{"id":35266,"date":"2016-06-22T16:26:29","date_gmt":"2016-06-22T14:26:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=35266"},"modified":"2016-06-22T16:34:12","modified_gmt":"2016-06-22T14:34:12","slug":"35266","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/35266\/","title":{"rendered":"Clemente Rebora"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">Strumenti culturali di <strong>Litterae Communionis <\/strong>n.3 luglio 1981<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">I GRANDI DELLA CULTURA MODERNA RIVISITATI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-35267\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Clemente_Maria_Rebora.jpg\" alt=\"Clemente_Maria_Rebora\" width=\"170\" height=\"200\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>CLEMENTE MARIA REBORA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il mio canto \u00e8 un sentimento e domandava la vita. Vive la trottola e gira, \/ la sferza Iddio, la sferza \u00e8 il tempo: cos\u00ec la trottola spira \/ dentro l\u2019amore verso l\u2019eterno<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">testo di <strong>Giampiero Beltotto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">scelta antologica di<strong> Gianni Musini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>LA SUA VITA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00ab<em>Per l&#8217;umano divenir possente<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>certezza ineluttabile del vero ordisci,<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>ordisci dei tuoi fili il panno<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>che saldamente nel tessuto \u00e8 storia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>e nel disegno eternamente \u00e8 Dio<\/em> \u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><strong>Premessa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I<\/strong>nnamorato di Cristo. Se con una sola, sintetica definizione dovessimo fissare l&#8217;esperienza umana e letteraria di Clemente Maria Rebora, questa \u2014 innamorato di Cristo \u2014 \u00e8 certo la pi\u00f9 idonea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Amore vero, perci\u00f2 travagliato, a tratti lacerato, urlato, rifiutato. Davvero, l&#8217;incontro determinante con l&#8217;unico vero Significato della vita, prima solo intuito poi desiderato infine accolto. Solo indagando su questo amore, su questo incontro con la Verit\u00e0 di un roveto che arde e che urge nel cuore e nella carne potremo accostarci a una delle pi\u00f9 singolari figure del Novecento italiano. Prima indicazione di metodo \u00e8 dunque quella di abbandonare gli orpelli ipocriti \u2014 e comunque parziali \u2014 dell&#8217;accademia per addentrarci nell&#8217;ipotesi della fede, quella cio\u00e8 logicamente pi\u00f9 credibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo da qui gli strumenti della filologia, della critica letteraria, dell&#8217;analisi storica acquisteranno credibilit\u00e0. Il reciproco non \u00e8 dato. Da qui anche si comprende perch\u00e9 una delle voci pi\u00f9 profonde e letterariamente fondate del nostro secolo \u00e8 stata cos\u00ec duramente e ottusamente emarginata dalla cultura dominante. Poche e distratte pagine sulle antologie scolastiche, nessuna edizione critica nel corso dell&#8217;ultimo trentennio (e ringraziamo l&#8217;editore Vanni Scheiwiller e il valentissimo amico Gianni Mussini che stanno dando alle stampe le poesie e le prose liriche di cui pubblichiamo un&#8217;antologia su queste pagine), la sua quasi totale dimenticanza nel limbo dei poeti cosiddetti minori: questa cultura di Rebora non ha capito nulla, o quasi. Hanno persino scritto che don Clemente, attorno alla met\u00e0 degli anni Cinquanta, quando cio\u00e8 torn\u00f2 a scrivere, era come \u00abmorto alla poesia\u00bb. Questo perch\u00e9 nei confronti di Rebora venne perpetrato l&#8217;orribile peccato di prescindere dalla fede per comprenderlo, per sondarne l&#8217;anima, per coglierne l&#8217;eredit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poche le eccezioni; per tutti l&#8217;indimenticabile Mario Apollonio, che di Rebora \u2014 e di tutto Rebora \u2014 \u00e8 splendido esegeta. Ma anche in altro senso esiste un&#8217;eccezione: questa volta data dalla possanza di acume e di patrimonio culturale di Gianfranco Contini. Si potr\u00e0 giudicare forse parziale il suo illuminante articolo sul \u00abprimo\u00bb Rebora (proprio perch\u00e9 prescinde dall&#8217;ansia, dalla \u00abmania di eterno\u00bb costante nell&#8217;esperienza reboriana). Gli dev&#8217;essere dato comunque atto di aver fatto luce su quanto di essenziale \u00e8 da scoprire nella cosiddetta \u00abgrammatica reboriana\u00bb. Ricerca dunque solo linguistica e filologica, parziale come s&#8217;\u00e8 detto, ma altres\u00ec geniale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1955 usciva presso l&#8217;editore Scheiwiller di Milano il <em>Curriculum Vitae<\/em>, un poemetto che valse a Rebora il Premio Cittadella di poesia, l&#8217;unico riconoscimento ufficiale del Parnaso italiano al poeta lombardo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel <em>Curriculum,<\/em> don Clemente ripercorre alla luce di una fede ormai divenuta pienezza di giudizio e di esistenza una vita segnata da folgoranti illuminazioni e da laceranti disperazioni. <em>Ero a ott&#8217;anni una bruna susina \/ intatta ancora nella sua pruina, \/ l&#8217;ignorato Battesimo operando.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Clemente Maria Rebora era nato a Milano il 6 gennaio 1885 da una famiglia della soda borghesia ambrosiana. L&#8217;eredit\u00e0 culturale di casa Rebora \u00e8 quella laica e mazziniana del progressismo di allora, con i suoi ideali repubblicani e giustizialisti. Dunque, nulla a che vedere con la fede, che in lui comincia altres\u00ec ad operare nonostante ogni sfavorevole condizione. Il primo rilevante dato della sua biografia \u00e8 comunque il \u00ablombardismo\u00bb, accettato nei suoi dati culturali e linguistici e vissuto, come si constater\u00e0 pi\u00f9 innanzi, con assoluta consapevolezza. <em>Crescer\u00f2 forte, tutto urti e fra\u00adstuono \/ mamma scusava: in fondo in fondo \u00e8 buono. \/ Ma bisognava pur esserlo in cima.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo, come si desume anche dall&#8217;imponente raccolta epistolare il clima di casa Rebora e il legame profondo tra madre e figlio.\u00a0&#8230; <em>ammiccando l&#8217;enigma del finito \/ sgranavo gli occhi a ogni guizzo; \/ fuor scapigliato come uno scugnizzo, \/ dentro gemevo, senza Cristo<\/em>: il giovane Rebora vive costantemente dilaniato dal tormentante furore generato dall&#8217;insoddisfazione del finito nel desiderio, solo a tratti consapevole, di toccare con mano l&#8217;eternit\u00e0, l&#8217;ideale, il significato di tutto. Sono numerose in questo senso le testimonianze che ci ha lasciato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora nel <em>Curriculum Vitae<\/em>: <em>Un guasto occulto mi minava in basso, \/ un lutto orlava ogni mio gioire: \/ l&#8217;infinito anelando, udivo intorno \/ nel traffico o nel chiasso, un dire furbo: \/ Quando c&#8217;\u00e8 la salute, c&#8217;\u00e8 tutto; \/ e intendevan le guance paffute, \/ nel girotondo di questo mondo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da una lettera del 17 marzo 1907 all&#8217;amica Daria Banfi Malaguzzi Valeri: <em>Io per me, quando, toltomi dallo schifo delle oblique miserie libero l&#8217;anima, selvaggia leonessa indomabile, verso le altre anime belle nell&#8217;infinito benedico le pi\u00f9 tremende angosce, tutti i mali e tutti i dolori; essi solamente infine fanno di noi medesimi una divinit\u00e0; in quest&#8217;infinito solo noi, solo pochi, si purificano contemplando meraviglie inenarrabili; i vili e gli inetti non possono pi\u00f9 toccarci.<\/em> Il 4 luglio 1908 scrive ancora: <em>Tanto pi\u00f9 ch&#8217;io ora mi libro in un&#8217;aspirazione semplice e superba insieme: giungere a una bont\u00e0 cosi vasta di spirito da poter ritrovare dolcezze purissime per gli altri e per me, sempre, anche di fronte ai sudici offici della bestialit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, Rebora ha letto Nietzsche, il filosofo che pi\u00f9 d&#8217;ogni altro sta influenzando la giovent\u00f9 d&#8217;inizio di secolo con le sue irraggiungibili profezie, ascolta il <em>Tristano e Isotta<\/em> di Wagner e ne esce in eccitamento formidabile dello spirito, si sta avvicinando alla comprensione della spiritualit\u00e0 asiatica; ma questo non basta a ridurre o a tentar d&#8217;ideologizzare il possente richiamo religioso nella sua vita giovanile. \u00c8 un fatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 lui stesso l&#8217;oggetto di questa stupenda invocazione: <em>O allodola, a un tenue filo avvinta, \/ schiavo richiamo delle libere in volo, \/ come in un trillo fai per incielarti \/ strappata al suolo agiti invano l&#8217;ali!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto Rebora si \u00e8 laureato in lettere all&#8217;Accademia scientifico letteraria di Milano dopo aver frequentato al Parini il ginnasio e poi il liceo. I suoi grandi amici d&#8217;allora sono Sebastiano Giacomelli, Angelo Monteverdi, Antonio Banfi, Daria Malaguzzi. Frequentavano gli stessi corsi in una vecchia aula, lunga e stretta. Diedero vita a un circolo letterario, chiamato un po&#8217; pomposamente \u00abQuadrivio\u00bb prima e poi \u00abTrivio\u00bb. In questo clima di entusiasmo culturale nasce la tesi di laurea su Giandomenico Romagnosi svolta negandosi in partenza ogni successo scolastico perch\u00e9 teso a cercare nuove vie, che mi paiono tutte degne del mio amore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 9 maggio 1908 Giuseppe Prezzolini annota nel suo diario: \u00abPenso d&#8217;inaugurare una rivista di cultura per l&#8217;anno prossimo, fatta come avevo pensato prima che Papini, sotto l&#8217;influenza di Soffici, buttasse fuori &#8220;Il Commento&#8221;. Forse ci sacrificher\u00f2 del denaro; forse qualcuno mi aiuter\u00e0\u00bb. La rivista di cui scrive il \u00abnume\u00bb del pensiero laico italiano \u00e8 \u00abLa Voce\u00bb che, sempre a parere di Prezzolini \u00abcorrisponde, interamente, a uno sforzo di pulizia\u00bb. Soffici e Papini, Cecchi e Slataper, Bastianelli e Jahier, Boine e tanti altri giovani entusiasti parteciperanno a un&#8217;avventura che per onest\u00e0, coraggio e acume non avr\u00e0 pari nel cosiddetto \u00abfronte dei laici\u00bb. Rebora non poteva mancare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco il giudizio di Prezzolini: \u00abEccellente impressione, animo saldo, sicuro, fa e fa bene, che meraviglia sono questi giovani in provincia&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con i quaderni della \u00abVoce\u00bb Rebora pubblicher\u00e0 la sua opera indubbiamente pi\u00f9 originale e famosa, <em>I frammenti lirici,<\/em> che usciranno nel 1913. La gioia per l&#8217;immediato e trionfale successo di questa raccolta \u2014 dedicata ai primi dieci anni del secolo XX \u2014 \u00e8 subito smarrita nel caos prebellico e nell&#8217;infinito dolore che accompagner\u00e0 le vicende della prima grande guerra.<\/p>\n<div id=\"attachment_35268\" style=\"width: 92px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-35268\" class=\"wp-image-35268 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Rebora_soldato.jpg\" alt=\"Rebora_soldato\" width=\"92\" height=\"211\" \/><p id=\"caption-attachment-35268\" class=\"wp-caption-text\">Rebora soldato, nel 1915<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Di superbia ubbriaca si avanzava \/ la guerra, come suol, femmineggiando<\/em>. Nell&#8217;ultimo giorno dello stesso anno conoscer\u00e0 Lidya Natus, un&#8217;artista russa di origine ebrea. Rebora visse con lei fino al 1919 un rapporto dolcissimo, testimoniato dalle nove poesie per una Lucciola. A sradicarlo dalla sua compagna fu il colpo di rivoltella di Serajevo. <em>Ed ecco il fischio dell&#8217;andata al fronte: \/ Sibilla profetava: \/ Giovani, avanti al rischio benedetto! I Per\u00f2, in trincea, chiuso l&#8217;orizzonte, \/ Moloch faceva pasto grasso. \/ Perso nel gorgo, vile fra gli eroi, \/ spatriato quaggi\u00f9, Lass\u00f9 escluso, \/ ruotando giacqui, mentr&#8217;era pugna atroce.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non era stata energica la posizione neutralista di Rebora, ma nemmeno interventista quale quella dell&#8217;amico Monteverdi e di tanti altri poeti, letterati e uomini di cultura. In quest&#8217;episodio il suo stato d&#8217;animo: <em>Quando partii per il fronte, al brindisi familiare \u00abviva l&#8217;Italia\u00bb io ribattei: \u00abS\u00ec, ma non quella di D&#8217;Annunzio\u00bb<\/em>. E gli stessi sentimenti saranno espressi nella lirica Fantasia di carnevale coraggiosamente pubblicata da Prezzolini nel numero del 28 febbraio della \u00abVoce\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;aprile del 1915 Clemente \u00e8 militare con il grado di sergente e tra poco meriter\u00e0 le stellette di ufficiale. La guerra rappresenter\u00e0 la sua grande officina di dolore che solo pochi attimi di serenit\u00e0 potranno illuminare. La scheggia di un proiettile d&#8217;obice che lo colpisce alla tempia; il calvario tra ospedali e manicomi; il grave esaurimento nervoso che seguir\u00e0 a tutto questo; la volont\u00e0 di tornare al fronte ma senza pi\u00f9 comandare \u2014 perch\u00e9 comandare era uccidere \u2014 e il pesante calamaio tirato in fronte a un colonnello che si rifiutava di credere che un \u00abbaldo ufficiale\u00bb volesse essere degradato; la visione, tremenda, della morte: tutto questo segner\u00e0 indelebilmente la sua esperienza di uomo e di poeta. Scriver\u00e0 a sua madre: <em>Mamma mia, sono nella guerra ove \u00e8 pi\u00f9 torva: fango, mari di fango e bora freddissima e putrefazione fra incessanti cinici rombi violentissimi.<\/em> Del 1919 poi, a congedo avvenuto, la separazione con la Natus.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1922 Clemente pubblicher\u00e0 i <em>Canti anonimi.<\/em> Poi il silenzio, fino al 1955. Che cosa accade in questo lungo periodo? Ci\u00f2 che gi\u00e0 viveva in Rebora, la sua ansia religiosa, il suo desiderio di eternit\u00e0, di pace, la sua indomabile sete di verit\u00e0 avr\u00e0 soddisfazione, si placher\u00e0 nella fede cattolica ch&#8217;egli accoster\u00e0 in due gigantesche figure: il cardinale Schuster, che gli impartir\u00e0 il sacramento della Cresima, e Rosmini, per il quale Rebora scriver\u00e0, nel Curriculum, questi versi: <em>E fui dal Ciel fidato a quel sapiente \/ che sommo genio s&#8217;annient\u00f2 nel Cristo \/ onde Sua virt\u00f9 tutto innovasse. \/ Dalla perfetta Regola ordinato, \/ l&#8217;ossa slogate trovaron lor posto: I scopr\u00ec l&#8217;intelligenza il primo dono: \/ come luce per l&#8217;occhio oper\u00f2 il verbo, \/ quasi aria al respiro il Suo perdono.<\/em><\/p>\n<div id=\"attachment_35269\" style=\"width: 108px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-35269\" class=\"wp-image-35269\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Rebora_sacerdote.jpg\" alt=\"Rebora_sacerdote\" width=\"108\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Rebora_sacerdote.jpg 165w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Rebora_sacerdote-162x300.jpg 162w\" sizes=\"auto, (max-width: 108px) 100vw, 108px\" \/><p id=\"caption-attachment-35269\" class=\"wp-caption-text\">Rebora sacerdote<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1931 entra dunque come novizio nell&#8217;Istituto della Carit\u00e0 dei padri Rosminiani al Monte Calvario di Domodossola; il 13 maggio 1933 emette la sua professione religiosa e finalmente, il 20 settembre 1936 \u00e8 ordinato, sempre a Domodossola, sacerdote. Toccherebbe ora parlare dei suoi ultimi giorni, ch\u00e9 anche in questo periodo don Clemente ci ha insegnato tanto, ci ha mostrato il significato della mortificazione, ci ha indicato la via da se\u00adguire perch\u00e9 la conversione divenga carne e sangue della nostra esperienza, ci ha, nel cuore e nell&#8217;anima, segnato con la consapevolezza del suo patire. Padre Ezio Viola ci ha lasciato la testimonianza di questi giorni, di questi mesi, di questi anni tremendi e dolcissimi, pagine di indimenticabile pathos umano e divino (\u00abMania dell&#8217;eterno\u00bb).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Padre Ezio \u00e8 stato il suo infermiere, la persona che pi\u00f9 da vicino pu\u00f2 raccontare di che lagrime grondi e di che sangue la santit\u00e0 eroica \u2014 per dirla con Apollonio \u2014 di don Clemente. E\u2019 un volumetto che ciascuno dovrebbe tenere sul comodino, personale pietra d&#8217;inciampo e goccia di conforto &#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prefazione \u00e8 di Enzo Fabiani, che narra del suo incontro con Rebora. Riportiamo della sua prefazione l&#8217;ultima parte, con il commosso omaggio di Fabiani al maestro lombardo. \u00abColui che qui parla e del quale si parla, \u00e8 un uomo di oltre 70 anni umilialo dalla malattia: \u00e8 insieme un sacerdote che molti stimano un santo; ed \u00e8 un uomo e un sacerdote che da tanti anni ormai ha lasciato, chiamato da Dio con violenza, la poesia: alla quale aveva donato due dei libri pi\u00f9 importanti di questo secolo: Frammenti lirici e Canti anonimi&#8230;<\/p>\n<div id=\"attachment_35270\" style=\"width: 137px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-35270\" class=\"wp-image-35270\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Rebora_sacerdote_2.jpg\" alt=\"Rebora_sacerdote_2\" width=\"137\" height=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-35270\" class=\"wp-caption-text\">Rebora nel 1955, di ritorno da Lourdes<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora qui, a causa della sofferenza, non \u00e8 pi\u00f9 lui, o meglio Io \u00e8 soltanto a tratti. Lo sentiamo gemere immolandosi, dubitare di s\u00e9, della propria salvezza eterna. Lo vediamo umiliato dalle necessit\u00e0 fisiche, dalla stanchezza, dal disorientamento, a volte vaneggia. \u00c8 diventato, Clemente Maria Rebora, una specie di &#8220;uomo dei dolori&#8221;, un &#8220;lebbroso&#8221; come il suo Divino Maestro. Anch&#8217;egli sta salendo il Calvario. Eppure egli \u00e8 e resta, nonostante tutto, uomo sensibile e gentile (anche se, a volte, scatta e si ribella); \u00e8 e resta il credente che spasima d&#8217;amore per Dio e la Madonna; \u00e8 e resta il poeta che trasalisce \u2014 squisitamente lombardo \u2014 accorgendosi che fuori dalla finestra un pioppo \u00e8 verde nel vento e per l&#8217;aria limpida &#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un documento straordinario, acceso, straziante e a volte allucinante; ma specialmente documento che scrive, e conferma, a lettere maiuscole come la forza della fede possa trionfare su tutto. Altro io non sono capace di dire: ma vorrei tanto pregare chi \u00e8 preparato e autorevole a non perdere questa occasione per far meglio conoscere quest&#8217;uomo dolce e tragico; questo sacerdote ardito e ardente; questo poeta unico: che nella sua agonia non geme pi\u00f9 con le nostre parole, ma con la voce profonda e ferma dei profeti; che chiama Dio, ormai, con la voce solamente umana dei martiri, cio\u00e8 dei veri e non letterari testimoni\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Omaggio a Clemente Maria Rebora che \u00e8 anche il nostro, di quelli cio\u00e8 che han tentato d&#8217;imparare dalle sue vicende d&#8217;uomo e di poeta non solo e non tanto a por mano a scherzi letterari, ma che su di s\u00e9, attraverso lui, hanno provato a compiere un altro passo in avanti verso la casa del Padre.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"746\">\n<table style=\"height: 616px;\" width=\"492\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Scelta antologica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Una scelta antologica si presta sempre e inevitabilmente all&#8217;arbitrio del compilatore e, nella migliore delle ipotesi, \u00e8 una scelta di compromesso, che, nel voler dare un&#8217;idea generale dell&#8217;autore considerato, risulta non di rado generica. Ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 vero nel caso di Clemente R\u00e8bora, un poeta che \u2014 soprattutto nella sua prima, e pi\u00f9 decisiva, produzione laica\u00bb \u2014 si sforza di rappresentare liricamente le diverse forme di attuazione del divenire storico: frammenti lirici, dunque, proprio perch\u00e9 esprimono frammenti di realt\u00e0, \u00abschegge\u00bb che non vivono di vita propria ma dipendono l&#8217;una dall&#8217;altra, concorrendo a determinare una visione d&#8217;insieme dei farsi dell&#8217; Assoluto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La possibilit\u00e0 di conoscere e comprendere i vari momenti di questo meccanismo storicistico \u00e8 per\u00f2 affidata unicamente alla bont\u00e0 (si veda il primo frammento pubblicato) in quanto la ragione, come dir\u00e0 altrove il poeta, \u00e8 incapace di cogliere il ritmo cieco e ignavo della storia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Con queste premesse risulta davvero imbarazzante il compito dell&#8217;antologista, costretto a spiccare dall&#8217;assunto ferreamente unitario quelle liriche che possono aspirare almeno a uno status di autonomia limitata. E&#8217; il caso di alcuni frammenti che, meglio di altri, esprimono le dissonanze tra reale e ideale, cielo e terra, uomo e tempo, prodotte dai disordinato fluire della storia (mentre Dio se ne sta ancora a guardare). Ed \u00e8 pure il caso di quelle poesie che celebrano, nel paesaggio dell&#8217;infanzia, un paradiso di armonia ormai perduta.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Vi \u00e8 poi la famosa lirica dell&#8217;attesa, ben consona allo speciale esistenzialismo ante litteram del primo R\u00e8bora e significativamente posto in chiusura dei Canti anonimi, la seconda e ultima raccolta del R\u00e8bora pubblic\u00f2 e \u00ablaico\u00bb. \u00abDall&#8217; imagine tesa\u00bb, la lirica che apre la raccolta \u00e8 \u00abL&#8217;egual vita diversa urge intorno\u00bb. Non \u00e8 peregrino ricordare quella che fu l&#8217;occasione di quest&#8217; ultima lirica: il poeta attendeva pur<\/em> senza speranza una ragazza, certo involontaria Beatrice, se \u00e8 vero che il vuoto esige sempre d&#8217;essere colmato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nostro omaggio a uno dei poeti pi\u00f9 originali \u2014 nel pensiero ma soprattutto nello stile \u2014 che questo secolo abbia espresso, si conclude con una scelta della pi\u00f9 recente produzione religiosa. Ci si propone qui di riprodurre i momenti ove maggiore sia il dinamismo espressivo: ne deriva da un lato la conferma di una certa continuit\u00e0 fra primo e secondo R\u00e8bora, dall&#8217;altro l&#8217;assunto che anche i buoni sentimenti, se esaltati dallo stile, fanno poesia, grande poesia.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Lucilio Giovanni Mussini<\/strong><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"746\">\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Ges\u00f9 il fedele<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(Il Natale)<\/p>\n<p>Ges\u00f9, il Fedele, il Verace, \u00e8 il Giudice<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">che prese a esprimere visibile<\/p>\n<p>nel giorno del Santo Natale<\/p>\n<p>l&#8217;inesprimibile misericordia del Padre:<\/p>\n<p>prese a raggiar malvisto nel volto sublime<\/p>\n<p>la bellezza divina e materna compiendo:<\/p>\n<p>e nuovo incanto di belt\u00e0 pervase<\/p>\n<p>con intimo fremito l&#8217;universo<\/p>\n<p>fra linee terrene presagio di Cielo<\/p>\n<p>per educarci lass\u00f9, al Paradiso;<\/p>\n<p>ma prima ancora la Bont\u00e0 rifulse,<\/p>\n<p>accese d&#8217;esser buono i! gran tormento,<\/p>\n<p>accese d&#8217;esser buono un vasto incendio<\/p>\n<p>che a somiglianza divina<\/p>\n<p>cresce e arde per ogni cuore<\/p>\n<p>in carit\u00e0 di Dio trasfigurato:<\/p>\n<p>cura d&#8217;una vita monda,<\/p>\n<p>sete d&#8217;innocenza,<\/p>\n<p>anelito di vergine scienza,<\/p>\n<p>e devota attenzione presso il Bimbo,<\/p>\n<p>attenzione devota al Fanciullo<\/p>\n<p>fatto emblema d&#8217;ogni cosa pura,<\/p>\n<p>sciolto problema d&#8217;ogni vita piena:<\/p>\n<p>e infine salvifico effetto<\/p>\n<p>sopra l&#8217;intero creato<\/p>\n<p>a salvare gi\u00e0 qui tutto l&#8217;uomo,<\/p>\n<p>ci\u00f2 che \u00e8 nato nel mondo perituro<\/p>\n<p>e portarlo sicuro al giudizio;<\/p>\n<p>Ges\u00f9 il Fedele,<\/p>\n<p>il solo punto fermo nel moto dei tempi,<br \/>\nin sterminata serie di eventi:<\/p>\n<p>il solo Santo che non manca mai,<\/p>\n<p>che trascende dove ci comprende<\/p>\n<p>e si fa dono in cima ai nostri guai<\/p>\n<p>e pareggia la grazia col perdono:<\/p>\n<p>vero Dio trasumanante<\/p>\n<p>e a Deit\u00e0 aperto vero Uomo:<\/p>\n<p>Egli, il Fedele per sempre,<\/p>\n<p>Maestro vivente di Fede,<\/p>\n<p>egli che viene a Natale in peccato<\/p>\n<p>per meritarci in maest\u00e0 di gloria,<\/p>\n<p>continuo avvento al termine segnato:<\/p>\n<p>se non invano passiamo il breve tempo<\/p>\n<p>come luce del Figlio Incarnato,<\/p>\n<p>come frutti di dolce consiglio,<\/p>\n<p>impegno amoroso di vita,<\/p>\n<p>di vita de! singolo unanime nel segno,<\/p>\n<p>vita raggiunta infinita,<\/p>\n<p>in beata circolazione<\/p>\n<p>dove l&#8217;impeto la porta<\/p>\n<p>che ineffabilmente ovunque va non ritorna,<\/p>\n<p>ma in des\u00eco del Padre universalmente procede,<\/p>\n<p>nel fulgore de! Fuoco<\/p>\n<p>tutti insieme gloriando<\/p>\n<p>quali figli di Dio,<\/p>\n<p>alleluiando al Padre,<\/p>\n<p>al Figlio e allo Spinto Santo<\/p>\n<p>che universalmente procede,<\/p>\n<p>tutti insieme in gioco giocondo testando<\/p>\n<p>quali in gaudio rapiti figli di Dio<\/p>\n<p>nell&#8217;impeto che procede<\/p>\n<p>su per la multanime fiamma<\/p>\n<p>di fratelli nella Mamma Celeste,<\/p>\n<p>i Fratelli di Ges\u00f9 il Fedele.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Stresa, il S. S. Nome di Maria, <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>1956. Per il S. Natale del 1956. Dal letto della sua infermit\u00e0<\/em><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>LA SUA OPERA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>\u00abLe parole mi servono per comunicare a chi sa e attende e conosce e traduce in termini di vita le comunicazioni\u00bb<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha scritto nel 1960 Mario Apollonio: \u00abIl primo quesito che mi sono posto \u00e8: ma non \u00e8 tutta poesia religiosa la poesia di Clemente Rebora? Conosco anche le responsabilit\u00e0 di questa parola. Non vorrei che, cercando le tracce o le direzioni o le situazioni d&#8217;intuizioni, in una fondamentale religiosit\u00e0 di tutta la parabola della poetica di Clemente Rebora, si dimenticasse quello che egli ha pure asserito con tanta magnanima evidenza o \u2014 se volessimo dichiarare la sua persona e la sua opera nella prospettiva dogmatica \u2014 con santit\u00e0 eroica. Per un uomo che ha fatto di s\u00e9 strumento di redenzione e che solo perch\u00e9 aveva acquistato questa sostanza primaria di vita \u2014 la santit\u00e0 eroica \u2014- ha potuto illuminare cos\u00ec drammaticamente anche in parole la vita religiosa, far tutt&#8217;uno dei due momenti sarebbe non solo pericoloso e contraddittorio, ma anche un andar contro le indicazioni che egli stesso ci d\u00e0. Noi, procedendo a queste ricognizioni d\u00ec grande poesia e illuminandola, a nostra volta, con la presenza della testimonianza eroica, dobbiamo accompagnare e dobbiamo cercare nel profondo: guardare alla meta, ma guardare anche al punto di partenza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si tratta dunque di \u00abfar tutt&#8217;uno\u00bb, ma di condividere integralmente un&#8217;esperienza di umanit\u00e0 e di poesia, in una parabola che ci si presenta come fondamentalmente religiosa, come fondamentalmente tesa cio\u00e8 all&#8217;Assoluto, al Giusto, al Vero e al Bello. \u00c8 questa tensione morale infatti che costituisce il tessuto connettivo di una poesia che parte dalla constatazione dell&#8217;umana debolezza per giungere alla pace della contemplazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno sguardo unificante dell&#8217;opera reboriana non significa perci\u00f2 ottusit\u00e0 o pregiudizio di fronte alle controindicazioni eventualmente fornite dal testo, ma si pone come rilettura di una memoria e di un desiderio \u00abintuizione ed illuminazione sulla via del cattolicesimo \u2014 come suggerisce Apollonio \u2014 di una poesia che dilatandosi verso i confini del mondo procede verso infiniti spazi della vita dello spirito\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rileggiamo gli ultimi versi dei Frammenti lirici: <em>Il mio verso \u00e8 un istrumento \/ che vibr\u00f2 tropp&#8217;alto o basso \/ nel fermare la prima corda: \/ ed altre aspettano ancora. \/ Il mio canto \u00e8 un sentimento I che dal giorno affaticato \/ le ore notturne stanc\u00f2: \/ e domandava la vita. \/ Tu, lettor, nel breve suono \/ che fa chicco dell&#8217;immenso \/ odi il senso del tuo mondo: \/ e consentir ti giovi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un canto che domandava la vita, ne accoglieva le contraddizioni, gli affanni, le brevi gioie, la <em>prodigiosa sorte<\/em> e il <em>privilegio tremendo<\/em>. Nella poesia l&#8217;uomo pu\u00f2 rinnovare la lotta fra cielo e terra: <em>Bello incrociar la vita \/ nella maglia del tutto,<\/em> ma ne esce sconfitto, incapace di dare quella risposta ultima ed esauriente al proprio destino, come si legge in questi altri versi, dall&#8217;amaro sapore malinconicamente leopardiano: <em>Anima hai gioia: perch\u00e9? \/ A qual fonte bevesti, \/ a quale sole splendesti, \/ se d&#8217;intorno per noia \/ ogni forma \u00e8 ritrosa \/ e sta la nebbia e appanna \/ l&#8217;ostinata citt\u00e0 irosa, \/ e tutto ha un muro livido di fronte?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la sua \u00e8 una sconfitta non definitiva, un morire che assapora il gusto del rinascere e gi\u00e0 ne intravvede la sagoma, i contorni, la verde fertile terra di quell&#8217;universo promesso, <em>pi\u00f9 saldo del trasmutabile giorno, \/questa lusinga pi\u00f9 vera \/ della tua isola, Circe; \/ al nostr&#8217;occhio di lince \/ anche la notte \u00e8 vasta \/ per aguzzar lontano, \/ al nostro polmon sano \/ anche poc&#8217;aria basta \/ per respirar profondo, \/ se turbini con Dio \/ la volont\u00e0 nutrita \/ di ricrear nel mondo \/ quest&#8217;angoscia gioita, \/ quest&#8217;impeto fecondo, \/ questo veggente oblio: \/ questa vita che \u00e8 vita.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa vita che \u00e8 vita rappresenta la prima tappa fondamentale del suo itinerario di uomo e di poeta, la cui genesi vive ancora in una domanda: <em>L&#8217;egual vita diversa urge intorno: \/ cerco e non trovo e m&#8217;avvio \/ nell&#8217;incessante suo moto: \/ a secondarlo par uso o ventura, \/ ma dentro fa paura. \/ Perde chi sente, \/ l&#8217;irrevocabil presente. E ancora: &#8230; l&#8217;indistinto \/ mister si fa passione \/ dove circola il mondo \/ Tu fosti e sei il desiderio mio.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Domanda, desiderio, anelito che sgorgano dal profondo dell&#8217;anima e del sentimento, ma smarriscono il proprio oggetto \u2014 l&#8217;oggetto della propria contemplazione \u2014 perch\u00e9 ancora fragili e paurosi di fronte all&#8217;immensit\u00e0 della vita che il cuore rie\u00adsce a percepire solo <em>immane e indifferente.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto la domanda si trasforma in denuncia, bestemmia e pianto di un tempo che non si pu\u00f2 possedere, ma da cui non si ha ancora il coraggio di essere posseduti: <em>Per l&#8217;acre fluir dei minuti I che vita distrugge e ricrea, \/ mentre \u00e8 violenza di strade \/ e divisa vicenda di case, \/ nel fiato e nel sangue un&#8217;idea \/ mi strozza senza grida I consuma senza fiamma. \/ Romba, splende, s&#8217;inspira il contrasto \/ dell&#8217;uomo, del mondo, di Dio. \/ Dalla mia carne si veste e si cela \/ palpata da un sogno di incubi, \/ agita nervi per trine e fibrille \/ di vene per chioma, \/ sbarra nel viso pupille \/ rosse d&#8217;un cuore spezzato; \/ ma tutto la solita mano \/ mi porge dov&#8217;io rimango.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta non pu\u00f2 venire dallo sforzo morale, dall&#8217;impegno civile, dalla politica o dal <em>sozial,<\/em> dalla stessa ispirazione poetica o dall&#8217;ideologia della ragione (<em>cagna che ha piscio per ogni cantone!<\/em>) perch\u00e9 n\u00e9 gli uni n\u00e9 l&#8217;altre \u2014 e in un primo tempo \u00e8 proprio dall&#8217;ideologia che vien cercata salvezza contro <em>la citt\u00e0 vorace \/ che nella fogna ancor tutti affratella<\/em> \u2014 possono qualcosa contro l&#8217;onnipotente tempo della morte, e vivono nella coscienza come <em>mosche d&#8217;inverno, intanto cadon morte!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa sensibilit\u00e0 religiosa Rebora si ritrova peraltro assieme ad alcuni protagonisti della cultura del suo tempo. Il giovane Rebora appartiene infatti a quel gruppo di scrittori che radunati attorno all&#8217;esperienza vociana, sono dominati dalla preoccupazione morale, e in cui pi\u00f9 chiaro sedimenta il sentimento della crisi spirituale da cui sta uscendo sconfitta la societ\u00e0 moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver conosciuto Prezzolini, entra in contatto con Jahier, Slataper, Boine, Michelstaedter, uomini che vivono il disagio di una condizione oppressiva, espressa dalla societ\u00e0 borghese e mercantile, cinica e filistea degli anni a cavallo dei due secoli, e che cercano il modo di uscirne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, la protesta che essi esprimono \u00e8 ancora confusa; in alcuni (Jahier, Sbarbaro) con pi\u00f9 vivo accento moralistico, in altri (Boine, Slataper) con una disperazione spirituale forse pi\u00f9 accentuata, che probabilmente risulta pi\u00f9 lucida come documentazione piuttosto che come proposizione positiva. Certamente Rebora ne condivide le passioni e le speranze, le angosce e la disperazione. Ma se pure indiscutibile appare questa poetica del grido, della voce; se pure \u00e8 indubitabile lo svilimento delle strutture che conduce alla sconsacrazione della letteratura; se pure la moda letteraria conduce al frammento, nonostante tutto ci\u00f2 che costituisce l&#8217;officiatura, l&#8217;\u00abiniziazione\u00bb poetica del giovane Rebora, nel poeta lombardo muta l&#8217;orizzonte, si fa vivo il sentimento del rischio di tale condizione di vita e, accanto al desiderio sempre insoddisfatto della conquista dello spirituale nascosto nella realt\u00e0, ingigantisce l&#8217;ombra di una responsabilit\u00e0, di un impegno, di un&#8217;Altra presenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, mentre Boine scrive: \u00abCome i galeotti rasati striscio sgomento pei muri e a tutti gli spigoli urto\u00bb e Slataper si consuma nelle proprie contraddizioni scrivendo il suo libro pi\u00f9 famoso (<em>Il mio Carso<\/em>), Rebora compone il suo frammento forse pi\u00f9 bello, che cos\u00ec conclude: <em>Oh per l&#8217;umano divenir possente \/ certezza ineluttabile del vero, \/ ordisci, ordisci dei tuoi fili il panno \/ che saldamente nel tessuto \u00e8 storia \/ e nel disegno eternamente \u00e8 Dio: \/ ma cos\u00ec, cieco e ignavo \/ tra morte e morte il ritmo fuggente, \/ anch&#8217;io t&#8217;avr\u00f2 fatto; anch&#8217;io.<\/em><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"746\">\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La mia vita, il mio canto<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;egual vita diversa urge intorno;<\/p>\n<p>cerco e non trovo e m&#8217;avvio<\/p>\n<p>nell&#8217;incessante suo moto:<\/p>\n<p>a secondarlo par uso o ventura,<\/p>\n<p>ma dentro fa paura.<\/p>\n<p>Perde, chi scruta,<\/p>\n<p>l&#8217;irrevocabil presente;<\/p>\n<p>n\u00e9 i melliflui abbandoni<\/p>\n<p>n\u00e9 l&#8217;oblioso incanto<\/p>\n<p>dell&#8217;ora il ferreo b\u00e0ttito concede.<\/p>\n<p>E quando per cingerti io balzo<\/p>\n<p>\u2014 sirena del tempo \u2014<\/p>\n<p>un morso appena e una ciocca ho di te:<\/p>\n<p>o non ghermita fuggi, e senza grido<\/p>\n<p>nel pensiero ti uccido<\/p>\n<p>e nell&#8217;atto mi annego.<\/p>\n<p>Se a me fusto \u00e8 l&#8217;eterno,<\/p>\n<p>fronda la storia e patria il fiore,<\/p>\n<p>pur vorrei maturar da radice<\/p>\n<p>la mia linfa nel vivido tutto<\/p>\n<p>e con alterno vigore felice<\/p>\n<p>suggere il sole e prodigar il frutto;<\/p>\n<p>vorrei palesasse il mio cuore<\/p>\n<p>nel suo ritmo l&#8217;umano destino,<\/p>\n<p>e che voi diveniste \u2014 veggente<\/p>\n<p>passione del mondo,<\/p>\n<p>bella gagliarda bont\u00e0 \u2014<\/p>\n<p>l&#8217;aria di chi respira<\/p>\n<p>mentre rinchiuso in sua fatica va.<\/p>\n<p>Qui nasce, qui muore il mio canto:<\/p>\n<p>e parr\u00e0 forse vano<\/p>\n<p>accordo solitario;<\/p>\n<p>ma tu che ascolti, r\u00e8calo<\/p>\n<p>al tuo bene e al tuo male;<\/p>\n<p>e non ti sar\u00e0 oscuro.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Frammenti lirici<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-35271 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Rebora_Frammenti.jpg\" alt=\"Rebora_Frammenti\" width=\"145\" height=\"200\" \/>Se da questi tentativi emerge un&#8217;officiatura che nel frammento vuole demolire l&#8217;impalcatura di un&#8217;accademia ansimante, ormai in agonia senza pi\u00f9 partecipazione n\u00e9 civile n\u00e9 morale, pare evidente l&#8217;estrema diversit\u00e0 dell&#8217;azione e del messaggio reboriano da quello dei contemporanei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il verso come momento sentimentale e la prosa come momento razionale della scrittura erano i canoni della vecchia letteratura, storicistica e car\u00adducciana, incapace di offrire nuovi strumenti a questo modo d&#8217;intendere e di vivere la letteratura che stava lievitando in una civilt\u00e0 pervasa da idealit\u00e0 e direzioni del tutto inedite. Si viene instaurando un rapporto critico nei confronti delle istituzioni, una cocente insoddisfazione nei confronti dei detentori dei canoni della retorica, che i nuovi autori rifiutano in nome di un&#8217;asserita dignit\u00e0 umana e intellettuale. La risposta all&#8217;accademia \u00e8 la provocazione: il frammento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, capovolgendo in polemica la constatazione, si accus\u00f2 la nuova poesia di frammentismo, ci\u00f2 che appunto era il suo vanto. Probabilmente pi\u00f9 che dispetto o provocazione il frammento nasce dall&#8217;esigenza \u2014 autentica fuori da ogni volont\u00e0 polemica \u2014 di una comunicazione vibrante, secca, concentrata, estremamente espressiva e soprattutto simbolica di quell&#8217;esigenza di novit\u00e0 spirituale che definiva il rapporto che questi nuovi autori desideravano vivere con il mondo circostante. Il breve brano di poesia si \u00e8 liberato dall&#8217;impaccio della rima e dai problemi della metrica, e la prosa tende a diventare momento d&#8217;officiatura poetica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;elemento comune va cercato nella direzione di un linguaggio interiore, personale, a tratti spiritualistico, che ricostruisca l&#8217;idea della poesia come impegno e responsabilit\u00e0 etica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questa reazione all&#8217;accademia e al positivismo non si declina in un reale coinvolgimento civile e sociale: si va esaurendo nel momento stesso in cui viene pronunciato. Una reazione che diventa sovente restaurazione: non quella del fascismo \u2014 come giustamente sottolinea Barberi Squarotti \u2014 ma pur sempre qualcosa di staccato dalla realt\u00e0, la societ\u00e0 del dantesco castello del limbo, fuori del tempo: l&#8217;impegno spiritualistico e religioso non \u00e8 un reattivo \u2014 conclude Barbieri Squarotti \u2014 per cogliere le contraddizioni storiche, \u00e8 un mezzo per allontanarsene, invece in buona coscienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora questa fuga non vede mai Rebora protagonista. Mai la sua poesia si affaccia alle soglie del \u00abcastello del limbo\u00bb. Mai il poeta lombardo cerca di fuggire, anche se \u00abin buona coscienza\u00bb, dalle situazioni o dalle contraddizioni che va denunziando. E questo impegno pu\u00f2 essere affermato proprio nel momento in cui si svela la natura non ideologica del suo messaggio: o, per meglio dire, che il contenuto della sua poesia non sta nell&#8217;affermazione di un&#8217;ideologia \u2014 foss&#8217;anche spiritualistica o di natura religiosa \u2014 di cui ha scoperto l&#8217;inganno e il limite proclamato nel tempo della morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La grandezza e dunque anche la diversit\u00e0 di Rebora rispetto ai suoi contemporanei vive dunque nella profondit\u00e0 di quella domanda che costantemente si percepisce nei <em>Frammenti:<\/em> in questo anche l&#8217;indubbia esperienza religiosa che d\u00e0 cuore e vita al suo messaggio poetico. Quella di Rebora \u00e8 una costante tensione morale verso l&#8217;Assoluto, il desiderio di incontrare il Significato, qualunque sia l&#8217;esito o la risposta definitiva a tale tensione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Rebora dei <em>Frammenti<\/em> le risposte che cerca di offrire alla propria coscienza inquietata e incalzata da quest&#8217;urgenza di credere, cadono a una a una sotto i colpi di un&#8217;anima che cerca la propria origine, il proprio \u00abperch\u00e9\u00bb, e rimane la domanda, nel proprio lacerante e profondo dolore: <em>Il mio canto \u00e8 un sentimento \/ e domandava la vita.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E da qui che il suo messaggio si fa incessantemente provocatorio rifiutando a priori l&#8217;astrattezza intellettualistica. Vive totalmente immerso nel suo mondo, nel suo tempo, nelle contraddizioni, nelle ingiustizie, nelle gioie e nei dolori della vita quotidiana: ed \u00e8 proprio in quest&#8217;esperienza quotidiana che va modellandosi il suo destino d&#8217;uomo e di poeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In queste esperienze di tutti i giorni, come testimoniano i <em>Frammenti,<\/em> trova le amicizie, i modelli, uno stile. E&#8217; frammentista con i frammentisti, \u00e8 poeta tra i poeti: eppure, se coglie in coloro che lo circondano il desiderio di una sincera ispirazione, originalmente propone la propria diversit\u00e0, una sincerit\u00e0 cio\u00e8 \u00abpi\u00f9 sincera\u00bb, perch\u00e9 capace di scavare nel fondo della coscienza a proclamare l&#8217;inanit\u00e0 dello sforzo, la disillusione, feroce, dell&#8217;ideologia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 da questa esigenza interiore che nasce il bisogno espressivo di una poesia attaccata al reale, che anzi fa della concretezza che rifugge da ogni astrazione il proprio canone stilistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poesia religiosa quella dei <em>Frammenti lirici<\/em>, riproponendo il quesito posto da Apollonio? Sicuramente una poesia tesa all&#8217;Ideale che solo pu\u00f2 inverare l&#8217;ispirazione.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"746\">\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Musica<\/strong><\/p>\n<p>O musica, soave conoscenza,<\/p>\n<p>tanto innaturi l&#8217;anima fin ch&#8217;ella<\/p>\n<p>delle imagini vere la pi\u00f9 bella<\/p>\n<p>in sua voce ritrova e in sua movenza;<\/p>\n<p>e come a noi perman l&#8217;intelligenza<\/p>\n<p>se vada in labil suono di favella,<\/p>\n<p>armoniosa in te non si cancella<\/p>\n<p>l&#8217;eterna verit\u00e0 mentre \u00e8 parvenza.<\/p>\n<p>Virt\u00f9 ti crea che non par segreta,<\/p>\n<p>ma il ritmo snuda l&#8217;amor che discende<\/p>\n<p>dall&#8217;universo a rivelar la meta:<\/p>\n<p>amor che nel cammino nostro accende<\/p>\n<p>l&#8217;inconsapevol brama triste o lieta,<\/p>\n<p>e in te, raggiunto il tempo, lo trascende.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Curriculum vitae<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-35273\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Rebore_curriculum.jpg\" alt=\"Rebore_curriculum\" width=\"152\" height=\"200\" \/>Ma quando nel 1955 Rebora fa uscire il <em>Curriculum Vitae<\/em> dov&#8217;\u00e8 approdata la sua ricerca? Tutto, si badi, dipende dalla risposta a questa domanda. Lasciarla inevasa equivale a tradire tutta la sua esperienza umana e poetica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E non solo perch\u00e9 a una comparata analisi del linguaggio usato da Rebora nei<em> Frammenti<\/em> e nel <em>Curriculum<\/em> si sveleranno sorprendenti analogie, tali da radicare la certezza che nel poeta lombardo non s&#8217;\u00e8 smarrita l&#8217;intima struttura linguistica. Come sottolinea l&#8217;amico e profondo studioso del poeta, Gianni Mussini, \u00abLo stile non \u00e8 determinato da una necessit\u00e0 estetica, ma diventa una conquista morale. Per colmare il divario tra i diversi piani della realt\u00e0, occorrer\u00e0 dunque far violenza alla lingua, piegarla ad immagini ardite per descrivere l&#8217;indescrivibile: l&#8217;urto tra spirito e materia. Nasce di qui l&#8217;affascinante ruvidit\u00e0 dello stile reboriano, determinata da un linguaggio &#8220;di movimento&#8221;, con una preponderanza di soluzioni verbali, una sintassi rapida e continue vicinanze lessicali strane, aventi la funzione di unificare idea e realt\u00e0, astratto e concreto\u00bb. Da questo punto di vista \u00e8 decisiva la lettura di un saggio di Ferdinando Bandini (<em>Ricerche sulla lingua poetica contemporanea<\/em>) che squaderna quella che con lucida intuizione \u00e8 definita \u00abla grammatica reboriana\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E non debbono essere dimenticati gli \u00abindizi\u00bb danteschi presenti sia nei <em>Frammenti<\/em> che nel <em>Curriculum.<\/em> Altro studio questo che, se portato a compimento, potrebbe forse giungere a una memoria dantesca addirittura interpretativa rispetto al testo reboriano, in grado cio\u00e8 di orientarne l&#8217;intima motivazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da queste sorprendenti analogie si pu\u00f2 dunque desumere il fatto che quando Rebora dopo circa trent&#8217;anni di silenzio torn\u00f2 a scrivere, non pot\u00e8 rinunciare, almeno in assoluto alla sua capacit\u00e0 e volont\u00e0 espressiva. Perch\u00e9 \u00abin assoluto\u00bb? Pei ch\u00e9 a qualcosa Rebora rinunci\u00f2: alla \u00absua\u00bb parola, come se questa fosse inadeguata a esprimere la novit\u00e0 della sua vita convertita. Don Clemente cio\u00e8 rimane fedele allo scheletro, alla struttura intima del proprio linguaggio \u2014 quello gi\u00e0 presente nei <em>Frammenti<\/em> \u2014 intessuto di sofferenza individuale e di tormento dell&#8217;anima, ma lo piega e lo modella nelle forme \u00abeterne\u00bb della preghiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>Curriculum<\/em> \u00e8 approdato alla verit\u00e0 ultima, a quella verit\u00e0 che d\u00e0 forma e significato a tutto l&#8217;essere, a cui sola ci si pu\u00f2 affidare perch\u00e9 interamente esprima la sofferenza e il tormento nello stesso momento in cui alla sofferenza e al tormento viene offerto l&#8217;unico, vero lenimento: la fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una rilettura in questo senso del<em> Curriculum<\/em> offrir\u00e0 il senso di quest&#8217;itinerario. Il <em>Curriculum Vitae<\/em> prende spunto dalla memoria della propria vita non convertita, <em>l&#8217;ignorato Battesimo operando, <\/em>nella quale misteriosamente agisce la Grazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sola, raminga e povera \/ un&#8217;anima vagava<\/em>: \u00e8 gemito del peccatore che non riconosce Cristo come verit\u00e0 ultima di s\u00e9. Il mondo, dicotomico rispetto alla realt\u00e0 della Grazia, fornisce modelli da imitare, ideologie di cui diventar schiavo, idoli da adorare: <em>Immaginando m&#8217;esaltavo in fama \/ di musico e poeta e grande saggio: \/ e quale scoramento seguitava!; errore e verit\u00e0 stavano al gioco; e nella frode del piacer caduto \/ sussurrava la gente scaltrita: \/ Adesso conosci la vita; saggezza da ogni stirpe affastellavo \/ a eluder la sapienza: Non come fibre fuse in un sol tronco \/ i miei pensieri, ma fascio di rami \/ cui rotto il laccio ognuno a s\u00e9 ritorna.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La poesia \u00e8 idolo che si origina nel disperato desiderio della verit\u00e0: <em>Per\u00f2 non ogni canto \u00e8 buon respiro \/ n\u00e9 tutti i versi fanno poesia.<\/em> E alla poesia percepita come idolo corrisponde la natura, colta nel <em>mar convulso sotto il vento,<\/em> in una tempesta delle acque metafora di quella dello spirito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 il momento della solitudine, disperazione di un tempo che non racchiude in s\u00e9 l&#8217;eternit\u00e0 ma che fissa in spasimi drammatici la propria condizione di peccatore. \u00c8 il disordine interiore ed esteriore: \u00e8 la lacerazione tra terra e cielo che strazia l&#8217;anima vincolata dalle catene del proprio male, <em>spatriato quaggi\u00f9, Lass\u00f9 escluso.<\/em> Ma la forza per ricomporre tale lacerazione non pu\u00f2 essere trovata da chi giace in questa profonda prostrazione: occorre che altri ti cinga; per risvegliare quella Grazia che ha sempre continuato a palpitare nel fondo della coscienza, sopita nell&#8217;oblio del peccato, c&#8217;\u00e8 bisogno di un incontro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco infatti che sotto la montagna del penti\u00admento e dell&#8217;espiazione, <em>un vecchio, in dignit\u00e0 modesta \/ s&#8217;accompagnava all&#8217;andar stanco mio \/ &#8230; \/ con un pio \/ piglio mi offerse la certezza.<\/em> Certezza offerta che non \u00e8 meccanicamente certezza accettata. Comunque essa significa il risvegliarsi nella coscienza del desiderio della verit\u00e0 e della totalit\u00e0. Da qui, da questa scommessa su di s\u00e9, anche la realt\u00e0 esterna viene percepita in modo radicalmente rinnovato. La natura non \u00e8 pi\u00f9 nemica: <em>Tutto era irraggiamento al solleone: \/ cullato in barca stavo in mezzo al lago \/ svan\u00ec il creato e apparve il Creatore.<\/em>\u00a0I\u00a0colori coperti dalla caligine infernale si risvegliano: ora anch&#8217;essi esistono. La realt\u00e0 tutta viene ricomposta dal disordine al proprio ordine naturale, quello dato da Dio. <em>Il Signore prepara e poi d\u00e0 il via. \/ Nell&#8217;ora che la notte figlia il giorno.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questo non \u00e8 ancora esser pronti al grande incontro con la propria Origine: ancora qualcosa incatena la carne e l&#8217;anima, l&#8217;allodola non pu\u00f2 ancora incielarsi; un intrico di rami mi costrinse a farmi piccolino, perch\u00e9 non gli \u00e8 ancora possibile fisicamente sopportare la luce della salvezza negli occhi di Maria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia di quest&#8217;anima deve ancora valicare, nell&#8217;itinerario della salvezza, lo scoglio dell&#8217;obbedienza passata al crogiolo della preghiera. Ma finalmente \u00e8 libera dalla disperazione: la Certezza \u00e8 riconosciuta e accettata; la montagna \u00e8 ancora da scalare ma se ne intravvede la vetta. La strada pu\u00f2 essere persa, \u00e8 vero, <em>evanescente il suolo perdo traccia. \/ La caligine cupa ormai mi schiaccia: \/ sfuggo qua, l\u00e0: par d&#8217;ogni parte abisso<\/em> perch\u00e9 un velario copre gli occhi e perci\u00f2 <em>l&#8217;angoscia<\/em> riprende fino al pianto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A salvarlo \u00e8 il belato di un agnellino <em>la pecora pensando e l&#8217;agnellino \/ presagio sorse nella fantasia: \/ Ecce Agnus Dei (mi dissi?) e per Maria.<\/em> Agnellino di cui \u00e8 evidente il senso figurale; cio\u00e8 il rinvio non alla immagine, ma alla Presenza di Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il frutto di quest&#8217;ubbidienza \u00e8 il riconoscimento, nunc et semper, dell&#8217;origine della salvezza. <em>Il principio dell&#8217;eterno amore<\/em> \u00e8 finalmente accettato in una rinnovata consapevolezza, esito della trasfigurazione, della conversione avvenuta. Il gesto \u00e8 convertito: l&#8217;ubbidienza \u00e8 libert\u00e0. E se questo distrugge i suoi scritti, <em>Oh s\u00ec che quello fu un gran bel stracciare,<\/em> perch\u00e9 \u00e8 uno stracciare per la verit\u00e0 di Cristo e anche se nel momento della rinuncia si pu\u00f2 cogliere <em>mestizia forse,<\/em> ma non <em>tristezza.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cammino in salita \u00e8 terminato: la montagna dell&#8217;espiazione diventa <em>poggio aperto a ogni vista amena<\/em> e il primo frutto a essere colto \u00e8 la possibilit\u00e0 dell&#8217;innocenza, finalmente davanti a s\u00e9, negli occhi di una bambina <em>quasi a me segno del divin favore.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;innocenza, la contemplazione: il cuore si apre alla visione dell&#8217;eterno, e tutta la verit\u00e0 di s\u00e9 compare improvvisamente davanti agli occhi del viandante. <em>L&#8217;ossa slogate trovaron lor posto: \/ scopr\u00ec l&#8217;intelligenza il primo dono: \/ come luce per l&#8217;occhio oper\u00f2 il verbo, \/ quasi aria al respiro il Suo perdono: \/ Ges\u00f9 Amore in me fu gravidanza.<\/em><\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"746\">\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Certezza del vero<\/strong><\/p>\n<p>Sciorinati giorni dispersi,<\/p>\n<p>cenci all&#8217;aria insaziabile:<\/p>\n<p>prementi ore senza uscita,<\/p>\n<p>fanghiglia d&#8217;acqua sorgiva:<\/p>\n<p>torpor d&#8217;\u00e0ttimi lascivi<\/p>\n<p>fra lo spirito e il senso;<\/p>\n<p>forsennato voler che a libert\u00e0<\/p>\n<p>si lancia e ricade,<\/p>\n<p>inseguita locusta tra sterpi;<\/p>\n<p>e superbo disprezzo<\/p>\n<p>e fatica e rimorso e vano intendere:<\/p>\n<p>e rigir\u00eco sul luogo come cane,<\/p>\n<p>per invilire poi, fuggendo il lezzo,<\/p>\n<p>la verit\u00e0 lontano in pigro scorno;<\/p>\n<p>e ritorno, uguale ritorno<\/p>\n<p>dell&#8217;indifferente vita,<\/p>\n<p>mentr&#8217;echeggia la via<\/p>\n<p>consueti fragori e nelle corti<\/p>\n<p>s&#8217;amplian faccende in conosciute voci,<\/p>\n<p>e bello intorno il mondo, par dileggio<\/p>\n<p>all&#8217;inarrivabile gloria<\/p>\n<p>al piacer che non so,<\/p>\n<p>e immemore di me epico arm\u00e8ggio<\/p>\n<p>verso conquiste ch&#8217;io non grider\u00f2.<\/p>\n<p>\u2014 Oh per l&#8217;umano divenir possente<\/p>\n<p>certezza ineluttabile del vero,<\/p>\n<p>ordisci, ordisci de&#8217; tuoi fili il panno<\/p>\n<p>che saldamente nel tessuto \u00e8 storia<\/p>\n<p>e nel disegno eternamente \u00e8 Dio:<\/p>\n<p>ma cos\u00ec, cieco e ignavo,<\/p>\n<p>tra morte e morte vii ritmo fuggente, anch&#8217;io<\/p>\n<p>t&#8217;avr\u00f2 fatto; anch&#8217;io.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"746\">\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Il carro vuoto<\/strong><\/p>\n<p>O carro vuoto sul binario morto,<\/p>\n<p>ecco per te la merce rude d&#8217;urti<\/p>\n<p>e tonfi. Gravido ora pesi<\/p>\n<p>sui telai tesi;<\/p>\n<p>ma nei r\u00e0ntoli gonfi<\/p>\n<p>si crolla fumida e viene<\/p>\n<p>annusando con f\u00e0scino orribile<\/p>\n<p>la macchina ad aggiogarti.<\/p>\n<p>Via del suo spazio assorto<\/p>\n<p>all&#8217;aspro rullare d&#8217;acciaio<\/p>\n<p>al trabalzante stridere dei freni,<\/p>\n<p>incatenato nel gregge<\/p>\n<p>per l&#8217;immutabile legge<\/p>\n<p>del continuo aperto cammino:<\/p>\n<p>e trascinato tramandi<\/p>\n<p>e irrigidito rattieni<\/p>\n<p>le chiuse forze inespresse<\/p>\n<p>su ruote vicine e rotaie<\/p>\n<p>incongiungibili e oppresse,<\/p>\n<p>sotto il ciel che balz\u00e0no<\/p>\n<p>nel labirinto dei giorni<\/p>\n<p>nel bivio delle stagioni<\/p>\n<p>contro la noia sguinzaglia l&#8217;eterno,<\/p>\n<p>verso l&#8217;amore pertugia l&#8217;esteso,<\/p>\n<p>e non muore e vorrebbe, e non vive e vorrebbe,<\/p>\n<p>mentre la terra gli chiede il suo verbo<\/p>\n<p>e appassionata nel volere acerbo<\/p>\n<p>paga col sangue, sola, la sua fede.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>CONCLUSIONI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-35274\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Rebora.jpg\" alt=\"Rebora\" width=\"142\" height=\"200\" \/>Ha scritto Giovanni Getto in un articolo che analizza l&#8217;ultima parte della produzione reboriana: \u00abLa lettura del <em>Curriculum Vitae<\/em> rimanda alla prima e pi\u00f9 importante, per misura esterna e intima (di estensione e di profondit\u00e0) esperienza lirica, quella precedente la conversione, la quale pu\u00f2 essere datata al 1929. Non solo per il rapporto che, nell&#8217;ambito ben definito di una personalit\u00e0 ogni opera istituisce necessariamente con l&#8217;opera e le opere che precedono. Ma per pi\u00f9 stretti e precisi legami di contenuto e di forma, quei legami che un fatto decisivo come la &#8220;conversione&#8221; parrebbe invece aver spezzato, avviando su strade totalmente nuove la realt\u00e0 di questa poesia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Getto evidenzia poi un tratto che appare totalmente inedito nella poesia di Clemente Rebora: \u00abQuell&#8217;aperto linguaggio del dogma cattolico: &#8220;Dio, Trinit\u00e0, Cristo, Maria&#8221;, intuiti rispettivamente nella prospettiva della creazione e della provvidenza, del mistero e della grazia, della crocefissione dolorante e generosa, della maternit\u00e0 sollecitata per gli uomini tutti\u00bb. Un linguaggio, quello che Rebora usa in questa prospettiva di religiosit\u00e0 \u2014 di cattolicit\u00e0 \u2014 dogmatica, che non viene trasfigurato, ma in cui la parola tocca, non per emblemi ma direttamente il nuovo contenuto dogmatico e religioso, e che non si rinnova, ma rimane comune, \u00abecclesiastica\u00bb, appunto.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"746\">\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Dall\u2019imagine tesa<\/strong><\/p>\n<p>Dall&#8217;imagine tesa<\/p>\n<p>vigilo l&#8217;istante<\/p>\n<p>con imminenza di attesa \u2014<\/p>\n<p>e non aspetto nessuno:<\/p>\n<p>nell&#8217;ombra accesa<\/p>\n<p>spio il campanello<\/p>\n<p>che impercettibile spande<\/p>\n<p>un polline di suono \u2014<\/p>\n<p>e non aspetto nessuno:<\/p>\n<p>fra quattro mura<\/p>\n<p>stupefatte di spazio<\/p>\n<p>pi\u00f9 che un deserto<\/p>\n<p>non aspetto nessuno:<\/p>\n<p>ma deve venire,<\/p>\n<p>verr\u00e0, se resisto<\/p>\n<p>a sbocciare non visto,<\/p>\n<p>verr\u00e0 d&#8217;improvviso,<\/p>\n<p>quando meno l&#8217;avverto:<\/p>\n<p>verr\u00e0 quasi perdono<\/p>\n<p>di quanto fa morire,<\/p>\n<p>verr\u00e0 a farmi certo<\/p>\n<p>del suo e mio tesoro,<\/p>\n<p>verr\u00e0 come ristoro<\/p>\n<p>delle mie e sue pene,<\/p>\n<p>verr\u00e0, forse gi\u00e0 viene<\/p>\n<p>il suo bisbiglio.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un tono affabulatorio che non si semplifica tanto in quella che potrebbe apparire una ingenuit\u00e0 quasi giaculatoria (<em>o Immacolato Cuore di Maria \/ nel sangue di Ges\u00f9 con te io sia<\/em>) quanto si piega alle esigenze di una parola che vuole servire l&#8217;Assoluto; una parola che volutamente viene scarnificata perch\u00e9 solo cos\u00ec pu\u00f2 riuscire a esprimere quell&#8217;intuizione immediata dell&#8217;essere che \u00e8 la fondamentale caratteristica della poesia religiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un rapporto quello reboriano tra poesia e religione che, come annota Apollonio, \u00abvale in due momenti. Anzitutto poesia come premessa contemplativa dell&#8217;essere, per cui il poeta si affida alla sua ispirazione per capire il mondo: poi la dogmatica la soccorre e la rivela\u00bb. Il che equivale a parlare dell&#8217;esistenza che accetta di abbandonarsi al proprio Significato: \u00e8, infine, la storia della propria, personale conversione.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"746\">\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Notturno<\/strong><\/p>\n<p>Il sangue ferve per Ges\u00f9 che affuoca.<\/p>\n<p>Bruciamo! dico: e la parola \u00f2 vuota.<\/p>\n<p>Salvami tutto crocifisso (grido)<\/p>\n<p>Insanguinato di Tel Ma chiodo ai muro,<\/p>\n<p>in fisiche miserie io son confitto.<\/p>\n<p>La grazia di patir, morire oscuro,<\/p>\n<p>polverizzato nell&#8217;amor di Cristo:<\/p>\n<p>far da concim\u00f2 sotto la sua Vigna,<\/p>\n<p>pavimento sui qual si passa, e scorda,<\/p>\n<p>pedaliera premuta onde profonda<\/p>\n<p>sai le voce dall&#8217;organo nei tempio \u2014<\/p>\n<p>e risultare infine inutil servo:<\/p>\n<p>questo. Ges\u00f9, da me volesti; e vano<\/p>\n<p>promisi, se poi le anime allontano.<\/p>\n<p>Bello \u00e8 l&#8217;offrir, quale il fiorire al fiore;<\/p>\n<p>ma dal sognato vien diverso il fatto.<\/p>\n<p>Padre, Padre che ancor quaggi\u00f9 mi tieni,<\/p>\n<p>fa che in me l&#8217;Ecce non si perda o scemi!<\/p>\n<p>A non poter morire intanto muoio.<\/p>\n<p>Il sangue brucia: Ges\u00f9 mette fuoco;<\/p>\n<p>se non giunge all&#8217;ardor, solo \u00e8 bruciore.<\/p>\n<p>Maria invoco, che del Fuoco \u00e8 Fiamma;<\/p>\n<p>pietosa in volto, sembra dica ferma:<\/p>\n<p>\u2014 Penitenza, figliolo, penitenza:<\/p>\n<p>prega in preghiera che non veda effetto;<\/p>\n<p>offriti sempre, anche se invan l&#8217;offerta;<\/p>\n<p>e mentre &#8216;atti senza sorte certa,<\/p>\n<p>umiliato, e come maledetto.<\/p>\n<p>Dio in misericordia ti conferma. &#8216;<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da qui, come prosegue Apollonio \u00abuna specie di poesia estesa; \u00e8 l&#8217;acquisto di un mondo, mondo spaziale geografico, mondo storico, mondo spirituale. Poi, quando la dogmatica \u00e8 diventata un fatto accettato, quando la vita religiosa ha obbedito e si esprime secondo i canoni formali, quando il Credo \u00e8 una disciplina, direi quotidiana del vivere e del ripensare, allora questa religione di fronte alfe poesia, che \u00e8 estesa, si presenta come intento, intento d&#8217;anima naturalmente, intenzione nel significato etimologico. In Rebora questi momenti sono dichiarati con estrema franchezza: il primo \u00e8 poesia come vita, il secondo \u00e8 invece l&#8217;officiatura\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua stessa vita \u00e8 officiatura: \u00e8 sacerdote, e la sua \u00e8 parola \u00abparaliturgica\u00bb che si deve piegare, non deve soverchiare, la preghiera, \u00abforse nemmeno dichiararla, perch\u00e9 il momento della preghiera, la vita unitiva con Dio, basta a se stessa: \u00e8 un&#8217;officiatura, un&#8217;aggiunta alla liturgia che il poeta come un buon artigiano va compiendo. Lode a Dio naturalmente la parola\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E proprio quest&#8217;officiatura, questa parola stru\u00admento dell&#8217;incontro e del rapporto con l&#8217;Assoluto pu\u00f2 deludere, pu\u00f2 apparire insipida. Avverte Getto: \u00abSe a una considerazione puramente letteraria o, peggio, di poesia e non poesia la lettura dell&#8217;ultimo Rebora pu\u00f2 apparire insipida o lasciarci delusi, ad un esame animato da pi\u00f9 ricchi e vivaci umori essa si insapora di un gusto pungente, di un interesse avventuroso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gusto avventuroso della totale immersione nel mistero, della totale decisione per Dio. Decisione di diventar strumento che vibra per la Verit\u00e0, per la sola Verit\u00e0 che libera, cio\u00e8 capace di mantenere la sua promessa: una verde fertile terra su cui finalmente poter posare il capo.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"746\">\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Gira la tr\u00f2ttola viva<\/strong><\/p>\n<p>Gira la tr\u00f2ttola viva<\/p>\n<p>sotto la sferza, merc\u00e8 l\u00e0 sferza;<\/p>\n<p>lasciata a s\u00e9 giace priva,<\/p>\n<p>Stretta alla terra, odiando la t\u00e8rra;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>fin che giace guarda il suol\u00f2;<\/p>\n<p>ogni cosa \u00e8 ferma,<\/p>\n<p>e invidia il moto, insidia l&#8217;Ignoto;<\/p>\n<p>ma se poggia a un punto solo<\/p>\n<p>mentre va s&#8217;Impernia,<\/p>\n<p>e scorge intorno vede d&#8217;Intorno;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>il cerchio massimo \u00e8 in alto<\/p>\n<p>se erige il capo.se regge il corpo;<\/p>\n<p>nell&#8217;arie tersa \u00e8 In risalto<\/p>\n<p>se leva il corpo, se eleva il capo;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>gira \u2014 e il mondo variopinto<\/p>\n<p>fonde in sua bianchezza<\/p>\n<p>tutti i contorni, tutti i colori;<\/p>\n<p>gira, \u2014 e il mondo disunito<\/p>\n<p>fascia in sua purezza<\/p>\n<p>con tutti i cuori per tutti i giorni;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>vive la trottola e gira,<\/p>\n<p>l\u00e0 sferza Iddio, la sferza \u00e8 il tempo:<\/p>\n<p>cos\u00ec la trottola aspira<\/p>\n<p>dentro l&#8217;amore verso l&#8217;eterno.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA\u00a0 Opere di Clemente Rebora<\/strong><\/p>\n<p>PER UN LEOPARDI MAL NOTO (<em>estratto<\/em>). \u00abRivista d&#8217;Italia\u00bb, Roma, settembre 1910. Tip. dell&#8217;Unione Ed., Roma, 1910.<\/p>\n<p>G.D. ROMAGNOSI NEL PENSIERO DEL RISORGIMENTO, \u00abRivista d&#8217;Italia\u00bb, Roma, novembre 1911.<\/p>\n<p>FRAMMENTI LIRICI. Libreria della Voce. Firenze 1913.<\/p>\n<p>CANTI ANONIMI raccolti da Clemente Rebora. Il Convegno Editoriale, Milano 1922.<\/p>\n<p>LE POESIE (1913-1947) (<em>Frammenti Lirici. Poesie sparse. Canti anonimi. Poesie religiose<\/em>) raccolte ed edite a cura di Piero Rebora. Vallecchi, Firenze 1947.<\/p>\n<p>VIA CRUCIS (<em>Il gran grido<\/em>). Le quattordici stazioni modellate da Francesco Messina. All&#8217;Insegna del Pesce d&#8217;Oro, Scheiwiller, Milano 1955.<\/p>\n<p>CURRICULUM VITAE. Scheiwiller, Milano 1955. <em>Premio Cittadella 1956.<\/em><\/p>\n<p>CANTI DELL&#8217;INFERMIT\u00c0. Scheiwiller, Milano 1956.<\/p>\n<p>GES\u00d9 IL FEDELE (<em>Il Natale<\/em>). Scheiwiller, Milano 1956.<\/p>\n<p>CANTI DELL&#8217;INFERMIT\u00c0. Raccolti da Vanni Scheiwiller. Scheiwiller, Milano 1957.<\/p>\n<p>LE POESIE (1913-1957), All&#8217;insegna del pesce d&#8217;oro, Milano 1981 (a cura di Vanni Scheiwiller e con una nota di Giovanni Lucilio Mussini).<\/p>\n<p><strong>Saggi critici<\/strong><\/p>\n<p>MARIO APOLLONIO, <em>Quaderno reboriano 1960<\/em>, All&#8217;insegna del Pesce d&#8217;oro, Milano 1960.<\/p>\n<p>FERDINANDO BANDINI, <em>Ricerche sulla lingua poetica contemporanea,<\/em> Liliana editrice, Padova.<\/p>\n<p>GIANFRANCO CONTINI, <em>Esercizi di lettura,<\/em> Einaudi.<\/p>\n<p>GIOVANNI GETTO, <em>L&#8217;ultimo Rebora,<\/em> in \u00abAusonia\u00bb, luglio\/agosto 1956.<\/p>\n<p>RENATA LOLLO, <em>Mania dell&#8217;eterno,<\/em> in \u00abIl ragguaglio librario\u00bb, maggio 1968.<\/p>\n<p>MARGHERITA MARCHIONE, <em>L&#8217;imagine tesa. La vita e le opere di Clemente Rebora. Prefazione di G. Prezzolini,<\/em> Ed. di Storia e Letteratura, Roma 1960.<\/p>\n<p>PIER PAOLO PASOLINI, <em>Passione e ideologia<\/em>, Garzanti 1960.<\/p>\n<p>BARBERI SQUAROTTI, <em>Alcune indicazioni sullo stile di Clemente Rebora, <\/em>in \u00abLa fiera letteraria\u00bb, marzo 1958.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Strumenti culturali di Litterae Communionis n.3 luglio 1981 I GRANDI DELLA CULTURA MODERNA RIVISITATI CLEMENTE MARIA REBORA Il mio canto \u00e8 un sentimento e domandava la vita. Vive la trottola e gira, \/ la sferza Iddio, la sferza \u00e8 il tempo: cos\u00ec la trottola spira \/ dentro l\u2019amore verso l\u2019eterno testo di Giampiero Beltotto scelta &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/35266\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":35267,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[2468,1811],"class_list":["post-35266","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-personaggi","tag-clemente-rebora","tag-poesia","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Clemente Rebora - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/35266\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Clemente Rebora - 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