{"id":3599,"date":"2009-12-17T00:00:00","date_gmt":"2009-12-16T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-03-03T10:31:41","modified_gmt":"2015-03-03T09:31:41","slug":"il-popolo-della-libert-un-partito-al-di-fuori-e-contro-le-ideologie-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-popolo-della-libert-un-partito-al-di-fuori-e-contro-le-ideologie-1\/","title":{"rendered":"Il Popolo della Libert&agrave;: un  partito al di fuori e contro le ideologie"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/Pdl.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-20357\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/Pdl.jpg\" alt=\"Pdl\" width=\"250\" height=\"166\" \/><\/a>Cristianit\u00e0<\/strong> n.353 luglio-settembre 2009<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Marco Invernizzi <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 27-28 marzo 2009 \u00e8 nato il Popolo della Libert\u00e0 (PdL), un nuovo partito politico. Esso sorge nell\u2019epoca \u00abpost-ideologica\u00bb apertasi con la rimozione del Muro di Berlino nel 1989 e con la fine dell\u2019Unione Sovietica, nel 1991, dopo la Terza Guerra Mondiale, la cosiddetta Guerra Fredda (1946-1991), che ha contrapposto l\u2019Occidente al sistema comunista insediatosi in Russia dal 1917 e nell\u2019Europa Orientale dopo la fine del secondo conflitto mondiale (1939-1945) [1].<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Non essendo ideologico, come dichiara esplicitamente, il PdL non \u00e8 dunque un partito destinato a incidere nella vita della societ\u00e0 italiana nella maniera invasiva tipica dei \u00abpartiti di massa\u00bb [2] del secolo XX, anzi di questo suo essere un partito di moderati contrari alle ideologie e, in particolare, alle loro creature, ovvero ai totalitarismi del secolo XX, si fa un punto di onore e questa caratteristica ha conquistato a esso molti consensi.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Addirittura si potrebbe sostenere che voglia essere una sorta di \u00abcintura protettiva\u00bb dalle ideologie per l\u2019Italia che sta oggi governando, un movimento-partito che privilegia la \u00abcultura del fare\u00bb rispetto al \u00abpolitichese\u00bb, al linguaggio ipertecnico e criptico della politica moderna, come ha ribadito il suo leader, on. Silvio Berlusconi, durante il congresso costitutivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua nascita costituisce un fatto molto importante, anche in ragione del consenso che il partito riesce a raccogliere in quanto fusione del primo partito italiano \u2014 Forza Italia (FI) \u2014 e del terzo \u2014 Alleanza Nazionale (AN).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le origini prossime<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le origini del PdL si possono far risalire al 1993, quando Silvio Berlusconi, imprenditore di successo nel settore immobiliare e delle televisioni non statali, decide di scendere in campo, fondando \u2014 il 18 gennaio 1994 \u2014 Forza Italia, che si definisce un movimento politico piuttosto che un partito. La formazione, infatti, non assomiglia n\u00e9 al partito di notabili che precede i partiti ideologici di massa nati in seguito alla Grande Guerra (1914-1918), n\u00e9, naturalmente, a questi ultimi, in qualche modo allargamento alle masse del modello \u00abgiacobino\u00bb di partito, che ha origine negli anni della Rivoluzione del 1789 [3].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forza Italia nasce dopo l\u2019abbattimento del Muro di Berlino, nel 1989, e dopo \u00abTangentopoli\u00bb \u2014 l\u2019inchiesta della magistratura milanese contro la corruzione dei partiti svoltasi agli inizi degli anni 1990 \u2014, avvenimenti strettamente legati fra loro, che portarono al disfacimento delle forze politiche protagoniste della Prima Repubblica: il Partito Socialista Italiano (PSI) e la Democrazia Cristiana (DC). Forza Italia ha origine dall\u2019intuizione di un \u00abnonpolitico\u00bb anticomunista, convinto che per impedire la vittoria elettorale della \u00abgioiosa <em>macchina da guerra<\/em>\u00bb [4] del segretario del Partito Democratico della Sinistra, on. Achille Occhetto, nel vuoto di rappresentanza creato dai due fenomeni menzionati, bisognasse \u00abinventare\u00bb qualcosa di nuovo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occhetto infatti guidava un partito nuovo, sorto dalle ceneri del Partito Comunista Italiano (PCI) dopo la fine dell\u2019Unione Sovietica, un partito di sinistra, postcomunista ma che continuava a fruire del formidabile apparato creato dall\u2019on. Palmiro Togliatti (1893-1964) negli anni della Guerra Civile (1943-1945) e del Comitato di Liberazione Nazionale, il CLN, fra il 1943 e il 1947. Una forza, dunque, che non poteva garantire tranquillit\u00e0 agl\u2019imprenditori e, in particolare, un futuro nella libert\u00e0 politica ed economica a chi aveva introdotto in Italia la televisione commerciale contro quella monopolistica dello Stato e che aveva sempre professato una profonda avversione per il comunismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Berlusconi non aveva mai nascosto \u2014 e continua a non nascondere \u2014 la sua amicizia con il segretario socialista on. Benedetto \u00abBettino\u00bb Craxi (1934-2000), morto durante il suo esilio, volontariamente scelto per sfuggire alle condanne inflittegli dalla magistratura di Milano, e spera, nel 1994, che sia il politico gi\u00e0 democristiano on. Mario Segni \u2014 promotore del <em>referendum<\/em> che modificava il sistema elettorale in senso parzialmente maggioritario \u2014 a guidare una coalizione moderata che si opponga alle sinistre. Ma Segni rifiuta questo ruolo e sceglie di presentarsi come \u00abterza forza\u00bb politica di centro, insieme al Partito Popolare nato dalla frantumazione e dalla scomparsa della DC, che aveva cessato di esistere nello stesso giorno in cui nasceva Forza Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il partito berlusconiano si forma utilizzando i quadri di un\u2019azienda del fondatore, la Fininvest, e affronta il nuovo sistema elettorale alleandosi al Nord con la Lega del sen. Umberto Bossi e al Sud con il Movimento Sociale Italiano (MSI) dell\u2019on. Gianfranco Fini, oltre che con il Centro Cristiano Democratico (CCD) dell\u2019on. Pierferdinando Casini, un altro \u00abspezzone\u00bb della DC. La reale e profonda novit\u00e0 di FI stava anche nel fatto che per la prima volta metteva alcune forze partitiche, fino ad allora escluse, in condizione di \u00abcontare\u00bb politicamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E con esse i milioni di elettori che il sistema politico della Prima Repubblica, il cosiddetto \u00abarco costituzionale\u00bb, modellato sull\u2019unit\u00e0 antifascista del CLN, aveva sempre ghettizzato, a volte anche fisicamente. Ma tutto in quei giorni tendeva alla novit\u00e0: l\u2019intero mondo occidentale era in continua trasformazione per adeguare le proprie strutture politiche al mutamento epocale di scenario seguito al 1989 [5].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Berlusconi vince inaspettatamente le elezioni politiche del 27 e 28 marzo 1994 e produce un cataclisma politico, che si pu\u00f2 leggere come una vera e propria insorgenza popolare contro il rinnovato pericolo che il Paese venisse conquistato dalla sinistra, anche se essa non era pi\u00f9 presente nello scenario politico sotto la sigla del PCI.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Berlusconi, \u00abil Cavaliere\u00bb della Repubblica, l\u2019uomo venuto dalla gavetta, l\u2019imprenditore di successo, il presidente della pi\u00f9 vincente delle squadre di calcio dell\u2019epoca, il Milan, colui che aveva sfidato e vinto il monopolio dello Stato sull\u2019informazione televisiva e che prometteva una rivoluzione liberista che avrebbe affrancato la societ\u00e0 civile dalle lungaggini burocratiche e dalla corruzione statalista \u00abromana\u00bb, diventa Presidente del Consiglio. Qualunque sia il giudizio che se ne abbia, bisogna prestare attenzione a questo autentico evento politico e di costume perch\u00e9 segner\u00e0 la storia almeno dei successivi vent\u2019anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vittoria non \u00e8 merito del solo Berlusconi, ma anche del radicamento localistico della Lega Nord, espressione di una parte non irrilevante del Paese reale: quello delle valli alpine, dei piccoli comuni della Pianura Padana, del \u00abventre\u00bb del Veneto. Gli italiani, che avevano gi\u00e0 trovato nell\u2019autonomismo dei leghisti una possibilit\u00e0 di partecipare alla gestione del potere locale contro i partiti, tutti in qualche modo dipendenti da Roma e perci\u00f2 ritenuti estranei agli interessi locali, grazie alla Lega e poi al governo presieduto da Berlusconi, nel 1994 consolidano la loro forza locale e contemporaneamente si ritrovano al governo di tutto il Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il neofederalismo di Bossi torna altres\u00ec di attualit\u00e0 il problema politico lasciato aperto dall\u2019unificazione nazionale, perch\u00e9 nel 1861 si volle creare uno Stato centralizzato, copiando il modello francese e imponendolo a tutta l\u2019Italia, dal Sud al Veneto e alla Lombardia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se l\u2019alleanza con la Lega al Nord porta buoni risultati, altrettanto bene va al Centro e al Sud l\u2019intesa con il MSI, che Berlusconi aveva indicato quale possibile futuro alleato politico gi\u00e0 in occasione delle elezioni comunali di Roma, nel novembre 1993. In quella circostanza, infatti, il Cavaliere aveva pubblicamente dichiarato che, se avesse dovuto votare, avrebbe scelto il segretario del Movimento Sociale Italiano, on. Gianfranco Fini \u2014 candidato contro l\u2019on. Francesco Rutelli \u2014, che stava allora trasformando un partito nato neofascista in una formazione conservatrice, Alleanza Nazionale, che rompeva con l\u2019eredit\u00e0 ideologica del Ventennio (1922-1943).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche l\u2019elettorato di destra, che aveva come riferimento obbligato il MSI \u2014 un voto conservatore che poco o nulla aveva a che fare con il fascismo-regime e con il neofascismo, ma che non si fidava di una DC che si spostava costantemente verso sinistra \u2014, rappresentava una parte del Paese \u00abreale\u00bb. Si trattava di un elettorato che non aveva mai avuto in Italia una rappresentanza politica autenticamente di destra, a causa dell\u2019identificazione forzata fra destra e fascismo operata strumentalmente dai partiti di governo del dopoguerra, in particolare dal PCI, soprattutto a partire dalla caduta del governo dell\u2019on. Fernando Tambroni (1901-1963) dopo i \u00abfatti di Genova\u00bb dell\u2019estate del 19606, e dal successivo avvio dei governi di centrosinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie alla scelta di Berlusconi milioni d\u2019italiani tornavano cos\u00ec a essere protagonisti, sia come elettori sia come attori della vita politica. Pure l\u2019alleanza con il CCD ha un buon esito. Ed \u00e8 questo un avvenimento molto rilevante perch\u00e9, anche qui, per la prima volta nella storia repubblicana, un settore significativo della DC si stacca dal tronco principale \u00abda destra\u00bb, spostandosi verso la parte conservatrice dell\u2019elettorato, mentre fino ad allora si era sempre assistito a un progressivo scivolamento del partito d\u2019ispirazione cristiana verso sinistra, prima attraverso l\u2019ostilit\u00e0 della classe dirigente democristiana verso i Comitati Civici di Luigi Gedda (1902-2000), poi con l\u2019abbandono di Tambroni nel mezzo della crisi del suo governo, nel 1960, per favorire l\u2019\u00abapertura\u00bb ai partiti di centro-sinistra; poi, infine, con i governi neociellenisti detti di \u00absolidariet\u00e0 nazionale\u00bb, aperti al PCI, susseguitisi fra il 1976 e il 1979.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il precedente della \u00abmaggioranza silenziosa\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti, andando a ritroso nella storia italiana, il primo fenomeno politico simile a quello che oggi rappresenta il Popolo della Libert\u00e0 \u00e8 la cosiddetta \u00ab<em>maggioranza silenziosa<\/em>\u00bb [7] \u2014 espressione coniata dal presidente americano Richard Nixon (1913-1994) in un discorso del 1969 \u2014, ossia quel movimento di reazione a base popolare contro la Rivoluzione culturale del Sessantotto e i suoi strascichi violenti [8], che porta in piazza a Milano il 13 marzo 1971 decine di migliaia di persone in una grandiosa manifestazione, svoltasi nonostante il clima da guerra civile instaurato dagli extraparlamentari comunisti e tollerato dalle autorit\u00e0 cittadine \u2014 addirittura gli attivisti rossi filmavano il corteo allo scopo d\u2019individuare e poi d\u2019intimidire i partecipanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una maggioranza di uomini e di donne comuni, di orientamento conservatore o moderato, esasperati dalla violenza che infuriava nelle scuole e nelle fabbriche per iniziativa del movimento studentesco e dei molteplici gruppi rivoluzionari della sinistra estremista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u00abmaggioranza silenziosa\u00bb, come accadr\u00e0 a Forza Italia e come era accaduto ai Comitati Civici nel 1948, nasce nello spazio di poco tempo \u2014 qualche mese \u2014 come risposta a un\u2019oggettiva emergenza e riesce a unire forze politiche e culturali molto eterogenee fra loro. L\u2019estendersi della violenza rossa degli anni 1970 e la probabile vittoria elettorale degli ex comunisti nel 1994 furono due pericoli analoghi, che produrranno reazioni analoghe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste tre forme reattive non oppongono al socialcomunismo un\u2019ideologia, ma solo quel \u00absenso comune\u00bb che rifiuta il sovvertimento dei valori tradizionali, e che, soprattutto, si oppone alla penetrazione dell\u2019ideologia marxista nelle strutture della Repubblica e nella vita quotidiana della nazione. Come far\u00e0 specie allora, in quel sabato pomeriggio del 1971, osservare la presenza non di rivoluzionari muniti di caschi e di bastoni, ma di signore \u00abnormali\u00bb sfilare \u2014 magari un po\u2019 imbarazzate \u2014 per le vie di Milano, cos\u00ec, allo stesso modo, verranno guardati con stupore i dipendenti, gli avvocati o gli amici di Silvio Berlusconi che \u00abscendevano in piazza\u00bb con il Cavaliere, anch\u2019essi non privi di un imbarazzo che traspariva dal loro modo di affrontare la scena politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente fra queste realt\u00e0 vi sono anche non poche differenze. Anzitutto il fenomeno \u00abmaggioranza silenziosa\u00bb dura pochissimo come espressione organizzata perch\u00e9 viene travolta dalle provocazioni di diverse forze istituzionali e politiche e dalle sue divisioni interne. Il fallimento \u00e8 conseguenza della violenza dell\u2019epoca ma, soprattutto, della mancanza di un forte punto di riferimento organizzativo e politico, che invece vi sar\u00e0 sempre chiaramente in Forza Italia e poi nel Polo delle Libert\u00e0 e nella successiva Casa delle Libert\u00e0, con l\u2019indiscussa <em>leadership <\/em>di Berlusconi. La \u00abmaggioranza silenziosa\u00bb fu un fenomeno prettamente milanese, che avrebbe peraltro potuto estendersi nel resto d\u2019Italia con una certa facilit\u00e0, almeno nel Nord, dove vi erano condizioni culturali e politiche simili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il comitato promotore era composto da esponenti delle diverse \u00abdestre\u00bb: quella missina, quella liberale e quella monarchica, ma coinvolse parte della DC \u2014 per esempio il consigliere comunale on. Massimo De Carolis \u2014 e soprattutto tanti giovani anticomunisti che nelle scuole e nelle universit\u00e0 si battevano, come potevano, contro la violenza rossa. Essa non aveva altro progetto che quello di difendere la libert\u00e0 di espressione e di agibilit\u00e0 politica sempre pi\u00f9 minacciate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I partiti avrebbero beneficiato elettoralmente di questo movimento, se avessero aspettato le elezioni. Invece non ebbero l\u2019intelligenza politica di starne il pi\u00f9 lontano possibile e le loro divisioni si ripercossero anche dentro la \u00abmaggioranza silenziosa\u00bb. Ovviamente furono anche e soprattutto altri i motivi dell\u2019insuccesso del movimento, a cominciare dall\u2019atteggiamento delle istituzioni, anche se la maggioranza silenziosa difendeva la polizia e i carabinieri e, in senso lato l\u2019autorit\u00e0 dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 la seconda manifestazione di piazza, il 17 aprile, venne proibita, con grave ritardo \u2014 la mattina stessa del giorno in cui era stata convocata e precedentemente autorizzata \u2014, in modo che la gente non pot\u00e9 essere avvertita in tempo. Vi furono scontri fra manifestanti e polizia, con feriti, ma soprattutto quel giorno molti benpensanti che erano andati in piazza per difendere lo Stato e la libert\u00e0 cominciarono a credere che nelle istituzioni qualcosa non andava, o meglio, che nelle istituzioni la simpatia per la sinistra e soprattutto l\u2019astio per chi era esplicitamente anticomunista era assai elevato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si viveva male nell\u2019Italia di allora, avvelenata dal diffondersi d\u2019ideologie che rifiutavano il senso comune e si schieravano contro le radici del Paese, e, in particolare, dalla violenza fisica e morale quasi quotidiana, nelle scuole e nelle universit\u00e0, nelle fabbriche e nelle strade, ma soprattutto nel modo di affrontare i problemi, non soltanto quelli politici, un modo quasi sempre segnato dall\u2019uso polemico della dialettica, dall\u2019odio per l\u2019avversario, dal bisogno del nemico di classe o di qualcosa d\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec lo storico Giuseppe Mammarella descrive quel clima, e certamente si tratta di una descrizione che non esprime tutta la drammaticit\u00e0 di quei giorni: \u00ab<em>Nella valutazione storica di quegli avvenimenti non si pu\u00f2 prescindere dall\u2019atmosfera e dal clima di quel periodo. Lo stillicidio di manifestazioni e di contromanifestazioni che nelle grandi citt\u00e0 impegnava le forze dell\u2019ordine quasi quotidianamente, atti di terrorismo politico, aggressioni e sequestri, il dissenso ideologico che, partito dalle universit\u00e0, si estese a tutti gli ambienti della vita associata fino a investire la chiesa e la famiglia, sconvolgendo convinzioni e valori profondamente radicati, sono gli elementi di una condizione drammatica che sembra non avere sbocco.<\/em> [\u2026] <em>Questo il quadro che caratterizz\u00f2 gli anni dal 1969 al 1972. Essi sembrarono tra i pi\u00f9 drammatici della storia della repubblica e tali da giustificare i timori di una crisi di regime. In realt\u00e0 era solo il preludio degli \u201canni di piombo<\/em>\u201d\u00bb [9].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, come espressione popolare, la \u00abmaggioranza silenziosa\u00bb sopravvivr\u00e0 al fallimento organizzativo e, per esempio, influir\u00e0 in maniera determinante sulla forte avanzata del Movimento Sociale Italiano \u2014 denominatosi nel frangente anche Destra Nazionale (DN) \u2014 nelle elezioni politiche del 1972 e, soprattutto, caratterizzer\u00e0 la resistenza degli anni 1970 sia contro il \u00abcompromesso storico\u00bb fra DC e PCI [10], sia contro il terrorismo comunista. Questi italiani continueranno a votare senza alcun entusiasmo per la DC, la \u00abgrande diga\u00bb contro il possibile avvento di un regime comunista in Italia, a volte premiando il pi\u00f9 deciso anticomunismo del MSI-DN.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un altro precedente: il 18 aprile 1948<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, tornando ancora pi\u00f9 indietro nel tempo, si pu\u00f2 trovare un altro antecedente delle due realt\u00e0 evocate: le elezioni politiche del 18 aprile 194811. Anche in questo caso la decisione di costituire lo strumento che far\u00e0 la differenza durante la campagna elettorale, cio\u00e8 i Comitati Civici, viene presa solo tre mesi prima del 18 aprile per iniziativa di Papa Pio XII (1939-1958), che chiede al presidente degli Uomini di Azione Cattolica Italiani, Luigi Gedda, di predisporre uno strumento operativo per porre rimedio alla debolezza organizzativa della DC.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente, la pi\u00f9 evidente delle differenze fra allora e oggi sta nella diversa condizione del corpo sociale italiano, allora molto pi\u00f9 omogeneo quanto ai valori di riferimento. Se oggi i cattolici praticanti sono intorno al trenta per cento, a quel tempo erano molti di pi\u00f9 e questo contribuisce a spiegare il ruolo determinante dei Comitati Civici e della Chiesa nel positivo esito elettorale. Ma anche allora si tratt\u00f2 di mettere insieme forze cattoliche e non cattoliche, anche se, per diversi motivi, esse pure profondamente anticomuniste, ossia i socialdemocratici, i liberali e i repubblicani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi la societ\u00e0 \u00e8 molto pi\u00f9 frastagliata, quasi \u00abcoriandolizzata\u00bb [12], e in Forza Italia, come negli altri partiti del centro-destra, la difesa dei \u00ab[&#8230;] <em>principi che non sono negoziabili<\/em>\u00bb [13] viene fuori soprattutto nelle emergenze, com\u2019\u00e8 avvenuto con il \u00abcaso\u00bb di Eluana Englaro (1970-2009) nei primi mesi del 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe ovviamente ridicolo paragonare Berlusconi a Gedda, e anche ad Alcide De Gasperi (1881-1954), per le troppe differenze personali e culturali fra i tre personaggi. Ma gli episodi di cui furono protagonisti si assomigliano, nella genesi e nel risultato, oltre che nel significato culturale e politico. Se i personaggi sono molto diversi, altrettanto per\u00f2 non si pu\u00f2 dire della parte di popolo protagonista dei due episodi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019\u00abinsorgenza\u00bb come categoria politica permanente<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come accennato, si pu\u00f2 dire che nel 1994, duecento anni dopo, si manifesti una specie di nuova insorgenza popolare \u2014 sul modello remoto di quelle contro Napoleone Bonaparte (1769-1821) \u2014 nei confronti di quei poteri e di quelle forze progressiste di natura ideologica pronte a plaudire alla \u00abinevitabile\u00bb vittoria elettorale degli ex comunisti. Infatti, intellettuali e giornalisti \u2014 con rare eccezioni \u2014, grande industria e burocrazia, dirigenti e dipendenti pubblici \u2014 il Paese \u00ablegale\u00bb \u2014, stavano allora dalla parte della sinistra, oppure del centro di Mario Segni e del nuovo Partito Popolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche molte curie episcopali non nascondevano la loro preferenza, n\u00e9 lesinavano il loro impegno per il centro o per la sinistra, in un <em>trend<\/em> durato almeno fino alla <em><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1444\" target=\"_blank\">Nota dottrinale sull\u2019impegno dei cattolici in politica<\/a><\/strong><\/em> pubblicata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2002 [14], che stabilisce criteri oggettivi e ragionevoli per il comportamento elettorale \u2014 eletti ed elettori \u2014 dei cattolici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il termine \u00abinsorgenza\u00bb non \u00e8 casuale, ma significa qualcosa di concettualmente e di storicamente preciso. Come scrive Giovanni Cantoni, \u00abInsorgenza\u00bb \u00e8 un fenomeno storico e anche una categoria politica \u2014 per cui \u00e8 lecito scriverla con l\u2019iniziale maiuscola, come, per esempio, Resistenza \u2014, con cui si pu\u00f2 denominare la reazione di parti consistenti del corpo sociale di fronte al disagio indotto dal modo in cui si viene articolando il mondo moderno dopo il 1789.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una sorta di malessere \u00abdentro\u00bb la modernit\u00e0, originato in particolare dal tentativo dello Stato moderno di costruire ideologicamente una societ\u00e0 nuova e radicalmente difforme da quella pre-moderna. \u00ab<em>Mi pare lecito ipotizzare<\/em> \u2014 scrive Cantoni \u2014 <em>l\u2019esistenza di una \u201clegge\u201d storica<\/em> <em>\u2014 meglio, di un \u201critmo\u201d storico \u2014 per cui la societ\u00e0, cio\u00e8 ogni societ\u00e0 storica, dopo aver resistito all\u2019inverosimile, reagisce all\u2019imposizione di un abito organizzativo e istituzionale inadeguato e\/o al tentativo di snaturarla per renderla docile a tale imposizione. Come pure ipotizzare, quindi, che l\u2019Insorgenza<\/em> <em>sia l\u2019espressione incarnata, socio-politica, quasi motus primo primus, \u201cmoto primo primo\u201d, del corpo sociale, dell\u2019\u2015eterno ritorno del diritto naturale [15], un eterno ritorno da intendersi non come periodica ripresentazione ciclica, ma come potenziale, permanente reattivit\u00e0 di un diritto naturale, che non pu\u00f2 essere trascurato, compresso oltre un determinato limite<\/em>\u00bb [16].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nozione d\u2019insorgenza si ricollega storicamente alle numerose insurrezioni antirivoluzionarie e antinapoleoniche avvenute in Italia e in numerosi Paesi europei nel periodo 1796-1799 \u2014 il cosiddetto Triennio Giacobino \u2014 e nel periodo imperiale, fino alla sconfitta definitiva di Napoleone. Di esse la storiografia italiana non si \u00e8 occupata e, quando lo ha fatto, lo ha fatto perch\u00e9 costretta, liquidandole come episodio antimoderno, come disperato e anacronistico tentativo di riportare indietro la storia di un Paese proiettato nella modernit\u00e0 [17].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, non vi \u00e8 nulla di pi\u00f9 moderno dei due esempi che ho portato: sia i Comitati Civici, sia Berlusconi e il partito nato dalla sua vicenda politica si sono sempre autorappresentati come soluzione moderna ai problemi posti dalla modernit\u00e0. In effetti, lo stile propagandistico, le parole e i mezzi utilizzati, in entrambi i casi sono stati profondamente innovativi. Ma questo uso dei mezzi moderni \u00e8 messo in gran parte, non sempre tematicamente, al servizio di quel diritto naturale di cui scrive Cantoni, ossia di quei princ\u00ecpi che anche nell\u2019epoca moderna sono rimasti, magari assopiti o contraffatti, nel cuore di una parte del popolo italiano e sono stati a lungo in cerca di qualcuno che avesse le capacit\u00e0 e l\u2019opportunit\u00e0 di dare loro visibilit\u00e0 e forza organizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di princ\u00ecpi che non sono n\u00e9 vecchi n\u00e9 moderni, ma semplicemente perenni, ovvero presenti nella natura umana creata a immagine e somiglianza di Dio e non completamente sradicati dal peccato di origine. Essi si ritrovano anche nel comune sentire dei popoli occidentali, residui presenti e vivi, pur se allo stato latente, magari in modo parziale e a volte confuso, a dispetto dell\u2019inondazione ideologica che si apre nel 1789 e dura per due secoli fino al 1989, in parti significative della societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel tempo di quella forma dominante di modernit\u00e0, caratterizzata dall\u2019egemonia culturale della sinistra, sono sentimenti di cui \u00e8 rimasto custode e promotore il magistero della Chiesa e, per alcuni aspetti, hanno trovato spazio anche in quella che \u00e8 stata definita \u00abcultura di destra\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La destra autentica, nella storia dell\u2019Italia moderna, a livello politico non avr\u00e0 mai la possibilit\u00e0 di essere veramente e genuinamente rappresentata: tuttavia i suoi valori di riferimento non scompariranno. Scrive il politologo Roberto Chiarini: \u00ab<em>La destra in buona sostanza si trova ad operare nell\u2019Italia repubblicana come un fiume carsico<\/em>\u00bb [18]; e ancora: \u00ab[&#8230;] <em>ad occhio nudo un osservatore pu\u00f2 pensare che non esista, se non fosse per le sparute schiere dei nostalgici. Ma nelle pieghe della societ\u00e0 civile essa \u00e8 presente<\/em>\u00bb [19]. E cos\u00ec \u00e8 avvenuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le insorgenze popolari antinapoleoniche, i Comitati Civici di Luigi Gedda, la \u00abmaggioranza silenziosa\u00bb e, infine, la discesa in campo \u2014 e la sua permanenza alla ribalta da quindici anni \u2014 di Silvio Berlusconi sono cose diversissime fra loro, ma esprimono tutte un <em>idem sentire<\/em> popolare, che si esprime in forma rudimentale nel rifiuto, che nasce dentro il Paese profondo, di ogni tentativo d\u2019imposizione, da parte dello Stato o di un\u2019autorit\u00e0 superiore, di un modo di concepire la vita pubblica ideologico e radicalmente ostile alle radici storiche del Bel Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre Chiarini ha messo bene in luce questo tratto, che accompagna tutta la storia dell\u2019Italia contemporanea: \u00ab<em>Il fatto \u00e8 che questa impronta giacobina, lungi dal rientrare una volta cessata l\u2019emergenza della rivoluzione risorgimentale, dura nel tempo e si consolida fino a divenire uno stabile tratto caratterizzante della cultura e dello stile politico dei gruppi dirigenti partitici italiani, con una produzione a cascata di conseguenze nel lungo periodo. La pi\u00f9 rilevante sul fronte della dinamica politica intercorrente tra istituzioni e cittadini \u00e8 la presunzione, che sar\u00e0 pressoch\u00e9 di tutti i partiti futuri, di essere portatori di una \u201cverit\u00e0\u201d, ideologica o morale, da far calare sulla societ\u00e0 civile ritenuta assiomaticamente immatura per governarsi da sola.<\/em> <em>La seconda \u00e8 l\u2019investitura degli intellettuali di una funzione politica privilegiata quanto strategica: quella di essere \u201ccostruttori di valori\u201d. La terza \u00e8 la torsione progressista che resta impressa in Italia alla politica, costretta solo a guardare avanti e a considerare destituita del bench\u00e9 minimo fondamento storico, oltre che morale, qualsiasi idea che attinga o si richiami in qualche misura a patrimoni morali, valoriali o politici premoderni in quanto intrinsecamente regressivi<\/em>\u00bb [20].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I problemi del nuovo partito<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 difficile dare una valutazione anche soltanto approssimativa di una realt\u00e0 appena nata come il Popolo della Libert\u00e0. Ho cercato di descriverne il caratteristico anti-ideologismo perch\u00e9 \u2014 insieme all\u2019altra propriet\u00e0 di essere l\u2019aggregato di forze culturali e sociali disomogenee \u2014 mi \u00e8 sembrato uno dei suoi aspetti principali. Indubbiamente il PdL \u00e8 un partito che opera nell\u2019epoca successiva alle ideologie e assume i connotati, sia positivi sia negativi, di quest\u2019epoca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia \u00e8 necessario capire che cosa significhi essere un partito postmoderno e postideologico. Per molti, politologi e storici di sinistra soprattutto, l\u2019epoca nella quale stiamo vivendo si potrebbe intitolare il \u00abventennio di Berlusconi\u00bb (1993-2013) e qualcuno \u2014 lo storico Nicola Tranfaglia \u2014 ha espressamente titolato cos\u00ec un suo libro, che inizia con Tangentopoli e con la fine della Prima Repubblica e si conclude nel 2013, con la fine della legislatura che ha visto la terza vittoria elettorale di Berlusconi [21].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ventennio che richiama quello fascista perch\u00e9 caratterizzato da un regime populista, che prescinde dai partiti come appunto quello del Ventennio, anche se per altri aspetti \u00e8 molto diverso dal regime di Benito Mussolini (1883-1945). Un periodo che ha visto la sconfitta delle sinistre, addirittura la loro estinzione secondo Tranfaglia. In qualche modo gl\u2019intellettuali progressisti come Tranfaglia rimpiangono il periodo precedente la rimozione del Muro di Berlino, perch\u00e9 allora la rivoluzione era in moto, in Italia soprattutto, ed era cos\u00ec possibile costruire una \u00abnuova sinistra\u00bb postcomunista che coniugasse i \u00abdiritti civili\u00bb \u2014 divorzio, aborto, identit\u00e0 di genere, ingegneria genetica \u2014 con un socialismo ripulito dalle scorie dell\u2019impresentabile comunismo sovietico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle accuse rivolte a Berlusconi \u00e8 di essere populista, cio\u00e8 di disprezzare in diversi modi le regole della democrazia parlamentare nata dalla Costituzione del 1948, e di essere, come poi effettivamente appare, un uomo spesso sopra le righe, incapace di contenere il suo \u00abprivato\u00bb anche nelle circostanze ufficiali. Il populismo di Berlusconi sarebbe simile a quello, paradigmatico, del militare e uomo politico argentino Juan Domingo Per\u00f3n (1895-1974) ed esprimerebbe una concezione della politica carismatica che prevede un rapporto diretto fra il <em>leader<\/em> e il popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe, per di pi\u00f9, consumista, cio\u00e8 ostenterebbe la sua ricchezza personale e inviterebbe implicitamente tutti a imitare la sua parabola individuale, che lo ha portato a diventare ricco e famoso attraverso la \u00abcultura del fare\u00bb, il lavoro costante e metodico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul populismo pu\u00f2 essere utile qualche considerazione. Certamente il popolo non \u00e8 la fonte del vero e del bene: questa polemica oppose la Chiesa all\u2019ideologia ugualitaria nata dalla Rivoluzione del 1789 che appunto attribuiva al popolo, inteso come maggioranza, la sovranit\u00e0 anche su quei princ\u00ecpi che oggi il Magistero definisce \u00abnon negoziabili\u00bb. Ma la dottrina sociale della Chiesa ha sempre valorizzato la partecipazione del popolo alla gestione del potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, se una maggioranza non trasforma in bene un male e non fa diventare vero un errore, ci\u00f2 non significa che non sia un bene che abbia la massima possibile voce in capitolo nelle decisioni inerenti al bene della comunit\u00e0. E questa forma di partecipazione politica pu\u00f2 esprimersi attraverso i partiti, come avviene nelle societ\u00e0 democratiche occidentali caratterizzate dal pluralismo ideologico, che la Chiesa ha sempre difeso contro il totalitarismo degli Stati comunisti, ma pu\u00f2 prevedere anche altre forme di partecipazione politica. Quanto sta accadendo dopo il 1989 in Occidente, con la trasformazione dei partiti e la loro sempre minore influenza a vantaggio di altre forme organizzative sorte all\u2019interno della societ\u00e0, va in questa direzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece, esistono forze ideologiche che amano definirsi democratiche ma disprezzano quel popolo che \u00abnon capisce\u00bb di dover accettare l\u2019ideologia del progresso di cui si ritengono in qualche modo depositarie: cos\u00ec il popolo che si ribella all\u2019imposizione dei regimi giacobini negli anni di Napoleone \u00e8 ottuso e manovrato da preti e monarchi, cos\u00ec come quello che sconfigge le sinistre nel 1948 o che d\u00e0 vita alla \u00abmaggioranza silenziosa\u00bb \u00e8 clericale e reazionario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stessa sorte \u00e8 capitata a coloro che, democraticamente, hanno affidato il governo dell\u2019Italia al centro-destra nel 1994, nel 2001 e nel 2008. Sarebbe un popolo \u00abpopulista\u00bb, simile al sottoproletariato che Karl Marx (1818-1883) disprezzava perch\u00e9 non aveva una coscienza di classe: \u00ab[&#8230;] <em>se l\u2019elettorato non vota per le forze di centrosinistra, l\u2019espressione politica del popolo perde la qualificazione di \u201cconsenso democratico\u201d e viene quasi automaticamente stigmatizzata come populismo<\/em>\u00bb [22].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indubbiamente la capacit\u00e0 mediatica di Berlusconi, il suo ottimismo e i suoi successi personali costituiscono in gran parte quella immagine vincente che gli ha permesso di superare le due sconfitte elettorali, e le evidenti pressioni \u2014 o persecuzioni \u2014 giudiziarie e mediatiche. Nella \u00abcivilt\u00e0 dell\u2019immagine\u00bb apparire \u00e8 assolutamente importante. Ma non \u00e8 tutto e forse non \u00e8 stata neppure la componente decisiva delle vittorie di Berlusconi. Esse sono venute perch\u00e9 hanno dato risposta a un reale disagio ideologico, culturale, politico ed economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, proprio mentre l\u2019avversario politico veniva sconfitto sono cominciati i problemi di Berlusconi e del Popolo della Libert\u00e0. Perch\u00e9, se \u00e8 vero che quest\u2019ultimo non \u00e8 il partito \u00abdi plastica\u00bb di cui si \u00e8 molto scritto negli anni passati a proposito di Forza Italia, non \u00e8 neppure un partito, e neanche un movimento politico profondamente radicato nella cultura del popolo italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questo punto di vista \u00e8 solo uno dei partiti dell\u2019epoca del \u00abpensiero debole\u00bb. Un po\u2019 perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec geneticamente, un po\u2019 perch\u00e9 \u00e8 costretto dal sistema elettorale a cercare il massimo dei consensi in quasi tutte le direzioni: il PdL raccoglie molto, ma potrebbe anche facilmente e velocemente perdere il suo cospicuo raccolto. Esso \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di un partito liberale, seppure di massa. Cos\u00ec non pu\u00f2 essere definito semplicemente il partito dei moderati, n\u00e9, tanto meno, dei conservatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti cattolici lo hanno votato anche perch\u00e9 Berlusconi, con tutto il governo, si \u00e8 schierato a favore della vita di Eluana Englaro, minacciando uno scontro istituzionale con il Quirinale, cos\u00ec come non \u00e8 uscito di casa per andare a votare durante il <em>referendum<\/em> sulla legge 40 del giugno 2005, quando la Chiesa italiana aveva scelto di far fallire il <em>referendum<\/em> [23] \u2014 peggiorativo di quella legge gi\u00e0 in s\u00e9 poco chiara \u2014 invitando gli italiani a non andare a votare, perch\u00e9 non si raggiungesse il <em>quorum<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, pur manifestando grande attenzione verso la Santa Sede, non ha mai lasciato neppure intendere di voler essere un leader cattolico, sia per il fatto che non lo \u00e8, sia perch\u00e9 questo gli nuocerebbe all\u2019interno del partito; al contrario si \u00e8 espresso tempo fa, con una frase certamente infelice per la sensibilit\u00e0 dei cattolici, dicendo di guidare un partito anarchico quanto ai valori [24].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2, sebbene la Carta dei Valori del nuovo partito reciti testualmente: \u00ab<em>Le radici giudaico-cristiane dell\u2019Europa e la sua comune eredit\u00e0 culturale classica ed umanistica, insieme con la parte migliore dell\u2019illuminismo, sono le fondamenta della nostra visione della societ\u00e0<\/em>\u00bb [25].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il PdL \u00e8 forse un partito conservatore <em>sui generis<\/em>, anche se questo termine non viene utilizzato ordinariamente dagli uomini politici che ne fanno parte, con l\u2019eccezione del sottosegretario di Stato all\u2019Interno, on. Alfredo Mantovano, che rivendica la pertinenza e anche l\u2019opportunit\u00e0 dell\u2019uso del termine [26]. O forse un analogo del Partito Repubblicano statunitense, contenitore di svariati gruppi e correnti culturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un progetto per unire gl\u2019italiani?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella debolezza del PdL s\u2019incunea il progetto dell\u2019on. Gianfranco Fini, un disegno sempre pi\u00f9 ideologico, di cui \u00e8 strumento soprattutto la sua Fondazione Farefuturo. Almeno dal 2005 l\u2019ex presidente di AN e ora presidente della Camera dei Deputati non perde occasione per distinguere, anche poemicamente, la sua posizione culturale e politica da quella del presidente del Consiglio e della maggioranza del PdL, soprattutto, ma non esclusivamente, quando sono in questione temi di natura etica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec \u00e8 accaduto in occasione del <em>referendum <\/em>sulla legge 40, cos\u00ec quando l\u2019on. Fini ha accusato il disegno di legge sul fine-vita approvato dal Senato nella primavera del 2009 di essere proprio di uno \u00abStato etico\u00bb, che cio\u00e8 imporrebbe una propria visione del mondo, religiosa, al corpo sociale. Ma l\u2019on. Fini si \u00e8 smarcato anche in tema d\u2019immigrazione, questa volta sembrando sposare le tesi della componente pi\u00f9 di sinistra del mondo cattolico, naturalmente incontrando cos\u00ec il plauso delle diverse posizioni di sinistra, sia culturali sia politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gianfranco Fini non \u00e8 mai stato un intellettuale ed \u00e8 esperienza comune che le sue posizioni culturali preludano sempre, legittimamente, a un suo diverso percorso politico. Per decenni ha costruito la sua carriera politica esaltando la difesa dei valori e dell\u2019identit\u00e0 nazionale e cristiana del partito che dirigeva, pur non essendo personalmente un credente e tantomeno un praticante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi si \u00e8 verificato in lui un cambiamento repentino, insistito, ripetuto, a volte contro i suoi stessi interessi politici a breve termine, quasi per voler dimostrare a qualcuno la veridicit\u00e0 del suo cambiamento. Non vuol essere questa una insinuazione, ma la semplice constatazione che non c\u2019\u00e8 stato tema, dopo il 2005, che non abbia visto l\u2019on. Fini sostenere pubblicamente posizioni laiciste, dalla fecondazione assistita, alla questione omosessuale e al fine-vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa abbia spinto l\u2019on. Fini a mutare cos\u00ec radicalmente le proprie posizioni non mi \u00e8 dato di sapere, n\u00e9 mi pare che alcuno glielo abbia mai chiesto, almeno pubblicamente. Ricordo una drammatica assemblea nazionale di AN trasmessa in diretta da Radio Radicale nel luglio successivo al <em>referendum<\/em> sulla legge 40, nel 2005, quando il presidente Fini si trov\u00f2 in palese difficolt\u00e0 a sostenere la posizione filo-referendaria, da lui assunta nel mese precedente, di fronte alla quasi totalit\u00e0 del partito schierato invece, e con convinzione, contro ogni peggioramento \u2014 dal punto di vista del diritto naturale \u2014 della legge 40. Ma l\u2019assemblea non seppe o non volle approfittare di quel frangente di debolezza e non present\u00f2 un ordine del giorno che avrebbe ufficialmente sconfessato la politica del presidente, che se la cav\u00f2 con qualche scalfittura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente il suo cambiamento ha molto nuociuto a chi ha continuato a sostenere posizioni culturali simili a quelle da lui indossate in precedenza. Si \u00e8 avuta infatti l\u2019impressione, forse esagerata ma cos\u00ec \u00e8 stata percepita, che le posizioni fedeli al diritto naturale non possano arrivare ai vertici delle istituzioni europee, troppo intrise d\u2019ideologia laicista, come \u00e8 accaduto con l\u2019on. Rocco Buttiglione, costretto a rinunciare alla nomina nella Commissione Europea nel 2004, o pi\u00f9 recentemente all\u2019on. Mario Mauro, che nel 2009 sembrava il candidato italiano \u00abscontato\u00bb per la Presidenza del Parlamento Europeo, ma \u00e8 stato escluso all\u2019ultimo momento a favore del polacco Jerzy Buzek.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, la mia impressione \u00e8 che le posizioni assunte dall\u2019on. Fini negli ultimi anni non mirino soltanto a ritagliarsi una posizione autonoma da Berlusconi, per esempio, cercando consensi anche al di fuori del suo partito, il che potrebbe un domani permettergli di essere eletto da un nuovo Parlamento alla massima carica dello Stato, o addirittura immaginando una nuova realt\u00e0 politica trasversale, fatta di spezzoni dei due maggiori partiti, quando lo stesso Berlusconi dovesse lasciare la scena. Pur essendo un discorso al quale tutti pensano, anche se non ne parlano, questo approccio al futuro politico rischia di diventare di poca importanza se non si cerca invece di riflettere su scenari di maggiore durata e profondit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intervenendo al congresso di fondazione del PdL, del resto, l\u2019on. Fini non ha fatto mistero di questo aspetto, evocando la necessit\u00e0 di dare un\u2019anima al partito e soprattutto di trovare il modo di stringere un patto che faccia diventare l\u2019Italia una comunit\u00e0 che si riconosca nello stesso sistema di valori. Intenzione importante e tuttavia bisognosa di diverse considerazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima \u00e8 che non si costruisce nulla prescindendo dalle radici, le quali, in Italia, sono profondamente intrise di cristianesimo, qualunque rapporto personale si abbia con esso. Da questo punto di vista, \u00e8 inutile evocare un grande patto sui valori o richiamare il patriottismo costituzionale, perch\u00e9 i primi non s\u2019inventano \u2014 salvo ricadere nel processo che ha portato alla tragedia delle ideologie \u2014, mentre il secondo pu\u00f2 servire per stabilire regole condivise e non certo per fornire i motivi \u00abalti\u00bb che fondano una comunit\u00e0 civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gl\u2019italiani non sono abituati a riconoscersi in alcun progetto ideale semplicemente perch\u00e9 non esiste alcun evento autenticamente fondativo nella storia moderna del Paese: qualcosa che assomigli ai grandi episodi dell\u2019epica greca e che hanno un indubbio rilievo culturale in Occidente. Singolare, da questo punto di vista, \u00e8 quanto si \u00e8 potuto leggere sui giornali del 22 luglio 2009 a proposito della mancanza di fondi e\/o di progetti per celebrare il 150\u00b0 anniversario dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia nel 2011: l\u2019impressione \u00e8 che non importi quasi a nessuno di questo anniversario, ma non direi per mancanza di spirito patriottico o di fondi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I problemi relativi al modo con cui \u00e8 stata fatta l\u2019unit\u00e0 italiana ormai sono stati messi a fuoco da una serie di libri recenti di diversa portata scientifica. Questi studi non mettono in discussione l\u2019unit\u00e0 politica del Paese, ma mostrano comunque che sia la questione meridionale, sia quella settentrionale hanno la loro origine, quantomeno problematica, l\u2019una nella guerra civile del decennio successivo al 1860, il cosiddetto brigantaggio [28], l\u2019altra nel mancato federalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il successo di consensi della Lega Nord \u00e8 in ragione della sua proposta di una soluzione federalista ai problemi dello Stato, quello Stato unitario che nel 1861 impose a tutta la Penisola il centralismo statalista sulla base del modello francese. In pratica, l\u2019Italia nasce attraverso una guerra civile al Sud e con l\u2019imposizione di uno Stato centralista a popolazioni diverse: due ferite alle quali, nel 1870, si aggiunge l\u2019occupazione militare dello Stato pontificio da parte dell\u2019esercito italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, nessuno vuole ritornare alla situazione precedente il Risorgimento, tanto meno la stessa Chiesa, ma \u00e8 evidente che non c\u2019\u00e8 nulla di epico da celebrare con clamore, bens\u00ec solo ferite da medicare e problemi su cui riflettere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Risorgimento e Resistenza miti inservibili?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il politologo Gian Enrico Rusconi, autore certamente non revisionista, ha dato alle stampe recentemente un libro sul 1915, l\u2019anno in cui l\u2019Italia decise il suo ingresso nella Grande Guerra (1914-1918), la quale rimane uno dei miti pi\u00f9 diffusi del nostro sentimento nazionale [29]. L\u2019opera, scritta anche alla luce di nuovi documenti, penetra in profondit\u00e0 in questo episodio e ne mette in luce l\u2019inservibilit\u00e0 ai fini di un\u2019apologetica nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come possiamo fondare la nostra italianit\u00e0 sul fatto cos\u00ec evidentemente intriso di profonda ingiustizia di un governo, quello italiano, che nel giro di soli dodici mesi rinnega l\u2019alleanza con gl\u2019Imperi Centrali, Germania e Austria-Ungheria, e dopo meno di un anno di neutralit\u00e0 si scaglia contro gli ex alleati con il proprio esercito? Per le terre irredente ci \u00e8 stato ripetuto, ma forse non erano irredente anche Nizza e la Savoia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E perch\u00e9 bisognava fare la guerra a tutti i costi quando il Trentino sarebbe potuto diventare italiano senza spargimento di sangue? E chi ha deciso per la guerra, e in quel modo, contro la maggioranza del Parlamento e degl\u2019italiani, chiamati a morire in oltre cinquecentomila, per un territorio nel quale vi era una citt\u00e0, Bolzano, dove si parlava esclusivamente tedesco? E ancora: era nel giusto l\u2019Italia che per trent\u2019anni \u00e8 stata alleata di Austria e Germania oppure quella che in pochi mesi \u00e8 passata con la coalizione che faceva la guerra ai suoi alleati?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non erano certamente soltanto gl\u2019italiani a ragionare con il metro del nazionalismo, che anzi aveva ormai avvelenato tutta l\u2019Europa: quello che voglio mostrare \u00e8 l\u2019inservibilit\u00e0 morale, epica, della Grande Guerra come coronamento di un Risorgimento gi\u00e0 di per s\u00e9 assai problematico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altro grande tema evocato per unire gl\u2019italiani \u00e8 la Resistenza contro il fascismo e i tedeschi, avvenuta nel 1943-1945 ma continuata ben dopo la fine della guerra e diventata una sorta di alternativa, fatta abortire, per un diverso possibile sviluppo del Paese. Infatti, la Resistenza vide l\u2019alleanza fra i tre partiti ideologici di massa, il PCI, il PSI e la DC. Secondo alcuni, anche cattolici come don Giuseppe Dossetti (1913-1996), quest\u2019alleanza era il simbolo di un\u2019Italia che si doveva costruire in discontinuit\u00e0 con la vecchia Italia liberale prefascista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E quando questa alleanza fin\u00ec, nel 1947, e l\u2019Italia si dispose allo scontro elettorale e di civilt\u00e0 del 18 aprile 1948, grande fu l\u2019amarezza che s\u2019impadron\u00ec di Dossetti, perch\u00e9 sembrava andare in frantumi il progetto di un\u2019Italia nuova, nata dall\u2019abbraccio fra le due grandi ideologie progressiste, la cattolica e la comunista, che si temevano ed erano assai diverse fra loro, ma avrebbero potuto costruire insieme, in concorrenza per\u00f2 unite contro il conservatorismo occidentalista, una societ\u00e0 nuova e diversa da quella liberale pre-fascista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Resistenza aveva diviso gl\u2019italiani nel Nord, ma era anche profondamente divisa al suo interno. Essa diverr\u00e0 l\u2019evento vessillare per chi vorr\u00e0 fare la Rivoluzione in Italia, come le Brigate Rosse, oppure per chi vorr\u00e0 portare i socialcomunisti al governo. La sua mitizzazione fu ripresa dopo il 1960 dalle forze di sinistra, ma nel clima post-ideologico successivo al 1989 verr\u00e0 meno la sua capacit\u00e0 di assurgere a mito politico e, come tale, diventer\u00e0 sempre meno utilizzabile. Che la Resistenza fosse divisa, lo hanno dimostrato fra l\u2019altro le opere di due giornalisti provenienti dalla stessa sinistra filosocialista, Ugo Finetti [30] e Giampaolo Pansa [31].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il patriottismo costituzionale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimane la Costituzione. Anch\u2019essa espressione della collaborazione fra i tre partiti di massa, entrata in vigore il 1\u00b0 gennaio 1948, \u00e8 diventata il simbolo ideale di tutti i \u00abpost\u00bb: comunisti, azionisti e democristiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Costituzione \u00e8 un po\u2019 come il vestito di un Paese, confezionato dallo Stato attraverso i suoi organi costituenti, nel caso italiano l\u2019Assemblea Costituente eletta nel 1946. Essa \u00e8 certamente importante perch\u00e9 indica i modelli di riferimento dello Stato e dell\u2019azione dei governi e le modalit\u00e0 con cui si articoler\u00e0 la vita pubblica, sociale e politica. Tuttavia, bisogna anche ricordare le osservazioni dell\u2019uomo politico e pensatore savoiardo Joseph de Maistre (1753-1821) sulla debolezza delle costituzioni scritte quando \u00e8 venuto meno il consenso su quella costituzione non scritta che per\u00f2 esprime il generale consenso degli abitanti di un territorio su alcuni valori fondamentali [32].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perduti questi ultimi, i cittadini hanno cominciato a dividersi su temi sempre pi\u00f9 rilevanti mettendo cos\u00ec in discussione la possibilit\u00e0 stessa della convivenza. Come dire che quando due o pi\u00f9 persone cominciano a rivolgersi all\u2019avvocato per mettere per iscritto le loro rispettive posizioni significa che un rapporto fiduciario si \u00e8 interrotto o non c\u2019\u00e8 mai stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma una Costituzione non detta soltanto le regole, come fa la seconda parte della Costituzione italiana, ma esprime anche i princ\u00ecpi di fondo a cui s\u2019ispirano gli attori politici che appunto stipulano il cosiddetto patto costituente, quello sancito nella prima parte della nostra Carta. Ora gli attori italiani che hanno dato vita al patto costituzionale nel secondo dopoguerra non ci sono pi\u00f9. Rimangono alcuni singoli partecipanti all\u2019Assemblea Costituente, come i senatori a vita Giulio Andreotti e Oscar Luigi Scalfaro, ma i partiti dell\u2019epoca costituente si sono estinti. Questo significa molto per una Repubblica parlamentare nella quale i partiti hanno un ruolo essenziale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Basti pensare che il partito pi\u00f9 antico fra quelli oggi rappresentati in Parlamento \u00e8 la Lega Nord, ossia quello che presenta maggiori riserve circa le caratteristiche giuridiche e politiche dello Stato italiano. Suscita cos\u00ec forti perplessit\u00e0 la diffusa affermazione da parte delle forze politiche e degl\u2019intellettuali, generalmente di centro-sinistra, circa l\u2019inviolabilit\u00e0 della Costituzione, soprattutto della sua prima parte, quella nata da un compromesso fra forze politiche che avevano un ruolo importante nell\u2019epoca precedente la fine del Muro di Berlino, ma che oggi non esistono pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il 1989, oltretutto, non sono cambiati soltanto i soggetti politici rappresentati in Parlamento, ma si \u00e8 conclusa a livello internazionale quella fase di contrapposizione fra ideologie cos\u00ec centrale nel secondo dopoguerra. Per esempio, che la Repubblica sia fondata sul lavoro, e non sulla persona o sulla famiglia, appare un\u2019evidente concessione all\u2019ideologia marxista che considera l\u2019uomo esclusivamente come produttore, non come persona, indipendentemente dal fatto che lavori o no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Suscita maggiori perplessit\u00e0 il richiamo al patriottismo costituzionale che unisce figure pubbliche cos\u00ec lontane come don Dossetti e il presidente della Camera Fini, il primo per difendere un mito all\u2019origine del suo antico impegno culturale e politico, mentre il secondo forse \u2014 come detto \u2014 per portare a termine un percorso politico conquistando il consenso di componenti significative della sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque sia non pu\u00f2 sfuggire, e non sfugge neppure a sinistra, se non si vogliono chiudere gli occhi e se non si vuole cadere nel ridicolo, l\u2019anacronismo di simili posizioni politiche. Ma allora perch\u00e9 tanta enfasi su una Costituzione che palesemente, al di l\u00e0 di ogni contrapposizione ideologica, non rappresenta pi\u00f9 il comune sentire del Paese?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il ruolo di Dossetti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un libro recente, scritto a due mani da Pier Paolo Saleri e, ultima fatica della quale non ha potuto vedere l\u2019esito cartaceo, da don Gianni Baget Bozzo, attribuisce a don Dossetti e all\u2019influenza che ebbe durante i lavori dell\u2019Assemblea Costituente e anche dopo, soprattutto all\u2019interno della DC e del mondo cattolico, il fatto che il testo della Carta sia diventato molto di pi\u00f9 che il \u00abvestito\u00bb della nazione, addirittura un mito e un compito, un progetto da costruire nei decenni successivi alla sua entrata in vigore [33].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo quest\u2019opera, la Costituzione \u00e8 diventata una sorta d\u2019ideologia politica fondata sulla collaborazione fra cattolici democratici e comunisti, mirante a costruire una nuova societ\u00e0 appunto frutto di questo incontro ideologico: una societ\u00e0 radicalmente diversa dall\u2019Italia liberale pre-fascista e ostile a una collocazione italiana all\u2019interno dell\u2019alleanza occidentale guidata dagli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per descrivere come si sia radicata in Italia questa cultura, nel libro viene ricostruita la biografia culturale e politica di Dossetti. Ma in realt\u00e0 bisogna cominciare da pi\u00f9 lontano, cio\u00e8 dalla rottura che avviene all\u2019interno del movimento cattolico nelle giornate del 1898, quando il generale Fiorenzo Bava Beccaris (1831-1924) d\u00e0 ordine alle truppe dell\u2019esercito di sparare sulla folla milanese scesa in piazza per protestare contro il rincaro del prezzo del pane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esito del conflitto \u00e8 drammatico per i morti che provoca e per l\u2019odio che scatena, un odio che provocher\u00e0 fra l\u2019altro la morte del re Umberto I di Savoia (1844-1900), assassinato due anni dopo a Monza dall\u2019anarchico Gaetano Cresci (1869-1901) proprio per vendicare i \u00abfatti del 1898\u00bb. Queste vicende spingono cattolici e liberali a riflettere sulla situazione politica del Paese e a prendere alcune decisioni che avranno conseguenze importanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre fra i liberali al governo matura la convinzione, che sar\u00e0 specialmente di Giovanni Giolitti (1842-1928), di non poter governare da soli il Paese, i cattolici intransigenti si convincono della necessit\u00e0 di difendere le istituzioni minacciate dall\u2019avanzata dei socialisti e dunque di allearsi con i liberali moderati per difendere lo Stato unitario a condizione che quest\u2019ultimo rinunci ai suoi propositi anticattolici \u2014 non solo anticlericali \u2014 in tema di famiglia e di libert\u00e0 scolastica. Nascono gli accordi clerico-moderati e prende corpo quell\u2019Italia moderata o conservatrice \u00abufficiosa\u00bb che si coaguler\u00e0 spesso nei decenni successivi ogni qual volta un pericolo sembra minacciare l\u2019equilibrio del Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019enciclica <em>Il fermo proposito <\/em>[34] del 1905, del nuovo Pontefice san Pio X (1903-1914), assume formalmente questa posizione. Ma nasce anche all\u2019interno del movimento cattolico un\u2019altra posizione, irriducibile a ogni concessione verso lo Stato liberale, che non legge la Rivoluzione come un processo ma vede positivamente la reazione antiliberale dei socialisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giornalista don Davide Albertario (1846-1902) \u00e8 il campione di questo antiliberalismo irriducibile che dar\u00e0 vita alla prima democrazia cristiana. Nonostante il pensiero di don Giuseppe Dossetti non sembri essere maturato all\u2019interno di una riflessione sui problemi inerenti alla storia del movimento cattolico, credo si possa affermare che la sua collocazione sia in un certo senso ascrivibile a questa posizione irriducibilmente contraria al liberalismo, che non vede come questa dottrina sia una delle componenti culturali attive all\u2019interno del processo rivoluzionario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo tale concezione, lo Stato, nella costruzione della societ\u00e0, svolge una funzione non soltanto sussidiaria: ed \u00e8 una prospettiva che si ritrova anche all\u2019interno dell\u2019esperienza fascista, quella durante la quale avviene la formazione intellettuale di Dossetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con i \u00abprofessorini\u00bb Amintore Fanfani (1908-1999) e Giuseppe Lazzati (1909-1986) respira questa cultura antiliberale nell\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore, attraverso il rettore Agostino Gemelli O.F.M. (1878-1959)35. Essa sopravvivr\u00e0 alla caduta del fascismo e si ritrover\u00e0 nella sinistra della DC, la corrente guidata nel dopoguerra da Dossetti, che si raduna intorno alla rivista <em>Cronache <\/em>sociali [36].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro di Baget Bozzo e di Saleri descrive le caratteristiche ideologiche dello scontro di questa corrente con De Gasperi e con gli altri ex popolari che guidavano la DC, ma anche con i Comitati Civici di Luigi Gedda, che di fatto esprimevano la posizione di Papa Pio XII. Le riflessioni degli autori meriterebbero un\u2019analisi pi\u00f9 approfondita, per\u00f2 favoriscono una riflessione e comunque aiutano a mettere a fuoco alcuni dei principali problemi e mali della storia dei cattolici in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dossetti criticava radicalmente la societ\u00e0 liberale nata dalla Rivoluzione Francese e giudicava positivamente la reazione antiliberale dei socialisti e dei comunisti. Cos\u00ec, anzich\u00e9 allearsi con chi impersonava la malattia che affliggeva il corpo sociale ma a uno stadio meno avanzato, egli nel secondo dopoguerra ritenne utile un\u2019alleanza con le forze pi\u00f9 radicali. Quest\u2019alleanza si realizz\u00f2 nella Resistenza prima e prese corpo poi nell\u2019Assemblea Costituente, che produsse finalmente il \u00abtesto della speranza\u00bb, la Carta costituzionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultima ha assunto cos\u00ec un significato metapolitico o ideologico, come recita il titolo del libro di don Baget Bozzo e di Saleri. Tuttavia la maggioranza del popolo non stava con la sinistra democristiana e non voleva alcun accordo con i socialcomunisti. Cos\u00ec almeno si espresse la maggioranza degl\u2019italiani con le elezioni del 18 aprile 1948, che videro la vittoria della posizione di Gedda e di De Gasperi. Questi ultimi erano gli uomini pi\u00f9 significativi del tempo, entrambi uomini d\u2019azione ben radicati in una formazione cattolica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La loro elaborazione culturale non risaliva alle radici della crisi, ma si preoccupava di dare soluzione ai maggiori problemi del tempo, pur avendo posizioni diverse fra loro. Entrambi furono attaccati da Dossetti e dagli uomini della sua corrente ed \u00e8 sintomatico notare come tutti i principali personaggi politici democristiani dell\u2019epoca confermino nelle rispettive memorie l\u2019avversit\u00e0 presente nel partito verso i Comitati Civici, che di fatto esercitavano un controllo sul partito stesso nell\u2019interesse dell\u2019elettorato cattolico. Tuttavia l\u2019effetto del 18 aprile fin\u00ec presto, anzi forse non cominci\u00f2 neppure.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 nel 1953 De Gasperi venne sconfitto elettoralmente non riuscendo a raggiungere per pochi voti l\u2019obiettivo del premio di maggioranza alla lista vittoriosa nelle elezioni politiche \u2014 la cosiddetta \u00ablegge truffa\u00bb \u2014 e l\u2019anno successivo mor\u00ec, mentre i Comitati Civici vennero \u00absilenziati\u00bb, anche se resistettero come presenza e come attivit\u00e0 ancora per decenni, nel tentativo di formare una classe dirigente capace d\u2019intervenire nel campo civile, politico, per difendere e promuovere i princ\u00ecpi della dottrina sociale della Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto Dossetti, nel 1951, aveva abbandonato la DC e la politica attiva \u2014 fece solo una breve ricomparsa nel 1956 per concorrere, senza successo, alla carica di sindaco di Bologna \u2014, perch\u00e9 riteneva che non si potesse cambiare nulla senza un mutamento culturale e religioso. Fond\u00f2 cos\u00ec a Bologna, negli anni successivi, l\u2019Istituto di Scienze Religiose [37] e poi partecip\u00f2 ai lavori del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) come perito al seguito del card. Giacomo Lercaro (1891-1976), arcivescovo di Bologna, diocesi della quale divenne anche vicario generale, essendo stato ordinato sacerdote nel 1959, dopo avere fondato \u2014 tre anni prima \u2014 la comunit\u00e0 monastica della Piccola Famiglia dell\u2019Annunziata. Ma non abbandon\u00f2 mai l\u2019interesse e l\u2019attenzione per la politica, mentre la sua corrente, affidata all\u2019on. Mariano Rumor (1915-1990)38, prese il nome di Iniziativa Democratica e divenne quella principale nel partito, che sar\u00e0 allora guidato da un altro uomo politico cresciuto accanto a Dossetti, l\u2019on. Fanfani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco perch\u00e9 la sua influenza sul partito rimase forte, mentre cresceva quella culturale e religiosa all\u2019interno del mondo cattolico. La DC conosceva un dossettismo senza Dossetti, come ricorda Saleri, e si trasformava sotto l\u2019impulso di Fanfani, \u00aboccupando\u00bb lo Stato e svincolandosi dal mondo cattolico attraverso la costruzione di un partito d\u2019iscritti e di militanti, di sezioni e di massa, che aveva sempre meno bisogno dell\u2019Azione Cattolica e delle strutture parrocchiali, e che chiese invano alla gerarchia ecclesiastica lo scioglimento dei Comitati Civici. Nacquero cos\u00ec i presupposti di una crisi morale che sfocer\u00e0 prima nella secolarizzazione sempre pi\u00f9 marcata del partito e poi nella crisi finale di Tangentopoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultimo episodio, che segner\u00e0 la fine della Prima Repubblica e che i nostri autori definiranno un autentico colpo di Stato legale promosso dalla magistratura, pot\u00e9 avvenire soltanto dopo il 1989, in seguito allo smantellamento del Muro di Berlino e alla disintegrazione dell\u2019Unione Sovietica. Ma la fine della DC non spiacque a Dossetti e al suo ambiente, i quali la ritenevano ormai troppo corrotta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, paradossalmente, mentre il comunismo finiva, i suoi adepti in Italia avevano la possibilit\u00e0 di andare finalmente al governo con i cattolici democratici, realizzando l\u2019antico sogno di Dossetti. Ma ci\u00f2 non avvenne anche e soprattutto per l\u2019iniziativa di Silvio Berlusconi, che dal 1994 divenne il principale ostacolo al progetto dossettiano. Ecco perch\u00e9 il monaco Dossetti usc\u00ec allora dalla sua comunit\u00e0, ruppe il silenzio e fond\u00f2 nel 1994 i Comitati per la Difesa della Costituzione e tenne a battesimo l\u2019Ulivo, l\u2019alleanza politica fondata principalmente sui cattolici democratici e sugli ex comunisti, dopo le diverse scissioni nella DC e nel PCI.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Ulivo, sotto la guida del suo discepolo Romano Prodi, avrebbe vinto le elezioni nel 1996 \u2014 e lo far\u00e0 ancora dieci anni dopo pur con il nome di Unione \u2014 lasciando credere che il sogno di Dossetti si stesse veramente realizzando, magari prendendo un corpo definitivo nel Partito Democratico, nato dall\u2019esperienza dell\u2019Ulivo, con le elezioni primarie del 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I problemi di un nuovo partito dopo le ideologie<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso un lungo e tortuoso percorso sono ritornato al punto di partenza delle mie considerazioni. La tortuosit\u00e0 \u00e8 soltanto apparente perch\u00e9 in realt\u00e0 vi \u00e8 un filo conduttore, nella modernit\u00e0, che in qualche modo unisce la storia della resistenza popolare di molti italiani attraverso gli episodi accennati, cio\u00e8 le insorgenze antinapoleoniche, il 18 aprile 1948, la \u00abmaggioranza silenziosa\u00bb e infine la discesa in campo di Berlusconi nel 1994, mentre contemporaneamente esiste un tentativo di altri italiani d\u2019imporre al Paese un progetto ideologico mirante a far uscire l\u2019Italia dalla presunta arretratezza culturale che ha origine nella mancata Riforma e nello spirito controriformistico o tridentino che avrebbe egemonizzato la penisola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dal modernismo, all\u2019inizio del secolo XX, il tentativo di sradicare il Paese dalle proprie radici penetra anche nel mondo cattolico e arriva fino ai nostri giorni. Le posizioni di Piero Gobetti (1901-1926) e del Partito d\u2019Azione, fondato nel secondo dopoguerra, esprimono la stessa volont\u00e0 di riformare il Paese, facendolo uscire dall\u2019arretratezza culturale: nasce cos\u00ec la contrapposizione fra l\u2019Italia delusa per la mancata Riforma e in totale sintonia con l\u2019Illuminismo razionalista e deista dei secoli XVIII e XIX, e quella cattolica, legata al Concilio di Trento (1545-1563), mistica e missionaria, che difende le radici cristiane dell\u2019Europa e porta la fede nelle Americhe e che esprime un numero impressionante di santi canonizzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa contrapposizione prosegue nei secoli successivi, come gi\u00e0 visto, davanti all\u2019invasione napoleonica, in occasione delle prime elezioni a suffragio universale maschile nel 1913, con il cosiddetto Patto Gentiloni [39] \u2014 cos\u00ec chiamato dal nome del conte Vincenzo Ottorino Gentiloni (1865-1916) \u2014, e poi ancora nel 1915 di fronte all\u2019ingresso nella Grande Guerra, cos\u00ec come il 18 aprile 1948 e di fronte alla contestazione nel 1968. Per arrivare al 1994 e ai nostri giorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente la semplice resistenza all\u2019imposizione di un progetto ideologico non basta, soprattutto oggi. Se vogliamo cogliere una verit\u00e0 nel pensiero di don Dossetti, la troviamo nella sua considerazione relativa alla fine della cristianit\u00e0 occidentale. Da questa constatazione nasceva il suo progetto astratto, che univa il desiderio di porre fine alla secolarizzazione in atto \u2014 Dossetti non ebbe parte ai progetti ideologici nati sulla scia del Sessantotto \u2014 attraverso un\u2019alleanza con le forze politiche che avevano egemonizzato il movimento operaio, cio\u00e8 socialisti e comunisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fallimento di questa prospettiva, in Italia, con la profonda sconfitta politica del Partito Democratico nelle elezioni del 2008, non deve tuttavia far credere che il processo di scristianizzazione si sia fermato. Esso conosce una situazione politica in cui \u00e8 pi\u00f9 facile tentare una resistenza, cos\u00ec come si \u00e8 potuto verificare con l\u2019atteggiamento tenuto dal governo di Berlusconi a favore del diritto alla vita di Eluana Englaro nei primi mesi del 2009, ma andare oltre questa resistenza non \u00e8 compito dei partiti politici. La nuova evangelizzazione ha bisogno di altri attori<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> Cfr. un\u2019analisi dei mutamenti dei partiti italiani in Luciano Bardi, Piero Ignazi e Oreste Massari (a cura di), <em>I partiti italiani. Iscritti, dirigenti<\/em>, eletti, EGEA, Milano 2007. Cfr. pure una cronaca-testimonianza della \u00abdiscesa in campo\u00bb dell\u2019on. Silvio Berlusconi in Maria Latella, <em>Come si conquista un paese. I sei mesi in cui Berlusconi ha cambiato l\u2019Italia<\/em>, Rizzoli, Milano 2009; e una cronaca della nascita del PdL in Laura Della Pasqua, <em>La svolta del predellino. Svolta, segreti e retroscena della nascita del Popolo della Libert\u00e0<\/em>, con una <em>Prefazione <\/em>di Gianni Baget Bozzo (1925-2009), Bietti, Brescia-Milano 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> Cfr. Paolo Mazzeranghi, <em><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=998\" target=\"_blank\">Il partito politico moderno<\/a><\/em>, in IDIS. Istituto per la Dottrina e l\u2019Informazione Sociale, <em>Voci per un \u00abDizionario del Pensiero Forte\u00bb,<\/em> a cura e con <em>Un \u00abDizionario del Pensiero Forte\u00bb<\/em> di Giovanni Cantoni e con <em>Presentazione <\/em>di Gennaro Malgieri, Cristianit\u00e0, Piacenza 1997, pp. 185-190.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3)<\/strong> Cfr. Paolo Pombeni, <em>Partiti e sistemi politici nella storia contemporanea<\/em> (1830-1968), il Mulino, Bologna 1994; e Luigi Compagna, <em>L\u2019idea dei partiti da Hobbes a Burke<\/em>, Citt\u00e0 Nuova, Roma 2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4)<\/strong> Cit. in Francesco Verderami, <em>Parte la \u00abgioiosa macchina da guerra\u00bb,<\/em> in <em>Corriere della Sera<\/em>, Milano 2-2-1994; cfr. in proposito il mio <em>\u00ab<a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1072\" target=\"_blank\">Dal PCI al PDS\u00bb: le tappe e i contenuti di una metamorfosi rivoluzionaria<\/a><\/em>, in <em>Cristianit\u00e0<\/em>, anno XXII, n. 225-226, Piacenza gennaio-febbraio 1994, pp. 5-9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5)<\/strong> Cfr. G. Cantoni, <em>Fra crisi e \u00abristrutturazione\u00bb: ipotesi sul futuro dell\u2019imperosocialcomunista<\/em>, in <em>Cristianit\u00e0<\/em>, anno XVIII, n. 187-188, novembre-dicembre 1990, pp.13-19, e Idem, <em>Il \u00abproblema politico italiano\u00bb e il \u00abproblema politico dei cattolici italiani\u00bb: no al \u00abfronte popolare\u00bb versione anni 1990<\/em>, ibid., anno XXI, n. 223, Piacenza novembre 1993, pp. 3-6.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6)<\/strong> Cfr. il significato di quanto accaduto nel luglio del 1960 a Genova, in Marco Invernizzi e Paolo Martinucci (a cura di), <em>Dal \u00abcentrismo\u00bb al Sessantotto<\/em>, Ares, Milano 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7)<\/strong> Richard Nixon, <em>Address to the Nation on the War in Vietnam<\/em>, del 3-11-1969, in <em>Public Papers of the Presidents of the United States. Richard Nixon. Containing the Public Messages, Speeches, and Statements of the President.<\/em> 1969, United States Governmente Printing Office, Washington 1971, pp. 901-909 (p. 909).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8)<\/strong> Cfr. Enzo Peserico (1959-2008), <em>Gli anni del desiderio e del piombo. Dal Sessantotto al terrorismo<\/em>, Sugarco, Milano 2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9)<\/strong> Giuseppe Mammarella, <em>L\u2019Italia contemporanea (1943-2007),<\/em> il Mulino, Bologna 2008, pp. 330-331.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10)<\/strong> Cfr. G. Cantoni, <em>La \u00ablezione italiana\u00bb. Premesse, manovre e riflessi della politica di \u00abcompromesso storico\u00bb sulla soglia dell\u2019Italia rossa<\/em>, con in appendice <em>l\u2019Atto di consacrazione dell\u201fItalia al Cuore Immacolato di Maria<\/em>, <em>Cristianit\u00e0,<\/em> Piacenza 1980.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11)<\/strong> Cfr., a mia cura, <em>Il 18 aprile 1948. L\u2019\u00abanomalia italiana\u00bb,<\/em> Ares, Milano 2007; Luigi Gedda, 18 aprile 1948. <em>Memorie inedite dell\u2019artefice della sconfitta del Fronte Popolare<\/em>, Mondadori, Milano 1998; e il mio <em><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=940\" target=\"_blank\">18 aprile 1948. Memorie inedite dell\u2019artefice della sconfitta del Fronte Popolare<\/a><\/em>, in <em>Cristianit\u00e0<\/em>, anno XXVI, n. 281, Piacenza settembre 1998, pp. 13-16.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>12)<\/strong> Cfr. la \u00abcoriandolizzazione\u00bb della societ\u00e0, in CENSIS. Centro Studi Investimenti Sociali, <em>41\u00b0 Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese 2007<\/em>. <em>Considerazioni generali<\/em>, Franco Angeli, Milano 2007, p. 7: \u00ab[&#8230;] la frammentazione progressiva di tutte le forme di coesione e appartenenza collettiva ha creato una molecolarit\u00e0 che [&#8230;] sta creando dei \u201ccoriandoli\u201d\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>13)<\/strong> Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al Convegno promosso dal Partito Popolare Europeo, del 30-3-2006, in <em>Insegnamenti di Benedetto XVI<\/em>, vol. II, 1, 2006 (Gennaio- Giugno), Libreria Editrice Vaticana, Citt\u00e0 del Vaticano 2006, pp. 382-384 (p. 384), trad. it. in <em>L\u2019Osservatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso<\/em>, Citt\u00e0 del Vaticano 31-3-2006.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>14)<\/strong> Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, <a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1444\" target=\"_blank\"><em>Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l\u2019impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica<\/em><\/a>, del 24-11-2002, Libreria Editrice Vaticana, Citt\u00e0 del Vaticano 2003, trascritto con lo stesso titolo in <em>Cristianit\u00e0<\/em>, anno XXXI, n. 315, Piacenza gennaio-febbraio 2003, pp. 8-14; cfr. ibid., G. Cantoni, <em>Le radici dell\u2019ordine morale e il loro riconoscimento nella vita politica grazie all\u2019impegno e al comportamento dei cattolici<\/em>, pp. 3-7; card. Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna, <em>Cultura cattolica per un vero umanesimo,<\/em> pp. 15-17; e card. Joachim Meisner, arcivescovo di Colonia, <em>La missione politica del laicato cattolico: per la regalit\u00e0 di Cristo nella postmodernit\u00e0<\/em>, pp. 17-19.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>15)<\/strong> Cfr. Heinrich Albert Rommen (1897-1967), <em>L\u2019eterno ritorno del diritto naturale<\/em>, trad. it., con Prefazione di Giovanni Ambrosetti (1915-1985), <em>Studium<\/em>, Roma 1965.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>16)<\/strong> G. Cantoni, <em><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=2365\" target=\"_blank\">L\u2019Insorgenza come categoria storico-politica<\/a>,<\/em> in <em>Cristianit\u00e0<\/em>, anno XXXIV, n. 337-338, Piacenza settembre-dicembre 2006, pp. 15-28 (p. 28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>17)<\/strong> Cfr. una sintesi, in Oscar Sanguinetti, <em>La Chiesa e le insorgenze popolari controrivoluzionarie<\/em>, in Franco Cardini (a cura di), <em>Processi alla Chiesa. Mistificazione e apologia<\/em>, Piemme, Casale Monferrato (Alessandria) 1994, pp. 373-407; fra le opere di carattere generale, Giacomo Lumbroso (1897-1944), <em>I moti popolari contro i francesi alla fine del secolo XVIII (1796-1800),<\/em> a cura e con <em>Premessa alla seconda edizione e Bibliografia<\/em> di O. Sanguinetti, Minchella, Milano 1997, e O. Sanguinetti (a cura di), <em>Insorgenze antigiacobine in Italia (1796- 1799). Saggi per un bicentenario<\/em>, Istituto per la Storia delle Insorgenze, Milano 2001.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>18)<\/strong> Roberto Chiarini, <em>Destra italiana dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia ad Alleanza Nazionale<\/em>, Marsilio, Venezia 1995, pp. 76-77.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>19)<\/strong> Ibidem.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>20)<\/strong> Ibid., p. 25.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>21)<\/strong> Cfr. Nicola Tranfaglia, <em>Vent\u2019anni con Berlusconi (1993-2013). L\u2019estinzione della sinistra<\/em>, con la collaborazione di Teresa De Palma, Garzanti, Milano 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>22)<\/strong> G. Cantoni, <em>Il popolo fra consenso, democrazia e populismo<\/em>, in <em>Cristianit\u00e0<\/em>, anno XXVIII, n. 299, Piacenza maggio-giugno 2000, pp. 3-4 e 30.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>23)<\/strong> Cfr. Idem, <em>\u00abReferendum\u00bb sulla Procreazione Medicalmente Assistita e ubbidienza all\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica,<\/em> ibid., anno XXXIII, n. 328, marzo-aprile 2005, pp. 17-18.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>24)<\/strong> Cfr. Ugo Magri, <em>Berlusconi: io, un monarca ma sull\u2019etica siamo anarchici<\/em>, in <em>La Stampa<\/em>, Torino 28-2-2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>25)<\/strong> Testo in <a href=\"http:\/\/www.ilpopolodellaliberta.it\/speciali\/carta_valori_pdl.pdf\" target=\"_blank\">www.ilpopolodellaliberta.it\/speciali\/carta_valori_pdl.pdf<\/a> (consultato il 3- 9-2009).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>26) <\/strong>Cfr. Alfredo Mantovano, <em>Ritorno all\u2019Occidente. Bloc notes di un conservatore<\/em>, Spirali, Milano 2004.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>27)<\/strong> L\u2019unica eccezione sembra essere l\u2019intervista rilasciata da Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra, a Maurizio Giannattasio, <em>Storace: l\u2019ex leader di An si vergogna del passato<\/em>, in <em>Corriere della Sera<\/em>, Milano 28-8-2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>28)<\/strong> Cfr. Francesco Pappalardo, <em>Perch\u00e9 \u00abbriganti\u00bb. La guerriglia legittimista e il brigantaggio nel Mezzogiorno d\u2019Italia dopo l\u2019Unit\u00e0 (1860-1870),<\/em> Tekna, Potenza 2000, e <em>Il brigantaggio postunitario. Il Mezzogiorno fra resistenza e reazione<\/em>, D\u2019Ettoris Editori, Crotone 2004.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>29)<\/strong> Cfr. Gian Enrico Rusconi, <em>L\u2019azzardo del 1915. Come l\u2019Italia decide la sua guerra<\/em>, il Mulino, Bologna 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>30)<\/strong> Cfr. Ugo Finetti, <em>La Resistenza cancellata<\/em>, Ares, Milano 2003.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>31)<\/strong> Le opere di Pansa sulla Resistenza sono numerose: accanto ai romanzi I tre inverni della paura, Rizzoli, Milano 2008, e <em>Il revisionista<\/em>, Rizzoli, Milano 2009, lo scrittore ha compiuto un lungo percorso all\u2019interno della Resistenza, storico ma in un certo senso anche personale, scrivendo numerosi saggi che hanno contribuito in modo importante a smitizzarla; cfr. per esempio Idem, <em>Il sangue dei vinti<\/em>. <em>Quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile<\/em>, Sperling &amp; Kupfer, Milano 2003; <em>La grande bugia<\/em>, Sperling &amp; Kupfer, Milano 2006; e <em>I gendarmi della memoria<\/em>, Sperling &amp; Kupfer, Milano 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>32)<\/strong> Cfr. Joseph de Maistre, <em>Saggio su il principio generatore delle costituzioni politiche. Studio sulla sovranit\u00e0<\/em>, con una <em>Presentazione<\/em> di don Luigi Negri e un\u2019Introduzione di F. Cardini, Cantagalli, Siena 2000.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>33)<\/strong> Cfr. G. Baget Bozzo e Pier Paolo Saleri, <em>Giuseppe Dossetti. La Costituzione come ideologia politica<\/em>, Ares, Milano 2009; cfr. anche il mio <em><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=938\" target=\"_blank\">Nota su Dossetti e sul dossettismo<\/a><\/em>, in <em>Cristianit\u00e0<\/em>, anno XXV, n. 263, Piacenza maggio 1997, pp. 3-6.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>34)<\/strong> Cfr. san Pio X, <em>Enciclica \u00abIl fermo proposito\u00bb circa l\u2019istituzione e lo sviluppo dell\u2019Azione cattolica<\/em>, dell\u201911-6-1905, in <em>Enchiridion delle Encicliche<\/em>, vol. IV, <em>Pio X. Benedetto XV. (1903-1922),<\/em> ed. bilingue, EDB. Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 1998, pp. 131-145.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>35)<\/strong> Cfr. Maria Bocci, <em>Oltre lo Stato liberale. Ipotesi su politica e societ\u00e0 nel dibattito cattolico tra fascismo<\/em> <em>e democrazia,<\/em> Bulzoni, Roma 1999, e Idem, <em>Agostino Gemelli rettore e francescano. Chiesa, regime, democrazia<\/em>, Morcelliana, Brescia 2003.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>36)<\/strong> Cfr. Paolo Pombeni, <em>Le \u00abCronache sociali\u00bb di Dossetti. Geografia di un movimento di opinione 1947-1951<\/em>, Vallecchi, Firenze 1976.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>37)<\/strong> Cfr. Giuseppe Alberigo (1926-2007) (a cura di), <em>L\u2019\u00abofficina bolognese\u00bb 1953-2003<\/em>, EDB. Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 2004.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>38)<\/strong> Cfr. Mariano Rumor, <em>Memorie 1943-1970,<\/em> a cura di Ermenegildo Reato e Francesco Malgeri, <em>introduzione<\/em> di Gabriele De Rosa, Neri Pozza, Vicenza 1991.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>39)<\/strong> Cfr. il mio <em><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=995\" target=\"_blank\">L\u2019Unione Elettorale Cattolica Italiana. 1906-1919. Un modello di impegno politico unitario dei cattolici<\/a>. Con un\u2019appendice documentaria<\/em>, Cristianit\u00e0, Piacenza 1993.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cristianit\u00e0 n.353 luglio-settembre 2009 di Marco Invernizzi Il 27-28 marzo 2009 \u00e8 nato il Popolo della Libert\u00e0 (PdL), un nuovo partito politico. 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