{"id":3638,"date":"2009-12-29T12:38:51","date_gmt":"2009-12-29T11:38:51","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-03-03T09:39:58","modified_gmt":"2015-03-03T08:39:58","slug":"educazione-differenziata-una-svolta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/educazione-differenziata-una-svolta\/","title":{"rendered":"Educazione differenziata: una svolta"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/classe_elementare.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-20341\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/classe_elementare.jpg\" alt=\"classe_elementare\" width=\"250\" height=\"147\" \/><\/a>Studi cattolici<\/strong> n.586 dicembre 2009<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Sergio Fenizia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in Italia si percepisce, ormai, una diffusa rivalutazione delle classi maschili e delle classi femminili. Uno dei motivi \u00e8 che la loro presenza nel sistema pubblico d&#8217;istruzione arricchisce il panorama pedagogico e scolastico, ampliando la gamma delle possibili soluzioni educative offerte alle famiglie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un indice qualificato di tale interesse si pu\u00f2 ricavare dalla presenza di numerosi italiani fra i 350 pedagogisti, dirigenti scolastici e insegnanti convenuti da tutto il mondo a Roma, per il II congresso internazionale sull&#8217;educazione differenziata (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quell&#8217;occasione, le cosiddette \u00abbuone pratiche pedagogiche\u00bb delle scuole omogenee, illustrate da esperti di fama mondiale del calibro di Leonard Sax (2), e i dati sociologici, psicologici e neurobiologici, citati con dovizia di fonti, hanno reso convincente la proposta di ascrivere l&#8217;educazione differenziata tra i possibili modelli di scuola da valorizzare per il XXI secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Oltre 40 milioni di studenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, da qualche anno, anche da noi si sono moltiplicati i convegni accademici su questo tema (3), e gi\u00e0 alcune facolt\u00e0 universitarie hanno cominciato a sensibilizzare i futuri insegnanti sull&#8217;importanza di tenere conto a scuola delle specificit\u00e0 maschili e femminili. I mass media, dal canto loro, nell&#8217;informare sugli sviluppi del dibattito in corso, pur dovendo mantenere un taglio non scientifico, sono stati piuttosto generosi (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei servizi pi\u00f9 recenti, quello di Annachiara Sacchi, \u00abMaschi e femmine, classi separate\u00bb, pubblicato dal <em>Corriere della sera <\/em>(5), ha sintetizzato i dati emersi dal congresso di Roma, sottolineando per esempio il grande numero (oltre 40 milioni nel mondo) di studenti che frequenta questo tipo di scuole, riferendo dei successi delle classi <em>single-sex<\/em> anche in quartieri \u00abdifficili\u00bb come il Bronx di New York, raccogliendo testimonianze italiane di ex alunni soddisfatti e dichiarazioni di parecchi esperti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri articoli hanno evidenziato gli esiti accademici migliori rispetto a quelli delle scuole miste, la maggiore autostima, la migliore collocazione professionale, la stabilit\u00e0 delle relazioni coniugali, il maggiore rispetto tra i sessi ecc. (6). Di fronte a tale abbondanza di notizie, in Italia qualcuno ha pensato che si trattasse di una moda (7), per di pi\u00f9 americana. Ma le mode sono passeggere, mentre la diffusione progressiva delle scuole differenziate per sesso va avanti ormai da oltre trent&#8217;anni, con un seguito di studi e ricerche di notevole interesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;opzione per la libert\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due importanti editori italiani hanno saggiamente dato alle stampe i risultati delle pi\u00f9 recenti acquisizioni scientifiche in questo campo (8), ponendo fine a un ostracismo nei confronti dell&#8217;educazione differenziata, che era diventato imbarazzante, in considerazione dell&#8217;abbondanza invece di volumi analoghi all&#8217;estero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pubblicazione di questi libri (si veda <em>infra<\/em>) ha accelerato una svolta gi\u00e0 in atto nel mondo accademico italiano, nel quale ormai \u00e8 meno frequente trovare chi sottovaluti l&#8217;importanza della posta in gioco nella ricerca dei migliori strumenti che favoriscano nei giovani la formazione di una corretta identit\u00e0 sessuale, maschile e femminile, e la valorizzazione delle specificit\u00e0 dei due sessi anche in funzione di un&#8217;armonica e feconda collaborazione familiare, lavorativa, sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, tante famiglie guardano con speranza alle scuole differenziate, \u00abperch\u00e9 [in esse] il rendimento sale e il bullismo scende\u00bb (9), ma questo non giustifica l&#8217;ampiezza e trasversalit\u00e0 politica e culturale di tale movimento pedagogico. La chiave per interpretare il crescente favore per questa scelta organizzativa scolastica, va cercata probabilmente nell&#8217;attendibilit\u00e0 dei dati disponibili e nell&#8217;opzione per la libert\u00e0 che caratterizza i suoi sostenitori. Infatti, lungi dal volere che sia imposta a tutti, la propongono come una possibilit\u00e0 da affiancare ad altre, per arricchire la libert\u00e0 di scelta dei genitori, degli insegnanti e dei gestori di scuole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una formazione specifica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;estero, in base ai dati disponibili e fino a prova contraria, la pubblicistica sulle scuole <em>single-sex<\/em> \u00e8 abbondante ed \u00e8 quasi unanime nell&#8217;attestare che ne escono ragazzi e ragazze sereni, equilibrati, laboriosi in misura percentuale maggiore rispetto alle scuole miste per sesso. E questo a tutte le latitudini, e con studenti di tutti i ceti sociali. Inoltre, \u00e8 pi\u00f9 frequente trovare in queste scuole giovani senza complessi, che sanno interagire bene con le persone dell&#8217;altro sesso (10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi vantaggi<em>, <\/em>per\u00f2, hanno un costo. Infatti, gli esperti precisano che l&#8217;educazione differenziata non si improvvisa. Infatti, le moderne scuole monogenere richiedono una specifica formazione nei docenti e nascono da progetti educativi fondati su un&#8217;antropologia chiara e condivisa. In teoria, tutto ci\u00f2 si potrebbe fare anche nelle scuole miste. Ma di solito non ci si riesce, anche perch\u00e9 in esse la comunicazione diventa inevitabilmente pi\u00f9 generica in quanto \u00abdeve necessariamente rivolgersi a [&#8230;] sentimenti, prospettive esistenziali differenti. Questa genericit\u00e0 porta [&#8230;] a frasi convenzionali, senza efficacia, senza forza seduttiva, appunto perch\u00e9 la realt\u00e0 della classe mista \u00e8 che al suo interno rimane essenzialmente divisa\u00bb (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le classi monogenere, invece, sono tendenzialmente pi\u00f9 unite e, anche per questo, in base alle statistiche, hanno un&#8217;efficacia maggiore sotto molti punti di vista<sup>\u00a0 <\/sup>(12). La difficolt\u00e0 di adottare differenti stili di insegnamento per maschi e per femmine all&#8217;interno della stessa classe, induce molti docenti a riconoscere che, da questo punto di vista, sarebbe meglio separare i sessi, ma alcuni ritengono che ci\u00f2 non sia possibile a breve in Italia in quanto non sarebbe ritenuto <em>politically <\/em><em>correct.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Antidoto al bullismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene non ci sia unanimit\u00e0 sulle ragioni dell&#8217;efficacia dell&#8217;educazione differenziata, i punti fermi cominciano a essere parecchi. Per esempio, sul bullismo ormai la letteratura \u00e8 abbondante (13). Sul piano sociologico si registra che nelle scuole che adottano la separazione dei sessi si respira un&#8217;aria pi\u00f9 serena, un clima di maggiore concentrazione sul proprio dovere di studenti, una minore propensione ad abbandonarsi a forme di vandalismo o di teppismo, il dialogo con i propri insegnanti \u00e8 pi\u00f9 facile e pi\u00f9 profondo, soprattutto quando &#8211; come nella maggior parte dei casi &#8211; sono dello stesso sesso dei discenti (14)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il calo della <em>violenza <\/em>(dentro e fuori dell&#8217;edificio scolastico) \u00e8 ancora pi\u00f9 evidente nelle scuole <em>single-sex <\/em>dei quartieri abitati da persone meno abbienti (15), dove molti alunni sono considerati \u00aba rischio\u00bb. Inoltre, \u00e8 stato evidenziato che nella scuola mista \u00able stesse alunne, oltre a essere vittime, contribuiscono ad aumentare la violenza a scuola\u00bb. Infatti, \u00abquando i conflitti sfociano nella violenza, le alunne svolgono un ruolo importante sia come spettatrici, sia come consolatrici dopo il fatto\u00bb (16) La relazione tra \u00abil rendimento che sale\u00bb e \u00abil bullismo che scende\u00bb nelle scuole omogenee \u00e8 dunque reale, e risponde bene alle attese comuni di genitori e insegnanti<strong>.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Modello in espansione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dicevamo che l&#8217;essere un antidoto al bullismo non \u00e8 sufficiente a spiegare perch\u00e9 questo modello educativo continui a guadagnare terreno un po&#8217; dovunque. Ad aprile 2009, solo negli Usa le scuole pubbliche che offrivano un&#8217;educazione <em>single-sex <\/em>erano salite a 540 (17). Inoltre, in Germania, alla vigilia del vertice nazionale sul sistema formativo tedesco (Dresda, 2008), il ministro federale dell&#8217;Istruzione, Annette Schavan, sulla scorta di documentate esperienze positive gi\u00e0, registrate nel Paese, ha chiesto di introdurre lezioni separate per i due sessi (18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Francia, pochi mesi prima, ha fatto notizia l&#8217;approvazione di una legge che, adeguando il diritto francese alle direttive europee, rende pi\u00f9 facile anche nelle scuole statali \u00abl&#8217;organizzazione di insegnamenti per gruppi di studenti in funzione del loro sesso\u00bb (19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La linea che si sta affermando nei Paesi maggiormente industrializzati \u00e8 chiara e condivisibile: bisogna favorire la coesistenza di entrambi i modelli educativi, senza imposizioni, garantendo alle famiglie la possibilit\u00e0 di scelta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le potenzialit\u00e0 di ciascun sesso<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei libri che in Italia ha affrontato seriamente il confronto tra educazione mista e quella monogenere \u00e8<em> Maschi e femmine <\/em><em>a scuola. Le differenze di genere in educazione <\/em>(a cura di Giuseppe Zanniello, Sei, Torino 2007). Il volume contiene i contributi di sette specialisti che hanno raccolto il meglio della ricerca internazionale. Ne emerge un quadro abbastanza nitido. L&#8217;educazione differenziata non \u00e8 la soluzione di tutti i mali della nostra scuola, ma \u00e8 un modello che finora non ha lasciato delusi coloro che l&#8217;hanno adottato, all&#8217;estero, ma anche in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Basta sfogliare l&#8217;indice di questo prezioso volume, per rendersi conto che, se per secoli la scuola \u00e8 stata prevalentemente monogenere, non \u00e8 stato per un capriccio o per motivi necessariamente discriminatori (che in qualche caso forse si sono dati), ma perch\u00e9 consentiva di favorire meglio la maturazione intellettuale e affettiva degli educandi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, per\u00f2, si aggiungono ulteriori argomenti. Soprattutto nella prospettiva dello sviluppo delle potenzialit\u00e0 proprie di ciascun individuo e di ciascun sesso. C&#8217;\u00e8 infatti una maggiore consapevolezza delle specificit\u00e0 femminili e maschili, e del fatto che a esse si riesce a dare una risposta pi\u00f9 adeguata proprio separando a scuola maschi e femmine in alcune fasi del loro sviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Migliori condizioni per apprendere<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se \u00abil compito della scuola \u00e8 essenzialmente quello di mettere gli studenti nella migliore condizione per apprendere\u00bb (20) qualunque sia la loro situazione, allora bisogna riconoscere che se tanti nodi vengono al pettine \u00e8 perch\u00e9 negli ultimi decenni si \u00e8 trascurato di \u00abvedere quali sono le condizioni necessarie ai due sessi per apprendere meglio\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le tante che vengono prese in considerazione, una richiede di tenere nel dovuto conto le differenze di genere nella valutazione dell&#8217;apprendimento, perch\u00e9 \u00abla valutazione \u00e8 un fondamentale momento di incontro con l&#8217;alunno, spesso di complessa gestione [&#8230;]. Deve essere incoraggiante e propositiva [&#8230;]. Un&#8217;attenzione specifica e una riflessione sulle differenze di genere permettono all&#8217;insegnante di impostare l&#8217;apprendimento dell&#8217;alunno in modo veramente personalizzato e di effettuare un&#8217;articolata valutazione [&#8230;]. La valutazione va configurata come un momento in cui l&#8217;alunno impara a conoscere i propri punti di forza \u2014 anche quelli legati alla propria specificit\u00e0 femminile e maschile &#8211; e in cui comprendere come fare fronte agli eventuali insuccessi\u00bb (21)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Differenze come risorsa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo volume, che ha il pregio di coniugare il rigore scientifico con un linguaggio accessibile ai non addetti ai lavori, le differenze tra maschi e femmine sono viste come una risorsa, non come un ostacolo. Gli autori sono convinti che, se riconosciute, possono costituire un&#8217;opportunit\u00e0 molto significativa per offrire a ogni persona, maschio o femmina, un&#8217;educazione che raggiunga mete pi\u00f9 alte, sia in ambito relazionale, sia in ambito cognitivo, perch\u00e9 pu\u00f2 tenere conto adeguatamente del diverso modo in cui uomini e donne percepiscono la realt\u00e0 fisica e spirituale. Come tale, il libro \u00e8 utilissimo sia per chi lavora in classi miste, sia per chi lavora in classi omogenee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche gli insegnanti che, pur riconoscendo il valore del modello differenziato, preferiscono confrontarsi con le difficolt\u00e0 di quello coeducativo, vi troveranno spunti preziosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ambiente omogeneo &amp; leadership<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di particolare interesse \u00e8 il capitolo curato da Klement Pol\u00e0\u00e8ek, che offre la prima meta-analisi in lingua italiana dei dati internazionali sugli effetti della scuola differenziata per sesso. Il lavoro, che \u00e8 basato sugli esiti di numerose ricerche empiriche, evidenzia che i pregi della scuola omogenea, pur essendo misurabili, non sono sempre netti e presentano alcune differenze a seconda delle variabili prese in considerazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte al rigore metodologico di un Pol\u00e0\u00e8ek, risulta ben poco consistente l&#8217;argomento al quale con frequenza ricorrono alcuni oppositori dell&#8217;educazione <em>sin<\/em><em>gle-sex. <\/em>Questi, infatti, si limitano a generalizzare esperienze personali, alle quali per\u00f2 si possono facilmente contrapporre altrettante esperienze di segno opposto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti educatori, finora, avevano visto il maggior pregio della scuola mista nel contributo che essa forniva alla formazione della personalit\u00e0. Dalla meta-analisi realizzata da Pol\u00e0\u00e8ek risulta, per\u00f2, che proprio la formazione della personalit\u00e0, il concetto e stima di s\u00e9, la fiducia in s\u00e9 stessi, i rapporti sociali e la <em>leadership <\/em>sono alcuni degli aspetti sui quali si articola il confronto tra i due modelli educativi, e i risultati non sono \u00aba favore\u00bb della scuola mista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per esempio, risulta che la scuola maschile e la scuola femminile contribuiscono in modo determinante alla formazione del concetto e della stima di s\u00e9, soprattutto nelle alunne, le quali crescono molto nella fiducia in se stesse. I dati di una ricerca condotta su oltre 400 professionisti (22) \u00absembrano confermare che la capacit\u00e0 di <em>leadership <\/em>delle donne si forma meglio nell&#8217;ambiente omogeneo\u00bb (p. 59).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Metodiche diverse per ragazzi &amp; ragazze<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel libro non si mette in dubbio la possibile validit\u00e0 della coeducazione (23). Si sottolinea, per\u00f2, che nelle scuole italiane, negli ultimi quarant&#8217;anni, ci si \u00e8 limitati a mettere insieme ragazzi e ragazze, in assenza di un progetto coeducativo e di una specifica formazione degli insegnanti a realizzarlo. Invece, la scelta pedagogica di differenziare a scuola la metodologia educativa in funzione del sesso (24) degli alunni, nelle scuole che l&#8217;hanno adottata, \u00e8 andata di pari passo con l&#8217;attivazione di specifiche dinamiche formative dei docenti, che hanno portato tra l&#8217;altro a tenere conto delle specificit\u00e0 maschili o femminili, favorendo in ciascuno\/a la capacit\u00e0 di \u00abrelazionarsi positivamente con le persone dell&#8217;altro sesso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il curatore, inoltre, sottolinea che \u00e8 \u00abgiusto chiedersi se un docente, nella relazione didattica, sia tenuto a usare metodiche diverse per ragazzi e per ragazze quando insegna e quando valuta; se, e come, debba favorire le manifestazioni di interessi e attitudini diversi tra le alunne e gli alunni; se debba proporre attivit\u00e0 diverse ai ragazzi e alle ragazze\u00bb (p. 3) per raggiungere gli stessi obiettivi. Fortunati gli alunni e le alunne di insegnanti che si pongono queste domande.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1) <\/strong>Promosso dalla European Association of Single Sex Education, che raccoglie enti di 18 Paesi europei, si \u00e8 svolto il 24 aprile presso la sala conferenze della Biblioteca Nazionale Centrale. Per gli <em>ab<\/em><em>stract <\/em>si veda: <em>http:\/\/www.easse.org\/con-<\/em><em>greso\/ita\/prensa.htm. <\/em>Per gli atti, v. <em>infra <\/em>nota n. 8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> Psicologo americano, direttore esecutivo della National Association for Single-Sex Public Education.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3) <\/strong>Per es., v. Sara Ricotta Voza, \u00abNoi, separati in classe per studiare meglio\u00bb, <em>La <\/em><em>Stampa, <\/em>27 ottobre 2006, sul Convegno organizzato da Ed. Res, \u00abMeglio insieme? Maschile e Femminile a scuola: cantiere aperto d&#8217;identit\u00e0\u00bb, Verona, 26 ottobre 2006.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4) <\/strong>Cfr, per es., la rassegna stampa italiana del congresso: <em>http:\/\/www.easse.org\/con-<\/em><em>greso\/ita\/prensa. htm.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5) <\/strong>\u00abMaschi e femmine, classi separate\u00bb, 10 maggio 2009, pp. 10-11. Come voce, se non contraria, almeno dubbiosa, si veda per es. Francesco Alberoni, \u00abElogio delle classi miste\u00bb, <em>Corriere della sera, <\/em>18 maggio 2009, p. 1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6) <\/strong>Per es. <em>Ansa, <\/em>\u00abScuola: Aprea, dividere maschi e femmine \u00e8 opportunit\u00e0\u00bb, 24 aprile 2009; A. G, \u00abII ritorno dell&#8217;educazione differenziata?\u00bb, <em>La Tecnica della Scuola.it, 25 <\/em>aprile 2009; G. Z., \u00abMaschi e femmine: torna in auge l&#8217;educazione differenziata?\u00bb, <em>il Sussidiario.net, <\/em>2 maggio 2009, S. F., \u00abOh! Torna l&#8217;educazione differenziata?\u00bb, <em>Tuttoscuola, <\/em>n. 493, giugno 2009, pp. 16-19.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7) <\/strong>In verit\u00e0 pochi; cfr Sara Ricotta Voza, \u00abInchiesta &#8211; Scuola, maschi e femmine separati \u00e8 meglio\u00bb, <em>La Stampa, <\/em>19 aprile 2009, p. 1 e p. 20.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8) <\/strong><em>Maschi e femmine a scuola. Le differenze di genere in educazione, <\/em>a cura di Giuseppe Zanniello, Sei, Torino 2007. <em>L&#8217;educazione differenziata per le ragazze e per i ragazzi. Un modello di scuola per il XXI secolo, <\/em>a cura di Alessandra La Marca, Armando, Roma 2009, che raccoglie gli atti del 2\u00b0 congresso internazionale sull&#8217;educazione differenziata (Roma, 24 aprile 2009); <em>La valorizzazione delle specificit\u00e0 maschili e femminili. Una didattica differenziata per le alunne e per gli alunni, <\/em>a cura di Alessandra La Marca, Armando, Roma 2007, atti del XXVI Convegno dell&#8217;Associazione Pedagogica Italiana (Universit\u00e0 di Palermo, 16-17 marzo 2007).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9) <\/strong>Cfr <em>Panorama, <\/em>n. 25\/2008, 19 giugno 2008, p. 65.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10) <\/strong>Per un&#8217;aggiornata raccolta di pubblicazioni sulle scuole <em>single-sex <\/em>si veda <em>www. diferenciada. org.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11) <\/strong>Stefano Zecchi, \u00abMeglio le scuole miste. Educano alla vita vera\u00bb, \/\/ <em>Giornale, <\/em>13 marzo 2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>12) <\/strong>Emblematico, da questo punto di vista, il caso di una scuola mista nella quale sono stati individuati trenta alunni che con molta probabilit\u00e0 avrebbero perso l&#8217;anno e sono stati concentrati in un&#8217;unica classe maschile, con una serie di accorgimenti educativi. Dopo appena un anno quasi tutti avevano gi\u00e0 recuperato il divario che li separava dagli altri studenti. Cfr Christina Hoff Sommers, <em>The War Against Boys. How Misgu\u00ecded Feminism Is Harming Olir Young Men, <\/em>New York, 2000, cit. nella traduzione spagnola <em>La guerra cantra los chicos. <\/em><em>Como unfeminismo mal entend\u00ecdo est\u00e0 donando a los <\/em><em>chicos j\u00f3venes, <\/em>Madrid 2006, p. 228.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>13) <\/strong>Cfr Klement Pol\u00e0\u00e8ek, <em>La scuola mista <\/em><em>o la scuola omogenea per genere? Dati internazionali, <\/em>in <em>Maschi e femmine a scuola, <\/em>cit, nota 4, p. 81.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>14) <\/strong>Cfr Raymond A. Noe, \u00abWomen and mentoring: a review and research agenda\u00bb, Academy of Management Review, 13,65-78, 1988.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>15) <\/strong>Cfr Megan Rosenfeld, \u00abAli-Male Classes Raise Grades and Hackles\u00bb, <em>Washington Posi, <\/em>26 marzo 1998, p. A16, cit. in <em>The War Against Boys. <\/em>Cit., p. 243.<\/p>\n<p><strong>16) <\/strong>Popp, U., <em>Gewalt an Schulen &#8211; eine \u00abJungenph\u00e0nomen\u00bb?, <\/em>\u00abDie Deutsche Schule\u00bb, 1997, 89, 77-87, cit. in Klement Pol\u00e0\u00e8ek, <em>La scuola mista o la scuola omogenea per genere? Dati internazionali, <\/em>cit., p. 81. \u00abL&#8217;autrice conclude che le alunne osservano volentieri le liti degli alunni tra di loro e sono lusingate se questo succede a causa loro (p. 86)\u00bb.<\/p>\n<p><strong>17) <\/strong>Cfr il Dossier \u00abL&#8217;educazione differenziata per <em>ragazze e <\/em>per <em>ragazzi <\/em>nel mondo\u00bb, che contiene molti altri dati: <em>http:\/\/www. easse, org\/congreso\/ita\/pren-sa.htm.<\/em><\/p>\n<p><strong>18) <\/strong>Agenzia APCom, Berlino, 22 ottobre 2008.<\/p>\n<p><strong>19) <\/strong>Agenzia Radicale, 22 maggio 2008.<\/p>\n<p><strong>20) <\/strong>A. La Marca, \u00abUna didattica differenziata per le alunne e per gli alunni\u00bb, in <em>Maschi e femmine a scuola, <\/em>cit., p. 133.<\/p>\n<p><strong>21) <\/strong>Idem,pp. 140-141.<\/p>\n<p><strong>22) <\/strong>Pol\u00e0\u00e8ek cita lo studio di Duncan, L.E., Wentworth, P.A., Owen-Smith, A. e La Favor, T. (2002). \u00abMiddle educational, career, and family outcomes of women educated at two single-sex colleges\u00bb. \u00abSex Roles\u00bb, 47, 237-247.<\/p>\n<p><strong>23) <\/strong>Cfr G. Zanniello, in <em>Maschi e femmine <\/em><em>a scuola, <\/em>cit., p. 7<\/p>\n<p><strong>24)<\/strong> Nella nota n. 1 del I cap., il curatore sintetizza i termini dell&#8217;odierno dibattito culturale sui concetti di identit\u00e0 <em>sessuale <\/em>e identit\u00e0 di <em>genere.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studi cattolici n.586 dicembre 2009 di Sergio Fenizia Anche in Italia si percepisce, ormai, una diffusa rivalutazione delle classi maschili e delle classi femminili. Uno dei motivi \u00e8 che la loro presenza nel sistema pubblico d&#8217;istruzione arricchisce il panorama pedagogico e scolastico, ampliando la gamma delle possibili soluzioni educative offerte alle famiglie. 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