{"id":36697,"date":"2016-11-24T00:00:58","date_gmt":"2016-11-23T23:00:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=36697"},"modified":"2019-07-05T08:45:58","modified_gmt":"2019-07-05T06:45:58","slug":"la-persecuzione-degli-armeni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-persecuzione-degli-armeni\/","title":{"rendered":"La persecuzione degli armeni"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_36698\" style=\"width: 263px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-36698\" class=\"wp-image-36698 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/genocidio_armeno-1.jpg\" alt=\"genocidio_armeno\" width=\"263\" height=\"192\"><p id=\"caption-attachment-36698\" class=\"wp-caption-text\">una mappa del genocidio<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Cultura&amp;Identit\u00e0<\/strong>. Rivista di studi conservatori Anno VIII nuova serie n. 12 5 giugno 2016<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Poco pi\u00f9 di un secolo fa, il governo turco erede dell\u2019Impero Ottomano decise lo sterminio della minoranza armena di religione cristiana e di altri gruppi cristiani allogeni: fu il primo grande genocidio del Novecento, il \u201csecolo del Male\u201d. A esso far\u00e0 seguito, negli anni del secondo confitto mondiale, quello della minoranza ebraica europea, condotto su scala ancora pi\u00f9 ampia e con uno stile assai pi\u00f9 barbaramente moderno e \u201cindustriale\u201d dalla Germania hitleriana.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Alberto Rosselli<\/strong>*<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Premessa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La persecuzione scatenata nel 1915 dai turchi nei confronti del popolo armeno residente in Anatolia e nel resto dell\u2019impero ottomano rappresenta forse il primo esempio dell\u2019epoca contemporanea di sistematica e scientifica soppressione di una minoranza etnico-religiosa. Un piano di eliminazione che non scatur\u00ec soltanto dall\u2019ideologia \u201cpanturchista\u201d e \u201cpanturanista\u201d del sedicente partito \u201cprogressista\u201d dei Giovani Turchi, ma che trasse le sue origini dalle antiche e mai del tutto sopite contrapposizioni tra la maggioranza musulmana turca e curda e la minoranza cristiana armena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l\u2019espressione \u201cgenocidio armeno\u201d \u2014 in lingua armena <em>Medz Yeghern<\/em>, il Grande Male) ci si riferisce a due eventi distinti ma legati fra loro: il primo, quello relativo alla campagna contro gli armeni condotta negli anni 1894-1896 dal sultano Abdul-Hamid II (1842-1918); il secondo \u2014 oggetto di questo breve studio \u2014 quello collegato alla deportazione e alla eliminazione degli armeni compiute nel corso del primo confitto mondiale dal nuovo governo della Sacra Porta, controllato dai Giovani Turchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019eliminazione fsica di circa un milione, un milione e mezzo di armeni \u2014 la cifra, come \u00e8 noto, \u00e8 ancora al centro di accese discussioni \u2014 da parte dei turchi rappresenta ancora oggi, a distanza di tanto tempo, uno scomodo tab\u00f9. Il sostanziale rifiuto da parte dell\u2019attuale governo di Ankara di riconoscere le responsabilit\u00e0 storiche della Sacra Porta rappresenta anche un ingombrante ostacolo non soltanto alla conferma di una realt\u00e0 storica, ma all\u2019ingresso nel consesso europeo della stessa Turchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u201cquestione armena\u201d torn\u00f2 di attualit\u00e0, dopo mezzo secolo dallo sterminio, nel 1974, quando rispondendo a una denuncia del Tribunale Permanente dei Popoli, il governo di Ankara ammise per la prima volta \u2014 anche se con molte riserve e <em>distinguo <\/em>\u2014 che fra il 1915 e il 1918 \u00ab[&#8230;] <em>il popolo armeno aveva patito effettivamente un certo numero di vittime attribuibili alle tragiche contingenze storiche del tempo di guerra, cio\u00e8 scontri armati, fame, malattie<\/em>\u00bb (1) , guardandosi bene per\u00f2 dal riconoscere che fra il 1880 e il 1918, cio\u00e8 per un periodo ben pi\u00f9 lungo, prima i sultani e poi il governo controllato dal partito dei Giovani Turchi repressero ripetutamente questa minoranza cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La bibliografa relativa allo sterminio o del \u201cgenocidio\u201d armeno \u2014 il termine \u201cgenocidio\u201d fu coniato all\u2019inizio degli anni 1940 dal giurista americano di origine ebreo-polacca Raphael Lemkin (1900-1959) proprio in riferimento alla repressione armena \u2014 \u00e8 in verit\u00e0 molto vasta e trasversale. Oltre agli scritti armeni, \u00e8 possibile attingere a fonti francesi, statunitensi, portoghesi, italiane, greche, bulgare, inglesi e russe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra esse ricordiamo quelle, molto importanti, dell\u2019ambasciatore americano Henry Morgenthau Sr. (1856-1946), degli inglesi lord James Bryce (1838-1922) e Arnold Joseph Toynbee (1889-1975), del francese Henri Barby (1874-1935), e, non ultime per importanza, quelle il console d\u2019Italia a Trebisonda, Giacomo Gorrini (1859-1950). Ma il materiale a disposizione dei ricercatori comprende anche numerosi libri, documenti e relazioni tedeschi, che confermano l\u2019ampiezza dello sterminio avvenuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1919, il pastore evangelico e storico Johannes Lepsius (1858-1926) pubblic\u00f2 <em>Deutschland und Armenien. Sammlung diplomatischer Aktenst\u00fccke<\/em> (2), testo che racchiude stralci di documenti diplomatici tedeschi tesi a scagionare, almeno in parte, le colpe e la presunta connivenza del Kaiser Guglielmo II (1859-1941) \u2014 durante la Prima Guerra Mondiale la Germania era alleata della Turchia \u2014, ma che rivelano la portata della tragedia dei cristiani anatolici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla documentazione di Lepsius va aggiunta quella, sempre di parte tedesca, del capitano dell\u2019esercito Armin Theophil Wegner (1886-1978), che con la sua preziosa raccolta fotografica ha fornito importanti prove dei massacri compiuti dai turchi e dai curdi in Siria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. I Giovani Turchi <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-14411\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/giovani-turchi.jpg\" alt=\"giovani turchi\" width=\"250\" height=\"166\">Verso la fine del XIX secolo, la crisi politica, economica e sociale dell\u2019Impero Ottomano si fece sempre pi\u00f9 grave, sfociando in pericolose sommosse. A Salonicco, in Grecia, un gruppo di ufficiali dell\u2019esercito, in combutta con alcuni esiliati politici turchi confluiti nel partito Ittihad ve Terakki (Unione e Progresso), iniziarono a tramare contro l\u2019incapace e retrogrado governo centrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un movimento in particolare, quello dei Giovani Turchi, auspicava l\u2019eliminazione del sultano per potere avviare un necessario processo di modernizzazione dell\u2019impero. La rivolta scoppi\u00f2 il 23 luglio del 1908, a Monastir in Macedonia, quando il Comitato Centrale di Unione e Progresso intim\u00f2 ad Abdul Hamid di ripristinare la costituzione del 1876. Avendo perso il controllo di buona parte dell\u2019esercito, il sultano cedette e il 24 luglio 1908 la costituzione venne ripristinata. Segu\u00ec un breve periodo di euforia da parte delle minoranze etniche e religiose della Sacra Porta, che confidavano nell\u2019inizio di una nuova era caratterizzata da maggiori libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Effettivamente, in un primo tempo gli ufficiali ribelli dettero a tutte le minoranze ampie garanzie di tolleranza, tanto che il partito armeno Dashnak tent\u00f2 e riusc\u00ec ad elaborare con essi un comune progetto di democratizzazione dello Stato ottomano. Si tratt\u00f2 per\u00f2 di una semplice speranza destinata a svanire di fronte ai reali e non dichiarati intenti che in segreto animavano i cuori degli appartenenti al Movimento dei Giovani Turchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur tramando da tempo contro gli armeni, sulle prime i Giovani Turchi si mostrarono molto liberali, laicisti e tolleranti. Tuttavia, il 19 ottobre del 1910, a Tessalonica, nel corso del congresso segreto promosso dall\u2019Ittihad, uno dei leader del Movimento, Taalat Pasci\u00e0, deline\u00f2 i tratti della futura politica di omogeneizzazione etnico-religiosa della Turchia, parlando per la prima volta della necessit\u00e0 di attuare al pi\u00f9 presto lo sterminio della minoranza armena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti elementi appartenenti al movimento \u201cmodernista\u201d turco avevano soggiornato e studiato in Europa dove avevano attinto alle fonti dell\u2019ideologia marxista e nazionalista, soprattutto tedesca, elaborandone i contenuti in funzione di un\u2019applicazione in chiave ottomana. La perdita di ampie porzioni di territorio nei Balcani e le ripetute umiliazioni militari e diplomatiche subite dalla Sacra Porta nella seconda met\u00e0 del XIX secolo, convinsero i Giovani Turchi circa la necessit\u00e0 non soltanto di fare avanzare economicamente e socialmente il loro agonizzante impero, ma di ridargli nuova linfa, espandendone i confini non a occidente, come avevano quasi sempre fatto i sultani del passato, bens\u00ec a oriente, in direzione della Persia, del Caucaso e delle immense regioni asiatiche centrali, abitate da popoli \u2014 tartari, azerbaigiani, ceceni, kazachi, uzbechi, kirghisi e tagiki \u2014 linguisticamente ed etnicamente afni al popolo anatolico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La teoria geopolitica intorno alla quale ruotava questo ultimo ragionamento traeva le sue origini dall\u2019ideologia panturanica (3). Come ho detto, dal pangermanesimo i Giovani Turchi avevano tratto lo spunto per ridare vigore nazionalistico e dignit\u00e0 di razza all\u2019Impero Ottomano, mentre dal marxismo essi avevano mutuato una vaga idea di eguaglianza sociale che, tuttavia, avevano modellato a uso e consumo delle loro particolari convinzioni ideologiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la nuova \u00e9lite dominante turca l\u2019eguaglianza non rappresentava infatti un dato sociale assoluto, bens\u00ec da commisurare all\u2019appartenenza o meno alla \u201crazza\u201d turca e all\u2019adesione al credo musulmano. Ma dal momento che entro i confini dell\u2019impero ottomano vivevano diverse minoranze etniche e religiose ecco che i Giovani Turchi percepirono come indispensabile in primo luogo la forzata \u201cturchizzazione\u201d o addirittura l\u2019eliminazione fisica degli elementi da essi considerati allogeni e quindi impuri, fra cui gli armeni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi concetti furono dettagliatamente riportati nel 1915 in una lunga e dettagliata relazione compilata dall\u2019agente e diplomatico tedesco conte Ludwig Maximilian Erwin von Scheubner-Richter (1884-1923), a quel tempo ufficiale di collegamento di una speciale unit\u00e0 militare turco-tedesca operante in Anatolia, nonch\u00e9 futuro dirigente del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedesco, caduto durante il putsch di Monaco di Baviera del 1923.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Ho avuto modo di conversare pi\u00f9 volte<\/em> \u2014 scrisse von Scheubner-Richter \u2014 <em>con eminenti personalit\u00e0 turche, e dalle loro dichiarazioni ho dedotto che gran parte dei membri del governo ottomano sono convinti che l\u2019impero turco dovrebbe basare la sua forza sia sulle teorie religiose islamiche, sia su quelle politiche \u201cpanturchiste\u201d e \u201cpanturaniche\u201d. Secondo i miei interlocutori, gli abitanti non musulmani e non turchi dell\u2019impero dovrebbero essere islamizzati con la forza o distrutti<\/em>\u00bb (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal canto suo, l\u2019ambasciatore austriaco a Costantinopoli, von Pallavicini (1848-1941) riport\u00f2 in una sua memoria lo stralcio di un colloquio avuto, sempre nel 1915, con il <em>Gran Visir.<\/em> Questi si dichiar\u00f2 contrario alla politica repressiva di Talaat Pasci\u00e0, <em>leader <\/em>dell\u2019Ittihad, nei confronti degli armeni. Il <em>Gran Visir<\/em> non vedeva infatti di buon occhio lo sterminio delle minoranze etniche e religiose dell\u2019impero. Ci\u00f2 a dimostrare \u2014 per amore di verit\u00e0 \u2014 che non tutte le alte gerarchie di Costantinopoli erano convinte della necessit\u00e0 di inglobare o sterminare i gruppi etnico-religiosi non musulmani per conseguire un effettivo rafforzamento dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1909, dopo un fallito tentativo controrivoluzionario di Abdul Hamid, i Giovani Turchi, guidati da Mehmed Tal\u2019at Pasci\u00e0 (1874-1921), deposero definitivamente il sultano, sostituendolo con il suo pi\u00f9 innocuo fratello Reshad Efendi (1844-1918), che insediarono sul trono con il nome di Mehmet VI. E contestualmente, gli ufficiali rivoluzionari iniziarono a cambiare rapidamente e apertamente strategia politica, rimangiandosi i vecchi propositi liberali e modificando in senso autoritario il loro intervento in seno alla societ\u00e0 ottomana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbandonati i proclami inneggianti alla libert\u00e0 e all\u2019eguaglianza, essi abrogarono praticamente tutti i diritti civili da poco concessi ad armeni, ebrei, greci del Ponto e arabi. E all\u2019indomani della sconfitta subita nel 1912 a opera dell\u2019Italia e dei rovesci patiti dall\u2019esercito ottomano durante la Prima Guerra Balcanica (1912-1913), il 26 gennaio 1913, un triumvirato formato da Ismail Pasci\u00e0 o Enver Pasci\u00e0 (1881-1922), Tal\u2019at Pasci\u00e0 e Ahmed Djemal Pasci\u00e0 (1872-1922), prese definitivamente in mano le leve del potere, proclamando la \u201cturchizzazione\u201d dell\u2019impero e avviando nel contempo una politica di persecuzione sistematica di tutte le minoranze, prima fra tutte quella armena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La responsabilit\u00e0 della cosiddetta \u201cseconda fase\u201d dell\u2019olocausto armeno fu da attribuire ai Giovani Turchi che pianificarono il genocidio attraverso la messa a punto di una efficiente struttura paramilitare, l\u2019Organizzazione Speciale (O.S.), coordinata da due medici, Mehmet N\u00e2z\u0131m (1886-1921) e Behaeddin Shakir (1874-1922). L\u2019O.S., che dipendeva dal Ministero della Guerra, realizzer\u00e0 tutte le sue pi\u00f9 gravi nefandezze sotto la supervisione del ministero degli Interni e con la collaborazione del ministero di Giustizia che, attraverso l\u2019emanazione di una legge speciale, inquadrer\u00e0 molte migliaia di criminali comuni nelle file della Teskilate Maksuse (o Teshkilati Mahsusa), uno speciale reparto paramilitare agli ordini di Behaeddin Shakir istituito per depredare i villaggi armeni ed eliminarne la popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Il genocidio <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-31233\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/08\/armeni_genocidio.jpg\" alt=\"armeni_genocidio\" width=\"250\" height=\"173\">Sotto il profilo per cos\u00ec dire organizzativo e cronologico il genocidio armeno compiuto dai Giovani Turchi si pu\u00f2 suddividere in quattro fasi, ciascuna delle quali corrisponde a una particolare metodologia di sterminio e a una particolare finalit\u00e0. La prima fase copr\u00ec il periodo compreso tra l\u2019aprile e il maggio del 1915 e si concentr\u00f2 essenzialmente sull\u2019eliminazione delle \u00e9lite e dei militari di origine armena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella seconda fase, aprile-giugno del 1915, i turchi eliminarono o deportarono i notabili locali, i membri dei partiti armeni e, in generale, tutti gli uomini validi. La terza fase si tradusse essenzialmente nella deportazione di massa. Oltre il 40% della popolazione armena residente nel 1914 nell\u2019Impero ottomano fu infatti sradicata e trasferita a forza in Siria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra il luglio e l\u2019agosto del 1915 scatt\u00f2 la quarta e ultima fase, durante la quale avvenne la deportazione nei campi di prigionia siriani e mesopotamici degli armeni residenti in Asia Minore, Tracia e Cilicia. Stando alla documentazione, nel 1915 i turchi allestirono almeno trenta grandi campi di concentramento, cinque dei quali di transito. Il 24 aprile 1915 \u2014 che verr\u00e0 in seguito ricordata come la data emblematica del genocidio \u2014, a Costantinopoli, circa cinquecento armeni furono incarcerati e poi strangolati con il filo di ferro. Fra le vittime anche il deputato Krikor Zohrab (1861- 1915) che pensava di godere dell\u2019amicizia personale di Tal\u2019at.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La persecuzione prosegu\u00ec con la soppressione della colta e operosa comunit\u00e0 della capitale, i cui membri furono divisi in gruppi e deportati in Anatolia, dove molti di essi vennero uccisi. Fra di loro vi erano intellettuali e scrittori, come il poeta Daniel Varujan (1884-1915), giornalisti e sacerdoti. Fra gli uomini di Chiesa, Soghomon Gevorki Soghomonyan (1869-1935), pi\u00f9 noto come il monaco Komitas, padre della etnomusicologia armena. Komitas fu deportato assieme ad altri 180 intellettuali armeni a \u00c7ank\u0131r\u0131 in Anatolia centro settentrionale. Egli sopravvisse alla prigionia e alla guerra grazie all\u2019intervento del poeta nazionalista turco Emin Yurdakul Mehmed (1869-1944), della scrittrice turca Halide Edib Ad\u0131var (1884 -1964) e dell\u2019ambasciatore americano Henry Morgenthau. Trasferitosi nel 1919 a Parigi, Komitas, a causa degli orrori visti e patiti, impazz\u00ec, fnendo i suoi giorni in un manicomio, nel 1935.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra il maggio e il luglio del 1915, la falce ottomana si abbatt\u00e9 sulle comunit\u00e0 delle province di Erzerum, Bitlis, Van, Diyarbakir, Trebisonda, Sivas e Kharput, dove le bande curde si accanirono in modo particolare contro i sacerdoti, a molti dei quali, prima dell\u2019esecuzione, vennero strappati gli occhi, le unghie e i denti. Gevdet Bey, vali (governatore) della citt\u00e0 di Van e cognato del ministro della Difesa Enver Pasci\u00e0, pare si divertisse a fare inchiodare ai piedi dei religiosi ferri di cavallo arroventati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stando a un rapporto del console statunitense ad Ankara, nel luglio 1915 circa duemila soldati armeni reduci dalla campagna del Caucaso furono improvvisamente disarmati dai turchi e spediti nella zona di Kharput con il pretesto di utilizzarli nella costruzione di una strada. Ma una volta giunti sul posto essi vennero tutti fucilati. A loro insaputa, moltissimi altri militari armeni furono anch\u2019essi disarmati e inquadrati in speciali \u201cbattaglioni operai\u201d (Amel\u00e9 Tabur\u00ec) per lavorare \u2014 cos\u00ec fu detto loro \u2014 nel comparto infrastrutture. Ma in realt\u00e0 essi vennero poi massacrati, come accadde a duemilacinquecento soldati armeni condotti in localit\u00e0 Diyarbakir.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-14423 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/armenian-genocide-10.jpg\" alt=\"armenian genocide 10\" width=\"250\" height=\"177\">Nel giugno 1916, dopo avere liquidato circa 150.000 militari armeni, i turchi decideranno di fare fuori anche un terzo degli operai cristiani impiegati nella costruzione e nella manutenzione della ferrovia Berlino-Costantinopoli-Baghdad: decisione che tuttavia venne duramente contrastata dagli alleati tedeschi. L\u2019ambasciatore a Costantinopoli, conte Paul Wolf Metternich zur Gracht (1853-1934), accus\u00f2 Tal\u2019at Pasci\u00e0 e il ministro degli Esteri Halil Pasci\u00e0 (1882-1957) di inutili crudelt\u00e0 e persino di sabotaggio: denunce che lasciarono tuttavia impassibili i capi ottomani, pi\u00f9 che mai decisi a proseguire con la pulizia etnico-religiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019aprile 1915, a Van, in seguito all\u2019ennesima retata, alcune migliaia di civili armeni riuscirono a disarmare la locale guarnigione turca, barricandosi nel nucleo urbano e resistendo agli attacchi ottomani e curdi fino al sopraggiungere della divisione di cavalleria russa del generale Nikolaj Nikolaevi\u010d Judeni\u010d (1862-1933), che nel mese maggio li liber\u00f2 dall\u2019assedio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una storia per certi versi analoga vissero circa 4.100 armeni rifugiatisi sull\u2019acrocoro del Musa Dagh, situata nella porzione meridionale della Cilicia armena, sulla costa del Mediterraneo orientale \u2014 oggi provincia turca di Hatay \u2014, dove resistettero alla fame e alla pressione turca per ben quaranta giorni (5) fino a quando, il 12 settembre 1915, furono tratti in salvo dal provvidenziale arrivo nel golfo di Alessandretta di una squadra navale dell\u2019Intesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Verso l\u2019autunno del 1915, una volta eliminata la porzione pi\u00f9 giovane e combattiva del popolo armeno, il ministero degli Interni ottomano pass\u00f2 alla seconda fase dell\u2019\u201colocausto\u201d, cio\u00e8 l\u2019eliminazione di tutti gli adulti di et\u00e0 superiore ai quarantacinque anni che fino ad allora erano stati risparmiati poich\u00e9 ritenuti indispensabili per il lavoro nelle campagne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come testimonia questo brano tratto da un dispaccio inviato il 15 settembre 1915 dal ministro Tal\u2019at Pasci\u00e0 al governatore turco di Aleppo Bekir Sami Kunduh (1865-1933) Bey: \u00ab[\u2026] <em>Siete gi\u00e0 stato informato del fatto che il Governo ha deciso di sterminare l\u2019intera popolazione armena<\/em> [\u2026] <em>Occorre la vostra massima collaborazione <\/em>[\u2026] <em>Non sia usata piet\u00e0 per nessuno, tanto meno per le donne, i bambini, gli invalidi<\/em> [\u2026] <em>Per quanto tragici possano sembrare i metodi di questo sterminio, occorre agire senza alcuno scrupolo di coscienza e con la massima celerit\u00e0 ed efcienza<\/em>\u00bb (6) .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ancora, in una lettera del 1\u00b0 dicembre 1915 al nuovo governatore della citt\u00e0 siriana Mustaf\u00e0 Abd\u00fclhalik Renda (1881-1957): \u00ab<em>Il luogo di questa gente sediziosa \u00e8 l\u2019annientamento<\/em>\u00bb (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solitamente, i turchi organizzavano le deportazioni di massa trasferendo i loro prigionieri in localit\u00e0 piuttosto remote. Una delle destinazioni prescelte fu la desolata regione siriana di Deir al-Zor, dove centinaia di intere famiglie armene furono ammassate e lasciate morire di stenti. Una volta in viaggio le colonne di armeni venivano attaccate e sterminate da brigate composte di curdi e di turchi, arruolati da Ittihad [il comitato Centrale di Unione e Progresso] per quel compito. Le deportazioni furono giustificate dal governo turco con la scusa di un necessario spostamento delle comunit\u00e0 armene dalle zone interessate dalle operazioni militari (Anatolia orientale e nord orientale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gran parte dei deportati furono massacrati durante la loro marcia. Una volta abbandonati i loro villaggi, le bande curde e i gendarmi turchi si impadronivano di tutte le abitazioni e i beni degli armeni, grazie anche ad una legge del 10 giugno 1915 e altre emanate in seguito, che stabilivano che tutte le propriet\u00e0 appartenenti agli armeni deportati fossero dichiarate \u201cbeni abbandonati\u201d (<em>emvali metruke<\/em>) e quindi soggetti alla confisca da parte dello Stato turco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E a testimonianza dei risvolti economici della strage, basti pensare che i profitti derivati all\u2019oligarchia dei Giovani Turchi e ai suoi lacch\u00e8 dai beni rapinati agli armeni arrivarono a toccare la cifra astronomica di un miliardo di marchi. Nell\u2019inverno del 1915, il conte Wolf Metternich decise di riferire al ministero degli Esteri tedesco il protrarsi di questi inutili e crudeli eccidi, chiedendo un intervento ufficiale presso la Sacra Porta. Venuti al corrente della protesta, Enver Pasci\u00e0 e Tal\u2019at Pasci\u00e0 chiesero a Berlino l\u2019immediata sostituzione di Wolf Metternich, che nel 1916 dovette infatti rientrare in Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va comunque detto che non tutti i governatori turchi accettarono di eseguire per filo e per segno gli ordini di Costantinopoli. Nel luglio del 1915, per esempio, il vali di Ankara si oppose allo sterminio indiscriminato di giovani e vecchi, venendo rimosso e sostituito da un funzionario pi\u00f9 zelante, tale Gevdet, che nell\u2019estate del 1915 a Siirt fece massacrare oltre diecimila fra armeni ortodossi e cristiani nestoriani e giacobiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-14425\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/armenian-genocide-12.jpg\" alt=\"armenian genocide 12\" width=\"178\" height=\"200\">Resoconti sui molteplici eccidi sono registrati anche nelle memorie di addetti diplomatici francesi, svedesi e italiani presenti all\u2019epoca in Turchia. Il 25 agosto 1915<em>, Il Messaggero<\/em> di Roma pubblic\u00f2 la denuncia del console generale a Trebisonda, Giovanni Gorrini. Il plenipotenziario affermava che degli oltre 14.000 armeni legalmente residenti a Trebisonda all\u2019inizio del 1915 al 23 luglio dello stesso anno non ne rimanevano in vita che 90. Tutti gli altri, dopo essere stati spogliati di ogni avere, erano stati deportati dalla polizia e dall\u2019esercito ottomani in lande desolate o in vallate dell\u2019entroterra e massacrati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto proseguiva senza soste la deportazione degli armeni destinati ai campi della regione di Deir al-Azor. Questi primordiali Lager privi di baracche e di servizi igienici accolsero all\u2019interno dei loro perimetri cintati da filo spinato decine di migliaia di profughi. \u00ab<em>Ben presto <\/em>\u2014 narra David Marshall Lang (1924-1991) (8) \u2014 <em>in questi recinti, rigurgitanti in gran parte di vecchi, donne e bambini, scoppiarono terribili epidemie di tifo e vaiolo che si allargarono a gran parte della popolazione siriana<\/em> [\u2026]. <em>Solo ad Aleppo, tra l\u2019agosto 1916 e l\u2019agosto 1917, circa 35.000 persone morirono di tifo<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Epidemie che si rivelarono talmente devastanti da allarmare il generale Otto Liman von Sanders (1855-1929), comandante delle forze turco-tedesche in Medio Oriente. Questi, nel 1916, cerc\u00f2 \u2014 almeno cos\u00ec sembra \u2014 di attivare una qualche forma di assistenza, seppure duramente contrastato dalle autorit\u00e0 ottomane. In terra siriana, alcune centinaia di ragazze e di ragazzi armeni riuscirono per\u00f2 a scampare alla morte, anche se a duro prezzo. Le fanciulle, soprattutto le pi\u00f9 giovani e graziose, furono infatti vendute per poche piastre a possidenti arabi che le rinchiusero nei loro bordelli. In molte altre zone dell\u2019impero i giovani armeni subirono sorte ancora peggiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un rapporto del 1917, l\u2019ufficiale medico tedesco Hans Stofels rifer\u00ec \u00ab[&#8230;] <em>di avere osservato nella zona di Mosul<\/em> (Irak settentrionale) <em>un gran numero di villaggi armeni, nelle cui chiese e abitazioni giacevano i corpi bruciati e decomposti di donne e di bambini precedentemente violentati, sodomizzati e torturati nei modi pi\u00f9 orrendi<\/em>\u00bb (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019autunno del 1918, quando le forze britanniche del generale Edmund Allenby (1861-1936) provenienti dalla Palestina entrarono in Siria, trovarono in alcune baracche di un campo decine di donne tutte segnate dagli stenti e dalle malattie veneree. In terra siriana i britannici vennero anche a sapere che centinaia di bimbi armeni provenienti dall\u2019Anatolia erano stati rinchiusi in bordelli per omosessuali o negli speciali orfanotrofi gestiti dalla \u201csignora\u201d Halide Edib Ad\u0131var.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-14419\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/armenian-genocide-7.jpg\" alt=\"armenian genocide 7\" width=\"250\" height=\"177\">Nonostante tutto, il governo turco non si reputava ancora soddisfatto di come stava procedendo la risoluzione del \u201cproblema armeno\u201d. \u00ab<em>In base alle relazioni da noi raccolte<\/em> \u2014 annot\u00f2 il 10 e il 20 gennaio del 1916, il notabile Abdullahad Nuri Bey, rappresentante del direttore generale del Comitato di Radicamento delle Trib\u00f9 e dei Profughi \u2014 <em>mi risulta che soltanto il 10 per cento degli armeni soggetti a deportazione generale abbia raggiunto i luoghi ad essi destinati; il resto \u00e8 morto di cause naturali, come fame e malattie. Vi informiamo che stiamo lavorando per avere lo stesso risultato riguardo quelli ancora vivi, indicando e utilizzando misure ancora pi\u00f9 severe<\/em>\u00bb (10). \u00ab<em>La lista settimanale dei morti<\/em> [&#8230;] <em>non \u00e8 soddisfacente<\/em>\u00bb (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1916, Enver Pasci\u00e0, Tal\u2019at Pasci\u00e0 e Ahmed Jemal diedero quindi un ulteriore giro di vite, intimando ai loro governatori e ai capi di polizia di \u00ab[&#8230;] <em>eliminare con le armi, ma se possibile con mezzi pi\u00f9 economici, tutti i sopravvissuti dei campi siriani e anatolici<\/em>\u00bb. In questa fase del massacro ebbe modo di distinguersi per efficienza il governatore del gi\u00e0 citato distretto di Deir al-Azor, Salih Zeki Bey (1864-1921), che pare abbia rinchiuso cinquecento armeni all\u2019interno di una stretta palizzata, costruita su una piana desertica, e li fece morire di fame e di sete.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante l\u2019estate del 1916, gli uomini di Zeki eliminarono complessivamente oltre ventimila armeni. E, a dimostrazione della criminale sfacciataggine dei leader turchi, basti pensare che Tal\u2019at Pasci\u00e0 arriv\u00f2 a vantarsi dell\u2019efficienza del suo governatore con l\u2019ambasciatore americano Morgenthau, al quale egli ebbe anche il coraggio di chiedere l\u2019elenco delle polizze assicurazioni sulla vita che gli armeni pi\u00f9 ricchi (deceduti nei campi di sterminio) avevano precedentemente stipulato con compagnie americane, in modo da consentire al governo di incassare gli utili delle polizze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto, nelle regioni orientali e settentrionali dell\u2019impero ottomano, per le comunit\u00e0 armene che erano riuscite a trovare rifugio nelle valli del Caucaso stava per compiersi un destino decisamente crudele e beffardo. In seguito alla rivoluzione bolscevica del 1917, l\u2019esercito russo si era infatti ritirato dall\u2019Anatolia orientale e dalla Ciscaucasia, abbandonando gli armeni al loro destino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rioccupata l\u2019importante citt\u00e0-fortezza di Kars, le forze ottomane avevano iniziato una vera e propria caccia all\u2019uomo, eliminando circa diciannovemila cristiani. Identica sorte tocc\u00f2 a quei profughi armeni che, rifugiatisi in Georgia e nella regione di Baku, furono passati per le armi dalle locali minoranze musulmane tartare e cecene. Nel settembre del 1918, nella sola area di Baku furono eliminati trentamila cristiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. I processi-farsa <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la guerra stava ormai volgendo al termine e, nell\u2019imminenza del crollo della Sublime Porta, i responsabili delle stragi iniziarono a dileguarsi. Quando, nell\u2019ottobre del 1918, la Turchia si arrese alle forze dell\u2019Intesa, i principali dirigenti del partito dei Giovani Turchi vennero arrestati dai britannici e internati nell\u2019isola di Malta per un breve periodo. A carico dei fautori e degli esecutori dei massacri fu intentato un discutibile processo, svoltosi nel 1919 a Costantinopoli sotto la supervisione del nuovo primo ministro Damat Mehmed Adil Ferid Pasci\u00e0 (1853 -1923). Lo scopo del processo di Costantinopoli non era in realt\u00e0 quello di rendere giustizia al popolo armeno e di chiarire le colpe pregresse dell\u2019amministrazione ottomana \u2014 cio\u00e8 quelle di prima della Grande Guerra \u2014, bens\u00ec quello di scaricare tutte le colpe sui leader dei Giovani Turchi, sicuramente responsabili, ma che avevano potuto portare a compimento il loro piano di sterminio, grazie alla connivenza di larghi strati della burocrazia civile e militare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-14418\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/11\/armenian-genocide-6.jpg\" alt=\"armenian genocide 6\" width=\"250\" height=\"177\">Il processo si risolse quindi in una farsa, senza considerare che nei confronti dei molti imputati condannati in contumacia \u2014 nell\u2019autunno del 1918 quasi tutti erano riusciti ad abbandonare la Turchia \u2014, non furono mai presentate richieste di estradizione. Non solo. In una fase successiva anche i verdetti della corte vennero in gran parte annullati e archiviati. Sempre nello stesso periodo, altre corti turche si occuparono di crimini circostanziati, cio\u00e8 riguardanti specifiche operazioni di sterminio portate a compimento in diverse regioni dell\u2019ex impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale artefice del massacro compiuto a Yozgat il 12 aprile 1915 ai danni di un grosso gruppo di prigionieri armeni, il vice-governatore Mehmed Kem\u00e2l Bey (1884-1919) venne condannato, come pure il governatore distrettuale di Trebisonda. Nel processo in contumacia indetto contro Behaeddin Shakir, autore del massacro della citt\u00e0 di Karput, furono gli stessi, pochi scampati a descrivere dettagliatamente il ruolo ricoperto dalle varie istituzioni amministrative e militari locali e dalle organizzazioni speciali statali incaricate di organizzare le varie fasi della persecuzione. Ciononostante, anche in questo caso molte delle pene infitte dai giudici ai colpevoli di questi orrori furono inspiegabilmente annullate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5. La vendetta armena<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ottobre del 1919, a Yerevan, i vertici del partito armeno Dashnak, pi\u00f9 che mai decisi a farsi giustizia da soli, misero a punto un piano, l\u2019Operazione Nemesis, per eliminare alcuni fra i principali fautori e artefici dell\u2019olocausto del loro popolo, compresi quelli fuggiti all\u2019estero. Un gruppo di lavoro coordinato da Shahan Natalie (1884-1983) e Soghomon Tehlirian (1896-1960), stil\u00f2 una lista di circa duecento nominativi di uomini politici e funzionari turchi ritenuti responsabili del genocidio, e di armeni \u201ctraditori\u201d, che con il loro comportamento avrebbero favorito le stragi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 15 marzo 1921, a Berlino, l\u2019ex ministro degli Interni Tal\u2019at Pasci\u00e0, il principale artefice dell\u2019olocausto armeno, venne ucciso da Solomon Tehlirian (1896-1960), che, tuttavia, dopo essere stato arrestato e processato, nel mese di giugno dello stesso anno sar\u00e0 graziato da un tribunale tedesco. Il 18 luglio 1921, fu la volta dell\u2019azero Bihbud Khan Jivanshir (1877-1921), coordinatore del massacro di Baku, assassinato a Constantinopoli, da Misak Torlakian (1889-1968). Il killer fu arrestato, ma rilasciato dalla polizia inglese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 5 dicembre, a Berlino, l\u2019agente Arshavir Sheeragian elimin\u00f2 l\u2019ex primo ministro turco Said Halim Pasci\u00e0. Sheeragian scamp\u00f2 all\u2019arresto, rientrando poi a Constantinopoli. Il 17 aprile 1922, sempre a Berlino, Aram Yerganian (1895-1930), spalleggiato probabilmente da un altro sicario (il misterioso \u201cagente T\u201d) da lui ingaggiato, fredd\u00f2 Behaeddin Shakir Bey, coordinatore dello speciale Comitato ittihadista e Jemal Azmi (1868- 1922), il \u201cmostro\u201d di Trebisonda, responsabile della morte di quindicimila armeni, e gi\u00e0 condannato, nel 1919, alla pena capitale da un tribunale militare turco, che tuttavia non aveva ritenuto opportuno rendere esecutiva la sentenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 25 luglio 1922, fu la volta dell\u2019ex ministro della Difesa Jemal Pasci\u00e0, che a Tbilisi cadde sotto i colpi di Stepan Dzaghigian (1886-?) e Bedros Der Boghosian (1897-1960). Curiosa, ma decisamente consona al personaggio fu invece la fine di Enver Pasci\u00e0, probabilmente il pi\u00f9 ambizioso e idealista dei triumviri turchi, il \u201cpiccolo Napoleone\u201d dell\u2019impero e il pi\u00f9 tenace propugnatore del movimento \u201cinternazionalista\u201d turco. Rifugiatosi fra le trib\u00f9 dell\u2019Asia Centrale, dove pensava di realizzare il suo antico sogno panturanico, cio\u00e8 la creazione di una Grande Nazione Turca, agli inizi degli anni 1920 Enver scaten\u00f2 una rivolta musulmana contro il potere sovietico. Ma il 4 agosto 1922, nei pressi di Baldzhuan, localit\u00e0 del Turkestan meridionale \u2014 oggi inclusa del territorio del Tagikistan \u2014, fu sconftto e ucciso con pochi suoi seguaci da preponderanti forze bolsceviche.<\/p>\n<p>________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>*<\/strong><strong>Alberto Rosselli<\/strong>, genovese, \u00e8 giornalista e ricercatore storico; collabora con diversi quotidiani e periodici ita- liani e stranieri; ha al suo attivo diversi saggi storici su argomenti controversi o poco esplorati dalla storiografa convenzionale; sul tema, \u00e8 autore di L\u2019olocausto armeno, Mattioli 1885, Fidenza (Parma) 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> Patrick Thornberry, <em>International Law and the Rights of Minorities<\/em>, Oxford University Press, Oxford (Regno Unito) 1993.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> Cfr. Johannes Lepsius (a cura di), <em>Deutschland und Armenien. 1914-1918<\/em>. Sammlung diplomatischer Aktenst\u00fccke, Der Tempelverlag, Potsdam (Repubblica di Germania) 1919.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3) <\/strong>Il \u201cpanturanismo\u201d era una dottrina nata nella seconda met\u00e0 del XIX secolo in Europa \u2014 al tempo dell\u2019occupazione russa di Taskent, 1865 \u2014 dall\u2019orientalista, linguista ed esploratore ungherese \u00c1rmin V\u00e1mb\u00e9ry (Hermann Bamberger, 1832- 1913). Secondo questi, la \u201cgrande nazione\u201d turca non poteva essere limitata entro i confini anatolici in quanto la preponderante maggioranza dei popoli centro-asiatici \u2014 turkmeni, kazaki, tagiki, uzbeki e kirghisi \u2014 parlavano \u2014 e parlano ancora oggi \u2014 dialetti di origine turca. V\u00e1mb\u00e9ry ricordava inoltre che lo stesso popolo turco proveniva dall\u2019area centro-asiatica, il Turan. Ragione per cui essi avrebbero avuto senz\u2019altro il diritto di formare una vasta entit\u00e0 politica compresa fra i Monti Altai e il Bosforo. Sul fenomeno cfr. il mio <em>Il Movimento panturanico e la Grande Turchia,<\/em> Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2007, pp. 34-35.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4)<\/strong> Politisches Archiv des Auswartigen Amts des Kaiserlichen Deutschlands (Politarchiv), A-28578, <em>ia Turkei 183<\/em>, n. 7129, R 14088, Berlino 1916 (trad. mia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5)<\/strong> Sull\u2019episodio cfr. il romanzo di Franz Werfel (1890- 1945), <em>I quaranta giorni del Mussa Dagh<\/em>, 1933, trad. it., 2a ed., Corbaccio, Milano 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6) <\/strong>Tal\u2019at Pasci\u00e0, <em>Telegramma a Bakir Sam\u00ec Bey, governatored di Aleppo<\/em>, del 15-9-1915, cit. in Pascual Carlos Ohanian, <em>Turquia, estado genocida<\/em> <em>(1915-1923),<\/em> Ediciones Araat, Buenos Aires 1986, tomo I [e unico], <em>Documentos<\/em>, p. 291, doc. n. 280 (trad. red.)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7)<\/strong> Idem, <em>Telegramma a Mustaf\u00e0 Abdulhalik Bey, governatored di Aleppo<\/em>, del 1-12-1915, cit. ibid., p. 388, doc. n. 351.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8)<\/strong> Cfr. David Marshall Lang, <em>Armeni: un popolo in esilio<\/em>, 1981, trad. it., con in appendice <em>La comunit\u00e0 armena in Italia<\/em>, Calderini, Bologna 1989, p. 87.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9)<\/strong> Vahakn N. Dadrian, <em>The Documentation of the World War I Armenian Massacres in the Proceedings of the Turkish Military Tribunal<\/em>, in <em>International Journal of Middle East Studies<\/em>, anno XXIII, n. 4, novembre 1991), p. 574, nota 55; cfr. anche Arshavir Sheeragian (1900-1973), <em>Gudagun Err Nahadegneroun<\/em> (Il testamento dei martiri), Beirut (Repubblica Libanese) 1965.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10)<\/strong> Abdullahad Nuri, <em>Telegramma del 10 gennaio 1916 al direttore del Comitato di Deportazione,<\/em> cit. in P. C. Ohanian, op. cit., p. 428, doc. n. 383.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11)<\/strong> Idem<em>, Telegramma del 20 gennaio 1916 a Muharrem Bey, funzionario responsabile delle deportazioni di Bab<\/em>, cit. ibid., p. 433, doc. n. 389.<\/p>\n<p><strong>___________________<\/strong><\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1649\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Metz Yeghern, il Grande Male<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cultura&amp;Identit\u00e0. Rivista di studi conservatori Anno VIII nuova serie n. 12 5 giugno 2016 Poco pi\u00f9 di un secolo fa, il governo turco erede dell\u2019Impero Ottomano decise lo sterminio della minoranza armena di religione cristiana e di altri gruppi cristiani allogeni: fu il primo grande genocidio del Novecento, il \u201csecolo del Male\u201d. A esso far\u00e0 &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-persecuzione-degli-armeni\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":36698,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[33,44,87,24],"tags":[906,535],"class_list":["post-36697","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cristiani-nell-islam","category-cristiani-perseguitati","category-genocidio-armeno","category-storia","tag-genocidio-armeno-2","tag-turchia","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La persecuzione degli armeni - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-persecuzione-degli-armeni\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La persecuzione degli armeni - 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