{"id":3688,"date":"2010-02-04T00:00:00","date_gmt":"2010-02-03T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-05-09T08:54:39","modified_gmt":"2016-05-09T06:54:39","slug":"laccidia-male-del-nostro-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/laccidia-male-del-nostro-tempo\/","title":{"rendered":"L&#8217;accidia, male del nostro tempo"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-33979\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/accidia.jpg\" alt=\"accidia\" width=\"250\" height=\"172\" \/>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/strong> n. 3829 2 gennaio 2010<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il \u00abmale di vivere\u00bb, l&#8217;accidia, sembra essere particolarmente diffuso nelle odierne societ\u00e0 occidentali. L&#8217;articolo presenta le caratteristiche principali di questo vizio capitale, rilevando\u00a0come il malessere, anche psichico, che lo caratterizza sia sopratutto la manifestazione di una mancanza di senso<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Giovanni Cucci sj<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div><em><strong>Che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;accidia?<\/strong><\/em><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSpesso il male di vivere ho incontrato: era il rivo strozzato che gorgoglia, era l&#8217;incartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato\u00bb. Con queste celebri parole di E. Montale (1) si potrebbe caratterizzare la perenne attualit\u00e0 dell&#8217;accidia: un velo opaco che rende ogni cosa insopportabile, sentendosi spenti, vuoti, senza energie; oppure, all&#8217;opposto, risulta impossibile fermarsi, restare in silenzio senza attivit\u00e0 da compiere e a cui pensare, come se si sperimentasse al proprio interno un fuoco inquietante che non lascia scampo. \u00abAccidia\u00bb significa letteralmente debolezza dell&#8217;anima, che si manifesta come assenza di attrazione, di desiderio di vivere, perch\u00e9 considerato privo di senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli scritti dei Padri della Chiesa questo vizio viene presentato attraverso la desolante sensazione di essere impotenti e inutili, alla merc\u00e9 dell&#8217;emozione di turno: \u00abUna certa inerzia, un languore dello spirito, un tedio del cuore si impadronisce di te; senti dentro di te un pesantissimo fastidio; sei di peso a te stesso [,..]. Ormai la lettura non ti soddisfa pi\u00f9, la preghiera non ti \u00e8 gradita, non sei pi\u00f9 bagnato dalle piogge salutari delle meditazioni spirituali a cui ti eri abituato\u00bb (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche Evagrio descrive con grande efficacia questo tipo di dissipazione insieme indolente e agitata: \u00abL&#8217;occhio dell&#8217;accidioso fissa le finestre continuamente, e la sua mente immagina che arrivino visite [&#8230;]. Quando legge sbadiglia molto, si lascia andare facilmente al sonno, si stropiccia gli occhi, si stiracchia distogliendo lo sguardo dal libro, fissa la parete e, di nuovo, rimessosi a leggere un po&#8217;, ripetendo la fine delle parole, si <em>affatica <\/em>inutilmente, conta i fogli, guarda dove finisce il testo, conta le pagine e i fogli rimasti, disprezza le lettere e gli ornamenti e infine, chiuso il libro, lo mette sotto il capo e cade in un sonno, ma non molto profondo, perch\u00e9 la fame lo ridesta con le sue preoccupazioni\u00bb (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Considerata sotto questo punto di vista, l&#8217;accidia \u00e8 molto affine a ci\u00f2 che in psicologia viene inteso con il termine di depressione, il \u00abmale oscuro\u00bb, come \u00e8 stato definito, molto diffuso nelle societ\u00e0 occidentali. L&#8217;accidia non coincide tuttavia con la depressione, come si pu\u00f2 notare anche dai testi sopra riportati, perch\u00e9 pu\u00f2 essere vissuta con umore euforico, molto attivo e operoso, unito tuttavia a una incredibile paralisi circa la vita spirituale: il soggetto sembra bloccato perch\u00e9 concentrato su se stesso e sui propri problemi, impossibilitato a uscirne, a decentrarsi e a guardare fuori da s\u00e9. Tale paralisi \u00e8 insieme causa ed effetto della sua sofferenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Fenomenologia dell&#8217;accidia<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Bibbia ha pagine significative per descrivere il comportamento flemmatico e inerte dell&#8217;accidioso: \u00abSono passato vicino al campo di un pigro, alla vigna di un uomo insensato: ecco, ovunque erano cresciute le erbacce, il terreno era coperto di cardi e il recinto di pietre era in rovina. Ho osservato e ho riflettuto, ho visto e ho tratto questa lezione: un po&#8217; dormi, un po&#8217; sonnecchi, un po&#8217; incroci le braccia per riposare, e intanto arriva a te la povert\u00e0, come un vagabondo, e l&#8217;indigenza, come se tu fossi un accattone\u00bb <em>(Prv <\/em>24,30-34).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La condizione interiore ed esteriore del pigro viene riassunta con un detto fulminante in <em>Prv <\/em>26,14: \u00abLa porta gira sui cardini, cos\u00ec il pigro sul suo letto\u00bb; due movimenti lenti e continui, che possono durare a lungo, ma non conducono da nessuna parte (4). Il pigro viene qui ritratto come un apatico bonaccione che non si smuove dal letto nemmeno se la casa sta bruciando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 tuttavia soltanto un aspetto dell&#8217;accidia. C&#8217;\u00e8 infatti anche l&#8217;ozio, che apre la porta a ogni tipo di male, purtroppo senza che il protagonista se ne avveda se non alla fine, quando ormai \u00e8 troppo tardi. Il pigro far nulla \u00e8 la premessa al lungo racconto del peccato di Davide, che invece di adempiere al suo dovere di comandante dell&#8217;esercito rimane nella reggia a dormire tutto il giorno (cfr <em>2 Sam <\/em>11,1-2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro dell&#8217;Apocalisse denuncia con parole durissime chi non sa decidersi n\u00e9 per il bene n\u00e9 per il male: \u00abTu non sei n\u00e9 freddo n\u00e9 caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poich\u00e9 sei tiepido, non sei cio\u00e8 n\u00e9 freddo n\u00e9 caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. Tu dici: sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla, ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo\u00bb <em>(Ap <\/em>3,15-17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In alcune pagine la Bibbia si mostra straordinariamente vicina alla descrizione delle crisi angosciano note alla letteratura di ogni tempo. Si pensi, ad esempio, all&#8217;analisi lucida e spietata di Qoelet: \u00abPresi in odio la vita, perch\u00e9 mi era insopportabile quello che si fa sotto il sole. Tutto infatti \u00e8 vanit\u00e0 e un correre dietro al vento\u00bb (Qo 2,17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una tristezza straziante e diffusa nei confronti della pesantezza del vivere viene espressa in modo lucido e folgorante da Giobbe: \u00abPerch\u00e9 non sono morto fin dal seno di mia madre e non spirai appena uscito dal grembo? Perch\u00e9 due ginocchia mi hanno accolto, e perch\u00e9 due mammelle mi allattarono? Cos\u00ec, ora giacerei e avrei pace, dormirei e troverei riposo con i re e i governanti della terra, che ricostruiscono per s\u00e9 le rovine [&#8230;]. L\u00e0 i malvagi cessano di agitarsi, e chi \u00e8 sfinito trova riposo. Anche i prigionieri hanno pace, non odono pi\u00f9 la voce dell&#8217;aguzzino. Laggi\u00f9 \u00e8 il piccolo e il grande, e lo schiavo \u00e8 libero dai suoi padroni\u00bb <em>(Gb <\/em>3,11-14.17-19; cfr anche <em>Ger <\/em>20,14-18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella tradizione dei Padri del deserto, l&#8217;accidia era identificata con il \u00abdemone meridiano\u00bb del Salmo 90,6, che corrispondeva all&#8217;incirca alle tre del pomeriggio, forse perch\u00e9 era il momento pi\u00f9 difficile della giornata, dato che il monaco non aveva mangiato nulla dalla notte precedente; in tale situazione egli sperimenta la massima spossatezza e l&#8217;impellente urgenza di abbandonare la propria condizione di vita: \u00abNon appena questo male si \u00e8 insinuato nell&#8217;animo del monaco vi produce l&#8217;avversione per il luogo, il fastidio per la cella e perfino la misconoscenza e il disprezzo per i fratelli che vivono presso di lui o lontani da lui, come se fossero dei negligenti e delle persone poco spirituali\u00bb (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pittore Bosch raffigura l&#8217;accidia nelle vesti di un monaco addormentato, comodamente seduto accanto al bel tepore del caminetto nella sua stanza, e dietro di lui una monaca che tiene in mano un rosario, come a ricordargli le pratiche di piet\u00e0 disattese. Raffigurando questa situazione, Bosch sembrerebbe cogliere il pericolo pi\u00f9 grave dell&#8217;accidia, quello di perdere la fede in modo soffice e indolore, quasi senza accorgersene: essa si spegne pian piano in un torpore mortifero, che niente sembra in grado di scuotere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esiste indubbiamente anche una componente somatica nella tristezza, una sua predisposizione umorale e neurologica; era il temperamento che gli antichi chiamavano <em>melanconico, <\/em>e che Freud interpreta soprattutto come conseguenza della mancata elaborazione di una perdita, per cui, venendo meno il lavoro attivo del lutto, si insinua un sentimento meno forte e inquietante, ma pi\u00f9 diffuso e duraturo, che coinvolge l&#8217;intera vita della persona, portando a una perdita dell&#8217;Io in quanto tale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un&#8217;opera intitolata significativamente <em>Lutto e melanconia, <\/em>Freud distingue due differenti modalit\u00e0 di espressione del dolore psichico: il lutto \u00e8 la tristezza legata a una perdita puntuale, la melanconia \u00e8 invece una perdita pi\u00f9 globale, \u00e8 la stessa coscienza ad essere persa nel dolore (6). Le attuali ricerche svolte in sede neurologica confermano la complessit\u00e0 degli elementi in gioco a proposito di un comportamento pigro e abulico, fonte di azioni obiettivamente malvagie (7); tale complessit\u00e0 tuttavia era gi\u00e0 stata riconosciuta con chiarezza dagli antichi (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;accidia ha comunque motivazioni specificamente interiori; essa \u00e8 una tipica \u00abmalattia dello spirito\u00bb, un vizio dell&#8217;anima, per questo \u00e8 conosciuta dall&#8217;uomo di ogni tempo, luogo e condizione. L&#8217;immoralit\u00e0 dell&#8217;accidia \u00e8 la conseguenza di questo triste ripiegamento su di s\u00e9, che conduce a restare indifferenti di fronte alle sofferenze e alle ingiustizie del vicino. A tale categoria di persone si addice la sentenza di Dante: \u00abQuesti sciagurati che mai non fuor vivi\u00bb (9)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>L&#8217;accidia, malattia dello spirito<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 un caso che l&#8217;accidia, nelle sue varie espressioni, sia stata riconosciuta come specifico vizio a partire dall&#8217;esperienza monastica, mentre \u00e8 praticamente sconosciuta nella tradizione filo-sofica precedente: <em>l&#8217;apatheia, <\/em>l&#8217;assenza di emozioni, era di fatto un ideale da perseguire secondo gli stoici. L&#8217;accidia \u00e8 invece ben conosciuta ai monaci, forse perch\u00e9, vivendo nel silenzio e nelle austerit\u00e0 proprie del deserto, pi\u00f9 di altri sono in grado di prendere contatto con la verit\u00e0 pi\u00f9 profonda di se stessi, entrando nella lotta spirituale che caratterizza l&#8217;esistenza autenticamente umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Evagrio descrive l&#8217;accidia come il male tipico degli eremiti; Cassiano lo ritrova largamente presente nella vita cenobitica, il nemico pi\u00f9 pericoloso capace di logorare chi \u00e8 interamente dedito alle realt\u00e0 spirituali, come il monaco (10). Questo non significa che soltanto i monaci ne siano afflitti; essi piuttosto sono in grado di riconoscere l&#8217;accidia meglio di altri, mentre per lo pi\u00f9 essa giace coperta dall&#8217;iperattivit\u00e0 dell&#8217;uomo ordinario, salvo presentarsi, in forma molto pi\u00f9 drammatica, quando le forze vengono meno, e il paravento di grandiosit\u00e0 e importanza che ci si era attribuiti cade come una maschera vuota e inutile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">San Tomrnaso definisce l&#8217;accidia \u00abun disgusto o tristezza per il bene spirituale e interiore [&#8230;], la quale deprime talmente lo spirito di un uomo, da togliergli la volont\u00e0 di agire; poich\u00e9 le cose inacidite sono anche fredde. Quindi l&#8217;accidia implica il disgusto dell&#8217;operare\u00bb (11). L&#8217;accidia, che \u00e8 anzitutto una passione, secondo l&#8217;Aquinate diventa peccaminosa quando impedisce di compiere il proprio dovere, paralizzando la vita spirituale; essa, qualora non venga fronteggiata a dovere, influenza gli affetti, cio\u00e8 la propensione a compiere il bene (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo vizio diventa in tal modo una catena che rallenta e appe-santisce il cammino, portando alla <em>tristezza <\/em>dello spirito, ben diversa dalla tristezza sensibile, pi\u00f9 superficiale e passeggera; si pu\u00f2 infatti sperimentare scontentezza nell&#8217;iniziare qualcosa, che pu\u00f2 essere tuttavia accompagnata da una pi\u00f9 profonda serenit\u00e0 interiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come esiste una gioia spirituale, ben diversa dall&#8217;euforia emotiva del momento, la gioia propria della carit\u00e0, comunione con Dio e la sua beatitudine (13), allo stesso modo la tristezza dell&#8217;accidia risiede nell&#8217;incapacit\u00e0 di amare, di compiere il bene, fino all&#8217;impossibilit\u00e0 di gioire per esso; l&#8217;accidioso, come il narcisista, ama soltanto se stesso, isolandosi da tutto, e la depressione ne rivela il vuoto desolante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste considerazioni aiutano anche a precisare la differenza tra accidia e tristezza. Esse non sono identiche, e infatti i Padri avevano dedicato a ciascuna una trattazione separata: si pu\u00f2 dire che quando ci si arrende alla tristezza, si cade nell&#8217;accidia. La tristezza \u00e8 una specie di campanello di allarme di fronte a qualcosa di sgradevole, un segnale utile e importante, che va ascoltato e interpretato. Esiste infatti anche una tristezza buona, che scuote e invita a compiere il bene (14). Per questo Evagrio aveva distinto l&#8217;accidia dalla tristezza, riconoscendo la loro diversit\u00e0 a livello di vita spirituale e, conseguentemente, di valutazione morale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;accidioso ha smarrito l&#8217;atteggiamento propriamente biblico della prudenza. Egli, come nel quadro di Bosch, si \u00e8 spiritualmente addormentato e non riesce ad avvertire la gravita della propria situazione. In tal modo, come ricorda a pi\u00f9 riprese il Vangelo, rischia di spegnere il fuoco dello spirito e di perdere la vigilanza, la virt\u00f9 che aiuta a riconoscere l&#8217;imminenza di un pericolo: \u00abState attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze, e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all&#8217;improvviso\u00bb (Lc21,34; cfr <em>Rm <\/em>13,13; <em>1 <\/em>715,3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 il motivo per cui, secondo i Padri, dall&#8217;accidia provengono molti altri vizi, come la lussuria, l&#8217;invidia, l&#8217;ira, espressioni di uno stato di noia e distrazione continue dell&#8217;anima (15). La noia conduce alla ricerca morbosa di emozioni forti per sentirsi vivi a qualunque costo, per riempire un vuoto angosciante, che da origine a dipendenze e comportamenti estremamente pericolosi per s\u00e9 e per altri, con esiti spesso tragici: gesti di violenza estrema, crudelt\u00e0 perpetrate con indifferenza, dipendenza da sostanze, dall&#8217;alcool, da internet, nonch\u00e9 la pornografia trovano la loro radice in questa situazione di solitudine interiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>II male del nostro tempo<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;accidia e la depressione sembrano essere le conseguenze pi\u00f9 evidenti di una cultura e mentalit\u00e0 narcisista, che fa di se stessi il centro di ogni realt\u00e0. La presenza diffusa di questo vizio pu\u00f2 essere letta come un potente segno di avvertimento: essa ricorda che \u00e8 falso il sogno di una civilt\u00e0 felice, realizzato grazie alla tecnologia e all&#8217;abbondanza dei beni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crescita tecnologica non pu\u00f2 compensare la povert\u00e0 della vita interiore, la perdita del senso di gratuit\u00e0 delle cose, di quello stupore che, secondo gli antichi, caratterizzava l&#8217;origine della sapienza e dell&#8217;esperienza spirituale. Quando G. Bunge present\u00f2 la riflessione su questo vizio compiuta da Evagrio Pontico, gli studenti osservarono meravigliati: \u00abCi\u00f2 che il suo padre del deserto descrive l\u00ec \u00e8 <em>il <\/em>male del nostro tempo\u00bb (16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli studi condotti in sede psicologica confermano quanto depressione e tristezza si presentino come fenomeni preoccupatamente in crescita nelle societ\u00e0 occidentali, colpendo in particolare la fascia di et\u00e0 che dovrebbe essere la pi\u00f9 aperta alla vita. Uno studio sui comportamenti suicidari tra i giovani ha mostrato una notevole <em>escalation, <\/em>a partire dagli anni Sessanta, interessando in modo particolare gli Stati Uniti e l&#8217;Europa occidentale, i Paesi in cui l&#8217;ideale della vita all&#8217;insegna della sicurezza e dell&#8217;abbondanza di beni sembra essere maggiormente diffuso e praticato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che allarma in particolare coloro che studiano il suicidio giovanile \u00e8 \u00abl&#8217;andamento in continua ascesa di tali valori, soprattutto in alcuni Paesi, e la mancanza di idee precise su come arginare o prevenire il fenomeno. Se infatti trent&#8217;anni fa nei Paesi occidentali le condotte suicidane adolescenziali rappresentavano circa un ottavo dell&#8217;intero fenomeno suicidano, oggi esse ne costituiscono un quinto. Gli Stati Uniti sono uno dei Paesi pi\u00f9 colpiti: fra gli anni Cinquanta e gli Ottanta l&#8217;incidenza del suicidio tra i giovani \u00e8 triplicata. La classe di et\u00e0 pi\u00f9 fortemente implicata \u00e8 quella dei &#8220;giovani adulti&#8221; (20-24 anni) che raggiunge il ragguardevole tasso specifico di 30 per 100.000; tendenza che non sembra arrestarsi\u00bb (17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le motivazioni di tale incremento la ricerca mostrava una correlazione tra fenomeno suicidano e trasformazioni sociali avvenute nello stesso periodo, quali la crisi dell&#8217;istituto familiare, la dissoluzione del tessuto sociale, l&#8217;aumento di comportamenti distruttivi a livello giovanile. Si tratta di elementi in crescita anche a motivo di proposte culturali sempre pi\u00f9 propagandate e diffuse a livello di <em>media, <\/em>il cui messaggio di fondo \u00e8 che qualunque cosa ci si senta di fare diventa perci\u00f2 stesso lecita: tale fenomeno secondo l&#8217;autore mostra \u00able contraddizioni e le antinomie di un mondo sempre meno basato su fondamenti e punti di riferimento etici\u00bb (18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pensi ancora alla diffusione, sempre pi\u00f9 ampia e incoraggiata a livello pubblico, di droghe, alcool, farmaci per sopperire alla tristezza di vivere, all&#8217;incapacit\u00e0 di dare stabilit\u00e0 alle proprie scelte, alle relazioni, a impegni di qualsiasi genere&#8230; Al fondo di tale situazione si nota il disagio e l&#8217;impotenza di poter riempire un vuoto radicale, ontologico, della costituzione umana: l&#8217;accidia, essendo un male dello spirito, si mostra refrattaria a soluzioni meramente tecniche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse questo vizio appare cos\u00ec diffuso perch\u00e9 riflette l&#8217;odierna mancanza di speranza. Di fronte alle difficolt\u00e0 sorge, inevitabile, l&#8217;interrogativo sul senso di un impegno che si rivela incapace di oltrepassare risultati immediati e possibili frustrazioni: \u00abNel nostro mondo l&#8217;accidia non prende pi\u00f9 il volto della pigrizia, ma quello del lasciare fare, dell&#8217;abbozzare. Tanto, si dice: &#8220;Sono tutti uguali e migliorare \u00e8 impossibile&#8221;. Questo modo di ragionare evita costantemente di mettere in questione la propria condotta [&#8230;]. Viviamo nel mondo del fare, ma l&#8217;agire \u00e8 spesso accompagnato dalla disaffezione: la smania di distrazione prevale sulla capacit\u00e0 di attenzione [&#8230;]. L&#8217;accidioso non sa faticare. Soprattutto non si sa <em>dedicare. <\/em>Nel nostro tempo vi sono uomini che non sanno coltivare a lungo neppure un amore. Dicono: che noia!\u00bb (19)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Contrastare l&#8217;accidia<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;insegnamento costante dei padri spirituali \u00e8 che di fronte alla minaccia dell&#8217;accidia bisogna reagire facendo esattamente l&#8217;opposto di quanto essa suggerirebbe all&#8217;animo, anzitutto in sede di valutazione: <em>sentirsi <\/em>incapaci non significa <em>essere <\/em>incapaci, e questo giudizio di verit\u00e0 a proposito del vissuto \u00e8 decisivo, perch\u00e9 \u00e8 la lettura del fatto a costituire il suo peso effettivo per la persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il motivo per cui sant&#8217;Ignazio raccomanda caldamente di non attuare mai cambiamenti nel tempo della desolazione, agendo esattamente all&#8217;opposto di quanto essa suggerisce (20). \u00abResistere\u00bb, in tale contesto, significa pi\u00f9 di un mero sforzo di volont\u00e0; \u00e8 soffermarsi sui beni spirituali finora trascurati, e questo col tempo conduce a modificare il proprio atteggiamento di fondo: \u00abQuanto pi\u00f9 riflettiamo sui beni spirituali, pi\u00f9 ci diventano piacevoli; e quindi cessa l&#8217;accidia\u00bb (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro aiuto importante \u00e8 l&#8217;esplicitazione del rapporto tra accidia e morte, simbolicamente espressa dal disagio interiore. Il fondatore della Compagnia di Ges\u00f9, entrando nel merito di decisioni importanti per la propria vita, suggerisce di rappresentarsi con l&#8217;immaginazione il momento della propria morte, domandando conto, pi\u00f9 che dei peccati commessi, delle possibilit\u00e0 di bene disattese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 per lui la domanda decisiva: \u00abConsiderer\u00f2, come se mi trovassi in punto di morte, il comportamento che allora vorrei aver tenuto nella presente scelta e, regolandomi secondo quello, prender\u00f2 fermamente la mia decisione\u00bb (22). Il \u00abpungiglione della morte\u00bb di cui parla san Paolo (cfr <em>1 Cor <\/em>15,55-56) \u00e8 uno dei veleni pi\u00f9 potenti dell&#8217;accidia, la sensazione di avere sprecato la propria vita, sciupando possibilit\u00e0 preziose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mettere in atto un comportamento orientato al bene, a sua volta, favorisce e incrementa lo spirito del ringraziamento per ci\u00f2 che si \u00e8 ricevuto. Un tale atteggiamento, fondamentale per il credente, sta agli antipodi dell&#8217;accidia. L&#8217;Eucaristia, il \u00abrendere grazie\u00bb, azione per eccellenza del cristiano, \u00e8 un aiuto decisivo anche sotto questo punto di vista: \u00abL&#8217;acedia \u00e8 l&#8217;esatto contrario dell&#8217;Eucaristia, cio\u00e8 dello spirito di ringraziamento: incapace di cogliere il rapporto con lo &#8220;spazio&#8221; e il senso delle cose, chi \u00e8 preda dell&#8217;acedia vive nella <em>a-charistia, <\/em>nell&#8217;incapacit\u00e0 a stupirsi della bellezza, dell&#8217;amore e quindi, nell&#8217;incapacit\u00e0 a rendere grazie\u00bb (23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S. Schimmel, un terapeuta attento alla dimensione anche spirituale delle problematiche psicologiche, leggeva la tristezza di una situazione o di una prova nei termini di un appello e di un compito affidato: \u00abE\u2019 raro che un adulto associ la propria infelicit\u00e0 a un desiderio frustrato di fare il bene [&#8230;]. Cogliere opportunit\u00e0 per fare il bene anche di fronte alla malattia \u00e8 la risposta dello zelo all&#8217;accidia\u00bb (24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abUn desiderio frustrato di fare il bene\u00bb: questo punto pu\u00f2 essere decisivo per scuotere la persona tendenzialmente ripiegata su se stessa e sul proprio soffrire. Il problema centrale dell&#8217;accidioso non \u00e8 di per s\u00e9 la tristezza (presente in tutti, anche nei santi), ma piuttosto, come notava san Tommaso, l&#8217;incapacit\u00e0 di reagire compiendo il bene. Anche a livello psicologico, la considerazione sul bene che si potrebbe compiere ha profonde ripercussioni sulla maniera di contrastare la tristezza accidiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi due criteri \u2014 la brevit\u00e0 della propria vita e le possibilit\u00e0 di bene alla propria portata \u2014 aiutano a riconoscere una direzione per cui spendersi, limitata ma reale. Lo psichiatra Yalom, ripercorrendo le decine di persone incontrate in sede terapeutica, notava in proposito come entrambi questi elementi (il tempo limitato e le possibilit\u00e0 di bene), qualora assunti consapevolmente, rafforzino il potenziale di vita presente nella persona, mutando di conseguenza anche l&#8217;atteggiamento verso la morte: \u00abLa mia esperienza, sia professionale sia personale, mi ha portato a ritenere che la <em>paura <\/em>della morte \u00e8 sempre pi\u00f9 forte in coloro che hanno la sensazione di non aver vissuto pienamente. Un buon parametro interpretativo potrebbe essere il seguente: pi\u00f9 la vita \u00e8 stata povera, o il suo potenziale sprecato, pi\u00f9 forte sar\u00e0 l&#8217;angoscia di morte\u00bb (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte alla sofferenza soffusa dell&#8217;accidia, il punto su cui focalizzarsi \u00e8 dunque l&#8217;individuazione di un progetto sensato per la propria vita, mettendo al suo servizio il potere di bene che ci \u00e8 stato affidato. Come rilevava A. Schweitzer: \u00abQuello che tu puoi fare \u00e8 soltanto una goccia nell&#8217;oceano, ma \u00e8 ci\u00f2 che da significato alla tua vita\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> E. Montale, <em>Ossi di seppia<\/em>, Torino, Einaudi, 1942, 52. Per un approfondimento del tema, cfr G. Cucci, <em>II fascino del male. I vizi capitali<\/em>, Roma, AdP, 2008, 313 -358.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> Adamo Scoto <em>Liber de quadripartito exercit\u00eco cellae<\/em>, XXIV [PL 153, 841-842].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3)<\/strong> Evagrio Pontico, <em>Gli otto spiriti della malvagit\u00e0<\/em>, Cinisello Balsamo (Mi), San Paolo, 2006, n. 14.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4)<\/strong> II tema della pigrizia ritorna spesso in questo libro della Bibbia: cfr 6,6-9; 10,26 (\u00abCome l&#8217;aceto ai denti e il fumo agli occhi, cos\u00ec \u00e8 il pigro per chi gli affida una missione\u00bb); 12,24.27; 13,4; 15,19 (\u00abLa strada del pigro \u00e8 come una siepe di spine, il sentiero dei retti \u00e8 scorrevole\u00bb); 19,15: (\u00abLa pigrizia fa cadere in torpore, e chi \u00e8 indolente patir\u00e0 la fame\u00bb); 19,24 (\u00abII pigro immerge la sua mano nel piatto; ma non \u00e8 capace di riportarla alla bocca\u00bb); 20,4; 24,30-33.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5)<\/strong> G. Cassiano, <em>Le istituzioni cenobitiche<\/em>, Fraglia (Pd), Monastero, 1992,1. X, 2<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6) <\/strong>\u00abNel lutto \u00e8 il mondo che \u00e8 diventato povero e vuoto; nella melanconia \u00e8 l&#8217;Io stesso. Il paziente ritiene il suo Io indegno, incapace, e moralmente spregevole; si rimprovera, si denigra e si aspetta di essere malvisto e punito\u00bb (S. Freud, \u00abLutto e melanconia\u00bb, in ID., <em>Opere 1905-1921, <\/em>Roma, Newton, 2001, 911).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7)<\/strong> Cfr D. Strubber \u2013 M. Luck \u2013 G. Roth, \u00abLe ragioni della violenza\u00bb; L Sabbagh, \u00abCervelli ribelli\u00bb, in <em>Mente e cervello 26 <\/em>(2007) 32-39.44-51. Gli autori riconoscono tuttavia come non si possa da ci\u00f2 considerare in modo deterministico l&#8217;agire; infatti non tutti coloro che presentano alcuni <em>deficit <\/em>a livello neurologico arrivano a compiere azioni malvagie<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8)<\/strong> Cfr Tommaso D\u2019Aquino, s., <em>De malo<\/em>, q. 11, a. 1, ad 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9)<\/strong> Dante, <em>Inferno<\/em>, III, 64. Cfr C. Casagrande &#8211; S. Vecchio, <em>I sette vizi capitali<\/em>, Torino, Einaudi, 2000, 89.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10)<\/strong> Cfr G. Cassiano, <em>Le istituzioni cenobitiche<\/em>, cit., 1. X, 1. Cfr Pseudo Rabano Mauro, <em>De vitiis et virtutibus<\/em>, III [PL 54, 1377-1378]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11)<\/strong> Tommaso D&#8217;Aquino, s, <em>De malo<\/em>, q. 11, a.l; <em>Summa Theol<\/em>, IIJI, q. 35, a. 1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>12)<\/strong> L&#8217;affetto in san Tommaso appartiene alla sensibilit\u00e0 e pu\u00f2 facilitare od ostacolare la deliberazione della volont\u00e0 in ordine al bene da compiersi (cfr <em>Summa Theol<\/em>, II-II, q. 26, a. 1, ad 2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>13)<\/strong> Cfr Tommaso D\u2019Aquino, S., <em>De malo, <\/em>q. 11, a. 3, ad 6. Cfr anche II-II, q. 28, a. 1: la gioia \u00e8 frutto della carit\u00e0, come amore di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>14)<\/strong> Cfr Id., <em>De malo, q. <\/em>10, a. 3. Cfr <em>Summa Theol., <\/em>I-II, q. 35, a. 1, ad 1; a. 2, ad 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>15)<\/strong> Cfr Gregorio Magno, s, <em>Commento morale a Giobbe, <\/em>Roma, Citt\u00e0 Nuova, 2001, XXXI, 45, 89.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>16)<\/strong> G. Bunge <em>Akedia. <\/em><em>Il male oscuro, <\/em>Magnano (Bi), Qiqajon, 1999, 34.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>17)<\/strong> P. Crepet, <em>Le dimensioni del vuoto. I giovani e il suicidio, <\/em>Milano, Feltrinelli, 1993, 35. Dati molto simili si trovano in ricerche pi\u00f9 recenti (cfr <em>Hardwired to Connect: <\/em><em>The New Scientific Case for Authoritative Communities, <\/em>New York, Institute for American Values, 2003; C. Wallace, \u00abKids These Days: The Changing State of Childhood\u00bb, in <em>The Christian Century 122 <\/em>[2005] n. 6, 26-40), o svolte in altri Paesi, come la Francia (A. Anatrella, <em>Non a la soti\u00e9t\u00e9 depressive, <\/em>Paris, Flammarion, 1993, 249) e l&#8217;Italia (C. Buzzi &#8211; A. Cavalli &#8211; A. De Lillo, <em>Giovani nel nuovo secolo<\/em>. <em>Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia<\/em>, Bologna, il Mulino, 2002; A. Maggiolini, <em>Sballare per crescere?<\/em>, Milano, FrancoAngeli, 2003, 31).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>18)<\/strong> Ivi, 52.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>19)<\/strong> S. Natoli, <em>Dizionario dei vizi e delle virt\u00f9,<\/em> Milano, Feltrinelli, 1997, 12 s.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>20)<\/strong> Cfr. Ignazio Di Lodola, s,\u00a0 <em>Esercizi Spirituali, <\/em>n. 318.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>21)<\/strong> Tommaso D\u2019Aquino, S., <em>Summa Theol<\/em>., II-II, q. 35, a. 1, ad 4.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>22)<\/strong> Ignazio Di Loyola, S., <em>Esercizi Spirituali<\/em>, n. 186.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>23)<\/strong> E. Bianchi, \u00abScacco matto all&#8217;accidia\u00bb, in Avvenire, 6 maggio 2007, 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>24)<\/strong> S. Schimmel, <em>The Seven Deadly Sins,<\/em> New York, Oxford University Press, 1997,201 s.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>25)<\/strong> I. Yalom, <em>Guarire d&#8217;amore. I casi esemplari di un grande psicoterapeuta<\/em>, Milano, Rizzoli, 1990, 132.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Civilt\u00e0 Cattolica n. 3829 2 gennaio 2010 Il \u00abmale di vivere\u00bb, l&#8217;accidia, sembra essere particolarmente diffuso nelle odierne societ\u00e0 occidentali. L&#8217;articolo presenta le caratteristiche principali di questo vizio capitale, rilevando\u00a0come il malessere, anche psichico, che lo caratterizza sia sopratutto la manifestazione di una mancanza di senso Giovanni Cucci sj<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/laccidia-male-del-nostro-tempo\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":33979,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[1721],"class_list":["post-3688","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-sguardo-sul-nostro-tempo","tag-accidia","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>L&#039;accidia, male del nostro tempo - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - 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