{"id":3548,"date":"2009-11-23T08:57:23","date_gmt":"2009-11-23T07:57:23","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-11-26T10:40:37","modified_gmt":"2015-11-26T09:40:37","slug":"note-sulla-propriet-privata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/note-sulla-propriet-privata\/","title":{"rendered":"Note sulla propriet&agrave; privata"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/11\/propriet\u00e0-privata.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-28035\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/11\/propriet\u00e0-privata.jpg\" alt=\"propriet\u00e0 privata\" width=\"250\" height=\"166\" \/><\/a>per <strong>Rassegna Stampa<\/strong> \u00a0novembre 2009<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Giovanni Formicola<\/strong><br \/>\n(dirigente di Alleanza Cattolica)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro di don don Beniamino Di Martino <em>Note sulla propriet\u00e0 privata<\/em> ai miei occhi ha almeno \u2013 e sottolineo \u00abalmeno\u00bb: non vorrei essere riduttivo \u2013 due meriti. Il primo, \u00e8 che nel trattare la questione della propriet\u00e0 e della libert\u00e0 economica \u2013 in un\u2019unica formula, dell\u2019economia di mercato \u2013 non cade nell\u2019economicismo, ma d\u00e0 un fondamento antropologico alla sua argomentazione.\u00a0In altri termini, egli ritiene l\u2019istituto della propriet\u00e0 privata e la sua conseguenza dinamica, il libero mercato, fondati sulla stessa natura umana, su un ordine di cose che ha al proprio centro l\u2019uomo come persona.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Se le istituzioni e gl\u2019istituti sociali sono, per gli uomini in relazione, quel che gli abiti sono per il corpo dell\u2019uomo, sono cio\u00e8 \u00ababiti sociali\u00bb fino a costituire un <em>habitat<\/em>, allora la propriet\u00e0 e il libero mercato sono quelli tagliati sulla reale misura dell\u2019uomo. Dunque, \u00e8 l\u2019antropologia realistica cui aderisce ovviamente don Beniamino, e non quella sognata dalla malsana utopia, che lo conduce a difendere propriet\u00e0 e libero mercato, cos\u00ec come \u00e8 la realt\u00e0 dell\u2019uomo, la sua stessa natura, che lo ha condotto nei secoli a istituire il regime della propriet\u00e0 privata e, pi\u00f9 o meno, del libero mercato.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sicch\u00e9 questi funzionano perch\u00e9 sono a misura d\u2019uomo, non sono a misura d\u2019uomo perch\u00e9 funzionano. E la differenza non \u00e8 sottile: se fosse vera la seconda frase, allora se si riuscisse a far funzionare l\u2019economia di piano, si potrebbe dire che anche questa \u00e8 a misura d\u2019uomo. Ed invece \u00e8 impossibile che essa funzioni, perch\u00e9 non \u00e8 a misura d\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente, nell\u2019individuare il fondamento antropologico di ogni questione sociale, don Beniamino \u00e8 un fedele seguace della dottrina sociale della Chiesa \u2013 n\u00e9 potrebbe essere altrimenti \u2013, nei termini praticamente testuali in cui \u00e8 stata confermata dall\u2019ultima enciclica sociale, la <em>Caritas in veritate<\/em> di B. XVI: <em>\u00abla questione sociale \u00e8 diventata radicalmente questione antropologica\u00bb<\/em> (n. 75, in corsivo nel testo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u00e0 dove \u00e8 di tutta evidenza che la \u00abquestione sociale\u00bb non \u00e8 esaurita da quella socio-economica, ma \u00e8 anche e principalmente questione di libert\u00e0 religiosa, da non ridurre alla libert\u00e0 di culto, ma da intendere integralmente come libert\u00e0 e quindi ruolo per la religione nello spazio e nel discorso pubblici; \u00e8 questione di libert\u00e0 per la famiglia, quella naturale e perci\u00f2 unica possibile, fondata sul matrimonio indissolubile tra un maschio e una femmina, e quindi libert\u00e0 di educazione; \u00e8 questione di libert\u00e0 di nascere e di non essere uccisi, e quindi di diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale, ma non pu\u00f2 essere questione di libert\u00e0 di uccidere o di farsi uccidere, perch\u00e9 la libert\u00e0 \u00e8 strettamente correlata alla verit\u00e0 e quindi alla responsabilit\u00e0, attesa la dimensione personale di ogni individuo, quali che ne siano le condizioni; \u00e8 dunque questione di ordine e diritto naturale, nel quale sono compresi gl\u2019istituti della propriet\u00e0 privata e della libert\u00e0 d\u2019impresa, cio\u00e8 del libero mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, l\u2019opposizione, diretta o larvata, alla propriet\u00e0 privata, caricata anche di tratti messianici e utopistici (che ignorano il peccato originale e la sua eredit\u00e0), per cui secondo il comunismo la sua abolizione avrebbe portato al paradiso in terra, deriva da un grave errore antropologico, e cio\u00e8 dalla considerazione dell\u2019uomo solo come cellula del corpo sociale, e non come centro di esso, e cio\u00e8 come persona dal valore unico e irripetibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo parlato di libert\u00e0 \u2013 che, mi piace precisarlo, non \u00e8 un fine, ma una condizione per raggiungere <em>il<\/em> fine e <em>i<\/em> fini di ciascun uomo; ma \u00e8 una condizione cos\u00ec propriamente umana, che la sua negazione illegittima integra una realt\u00e0 disumana, basti pensare alle condizioni di vita in quel GULag a regime ordinario che era la societ\u00e0 sotto il comunismo (dove i campi di concentramento erano i GULag a regime duro).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco, dunque il secondo aspetto che in particolare mi convince dell\u2019opera di don Beniamino: la propriet\u00e0 come fondamento e presidio perch\u00e9 la libert\u00e0 dell\u2019uomo e dei corpi sociali, primo la famiglia, sia effettiva, soprattutto rispetto al potere prepotente dello Stato moderno. Naturalmente, e ancora, una libert\u00e0 veramente umana, e perci\u00f2 mai separata dalla verit\u00e0, e da quel suo particolare aspetto che \u00e8 la verit\u00e0 dell\u2019azione, cio\u00e8 l\u2019etica, e quindi, lo ripeto, dalla responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Libert\u00e0 non \u00e8 mai fare quel che se ne ha voglia, ma quel che si deve conformemente alla propria condizione concreta e alle obbligazioni verso Dio, verso di s\u00e9 e verso gli altri che essa comporta, ma appunto liberamente, senza coazione (e non vanno sottovalutati i doveri verso se stessi, che comprendono anche quelli di emanciparsi per quanto possibile dal bisogno e dalla sofferenza del vivere).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa accezione, e considerata <em>sub specie economica<\/em>, la libert\u00e0 comprende anche la libert\u00e0 di donare, che arricchisce l\u2019economia e la propriet\u00e0 della dimensione del dono, cui non si \u00e8 costretti \u2013 la contraddizione sarebbe in termini \u2013, ma che scaturisce da una sovrabbondanza d\u2019amore, secondo ancora una volta quanto ribadito dalla <em>Caritas in veritate<\/em>. E giustamente don Beniamino a questo punto, distingue tra \u00abcapitalismo\u00bb e libero mercato, l\u00e0 dove il primo non esclude i monopoli e i grandi concentramenti di ricchezza\/potere, ed anzi talvolta li produce, soprattutto nell\u2019ordine dell\u2019economia finanziaria, mentre il secondo tende ridurli nei limiti fisiologici, ponendosi come fattore sorgivo della piccola e diffusa propriet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un certo senso, la sua opera \u00e8 un commento \u2013 ed in questo \u00e8 ancora eco fedelissima del magistero sociale \u2013 al celeberrimo passo della <em>Centesimus annus<\/em> del servo di Dio, il grande papa Giovanni Paolo II, che cos\u00ec affronta la domanda sul valore del modello \u00abcapitalista\u00bb: <em>\u00abSe con \u201ccapitalismo\u201d si indica un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell&#8217;impresa, del mercato, della propriet\u00e0 privata e della conseguente responsabilit\u00e0 per i mezzi di produzione, della libera creativit\u00e0 umana nel settore dell\u2019economia, la risposta \u00e8 certamente positiva, anche se forse sarebbe pi\u00f9 appropriato parlare di \u201ceconomia d\u2019impresa\u201d, o di \u201ceconomia di mercato\u201d, o semplicemente di \u201ceconomia libera\u201d. Ma se con \u201ccapitalismo\u201d si intende un sistema in cui la libert\u00e0 nel settore dell\u2019economia non \u00e8 inquadrata in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libert\u00e0 umana integrale e la consideri come una particolare dimensione di questa libert\u00e0, il cui centro \u00e8 etico e religioso, allora la risposta \u00e8 decisamente negativa\u00bb<\/em> (n. 42). Insomma, n\u00e9 la propriet\u00e0 privata \u00e8 un assoluto, n\u00e9 la libert\u00e0 economica pu\u00f2 essere sfrenata, come \u00e8 proprio di tutto ci\u00f2 che appartiene ad un essere relativo \u2013 cio\u00e8 costitutivamente in relazione (con Dio, con s\u00e9 stesso, con gli altri, con il creato) \u2013 qual \u00e8 l\u2019uomo, ma la loro negazione rendono disumano l\u2019<em>habitat<\/em> sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concludo dicendo che forse non mi sbaglio avvertendo nell\u2019opera di don Beniamino Di Martino. l\u2019eco dei postulati della Scuola economica (ma anche filosofico-antropologico-sociale) austriaca \u2013 forse sarebbe meglio dire \u00abasburgica\u00bb, almeno nelle sue origini \u2013 e cio\u00e8 dei Menger, dei B\u00f6hm Bawerk (che gi\u00e0 alla fine dell\u2019800 letteralmente demol\u00ec il Capitale di Marx e la teoria del plusvalore con ragionamento rigorosamente scientifico), dei von Mises e del grande von Hayek. Scuola erede di quella di Salamanca dell\u2019epoca del <em>siglo de oro<\/em> del regno asburgico di Spagna di Carlo I (V come imperatore) e dei Filippo, e oggi divulgata in Italia da autori come Lottieri, Zanotto, Cubeddu, mentre negli USA essa anima una componente significativa della <em>right nation<\/em>, tramite gli allievi di Rothbard, tra i quali Th. Woods jr. mi sembra uno degli esponenti pi\u00f9 attendibili, soprattutto per la sua opera <em>La Chiesa e il mercato<\/em>. E di questa Scuola, in conclusione, vorrei enunciare alcuni dei principi di cui troverete, se non sempre l\u2019evocazione esplicita, certamente l\u2019eco nell\u2019opera di don Beniamino<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La teoria soggettiva del valore, per la quale le cose valgono per l\u2019apprezzamento soggettivo da parte dell\u2019uomo, e non per un qualche valolore-lavoro in essi oggettivato; la reale correlazione tra costi e prezzi: sono i primi a doversi adeguare ai secondi, e perci\u00f2 una delle principali virt\u00f9 dell\u2019imprenditore \u00e8 capire a quale prezzo potr\u00e0 vendere i suoi prodotti e servizi e quindi ad essi adeguare i costi d\u2019impresa; la natura dinamica del mercato, per cui il valore dei beni, il \u00abgiusto prezzo\u00bb, lo conosce prima solo Dio (Juan de Lugo [1583-16660]), ed ogni pianificazione in tal senso \u00e8 fallimentare; il valore della concorrenza dinamica e regolata, che migliora i prodotti e i servizi e riduce i prezzi; il carattere distorcente dell\u2019inflazione (in particolare dell\u2019attivit\u00e0 bancaria che crea moneta \u2013 e causa inflazione \u2013 prestando danaro in eccedenza alla sua riserva di cassa) sull\u2019economia reale; l\u2019impossibilit\u00e0 della pianificazione e della distribuzione del reddito mediante mandati coattivi, cio\u00e8 attraverso l\u2019intervento autoritario dello Stato, che genera solo mercato nero e illegalit\u00e0 diffusa, e viola il diritto naturale di libert\u00e0 economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Sul diritto di propriet\u00e0 (in risposta alle domande di un amico)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">[<em>testo redatto nel 2005 n.d.r<\/em>.]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In linea di principio, il diritto di propriet\u00e0 \u00e8 un diritto naturale, cio\u00e8 non concesso da nessuno, ma fondato sull\u2019ordine stesso delle cose create, che va perci\u00f2 riconosciuto in quanto umano, appartenente all\u2019uomo in quanto tale, in forza della stessa natura umana. Ad esso \u00e8 correlato il diritto d\u2019intrapresa economica, che consente di trarre profitto dall\u2019investimento di capitali \u2013 che possono consistere anche in una conoscenza (il famoso <em>know how<\/em>) \u2013 senza\u00a0apparentemente \u00ablavorare\u00bb (pensa a chi riscuote\u00a0il prezzo di un affitto o le c.d. <em>royalties<\/em> su un marchio, sull\u2019uso d\u2019un opera dell\u2019ingegno, a chi gode di una rendita fondiaria, etc.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma nessun diritto dell\u2019uomo \u00e8, in senso proprio, assoluto. Assoluto \u00e8 solo Dio, e quindi i suoi diritti. Per capirci: il diritto di Dio, per esempio, ad essere adorato e rispettato dalla creatura ragionevole non \u00e8 in nessun modo limitato, non \u00e8 derogabile, non \u00e8 prescrittibile, non \u00e8 condizionato. Ogni diritto umano, invece, persino quello alla vita, tollera di essere, in misura minore o maggiore, \u00abrelativizzato\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per esempio, il diritto alla vita non consente moralmente, a chi venisse minacciato di morte se non bestemmi, se non abiuri la vera rligione o comunque la religione in cui sinceramente crede, di fare queste cose per conservarla. Oppure, non gli impedisce di sacrificarla per una giusta causa non diversamente perseguibile e non temerariamente perseguita. Cos\u00ec, infine, il diritto alla vita dell\u2019ingiusto aggressore o del soldato in guerra \u00e8 limitato da quello di chi si difende dall\u2019ingiusta aggressione o per il fatto di essere coinvolto nella guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso modo il diritto di propriet\u00e0 \u2013 e tutti quelli che ne derivano \u2013 \u00e8 limitato dal principio dell\u2019universale destinazione dei beni materiali: il creato \u00e8 per tutti gli uomini, non solo per alcuni. Ma la dimensione limitata, individuale e corporea dell\u2019uomo (non s\u2019incontra un\u2019indistinta umanit\u00e0 che nell\u2019insieme possa fruire dei beni materiali, ma solo singoli individui, ben delimitati nello spazio\u00a0e nel tempo, che hanno necessit\u00e0 di soddisfare qui e ora le proprie esigenze \u2013 per cui non si pu\u00f2 pensare che \u00abaltrove\u00bb nel tempo e\/o nello spazio sia la loro \u00abporzione\u00bb d\u2019universo \u2013, che sono vitali, e che essi sanno non possono essere soddisfatte una volta per tutte, ma si rinnovano, ed in qualche caso aumentano costantemente), tale dimensione, tale natura\u00a0indica che il modo migliore per\u00a0attuare l\u2019universale destinazione dei beni \u00e8 l\u2019appro-priazione individuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poich\u00e9 quasi sempre i beni che servono all\u2019uomo (dall\u2019abitazione all\u2019abito, dagli alimenti agli strumenti di difesa, quanto meno da un mondo ostile \u2013 si pensi ai virus, al clima, agli altri animali) non si trovano in natura, egli deve pensare anche ai mezzi per produrli, per soddisfare in modo permanente le proprie esigenze. E poich\u00e9, ancora, l\u2019uomo ha coscienza della propria discendenza, ed affetto per essa, \u00e8 capace anche di pensare a dotarla di tali mezzi e di tali beni in modo permanente, costituendo un patrimonio familiare, risultato del proprio sforzo e del proprio risparmio, che \u00e8 giusto trasmettere per via ereditaria al frutto del proprio seme, che \u00e8 una sorta di continuazione di s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco il fondamento naturale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; del diritto di propriet\u00e0 non solo dei beni di consumo, ma anche di quelli destinati a produrli, o comunque di beni stabili come la casa (il \u00abcapitale\u00bb \u00e8 lavoro consolidato che continua a \u00ablavorare\u00bb);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; del diritto d\u2019intrapresa per accrescere il proprio patrimonio, degli uni e degli altri beni, sia per soddisfare in via permanente le esigenze primarie, sia per soddisfare altre e superiori esigenze, anch\u2019esse umane, che vanno oltre quelle di sopravvivenza, tra le quali sono annoverabili il desiderio di una vita pi\u00f9 confortevole, il desiderio di accrescere le proprie conoscenze, il desiderio d\u2019emanciparsi dal lavoro per dedicarsi all\u2019<em>otium<\/em>, cio\u00e8 alla coltivazione di s\u00e9, che \u00e8 la cultura, o a quell\u2019attivit\u00e0 sovranamente \u00abinutile\u00bb che \u00e8 il culto, etc.;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; del diritto alla trasmissione ereditaria, e quindi all\u2019eredit\u00e0, che non \u00e8 mai qualificabile come ricezione\u00a0parassitaria, se non chiamando tutti gli uomini parassiti, perch\u00e9 non v\u2019\u00e8 uomo che non sia erede, e perch\u00e9 essa importa la responsabilit\u00e0 in capo all\u2019erede \u2013 debitore del proprio <em>de cuius<\/em> \u2013 di conservare e se del caso accrescere per trasmettere a sua volta, sia in termini materiali, che morali e spirituali, quel che ha ricevuto, per saldare quel debito per interposto e proprio erede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Detto faticosamente questo, va osservato che l\u2019esperienza ha sufficientemente dimostrato, confermando la teoria, che perch\u00e9 i beni siano il pi\u00f9 possibile fruiti da tutti (in tutte le loro dimensioni, persino quelle\u00a0estetiche, si pensi ad un bel palazzo che rende pi\u00f9 gradevole l\u2019ambiente urbano), la via migliore \u2013 che non vuol dire la via <em>perfetta<\/em> \u2013 \u00e8 quella del riconoscimento pieno \u2013 che non vuol dire illimitato \u2013 del diritto di propriet\u00e0 e della libera iniziativa economica. Naturalmente SEMPRE l\u2019esercizio di tali diritti ha comportato abusi ed ingiustizie, talvolta anche gravissimi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questi dipendono pi\u00f9 dal cuore dell\u2019uomo che dall\u2019istituto in quanto tale, prova ne sia il fatto che ogni qualvolta si \u00e8 provato a limitare gravemente se non ad abolire la propriet\u00e0 privata e la libert\u00e0 d\u2019impresa, nonch\u00e9 meglio distribuire i beni del mondo e rendere migliore la vita, si \u00e8 creata solo povert\u00e0, e persino bruttezza (basti pensare all\u2019edilizia pubblica) e non solo nei luoghi del socialismo reale, cio\u00e8 del sistema che si \u00e8 proposto sintetizzando il proprio programma nella formula <em>\u00ababolizione della propriet\u00e0 privata\u00bb<\/em> (cfr. <em>Manifesto del Partito Comunista<\/em> di Karl Marx e Friedrich Engels, II).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il che non significa ovviamente che il liberismo \u2013 inteso, se vogliamo, nel senso di ideologia che considera come \u00abfine\u00bb la propriet\u00e0 e la libert\u00e0 dell\u2019impresa, anche se questo non \u00e8 mai stato in verit\u00e0 teorizzato da nessuno \u2013 sia invece la ricetta perfetta, come si diceva prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzitutto, perch\u00e9 la propriet\u00e0 (<em>rectius<\/em>: la tutela e la libert\u00e0 della) non \u00e8 \u00abfine\u00bb della vita sociale, che ha invece come scopo il bene comune, cio\u00e8 la tutela e la promozione delle condizioni perch\u00e9 ogni uomo ed ogni legittimo gruppo sociale possano esistere e perseguire il proprio perfezionamento naturale e spirituale, quindi anche soprannaturale. Del bene comune sono perci\u00f2 <em>parte<\/em> (e non lo esauriscono) il diritto di propriet\u00e0 e quelli ad esso correlati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi perch\u00e9 ogni libert\u00e0 assoluta \u2013 se per liberismo s\u2019intende questo \u2013 \u00e8 di per s\u00e9 contraddittoria, perch\u00e9 l\u2019espansione illimitata di una libert\u00e0 non pu\u00f2 che coincidere \u2013 in una realt\u00e0 limitata qual \u00e8 quella umana \u2013 con la compressione d\u2019un\u2019altra libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il liberismo sta al bene comune\/propriet\u00e0, come la ferita sta alla vita corporale: la guasta ma non la sopprime; il socialismo, invece, \u00e8 in un rapporto analogo a quello della morte, che\u00a0la sopprime. Per cui il regime di propriet\u00e0 vigente nel liberismo, \u00e8 riformabile, mentre non si pu\u00f2 riformare ci\u00f2 ch\u2019\u00e8 stato cancellato. E la negazione di un diritto naturale, essendo \u00abcontro natura\u00bb, realizza nonch\u00e9 il\u00a0bene comune, il male comune, cio\u00e8 contraddice lo scopo della societ\u00e0 civile, altera la convivenza umana fino a farne condizione non di umanizzazione \u2013 perfezionamento possibile dell\u2019umano secondo la propria natura e vocazione \u2013, ma di deperimento\u00a0di esso fino all\u2019imbestiamento, all\u2019inselvatichimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si deve poi considerare che la propriet\u00e0 ed il diritto d\u2019intraprendere sono presidio materiale di libert\u00e0 ed indipendenza, tanto che Trotszky disse (soddisfatto) che dove l\u2019unico proprietario dei mezzi di produzione \u00e8 lo Stato, al vecchio detto \u00abchi non lavora non mangia\u00bb, si sostituisce il nuovo \u00abchi non obbedisce non mangia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 non \u00e8 chi non veda l\u2019ulteriore male sociale che questa condizione comporta. Inoltre, senza una sia pur minima base patrimoniale (che pu\u00f2 essere costituita anche dal possesso di un \u00abmestiere\u00bb: <em>m\u00e9tier vaut baronnie<\/em>), non pu\u00f2 esserci famiglia\u00a0nel senso forte, cio\u00e8 che duri al di l\u00e0 della singola generazione, come autentico coesivo sociale e nazionale: si pu\u00f2 dire che il patrimonio sta alla famiglia, come il territorio alla nazione e alla patria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma abbiamo detto che l\u2019esercizio del diritto di propriet\u00e0 causa ingiustizie anche molto gravi e radicate. \u00c8 uno (<em>uno<\/em>) degli aspetti della questione sociale (che comunque non \u00e8 esaurita dalla sua dimensione socio-economica. Essa in realt\u00e0 s\u2019identifica con ogni difficolt\u00e0 nei rapporti di convivenza fra gli uomini: \u00e8 \u00abquestione sociale\u00bb, per esempio, anche la crisi della famiglia, o della moralit\u00e0 pubblica, o dell\u2019educazione, o dell\u2019autorit\u00e0, o della religione e cos\u00ec via), che ha le sue radici autentiche nel peccato originale, cio\u00e8 nella fatica per l\u2019uomo di essere giusto e virtuoso: \u00e8 uno dei modi di manifestarsi del male nel mondo, ed \u00e8 in radice ineliminabile, ma solo arginabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene, il liberismo \u2013 che vuole \u00abliberare\u00bb l\u2019esercizio del diritto di propriet\u00e0 e d\u2019intrapresa dai vincoli che la morale e l\u2019ordinamento corporativo e municipale gl\u2019 imponevano, affidandosi integralmente alla \u00abmano magica\u00bb del mercato \u2013, ed il socialismo \u2013 che, nella sua versione comunista, pensa di eliminare il male eliminandone la causa\/propriet\u00e0 e la causa\/profitto, ed in quella \u00abdemocratica\u00bb si propone di risolvere la questione restringendo, mediante il dirigismo statale, la libert\u00e0 d\u2019esercizio del diritto di propriet\u00e0 e d\u2019impresa fin quasi a soffocarla, affidandosi entrambi alla \u00abmano magica\u00bb dello Stato e dei pubblici poteri \u2013 sono due risposte sbagliate alla \u00abquestione sociale\u00bb che concerne il diritto di propriet\u00e0 e d\u2019iniziativa economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma mentre la prima risposta (o il primo errore) sta dalla parte, per cos\u00ec dire, della vita, nel senso che lascia in vita un diritto naturale, ancorch\u00e9 \u00abtroppo\u00bb in vita (si pu\u00f2 dire che pecchi per \u00abeccesso di vita\u00bb), l\u2019altra sta\u00a0 dalla parte della morte, nel senso che uccide \u2013 o riduce in stato comatoso \u2013 il diritto (naturale) di propriet\u00e0 e d\u2019iniziati-va economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Stato interventista (risposta socialdemocratica, <em>new deal<\/em> rooseveltiano, solidarismo \u00abcattolico democratico\u00bb) pretende di sanare le ingiustizie sociali lasciando teoricamente in vita il diritto di propriet\u00e0, ma attribuendosi la funzione di principale, se non unico, distributore della ricchezza che ne deriva, quando non direttamente d\u2019imprenditore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La politica interventista, che ha una matrice egualitaria, si propone una finalit\u00e0 perequativa, sottraendo ai \u00abricchi\u00bb (proprietari in senso lato), mediante una fiscalit\u00e0 ferocemente progressiva, per distribuire ai \u00abpoveri\u00bb in termini di servizi (assistenza sanitaria, trasporti, istruzione gratuiti o semi gratuiti), beni (edilizia popolare gratuita o semi gratuita), danaro (pensioni, assegni di mantenimento per disoccupati, assunzioni eccessive \u2013 e clientelari \u2013nella P.A. o nelle aziende di Stato etc.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, da un lato, si scoraggia l\u2019iniziativa privata (conviene correre il rischio d\u2019impresa per poi poter godere solo di una minima parte, in taluni casi si giunge al venti, massimo trenta per cento, di quanto prodotto, o conviene farsi assistere?), e si \u00absvuota\u00bb il diritto di propriet\u00e0 (il primato dello Stato \u2013 che si ritiene non \u00abegoista\u00bb come il privato e che pensa, mediante la pianificazione, di organizzare meglio, e quindi \u00abrazionalizzare\u00bb, quello che, se affidato alle scelte imprevedibili ed \u00abirrazionali\u00bb dei singoli o dei gruppi particolari, sarebbe abbandonato al caso ed al caos oltrech\u00e9 all&#8217;ingiustizia), pretende di aver l\u2019ultima parola molto spesso anche sull\u2019uso della propriet\u00e0 e sui diritti che essa comporta (<em>ius aedificandi<\/em>, <em>ius locandi<\/em>), nonch\u00e9 si riserva la maggior quota dell\u2019eredit\u00e0, reputando che questa, per il beneficiario, sia una forma d\u2019arricchimento parassitaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019altro, si costruisce per svolgere questa funzione un apparato burocratico mastodontico e \u2013 questo s\u00ec \u2013 alla lunga parassitario. Esso \u00e8 soprattutto onerosissimo, esige sempre pi\u00f9 danaro per mantenersi\u00a0 e da distribuire, danaro che viene \u00abspremuto\u00bb attraverso la leva fiscale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa esercita una pressione tale, che finisce per incrinare il patto di solidariet\u00e0 tra la societ\u00e0 e lo Stato, che somiglia sempre pi\u00f9 allo sceriffo di Sherwood, ed induce la prima, per l\u2019esagerazione della pretesa, a rifugiarsi nell\u2019illegalit\u00e0, che da amministrativa e fiscale facilmente trascorre in criminale, per il principio d\u2019inerzia: una volta violata la legge, si \u00e8 pi\u00f9 propensi a continuare a violarla anche in relazione a precetti pi\u00f9 gravi ed in vista d\u2019interessi maggiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i principali effetti dell\u2019elefantiasi dell\u2019apparato burocratico vi \u00e8 il suo autoalimentarsi: pi\u00f9 \u00e8 grande, pi\u00f9 ha bisogno di drenare risorse da chi le produce; e pi\u00f9 cresce la pretesa, pi\u00f9 cresce la riottosit\u00e0 sociale a soddisfarla; questa fa crescere viepi\u00f9 la necessit\u00e0 di un controllo pervasivo, e quindi, a tale scopo, cresce ulteriormente l\u2019esigenza di funzionari, agenti ed impiegati di Stato, cio\u00e8 di un apparato di controllo e repressione, che fa aumentare a dismisura la necessit\u00e0 di risorse per pagarli (mentre gli stessi vengono sottratti alla produzione di beni reali), e cos\u00ec via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa spirale, che ha effetti di demoralizzazione sociale e \u2013 sul piano economico \u2013 inflazionistici (pochi beni reali, molto circolante, che quindi perde valore), non soffoca immediatamente l\u2019economia come nel socialismo reale solo perch\u00e9 il controllo non \u00e8 totalitario. Parte della societ\u00e0 riesce \u2013 purtroppo, come si \u00e8 detto, rifugiandosi nell\u2019illegalit\u00e0 (e talvolta per pura esigenza di sopravvivenza) e costituendo la cosiddetta \u00abeconomia sommersa\u00bb \u2013 a sottrarsi all\u2019eccesso di pressione fiscale, e perci\u00f2 contribuisce a produrre beni reali che consentono appunto all\u2019economia di reggere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 cos\u00ec la mancata applicazione integrale del sistema dello Stato sociale (oltrech\u00e9 l\u2019enfiagione abnorme del debito pubblico, cio\u00e8 il riversare i suoi costi spropositati sulle future generazioni), che gli consente qualche apparente successo. Ma i nodi delle pensioni d\u2019anzianit\u00e0 (tanto per fare un esempio), pagate con la \u00abpersecuzione fiscale\u00bb nei confronti di chi produce, prima o poi vengono al pettine. E poi lo sviluppo viene certamente tarpato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Stato interventista, dunque, funziona o grazie al debito pubblico o grazie alle sue disfunzioni, che per\u00f2 generano ingiustizia ed illegalit\u00e0. Si dir\u00e0, per\u00f2, che nei paesi scandinavi&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei paesi scandinavi la societ\u00e0 \u00e8 morta e demoralizzata. La popolazione \u00e8 ridotta rispetto alla vastit\u00e0 del territorio, che \u00e8 ricco di materie prime, che consentono allo Stato capitalista\/interventista di avere una fonte primaria di ricchezza: ma comunque anche da l\u00ec, chi pu\u00f2 se ne va, e chi non pu\u00f2, spesso s\u2019ubriaca, si droga e s\u2019ammazza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimane il problema di come realizzare il principio \u2013 vero \u2013 per il quale la propriet\u00e0 non \u00e8 un fine, ma un mezzo, e non pu\u00f2 essere impiegata contro il bene comune (fermo restando che non esiste, se non nei sogni dell\u2019\u00abutopia scientifica\u00bb, cio\u00e8 dell\u2019ideologia, \u00abla\u00bb soluzione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Enuncio due modelli, uno di carattere giuridico, l\u2019altro di carattere morale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo fonda la solidariet\u00e0 \u2013 destinazione universale dei beni \u2013 sulla sussidiariet\u00e0 \u2013 diritto dei privati anche ad arricchirsi \u2013: PRIMA la produzione, POI la distribuzione; PRIMA il giardino e le piante, POI il giardiniere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cio\u00e8: tanta libert\u00e0 quanta \u00e8 possibile, tanto\u00a0Stato quanto \u00e8 necessario, il che significa che non si punta all\u2019uguaglianza sociale, ma all\u2019autosufficienza, salvo un intervento dall\u2019alto di solidariet\u00e0 con chi non ce la fa. Intervento che per\u00f2 vede nello Stato (pubblici poteri) l\u2019ULTIMA istanza, preceduta dalla famiglia, dai corpi intermedi, da ogni altro organismo che la societ\u00e0 sappia esprimere nell\u2019esercizio della propria soggettivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo significa, ancora, che lo Stato deve fidarsi della societ\u00e0 che organizza, e non pensare che un burocrate sappia amministrare la ricchezza meglio di chi la produce (tra l\u2019altro l\u2019amministrazione dell\u2019altrui ricchezza \u00e8 una fonte inesauribile di tentazione: la quantit\u00e0 enorme di danaro a disposizione della P.A. \u00e8 stata una delle vere cause di Tangentopoli): basti pensare alla diversa condizione finanziaria delle Casse di previdenza private (ordini professionali, p. es.), rispetto a quelle pubbliche (INPS).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, piuttosto che sottrarre danaro ai privati con il fisco pretendendo di saperli spendere meglio, perch\u00e9 li spende non \u00abegoisticamente\u00bb ma collettivisticamente, lo Stato farebbe meglio a lasciargliene quanto pi\u00f9 \u00e8 possibile, perch\u00e9 possano provvedere da s\u00e9 a se stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, non sostituzione da parte dello Stato della societ\u00e0, ma attenzione alle esigenze della giustizia, che non ostacola,\u00a0anzi favorisce, la formazione di\u00a0corpi intermedi (dalla famiglia alle associazioni di categoria, alle federazioni tra queste, fino ai municipi quanto pi\u00f9 autonomi e \u00abpiccoli\u00bb possibile), che hanno una naturale vocazione alla solidariet\u00e0, ed una naturale capacit\u00e0 di scorgere la necessit\u00e0 dov\u2019\u00e8 veramente tale, e non la \u00e8 solo formalmente, cio\u00e8 burocraticamente (conformit\u00e0 \u2013 magari mediante la simulazione e la frode \u2013 ad un modello astratto ed ai requisiti che esso prevede).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma tutto questo \u2013 ed enuncio il secondo modello \u2013 non avrebbe alcuna speranza di successo\u00a0senza un\u2019autentica e profonda riforma culturale, che distolga gli uomini dall\u2019adorazione del vitello d\u2019oro (del cui culto \u00e8 certamente corresponsabile l\u2019anticultura pseudo solidaristica del marxismo, per il suo ateismo, materialismo e paneconomicismo), e li induca ad affermare il primato della carit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo coniugando giustizia e carit\u00e0 potremo affermare nella pratica sociale i principi di sussidiariet\u00e0 e solidariet\u00e0, limitando le conseguenze nefaste del peccato originale \u2013 cio\u00e8 della\u00a0cattiva inclinazione del cuore dell\u2019uomo \u2013 sull\u2019esercizio del naturale, e dunque in s\u00e9 benefico, diritto di propriet\u00e0 e di libera iniziativa economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 certamente impresa facile, n\u00e9 breve; ma se non sono lunghe e difficili, le imprese non ci piacciono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">___________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Beniamino Di Martino<\/strong> <em>Note sulla propriet\u00e0 privata- Longobardi<\/em> &#8211; 2009 &#8211; pp. 146<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.theseuslibri.it\/product\/1868\/Note-sulla-propriet%c3%a0-privata.asp\" target=\"_blank\"><strong>ACQUISTA<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>per Rassegna Stampa \u00a0novembre 2009 di Giovanni Formicola (dirigente di Alleanza Cattolica) Il libro di don don Beniamino Di Martino Note sulla propriet\u00e0 privata ai miei occhi ha almeno \u2013 e sottolineo \u00abalmeno\u00bb: non vorrei essere riduttivo \u2013 due meriti. 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