{"id":34500,"date":"2016-06-16T00:00:44","date_gmt":"2016-06-15T22:00:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=34500"},"modified":"2016-06-16T08:21:38","modified_gmt":"2016-06-16T06:21:38","slug":"la-nuova-eresia-iconografica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-nuova-eresia-iconografica\/","title":{"rendered":"La nuova eresia iconografica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-34501 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/arte_moderna.jpg\" alt=\"arte_moderna\" width=\"148\" height=\"200\" \/>tratto da <strong>Fede e\u00a0Arte<\/strong>, Rivista Internazionale di Arte Sacra, sotto la direzione della Pontificia Commissione Centrale per l\u2019Arte Sacra in Italia, Citt\u00e0 del Vaticano, Anno III, Maggio 1955 &#8211; Numero V<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0articolo del<strong> Card. Celso Costantini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><!--more--><\/p>\n<p>PREMESSA<\/p>\n<p><strong>La Chiesa protegge la vera arte.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Cardinale Celso Costantini ha pubblicato nel febbraio 1954 sull\u2019arte moderna un articolo intitolato \u201cSignore, ho amato il decoro della tua Casa\u201d, che ha avuto una ripercussione mondiale negli ambienti artistici e religiosi. Questa ripercussione \u00e8 dovuta prima di tutto alla grande autorit\u00e0 e competenza che gli \u00e8 stata universalmente riconosciuta negli argomenti artistici, specialmente riguardanti l\u2019arte sacra. Inoltre, l\u2019articolo era dei pi\u00f9 importanti a motivo del suo grande equilibrio, dalla sua alta lucidit\u00e0 e del grande tempismo dell\u2019argomento trattato. In fine, era diffuso da una rivista di grande prestigio, \u201c<\/em>Fede ed Arte<em>\u201d, edita dalla Pontificia Commissione Centrale per l\u2019Arte Sacra in Italia, e diretta da Monsignore Giovanni Constantini, Arcivescovo titolare di Colosse e Presidente della stessa Commissione. La rivista \u00e8 stampata dalla Tipografia Poliglotta Vaticana.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sembra che la ripercussione che c\u2019\u00e8 stata all\u2019articolo trascritto sotto &#8211; anch\u2019esso pubblicato su \u201cFede ed Arte\u201d &#8211; sia stata molto pi\u00f9 grande dell\u2019altro. Si tratta pure di un grande e ricchissimo lavoro, illustrato da un\u2019ampia documentazione, e riempie le 31 pagine di questo fascicolo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019importanza dell\u2019argomento, l\u2019arricchimento dottrinale e storico del quale potranno trarne frutto i nostri lettori ci ha spinto a mettere \u201con line\u201d questo monumentale lavoro. \u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un aspetto di importanza capitale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Prima di riprodurre l\u2019articolo, dobbiamo sottolinear che il suo insigne Autore ha avuto una particolare attenzione nell\u2019escludere qualsiasi nota di sistematica ed indiscriminata ostilit\u00e0 contro tutta l\u2019arte contemporanea.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Invece d\u2019essere contrario a tutto ci\u00f2 che \u00e8 odierno soltanto per il fatto d\u2019essere odierno, il Card. Costantini insiste nell\u2019affermazione che anche oggi ci sono degli autentici artisti, e lamenta soltanto che siano nell\u2019ombra, mentre la falsa arte sia messa in evidenza.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lui ci fa vedere che la Chiesa non ha pregiudizi o prevenzioni contro qualsiasi epoca. Anzi, apre largamente le braccia ed il cuore per ricevere il frutto del talento degli artisti cattolici di tutti i tempi, tutti i popoli, e tutti i luoghi. Perci\u00f2, Essa chiede soltanto una condizione: che siano veramente cattolici e veramente artisti. Quello che la Chiesa non pu\u00f2 accettare e approvare sono le opere che non sono cattoliche e neppure artistiche, come se fossero opere d\u2019arte cattolica, espressioni genuine dello spirito cristiano<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">_______________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>LA NUOVA ERESIA ICONOGRAFICA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Cardinale <strong>Celso Costantini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>I <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Horresco referens<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi duole di deturpare le nitide e serene pagine di questa Rivista con la riproduzione, almeno parziale e sommaria, degli orrori iconografici di certa presunta arte modernista. Ma \u00e8 pur necessario di documentare gli aspetti di questa nuovissima eresia iconografica, perch\u00e9 non si dica che io parlo <em>quasi aeremverberans<\/em> &#8211; <em>come chi batte l\u2019aria<\/em> (I Cor., 9, 26). Ne ho trattato nel fascicolo II d\u00ec \u201cFede e Arte\u201d del febbraio 1954, sotto il titolo \u201c<em>Signore, ho amato il decoro della tua Casa\u201d<\/em>. Ma la deformazione delle sacre immagini continua ad imperversare al modo stesso con cui ricalcitrarono ostinatamente le antiche eresie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 per questo che pare necessario e anche urgente di riprendere la frusta con cui N. S. Ges\u00f9 Cristo ha cacciato i profanatori del tempio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;eresia iconografica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;eresia cos\u00ec viene definita, limitando la considerazione soltanto all&#8217;aspetto oggettivo (l&#8217;aspetto soggettivo appartiene alla morale): \u201cUna dottrina che contraddice direttamente a una verit\u00e0 rivelata da Dio e come tale proposta dalla Chiesa ai fedeli. In questa definizione si rivelano due note essenziali dell&#8217;eresia: a) l&#8217;opposizione a una verit\u00e0 rivelata; b) l&#8217;opposizione alla definizione del Magistero ecclesiastico\u201d. (Parente, Piolanti, Garofalo: <em>Dizionario di Teologia dommatica<\/em>. Studium, pag. 86).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;attentato di Leone Isaurico e di altri imperatori bizantini contro il culto delle sacre immagini fu detto l&#8217;<em>eresia iconoclasta<\/em>, che rimase famosa nella storia ecclesiastica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggid\u00ec non si nega, teoricamente, il culto delle sacre immagini, ma, sotto un certo aspetto, si fa praticamente qualcosa di peggio: cio\u00e8 si degrada il culto; si nega con la eresia figurativa la divinit\u00e0 di Cristo e della sua Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni Religiosi e molti artisti sono certo in buona fede, e conviene illuminarli, dissipando il feticismo della modernit\u00e0. Ma alcuni artisti, iscritti ai partiti avversari alla religione o atei, hanno spiegato una sottile e perfida offensiva contro la religione, parallelamente all&#8217;offensiva che si conduce con certa stampa, rendendo spregevole e ripugnante l&#8217;iconografia sacra e quindi il culto cristiano. Sono note le caricature blasfeme diffuse nella Russia e nella Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sappiamo bene che, secondo le teorie di Marx, Engels, Lenin ecc., la religione \u00e8 una superstizione antiscientifica, \u00e8 l&#8217;oppio dei popoli, perci\u00f2 si deve combattere con ogni mezzo a fine di instaurare la dittatura del popolo. Per questi corifei del materialismo anche l&#8217;arte \u00e8 legata alla lotta di classe e deve prendere parte contro la cosiddetta arte borghese e specialmente contro l&#8217;arte religiosa. L&#8217;arte comunista pare che si affermi dove comincia lo sfacelo dell&#8217;arte borghese e specialmente lo sfacelo dell&#8217;arte cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scultore P. Canonica mi dice: \u201cDio ha dato agli artisti il dono di capire e riprodurre la bellezza. Ora invece si deturpa la bellezza creata da Dio. Siamo in presenza dell&#8217;anticristo, che trascina tanti artisti, consapevoli o no, a disonorare l&#8217;arte della Chiesa. (\u2026) Bisogna reagire senza stanchezza contro l&#8217;opera dell&#8217;anticristo, che entra nelle Chiese, camuffandosi coi paramenti sacri per ingannare i fedeli. Non si tratta solo d&#8217;arte, ma si tratta della difesa della religione, e ci\u00f2 riguarda voi sacerdoti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, abbiamo il diritto e il dovere di reagire, appoggiandoci al Magistero della Chiesa. E mi si voglia perdonare se insisto su alcuni principi e documenti citati nell&#8217;articolo di \u201cFede e Arte\u201d del febbraio 1954.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ritorna, in arte, anche all&#8217;eresia del manicheismo risalente al II secolo dopo Cristo e rifiorente nella setta dei Catari del secolo XII. Si sa che il manicheismo predicava il dualismo tra la materia e lo spirito, tra la luce e le tenebre, tra il bene e il male, tra Dio e satana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-34502\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/arte_figurativa_astratta.jpg\" alt=\"arte_figurativa_astratta\" width=\"199\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/arte_figurativa_astratta.jpg 224w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/arte_figurativa_astratta-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 199px) 100vw, 199px\" \/>Ora alcuni artisti, invece che risalire a Dio, fonte del bene e della bellezza per rifletterne un raggio sulle creature, depravano la natura e specialmente la figura umana rendendola abietta e odiosa, peggio ancora, questi nuovi manichei gettano il fango della loro eresia satanica sulle adorabili immagini di Cristo, della Vergine e dei Santi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti artisti operano probabilmente senza una consapevole conoscenza dell&#8217;eresia manichea. Ma, praticamente, sono attanagliati nelle spire di quella eresia. Ci\u00f2 che i manichei predicavano con le parole e gli scritti, questi tardi epigoni lo fanno con un orrido catechismo figurativo. <em>Quae autem conventio Christi ad Belial? &#8211; Quale intesa fra Cristo e Belial? <\/em>(II Cor., 6-14). Certe maschere diaboliche richiamano al pensiero ci\u00f2 che scriveva Minucio Felice circa un secolo dopo Cristo: \u201cGli spiriti impuri, i demoni si nascondono sotto le statue e le immagini consacrate e per la loro emanazione producono l&#8217;impressione che una divinit\u00e0 malefica \u00e8 presente\u201d (Octavius XXVII).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cari artisti, \u00e8 tempo di riscuotersi. I Religiosi, che conoscono bene la teologia e il manicheismo, stiano in guardia contro il ripullulare di una eresia condannata dalla Chiesa e specialmente da Innocenzo III. Se l&#8217;ignoranza pu\u00f2 scusare molti artisti, difficilmente pu\u00f2 scusare quei Religiosi, che sono patrocinatori della rinascita, in arte, del manicheismo. Nella Professione di Fede \u00e8 detto: \u201c<em>Firmiter assero imagines Christi ac Deiparae semper Virginisaliorumque Sanctorum habendas et retinendas esse atque eis debitum honorem ac venerationem impertiendam<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il Magistero della Chiesa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza risalire agli antichi Concili e a quello di Trento e all&#8217;Istruzione di Urbano VIII, basta menzionare i canoni C. I. C.485-1161-1162-1164-1178-1261-1268-1269-1279-1280-1281-1385-1399.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Merita di essere ricordato qui in modo particolare il tenore di alcuni di questi canoni. Nel can. 1261 viene richiamata l&#8217;attenzione degli Eccmi Ordinari sul grave obbligo di vigilare, perch\u00e9 non venga introdotta nel culto divino qualsiasi cosa che contrasti con la vera fede o si discosti dalla tradizione ecclesiastica. Nel can. 1399 sono dichiarate proibite per legge le immagini, in qualsiasi modo stampate, contrarie al modo di sentire ed alle prescrizioni della Chiesa. Non si permetta mai che siano esposte nelle chiese o negli edifici sacri immagini, che siano espressioni di una dottrina falsa o che offendano il pudore o il decoro, o che possano indurre gli incolti in errori pericolosi. Inoltre, secondo il disposto dei canoni 485 e 1178, gli Ordinari faranno rimuovere dagli edifici sacri tutto quello che contrasta con la santit\u00e0 del luogo e con la riverenza dovuta alla casa di Dio; ne consegue quindi che non pu\u00f2 tollerarsi il costume di esporre alla venerazione dei fedeli, sugli stessi altari o sulle pareti contigue una incomposta molteplicit\u00e0 di statue o di immagini di scarso valore artistico, per lo pi\u00f9 stereotipate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conviene inoltre rispettare le alte e severe parole degli ultimi Sommi Pontefici: S. Pio X, Pio XI e Pio XII gloriosamente regnante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Moniti di S. Pio X: \u201cNulla deve occorrere nel tempio che turbi od anche solo diminuisca la piet\u00e0 e la devozione dei fedeli, nulla che sia ragionevole motivo di disgusto o di scandalo, nulla soprattutto che&#8230; sia indegno della casa di orazione e della maest\u00e0 di Dio\u201d (Motu proprio <em>Tra le sollecitudini<\/em><em>,<\/em> 2 nov. 1903; ActaPii X, vol. I, p. 75).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Moniti di Pio XI: \u201cIl Nostro ardente voto, la Nostra volont\u00e0 pu\u00f2 essere soltanto che sia ubbidita la legge canonica, chiaramente formulata e sancita anche nel Codice di diritto canonico, e cio\u00e8: che tale arte non sia ammessa nelle nostre chiese e molto pi\u00f9 che non sia chiamata a costruirle, a trasformarle, a decorarle; pur spalancando tutte le porte e dando il pi\u00f9 schietto benvenuto ad ogni buono e progressivo sviluppo delle buone e venerande tradizioni, che in tanti secoli di vita cristiana, in tante diversit\u00e0 di ambienti e di condizioni sociali, ed etniche, hanno dato tanta prova di inesauribile capacit\u00e0 di ispirare nuove e belle forme, quante volte vennero interrogate o studiate e coltivate al duplice lume del genio e della fede\u201d (Discorso del 27 ottobre 1932, A. A. S., XXIV p. 356).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Moniti del S. P. Pio XII: \u201c\u00c8 assolutamente necessario dar libero campo anche all&#8217;arte moderna, se serve con la dovuta riverenza e il dovuto onore ai sacri edifici ed ai riti sacri: in modo che anch&#8217;essa possa unire la sua voce al mirabile cantico di gloria che i geni hanno cantato nei secoli passati alla fede cattolica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non possiamo fare a meno, per\u00f2, per Nostro dovere coscienza, di deplorare e riprovare quelle immagini e forme da alcuni introdotte, che sembrano essere depravazione e deformazione della vera arte, e che talvolta ripugnano apertamente al decoro, alla modestia e alla piet\u00e0, cristiana e offendono miserevolmente il genuino sentimento religioso; esse si devono assolutamente tener lontane e metter fuori dalle nostre chiese come, in generale, tutto ci\u00f2 che non \u00e8 in armonia con la santit\u00e0 del luogo\u201d (Can 1178) (A. A. S., XXXIX (1947) p. 590 s.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Istruzione del S. Officio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In fine si deve tener presente e osservar l&#8217;Istruzione della Suprema S. Congregazione del S. Officio, che <em>tutatur doctrinam idei et morum<\/em> (Can. 249). Essa \u00e8 intervenuta pi\u00f9 volte a proibire alcune immagini, che offendevano la dottrina e il culto cattolico. Considerando per\u00f2 il continuo dilagare dell&#8217;eresia della profanazione iconografica, il 30 giugno 1952 eman\u00f2 una speciale Istruzione sull&#8217;arte sacra, diretta ai Vescovi di tutto il mondo. L&#8217;Istruzione, appoggiandosi alla venerabile tradizione della Chiesa, dice che la S. Congregazione del S. Officio si \u00e8 sempre preoccupata perch\u00e9 l&#8217;arte contribuisca a conservare le fede e la piet\u00e0 nel popolo cristiano e ha ritenuto necessario di ricordare a tutti gli Ordinari le norme da seguire, affinch\u00e9 essa s&#8217;ispiri a principi ed assuma forme, che si addicano al decoro ed alla santit\u00e0 della casa di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa d\u00e0 poi norme precise sull&#8217;architettura e sull&#8217;arte figurativa. Si ammette tutto quello che \u00e8 buono nell&#8217;arte moderna, ma si condannano tutte le deviazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorreva richiamare all&#8217;attenzione questi chiari e severi moniti, perch\u00e9, anche da Religiosi e artisti cristiani, si tenta di ignorare o di deformare o di diminuire il valore del Magistero ecclesiastico. Del resto, <em>nil sub sole novi<\/em>; l&#8217;attuale eresia iconografica ha remotissimi precedenti, che dimostrano il lineare pensiero della Chiesa e le sue decisive vittorie. E ci\u00f2 vedremo nel capitolo seguente.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>II &#8211;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Antiche crisi iconografiche superate<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sacre immagini non trovarono un immediato e generale favore nella Chiesa primitiva. L&#8217;iconografia nei primi tempi entr\u00f2 nelle chiese pi\u00f9 <em>de facto<\/em> che <em>deiure<\/em>; e non senza qualche difficolt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pesava sulla Chiesa primitiva la proibizione della legge ebraica (non ti farai alcun dio [Esod., 34, 17]); inoltre l&#8217;iconografia era sospettata per la presenza dell&#8217;idolatria pagana e per il timore che i cristiani fossero in qualche modo disorientati e ingannati per il diffuso costume di quella conturbante moltitudine di idoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Clemente d&#8217;Alessandria (n. tra il 145 e il 150 e m. intorno al 215), nella mirabile <em>Cohortatio ad gentes<\/em> (Cap. I e IV) leva la voce contro l&#8217;idolatria, ricordando appunto le proibizioni formali dell&#8217;Antico Testamento, i pericoli a cui erano esposti i cristiani e la proibizione per i fedeli di scolpire o dipingere idoli (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Minucio Felice, nell&#8217;<em>Ottavio<\/em>, scritto verso il 190 d. C., lascia intendere che al suo tempo non erano in uso le immagini sacre, spiegando per\u00f2 il valore spirituale del segno della croce (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Concilio Eliberitano nel 300 (306?) proib\u00ec le sacre immagini realistiche (3). Tale divieto pot\u00e8 essere interpretato come un principio disciplinare pi\u00f9 che dogmatico, ritenendo fosse proibito di esporre le sacre immagini nelle chiese aperte al pubblico, nelle quali avrebbero potuto essere profanate e distrutte dai persecutori. Forse si era inteso anche di evitare le pratiche superstiziose che potevano essere collegate alle immagini in un tempo in cui vigeva ancor l&#8217;idolatria pagana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Epifanio, Vescovo di Costantina nell&#8217;isola di Cipro (n. circa il 315), avendo trovato in una chiesa un velo con una sacra immagine, lo strapp\u00f2 e lo distrusse (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eusebio Panfilo (n. verso il 340 m. verso il 420) pur dicendo di aver visto le immagini di S. Pietro e di S. Paolo, scrisse alla principessa Costanza, sorella dell&#8217;imperatore Costantino, mostrandosi avverso alle sacre immagini, perch\u00e9 l&#8217;arte non pu\u00f2 rappresentare l&#8217;immagine di Dio n\u00e9 prestare a lui l&#8217;immagine di un uomo (5). Anche S. Giovanni Damasceno, il grande protagonista nella difesa delle immagini contro gli iconoclasti, si arresta davanti al tentativo di rappresentare Dio invisibile (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conviene per\u00f2 tener presente che le voci isolate di questi antichi padri, lontani uno dall&#8217;altro, non poterono avere una grande risonanza presso il popolo, che era naturalmente portato a onorare e venerare le sacre immagini, come \u00e8 attestato dall&#8217;antica iconografia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I monofisiti erano contrari alla rappresentazione di Cristo, perch\u00e9 la natura umana sarebbe apparsa distinta dalla natura divina, mentre la loro eresia predicava un&#8217;unica natura in Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre notizie sulla controversia teologico-artistica si trovano nella Lettera Ap. che Benedetto XIV scrisse al Vescovo di Augsburg il 1 ottobre 1745.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei primi tempi della Chiesa non manc\u00f2 neppure la caricatura contro la nuova fede, come \u00e8 noto per il Cristo blasfemo del Palatino (secolo III) e per altre caricature nel prossimo Oriente. Ho visto nel museo di Alessandria antichi monumenti cristiani, tra cui \u00e8 rappresentata due volte la Leda; essa non pu\u00f2 spiegarsi altrimenti che come uno scherno anticristiano. Le caricature anticristiane riflettono il pensiero di Celso, il Voltaire del secolo II.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2 nei primi secoli prevalse la rappresentazione simbolica di Cristo (croce monogrammatica, croce gemmata e fiorita, la croce semplice, il pesce, l&#8217;ancora, la colomba, il Buon Pastore, il Maestro che insegna, ecc.). Tuttavia nelle catacombe di Roma la figura di Cristo e della Vergine, specialmente negli episodi storici, assumono forme realistiche in mezzo alla vasta iconografia simbolica e ornamentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Crocefisso entra nell&#8217;arte al V secolo (porte di S. Sabina); ma il Crocefisso \u00e8 inteso come trionfatore: <em>regnavit a ligno Deus<\/em>. Ancora nel VI secolo nelle colonne bizantine di S. Marco a Venezia, nella scena della crocefissione, \u00e8 posto l&#8217;Agnello in luogo del Crocefisso.<\/p>\n<div id=\"attachment_34503\" style=\"width: 185px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34503\" class=\"wp-image-34503\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/cristo_barbuto.jpg\" alt=\"cristo_barbuto\" width=\"185\" height=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-34503\" class=\"wp-caption-text\">Cristo barbuto, immagine del IV secolo dipinta nelle catacombe di Commodilla<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finalmente il Concilio Quinisesto o Trullano II nel 692 ordin\u00f2 di rappresentare realisticamente G. Cristo invece dell&#8217;Agnello seguendo il costume ormai largamente prevalso (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si deve dimenticare che i Vangeli e gli scritti dei primi Padri rappresentavano una forma di catechesi, e che la catechesi si aiuta molto con le sacre rappresentazioni; queste diventano una catechesi figurativa. S. Cirillo Alessandrino, morto nel 444, scrisse: \u201cFacciamo bens\u00ec le immagini degli uomini pii, ma non le adoriamo come Dei; le facciamo perch\u00e9, mediante la loro visione, siamo spinti alla loro imitazione; cos\u00ec facciamo anche l&#8217;immagine di Cristo, affinch\u00e9 la nostra mente sia eccitata al suo amore\u201d (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Teodoro Studita (759-826) dice che la sacra immagine produce una impressione edificante se l&#8217;immagine \u00e8 edificante, dannosa se essa \u00e8 brutta (Migne. P. G.T. XCIX, col.1219).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La causa dell&#8217;iconografia cristiana \u00e8 vinta. Ma qui sorse una inquietante domanda : \u2014 G. Cristo doveva essere rappresentato in bellezza o con un aspetto umiliato e deforme?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vinta la tesi della bruttezza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una scuola di teologi e artisti pensava che Cristo fosse il pi\u00f9 bello degli uomini, un&#8217;altra pensava invece che Cristo, essendo il divino lebbroso che portava i peccati di tutto il mondo, fosse brutto e ripugnante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giustino, S. Clemente d&#8217;Alessandria (9), Tertulliano (10), S. Basilio, S. Cirillo d&#8217;Alessandria, sostenevano la tesi della bruttezza (V. <em>Dict. d&#8217;arch. Et Lit.chr\u00e9t. Images<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2 Tertulliano, morto dopo il 222, fa una capitale distinzione. Egli ammette che in Cristo <em>non erat species neque gloria<\/em> e che non avrebbe potuto patire la passione e la morte <em>si quid illa carne de coelesti generositate radiasset<\/em>; ma lo considera vincitore della morte e glorioso: <em>tunc scilicet speciem honorabilemet decorem habiturus est indeficientem supra filios hominum<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eusebio Gerolamo (circa 340-420), S. Gregorio di Nissa, S. Crisostomo, Teodoreto, S. Giovanni Damasceno, i Padri pi\u00f9 recenti e il buon senso popolare difesero la tesi della bellezza di Cristo, a cui si applica il passo del Salmo: <em>Speciosus forma prae hominum<\/em> (Ps. 44, 3). E questa tesi prevalse nella sacra iconografia (11).<\/p>\n<p><strong>Iconografia di G. Cristo<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_34505\" style=\"width: 182px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34505\" class=\"wp-image-34505\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Cristo_Cosma-Damiano_Roma.jpg\" alt=\"Cristo_Cosma-Damiano_Roma\" width=\"182\" height=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-34505\" class=\"wp-caption-text\">Il Cristo in Ss. Cosma e Damiano a Roma<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;arte ellenistica in Oriente si rappresent\u00f2 Ges\u00f9 Cristo come giovane imberbe. In Occidente si aggiunse la barba. Nelle pi\u00f9 antiche immagini Cristo ha una espressione dolce e bella; pi\u00f9 tardi, dal secolo VI in poi, l&#8217;arte sacra segue la linea decadente, e il Salvatore assume una espressione pi\u00f9 dura. Le forme vanno congelandosi in immagini di maniera. N. M\u00fcller scrive: \u201cSi era riuscito a rappresentare un Cristo la cui et\u00e0 corrispondeva del tutto o quasi alla S. Scrittura e il cui aspetto poteva con l&#8217;espressione giungere alla dignit\u00e0 di eminenza del Figliuolo di Dio e degli uomini; ma pi\u00f9 tardi travi\u00f2 cos\u00ec che non si regol\u00f2 pi\u00f9 con le idee, su cui si formarono le prime riproduzioni, ma si esager\u00f2 mostruosamente. Il solenne si mut\u00f2 in cerimonioso e rigido, il sublime in inaccessibile, il grave in cupo, anzi tenebroso, il naturale nel suo contrario. Da Cristo uomo venne quasi un vecchio, dal maestro annunciante la grazia e dal Salvatore attraente i peccatori, un giudice rigoroso poco assicurante per i suoi amici, terrore dei nemici. Quest&#8217;impronta \u00e8 indicata da una serie di mosaici che sono particolarmente adatti ad illustrare il tempo della decadenza. Il Cristo, per esempio, dei Ss. Cosma e Damiano a Roma, del secolo VI, apparisce come uomo dal viso lungo, i cui zigomi prominenti e il color smorto possono rammentare un asceta. Quest&#8217;impressione cresce ancora per il naso sottile e lungo, gli occhi grandi, incavati. La capigliatura \u00e8 figurata in guisa di chioma che cade dalla nuca ed in confronto alla quale \u00e8 meschina la barba che lascia scoperto affatto parte del mento. Questa rappresentazione del tempo della decadenza cerca d&#8217;impressionare i visitatori con la scarsezza della barba, come al contrario il pittore dell&#8217;immagine di S. Gaudioso a Napoli mira allo stesso fine con la lunghezza della medesima che fa finire con due piccole punte. Ma questi artisti sono ancora discretamente lontani dal punto pi\u00f9 basso. Come rappresentanti della pi\u00f9 triste decadenza sono indicati i dipinti a mosaico nell&#8217;arco del trionfo a S. Paolo fuori le Mura e nell&#8217;abside di S. Marco a Roma\u201d (N. M\u00fcller: Christusbilder. Nella <em>Realezyklop\u00e4die f\u00fcr prot. Theol. Und Kirche<\/em>, IV, 73).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va per\u00f2 tenuto presente che in queste rappresentazioni dell&#8217;arte decaduta non si \u00e8 mai cercato il deforme per il deforme. L&#8217;artista parlava il linguaggio del proprio tempo e perci\u00f2 parlava barbarico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;eresia iconoclasta degli imperatori di Bisanzio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei secoli VIII e IX insorse l&#8217;eresia iconoclasta, che minacci\u00f2 di morte l&#8217;arte sacra. Non \u00e8 qui il caso di riassumere la tempestosa storia. Basti solo qualche accenno. Gli imperatori bizantini Leone Isaurico, Costantino Copronimo e Leone IV furono i potenti e accaniti sostenitori dell&#8217;eresia contro le sacre immagini. L&#8217;eresia infuri\u00f2 nello spezzare le immagini di Cristo, della Vergine e dei Santi e perseguit\u00f2 con supplizi e la morte stessa i sostenitori della causa cattolica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo lunghi dibattiti, fu adunato nel 787 il II Concilio di Nicea e l&#8217;eresia fu solennemente condannata. Qualche anno prima, cio\u00e8 nel 769, il Concilio del Laterano aveva gi\u00e0 difeso il culto delle sacre immagini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le chiare e precise norme del II Concilio Niceno, in cui si riassumeva la dottrina dei Padri, specialmente di S. Gregorio Magno e di S. Giovanni Damasceno, furono confermate nel Concilio di Costantinopoli del 843; e diedero un meraviglioso sviluppo all&#8217;iconografia cristiana e costituiscono l&#8217;ampia e precisa legislazione della Chiesa circa tale iconografia. Dopo tanti secoli questa legislazione \u00e8 limpida e impegnativa oggid\u00ec come per il passato. La tesi iconoclasta aveva incontrato qualche favore anche in Occidente, sotto Carlo Magno. Ma la Chiesa sgomin\u00f2 anche questi avversari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;articolo del fascicolo II (febbraio 1954, p. 51) di \u201cFede e Arte\u201d ho riportato la parte essenziale delle decisioni del II Concilio di Nicea. Qui mi piace di trascrivere la conclusione, che \u00e8 di una rovente attualit\u00e0 e suona come un grave monito per tutti gli artisti, specialmente per i nuovi eretici, consapevoli o inconsapevoli, che mettono sotto i piedi le sante leggi della Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cOrdiniamo di scomunicare coloro che osano pensare o insegnare diversamente oppure, a guisa degli empi eretici, osano disprezzare le tradizioni ecclesiastiche e immaginare altre novit\u00e0 o rigettare alcunch\u00e9 destinato alla Chiesa, sia il Vangelo, sia la figura della croce, sia l&#8217;immagine dipinta, sia le sante reliquie dei martiri; e scomunichiamo coloro che con perversa e scaltra mente osano escogitare qualsiasi cosa atta a sovvertire le legittime tradizioni della Chiesa cattolica&#8230;\u201d (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;eresia iconografica dei protestanti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei secoli XVI e XVII il protestantesimo, specialmente sotto l&#8217;influsso di Calvino e Melantone, rinnov\u00f2 l&#8217;eresia iconoclasta. Nella Germania, nella Svizzera, ecc. si bruciavano o si distruggevano i crocefissi, si spezzavano le statue della Vergine e dei Santi o si laceravano le sacre tele. Lo zelo iconoclasta e antiromano giunse a delle forme veramente triviali e fanatiche. Si vide, in un quadro della crocifissione, Cristo lacerato mentre fu lasciato intatto il cattivo ladrone; in una tavola consacrata a S. Michele, l&#8217;Arcangelo era stato distrutto, ma il demonio era stato rispettato (Molanus: <em>De Historia Sanct. Imag<\/em>., Lib. II-C.LXX).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 allora che il Concilio di Trento insorse contro la pseudo riforma protestantica, e nella Sessione XXV rivendica il culto delle Sacre Immagini, dando anche preziose indicazioni contro le deviazioni iconografiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Papa Urbano VIII poco appresso riassume in una lettera le dicisioni del Concilio, aggiungendo altre gravi precisazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;arte sacra \u00e8 salva un&#8217;altra volta. Essa offre alla Chiesa romana la sua stupenda eloquenza e il suo incomparabile fasto per celebrare le verit\u00e0 della fede e la maest\u00e0 del culto. \u201cI novatori ci accusano \u2014 scrisse S. Canisio \u2014 di una certa prodigalit\u00e0 negli ornamenti delle chiese; essi somigliano a Giuda che rimprover\u00f2 Maria Maddalena perch\u00e9 vers\u00f2 dei profumi sulla testa di Cristo\u201d (<em>De Maria Virgine<\/em>, pag. 710).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Codice di Diritto Canonico riassume e aggiorna tutta la legislazione della Chiesa circa il culto alle sacre immagini.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>III <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Ufficio e carattere dell\u2019arte sacra<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 mia intenzione di ripetere quanto ho detto nei numeri di \u201cFede e Arte\u201d (fascicolo d&#8217;ottobre 1953, fascicolo di febbraio 1954) sull&#8217;ufficio e sul carattere dell&#8217;arte cristiana. Dir\u00f2 solo che l&#8217;arte sacra non deve reggere il cencioso strascico dell&#8217;arte profana. L&#8217;arte sacra non brancola nel buio o nell&#8217;affannoso dibattito delle ricerche: essa serve un&#8217;idea chiara, viva, vitale, splendente, e pu\u00f2 innalzare, come ai tempi del Rinascimento, il suo vessillo d&#8217;avanguardia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il S. P. Pio XII ha definito l&#8217;arte sacra ancella nobilissima della liturgia (<em>Mediator Dei<\/em>): e in mirabili discorsi ha chiarito l&#8217;ufficio e il carattere dell&#8217;arte cristiana. Perci\u00f2 mi piace di riportare qui le luminose parole del S. Padre. Nessuno pu\u00f2 mettere in dubbio che Egli \u00e8, per quanto riguarda l&#8217;ufficio e il carattere dell&#8217;arte sacra, il pi\u00f9 autorevole e augusto Maestro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il pensiero del S. P. Pio XII<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;8 aprile 1952, ricevendo gli artisti della Quadriennale Romana, rivolse loro queste alte parole: \u201cQuanto ci sia gradita la vostra presenza, vi insegna la tradizione stessa del Pontificato Romano, che, erede di universale coltura, non ha mai cessato di pregiare l&#8217;arte, di circondarsi delle sue opere, di farla collaboratrice, nei debiti limiti, della sua divina missione, conservandone ed elevandone il destino, che \u00e8 di condurre lo spirito a Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E voi, da parte vostra, gi\u00e0 al varcare la soglia di questa casa del Padre comune, vi siete sentiti nel vostro mondo, riconoscendo voi stessi e i vostri ideali nei capolavori qui adunati attraverso i secoli. Nulla dunque manca a rendere scambievolmente gradito questo incontro fra il Successore, sebbene indegno, di quei Pontefici, che rifulsero come munifici mecenati delle arti, e voi, continuatori della tradizione artistica italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non occorre che spieghiamo a voi \u2014 che lo sentite in voi stessi, spesso come nobile tormento \u2014 uno dei caratteri essenziali dell&#8217;arte, il quale consiste in una certa intrinseca \u201caffinit\u00e0\u201d dell&#8217;arte con la religione, che fa gli artisti in qualche modo interpreti delle infinite perfezioni di Dio, e particolarmente della sua bellezza ed armonia. La funzione di ogni arte sta infatti nell&#8217;infrangere il recinto angusto e angoscioso del finito, in cui l&#8217;uomo \u00e8 immerso finch\u00e9 vive quaggi\u00f9, e nell&#8217;aprire come una finestra al suo spirito anelante verso l&#8217;infinito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da ci\u00f2 consegue che ogni sforzo \u2014 vano, in verit\u00e0 \u2014 inteso a negare e sopprimere qualsiasi rapporto fra religione ed arte, risulterebbe menomazione dell&#8217;arte stessa, poich\u00e9 qualsiasi bellezza artistica che si voglia cogliere nel mondo, nella natura, nell&#8217;uomo, per esprimerla in suoni, in colori, in giuoco di masse, non pu\u00f2 prescindere da Dio, dal momento che quanto esiste \u00e8 legato a lui con rapporti essenziali. Non si d\u00e0, dunque, come nella vita, cos\u00ec nell&#8217;arte \u2014 sia essa intesa quale espressione del soggetto o quale interpretazione dell&#8217;oggetto \u2014 l&#8217;esclusivamente \u201cumano\u201d, l&#8217;esclusivamente \u201cnaturale\u201d od \u201cimmanente\u201d. Con quanto maggior chiarezza l&#8217;arte rispecchia l&#8217;infinito, il divino, con tanta maggior probabilit\u00e0 di felice successo essa s&#8217;innalza all&#8217;ideale e alla verit\u00e0 artistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2 quanto pi\u00f9 l&#8217;artista vive la religione, tanto \u00e8 meglio preparato a parlare il linguaggio dell&#8217;arte ed intenderne le armonie e a comunicarne i fremiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente siamo ben lontani dal pensare che per essere interpreti di Dio nel senso ora esposto, si debbano trattare esplicitamente soggetti religiosi; d&#8217;altra parte, non si pu\u00f2 contestare il fatto che forse mai come in essi l&#8217;arte ha raggiunto i suoi pi\u00f9 alti fastigi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tal guisa i sommi Maestri dell&#8217;arte sacra divennero interpreti oltre che della bellezza, anche della bont\u00e0 di Dio Rivelatore e Redentore. Meraviglioso ricambio di servigi tra il Cristianesimo e l&#8217;arte. Dalla fede essi attinsero le sublimi aspirazioni; alla fede essi attrassero le anime, allorch\u00e9, durante secoli, comunicarono e diffusero le verit\u00e0 contenute nei Libri Santi, verit\u00e0 inaccessibili, almeno direttamente, all&#8217;umile popolo. A ragione furono detti \u201cBibbia del popolo\u201d i capolavori artistici, come, per citare noti esempi, le vetrate di Chartres, la porta di Ghiberti (con felice espressione detta del Paradiso) i mosaici romani e ravennati, la facciata del Duomo di Orvieto. Capolavori questi ed altri, che non soltanto traducono in caratteri di facile lettura e con lingua universale delle verit\u00e0 cristiane, ma di esse comunicano l&#8217;intimo senso e la commozione con una efficacia, un lirismo, un ardore, quale forse non possiede la pi\u00f9 fervida predicazione. Ora le anime ingentilite, elevate, preparate all&#8217;arte sono pi\u00f9 disposte ad accogliere la realt\u00e0 religiosa e la grazia di Ges\u00f9 Cristo. Ecco dunque uno dei motivi, per i quali i Sommi Pontefici, e in generale la Chiesa, onorano ed onorarono l&#8217;arte, e ne offrono le opere quale omaggio delle umane creature alla maest\u00e0 di Dio nei suoi templi, che sono stati sempre in pari tempo dimore di arte e di religione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Coronate, diletti figli, i vostri ideali di arte, con gli ideali religiosi, che quelli rinvigoriscono ed integrano. L&#8217;artista \u00e8 di per s\u00e9 un privilegiato fra gli uomini, ma l&#8217;artista cristiano \u00e8, in un certo senso, un eletto perch\u00e9 \u00e8 proprio degli Eletti contemplare, godere ed esprimere le perfezioni di Dio. Cercate Dio quaggi\u00f9 nella natura e nell&#8217;uomo, ma innanzitutto dentro di voi; non tentate vanamente di dare l&#8217;umano senza il divino, n\u00e9 la natura senza il Creatore; armonizzate invece il finito con l&#8217;infinito, il temporale con l&#8217;eterno, l&#8217;uomo con Dio, e voi darete cos\u00ec la verit\u00e0 dell&#8217;arte, la vera arte. Anche senza proporvelo espressamente come scopo, studiatevi di educare gli animi \u2014 cos\u00ec facilmente inclinati verso il materialismo \u2014 alla gentilezza e al gusto spirituale; avvicinateli gli uni agli altri, voi a cui \u00e8 dato di parlare un linguaggio che tutti i popoli possono comprendere. Sia questa la missione a cui tenda la vocazione artistica, della quale siete a Dio debitori; missione cos\u00ec nobile e degna che basta da s\u00e9 sola a dare alla vostra vita quotidiana, spesso aspra ed ardua, la pienezza e il fiducioso coraggio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo riportato nel N. precedente di <em>Fede e Arte<\/em> lo stupendo discorso che il S. Padre pronunci\u00f2 il 20 aprile all&#8217;inaugurazione della Mostra del B. Angelico in Vaticano. Qui ne riportiamo la conclusione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 vero che all&#8217;arte, per essere tale, non \u00e8 richiesta una esplicita missione etica o religiosa. Essa, come linguaggio estetico dello spirito umano, se questo rispecchia nella sua verit\u00e0 totale, o almeno non lo deforma positivamente, \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 sacra e religiosa, in quanto cio\u00e8 \u00e8 interprete di un&#8217;opera di Dio; ma se anche il contenuto e le finalit\u00e0 saranno quelle che l&#8217;Angelico assegn\u00f2 alla propria, allora assorger\u00e0 alla dignit\u00e0 quasi di ministro di Dio, riflettendone un maggior numero di perfezioni. Questa eccelsa possibilit\u00e0 dell&#8217;arte Noi vorremmo qui additare alla schiera, tanto da Noi amata, degli artisti. Che se invece il linguaggio artistico si adeguasse, con le sue parole e cadenze, a spiriti falsi, vuoti e torbidi, cio\u00e8 difformi dal disegno del Creatore, se, anzich\u00e9 elevare la mente e il cuore a nobili sentimenti, eccitasse le pi\u00f9 volgari passioni, troverebbe bens\u00ec presso alcuni eco ed accoglienza, anche solo in virt\u00f9 della novit\u00e0, che non \u00e8 sempre un valore, e della esigua parte di reale che ogni linguaggio contiene; ma una tale arte degraderebbe se stessa, rinnegando il primordiale ed essenziale suo aspetto, n\u00e9 sarebbe universale e perenne, com&#8217;\u00e8 lo spirito umano, a cui si rivolge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel tributare pertanto il Nostro omaggio al sommo artista, e nell&#8217;invitare i Nostri diletti figli ad accogliere, quasi disposto dalla Provvidenza, il messaggio religioso e umano di Fra Giovanni da Fiesole, il Nostro pensiero non riesce a staccarsi dal considerare con ansia il presente mondo in cui viviamo, cos\u00ec differente da quello descritto in queste mirabili tavole, ove si trovano, suggellate da arte squisita, le pi\u00f9 alte e pi\u00f9 vere aspirazioni dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Facciamo perci\u00f2 ardenti voti, affinch\u00e9 il soffio della cristiana bont\u00e0, della serenit\u00e0 e dell&#8217;armonia divina, che si sprigiona dall&#8217;opera dell&#8217;Angelico, pervada i cuori di tutti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi mirabili discorsi, in cui il cuore del padre non ha minor parte che il suo altissimo intelletto, \u00e8 detto tutto per quanto riguarda il fine e il carattere oggettivo dell&#8217;arte cristiana, e tutto per quanto riguarda la dispo\u00adsizione soggettiva dell&#8217;artista. Cercate Dio nella natura e nell&#8217;uomo, ma anzi tutto dentro voi stessi&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Animalis homo<\/em> \u2014 ha detto S. Paolo \u2014 <em>non percipit ea quae sunt spiritus<\/em> (I Cor., 15, 44). Perci\u00f2 non si pu\u00f2 leggere senza una grande pena quanto L.Montano scrive nel \u201cCorriere d&#8217;Informazione\u201d (alias \u201cCorriere della Sera\u201d) del 21-22 febbraio 1955: La pi\u00f9 celebre chiesa moderna \u00e8 di un uomo che non credeva in Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cPadre Couturier, un domenicano morto anch&#8217;egli l&#8217;anno scorso e che lott\u00f2 con fervore contro la decadenza dell&#8217;arte religiosa, sosteneva che dove la tradizione \u00e8 ancora viva, ai bisogni della Chiesa possono supplire artisti minori; dove invece \u00e8 morta, per risuscitarla val meglio affidarsi ad un genio senza fede, che a delle mediocrit\u00e0 credenti. Vogliono sia stato questo Padre ad incoraggiare Matisse a far la Cappella del Rosario; essa \u00e8 in tutti i casi la traduzione in atto di quella sua proposizione&#8230;<\/p>\n<div id=\"attachment_34506\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34506\" class=\"wp-image-34506\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Cappella_Matisse.jpg\" alt=\"Cappella_Matisse\" width=\"250\" height=\"174\" \/><p id=\"caption-attachment-34506\" class=\"wp-caption-text\">Cappella del Rosario. interno<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti Matisse non era punto credente: e ci teneva a far capire che la sua offerta non indicava nessun mutamento nelle sue convinzioni, da lui conservate fino all&#8217;ultimo. Non intervenne n\u00e9 all&#8217;inaugurazione n\u00e9 alla consacrazione dell&#8217;opera sua\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io voglio sperare che la luce della verit\u00e0 sia lampeggiata all&#8217;ultimo momento nella mente del pittore e che l&#8217;anima si sia rivolta all&#8217;infinita misericordia di Dio. Ma poi faccio tutte le mie riserve sulla celebre Cappella e sul genio del pittore, di cui parler\u00f2 pi\u00f9 diffusamente nel cap. seguente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non nego che anche gli increduli possono intendere il fascino dell&#8217;idea religiosa; ma rimarranno sempre degli interpreti semplicemente tecnici ed esterni senza quell&#8217;accento e quel fuoco che solo il sentimento e la sincerit\u00e0 possono dare. Somigliano a colui che sente la melodia di un canto, ma non ne capisce le parole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;arte cristiana \u00e8 anzi tutto arte di pensiero; gli increduli possono possedere mirabilmente il mestiere, ma sono costituzionalmente incapaci di esprimere con sincerit\u00e0 il pensiero della Chiesa. Non basta conoscere il vocabolario per scrivere una pagina eloquente; occorre il pensiero e quella <em>vis<\/em> intima accende l&#8217;eloquenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si verifica talvolta anche per l&#8217;arte lo strano fatto dell&#8217;indovino pagano Balaam, che era stato chiamato dal Re di Moab per maledire Israele e invece per tre volte fu costretto a benedirlo. Nella storia di Balaam la Bibbia narra anche di un&#8217;asina che ha parlato. (Num., 22-23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un opportuno chiarimento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono d&#8217;accordo col P. Regamey e con L. Venturi su alcuni principi generali \u2014 non su tutti. Si desidera il risorgimento dell&#8217;arte sacra e l&#8217;epurazione delle chiese dalla paccotiglia industriale e una pi\u00f9 consapevole e cordiale intesa e collaborazione tra gli artisti ed il clero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Benissimo. Tutti lo desideriamo. Mi sia permesso di ricordare che fin dal 1913 io ho fondato la rivista \u201cArte Cristiana\u201d (che si pubblica ora dalla Scuola B. Angelico di Milano) e la \u201cSociet\u00e0 degli Amici dell&#8217;Arte Cristiana\u201d appunto per rialzare il decoro dell&#8217;arte e del culto e per mettere a miglior contatto il clero e gli artisti e stabilire una miglior comunione tra il parroco e i fedeli. Ma, oggid\u00ec, io guardo, non alle buone intenzioni e ai lodevoli propositi, ma agli odierni tentativi, alle nuove esperienze dell&#8217;arte sacra, che non possono in alcun modo persuadermi, perch\u00e9 mancano assolutamente al proprio fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo altissimo fine \u00e8 stato consacrato da una storia quasi bimillenaria ed \u00e8 stato mirabilmente definito nei citati discorsi del S. P. Pio XII.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leclerq, riferendosi ai primi secoli, scrive: \u201cSe, nel corso di tre secoli di lotte, di miserie e di persecuzioni, il cristianesimo ebbe tanta cura per abbellire e decorare le volte sepolcrali, ci\u00f2 dimostra che \u00e8 nella sua stessa essenza di tener conto della bellezza; dimostra che tra il cristianesimo e le arti l&#8217;alleanza \u00e8, non solo legittima, ma naturale, intima, pressoch\u00e9 necessaria\u201d (H. Leclerq: <em>Dict. D&#8217;Arch. Chr. Et de Liturgie. Images<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giova pur ricordare che Urbano VIII nel 1642, dopo il Concilio di Trento, scrisse la nota lettera circa il fine dell&#8217;arte sacra: \u201cCi\u00f2 che viene presentato ai fedeli non deve apparire disordinato e singolare, ma deve contribuire a ravvivare la devozione e la piet\u00e0: <em>quae oculis fidelium subiiciuntur non inardinata, necinsolita appareant, sed devotionem pariant et pietatem<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L.Venturi dice: &#8211; \u201cVi \u00e8 sempre stata un&#8217;arte che deve all&#8217;afflato religioso del proprio autore la capacit\u00e0 di trascendere i limiti della conoscenza umana, di aprire le porte del finito verso l&#8217;infinito. \u00c8 quella l&#8217;arte religiosa che anche prima del cristianesimo \u00e8 stata compresa e ammirata\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Venturi cita Dione Grisostomo del I secolo dopo Cristo e Filostrato del III secolo dopo Cristo e riporta le parole che si leggono a S. Agnese fuori le mura sotto il mosaico del VII secolo: \u2014 \u201cEcco la pittura d&#8217;oro e di tessere musive; sembra che racchiuda tutta la luce del giorno&#8230; Dio che ha potuto segnar la fine sia della notte sia del giorno, \u00e8 lui stesso che ha cacciato le tenebre di qui\u201d (La \u201cNuova Stampa\u201d, Torino, 9 marzo 1954).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nulla da eccepire. L&#8217;arte, e specialmente l&#8217;arte sacra, deve riflettere la luce di Dio, non le tenebre del demonio, un raggio della bellezza che Dio, <em>speciei generator<\/em> (Sap., 13-3) ha diffuso nell&#8217;universo e specialmente nell&#8217;uomo, fatto a sua immagine (<em>imaginem Dei circumferimus<\/em>, dice S. Clemente Alessadrino) \u2014 non i sacrileghi attentati di coloro che <em>mutaverunt gloriam incorruptibilis Dei, in similitudinem imaginis corruptibilis hominis, et volucrum, et serpentium &#8211; hanno cambiato la gloria dell&#8217;incorruttibile Dio con l&#8217;immagine e la figura dell&#8217;uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili<\/em> (Rom., I, 23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi scrive un signore, indignato, per aver visto in una Mostra d&#8217;arte sacra moderna un Cristo rappresentato con una testa di gorilla&#8230; Del resto sembra che lo stesso P. Regamey, in pratica, si tenga alla buona tradizione. Infatti il suo bel libro <em>Les plus beaux textes sur la Vierge Marie<\/em> \u00e8 illustrato dalle riproduzioni di opere dei nostri grandi maestri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Architettura<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo cataclisma dell&#8217;arte figurativa pare per\u00f2 che si salvi la nuova architettura intesa <em>cum grano salis<\/em>. Questa, nei suoi elementi fondamentali \u00e8 venuta chiarendosi e soddisfa al gusto della semplicit\u00e0, al bisogno dell&#8217;economia, alla esigenza dei nuovi materiali di costruzioni e ai bisogni della vita moderna, cercando di rendere abbastanza bello l\u2019elemento semplicemente utilitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma per l&#8217;architettura ecclesiastica occorre qualcosa di pi\u00f9 che la funzionalit\u00e0 edonistica della vita. Il tempio \u00e8 la misteriosa dimora di Dio, il rifugio delle anime; la struttura architettonica, la luce e le ombre devono, come nelle cattedrali antiche, avvolgere il fedele nella suggestione del mistero, che lo innalza a Dio; <em>ascensiones in corde suo disposuit<\/em> (Ps. 83-6).<\/p>\n<div id=\"attachment_34507\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34507\" class=\"wp-image-34507\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Le-Corbusier_chiesa.jpg\" alt=\"Le Corbusier_chiesa\" width=\"250\" height=\"166\" \/><p id=\"caption-attachment-34507\" class=\"wp-caption-text\">Le Corbusier, chiesa di Saint-Pierre (1960)<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La chiesa non \u00e8 una macchina per pregare, come pensa il Le Corbusier. \u00c8 un ponte gettato tra il finito e l&#8217;infinito; \u00e8 la mistica nave, che imbarca gli uomini sulla sponda del tempo per condurli all&#8217;approdo dell&#8217;eternit\u00e0. Noi non accettiamo per le chiese il senso della serie delle case moderne, n\u00e9 il nudismo delle sale protestanti. Tutto \u00e8 vivo e funzionale nella chiesa, il dramma liturgico, l&#8217;oratoria, il canto, l&#8217;arte figurativa e anche il decoro ornamentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Istruzione del S. Officio sull&#8217;Arte Sacra dice chiaramente: \u201cL&#8217;architettura sacra, anche se assume nuove forme, deve adempiere sempre il suo ufficio, che \u00e8 di costruire la casa di Dio, casa di preghiera, giammai assimilabile ad un edificio profano. Miri pure alla comodit\u00e0 dei fedeli, rendendo loro agevole seguire, con la mente e con gli occhi, lo svolgimento delle sacre cerimonie; all&#8217;eleganza delle linee, ma non disprezzi la semplicit\u00e0 per dilettarsi di vuoti artifizi, e soprattutto eviti con cura tutto quello che possa rivelare negligenza nell&#8217;opera d&#8217;arte\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo ci sono ingegneri e architetti, che ignorano ostentatamente l&#8217;Istruzione del S. Officio, inserendo e sviluppando negli schemi architettonici delle chiese le pi\u00f9 arbitrarie stravaganze costruttive, in modo che dette chiese possono sembrare padiglioni per fiere campionarie o capannoni per spiagge balneari o qualsiasi altro edificio meno che chiese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricevo ora il Numero 33 della rivista \u201cArquitetura e Engenharia\u201d del Brasile con strampalati disegni per diverse chiese. Un architetto, indignato, mi scrive: \u201cDa quando un basso materialismo ha invaso il campo dell&#8217;arte in questo paese, specialmente nel settore dell&#8217;architettura, sto dando battaglia senza tregua contro questa manifestazione esistenzialista nelle arti plastiche, chiamata \u201carte moderna\u201d, la quale, per mezzo di una potente organizzazione di carattere internazionale, sta danneggiando enormemente la formazione artistica della giovent\u00f9 di tutto il mondo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Opportunatamente l&#8217;Istruzione del S. Officio ricorda che, a tenore del Can. C. I. C. 1162, non si pu\u00f2 erigere una chiesa senza il permesso scritto dell&#8217;Ordinario. L&#8217;Istruzione \u00e8 appunto diretta ai Vescovi, i quali hanno il diritto e il dovere di far valere il proprio giudizio anche sulle chiese affidate ai Religiosi quando queste chiese sono aperte al pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>IV <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Artigianato<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi assistiamo a un felice rinascimento dell&#8217;artigianato in opposizione all&#8217;industrialismo pseudo-artistico. Noi dobbiamo incoraggiare l&#8217;artigianato che offre i suoi doni di modesta ma sincera bellezza alla svariata suppellettile ecclesiastica. Il prodotto, che esce in serie dalle macchine, \u00e8 artisticamente, una cosa morta; mentre il pi\u00f9 umile arredo prodotto dell&#8217;artigiano, per esempio un cancello, un candeliere, un ferro battuto, un secchiello sbalzato, ecc. \u00e8 vivo. L&#8217;opera, che esce dalla mano dell&#8217;uomo, ha un&#8217;impronta originale e piace come piace una modesta pianta viva in confronto di un fiore artificiale. Ma la tendenza al sommario e al mostruoso della grande arte fa sentire il suo peso anche nelle produzioni dell&#8217;artigianato. Potremmo citare esposizioni e riviste. Mi basti di ricordare due riviste: \u201cDas M\u00fcnster\u201d, il cui fascicolo 9-10 del 1954 \u00e8 dedicato alla illustrazione della suppellettile sacra prodotta dall&#8217;artigianato, e l&#8217;\u201cArte Cristiana\u201d dell&#8217;ottobre 1954, in cui si illustra un concorso della Via Crucis in ceramica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accanto a nobili lavori, vivi di modernit\u00e0 e di bellezza, ve ne sono altri di una linea cruda e sommaria, i quali vi fanno respirare, non tanto la fresca aria del nostro tempo, ma l&#8217;aria appesantita di musei chiusi o dei sentieri spazzati dal vento modernista. Comunque, l&#8217;affetto all&#8217;artigianato merita tutto il nostro incoraggiamento, perch\u00e9 esso fiorisce spontaneamente dalla tradizione e dal gusto popolare e corrisponde alla bella tradizione della Chiesa. \u00c8 il <em>sermo plebeus<\/em> che ha una vivacit\u00e0 tutta sua ed esprime certe idee meglio che il <em>sermo aulicus<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guzzi, parlando dell&#8217;Esposizione degli Artisti Nordici aperta a Roma nell&#8217;aprile 1955, scrive: \u201cLe tradizioni non si improvvisano, ma intanto si creano, faticosamente&#8230; Nello studio della cosiddetta arte decorativa o applicata (cos\u00ec si diceva una volta) paesi come la Svezia, la Norvegia, la Finlandia si possono non solo dire all&#8217;avanguardia del gusto, ma producono oggetti di grande e originale bellezza. Perch\u00e9 in quello studio evidentemente si combinano le tendenze ornamentali del gusto folcloristico (e cio\u00e8 della tradizione popolare) con il prestigio d&#8217;una tecnica e d&#8217;un \u201cgusto\u201d quanto mai raffinati e moderni\u201d (il \u201cTempo\u201d, 7 aprile 1955).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il P. Knipping O. F. M. nella rivista olandese \u201cDe Bazuin\u201d del 20 marzo 1954 fa questa acuta osservazione degna di attenta considerazione: \u201cPossiamo aspettarci che un artista come ha imparato a valutare ed a maneggiare il suo strumento, cos\u00ec dovr\u00e0 poter arrivare, anche con la macchina, ad un&#8217;opera d&#8217;arte. E non \u00e8 ci\u00f2 risultato da qualche secolo nell&#8217;arte tipografica e della stampa? E non abbiamo un&#8217;eccellente esperienza nell&#8217;arte cinematografica, dove la tecnica dell&#8217;industria domina un s\u00ec esteso terreno, senza per\u00f2 avere mai la parte pi\u00f9 importante: la parte pi\u00f9 importante l&#8217;hanno i creatori dei films; e sono loro che vengono biasimati se un prodotto non riesce come opera d&#8217;arte, e che vengono lodati se una creazione riesce\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sintomi di ritorno alla iconografia da parte dei protestanti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella crisi di pensiero, che travaglia tanti Protestanti, si inserisce oggid\u00ec anche l&#8217;ansia di ritornare alla iconografia cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il P. John B. Knipping O. F. M. scrive sul Settimanale \u201cDe Bazuin\u201d (24 aprile 1954): \u201cAll&#8217;inizio di quest&#8217;anno la rivista protestante \u201cWending\u201d ha pubblicato, sotto il titolo <em>Chiesa ed Arte<\/em>, una serie di articoli molto interessanti, in cui ogni autore dava \u2014 sul proprio terreno \u2014 il suo ben ponderato parere circa il posto ed il compito delle opere d&#8217;arte entro l&#8217;ambiente di vita protestante. La maggior parte degli articoli furono delle conferenze rese adatte per la pubblicazione, e tenute nell&#8217;estate del 1953 ad Amsterdam davanti ai congressisti di \u201cVie e confini\u201d. \u00c8 specialmente con i magnifici studii di L\u00e9on Wencelius nel 1937 e 1938 (\u201cL&#8217;Esth\u00e9tique de Calvin\u201d e \u201cCalvin et Rembrandt\u201d, ambedue a Parigi) che i l\u201dproblema dell&#8217;opera d&#8217;arte\u201c abbia incominciato pi\u00f9 particolarmente ad interessare gli animi di molti Protestanti entro e fuori del nostro Paese. \u00c8 sempre una gioia di vedere degli uomini superare la loro avversione per le arti grafiche \u2014 a causa delle circostanze, la loro avversione non \u00e8 del tutto irragionevole \u2014, e di veder armarsi di maggiore libert\u00e0 di giudizio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u201cGazette de Lausanne\u201d nel numero del 17 maggio 1954 parla di una seduta dedicata a una discussione sull&#8217;arte cristiana. \u201cQue d&#8217;opinions contradictoires! La nuit la plus opaque c\u00f4toyait le jour le plus \u00e9blouissant! Reste \u00e0 savoir si ces entretiens ont fait jaillir la lumi\u00e8re&#8230; \u201cIl y a une chose certaine : l&#8217;Eglise protestante recherche activement le concours d&#8217;artistes susceptibles de lui apporter une bouff\u00e9e d&#8217;art vivant&#8230; \u201cM. le pasteur Deluz pense que Dieu peut se servir de formes mat\u00e9rielles et des images pour se manifester. Croire que Dieu ne se r\u00e9v\u00e8le que par des paroles est le fait d&#8217;un faux spiritualisme. Seul le t\u00e9moignage artistique demeure dans les sanctuaires apr\u00e8s le culte. Seule l&#8217;introduction d&#8217;oeuvre d&#8217;art dans nos sanctuaires peut rem\u00e9dier \u00e0 l&#8217;impression de vide et d&#8217;absence que laissent la plupart d&#8217;entre eux. On doit condamner les idoles, mais pas l&#8217;art religieux. Il ne faut pas confondre art religieux et idol\u00e2trie&#8230;\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 la rivincita del buon senso e del magistero della Chiesa cattolica!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un protestante scrive nella \u201cGazette Litteraire\u201d di Losanna: \u201cLa rigueur de l&#8217;art non-figuratif, sa singuli\u00e8re c\u00e9r\u00e9bralit\u00e9, cet art d\u00e9gag\u00e9 de l&#8217;accidentel et de l&#8217;\u00e9ph\u00e9m\u00e8re ne s&#8217;accorderait-il pas avec l&#8217;aust\u00e9rit\u00e9 de la pens\u00e9e protestante? Un peintre non-figuratif ne serait-il pas \u2014 plus qu&#8217;un autre \u2014 capable de nous donner l&#8217;\u00e9quivalent plastique d&#8217;Esprit et V\u00e9rit\u00e9? Une oeuvre d&#8217;art n&#8217;est-elle pas avant tout religieuse par son esprit?\u201d (n.246, 1953).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest&#8217;arte astratta (che non \u00e8 nuova, perch\u00e9 \u00e8 usata da secoli nelle moschee dei musulmani) potr\u00e0 rispondere pi\u00f9 o meno al sentimento dei protestanti, ma non pu\u00f2 essere accettata nelle chiese cattoliche se non come un qualsiasi partito ornamentale, non come arte liturgica: questa ha una funzione catechetica ed edificante, simile alla funzione dell&#8217;oratoria sacra.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>V <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Scandali nell\u2019arte sacra moderna<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La mia casa \u00e8 casa di orazione; voi ne avete fatto una spelonca&#8230; <\/em>(Luc. 19-46).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paolo ha detto: \u00c8 necessario che vi siano perfino delle eresie fra voi affinch\u00e9 chi \u00e8 sincero venga riconosciuto (I Cor, II, 19). L&#8217;Apostolo dice pure che bisogna fare la verit\u00e0 con spirito di carit\u00e0 (Eph.,4, 15). Perci\u00f2 qui si parler\u00e0 piuttosto delle cose che delle persone, moltissime delle quali sono certo in buona fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scandalo di Torino: La \u201cStampa\u201d scriveva nel numero del 31 dicembre 1954: \u201cUn delicato problema di culto: Sculture Religiose in quarantena. \u2014 La Curia non ha concesso la consacrazione di una cappella nell&#8217;Istituto di S. Anna\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c\u00c8 sorta a Torino, nell&#8217;Istituto S. Anna di Via Massena 36, una delicata questione riguardante il culto, l&#8217;arte e la morale, nei rapporti spirituali fra figurazione religiosa chiesastica e il pubblico dei fedeli, nel caso presente, quasi tutti adolescenti; e se vi accenniamo \u00e8 perch\u00e9 essa investe un ben pi\u00f9 vasto problema; oggi ardentemente dibattuto in sede di estetica, di liturgia e di dogma sia dagli artisti che dal pi\u00f9 illuminato clero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avvenne che le Suore dell&#8217;Istituto scolastico femminile di Sant&#8217;Anna (corsi elementari, medi e magistrali) desiderassero una loro cappella interna per le funzioni religiose ad uso delle allieve, utilizzando l&#8217;incrocio di due vasti ambienti; bracci di gallerie. Per il progetto dell&#8217;altare, per il pulpito e le sculture sacre l&#8217;impresario dei lavori si rivolse allo scultore Umberto Mastroianni, artista di ben note capacit\u00e0, invitato alle maggiori mostre internazionali, il quale, dopo essere stato mosso da un franco naturalismo, s&#8217;\u00e8 gradatamente avviato a forme pi\u00f9 attuali, fino a divenir campione d&#8217;astrattismo. Ma qui non giudichiamo ora le due tendenze e conversioni. Il fatto \u00e8 un altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 che, ultimati e collocati, altare, pergamo e sculture, le povere Suore di Sant&#8217;Anna si trovano in un bell&#8217;imbarazzo: in quanto la Curia ritiene di non poter consacrare la cappella, giudicando \u201cimpudiche\u201d le sculture, specie il grande marmo di Cristo, che sta a fianco, quasi dominandolo, del pulpito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Problema, ripetiamo, di estrema delicatezza. La Chiesa fu per secoli il massimo committente, in Italia, degli artisti, e d\u00e0 loro tuttora molto lavoro. Come ogni committente ha esigenze e gusti connessi con opportunit\u00e0 varie; e ha il diritto di chiedere che siano rispettate; e del maggiore o minore rispetto essa sola \u00e8 giudice: non tollerando \u2014 giustamente \u2014 che altri s&#8217;intrometta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il clero stesso, su questo punto, non \u00e8 tutto concorde; chi non conosce l&#8217;appassionata propaganda gi\u00e0 svolta dal domenicano padre R\u00e9gamey a favore d&#8217;una pi\u00f9 libera, meno tradizionale e pietistica, e soprattutto pi\u00f9 \u201cartistica\u201d, figurativit\u00e0 religiosa? Nel contrasto fra conservatorismo e modernismo, pu\u00f2 anche darsi che illusoriamente si veda \u201cimpudicizia\u201d, l\u00e0 dove viceversa parla la stilizzazione; od il rivivere di una commossa sincerissima e perci\u00f2 \u201creligiosa\u201d visione arcaica dell&#8217;arte, e quindi della raffigurazione divina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il caso, a parer nostro, dell&#8217;opera compiuta del Mastroianni: il quale si ispir\u00f2 a motivi ora bizantini ora romanici, forse risalendo, nel disegno, per noi bello e originale, dell&#8217;altare ad esempi proto-cristiani intelligentemente parafrasati. E inutilmente ci siamo sforzati di scorgere l\u2019\u201dimpudico\u201d in severe sculture che, anzi, ci sono parse rigorosamente \u201cmistiche\u201d, non nel senso della pietistica svenevolezza, ma nel concetto pi\u00f9 austero che la parola esprime. Potranno, secondo il punto di vista, esser anche giudicate \u201cbrutte\u201d; non moralmente censurabili. Comunque, \u00e8 evidente che in un tema cos\u00ec delicato la decisione spetta soltanto alla Curia\u201d (mar. ber.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Emmo Card. M. Fossati, Arcivescovo di Torino, fu chiamato un giorno a vedere un quadro sacro, che doveva essere esposto in una chiesa, ma aveva suscitato delle discussioni. Il Cardinale diede questa risposta: Non intendo di giudicare il valore artistico del quadro. Lo considero solo sotto l&#8217;aspetto liturgico. Per questo aspetto devo dire che non pu\u00f2 essere esposto al culto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osservazione perfetta. Nessuno, neppure gli avversari, possono mettere in dubbio la competenza dell&#8217;Autorit\u00e0 ecclesiastica in fatto di liturgia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per riguardo a certi artisti, che pretendono di giudicare il carattere liturgico dell&#8217;arte, viene alla mente la risposta che Apelle diede a un calzolaio, che, oltre il giudizio sulle scarpe dipinte si arrogava la pretesa di altre critiche: <em>Sutor, ne ultra crepidam&#8230;<\/em> (<em>Ciabattino, non [andare] oltre le scarpe<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo scandalo della cappella di Vence (Francia)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il letterato Giovanni Comisso scrisse nel n. 286 di novembre 1954 della stessa \u201cStampa\u201d di della Cappella di Verace: \u201c&#8230; Si chiama Cappella del Rosario, ma tutti la conoscono come la Cappella Matisse. Fa parte di una casa di riposo tenuta da Suore domenicane, \u00e8 situata fuori dalla cittadina sul declivio di un monte incoronato da una parete di roccia, simile a un diadema. Si passa di fianco a questa Cappella senza accorgersene e si deve ritornare indietro. Ha le tegole di ceramica azzurra come i palazzi imperiali di Pechino. Sopra, si alza una grande croce in ferro che fa anche da campanile. Discesa una scala si entra; da due entrate la luce penetra colorata di verde, di giallo e di azzurro. Tutto \u00e8 nitido. Un altare sta di sbieco, sopraelevato. A una parete Matisse ha tratteggiato su piastrelle di ceramica bianca un ritratto di San Domenico, su altre piastrelle una Madonna e su altre ancora gli episodi della Crocefissione, abbozzati come sulle pagine di un album, confusi, ma segnati da chiarissimi numeri d&#8217;ordine. Solo la luce delle vetrate d\u00e0 un senso religioso al luogo.<\/p>\n<div id=\"attachment_34508\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34508\" class=\"wp-image-34508\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Matisse_via-crucis.jpg\" alt=\"Matisse_via-crucis\" width=\"250\" height=\"166\" \/><p id=\"caption-attachment-34508\" class=\"wp-caption-text\">Cappella del Rosario, via Crucis<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i visitatori vi \u00e8 un giovane alto che prega, gli altri sono incuriositi e dubbiosi. Le donne sembrano turbate di non sentire voglia di pregare e di non potere mettersi a ridere. Una, che interrogai pi\u00f9 tardi, mi disse che le sembrava di essere in una stanza da bagno. Difatti \u00e8 inutile affannarsi a cercare simboli della Gerusalemme Celeste, quelle mattonelle di ceramica bianca, dato l&#8217;uso comune, hanno solo un simbolo banale. \u00c8 incredibile che questa Cappella abbia fatto tanto chiasso, diffuso per tutto il mondo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>Via Crucis<\/em> si chiama <em>chemin de la croix<\/em>, ed \u00e8 l&#8217;uso comune di percorrerla dal primo dei 14 quadri rifacendo idealmente il viaggio di Cristo sul Calvario. Il Matisse l&#8217;ha rappresentata tutta in un quadro pieno di un groviglio di geroglifici&#8230; \u00c8 pure ovvia la necessit\u00e0 di una stesura artistica di facile leggibilit\u00e0: l&#8217;immagine deve parlare alla fantasia e commuovere il cuore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui conviene richiamare alla memoria il decreto della S. Penitenzieria Ap. in data 13 marzo 1938, che d\u00e0 le norme fondamentali per l&#8217;esercizio della Via Crucis; tra queste, \u00e8 detto che le stazioni debbono essere 14 a distanza una dall&#8217;altra e a ognuna deve sovrastare una croce di legno ben visibile. Per lucrare la indulgenza \u00e8 necessario fra una stazione e l&#8217;altra fare uno spostamento del corpo come per seguire il cammino di G. Cristo verso il Calvario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le immagini sacre tracciate a contorno piuttosto che dipinte, e il Crocefisso contorto e barbarico posto sull&#8217;altare ripugnano non solo alla buona tradizione artistica, ma disorientano il senso religioso. Si plaude alla novit\u00e0. Ma Pio XI ha detto: \u201cSe ne tentano le difese in nome della ricerca del nuovo e della razionalit\u00e0 delle opere. Ma il nuovo non rappresenta un vero progresso se non \u00e8 almeno altrettanto buono che l&#8217;antico; e troppo spesso questi pretesi nuovi sono sinceramente, quando non anche sconciamente, brutti e rivelano soltanto l&#8217;incapacit\u00e0 o l&#8217;impazienza di quella preparazione di cultura generale, di disegno \u2014 di questo soprattutto \u2014 di quella abitudine di paziente e coscienzioso lavoro, per il difetto e l&#8217;assenza delle quali vien meno la stessa tanto ricercata novit\u00e0, troppo somigliando a certe figurazioni che si trovano nei manoscritti del pi\u00f9 tenebroso medioevo, quando si eran perdute nel ciclone barbarico le buone tradizioni antiche ed ancora non appariva un barlume di rinascenza\u201d (Discorso per l&#8217;inaugurazione della nuova Pinacoteca Vaticana, 27 ottobre 1932).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Altri scandali<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Episodi simili a quelli di Torino e della Francia si sono verificati qua e l\u00e0 in Germania, nel Belgio, nell&#8217;Olanda, nella Svizzera, nelle Americhe. L&#8217;eresia \u00e8 dura a morire. Ma come la Chiesa, <em>columna et firmamentum veritatis<\/em> (I Tim.,3, 15), ha trionfato delle antiche eresie, cos\u00ec assister\u00e0 al tramonto della nuova eresia depravatrice dei soggetti sacri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo scandalo di certe riviste<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivista \u201cL\u2019Art d&#8217;Eglise\u201d, pubblicata dai Benedettini dell&#8217;Abbazia di S. Andrea di Bruges nel Belgio, \u00e8 una nobile palestra per il conoscimento e il rinnovamento dell&#8217;arte cristiana. Ma talvolta troppo indulgente verso i nuovi indirizzi dell&#8217;arte sacra. Non possono persuaderci le stazioni della Via Crucis di Ludevig Scaffrath graffite in una chiesa di Aix-la-Chapelle e pubblicate sul n. 4 del 1954. Ci rincresce di citare questo esempio, ma crediamo nostro dovere di segnalare certe aberrazioni anche se sono patrocinate da bravi e buoni Religiosi. Quanto diciamo per l&#8217;<em>Art d&#8217;Eglise <\/em>vale anche per altre riviste d&#8217;arte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi non intendiamo di giudicare le intenzioni, ma guardiamo obiettivamente ai fatti. Questa Via Crucis, sommaria e deforme, offende il nostro sentimento e crediamo che, pi\u00f9 che edificare i fedeli, li scandalizzi. La figura di Cristo non pu\u00f2 essere oggetto di forme caricaturali o depravatrici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certi Religiosi, come quelli dell&#8217;<em>Art Sacr\u00e9 <\/em>di Francia, sono mossi dal desiderio, per s\u00e9 lodevole, di portare l&#8217;arte della Chiesa nella corrente dell&#8217;arte moderna, perch\u00e9 la Chiesa non apparisca un istituto sorpassato ed estraneo ai nuovi tempi; pensano che l&#8217;arte cristiana ha accettato nel corso dei secoli tutte le forme progressive. S\u00ec, l&#8217;intento \u00e8 lodevole: ma \u00e8 pericoloso come quello della <em>mano tesa<\/em> ai comunisti. S\u00ec, la Chiesa ha accettato tutte le forme progressiste, ma le ha accettate quando esse non offendevano il carattere sacro del culto, condannando tutte le aberrazioni, come ha fatto il Concilio di Trento con la disposizione della XXV Sessione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Religiosi temono di parere sorpassati, di non capire la sete di novit\u00e0 dell&#8217;arte. Pare una specie di rispetto umano. Si illudono anche di richiamare a Cristo artisti che si professano atei e agnostici. Un prete italiano, del resto distinto scrittore, ha detto che i personaggi che il Podesti ha rappresentato nella Sala dell&#8217;Immacolata al Vaticano sembrano pupazzi di stoffa preziosa inzeppati di paglia. Non ha tenuto conto che questi affreschi rappresentarono al suo tempo quanto di meglio si sapesse dipingere; e ora li giudica secondo il capriccio della moda. Se \u00e8 tramontata la moda classicheggiante del Podesti, tramonter\u00e0 anche la moda dell&#8217;arte contro-natura. Noi vogliamo che l&#8217;arte cammini, ma col passo umano, non coi salti del canguro. Ugo Ojetti, che non era certo un reazionario, ha scritto: \u201cL&#8217;arte \u00e8 un fiore che sorge da radici profonde. Chi osa svellerla dalla vita e dalla patria, chi osa immaginarla astratta e recisa dal tronco che sugge nel suolo nativo le linfe e le forme i colori, la vede avvizzire in breve ora e non v&#8217;\u00e8 sottigliezza di dialettica od orgoglio di rettorica che la salvi&#8230;\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cQuesta \u00e8 la gloria dell&#8217;arte italiana: d&#8217;avere cercato in ogni uomo il modello divino, e d&#8217;avere cos\u00ec riconciliato l&#8217;uomo con l&#8217;universo che lo circonda e lo riflette; d&#8217;avergli cio\u00e8 rivelato l&#8217;ordine che \u00e8 sopra l&#8217;apparente disordine, il sole che \u00e8 di l\u00e0 dai nembi, la quiete che \u00e8 di l\u00e0 dagli uragani, la primavera che \u00e8 di l\u00e0 dal gelo, il bene che \u00e8 di l\u00e0 dal male, la gioia che \u00e8 di l\u00e0 dal dolore; d&#8217;avergli fatto in terra sentire l&#8217;eco di quella che Dante ud\u00ec dolce sinfonia di Paradiso\u201d (<em>Pi\u00f9 Vivi dei Vivi<\/em>, pag. 42).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo scandalo di certi cataloghi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si sono mai tenute tante esposizioni d&#8217;arte sacra come in questi ultimi tempi. Il fenomeno \u00e8 significativo ed \u00e8 degno per s\u00e9 di incoraggiamento e di lode. Ma quali frutti si sono attenuti sinora? <em>Erat videre miseriam<\/em> (II Mac., 6, 9). Ho tra le mani il catalogo della \u201cPrimera Exposici\u00f3n de Arte Sacra moderna\u201d celebrata a Buenos Aires sull&#8217;ottobre del 1954.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il catalogo si apre con la lettera di S. E. Mons. G. Battista Montini, che reca l&#8217;augurio e la benedizione del S. P. Pio XII. \u00c8 detto bellamente: \u201cLa Iglesia da paso libre a todo lo que de bueno y bello queda haber en las interpretaciones de cada \u00e9poca. Mas no habr\u00e1 de olvidarse quel el magisterio eclesi\u00e1stico, a\u00fan sin salirse por ello de su propria misi\u00f3n, tiene una palabra que decir tanto para prevenir o evitar posibles desavenencias entre los c\u00e1nones de las nuevas creaciones y las reglas de la moral, como para hacer servir el arte religioso a su funci\u00f3n de ayudar a la piedad y de\u00advoci\u00f3n de pueblo fiel. As\u00ed lo ha hecho siempre y \u00faltimamente lo acaba de hacer al advertir el peligro de ciertas desviaciones. El respecto a las disposiciones de la Santa Sede sar\u00e1 guia y salvaguardia para un sano empe\u00f1o renovador\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi \u00e8 pure riportato il mirabile discorso che il Santo Padre Pio XII rivolse agli artisti della Quadriennale Romana l&#8217;8 aprile 1952.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo una premessa cos\u00ec nobile, si pensa di entrare in una basilica fulgente d&#8217;arte. Ahim\u00e8, accanto a concezioni pi\u00f9 o meno buone, ve ne sono alcune che, seguendo i moderni indirizzi deformatori, avviliscono e oltraggiano i sacri soggetti: sono vere bestemmie figurative. Ne riporto alcune in questo fascicolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Penso che l&#8217;Autorit\u00e0 ecclesiastica si sia trovata in grande imbarazzo. Ma conviene ricordare che l&#8217;Autorit\u00e0 ecclesiastica non deve lasciarsi coinvolgere dai fanatismi pseudo-artistici, che degradano l&#8217;arte sacra. \u00c8 la Chiesa che deve dare le direttive agli artisti, come nel passato; non sono gli artisti, che possono dar norme alla Chiesa in fatto d&#8217;arte religiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che \u00e8 accaduto a Buenos Aires si verifica, <em>mutatis mutandis<\/em>, in quasi tutte le moderne esposizioni d&#8217;arte sacra. Una ragione di pi\u00f9 per reagire contro questo disordine.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>VI <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Le cause dell\u2019epidemia lebbrosa dell\u2019arte moderna<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;arte sacra non \u00e8 che una branca dell&#8217;arte comune. Conviene quindi risalire alla malattia dell&#8217;arte in genere per valutare in specie l&#8217;infezione di cui soffre l&#8217;arte sacra. Non pretendo d&#8217;arrogarmi una competenza che non ho, ma esprimo con tutta semplicit\u00e0 il mio parere, che potr\u00e0, se mai, servire come elemento di giudizio per chi voglia approfondire il problema dell&#8217;arte moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;arte malata<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi avvicino al malato con rispetto e amore, come il medico che fa la diagnosi del male per trovare i rimedi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che l&#8217;arte in genere sia ammalata quasi tutti lo ammettono. Quelli che plaudono all&#8217;arte modernista lebbrosa sono una esigua minoranza, tra cui non manca l&#8217;interesse di certi commercianti. Le Biennali di Venezia ci offrono la pi\u00f9 significativa documentazione del morbo che affligge l&#8217;arte moderna. Un acuto studioso mi scrisse dopo aver visitato la Biennale del 1922: \u201cNon so se devo piangere o ridere&#8230;\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bernard Berenson ha detto queste gravi parole circa la Biennale del 1954: \u201cSi tratta di balbettamenti, di infantilismi, che io non posso in nessun modo approvare: decadenza: non c&#8217;\u00e8 altra parola\u201d (Intervista del \u201cGazzettino\u201d 27 giugno 1954).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I premi ufficiali dati dalle Autorit\u00e0 ad alcune opere stravaganti delle Biennali sono un incontrovertibile documento dello sfacelo dell&#8217;arte moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il valoroso e coraggioso critico d&#8217;arte Leonardo Borgese scrive: \u201cDel resto l&#8217;arte d&#8217;avanguardia o rivoluzionaria \u00e8 oggi in Italia soprattutto un affare burocratico, ministeriale e ufficiale, tra le mani dei funzionari e dei professori d&#8217;universit\u00e0\u201d (\u201cCorriere della Sera\u201d del 6 marzo 1955). Si arriva a fare dei grandi ciotoli per la scultura e si farnetica di rappresentare la statua, che \u00e8 fatta di volumi, con grovigli di fili di ferro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse lo sfacelo indica il morire del germe per la creazione di una pianta nuova, come quando una vecchia quercia produce l&#8217;ultima ghianda e muore. La ghianda cade a terra e ricomincia la vita. Cos\u00ec un vecchio animale genera l&#8217;ultimo figlio e muore. Il figlio ricomincia l&#8217;infanzia e procede per l&#8217;et\u00e0 adulta fino alla vecchiezza. E noi speriamo che, dopo questa aberrante moda della deformazione e della bruttezza, dopo questa morte della figura.l&#8217;arte risorger\u00e0. Tutto ci\u00f2 premesso, noi ci domandiamo: Quale <em>virus<\/em>, quale infezione ha ridotto a questo stato patologico l&#8217;arte? Quali sono le profonde cause per le quali l&#8217;arte moderna rinnega i canoni eterni e universali della bellezza?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fenomeno \u00e8 impressionante per la sua estensione e per le approvazioni ufficiali e per il successo momentaneo del mercato artistico. Tutto ci\u00f2 non pu\u00f2 essere arbitrario; cerchiamo ora di scoprirne le cause.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;era atomica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi pare che c&#8217;\u00e8 una causa che dir\u00f2 ontologica, la quale sfugge agli stessi artisti; essi ne sono una inconsapevole vittima. Gli artisti, con la loro ipersensibilit\u00e0, sono lo specchio del proprio tempo, sono una specie di radar, che preannuncia i pericoli lontani. Viviamo, col respiro sospeso da un terrore apocalittico. Winston Churchill, il 1\u00b0 marzo dell&#8217;anno corrente, ha pronunciato ai Comuni queste tragiche parole sui pericoli della bomba H: \u201cMi si stringe il cuore quando guardo la giovent\u00f9 piena di ardore e di vita e quando guardo i bambini che giocano ignari. Ed io mi ripeto questa terribile domanda: Che cosa sar\u00e0 di essi se Iddio si stancher\u00e0 degli uomini?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi viviamo in un periodo unico nella storia, nel quale il mondo intero \u00e8 diviso intellettualmente e in largo senso anche geograficamente fra il Credo della disciplina comunista e il Credo della libert\u00e0 individuale e nel tempo stesso questa divisione mentale e psicologica \u00e8 accompagnata dal possesso, da ambo le parti, delle pericolose armi dell&#8217;epoca nucleare&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi \u00e8 un immenso abisso fra la bomba atomica e la bomba H. La bomba atomica con tutti i suoi terrori, non ci portava al di l\u00e0 dell&#8217;ambito del controllo umano e degli eventi controllabili sia in pace che in guerra. Ma tutti i fondamenti delle vicende umane sono stati rivoluzionati, e l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 stata posta in una situazione gravata dall&#8217;ombra della perdizione. Non vi \u00e8 difesa \u2014 nessuna difesa assoluta \u2014 contro la bomba H&#8230;\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presidente Eisenhower ha detto nel suo messaggio al Congresso americano il 6 gennaio 1955: \u201c&#8230;\u00c8 della massima importanza che ciascuno di noi comprenda la vera natura della lotta che si sta ora svolgendo nel mondo. Non \u00e8 una semplice lotta di teorie economiche, o di forme di governo o di potenza militare. \u00c8 in gioco la vera natura dell&#8217;uomo. O l&#8217;uomo \u00e8 la creatura che il salmista definisce \u201dun po&#8217; al di sotto degli angeli\u201d, o \u00e8 una macchina senz&#8217;anima destinata ad essere sfruttata dallo Stato per la glorificazione di questo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il disordine pauroso di questa epoca \u2014 non posso dire di questa civilt\u00e0 \u2014 si ripercuote nell&#8217;anima degli artisti, ed essi fanno un&#8217;arte, che alcuni hanno appunto detto nucleare, un&#8217;arte del disordine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guzzi, parlando di Chagall (\u201cIl Tempo\u201d, 14 aprile 1955), dice: \u201cSi sa ch&#8217;esso \u00e8 uno dei fatti autentici dell&#8217;arte contemporanea; e ch&#8217;esso esprime l&#8217;ansia di sogno e di innocenza d&#8217;una et\u00e0 troppo congegnata e meccanica, tutta razionalit\u00e0 e freddo gusto di forma\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Malraux scrive: Le arti moderne mettono sordamente in questione la civilizzazione, che rappresentano. Li \u00e8 il legame che unisce gli ingenui ai primitivi medioevali, i pazzi e alle volte i bambini ai primitivi dell&#8217;Eufrate. Ci\u00f2 rende ciascuna di queste arti un&#8217;espressione dell&#8217;antiumano del nostro secolo&#8230; Il gusto di una certa preferenza di forme, non avviene senza un appello alle forze oscure dell&#8217;uomo (l&#8217;inconscio).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al principio del secolo, sono i pittori esaltati come i pi\u00f9 moderni che scavano rabbiosamente nel passato. Da Cezanne, che impone ai paesaggi i piani della scultura gotica, a Gauguin, che metamosfosa l&#8217;arte della Polinesia, a Derain, a Picasso, che suscitano i negri e gli idoli sumerici, gli artisti cercano tutti i mondi, salvo quello che \u00e8 loro imposto. Essi sanno come l&#8217;accordo dell&#8217;uomo con se stesso \u00e8 divenuto menzognero; e le loro opere, sembrano convergere verso il punto vulnerabile della civilizzazione in cui sono chiusi&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dominio del demonio \u00e8 proprio di tutti quelli che, nell&#8217;uomo, aspirano a distruggere l&#8217;uomo (<em>Psychologie de l&#8217;art<\/em>. A. Skira V. I pagg.124-126-127).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;influsso delle correnti filosofiche<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli artisti non sono filosofi, ma, con la loro ipersensibilit\u00e0, avvertono le correnti filosofiche del tempo e ne subiscono, consapevolmente o inconsapevolmente, l&#8217;influsso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tendenze filosofiche dell&#8217;Ottocento passarono nel Novecento. Il pensiero positivista, degenerato spesso nell&#8217;agnosticismo e nel materialismo, spense la luce dell&#8217;anima; l&#8217;idealismo non ammetteva altre realt\u00e0 che il pensiero. Il filosofo C. Wolff nel Settecento aveva detto \u201cche l&#8217;idealismo ammette l&#8217;esistenza delle cose nel nostro pensiero, negando l&#8217;esistenza reale del mondo fisico\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;arte nella seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento e nella prima met\u00e0 del Novecento, si dibatt\u00e8 nella morta gora del positivismo o si smarr\u00ec nelle nuvole dell&#8217;idealismo. Specialmente questo \u00e8 riuscito, in arte, a disintegrare la natura esterna dandoci delle visioni soggettivistiche, deformatrici del vero e riflettenti i truculenti fantasmi d&#8217;una fantasia esaltata. In Italia i corifei dell&#8217;idealismo sono stati B. Croce e G. Gentile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Croce, nel <em>Breviario di Estetica<\/em>, cos\u00ec definisce l&#8217;arte: \u201cL&#8217;arte \u00e8 visione o intuizione&#8230; Si nega anzi tutto che l&#8217;arte sia un fatto fisico&#8230; e, se si domanda per quale ragione l&#8217;arte non possa essere un fatto fisico, bisogna in primo luogo rispondere che i fatti fisici non hanno realt\u00e0&#8230; talch\u00e9 i fatti fisici si svelano, per la loro logica interna e per comune consenso, come non gi\u00e0 una realt\u00e0 ma una costruzione del nostro intelletto agli scopi della scienza&#8230;\u201d. Noi possiamo constatare come codesto idealismo abbia una certa affinit\u00e0 e una indiretta responsabilit\u00e0 circa le correnti artistiche del cubismo, del <em>fauvisme<\/em>, dell&#8217;astrattismo, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I corsi e ricorsi di G. B. Vico<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si riscontra veramente nella storia la vicenda delle salite e delle discese; delle aurore e dei tramonti. Anche l&#8217;oceano umano subisce il ritmo dell&#8217;alta e della bassa marea. Tutto ci\u00f2 riguarda anche l&#8217;arte, perch\u00e9 essa \u00e8 il polso del battito della civilt\u00e0. Purtroppo siamo in un periodo di bassa marea, che mette allo scoperto le brutture del fondo. Le grandi civilt\u00e0 babilonese ed egiziana sono tramontate senza nuovi risorgimenti, i grandi monumenti antichi sono muti e desolati, testimoni di una civilt\u00e0 defunta. Altrettanto pu\u00f2 dirsi della Grecia, che conobbe gli splendori del V secolo prima di Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La civilt\u00e0 romana, che incorpor\u00f2 quella etrusca, non resistette all&#8217;urto di barbari, e la grande arte dell&#8217;impero, mirabile espressione di bellezza, di forza e di diritto, si imbarbar\u00ec fino alle rozze espressioni dell&#8217;alto medioevo. La Chiesa ricostru\u00ec sulle rovine dell&#8217;impero l&#8217;unit\u00e0 delle anime; e la civilt\u00e0 antica, purificata ed innalzata dal cristianesimo, rifior\u00ec con la scolastica di S. Tommaso e col Rinascimento. I nostri artisti del XV-XVI secolo porgono la mano ai grandi artisti della Grecia e di Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggid\u00ec assistiamo a un ricorso di decadenza, l&#8217;arte bamboleggia falsamente rifacendo l&#8217;arte rude del medioevo e dei popoli delle caverne. \u00c8 un crepuscolo che, nei corsi e ricorsi storici, prelude all&#8217;aurora o al vespero notturno? Speriamo che sia il crepuscolo di un nuovo giorno. Co\u00admunque \u00e8 un&#8217;arte in travaglio, una involuzione regressiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita dell&#8217;uomo non ha due infanzie: il vecchio, che infantilisce, si dice che \u00e8 un rammollito e istupidito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paratore scrive nel \u201cGiornale d&#8217;Italia\u201d del 12 marzo 1955: \u201cNel nostro secolo la capacit\u00e0 creativa s&#8217;\u00e8 andata inaridendo ed ha ceduto progressivamente il posto ad un gigantesco sopravvento della critica, sotto tutte le forme. E questo fenomeno ha portato con s\u00e9 il trionfo del pi\u00f9 rigido formalismo, il culto per tutti i primitivismi, e, nelle arti figurative, moduli rivoluzionari che rappresentano una via senza uscita puramente atta al dissolvimento, e nella musica (a breve distanza dalle grandi conquiste dell&#8217;Ottocento romantico) quell&#8217;altro fenomeno di rivoluzione puramente grammaticale e spiritualmente disgregatrice che \u00e8 la dodecafonia. E voglia il cielo che tali tendenze non preludano a un fenomeno pari a quella millenaria notte dell&#8217;arte e della poesia che grav\u00f2 sull&#8217;Occidente dal sec. II al sec. XII della nostra era.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cParallelamente a questo trionfo della critica sulla fantasia, lo scetticismo, il disorientamento riguardo a tutti i valori pi\u00f9 alti della tradizione, l&#8217;abitudine a veder tutto in termini di economia e di benessere materiale, l&#8217;illusione che la civilt\u00e0 occidentale possa essere rappresentata e difesa da forme di pseudocultura periferica rispetto ai grandi centri europei e nutrita solo dei cascami pi\u00f9 esteriori dell&#8217;immensa creazione ch&#8217;essa aveva espressa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma in faccia a questo cataclisma la Chiesa rappresenta una vita perenne; vive della vita di Dio; e noi auspichiamo un&#8217;arte che si disgeli alle fonti dell&#8217;eterna e possente giovinezza della Chiesa. La Chiesa dice all&#8217;artista cristiano le parole che Cristo pronunci\u00f2 sulla tomba di Lazzaro, gi\u00e0 in decomposizione: <em>Lazare, veni foras&#8230; Solvite eum et sinite abire <\/em>(Joan. 11-43).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;ansia del nuovo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli artisti sono tormentati dall&#8217;ansia del nuovo, dalla sete della modernit\u00e0; vogliono parlare, non un linguaggio arcaico, ma il linguaggio del proprio tempo. Questo stato d&#8217;animo risponde al loro istinto artistico ed \u00e8 degno di grande rispetto. Noi, se deploriamo gli sviamenti dell&#8217;arte, comprendiamo la tragedia spirituale degli artisti e parliamo di loro con consapevole amore: amore e rispetto per chi soffre in buona fede, non per i furbi trafficanti e per i profittatori delle stravaganze artistiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Porena, uno studioso d&#8217;arte di alto livello, dice: \u201cVi sono quadri e statue rappresentanti uomini e donne bellissimi per regolarit\u00e0 di forme o intensit\u00e0 di espressione, che da tale bellezza, per una certa qualit\u00e0 di osservatori conseguono ben poco pregio e suscitano ben poco diletto estetico. Il che avviene per esempio, quando l&#8217;artista, come \u00e8 caso frequente in certe epoche, abbia nell&#8217;opera sua ripetuto un tipo che, quasi a guisa di canone, si sia andato fissando nella pratica artistica fino a divenire comune, si che di suo lavoro individuale, nella visione e nell&#8217;elaborazione di quel tipo, egli non abbia messo nulla o quasi nulla\u201d. M. Porena, Il bello d&#8217;arte e il bello nella natura (Comunicazione all&#8217;Accademia dei Lincei, 11 dicembre 1954).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel <em>tipo comune<\/em> non interessa gran che il pubblico e l&#8217;artista si sente mortificato e quasi tagliato fuori dalla vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;influenza della critica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi sono dei critici d&#8217;arte probi e solitari; ma vi sono altri che hanno una certa responsabilit\u00e0 sullo sviamento dell&#8217;arte moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su questo delicato argomento cedo la parola allo stesso M.Porena: \u201cDa un certo tempo in qua i critici d&#8217;arte formano una classe ben distinta e riconosciuta, che cercano distinguersi dalla folla dei profani avvolgendosi nelle nuvole. Per esempio, uno dei modi oggi assai in voga \u00e8 quello di parlare d&#8217;un&#8217;arte con parole, frasi e concetti che appartengono a un&#8217;altra arte&#8230; Cercano di distinguersi allontanandosi dal gusto comune, capovolgendo i valori, coltivando il paradosso, mettendo a base dei loro giudizi elementi di poco o nessun pregio. E, per esempio, avanti a un quadro invece di additare il contenuto lirico o drammatico scaturente dall&#8217;invenzione delle situazioni, la potenza dell&#8217;espressione nei volti e nei gesti, l&#8217;energia dinamica e passionale nelle figure, la perfezione della riproduzione nel disegno, nel colore, nel chiaroscuro, parlano un gergo comprensibile a essi soli, in cui compaiono, se per esempio trattasi di pittura, linee orizzontali, verticali, oblique, parallele, convergenti, divergenti, spazi, volumi, pieni, vuoti; intessuti in un frasario che spesso, in italiano almeno, \u00e8 incomprensibile; e tutto ci\u00f2 prescindendo totalmente dal fatto che tali elementi appartengono a uomini, o ad animali, o a piante, o a oggetti inanimati; e altrettanto pei colori&#8230; Ma sono molti, purtroppo, fra gli artisti e fra il pubblico, i timidi e gli umili, che diffidano di s\u00e9, che si lasciano sgomentare dai falsi ragionamenti, e a cui le nuvole in cui s&#8217;avvolgono quei critici sembrano segno d&#8217;altezza. Se sono galantuomini si limitano a tacere; se non lo sono, si mascherano alla moderna e plaudono alla corrente (I. c.)\u201d.<\/p>\n<p><strong>La moda<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fenomeno complesso e oscuro della moda, legato a varie influenze del gusto, del tempo, dell&#8217;economia, della morale, impera specialmente sull&#8217;abbigliamento, ma esercita un notevole potere anche sull&#8217;arte, sulla politica, persino sulla medicina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La moda del deforme passer\u00e0 come passano tutte le mode. La storia ne\u00a0 offre una chiara documentazione. Dopo Raffaello imperversarono i manieristi, poi insorsero, col Rembrant, il Caravaggio e il Ribera, i luministi; nel Settecento tiepoleggiarono tutti i minori; poi, tra la fine del Settecento e il principio dell&#8217;Ottocento, subentr\u00f2 il fanatismo classico con il Canova e il David, ma i neoclassici finirono col produrre un senso di saziet\u00e0, e venne la reazione del romanticismo e poi del verismo. Noi tutti ricordiamo la moda effimera dello stile umbertino e floreale e del neoromanico e del neogotico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec siamo giunti alla babele moderna. Se \u00e8 tramontato il <em>bello ideale<\/em> del Wincktelmann, tramonter\u00e0 anche il moderno <em>brutto ideale<\/em>. Le mode passano come il fumo, anche se questo \u00e8 il fumo dell&#8217;incenso che si brucia davanti agli altari. Per\u00f2 finch\u00e9 imperversa la moda del deforme giova lottare per affrettarne il tramonto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo verr\u00e0 certamente \u2014 mi diceva uno studioso \u2014 quando sorger\u00e0 un artista di genio. La massa dei minori lo seguir\u00e0 volentieri. L&#8217;antico Petronio, <em>arbitrer elegantiarum<\/em>, \u00e8 oggid\u00ec sostituito in arte da Picasso, <em>l&#8217;arbiter pravitatum<\/em>. Noi speriamo nell&#8217;avvento di un <em>arbitrer pulchritudinis<\/em>, \u201cd&#8217;un grande artista, la cui produzione dia all&#8217;anima sensazioni nuove, che appunto per tale loro freschezza hanno un&#8217;energia superiore a quella con cui agiscono i pregi di artisti gi\u00e0 noti a cui la sensibilit\u00e0 estetica \u00e8 gi\u00e0 assuefatta, e quindi pi\u00f9 languida. Artisti e pubblico si gettano allora su queste nuove forme di bellezza: quelli per cercar di produrle anch&#8217;essi, questi per goderne (M. Porena, 1. c.)\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il peso della tradizione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche\u00a0la tradizione, male intesa, ha una parte nello smarrimento dell&#8217;arte moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tradizione \u00e8, sotto un certo aspetto, un peso. Quando l&#8217;artista pensa a un soggetto, specialmente se si tratta di un soggetto sacro, si vede la fantasia affollata da una ridda di immagini del passato; egli \u00e8 come assordato e confuso da un riecheggiamento di mille voci uscenti dai secoli passati. Egli vuol essere originale, vuol essere personale. Ma come \u00e8 possibile farsi notare se si ha una statura ordinarla e se si \u00e8 confusi alla folla comune?<\/p>\n<div id=\"attachment_34509\" style=\"width: 263px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34509\" class=\"wp-image-34509 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Dupr\u00e8_Misericordia.jpg\" alt=\"Dupr\u00e8_Misericordia\" width=\"263\" height=\"191\" \/><p id=\"caption-attachment-34509\" class=\"wp-caption-text\">Piet\u00e0 di Dupr\u00e8, cimitero della Misericordia a Siena<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dupr\u00e9 racconta che un tempo lavorava alacremente intorno al gruppo della Piet\u00e0. Entr\u00f2 nello studio un amico e disse che la Piet\u00e0 gli ricordava esattamente quella di Michelangelo, con l&#8217;intenzione di lodare il lavoro. Dupr\u00e9 ributt\u00f2 nel mastello la creta del gruppo. Aggiunse poi che ebbe una specie di visione e compose la nota Piet\u00e0 del cimitero della Misericordia a Siena; che \u00e8 un capolavoro di forma e di sentimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, la tradizione \u00e8 un peso; ma, se si sa considerarla bene, \u00e8 anche una direzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei moderni cenacoli artistici non si vuol sentir parlare di tradizione. \u00c8 questione di intendersi: per tradizione non si vuole significare il rifacimento di modi artistici del passato, non un ritorno indietro; ma il punto di partenza per un nuovo cammino. Un profeta, vissuto oltre 2500 anni fa, ha detto: \u201cFermatevi sul crocicchio e osservate; cercate tra i sentieri antichi qual sia la via buona; camminate per essa e troverete riposo per la vostra anima\u201d (Gerem. VI-16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cari artisti, voi oggi vi trovate veramente a un crocicchio. I sentieri sono confusi e la direzione \u00e8 incerta e l&#8217;anima respira in una intima angoscia. Qual \u00e8 la via buona? Cercatela nelle indicazioni della tradizione, avan\u00adzare pesa e troverete refrigerio per le vostre anime.<\/p>\n<p><strong>Il bisogno degli artisti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tempo fa \u00e8 venuto da me un valente scultore. Mi mostr\u00f2 un album dei suoi lavori. L&#8217;album cominciava con una serie di bei bassorilievi, concepiti con un sagace senso dei volumi e con una purezza di forme plastiche, quasi accademiche. Poi, ad un tratto, le figure umane apparivano deformate fino alla mostruosit\u00e0. Io mostrai qualche sorpresa. Lo scultore mi rispose: Io ho studiato e amo il disegno e la forma. Ma devo vivere, devo mantenere la mia famiglia. E ho dovuto piegarmi alla moda&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questa \u00e8 l&#8217;intima tragedia di tanti artisti. Un altro pittore mi disse: \u2014 Lei ha ragione. Quest&#8217;arte passer\u00e0, ma intanto noi non dobbiamo morire di fame. La Chiesa pu\u00f2 aspettare che torni il sereno. Noi non possiamo aspettare&#8230; La rivista \u201cLa Rocca\u201d scrive: l&#8217;artista, che tra l&#8217;altro deve ogni giorno mangiare, ovviamente decider\u00e0 di dedicarsi a ci\u00f2 che rende meglio come aspirazione cronistica e guadagno economico (15 febbraio 1954).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi giorni un vecchio scultore mi scrive: \u201cNoi tradizionalisti (e viene, oggi, regalato questo titolo come una patente d&#8217;imbecillit\u00e0) abbiamo bisogno di lavorare e ci occorre molto tempo per lavorare, perch\u00e9 siamo molto rispettosi della forma. Oggi siamo messi al bando come inabili al lavoro e le occasioni di fare, per noi, sono rarissime\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Troppi artisti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra pure che l&#8217;eccessivo numero degli scultori e specialmente dei pittori non sia estraneo alla presente babele dell&#8217;arte. La <em>Guida Monaci<\/em> annovera per l&#8217;Urbe oltre 700 pittori. L&#8217;arte \u00e8 troppo alta e ardua cosa perch\u00e9 sia lasciata al capriccio del primo venuto. \u201cIn questi tempi \u2014 dice A. Martini, il noto scultore avanguardista \u2014 tutti hanno dipinto, perfino i pizzicagnoli e i panettieri\u201d (<em>Lettere di A. Martini<\/em>, Canova, Treviso).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente l&#8217;arte moderna, che si infischia del disegno e della forma, \u00e8 alla portata di tutti. I giornali di Roma hanno elogiato un barbiere che, tra una barba e l&#8217;altra, si \u00e8 dilettato a fare dell&#8217;arte moderna; a Roma era annunziato per l&#8217;aprile 1955 la IV Mostra d&#8217;arte dei vigili urbani&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La fotografia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parrebbe che la fotografia dovesse essere un buon aiuto per l&#8217;arte. Invece sembra che essa stessa abbia una parte nel disordine figurativo dei nostri giorni. Nei tempi antichi non esisteva la fotografia, e gli artisti dovevano osservare e interpretare il vero. Oggid\u00ec la riproduzione del vero \u00e8 lasciata alla macchina, e questa ha raggiunto una tale perfezione nella riproduzione del vero, con ombre sfumate, con colori pastosi, con sfondi prospettici da vincere l&#8217;abilit\u00e0 dei pittori. Questi sono scoraggiati. Si dir\u00e0 che alle fotografie manca l&#8217;anima. Ma la pittura moderna, con i suoi sgorbi contro-natura, sa rendere forse l&#8217;anima?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La mancanza di mecenati<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un tempo la Chiesa e i Principi erano i grandi e intelligenti Mecenati delle arti. I Principi volevano un&#8217;arte, che celebrasse la loro potenza, e gli ecclesiastici promovevano un&#8217;arte che contribuisse allo splendore e all&#8217;efficacia del culto. Le rivoluzioni hanno impoverito le chiese, gli Ordini religiosi e le confraternite e hanno detronizzato i Principi. Il mecenatismo \u00e8 ora rappresentato dai Governi e, in piccola parte, dalla ricca borghesia. Ma i Governi, legati alla rotazione dei partiti, non hanno un proprio programma artistico; secondano le correnti del giorno col presupposto d&#8217;incoraggiare l&#8217;arte e di raccogliere anche i documenti dell&#8217;arte patologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto che il vecchio parlamentare Herriot, sindaco di Lione, ha avuto il coraggio di rifiutare una ceramica di Picasso, ha sollevato molte discussioni. La ricca borghesia ha altre preoccupazioni e altre manifestazioni che l&#8217;arte; se qualche signore vuole adornarsi del prestigio dell&#8217;arte o fa raccolta di cimeli antichi o compera i prodotti dell&#8217;arte modernista per darsi l&#8217;aria di essere<em>\u00e0 la page<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sfavorevole clima per l\u2019arte sacra<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tutte queste ragioni, con cui ho cercato di individuare i motivi del marasma dell&#8217;arte moderna, se ne aggiunge una particolarissima per riguardo all&#8217;arte sacra, cio\u00e8 il clima tutt&#8217;altro che propizio. S. E. Mons. G. B. Montini, Arcivescovo di Milano, ha detto il 6 gennaio 1955 nella prima omelia: \u201cLa vita cattolica \u00e8 minacciata di restringimento e di assedio da chi, non pago dei confini che essa stessa pone fra sacro e profano, tra campo religioso e campo civile, e non conscio del diritto spettante allo spirito di tutto illuminare e vivificare, vuole sottrarle con le barriere del laicismo la sua benefica irradiazione nelle varie manifestazioni sociali. Minacciata di soffocamento e di inaridimento dalla indifferenza religiosa con cui la febbre della vita materiale, economica ed edonistica paralizza gli spiriti moderni, minacciata di annullamento dall&#8217;esplosione cieca e fanatica dell&#8217;ateismo moderno, che, armato di pretesa logica e scientifica, tanto nega i principi supremi dell&#8217;essere e del pensiero, da convertire in idoli disperati e crudeli i frammenti di verit\u00e0, che ha rubato al tempio della sapienza divina&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora a me pare che un&#8217;altra pacificazione, un altro piano, quello ideologico-morale, sia necessario promuovere: la pacificazione cio\u00e8 della tradizione cattolica con l&#8217;umanesimo buono della vita moderna. Mi sia consentito da questa cattedra, esprimere l&#8217;augurio. Esso non vuole avere fondamento soltanto sui diritti storici di tale tradizione, ma si fonda principalmente sul disegno misterioso e misericordioso di Dio, che al nostro Paese ha elargito tanti favori da farne terra di elezione e centro d&#8217;irradiazione del nome cristiano nel mondo e si convalida del fatto che tutti i principi che danno al mondo moderno un dinamismo foriero di vero progresso umano e di nuova e vera civilt\u00e0, sono principi mutuati dal Vangelo\u201d.<\/p>\n<p>L&#8217;arte greca, l&#8217;arte dell&#8217;Estremo Oriente, l&#8217;arte egiziana, la grande arte cristiana fiorirono in un clima spirituale. Perci\u00f2 la primordiale condizione per il risorgimento dell&#8217;arte sacra sta, oggid\u00ec, nella necessit\u00e0 di purificare e ricristianizzare il clima della civilt\u00e0 materialistica per ridare alle anime un libero e vivifico respiro e dar ali all&#8217;estro degli artisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>VII <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>I tentativi artistici dell\u2019infanzia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1954 \u00e8 stata organizzata a Roma nel Palazzo delle Esposizioni una bella e istruttiva Mostra dell&#8217;Arte dell&#8217;infanzia. Nel marzo dell&#8217;a.c. \u00e8 stata aperta una Esposizione della pittura collettiva dei fanciulli francesi nel palazzo della Fondazione Besso. Contemporaneamente l&#8217;Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;educazione, la coltura, la scienza) ha ordinato nel Palazzo Venezia un&#8217;altra Mostra della \u201cPittura dei Ragazzi\u201d impostata sopra un pi\u00f9 vasto panorama, perch\u00e9 la Mostra ha un carattere internazionale. E ci si rende subito conto che i bambini hanno la stessa anima in tutte le parti del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa Mostra dell&#8217;arte dei ragazzi \u00e8 veramente importante per il suo significato pedagogico, artistico e sociale e per la accorta distribuzione delle opere. Visitandola, migliaia di fanciulli si affacciano alla nostra fantasia dalle diverse e anche lontane nazioni: l&#8217;incomparabile visione \u00e8 illuminata dalla luce della primavera umana, luce che commuove e sorpassa tutte le altre bellezze terrene. Ma non vi \u00e8 solo bellezza; vi \u00e8 la vita dell&#8217;anima, cio\u00e8 il sentimento di quella fraternit\u00e0 umana e di quella spontanea bont\u00e0, che ha fatto scrivere a tre bambini: \u201cDall&#8217;amicizia, che oggi nasce tra noi pu\u00f2 sorgere domani un mondo migliore, dove non apparir\u00e0 pi\u00f9 la guerra&#8230; Anche noi ragazzi dobbiamo collaborare agli sforzi degli uomini per creare un mondo unito&#8230; Io spero che tu abbia il babbo e la mamma; se non li hai sono triste per te\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il piccolo Catalogo illustra i nobilissimi scopi pedagogici della Mostra. Non \u00e8 qui il luogo di insistervi. Io mi fermo sul problema artistico. Il G. C. Argan dice che questa rassegna <em>non mira a celebrare il mito dell&#8217;infanzia<\/em>&#8230; Va bene. Ma nulla impedisce che si studi anche questo mito sotto l&#8217;aspetto dell&#8217;arte, della forma e dei colori. L&#8217;\u201cOsservatore Romano\u201d scrive: \u201cC&#8217;\u00e8 un vero mondo nascosto di aspirazioni e di inclinazioni, ancor pi\u00f9 segreto di quello che si cela dietro le forme: il giovane pittore scandinavo ha certi cieli e certi mari cos\u00ec squillanti di azzurro quali certo nel suo paese non ha visto mai e che rivelano pure uno stato d&#8217;animo: un villaggio papua \u00e8 trattato con mano che si pu\u00f2 dire maestra in toni d&#8217;ocra e di marrone che fanno pensare ad una ubbriacatura di sole anelante alle ombre. In generale il colore \u00e8 audace, esatto nei suoi limiti, parte integrante del messaggio\u201d. (19 marzo 1955). E nulla impedisce che, specialmente, si avvicini questa rassegna all&#8217;infantilismo artistico degli adulti, molti dei quali oggid\u00ec bamboleggiano senza raggiungere il candore, l&#8217;ingenuit\u00e0, la sincerit\u00e0, la freschezza delle pitture di questi ragazzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La contemplazione di questi lavori infantili ci delizia gli occhi e l&#8217;anima come il balbettio di un bambino, come il barcollamento dei suoi primi passi. L&#8217;infanzia \u00e8 un fiore in boccio; e in essa sorride il primo lume della bellezza e della vita e ci incanta e ci innamora. Noi riproduciamo due disegni di questi scolaretti. La Crocefissione di Leif Sorerin della Danimarca, la Festa delle Palme di Anton Heidenreich, di 13 anni, austriaco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In queste due composizioni i ragazzetti colgono l&#8217;aspetto sintetico delle persone e delle cose: il loro vocabolario \u00e8 povero, ma contiene i termini essenziali, ed essi si fanno capire. Ora io dico, con rispetto, ma con coraggio: avvicinate queste composizioni a tante moderne opere di adulti, opere sgrammaticate, insufficienti o caricaturali, con il palese disprezzo del disegno e della forma, insomma con un infantilismo di materia. E noi sappiamo che tutte le maniere nell&#8217;arte sono condannate, in tempo pi\u00f9 o meno lungo, a sparire. L&#8217;infanzia della vita e l&#8217;infanzia dell&#8217;arte non si vivono due volte. E il vecchio che fa l&#8217;asino ragliante \u00e8 semplicemente ridicolo e anche repellente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, questa Mostra, ha un alto valore pedagogico, ma ha pure un notevole valore come <em>pedagogia dell&#8217;arte<\/em>, cio\u00e8 insegna e documenta che il principio fondamentale dell&#8217;arte \u00e8 la sincerit\u00e0 contro tutte le falsificazioni, contro tutti gli infantilismi o gli imbarbarimenti di maniera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Silvio Negro scrive nel \u201cCorriere della Sera\u201d del 23 febbraio 1955 sotto il titolo: \u201cRagazzi di tutto il mondo emuli di Matisse e di Van Gogh\u201d; \u201cProblemi grossissimi ed affascinanti vengono posti dalla felice ingenuit\u00e0 della pittura dei ragazzi, tra gli altri questo. Qui siamo nel regno dell&#8217;inconscio; qui, poi, il colore si lascia indietro di gran lunga il disegno, e quello dei ragazzi \u00e8 colore puro. La pittura dei ragazzi, dunque, sia fatta in Italia o nel Sudan, in Francia o in Papuasia, \u00e8 tutta pittura moderna. Dipingono tutti come Matisse e Scipione, e lo fanno incosciamente, e lo fanno sotto tutte le latitudini ed in tutti i regimi. E in questa gara i ragazzi di Paesi nuovissimi tengono testa benissimo ai discendenti di Paesi di vecchia e gloriosa tradizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 i ragazzi di tutto il mondo non possono essere stati influenzati da Matisse e compagni, par chiaro che sono stati Matisse e compagni che, forse senza saperlo, sono andati ai ragazzi, e si pu\u00f2 trarne tutte le conclusioni che si vuole\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un libro fondamentale sul <em>Linguaggio grafico e arte infantile<\/em> \u00e8 stato recentemente pubblicato da R. Dal Piaz (S.E.I.). Anche il Dott. G. Rioux ha scritto un libro <em>Dessin et Strutture mentale<\/em> (Presses Univ. De France, Paris) in cui studia i disegni dei fanciulli dell&#8217;Africa settentrionale. A pagina 253 \u00e8 riportata questa constatazione del prof. Luquet: \u201cCette analogie dans la repr\u00e9sentation des bonshommes et des animaux se trouvait \u00e9galement dans l&#8217;art pal\u00e9olithique, avec cette diff\u00e9rence que la reproduction de la figure \u00e9tant relativement exceptionelle \u00e0 cette \u00e9poque, le transfert s&#8217;y fait, non de l&#8217;homme \u00e0 l&#8217;animal comme chez l&#8217;enfant, mais de l&#8217;animal \u00e0 l&#8217;homme\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A pagina 289 \u00e8 detto: \u201cIl n&#8217;existe pas de coupure fondamentale entre mentalit\u00e9 orientale et mentalit\u00e9 occidentale en ce qui les concerne\u201d. Tutte due i libri contengono una ricca bibliografia sull&#8217;arte dei ragazzi.<\/p>\n<p><strong>La pittura degli ex-voto<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_34510\" style=\"width: 263px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34510\" class=\"wp-image-34510 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/ex_voto.jpg\" alt=\"ex_voto\" width=\"263\" height=\"192\" \/><p id=\"caption-attachment-34510\" class=\"wp-caption-text\">ex voto, S. Maria del Pozzo (Ba)<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sia permesso di ricordare qui anche l&#8217;arte ingenua degli ex-voto. Molti dei nostri santuari sono esposizioni permanenti di ex-voto. Tra questi menzioneremo le tavolette dipinte da qualche artigiano del luogo, il quale non ha inteso fare un&#8217;opera d&#8217;arte, ma ha voluto fissare il ricordo di un episodio in cui si \u00e8 manifestato un intervento miracoloso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono quadretti che hanno, artisticamente, un carattere infantile, salvo rare eccezioni; ma piacciono per il loro candore e pure per l&#8217;efficacia della rappresentazione, che coglie l&#8217;essenziale dell&#8217;episodio e ispira un senso di rispetto. Certa arte modernista non vale di pi\u00f9 per la costruzione artistica e vale infinitamente di meno per la sincerit\u00e0, anzi ripugna come ripugnano tutte le falsificazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>VIII<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong> L&#8217;arte dei popoli primitivi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Col nome di popoli primitivi intendiamo designare le genti che vissero negli oscuri tempi preistorici e le genti, che, in alcune parti remote del mondo, si affacciano solo ora al costume della comune civilt\u00e0. Si tratta di un&#8217;infanzia dell&#8217;umanit\u00e0 che ha i suoi incantesimi, ma ha le sue inevitabili deficienze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sia permesso di rilevare che l&#8217;arte dei popoli primitivi, antichi e moderni, \u00e8 spesso ispirata da un senso sacro, magico, terroristico, rituale. E per quanto le forme d&#8217;arte siano schematiche, grossolane, anche ridicole, impressionano profondamente per la sincera espressione del dramma religioso che torment\u00f2 e consol\u00f2, tormenta e consola le genti primitive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le pitture cavernicole e rupestri<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">K\u00fcn nel libro, <em>L&#8217;uomo dell&#8217;et\u00e0 glaciale<\/em> (A. Martello, Milano 1952), scrive: \u201cL&#8217;epoca glaciale \u00e8 la giovinezza della specie umana, l&#8217;alba dello spirito. E, al principio, sta la stupefatta ammirazione delle cose; come il padre o la madre di una trib\u00f9 hanno creato tutto ci\u00f2 che la trib\u00f9 possiede, cos\u00ec un Padre, creatore, progenitore, ha creato e modellato tutto ci\u00f2 che \u00e8 intorno agli uomini: la terra, gli animali, il cielo&#8230; I quadri murali sono sempre stati legati al culto, non solo nell&#8217;et\u00e0 glaciale, ma anche in seguito, nel mesolitico, nel neolitico, nell&#8217;et\u00e0 del bronzo, anche nel medioevo e fino ai giorni nostri&#8230;\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla domanda \u2014 se l&#8217;arte moderna si svolge nella stessa direzione dell&#8217;arte preistorica \u2014 il dottor K\u00fcn risponde: \u201cImpressionismo, espressionismo, cubismo,sono tre stadi che si susseguono costantemente&#8230; Il cubismo della preistoria diventa via via tanto astratto, e i quadri non riproducono pi\u00f9 che triangoli e angoli, indicanti in prima linea la figura umana, la figura umana risolta in forme cubiste; esattamente come nel cubismo moderno. I quadri vogliono probabilmente raffigurare d\u00e8moni, spiriti, mostri. Ma questi sono pi\u00f9 misteriosi e spaventosi dell&#8217;uomo, non hanno figura umana, e tuttavia sono di natura affine ad essa. Cos\u00ec nasce il cubismo; viene dal trascendente, da una sfera dello spirito posta nel mondo ultraterreno, mentre l&#8217;impressionismo ha le sue radici nell&#8217;al-di-qua, sia essa l&#8217;impressionismo della preistoria, l&#8217;arte dell&#8217;et\u00e0 glaciale, o sia l&#8217;impressionismo della fine del secolo scorso&#8230;\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-34511\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/pittura_rupestre.jpg\" alt=\"pittura_rupestre\" width=\"250\" height=\"166\" \/>Circa le pitture rupestri, tra cui sono famose quelle dei Boscimani in Africa, L. Cipriani scrive: \u201cUn vistoso costume boscimano fu quello di incidere e dipingere sulle rocce. I Boscimani attuali lo hanno perduto completamente. Le incisioni e pitture rupestri si rinvengono su un vastissimo spazio, nell&#8217;Africa meridionale, e si \u00e8 voluti arguire dalla loro diffusione quanto fosse esteso in antico questo popolo o quale fosse stato il cammino da esso seguito nella lenta migrazione verso il sud. \u00c8 da tener presente tuttavia che non siamo affatto certi che l&#8217;arte in parola sia stata esercitata soltanto dai Boscimani e (esclusi i Negri) non possa invece essere attribuita, almeno nelle sue fasi pi\u00f9 antiche, anche ad altri elementi razziali: alcune recenti scoperte segnalerebbero infatti la presenza di razze europoidi, sul principio dell&#8217;et\u00e0 geologica attuale, sino all&#8217;estremit\u00e0 del continente. Pu\u00f2 darsi che esse siano state le prime ad esercitare quest&#8217;arte, tanto caratteristica dell&#8217;et\u00e0 paleolitica superiore dell&#8217;Europa sud-occidentale e tanto diffusa in et\u00e0 preistorica anche nell&#8217;Africa settentrionale. Probabilmente i loro discendenti si incontrarono e si fusero con le orde dei Boscimani e trasmisero anche a questi la loro arte&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ignote sono le ragioni per cui i Boscimani e i loro predecessori furono spinti a coprire di disegni certe rocce. Pu\u00f2 supporsi che, per essi, disegnare abbia significato fissare il ricordo di una caccia memorabile o di un avvenimento straordinario; ma pu\u00f2 darsi pure che quelle raffigurazioni abbiano avuto un significato pi\u00f9 profondo. Difficile \u00e8 immaginare, nei primitivi, l&#8217;arte per l&#8217;arte e vedere nei loro disegni soltanto l&#8217;espressione di una tendenza artistica manifestata nei pochi momenti di riposo della vita randagia. Pi\u00f9 probabile mi sembra, in accordo a molti, il supporre quelle raffigurazioni come dovute a magia; n\u00e9 ci\u00f2 deve sembrare strano quando si pensi alle tante superstizioni influenzanti la vita di ogni popolo primitivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di tutta l&#8217;Africa, la Rhodesia meridionale \u00e8 la regione ove si ha la maggior abbondanza di figurazioni rupestri; essa, quindi, \u00e8 anche la pi\u00f9 indicata per le ricerche intorno a questo genere di arte e intorno alla variet\u00e0 dei suoi stili. A proposito di questi, non \u00e8 da passare sotto silenzio la rassomiglianza propria di certe pitture sud-africane con altre, pure rupestri, della Spagna, trovate in ricoveri preistorici. Difficilmente la rassomiglianza pu\u00f2 essere casuale\u201d (Biasutti:<em>Razze e Popoli della Terra<\/em>, V. 2-UTET).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed ora un&#8217;occhiata all&#8217;isola di Pasqua sperduta nell&#8217;immensit\u00e0 dell&#8217;Oceano Pacifico-Orientale. Vi si contano oltre 500 esemplari di statue gigantesche, costituite dal busto e dalla testa; alcune di queste statue monolitiche superano i 20 metri di altezza. Si tratta di colossi grossolani ed enormi, con volti rozzamente schematizzati. Appartengono a un&#8217;epoca lontana e ignota di cui si conservano pure delle tavolette con scritture pittografiche indecifrate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Interessanti sono pure i vari fittili riproducenti figure patologiche dell&#8217;antico Per\u00f9. Un cenno particolare meritano pure le statuette neolitiche di Malta e i piccoli bronzi della Sardegna; questi riflettono con forme di straordinaria immediatezza stilistica, rude e sintetica, la mentalit\u00e0 e i costumi dei popoli protosardi tra l&#8217;VIII e il VI secolo a. Cristo, quando si incrociavano sulla Sardegna le correnti commerciali e artistiche dei Fenici, dei Greci e degli Etruschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I falsi primitivi della moderna arte sono goffi e ridicoli in confronto alla ingenua sincerit\u00e0 dell&#8217;arte dei primitivi e dei bronzi sardi. I primi passi che muove un bambino ci piacciono e ci commuovono, mentre il brancolare di un vecchio ci d\u00e0 l&#8217;impressione disgustosa di un ubriaco o di un uomo paralitico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;arte dei popoli primitivi viventi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che si dice dei popoli preistorici per il senso sacro \u2014 meglio per il terrore sacro \u2014 vale anche per i popoli tuttora viventi in uno stato ancora primitivo. Devo limitarmi ad alcuni accenni, trattandosi di materia largamente conosciuta. Nell&#8217;Africa e nelle isole del Pacifico si scolpiscono e si dipingono maschere, feticci, uomini e animali, in cui \u00e8 deformata, spesso mostruosamente, la figura umana. Ricorderemo pure i pali totemici degli Haida, indiani d&#8217;America, scolpiti con maschere umane e animalesche sovrapposte le une alle altre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, se si considerano spassionatamente tali esempi dell&#8217;arte preistorica e dell&#8217;arte dei popoli primitivi moderni, si potr\u00e0 constatare che Picasso e i suoi seguaci non hanno inventato nulla; sono tornati ai balbettamenti di un&#8217;infanzia superata da millenni, dandoci delle falsificazioni grossolane. Somigliano al Nicodemo del Vangelo, il quale si domand\u00f2 se era possibile di rientrare nell&#8217;alvo materno per rigenerarsi\u2026 (Giov., 3-4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9. Noi consideriamo come selvaggi alcuni popoli, che allungano o schiacciano il cranio o malformano le labbra con l&#8217;inserzione di piattelli o compiono anche delle mutilazioni o adornano il corpo con tatuaggi, cataplasmi o cicatrici ornamentali. Ricordiamo ad esempio la <em>zanza<\/em>, cio\u00e8 le riduzioni mummificate delle teste recise ai nemici fatte dai Chivaro nell&#8217;Amazzonia; i dischi labbiali dei Botucudo pure nell&#8217;Amazzonia e dei Sora nell&#8217;Africa Occidentale. Ebbene, come giudicare certa arte moderna, che si compiace di alterare e depravare la figura umana? Si ritorna all&#8217;et\u00e0 selvaggia. Se tutto ci\u00f2 vale per l&#8217;arte in genere a maggior ragione ripugna per l&#8217;arte sacra. Noi non esitiamo a dire che quando certi artisti moderni tentano di introdurre nelle chiese opere che gareggiano con le mostruosit\u00e0 dell&#8217;arte primitiva, commettono dei <em>sacrilegi figurativi<\/em>. Sacrilegio da <em>sacrum ledere<\/em>: offendere una cosa sacra.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>IX <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>L&#8217;arte dei pazzi e dei criminali<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 26 marzo dell&#8217;a.c. si \u00e8 aperta a Roma, nel palazzo della Fondazione E.Besso, una Mostra dei disegni e delle pitture dei malati di mente dell&#8217;ospedale psichiatrico di Imola. La visita alla Mostra ci ha suggerito di rilevare nel vasto quadro del disordine artistico del nostro tempo, anche l&#8217;istinto estetico e la produzione dei malati di mente e dei criminali. Non \u00e8 compito nostro di valutare il fattore psicologico e terapeutico. Noi ci fermiamo semplicemente al fatto estetico. Esula dal nostro studio qualsiasi riferimento alle persone degli artisti, che rispettiamo. Ci poniamo semplicemente in faccia ad alcuni confronti obbiettivi delle manifestazioni artistiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il prof. L. Telatin, Direttore dell&#8217;Ospedale psichiatrico di Imola, nella presentazione della Mostra, accenna anche al problema artistico dei poveri malati: \u201cQuasi tutti ignorano la tecnica della pittura, perci\u00f2 la loro produzione \u00e8 libera espressione di uno stato d&#8217;animo nei quale sentimenti e passioni si manifestano in tutta la loro genuina primitivit\u00e0&#8230; \u201cCi si \u00e8 accorti, che, oltre ad aver conseguito uno scopo terapeutico e diagnostico, si \u00e8 anche ottenuto un certo risultato nel campo artistico&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIn tutti ha destato meraviglia il trovarsi di fronte a pitture che hanno un certo valore artistico, pitture che si potrebbero attribuire a qualche pittore moderno di buon nome. La produzione di uno schizofrenico ricorda ad esempio certe opere di Klee, quella di un altro ricorda la maniera di V.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cCi si \u00e8 profondamente stupiti vedendo come un malato con deficit mentale o con sindrome dissociativa o con turbe distimiche ecc., fosse in grado di produrre qualche cosa che impressionava per i fedeli accostamenti e fusione dei colori, per lo spirito creativo, per il rispetto del senso cromatico, e del senso della prospettiva&#8230;\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II \u201cTempo\u201d di Roma del 29 marzo a.c. scrive a proposito di questa Mostra: \u201cTutte le cosiddette tendenze moderne sono rappresentate ma soprattutto le pi\u00f9 attuali: un certo astrattismo, per esempio, che sente ancora di cubismo e che vuole nello stesso tempo sganciarsi, in una liberazione totale, infantile e frantumosa del soggetto, dell&#8217;oggetto, della sintassi visiva e perfino delle forme create&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSchizofrenici, encefalitici, depressi, frenostenici, esplodono in genere con le forme vaneggianti di un M.; ma poi vi sono i Kandinsky, i Max Ernst, i Nohlde, iRedon&#8230; Meno di tutti, \u00e8 presente\u00a0Picasso&#8230;\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In America \u00e8 molto avanzato lo studio delle esperienze artistiche dei pazzi, come \u00e8 documentato da una copiosa letteratura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro del dott. J. Reitman, <em>Psychotic Art<\/em> (International Universities Press, New York) \u00e8 presentato con queste parole: \u201cI prodotti artistici degli uomini malati di mente stanno sollevando un considerevole interesse nel tempo presente, in parte perch\u00e9 essi dimostrano apparenti rassomiglianze con certe tendenze della moderna pittura e in parte perch\u00e9 l&#8217;attivit\u00e0 artistica \u00e8 ognor pi\u00f9 usata come una misura terapeutica nel trattamento delle malattie mentali&#8230;\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sia permesso di riportare qualche altro brano del libro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMolte volte, specialmente in ci\u00f2 che \u00e8 chiamata <em>arte astratta<\/em>, nel lavoro dei pittori cubisti, in certe pitture di\u00a0Picasso e altre, la ricostruzione delle realt\u00e0 \u00e8 condotta tanto lontano che l&#8217;apparenza o la semi-illusione della visione in rapporto alle realt\u00e0 \u00e8 perduta e il lavoro diventa un esercizio di disegno, di relazioni delle forme, ombre e colori\u201d (p. 6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa materia dell&#8217;arte della pittura pu\u00f2 derivare completamente o parzialmente dai sogni diurni o simili fantasie o della reminiscenza di sogni notturni. I pittori surrealisti ammettono che i sogni notturni hanno offerto l&#8217;ispirazione per molte delle loro pitture, e ci\u00f2 pu\u00f2 affermarsi per altre pitture&#8230;\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSpesso si dice che il pittore <em>realmente vede<\/em> a cosa come l&#8217;ha dipinta, ci\u00f2 pu\u00f2 essere vero solamente se egli parla metaforicamente&#8230;\u201d (p. 9). \u201cI pazienti di psicopatia producono talvolta delle opere, che hanno un valore artistico. E queste vanno giudicate alla stregua delle produzioni degli artisti normali&#8230;\u201d (p.15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cGli artisti di oggid\u00ec analizzano consciamente il sistema totale dei rapporti. Questa analisi li ha invariabilmente condotti ad impiegare una tecnica, che porta a delle somiglianze tra i loro prodotti d&#8217;arte e quelli dei schizofrenici. In sostanza i surrealisti hanno esplorato il <em>subcosciente<\/em> invece che la realt\u00e0 esterna; cos\u00ec i schizofrenici producono le loro allucinazioni e il loro mondo. I cubisti hanno analizzato la realt\u00e0 nei termini delle interrelazioni geometriche; i schizofrenici dimostrano una tendenza per la ornamentazione geometrica nel corso della loro malattia. Chagal ha dipinto un uomo che cammina sopra le nubi, spiegando ed esaltando il suo sentimento e cos\u00ec ha esperimentato il significato del simbolo; negli schizofrenici il simbolo riesce identico con lo stesso significato e con la stessa forma&#8230;\u201d (p. 115).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cL&#8217;esperienza estetica richiede come condizione <em>sine qua non<\/em> che il riguardante possa \u201ccomprendere la pittura che osserva\u201d&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cQuesto sforzo cerebrale per intendere le esperienze estetiche dell&#8217;arte contemporanea ha condotto a un intelligente apprezzamento dei suggestivi prodotti degli schizofrenici, specialmente quando le pitture prendono le forme di manifesti, avvertimenti, ecc. Widdington cita in proposito una pittura di Picasso\u201d (p. 160).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dottor Reitman conclude il suo studio con questa affermazione: \u201cUn aspetto della forza inventiva che sta nelle pitture dei schizofrenici non \u00e8 ancora esplorato; mentre uno sforzo \u00e8 stato fatto per esaminare i fattori che influenzano i moderni artisti a dipingere opere somiglianti a quelle degli schizofrenici. \u00c8 stato ben affermato che le somiglianze tra l&#8217;arte moderna e quella degli schizofrenici sono solo apparenti, perch\u00e9 l&#8217;attitudine dei pittori moderni \u00e8 deliberatamente analitica e frammentaria e anche perch\u00e9 l&#8217;arte moderna \u00e8 una conseguenza logica degli eventi culturali\u201d (p. 168).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche un medico italiano, professore universitario, mi ha detto: \u201cCerti artisti modernisti disgregano la figura umana; ma lo fanno consapevolmente, rivelando spesso una innegabile abilit\u00e0. I pazzi disgregano anch&#8217;essi la figura umana, ma inconsapevolmente, seguendo il disordine che annebbia la loro mente. Ci\u00f2 non toglie per\u00f2 che ci si trovino delle somiglianze obbiettive tra i prodotti degli uni e degli altri\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aggiungo qualche brano tratto dal libro di E. Kris, <em>Psychoanalityc Explorations in Art<\/em> (International Universities Press, New York).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;arte dei schizofrenici \u00e8 evidente il pensiero arcaico, che pu\u00f2 paragonarsi ai prodotti simili delle primitive religioni. Se una persona ha doppia faccia non significa che sia dipinta in due situazioni, ma dimostra chiaramente che le due facce o le due personalit\u00e0 sono rappresentate in una volta. Questa industria economica \u00e8 stata usata da Picasso in alcune delle sue produzioni a doppia faccia\u201d (p. 38).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;arte dei criminali<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei testi di Medicina legale si incontrano disegni fatti da pazzi o delinquenti, con linee schematiche e sommarie, che non mancano di una certa espressione; tali disegni ricordano certe pitture delle moderne Mostre d&#8217;arte. Un autore dice: \u2014 Si trova nei criminali sviluppati in maniera abbastanza apprezzabile il senso estetico&#8230; Una tendenza alle raffigurazioni plastiche, con caratteri che li avvicinano a quelli dei selvaggi. M. Carrara, <em>Medicina Legale<\/em>, UTET.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho ritenuto riportare tali considerazioni in questo studio, che cerca di scrutare a fondo il complesso problema dell&#8217;arte, cos\u00ec come si fa nei testi di teologia morale, in cui si analizzano i diversi aspetti degli atti umani, buoni o cattivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io amo e stimo gli artisti e comprendo la loro ansia, spesso angosciosa, per il rinnovamento dell&#8217;arte in genere, e, in specie, per il risorgimento dell&#8217;arte sacra. Posso perci\u00f2 chiudere questo studio con le parole di Dante: <em>Amor mi mosse che mi fa parlare<\/em> (Inf.30-139).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>X <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Gli insegnamenti dell\u2019Ottocento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel marzo dell&#8217;a.c. \u00e8 stata aperta a Roma una Mostra dei Capolavori dell&#8217;Ottocento francese sotto il Patronato dei Governi italiano e francese. Fu mirabilmente ordinata da Germain Bazin, Conservatore del Louvre, coadiuvato da altri insigni studiosi francesi e italiani. Era una rassegna, che ci permise di ripercorrere il cammino della grande arte francese dell&#8217;Ottocento e di trovarci a tu per tu a colloquio coi pi\u00f9 insigni Maestri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la via soleggiata si oscur\u00f2 alla fine, e ci trovammo a una svolta insospettata, che ci parve quasi l&#8217;orlo di un precipizio: da David, Ingres e Delacroix a C\u00e9zanne e Rousseau. <em>Desinit in piscem mulier formosa superne<\/em> (Orazio). G. Bazin scrive: \u201cSono venti uomini che lungo tutto il corso del secolo si tramandano la fiaccola: venti pittori di genio, in questa et\u00e0 dominata dall&#8217;imperativo della materia, tentano di salvare lo spirito. Il destino di un&#8217;antica civilt\u00e0 \u00e8 affidato a loro&#8230;\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa esposizione \u00e8 veramente esemplare e istruttiva, perch\u00e9 ci d\u00e0 la misura dei nani in confronto coi giganti, l&#8217;aspetto dei malati in presenza dei sani. L.Borgese scrive nel \u201cCorriere della Sera\u201d del 6 marzo 1955: \u201cNon si pu\u00f2 non riaffermare che nella cultura moderna ci dev&#8217;essere un grosso, ridicolo, penoso, mortale errore&#8230; Andiamo! Com&#8217;\u00e8 possibile che da David a Ingres, da Delacroix a Courbet, da Manet a Seurat, da Lautrec a Rousseau, da Picasso a L\u00e9ger a Villon a Massona Dupont a Testevuide a De Rien, tutto fili alla perfezione e tutto sia continuamente arte e arte, pittura e pittura e pittura! Che scherzo sarebbe? \u00c8 possibile che tanti geni, tanti bravi pittori abbiano lavorato cent&#8217;anni perch\u00e9 oggi qualsiasi sciocco imbroglione sbrodoli tinte a caso e butti gi\u00f9 fregacci e scarabocchi strillando \u2014 applaudito dalla \u201ccultura\u201d e premiato \u2014 che pittura e arte sono sue soltanto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 possibile non accorgersi che \u2014 perfino con la Mostra di via Nazionale \u2014 si continua nello svilimento progressivo della pittura, volendo far credere che da David a Ingres a Delacroix a Manet a Rousseau, e cio\u00e8 da una cultura all&#8217;ignoranza, il cammino sia giusto, logico, perfetto e volendo mostrare e magnificare continuamente una pittura pura, autonoma e rivoluzionaria? (Altro assurdo, poich\u00e9 se rivoluzionaria, non pu\u00f2 essere n\u00e9 pura n\u00e9 autonoma). Ed \u00e8 possibile che da una secolare lezione di ordine e chiarezza vengan fuori i balbettamenti dei candidi, i giochetti dei cubisti, le bestemmie di Apollinaire, il dadaismo, l&#8217;astrattismo, l&#8217;automatismo, il concretismo, il macchinismo, etc.?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">No. Non \u00e8 possibile. L&#8217;errore mortale su cui la cultura odierna non si stanca d&#8217;insistere par tuttavia facile da trovare: l&#8217;errore stesso che nasce fra gli artisti dopo la met\u00e0 dell&#8217;Ottocento: l&#8217;errore che effettivamente, con un minimo di sensibilit\u00e0 e di buona volont\u00e0, chiunque visitando la Mostra deve anche riuscire a trovare&#8230;\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Mostra di Roma mette in vista l&#8217;Ottocento francese. Ma qui mi piace di ricordare anche l&#8217;Ottocento italiano, che fino a qualche tempo era bistrattato dai capricci di una moda avventata. In quest&#8217;arte si agitano correnti diverse, il neoclassicismo, il romanticismo, il verismo, l&#8217;espressionismo, ecc. Ma in ciascuna di queste tendenze si levarono uomini di alta statura, nutriti di pensiero, padroni della forma, anche se talvolta parve troppo leccata e calligrafica oppure annebbiata nell&#8217;espressionismo, artisti probi, che fecero onore all&#8217;arte e all&#8217;Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dice giustamente L. Borgese: \u201cche importa il sistema? Ci sono giustamente dei capolavori eseguiti, diciamo cos\u00ec, col sistema accademico e magari con le ricette; e ci sono invece delle bruttissime croste fatte con ogni libera regola da ribelli, candidi e avanguardisti d&#8217;ogni tempo. L&#8217;essenziale nell&#8217;arte \u00e8 qualcosa di ben diverso\u201d. (\u201cCorriere della Sera\u201d, 10 ott. 1952).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sia permesso di citare almeno alcuni nomi, che, dopo la foschia di una nuvolaglia passeggera, tornano a splendere nel sereno firmamento dell&#8217;arte. Per l&#8217;architettura, Antonelli, Piacentini <em>senior<\/em>, Koch, Sacconi, Calderini, Mengoni, Basile, ecc. Per la scultura, Bartolini, Dupr\u00e9, Tenerani, Vela, Grandi, Dal Zotto, Monteverde, Biondi, Gemito, Rutelli, A. D&#8217;Orsi, C. Zocchi, Trentacoste, Bistolfi, Canonica, ecc. Per la pittura: Fracassini, Mariani, Bertini, Podesti, L.Serra, Michetti, D.Morelli, Celentano, Segantini, Patini, Maccari, Mussini, Faustini, Grigoletti, Hayez, Barabino, Loverini, Previati, Sartorio, Tito, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi duole che non sia qui il luogo di ricordare pi\u00f9 ampiamente i nomi di quella pleiade di altri artisti, i quali onorarono nell&#8217;Ottocento ogni parte d&#8217;Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contemporaneamente alla Mostra dei Capolavori francesi era aperta a Roma nel palazzo dell&#8217;Arte Moderna una bella esposizione dei disegni di D. Morelli. Si vedeva con quanta cura egli preparava i suoi quadri, con quanto amore studiava dal vero, non solo le figure, ma anche i partiti del panneggiamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Disegno: oggi si trascura o si falsa. Giova ricordare il monito di Leonardo: lo studio dei giovani, i quali desiderano di perfezionarsi nelle scienze imitatrici di tutte le figure delle opere di natura, dev&#8217;essere circa il disegno accompagnato dalle ombre e lumi convenienti al sito dove tali figure sono collocate (<em>Trattato della Pittura<\/em>, pag. 48. Carabba).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Nazareni e i preraffaelliti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parlando dell&#8217;arte dell&#8217;Ottocento conviene ricordare le Scuole dei Nazareni detti anche Puristi. Si tratta di una specie di Confraternita, non nel senso ecclesiastico, ma nel senso di una Unione di artisti, i quali si prefissero di celebrare l&#8217;idea cristiana in opposizione all&#8217;idea pagana. Fu fondata a Roma dal pio pittore Overbeck nel 1810 e fior\u00ec con una certa, ma breve fortuna, in Italia, Austria e Germania. Vi fecero parte F. Pforr di Francoforte, L.Vogel di Zurigo, P.von Cornelius di Dusseldorf, Y. Sahmorr von Carolsfeld di Lipsia e, in Italia T.Minardi, L.Mussini, P.Tenerani, D. Morelli e molti altri minori, italiani ed esteri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Nazareni si proponevano di ricondurre la pittura all&#8217;ispirazione cristiana sulle linee della tradizione preraffaellesca con l&#8217;intento di avvicinarsi alla perfezione del grande Maestro. L&#8217;Overbeck aveva detto che l&#8217;arte era per lui \u201cun&#8217;arpa di Davide\u201d sulla quale avrebbe voluto \u201cfar risuonare inni di lode al Signore\u201d. Nobilissimo intento, sorretto da una esperta capacit\u00e0 artistica. Ciascuno di quei valorosi artisti aveva il suo temperamento, ma tutti, come tecnica e come stile, seguivano il <em>purismo <\/em>della forma, cio\u00e8 quella sagace, ma calligrafica conoscenza del disegno e della composizione che allora era in fiore nelle Accademie e negli studi degli artisti.<\/p>\n<div id=\"attachment_34512\" style=\"width: 134px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34512\" class=\"wp-image-34512\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/san-liberale.jpg\" alt=\"san liberale\" width=\"134\" height=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-34512\" class=\"wp-caption-text\">L. Seitz, S Liberale duomo di Treviso<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Subentr\u00f2 poi in arte il romanticismo medievale mentre il pensiero liberale e i movimenti politici sconvolgevano la serena atmosfera del pensiero cristiano. E il nobile tentativo dei Nazareni non ebbe seguito. Al tramonto concorse anche quella specie di raggelamento della forma, che poi si disse accademico per indicare quel suo fare levigato e cifrato che metteva troppo in evidenza il mestiere e il tratto convenzionale. Lodovico Seitz di Roma (1844-1908), figlio di un pittore nazareno, pu\u00f2 considerarsi l&#8217;ultimo epigono di questa scuola, epigono nobile, ma solitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui conviene anche ricordare il movimento dei Preraffaelliti, sorti pi\u00f9 tardi in Inghilterra, verso il 1850, con il proposito di rinfrescare la pittura alle fonti del Quattrocento, proposito pi\u00f9 stilistico che culturale. Infatti i Preraffaelliti, pur ispirandosi talvolta a temi cristiani in opposizione al materialismo, amarono i temi romantici. Essi guardarono, tra i quattrocentisti, specialmente Botticelli, trasformando spesso l&#8217;intenso <em>pathos<\/em> dei volti botticelliani in un melanconico languore. Gli artisti pi\u00f9 famosi, che fecero parte di questa specie di confraternita estetizzante sono Dante Gabriele Rossetti, d&#8217;origine italiana ma vissuto in Inghilterra, Holman Hunt, John E.Millais, Burne-Jones.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo ricordare ancora la singolare scuola di Beuron, fondata dal benedettino Don O. Lenz (1852-1925). Essa si prefiggeva lo scopo di rendere l&#8217;animo liturgico delle pitture, geometrizzando le figure con uno stile che ricordava l&#8217;arte bizantina ed egiziana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo fatto questo rapido <em>excursus<\/em> nell&#8217;Ottocento, perch\u00e9 intendiamo di indicare ai novatori l&#8217;esempio di quegli onesti e valorosi artisti e specialmente il loro studio del disegno, dell&#8217;ombreggio, cio\u00e8 dei volumi, del colorire e della composizione. Non c&#8217;\u00e8 salvezza senza il rispetto a questi eterni principi dell&#8217;arte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il navigante, travolto da una burrasca notturna, appena le onde si placano e appare nel cielo una schiarita, leva gli occhi, e nel lume delle stelle ricerca la direzione sicura. Cos\u00ec, cari artisti, questa burrasca che ha sconvolto e sommerso gli essenziali principi dell&#8217;arte, passer\u00e0, e ritorner\u00e0 il sereno. Guardate ai nostri grandi Maestri, alla loro coscienza artistica e studiatevi di trarne salutare ammaestramento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dovremo dunque imitare gli antichi? No, assolutamente no. Leonardo dice ai pittori: \u201cNessuno deve imitare la maniera di un altro, perch\u00e9 sar\u00e0 detto nipote e non figliuolo della natura; perch\u00e9, essendo le cose naturali in tanta abbondanza, piuttosto si deve ricorrere ad essa natura che ai maestri, che da quella hanno imparato\u201d (Trattato di Pittura, V. I pag. 66. Carabba).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altrove lo stesso Leonardo dice che la natura \u00e8 la maestra dei maestri e che l&#8217;arte decadde quando si imitarono le fatte pitture. Bisogna saper guardare la natura con gli occhi con cui la guardarono i Maestri. Canova non copi\u00f2 i modelli greci, ma disse che guardava la natura con gli occhi dei greci e si esercitava nello studio del vero. Voi, cari artisti, avete imparato il linguaggio dalla mamma, ma con esso esprimete il vostro pensiero. Cos\u00ec potete imparare il linguaggio tecnico dei maestri, ma dovete esprimere il vostro pensiero. E il linguaggio non deve essere ridicolmente arcaico o infantile o barbarico, ma deve essere vivo, fresco e corretto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parlate s\u00ec il linguaggio del vostro tempo, ma fatevi capire. Le astruserie e l&#8217;astrattismo in arte sono giuochi, che possono rivelare una certa bravura da acrobati, ma sono un assurdo artistico, perch\u00e9 l&#8217;arte parla alla fantasia e deve avere una eloquenza chiara e intuitiva. Se questo vale per l&#8217;arte in genere, vale tanto pi\u00f9 per l&#8217;arte sacra, che \u00e8 al servizio della liturgia. Essa ha nei modi di espressione quella libert\u00e0 che ha l&#8217;oratore: questi, pur esprimendo verit\u00e0 antiche, commuove e trascina l&#8217;uditorio con le sue qualit\u00e0 personali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I pittori ottocentisti seppero darci stupende composizioni, furono dei mirabili registi (<em>Cacciata del Duca di Atene<\/em>, dell&#8217;Ussi, <em>La Giuditta<\/em> e <em>Le ultime ore della libert\u00e0 senese<\/em> di P. Aldi, <em>Il funerale di Giulietta<\/em> di Vannutelli, il <em>Voto<\/em> di Michetti, <em>Instauratio aerari<\/em> del Maccari, l&#8217;<em>Irnesio<\/em> del Serra, <em>Le ultime ore di Carlo Emanuele I di Savoia<\/em> del Barabino, il <em>Martirio dei Maccabei<\/em> del Ciseri, il <em>Liston d<\/em>el Favretto ecc.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi ci d\u00e0 oggi qualche quadro di pensiero, qualche composizione storica o religiosa da stare a petto coi pittori dell&#8217;Ottocento? Le esposizioni sono piene di nature morte, spesso morte una seconda volta per la ghigliottina dell&#8217;arte.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>XI <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La rivincita del buon senso<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il buon senso, che gi\u00e0 fu caposcuola,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">adesso in molte scuole \u00e8 morto affatto;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">la scienza, sua figliuola,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">l&#8217;ha ucciso per veder com&#8217;era fatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scuola artistica dei disgregatori della figura umana e della natura ha fatto e fa ancora un certo chiasso, come chi grida per darsi coraggio nella solitudine oscura. Essa si illude di aver ucciso il buon senso; ma questo risorge, come risorgono le vigorose piante di un bosco dopo il passaggio della bufera. Da molte parti provengono alla S. Sede gravi reclami contro le profanazioni dell&#8217;arte sacra. Pubblico alcune lettere e documenti significativi, compreso un <em>inedito<\/em> di Ugo Ojetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il pensiero dell\u2019E.mo Card. A. Ottaviani Prosegretario del S. Officio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8230;In fatto di prerogative dell&#8217;arte, occorre ricordare che contro Dio e contro le anime non esistono diritti di nessuno, e da nessuna parte; e chi contro Dio e le anime invocasse l&#8217;arte e la modernit\u00e0, a parte che darebbe prova, cos\u00ec facendo, di capire poco di tutte queste cose, non solo, cio\u00e8, di Dio e delle anime, ma anche di arte e di modernit\u00e0: a parte tutto ci\u00f2 \u2014 non farebbe che bestem\u00admiare, anche se la sua bestemmia restasse nell&#8217;incognito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 chi sostiene che un\u2019opera d&#8217;arte non perde la sua bellezza, perch\u00e9 \u00e8 indecente; ma aggiungiamo subito che quella \u00e8 una bellezza che disonora l\u2019arte, come certe esibizioni disonorerebbero una donna; e coloro che la celebrassero cercherebbero clienti non alla bellezza, ma alla turpitudine. Quando, poi, si tratta di arte sacra, noi dobbiamo mettere l\u2019accento su ci\u00f2 che vuol dire la parola \u201csacra\u201d. A costo di passare per gente fuori di moda, noi sacerdoti, soprattutto quando sopra le spalle ci pesasse diretta responsabilit\u00e0 di anime, siamo in diritto, anzi in dovere, di respingere dalle soglie della chiesa tutto ci\u00f2 che a Dio non conduce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che dire, poi, di ci\u00f2 che turbasse le menti e scandalizzasse i cuori? Meglio, cento volte meglio, un\u2019opera d\u2019arte mancata che non un\u2019anima perduta; meglio ignorare una gloria della terra che ignorare la gloria di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma oggi, pi\u00f9 che altro, il pericolo \u00e8 costituito da coloro che, non sapendo raggiungere in arte la bellezza, vogliono emergere con la mostruosit\u00e0, con la stranezza, emula della caricatura e dell&#8217;arte dei primitivi, con lo scempio delle cose e delle persone sante. Sembra che un folle rancore devasti l&#8217;uomo, che non riesce a raggiungere le altezze del passato, ma \u00e8 rancore contro \u201cse stesso\u201d; ed \u00e8 la giusta pena per avere obliato, o addirittura disprezzato i fini sublimi del dono di Dio. Orbene, a quel modo che non ci \u00e8 permesso di mutilarci fisicamente, cos\u00ec non ci \u00e8 consentito di calunniarci con l&#8217;arte e aiutar per tal via la disgregazione della persona umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo, o non siamo immagine di Dio? E se s\u00ec, chi pu\u00f2 imbrattarla o deformarla? Pi\u00f9 ancora, chi pu\u00f2 imbrattarla o deformarla nei Santi, nella Madonna o perfino in Quegli che \u00e8 <em>speciosus forma prae filiis hominum<\/em>? Non si dica che vogliamo comprimere l&#8217;arte: sta di fatto che, nei secoli, anche con tutte le giuste esigenze dei sacri canoni, chi pi\u00f9 ha fatto lavorare l&#8217;arte \u00e8 stata per l&#8217;appunto la Chiesa; e oggi ancora, solo che certi artisti accettassero di non essere altrettanti semidei, ma figli di Dio e come tali lavorassero con la luce della fede e con l&#8217;ardore dell&#8217;amore cristiano, la casa di Dio sarebbe casa loro e l&#8217;arte sarebbe nello stesso istante pi\u00f9 umana e pi\u00f9 cristiana. (Dal discorso che l&#8217;Emo Card. A. Ottaviani tenne a Roma il 13 dicembre 1954 a conclusione della Mostra Internazionale del Libro Mariano).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un inedito di Ugo Ojetti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo l&#8217;articolo franco e severo ma educato e ragionato dell&#8217;arcivescovo Celso Costantini nel <em>L&#8217;Osservatore Romano<\/em> del 24 settembre v&#8217;\u00e8 pi\u00f9 poco da dire sul confuso dipinto di Renato Guttuso esposto a Bergamo in quella mostra nazionale e intitolato addirittura \u201cDeposizione\u201d proprio come quello dipinto da Raffaello nel 1507 che \u00e8 a Roma nella Galleria Borghese. In terra bolscevica non avrebbero osato dargli quel nome e forse non avrebbero spinto nemmeno in piena guerra l&#8217;entusiasmo degli osanna fino ad attribuirgli anche un premio vistoso e sonante. Nella Germania nazionale socialista che non \u00e8 cattolica ma \u00e8 civile e la cui arte nuova s&#8217;annuncia, specie in scultura, un poco enfatica, un titolo tanto sacro imposto a un quadro tanto sacrilego, con due donne ignude e procaci strette alla croce davanti a Ges\u00f9 crocefisso, sarebbe stato giudicato inammissibile da qualunque giuria, anche come era questa, di gerarchi e di giurati ufficiali. Da noi invece&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella Francia del 1939, nemmeno i pi\u00f9 sconvolti dalla paralisi libertaria, avevano mai pensato, per fare scandalo e rumore, di mescolare sul calvario Ges\u00f9 crocefisso a siffatta compagnia. Il fatto \u00e8 che la Chiesa negli ultimi cinquanta o sessant&#8217;anni \u00e8 stata giustamente in sospetto contro il secolo e contro l&#8217;arte che il secolo ammirava. Verismo, Impressionismo, Postimpressionismo, Cubismo, Espressionismo contraddicevano per definizione alle pi\u00f9 elementari necessit\u00e0 dell&#8217;arte sacra la quale non solo \u00e8 stata la prima forma in cui l&#8217;arte sia apparsa a fare luce sul mondo, ma \u00e8 e resta l&#8217;altissima tra le arti perch\u00e9 in essa canoni liturgici e poetica fantasia, sentimento e ragione, certezza e mistero, mito e realt\u00e0, cielo e terra, morti e vivi collaborano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel franare e disgregarsi dell&#8217;arte e dell&#8217;insegnamento dell&#8217;arte, cio\u00e8 dello stesso mestiere che \u00e8 la prima condizione d&#8217;ogni arte, gli artisti venivano perdendo non solo il sentimento, anzi la passione necessaria all&#8217;arte sacra, ma sovente la stessa capacit\u00e0 di dipingere come si pu\u00f2 vedere nelle parti pi\u00f9 corsive e improvvisate della stessa \u201cDeposizione\u201d di Guttuso. E mi duole di parere crudele insistendo nel ricordo di Raffaello e di quel suo Cristo morto ed esangue portato di peso dai suoi fedelissimi verso la Madonna svenuta. Purtroppo non conosco Guttuso e non so come egli difenda il suo dipinto e se gli piaccia farlo a spintoni rientrare nella continuit\u00e0 e umanit\u00e0 della tradizione italiana, oppure, in una ribellione che ho veduto chiamare coraggiosa, opporlo a questa tradizione e umanit\u00e0. Certo \u00e8 che la religione cattolica \u00e8 al fondamento dell&#8217;arte nostra, e da Giotto a Tiepolo s&#8217;\u00e8 veduto da molti secoli che lo spazio pel movimento e per la cos\u00ec detta libert\u00e0 non le \u00e8 mai mancato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, finita la guerra, \u00e8 certo che nella prima grande esposizione internazionale d&#8217;arte la \u201cDeposizione\u201d di Guttuso, a Venezia o a Roma o a Berlino o, sia pure, a Parigi, non figurer\u00e0. E questo vorr\u00e0 dire che l&#8217;arte italiana e la religione da cui essa \u00e8 sbocciata, vivranno se schiette ed umane, ammirate e seguite, come sono da molti secoli. La mostra di Bergamo \u00e8 chiusa, ma sarebbe istruttivo leggere le relazioni delle giurie per l&#8217;ammissione e per la premiazione d&#8217;un quadro siffatto. Istruttivo, specialmente in Italia, con Roma capitale&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Firenze, 1952.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il pensiero di alcuni artisti di Francia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un gruppo di artisti cattolici mi scrisse da Parigi il 9 gennaio 1953: \u201cA une \u00e9poque o\u00f9 sous l&#8217;influence pernicieuse d&#8217;un monde mat\u00e9rialiste, on cherche \u00e0 introduire, avec la complicit\u00e9 inconsciente de certains membres du Clerg\u00e9, des interpr\u00e9tations des figures divines sous une forme d\u00e9moniaque, nous, Artistes Chr\u00e9tiens, habitant Paris, venons remercier le Saint-Office d&#8217;avoir promulgu\u00e9 des directives sur l&#8217;Art Sacr\u00e9, r\u00e9pondant ainsi \u00e0 l&#8217;appui que nous esp\u00e9rions de Rome.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">En tant que Chr\u00e9tiens, Artistes, et chefs de famille nous luttons de toutes nos forces pour que nos Eglises de France, o\u00f9 avec nos enfants, nous venons chercher la paix et la force, ne s&#8217;ornent pas d&#8217;un art th\u00e9\u00e2trale et herm\u00e9tique, d&#8217;o\u00f9 la Dignit\u00e9, la Grandeur, et la Mis\u00e9ricorde de Dieu sont exclus.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dans cette lutte que nous soutenons, en nous appuyant sur notre foi, nous cherchons \u00e0 apporter aux Eglises notre effort artistique; mais parce que nous refusons d&#8217;orner les demeures de Dieu avec des formes morbides et malsaines, non seulement les pouvoirs publics, mais le Clerg\u00e9 lui-m\u00eame h\u00e9site \u00e0 nous confier ses Eglises.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Les leaders d&#8217;Extr\u00eame-Gauche ne veulent consid\u00e9rer que les productions de Saint-Sulpice au bas de l&#8217;echelle et celles de leurs idoles au sommet. Or, les produits de Saint-Sulpice sont archi-condammn\u00e9s et m\u00e9pris\u00e9s depuis 50 ans par toute personne dou\u00e9e d&#8217;un minimum de culture, m\u00e9me primaire. On n&#8217;a pas attendu pour cela les inutiles sarcasmes de ces extremistes.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quant aux idoles de cette presse de gauche, parmi lesquelles il y a, certes, des gens de talent, voir m\u00eame de g\u00e9nie, elles comptent parmi elles une grande majorit\u00e9 de farceurs, de suiveurs (modernes \u201cpompiers\u201d) et de gloires d\u00e9clinantes sombrant malheureusement dans la d\u00e9ch\u00e9ance physique et mentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le plus difficile pour le public non averti des choses de l&#8217;art, est de d\u00e9meler parmi les oeuvres de cette derni\u00e8re cohorte, ce qui est valable de ce qui ne l&#8217;est pas; car l&#8217;oeuvre g\u00e9niale (d&#8217;ailleurs rare) y voisine toujours avec la farce et l&#8217;insuffisance.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La v\u00e9rit\u00e9 n&#8217;est pas au \u201cmilieu\u201d, comme \u201cils\u201d disent; elle est autre. Elle est dans un art ouvert \u00e0 toutes les tendances et temp\u00e9r\u00e9 par la raison. Un art fort d&#8217;une science plastique retrouv\u00e9e (parfois retrouv\u00e9e par \u201ceux\u201d, ceux de gauche) mais un art accessible, lisible par les foules, un art qui peut porter la consolation et l&#8217;amour, et non le trouble, la pol\u00e9mique et la haine. Aussi est-il urgent que l&#8217;Eglise sage, \u00e9quilibr\u00e9e et qui pr\u00e9sent l&#8217;existence d&#8217;un art et d&#8217;artistes accord\u00e9s sur ces principes, prenne la t\u00eate d&#8217;un mouvement de Renaissance productive faisant suite au mouvement de Renaissance exp\u00e9rimentale des cinquante derni\u00e8res ann\u00e9es.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cependant, un tel mouvement pour \u00eatre efficace doit commencer, non par le choix des artistes et des oeuvres, mais par l&#8217;\u00e9ducation, la culture de \u201cceux qui choisiront\u201d: les futurs pr\u00eatres, les futures religieuses, tous les futurs chr\u00e9tiens-rayonnants.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aussi, avec combien de joie avons nous lu le dernier alin\u00e9a de l&#8217;instruction du Saint-Office r\u00e9clamant des cours dans les s\u00e9minaires de la part de Ma\u00eetres avertis pour que \u201cles aspirants au Saint Ordre soient form\u00e9s \u00e0 l&#8217;Art Sacr\u00e9 d&#8217;une mani\u00e8re adapt\u00e9e \u00e0 l&#8217;esprit et \u00e0 l&#8217;\u00e2ge de chacun\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nous seraient ils permis de soumettre ce projet au Saint-Office; que les professeurs se mettent en contact avec des techniciens de l&#8217;Art, mais de formation chr\u00e9tienne, de mani\u00e8re \u00e0 poursuivre de plus en plus dans le sens de l&#8217;Eglise cette adaptation de l&#8217;Art Sacr\u00e9 avec l&#8217;\u00e2me contemporaine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u00e9j\u00e0 chacun de nous, selon ses possibilit\u00e9s, essaye personnellement d&#8217;\u00e9clairer et fortifier les h\u00e9sitants (visite \u00e0 des Ev\u00eaques et des Cur\u00e9s, lettres de protestations) en insistant sur la valeur des directives du Saint-P\u00e8re.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un buon cattolico scrive<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">5 ottobre 1954<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">On peut r\u00e9ellement se demander si les organisateurs ne se sont pas fix\u00e9s comme but, en organisant les expositions, de favoriser les\u00a0insults\u00a0publiques \u00e0 ce qui est sacr\u00e9 en m\u00eame temps que de\u00a0ridiculeser\u00a0notre religion et les catholiques. Les intentions de certains oeuvres sont trop \u00e9videntes.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tout ceci est fort triste. Ne peut-on agir contre ces insulteurs de Dieu?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una signora scrive dalla Svizzera\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">20 agosto 1954<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tous les ennemis de la religion catholique se servent de ces d\u00e9formations artistiques pour nous faire du tort.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;est donc cela J\u00e9sus-Christ!\u00a0Notre-Seigneur, source de Foi, source de Vie! Il faut avoir l&#8217;esprit d\u00e9form\u00e9, \u00eatre fou ou poursuivre un but pr\u00e9cis, pour livrer ces \u201coeuvres d&#8217;art\u201d au grand public.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Toutes ces oeuvres m\u00e9ritent la destruction ou le badigeon. Les Jacobins ont \u00e9t\u00e9 plus \u00e9nergiques que nous les sommes. Dans le Mal, il est vrai, mais ils ont r\u00e9ussi. Et nous, que faisons-nous? Nous parlons, nous \u00e9crivons, nous tol\u00e9rons, pensant que cet art moderne ne durera que ce que dure un feu de paille, et que l&#8217;Eglise est assez grande et assez puissante pour ne pas en souffrir.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nous nous \u00e9tonnons des progr\u00e8s des communistes, nous ne comprenons pas, ou nous ne voulons pas comprendre qu&#8217;ils cherchent \u00e0 corrompre le monde entier, par tous les moyens, afin de s&#8217;en rendre ma\u00eetre.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>XII <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Il ritorno del figliuol prodigo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Vangelo di S. Luca ci parla del figlio traviato, che aveva abbandonato la casa paterna ed era passato <em>in regionem longinquam, et ibi dissipavit substantiamsuam vivendo luxuriose<\/em> (Luc. 15, 13 et seg.). Il meschino si era ridotto a pascolare i porci. Ritornato in s\u00e9, sorse e si diresse alla casa paterna. Il buon vecchio padre lo accolse con gioia, perch\u00e9 \u2014 disse \u2014 il figlio era morto e rivisse, si era smarrito e fu ritrovato&#8230; Ci sono anche nel campo dell&#8217;arte questi figlioli prodighi. Ora molti cominciano ad accorgersi della loro perdizione e vincono il rispetto umano e si muovono verso la casa paterna. La Santa Chiesa li aspetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le mode passano, le generazioni si rinnovano, le et\u00e0 si succedono come le onde procellose che si accavallano e si infrangono sullo scoglio di un faro: il faro, su quello scoglio eterno, \u00e8 la Chiesa. Essa aspetta che le onde si plachino e che ritorni il sereno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da duemila anni le burrasche si sono scatenate intorno a quello scoglio. Grande forza questa di poter aspettare! I secoli hanno travolto tutti i persecutori. La Chiesa, ferma, paziente, amorosa, ha detto spesso parole di perdono sulla tomba dei nemici. Non c&#8217;\u00e8 al mondo altra istituzione paragonabile alla Chiesa; per essa i secoli sono giorni, per essa il tempo non conta perch\u00e9 essa respira nell&#8217;atmosfera dell&#8217;eternit\u00e0. <em>Christus heri et hodie; ipse et in saecula<\/em> (Hebr. 13, 8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In arte, tutte le forme sane ed oneste si sono affermate o riabilitate con lei; essa ha aspettato e accolto anche il ritorno dei figli prodighi. Edora, calma, sicura, amorosa, aspetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(1)<\/strong> CLEMENTIS ALEXANDRINI: <em>Cohortatio ad gentes<\/em>. (\u2026)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(2)<\/strong> Nell&#8217;<em>Ottavio<\/em> di Minuccio Felice, il pagano Cecilio domanda ad Ottavio: perch\u00e9 i cristiani nullas aras habent, templa nulla, nulla nota simulacra? (Cap. X). (\u2026)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(3)<\/strong> Concilium\u00a0Eliberitanum 300 (306?).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Placuit picturas in Ecclesia esse non debere, ne quod colitur et adoratur in parietibus dipingatur. KIRCH CONRADUS: <em>Enrichidion Fontium Historiae Ecclesiasticae Antiquae<\/em>, pagg. 192-193.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(4)<\/strong> Epiphanius Ep. Constantinus (n. circa il 315). (\u2026)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(5)<\/strong> Eusebii Pamphili epistola ad Constantiam Augustam.\u00a0(\u2026)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(6)<\/strong> S. Ioannes Damascenus, fin.saec. VII, ante 754. (\u2026)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(7)<\/strong> Concilium Quinixestum seu Trullanum II (692). (&#8230;)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(8)<\/strong> Cyrillus Alexandrinus + 444. (&#8230;)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(9)<\/strong> CLEMENS ALEXANDRINOS (De exteriore specie Christi Paedagogus\u00a0 3, I, fin.). (\u2026)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(10)<\/strong> Q. SEPTIMIUS FLORENS TERTULLIANUS: <em>De exteriore specie Christi<\/em>. (\u2026)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(11)<\/strong> SOPHRONIUS EUSEBIUS HIERONYMUS. (\u2026)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(12)<\/strong> Concilium Nicaenum.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eos ergo, qui audent aliter sapere aut docere aut secundum scelestos haereticos ecclesiasticas traditiones spernere et novitatem quamlibet excogitare, vel proicere aliquid ex his, quae sunt Ecclesiae deputata, siveevangelium, sive figuram crucis, sive imaginalem picturam, sive sanctas reliquias martyris; aut excogitare prave aut astute ad subvertendum quidquam ex legitimis traditionibus Ecclesiae catholicae; vel etiam quasicommunibus uti sacris vasis aut venerabilibus monasteriis: si quidem episcopi aut clerici fuerint, deponi praecipimus; monachos autem vel laicos a communione segregari. E. DENZINGER: Enchiridion Symbolorum, n. 304.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>tratto da Fede e\u00a0Arte, Rivista Internazionale di Arte Sacra, sotto la direzione della Pontificia Commissione Centrale per l\u2019Arte Sacra in Italia, Citt\u00e0 del Vaticano, Anno III, Maggio 1955 &#8211; Numero V \u00a0articolo del Card. Celso Costantini<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-nuova-eresia-iconografica\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":34501,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[119,5],"tags":[1437],"class_list":["post-34500","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-arte-sacra","category-chiesa","tag-architettura","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La nuova eresia iconografica - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-nuova-eresia-iconografica\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La nuova eresia iconografica - 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