{"id":3675,"date":"2010-01-28T11:47:25","date_gmt":"2010-01-28T10:47:25","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-03-03T16:54:03","modified_gmt":"2015-03-03T15:54:03","slug":"nuovo-sguardo-sulla-legge-naturale-note","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/nuovo-sguardo-sulla-legge-naturale-note\/","title":{"rendered":"Nuovo sguardo sulla legge naturale (Note)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong>Dal sito della Santa Sede<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>ALLA RICERCA DI UN\u2019ETICA UNIVERSALE:<br \/>\nNUOVO SGUARDO SULLA LEGGE NATURALE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/01\/giusnaturalismo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-20462\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/01\/giusnaturalismo-300x160.jpg\" alt=\"giusnaturalismo\" width=\"250\" height=\"134\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/01\/giusnaturalismo-300x160.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2010\/01\/giusnaturalismo.jpg 350w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">* NOTA PRELIMINARE. Il tema \u00abAlla ricerca di un\u2019etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale\u00bb \u00e8 stato sottoposto allo studio della Commissione Teologica Internazionale. Per preparare questo studio venne formata una Sottocommissione composta dall\u2019Ecc.mo mons. Roland Minnerath, dai Rev.mi professori: p. Serge-Thomas Bonino OP (presidente della Sottocommissione), Geraldo Luis Borges Hackmann, Pierre Gaudette, Tony Kelly CssR, Jean Liesen, John Michael McDermott SI, dai Ch.mi professori dott. Johannes Reiter e dott.ssa Barbara Hallensleben, con la collaborazione di s.e. mons. Luis Ladaria SI, segretario generale, nonch\u00e9 con i contributi degli altri membri.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La discussione generale si \u00e8 svolta in occasione delle sessioni plenarie della stessa CTI, tenutesi a Roma, nell\u2019ottobre 2006 e 2007 e nel dicembre 2008. Il documento \u00e8 stato approvato all\u2019unanimit\u00e0 dalla Commissione nella sessione dell\u20191-6 dicembre 2008 ed \u00e8 stato poi sottoposto al suo presidente, il cardinale William J. Levada, che ha dato la sua approvazione per la pubblicazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(1)<\/strong> Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\" target=\"_blank\">Gaudium et spes<\/a><\/em>, proemio, n. 1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(2)<\/strong> Cfr <em>Ez<\/em> 36,26.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(3)<\/strong> Giovanni Paolo II, <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/speeches\/1995\/october\/documents\/hf_jp-ii_spe_05101995_address-to-uno_it.html\" target=\"_blank\"><em>Discorso del 5 ottobre 1995 all\u2019Assemblea generale delle Nazioni<\/em> <em>Unite per la celebrazione del 50\u00b0 anniversario della sua fondazione<\/em><\/a>, in <em>Insegnamenti di Giovanni<\/em> <em>Paolo II, XVIII\/2<\/em>, 1995, Citt\u00e0 del Vaticano, 1998, 732.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(4)<\/strong> Cfr Benedetto XVI, <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/speeches\/2008\/april\/documents\/hf_ben-xvi_spe_20080418_un-visit_it.html\" target=\"_blank\"><em>Discorso del 18 aprile 2008 davanti all\u2019Assemblea generale<\/em> <em>dell\u2019ONU<\/em><\/a>, in AAS 100 (2008) 335: \u00abIl merito della Dichiarazione universale \u00e8 stato di aprire a culture, a espressioni giuridiche e a modelli istituzionali diversi la possibilit\u00e0 di convergere attorno a un nodo fondamentale di valori e quindi di diritti: ma \u00e8 uno sforzo che oggi dev\u2019essere ancora pi\u00f9 sostenuto di fronte a istanze che cercano di reinterpretare i fondamenti della <em>Dichiarazione<\/em> e di comprometterne l\u2019unit\u00e0 interna per favorire il passaggio dalla protezione della dignit\u00e0 umana all\u2019appagamento di semplici interessi, spesso particolari. [&#8230;] Sovente constatiamo nei fatti un predominio della legalit\u00e0 sulla giustizia, quando si manifesta un\u2019attenzione alla rivendicazione dei diritti che giunge sino a farli apparire come il risultato esclusivo di disposizioni legislative o di decisioni normative prese dalle diverse istanze delle autorit\u00e0 in carica. I diritti, quando sono presentati sotto una forma di pura legalit\u00e0, rischiano di diventare proposizioni di debole portata, separati dalla dimensione etica e razionale, che costituisce il loro fondamento e il loro fine. La <em>Dichiarazione<\/em> <em>universale<\/em> ha infatti riaffermato con forza la convinzione che il rispetto dei diritti dell\u2019uomo \u00e8 radicata prima di tutto in una giustizia immutabile, sulla quale \u00e8 pure fondata la forza coercitiva delle proclamazioni internazionali. \u00c8 un aspetto che spesso \u00e8 trascurato, quando si pretende di privare i diritti della loro vera funzione in nome di una stretta prospettiva utilitarista\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(5)<\/strong> Nel 1993, alcuni rappresentanti del Parlamento delle religioni del mondo hanno reso pubblica una <em>Dichiarazione per un\u2019etica planetaria<\/em>, la quale afferma che \u00abesiste gi\u00e0 tra le religioni un consenso suscettibile di fondare un\u2019etica planetaria; un consenso minimo che riguarda valori obbliganti, norme irrevocabili e tendenze morali essenziali\u00bb. Questa <em>Dichiarazione <\/em>contiene quattro princ\u00ecpi. <em>1)<\/em> \u00abNessun nuovo ordine del mondo senza un\u2019etica mondiale\u00bb. <em>2)<\/em> \u00abOgni persona umana sia trattata umanamente\u00bb. La presa in considerazione della dignit\u00e0 umana \u00e8 considerata come un fine in s\u00e9. Tale principio riprende la \u00abregola d\u2019oro\u00bb che \u00e8 presente in molte tradizioni religiose. <em>3)<\/em> La <em>Dichiarazione<\/em> enuncia quattro direttive morali irrevocabili: non-violenza e rispetto della vita; solidariet\u00e0; tolleranza e verit\u00e0; uguaglianza dell\u2019uomo e della donna. <em>4)<\/em> Riguardo ai problemi dell\u2019umanit\u00e0, \u00e8 necessario un cambiamento di mentalit\u00e0, affinch\u00e9 ciascuno prenda coscienza della propria pressante responsabilit\u00e0. \u00c8 dovere delle religioni coltivare tale responsabilit\u00e0, approfondirla e trasmetterla alle generazioni future.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(6)<\/strong> Benedetto XVI, <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/speeches\/2007\/february\/documents\/hf_ben-xvi_spe_20070212_pul_it.html\" target=\"_blank\"><em>Discorso del 12 febbraio 2007 al Congresso internazionale sulla legge<\/em> <em>morale naturale organizzato dalla Pontificia Universit\u00e0 Lateranense<\/em><\/a>, in AAS 99 (2007) 244.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(7)<\/strong> Cfr Agostino, s., De doctrina <em>christiana<\/em>, III, XIV, 22 (<em>Corpus christianorum<\/em>, series latina, 32, 91): \u00abIl precetto: \u201cQuello che tu non vuoi sia fatto a te, non farlo ad altri\u201d non pu\u00f2 in alcun modo variare in funzione della diversit\u00e0 dei popoli (\u201cQuod tibi fieri non vis, alii ne feceris\u201d, nullo modo posse ulla eorum gentili diversitate variari)\u00bb. Cfr L. J. Philippidis, <em>Die \u00abGoldene Regel\u00bb<\/em> <em>religionsgeschichtlich Untersucht<\/em>, Leipzig, 1929; A. Dihle, <em>Die Goldene Regel. Eine Einf\u00fchrung<\/em> <em>in<\/em> <em>die Geschichte der antiken und fr\u00fchchristlichen Vulgarethik<\/em>, G\u00f6ttingen, 1962; J. Wattles, <em>The Golden Rule<\/em>, New York &#8211; Oxford, 1996.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(8)<\/strong>\u00a0<em>M\u0101nava dharma\u015b\u0101stra<\/em>, 1, 108 (G. C. Haughton, <em>M\u0101nava Dharma \u015a\u0101stra or The Institutes<\/em>\u00a0<em>of Manu<\/em>, Comprising the Indian System of Duties, Religious and Civil, ed. By P. Percival, New Delhi, 1982(4), 14.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(9)<\/strong>\u00a0<em>Mah\u0101bh\u0101rata, Anusasana parva<\/em>, 113, 3-9 (ed. Ishwar Chundra Sharma e O. N. Bimali; transl. according to M. N. Dutt, vol. IX, Delhi, Parimal Publications, 469).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(10)<\/strong> Ad esempio: \u00abDica la verit\u00e0, dica cose che facciano piacere, non dichiari una verit\u00e0 sgradevole, non pronunci una bugia pietosa: questa \u00e8 la legge eterna\u00bb (<em>M\u0101nava dharma\u015b\u0101stra<\/em>, 4, 138, p. 101); \u00abConsideri sempre l\u2019azione di colpire, quella di ingiuriare e quella di nuocere al bene del prossimo come le tre cose pi\u00f9 funeste nella serie dei vizi provocati dalla collera\u00bb (<em>M\u0101nava dharma\u015b\u0101stra<\/em>, 7, 51, p. 156).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(11)<\/strong> Confucio,\u00a0 <em>Entretiens<\/em> 15, 23 (traduzione di A. Cheng, Paris, 1981, 125).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(12)<\/strong>\u00a0<em>Corano<\/em>, sura 35, 24 (traduzione di D. Masson, Paris, 1967, 537); cfr sura 13, 7.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(13)<\/strong><em> Corano<\/em>, sura 17, 22-38 (pp. 343-345): \u00abIl tuo Signore ha decretato che adoriate soltanto Lui. Ha prescritto la bont\u00e0 verso il padre e la madre. Se uno di loro o entrambi hanno raggiunto la vecchiaia vicino a te, non dire loro: \u201cOib\u00f2\u201d, non allontanarli, rivolgi loro parole rispettose. China verso di loro, con bont\u00e0, l\u2019ala della tenerezza e di\u2019: \u201cMio Signore! Sii misericordioso verso di loro, come essi sono stati verso di me, quando ero bambino e mi hanno allevato\u201d. Il vostro Signore conosce perfettamente ci\u00f2 che \u00e8 in voi. Se siete giusti, perdona coloro che ritornano pentiti a lui. Da\u2019 ai parenti prossimi ci\u00f2 che \u00e8 loro dovuto, come anche al povero e al viandante; ma non essere prodigo. I prodighi sono fratelli dei demoni, e il Demonio \u00e8 molto ingrato verso il suo Signore. Se, cercando una misericordia che speri dal tuo Signore, sei costretto ad allontanarti da loro, rivolgi loro una parola benevola. Non portare la mano chiusa al collo e non tenderla troppo larga, altrimenti ti troverai vilipeso e misero. S\u00ec, il tuo Signore dispensa largamente oppure misura i suoi doni a chi vuole. \u00c8 bene informato sui suoi servi e li vede perfettamente. Non uccidete i vostri figli per timore della povert\u00e0. Noi provvederemo al loro mantenimento insieme al vostro. La loro uccisione sar\u00e0 un peccato enorme. Evitate la fornicazione: \u00e8 un abominio! Che via detestabile! Non uccidete l\u2019uomo che Dio vi ha vietato di uccidere, se non per una giusta ragione. [&#8230;] Non toccate i beni dell\u2019orfano, finch\u00e9 non ha raggiunto la maggiore et\u00e0, se non per il migliore uso. Mantenete i vostri impegni, perch\u00e9 gli uomini saranno interrogati sui loro impegni. Quando misurate, date una giusta misura; pesate con la bilancia pi\u00f9 precisa. \u00c8 un bene e il suo risultato \u00e8 eccellente. Non inseguire ci\u00f2 di cui non hai alcuna conoscenza. Certamente dovrai rendere conto di tutto: dell\u2019udito, della vista e del cuore. Non percorrere la terra con insolenza. Tu non puoi n\u00e9 squarciare la terra, n\u00e9 raggiungere l\u2019altezza delle montagne. Ci\u00f2 che in tutto questo \u00e8 male \u00e8 detestabile davanti a Dio\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(14)<\/strong> Sofocle, <em>Antigone<\/em>, v. 449-460 (ed. Pl\u00e9iade, p. 584).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(15)<\/strong> Cfr Aristotele, <em>Retorica<\/em>, I, XIII, 2 (1373 b 4-11): \u00abLa legge particolare (<em>nomos idios<\/em>) \u00e8 quella che ogni gruppo di uomini determina in rapporto ai suoi membri, e questi tipi di leggi si dividono in legge non scritta e legge scritta. La legge comune (<em>nomos koinos<\/em>) \u00e8 quella conforme alla natura (<em>kata physin<\/em>). Infatti c\u2019\u00e8 un giusto e un ingiusto, comuni per natura, che tutti riconoscono per una specie di divinazione, anche se non vi sia nessuna comunicazione o reciproca convenzione. Perci\u00f2 si vede l\u2019Antigone di Sofocle dichiarare che \u00e8 giusto seppellire Polinice, la cui sepoltura \u00e8 stata vietata, affermando che tale sepoltura \u00e8 giusta, essendo conforme alla natura\u00bb; cfr anche <em>Etica a Nicomaco<\/em>, V, 10.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(16)<\/strong> Cfr Platone, <em>Gorgia<\/em> (483 c-484 b) [Discorso di Callicle]: \u00abLa natura stessa dimostra che \u00e8 giusto che il migliore abbia pi\u00f9 del pi\u00f9 debole, e il pi\u00f9 potente pi\u00f9 del pi\u00f9 impotente. Essa manifesta in diverse circostanze che \u00e8 bene cos\u00ec, sia negli altri esseri viventi sia in tutte le citt\u00e0 e le razze degli uomini, e che il giusto \u00e8 cos\u00ec determinato per il fatto che il pi\u00f9 potente comanda al pi\u00f9 debole e a una parte pi\u00f9 grande. Infatti su quale idea del giusto si fondava Serse per fare guerra alla Grecia, o suo padre agli sciti? Si potrebbero citare molti esempi simili. Ma, mi pare, quelli hanno agito cos\u00ec secondo la natura del giusto e, per Zeus, secondo la legge della natura, e probabilmente non secondo quella istituita da noi; plasmando i migliori e i pi\u00f9 forti tra noi, prendendoli fin dalla giovane et\u00e0, come si farebbe con i leoni, seducendoli con i nostri sortilegi e stregandoli con i nostri incantesimi, li sottomettiamo a noi ripetendo loro che ciascuno dev\u2019essere uguale agli altri, e che questo \u00e8 il bello e il giusto. Ma se nasce un uomo dotato di una natura abbastanza potente, allora, liberandosi con una spallata di tutti questi ostacoli, facendoli a pezzi e sfuggendo loro, calpestando i nostri scritti, i nostri sortilegi, i nostri incantesimi e le nostre leggi che sono tutte senza eccezione contro natura, e alzandosi sopra di noi, ecco che lo schiavo si rivela nostro padrone, e allora appare in piena luce il giusto secondo la natura!\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(17)<\/strong> Nel <em>Teeteto<\/em> (172 a-b), il Socrate di Platone spiega le nefaste conseguenze politiche della tesi relativista attribuita a Protagora, secondo la quale ogni uomo \u00e8 misura della verit\u00e0: \u00abDunque, anche in politica, bello e brutto, giusto e\u00a0 ingiusto, pio ed empio, tutto ci\u00f2 che ogni citt\u00e0 ritiene tale e legalmente decreta tale per s\u00e9, tutto questo in verit\u00e0 \u00e8 tale per ciascuno [&#8230;].\u00a0 Nelle questioni di giusto e ingiusto, di pio ed empio, si \u00e8 d\u2019accordo nel sostenere rigorosamente che nulla di questo \u00e8 di natura n\u00e9 possiede la sua essenza in proprio; ma semplicemente ci\u00f2 che sembra al gruppo diventa vero dal momento in cui sembra e fino a quando sembra\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(18)<\/strong> Cfr, ad esempio, Seneca, <em>De vita beata<\/em>, VIII, 1: \u00abBisogna seguire la natura come guida; la ragione la osserva e la consulta. Quindi \u00e8 la stessa cosa vivere felice e vivere secondo la natura (<em>Natura enim duce utendum est: hanc ratio observat, hanc consulit. <\/em><em>Idem est ergo beate vivere et<\/em> <em>secundum naturam<\/em>)\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(19)<\/strong> Cicerone, <em>De legibus<\/em>, I, VI, 18: \u00abLex est ratio summa insita in natura quae iubet ea quae facienda sunt prohibetque contraria\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(20)<\/strong> Cfr <em>Am <\/em>1-2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(21)<\/strong> Il giudaismo rabbinico si riferisce a sette imperativi morali che Dio ha dato a No\u00e8 per tutti gli uomini. Sono enumerati nel Talmud (<em>Sanhedrin<\/em> 56), <em>1)<\/em> Non ti farai idoli. <em>2)<\/em> Non ucciderai. <em>3)<\/em> Non ruberai. <em>4)<\/em> Non commetterai adulterio. <em>5)<\/em> Non bestemmierai. <em>6)<\/em> Non mangerai la carne di un animale vivo. <em>7)<\/em> Stabilirai tribunali di giustizia per far rispettare i sei comandamenti precedenti. Mentre i 613 <em>mitzot<\/em> della Torah scritta e la loro interpretazione nella Torah orale riguardano soltanto gli ebrei, le leggi di No\u00e8 si rivolgono a tutti gli uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(22)<\/strong> La letteratura sapienziale\u00a0 si interessa della storia soprattutto in quanto essa fa apparire certe costanti relative al cammino che conduce l\u2019uomo verso Dio. I sapienti non disprezzano le lezioni della storia e il loro valore di rivelazione divina (cfr <em>Sir <\/em>44-51), ma hanno una viva coscienza del legame tra gli avvenimenti dipendenti da una coerenza che non \u00e8 un avvenimento storico. Per comprendere questa identit\u00e0 all\u2019interno della mutabilit\u00e0 e agire in modo responsabile in funzione di questa, la sapienza ricerca i princ\u00ecpi e le leggi strutturali piuttosto che precise prospettive storiche. Facendo cos\u00ec, la letteratura sapienziale si concentra sulla protologia, cio\u00e8 sulla creazione iniziale con ci\u00f2 che essa implica. Infatti la protologia tenta di descrivere la coerenza che si trova dietro gli avvenimenti storici. \u00c8 una condizione <em>a priori<\/em> che consente di mettere in ordine tutti gli avvenimenti storici possibili. La letteratura sapienziale cerca dunque di valorizzare le condizioni che rendono possibile la vita di tutti i giorni. La storia descrive questi elementi in modo successivo, la sapienza va al di l\u00e0 della storia verso una descrizione atemporale di ci\u00f2 che costituisce la realt\u00e0 al tempo della creazione, \u00aball\u2019inizio\u00bb, quando gli esseri umani furono creati a immagine di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(23)<\/strong> Cfr <em>Prv <\/em>6,6-9: \u00abVa\u2019 dalla formica, o pigro, guarda le sue abitudini e diventa saggio. Essa non ha n\u00e9 capo, n\u00e9 sorvegliante, n\u00e9 padrone, eppure d\u2019estate si provvede il vitto, al tempo della mietitura accumula il cibo. Fino a quando, pigro, te ne starai a dormire? Quando ti scuoterai dal sonno?\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(24)<\/strong> Cfr anche <em>Lc<\/em> 6,31: \u00abE come volete che gli uomini facciano a voi, cos\u00ec anche voi fate a loro\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(25)<\/strong> Traduzione italiana della versione francese della Bibbia. Cfr Bonaventura, s., <em>Commentarius in Evangelium Lucae<\/em>, c. 6, n. 76 (\u00abOpera omnia, VII\u00bb, ed. Quaracchi, p. 156): \u00abIn hoc mandato [Lc 6,31] est consummatio\u00a0 legis naturalis, cuius una pars negativa ponitur Tobiae quarto et implicatur hic: \u201cQuod ab alio oderis tibi fieri, vide ne tu aliquando alteri facias\u201d\u00bb; (Pseudo-)Bonaventura, <em>Expositio in Psalterium<\/em>, <em>Ps <\/em>57,2 (\u00abOpera omnia, IX\u00bb, ed. Viv\u00e8s, p. 227); \u00abDuo sunt mandata naturalia: unum prohibitivum, unde hoc \u201cQuod tibi non vis fieri, alteri ne feceris\u201d; aliud affirmativum, unde in Evangelio \u201cOmnia quaecumque vultis ut faciant vobis homines, eadem facite illis\u201d. Primum de malis removendis, secundum de bonis adipiscendis\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(26)<\/strong> Cfr Concilio Vaticano I, Costituzione dogmatica <em>Dei Filius<\/em>, c. 2. Cfr anche <em>At <\/em>14,16-17: \u00abEgli, nelle generazioni passate, ha lasciato che ogni popolo seguisse la sua strada; ma non ha cessato di dar prova di s\u00e9 beneficandovi, concedendovi dal cielo piogge e stagioni ricche di frutti, fornendovi di cibo e riempiendo di letizia i vostri cuori\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(27)<\/strong> In Filone di Alessandria si trova l\u2019idea secondo la quale Abramo, senza la Legge scritta, conduceva gi\u00e0 \u00abper natura\u00bb una vita conforme alla Legge. Cfr Filone di Alessandria, <em>De<\/em> <em>Abrahamo<\/em>, \u00a7 275-276 (Introduzione, traduzione e note di J. Gorez, \u00abLes \u0153uvres de Philon d\u2019Alexandrie, 20\u00bb, Paris, 1966, 132-135): \u00abMos\u00e8 dice: Quest\u2019uomo [Abramo] ha osservato la legge divina e tutti gli ordini divini (<em>Gn<\/em> 26,5). E non aveva\u00a0 ricevuto un insegnamento di testi scritti. Ma, spinto dalla natura \u2014 non scritta \u2014 pone il suo zelo nel seguire da vicino slanci sani e senza difetto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(28)<\/strong> Cfr <em>Rm<\/em> 7,22-23: \u00abNel mio intimo io acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un\u2019altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione (<em>to nomo tou noos mou<\/em>) e mi rende schiavo della legge del peccato che \u00e8 nelle mie membra\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(29)<\/strong> Clemente di Alessandria, <em>Stromata<\/em>, I, c. 29, 182, 1 [\u00abSources chr\u00e9tiennes\u00bb, 30, 176].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(30)<\/strong> Agostino, s., <em>Contra Faustum<\/em>, XXII, c. 27 [PL 42, col. 418]: \u00abLex vero aeterna est ratio divina vel voluntas Dei, ordinem naturalem conservari iubens, perturbari vetans\u00bb. Ad esempio, sant\u2019Agostino condanna la menzogna, perch\u00e9 va direttamente contro la natura del linguaggio e la sua vocazione ad essere il segno del pensiero; cfr <em>Enchiridion<\/em>, VII, 22 [<em>Corpus christianorum<\/em>, series latina, 46, 62]: \u00abLa parola non \u00e8 stata data agli uomini per ingannarsi reciprocamente, ma per portare bene i loro pensieri alla conoscenza degli altri. Servirsi della parola per ingannare e non per il suo fine normale \u00e8 dunque un peccato (Et utique verba propterea sunt instituta non per quae invicem se homines fallant sed per quae in alterius quisque notitiam cogitationes suas perferat. Verbis ergo uti ad fallaciam, non ad quod instituta sunt, peccatum est)\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(31)<\/strong> Agostino, s., <em>De Trinitate<\/em>, XIV, XV, 21 [<em>Corpus christianorum<\/em>, series latina, 50 A, 451]: \u00abQueste regole dove sono scritte? L\u2019uomo, anche ingiusto, dove riconosce ci\u00f2 che \u00e8 giusto? Dove vede che bisogna avere ci\u00f2 che egli non ha? Dove sono scritte, se non nel libro di quel lume che si chiama la Verit\u00e0? L\u00e0 \u00e8 scritta ogni legge giusta, di l\u00e0 essa passa nel cuore dell\u2019uomo che pratica la giustizia; non emigra in lui, ma vi mette la sua impronta, come un sigillo che da un anello passa nella cera, ma senza lasciare l\u2019anello (Ubinam sunt istae regulae scriptae, ubi quid sit iustum et iniustus agnoscit, ubi cernit habendum esse quod ipse non habet? Ubi ergo scriptae sunt, nisi in libro lucis illius quae veritas dicitur, unde omnis lex iusta describitur et in cor hominis qui operatur iustitiam non migrando sed tamquam imprimendo transfertur, sicut imago ex anulo et in ceram transit et anulum non relinquit?)\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(32)<\/strong>\u00a0Cfr Gaius, <em>Instituta<\/em>, 1. 1 (II sec. d.C.) (ed. J. Reinach, \u00abCollection des universit\u00e9s de France\u00bb, Paris, 1950, 1): \u00abQuod vero naturalis ratio inter omnes homines constituit, id apud omnes populos peraeque custoditur vocaturque ius gentium, quasi quo iure omnes gentes utuntur. Populus itaque romanus partim suo proprio, partim communi omnium hominum iure utitur\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(33)<\/strong> San Tommaso d\u2019Aquino distingue nettamente l\u2019ordine politico naturale fondato sulla ragione e l\u2019ordine religioso soprannaturale fondato sulla grazia della rivelazione. Egli si oppone ai filosofi musulmani ed ebrei medievali che attribuivano alla rivelazione religiosa un ruolo essenzialmente politico. Cfr <em>Quaestiones disputatae de veritate<\/em>, q. 12, a. 3, ad 11: \u00abLa societ\u00e0 degli uomini, in quanto \u00e8 ordinata al fine della vita eterna pu\u00f2 conservarsi soltanto con la giustizia della fede, il cui principio \u00e8 la profezia. [&#8230;] Ma poich\u00e9 questo fine \u00e8 soprannaturale, sia la sua giustizia ordinata a tale fine sia la profezia che \u00e8 il suo principio saranno soprannaturali. Invece la giustizia con la quale \u00e8 governata la societ\u00e0 umana in ordine al bene civile, si pu\u00f2 ottenere quanto basta con i princ\u00ecpi del diritto naturale posti nell\u2019uomo (Societas hominum secundum quod ordinatur ad finem vitae aeternae, non potest conservari nisi per iustitiam fidei, cuius principium est prophetia [&#8230;] Sed cum hic finis sit supernaturalis, et iustitia ad hunc finem ordinata, et prophetia, quae est eius principium, erit supernaturalis. Iustitia vero per quam gubernatur societas humana in ordine ad bonum civile, sufficienter potest haberi per principia iuris naturalis homini indita)\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(34)<\/strong> Cfr Benedetto XVI, <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/speeches\/2006\/september\/documents\/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-regensburg_it.html\" target=\"_blank\"><em>Discorso tenuto a Ratisbona in occasione dell\u2019incontro con i<\/em> <em>rappresentanti del mondo della scienza<\/em><\/a> (12 settembre 2006), in AAS 98 (2006) 733: \u00abAlla fine del Medioevo si sono sviluppate nella teologia tendenze che hanno manifestato questa sintesi tra lo spirito greco e lo spirito cristiano. Di fronte a quello che \u00e8 detto l\u2019intellettualismo agostiniano e tomista, inizia con Duns Scoto la teoria del volontarismo che, nei suoi sviluppi ulteriori, ha condotto a dire che noi possiamo conoscere di Dio soltanto la sua <em>voluntas ordinata<\/em>. Al di l\u00e0 di questa, ci sarebbe la libert\u00e0 di Dio, in virt\u00f9 della quale egli avrebbe potuto creare e anche fare il contrario di ci\u00f2 che ha fatto. Qui si stabiliscono posizioni che possono [&#8230;] tendere verso l\u2019immagine di un Dio arbitrario, che non \u00e8 pi\u00f9 legato n\u00e9 al vero n\u00e9 al bene. La trascendenza e l\u2019alterit\u00e0 di Dio sono poste cos\u00ec in alto che anche la nostra ragione e il nostro senso del vero e del bene non sono pi\u00f9 un autentico specchio di Dio, le cui immense possibilit\u00e0, dietro alle sue effettive decisioni, rimangono per noi eternamente inaccessibili e nascoste\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(35)<\/strong>\u00a0TH. Hobbes, <em>Leviathan<\/em>, Parte II, c. 26 (tr. F. Tricaud, Paris, 1971, 295, nota 81): \u00abIn una citt\u00e0 costituita, l\u2019interpretazione delle leggi di natura non dipende dai dottori, dagli scrittori che hanno trattato di filosofia morale, ma dall\u2019autorit\u00e0 civile. Infatti le dottrine possono essere vere: ma \u00e8 l\u2019autorit\u00e0, non la verit\u00e0, che fa la legge\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(36)<\/strong> La posizione dei Riformatori di fronte alla legge naturale non \u00e8 monolitica. Pi\u00f9 di Martin Lutero, Giovanni Calvino, fondandosi su san Paolo, riconosce l\u2019esistenza della legge naturale come norma etica, anche se \u00e8 radicalmente incapace di giustificare l\u2019uomo. \u00ab\u00c8 una cosa volgare che l\u2019uomo sia sufficientemente istruito nella retta regola del vivere bene da quella legge naturale di cui parla l\u2019Apostolo [&#8230;]. Il fine della legge naturale \u00e8 di rendere l\u2019uomo inescusabile; perci\u00f2 la possiamo definire propriamente cos\u00ec: \u00e8 un sentimento della coscienza, con cui essa distingue sufficientemente tra il bene e il male, per togliere all\u2019uomo la copertura dell\u2019ignoranza, in quanto \u00e8 rimproverato dalla sua stessa testimonianza\u00bb (<em>L\u2019Istituzione cristiana<\/em>, libro II, c. 2, 22). Nei tre secoli successivi alla Riforma, per i protestanti la legge naturale \u00e8 servita da fondamento alla giurisprudenza. Soltanto con la secolarizzazione della legge naturale, nel XIX secolo, la teologia protestante ne ha preso le distanze. Solamente a partire da tale epoca, si manifesta dunque l\u2019opposizione delle opinioni cattolica e protestante sulla questione della legge naturale. Ma oggi l\u2019etica protestante sembra manifestare un nuovo interesse per questa nozione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(37)<\/strong> L\u2019espressione ha origine in Hugo Grotius, <em>De iure belli et pacis<\/em>, Prolegomena: \u00abHaec quidem quae iam diximus locum aliquem haberent, etsi daremus, quod sine summo scelere dari nequit, non esse Deum\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(38)<\/strong> Graziano, <em>Concordantia discordantium canonum<\/em>, pars I, dist. 1 [PL 187, col. 29]: \u00abHumanum genus duobus regitur, naturali videlicet iure et moribus. Ius naturale est quod in lege et Evangelio continetur, quo quisque iubetur alii facere quod sibi vult fieri, et prohibetur alii inferre quod sibi nolit fieri. [&#8230;] Omnes leges aut divinae sunt aut humanae. Divinae natura, humanae moribus constant, ideoque hae discrepant, quoniam aliae aliis gentibus placent\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(39)<\/strong> Cfr Paolo VI, Enciclica <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/paul_vi\/encyclicals\/documents\/hf_p-vi_enc_25071968_humanae-vitae_it.html\" target=\"_blank\">Humanae vitae<\/a><\/em>, n. 4, in AAS 60 (1968) 483.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(40)<\/strong> Cfr <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/ITA0014\/_INDEX.HTM\" target=\"_blank\">Catechismo della Chiesa Cattolica<\/a><\/em>, nn. 1954-1960; Giovanni Paolo II, Enciclica <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/edocs\/ITA1226\/_INDEX.HTM\" target=\"_blank\">Veritatis splendor<\/a><\/em>, nn. 40-53.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(41 ) <\/strong>Benedetto XVI, <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/speeches\/2007\/february\/documents\/hf_ben-xvi_spe_20070212_pul_it.html\" target=\"_blank\"><em>Discorso del 12 febbraio 2007 al Congresso internazionale sulla legge<\/em> <em>morale naturale organizzato dalla Pontificia Universit\u00e0 Lateranense<\/em><\/a>, in AAS 99 (2007) 243.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(42)<\/strong> Cfr Id., <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/speeches\/2008\/april\/documents\/hf_ben-xvi_spe_20080418_un-visit_it.html\" target=\"_blank\">Discorso del 18 aprile 2008 davanti all\u2019Assemblea generale dell\u2019ONU<\/a><\/em>: \u00abQuesti diritti [i diritti dell\u2019uomo] trovano il loro fondamento nella legge naturale inscritta nel cuore dell\u2019uomo e presente nelle diverse culture e civilt\u00e0. Separare i diritti umani da tale contesto significherebbe limitare la loro portata e cedere a una concezione relativista, per la quale il senso e l\u2019interpretazione dei diritti potrebbe variare e la loro universalit\u00e0 potrebbe essere negata in nome delle diverse concezioni culturali, politiche, sociali e anche religiose\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(43)<\/strong> Cfr Giovanni Paolo II, Enciclica <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/edocs\/ITA1217\/__PO.HTM\" target=\"_blank\">Evangelium vitae<\/a><\/em>, nn. 73-74.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(44)<\/strong> Cfr Id., Enciclica <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/edocs\/ITA1226\/__PG.HTM\" target=\"_blank\">Veritatis splendor<\/a><\/em>, n. 44: \u00abLa Chiesa si \u00e8 riferita spesso alla dottrina tomista della legge naturale, integrandola nel suo insegnamento morale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(45)<\/strong> Tommaso d\u2019Aquino, s., <em>Summa theologiae<\/em>, Ia-IIae, q. 94, a. 2: \u00abIl primo precetto della legge \u00e8 che si deve fare e perseguire il bene ed evitare il male. Su questo si fondano tutti gli altri precetti della legge di natura, che cio\u00e8 si deve fare ed evitare tutto ci\u00f2 che riguarda i precetti della legge di natura, che la ragione pratica riconosce naturalmente come beni umani (Hoc est primum praeceptum legis, quod bonum est faciendum et prosequendum, et malum vitandum. Et super hoc fundantur omnia alia praecepta legis naturae, ut scilicet omnia illa facienda vel vitanda pertineant ad praecepta legis naturae, quae ratio practica naturaliter apprehendit esse bona humana)\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(46)<\/strong> Cfr ivi, Ia, q. 79, a. 12; <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/ITA0014\/__P5Y.HTM\" target=\"_blank\">Catechismo della Chiesa Cattolica<\/a><\/em>, n. 1780.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(47)<\/strong>\u00a0Cfr R. Guardini, <em>Libert\u00e9, gr\u00e2ce et destin\u00e9e<\/em> (tr. J. Ancelet-Hustache, Paris, 1969, 46-47): \u00abCompiere il bene significa pure compiere ci\u00f2 che rende feconda e ricca l\u2019esistenza. Cos\u00ec, il bene \u00e8 ci\u00f2 che preserva la vita e la conduce alla sua pienezza, ma soltanto quando \u00e8 compiuto per se stesso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(48)<\/strong> Cfr Tommaso d\u2019Aquino, s., <em>Summa theologiae<\/em>, Ia-IIae, q. 91, a. 2: \u00abFra tutti gli esseri, la creatura ragionevole \u00e8 soggetta alla provvidenza divina in modo pi\u00f9 eccellente, poich\u00e9 essa stessa \u00e8 partecipe di questa provvidenza, provvedendo a s\u00e9 e agli altri. In questa creatura c\u2019\u00e8 dunque una partecipazione alla ragione eterna, secondo la quale essa possiede un\u2019inclinazione naturale al modo di agire e al fine che sono dovuti. Questa partecipazione alla legge eterna nella creatura razionale si dice legge naturale (Inter cetera autem rationalis creatura excellentiori quodam modo divinae providentiae subiacet, inquantum et ipsa fit providentiae particeps, sibi ipsi et aliis providens. Unde et in ipsa participatur ratio aeterna, per quam habet naturalem inclinationem ad debitum actum et finem. Et talis participatio legis aeternae in rationali creatura lex naturalis dicitur)\u00bb, Questo testo \u00e8 citato in Giovanni Paolo II, Enciclica <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/edocs\/ITA1226\/__PG.HTM\" target=\"_blank\">Veritatis splendor<\/a><\/em>, n. 43. Cfr pure Concilio Vaticano II, Dichiarazione <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_decl_19651207_dignitatis-humanae_it.html\" target=\"_blank\">Dignitatis humanae<\/a><\/em>, n. 3: \u00abLa norma suprema della vita umana \u00e8 la stessa legge divina eterna, oggettiva e universale, per mezzo della quale Dio con un suo disegno di sapienza e amore ordina, dirige e governa il mondo intero e le vie della comunit\u00e0 umana. E Dio rende partecipe l\u2019uomo di questa legge, cosicch\u00e9 l\u2019uomo, per soave disposizione della provvidenza divina, possa conoscere sempre pi\u00f9 l\u2019immutabile verit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(49)<\/strong> Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\" target=\"_blank\">Gaudium et spes<\/a><\/em>, n. 36.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(50)<\/strong>\u00a0Cfr Tommaso d\u2019Aquino, s., <em>Summa theologiae<\/em>, Ia-IIae, q. 94, a. 2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(51)<\/strong>\u00a0Cfr ivi, Ia-IIae, q. 94, a. 6.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(52)<\/strong> Cfr\u00a0 <em>Dichiarazione universale dei diritti dell\u2019uomo<\/em>, art. 3.5.17.22.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(53)<\/strong> Cfr ivi, articolo 16.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(54)<\/strong> Cfr Aristotele, <em>Politica<\/em>, I, 2 (1253 a 2-3); Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\" target=\"_blank\">Gaudium et spes<\/a><\/em>, n. 12, \u00a7 4.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(55)<\/strong> Girolamo, s., <em>Epistolae<\/em> 121, 8 [PL 22, col. 1024].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(56)<\/strong> Cfr Tommaso d\u2019Aquino, s., <em>Summa theologiae<\/em>, Ia-IIae, q. 94, a. 6: \u00abQuanto ai precetti secondi, la legge naturale pu\u00f2 essere cancellata dal cuore degli uomini, sia per cattive esortazioni, come nelle scienze speculative si insinuano errori riguardo a conclusioni necessarie, sia per cattive abitudini e comportamenti viziosi, come alcuni non consideravano peccati le rapine e neppure i vizi contro natura, come dice san Paolo (<em>Rm<\/em> 1,24). (Quantum vero ad alia praecepta secundaria, potest lex naturalis deleri de cordibus hominum, vel propter malas persuasiones, eo modo quo etiam in speculativis errores contingunt circa conclusiones necessarias; vel etiam propter pravas consuetudines et habitus corruptos; sicut apud quosdam non reputabantur latrocinia peccata, vel etiam vitia contra naturam, ut etiam apostolus dicit, ad Rom. 1,24)\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(57)<\/strong> Tommaso d\u2019Aquino, s., <em>Summa theologiae<\/em>, Ia-IIae, q. 94, a. 4: \u00abRatio practica negotiatur circa contingentia, in quibus sunt operationes humanae, et ideo, etsi in communibus sit aliqua necessitas, quanto magis ad propria descenditur, tanto magis invenitur defectus [&#8230;]. In operativis autem non est eadem veritas vel rectitudo practica apud omnes quantum al propria, sed solum quantum ad communia, et apud illos apud quod est eadem recititudo in propriis, non est aequaliter omnibus nota. [&#8230;]. Et hoc tanto magis invenitur deficere, quanto magis ad particularia descenditur\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(58)<\/strong> Cfr Id., <em>Sententia libri Ethicorum<\/em>, Lib. VI, 6 (ed. Leonina, t. XLVII, 353-354): \u00abLa prudenza\u00a0 non considera soltanto l\u2019universale, in cui non c\u2019\u00e8 azione; ma deve conoscere il singolare, poich\u00e9 \u00e8 attiva, cio\u00e8 principio di azione. Ora, l\u2019azione \u00e8 sul singolare. Perci\u00f2 alcuni che non hanno una scienza universale sono pi\u00f9 attivi in alcune realt\u00e0 particolari di quelli che hanno una scienza universale, perch\u00e9 hanno l\u2019esperienza delle realt\u00e0 particolari. [&#8230;]. Poich\u00e9 dunque la prudenza \u00e8 una ragione attiva, bisogna che l\u2019uomo prudente abbia entrambe le conoscenze, cio\u00e8 l\u2019universale e la particolare; oppure, se ne ha una sola, \u00e8 meglio che abbia la conoscenza del particolare, che \u00e8 pi\u00f9 vicina all\u2019operazione (Prudentia enim non considerat solum universalia, in quibus non est actio; sed oportet quod cognoscat singularia, eo quod est activa, idest principium agendi. Actio autem est circa singularia. Et inde est, quod quidam non habentes scientiam universalium sunt magis activi circa aliqua particularia, quam illi qui habent universalem scientiam, eo quod sunt in aliis particularibus experti. [&#8230;]. Quia igitur prudentia est ratio activa, oportet quod prudens habeat utramque notitiam, scilicet et universalium et particularium; vel, si alteram solum contingat ipsum habere, magis debet habere hanc, scilicet notitiam particularium quae sunt propinquiora operationi)\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(59)<\/strong> Ad esempio, la psicologia sperimentale sottolinea l\u2019importanza della presenza attiva dei genitori dell\u2019uno e dell\u2019altro sesso per lo sviluppo armonioso della personalit\u00e0 del bambino, o ancora il ruolo decisivo dell\u2019autorit\u00e0 paterna per la costruzione della sua identit\u00e0. La storia politica suggerisce che la partecipazione di tutti alle decisioni che riguardano l\u2019insieme della comunit\u00e0 \u00e8 generalmente un fattore di pace sociale e di stabilit\u00e0 politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(60)<\/strong> A questo primo livello, l\u2019espressione della legge naturale talvolta fa astrazione da un riferimento esplicito a Dio. Certamente, l\u2019apertura alla trascendenza fa parte dei comportamenti virtuosi che ci si devono attendere dall\u2019uomo realizzato, ma Dio non \u00e8 ancora necessariamente riconosciuto come il fondamento e la fonte della legge naturale n\u00e9 come il fine ultimo che mobilita e gerarchizza i diversi comportamenti virtuosi. Questo non riconoscimento esplicito di Dio come norma morale ultima sembra che impedisca all\u2019approccio \u00abempirico\u00bb alla legge naturale di costituirsi in dottrina propriamente morale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(61)<\/strong> Bonaventura, s., <em>Commentarius in Ecclesiasten<\/em>, cap. 1 (\u00abOpera omnia, VI\u00bb, ed. Quaracchi, 1893, p. 16): \u00abVerbum divinum est omnis creatura, quia Deum loquitur\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(62)<\/strong> Cfr Tommaso d\u2019Aquino, s., <em>Summa theologiae<\/em>, Ia-IIae, q. 91, a. 1: \u00abLa legge non \u00e8 altro che una prescrizione della ragione pratica nel principe che governa una comunit\u00e0 perfetta. Ora, \u00e8 manifesto \u2014 essendo ammesso che il mondo \u00e8 governato dalla provvidenza divina \u2014 che tutta la comunit\u00e0 dell\u2019universo \u00e8 governata da un piano divino. Perci\u00f2 il piano del governo delle cose che \u00e8 in Dio come nel capo dell\u2019universo ha valore di legge. E poich\u00e9 il piano divino non concepisce nulla nel tempo ma ha una concezione eterna [&#8230;], ne segue che tale legge deve dirsi eterna (Nihil est aliud lex quam quoddam dictamen practicae rationis in principe qui gubernat aliquam communitatem perfectam. Manifestum est autem, supposito quod mundus divina providentia regatur [&#8230;], quod tota communitas universi gubernatur ratione divina. Et ideo ipsa ratio gubernationis rerum in Deo sicut in principe universitatis existens, legis habet rationem. Et quia divina ratio nihil concipit ex tempore, sed habet aeternum conceptum [&#8230;], inde est quod huiusmodi legem oportet dicere aeternam)\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(63)<\/strong> Cfr ivi, Ia-IIae, q. 91, a. 2: \u00abUnde patet quod lex naturalis nihil aliud est quam participatio legis aeternae in rationali creatura\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(64)<\/strong> Giovanni Paolo II, Enciclica <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/edocs\/ITA1226\/__PF.HTM\" target=\"_blank\">Veritatis splendor<\/a><\/em>, n. 41: \u00abL\u2019insegnamento sulla legge naturale come fondamento dell\u2019etica \u00e8 accessibile di diritto alla ragione naturale. La storia lo attesta. Ma, di fatto, questo insegnamento ha raggiunto la piena maturit\u00e0 soltanto sotto l\u2019influenza della rivelazione cristiana. Anzitutto perch\u00e9 la comprensione della legge naturale come partecipazione alla legge eterna \u00e8 strettamente legata a una metafisica della creazione. Ora, questa, bench\u00e9 sia di diritto accessibile alla ragione filosofica, \u00e8 stata veramente presentata e spiegata soltanto sotto l\u2019influenza del monoteismo biblico. E poi perch\u00e9 la Rivelazione, ad esempio attraverso il Decalogo, spiega, conferma, purifica e completa i princ\u00ecpi fondamentali della legge naturale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(65)<\/strong> La teoria dell\u2019evoluzione, che tende a ridurre la specie a un equilibrio precario e provvisorio nel flusso del divenire, non rimette forse in questione radicalmente il concetto stesso di natura? Infatti, qualunque sia il suo valore sul piano della descrizione biologica empirica, la nozione di specie risponde a un\u2019esigenza permanente della spiegazione filosofica del vivente. Soltanto il ricorso a una specificit\u00e0 formale, irriducibile alla somma delle propriet\u00e0 materiali, consente di dare ragione dell\u2019intelligibilit\u00e0 del funzionamento interno di un organismo vivente considerato come un tutto coerente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(66)<\/strong> La dottrina teologica del peccato originale sottolinea fortemente l\u2019unit\u00e0 reale della natura umana. Questa non pu\u00f2 ridursi a una semplice astrazione n\u00e9 a una somma di realt\u00e0 individuali. Essa indica piuttosto una totalit\u00e0 che abbraccia tutti gli uomini che condividono uno stesso destino. Il semplice fatto di essere nati (nasci) ci pone in relazioni durevoli di solidariet\u00e0 con tutti gli altri uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(67)<\/strong> Boezio, Contra <em>Eutychen et Nestorium<\/em>, c. 3 [PL 64, col. 1344]: \u00abPersona est rationalis naturae individua substantia\u00bb. Cfr Bonaventura, s., <em>Commentaria in librum I Sentantiarum<\/em>, d. 25, a. 1, q. 2; Tommaso d\u2019Aquino, s., <em>Summa theologiae<\/em>, Ia, q. 29, a. 1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(68)<\/strong> Benedetto XVI, Enciclica <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/encyclicals\/documents\/hf_ben-xvi_enc_20071130_spe-salvi_it.html\" target=\"_blank\">Spe salvi<\/a><\/em>, n. 5.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(69)<\/strong> Cfr pure Atanasio di Alessandria, <em>Trait\u00e9 contre les pa\u00efens<\/em>, 42 [\u00abSources chr\u00e9tiennes\u00bb, 18, 195]): \u00abCome un musicista che accorda la lira unisce con la sua arte le note gravi con le note acute, le note medie con le altre, per eseguire una sola melodia: cos\u00ec la Sapienza di Dio, il Verbo, tenendo l\u2019universo come una lira, unisce gli esseri dell\u2019aria con quelli della terra, e gli esseri del cielo con quelli dell\u2019aria; combina l\u2019insieme con le parti; conduce tutto con il suo comando e con la sua volont\u00e0; produce cos\u00ec, nella bellezza e nell\u2019armonia, un solo mondo e un solo ordine del mondo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(70)<\/strong> La <em>physis<\/em> degli antichi, prendendo atto dell\u2019esistenza di un certo non-essere (la materia), preservava la contingenza delle realt\u00e0 terrestri e opponeva una resistenza alle pretese della ragione umana di imporre all\u2019insieme della realt\u00e0 un ordine determinista puramente razionale. Cos\u00ec lasciava aperta la possibilit\u00e0 di un\u2019azione effettiva della libert\u00e0 umana nel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(71)<\/strong> Cfr Giovanni Paolo II, <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/letters\/documents\/hf_jp-ii_let_02021994_families_it.html\" target=\"_blank\">Lettera alle famiglie<\/a><\/em>, n. 19: \u00abLa filosofia, che ha enunciato il principio del <em>cogito, ergo sum<\/em>, \u201cpenso, dunque sono\u201d, ha pure impresso nella concezione moderna dell\u2019uomo il carattere dualista che la distingue. \u00c8 proprio del razionalismo opporre radicalmente nell\u2019uomo lo spirito al corpo e il corpo allo spirito. Al contrario, l\u2019uomo \u00e8 una persona nell\u2019unit\u00e0 del suo corpo e del suo spirito. Il corpo non pu\u00f2 mai essere ridotto a una pura materia: \u00e8 un corpo \u00abspiritualizzato\u00bb, come lo spirito \u00e8 cos\u00ec profondamente unito al corpo che si pu\u00f2 dire uno spirito \u00abincarnato\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(72)<\/strong> L\u2019ideologia del <em>gender<\/em>, che nega ogni significato antropologico e morale alla differenza naturale dei sessi, si inscrive in questa prospettiva dualista. Cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/congregations\/cfaith\/documents\/rc_con_cfaith_doc_20040731_collaboration_it.html\" target=\"_blank\"><em>Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla collaborazione dell\u2019uomo e della donna<\/em> <em>nella Chiesa e nel mondo<\/em><\/a>, n. 2: \u00abPer evitare ogni supremazia dell\u2019uno o dell\u2019altro sesso, si tende a cancellare le loro differenze, considerate come semplici effetti di un condizionamento storico e culturale. In questo livellamento, la differenza corporale chiamata sesso \u00e8 minimizzata, mentre la dimensione puramente culturale, chiamata genere, \u00e8 sottolineata al massimo e considerata come primordiale. [&#8230;] La radice immediata di questa tendenza si trova nell\u2019ambito della questione della donna, ma la sua motivazione pi\u00f9 profonda dev\u2019essere ricercata nel tentativo della persona umana di liberarsi dai suoi condizionamenti biologici. Secondo questa prospettiva antropologica, la natura umana non avrebbe in s\u00e9 caratteristiche che si impongano in modo assoluto: ogni persona potrebbe o dovrebbe determinarsi secondo il suo buon volere, in quanto sarebbe libera da ogni predeterminazione legata alla sua costituzione essenziale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(73)<\/strong> Giovanni Paolo II, Enciclica <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/edocs\/ITA1226\/__PH.HTM\" target=\"_blank\">Veritatis splendor<\/a><\/em>, n. 50.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(74)<\/strong> Il dovere di umanizzare la natura nell\u2019uomo \u00e8 inseparabile dal dovere di umanizzare la natura esterna. Questo giustifica l\u2019immenso forzo compiuto dagli uomini per emanciparsi dalle coercizioni della natura fisica nella misura in cui esse ostacolano lo sviluppo dei valori propriamente umani. La lotta contro le malattie, la prevenzione dei fenomeni naturali ostili, il miglioramento delle condizioni di vita sono di per s\u00e9 opere che attestano la grandezza dell\u2019uomo chiamato a riempire la terra e a sottometterla (cfr <em>Gn<\/em> 1,28). Cfr Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\" target=\"_blank\">Gaudium et spes<\/a><\/em>, n. 57.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(75)<\/strong> Reagendo al pericolo del fisicismo e insistendo giustamente sul ruolo decisivo della ragione nella elaborazione della legge naturale, alcune teorie contemporanee della legge naturale trascurano, anzi rifiutano, il significato morale dei dinamismi naturali pre-razionali. La legge naturale sarebbe detta \u00abnaturale\u00bb soltanto in riferimento alla ragione, che definirebbe il tutto della natura dell\u2019uomo. Obbedire alla legge naturale si ridurrebbe dunque ad agire in modo ragionevole, cio\u00e8 ad applicare all\u2019insieme dei comportamenti un ideale univoco di razionalit\u00e0 generato dalla sola ragione pratica. Ci\u00f2 significa identificare a torto la razionalit\u00e0 della legge naturale con la sola razionalit\u00e0 della ragione umana senza tener conto della razionalit\u00e0 immanente alla natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(76)<\/strong> Cfr Tommaso d\u2019Aquino, s., <em>Summa theologiae<\/em>, IIa-IIae, q. 154, a. 11. La valutazione morale dei peccati contro natura deve tener conto non soltanto della loro gravit\u00e0 oggettiva ma anche delle disposizioni soggettive, spesso attenuanti, di coloro che li commettono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(77)<\/strong> Cfr <em>Gn<\/em> 2,15.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(78)<\/strong> Cfr Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\" target=\"_blank\">Gaudium et spes<\/a><\/em>, nn. 73-74. Il <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/ITA0014\/__P6F.HTM\" target=\"_blank\">Catechismo della Chiesa Cattolica<\/a><\/em>, n. 1882, precisa che \u00abcerte societ\u00e0, quali la famiglia e la comunit\u00e0 civica, sono pi\u00f9 immediatamente rispondenti alla natura dell\u2019uomo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(79)<\/strong> Cfr Giovanni XXIII, Enciclica <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_xxiii\/encyclicals\/documents\/hf_j-xxiii_enc_15051961_mater_it.html\" target=\"_blank\">Mater et Magistra<\/a><\/em>, n. 65; Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\" target=\"_blank\">Gaudium et spes<\/a><\/em>, n. 26 \u00a7 1; Dichiarazione <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_decl_19651207_dignitatis-humanae_it.html\" target=\"_blank\">Dignitatis humanae<\/a><\/em>, n. 6.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(80)<\/strong> Cfr Giovanni XXIII, Enciclica <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_xxiii\/encyclicals\/documents\/hf_j-xxiii_enc_11041963_pacem_it.html\" target=\"_blank\">Pacem in terris<\/a><\/em>, n. 55.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(81)<\/strong> Cfr ivi, n. 37; Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/pontifical_councils\/justpeace\/documents\/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html\" target=\"_blank\"><em>Compendio della<\/em> <em>Dottrina Sociale della Chiesa<\/em><\/a>, nn. 192-203.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(82)<\/strong> Cfr Tommaso d\u2019Aquino, s., <em>Summa theologiae<\/em>, Ia-IIae, q. 95, a. 2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(83)<\/strong> Agostino, s., <em>De libero arbitrio<\/em>, I, V, 11 [<em>Corpus christianorum<\/em>, series latina, 29, 217]: \u00abInfatti non mi sembra legge, quella che non \u00e8 giusta\u00bb; Tommaso d\u2019Aquino, s., <em>Summa theologiae<\/em>, Ia-IIae, q. 93, a. 3, ad 2: \u00abLa legge umana ha ragione di legge in quanto \u00e8 conforme alla retta ragione; a questo titolo, \u00e8 manifesto che essa deriva dalla legge eterna. Ma, nella misura in cui si allontana dalla ragione, \u00e8 dichiarata legge iniqua, quindi non ha pi\u00f9 ragione di legge, ma \u00e8 piuttosto una violenza (Lex humana intantum habet rationem legis, inquantum est secundum rationem rectam, et secundum hoc manifestum est quod a lege aeterna derivatur. Inquantum vero a ratione recedit, sic dicitur lex iniqua, et sic non habet rationem legis, sed magis violentiae cuiusdam)\u00bb; Ia-IIae, q. 95, a. 2: \u00abOgni legge posta dagli uomini non ha ragione di legge che nella misura in cui deriva dalla legge naturale. Se in qualche punto si allontana dalla legge naturale, allora non \u00e8 pi\u00f9 una legge, ma una corruzione della legge (Unde omnis lex humanitus posita intantum habet de ratione legis, inquantum a lege naturae derivatur. Si vero in aliquo a lege naturali discordet, iam non erit lex sed legis corruptio)\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(84)<\/strong>\u00a0Cfr Tommaso d\u2019Aquino, s., <em>Summa theologiae<\/em>, Ia-IIae, q. 97, a. 1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(85)<\/strong> Per sant\u2019Agostino, il legislatore, per fare una buona opera, deve consultare la legge eterna; cfr Agostino, s., <em>De vera religione<\/em>, XXXI, 58 [<em>Corpus christianorum<\/em>, series latina, 32, 225]: \u00abIl legislatore temporale, se \u00e8 saggio e buono, consulta la legge eterna, che nessun uomo pu\u00f2 giudicare, affinch\u00e9 secondo le sue norme immutabili possa riconoscere ci\u00f2 che in quel momento conviene comandare o vietare (Conditor tamen legum temporalium, si vir bonus est et sapiens, illam ipsam consulit aeternam, de qua nulli animae iudicare datum est; ut secundum eius immutabiles regulas, quid sit pro tempore iubendum vetandumque discernat)\u00bb. In una societ\u00e0 secolarizzata, nella quale non tutti riconoscono il segno di questa legge eterna, la ricerca, la difesa e l\u2019espressione del diritto naturale mediante la legge positiva ne garantiscono la legittimit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(86)<\/strong> Cfr Agostino, s., <em>De Civitate Dei<\/em>, I, 35 [<em>Corpus christianorum<\/em>, series latina, 47, 34-35].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(87)<\/strong> Cfr Pio XII, <em>Discorso del 23 marzo 1958<\/em>, in AAS 25 (1958) 220.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(88)<\/strong> Cfr Pio XI, Enciclica <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/pius_xi\/encyclicals\/documents\/hf_p-xi_enc_19310515_quadragesimo-anno_it.html\" target=\"_blank\">Quadragesimo anno<\/a><\/em>, nn. 79-80.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(89)<\/strong> Cfr anche <em>Gv <\/em>1,3-4; <em>1 Cor<\/em> 8,6; <em>Eb <\/em>1,2-3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(90)<\/strong> Cfr <em>Gv<\/em> 3,19-20; <em>Rm<\/em> 1,24-25.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(91)<\/strong> Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/archive\/hist_councils\/ii_vatican_council\/documents\/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html\" target=\"_blank\">Gaudium et spes<\/a><\/em>, n. 22. Cfr Ireneo di Lione, s., <em>Contro le eresie<\/em>, V, 16,2 [Sources chr\u00e9tiennes, 153, 216-217]: \u00abNei tempi anteriori, si diceva certamente che l\u2019uomo era stato fatto a immagine di Dio, ma ci\u00f2 non appariva, perch\u00e9 il Verbo era ancora invisibile, egli a cui immagine l\u2019uomo era stato fatto: del resto, per questo motivo la somiglianza si era facilmente perduta. Ma quando il Verbo di Dio si \u00e8 fatto carne, ha confermato l\u2019una e l\u2019altra: ha fatto apparire l\u2019immagine in tutta la sua verit\u00e0, diventando egli stesso quello che era la sua immagine, e ha ristabilito la somiglianza in modo stabile, rendendo l\u2019uomo del tutto simile al Padre invisibile per mezzo del Verbo da allora visibile\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(92)<\/strong> Cfr Agostino, s., <em>Enarrationes in Psalmos<\/em>, LVII, 1 [Corpus christianorum, series latina, 39, 708]: \u00abPer mano del Creatore, la Verit\u00e0 ha scritto nei nostri cuori queste parole: \u201cNon fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te\u201d. Nessuno poteva ignorare questo principio, anche prima che fosse data la legge, perch\u00e9 doveva servire a giudicare proprio quelli a cui la legge non era stata data. Ma per impedire agli uomini di lamentarsi e di dire che era loro mancato qualche cosa, si \u00e8 scritto anche nelle tavole quello che essi non leggevano pi\u00f9 nei loro cuori. Non \u00e8 che non lo possedessero come scritto, ma\u00a0 non volevano leggerlo. Si pose perci\u00f2 sotto i loro occhi quello che sarebbero obbligati a vedere nella propria coscienza: la voce che Dio ha fatto sentire dal di fuori ha costretto l\u2019uomo a rientrare in se stesso (Quandoquidem manu formatoris nostri in ipsis cordibus nostris scripsit: \u201cQuod tibi non vis fieri, ne facias alteri\u201d. Hoc et antequam lex daretur nemo ignorare permissus est, ut esset unde iudicarentur et quibus lex non esset data. Sed ne sibi homines aliquid defuisse quaererentur, scriptum est et in tabulis quod in cordibus non legebant. Non enim scriptum non habebant, sed legere nolebant. Oppositum est oculis eorum quod in conscientia videre cogerentur; et quasi forinsecus admota voce Dei, ad interiora sua homo compulsus est)\u00bb. Cfr Tommaso d\u2019Aquino, s., <em>In III Sent<\/em>., d. 37, q. 1, a. 1: \u00abNecessarium fuit ea quae naturalis ratio dictat, quae dicuntur ad legem naturae pertinere, populo in praeceptum dari, et in scriptum redigi [&#8230;] quia per contrariam consuetudinem, qua multi in peccato praecipitabantur, iam apud multos ratio naturalis, in qua scripta erant, obtenebrata erat\u00bb; <em>Summa theologiae<\/em>, Ia-IIae, q. 98, a. 6.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(93)<\/strong> Cfr <em>Sir<\/em> 24,23 (Vulgata: 24,32-33).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(94)<\/strong> Cfr Tommaso d\u2019Aquino, s., <em>Summa theologiae<\/em>, Ia-IIae, q. 100.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(95)<\/strong> La liturgia bizantina di san Giovanni Crisostomo esprime bene la convinzione cristiana quando mette sulla bocca del sacerdote che benedice il diacono nel ringraziamento dopo la comunione: \u00abCristo nostro Dio, che sei il compimento della Legge e dei Profeti e che hai compiuto tutta la missione ricevuta dal Padre, riempi i nostri cuori di gioia e di letizia, in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(96)<\/strong> Cfr <em>Gal <\/em>3,24-26: \u00abCos\u00ec la Legge \u00e8 per noi come un pedagogo che ci ha condotti a Cristo, perch\u00e9 fossimo giudicati per la fede. Ma appena \u00e8 giunta la fede, noi non siamo pi\u00f9 sotto un pedagogo. Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Ges\u00f9 Cristo\u00bb. Sulla nozione teologica di compimento, cfr Pontificia Commissione Biblica, <em>Il popolo ebraico e le sue sante Scritture nella<\/em> <em>Bibbia cristiana<\/em>, specialmente n. 21.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(97)<\/strong> Cfr <em>Mt <\/em>22,37-40; <em>Mc<\/em> 12,29-31; <em>Lc<\/em> 10,27.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(98)<\/strong> Cfr <em>Lc <\/em>6,27-36.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(99)<\/strong> Cfr <em>Lc <\/em>10,25-37.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(100)<\/strong> Cfr <em>Gv <\/em>15,13.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(101)<\/strong> Cfr anche <em>Ger<\/em> 31,33-34.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(102)<\/strong> Cfr Tommaso d\u2019Aquino, s., <em>Summa theologiae<\/em>, Ia-IIae, q. 106, a. 1: \u00abLa cosa principale nella legge della nuova alleanza, in cui risiede tutta la sua forza, \u00e8 la grazia dello Spirito Santo che \u00e8 data per la fede in Cristo. Ecco perch\u00e9 la nuova legge \u00e8 principalmente la grazia stessa dello Spirito Santo, che \u00e8 data a quelli che credono in Cristo (Id autem quod est potissimum in lege novi testamenti, et in quo tota virtus eius consistit, est gratia Spiritus sancti, quae datur per fidem Christi. Et ideo principaliter lex nova est ipsa gratia Spiritus sancti, quae datur Christi fidelibus)\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(103)<\/strong> Cfr ivi, Ia-IIae, q. 108, a. 1, ad 2: \u00abPoich\u00e9 la grazia dello Spirito Santo \u00e8 come un abito interiore infuso in noi, che ci inclina a operare rettamente, ci fa compiere liberamente le opere che convengono alla grazia ed evitare quelle che le sono contrarie. Cos\u00ec dunque, la nuova legge \u00e8 detta doppiamente legge della libert\u00e0. Anzitutto perch\u00e9 non ci costringe a compiere o ad evitare se non gli atti di per s\u00e9 necessari o contrari alla salvezza, che sono comandati o vietati dalla legge. Poi perch\u00e9 ci fa compiere liberamente questi comandi o divieti, in quanto li compiamo per lo stimolo interiore della grazia. Per questi due motivi, la nuova legge \u00e8 detta \u201clegge perfetta, legge della libert\u00e0\u201d (<em>Gc <\/em>1,25) (Quia igitur gratia Spiritus sancti est sicut habitus nobis infusus inclinans nos ad recte operandum, facit nos libere operari ea quae conveniunt gratiae, et vitare ea quae gratiae repugnant. Sic igitur lex nova dicitur lex libertatis dupliciter. Uno modo, quia non arctat nos ad facienda vel vitanda aliqua, nisi quae de se sunt vel necessaria vel repugnantia saluti, quae cadunt sub praecepto vel prohibitione legis. Secundo, quia huiusmodi etiam praecepta vel prohibitiones facit nos libere implere, inquantum ex interiori instinctu gratiae ea implemus. Et propter haec duo lex nova dicitur lex perfectae libertatis, Iac 1,25)\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(104)<\/strong> Id., <em>Quodlibeta<\/em>, IV, q. 8, a. 2: \u00abLa nuova legge, legge della libert\u00e0 \u00e8 costituita dai precetti morali della legge naturale, dagli articoli di fede e dai sacramenti della grazia (Lex nova, quae est lex libertatis [&#8230;] est contenta praeceptis moralibus naturalis legis, et articulis fidei, et sacramentis gratiae)\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(105)<\/strong> Giovanni Paolo II, <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/john_paul_ii\/speeches\/2002\/january\/documents\/hf_jp-ii_spe_20020118_dottrina-fede_it.html\" target=\"_blank\">Discorso del 18 gennaio 2002<\/a><\/em>, in AAS 94 (2002) 334.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=3673\">Torna all&#8217;indice<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal sito della Santa Sede COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE ALLA RICERCA DI UN\u2019ETICA UNIVERSALE: NUOVO SGUARDO SULLA LEGGE NATURALE NOTE<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/nuovo-sguardo-sulla-legge-naturale-note\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":20462,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,42],"tags":[840],"class_list":["post-3675","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-diritto","category-dottrina-e-morale","tag-legge-naturale","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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