{"id":3368,"date":"2009-06-25T00:00:00","date_gmt":"2009-06-24T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-04-20T10:34:59","modified_gmt":"2016-04-20T08:34:59","slug":"karl-rahner-maestro-del-concilio-di-martini-e-della-coscienza-relativa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/karl-rahner-maestro-del-concilio-di-martini-e-della-coscienza-relativa\/","title":{"rendered":"Karl Rahner, maestro del Concilio, di Martini e della coscienza relativa"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">\n<div id=\"attachment_33186\" style=\"width: 152px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33186\" class=\"wp-image-33186\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/06\/Karl_Rahner.jpg\" alt=\"Karl_Rahner\" width=\"152\" height=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-33186\" class=\"wp-caption-text\">Karl Rahner<\/p><\/div>\n<p><strong>Il Foglio<\/strong> giugno 2009<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Dietro l\u2019opposizione intra-ecclesiale all\u2019insegnamento di B-XVI c\u2019\u00e8 il pensiero di un altro influente gesuita<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Roberto de Mattei<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Il nome di Karl Rahner<\/strong> \u00e8 un passaggio obbligato per chi voglia entrare nel cuore del dibattito intraecclesiale dei nostri giorni. Come perito conciliare del cardinale Franz K\u00f6nig il gesuita tedesco svolse, dietro le quinte, un ruolo cruciale nel Vaticano II, fino a essere definito dall\u2019allora decano della Gregoriana, Juan Alfaro, \u201cil massimo ispiratore del Concilio\u201d.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di certo ha dominato il postconcilio come conferenziere di grido e scrittore dalla alluvionale produzione, pronto a intervenire disinvoltamente su tutti i problemi del momento: i suoi titoli sono oltre quattromila, le sue opere, tradotte e diffuse in tutto il mondo, continuano a esercitare una larga influenza sul mondo cattolico contemporaneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra giunta per\u00f2 l\u2019ora di \u201cuscire da Rahner\u201d, come implicitamente auspicato da Benedetto XVI nell\u2019ormai storico discorso alla Curia Romana del 22 dicembre 2005, sulle \u201cermeneutiche\u201d del Concilio Vaticano II. Lo \u201cspirito del Concilio\u201d a cui si richiamano gli ermeneuti della \u201cdiscontinuit\u00e0\u201d ha infatti la sua fonte nel Geist in Welt di Rahner, quello \u201cSpirito nel mondo\u201d che \u00e8 il titolo del suo primo importante libro, pubblicato nel 1939. Se in questo volume Rahner delinea la sua concezione filosofica della conoscenza, nel successivo, \u201cUditori della parola\u201d (H\u00f6rer des Wortes), pubblicato nel 1941, espone la sua visione propriamente teologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tesi di questi due libri e dei successivi, gi\u00e0 lucidamente criticate dal padre Cornelio Fabro (\u201cLa svolta antropologica di Karl Rahner\u201d, 1974), sono ora oggetto di un importante volume, a cura di padre Serafino M. Lanzetta, che raccoglie gli atti del convegno tenutosi a Firenze nel novembre 2007, con la partecipazione di eccellenti studiosi, provenienti da diverse parti del mondo: Ignacio Andereggen, Alessandro Apollonio, Giovanni Cavalcoli, Peter M. Fehlner, Joaqu\u00edn Ferrer Arellano, Brunero Gherardini, Manfred Hauke, Antonio Livi, H. Christian Schmidbaur, Paolo M. Siano, (\u201cKarl Rahner. Un\u2019analisi critica. Le figure, le opere e la recensione. Teologia di Karl Rahner, 1904-1984\u201d. Cantagalli).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Oggetto della scienza teologica, per Rahner<\/strong>, non \u00e8 Dio, di cui non pu\u00f2 essere dimostrata l\u2019esistenza, ma l\u2019uomo, che costituisce l\u2019unica esperienza di cui abbiamo l\u2019immediata certezza. Non si pu\u00f2 dunque parlare di Dio al di fuori del processo conoscitivo dell\u2019uomo. Dio, pi\u00f9 precisamente, esiste \u201cautocomunicandosi\u201d all\u2019uomo che lo interpella. Rahner afferma che nessuna risposta va al di l\u00e0 dell\u2019orizzonte che la domanda ha gi\u00e0 precedentemente delimitato. L\u2019orizzonte di Dio \u00e8 misurato dall\u2019uomo che, delimitando nella sua domanda la risposta divina, diviene la misura stessa della Rivelazione di Dio. Rahner non dice che l\u2019uomo \u00e8 necessario a Dio perch\u00e9 Dio possa esistere, ma poich\u00e9 senza l\u2019uomo Dio non pu\u00f2 essere conosciuto, la conoscenza umana diviene la chiave di quella che egli definisce la \u201csvolta antropologica\u201d della teologia. Rahner si richiama spesso a san Tommaso d\u2019Aquino, ma di fatto riduce la metafisica ad antropologia e la antropologia a gnoseologia ed ermeneutica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u201cteologia trascendentale\u201d di Rahner appare, in questa prospettiva, come uno spregiudicato tentativo di liberarsi della tradizionale metafisica tomista, in nome dello stesso san Tommaso. Ci\u00f2 naturalmente pu\u00f2 avvenire solo a condizione di falsificare il pensiero dell\u2019Aquinate. Fabro non esita a definire Rahner \u201cdeformator thomisticus radicalis\u201d, a tutti i livelli: dei testi, dei contesti e dei principi. L\u2019esito \u00e8 un \u201ctrasbordo\u201d dal realismo metafisico di Tommaso all\u2019immanentismo di Kant, di Hegel e soprattutto di Heidegger, acclamato dal gesuita tedesco come il suo \u201cunico maestro\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Rahner accetta il punto di partenza<\/strong> cartesiano dell\u2019io come auto-coscienza. L\u2019uomo, spogliato della sua corporeit\u00e0, \u00e8 innanzitutto coscienza, puro spirito, immerso nel mondo. Come per Cartesio e per Hegel, anche per Rahner \u00e8 il conoscere che fonda l\u2019essere, ma la conoscenza ha il suo fondamento nella libert\u00e0, perch\u00e9 \u201cnella misura in cui un essere diventa libero, nella medesima misura esso \u00e8 conoscente\u201d. La coscienza coincide con la volont\u00e0 dell\u2019uomo e la volont\u00e0 dell\u2019uomo \u00e8 l\u2019attuarsi dell\u2019Io. L\u2019Io a sua volta non \u00e8 sottomesso a nulla che lo possa condizionare, perch\u00e9 il suo fondamento sta proprio nella sua incondizionatezza e dunque nell\u2019assenza di ogni oggettiva limitazione esterna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conseguenza della riduzione dell\u2019uomo ad auto-coscienza \u00e8 la dissoluzione della morale. La libert\u00e0 prevale sulla conoscenza perch\u00e9, come afferma Heidegger, dietro il cogito cartesiano irrompe la libert\u00e0. L\u2019uomo \u00e8 coscienza che si auto-conosce e libert\u00e0 che si auto-realizza. Per Rahner, come per il suo maestro, l\u2019uomo conosce e vive il vero facendosi libero. Il valore morale dell\u2019azione non ha una radice oggettiva, ma \u00e8 fondato sulla libert\u00e0 del soggetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forzando il n. 16 della \u201cLumen Gentium\u201d, in cui si parla della possibilit\u00e0 di salvezza di coloro che \u201cnon sono giunti a una conoscenza esplicita di Dio\u201d, Rahner afferma che la salvezza non \u00e8 un problema, perch\u00e9 \u00e8 assicurata a tutti, senza limiti di spazio, di tempo e di cultura. La chiesa \u00e8 una comunit\u00e0 vasta come il mondo, che include i \u201ccristiani anonimi\u201d, i quali, bench\u00e9 possano dirsi non-cattolici, o addirittura atei, hanno la fede implicita. Chiunque infatti \u201caccetta la propria umanit\u00e0, costui, pur non sapendolo, dice di s\u00ec a Cristo, perch\u00e9 in lui ha accettato l\u2019uomo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti, dunque, anche gli atei, in quanto atei, si salvano se seguono la propria coscienza. Qualsiasi uomo, quando conosce se stesso, anche nel male che compie, se si accetta come tale, allora \u00e8 auto-redento ed ha fede. E quanto pi\u00f9 conosce e accetta la propria \u201cesperienza trascendentale\u201d tanto pi\u00f9 ha fede. Questo, osserva giustamente il padre Andereggen, significa che ha pi\u00f9 fede un individuo che si sia psicanalizzato freudianamente durante dieci anni, piuttosto che un religioso che preghi (p. 35). Il cardinale Franz K\u00f6nig, uomo di punta del progressismo conciliare, fu il grande \u201csdoganatore\u201d di Rahner, in odore di eresia fino agli anni Sessanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tra i numerosi e illustri discepoli del gesuita<\/strong>, bisogna ricordare l\u2019ex presidente della Conferenza episcopale tedesca Karl Lehmann e, in Italia, il cardinale Carlo Maria Martini. Le ultime interviste-confessioni di Martini, con Georg Sporschill (\u201cConversazioni notturne a Gerusalemme\u201d, Mondadori) e con don Luigi Verz\u00e9 (\u201cSiamo tutti nella stessa barca\u201d, Edizioni San Raffaele), sono di impronta rahneriana, per l\u2019universalismo salvifico e la \u201cmorale debole\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Martini, come Rahner, ritiene che la missione della chiesa sia aprire le porte della salvezza a tutti, compresi coloro che si discostano dalla fede e dalla morale cattolica. Lo stesso Martini, istitu\u00ec a Milano una \u201ccattedra dei non credenti\u201d, per ascoltare il loro contributo alla salvezza del mondo. Il successore di san Carlo Borromeo, rinunciava cos\u00ec al compito di portare Cristo a chi non crede, per affidare ad atei dichiarati come Umberto Eco la missione di \u201cevangelizzare\u201d i fedeli della diocesi ambrosiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 eccessivo affermare che Rahner \u00e8 il padre del relativismo teologico contemporaneo. A confermarlo \u00e8 la sua pi\u00f9 intima confidente, Luise Rinser, che l\u201911 maggio 1965 gli scriveva: \u201cSai qual \u00e8 la maggior difficolt\u00e0 che mi viene da parte tua? Che sei un relativista. Da quando ho imparato a pensare come te non oso affermare nulla con sicurezza\u201d (\u201cGratwanderung\u201d, K\u00f6sel). Qualche anno dopo la stessa Rinser avrebbe solidarizzato con i terroristi Andreas Baader e Gudrun Ensslin. Rahner, da parte sua, il 16 marzo 1984, poco prima di morire, scrisse una lettera in difesa della teologia della liberazione che chiamava i cattolici alle armi in America Latina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La lettura del libro curato dal padre Lanzetta<\/strong> conferma nell\u2019idea che Karl Rahner, per lo spregiudicato uso delle sue indubbie capacit\u00e0 intellettuali, fu soprattutto un grande avventuriero della teologia. Il giovane Ratzinger sub\u00ec il fascino della sua personalit\u00e0, ma intravide presto le conseguenze devastanti del suo pensiero e, sotto un certo aspetto, dedic\u00f2 tutta la sua successiva opera intellettuale a confutarne le tesi. Oggi il nome di Rahner rappresenta la bandiera teologica di chi si oppone al pensiero antirelativista di Benedetto XVI-Ratzinger. L\u2019analisi critica merita di essere portata fino in fondo<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">_________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Inserto del <em><strong>Il Foglio<\/strong><\/em> del 17 giugno 2009<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>C\u2019\u00e8 un Papa che riannoda i fili di fede, ragione e identit\u00e0. \u00a0<\/strong><strong>E c\u2019era un filosofo che era tutto il contrario<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Karl Rahner \u00e8 uno dei maestri della cultura e dello spirito conciliare. Il cardinale Tettamanzi ne ricorda lo spirito. qui cerchiamo di capire perch\u00e9 ancora fa discutere<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* * *<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Roberto de Mattei \u00e8 una persona amabile, uno studioso serio, viene dalla destra cattolica, ha un legame forte e militante con la tradizione, senza le asperit\u00e0 e certi ideologismi dei tradizionalisti pi\u00f9 radicali, e anima un centro di cultura intitolato alla gloriosa battaglia di Lepanto contro il Turco e una rivista dall\u2019inequivocabile titolo giovanpaolino e ratzingeriano: Radici cristiane.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il professore scrive per noi da qualche tempo, e l\u2019ultimo suo articolo, chiaro e forte nell\u2019impostazione, era dedicato al teologo Karl Rahner (1904-1984), alla necessit\u00e0 di liberarsi dal suo magistero. Ora, per la cura di Andrea Monda, ospitiamo un risposta molto critica di Giorgia Salatiello, studiosa di filosofia e docente alla Pontificia Universit\u00e0 Gregoriana; e una meno univoca ma altrettanto chiara di monsignor Giuseppe Lorizio, studioso del teologo e abate Antonio Rosmini. Chiude la discussione, con un altro brillante esercizio di stile polemico, lo stesso De Mattei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 bene annotare che non si tratta di un dibattito specialistico. Il linguaggio \u00e8 inevitabilmente quello della teologia, con gli accorgimenti della divulgazione di temi cos\u00ec complicati sulle colonne di un quotidiano, ma la sostanza della discussione riguarda il nostro tempo, il nostro modo di essere, le grandi idee che ci accompagnano dalla seconda met\u00e0 del Novecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quando un Concilio ecumenico, un secolo circa dopo la rottura fra chiesa cattolica e modernit\u00e0 (il Sillabo di Pio IX), si present\u00f2 come una rigenerazione spirituale del cattolicesimo, una nuova Pentecoste, e apr\u00ec le porte a grandi bellezze e a notevoli brutture, sottraendo s\u00ec la chiesa alla statica e alle inerzie del duello con e contro il mondo, salvo i concordati e le alleanze di potere, ma gettandola anche in una sconfortante confusione e banalizzazione di certe sue altezze, di certa sua potenza e autorit\u00e0 cultuale, dottrinale e culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per dirla in breve, e grossolanamente, Karl Rahner, la cui opera non si pu\u00f2 comprimere in una rapida scheda perch\u00e9 consta di un impressionante numero di dotti volumi teologici, da Uditori della parola (1941) al Corso fondamentale sulla fede (1976), alcuni dei quali a quattro mani con Joseph Ratzinger (prima di una separazione innescata dal diverso giudizio sulla ricezione del Concilio), \u00e8 uno dei maestri della cultura e dello spirito conciliare, e il suo influsso sulla Gaudium et spes<em> (tra i grandi documenti del Concilio) non potrebbe essere sottovalutato.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Decisive alcune sue idee, maturate in un rapporto innovativo con la tradizione e in un commercio intenso ed eterodosso con l\u2019esistenzialismo del filosofo Heidegger, qualificate dagli specialisti come \u201csvolta antropologica\u201d. In particolare, fece furore e sollev\u00f2 reazioni sconcertate l\u2019idea del \u201ccristiano anonimo\u201d, insomma dell\u2019uomo naturaliter cristiano che non deve stare troppo a badare alla mediazione di Cristo per la grazia e la salvezza in quanto la sua natura \u00e8 gi\u00e0 dall\u2019inizio predisposizione, per cos\u00ec dire, alla grazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMeglio essere cristiani senza dirlo che dirlo senza esserlo\u201d, predica sempre l\u2019arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, citando Ignazio di Antiochia, in polemica con noi laici devoti che ci limitiamo con Benedetto Croce a spiegare \u201cperch\u00e9 non possiamo non dirci cristiani\u201d. Ecco l\u2019anonimato cristiano, la fede che ingurgita il pensiero e l\u2019identit\u00e0. Se Ratzingerha passato il suo tempo e speso le sue energie a riannodare i fili della ragione dentro l\u2019esperienza di fede e la sequela di Cristo che sono la missione della chiesa, ponendo un problema di identit\u00e0 culturale e di radici dei cristiani che sono terreno d\u2019incontro con l\u2019uomo moderno secolarizzato, Rahner ha sempre intellettualmente e spiritualmente navigato nella opposta direzione di uno scioglimento dei cristiani nell\u2019anonimato universalmente salvifico del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un pensiero gravido di conseguenze per il nostro modo di essere, che vale la pena discutere e conoscere, con sforzi che eccedono i poteri di comunicazione di un foglio quotidiano. Ma che valgono la pena di essere fatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>(Giuliano Ferrara)<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* * *<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per \u201cuscire da Rahner\u201d bisogna prima entrarvi.\u00a0<\/strong><strong>La risposta della filosofa Salatiello alla ricostruzione di De Mattei<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> Andrea Monda<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su Rahner l\u2019analisi critica merita di essere portata fino in fondo\u201d, questo \u00e8 l\u2019unico punto della riflessione di Roberto De Mattei (apparsa il 30 maggio su questo giornale e visibile sul sito www.ilfoglio.it, ndr) con cui concorda la professoressa Giorgia Salatiello, docente di Filosofia della religione presso la Facolt\u00e0 di Filosofia della Pontificia Universit\u00e0 Gregoriana ed esperta di Rahner: sulla scrivania nel suo studio campeggia, molto liso dal molto uso e pieno di sottolineature di diversi colori, il classico di Rahner \u201cUditori della parola\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cGi\u00e0 il titolo di questo famoso saggio rappresenta una smentita alle tesi illustrate da De Mattei\u201d afferma la Salatiello, \u201cle quali si basano sul fatto che Dio si autocomunica in risposta all\u2019uomo che lo interpella.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">B\u00e8, allora non si dovrebbe intitolare uditori ma interpellanti; ma per il cattolicesimo, e per Rahner, non \u00e8 l\u2019uomo che interpella Dio ma \u00e8 Dio che interpella l\u2019uomo che \u00e8 solo uditore della parola e, dotato di un\u2019apertura infinita che non delimita i contenuti della Rivelazione, non pu\u00f2 nemmeno porre limiti alla libera iniziativa divina\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con precisione teutonica la professoressa della Gregoriana procede a rispondere, punto per punto, alla ricostruzione di Rahner realizzata da De Mattei, il pi\u00f9 delle volte facendosi aiutare dalle parole dello stesso Rahner il quale \u201cproprio nei primi due capitoli del suo capolavoro afferma che Dio pu\u00f2 essere conosciuto filosoficamente dalla teologia naturale, che \u00e8 il vertice dell\u2019ontologia generale, e che il credente conosce Dio con la teologia positiva (auditus fidei) da cui scaturisce la teologia sistematica. Quindi non \u00e8 vero che Dio non pu\u00f2 essere conosciuto dall\u2019uomo, come lascia intendere De Mattei\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la Salatiello, filosofa, poi non \u00e8 Heidegger il vero maestro di Rahner che \u201cafferma esplicitamente nei \u2018Nuovi Saggi\u2019 che il suo unico maestro \u00e8 Tommaso, a cui si accosta attraverso Mar\u00e9chal, tomista aperto al pensiero trascendentale. Dell\u2019Aquinate il teologo tedesco riprende tra l\u2019altro anche il tema della reditio completa, il fatto cio\u00e8 che l\u2019uomo \u00e8 l\u2019unico essere finito materiale che ritorna continuamente su di s\u00e9 e si possiede autonomamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo lo porta ad affermare che l\u2019auto-coscienza \u00e8 dunque fondata (e non fondante come sostiene De Mattei) sul grado di possesso dell\u2019essere\u201d. Per la Salatiello quindi la \u201csvolta antropologica\u201d di Rahner, equivocata anche da Cornelio Fabro, non mira a sostituire l\u2019uomo a Dio ma ad affrontare il discorso su Dio partendo dall\u2019unico esistente che \u00e8 in grado di farlo, cio\u00e8 l\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cUn gatto non pu\u00f2 porsi il problema di Dio,\u201d osserva la professoressa della Gregoriana, \u201ce Rahner, in piena coerenza con il realismo di Tommaso, sottolinea l\u2019indisgiungibile unit\u00e0 di spirito e materia nell\u2019uomo, che rende ragione del fatto che l\u2019uomo \u00e8 spirito finito, e mai e poi mai puro spirito. Qualunque conoscenza intellettuale ha il suo inizio nella recettivit\u00e0 della conoscenza sensibile, quella corporeit\u00e0 di cui, dice De Mattei, l\u2019uomo sarebbe spogliato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Precisata la questione ontologica, ne consegue che anche la questione etica ha bisogno di un ri-equilibrio per evitare di affermare che Rahner procede alla dissoluzione della morale, come fa De Mattei; al contrario, sostiene la Salatiello, \u201cla comprensione del valore morale di un\u2019azione, secondo Rahner, \u00e8 indissolubilmente legata alla classica dottrina tomista dell\u2019unit\u00e0 dei trascendentali (ens unum verum et bonum convertuntur) e non c\u2019\u00e8 quindi alcuna possibilit\u00e0 di contrapporre la libert\u00e0, che tende al bene, alla conoscenza del vero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bene quindi \u00e8 manifestativo dell\u2019essere\u201d. Insomma, tutto pu\u00f2 dirsi di Rahner ma non che sia il padre del relativismo teologico: \u201cIn Rahner non vi \u00e8 in modo assoluto alcuna presenza di affermazioni relativiste anche per la sua ferma convinzione dell\u2019assoluta unicit\u00e0 della verit\u00e0; pur riconoscendo che anche in altri percorsi, diversi dal cattolicesimo, vi possano essere germi di verit\u00e0 partecipati dall\u2019unica verit\u00e0 (in piena conformit\u00e0 con la dichiarazione Dominus Jesus del 2000), quindi non germi di una vaga verit\u00e0, ma germi di verit\u00e0 cio\u00e8 partecipati dall\u2019unica verit\u00e0\u201d. Non regge, infine nemmeno la tesi di De Mattei sulla famosa formula rahneriana dei \u201ccristiani anonimi\u201d, per cui la salvezza sarebbe assicurata a tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cL\u2019accesso alla salvezza\u201d taglia corto la professoressa della Gregoriana, \u201cche ha il suo unico mediatore in Ges\u00f9 Cristo, \u00e8 aperto a tutti gli uomini per la universale volont\u00e0 salvifica di Dio, ovvero per il dono della grazia che raggiunge tutti. Rahner stesso non ritiene indispensabile l\u2019uso dell\u2019espressione cristiani anonimi ma ritiene importante assicurarne il contenuto, peraltro in piena consonanza con l\u2019enciclica Redemptoris Missio del 1990\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* * *<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il teologo Lorizio si pu\u00f2 e si deve \u201cuscire\u201d non da Rahner, bens\u00ec dal rahnerismo, come ha fatto B-XVI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la professoressa Salatiello dice semplicemente \u201cno\u201d alla ricostruzione della figura teologica di Karl Rahner realizzata da Roberto De Mattei, di diverso avviso \u00e8 mons. Giuseppe Lorizio, anch\u2019egli non convinto di quella ricostruzione. In altre parole si pu\u00f2 criticare pure Rahner, e soprattutto il \u201crahnerismo\u201d, ma lo si pu\u00f2 fare solo con maggiore calma, precisione e profondit\u00e0. Giuseppe Lorizio, pugliese, classe \u201952, riveste tra gli altri incarichi quello di professore ordinario di Teologia fondamentale alla Lateranense, si \u00e8 addottorato in Gregoriana con tesi su Rosmini e sul teologo di Rovereto ritorna spesso nella sua riflessione intorno a Rahner.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 meglio comprendere infatti la famosa \u201csvolta antropologica\u201d di Rahner se si passa per Rosmini: \u201cRahner raccoglie una istanza fondamentale, che era gi\u00e0 stata fatta propria dal beato Antonio Rosmini, il quale ne \u201cIl rinnovamento della filosofia in Italia\u201d scriveva: \u201cLa scuola teologica part\u00ec dalla meditazione di Dio: io partii semplicemente dalla meditazione dell\u2019uomo, e mi trovai nondimeno pervenuto alle conclusioni medesime\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 dobbiamo dimenticare a questo proposito la lezione di Maurice Blondel e del suo metodo dell\u2019immanenza, che accoglie ed elabora la stessa istanza alla fine del XIX secolo e nei primi decenni del XX. Sia Rosmini che Blondel non hanno avuto vita facile nella teologia cattolica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita \u201cdifficile\u201d Rahner per\u00f2 un po\u2019 se l\u2019\u00e8 andata a cercare, secondo Lorizio, perch\u00e9 \u201cse l\u2019istanza \u00e8 certamente condivisibile, bisogna tuttavia onestamente riconoscere che il pensiero teologico di Rahner \u2013 e non mi riferisco alla scolastica rahneriana \u2013 presta decisamente il fianco alle critiche e risulta discutibile. Volendo andare al nocciolo della questione, si tratta di prendere le distanze \u2013 come giustamente fa De Mattei &#8211; dalla pura e semplice assimilazione umanistica della fede cristiana. Il cristianesimo non si pu\u00f2 n\u00e9 si deve ridurre a un umanesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci aveva gi\u00e0 pensato Erasmo da Rotterdam \u2013 che oggi ritorna nelle riflessioni di Fr. Lenoir sul Cristo filosofo \u2013 a compiere un\u2019operazione del genere, che di fatto vanifica la specificit\u00e0 della fede stessa e la dissolve nella rete delle strutture antropologiche. Strutture che nella riflessione rahneriana risultano estremamente formali (penso in particolare a \u2018Uditori della Parola\u2019).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui certo l\u2019uomo viene pensato come luogo di accoglienza della Rivelazione, ma tale ascolto riguarda una \u2018eventuale\u2019 Parola di Dio, mettendo in ombra l\u2019evento gi\u00e0 accaduto e che non possiamo mettere fra parentesi, se vogliamo pensare correttamente in teologia. Quella di Rahner \u00e8 insomma una storicit\u00e0 priva della carne e del sangue propri della storia. Il senso della critica che gli rivolge un altro maestro della teologia del Novecento quale H. U. von Balthasar risiede proprio nella rivendicazione dell\u2019irruzione del soprannaturale nella storia e nella sua tensione drammatica con l\u2019umano, che la teologia rahneriana tende a vanificare\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche l\u2019altra formula famosa di Rahner, quella del \u201ccristianesimo anonimo\u201d, ha creato non pochi problemi, secondo Lorizio, a causa della sua ambiguit\u00e0: \u201cSe si tratta dei \u2018semi del Verbo\u2019 presenti in tutte le culture e le religioni, ci aveva gi\u00e0 pensato Giustino nel II secolo a rilevarne il senso e al tempo stesso la radicale frammentariet\u00e0. Forse Rahner la intendeva cos\u00ec, ma, esprimendola in questi termini, non aiuta certo a cogliere l\u2019assoluta necessit\u00e0 della fede per la salvezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi piace a questo proposito evocare quanto dice lo starets Giovanni al grande imperatore- anticristo nel racconto di Solovev, quando questi chiede ai cristiani cosa sta loro a cuore: \u2018Che tu proclami che Cristo \u00e8 il Signore\u2026\u2019, infatti \u00e8 nel suo \u2018nome\u2019 che sono salvate tutte le genti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019anonimato non ci appartiene come credenti in Cristo e la missione della chiesa consiste nel far s\u00ec che \u2018nel nome di Ges\u00f9 ogni ginocchio si pieghi\u2019 all\u2019adorazione del Dio unico e vero, in modo che la drammatica domanda \u2018il Figlio dell\u2019uomo quando torner\u00e0, trover\u00e0 la fede sulla terra?\u2019 abbia risposta positiva\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista della storia della teologia, senz\u2019altro Rahner \u00e8 stato e resta, dice Lorizio, uno dei giganti del Novecento proprio per quello spirito d\u2019avventura che in lui viene criticato, ma che invece \u201cnon si pu\u00f2 n\u00e9 si deve considerare necessariamente pernicioso per la teologia, la quale, come tutte le \u2018scienze\u2019, ha bisogno di pionieri che, anche a prezzo di incomprensioni e possibili derive, sappiano aprire strade nuove, a patto che restino radicati nell\u2019unica Parola che salva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel contesto in cui la teologia di Rahner si \u00e8 espressa \u00e8 innegabile che essa ha saputo cogliere una istanza decisiva per la riflessione che nasce dalla fede e di essa si nutre: l\u2019attenzione all\u2019umano e alle sue strutture costitutive, sulle quali si innesta la grazia, che \u2013 come diceva Tommaso d\u2019Aquino \u2013 non distrugge, ma perfeziona (= perficit) la natura, redimendola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questa operazione teologica Rahner l\u2019ha compiuta in rapporto critico con il modello neo-scolastico, imperante nella teologia preconciliare, tentando di superarne l\u2019estrinsecismo, ossia quella tendenza a considerare la Rivelazione (e quindi la grazia) come semplicemente sovrapposta alla natura. Il dibattito teologico \u2013 anche attuale \u2013 \u00e8 chiamato a interrogarsi sulla riuscita di questa operazione e sui suoi limiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un avvertimento tuttavia necessario a questo riguardo: spesso le polemiche nascono fra esponenti delle diverse \u2018scolastiche\u2019 che si generano a partire dalla lezione dei maestri, che risulta sempre molto pi\u00f9 complessa rispetto a quella dei loro epigoni, i quali tendono ad estremizzarne, banalizzandole, le posizioni. Ad esempio, quando De Mattei fa di Rahner un pensatore appiattito su Cartesio, Kant, Hegel e Heidegger, non rende ragione al teologo tedesco; ricordo invece, proprio sul cogito cartesiano, una splendida risposta di Rahner che cos\u00ec ribaltava l\u2019assunto: Cogitor ergo sum, sono pensato, dunque sono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oppure, quando De Mattei cita il discorso sull\u2019ermeneutica del Concilio che il Papa ha rivolto alla Curia romana, b\u00e8, in quel discorso non viene mai citato Rahner anche perch\u00e9 non ce n\u2019era bisogno. Il Concilio \u00e8 evento estremamente complesso e non ha un solo punto di riferimento teologico, tanto \u00e8 vero che alcuni suoi testi sono stati accusati di \u2018compromesso\u2019 fra i diversi punti di vista presenti tra i Padri e i teologi che hanno partecipato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella \u2018ermeneutica della riforma\u2019 che Papa Ratzinger ha proposto come chiave di lettura pi\u00f9 appropriata e coerente del Vaticano II dice anche l\u2019assoluta fedelt\u00e0 alla dottrina conciliare di questo Pontefice, che pure vi ha partecipato come teologo al seguito del cardinale di Colonia Joseph Frings.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto l\u2019accettazione di tale dottrina conciliare \u00e8 conditio sine qua non perch\u00e9 i tradizionalisti \u2013 al di l\u00e0 della rimozione della scomunica \u2013 rientrino pienamente nella chiesa cattolica. Ecco, sono proprio i lefebvriani che non amano Rahner; anzi, lo definiscono, con la solita virulenza, un vero e proprio Anticristo\u201d. Un\u2019ultima questione, anche questa complessa al punto giusto da non poter essere liquidata con poche battute, \u00e8 proprio il rapporto tra Rahner e Ratzinger. I due hanno scritto diversi libri insieme e il secondo, una volta diventato Papa, ha di recente nominato due vescovi di scuola rahneriana (Ignazio Sanna e Luis Francisco Ladaria).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Lorizio \u201cDe Mattei non ha torto quando esprime, anche se forse in maniera troppo virulenta, la necessit\u00e0 di uscire dal rahnerismo, ossia di superare questo orizzonte di pensiero, che \u00e8 ormai alle nostre spalle. Ma questo superamento pu\u00f2 avvenire solo nella forma di un oltrepassamento che sia in grado di attraversare i testi e i contenuti delle grandi figure del pensiero sia filosofico che teologico, che non si possono semplicemente ignorare o bypassare in maniera disinvolta e sostanzialmente ideologica. Il Ratzinger teologo ha ben intravisto i rischi del rahnerismo e ne ha preso le distanze. A questo riguardo \u00e8 fondamentale quanto lo stesso Papa dichiara in quel luogo della sua biografia, ripreso giustamente dal cardinal Ruini: \u201cIo, al contrario (di Rahner), proprio per la mia formazione ero stato segnato soprattutto dalla Scrittura e dai Padri, da un pensiero essenzialmente storico\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque diremmo che siamo di fronte a due prospettive: una \u2013 quella rahneriana \u2013 prevalentemente formale- speculativa, l\u2019altra \u2013 quella ratzingeriana \u2013 di carattere storico-positivo, col fondamentale riferimento ai Padri della chiesa e alla liturgia. Scuole di pensiero differenti che nulla hanno a che vedere con la nomina dei vescovi. Non credo che saremmo molto entusiasti di un Papa che chiamasse all\u2019episcopato solo persone appartenenti alla propria cordata teologica. Anche in questo si manifesta \u2013 a dispetto della sua equivoca fama giornalistica \u2013 la grande apertura dell\u2019attuale Pontefice e il suo profondo rispetto per posizioni diverse dalla propria\u201d. (an.mon.)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>* * *<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ecco perch\u00e9 il teologo tedesco \u00e8 il maestro dell\u2019ambiguit\u00e0\u00a0<\/strong><strong>che grava sul pensiero cattolico da quarant\u2019anni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> Roberto de Mattei<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa significa \u201cuscire da Rahner\u201d? Significa innanzitutto uscire dalla cappa di ambiguit\u00e0 che grava sul pensiero cattolico da oltre quarant\u2019anni. Di questa ambiguit\u00e0 Rahner fu maestro, tanto che se gli si dovesse attribuire un titolo, come si usa tra i teologi, potrebbe ben essere definito \u201cdoctor ambiguitatis\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima prova di questa ambiguit\u00e0 \u00e8 data proprio dalla pluralit\u00e0 di interpretazioni possibili del suo pensiero su una stessa pagina di giornale. Il Rahner \u201ctomista\u201d proposto dalla professoressa Salatiello \u00e8 certamente un Rahner inesistente, che non ha nulla a che fare con quello conosciuto dagli studiosi della sua opera, che ne sottolineano tutti la \u201cdiscontinuit\u00e0\u201d con la grande tradizione della Scolastica e il rapporto invece di dipendenza dal pensiero moderno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Decisiva fu l\u2019influenza di Heidegger, che Rahner salut\u00f2 pubblicamente con \u201cil rispetto di uno scolaro davanti al grande maestro\u201d (R. Wisser (ed), Martin Heidegger im Gespr\u00e4ch, Friburgo i.B.m 1979, p. 49). Il che nulla toglie alla sua filiazione dal gesuita belga Joseph Mar\u00e9chal che, malauguratamente per lui, costitu\u00ec l\u2019anello di congiunzione non con san Tommaso, ma con Kant e con Cartesio. E\u2019 da questo filone immanentista che proviene la fondamentale tesi rahneriana dell\u2019identit\u00e0 tra l\u2019essere e il conoscere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per san Tommaso l\u2019essere precede la conoscenza, mentre per Rahner, che si esprime con linguaggio heideggeriano, \u201cconoscere \u00e8 l\u2019essere-con-s\u00e9 dell\u2019essere e questo essere con s\u00e9 \u00e8 l\u2019essere dell\u2019essente\u201d: \u00e8 questa la tesi fondamentale di \u201cSpirito del mondo\u201d, un\u2019opera che deve essere letta prima di \u201cUditori della parola\u201d, per comprendere la natura della \u201cantropologia trascendentale\u201d di Rahner.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la Salatiello la \u201csvolta antropologica\u201d di Rahner mira ad affrontare Dio partendo dall\u2019unico esistente che \u00e8 in grado di farlo, cio\u00e8 l\u2019uomo. Ma essendoci unit\u00e0 tra essere e conoscenza, tra soggetto conoscente e cosa conosciuta, Dio diventa l\u2019esistente presente nell\u2019uomo, non realmente distinto da esso, in una prospettiva panteista confermata dalla equivoca formula della \u201cautocomunicazione\u201d o \u201cautopartecipazione\u201d divina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 nello sviluppo logico del ragionamento partire dalla \u201cmeditazione dell\u2019uomo\u201d invece che dalla \u201cmeditazione di Dio\u201d, come voleva Rosmini e ripropone mons. Lorizio, ma a condizione di sottolineare la finitezza e la limitatezza della condizione umana, ferita dal peccato. Per Rahner invece, la grazia non \u00e8 necessaria alla natura umana per sanarla dal peccato, ma per costituire ci\u00f2 a cui la \u201capertura infinita\u201d dell\u2019uomo \u00e8 strutturalmente ordinata, la sua unit\u00e0-identit\u00e0 con Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso Heidegger, si svela sullo sfondo la presenza potente di Hegel, la cui dialettica costituisce il fondamento della anfibologia semantica e concettuale di Rahner. La teologia \u00e8 la scienza che analizzando e confrontando con i princ\u00ecpi della ragione i dati della Rivelazione (Scrittura e Tradizione, interpretate dal Magistero della chiesa) tratta di Dio e delle creature in rapporto a Dio, arrivando a formulare conclusioni teologiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Rahner, al contrario, l\u2019essenza della teologia \u00e8 di vanificare tutte le conclusioni teologiche raggiunte dal pensiero della chiesa nel corso dei secoli. Ogni formula dogmatica, ogni certezza metafisica e morale, ogni culto e devozione della chiesa, viene problematizzato e ridotto a \u201cmistero\u201d, di cui propriamente non si pu\u00f2 neppure parlare. \u201cGli enunciati teologici \u2013 afferma \u2013 sono coerenti a se stessi solo in un processo di auto superamento radicale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La teologia \u00e8 \u201creductio in mysterium\u201d, come dice il titolo di un suo saggio, e pi\u00f9 precisamente \u201cin unum mysterium\u201d, quello della \u201cautopartecipazione divina\u201d. Nel febbraio 1984, poco prima della morte, Rahner tenne una conferenza sulle \u201cEsperienze di un teologo cattolico\u201d che \u00e8 un po\u2019 il suo testamento spirituale. In questo ultimo testo, egli spiega che \u201cnon si pu\u00f2 affermare niente di Dio in maniera legittima, se non a condizione di aggiungervi una negazione e di mantenere la scomoda oscillazione tra il s\u00ec e il no come il vero e unico punto saldo della nostra conoscenza\u201d. Il teologo che parla di Dio, del mondo, dell\u2019uomo, deve esprimersi attraverso affermazioni e negazioni, nella consapevolezza che proprio in questa continua oscillazione consiste la vera conoscenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cChe cosa significa oggettivamente, ad esempio, che il Figlio dell\u2019uomo ritorner\u00e0 sulle nubi del cielo, che egli si dona veramente a noi nelle specie del\u2019eucarestia con la sua carne e il suo sangue, che il Papa \u00e8 infallibile quando parla ex cathedra, che esiste un inferno eterno (\u2026)?\u201d. Si tratta di affermazioni che vanno inquadrate all\u2019interno di una tensione dialettica tra il s\u00ec e il no, tra il possibile e l\u2019impossibile, perch\u00e9 in ultima analisi il mistero divino \u00e8 inconoscibile all\u2019uomo. \u201cIl teologo \u2013 continua Rahner \u2013 \u00e8 veramente tale soltanto l\u00ec dove non pensa tranquillamente di parlare con chiarezza e in modo trasparente, bens\u00ec estende l\u2019oscillazione analoga tra il s\u00ec e il no sull\u2019abisso di incomprensibilit\u00e0 di Dio e nello stesso tempo la sperimenta e la testimonia con gioia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019influsso di Hegel \u00e8 evidente, ma a differenza della dialettica hegeliana, che si conclude in una sintesi, quella di Rahner si presenta come una dialettica aperta, che fa dell\u2019ambivalenza la principale caratteristica del suo pensiero. Questo atteggiamento \u00e8 pi\u00f9 pericoloso di un\u2019eresia formalmente professata, perch\u00e9 mina i fondamenti della fede cattolica alla radice, attraverso l\u2019assunzione di un relativismo dissolutore. Anche quando Rahner \u201copta\u201d per la verit\u00e0, la tratta per\u00f2 come una tesi altrettanto possibile dell\u2019errore, che viene da lui dignificato, anche se non accolto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il passo per assumerlo \u00e8 breve e il fatto che a compierlo sia Hans K\u00fcng, piuttosto che Karl Rahner, non diminuisce le responsabilit\u00e0 di quest\u2019ultimo. Mons. Lorizio non \u00e8 un\u2019apologeta di Rahner come la professoressa Salatiello, ma \u00e8 pi\u00f9 rahneriano di quanto non pensi, quando cerca la convivenza dialettica delle correnti o \u201ccordate\u201d teologiche all\u2019interno della chiesa, senza comprendere che qui non si tratta delle tradizionali differenze tra \u201cscuole\u201d unite da una medesima fede, ma di un\u2019aspra battaglia tra teologie incompatibili, in un momento della storia della chiesa in cui non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 spazio per la politica del compromesso e del \u201cbuonismo\u201d ecclesiale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Leggi anche:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=3344\" target=\"_blank\">Un&#8217;analisi critica su Karl Rahner<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=3283\" target=\"_blank\">&#8220;Modesnismo&#8221;. 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