{"id":3686,"date":"2010-02-04T00:00:00","date_gmt":"2010-02-03T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-03-04T12:10:29","modified_gmt":"2015-03-04T11:10:29","slug":"chiesa-singolare-femminile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/chiesa-singolare-femminile\/","title":{"rendered":"Chiesa, singolare femminile"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/donne_medioevo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-20559\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/donne_medioevo.jpg\" alt=\"donne_medioevo\" width=\"250\" height=\"166\" \/><\/a>il Foglio<\/strong>, 30 dicembre 2009<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>La minorit\u00e0 storica della donna ha un\u2019eccezione: il cristianesimo<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Francesco Agnoli<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><strong>La condizione della donna, scriveva Simone de Beauvoir,<\/strong> <\/strong>\u00e8 stata molto immiserita dall\u2019avvento del cristianesimo. Quest\u2019idea, diffusa con insistenza da una parte del mondo femminista, dalla stampa, dalle rivistine in vista sul tavolo del parrucchiere, da molti testi scolastici, ha ormai radici piuttosto profonde ed \u00e8 quindi un luogo comune accettato spesso anche all\u2019interno del mondo cattolico, spesso ignaro della propria storia. Su Wikipedia, l\u2019enciclopedia in Internet consultata da milioni di persone, alla storia delle donne sono dedicate poche righe.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nulla sulla condizione femminile, umiliante a dire poco, nell\u2019antica Roma, o in Grecia, o sotto l\u2019islam, o nell\u2019Induismo, sia in passato sia oggi. L\u2019unica frecciata velenosa \u00e8 dedicata al cristianesimo, con accuse invereconde, neppure supportate dalla citazione di fonti. Si legge: \u201cUna delle pi\u00f9 grandi (sic) discriminazioni nei confronti della donna \u00e8 operata dalla chiesa cattolica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo atteggiamento \u00e8 confermato dai vari concili ecclesiastici: a Macon, a Laodicea, ad Aquisgrana, a Trento si discute \u2018se la donna appartenga al genere umano\u2019 e \u2018se la donna abbia un\u2019anima!\u2019\u201d. Cos\u00ec il lettore medio impara che per secoli, sino al Concilio di Trento, sino al XVI secolo, la chiesa avrebbe messo in dubbio l\u2019anima delle donne, quindi la loro dignit\u00e0, e non di rado, purtroppo, finisce per crederci. Perch\u00e9 pi\u00f9 grossolane sono, le menzogne, pi\u00f9 trovano proseliti e ottengono fortuna secolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo storico francese Jean Pierre Moisset,<\/strong> nella sua \u201cStoria del cattolicesimo\u201d (Lindau), ricorda come questa calunnia cos\u00ec ridicola fu proposta per la prima volta dal calvinista Pierre Bayle, nel suo \u201cDizionario storico e critico, nel XVII secolo\u201d. Essa, nota il Moisset, fu avidamente ripresa, ampliata e propagandata come vera da molti polemisti anticattolici, nonostante la sua patente assurdit\u00e0. Ma come erano andati i fatti? Al II concilio di Macon, nel 585 d.C., un vescovo aveva detto ai suoi confratelli che la \u201cdonna non poteva essere chiamata uomo\u201d (\u201cdicebat mulierem hominem non posse vocari\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema, spiega Moisset, era di ordine linguistico: \u201cEra il caso di applicare alla donna il termine generico <em>homo<\/em>, che designa l\u2019essere umano, o bisognava chiamarla <em>femina<\/em> o <em>mulier<\/em>? Dal momento che l\u2019evoluzione del latino parlato tendeva ad assimilare homo (essere umano) a <em>vir<\/em> (essere umano di sesso maschile), l\u2019oratore chiedeva che si prendesse atto del nuovo uso, riservando homo all\u2019essere umano di sesso maschile. Gli altri vescovi non erano di quell\u2019avviso e hanno risposto che bisognava cercare di esprimersi, oralmente e soprattutto per iscritto, in buon latino, di conseguenza era giusto continuare a chiamare homo la donna\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tutto qui. Eppure la calunnia permane tutt\u2019oggi.<\/strong> Facilitata senza dubbio, come si diceva, dalla terribile ignoranza storica propalata nelle nostre scuole superiori, in cui spesso vengono adottati manuali in cui mancano del tutto i riferimenti alle grandi donne del cristianesimo: alle varie martiri dei primi secoli, venerate da tutto il popolo cristiano con immensa devozione (Agnese, Tecla, Cecilia, Margherita, Blandina\u2026); alle donne colte dei monasteri; alle donne nobili o meno dedite alle opere di carit\u00e0 (Pulcheria, Eudoxia, Galla Placidia, Olimpia, Melania\u2026), cos\u00ec pure come alle donne che hanno cambiato la storia dei loro regni come le principesse Clotilde, Teodolinda, Berta Di Kent, Olga di Kiev\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Omissioni su omissioni, che derivano sia dalla misconoscenza di una grande storia, quella del cristianesimo, a cui si preferisce fare ogni volta un processo, sia, dalla frequente incapacit\u00e0 della mentalit\u00e0 contemporanea di ritenere che l\u2019ambito di realizzazione della donna potesse essere, allora come oggi, diverso dall\u2019ambito di realizzazione dell\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per questo l\u2019epopea delle donne che fondarono i primi ospedali<\/strong>, da Elena a Fabiola, cos\u00ec come le vicende delle donne che hanno creato, in ogni secolo, ordini religiosi dediti all\u2019educazione dei fanciulli, dei poveri, degli orfani, \u00e8 anch\u2019essa ignorata, forse perch\u00e9 le si considera legate a un ideale di donna ormai sorpassato. Eppure, sia la condizione della donna moderna, codificata ogni giorno sui giornali, sulle tv, e non solo, sia lo studio della storia, dovrebbero favorire qualche riflessione pi\u00f9 profonda sull\u2019effettivo ruolo che il cristianesimo ha avuto nel mutamento della condizione femminile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se infatti studiamo la storia prima dell\u2019avvento di Cristo, troviamo che la donna \u00e8 assolutamente secondaria e marginale nel mondo greco, in quanto conduce vita ritiratissima, le \u00e8 quasi vietato uscire di casa, ed \u00e8 giuridicamente incapace; si trova sotto perpetua tutela dell\u2019uomo, padre e marito, nel mondo romano; \u00e8 ostaggio della forza maschile presso i popoli germanici; passibile di ripudio e giuridicamente inferiore nel mondo ebraico; vittima di infiniti abusi e violenze, compreso l\u2019infanticidio, in Cina e India; forma inferiore di reincarnazione nell\u2019induismo tradizionale; sottoposta alla poligamia, umiliante affermazione della sua inferiorit\u00e0, e al ripudio unilaterale, nel mondo islamico e animista; vittima presso diverse culture di una patente inferiorit\u00e0 giuridica e di vere e proprie mutilazioni fisiche; sottoposta al ripudio unilaterale del maschio, in tutte le culture antiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nella Roma pagana, ad esempio,<\/strong> \u201cla donna, senza esagerazione n\u00e9 paradosso, non era soggetto di diritto\u2026 La condizione personale, i rapporti della donna con i suoi genitori o con suo marito sono di competenza della domus di cui il padre, il suocero o il marito sono gli onnipotenti capi\u2026 la donna \u00e8 unicamente un oggetto\u201d (R\u00e9gine Pernoud, \u201cLa donna al tempo delle cattedrali\u201d, Rizzoli, p. 19). Similmente, per stare in Europa, nelle culture germaniche al tempo delle invasioni barbariche, alla donna, che non \u00e8 \u201cin grado di portare armi\u201d, \u201cviene riconosciuta una inferiorit\u00e0 cronica nei confronti dell\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessuna donna pu\u00f2 vivere nel regno longobardo da libera, senza essere cio\u00e8 soggetta al mundio, che sia del marito o del padre o dei fratelli, o in caso estremo del re, n\u00e9 pu\u00f2 vendere o donare beni senza il consenso del mundualdo (Rotari, cap.204)\u201d (mundio \u00e8 istituto di diritto signorile germanico, che si esercita attraverso lo scambio tra protezione maschile e sottomissione femminile).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure la \u201cdonna \u00e8 temuta per la sua capacit\u00e0 di combattere con armi subdole (la malizia, il veleno) contro l\u2019uomo\u2026 la donna \u00e8 nelle leggi longobarde considerata pi\u00f9 come oggetto di diritto che non come soggetto dello stesso: l\u2019offesa recata a una donna viene riparata in quanto recata ad un possesso dell\u2019uomo\u201d (\u201cStoria d\u2019Italia e d\u2019Europa\u201d, Jaka Book, Milano, 1978, vol. I, p. 161).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Con l\u2019avvento del cristianesimo cambia tutto.<\/strong> Donna \u00e8 la Vergine Maria, cio\u00e8 la madre di Dio stesso; numerosissime sono le donne con cui Ges\u00f9 parla, scandalizzando anche i suoi discepoli: l\u2019emorroissa, la samaritana, la prostituta condannata per legge alla lapidazione, tutte incontrano lo sguardo affettuoso e l\u2019attenzione di Ges\u00f9. I primi secoli del cristianesimo sono segnati dall\u2019incredibile numero di donne che si convertono alla nuova fede e che spingono anche i loro mariti ad abbracciarla. San Paolo menziona nomi di donne che in Roma \u201cfaticavano nel Signore\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non per nulla i polemisti anticristiani di quest\u2019epoca, da Celso a Porfirio, deridono nei loro libelli la nuova religione, cui aderiscono non tanto uomini colti e filosofi, quanto \u201cdonnette\u201d, \u201cdonne sciocche\u201d, \u201cschiavi\u201d e \u201cragazzini\u201d. Il fatto \u00e8 che il Vangelo proclama apertamente l\u2019uguale dignit\u00e0 di tutti i figli di Dio, mentre san Paolo sconvolge tutto il pensiero antico, proclamando che \u201cin Cristo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 n\u00e9 giudeo n\u00e9 greco, n\u00e9 maschio n\u00e9 femmina, n\u00e9 schiavo n\u00e9 libero\u201d (Gal 3, 28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quali sono le conseguenze, storicamente parlando,<\/strong> di questa nuova concezione? Basterebbe indicarne tre. La prima: il cristianesimo \u00e8 l\u2019unica religione in cui il rito di iniziazione e quindi di ammissione alla comunit\u00e0, cio\u00e8 il battesimo, \u00e8 uguale per uomini e donne. La seconda: il cristianesimo, condannando l\u2019esposizione dei bambini e l\u2019infanticidio, limita drasticamente una pratica presente in tutto il mondo, dall\u2019antica Roma, alla Cina e all\u2019India di oggi: l\u2019infanticidio, molto pi\u00f9 spesso quello di bambine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo: il matrimonio cristiano \u00e8 imprescindibilmente monogamico e indissolubile. Esso quindi sottintende e implica anzitutto la pari dignit\u00e0 degli sposi: non \u00e8 lecito ad un uomo avere pi\u00f9 mogli, nel suo gineceo o nel suo harem. Non \u00e8 lecito, in virt\u00f9 della sua maggior forza, ripudiare la moglie, come fosse un oggetto, n\u00e9 sostituirla con delle schiave. E neppure, ovviamente, il contrario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutta la storia della chiesa, per quanto riguarda la morale coniugale, tende a salvare proprio questa pari dignit\u00e0: vietando ovviamente ogni antico diritto di vita o di morte dell\u2019uomo sulla donna; tutelando il pi\u00f9 possibile il libero consenso degli sposi, gi\u00e0 partire dai primi secoli quando Agostino ricorda che \u201cl\u2019intervento dei genitori non \u00e8 di diritto divino\u201d, cio\u00e8 non \u00e8 necessario, come per gli antichi, e aggiunge umoristicamente che \u201caltrimenti Adamo avrebbe dovuto essere presentato a Eva da suo Padre\u201d; innalzando l\u2019et\u00e0 del matrimonio della donna (che per i romani erano sovente i dodici anni) e quindi la sua responsabilit\u00e0 e libert\u00e0; ostacolando il pi\u00f9 possibile la possibilit\u00e0 dei genitori di violare la libert\u00e0 dei figli, e in particolare ai padri di decidere il marito della figlia; combattendo l\u2019abitudine dei matrimoni combinati, soprattutto tra i nobili; contrastando in ogni modo i matrimoni forzati, in cui solitamente era la donna a fungere da vittima; impedendo, in questo caso a tutela della salute dei figli, i matrimoni tra consanguinei\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ha scritto il celebre storico del medioevo Jacques Le Goff:<\/strong> \u201cCredo che tale rispetto della donna sia una delle grandi innovazioni del cristianesimo; pensiamo alla riflessione che la chiesa ha condotto sulla coppia e sul matrimonio, fino a giungere alla creazione di tale istituzione, ora tipicamente cristiana, formalizzata dal quarto concilio Lateranense nel 1215, che ne fa un atto pubblico (da cui la pubblicazione dei bandi) e, cosa fondamentale, un atto che non pu\u00f2 realizzarsi se non con il pieno accordo dei due adulti coinvolti. Ci\u00f2 che mi pare rilevante nelle disposizioni del concilio Lateranense \u00e8 il fatto che il matrimonio diventa impossibile senza l\u2019accordo dello sposo e della sposa, dell\u2019uomo e della donna: la donna non pu\u00f2 essere data in matrimonio senza il suo consenso, essa deve dire s\u00ec\u201d (Avvenire, 21\/1\/2007).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per capire quanto il matrimonio cristiano<\/strong> muti la condizione femminile basti considerare l\u2019atteggiamento nuovo proposto dalla chiesa dinanzi alla sterilit\u00e0 della donna, all\u2019infedelt\u00e0 del maschio o alla vedovanza. Tradizionalmente, nel primo caso, in tutte le culture antiche, l\u2019infertilit\u00e0 di coppia veniva addossata alla moglie e giustificava il ripudio o il ricorso del marito ad altre donne, per ottenere il figlio desiderato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pensi ad esempio che le donne romane dovevano mettere al mondo almeno tre figli \u201cper poter un giorno, alla morte del padre, essere libere da ogni tipo di tutela sui beni\u201d (\u201cStoria delle donne\u201d, a cura di Georges Duby e Michelle Perrot, vol.I, Laterza, Bari, 1993, p. 349, 342). Ancora nel Settecento intellettuali come l\u2019illuminista Diderot considereranno le donne sterili degne di essere allontanate dal consorzio civile. Nel cristianesimo, invece, \u201c\u00e8 l\u2019accordo di coppia che costituisce l\u2019essenza del matrimonio e non la fecondit\u00e0: in esso, infatti, non \u00e8 pi\u00f9 motivo di separazione la sterilit\u00e0, che nelle societ\u00e0 antiche era vissuta sempre come malattia femminile\u201d (M. Pelaja, L. Scaraffia, Due in una carne, Laterza, Bari, 2008, p. 15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altre parole: un cattolico che si sia sposato e scopra che la moglie non riesce a concepire, non ha mai il diritto di ripudiare o abbandonare la propria consorte, che dunque non perde affatto nulla della sua dignit\u00e0 anche se non pu\u00f2 divenire madre (sterilitas matrimonium nec impedit nec dirimit).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quanto all\u2019adulterio, all\u2019infedelt\u00e0 coniugale, essa \u00e8 proibita<\/strong> sotto pena di peccato mortale per entrambi i coniugi: \u201cNella societ\u00e0 romana, al contrario, la legge puniva severamente le adultere mentre l\u2019infedelt\u00e0 dei mariti non era soggetta a sanzioni penali n\u00e9 a una seria disapprovazione morale. Era anzi pienamente accettato che l\u2019uomo intrattenesse rapporti sessuali con gli schiavi di entrambi i sessi presenti nella casa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rifacendosi alle radici bibliche, Agostino scrive, sulla traccia di Paolo (I Corinzi, 6, 12-20), che l\u2019eccellenza di una unione fedele \u00e8 cos\u00ec grande che i coniugi diventano membra stesse di Cristo, per cui mancare alla fedelt\u00e0 significa prostituire le membra stesse di Cristo\u201d (M. Pelaja, L. Scaraffia, op. cit., p. 17). Eadem a viro, dice infatti la legge della chiesa, quae ab uxore debetur castimonia (c.4, C. XXXII, q. 4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La battaglia della chiesa per la fedelt\u00e0 coniugale<\/strong>, per il pudore, per l\u2019autocontrollo soprattutto maschile, per la santit\u00e0 del matrimonio, oltre che liberare l\u2019uomo da una concezione animalesca del rapporto sponsale, ebbe anzitutto l\u2019effetto di nobilitare e liberare la donna. Scrive Aline Rousselle: \u201cGli uomini (romani, ndr) non venivano allevati nell\u2019idea di dover esercitare un certo autocontrollo. Per il ragazzo era normale guardare con occhio concupiscente le giovani schiave di casa. Ve ne erano sempre di giovanissime da usare per il proprio piacere. La frequentazione delle prostitute introduceva inoltre un elemento di variet\u00e0 nei divertimenti amorosi del giovane\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec anche \u201cle mogli dell\u2019alta societ\u00e0 romana non avevano difficolt\u00e0 ad accettare le relazioni del marito con schiave o concubine. Talvolta erano esse stesse a scegliere queste \u2018socie\u2019\u201d, sin dai tempi della Repubblica, dimostrando cos\u00ec di non ritenere neppure loro iniqua una sorta di poligamia (Storia delle donne, op. cit., vol. I, p. 346, 348). Le donne schiave poi, oltre che per il piacere del maschio, venivano utilizzate, esattamente come animali, per la riproduzione di manodopera servile, ma al di fuori del matrimonio, che il diritto romano, sino alle modifiche apportate dagli imperatori cristiani, non concedeva come diritto degli schiavi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019opera della chiesa e dei cristiani contro siffatte ingiustizie<\/strong> non toglie, chiaramente, che la maggior forza dell\u2019uomo e le antiche consuetudini, nonostante la predicazione evangelica e il divieto di Costantino agli uomini sposati di possedere concubine, abbiano potuto continuare in qualche modo a sopravvivere; n\u00e9 che alcuni cristiani laici o ecclesiastici abbiano compreso solo in parte o solo col tempo questo insegnamento. Per\u00f2 \u00e8 innegabile che con la concezione cristiana di matrimonio la storia delle donne prenda una strada totalmente nuova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrive ancora Jacques Le Goff: \u201cSi dice spesso che in caso di adulterio non vi \u00e8 uguaglianza fra uomo e donna. Ora, in un certo numero di casi molto particolari, e spesso molto famosi, l\u2019uomo \u00e8 stato severamente condannato dalla chiesa, pensiamo al re di Francia Roberto il Pio o a Filippo Augusto. Roberto il Pio, nei primi anni dell\u2019XI secolo, dovette separarsi dalla seconda moglie, Berta di Blois, poich\u00e9 il clero lo considerava bigamo (la prima moglie era ancora viva) e incestuoso (i due erano consanguinei in terzo grado).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il papa Innocenzo III, invece, eletto nel 1198, lanci\u00f2 l\u2019interdetto contro il regno di Filippo Augusto, che aveva ripudiato nel 1193 la moglie, Ingeborg di Danimarca, e aveva sposato Agnese di Merania. Negli statuti urbani del XII secolo in Italia e del XIII in Francia, si trovano articoli sulla punizione dell\u2019adulterio che prevedono dure pene sia per gli uomini che per le donne. Cos\u00ec, ad esempio, le Consuetudini di Tolosa del 1293, che raccomandano e illustrano in un disegno la castrazione di un marito adultero\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quanto infine alla vedovanza,<\/strong> i primi cristiani fecero il possibile per riconoscere alle vedove la loro dignit\u00e0, senza imporre loro di sottostare immediatamente al dominio di un nuovo marito, come invece volevano le leggi di Augusto. Per fare questo venivano in aiuto anche economico a quelle di loro che avessero voluto rimanere tali. Cos\u00ec a Roma, nel 251, il vescovo Cornelio assiste millecinquecento vedove e poveri della citt\u00e0. Un simile atteggiamento, che noi diamo per scontato, non lo \u00e8 affatto, neppure oggi. Si pensi soltanto all\u2019India induista, dove, sebbene abolita in linea di diritto nell\u2019Ottocento dagli inglesi, esiste ancora qua e l\u00e0 l\u2019abitudine di bruciare le vedove sulle pire dei mariti (sati), e permane comunque una discriminazione orrenda nei loro confronti (Corrado Gnerre, \u201cLa religiosit\u00e0 orientale\u201d, il Minotauro, Roma, 2003).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Repubblica del 13 luglio del 1999<\/strong> titolava: \u201cLa citt\u00e0 delle vedove d\u2019India che rifiutano il suicidio. A Vridavan si rifugiano le donne che non accettano di togliersi la vita alla morte del marito come impone la tradizione\u201d. Nell\u2019articolo si legge tra il resto: \u201cIn molte regioni dell\u2019India la donna che perde il marito dice addio per sempre ai diritti di un essere umano. Non ha pi\u00f9 propriet\u00e0, perch\u00e9 le pretendono i figli, non pu\u00f2 comperare n\u00e9 vendere, perch\u00e9 nel peggiore dei casi viene dichiarata la morte presunta. Un tempo si davano fuoco sulla stessa pira del marito. Oggi, per fortuna sempre meno spesso, restano vittime di misteriosi incidenti domestici, il pi\u00f9 delle volte provocati dai parenti del marito che non vogliono pi\u00f9 avere a che fare con loro\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Qualche anno dopo il Corriere della sera scriveva:<\/strong> \u201cLe pi\u00f9 coraggiose vi arrivano da sole, sognando di raggiungere moksha, il paradiso, dove saranno liberate dal ciclo della morte e della rincarnazione. Ma la maggior parte viene accompagnata, o meglio \u2018scaricata\u2019 a sua insaputa, dalla famiglia del marito, ormai defunto. Con lui del resto hanno perso tutto, persino il cognome da sposate: diventano <em>dasi<\/em>, discepole di Krishna, cos\u00ec come vuole la religione ind\u00f9. Eppure a portare a Vrindavan migliaia di donne ogni anno non \u00e8 tanto la fede, ma la disperazione&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Questa cittadina dell\u2019Uttar Pradesh, 150 chilometri a sud-est di Nuova Delhi, da 500 anni \u00e8 un rifugio per le donne spogliate di tutto che qui vivono, se va bene, di elemosine e offerte, cantando per ore negli ashram, comunit\u00e0 consacrate a Krishna. Proprio in questo luogo il \u2018dio dell\u2019amore\u2019 fece una promessa: \u2018Fortunato chi muore qui perch\u00e9 rinascer\u00e0 libero dai peccati\u2019. Non ultimo quello di sopravvivere al proprio marito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un lungo purgatorio in terra, un viaggio senza ritorno verso l\u2019oblio: a casa non arriver\u00e0 neanche la notizia della loro morte. Vrindavan, una citt\u00e0 santa quasi tutta per loro: su 56 mila anime, quasi 15 mila sono vedove. Un abitante su quattro. Cinquemila in pi\u00f9 rispetto a dieci anni fa\u2026\u201d (Corriere della sera, 20\/8\/2007).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>il Foglio, 30 dicembre 2009 La minorit\u00e0 storica della donna ha un\u2019eccezione: il cristianesimo di Francesco Agnoli La condizione della donna, scriveva Simone de Beauvoir, \u00e8 stata molto immiserita dall\u2019avvento del cristianesimo. 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