{"id":35733,"date":"2016-07-07T00:00:26","date_gmt":"2016-07-06T22:00:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=35733"},"modified":"2016-07-06T11:38:43","modified_gmt":"2016-07-06T09:38:43","slug":"dio-a-modo-mio-uninchiesta-sulla-religiosita-giovanile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/dio-a-modo-mio-uninchiesta-sulla-religiosita-giovanile\/","title":{"rendered":"Dio a modo mio.  Un&#8217;inchiesta sulla religiosit\u00e0 giovanile"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-35734 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/giovani.jpg\" alt=\"giovani\" width=\"284\" height=\"177\" \/>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/strong> n.3985<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">9 luglio 2016<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>GianPaolo Salvini<\/strong> S.I.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla religiosit\u00e0 giovanile sono stati gi\u00e0 effettuati e pubblicati innumerevoli ricerche e studi, dei quali ha trattato pi\u00f9 volte anche la nostra rivista. Ne presentiamo una nuova e recente in quanto condotta con metodologia diversa e utile per approfondire alcuni aspetti differenti di questa tematica (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mondo giovanile vive rapide e profonde trasformazioni e non si lascia adeguatamente esplorare con i consueti strumenti di indagine. La difficolt\u00e0 aumenta se si vuole approfondire il rapporto dei giovani con la fede, entrando in una sfera molto personale e intima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo nuovo lavoro si basa su 150 interviste a tutto campo sull&#8217;esperienza di fede dei giovani. Un terzo di esse, cio\u00e8 50, sono state riprese in un secondo tempo, per una nuova intervista destinata ad approfondire meglio il percorso di coloro che sembrano pi\u00f9 vicini alla Chiesa. Il campione prescelto riguarda 150 giovani di tutta l&#8217;Italia, divisi tra grandi e piccoli centri, tutti compresi in due fasce di et\u00e0 ben precise: 76 (met\u00e0 uomini e met\u00e0 donne) tra i 19-21 anni, cio\u00e8 nell&#8217;et\u00e0 in cui si \u00e8 determinato per quasi tutti un certo distacco dalla pratica religiosa e dalla Chiesa, e circa altrettanti (74) compresi tra i 27-29 anni, cio\u00e8 in un&#8217;et\u00e0 nella quale un certo percorso religioso si \u00e8 generalmente definito o in forma di riavvicinamento o in forma di distacco dalla fede. Tutti gli intervistati erano stati scelti fra battezzati, in modo che fosse pi\u00f9 omogeneo se non il percorso, almeno il punto di partenza religioso nelle rispettive famiglie di origine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lavoro non offre statistiche, gi\u00e0 presenti del resto in molte altre inchieste (2), anche perch\u00e9, pi\u00f9 che a dare una dimensione quantitativa, esso mira ad approfondire il percorso dei giovani, e le sue motivazioni, in materia di fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le uniche statistiche che qui riprendiamo sono quelle fornite (e desunte da altri studi) da Paola Bignardi nelle sue conclusioni del volume. Secondo l&#8217;Istituto Toniolo, nel 2013 i giovani che si proclamano credenti nella religione cattolica sono il 55,9%, mentre si dichiara ateo il 15,2% dei giovani e agnostico il 7,8%. Il 10% afferma di credere in un&#8217;entit\u00e0 superiore, ma senza fare riferimento a una divinit\u00e0 specifica. Solo il 15,4% dei giovani dice di partecipare a un rito religioso ogni settimana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche tra coloro che si dichiarano cattolici soltanto il 24,1% \u00e8 un praticante settimanale. Inquietante \u00e8 il fatto che, l&#8217;anno successivo, la percentuale di coloro che si dichiarano cattolici, \u00e8 diminuita di 3,4 punti percentuali, scendendo al 52,5%. Anche altri dati confermano questo continuo calo dei giovani che vanno a Messa la domenica. L&#8217;atteggiamento nei confronti della Chiesa rimane critico. Il voto medio dato alla Chiesa su una scala da 1 a 10 \u00e8 di 4,0 (4,2 per gli uomini, 3,8 per le donne) (p. 173).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 il commento dei risultati delle interviste \u00e8 stato affidato a vari specialisti che hanno redatto diversi saggi, ci\u00f2 ha comportato inevitabilmente ripetizioni e discontinuit\u00e0. Anche per questo ci limitiamo a indicare alcuni degli aspetti a nostro avviso pi\u00f9 interessanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I percorsi dei giovani<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Colpisce anzitutto il fatto che i giovani in maggioranza vivono la loro fede in modo molto problematico, pi\u00f9 con riserve e distacco che con interesse e adesione. Valutano la loro storia religiosa con molto disincanto e sono assai critici nel relazionarsi con la Chiesa come istituzione. Le interviste, prolungate e attente, impediscono delle conclusioni affrettate. \u00abNon \u00e8 un caso che, nel travagliato rapporto con la Chiesa come istituzione, emerga con forza la figura di Papa Francesco, a cui i giovani guardano come modello di riferimento per una fede autentica, semplice ed essenziale e come figura in grado di promuovere un cambiamento radicale nel linguaggio e nella vita della Chiesa\u00bb (Presentazione, p. IX). Verrebbe da dire che i giovani hanno con la fede un rapporto che la fa considerare un aspetto marginale o comunque non in grado di incidere sulle loro scelte e sugli orientamenti della loro vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questo non significa che i giovani non abbiano pi\u00f9 fede. \u00ab\u00c8 una generazione alle prese con una nuova forma di ateismo, non pi\u00f9 ideologico, ma esistenziale\u00bb (p. XI), eppure la fede appare come una dimensione tutt&#8217;altro che estranea. I giovani non si ritrovano pi\u00f9 con la fede dell&#8217;infanzia, che per\u00f2 non \u00e8 cresciuta con loro. Occorre capire come mai la crescita non sia stata accompagnata da quella della fede con altrettanto impegno, in modo proporzionato alle varie et\u00e0. E mancata l&#8217;arte dell&#8217;accompagnamento. Ci\u00f2 di cui, nel loro racconto, i giovani lamentano la carenza \u00e8 la vicinanza di testimoni, cio\u00e8 di persone di qualit\u00e0 che li avessero accompagnati nel cammino e nella crescita. Sono le persone incontrate che fanno la differenza, purch\u00e9 abbiano rappresentato modelli cui ispirarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre che figure di riferimento credibili, sembra mancare ai giovani la dimensione comunitaria della fede. In parte questo accade perch\u00e9 ci si adegua a un sentire ampiamente veicolato dalla pubblicistica e dalla cultura mediale in cui essi sono immersi. L&#8217;impressione che si ricava \u00e8 che essi non percepiscano pi\u00f9 la Chiesa come un ambiente accogliente e interessante. \u00abNon sono i giovani che si sono allontanati dalla Chiesa, ma \u00e8 la Chiesa che non ha del tutto mantenuto fede alle promesse, non riuscendo di fatto a rimanere al passo con i cambiamenti e con le nuove sfide che rapidamente si sono susseguite\u00bb (p. XV).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I giovani riflettono indubbiamente la cultura individualistica del nostro tempo, e questo vale anche per la fede, che diventa un fatto soggettivo e in parte evanescente. Ma proprio per questo si evidenzia la domanda di ancoraggi forti e di riferimenti significativi che rendano pi\u00f9 solida l&#8217;esperienza religiosa. Probabilmente \u00e8 necessario ricreare un reticolato di comunit\u00e0 nelle quali ciascuno si ponga al servizio degli altri, ritrovando nelle comunit\u00e0 parrocchiali, \u00abin quanto luogo primario della convergenza eucaristica\u00bb, la realt\u00e0 della sintesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una prima osservazione \u00e8 che molti giovani sembrano essere dei \u00abcattolici anonimi\u00bb, che nutrono cio\u00e8 una fede che vuole restare entro la tradizione cristiana solo per quel tanto che serve, ma senza assumere obblighi o impegni. Per\u00f2, in momenti di crisi, essi riattivano un contatto con la tradizione cristiana, rimasta finora latente. Ma ci\u00f2 avviene secondo modalit\u00e0 decise dall&#8217;individuo. I contenuti, come pure le pratiche, i valori e le regole, vengono decisi dal singolo, che attinge alla tradizione prendendo ci\u00f2 che gli \u00e8 utile, lasciando ci\u00f2 che sente lontano o estraneo. \u00abOgnuno si costruisce in questo modo la propria fede e il proprio cattolicesimo, dentro una tradizione di fede ufficiale che gli serve come contenitore, ma con la quale non si identifica\u00bb (Bressan, p. 4). Questa \u00e8 una caratteristica che appare molto diffusa nelle interviste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fede non segue pi\u00f9 un processo lineare secondo l&#8217;et\u00e0 e lo sviluppo della persona, ma assume il modello di una curva a \u00abU\u00bb, che conosce un momento di forte socializzazione nell&#8217;infanzia, per vivere poi momenti di latenza alternati a momenti di ritorno, fino ad esiti possibili di maturazione. Ma il modello lineare, oggi in crisi, \u00e8 proprio quello su cui la Chiesa ha investito molte energie e ha sviluppato i suoi percorsi pedagogici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A un momento di forte esperienza religiosa pare segua sempre \u2014 secondo i giovani intervistati \u2014 un momento di distacco critico e di rimessa in discussione. Questo fa parte di un cammino di affezione alla propria identit\u00e0, che chiede di decostruire e ricostruire tutto ci\u00f2 che ha appreso dalla tradizione. Lo esprime bene una ragazza, che dichiara: \u00abIo mi sento di vivere la mia fede come piace a me, nel senso che io sono assolutamente certa che non sia necessario andare in chiesa tutte le domeniche per credere, \u00e8 necessario il pensiero di un minuto e mezzo nella giornata, mi basta il pensiero. Mi capita di andare in chiesa a delle ore in cui non c&#8217;\u00e8 nessuno\u00bb (p. 6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cultura digitale e fede nomade<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli insegnamenti della fede legati per lo pi\u00f9 al catechismo dell&#8217;i\u00adniziazione appaiono astratti e poco capaci di comunicare un significato. Pi\u00f9 affascinanti e attuali si rivelano alcuni influssi di filosofie orientali, e determinante \u00e8 l&#8217;influsso della cultura digitale. Secondo Luca Bressan: \u00abIn tutti i segni di frattura [&#8230;] si pu\u00f2 scorgere l&#8217;influsso che la cultura digitale sta esercitando sull&#8217;esperienza di fede, e di conseguenza sullo strutturarsi della figura ecclesiale contemporanea. Una fede che si fa sempre pi\u00f9 individuale e solitaria, tipica del pellegrino; e che vive momenti comunitari spesso attraverso la forma dell&#8217;identit\u00e0 carismatica\u00bb (p. 7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I giovani digitali sono nomadi, ma in modo nuovo: abitano pi\u00f9 spazi sociali nel medesimo istante, e saltano dall&#8217;uno all&#8217;altro di essi a una velocit\u00e0 sorprendente. Possono contemporaneamente chattare, rispondere al cellulare, mandare un sms e seguire un programma televisivo. Ci\u00f2 li rende prigionieri del presente, che assume il carattere della perennit\u00e0, insieme a quello della provvisoriet\u00e0 e della mutevolezza. Questo contamina anche l&#8217;idea di fede dei giovani: essi si sono raccontati come persone in ricerca di pi\u00f9 luoghi in cui vivere in contemporanea la propria esperienza ecclesiale. \u00abRiescono a mantenere uno spettro cos\u00ec ampio di itineranza ecclesiale per nascondersi le fatiche a decidersi per una sola di queste esperienze, che motivi la loro vita\u00bb (p. 8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma i giovani non hanno perso la capacit\u00e0 di lasciarsi attrarre e trasfigurare dalla fede cristiana. La fede \u00e8 un dono \u2014 afferma una giovane \u2014 e \u00abti piaccia o no, una volta che ti rendi conto che la fede \u00e8 entrata nella tua vita, non puoi decidere che da domani non avrai pi\u00f9 fede\u00bb (p. 9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le fratture create non sono l&#8217;ultima parola. Lasciano spazi alla possibilit\u00e0 di declinare la fede e l&#8217;esperienza cristiana in nuove strade o percorsi, anche dentro la cultura che il mondo digitale sta trasformando. Un primo percorso \u00e8 dato dal bisogno di senso e di una Storia (con la maiuscola) entro la quale riconoscersi. Un secondo percorso \u00e8 dato dal bisogno di trasfigurazione del presente che i giovani esprimono in modo forte nelle interviste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le frontiere aperte dal digitale sono affascinanti, perch\u00e9 esso ha saputo creare uno spazio che consente di amplificare le dinamiche simboliche tipiche del processo di crescita legato all&#8217;adolescenza. Il cristianesimo ha tutte le carte in regola per abitare questo spazio e proporsi come strumento che apre all&#8217;alterit\u00e0 e alla trascendenza. Il terzo percorso \u00e8 quello della sfida politica. \u00abSenza storia, centrato sull&#8217;individuo, il mondo dei giovani \u00e8 apolitico per definizione\u00bb (p. 11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mondo dei giovani di oggi problemi come la giustizia sociale, la lotta alla povert\u00e0, la salvaguardia del creato sono argomenti con pochi vocaboli e pochi attori per sostenerli. Ma l&#8217;esperienza cristiana, che responsabilizza le emozioni, consente che categorie come quelle della carit\u00e0 trasformino la percezione dell&#8217;altro e della sua presenza nella propria vita. Quest&#8217;ultima diventa un imperativo impellente, se non si vuole che la dimensione sociale si dissolva in una esplosione di tanti mondi isolati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fede e la ragione ci danno strumenti non soltanto per abitare la storia, ma anche per orientarla. La sfida quindi non \u00e8 tanto come confrontarsi con tale trasformazione, quanto come abitarla, in modo che i giovani di oggi possano individuare i luoghi e le operazioni che portano a costruire la propria identit\u00e0 cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I <strong><em>millennials,<\/em><\/strong> cio\u00e8 i giovani nati tra gli anni Ottanta e i primi anni del Duemila in Occidente, sono passati dal modello culturale nel quale sono stati socializzati a un modello emergente, de-istituzionalizzato, che si sta ora diffondendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella nostra cultura, il corso di vita di una persona \u00e8 articolato convenzionalmente in et\u00e0, cio\u00e8 in fasi temporali di diversa ampiezza, contrassegnate da esperienze culturali e sociali pi\u00f9 o meno strutturate e da riti di passaggio: ad esempio, cicli scolastici, ingresso nel mondo del lavoro, matrimonio ecc. A ciascuno di essi in genere corrispondono anche diverse esperienze di fede, o determinate pratiche cristiane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra vita e fede esiste un rapporto molto stretto, ed esse si influenzano a vicenda. La traiettoria inizia in modo formale e diretta dall&#8217;esterno, ma deve giungere poi a essere informale e autodiretta. Si inizia dal battesimo, che tutti gli intervistati hanno ricevuto (era uno dei criteri di scelta dei giovani da intervistare) nel primo anno di vita, per iniziativa dei genitori, e che nessuno ha messo in discussione. Nelle prime fasi, determinanti sono state in genere le mamme e le nonne, ricordate con affetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non si pu\u00f2 dire lo stesso dell&#8217;iniziazione istituzionale, vissuta come imposta dall&#8217;alto, e quindi povera di senso. La reiterata percezione dell&#8217;imposizione, unita alla scarsa comprensione del linguaggio, determina un forte \u00abcalo di potenza\u00bb nei percorsi di fede dei giovani. Nella maggioranza dei casi, terminata la scuola secondaria di primo grado e ricevuta \u00aba fatica\u00bb la cresima, il percorso di fede dei giovani subisce un arresto: fine della catechesi, della frequentazione dell&#8217;oratorio e ricerca di nuovi gruppi informali, \u00abnon protetti\u00bb. Si tratta per\u00f2 di un allontanamento fisiologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i quattordici e i diciotto anni si acquisiscono maggiori gradi di libert\u00e0 in famiglia e si frequentano assiduamente gli amici. \u00abIn questa fase la fede non \u00e8 centrale, non \u00e8 una preoccupazione quotidiana, ma rimane latente, sottopelle. Non c&#8217;\u00e8 un rifiuto esplicito, ma solo un generale disinteresse\u00bb (Pasqualini, p. 19). Per alcuni giovani questo distacco \u00e8 meno evidente, perch\u00e9 il rapporto con la fede viene mantenuto con l&#8217;oratorio, gli scout, i vari movimenti, l&#8217;Azione Cattolica ecc. Ma essi sono chiaramente una minoranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La giovinezza \u00e8 per tutti l&#8217;et\u00e0 dell&#8217;apertura al mondo, del pro\u00adtagonismo, dell&#8217;impegno per la conquista dell&#8217;autonomia in senso pieno. Sono gli anni in cui si fanno nuove esperienze importanti, tra le quali l&#8217;eventuale incontro del partner, che prima affianca e poi sostituisce la compagnia degli amici e diventa totalizzante. Diminuiscono le pressioni familiari sulle scelte dei figli, tra cui quella di andare a Messa la domenica (motivo di liti in famiglia negli anni precedenti). La fede rimane sullo sfondo, \u00abma c&#8217;\u00e8, di questo ne siamo e ne sono sicuri i nostri intervistati. Per cui, in linea generale, durante la giovinezza il percorso di fede da etero-diretto diventa auto-diretto, da formale diventa informale, da imposto diventa consapevole e personale\u00bb (ivi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Cristina Pasqualini, i percorsi di fede, in particolare per quanto riguarda il \u00abdistacco\u00bb dei giovani, sono variegati e si potrebbero ridurre a cinque tipi principali: 1) il primo \u00e8 quello fisiologico, che non comporta vere rotture e deriva da fattori molto diversi. I giovani che sperimentano uno o pi\u00f9 distacchi fisiologici sono la maggioranza e si autodefiniscono \u00abcattolici in ricerca\u00bb, in quanto ricercano, o hanno ricercato in passato, un riavvicinamento alla fede. \u00abL&#8217;impegno e la pratica, cos\u00ec come la relazione con Dio e con la Chiesa, sono definiti da loro stessi &#8220;precari&#8221;, &#8220;a fisarmonica&#8221;\u00bb (p. 21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) Il secondo distacco \u00e8 quello \u00abtraumatico\u00bb, che produce una rottura definitiva o comunque difficilmente recuperabile dai giovani. All&#8217;origine stanno eventi precisi: la morte, ritenuta ingiusta, di una persona cara, esperienze negative vissute in oratorio o con il prete di riferimento e cos\u00ec via. I giovani si definiscono \u00abatei\/non credenti\u00bb. Il rapporto con Dio e con la Chiesa \u00e8 inesistente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) Il terzo distacco \u00e8 di natura intellettuale, ma fra gli intervistati non \u00e8 molto diffuso. Si tratta di giovani curiosi, pieni di domande e con poche risposte, che interpellano fonti e religioni diverse. Essi si definiscono \u00abcritici in ricerca\/agnostici\u00bb, ma non escludono un possibile futuro riavvicinamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4) Il quarto distacco \u00e8 quello \u00abnon restitutivo\u00bb, ed \u00e8 poco diffuso. E causato in genere dalla famiglia di origine, che ha impartito un&#8217;educazione cristiana molto blanda, per cui i figli fin da piccoli hanno potuto scegliere, ad esempio, se andare o meno al catechismo, se frequentare o meno la chiesa. \u00abIl problema vero \u00e8 l&#8217;eccessiva libert\u00e0 concessa ai figli in et\u00e0 prematura\u00bb (p. 23). Ci sono storie nelle quali si \u00e8 rotto il patto generazionale. Si definiscono \u00abatei\/non credenti\u00bb e sono lontani e disinteressati a tutto ci\u00f2 che riguarda la fede. Difficilmente ritrovano un cammino di fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5) Infine ci sono quelli che non hanno avuto veri e propri distacchi. Sono giovani cresciuti dentro circuiti \u00abfedeli alla causa\u00bb, iniziati al cristianesimo dai genitori e che hanno saputo coltivare autonomamente la propria fede, rimanendo sempre ancorati ad essa. Sono per\u00f2 delle mosche bianche. Ostinati nella loro fede, ma non aiutati dagli amici, se non addirittura presi di mira dai compagni che frequentano. Sono \u00abcattolici convinti\u00bb, ma rappresentano delle eccezioni.<\/p>\n<p>I riavvicinamenti, che rafforzano questa adesione intensa alla fede, possono essere occasionati dalle cause pi\u00f9 diverse: le letture fatte, l&#8217;incontro con una figura carismatica, spesso un prete, un partner molto praticante, l&#8217;esperienza del collegio ecc. Soprattutto contano le figure di riferimento che si incontrano.<\/p>\n<p><strong>La fede e la vita<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalle interviste appare chiaro che non viviamo pi\u00f9 in un&#8217;Italia cattolica, nonostante il consenso ampio verso la Chiesa da parte dei giovani, grazie anche alla presenza di Papa Francesco. Il processo di secolarizzazione, per ora inarrestabile, mette in crisi i modelli pastorali che eravamo abituati a presentare. La fede non sembra pi\u00f9 svolgere un ruolo decisivo nella propria esistenza, n\u00e9 viene percepita come un dato strutturale ben radicato nella cultura del nostro Paese. Si deve perci\u00f2 constatare l&#8217;inefficacia sia della formazione catechistica abitualmente impartita nelle parrocchie, sia dell&#8217;educazione ricevuta in casa, quando i genitori sono credenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si percepiscono, dietro le risposte dei giovani, concetti non solo riduttivi, ma distorti della fede. Non pochi confondono la fede con l&#8217;etica che il cristianesimo propone. Molti perci\u00f2 notano, anche in base all&#8217;esperienza di molte loro conoscenze: \u00abNon c&#8217;\u00e8 bisogno di essere credenti per comportarsi bene\u00bb. Altri fanno coincidere la fede con i sentimenti e le emozioni. Una volta si era pi\u00f9 riservati; oggi si \u00e8 pi\u00f9 propensi a esibire la propria emotivit\u00e0, come fosse essa ad esprimere la qualit\u00e0 della vita. La scoperta della dimensione emotiva e affettiva dei sentimenti non \u00e8 negativa, perch\u00e9 colora la vita e contribuisce ad attenuare l&#8217;eccessiva razionalizzazione della fede diffusa in passato. Ma ci si deve giustamente allarmare se ci si interessa pi\u00f9 delle emozioni che della fedelt\u00e0 durevole, oggi molto rara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Importante \u00e8 recuperare le dimensioni della fede, finora spesso oscurate dall&#8217;eccessiva accentuazione della fede come assenso intellettuale. Ma la fede \u00e8 anzitutto il \u00abfrutto di una relazione\u00bb e scaturisce da \u00abun incontro personale con Cristo, che investe tutte le dimensioni del nostro vivere: l&#8217;intelligenza e il cuore, l&#8217;amore e i sentimenti, la volont\u00e0 e la libert\u00e0, la corporeit\u00e0 e le emozioni\u00bb (Montanari, p. 47). Anche Papa Francesco ripete spesso che la fede \u00abnon \u00e8 l&#8217;incontro con un&#8217;idea, ma con una Persona, con Ges\u00f9 Cristo\u00bb. L&#8217;attenuarsi del senso comunitario fa s\u00ec che il rapporto con Dio venga vissuto molto individualisticamente, \u00abanche nella mia stanza o per strada\u00bb, secondo la cultura oggi prevalente, una mentalit\u00e0 accompagnata dall&#8217;ampia sfiducia nelle istituzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;atto di fede \u00e8 un gesto squisitamente personale, ma difficilmente esso raggiunge una sua pienezza se non avviene nella comunit\u00e0, e in ultima analisi nel corpo ecclesiale. Oggi questo \u00e8 molto meno avvertito, ma se mai, come abbiamo detto, si tratta di inventare nuove aggregazioni, meno anonime e impersonali. Non vivendo pi\u00f9 in un ambiente ampiamente religioso, Romano Guardini gi\u00e0 nel 1950 ammoniva che \u00abquando la pienezza religiosa si riduce, la fede diviene pi\u00f9 parca, ma anche pi\u00f9 pura e pi\u00f9 grave\u00bb (citato a p. 50).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Osservazioni conclusive<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appare evidente che il rapporto dei giovani con il mondo religioso, e in particolare con quello cattolico istituzionale, \u00e8 problematico e non scontato. In qualche modo, i giovani di oggi si trovano a met\u00e0 strada tra un passato che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 e un futuro che non c&#8217;\u00e8 ancora. Essi vivono il travaglio di chi vede venire meno un modello percepito come inadeguato e perci\u00f2 respinto, e vorrebbe trovare un modo nuovo di vivere il rapporto con Dio, che comporti la ricerca di un&#8217;autenticit\u00e0 di vita, la strada della felicit\u00e0 e della speranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un percorso difficile e pieno di rischi, anche perch\u00e9 spesso vissuto in solitudine o in compagnia di adulti che vorrebbero continuare a essere i maestri per un tempo che non esiste pi\u00f9. In ogni caso, il legame con la comunit\u00e0 \u00e8 troppo debole perch\u00e9 possa inserirli in modo vivo nella tradizione. \u00abNascono da qui smarrimenti, distanze e persino sensi di colpa: quelli di chi, convinto che la fede coincida con il modello da cui ha preso le distanze, finisce per scambiare il proprio travaglio e la propria ricerca con l&#8217;incredulit\u00e0\u00bb (p. 174).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli intervistati, sono molto pochi quelli che hanno un ricordo gioioso della loro iniziazione cristiana. A questo settore conviene dedicare maggiori attenzioni e dare prova in esso di ampia creativit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e9 tutti gli intervistati siano stati scelti, ci pare, fra chi \u00e8 o \u00e8 stato cristiano, sono pochi quelli che alla domanda: \u00abChe cosa significa per te essere cristiano?\u00bb, citino Ges\u00f9 Cristo o il Vangelo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La quasi totalit\u00e0 dei giovani manifesta un atteggiamento positivo nei confronti dell&#8217;esperienza di fede. Anche chi dichiara di non credere afferma che credere d\u00e0 speranza, consolazione, aiuto, amore. Dallo studio appare un mondo giovanile che nasconde tesori di interiorit\u00e0 e un&#8217;inedita attesa di Dio. Ma, per educare questo mondo, occorre passare da un modello che intende proporre una serie di impegni a uno impostato sul dialogo, che \u00e8 scambio, personalizzazione dell&#8217;annuncio e accompagnamento. In alcuni movimenti sembra che ci\u00f2 sia avvenuto, ma essi appaiono \u00abgiardini\u00bb isolati dal mondo centrale della Chiesa: il volume non ne fa cenno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il futuro della fede dei giovani dipende dal passato e dal presente, cio\u00e8 dal modo con cui gli adulti vivono la loro esperienza di fede e da come le comunit\u00e0 interpretano il loro compito di evangelizzazione. Giovanni XXIII, all&#8217;inizio del Concilio, dichiarava che \u00ablo scopo del Concilio non \u00e8 la discussione di questo o quel tema della dottrina [&#8230;], ma \u00e8 necessario che questa dottrina venga presentata in modo tale che risponda alle esigenze del nostro tempo\u00bb (3). Quella qui indicata \u00e8 l&#8217;unica strada che consenta di intercettare i percorsi di fede dei giovani, tortuosi e non lineari, ma aperti a una ricerca di autenticit\u00e0, che possono diventare laboratorio di ricerca per tutta la Chiesa e per l&#8217;evangelizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I giovani non conoscono pi\u00f9 l&#8217;alternativa <em>Cristo s\u00ec, Chiesa no<\/em><strong><em>,<\/em><\/strong> che era di moda alcuni decenni fa. Non sono pi\u00f9 in fase di opposizione, ma di distacco dalla Chiesa. Vanno ricreate le relazioni all&#8217;interno della comunit\u00e0 cristiana, pensando, come suggerisce Paola Bignardi, a un&#8217;educazione cristiana che avvenga in et\u00e0 e in luoghi diversi dagli attuali e che sappia partire dall&#8217;ascolto delle domande dei giovani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> Cfr <em>Dio a modo mio. Giovani e fede in Italia<\/em>, a cura di R. Bichi &#8211; P. Bignar-di, Milano, Vita e Pensiero, 2016, 190. A questo volume si riferiscono le pagine citate nel testo, precedute spesso dal nome dell&#8217;autore del saggio citato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2) <\/strong>Cfr, ad esempio, i <em>Rapporti sui giovani<\/em> curati dall&#8217;Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, che dal 2013 pubblica annualmente i risultati delle sue rilevazioni, e quello dell&#8217;Istituto Iard di Milano sul tema <em>I giovani di fronte ai futuro e alla vita, con e senza fede<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3)<\/strong> Giovanni XXIII, s., <em>Discorso di apertura del Concilio Gaudet Mater Ecclesia<\/em>, n. 4.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Civilt\u00e0 Cattolica n.3985 9 luglio 2016 GianPaolo Salvini S.I. Sulla religiosit\u00e0 giovanile sono stati gi\u00e0 effettuati e pubblicati innumerevoli ricerche e studi, dei quali ha trattato pi\u00f9 volte anche la nostra rivista. 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