{"id":36,"date":"2004-11-03T14:51:14","date_gmt":"2004-11-03T13:51:14","guid":{"rendered":""},"modified":"2023-11-23T16:28:41","modified_gmt":"2023-11-23T15:28:41","slug":"kyoto-anidride-carbonica-co2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/kyoto-anidride-carbonica-co2\/","title":{"rendered":"Protocollo di Kyoto, ambiente e riduzione della CO2"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-35754 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/Kyoto_protocollo.jpg\" alt=\"\" width=\"293\" height=\"172\" \/>Abstract: <\/strong><em>Il protocollo di Kyoto, che mira alla riduzione dell&#8217;anidride carbonica ritenuta responsabile del surriscaldamento atmosferico si \u00e8 dato obiettivi troppo ambiziosi che comporteranno costi enormi per le collettivit\u00e0 a fronte di dubbi vantaggi per l&#8217;ambiente con riduzioni della CO2 tutto sommato irrilevanti<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.ragionpolitica.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.ragionpolitica.it\/ <\/a><\/strong>del 28 novembre 2003<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">Gli svantaggi del protocollo di Kyoto<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8230;usare una cura da cavallo per un male che non si comprende non \u00e8 una mossa molto saggia. Il protocollo di Kyoto, in particolare, a fronte di <\/em>benefici lontani nel tempo presenta costi immediati e gravi.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di\u00a0<strong>Carlo Stagnaro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Fellow presso l&#8217;<span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.policynetwork.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">International Policy Network<\/a><\/span><\/em><span style=\"color: #0000ff;\"><i>\u00a0<\/i><\/span><em>(London, UK)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Secondo un sondaggio commissionato dal WWF nel 2001, l&#8217;89% degli italiani \u00e8 favorevole al protocollo di Kyoto. Una maggioranza che rasenta l&#8217;unanimit\u00e0. La cosa non sorprende: nel nostro Paese \u00e8 mancato quel dibattito che ha infiammato il clima politico di altre nazioni. Gli ecologisti hanno saputo sfruttare abilmente l&#8217;apprensione popolare. Quando il presidente Berlusconi, due anni fa, accenn\u00f2 che forse era meglio considerare altre strade, venne sommerso dai fischi dei nemici e dagli strepiti di molti amici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">E&#8217; lecito, per\u00f2, chiedersi se quei nove italiani su dieci sappiano a cosa hanno dato il proprio assenso. In altre parole, sarebbe interessante conoscere cosa avrebbero risposto se la domanda fosse stata: Lei sa che cosa prevede il protocollo di Kyoto? La questione non pu\u00f2 essere elusa, perch\u00e9 la citt\u00e0 di Milano ospiter\u00e0 &#8211; dall&#8217;1 al 12 dicembre 2003 &#8211; la Nona Conferenza delle parti, un meeting annuale che si svolge sotto l&#8217;egida dell&#8217;ONU per stabilire con quali strategie affrontare l&#8217;effetto serra.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Per farla breve, il trattato siglato nel 1997 prevede una sostanziale riduzione delle emissioni di gas serra. Detto cos\u00ec pu\u00f2 apparire un provvedimento nell&#8217;interesse generale; ma tagliare le emissioni significa, indirettamente, rendere l&#8217;energia, pi\u00f9 scarsa, e dunque pi\u00f9 costosa. Dal costo dell&#8217;energia dipendono molti aspetti della nostra vita; per giunta, introdurre tasse o sussidi implica una sottrazione di risorse dalle mani dei legittimi proprietari. Cio\u00e8, applicando misure del tipo di quelle previste dal protocollo di Kyoto, si tolgono soldi dalle tasche di alcuni cittadini, erodendo il potere d&#8217;acquisto dei loro redditi. Naturalmente, l&#8217;intero peso finanziario graver\u00e0 sulle spalle dei consumatori: i pi\u00f9 colpiti saranno quelli appartenenti alle fasce pi\u00f9 povere della popolazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Non \u00e8 un caso che le organizzazioni sindacali &#8211; inizialmente favorevoli all&#8217;adozione del protocollo &#8211; abbiano apertamente espresso tutta la loro perplessit\u00e0. Essi, infatti, cominciano a realizzare che l&#8217;utopia del &#8220;controllo del clima&#8221; metter\u00e0 a repentaglio lo stipendio e addirittura il posto di molti lavoratori. Joel Decaillon, segretario della Confederazione dei sindacati europei, ha dichiarato che &#8220;i sindacati devono giocare un ruolo nella negoziazione delle misure tese a ottenere una transizione equa, sulla base di un&#8217;informazione accurata, delle risorse disponibili, e di un coinvolgimento attraverso il dialogo sociale&#8221;. Sebbene egli rimanga ancora in mezzo al guado &#8211; perch\u00e9 non riconosce esplicitamente l&#8217;incompatibilit\u00e0 tra la riduzione delle emissioni e lo sviluppo economico &#8211; la sua presa di posizione \u00e8 significativa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Anche i sindacati italiani farebbero bene ad affrontare questo problema, e a farlo in fretta. Secondo uno studio prodotto dall&#8217;International Council on Capital Formation, l&#8217;applicazione del protocollo di Kyoto in Italia potrebbe condurre alla perdita di 280.000 posti di lavoro entro il 2025, e a una riduzione del PIL effettivo pari al 2,9%. A causa dell&#8217;elevato prezzo dell&#8217;energia e dell&#8217;assenza di una vera competizione nel settore, i cittadini dovrebbero sostenere un costo aggiuntivo di grandi proporzioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Per giunta, l&#8217;impostazione anti-nuclearista della nostra classe politica impedisce pure di produrre energia attraverso l&#8217;unico mezzo che \u00e8 pulito e a buon prezzo. Infine, le fonti cosiddette alternative non saranno in grado di rappresentare un&#8217;opzione abbordabile ancora per molto tempo. Nondimeno, le case devono essere scaldate d&#8217;inverno e rinfrescate d&#8217;estate, le fabbriche devono lavorare, i computer devono accendersi e le automobili devono muoversi. Il mantenimento di tutti questi benefici potrebbe essere messo in discussione dall&#8217;applicazione del protocollo di Kyoto. Contrariamente a quello che si sente spesso dire, noi non siamo danneggiati dall&#8217;assenza, ma da una eccessiva presenza, di politica energetica<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il clima \u00e8 un sistema complesso: la strada per capirlo \u00e8 ancora molto lunga. Forse il nostro pianeta ha la febbre, probabilmente no. Di certo, usare una cura da cavallo per un male che non si comprende non \u00e8 una mossa molto saggia. Il protocollo di Kyoto, in particolare, a fronte di benefici lontani nel tempo presenta costi immediati e gravi. Metterlo in atto sarebbe come sottoporsi a una chemioterapia per guarire un mal di testa passeggero.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* * *<\/strong><\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">Il prezzo di Kyoto<\/h3>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Perch\u00e9 il Protocollo rappresenta una minaccia concreta per il benessere dell\u2019umanit\u00e0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di\u00a0<strong>Carlo Stagnaro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-35798 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2004\/11\/Kyoto-1.jpg\" alt=\"\" width=\"217\" height=\"232\" \/>Kyoto \u00e8 morto, viva Kyoto. La decisione della Russia e dell\u2019Australia di accodarsi agli Stati Uniti nel rigetto del Protocollo sul clima ha sostanzialmente affossato questo trattato internazionale. Lo si \u00e8 visto chiaramente nell\u2019arco della Nona conferenza delle parti (Cop9), che si \u00e8 svolta a Milano dall\u20191 al 12 dicembre scorso. Contro le speranze dei maggiori movimenti ambientalisti, infatti, non si \u00e8 potuto raggiungere l\u2019accordo necessario a far decollare le restrizioni alle emissioni di gas serra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vera domanda, oggi, \u00e8: che fare nel post-Kyoto? Rottamare ogni tentativo (pi\u00f9 o meno votato al fallimento) d\u2019imbrigliare il clima terrestre, oppure tentare di far rientrare dalla finestra quel trattato ch\u2019\u00e8 uscito, con la coda tra le gambe, dalla porta? In particolare, che far\u00e0 il Vecchio continente: andr\u00e0 avanti da solo, oppure cercher\u00e0 una strategia comune con gli altri Paesi sviluppati?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Unione europea ha sempre assunto una posizione ferocemente favorevole a ogni forma di\u00a0<em>global governance<\/em><i>\u00a0<\/i>del fenomeno, senza curarsi troppo dei dubbi che la comunit\u00e0 scientifica nutre sul rapporto tra le emissioni umane di CO2 e altre sostanze, e il possibile aumento della temperatura media della superficie terrestre. Tuttavia, l\u2019Agenzia europea per l\u2019ambiente ha diffuso, il 6 maggio 2003, un comunicato corrucciato, rilevando che, per il secondo anno consecutivo, \u00able emissioni complessive dell\u2019Ue dei sei gas ritenuti responsabili del cambiamento climatico globale sono state superiori dell\u20191,0% rispetto all\u2019anno precedente &#8211; questo secondo le stime del 2001, l\u2019ultimo anno per il quale sussistono dati disponibili\u00bb. \u00abNonostante l\u2019aumento registrato dal 2000, le emissioni di gas a effetto serra dell\u2019Ue nel 2001 sono risultate inferiori del 2,3% rispetto ai livelli del 1990. Tuttavia, se si guarda ai due anni precedenti, non pu\u00f2 ritenersi un risultato di rilievo. Nel 1999 e nel 2000, infatti, le emissioni sono risultate inferiori rispettivamente del 3,3 e 3,5% rispetto a quelle del 1990\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia appartiene al gruppo di dieci Paesi (su 15) responsabili di questa tendenza (1). Gli Stati Uniti hanno ampiamente annunciato la propria contrariet\u00e0 a una riduzione forzosa delle emissioni. Il Protocollo di Kyoto entrer\u00e0 in vigore novanta giorni dopo che l\u2019avranno ratificato almeno 55 dei Paesi firmatari della Convenzione Un-Fccc (United Nations Framework Convention on Climate Change), purch\u00e9 tra tali Paesi siano compresi i Paesi industrializzati e a economia in transizione (elencati nell\u2019Annex I), in numero tale da rappresentare almeno il 55% delle emissioni complessive di anidride carbonica (riferite al 1990).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rifiuto della Russia e dell\u2019Australia ha tramutato istantaneamente in un miraggio il raggiungimento di tale soglia. Non \u00e8 un caso se le organizzazioni ambientaliste hanno preso di mira Andrej Illarionov, consigliere economico del presidente Putin. In un comunicato stampa, per esempio, Greenpeace ha esortato il Cremlino a \u00absmettere di ascoltare un pugno di teste calde e scribacchini pagati dall\u2019industria del petrolio\u00bb. Ha aggiunto Steven Guilbeault, esponente moscovita di Greenpeace: \u00abIl consigliere del presidente Illarionov e il\u00a0<em>chairman<\/em>\u00a0della conferenza [sul clima svoltasi tra il 29 settembre e il 3 ottobre 2003] Yuri Izrael sono d\u2019imbarazzo alla fiera tradizione scientifica russa\u00bb (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti, gli scienziati sono tutt\u2019altro che unanimi sulle cause del riscaldamento globale, e v\u2019\u00e8 chi nutre dubbi perfino sulla sua stessa esistenza. L\u2019effetto serra \u00abantropogenico\u00bb non va confuso con l\u2019effetto serra naturale, che non solo esiste da sempre, ma \u00e8 addirittura indispensabile alla vita sulla Terra. L\u2019atmosfera respinge parte delle radiazioni in arrivo dal sole (specie i raggi ultravioletti), mentre trattiene parte di quelle che il globo emette (a bassa frequenza ed elevata lunghezza d\u2019onda).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec facendo, essa rende la temperatura media pi\u00f9 elevata (circa 15\u00b0C) e le escursioni termiche pi\u00f9 miti. Senza l\u2019effetto serra, la temperatura media alla superficie sarebbe pari a circa \u201318\u00b0C (3). Tra i gas che contribuiscono all\u2019effetto serra, i pi\u00f9 noti (e pi\u00f9 importanti) sono senza dubbio il vapore acqueo, l\u2019anidride carbonica, il protossido d\u2019azoto e l\u2019ozono. L\u2019atmosfera, insomma, ha il medesimo effetto d\u2019una serra attorno al pianeta (sebbene il principio alla base del funzionamento delle serre sia diverso e poggi essenzialmente sull\u2019assenza di ventilazione). Tuttavia, per riprendere la bella immagine di Robin Baker, si tratta di \u00abvetri sporchi\u00bb (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La temperatura media ha subito notevoli variazioni durante la vita del pianeta: anche in tempi relativamente recenti. La storia ricorda almeno tre \u00abpiccole et\u00e0 glaciali\u00bb (520-350 a.C., 500-750 d.C., 1500-1850) e due periodi caldi (200-400 d.C. e 1000-1300) (5) negli ultimi 2500 anni. Per giunta, le osservazioni sistematiche della temperatura potrebbero essere non abbastanza accurate e pertanto sopravvalutare la crescita della temperatura per varie ragioni. In primo luogo, le stazioni di misura si trovano per lo pi\u00f9 sulla terraferma e quindi disponiamo di poche informazioni sulla temperatura nelle distese oceaniche. Secondariamente, esse sono sovente in prossimit\u00e0 di centri urbani, che immagazzinano calore (6) e pare che possano essere influenzate anche da molte variabili sociali ed economiche (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti, le misurazioni dei satelliti non sembrano rilevare alcuna variazione significativa nella temperatura media dell\u2019atmosfera (8). Da ultimo, disponiamo in tutti i sensi di troppi pochi dati per essere in grado di comprendere un fenomeno cos\u00ec complesso. Come ha osservato Franco Battaglia, \u00abgli unici dati attendibili sulle temperature medie globali si riferiscono proprio solo agli ultimi cento anni: non dovrebbe apparire strano che, se uno comincia a un qualunque istante di tempo, la temperatura globale o cresce o decresce\u00bb (9). Con queste premesse \u00e8 certo difficile attribuire all\u2019uomo un fenomeno, il riscaldamento globale, le cui dinamiche sono tutto fuorch\u00e9 chiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciliegina sulla torta, gli andamenti dell\u2019aumento della temperatura media del pianeta misurata nell\u2019arco dell\u2019ultimo secolo sono affatto discontinui. Pressoch\u00e9 tutto il riscaldamento verificatosi nel Ventesimo secolo (pari a circa 0,6\u00b0C) si concentra in due lassi di tempo ben precisi: dal 1910 al 1945 e poi dal 1975 a oggi. Questo parrebbe incoerente con la spiegazione \u00abufficiale\u00bb, in quanto le emissioni di anidride carbonica da parte dell\u2019uomo sono andate sempre crescendo (10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se vi fosse un rapporto di causa-effetto, anche la temperatura media avrebbe dovuto aumentare con un andamento monot\u00f2no. Bisogna anche aggiungere ch\u2019\u00e8 profondamente erroneo vedere l\u2019uomo come un sadico diavolo che si diverte a maltrattare la natura indifesa. \u00abIl rapporto uomo-natura &#8211; ha sottolineato Renato Angelo Ricci &#8211; \u00e8 di tipo dinamico e dialettico\u2026 l\u2019uomo sta dentro la natura, ne fa parte e le sue capacit\u00e0 di trasformazione sono retaggio delle sue doti culturali\u00bb (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Ipcc (International Panel on Climate Change) ha tentato d\u2019elaborare modelli matematici per simulare il comportamento del clima da qui al 2100. Essi prospettano un aumento della temperatura compreso tra 1,5 e 4,5\u00b0C. Se fosse vera la prima stima, i mutamenti sarebbero contenuti e, anzi, potrebbero avere ricadute positive (il clima sarebbe semplicemente pi\u00f9 mite e temperato, mentre &#8211; grazie alla maggiore concentrazione d\u2019anidride carbonica nell\u2019atmosfera &#8211; la crescita della vegetazione sarebbe pi\u00f9 svelta e rigogliosa) (12). Inoltre, un riscaldamento moderato potrebbe anche determinare sostanziali benefici per la salute umana: il freddo \u00abuccide\u00bb molto pi\u00f9 del caldo, se cos\u00ec si vuol dire (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo va aggiunto che l\u2019Ipcc \u00e8 un organismo solo apparentemente scientifico: come ha osservato Roger Bate, i suoi rapporti sono soggetti a una costante \u00abriscrittura\u00bb da parte di negoziatori politici, al punto che esso \u00ab\u00e8 diventato una delle agenzie meno credibili che gravitano attorno alle Nazioni Unite\u00bb (14). Tuttavia, la domanda da porsi in primo luogo \u00e8: quale grado di fiducia dobbiamo riporre in queste analisi, anche a prescindere dalla credibilit\u00e0 dei loro autori? La risposta \u00e8: pressoch\u00e9 nessuno. I modelli sono giocattoli matematici molto complessi che poggiano essenzialmente su una serie d\u2019ipotesi semplificative. La comprensione delle dinamiche climatiche, come abbiamo visto, \u00e8 per\u00f2 talmente scarsa da rendere ogni ipotesi arbitraria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per esempio, \u00abin generale i modelli predicono che un aumento del 50% dei gas serra dovrebbe provocare un riscaldamento di 2\u00b0C. Ma la reale risposta a tale raddoppiamento nel corso dell\u2019ultimo secolo \u00e8 stata di solo 0,5\u00b0C\u201d (15), e non \u00e8 tuttora stato dimostrato che tra i due fenomeni vi sia un legame diretto, o che l\u2019aumento d\u2019anidride carbonica nell\u2019atmosfera sia dovuto essenzialmente, o in larga misura, alle emissioni antropogeniche. Inoltre, di molte sostanze non si conosce il comportamento, e alcune &#8211; come il vapor d\u2019acqua &#8211; operano sia a favore sia contro il riscaldamento, a seconda dei casi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un modello non pu\u00f2 logicamente tener conto di queste ambiguit\u00e0, e dunque dev\u2019essere tarato in maniera tale da attribuire un coefficiente &#8211; positivo o negativo &#8211; a ciascuna di esse. In breve, nelle parole di Baker, \u00abl\u2019unica certezza \u00e8 che i modelli attuali non sono abbastanza potenti, n\u00e9 sofisticati, n\u00e9 informati da permetterci di prendere delle decisioni\u00bb (16). Non meno inaffidabili sono le previsioni sul fronte economico, che naturalmente poggiano su quelle climatiche: sommando incertezza a incertezza, dubbi a dubbi. In una lettera indirizzata a Rajendra Pachauri, chairman dell\u2019Ipcc, lo statistico australiano Ian Castles ha sottolineato che alla base delle previsioni economiche vi sono numerose \u00abipotesi sbagliate\u00bb, relative in particolare alla crescita economica del Terzo mondo. \u00abIo credo &#8211; ha scritto &#8211; che sia importante che i governi siano avvisati quanto prima che le proiezioni economiche usate negli scenari dell\u2019Ipcc sono tecnicamente scorrette\u00bb (17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analogamente, molti trattano il riscaldamento globale come se si dovesse verificare in un arco di tempo brevissimo, e non nel corso d\u2019un intero secolo. Come ha osservato Robert Crandall, \u00abal di l\u00e0 del modello usato, tutte le previsioni di riscaldamento globale vedono solo un riscaldamento graduale nei prossimi decenni o secoli. I presunti problemi dell\u2019impatto ritardato delle accumulazioni passate e future di gas serra non saranno gravi per almeno cinquanta o sessant\u2019anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni dollaro dedicato all\u2019abbattimento dei gas serra oggi potrebbe essere investito per produrre 150 dollari nei prossimi cinquant\u2019anni a un tasso sociale di sconto del 10%, e anche a un esiguo 5% annuale, ogni dollaro ne produrrebbe 12 in 50 anni. Quindi, dobbiamo essere sicuri che i benefici prospettati, quando si realizzeranno, andranno almeno da 12 a 150 volte il costo attuale necessario per ottenerli. Altrimenti, semplicemente non dovremmo agire, ma impiegare le nostre risorse scarse in altre direzioni\u00bb (18). Evitando di confrontarsi con la necessaria temporalit\u00e0 del presunto riscaldamento globale, poi, si sottovalutano le grandi capacit\u00e0 d\u2019adattamento di cui il genere umano ha dato grande dimostrazione e senza le quali, probabilmente, noi non saremmo qui (19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la luna non sembra fonte di eccessive preoccupazioni, meglio allora concentrarsi sul dito che la indica: il Protocollo di Kyoto rappresenta oggi una minaccia concreta per il benessere dell\u2019intera umanit\u00e0. Esso, infatti, si propone un obiettivo estremamente limitato &#8211; ridurre le emissioni di gas serra da parte dei Paesi elencati nell\u2019Annex I del 5,2%. Tuttavia, come riconosce (da un certo punto di vista, correttamente) Grazia Francescato, per ottenere un risultato concreto bisognerebbe \u00abridurre i famigerati gas serra [\u2026] del 60%\u00bb (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe una follia economica, ma quanto meno una misura del genere potrebbe incidere seriamente sul processo in atto &#8211; ammesso e non concesso che l\u2019uomo ne sia direttamente o indirettamente responsabile. In verit\u00e0, per ottenere forse un effetto apprezzabile, e comunque fra decenni, dovremmo ridurre le emissioni\u2026 del 100%. Al contrario, un intervento irrisorio come quello prospettato da Kyoto lascia presagire benefici pressoch\u00e9 nulli in termini ambientali, a fronte di costi sproporzionati. Secondo uno studio effettuato dalle compagnie Dri-Wefa per conto dell\u2019American Council for Capital Formation (Accf), il prezzo del petrolio per riscaldamento in quel Paese crescerebbe del 46%, la benzina e il diesel rispettivamente del 10% e del 13%, l\u2019industria pagherebbe il gas naturale circa il 117% in pi\u00f9 e i prezzi dell\u2019energia raddoppierebbero (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il periodo pi\u00f9 critico sarebbe quello compreso tra il 2008 e il 2012. Il Pil subirebbe una diminuzione fino al 4,5%, e non tornerebbe ai livelli di riferimento se non nel 2020. Per le medesime ragioni, il potenziale produttivo dell\u2019economia scenderebbe a causa degli aumenti del prezzo dell\u2019energia, ch\u2019\u00e8 un fattore di produzione fondamentale. Inoltre, la diminuzione dei consumi potrebbe produrre una depressione nel breve termine. Tra il 2008 e il 2010 il Regno Unito rischierebbe di perdere fino a un milione di posti di lavoro. Inoltre, la produttivit\u00e0 dei singoli lavori diminuirebbe a causa della diminuita efficienza (maggior costo) di tutti gli altri fattori di produzione (22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Margo Thorning, vicepresidente esecutivo del Center for Policy Research dell\u2019Accf, ha ampliato la prospettiva dello studio Dri-Wefa all\u2019intera Unione europea. Se l\u2019Ue \u00e8 riuscita a realizzare il primo obiettivo assegnatole dal Protocollo di Kyoto (far s\u00ec che le emissioni nel 2000 fossero pari ai livelli del 1990, malgrado l\u2019inversione di tendenza di cui s\u2019\u00e8 gi\u00e0 fatto cenno), \u00e8 largamente grazie alla Gran Bretagna (che ha eseguito una sostanziale sostituzione del carbone col gas naturale) e alla Germania (che ha rinnovato l\u2019inefficiente parco industriale dell\u2019Est dopo la riunificazione). Per contro, dieci dei 15 Paesi membri hanno aumentato le emissioni nel corso dell\u2019ultimo decennio del secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, secondo le proiezioni le emissioni dell\u2019Europa in generale aumenteranno del 9% entro il 2020, a meno che non siano intraprese forti scelte politiche in senso opposto. Questo avrebbe un grave impatto sul Pil delle varie nazioni: una diminuzione del 5,2% per la Germania, del 5% per la Spagna, del 4,5% per il Regno Unito e del 3,8% per i Paesi Bassi (23). Lo studio conclude che \u00absotto il Protocollo di Kyoto ci si aspettano perdite in termini di produzione e impiego poich\u00e9 le strumentazioni e i veicoli che consumano energia sarebbero resi obsoleti anzitempo; i consumatori sperimenterebbero repentini aumenti del costo della vita; i ministeri economici probabilmente dovrebbero puntare a un maggiore rilassamento dell\u2019economia per abbassare i prezzi dei beni che non hanno a che fare con l\u2019energia e quindi stabilizzare l\u2019ambiente complessivo dei prezzi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, quando il governo fisser\u00e0 dei limiti alle emissioni, il costo ricadr\u00e0 interamente sui consumatori in termini di aumento dei prezzi. Questo, insieme all\u2019aumento del costo dell\u2019energia, indebolir\u00e0 il potere d\u2019acquisto dei salari (24). Naturalmente, il primo risultato sar\u00e0 quello d\u2019aumentare il prezzo del petrolio e del carbone. Questo determiner\u00e0 un aumento della domanda di fonti energetiche alternative: dal gas alle celle solari, dall\u2019energia eolica al nucleare. In sostanza, qualunque forma di energia sar\u00e0 pi\u00f9 cara, ora a causa dell\u2019azione diretta del governo, ora a causa delle distorsioni da questa indotte nel mercato. Per conformarsi agli obblighi di Kyoto, l\u2019Italia potrebbe dover spendere fino a 5,3 miliardi di euro all\u2019anno nel 2010, 14,9 miliardi di euro all\u2019anno nel 2020 e 21,3 miliardi di euro all\u2019anno nel 2025 (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo comporterebbe una riduzione potenziale del Pil pari allo 0,5% sotto i livelli di base nel periodo 2008-2012, dell\u20191,9% nel 2020 e del 2,9% nel 2025 (26). \u00abLe perdite occupazionali annuali &#8211; conclude uno studio coordinato da Mary Novak per conto dell\u2019International Council for Capital Formation di Bruxelles &#8211; ammonterebbero a 51 mila posti di lavoro nel 2010, fino a 280 mila entro il 2025. La percentuale di riduzione d\u2019impiego relativa ai livelli dello studio di base sarebbe inferiore alla perdita di produzione. Ci\u00f2 comporterebbe un aumento del rapporto lavoro-produzione (o una diminuzione della produttivit\u00e0 della manodopera), in quanto gli adeguamenti ai livelli occupazionali tendono a rallentare le modifiche di produzione\u00bb (27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il costo del Protocollo di Kyoto \u00e8, allora, estremamente salato. Inoltre, i suoi benefici sono alquanto dubbi e in ogni caso esso rappresenta necessariamente un primo passo verso ulteriori giri di vite. I cittadini europei dovrebbero chiedersi se sono disposti a sacrificare il proprio benessere &#8211; la crescita economica, il potere d\u2019acquisto dei propri salari, molti posti di lavoro &#8211; in cambio d\u2019un aleatorio rallentamento nel riscaldamento del pianeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1)Agenzia Europea per l\u2019Ambiente, \u00abSecondo anno consecutivo di aumento delle emissioni di gas ad effetto serra nell\u2019Ue\u00bb, &#8220;<span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/org.eea.eu.int\/documents\/newsreleases\/ghg-2003-it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/org.eea.eu.int\/documents\/newsreleases\/ghg-2003-it<\/a><\/span>&#8220;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong>\u00a0Greenpeace, \u00abPresident Putin? Wake Up and Face Reality!\u00bb, 3 ottobre 2003,\u00a0<span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.greenpeace.org\/international_en\/\/press\/release?item_id=324092&amp;campaign_id\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.greenpeace.org\/international_en\/\/press\/release?item_id=324092&amp;campaign_id<\/a>=<\/span>;<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><strong>3)<\/strong>\u00a0Gerald E. Marsh, A Global Warming Primer, National Policy Analysis, No.420, The National Center for Public Policy Research, luglio 2002,\u00a0<span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.nationalcenter.org\/NPA420.pdf\">http:\/\/www.nationalcenter.org\/NPA420.pdf<\/a><\/span>;<\/p>\n<p><strong>4)<\/strong>\u00a0Robin Baker, Falsi allarmi. La scienza e i media, Il Saggiatore, Milano, 2002, 154;<\/p>\n<p><strong>5)<\/strong>\u00a0Franco Ortolani, \u00abModificazioni climatico ambientali cicliche tipo \u201ceffetto serra\u201d durante il periodo storico\u00bb, 21mo Secolo, anno XI, n.3, dicembre 2000, 5;<\/p>\n<p><strong>6)<\/strong>\u00a0Piers Corbyn e Manoucher Golipur, \u00abWhat is a Global Temperature? The Over-Representation of Temperate and Polar Zones\u00bb, in John Emsley (a cura di), The Global Warming Debate. The Report of the European Science and Environment Forum, The European Science and Environment Forum, Bournemouth, 1996, 80-86;<\/p>\n<p><strong>7)<\/strong>\u00a0Ross McKitrick, \u00abThe Influence of Economic Activity on the Measurement of Global Warming\u00bb, settembre 2001,\u00a0<span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.uoguelph.ca\/~rmckitri\/research\/gdptemp.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.uoguelph.ca\/~rmckitri\/research\/gdptemp.pdf<\/a><\/span>;<\/p>\n<p><strong>8)<\/strong>\u00a0Roy W. Spencer e John Christy, \u00abPrecise Monitoring of Global Temperature Trends From Satellite\u00bb, Science, Vol. 247, 1990, 1558;<\/p>\n<p><strong>9)<\/strong>\u00a0Franco Battaglia, \u00abEcco perch\u00e9 l\u2019effetto-serra \u00e8 solo una grossa bufala\u00bb, Il Giornale, 4 settembre 2000, 13;<\/p>\n<p><strong>10)<\/strong>\u00a0Bj\u00f8rn Lomborg, L\u2019ambientalista scettico. Non \u00e8 vero che la Terra \u00e8 in pericolo, Mondadori, Milano, 2003, 266-269;<\/p>\n<p><strong>11)<\/strong>\u00a0Renato Angelo Ricci, \u00abProblemi ambientali e informazione scientifica\u00bb, Nuova Secondaria, anno XIX, n.10, 15 giugno 2002, 36;<\/p>\n<p><strong>12)<\/strong>\u00a0\u00abSi stima che l\u2019attuale aumento del 30% nella concentrazione atmosferica di CO2 abbia aumentato la resa dei raccolti tra il 5 e il 10%. Raddoppiare la concentrazione di CO2 potrebbe far crescere le medesime piante e raccolti anche del 30%\u00bb, Robert L. Bradley, Jr., Julian Simon and the Triumph of Energy Sustainability, American Legislative Exchange Council, Washington, DC, 2000, 92. \u00abL\u2019anidride carbonica non \u00e8 un inquinante; \u00e8 essenziale per la vita. Sulla base dell\u2019estensiva evidenza resa disponibile dalla ricerca agricola sugli ambienti arricchiti d\u2019anidride carbonica, sia in laboratorio che in campo aperto, gli aumenti di biossido di carbonio dovrebbero determinare la crescita pi\u00f9 rapida e vigorosa di molte piante. La ragione \u00e8 che la maggior parte delle piante si sono evolute in, e quindi sono meglio adattate a, concentrazioni atmosferiche d\u2019anidride carbonica superiori alle attuali\u00bb, Willie Soon et al., Global Warming. A Guide to Science, The Fraser Institute, Vancouver, 2001, 37;<\/p>\n<p><strong>13)<\/strong>\u00a0William R. Keatinge et al., \u00abHeat related mortality in warm and cold regions of Europe: observational study\u00bb, British Medical Journal, vol.321, 2000, 670-673;<\/p>\n<p><strong>14)<\/strong>\u00a0Roger Bate, \u00abUn clima da non credere\u00bb, liberal, anno III, n. 12, maggio-giugno 2002, 151;<\/p>\n<p><strong>15)<\/strong>\u00a0Roger Bate e Julian Morris, Global Warming: Apocalypse or Hot Air?, Institute of Economic Affairs, London, 1994, 20;<\/p>\n<p><strong>16)<\/strong><b>\u00a0<\/b>Robin Baker, Falsi allarmi, 165;<\/p>\n<p><strong>17)<\/strong>\u00a0Ian Castles, \u00abLetter to dr. Rajendra Pachauri\u00bb, 6 agosto 2002,\u00a0<span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.policynetwork.net\/pdfs\/henderson_castles_letters.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.policynetwork.net\/pdfs\/henderson_castles_letters.pdf<\/a><\/span>;<\/p>\n<p><strong>18)<\/strong>\u00a0Robert Crandall, \u00abEconomists and the Global Warming Debate\u00bb, in Jonathan H. Adler (a cura di), The Costs of Kyoto. Climate Change Policy and Its Implications, Competitive Enterprise Institute, Washington, DC, 1997, 145,\u00a0<span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/secure.cei.org\/PDFs\/Costs_of_Kyoto_Part4.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/secure.cei.org\/PDFs\/Costs_of_Kyoto_Part4.pdf<\/a>;<\/span><\/p>\n<p><strong>19)<\/strong>\u00a0Indur M. Goklany, \u00abStrategies to enhance adaptability: Technological change, sustainable growth and free trade\u00bb, Climate Change, vol.30, 1995, 427-449;<\/p>\n<p><strong>20)<\/strong>\u00a0Grazia Francescato, \u00abDal concetto del limite al principio di precauzione\u00bb, in Grazia Francescato e Alfonso Pecoraro Scanio, Il principio di precauzione, Jaca Book, Milano, 2002, 43;<\/p>\n<p><strong>21)<\/strong>\u00a0DRI-WEFA, \u00abKyoto Protocol and Beyond: The High Economic Cost to the United Kingdom\u00bb, 2002,\u00a0<span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.scientific-alliance.com\/dri4.doc\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.scientific-alliance.com\/dri4.doc<\/a><\/span>;<\/p>\n<p><strong>22)<\/strong>\u00a0Ivi, 15;<\/p>\n<p><strong>23)<\/strong>\u00a0Margo Thorning, \u00abKyoto Protocol and Beyond: Economic Impacts on EU Countries\u00bb, American Council for Capital Formation, 2002,<span style=\"color: #0000ff;\">\u00a0<a style=\"color: #0000ff;\" href=\"http:\/\/www.accf.org\/ACCF_KyotoEconImp.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.accf.org\/ACCF_KyotoEconImp.pdf<\/a><\/span>;<\/p>\n<p><strong>24)<\/strong>\u00a0Ivi, 9; 25) Mary Novak (a cura di), \u00abL\u2019impatto sull\u2019economia italiana dell\u2019adozione del protocollo di Kyoto e delle ulteriori riduzioni di emissioni di gas ad effetto serra previste dopo il 2012\u00bb, International Council for Capital Formation, 2003, http:\/\/www.iccfglobal.org\/ GI%20Eco%20Final082803.PDF, 10; 26) Ivi, 12;<\/p>\n<p><strong>27)<\/strong>\u00a0Ivi, 13.<\/p>\n<p>_____________________________<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #000000;\">Quanto la Co2 influisce sul riscaldamento globale e sull&#8217;ambiente? Di seguito alcuni approfondimenti<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-famigerata-co2-non-ha-alcun-effetto-sul-clima-e-non-e-per-nulla-famigerata\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La famigerata CO2 non ha alcun effetto sul clima. E non \u00e8 per nulla famigerata.<\/a><\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/emergenza-clima-e-ambiente-un-falso-a-cui-bisogna-resistere\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #0000ff;\">Perch\u00e9 bisogna resistere\u00a0 alla narrazione allarmista sul clima<\/span><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/ignorate-le-leggi-della-fisica-tutti-i-conti-che-non-tornano-negli-studi-sulleffetto-serra\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><span style=\"color: #0000ff;\">\u00abIgnorate le leggi della fisica. Tutti i conti che non tornano negli studi sull\u2019effetto serra\u00bb<\/span><\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abstract: Il protocollo di Kyoto, che mira alla riduzione dell&#8217;anidride carbonica ritenuta responsabile del surriscaldamento atmosferico si \u00e8 dato obiettivi troppo ambiziosi che comporteranno costi enormi per le collettivit\u00e0 a fronte di dubbi vantaggi per l&#8217;ambiente con riduzioni della CO2 tutto sommato irrilevanti<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/kyoto-anidride-carbonica-co2\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":35754,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[2387,514],"class_list":["post-36","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ambientalismo","tag-ambientalismo","tag-kyoto","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - 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