{"id":3419,"date":"2009-09-09T11:57:37","date_gmt":"2009-09-09T09:57:37","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-01-24T13:34:04","modified_gmt":"2016-01-24T12:34:04","slug":"dopo-la-morte-i-cristiani-e-laldil","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/dopo-la-morte-i-cristiani-e-laldil\/","title":{"rendered":"Dopo la morte: i cristiani e l&#8217;aldil&agrave;"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/aldil\u00e0.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-29784\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/09\/aldil\u00e0.jpg\" alt=\"aldil\u00e0\" width=\"250\" height=\"161\" \/><\/a>Vita &amp; Pensiero<\/strong> n. 4 luglio-agosto 2009<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>II giudizio finale \u00e8 una verit\u00e0 di fede che va colta superando luoghi comuni e semplificazioni. L&#8217;insegnamento delle Scritture sulla fine del mondo, la risurrezione dei corpi, la purificazione dello spirito, la salvezza e la dannazione eterne.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Giacomo Biffi<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Il \u201cgiudizio\u201d<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abVerr\u00e0 a giudicare i vivi e i morti\u00bb diciamo nel <em>Credo<\/em>. Questa formula \u00e8 tra le pi\u00f9 antiche del linguaggio cristiano ed era di uso comune nella prima comunit\u00e0. E\u2019 riportata negli Atti (10,42). La troviamo usata nella prima lettera di Pietro: \u00abDovranno rendere conto a colui che \u00e8 pronto a giudicare i vivi e i morti\u00bb (1 Pt 4,5), e nella lettera seconda a Timoteo: \u00abTi scongiuro davanti a Dio e a Ges\u00f9 Cristo, che giudicher\u00e0 i vivi e i morti&#8230;\u00bb (2 Tm 4,4. Per gli scritti postapostolici, cfr. <em>Barnaba<\/em>, 7,2; Policarpo, ep. 2,1; 2 Clem 1,1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che significa questa espressione? Il significato vero \u00e8 quello letterale: si vuol dire che Ges\u00f9 sottoporr\u00e0 al suo giudizio non solo quelli che trover\u00e0 in vita alla sua venuta, ma anche tutti gli uomini del passato, che hanno gi\u00e0 incontrato la morte. Pi\u00f9 semplicemente si vuoi dire &#8211; attraverso l&#8217;uso semitico del binomio di totalit\u00e0, che indica l&#8217;intero mediante la distinta elencazione delle parti (per esempio \u00abil cielo e la terra\u00bb, per dire \u00abtutto\u00bb) &#8211; che sar\u00e0 giudicata tutta l&#8217;umanit\u00e0, senza alcuna eccezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre l&#8217;universalit\u00e0 delle persone, la Rivelazione ci parla di una universalit\u00e0 dei fatti umani: niente di ci\u00f2 che \u00e8 umano sfuggir\u00e0 alla valutazione del giudice. Non si dovranno offrire vuote frasi adulatrici (Mi 21-23), ma si dovr\u00e0 presentare la totalit\u00e0 delle opere compiute (Mt 16,27; Rm 2,6; 2 Cor 5,10); e non appena sulle opere saremo giudicati, ma anche sulle parole (Mt 12,36), sulle omissioni (Mt 25,35-46), sui pensieri segreti (1 Cor 4,5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle pagine della Bibbia troviamo ricordati alcuni elementi che entrano a comporre la scenografia del giudizio, in un quadro che ha sempre eccitato la fantasia, ma che chiede piuttosto di essere letto, anche nei particolari pittoreschi, secondo il suo vero significato concettuale. Il profeta Gioele colloca il giudizio in una misteriosa \u00abValle di Giosafat\u00bb (Gi 4,2), solo tardivamente &#8211; a partire dal IV secolo dopo Cristo &#8211; identificata con la valle del Cedron, a sud-est della spianata del tempio. Ancora oggi arabi ed ebrei ambiscono essere seppelliti sull&#8217;uno e sull&#8217;altro versante dell&#8217;avvallamento, per essere pi\u00f9 pronti a rispondere all&#8217;ultimo appuntamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 il nome ci rivela con molta chiarezza nella sua composizione la sua natura simbolica: \u00abGiosafat\u00bb significa: Jahv\u00e8 giudica. Del resto, poco pi\u00f9 avanti lo stesso profeta usa un altro nome, ugualmente significativo: \u00abValle della Decisione\u00bb (Gi 4,14). Daniele delinea davanti a noi una vera e propria azione processuale con un giudice, una corte, i libri degli atti (Dn 7,9-10)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;immagine del processo si conserva fino alla predicazione di Ges\u00f9, anche se si sovrappongono altre raffigurazioni, come quella del pastore che alla sera esamina attentamente il suo gregge (Mt 25,31-46). Ma, di l\u00e0 dai particolari fantastici, \u00e8 possibile appurare come avverr\u00e0 concretamente il nostro giudizio? Pensiamo di s\u00ec<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nostro mondo \u00e8 caratterizzato da una quasi totale discordanza tra i valori reali e la loro esterna apparenza, sicch\u00e9 non \u00e8 di solito possibile assegnare agli uomini e alle cose il giusto prezzo che hanno in faccia a Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa discordanza ha raggiunto il grado sommo &#8211; e ne \u00e8 stata condannata &#8211; al momento dell&#8217;uccisione del Figlio di Dio, quando colui che era la nostra stessa \u00abgiustizia, santit\u00e0, redenzione\u00bb (1 Cor 1,30), \u00ab\u00e8 stato annoverato tra i malfattori\u00bb (Is 53,12). L&#8217;esecuzione di Ges\u00f9 fuori della porta di Gerusalemme, cio\u00e8 \u00abfuori della vigna\u00bb che era la sua eredit\u00e0 (cfr. Me 12,8), raffigura e avvera la sconfitta di Dio, che oggi appare come estromesso dal mondo che \u00e8 suo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dio \u00e8 sconfitto, e non tanto dall&#8217;uomo che pecca, quanto dall&#8217;uomo che, peccando, appare bello, forte, felice, soddisfatto; mentre colui che, tentando di conformarsi alla volont\u00e0 del Padre, incontra la derisione, la sofferenza, la morte, \u00e8 associato al mistero della sconfitta del suo Creatore. Il momento del giudizio \u00e8 appunto la fine di questo stato irrazionale e blasfemo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esso perci\u00f2 consister\u00e0 essenzialmente nella brusca lacerazione del velo della esteriorit\u00e0, cos\u00ec che tutta la creazione appaia \u00abnuda e aperta\u00bb agli occhi di tutti, come \u00e8 nuda e aperta da sempre agli occhi di Dio (Eb 4,13). Il suono della tromba finale &#8211; particolare del quadro che significativamente ritorna sempre nelle descrizioni bibliche della fine (Mt 24,31; 1 Cor 15,22; 1 Ts 4,15; Ap 11,15) &#8211; far\u00e0 crollare la scena di questo mondo come le trombe di Giosu\u00e8 squassarono, lasciandole diroccate, le mura di Gerico (Gs 6,20), e ciascuno sar\u00e0 visto con la sua interiore ricchezza o con la sua interiore miseria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo che sar\u00e0 \u00abmanifestato\u00bb sar\u00e0 il Cristo, capo dell&#8217;universo e centro della storia umana, fino allora nascosto e quasi sopraffatto dalla futilit\u00e0 del mondo. E ogni essere, improvvisamente privato della maschera che impediva ogni autentico esame, apparir\u00e0 nella sua vicinanza a lui o nella sua lontananza: questo sar\u00e0 il giudizio. Ges\u00f9 sar\u00e0 dunque l&#8217;unico punto di riferimento dal quale tutto sar\u00e0 misurato: per questo egli sar\u00e0 il \u00abgiudice\u00bb. Allora finalmente sar\u00e0 rovesciato il ricamo della nostra storia, e si potranno contemplare nella loro piena evidenza la bont\u00e0, l&#8217;armonia, la saggezza del disegno condotto a compimento da Dio, che senza una fede robusta ci \u00e8 cos\u00ec difficile ravvisare oggi nei casi della storia mondana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa determina nella realt\u00e0 la vicinanza o la lontananza da Cristo? In altre parole, su quale legge saremo giudicati? Certo, saremo giudicati sulla nostra fedelt\u00e0 alla legge di Dio, perch\u00e9 Ges\u00f9 non ha abrogato il decalogo, il quale resta per gli uomini di tutti i tempi il codice di comportamento. Ma, poich\u00e9 il Signore stesso ha chiarito che la legge di Dio ha come compendio, come anima, come significato sostanziale l&#8217;amore di Dio sopra ogni altro amore e l&#8217;amore del prossimo, come inveramento concreto dell&#8217;amore di Dio, possiamo ben dire che \u00aball&#8217;ultimo dei giorni &#8211; come si esprime san Giovanni della Croce &#8211; saremo giudicati sull&#8217;amore\u00bb (cfr. Mt 25,31-46).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come risorgeremo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abTutti risorgeranno &#8211; dice il Concilio lateranense quarto &#8211; con i loro propri corpi, gli stessi che possiedono ora\u00bb. \u00c8 un&#8217;affermazione categorica, ma in fondo non \u00e8 che l&#8217;insegnamento della Sacra Scrittura: \u00abDa Dio ho ricevuto <em>queste<\/em> membra; <em>queste<\/em> per le sue leggi disprezzo; <em>queste<\/em> da lui spero di avere di nuovo\u00bb, dice il terzo dei fratelli prima del martirio, nella narrazione del secondo libro dei Maccabei (7,11). E Paolo: \u00ab\u00c8 necessario che <em>questo<\/em> corpo corruttibile si vesta di incorruttibilit\u00e0 e <em>questo<\/em> corpo mortale si vesta di immortalit\u00e0\u00bb (1 Cor 15,53). Cristo stesso &#8211; archetipo degli uomini che rinascono dalla morte &#8211; riprende dal sepolcro lo stesso corpo che \u00e8 stato spento sul Calvario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, l&#8217;ipotesi di una risurrezione con un corpo diverso rivela una concezione dell&#8217;uomo che neppure sul piano di un&#8217;antropologia puramente razionale possiamo accettare. Tale ipotesi suppone infatti che l&#8217;anima stia nel corpo come una spada nel fodero; e che, come la spada, possa tranquillamente cambiare di fodero senza per questo mutare essa stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo la concezione cristiana, invece, l&#8217;anima \u00e8 la \u00abforma sostanziale\u00bb del corpo; il che significa che anima e corpo non sono due realt\u00e0 diverse e giustapposte, ma due principi complementari, che con la loro intima unione danno origine all&#8217;uomo. Di pi\u00f9, ci sembra di dover ammettere con san Tommaso che l&#8217;anima intellettiva \u00e8 l&#8217;unica \u00abforma sostanziale\u00bb dell&#8217;uomo, sicch\u00e9 l&#8217;ipotesi fatta ci appare non solo teologicamente errata, ma anche filosoficamente assurda: non solo risorgeremo con il nostro identico corpo, ma neppure possiamo risorgere con un corpo diverso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il fatto della identit\u00e0 \u00e8 fuori discussione, si discute molto sul modo di concepirla. La soluzione pi\u00f9 semplice sta forse nel capire che lo stesso principio spirituale che anima il composto umano \u00e8 la vera ragione della identit\u00e0 corporea. Lo stesso principio spirituale che fa di ogni uomo qualcosa di unico e di inedito nell&#8217;universo determina il fatto che questo corpo sia mio e sia individuabile come mio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 \u00e8 la \u00abforma sostanziale\u00bb dell&#8217;uomo, l&#8217;anima informando qualunque materia da sempre origine allo stesso corpo, tanto che l&#8217;identit\u00e0 del nostro corpo \u00e8 sempre salvata lungo l&#8217;arco della nostra vita, nonostante il continuo fluire degli elementi materiali. Intesa cos\u00ec &#8211; e forse non \u00e8 possibile intenderla diversamente &#8211; la dottrina della identit\u00e0 scioglie immediatamente tutte le difficolt\u00e0 che a prima vista essa stessa sembrerebbe provocare<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro interrogativo, suscitato dall&#8217;argomento che stiamo trattando, si riferisce alla condizione dei corpi risorti, che certo non potr\u00e0 ripetere lo stato di miseria proprio del corpo terrestre. Da parte mia, non credo che saremo tutti come le acciughe nel barile. Io credo che effettivamente i rapporti umani ci saranno. Anche l&#8217;amicizia ci sar\u00e0.Non \u00e8 il caso di anticipare con la fantasia una conoscenza che ci \u00e8 stata riservata per quel giorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 ci sentiamo di seguire con animo tranquillo quei teologi che dal testo di san Paolo prima citato si pensano autorizzati a precisare le prerogative del corpo glorioso nei loro particolari. Tuttavia la Sacra Scrittura ci offre un <em>principio<\/em> e un <em>modello<\/em>, come dati sicuri per una riflessione sulla sorte che attende le nostre membra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il principio \u00e8 enunciato da san Paolo, quando ci parla di corpo \u00abspiritualizzato\u00bb (1 Cor 15,44). Nel linguaggio dell&#8217;Apostolo questo significa che la nostra carne, che ci appare cosi spesso ribelle alla volont\u00e0 di Dio, sar\u00e0 docilmente sottoposta all&#8217;azione dello Spirito Santo, che tutto trasforma e assimila a s\u00e9. In altre parole, quella trasfigurazione che lo Spirito di Dio opera fin da adesso nel mondo interiore dell&#8217;uomo, si estender\u00e0 a tutto il nostro essere, cos\u00ec che anche esteriormente riesca visibile la nostra rinnovazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il modello poi \u00e8 lo stesso Ges\u00f9 risorto, che dalle testimonianze apostoliche sappiamo sovranamente libero nella sua azione, senza che le cose materiali o le forze della natura gli diano impaccio alcuno, e senza che i dolori o la morte gli possano pi\u00f9 recare alcun danno. A lui gi\u00e0 ci siamo interiormente conformati, quando siamo passati dalla vita di colpa a quella di grazia. E a lui ci conformeremo totalmente (Fil 3,21), quando anche il nostro corpo, dopo la purificazione di una morte cristiana, obbedir\u00e0 alla sua vocazione di gloria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La discriminazione definitiva e l&#8217;inferno<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come gi\u00e0 s&#8217;\u00e8 detto, l&#8217;idea di un \u00abgiudizio\u00bb porta implicita l&#8217;idea di una discriminazione, anzi, poich\u00e9 si tratta del giudizio ultimo e senza appello, l&#8217;idea di una discriminazione definitiva. La riflessione sulla glorificazione dell&#8217;uomo non pu\u00f2 non coinvolgere dunque una riflessione simmetrica sulla dannazione dell&#8217;uomo. Difatti la stessa Rivelazione che ci parla di un premio eterno ci parla anche d\u00ec un castigo eterno: la proposta di Dio non pu\u00f2 essere accolta con beneficio d&#8217;inventario; o l&#8217;accettiamo o la rifiutiamo in blocco. Perci\u00f2 la terribile e insopportabile prospettiva di un destino di punizione e di sofferenza \u00e8 necessaria per una visione non snaturata dell&#8217;escatologia cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ges\u00f9 per spiegare la condizione del dannato \u00e8 ricorso soprattutto al concetto di esclusione: \u00abla porta fu chiusa\u00bb (parabola delle vergini: Mt 25,10); \u00abgettatelo fuori\u00bb (parabola dei talenti: Mt 25,30); \u00abvia lontani da me, maledetti\u00bb (Mt 25,41) (cfr. anche Ap 22,15). Paolo da una versione sportiva dello stesso concetto, ricorrendo all&#8217;immagine della \u00absqualifica\u00bb (1 Cor 9,27). Occorre per\u00f2 capire bene quanto spaventevole sia questo \u00abstar fuori\u00bb dalla Gerusalemme celeste, che ha Iddio stesso come fonte della sua luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi riceviamo tutto da Cristo: siamo stati modellati su di lui, siamo stati creati per manifestare le sue perfezioni, riceviamo da lui continuamente l&#8217;alimento della nostra vita. Possiamo dire che tutti, anche i peccatori e gli infedeli, hanno, sia pure in diverso grado e natura, qualche legame con il Verbo incarnato: tutti infatti o sono inseriti o sono inseribili nel suo Corpo mistico. Tutti perci\u00f2 sono in qualche modo raggiunti dalla sua grazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;inferno, l&#8217;uomo \u00e8 invece totalmente avulso da questo Corpo, pur conservando una fondamentale ordinazione a esso: il dannato continua a essere creato a immagine del Salvatore e a glorificare con il suo stesso essere colui che rinnega e bestemmia con la sua volont\u00e0; continua ad avere un&#8217;assoluta necessit\u00e0 di incorporarsi in colui dal quale si mantiene avulso nel suo odio ostinato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poich\u00e9 \u00e8 il nostro legame con Ges\u00f9 a consentirci di essere veramente uniti tra noi, colui che \u00e8 all&#8217;inferno \u00e8 disperatamente solo. \u00c8 separato dagli altri; dovunque vada, \u00e8 un intruso. Mentre la sua natura resta una natura sociale, anzi resta chiamata a una comunione soprannaturale (perch\u00e9 la vocazione di Dio \u00e8 senza pentimenti e rimane anche su chi l&#8217;ha rifiutata, accrescendone la disperazione), egli \u00e8 tagliato fuori da qualunque convivenza d&#8217;amore, da qualunque amicizia. Anche per questo aspetto il dannato \u00e8 quindi una natura che si contraddice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questa avulsione da Dio e dal Regno di Dio non \u00e8 l&#8217;unica ragione di sofferenza nell&#8217;inferno, anche se \u00e8 la principale. La Scrittura &#8211; in parte gi\u00e0 l&#8217;abbiamo visto &#8211; parla frequentemente di \u00abfuoco\u00bb. \u00c8 possibile intendere questo fuoco solo come una immagine che rappresenta il grande dolore di chi \u00e8 perduto per sempre? La cosa \u00e8 sotto il profilo strettamente esegetico del tutto improbabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In primo luogo non abbiamo notizia dell&#8217;uso di una tale metafora per indicare una pena puramente interiore. Inoltre tale interpretazione non sembra dare sufficientemente conto n\u00e9 della frequenza del termine, n\u00e9 del senso preciso di alcuni passi in particolare (cfr. Mt 25,41, dove il fuoco \u00e8 detto \u00abpreparato\u00bb per i cattivi; Mt 13,40-42, dove il fuoco \u00e8 l&#8217;unico elemento parabolico conservato anche nella spiegazione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente non \u00e8 necessario ritenere che il fuoco infernale abbia la stessa natura del nostro. Sar\u00e0 sufficiente pensare a esso come a un elemento materiale estrinseco che, in qualunque modo, influisca tormentosamente sul dannato. Ritroviamo qui in un punto particolare il generale mistero che regge l&#8217;attuale ordine di provvidenza. Il destino umano sembra governato dal principio della \u00abtrasnaturazione\u00bb: come lo spirito del giusto \u00e8 divinizzato con la grazia e il corpo \u00e8 spiritualizzato con la risurrezione, cos\u00ec la dannazione proietta l&#8217;uomo in opposta direzione, materializzandone per cos\u00ec dire lo spirito e sottomettendo lo spirito cos\u00ec materializzato alla schiavit\u00f9 della materia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ci sono veramente dei dannati?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 possibile pensare che tutti si salvino? Non basta ammettere l&#8217;esistenza dell&#8217;inferno? Bisogna proprio pensare anche che ci stia effettivamente qualcuno?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dottrina rivelata, che ci obbliga a credere nella possibilit\u00e0 di dannarci, evita di darci qualche indicazione numerica circa i dannati. Anzi, rigorosamente parlando, non ci impone neppure di ritenere per fede che qualche uomo di fatto ci vada. Tuttavia affermare che l&#8217;inferno sia perfettamente vuoto \u00e8 asserzione infondata, incauta e superficiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In primo luogo non si vede in forza di quali argomentazioni si possa sostenere come positivamente probabile questa previsione. Non avendo nessun argomento \u00aba posteriori\u00bb (per il quale, in mancanza di una Rivelazione, ci vorrebbe una esplorazione diretta), \u00e8 fatale che un simile atteggiamento si appoggi, pi\u00f9 o meno consapevolmente, su argomenti \u00aba priori\u00bb (come la misericordia di Dio, l&#8217;impossibilit\u00e0 di compiere un vero peccato mortale ecc.). Ora gli argomenti \u00aba priori\u00bb, se provassero, proverebbero non solo la non esistenza ma anche la impossibilit\u00e0. Il che sarebbe incompatibile con la dottrina rivelata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, la Rivelazione ci parla della effettiva riprovazione eterna dei demoni. Sicch\u00e9 non si eliminerebbe neppure il disagio psicologico di pensare a un essere personale prigioniero di una condizione cos\u00ec crudele. E dal momento che la Rivelazione richiama tanto spesso l&#8217;idea del castigo eterno, sar\u00e0 meglio affidarsi a questa divina pedagogia, senza vanificarla con supposizioni che, per quel che ne sappiamo noi, non hanno fondamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non dobbiamo mai dimenticare che chi ci ha parlato con pi\u00f9 chiarezza dell&#8217;inferno, della sua pena, della sua eternit\u00e0, \u00e8 stato Ges\u00f9 Cristo, cio\u00e8 colui che pi\u00f9 di ogni altro ha conosciuto e rivelato il cuore misericordioso del Padre e pi\u00f9 di ogni altro ha avuto amore e compassione per gli uomini. Certo la dannazione resta una realt\u00e0 misteriosa e incomprensibile. \u00abSar\u00e0 soltanto quando saremo passati dall&#8217;altra parte che si risolveranno gli ultimi problemi, che cesser\u00e0 per noi lo &#8220;scandalo&#8221;, che la bont\u00e0 divina ci apparir\u00e0 infinita, non soltanto in tutto ci\u00f2 che essa crea, ma anche nella pazienza che le fa tollerare la rivolta delle sue creature libere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finch\u00e9 vivremo, il pensiero dell&#8217;inferno ci sconvolger\u00e0: \u00e8 una spina nel nostro cuore, che ci fa tremare di fronte ai giudizi di Dio, ci fa invocare una fede pi\u00f9 pura, ci fa supplicare perch\u00e9 siano forzate le nostre volont\u00e0 ribelli, perch\u00e9 nessuno tra gli uomini resista alle premure amorose di quella bont\u00e0 infinita di cui l&#8217;apostolo scrive che \u00e8 follia prenderla alla leggera (Gal 6,7)\u00bb (Ch. Journet, <em>Il male: saggio teologico<\/em>, Torino 1963, p. 246). L&#8217;inferno insomma \u00e8 un pensiero insopportabile. Ma l&#8217;esistenza umana non ha un lieto fine immancabile, come nei vecchi film americani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E il paradiso? E il purgatorio?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risurrezione corporea \u00e8 l&#8217;aspetto pi\u00f9 appariscente ed esterno di una condizione nuova dell&#8217;umanit\u00e0, che trova la sua radice e insieme la sua dimensione pi\u00f9 profonda in un rapporto nuovo con Dio, che eccede l&#8217;ambito puramente creaturale. Ges\u00f9 sembra alludervi, secondo il vangelo di Giovanni, proprio nella sua prima manifestazione, la mattina di Pasqua: \u00abIo salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro\u00bb (Gv 20,17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;elemento pi\u00f9 importante dello stato di gloria verso cui siamo incamminati sar\u00e0 appunto una comunione con il Padre cos\u00ec forte e saziante da superare ogni attesa e ogni immaginazione. Se gi\u00e0 la risurrezione \u00e8 un evento che va oltre ogni capacit\u00e0 di comprensione, il possesso di Dio trascende assolutamente ogni prospettiva e pone in luce ancora pi\u00f9 intensa la generosit\u00e0 del piano divino e la grandezza del destino che ci \u00e8 stato assegnato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In che cosa consister\u00e0 questa intimit\u00e0 con il Padre? Sar\u00e0 senza dubbio una unione d&#8217;amore, e come tale ha gi\u00e0 le sue premesse nella vita di grazia. La carit\u00e0 infatti &#8211; che ci assimila a Cristo nella sua perfetta adesione al Padre &#8211; \u00e8 la costante che accomuna lo stato del giusto durante il cammino terrestre e la sua condizione finale, ed \u00e8 ci\u00f2 che ci consente di essere gi\u00e0 adesso nella \u00abvita eterna\u00bb, secondo l&#8217;insegnamento di Giovanni. Perci\u00f2 san Paolo dice: \u00abLa carit\u00e0 non avr\u00e0 mai fine\u00bb (1 Cor 13,8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La differenza sta nel fatto che l&#8217;amore del cristiano sulla terra nasce da una conoscenza che \u00e8 s\u00ec soprannaturale e divinizzante, ma \u00e8 velata e indiretta; nasce cio\u00e8 dall&#8217;atto di fede, che \u00e8 la radice e il fondamento di tutta la vita battesimale. Invece l&#8217;amore dell&#8217;uomo glorificato scaturir\u00e0 dalla visione immediata di Dio. Dio che, secondo l&#8217;insegnamento biblico, \u00e8 l&#8217;Invisibile e l&#8217;Inaccessibile, sar\u00e0 contemplato senza intermediari: \u00abLa nostra conoscenza \u00e8 imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verr\u00e0 ci\u00f2 che \u00e8 perfetto, quello che \u00e8 imperfetto scomparir\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quand&#8217;ero bambino, parlavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ci\u00f2 che ero da bambino l&#8217;ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa, ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscer\u00f2 perfettamente, come anch&#8217;io sono conosciuto\u00bb (1 Cor 13,9-12). La contemplazione diretta di Dio porr\u00e0 nella massima evidenza il nostro stato di creature divinizzate e di figli che entrano in possesso della loro eredit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E come il battesimo inizia in noi la presenza di una vita e di una ricchezza \u00abecclesiali\u00bb, cos\u00ec la suprema fioritura di questa vita ci trover\u00e0 partecipi di una \u00abcitt\u00e0 santa\u00bb, di un \u00abpopolo nuovo\u00bb, della \u00abChiesa escatologica\u00bb, insomma: \u00abVidi la citt\u00e0 santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii una voce potente che usciva dal trono: Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorer\u00e0 tra di loro ed essi saranno il suo popolo ed egli sar\u00e0 il Dio-con-loro. E terger\u00e0 ogni lacrima dai loro occhi: non ci sar\u00e0 pi\u00f9 la morte, n\u00e9 lutto, n\u00e9 lamento, n\u00e9 affanno, perch\u00e9 le cose di prima sono passate\u00bb (Ap 21,2-4). Vedremo dunque Dio \u00aba faccia a faccia\u00bb e sar\u00e0 una conoscenza ben diversa da quella che oggi ci \u00e8 consentita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto al purgatorio, \u00e8 una cosa, da un certo punto di vista, molto semplice. Nel disegno di Dio bisogna purificarsi, non basta dire: io ho sbagliato. Sono per\u00f2 da considerarsi errate le tendenze della piet\u00e0 popolare e di una certa teologia che ha interpretato il purgatorio co me un piccolo inferno. Il clima del purgatorio \u00e8 la serenit\u00e0. Le anime sono in grazia di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cardinale Schuster diceva che il purgatorio \u00e8 come un corso di esercizi spirituali: uno riflette, pensa, vede le cose sbagliate che ha fatto, gli dispiace, si purifica. Mi piace pensare che il nostro purgatorio, il purgatorio di ciascuno, sia quello di vedere tutte le stupidaggini che abbiamo fatto nella vita. Mi \u00e8 congeniale in questo senso la descrizione dantesca delle anime \u00abche vanno a farsi belle\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La fine del mondo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le narrazioni del Nuovo Testamento circa l&#8217;ultimo giorno parlano tutte di uno sconvolgimento cosmico terrificante. Citiamo per esempio la seconda lettera di Pietro: \u00abII giorno del Signore verr\u00e0 come un ladro; allora i cicli con fragore passeranno, gli elementi consumati dal calore si dissolveranno e la terra con quanto c&#8217;\u00e8 in essa sar\u00e0 distrutta\u00bb (2 Pt 3,10) (cfr. anche Mt 24,29; Ap 6,12-14). Ma \u00e8 difficile assegnare un contenuto preciso a queste descrizioni, che appartengono al genere letterario apocalittico e non devono essere prese alla lettera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto alla data, \u00e8 sempre stata oggetto di curiosit\u00e0 viva e morbosa in tutte le epoche della storia cristiana. San Paolo aveva gi\u00e0 bisogno di ammonire severamente su questo punto la comunit\u00e0 di Tessalonica, che nella convinzione della imminente fine aveva a buon conto smesso di lavorare. In particolare, l&#8217;apostolo raccomanda &#8211; e non solo ai Tessalonicesi, visto che anche ai nostri tempi ogni tanto questo stato d&#8217;animo rinasce &#8211; che non ci si debba attenere a rivelazioni private o ad annunci divini o a lettere apostoliche che dichiarano prossimo il giorno del Signore (2 Ts 2,2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se c&#8217;\u00e8 una cosa chiara nella Rivelazione, \u00e8 la non conoscibilit\u00e0 della data: il Padre se l&#8217;\u00e8 riservata come un segreto geloso e ogni notizia che circola a questo proposito non pu\u00f2 certo essere considerata di provenienza divina: \u00abQuanto a quel giorno o a quell&#8217;ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli del ciclo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre\u00bb (Mc 14,32).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Resta da vedere se la Rivelazione ci indichi chiaramente dei segni premonitori della fine. Il segno che pi\u00f9 ha colpito la fantasia popolare \u00e8 la venuta di uno speciale nemico di Ges\u00f9 che l&#8217;apostolo Giovanni chiama appunto Anticristo (1 Gv 2,18) e che san Paolo qualifica come l&#8217;Uomo del peccato, il Figlio della perdizione, l&#8217;Avversario, l&#8217;Iniquo (2 Ts [Tes] 2,3-10). Egli si manifester\u00e0 negli ultimi tempi e sar\u00e0 distrutto dall&#8217;alito della bocca del Signore e dallo splendore della sua venuta (2 Ts 2,8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se la comparsa di questo misterioso personaggio \u00e8 certa, la sua natura \u00e8 discussa, e gli uomini di tutte le epoche non hanno mancato di riconoscerlo in qualche abominato contemporaneo. Gi\u00e0 san Giovanni, dicendo che \u00abgli anticristi sono molti\u00bb (1 Gv 2,18), pone le premesse per una interpretazione collettivistica, che riconosca questo avversario di Dio in tutte le forze del male agenti lungo la storia, le quali si scateneranno con particolare violenza prima della loro finale eliminazione. In connessione con l&#8217;\u00abUomo di iniquit\u00e0\u00bb, san Paolo parla anche di \u00abapostasia\u00bb che dovr\u00e0 colpire i cristiani, senza offrirci per\u00f2 nessuna notizia particolare (2 Ts 2,1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel discorso escatologico, poi, Ges\u00f9 ha preannunciato l&#8217;universale predicazione del vangelo in tutto il mondo abitato, e solo dopo, ha detto, \u00abverr\u00e0 la fine\u00bb (Mt 24,14}. Ma poich\u00e9 il contesto sembra riferirsi piuttosto alla distruzione di Gerusalemme, anche questa profezia deve considerarsi compiuta con la missione apostolica in tutto il mondo greco-romano. Infine san Paolo predice in termini abbastanza espliciti la conversione della nazione giudaica, che avrebbe dovuto essere la prima a entrare nel Regno e che invece sar\u00e0 l&#8217;ultima, secondo un oscuro e sapiente piano di provvidenza (Rm 11, 25-36). Ma non ci dice nulla sulla vera natura e sulle modalit\u00e0 di questo ritorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si vede, nessuno di questi segni \u00e8 tale da togliere o sminuire il carattere di \u00absorpresa\u00bb, cos\u00ec ripetutamente attribuito dal Libro Sacro all&#8217;ultimo giorno della nostra storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* * *<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Giacomo Biffi<\/strong> \u00e8 arcivescovo emerito di Bologna. E\u2019 autore di numerose pubblicazioni a carattere teologico e catechistico; fra le pi\u00f9 recenti ricordiamo: Le cose di lass\u00f9. Esercizi spirituali con Benedetto XVI (2007); Memorie e digressioni di un italiano cardinale (2007); Corso inusuale di catechesi (2007); Pecore e pastori. Riflessioni sul gregge di Cristo (2008); Lo spirito della verit\u00e0. Riflessioni sull\u2019evento pentecostale (2009)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vita &amp; Pensiero n. 4 luglio-agosto 2009 II giudizio finale \u00e8 una verit\u00e0 di fede che va colta superando luoghi comuni e semplificazioni. 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