell&#8217;altro&#8221;, al di fuori della casa e della famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano delle scelte politiche, il femminismo della differenza si distacca moltissimo dall&#8217;emancipazionismo istituzionale: &#8220;Uguaglianza e parit\u00e0 tra i sessi sono criteri omicidi, non permettono alla donna di pensare a se stessa in modo indipendente, n\u00e9 di avere ambizioni autonome&#8221;, ha scritto la teorica femminista Alessandra Becchetti (3). C&#8217;\u00e8 un&#8217;evidente assonanza tra queste parole e quelle di Janne Haaland Matlary, femminista cattolica: &#8220;La discriminazione si verifica non solo quando soggetti <em>uguali <\/em>vengono trattati in modo <em>diverso<\/em>, ma anche quando soggetti diversi vengono trattati in modo uguale&#8221; (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il nuovo lessico come progetto culturale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche ad un esame sommario dei documenti internazionali, colpisce la centralit\u00e0 assunta dalle scelte lessicali. \u00c8 un&#8217;attenzione che si iscrive in una vera e propria strategia di trasformazione linguistica, che si configura come un progetto culturale globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La politica mondiale dei diritti umani, vista anche la frequente situazione di impotenza e di stallo diplomatico delle Nazioni Unite, si esprime sempre di pi\u00f9 nell&#8217;ambito del linguaggio, un esperanto decifrabile solo dalle burocrazie internazionali, che per\u00f2 ha enorme influenza nell&#8217;orientare i governi, soprattutto occidentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa strategia consapevole e vincente si contrappone per adesso solo una guerriglia di soggetti dispersi e distanti tra loro, con l&#8217;eccezione della Santa Sede, unico soggetto dotato di visibilit\u00e0 e di autorevolezza, che non a caso viene individuato come l&#8217;avversario per eccellenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad ogni appuntamento delle Nazioni Unite sui temi della donna, della procreazione e della sessualit\u00e0, si discutono ferocemente questioni che ai profani posso<em>no <\/em>apparire come inessenziali modifiche terminologiche, e che invece, se recepite, aprirebbero squarci profondi nella faticosa costruzione di un quadro etico condiviso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La battaglia delle parole si articola in alcune riconoscibili modalit\u00e0 d&#8217;intervento, che non possiamo analizzare qui (5). Basta accennare al fatto che la trasformazione agisce in pi\u00f9 direzioni, di cui la pi\u00f9 clamorosa e significativa \u00e8 quella che tende a cancellare ogni parola sessuata, riferita cio\u00e8 alla distinzione tra maschile e femminile. Il vocabolario adottato deve essere &#8220;gender neutral&#8221;, quindi non deve contenere, nemmeno implicitamente, la temuta differenza sessuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I termini &#8220;madre&#8221; e padre&#8221; sono stati abbandonati in favore di &#8220;progetto parentale&#8221; o &#8220;genitorialit\u00e0&#8221;: parole che abbinano l&#8217;asetticit\u00e0 emotiva alla neutralit\u00e0 sessuale. Naturalmente, anche il termine &#8220;maternit\u00e0&#8221; \u00e8 bandito dal nuovo linguaggio delle burocrazie internazionali, sia all&#8217;Onu che nell&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 un caso che &#8220;maternit\u00e0&#8221; sia considerata parola troppo valoriale, troppo carica di peso storico e sentimentale, ma persino il vocabolo &#8220;procreazione&#8221; \u00e8 assente nel linguaggio dei diritti; anche questo ha sfumature di significato inaccettabili, perch\u00e9 su di esso si allunga l&#8217;ombra dell&#8217;unicit\u00e0 umana, di un di pi\u00f9 rispetto alla mera riproduzione biologica. Meglio la definizione &#8220;diritti riproduttivi&#8221;, dove il sostantivo, &#8220;diritto&#8221;, dovrebbe riscattare la sgradevole piattezza dell&#8217;aggettivo, &#8220;riproduttivo&#8221;, schiacciato sul biologismo; un aggettivo che richiama la riproduzione dell&#8217;identico, quindi della specie, e non dell&#8217;individuo, il quale, per fortuna, rimane (ancora) dotato della sua fragile irripetibilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> Maria Giovanna Noccelli e Piersandro Vanzan, <em>Pechino 1995. Bilancio e prospettive della V Conferenza Mondiale sulla donna<\/em>, Ave, Roma, 1996, pg. 43.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> <em>Congregatio pr\u00f2 doctrina fidei;<\/em> documenta inde &#8211; concilio vaticano secondo expleto edita (1966-2005) Citt\u00e0 del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, pp. 604-619.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3)<\/strong> Alessandra Becchetti, <em>Politica delle donne e politica per le donne<\/em>, in P. Bono, a cura di, Questioni di teoria femminista, La Tartaruga, Milano, 1993, pg.199.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4)<\/strong> Janne Haaland Matlary, <em>L&#8217;uomo e la donna nella famiglia, nella societ\u00e0 e nella politica <\/em>in AaVv, <em>II ruolo della donna nella Chiesa e nel mondo,<\/em> Quaderni dell&#8217;Osservatore Romano, Roma, marzo 2005.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5)<\/strong> Per un&#8217;analisi pi\u00f9 dettagliata di questo tema, vedi: Eugenia Roccella, <em>Non crescete, non moltiplicatevi,<\/em> in E. Roccella, L. Scaraffia, <em>Contro il cristianesimo. L\u2019Onu e l\u2019Unione europea come ideologia<\/em>, Piemme, Casale Monferrato, 2005<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I Quaderni di Scienza&amp;Vita n.2-marzo 2007 di Eugenia Roccella (Giornalista e saggista) Per capire com&#8217;\u00e8 accaduto che sui documenti degli organismi internazionali sia comparso, infiltrandosi dappertutto con la velocit\u00e0 di una pianta infestante, il termine &#8220;genere&#8221;, forse \u00e8 necessario delineare una breve sintesi degli sviluppi teorici del neofemminismo.<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/i-femminismi-di-fronte-al-gender\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":30188,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[125],"tags":[255],"class_list":["post-3738","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ideologia-del-gender","tag-femminismo","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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