{"id":3521,"date":"2009-10-29T17:00:03","date_gmt":"2009-10-29T16:00:03","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-06-24T11:29:17","modified_gmt":"2016-06-24T09:29:17","slug":"scuola-il-niente-che-ci-portiamo-in-classe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/scuola-il-niente-che-ci-portiamo-in-classe\/","title":{"rendered":"Scuola: Il niente che ci portiamo in classe"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-35360\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/10\/disciplina_scuola.jpg\" alt=\"disciplina_scuola\" width=\"250\" height=\"187\" \/>Tempi<\/strong> 22 ottobre 2009<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abQuando la vita non ha senso come pu\u00f2 averne uno l\u2019insegnamento?\u00bb. Il filosofo francese Vergely smaschera una cultura che ha messo in cattedra la depressione esistenziale di docenti e alunni<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Bertrand Vergely<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">All\u2019inizio del XX secolo, Freud ha constatato i danni che poteva causare un\u2019educazione autoritaria. Secondo lui, il senso di colpa, origine dell\u2019odio di s\u00e9 e di numerose nevrosi, deriva da una disciplina religiosa troppo severa, troppo ascetica, o ancora da una morale laica fondata sul merito e troppo costrittiva.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per evitare simili traumi, si pass\u00f2 da un estremo all\u2019altro, inventando un nuovo modello di educazione fondato sull\u2019allievo, sui suoi tempi, sulla libera espressione, non repressa e senza riserbo, dei suoi desideri, sull\u2019assenza di disciplina e di autorit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non traumatizzare il bambino: questa fu la parola d\u2019ordine della nuova filosofia educativa, che fece furore specialmente al di l\u00e0 dell\u2019Atlantico. In un film intitolato <em>Passe ton bac d\u2019abord<\/em>, un professore di filosofia si d\u00e0 come obiettivo non quello di educare, ma di \u201cdiseducare\u201d i suoi allievi. Non desidera pi\u00f9 che imparino, ma che \u201cdisimparino\u201d, ritenendo che quelli che una prima educazione ha deformato debbano essere \u201crieducati\u201d. Si ritrova una simile visione delle cose in un film che ha conosciuto un immenso successo, <em>L\u2019attimo fuggente<\/em>, in cui un giovane professore cerca di praticare il contrario di un\u2019educazione autoritaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diseducare, disimparare, mettere l\u2019allievo al centro di ogni insegnamento gli consente di esprimersi a suo piacimento, di rifiutare l\u2019autorit\u00e0 e la disciplina. Questi nuovi modi di insegnare si sono imposti. Tuttavia, senza i risultati sperati. I loro promotori non pensavano di essere presi alla lettera. Non si \u00e8 passati dall\u2019autoritarismo all\u2019assenza di autoritarismo, ma ad un nuovo autoritarismo. L\u2019eroe di <em>L\u2019attimo fuggente<\/em>, il giovane professore, seguace dei nuovi metodi pedagogici, non \u00e8 liberale. Per liberare i suoi allievi, si mostra autoritario e vuole emanciparli con la forza. Alla fine, uno dei suoi studenti, preso tra due fuochi, si suicida.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non facciamoci ingannare. L\u2019assenza di disciplina e di autorit\u00e0 non risolve la questione della violenza e del desiderio di dominio, ma la sposta. Chi rifiuta qualsiasi autorit\u00e0 vive nell\u2019ossessione dell\u2019autorit\u00e0. Vede violenza dappertutto e colpevolizza in un altro modo, in nome della tolleranza. Peraltro, una strana concezione dell\u2019uomo accompagna questo approccio anti-autoritario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019essere umano si educa superando la propria animalit\u00e0 e non vegetando. L\u2019idea di elevare l\u2019uomo \u00e8 stata percepita come la fonte di regole repressive, di umiliazioni e di una vergogna legata al corpo. Si \u00e8, dunque, messo in opposizione l\u2019uomo all\u2019animale, il corpo all\u2019anima e l\u2019inconscio al conscio, auspicando la scomparsa del concetto di uomo, di anima e di coscienza. Cos\u00ec \u00e8 stato concepito il progetto di un\u2019educazione fondata essenzialmente sulla spontaneit\u00e0 del corpo e sull\u2019espressione dell\u2019inconscio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per comprendere la crisi dell\u2019educazione oggi, bisogna rendersi conto che la sua origine \u00e8 di natura morale. La cultura contemporanea \u00e8 contrassegnata dalla \u00abvittimizzazione\u00bb. Gran parte della societ\u00e0 attuale si crede vittima di una repressione, pensa che la vita sia cattiva e che le sofferenze sopportate derivino da un ideale di vita troppo elevato, troppo \u201celitista\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 in generale, la sua visione del mondo \u00e8 pessimistica. Volendo trattare l\u2019uomo come un uomo e non come un animale, e parlare alla sua coscienza e non ai suoi istinti, lo si offende, lo si umilia. Non bisogna sottovalutare il diffuso clima depressivo, che in parte spiega le nostre difficolt\u00e0 in materia di educazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per imparare, bisogna amare la vita. Senza amore per la vita, non si ha molto il desiderio di imparare. Tuttavia la vita non \u00e8 amata, come dimostra il clima di lamento che regna nella nostra societ\u00e0. Non si \u00e8 pi\u00f9 contenti di vivere. Quando un giornalista conclude un articolo scrivendo che \u00abDio ha fallito\u00bb, uno scrittore come Cioran riassume la condizione umana intitolando una delle sue opere <em>L\u2019inconveniente di essere nati<\/em>. Si potrebbe riderne, se ridesse anche l\u2019autore stesso, ma \u00e8 serio. Questa disperazione chiarisce la crisi dell\u2019insegnamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come insegnare, quando l\u2019immagine che si ha della vita \u00e8 quella del fallimento, dell\u2019odio, dell\u2019amarezza e del non-amore di s\u00e9? \u00c8 assolutamente impossibile. Il nostro essere interiore \u00e8 diviso. Si cerca di insegnare, pur essendo convinti che la vita non ha nulla da insegnarci. A cosa serve aggrapparsi con una mano al ramo dell\u2019insegnamento su cui si \u00e8 seduti, mentre lo si sta segando con l\u2019altra? Si parla molto dell\u2019insuccesso scolastico. La sua origine \u00e8 di natura morale. Ci si scontra con l\u2019insuccesso perch\u00e9 il senso di fallimento ci domina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Buona parte degli alunni non sa perch\u00e9 impara e molti insegnanti non sanno perch\u00e9 insegnano. Non \u00e8 mancanza di un progetto, ma mancanza di coscienza e di visione dell\u2019uomo. Quando la vita non ha senso, come pu\u00f2 averne uno l\u2019insegnamento? Si raccoglie ci\u00f2 che si \u00e8 seminato. Partendo dal niente, si trova il niente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A chi sostiene che l\u2019uomo non pu\u00f2 costruire niente senza nutrire un alto ideale della vita, si obietta che bisogna ritornare sulla terra e abbandonare i grandi ideali. Si aggiunge poi che \u00e8 meglio il dubbio, la critica, il pessimismo rispetto allo slancio e alla fiducia. Ma verifichiamolo: il dubbio e il pessimismo non rendono l\u2019uomo lucido. Al contrario. Il mondo che dispera di tutto \u00e8 lo stesso che crede ingenuamente in un certo numero di utopie. Spera innocentemente nella scienza e nella politica, perch\u00e9 dispera della vita e della coscienza. La sua disperazione nutre e ravviva la speranza di una \u201cGrande Sera\u201d del mondo, l\u2019attesa di un\u2019apocalisse, il desiderio di una rivoluzione totale e immediata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si vive in attesa dell\u2019istruzione ideale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece di fare affidamento su ci\u00f2 che \u00e8, ci si affida a ci\u00f2 che potrebbe essere. Pi\u00f9 si vive in ci\u00f2 che potrebbe essere, pi\u00f9 si soffre a causa di ci\u00f2 che \u00e8. Pi\u00f9 si soffre a causa di ci\u00f2 che \u00e8, pi\u00f9 si precipita verso ci\u00f2 che potrebbe essere. Cos\u00ec si vive in attesa dell\u2019istruzione ideale, disperando dell\u2019istruzione che \u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece di vivere la domanda di senso nei termini di un dialogo tra la costruzione di s\u00e9 e quella del mondo che ci circonda, la si vive nel doppio registro della disperazione e dell\u2019utopia. La scuola \u00e8 ci\u00f2 da cui bisogna uscire invece del luogo in cui entrare, essendo altrove l\u2019essenziale, nel mercato del lavoro, nella societ\u00e0, nella vita quotidiana. Tuttavia, si ci aspetta tutto da lei, in particolare la possibilit\u00e0 di superare le disuguaglianze, cause di sofferenze, grazie al conseguimento di lauree e diplomi, motori dell\u2019ascesa sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni anni fa, intervistata da un giornalista della televisione, una giovane insegnante non esit\u00f2 a dichiarare: \u00abLa scuola non \u00e8 fatta per sapere. Se \u00e8 fatta per fornire un sapere, restituisco la mia divisa\u00bb. Che cosa penseremmo di un medico che sostiene che la medicina non sia fatta per curare? Probabilmente che \u00e8 irresponsabile. E avremmo ragione. Il discorso della giovane insegnante si inserisce molto bene nel contesto attuale, poich\u00e9 d\u00e0 l\u2019impressione di essere umano. In realt\u00e0 \u00e8 meno vero di quanto sembri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi esiste una strana ambivalenza a proposito dell\u2019umano e soprattutto a proposito della scienza e del sapere. Da un lato, si colloca l\u2019umano fuori dal campo del sapere, della riflessione, della ragione e lo si pone nella sfera dell\u2019esperienza sensibile, dell\u2019emozione, dell\u2019istinto, dell\u2019immediato. Ma, dall\u2019altro, si sogna un umano capace di controllare e di dominare, che abbia previsto tutto, onnipotente, onnisciente; al tempo stesso tutto e al di l\u00e0 di tutto. Diffidiamo di una scuola che non \u00e8 fatta per fornire il sapere. Essa d\u00e0 l\u2019impressione di aspirare all\u2019umano, ma prepara alla dittatura e al trionfo della tecnocrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordiamoci del nazismo: cominci\u00f2 col celebrare il ritorno alla natura, all\u2019autenticit\u00e0 e promise il superamento della tecnica e della civilt\u00e0, ma poi fece trionfare la tecnica, il potere, lo Stato e la guerra. Il duplice discorso che oggi si sente, o contro o in favore della scuola, \u00e8 potenzialmente dittatoriale. Esso mira a controllare tutto attraverso la scuola, in maniera utopica, cosicch\u00e9 l\u2019uomo non controlli pi\u00f9 niente, possa abbandonarsi ai propri istinti e vincere cos\u00ec la sofferenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 possibile uscire da questa situazione. Per farlo, dobbiamo capirne le cause profonde. Si fa fare alla scuola un discorso che non \u00e8 il suo. La scuola non parla pi\u00f9 il linguaggio del sapere, ma dell\u2019umano, perch\u00e9, nel profondo, parla quello della disperazione e della rivolta. La nostra societ\u00e0 vive in un\u2019esasperazione legata ad un clima depressivo. Non si vuole pi\u00f9 affrontare un percorso graduale di costruzione di s\u00e9, si pensa in modo pessimistico come una vittima, in termini di lamento e di ribellione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si vuole il grande cambiamento. Subito. Messo a punto da pensatori pessimisti, utilizzato da politici demagoghi, veicolato dai media, questo discorso domina la societ\u00e0. E sostiene che a scuola non c\u2019\u00e8 posto per il sapere. Il pessimismo utopico non ha pi\u00f9 la pazienza di aspettare, vuole la fine della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il bisogno di costruire<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale contesto, \u00e8 importante e urgente tornare ad una educazione dell\u2019uomo orientata al significato e allo scopo dell\u2019esistenza. \u00c8 importante ricordare e spiegare che la vita non \u00e8 assurda, n\u00e9 insensata. Vivere senza ragione n\u00e9 scopo non \u00e8 mai stato il miglior modo di vivere, non \u00e8 che una forma di erranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esistenza ha un senso, \u00e8 una costruzione. Non \u00e8 uno scandalo prenderne coscienza, cos\u00ec come non lo \u00e8 ricordare che l\u2019uomo \u00e8 dotato di una coscienza. Tutto non \u00e8 programmato in anticipo, certamente. Ma tutto non \u00e8 nemmeno un caso. Un mondo cieco \u00e8 tanto autoritario, se non di pi\u00f9, quanto un mondo chiuso dentro schemi prestabiliti. Essere orientati significa sapere dove si sta andando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 una direzione quando il senso non \u00e8 pi\u00f9 soltanto ricevuto dall\u2019esterno, ma quando si rivela dall\u2019interno. Colui che \u00e8 orientato dall\u2019interno persegue non uno scopo individuale lineare, ma uno scopo superiore, pi\u00f9 elevato. La vera vocazione dell\u2019uomo non \u00e8 imposta da un\u2019entit\u00e0 impersonale n\u00e9 determinata dai suoi capricci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 fissata dalla verticalit\u00e0 della sua esistenza. Il grande antropologo Andr\u00e9 Leroi-Gourhan sostiene che l\u2019uomo diventa uomo quando acquisisce una posizione eretta e si alza in piedi. \u00c8 camminando su due gambe che libera la mano e il viso, il gesto e la parola. L\u2019uomo si manifesta nella verticalit\u00e0, perch\u00e9 vivere significa alzarsi, tendere verso l\u2019alto, crescere e aprirsi come l\u2019albero che distende i suoi rami.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 esaltante scoprire il dinamismo dell\u2019esistenza, cos\u00ec come \u00e8 straordinario incontrare tutto ci\u00f2 che essa racchiude. \u00c8 prendendo consapevolezza di questo, con stupore e meraviglia, che l\u2019esistenza diventa appassionante e l\u2019uomo scopre in essa un senso. La vita \u00e8 in espansione, proprio come l\u2019universo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da essa scaturisce uno slancio, un dinamismo, un respiro, un\u2019immaginazione, una memoria, una coscienza, un genio che portano l\u2019uomo sempre pi\u00f9 lontano, sempre pi\u00f9 in alto e sempre pi\u00f9 in profondit\u00e0. Parlando concretamente, \u00e8 in rapporto all\u2019impegno che si pu\u00f2 misurare il significato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un insegnante deve impegnarsi mettendo in gioco se stesso, essere un veicolo della conoscenza e del profondo desiderio di imparare, di sapere e di capire. Questo fa di lui un \u201censeigneur\u201d, un maestro e non semplicemente un insegnante: egli rid\u00e0 vita e generosit\u00e0 all\u2019esistenza e alla tradizione. Eleva gli uomini e le cose invece di ridurli e spingerli verso il basso. E cos\u00ec, fa di coloro che ha la responsabilit\u00e0 di istruire esseri degni della propria vocazione e non degli sconfitti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordando questo, si diventa in grado di dare alla scuola gli strumenti di cui ha bisogno. Questi risiedono nella scuola stessa, negli insegnanti, in una visione chiara dell\u2019esistenza, negli alunni e nella volont\u00e0 di diventare pienamente uomini. Cos\u00ec, troveremo nella persona umana stessa le risorse necessarie per superare la crisi attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo, dobbiamo restituire il loro vero significato a parole belle come istruzione, educazione, insegnamento e comprendere, preservare e vivificare i legami profondi che le uniscono.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tempi 22 ottobre 2009 \u00abQuando la vita non ha senso come pu\u00f2 averne uno l\u2019insegnamento?\u00bb. 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