{"id":36649,"date":"2016-11-10T00:00:41","date_gmt":"2016-11-09T23:00:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=36649"},"modified":"2016-11-10T09:18:55","modified_gmt":"2016-11-10T08:18:55","slug":"liberalismo-e-rivoluzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/liberalismo-e-rivoluzione\/","title":{"rendered":"Liberalismo e Rivoluzione*"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"http:\/\/culturaeidentita.altervista.org\/\" target=\"_blank\">Cultura&amp;Identit\u00e0<\/a><a href=\"http:\/\/culturaeidentita.altervista.org\/CI_ns_12_2016.pdf\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-36650 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Parigi_1830.jpg\" alt=\"parigi_1830\" width=\"218\" height=\"200\" \/><\/a><\/strong>. Rivista di studi conservatori Anno VIII nuova serie n. 12 5 giugno 2016<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La parola \u201cliberale\u201d ha assunto, con la crescente complessit\u00e0 della politica, una gamma di significati via via pi\u00f9 ampia e una semantica sempre pi\u00f9 equivoca: questo saggio del grande politologo tedescoamericano cerca di fare un po\u2019 di chiarezza<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Eric Voegelin<\/strong><br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il compito di tratteggiare la storia del liberalismo, anche se modesto, si rivela difficile per ragioni metodologiche, in quanto ci si trova davanti alla questione se il liberalismo \u00e8 un soggetto chiaramente definibile e se questo soggetto, sia esso pi\u00f9 o meno chiaramente definibile, possa avere una storia. Dunque, ci s\u2019imbatte in esordio in un problema metodologico di carattere generale. Arnold Joseph Toynbee (1889-1975), per esempio, apre la sua grande opera (1) con la domanda se l\u2019Inghilterra abbia una storia e conclude che la nazione inglese come societ\u00e0 \u00e8 cos\u00ec strettamente legata al tipo di societ\u00e0 proprio della civilt\u00e0 occidentale, che non si pu\u00f2 scrivere una storia inglese senza addentrarsi nella storia della civilt\u00e0 occidentale nel suo complesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel medesimo senso sorgono le domande relative a come il liberalismo vada inquadrato e se abbia una storia. E si pongono in maniera pi\u00f9 acuta perch\u00e9 il soggetto costituito dal liberalismo \u00e8 assai pi\u00f9 complicato del soggetto rappresentato dall\u2019Inghilterra. Questo perch\u00e9, anche se alcune fasi della storia inglese, per esempio la Riforma, si possono affrontare solo in relazione alla storia generale europea della Riforma e della Controriforma, vi sono lunghi periodi di storia inglese del tutto a s\u00e9 stanti e specifici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso del liberalismo, restringere l\u2019analisi alle singole societ\u00e0 nazionali \u2014 tedesca, francese, inglese o americana \u2014 ha scarso senso, dal momento che tutte le fasi locali di sviluppo del liberalismo sono solo una parte di un processo che coinvolge l\u2019intero Occidente; inoltre, esso solo a fatica si pu\u00f2 isolare dagli altri processi che si snodano in parallelo nel tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>I<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le domande di ordine metodologico sono d\u2019obbligo, perch\u00e9 nel corso degli ultimi trent\u2019anni l\u2019immagine di ci\u00f2 che \u00e8 il liberalismo \u00e8 cambiata completamente. Se si prende un\u2019opera datata, ma ormai divenuta uno standard, come quella di Guido De Ruggiero (1888-1948) degli anni 1920 (2), ci si accorge che a quel tempo, quando l\u2019epoca liberale \u00e8 al tramonto, il liberalismo pareva ancora un fenomeno facile da definire. Ma, se si osserva la letteratura pi\u00f9 recente, si vede che l\u2019archetipo dell\u2019opera di De Ruggiero \u00e8 quasi scomparso: oggi le questioni relative al liberalismo vanno poste in contesti pi\u00f9 ampi. Mi si permetta di descrivere brevemente tre delle opere pi\u00f9 recenti, per vedere in quale direzione si muove la ricerca odierna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consideriamo innanzitutto l\u2019opera di Franz Schnabel (1887-1966), lo storico di Monaco di Baviera, <em>Deutsche Geschichte im XIX Jahrhundert<\/em> (3), apparso nel 1934. Il suo secondo volume (4) contiene un\u2019approfondita e penetrante analisi del liberalismo. In questo saggio \u2014 in cui si trova anche un capitolo dedicato all\u2019\u201cidealtipo\u201d (5) rappresentato dal liberalismo \u2014, la narrazione storica riesce a descrivere il fenomeno del liberalismo solo nel contesto della sua lotta con gli altri movimenti del XIX secolo: la reazione, la restaurazione, il conservatorismo, il socialismo, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appare quindi evidente che il liberalismo non \u00e8 un fenomeno indipendente: la sua essenza pu\u00f2 essere descritta adeguatamente solo in termini di raffronto con altri fenomeni. Due decenni pi\u00f9 tardi, nel 1955, nella <em>Histoire de la tolerance au Si\u00e8cle de la Reforme<\/em> (6) apparve un saggio di Joseph Marie Antoine Lecler (1895- 1988). Questa eccellente monografa sulla storia della tolleranza nell\u2019et\u00e0 della Riforma \u00e8 frutto di pregevole una ricerca sulla genesi di atteggiamenti liberali a partire dai confitti religiosi. Dal confitto fra le chiese e dal confitto di esse con lo Stato \u00e8 nato un nuovo atteggiamento di tolleranza fra le chiese stesse e fra esse e lo Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lecler ricollega le origini dell\u2019atteggiamento liberale a una realt\u00e0 in genere poco considerata dall\u2019analisi meno recente del liberalismo, vale a dire al desiderio di tolleranza nato dall\u2019esperienza delle guerre di religione, cio\u00e8 all\u2019intuizione che la verit\u00e0 del cristianesimo non pu\u00f2 essere salvaguardata dalle chiese sterminandosi a vicenda per amore del dogma, ovvero all\u2019intuizione che le chiese devono in qualche modo convivere in una medesima societ\u00e0. Infine, nella sua nuova opera <em>Die dritte Kraft<\/em> [La terza forza] (7), Friedrich Heer (1916-1983) disegna un importante tratto della storia della spiritualit\u00e0 dall\u2019illuminismo del tempo di Erasmo da Rotterdam (1466-1536), all\u2019inizio del XVI secolo, fino a oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Usando un modo di accostamento all\u2019oggetto di tipo \u201cterzaforzista\u201d, Heer presenta la storia di un movimento che pi\u00f9 volte ha cercato di instaurare fra rivoluzione e reazione, fra destra e sinistra dei movimenti politici europei coevi, un ordine liberale stabile e duraturo. Nel saggio affiora il volto di quel movimento politico secolaristico, di cui il liberalismo \u00e8 una fase. Queste brevi annotazioni mostrano fino a che punto \u00e8 articolato oggi il quadro problematico, in cui il liberalismo va collocato. Il contesto che avvolge e d\u00e0 senso al liberalismo va ben oltre ci\u00f2 che comunemente si capisce di esso rifacendosi al liberalismo classico alla John Stuart Mill (1806-1873).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>II<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019immagine del liberalismo muta perch\u00e9 il liberalismo stesso cambia nel procedere della storia. E cambia perch\u00e9 non \u00e8 un corpus di proposizioni scientifiche sulla realt\u00e0 politica valide perennemente, ma piuttosto una serie di opinioni politiche e di atteggiamenti che traggono la loro \u201cverit\u00e0 ottimale\u201d (8) dalla situazione che li motiva, che per\u00f2 poi sono superati dalla storia e invocati a giustificazione di nuove situazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il liberalismo \u00e8 un movimento politico che si colloca nell\u2019ambito del processo rivoluzionario occidentale che lo contorna: il suo significato varia in coincidenza con le fasi che tale processo attraversa. Il lasso temporale in cui lo si pu\u00f2 osservare con la massima chiarezza \u00e8 il XIX secolo, ma questo periodo di fulgore \u00e8 preceduto e seguito da periodi dove la chiarezza \u00e8 minore, nei quali \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile definire la sua identit\u00e0. Possiamo accedere meglio a questa gamma di significati in continua evoluzione, se cogliamo l\u2019espressione \u201cliberale\u201d nel momento in cui essa nasce storicamente e politicamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se, come abbiamo visto, si possono far risalire le origini del liberalismo agli inizi del XVI secolo, la parola \u201cliberale\u201d \u00e8 comunque di conio relativamente tardo. Appare per la prima volta nel secondo decennio del XIX secolo, quando un partito rappresentato nelle Cortes spagnole del 1812 si d\u00e0 nome di \u201cliberales\u201d. Si trattava di un partito costituzionale liberale, che aveva fatto fronte contro i tentativi di restaurazione [legittimistica]. Da allora in poi la parola \u201cliberale\u201d \u00e8 entrata nel vocabolario europeo e in breve in tutta Europa si \u00e8 assistito alla formazione di gruppi, partiti e movimenti liberali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo uso del termine indica gi\u00e0 quali sono i problemi del liberalismo. Il nuovo atteggiamento \u00e8 cos\u00ec strettamente legato agli atteggiamenti cui si contrappone che l\u2019intero complesso di atteggiamenti diventa un unicum di significati, che fa passare in secondo piano ciascuno dei suoi elementi. Nel decennio 1810-1820 sorgono, in parallelo con l\u2019idea del liberalismo, l\u2019idea conservatrice e quella di restaurazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con <em>Le conservateur <\/em>(9) di Fran\u00e7ois-Ren\u00e9 de Chateaubriand (1768-1848) nasce il conservatorismo e nella <em>Restauration der Staatswissenschaft <\/em>(10) di Karl Ludwig von Haller (1768-1854) del 1816 nasce l\u2019idea restauratrice. Nell\u2019arco di un decennio le tre idee-simbolo nate allora designano gi\u00e0 movimenti e partiti che agiscono in parallelo, legati fra loro e tenuti insieme nella medesima unit\u00e0 di senso dal fatto che essi non sono altro che tre diverse modalit\u00e0 di reazione al fenomeno della rivoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste tre modalit\u00e0 reattive acquistano senso solo in relazione alla rivoluzione: solo nel contesto di questa si possono comprendere le quattro etichette di rivoluzione, restaurazione, conservatorismo e liberalismo. Ma, anche dopo aver acquisito questa nozione, non possiamo ancora asserire con precisione, come in una definizione concettuale, qual \u00e8 il significato dei quattro emblemi. E questo perch\u00e9 le componenti del processo storico corrispondenti ai quattro movimenti si muovono tutte in relazione l\u2019una all\u2019altra e mutano cos\u00ec di significato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Permettetemi di indicare alcuni di tali cambiamenti di significato. In primo luogo, oggi [1960] \u201cliberale\u201d \u00e8 diventato quasi sinonimo di \u201cconservatore\u201d e, in effetti, ci\u00f2 accade perch\u00e9 il movimento liberale \u00e8 stato scavalcato da ulteriori e pi\u00f9 radicali ondate rivoluzionarie, in opposizione alle quali esso svolge un ruolo di conservazione proprio come in precedenza, nel decennio 1810-1820, era il conservatorismo a mostrarsi conservatore in opposizione alla rivoluzione e al liberalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Raymond Aron (1905-1983), per esempio, ha risposto alla domanda riguardo alla sua cultura politica dicendo che era un liberale, cio\u00e8, un conservatore. Lo stesso si potrebbe dire dell\u2019economista austriaco Friedrich August von Hayek (1899- 1992), il quale \u00e8 liberale, cio\u00e8 conservatore in relazione al socialismo, al comunismo o a qualsiasi altra variante della fase di rivoluzione che ha scavalcato il liberalismo. L\u2019archetipo del liberale \u201cvecchio stile\u201d \u00e8 oggi considerato conservatore. Un altro cambiamento di significato del termine si \u00e8 verificato in America.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel vocabolario politico americano \u201cliberale\u201d [\u201cliberal\u201d] non rimanda in genere al liberalismo europeo del XIX secolo, oggi considerato conservatore, ma, al contrario, a un atteggiamento politicamente progressista. In parole povere, si pu\u00f2 dire che in America il Partito Repubblicano \u00e8 detto conservatore e il Partito Democratico liberal-progressista. Ma ci\u00f2 che \u00e8 conservatore nel partito repubblicano \u00e8 il suo liberalismo vecchio stampo europeo, cio\u00e8 la sua opposizione al socialismo, all\u2019interventismo eccessivo dello Stato, e cos\u00ec via, mentre il Partito Democratico \u00e8 \u201cliberale\u201d in quanto il suo programma mira allo Stato sociale, al capitalismo di Stato e a sostenere con decisione gli interessi dei sindacati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo spostamento di significato \u201cverso sinistra\u201d \u00e8 tale che l\u2019aggettivo \u201cliberale\u201d \u00e8 spesso usato come sinonimo di \u201crosa\u201d [ossia rosso temperato] o di \u201cutile idiota\u201d. Questo mutamento di significato \u00e8 stato possibile perch\u00e9 in America il liberalismo europeo vecchio stile difficilmente esisteva come movimento politico e non si era sviluppato in tal senso perch\u00e9 in America non era presente l\u2019avversario con cui il liberalismo doveva confrontarsi in Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella prima met\u00e0 del XIX secolo, durante il periodo della lotta eroica del liberalismo europeo, l\u2019America non ha dovuto combattere contro movimenti di restaurazione o sopravvivenze del principio monarchico o una Chiesa politicamente attiva e alleata con lo Stato. \u00c8 quindi chiaro che il liberalismo pu\u00f2 assumere varie funzioni e sfumature di significato a seconda del contesto sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il liberalismo ha sub\u00ecto un altro mutamento di significato assai importante dopo la Seconda Guerra Mondiale. Se si osservano gli schieramenti politici del dopoguerra \u2014 nella Germania Federale, in Francia e in Italia \u2014 si nota la presenza di formazioni parlamentari che prima della guerra non esistevano in forma cos\u00ec imponente: in ciascuno di questi Paesi il partito di maggioranza relativa era allora strettamente legato alla Chiesa cattolica e alle chiese protestanti. Il liberalismo e queste nuove forze politiche hanno stretto larghe intese, assimilandosi reciprocamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I liberali, che erano stati superati dalla rivoluzione, sono cos\u00ec diventati conservatori e le organizzazioni cristiane, di per s\u00e9 conservatrici, si sono sensibilmente \u201cliberalizzate\u201d, s\u00ec che \u00e8 divenuto possibile a entrambi formare un fronte comune contro il pericolo comune. Ma, di nuovo, il contesto sociale ha la sua importanza e la direzione che l\u2019attuazione di quelle intese ha preso non \u00e8 stata univoca. Quando i partiti di ispirazione cattolica o protestante sono diventati portatori di istanze liberali, allora i liberali pi\u00f9 rigidamente laicisti hanno sono potuto diventare ancora pi\u00f9 laicisti e anti-clericali: hanno potuto, come in Francia, spostarsi ancora pi\u00f9 decisamente a sinistra, dal momento che la posizione dei liberali era stata occupata dai conservatori oppure anche propendere per il partito comunista, anche se non erano affatto comunisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soprattutto in Francia e in Italia il comunismo ha assunto il ruolo anticlericale del precedente liberalismo nella misura in cui i vecchi liberali si sono spostati a destra diventando conservatori, a volte con intonazioni squisitamente cristiane. Ma, nonostante queste considerazioni, le complicazioni non sono finite. Ho notato prima che il liberalismo, il conservatorismo e la restaurazione si possono leggere solo come modalit\u00e0 di reazione contro la Rivoluzione. Nella stessa Francia, ancora nel decennio 1810-1820, il liberalismo si appropria del vessillo della rivoluzione e lo fa suo. Consideriamo questo spostamento di significato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1815 il liberale Fran\u00e7ois Charles Louis Comte (1782-1837) \u2014 da non confondere con il sociologo Isidore Marie Auguste Comte (1798-1857) \u2014 fonda <em>Le Globe<\/em> (11). In questo periodico Comte elabora il programma di un liberalismo, il cui compito sarebbe quello di portare avanti la \u201cr\u00e9volution permanente\u201d. Che cos\u2019\u00e8 questa rivoluzione permanente? Comte credeva che sotto l\u2019\u201cancien r\u00e9gime\u201d fossero state perpetrate ingiustizie sociali terribili e che la rivoluzione fosse scoppiata perch\u00e9 non erano state attuate al momento opportuno le necessarie riforme: se non si fa abbastanza per soddisfare le esigenze di giustizia sociale, il risultato \u00e8 la rivoluzione. Per cui, se si vuole evitare il ripetersi in futuro di fatti orribili come quelli francesi, allora quello che la rivoluzione ha conquistato con mezzi inappropriati va conseguito a tempo opportuno usando lo strumento meno sgradevole della riforma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivoluzione deve diventare permanente nel senso che solo una ininterrotta e flessibile politica di riforme pu\u00f2 dare addio al terrore rivoluzionario. Anche se ha cambiato nome, l\u2019idea di Charles Comte si \u00e8 incarnata nella politica liberale e, attraverso il liberalismo riformistico del XIX secolo, \u00e8 diventata ci\u00f2 che oggi in America \u00e8 detto \u201ccambiamento pacifico\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019idea di un cambiamento pacifico, di una politica di adeguamento tempestivo alla condizione della societ\u00e0, la quale, nell\u2019era della Rivoluzione industriale, muta assai rapidamente, \u00e8 diventata oggi una costante di tutte le sfumature del liberalismo. Da questo punto di vista, il liberalismo \u00e8 diventato un metodo per portare avanti la rivoluzione con mezzi diversi e meno distruttivi. Questo liberalismo, cos\u00ec plausibile e allettante dal suono stesso della parola, \u00e8 in realt\u00e0 debole, in quanto sottovaluta notevolmente le motivazioni e le forze che stanno alla base della rivoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti, il liberalismo non ha dismesso del tutto il terrore rivoluzionario, ma, piuttosto, \u00e8 stato costretto a ricoprire un ruolo conservatore nell\u2019era dei regimi totalitari. Charles Comte ha davvero visto correttamente che nel liberalismo vi \u00e8 un qualcosa di rivoluzionario, ma che la rivoluzione va ben oltre i desideri del liberalismo. Questo si evidenzia nel corso della<em> r\u00e9volution<\/em> permanente che si sviluppa nel XX secolo. Lev \u201cTrotsky\u201d (pseudonimo di Lev Davidovi\u010d Bron\u0161tejn; 1879-1940) si appropria dell\u2019idea di rivoluzione permanente durante la fase rivoluzionaria che ha da poco scavalcato il liberalismo. La sua analisi del movimento rivoluzionario \u00e8 acuta: sa che quello che viene \u00e8 chiamato \u201crivoluzione\u201d \u2014 la rivoluzione comunista di oggi o la rivoluzione francese di ieri, di cui solo oggi si comprende l\u2019intero significato \u2014 \u00e8 un processo e che un processo vive nella misura in cui si muove.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rivoluzionario radicale deve trasformare la rivoluzione in uno stato permanente: non vi pu\u00f2 essere alcun compromesso o stabilizzazione dei suoi risultati a un determinato stadio. Poich\u00e9, se si concede una sosta di stabilizzazione, allora la rivoluzione \u00e8 finita. Se si vuole mantenere viva una rivoluzione, si deve continuamente portarla oltre: essa vive di scontento, ha bisogno di un avversario permanente, deve trovare ostacoli da superare nei suoi attacchi, e cos\u00ec via. Se non vi sono pi\u00f9 ostacoli, non vi sono pi\u00f9 imperialisti o deviazionisti, la rivoluzione muore per mancanza di realt\u00e0 da aggredire. La rivoluzione pu\u00f2 finire solo una volta raggiunto il suo obiettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 proprio questa l\u2019intuizione che Trotsky rivela nella sua idea di <em>r\u00e9volution <\/em>permanente: la rivoluzione in senso moderno non ha alcuna intenzione di produrre una condizione stabile, perch\u00e9 essa \u00e8 la condizione mentale e spirituale di un\u2019azione priva di obiettivo razionale. La rivoluzione ha carattere di permanenza perch\u00e9 il suo obiettivo formale, che nel comunismo \u00e8 una societ\u00e0 i cui membri sono divenuti dei superuomini, non pu\u00f2 essere realizzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivoluzione diventa permanente quando il rivoluzionario si pone un obiettivo che <em>ex definitione <\/em>non \u00e8 raggiungibile in quanto presuppone la trasformazione della natura umana. La natura immutabile dell\u2019uomo pone ininterrottamente ostacoli sul percorso verso la meta paradisiaca. Se lo scopo della rivoluzione \u00e8 quello che deriva dalla filosofia della storia gnostica (12), allora l\u2019azione rivoluzionaria non ha alcun obiettivo razionale. Trotsky l\u2019ha capito, anche se ha espresso l\u2019idea in termini diversi. Ho toccato il tema del mutamento di significato della <em>r\u00e9volution<\/em> permanente non per presentare una curiosit\u00e0 storica, ma perch\u00e9 il liberalismo riconduce al problema della rivoluzione permanente. Perch\u00e9 l\u2019idea di Charles Comte, secondo cui l\u2019obiettivo della rivoluzione pu\u00f2 essere raggiunto attraverso un costante processo di riforma senza effetti collaterali spiacevoli, appartiene al novero delle teorie gnostico-utopiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa \u00e8 intimamente legata all\u2019idea progressista settecentesca, sostenuta da Immanuel Kant (1724-1804) e dal marchese Marie-Jean-Antoine de Caritat de Condorcet (1743-1794), secondo cui lo stato finale dell\u2019umanit\u00e0 razionale pu\u00f2 essere raggiunto attraverso un processo di approssimazione infinita. Ma a questo non si pu\u00f2 giungere, perch\u00e9 l\u2019uomo non \u00e8 solo una creatura razionale, ma molto di pi\u00f9. Quindi, non \u00e8 un caso che il rivoluzionario comunista abbia ripreso la <em>r\u00e9volution<\/em> permanente del liberale: nel liberalismo, infatti, \u00e8 presente anche un elemento irrazionale, rappresentato dalla credenza in uno stato finale escatologico, in una societ\u00e0 che produrr\u00e0, con i suoi metodi razionali e senza sconvolgimenti violenti, una condizione di pace perenne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il liberalismo \u00e8 parte di quel movimento rivoluzionario che vive solo nella misura in cui avanza. Da Charles Comte a Trotsky corre una linea di crescente consapevolezza che il movimento di riforma, cui anche il liberalismo appartiene, \u00e8 un unico contesto, nella misura in cui il suo obiettivo finale non pu\u00f2 essere conseguito. L\u2019intreccio fra liberalismo, rivoluzione e restaurazione sar\u00e0 pi\u00f9 chiaro dopo una breve riflessione dell\u2019omonimo pi\u00f9 illustre di Charles Comte, Auguste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel terzo volume della sua grande opera su <em>La jeunesse d\u2019Auguste Comte <\/em>(13), Henri Gouhier (1898-1994) ci offre un notevole studio su \u201cRivoluzione e Restaurazione\u201d. In esso Gouhier solleva la questione se Comte era un liberale oppure un protagonista della Rivoluzione francese o un esponente della restaurazione. E mostra con molta sottigliezza che a questa domanda si pu\u00f2 rispondere positivamente in tutti e tre i casi. E questo perch\u00e9 il movimento rivoluzionario francese si \u00e8 spinto fino a un estremo, poi si \u00e8 fermato, quindi \u00e8 divenuto regressivo e l\u2019estremo di cui sopra \u00e8 che, nella fase rivoluzionaria pi\u00f9 recente [cio\u00e8 il comunismo], ha scavalcato il liberalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che qui fa problema pu\u00f2 essere visto meglio attraverso due figure, Maximilien-Fran\u00e7ois-MarieIsidore de Robespierre (1758-1794) e Jacques-Ren\u00e9 H\u00e9bert (1757-1794). Durante la Rivoluzione, Robespierre era il rappresentante del deismo: voleva instaurare il culto dell\u2019<em>Etre s\u00fbpreme<\/em>, l\u2019Essere supremo; H\u00e9bert credeva invece che il deismo fosse una concessione troppo generosa al cristianesimo e al clericalismo e voleva instaurare il <em>culte de la raison<\/em>. Ma, per Robespierre, questa opzione era troppo apertamente ateistica. Fra i due, Robespierre era quindi il rivoluzionario \u201cconservatore\u201d, mentre H\u00e9bert era il rivoluzionario radicale, che voleva eliminare completamente il contenuto spirituale del cristianesimo, addirittura nella pallida forma del deismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora esaminiamo la posizione di Comte nel contesto di questa tensione fra conservatorismo e radicalismo. Rispetto a Robespierre, Comte era un rivoluzionario: non voleva tornare al deismo e al culto dell\u2019<em>Etre s\u00fbpreme <\/em>e fu cos\u00ec che divenne il fondatore di una nuova religione, la <em>religion de l\u2019humanit\u00e9<\/em>. Ed era cos\u00ec anche erede di H\u00e9bert, in quanto voleva deificare la ragione e organizzare la nuova umanit\u00e0 nello spirito della ragione divinizzata, divenendo cos\u00ec un protagonista della rivoluzione, un rivoluzionario radicale contro ogni movimento liberale o restauratore del suo tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altronde, per\u00f2, Comte potrebbe anche essere visto come un conservatore, perch\u00e9 non aveva alcun desiderio di rinnovare il Terrore: anzi, voleva superare non solo l\u2019<em>ancien r\u00e9gime<\/em>, ma anche il populismo rivoluzionario della Comune di Parigi [del 1793], di cui H\u00e9bert era stato rappresentante. Cercava un modo nuovo per unire il contenuto spirituale della Rivoluzione con una organizzazione sociale conservatrice. Voleva il \u201cpotere temporale\u201d di una congrega di industriali unita dal \u201cpotere spirituale\u201d degli intellettuali sotto il \u201cpontifcato\u201d di Comte. Questa \u00e8 l\u2019immagine residua della societ\u00e0 medievale, con i manager al posto dei pr\u00ecncipi feudali e gli intellettuali positivisti al posto del clero. Alla luce degli eventi successivi, si potrebbe dire che \u00e8 il modello di un fascismo industriale sotto la guida di una setta gnostica. Da questo punto di vista, Comte era un conservatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, infine, abbiamo il Comte gradito ai liberali del suo tempo. Nella prima fase, quella intellettuale della sua opera, egli attacca la metafsica e la religione da un punto di vista scientistico: e ai liberali questo piaceva. \u00c8 la fase in cui Comte si guadagna l\u2019amicizia di John Stuart Mill e di \u00c9mile Maximilien Paul Littr\u00e9 (1801-1881) e diventa un personaggio influente a livello internazionale. John Stuart Mill, in particolare, fonde nel suo liberalismo parecchi elementi presi a prestito da Comte. Ma gli amici liberali, al contrario, restano intimoriti e contrariati dalla seconda fase, quella religiosa, dell\u2019opera di Comte, in cui egli vuole creare una organizzazione mondiale di intellettuali positivisti e conferirle una impostazione autoritaria, a mo\u2019 di chiesa. Allora fra Comte e i liberali si crea una rottura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per noi \u00e8 ora importante affermare stabilire che non vi sono mai state due fasi nella vita e nell\u2019opera di Comte. Gouhier ha dimostrato che le idee della cosiddetta seconda fase sono contenute, almeno a grandi linee, nei suoi primi scritti degli anni 1820. Comte procede secondo un programma ed elabora l\u2019intera concezione che caratterizza il suo primo periodo per gradi: il Comte liberale, il Comte conservatore e il Comte rivoluzionario sono un\u2019unica personalit\u00e0. Dagli storici liberali della seconda met\u00e0 del XIX secolo, tuttavia, questo fenomeno \u00e8 stato considerato cos\u00ec terribile e incomprensibile da dovere inventare le due fasi e spingersi fino a far risalire la seconda fase a una malattia mentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La bisezione di Comte continua anche nel XX secolo: il primo Comte, il fondatore della sociologia, ispira le scienze sociali neo-positivistiche, mentre il secondo, il Comte religioso, \u00e8 sostituito dal marxismo. Ci\u00f2 che intimoriva i liberali nelle teorizzazioni con cui intendevano difendersi dal comunismo era l\u2019elemento rivoluzionario radicale presente in Comte, che svelava, con una fin troppo dolorosa evidenza, il contenuto gnostico del liberalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il comportamento dei liberali verso Comte suggerisce una considerazione fondamentale. Comte \u00e8 stato di gradimento ai liberali fintantoch\u00e9 attaccava la teologia e la metafisica e dischiudeva la prospettiva di una sociologia analoga alla fisica sotto il profilo metodologico. Egli sapeva, per\u00f2, che, anche imitando nelle scienze sociali i metodi delle scienze naturali, non si poteva sostituire l\u2019ordine spirituale e il suo simbolismo teologico-metafisico. Era conscio che, se voleva sostituire l\u2019ordine spirituale che egli accusava di essere falso, doveva presupporre l\u2019esistenza di un ordine spirituale alternativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua nozione di dimensione spirituale, di cui avvertiva il bisogno di soddisfare, anche e soprattutto, l\u2019esigenza, andava peraltro oltre il pensiero che aveva in comune con i liberali. Comte era infatti un genuino rivoluzionario dello spirito: sapeva che non era sufficiente attaccare l\u2019autorit\u00e0 spirituale e, grazie a questa sua consapevolezza del problema, egli va considerato un pensatore pi\u00f9 importante di qualsiasi pensatore liberale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella distinzione fra Comte e un liberale qualunque scopriamo il motivo per cui il liberalismo deve essere inevitabilmente sorpassato nella dinamica del processo, spiritualmente ben pi\u00f9 forte, della rivoluzione. Non si pu\u00f2 uscire dalla rivoluzione. Chiunque vi partecipa in via temporanea, con l\u2019intenzione poi di ritirarsi in pace in quel pensionamento che si autodefinisce liberalismo, scoprir\u00e0 prima o poi che la pulsione rivoluzionaria a distruggere le istituzioni sociali che considera pericolose e obsolete, non \u00e8 un buon investimento per un pensionato.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>III<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo parlato della rivoluzione dello spirito, di cui il liberalismo \u00e8 una fase, e abbiamo visto che gli autori pi\u00f9 recenti fanno risalire le origini del movimento liberale al XVI secolo. Il liberalismo classico del XIX secolo ha il suo posto in questo movimento di carattere universale. Naturalmente, non \u00e8 possibile fare qui un riassunto della storia del movimento liberale: l\u2019argomento \u00e8 cos\u00ec vasto che una indagine dettagliata proverebbe solo la futilit\u00e0 del tentativo. Baster\u00e0 quindi un profilo del modello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo rivoluzionario si snoda a grandi ondate. In ciascuna di queste ondate si pu\u00f2 distinguere, in primo luogo, lo scoppio reale della rivoluzione; in un secondo momento, il sorgere di un movimento di segno opposto e l\u2019organizzazione di forme di resistenza; infine, un periodo di quiete e di aggiustamento, destinato a durare fino al prossimo scoppio, in cui il processo si stabilizza a un nuovo stadio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tre di queste ondate si possono identificare a partire dal XVI secolo. La prima \u00e8 la Riforma, che genera la Contro Riforma. La seconda \u00e8 la Rivoluzione francese, che suscita movimenti di reazione e di restaurazione. La terza ondata \u00e8 in modo chiaro la Rivoluzione comunista. Tuttavia, il movimento di opposizione che corrisponde a quest\u2019ultima non \u00e8 ancora ben definito, dal momento che la terza ondata si \u00e8 riverberata ben oltre il suo centro originario posto in Occidente e i suoi effetti sono diventati mondiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La resistenza contro l\u2019ondata comunista ha assunto forme diverse, come la reazione di massa da destra, rappresentata in Occidente dal fascismo e dal nazionalsocialismo \u2014 che hanno un proprio carattere rivoluzionario \u2014; oppure come il movimento di resistenza del mondo libero contro il comunismo \u2014 che ha potuto, per\u00f2, allearsi con il comunismo contro il carattere rivoluzionario del fascismo e del nazionalsocialismo \u2014; e, infine, l\u2019opposizione di un neutro \u201cTerzo Mondo\u201d \u2014 realt\u00e0 questa che non pu\u00f2 essere chiaramente delineata, dal momento che \u00e8 oscurata dal movimento di liberazione dal colonialismo occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A ciascuna di queste ondate del movimento rivoluzionario, inclusi i movimenti di reazione, corrisponde un fenomeno di stabilizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conseguenza della condizione di esaurimento prodotta dalle guerre di religione \u00e8 nata una dottrina atta a fornire la base per la desiderata stabilit\u00e0 collettiva: quella del cosiddetto diritto naturale, il tentativo cio\u00e8 di fondare un nuovo ordine dell\u2019umanit\u00e0 occidentale sulla basi non derivanti dalla Rivelazione e dai dogmi delle chiese. Huig de Groot \u2014 pi\u00f9 noto come Ugo Grozio (1583-1645) \u2014 ha dato la formulazione pi\u00f9 chiara a questo intento probabilmente quando ha detto di voler fondare i principi del diritto naturale su assiomi infallibili come quelli della matematica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il tentativo di costruire la verit\u00e0 circa l\u2019ordine sociale e umano <em>more mathematico<\/em> doveva fallire per sua propria natura, s\u00ec che il secolo della legge naturale sar\u00e0 sommerso dalla successiva ondata della rivoluzione. Alla rivoluzione, all\u2019organizzazione della resistenza contro di essa nelle guerre delle coalizioni [antinapoleoniche] e al periodo della Restaurazione, segue un nuovo un periodo di stabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019et\u00e0 del liberalismo pu\u00f2 forse essere meglio vista come questo periodo di stabilit\u00e0, che corrisponde all\u2019et\u00e0 del diritto naturale, instauratasi dopo la prima ondata rivoluzionaria. Nulla si pu\u00f2 dire ancora sulla stabilizzazione che fa seguito alla terza ondata rivoluzionaria: gli scontri bellici fra rivoluzione comunista e le resistenze contro di essa sono ancora in corso e le complicazioni nate da questo scontro sono diventate mondiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma all\u2019interno del mondo occidentale si possono vedere i segni di una condizione di stabilit\u00e0 nella combinazione fra concetto liberale di economia e politica del Welfare State. Questa condizione di stabilit\u00e0 ha come ulteriore caratteristica quella che la degenerazione spirituale indotta dalle ideologie, anche se non \u00e8 stata in alcun modo ancora superata, \u00e8 stata notevolmente alleviata dalla tendenza ad attingere alle fonti del cristianesimo e della ratio.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>IV<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo considerato il liberalismo come una fase del movimento rivoluzionario: ora dovremmo definire il suo contenuto. A tale scopo possiamo utilizzare come guida la classificazione in quattro aspetti contenuta in <em>Deutsche Geschichte<\/em> [Storia tedesca] (14) di Franz Schnabel (1887-1966), che tratta degli aspetti politici, economici, religiosi e scientifici del liberalismo. Questa classificazione \u00e8 orientata principalmente alla forma assunta dal liberalismo in Germania e, in certa misura, vi sono ulteriori punti da sottolineare se la si vuole applicare ad altri Paesi occidentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019aspetto politico del liberalismo \u00e8 definito dall\u2019opposizione liberale contro determinati abusi da eliminare. Il liberalismo \u00e8 soprattutto contro lo Stato di polizia (15) vecchio stile, vale a dire, contro l\u2019invasione dell\u2019esecutivo a danno della sfera giudiziaria e di quella legislativa: nella politica costituzionale i liberali chiedono la separazione dei poteri. In secondo luogo, il liberalismo si oppone al vecchio ordine sociale, cio\u00e8 alla posizione di privilegio del clero e della nobilt\u00e0. E qui si pu\u00f2 vedere la debolezza di un atteggiamento politico legato alla situazione: ma avremo qualcosa in pi\u00f9 da dire su questo punto nel prosieguo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, con il passare del tempo, quando la classe operaia in ascesa diviene politicamente capace di guidarlo, l\u2019attacco al privilegio si rivolge contro la borghesia liberale stessa. E nella dinamica del processo rivoluzionario questo attacco non pu\u00f2 avere termine finch\u00e9 la societ\u00e0 non \u00e8 diventata egualitaria. E, infine, il liberalismo si rivolta contro il legame fra chiesa \u2014 non importa quale \u2014 e Stato e allora diventa anticlericale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In economia, il liberalismo intende abrogare le vecchie restrizioni legali che fissano limiti alla libera attivit\u00e0 economica. Per i liberali non dovrebbe esistere alcun principio, n\u00e9 alcun motivo alla base dell\u2019attivit\u00e0 economica se non l\u2019egoismo \u201cilluminato\u201d: essi presumono infatti che le azioni intraprese razionalmente in vista del proprio interesse portino necessariamente a un ordine armonioso della societ\u00e0. Un terzo aspetto \u00e8 quello religioso, che va distinto dal mero anticlericalismo, il cui obiettivo \u00e8 la separazione fra Chiesa e Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 di questa esigenza di natura costituzionale, esso infatti rifiuta la Rivelazione e il dogma come fonti di verit\u00e0 e rigetta ogni istanza spirituale, cedendo cos\u00ec al secolarismo ideologico. Infine, la posizione del liberalismo in campo scientifico non pu\u00f2 essere sempre disgiunta dalla sua posizione religiosa. La sua essenza \u00e8 il principio dell\u2019autonomia della ragione umana immanente come fonte della conoscenza. I liberali parlano di libert\u00e0 di ricerca nel senso di liberazione dalle \u201cautorit\u00e0\u201d, cio\u00e8 non solo dalla Rivelazione e dal dogmatismo, ma anche dalla filosofa classica, il cui rifiuto si tramuta in un punto d\u2019onore, a causa della sua associazione medievale con la scolastica.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>V<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto ciascuno di questi quattro aspetti il liberalismo ha incontrato delle difficolt\u00e0. La sua battaglia programmatica ha potuto avere sempre successo fino a un determinato punto, ma poi \u00e8 entrata in una crisi pi\u00f9 grave dell\u2019ultima superata. Dobbiamo ora guardare pi\u00f9 da vicino questo fenomeno del liberalismo che viene sorpassato e s\u2019impantana. La debolezza del liberalismo politico \u00e8 la sua fede nel valore redentivo di un modello costituzionale costruito in opposizione alla monarchia assoluta e allo Stato di polizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I pilastri dell\u2019edificio liberale sono le istanze dei diritti umani fondamentali, la separazione dei poteri e il suffragio universale. Questi tre requisiti non sono assiomi sistematici, anzi, il loro convergere \u00e8 storicamente contingente. I diritti umani fondamentali sono il sedimento, diventato legge positiva, del vecchio <em>jus divinum et naturale<\/em>, che obbligava i governanti del Medioevo e del Rinascimento, anche se il loro modo di rispondere a tale obbligo ha spesso lasciato parecchio a desiderare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se usiamo l\u2019immagine del tesoro culturale sommerso, si potrebbe dire che essi sono l\u2019elenco di ci\u00f2 che \u00e8 stato ricuperato dei doveri del principe, il cui fondamento religioso e metafisico non \u00e8 pi\u00f9 accettato in un tempo in cui se ne \u00e8 persa la sostanza spirituale. L\u2019istanza della divisione dei poteri, spesso considerata come l\u2019elemento principale del programma costituzionale liberale, ha uno statuto concettuale ambiguo. Nell\u2019Europa a nord delle Alpi essa dopo la fine del XVII secolo \u00e8 balzata al centro dell\u2019attenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Charles-Louis de Secondat, barone de La Br\u00e8de e di Montesquieu (1689-1755), erigeva a modello la prassi costituzionale inglese dei decenni successivi alla Gloriosa Rivoluzione [1688-1689], e l\u2019idea della costituzione mista e del bilanciamento dei poteri \u2014 idee in parte influenzate dal concetto di equilibrio della scienza meccanica moderna \u2014, contribuivano a darle dignit\u00e0 teoretica. Ciononostante, la prassi costituzionale inglese ha molto presto abbandonato la divisione dei poteri per spingersi verso la sovranit\u00e0 del parlamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando, nel 1789, il principio della divisione dei poteri \u00e8 stato incorporato nella Costituzione americana, non era gi\u00e0 pi\u00f9 presente nella costituzione inglese. L\u2019effettiva prassi costituzionale inglese fu resa nota al grande pubblico solo dopo la met\u00e0 del XIX secolo grazie all\u2019opera di Walter Bagehot (1826-1877) (16). Pertanto, non si pu\u00f2 certo parlare di divisione dei poteri come istanza fondamentale \u00ecnsita nel liberalismo: si tratta piuttosto di un modello <em>\u00e0 la page<\/em>, il cui destino e la cui pretesa di essere indossato sono subordinati alla condizione effettiva dell\u2019informazione o della disinformazione. Infine, il suffragio universale in origine non era affatto un obiettivo politico dei liberali: si trattava invece di un motivo populistico contro il quale i liberali pi\u00f9 all\u2019antica cercavano di sostenere il principio del suffragio limitato in base alla propriet\u00e0 e all\u2019istruzione. Solo grazie a una enorme pressione politica dal basso il suffragio universale si \u00e8 trasformato gradualmente in una istanza liberale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un modello costituzionale cos\u00ec manifestamente legato al contingente storico deve creare necessariamente difficolt\u00e0 e causare gravi danni, se viene eretto a dogma, se lo si rende parte di una visione del mondo e si erigono i suoi elementi ad articoli di fede. La catastrofe prodotta della sua esportazione nelle societ\u00e0 non occidentali \u00e8 sotto gli occhi di tutti, tuttavia non occorre guardare cos\u00ec lontano. Nello stesso Occidente, l\u2019Europa \u00e8 stata portata sull\u2019orlo della catastrofe dalla propaganda internazionale contraria e dalla distruzione realizzata delle strutture politiche non corrispondenti al modello dello Stato nazionale liberale, nonch\u00e9 dalla follia d\u2019introdurre, senza alcun periodo di transizione, il modello costituzionale all\u2019interno di societ\u00e0 in cui non si era sviluppato autonomamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soprattutto l\u2019equivoco sul fatto che i diritti umani fondamentali comprendessero il privilegio di distruggere ideologicamente l\u2019ordine esistente ha avuto conseguenze esiziali in societ\u00e0 prive di una tradizione politica matura, come quella tedesca. Oggi il furore escatologico insito nel modello si \u00e8, se non spento, almeno notevolmente smorzato. Oggi sappiamo che le societ\u00e0 non diventano libere grazie alle costituzioni liberali, ma che le societ\u00e0 libere producono costituzioni liberali e possono funzionare nel loro ambito: una relazione che John Stuart Mill ha sottolineato con enfasi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Strettamente connesso con il fallimento del modello costituzionale \u00e8 il crollo del modello economico. Nella sua versione inglese il modello economico liberale era in origine legato alla situazione determinata da una concentrazione di popolazione relativamente bassa e da una economia prevalentemente agricola. Il modello dello \u201cstato di natura\u201d, da cui John Locke (1632-1704) ha tratto la sua concezione della costituzione, era la societ\u00e0 dei pionieri americani, in cui ogni capofamiglia era un proprietario terriero e usava con parsimonia del suo pezzo di terra insieme alla famiglia, creando da solo i propri mezzi di sussistenza e producendo del valore aggiunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel <em>Second Treatise on Civil Government<\/em>, Locke ha formulato il modello in maniera icastica: \u00abAll\u2019inizio tutto il mondo era America\u00bb (17). Questo archetipo \u00e8 sopravvissuto rigoglioso nella resistenza jefersoniana alla societ\u00e0 industriale. L\u2019originario e armonico equilibrio fra cittadini di pari potenziale economico \u00e8 stato distrutto dallo sviluppo della societ\u00e0 industriale. \u00c8 nata una nuova struttura di potere che il liberalismo agrario delle origini non poteva neppure immaginare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando la societ\u00e0 si \u00e8 differenziata in capitalisti e in lavoratori, allora il modello di societ\u00e0 di cittadini liberi e uguali \u00e8 stato sorpassato da una realt\u00e0 che spingeva verso la crisi della lotta di classe. Allora nacque anche la problematica etico-sociale, che dopo lunghe lotte politiche ha portato alla massiccia introduzione di elementi di socialismo nella struttura economica liberale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il superamento dell\u2019atteggiamento anti-religioso del liberalismo che la storia ha prodotto \u00e8 talmente noto che una breve indicazione pare sufficiente. L\u2019attacco liberale, come visto, aveva come obiettivi il dogmatismo e l\u2019autorit\u00e0 della Rivelazione. Bastava solo che questi influssi sul pensiero e sulla vita pubblica fossero rimossi per mettere in grado l\u2019essere umano libero di ordinare razionalmente la societ\u00e0 mediante la sua ragione autonoma. Tuttavia, se nella pratica si riesce a espellere il cristianesimo dagli uomini, non per questo essi diventano liberali razionali: diventano ideologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ordine spirituale negato non \u00e8 stato sostituito dalla dottrina liberale, ma piuttosto da una delle tante ideologie che rivestono la medesima elevata intensit\u00e0 emotiva della religione. I liberali non avevano previsto tale effetto, perch\u00e9 la loro concezione del mondo fondata sulla ragione immanente aveva gi\u00e0 cos\u00ec profondamente deformato l\u2019immagine dell\u2019uomo che il problema dello spirito e della fede trascendente erano scomparsi dalla sua visuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Politicamente, l\u2019ideologizzazione dell\u2019uomo, di cui il liberalismo \u00e8 stato una potente, anche se non voluta, concausa, ha avuto come risultato che il modello liberale-costituzionale non potesse pi\u00f9 funzionare. Se la maggioranza degli elettori \u00e8 comunista o nazionalsocialista, essa pu\u00f2 formare un blocco di maggioranza tale da rendere impossibile il funzionamento della costituzione, come abbiamo visto nella Repubblica di Weimar [(1919-1933), in Germania].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema dell\u2019approccio liberale alle scienze \u00e8 strettamente legato a quello religioso. Tecnicamente, di sicuro, le questioni che sorgono in questo ambito sono assai pi\u00f9 complicate, quindi dobbiamo limitarci a qualche suggerimento. Per quel che posso giudicare, la concezione di una ragione autonoma e immanente non provoca alcun danno in matematica e nelle scienze naturali suscettibili di essere matematizzate. Ma nelle scienze umane e in quelle sociali essa distrugge il suo oggetto, perch\u00e9 l\u2019uomo \u00e8 <em>imago Dei<\/em> e partecipa con la sua essenza all\u2019essere trascendente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si definisce la ragione immanente come l\u2019essenza dell\u2019uomo, allora l\u2019ontologia come scienza dei fondamenti ne risulta annientata e una scienza sociale su base razionale adeguata al proprio oggetto non \u00e8 pi\u00f9 possibile. Il risultato \u00e8 la decadenza delle scienze sociali che caratterizza la tarda epoca liberale e che \u00e8 ora in via di superamento a causa della restaurazione della <em>ratio<\/em> e dell\u2019ontologia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un esempio della decadenza oggi in via di superamento \u00e8 il metodo della relazione di valore e del relativismo dei valori, che, in quanto ideologia, ha avuto in tutto il mondo il medesimo successo del marxismo, del positivismo o della psicoanalisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019essenza della teoria del valore \u00e8 la trasformazione della gerarchia oggettiva dei beni, con il <em>summum bonum<\/em> come suo compimento trascendente, in postulati di valore umano. L\u2019oggetto delle scienze sociali \u00e8 ritenuto essere il riferimento ai valori correnti e la validit\u00e0 di questi valori pu\u00f2 essere verificata solo in riferimento a postulati indimostrati. Finch\u00e9 tale metodo viene utilizzato in un ambiente impregnato di tradizione, il pericolo non \u00e8 cos\u00ec evidente, poich\u00e9 i \u201cvalori\u201d rimangono relativamente vicini alla tradizionale gerarchia oggettiva dei beni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se il metodo viene applicato in una societ\u00e0 minata e infestata dall\u2019ideologia, il risultato \u00e8 una gamma di definizioni dell\u2019oggetto tanto estesa quanti sono i postulati ideologici di valore. La scienza si riduce quindi a un\u2019apologia delle varie ideologie. Ho compreso la conseguenza ultima di ci\u00f2 nel corso di un intervento che ho tenuto a Heidelberg, quando, durante il dibattito, sono stato contestato da un giovane della scuola di Alfred Weber (1868-1958), il quale insisteva che, se vuole rimanere obiettivo, lo scienziato sociale deve fare scienza nello spirito del tempo, perch\u00e9 non vi sono criteri per la scelta e per l\u2019ordinamento dell\u2019oggetto della ricerca che non siano i valori \u201cpoliticamente corretti\u201d [recognized] del proprio tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando lo scienziato si pone fuori dallo spirito del tempo e introduce criteri ontologici, allora cade nel soggettivismo. Quindi, solo se si aderisce soggettivamente e arbitrariamente a qualche ideologia del tempo, si \u00e8 obiettivi; se, invece, si cerca di trovare un fondamento obiettivo ai giudizi riguardanti l\u2019ordine sociale, allora si \u00e8 soggettivi. Esempi di opinioni simili si possono ricavare dall\u2019ambito delle scienze sociali neo-positiviste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte a questa radicale dissoluzione delle scienze sociali ci troviamo oggi davanti al problema della loro ricostruzione attraverso la restaurazione di una ontologia critica.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>VI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Permettetemi di riassumere il risultato di queste osservazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quanto fase del processo rivoluzionario, il liberalismo ha lasciato un sedimento nella societ\u00e0 occidentale contemporanea. Una componente di questo sedimento \u00e8 la tendenza alla separazione fra Stato e Chiesa, che ha avuto origine nei secoli XVI e XVII, prima dell\u2019epoca liberale in senso stretto. Sebbene essa non debba sempre essere intesa necessariamente come separazione formale fra Stato e Chiesa, come in America, \u00e8 vero che dal trauma delle guerre di religione \u00e8 sorta la risoluzione a non consentire in alcun caso a confitti di natura organizzativa o dogmatica fra le chiese di assurgere a un rango politico cos\u00ec elevato nella sfera pubblica da dividere la societ\u00e0 in partiti in guerra fra loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Implicito in questa risoluzione \u00e8 un atteggiamento di tolleranza, in quanto lo scoppio delle ostilit\u00e0 pu\u00f2 essere evitato solo se si accetta una societ\u00e0 religiosamente pluralistica. \u00c8 stata allora elaborata una dottrina politica che promuove positivamente la libert\u00e0 religiosa e la libert\u00e0 di coscienza per ciascuno, con il solo limite dei costumi della societ\u00e0 e della legge penale. Infatti, a quest\u2019ultimo riguardo, per esempio, una setta di adamiti che per motivi di coscienza ritenessero di illustrare meglio la nuda verit\u00e0 di Dio andando in giro nudi per strada, ben difficilmente sar\u00e0 tollerata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il caso non \u00e8 inventato: esso ha suscitato grandi preoccupazioni ne[l teologo puritano inglese] Roger Williams (1603-1684) nel Rhode Island [da lui fondato in America], dove regnava il liberalismo religioso. Anche la poligamia difficilmente sar\u00e0 permessa: i mormoni hanno dovuto rinunciare alla poligamia, quando lo Utah [lo Stato da loro fondato in America] doveva essere accolto fra gli Stati Uniti. Entro questi limiti \u00e8 stato consentito alla tolleranza religiosa di divenire la dominante e, dove solleva ancora dubbi, le \u00e8 stato comunque permesso di insediarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra parte del lascito del liberalismo \u00e8 una certa forma di resistenza \u2014 che si attiva lentamente, ma decisamente nei casi concreti \u2014 davanti a quei fenomeni sociali che erano stati oggetto di attacco specifico da parte del liberalismo durante il suo periodo di lotta per imporsi, in particolare ai progetti di una costituzione di tipo dittatoriale e ai tentativi di erigere socialmente un\u2019autorit\u00e0 spirituale organizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, possiamo citare altri due fenomeni, che non possono essere considerati parte del lascito del liberalismo in quanto mirano, al contrario, a trasformare lo stesso liberalismo grazie alla pressione degli eventi storici; tuttavia, essi sono oggi cos\u00ec profondamente integrati nel liberalismo da fare parte della forma che esso ha assunto nella societ\u00e0 contemporanea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo \u00e8 l\u2019assorbimento delle istanze eticosociali nel liberalismo classico. Questo fenomeno ha creato quell\u2019amalgama che noi conosciamo sotto vari nomi: New Deal [nuovo corso], Welfare State [Stato sociale], Soziale Marktwirtschaft [economia sociale di mercato] e cos\u00ec via. Il secondo fenomeno \u00e8 il liberalismo che incorpora elementi di cristianesimo. Dobbiamo stare attenti a credere che questa modalit\u00e0 di riappropriazione di elementi cristiani sia sempre la migliore e prometta un successo duraturo. Eppure il fenomeno \u00e8 talmente forte che nel periodo dopo la Seconda Guerra Mondiale i partiti vicini alle chiese sono divenuti promotori di politiche liberali in tre delle principali nazioni del Continente: Germania, Francia e Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce di queste considerazioni si pu\u00f2 dire che, da un lato, il liberalismo ha decisamente ancora una voce in capitolo nello scenario politico del nostro tempo [1960]; d\u2019altra parte, per\u00f2, oggi le idee di autonomia, di ragione immanente e di soggetto autonomo in economia sono poco vive e feconde: pertanto, del liberalismo classico di stampo laicistico e borghese-capitalistico si pu\u00f2 stilare l\u2019atto di morte<\/p>\n<p>__________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(*)<\/strong> Questo saggio, originariamente una conferenza tenuta alla Katholische Akademie Bayern (cfr. <em>Der Liberalismus und seine Geschichte<\/em> in Karl Forster (1928-1981) (a cura di), <em>Christentum und Liberalismus, Zink<\/em>, Monaco di Baviera 1960), pp. 13-42), \u00e8 apparso in traduzione inglese adattata (a cura di Mary e Keith Algozin) in <em>The Review of Politics<\/em>, anno XXXVI, n. 4, Cambridge University Press, Cambridge (Regno Unito) ottobre 1974, pp. 504-520 (consultabile alla pagina: <a href=\"http:\/\/www.jstor.org\/stable\/1406338\" target=\"_blank\">http:\/\/www.jstor.org\/stable\/1406338<\/a>, accesso del 15-4-2016). Figura altres\u00ec in <em>The Collected Works of Eric Voegelin<\/em>, University of Missouri Press, Columbia (Missouri) 2000, vol. XI, Published Essays, 1953-1965, pp. 83-99<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> Cfr. Arnold J.[oseph] Toynbee, <em>A Study of History<\/em>, 12 voll. in 13 tomi, Oxford University Press, 1935-1961, vol. I, p. 1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> Cfr. Guido De Ruggiero, <em>Storia del liberalismo europeo<\/em>, Laterza, Bari 1925.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3)<\/strong> Cfr. Franz Schnabel, <em>Deutsche Geschichte im neunzehnten Jahrhundert,<\/em> Herder, 4 voll., Friburgo in Brisgovia 1929- 1937 (rist. <em>Deutscher Taschenbuch Verlag<\/em>, Monaco di Baviera 1987).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4)<\/strong> Cfr. ibid., vol. II, <em>Monarchie und Volkssouver\u00e4nit\u00e4t<\/em> [Monarchia e sovranit\u00e0 popolare], 1933.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5)<\/strong> Cfr. \u00ab[Il] tipo ideale [\u2026] \u00e8 ottenuto attraverso l\u2019accentuazione unilaterale di uno o di alcuni punti di vista, e attraverso la riunione di una quantit\u00e0 di fenomeni particolari diffusi e discreti, esistenti qui in maggiore e l\u00e0 in minore misura, e talvolta anche assenti che corrispondono a quei punti di vista unilateralmente sottolineati in un quadro concettuale in s\u00e9 unitario. Considerato nella sua purezza concettuale, questo quadro non pu\u00f2 mai essere rintracciato empiricamente nella realt\u00e0; esso \u00e8 un\u2019utopia, e il lavoro storico si presenta il compito di determinare in ogni caso particolare la maggiore o minore distanza della realt\u00e0 da quel quadro ideale\u00bb (Max Weber (1864-1920), <em>Il metodo delle scienze storico-sociali<\/em>, 1922, trad. it., a cura di Pietro Rossi, n. ed., Einaudi, Torino 2003, p. 60).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6)<\/strong> Joseph Lecler, <em>Histoire de la tolerance au Si\u00e8cle de la Reforme<\/em>, 2 voll., Aubier-Montaigne 1955; trad. it., <em>Storia della<\/em> <em>tolleranza nel secolo della Riforma<\/em>, 2 voll., Morcelliana, Brescia 2004.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7)<\/strong> Cfr. Friedrich Heer, <em>Die dritte Kraft. <\/em><em>Der europ\u00e4ische Humanismus zwischen den Fronten des konfessionellen Zeitalters<\/em>, Fischer, Francoforte sul Meno 1960.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8)<\/strong> Il concetto di \u201coptimal truth\u201d esprime qualcosa di analogo a quello di \u201ccertezza morale\u201d, ossia un grado di verit\u00e0 non perfetto ma sufficiente per agire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9)<\/strong> Il sottotitolo della testata \u00e8 \u00abLe Roi, la Charte, et les Honn\u00eates Gens\u00bb (cfr. Jerry Z. Muller, <em>Conservatism. <\/em><em>An Anthology of Social and Political Thought from David Hume to the Present<\/em>, Princeton University Press, Princeton (New Jersey) 1997, p. 26, cit. in Brian R. Farmer, <em>American Conservatism. History, Theory, and Practice<\/em>, Cambridge Scholars Press, Newcastle (Regno Unito) 2005, p. 7. <em>Le Conservateur<\/em> esce a Parigi dall\u2019ottobre del 1818 al marzo del 1820, dopo la caduta del governo di \u00c9lie Decazes (1780-1860) e il ristabilimento della censura, con l\u2019aiuto del fratello del re Luigi XVIII di Borbone (1755-1824); tra i fondatori Jules Auguste Armand Marie de Polignac (1780-1847), Mathieu Jean F\u00e9licit\u00e9 de Montmorency Laval (1766-1826), Joseph de Vill\u00e8le (1773-1854) e Hugues F\u00e9licit\u00e9 Robert Lamennais (1782-1854). Fran\u00e7ois-Ren\u00e9 de Chateaubriand (1768-1848) non fa parte dei fondatori, ma \u00e8 la guida intellettuale della rivista; cfr. <em>Le Conservateur<\/em>, Le Normant Fils, Parigi 1818-1820: della rivista vennero pubblicati settantotto numeri; i sei volumi in cui sono stati raccolti sono visibili \u2014 e scaricabili \u2014 in forma digitalizzata alla pagina (il primo volume) <a href=\"http:\/\/tinyurl.com\/cjqeeoq\" target=\"_blank\">http:\/\/tinyurl.com\/cjqeeoq<\/a> , consultata il 12- 5-2016), nonch\u00e9 alla pagina (il primo volume) <a href=\"http:\/\/tinyurl\/\" target=\"_blank\">http:\/\/tinyurl\/<\/a> , consultata il 12-5-2016).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10)<\/strong> Karl Ludwig von Haller, <em>Restauration der StaatsWissenschaft oder Theorie des nat\u00fcrlich-geselligen Zustands der Chim\u00e4re des k\u00fcnstlichb\u00fcrgerlichen entgegengesezt<\/em>, 6 voll., Winterthur (Confederazione Elvetica) 1817-1834, trad. it., <em>La Restaurazione della scienza politica<\/em>, a cura di Mario Sancipriano (1916-2004), 3 voll., UTET. Unione Tipografco Editrice Torinese, Torino 1963-1981.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11)<\/strong> Cfr. <em>Le Globe. Journal Litt\u00e9raire<\/em>, Parigi 1824-1832; reprint Slatkine, Ginevra 1974-1978; alcune annate sono consultabili via GoogleBooks<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>12)<\/strong> Su questa forma di religiosit\u00e0 e di prassi dell\u2019antichit\u00e0 precristiana, che risorge in diverse forme dottrinali eterodosse in epoca proto-cristiana e medievale, la bibliografa \u00e8 immensa; per un primissimo accostamento cfr. la voce, con indicazioni bibliografiche, di Ermanno Pavesi, <em><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=227\" target=\"_blank\">Lo gnosticismo<\/a><\/em>, in IDIS. Istituto per la Dottrina e l\u2019Informazione Sociale, Dizionario per un pensiero forte, a cura di Giovanni Cantoni, alla pagina <a href=\"http:\/\/www.alleanzacattolica.org\/idis_dpf\/voci\" target=\"_blank\">http:\/\/www.alleanzacattolica.org\/idis_dpf\/voci<\/a> \u00a0, consultata il 13-5-2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>13)<\/strong> Cfr. Henri Gouhier, <em>La jeunesse d\u2019Auguste Comte et la formation du positivisme<\/em>, 3 voll., Vrin, Parigi 1933-1941, vol. III, Auguste Comte et Saint-Simon.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>14)<\/strong> Cfr. Franz Schnabel, <em>Deutsche Geschichte im neunzehnten Jahrhundert<\/em>, 4 voll., <em>Deutscher Taschenbuch Verlag<\/em>, Monaco di Baviera 1987 (trad. it. del IV vol., <em>Die religi\u00f6sen Krafte, Storia religiosa della Germania nell\u2019Ottocento<\/em>., 1929- 1937, introduzione di Mario Bendiscioli (1903-1998), Morcelliana, Brescia 1944).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>15)<\/strong> Per \u201cStato di polizia\u201d la politologia non intende lo Stato autoritario, bens\u00ec l\u2019assolutismo illuminato e paternalistico del XVIII secolo, per esempio, della Prussia di Federico II (1712- 1786).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>16)<\/strong> Cfr. Walter Bagehot, <em>La costituzione inglese<\/em>, 1867, trad. it., il Mulino, Bologna 1995.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>17)<\/strong> [\u00abThus in the beginning all the World was America\u00bb] John Locke, <em>Due trattati sul governo<\/em>, 1689, trad. it., a cura di Brunella Casalini, PLUS. Pisana Libraria Universitatis Studiorum, Pisa 2007, II Trattato, cap. 5, <em>Della propriet\u00e0<\/em> (pp. 204-218), n. 49, p. 217.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cultura&amp;Identit\u00e0. Rivista di studi conservatori Anno VIII nuova serie n. 12 5 giugno 2016 La parola \u201cliberale\u201d ha assunto, con la crescente complessit\u00e0 della politica, una gamma di significati via via pi\u00f9 ampia e una semantica sempre pi\u00f9 equivoca: questo saggio del grande politologo tedescoamericano cerca di fare un po\u2019 di chiarezza di Eric Voegelin<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/liberalismo-e-rivoluzione\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":36650,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[53,54],"tags":[770,386],"class_list":["post-36649","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","category-rivoluzione-e-controrivoluzione","tag-liberalismo","tag-rivoluzione","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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