{"id":3309,"date":"2009-05-14T00:00:00","date_gmt":"2009-05-13T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-03-23T20:23:49","modified_gmt":"2016-03-23T19:23:49","slug":"joe-lidraulico-e-il-papa-la-crisi-economica-mondiale-e-la-chiesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/joe-lidraulico-e-il-papa-la-crisi-economica-mondiale-e-la-chiesa\/","title":{"rendered":"Joe l\u2019idraulico e il Papa. La crisi economica mondiale e la Chiesa"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-32187\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/joe_idraulico.jpg\" alt=\"joe_idraulico\" width=\"136\" height=\"200\" \/>cesnur.org<\/strong> &#8211; maggio 2009<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Massimo Introvigne<\/strong> e <strong>Pier Marco Ferraresi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>1. Perch\u00e9 la crisi<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abJoe l\u2019idraulico\u00bb, <em>Joe the Plumber<\/em>, \u00e8 stato il personaggio pi\u00f9 citato \u2013 in effetti, \u00e8 stato menzionato pi\u00f9 spesso del terrorista Osama bin Laden \u2013 nei dibattiti televisivi che hanno preceduto le elezioni presidenziali americane del 4 novembre 2008. In questi dibattiti Joe l\u2019idraulico \u00e8 diventato il simbolo del cittadino statunitense messo al tappeto dalla crisi economica.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><em>Joe the Plumber<\/em>, peraltro, non \u00e8 un personaggio immaginario. \u00c8 una persona reale: un certo Samuel Joseph Wurzelbacher, che il 15 ottobre 2008 a Holland, nell\u2019Ohio, ha rivolto una serie di domande imbarazzanti al candidato democratico, e futuro presidente, Barack Hussein Obama.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successive indagini hanno mostrato che Wurzelbacher non \u00e8 ingenuo e genuino come sembra \u2013 \u00e8 un attivista repubblicano con un certo grado di preparazione politica, e il suo intervento aveva lo scopo preciso di mettere in difficolt\u00e0 Obama \u2013, e forse non \u00e8 neppure un vero idraulico (non ha la licenza necessaria per svolgere questo mestiere, anche se sembra che lo abbia di fatto svolto in passato). Ma il vero Wurzelbacher \u00e8 irrilevante. \u00c8 pressoch\u00e9 sparito di fronte al simbolo di Joe l\u2019idraulico, che sta ormai a significare per molti americani il cittadino tanto lontano dalle astrazioni degli economisti quanto concretamente colpito dalla crisi economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ha fatto Joe l\u2019idraulico a trovarsi in tali e tante difficolt\u00e0? E che cosa hanno da dire a Joe l\u2019idraulico il Papa e la dottrina sociale della Chiesa? Questo testo \u2013 scritto a quattro mani da un sociologo e da un economista \u2013 vorrebbe rispondere, nel modo semplice che sia la metafora di Joe l\u2019idraulico sia gli interventi di Benedetto XVI suggeriscono, a quesiti che spesso spaventano proprio per la loro complessit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi economica internazionale del 2008 \u2013 la pi\u00f9 grave dopo la Seconda guerra mondiale, e che ha avuto il suo momento destinato a passare alla storia come \u00abl\u201911 settembre dell\u2019economia\u00bb il 15 settembre 2008, con il fallimento della banca d\u2019affari Lehman Brothers \u2013 comincia a essere analizzata con uno sguardo retrospettivo non solo da economisti ma da storici, sociologi e politologi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune delle analisi che riscuotono maggiore successo \u2013 cos\u00ec, per esempio, quella proposta dal giornalista economico Dave Kansas nel suo <em>best seller<\/em> dal titolo <em>The Wall Street Journal Guide to the End of Wall Street As We Know It<\/em> (\u00abLa guida del <em>Wall Street Journal<\/em> alla fine di Wall Street cos\u00ec come la conosciamo\u00bb: Kansas 2009), mentre scriviamo uno dei libri pi\u00f9 venduti negli Stati Uniti \u2013 sembrano avere insieme il pregio e il difetto di offrire una spiegazione immediata, basata su poche o su una sola causa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei fattori che spaventano \u00e8 che, nonostante gli strumenti raffinati di cui la scienza economica afferma di disporre, la crisi non era stata prevista, se non parzialmente da alcune analisi, in particolare quelle dello studioso libanese Nassim Taleb, professore alla New York University \u2013 che a rigore non s\u2019interessava direttamente a una possibile crisi economica, ma ai limiti delle nostre capacit\u00e0 di prevedere eventi straordinari, da lui chiamati, con un\u2019espressione mutuata dal filosofo Karl Popper (1902-1994), \u00abcigni neri\u00bb (Taleb 2008) \u2013, e dell\u2019economista e uomo politico italiano Giulio Tremonti (2008), cos\u00ec come gli scritti di un altro autorevole economista italiano, Mario Deaglio, che nel 2007 descriveva una situazione di estrema instabilit\u00e0, in un\u2019economia mondiale che riusciva a mantenere un ritmo di crescita impetuoso ma\u2026 \u00aba cavallo di una tigre\u00bb (Deaglio 2007).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli attori dell\u2019economia si erano in qualche modo assuefatti a una situazione che vivevano come inevitabile, di cui apprezzavano le possibilit\u00e0 di guadagno a breve termine rifiutandosi di guardare dentro il baratro futuro, sicch\u00e9 le teorie e le analisi di chi aveva previsto qualcosa sono state prese internazionalmente sul serio, applicate a quanto \u00e8 avvenuto negli Stati Uniti e citate da numerosissimi commentatori, solo <em>ex post. <\/em>La complessit\u00e0 della crisi \u00e8 ora innegabile e invita a tenere conto di cause molteplici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra queste, tre che non sempre emergono ma che hanno certamente avuto un ruolo importante sono:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">le manovre di Paesi e gruppi di Paesi che, per ragioni geopolitiche, cercano di affermarsi come potenze economiche mondiali, indebolendo in particolare gli Stati Uniti e l\u2019Europa: i Paesi arabi (che possono contare sul petrolio, e cui si \u00e8 aggiunto nel suo scenario regionale \u2013 in modo ideologicamente pi\u00f9 forsennato, e talora dissennato e autolesionista \u2013 un altro Paese petrolifero, il Venezuela del presidente Hugo Rafael Ch\u00e1vez Fr\u00edas), la Russia (che ha dalla sua il gas) e la Cina (che, con il suo <em>boom<\/em> economico e la massa di denaro che pu\u00f2 investire all\u2019estero, \u00e8 in grado di influire su qualunque mercato). Queste manovre avevano forse lo scopo d\u2019indebolire le economie occidentali: non certo di distruggerle, perch\u00e9 i Paesi arabi, la Russia e la Cina hanno bisogno dell\u2019Europa e degli Stati Uniti come acquirenti rispettivamente di petrolio, gas e beni di consumo prodotti nelle fabbriche cinesi a basso costo. E, ultimamente, hanno avuto <em>troppo<\/em> successo, nel senso che le economie occidentali si sono indebolite oltre ogni previsione e hanno cominciato a limitare gli acquisti dal mondo arabo, dalla Russia e dalla Cina, trascinando anche questi Paesi nella crisi;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">la crisi demografica dell\u2019Europa e di alcuni Paesi asiatici come il Giappone e la Cina (dove la politica del figlio unico obbligatorio ha finito per rovesciare il problema della sovrapopolazione in uno di sottopopolazione), a lungo considerata dal punto di vista economico solo nella sua dimensione pensionistica \u2013 nel senso che sempre meno giovani devono sostenere le pensioni di un numero sempre maggiore di anziani \u2013 e che si \u00e8 finalmente rivelata un fenomeno di portata assai pi\u00f9 generale: nel lungo periodo, un minor numero di nati significa un minor numero di consumatori e di produttori, con effetti recessivi sull\u2019economia nel suo insieme;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">la corsa al consumo a debito negli Stati Uniti \u2013 e, in misura minore, in altri Paesi (Gran Bretagna, Giappone) \u2013 alimentata dalle societ\u00e0 che gestiscono le carte di credito, convinte che si dovesse comunque favorire la moltiplicazione dei consumi, e che il sistema o il mercato avrebbero comunque assorbito i fallimenti individuali dei consumatori, i quali continuavano a fare acquisti che non si potevano permettere.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 del tutto evidente che il secondo e terzo fattore richiedono, per essere correttamente inquadrati, un giudizio di carattere morale, e corrispondono a problemi che Benedetto XVI va segnalando in modo accorato dall\u2019inizio del suo pontificato, tanto pi\u00f9 da quando \u00e8 esplosa la crisi economica. Ben lungi dal costituire appelli moralistici o lontani dalla realt\u00e0, le osservazioni del Pontefice in tema di declino demografico e consumismo irresponsabile lo qualificano al contrario come una delle poche voci che affrontano l\u2019attuale crisi in modo realistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi \u00e8 tuttavia un quarto fattore della crisi che nella maggioranza delle analisi emerge come il principale (non l\u2019unico), almeno nel senso di causa immediata di un processo che ha nello stesso tempo radici pi\u00f9 antiche e cause pi\u00f9 remote. Si tratta della politica della casa perseguita in vari Paesi da partiti e governi di centro-sinistra negli anni 1990, e proseguita \u2013 qualunque fosse il colore dei partiti al governo \u2013 negli anni 2000. In effetti, la promessa secondo cui i governi avrebbero favorito l\u2019accesso alla propriet\u00e0 della casa di abitazione della maggior parte dei cittadini ha avuto un ruolo cruciale nelle vittorie elettorali dei democratici statunitensi, dei laburisti inglesi e dei socialisti tedeschi che hanno segnato l\u2019ultimo decennio del XX secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un tema tipico della sinistra, che tuttavia in alcuni Paesi (Spagna, Irlanda) \u00e8 stato ripreso anche da forze politiche di centro-destra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In assoluto, non vi \u00e8 nulla di sbagliato nell\u2019idea di aumentare il numero di cittadini proprietari della propria casa. La sicurezza dell\u2019abitazione \u00e8 una delle prime e pi\u00f9 legittime aspirazioni. La <em>Carta dei diritti della famiglia<\/em> del Pontificio Consiglio per la Famiglia, del 1983, al numero 11 prevede: \u00ab La famiglia ha il diritto a una decente abitazione, adatta per la vita della famiglia e proporzionata al numero dei membri\u00bb (Pontificio Consiglio per la Famiglia 1983, n. 11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peraltro, diritto all\u2019abitazione e diritto alla propriet\u00e0 dell\u2019abitazione non sono la stessa cosa. Il fondamentale diritto ad avere un tetto sotto cui vivere \u00e8 perfettamente compatibile con il soggiorno in una casa di cui non si \u00e8 proprietari, ma inquilini. \u00c8 vero, peraltro, che la dottrina sociale della Chiesa ha sempre visto nell\u2019acquisizione della propriet\u00e0 immobiliare uno dei modi pi\u00f9 raccomandabili per diffondere la propriet\u00e0 privata nel corpo sociale. Il Beato Papa Giovanni XXIII (1881-1963) nell\u2019enciclica <em>Mater et magistra<\/em> raccomanda \u00abuna politica economico-sociale che incoraggi ed agevoli una pi\u00f9 larga diffusione della propriet\u00e0 privata [\u2026] dell\u2019abitazione\u00bb (Giovanni XXIII 1961, n. 102).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dottrina sociale della Chiesa ha raccomandato di perseguire questo scopo in modi diversi. I Papi hanno elogiato il movimento cooperativo, e in particolare le cooperative sorte per costruire o acquistare una casa di cui poi i soci della cooperativa diventano proprietari (cos\u00ec si esprime Pio XII [1876-1958] nel <em>Radiomessaggio <\/em>del 10 settembre 1944, citato dal Beato Giovanni XXIII nella stessa <em>Mater et magistra<\/em>, n. 71).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si deve neppure dimenticare che il movimento delle case popolari nasce nel secolo XIX nell\u2019ambito del cattolicesimo sociale. All\u2019inizio sono privati imprenditori che costruiscono case da affittare, o anche cedere in propriet\u00e0 con pagamenti dilazionati e favorevoli, ai loro operai. Si pu\u00f2 ricordare il coinvolgimento nel movimento delle case popolari del grande architetto cattolico Antoni Gaud\u00ed (1852-1926), il quale tra l\u2019altro si batte perch\u00e9 queste case siano non solo decorose e funzionali ma anche per quanto possibile belle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia un esempio delle preoccupazioni manifestate in Spagna da Gaud\u00ed, per cui le case popolari non dovevano essere necessariamente palazzoni brutti e anonimi ma potevano anche rispettare le esigenze della bellezza, \u00e8 offerto nell\u2019epoca dello stile Liberty torinese dal villaggio fatto costruire alla periferia di Torino dall\u2019industriale (protestante) di origine svizzera Napoleone Leumann (1841-1930), e che da lui prende tuttora il nome.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando per\u00f2, in periodi storici particolari, i privati non riescono a soddisfare la domanda di abitazioni, lo Stato pu\u00f2 intervenire senza violare il principio di sussidiariet\u00e0, cio\u00e8 quel principio fondamentale della dottrina sociale della Chiesa secondo cui lo Stato non deve fare quello che i privati possono fare da soli. Per esempio si calcola che dopo la Seconda guerra mondiale, anche dopo che lo sforzo dei privati si era ampiamente esercitato, ancora nel 1950 in Italia mancassero all\u2019appello oltre tre milioni di abitazioni che sarebbero state necessarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di qui l\u2019elogio della Chiesa alla costruzione di case popolari, e la sua \u00abmassima considerazione per questi problemi dell\u2019abitazione popolare\u00bb (Paolo VI 1964). Se Paolo VI (1897-1978) nel 1964 elogia i programmi italiani negli anni 1960, una politica di edilizia popolare in Italia era gi\u00e0 iniziata agli inizi del XX secolo e, per la verit\u00e0, dopo la Prima guerra mondiale \u2013 in una situazione di crisi analoga a quella che avrebbe fatto seguito alla Seconda \u2013 era stata oggetto di un vasto programma attuato dal regime fascista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia l\u2019espressione \u00abcase popolari\u00bb copre diverse realt\u00e0. Pu\u00f2 trattarsi di case costruite dallo Stato e affittate a chi ne ha bisogno. Oppure di case che lo Stato costruisce e di cui quindi trasferisce la propriet\u00e0 a particolari categorie di persone a condizioni favorevoli. O, ancora, di case costruite dallo Stato e affittate a utenti che dopo un certo numero di anni ne diventano proprietari. In Italia e altrove il movimento delle case popolari ha attraversato diverse fasi, con una svolta di tipo assistenzialistico che si \u00e8 verificata a partire dagli anni 1970, mentre in precedenza lo Stato tendeva a sostenere lo sforzo di chi cercava di diventare proprietario della propria casa pur partendo da condizioni disagiate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dottrina sociale vede nell\u2019acquisizione della propriet\u00e0 della propria casa un potente strumento di promozione sociale. Quello che \u00e8 sbagliato, tuttavia \u2013 come i fatti della recente crisi si sono incaricati di dimostrare \u2013, \u00e8 pensare che alla propriet\u00e0 della casa debbano accedere tutti e comunque, che se lo possano permettere o no. Un mercato immobiliare sano comprende case di propriet\u00e0 e case in affitto. Pretendere che tutti diventino proprietari della propria abitazione significa, in ultima analisi, affidare allo Stato il ruolo paternalistico di agenzia che dirige tutto il mercato immobiliare: e questa \u00e8 un\u2019idea tipicamente socialista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 \u00e8 obbligatorio che una politica di diffusione della propriet\u00e0 immobiliare sia affidata a mutui che coprono anche il cento per cento del valore dell\u2019immobile. Al contrario, questa pratica favorisce una cultura del debito che non \u00e8 conforme alla dottrina sociale della Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli Stati Uniti \u00e8 certamente ben presente l\u2019idea che diventare proprietari di una casa \u00e8 parte del sogno americano: si tratta perfino di una \u00abossessione nazionale\u00bb (Zandi 2009, 45), soprattutto dopo che tanti hanno perso la casa nella Grande Depressione del 1929, che in questo senso \u00e8 a suo modo una radice remota della crisi mondiale del 2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il diritto alla casa \u00e8 letto come diritto all\u2019accesso al mutuo soprattutto con l\u2019idealistica presidenza di James Earl \u00abJimmy\u00bb Carter, il quale nel 1971 \u2013 appena eletto \u2013 introduce misure per riparare alle vere o presunte discriminazioni che le banche sono accusate di praticare quando si tratta di concedere mutui agli afro-americani, agli statunitensi di lingua madre spagnola e agli abitanti di quartieri disagiati. Di fatto, le misure di Carter \u2013 la cui sconfitta elettorale nel 1980 apre la strada a dodici anni d\u2019ininterrotta occupazione della Casa Bianca da parte di presidenti repubblicani \u2013 rimangono ampiamente disapplicate fino al ritorno dei democratici alla presidenza con William Jefferson \u00abBill\u00bb Clinton nel 1992.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 Clinton a rendere effettive le norme di Carter con una serie di misure ispettive e altre pressioni sulle banche. Come risultato, mentre il numero di proprietari di case statunitensi nel decennio che inizia nel 1990 cresce del 7%, la cifra sale al 13% fra gli afro-americani e al 18% fra gli statunitensi di lingua madre spagnola (<em>ibid<\/em>., 150). \u00c8 vero che nel 2000 alla Casa Bianca tornano i repubblicani con George Walker Bush.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non \u00e8 meno vero che la presidenza Bush \u00e8 segnata, pochi mesi dopo il suo esordio, dall\u2019avvenimento cruciale dell\u201911 settembre 2001, in seguito al quale \u2013 per evitare i prevedibili effetti recessivi del maggiore attentato terroristico della storia moderna (temibili non per il danno materiale degli attentati, trascurabile rispetto all\u2019insieme dell\u2019economia mondiale, ma per il danno morale inferto a quello che \u00e8 il principale motore di ogni mercato capitalistico, la fiducia nel futuro) \u2013 l\u2019allora presidente della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, Alan Greenspan (certamente non socialista, anzi discepolo della teorica del capitalismo senza freni Ayn Rand, 1905-1982), ritiene di rilanciare l\u2019economia favorendo la concessione di mutui al pi\u00f9 gran numero possibile di americani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2001 Greenspan \u00e8 convinto che un <em>boom<\/em> edilizio, favorito dalla facilit\u00e0 di ottenere mutui, sia una componente cruciale di un pacchetto di misure che scongiuri le pi\u00f9 temute conseguenze economiche dell\u201911 settembre. La strategia di Greenspan ha successo. Ma ha <em>troppo<\/em> successo, nel senso che l\u2019esplosione del mercato edilizio determina un aumento dei prezzi ogni oltre previsione, una \u00abbolla\u00bb destinata come tutte le bolle a scoppiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni 1990 e 2000 negli Stati Uniti \u2013 seguiti dalla Gran Bretagna e, poich\u00e9 l\u2019esempio sembra buono, sostanzialmente da tutto il mondo \u2013 un gran numero di persone \u00e8 cos\u00ec incoraggiato ad acquistare immobili con un modesto pagamento iniziale (di solito, del venti per cento) \u2013 o addirittura con nessun pagamento \u2013 e a contrarre mutui. Questi sono concessi anche se sono privi di qualunque garanzia (per le banche, mutui a rischio o <em>subprime<\/em>), ovvero se sono considerati \u00abalternativamente sicuri\u00bb (<em>alternative-A<\/em> o <em>alt-A<\/em>), cio\u00e8 trattati come mutui sicuri (<em>prime<\/em>) o \u00abdi categoria A\u00bb anche in presenza di elementi che indurrebbero alla cautela in condizioni normali ma che, nel clima di euforia immobiliare, sono volutamente ignorati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fenomeno dei mutui facili non diffonde soltanto nel corpo sociale la propriet\u00e0 (peraltro spesso ipotecata) di case di abitazione, ma determina in effetti un <em>boom<\/em> del mercato immobiliare senza precedenti nei tempi moderni. Se tutti possono acquistare una casa, tutti la vogliono, la domanda supera costantemente l\u2019offerta, e in certe zone degli Stati Uniti, a Londra o a Dublino dal 2002 al 2006 i prezzi salgono ogni anno del quindici per cento, con punte del venticinque per cento nelle aree urbane dove la richiesta \u00e8 maggiore (Kansas 2009, 17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Joe l\u2019idraulico di turno \u2013 cui ora dobbiamo tornare \u2013, incoraggiato dalle promesse del suo politico di riferimento, si reca dalla banca locale e, con qualche migliaio di dollari, \u00e8 immesso nel possesso di una bella casetta non appena ha firmato i documenti per un mutuo ipotecario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La teoria sociologica della <em>rational choice<\/em>, la quale postula che le persone compiano nella maggior parte dei casi scelte che a loro appaiono razionali (anche quando non lo sono agli occhi di \u00abesperti\u00bb di vario genere) spiega facilmente il comportamento di Joe l\u2019idraulico e del politico che gli ha promesso la casa. Il politico vuole che Joe voti per lui <em>ora<\/em>: pochissimi politici ragionano sul lungo periodo. La scelta di Joe \u00e8 razionale, se la si riferisce al fatto che possedere una casa \u00e8 un\u2019aspirazione molto diffusa, negli Stati Uniti come si \u00e8 visto perfino ossessiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Joe sa che rischia di non poter pagare le rate del mutuo, ma si fida del politico e della banca che gli dicono che lo aiuteranno. Pensa inoltre che se l\u2019economia nel suo insieme continua ad andare bene, dopo tutto riuscir\u00e0 a pagare il mutuo con i proventi del suo lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che dev\u2019essere davvero spiegato \u00e8 il comportamento della banca. Dal momento che Joe \u00e8 al di sotto della soglia di garanzia (<em>subprime<\/em>, appunto), perch\u00e9 la banca gli concede il mutuo? Anzi, perch\u00e9 concede mutui <em>subprime <\/em>\u2013 che un tempo erano rifiutati \u2013 tutti i giorni (nei due principali centri del mercato immobiliare americano, la California centrale e il Sud della Florida, nel 2006 un terzo dei mutui erano <em>subprime<\/em>: Zandi 2009, 34)? Anche la banca, in realt\u00e0, si comporta in un modo che crede razionale, e lo fa per tre ragioni.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">Anzitutto, la banca \u00e8 incoraggiata a dare credito a Joe dal solito politico, e dal governo. Questi le concedono di contrarre un debito per il mutuo che ha concesso a Joe con una delle grandi istituzioni che non erogano direttamente mutui alle famiglie ma rifinanziano le banche che lo fanno. Negli Stati Uniti si tratta principalmente della Federal National Mortgage Association e della Federal Home Loan Mortgage Corporation, popolarmente note come \u00abFannie Mae\u00bb e \u00abFreddie Mac\u00bb. Queste due societ\u00e0 fino al 2008 (quando saranno nazionalizzate per evitarne il fallimento) sono GSE, <em>government-sponsored enterprises<\/em>, aziende cio\u00e8 non dello Stato federale statunitense ma che hanno lo Stato fra gli azionisti. Bench\u00e9 dunque non si tratti a rigore di imprese statali, non sono neppure del tutto private, e non operano solo per il profitto. Hanno il mandato politico di favorire l\u2019accesso dei cittadini alla propriet\u00e0 della casa.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, la banca concede un mutuo a Joe ma trasferisce il rischio a qualcun altro: non solo a Fannie Mae o a Freddie Mac, ma anche a tutta una serie di grandi banche d\u2019affari e altre istituzioni finanziarie, le quali acquistano il credito verso Joe, lo spezzettano, lo combinano con altri crediti e lo \u00abcartolarizzano\u00bb, cio\u00e8 lo trasformano in una serie di prodotti finanziari che mettono in vendita sui mercati internazionali. Questi prodotti sono diventati sempre pi\u00f9 complicati \u2013 derivati, <em>bond<\/em>, <em>swap<\/em> (alcuni dei quali sono una sorta di assicurazione contro il mandato pagamento del debitore) \u2013, cos\u00ec che chi li acquista a Shanghai, a Mosca o a Milano non si rende conto che in effetti sta comperando il credito di una banca americana verso Joe l\u2019idraulico. Ma questo non gli interessa, perch\u00e9 il prodotto d\u00e0 un alto reddito, magari cinque o dieci volte superiore rispetto al medio titolo di Stato: quindi perch\u00e9 fare troppe domande? La creazione di questi \u00abnuovi\u00bb strumenti finanziari \u00e8 attribuita al giovane banchiere della First Boston Laurence D. \u00abLarry\u00bb Fink, che nel 1983 (all\u2019et\u00e0 di trentun anni) con questa innovazione arriva rapidamente ai vertici del mondo finanziario statunitense. Alla creazione di prodotti finanziari ad alto reddito basati sui mutui <em>subprime<\/em> contribuiscono poi due premi Nobel per l\u2019economia, Myron Scholes e Robert C. Merton, tra i dirigenti di un fondo speculativo (<em>hedge fund<\/em>) chiamato Long Term Capital Management (LTCM), la cui crisi \u2013 con il salvataggio dal fallimento nel 1998, grazie al soccorso costato pi\u00f9 di tre miliardi di dollari a un consorzio di banche guidato dalla Federal Reserve, e la definitiva liquidazione nel 2000 \u2013 dovrebbe essere compresa nelle sue cause strutturali, ma \u00e8 invece considerata anomala e congiunturale. Tutte le grandi banche d\u2019affari \u2013 Lehmann Brothers, Merrill Lynch, Morgan Stanley, Bear Stearns. Goldman Sachs \u2013 si lanciano anzi su questi prodotti in modo sempre pi\u00f9 spericolato. Certamente nell\u2019esplosione di prodotti ad alto reddito \u2013 ma anche ad alto rischio \u2013 giocano molteplici fattori: l\u2019umana cupidigia sia dei banchieri che realizzano straordinari profitti sia degli investitori; i veri e propri reati commessi da chi per anni ha garantito ai risparmiatori come sicuri investimenti che non lo erano; e l\u2019assenza di regole \u2013 ovvero la mancata vigilanza sul loro rispetto \u2013 relative a queste attivit\u00e0 particolarmente rischiose. La <em>deregulation<\/em> dei mercati finanziari, spesso attribuita al governo del secondo presidente Bush (2001-2009), inizia invece con il suo predecessore Clinton (1993-2001). Quando si \u00e8 cercato d\u2019introdurre regole pi\u00f9 restrittive, ha sempre prevalso l\u2019obiezione secondo cui le banche d\u2019affari della Gran Bretagna (e perfino della piccola Islanda), sottoposte a minori regole, stavano diventando un concorrente sempre pi\u00f9 pericoloso per le banche d\u2019affari di Wall Street. Infatti la crisi esplode appunto, prima che negli Stati Uniti, proprio in Gran Bretagna, con lo stato d\u2019insolvenza della banca Northern Rock e la sua nazionalizzazione nel settembre 2007. E l\u2019Islanda sar\u00e0 quasi travolta e dichiarata fallita come nazione. Certo, durante la presidenza Bush regole che pure esistevano non sono state applicate con il dovuto rigore, e ci sono stati casi clamorosi di mancata vigilanza da parte degli organi che avrebbero dovuto sorvegliare il mercato. Negli anni 2000 c\u2019\u00e8 stata anche una consapevole strategia \u2013 in gran parte elaborata, ancora una volta, dal presidente della Federal Reserve, Greenspan \u2013 che ha favorito gli strumenti finanziari a rischio legati ai mutui, nella convinzione che sarebbero stati acquistati in gran parte da chi era stato meno toccato dalle conseguenze dell\u201911 settembre 2001, cio\u00e8 dalla Cina. Greenspan \u2013 per questo ritratto in decine di vignette vestito come il presidente Mao Tze-Tung (1893-1976) \u2013 ha pi\u00f9 volte dichiarato che rivolgersi alla Cina era l\u2019unico sistema per evitare che i terroristi dell\u201911 settembre raggiungessero il loro obiettivo disarticolando il mercato americano. Il presidente della banca centrale degli Stati Uniti andava consapevolmente a cercare il denaro l\u00e0 dove ce n\u2019era in eccesso: nella Cina, protagonista della maggiore crescita economica della storia moderna. Sapeva, certo, che con gli alti interessi garantiti dai nuovi strumenti finanziari i cinesi avrebbero sia fatto la spesa negli Stati Uniti, acquistando aziende in crisi (si veda l\u2019acquisto clamoroso \u2013 e simbolico \u2013 della divisione computer della IBM da parte della societ\u00e0 cinese Lenovo nel dicembre 2004) sia continuato a produrre ed esportare in Occidente. Ma tutto questo, pensava Greenspan, avrebbe semmai reso pi\u00f9 dinamico il mercato statunitense. Nel breve periodo, e da un punto di vista micro-economico, la mossa era indubbiamente geniale. Nel lungo periodo, e considerando le dimensioni macro-economiche e politiche, era rischiosa, per tacere della circostanza che trascurava totalmente i problemi morali legati al rafforzamento di un regime oppressivo come quello cinese e al fatto che i pi\u00f9 a rischio e i meno garantiti erano i piccoli investitori e gli acquirenti di case pi\u00f9 poveri. Si sarebbe tentati d\u2019imputare questo aspetto delle scelte di Greenspan alle idee della sua maestra Ayn Rand, per cui l\u2019Atlante che sorregge il mondo occidentale \u00e8 il capitalista spietato, il quale sa che per sopravvivere non si pu\u00f2 dare troppo peso ai <em>minores<\/em> o alla morale, per non parlare della religione per cui nell\u2019ateismo assoluto della scrittrice russo-americana non c\u2019\u00e8 alcun posto. D\u2019altro canto, \u00e8 anche difficile dire quali soluzioni alternative fossero disponibili dopo l\u201911 settembre, che dunque va inserito a pieno titolo fra le cause della crisi.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Lontana dai templi di Wall Street delle banche d\u2019affari, la banca locale che aveva concesso il mutuo a Joe l\u2019idraulico poteva comunque pensare di avere agito in modo razionale per una terza \u2013 e decisiva \u2013 ragione. Ammettendo che Joe non riuscisse a pagare, e che tutte le reti di protezione si rompessero, che cosa mai poteva succedere di tanto drammatico? La banca avrebbe pignorato la casa di Joe, e l\u2019avrebbe rimessa in vendita. Dal momento che il prezzo degli immobili cresceva a ritmi record, la banca non avrebbe solo recuperato quanto aveva prestato a Joe ma ci avrebbe persino guadagnato. La magia del mercato immobiliare sembrava offrire dunque la garanzia ultima e pi\u00f9 certa che il sistema avrebbe tenuto.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, la tesi secondo cui \u00abil prezzo degli immobili cresce sempre\u00bb si \u00e8 rivelata falsa. Se il prezzo sale eccessivamente la \u00abbolla\u00bb scoppia. Inoltre anche il mercato degli immobili \u00e8 vulnerabile al passaggio di quelli che Taleb \u2013 con espressione ormai quasi passata in proverbio \u2013 chiama, come si \u00e8 visto, \u00abcigni neri\u00bb, eventi non prevedibili dai modelli economici e matematici correnti e che tuttavia accadono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se Joe l\u2019idraulico non riesce a pagare il mutuo la banca pu\u00f2 anche essere contenta perch\u00e9 gli pignora la casa e la rivende a un prezzo pi\u00f9 alto. Se per\u00f2 negli Stati Uniti ci sono un milione di personaggi come Joe l\u2019idraulico, e le banche pignorano e rimettono in vendita un milione di case, l\u2019esito finale \u00e8 che si offrono in vendita pi\u00f9 abitazioni di quante il mercato sia disposto a comprare, e i prezzi scendono rapidamente. Tanto pi\u00f9 che il milione di pignoramenti comincia a rendere le banche pi\u00f9 restie a concedere mutui, il che fa ulteriormente diminuire il numero di potenziali acquirenti d\u2019immobili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un milione? No: di pi\u00f9. Nell\u2019anno 2007 i mutuatari inadempienti negli Stati Uniti sottoposti a pignoramento sono stati un milione e settecentomila (Madrick 2009, 16). Come conseguenza, il mercato immobiliare \u00e8 crollato, e con esso la convinzione che gli inadempimenti ai mutui siano qualche cosa che il sistema pu\u00f2 comunque assorbire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne \u00e8 nato un effetto domino sull\u2019intera economia. Non riuscendo a vendere la casa pignorata a Joe l\u2019idraulico (perch\u00e9 di Joe l\u2019idraulico insolventi ce n\u2019erano ormai troppi) la banca locale non ha pi\u00f9 potuto pagare l\u2019interesse alla banca d\u2019affari che aveva rilevato il suo credito (o a Fannie Mae, o a Freddy Mac), e queste agli investitori che avevano comprato lo stesso credito \u2013 o la sua riassicurazione \u2013 attraverso gli strumenti creativi inventati dai geni di Wall Street o dai premi Nobel.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec le banche d\u2019affari (cio\u00e8 quelle banche che, a differenza delle banche commerciali, non raccolgono depositi agli sportelli ma offrono servizi di consulenza e vendono e acquistano azioni e altri prodotti finanziari: la separazione anche giuridica fra i due tipi di banca \u00e8 pi\u00f9 netta negli Stati Uniti che altrove) \u2013 esposte per migliaia di miliardi \u2013 agl\u2019inizi del 2008 hanno cominciato a rischiare il fallimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019allungamento della catena tra Joe l\u2019idraulico e l\u2019istituzione finanziaria che detiene i titoli di debito in cui il suo mutuo \u00e8 incluso rende difficile comprendere quale sia l\u2019effettivo livello di rischio di tali titoli, mentre la teoria economica richiede un\u2019assoluta trasparenza per la suddivisione efficiente del rischio (Deaglio 2008). E proprio la difficolt\u00e0 di comprensione dei nuovi prodotti finanziari, anche da parte delle agenzie di <em>rating<\/em>, ha ritardato l\u2019allarme, mentre il sistema retributivo dei <em>manager<\/em> della finanza, centrato sui risultati di breve periodo, ha incentivato l\u2019assunzione di rischi eccessivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la finanza non \u00e8 solo matematica, \u00e8 soprattutto fondata sulla fiducia: cos\u00ec come la fiducia dovrebbe essere alla base del mutuo concesso dalla \u00abbanca dell\u2019angolo\u00bb a Joe l\u2019idraulico, la fiducia \u00e8 alla base del meccanismo che consente alle banche di prestarsi reciprocamente liquidit\u00e0 per far fronte all\u2019operativit\u00e0 quotidiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto questo aspetto gli organi di stampa non sono senza colpa: l\u2019uso di un linguaggio dai toni eccessivi, l\u2019enfasi sugli aspetti negativi, mentre gli accenni di ripresa passano in sordina, la semplificazione dei ragionamenti che crea incertezza tra i risparmiatori sono formidabili meccanismi di propagazione della sfiducia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le voci di debolezza su una banca ne fanno scendere il valore del titolo. Quindi i suoi prodotti finanziari perdono valore, e il valore del titolo scende ancora. Non solo: le norme bancarie, finalizzate a tutelare il risparmio, sono soggette a un perverso fenomeno di eterogenesi dei fini. Infatti se il valore delle azioni di una banca scende questa, secondo tali norme, deve ricapitalizzare: per farlo pu\u00f2 vendere i titoli che ha in portafoglio, deprimendo cos\u00ec il mercato, oppure pu\u00f2 chiedere nuovo capitale, rafforzando in questo caso in un circolo vizioso le voci sulla sua debolezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando le banche cominciano a non fidarsi pi\u00f9 l\u2019una dell\u2019altra, non si prestano pi\u00f9 denaro tra di loro e il meccanismo di circolazione della liquidit\u00e0 s\u2019inceppa: la crisi finanziaria \u00e8 precipitata pesantemente sulla testa, reale, di Joe l\u2019idraulico, al quale non \u00e8 pi\u00f9 concesso credito, ma \u00e8 a rischio anche il suo posto di lavoro, poich\u00e9 anche la sua impresa comincia ad avere problemi, sia di domanda sia di accesso al credito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi inizia ufficialmente con la caduta nel marzo 2008 della banca d\u2019affari Bear Stearns, salvata dal fallimento da una banca commerciale, la J.P. Morgan Chase, che la rileva con il supporto del governo degli Stati Uniti. All\u2019inizio del mese di settembre 2008 la crisi entra nella fase acuta: a rischio fallimento sono i colossi Fannie Mae e Freddie Mac, che insieme si sono assunti circa la met\u00e0 dei mutui americani (il cui importo globale \u00e8 di tredicimila miliardi di dollari). L\u2019amministrazione americana decide di trasformarli da \u00abimprese sponsorizzate dal governo\u00bb in societ\u00e0 direttamente controllate dallo Stato, in pratica nazionalizzandole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019amministrazione Bush pensa per\u00f2 di non potere salvare tutte le banche d\u2019affari, e il 15 settembre 2008 lascia fallire la Lehman Brothers: un errore, secondo molte analisi retrospettive. In effetti, dopo il fallimento della Lehman Brothers, il governo si fa parte diligente per salvare il colosso delle assicurazioni AIG (American International Group), che ha investito in modo massiccio nei prodotti finanziari collegati ai mutui, e per evitare il fallimento della Merrill Lynch (acquistata anch\u2019essa da una banca commerciale, la Bank of America), mentre anche la Goldman Sachs e la Morgan Stanley (quest\u2019ultima dopo un intervento della giapponese Bank of Tokyo &#8211; Mitsubishi UFJ, che ne rileva il 21%) sono protette attraverso la trasformazione da banche d\u2019affari in banche commerciali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2009 si pu\u00f2 dire che le banche d\u2019affari \u2013 che, da molti punti di vista, <em>erano<\/em> Wall Street\u2013 non esistano pi\u00f9 a New York: parlare di \u00abfine di Wall Street\u00bb non \u00e8 dunque esagerato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A lungo, la crisi \u00e8 stata sottovalutata. Molti hanno prima affermato che riguardava solo un settore circoscritto, quello dei mutui <em>subprime<\/em> e dei prodotti finanziari da questi derivati. Poi si \u00e8 sostenuto che concerneva solo le banche d\u2019affari, o il sistema bancario in genere: la crisi, si diceva, \u00e8 finanziaria e non economica, le sue cifre sono virtuali e non riguardano l\u2019\u00abeconomia reale\u00bb di chi vende automobili o vestiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma in realt\u00e0 le banche d\u2019affari sono legate a filo doppio alle banche commerciali. E, se le banche sono in crisi, non prestano denaro, o lo prestano a condizioni sfavorevoli, alle aziende produttive, che sono abituate \u2013 chi pi\u00f9 chi meno \u2013 a lavorare con il denaro degli istituti di credito. Se le aziende entrano in crisi e licenziano, entrano in crisi anche le famiglie nel loro insieme: diminuiscono i consumi, il che aggrava la crisi delle imprese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 si salvano gli Stati, perch\u00e9 se diminuiscono i consumi e i profitti delle imprese diminuiscono le tasse: per tacere del fatto che interi piccoli Stati (come l\u2019Islanda) vivevano della loro simbiosi con le banche, e molti enti locali (fra cui diversi grandi comuni in Italia) avevano ampiamente investito il denaro dei contribuenti in prodotti finanziari legati ai mutui, quando non in azioni Lehman Brothers.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, la crisi \u00e8 veramente globale. Parte da Wall Street ma arriva anche al bar dell\u2019angolo \u2013 negli Stati Uniti come in Giappone e in Italia \u2013 dove molti che hanno perso il lavoro (nei soli Stati Uniti e nel solo anno 2008 si tratta di 3,6 milioni di persone: \u00abLa crisi ti fa brutto Obama\u00bb 2009) o temono di perderlo non si recano pi\u00f9 a prendere per pranzo il consueto panino. Si tratta, effettivamente, del pi\u00f9 grande sommovimento mondiale del mondo dell\u2019economia dopo la Grande Depressione del 1929.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 ancora impossibile valutarne tutte le conseguenze, ma alcune caratteristiche dello scenario che avremo davanti dopo la tempesta sono forse gi\u00e0 intuibili: in primo luogo \u00e8 facile che peggiori la qualit\u00e0 del tessuto produttivo e finanziario, poich\u00e9 grandi banche e imprese inefficienti verranno mantenute in vita per salvare posti di lavoro, mentre imprese dinamiche medie e piccole usciranno dal mercato, strangolate dalla difficolt\u00e0 di accesso al credito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, dopo la tempesta, il ruolo dello Stato, l\u2019inflazione e la pressione fiscale saranno probabilmente cresciuti all\u2019interno di tutti i sistemi economici, mettendo una seria ipoteca sulla libera iniziativa e la crescita. Infine, gli equilibri internazionali vedranno probabilmente una riduzione del ruolo degli Stati Uniti, e un incremento di quello di Paesi dove l\u2019utilizzo di modi di produzione tipici dell\u2019economia di mercato non \u00e8 fondato sulla stessa attenzione alla libert\u00e0 e alla persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci si chiede gi\u00e0 di chi \u00e8 la colpa, e chi deve essere \u2013 se del caso \u2013 punito. Il dibattito \u00e8 spesso ideologico. Negli Stati Uniti chi ha idee politiche di tipo conservatore accusa i democratici e la politica di <em>affirmative action<\/em> che ha indotto le banche a concedere mutui <em>subprime<\/em> a esponenti di minoranze etniche che non avrebbero mai potuto restituirli. In un articolo di <em>The Wall Street Journal<\/em> che ha suscitato molte discussioni uno dei pi\u00f9 noti <em>manager<\/em> statunitensi, Harvey Golub, gi\u00e0 amministratore delegato della societ\u00e0 di gestione di carte di credito American Express, ha sostenuto che \u00abla radice della crisi sta nelle politiche governative che volevano aumentare il numero dei proprietari di case, in gran parte fra le persone che chiunque considererebbe mutuatari non <em>prime<\/em> \u2013 cio\u00e8 persone senza un sufficiente reddito documentato, senza un impiego sicuro, senza un conto in banca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019inizio intellettuale di questo disastro sta in uno studio pieno di pregiudizi della branca di Boston della Federal Reserve, pubblicato nel 1992, il quale riteneva di aver dimostrato che le minoranze erano trattate peggio dei bianchi al momento di decidere se concedere mutui. Questo studio port\u00f2 a una crescente pressione politica sulle banche perch\u00e9 modificassero i loro <em>standard<\/em> [\u2026] in particolare con i regolamenti dell\u2019amministrazione Clinton che chiedevano \u201cuguali diritti\u201d nei mutui\u00bb (Golub 2008). In un testo precedente che ha avuto una certa fortuna anche in Italia l\u2019avvocato ed ex banchiere Charles W. Morris (2008) ha sostenuto, al contrario, che il colpevole del disastro non \u00e8 lo Stato, ma la cupidigia dei banchieri aiutata dalla mancanza di vigilanza di chi avrebbe dovuto sorvegliarli. Per Morris non c\u2019\u00e8 stato troppo Stato, ma troppo poco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. La risposta della Chiesa: come ripartire (per davvero) dai poveri<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi ha ragione fra Golub e Morris? \u00c8 colpa dello Stato o \u00e8 colpa del mercato? Benedetto XVI, nelle sue riflessioni sulla crisi contenute nel <em>Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace 2009<\/em>, suggerisce, in qualche modo, che la ragione di tutto sia rintracciabile in una paradossale mancanza di grandi ambizioni: nell\u2019ansia di risultati di breve periodo ci si \u00e8 dimenticati di ci\u00f2 che gli economisti chiamano \u00abefficienza dinamica\u00bb, ossia della capacit\u00e0 di garantire una stabile e diffusa crescita economica nel tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo quadro il problema della lotta alla povert\u00e0 diviene centrale non solo perch\u00e9 costituisce uno dei pilastri della pace, ma anche perch\u00e9 riporta la persona al centro degli obiettivi economici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Papa apre il suo discorso sottolineando come la povert\u00e0 materiale sia spesso il riflesso di povert\u00e0 spirituali e, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, di povert\u00e0 culturali: \u00abad esempio, nelle societ\u00e0 ricche e progredite esistono fenomeni di <em>emarginazione, povert\u00e0 relazionale, morale e spirituale<\/em> [\u2026] . Non dimentico poi che, nelle societ\u00e0 cosiddette \u201cpovere\u201d, la crescita economica \u00e8 spesso frenata da <em>impedimenti culturali<\/em>, che non consentono un adeguato utilizzo delle risorse\u00bb (Benedetto XVI 2008, n. 2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono quindi illustrati cinque grandi ambiti di povert\u00e0 materiale che hanno a loro fondamento povert\u00e0 morali.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">In primo luogo \u00e8 denunciato il peso sulla crescita della visione anti-natalista: lo sviluppo demografico viene spesso correlato alla povert\u00e0, ma Benedetto XVI ci ricorda che \u00ablo sterminio di milioni di bambini non nati, in nome della lotta alla povert\u00e0, costituisce in realt\u00e0 l&#8217;eliminazione dei pi\u00f9 poveri tra gli esseri umani\u00bb (<em>ibid<\/em>., n. 3). Inoltre la storia recente mostra il ruolo della forza demografica nel promuovere lo sviluppo di nuove potenze economiche, un fatto peraltro pienamente previsto da tutte le teorie economiche della crescita, dal \u00abmodello di Solow\u00bb (che prende il nome dall\u2019economista statunitense Robert Merton Solow) ai recenti modelli del \u00abcapitale umano\u00bb (vedi Barro e Sala-i-Martin 1995).<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Il secondo ambito di grave povert\u00e0 riguarda le malattie pandemiche (il Papa cita la malaria, la tubercolosi, l\u2019AIDS): esse colpiscono le fasce pi\u00f9 produttive della popolazione, e i Paesi vittima di tali disastri devono subire spesso il ricatto di chi subordina l\u2019aiuto economico a politiche anti-nataliste. Benedetto XVI suggerisce un\u2019applicazione flessibile delle regole sulla propriet\u00e0 intellettuale, al fine di garantire l\u2019accesso ai farmaci ai Paesi pi\u00f9 poveri.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">In terzo luogo la capacit\u00e0 di sviluppo del pianeta \u00e8 messa in forse dalla povert\u00e0 dei bambini: essi costituiscono la met\u00e0 di coloro che vivono in povert\u00e0 assoluta. La tutela della donna e della famiglia, l\u2019impegno educativo e il miglioramento delle condizioni igieniche e sanitarie sono premesse indispensabili per salvaguardare l\u2019infanzia, che costituisce, in definitiva, l\u2019essenza di ogni speranza di sviluppo.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Il quarto aspetto morale investe la relazione esistente tra disarmo e sviluppo: il Papa non nega la necessit\u00e0 della spesa militare, ma mette in guardia contro la possibilit\u00e0 che un eccesso esasperi povert\u00e0 e conflitti. \u00abSuscita preoccupazione l&#8217;attuale livello globale di spesa militare [&#8230;] Questo stato di cose non facilita, anzi ostacola seriamente il raggiungimento dei grandi obiettivi di sviluppo [&#8230;] Inoltre, un eccessivo accrescimento della spesa militare rischia di accelerare una corsa agli armamenti [&#8230;] trasformandosi [&#8230;] in fattore di instabilit\u00e0, di tensione e di conflitti. [&#8230;] Se si giunger\u00e0 ad un miglioramento dei rapporti [&#8230;] le risorse risparmiate potranno essere destinate a progetti di sviluppo delle persone e dei popoli pi\u00f9 poveri e bisognosi \u00bb (Benedetto XVI 2008,n. 6).<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Il quinto ambito di preoccupazione \u00e8 relativo all\u2019attuale crisi alimentare, determinata pi\u00f9 che da carenza, da difficolt\u00e0 di accesso al cibo, dovuta alla mancanza di \u00abun assetto di istituzioni politiche ed economiche in grado di fronteggiare le necessit\u00e0 e le emergenze\u00bb (<em>ibid<\/em>., n. 7). I danni causati dalla malnutrizione privano le persone dell\u2019energia fisica e psicologica necessaria per uscire dalla situazione di povert\u00e0. In questo ambito il Papa ricorda l\u2019incrementarsi del divario tra ricchi e poveri, indicando come cause principali il fatto che i vantaggi del progresso tecnologico ricadano spesso solo nella fascia pi\u00f9 alta della distribuzione del reddito, e il fatto che i prezzi dei prodotti industriali crescano a ritmi superiori rispetto a quelli agricoli e delle materie prime, unica moneta di scambio dei Paesi pi\u00f9 poveri.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lotta alla povert\u00e0 \u00e8 proposta attraverso quattro strumenti.<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">In primo luogo \u00e8 necessario garantire a tutti i Paesi di poter godere dei benefici dell\u2019espansione del commercio internazionale. Questo \u00e8 reso particolarmente difficile per quei Paesi, in gran parte africani, che dipendono dalle esportazioni di prodotti primari, i cui prezzi hanno registrato negli ultimi decenni un rapido declino.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Il secondo strumento \u00e8 la finanza. \u00abLa funzione oggettivamente pi\u00f9 importante della finanza, quella cio\u00e8 di sostenere nel lungo termine la possibilit\u00e0 di investimenti e quindi di sviluppo, si dimostra oggi quanto mai fragile: essa subisce i contraccolpi negativi di un sistema di scambi finanziari \u2013 a livello nazionale e globale \u2013 basati su una logica di brevissimo termine, che persegue l&#8217;incremento del valore delle attivit\u00e0 finanziarie e si concentra nella gestione tecnica delle diverse forme di rischio. Anche la recente crisi dimostra come l&#8217;attivit\u00e0 finanziaria sia a volte guidata da logiche puramente autoreferenziali e prive della considerazione, a lungo termine, del bene comune. L&#8217;appiattimento degli obiettivi degli operatori finanziari globali sul brevissimo termine riduce la capacit\u00e0 della finanza di svolgere la sua funzione di ponte tra il presente e il futuro, a sostegno della creazione di nuove opportunit\u00e0 di produzione e di lavoro nel lungo periodo. Una finanza appiattita sul breve e brevissimo termine diviene pericolosa per tutti, anche per chi riesce a beneficiarne durante le fasi di euforia finanziaria\u00bb (<em>ibid<\/em>., n. 10).<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">In terzo luogo \u00e8 necessario costruire nei Paesi pi\u00f9 poveri, ma anche a livello internazionale, un quadro chiaro di regole che consenta lo sviluppo della libera iniziativa, poich\u00e9 la creazione di valore che da essa deriva rappresenta un vincolo ineludibile nella lotta alla povert\u00e0. Da una parte, il Papa sottolinea il fallimento di \u00abpolitiche marcatamente assistenzialiste\u00bb (<em>ibid<\/em>., n. 11) su scala internazionale come su scala nazionale. \u00abVa sgomberato il campo dall&#8217;illusione che una politica di pura ridistribuzione della ricchezza esistente possa risolvere il problema in maniera definitiva\u00bb (<em>ibid<\/em>.). Giovanni Paolo II nell\u2019enciclica <em>Centesimus annus<\/em> ricorda del resto che \u00abintervenendo direttamente e deresponsabilizzando la societ\u00e0, lo Stato assistenziale provoca la perdita di energie umane e l&#8217;aumento esagerato degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche pi\u00f9 che dalla preoccupazione di servire gli utenti, con enorme crescita delle spese\u00bb (Giovanni Paolo II 1991, n. 48).<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Infine \u00e8 necessario veicolare la solidariet\u00e0, materiale ma anche e soprattutto culturale, in modo capillare. Benedetto XVI propone una partenza \u00abdal basso\u00bb, che renda operativo il principio di solidariet\u00e0 attraverso quello di sussidiariet\u00e0. \u00abGli stessi organismi internazionali riconoscono oggi la preziosit\u00e0 e il vantaggio delle iniziative economiche della societ\u00e0 civile o delle amministrazioni locali per la promozione del riscatto e dell&#8217;inclusione nella societ\u00e0 di quelle fasce della popolazione che sono spesso al di sotto della soglia di povert\u00e0 estrema e sono al tempo stesso difficilmente raggiungibili dagli aiuti ufficiali. La storia dello sviluppo economico del XX secolo insegna che buone politiche di sviluppo sono affidate alla responsabilit\u00e0 degli uomini e alla creazione di positive sinergie tra mercati, societ\u00e0 civile e Stati. In particolare, la societ\u00e0 civile assume un ruolo cruciale in ogni processo di sviluppo, poich\u00e9 lo sviluppo \u00e8 essenzialmente un fenomeno culturale e la cultura nasce e si sviluppa nei luoghi del civile\u00bb (Benedetto XVI 2008, n.12).<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il discorso si conclude ribadendo la doppia valenza della globalizzazione: da un lato essa \u00e8 un fatto economico, e come tale in qualche modo neutrale, tanto nella sua capacit\u00e0 di diffondere la ricchezza quanto nel rischio che le distorsioni e le ingiustizie presentino prima o poi il conto all\u2019intero pianeta. Ma la globalizzazione ha anche una valenza morale e spirituale: essa ci ricorda che \u00absiamo tutti partecipi di un unico progetto divino, quello della vocazione a costituire un&#8217;unica famiglia in cui tutti \u2013 individui, popoli e nazioni \u2013 regolino i loro comportamenti improntandoli ai principi di fraternit\u00e0 e di responsabilit\u00e0\u00bb (<em>ibid<\/em>., n. 2). In questo quadro la globalizzazione chiede che le potenzialit\u00e0 che da essa derivano siano guidate da un\u2019attenzione speciale per i poveri, ma questa non pu\u00f2 che fondarsi su una conversione del cuore di ogni uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>3. Riflessioni conclusive: la crisi economica e il messaggio del Papa<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il messaggio del Papa sulla povert\u00e0 \u00e8 un messaggio ai Paesi ricchi: non solo, per\u00f2, per richiamarli alle loro responsabilit\u00e0 ma, alla luce della crisi in atto, anche per far suonare un campanello di allarme. Il fallimento di un <em>welfare state<\/em> che ha preteso di accompagnare l\u2019individuo dalla culla alla tomba, che ha deresponsabilizzato il singolo e il settore privato in generale, che ha distrutto il ruolo dei corpi intermedi, della famiglia prima di tutto, rischia ora di fare riemergere il dramma della povert\u00e0 anche laddove si pensava che fosse stata definitivamente estirpata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mondo ha paura, e ha buone ragioni per averla. Per superarla, per\u00f2, non basta guardare al singolo dettaglio: occorre alzare lo sguardo verso l\u2019orizzonte, e il magistero di Benedetto XVI ci aiuta in quest\u2019opera, per almeno quattro ragioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In primo luogo<\/em>, la crisi tra vent\u2019anni sar\u00e0 storia economica, ma i problemi strutturali non risolti saranno povert\u00e0 concreta. Il Papa ci presenta una prospettiva non distributiva, congiunturale, di emergenza del problema povert\u00e0; al contrario, lo inquadra all\u2019interno dell\u2019ineludibile necessit\u00e0 di produrre valore. Riscritto, e ridotto, in termini tecnici, il problema va dunque inquadrato, giustamente, all\u2019interno delle teorie della crescita, e non delle \u00abteorie del ciclo\u00bb. Si tratta di un passo importante, poich\u00e9 mentre lo studio dei cicli economici contrappone spesso le visioni \u00abinterventiste\u00bb a quelle \u00abliberiste\u00bb, le teorie della crescita hanno sempre avuto il pregio di avere l\u2019uomo, e non lo Stato, al centro della loro attenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In secondo luogo<\/em> proprio la centralit\u00e0 della persona, mai delle istituzioni, \u00e8 il motivo che ritorna nel discorso di Benedetto XVI. Egli enuncia infatti i pericoli che corre oggi la persona umana e li presenta come altrettanti elementi di debolezza del processo di crescita economica. Ebbene, l\u2019uomo \u00e8 anche al centro della crisi finanziaria, anzitutto nelle sue origini, che hanno visto l\u2019avidit\u00e0 trasformarsi nella maggiore virt\u00f9 delle istituzioni finanziarie, alla ricerca di rendimenti a due cifre in un mondo che cresceva a una cifra, e in presenza di tassi d\u2019interesse straordinariamente bassi (Deaglio, 2008).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una ricerca che ha dato anche ai governi un\u2019immagine quasi magica della finanza: la stessa immagine magica che avevano spesso avuto in anni precedenti in relazione agli effetti moltiplicativi della spesa pubblica. Ma l\u2019uomo \u00e8 al centro della crisi anche nella sua espansione, che come si \u00e8 accennato vede l\u2019annullamento del ruolo della persona e del rapporto personale del debitore con la banca attraverso la cartolarizzazione, e considera l\u2019individuo come un oggetto spendibile, per tradurre in denaro sonante la crescita dei valori immobiliari attraverso i cosiddetti \u00abprestiti predatori\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uomo, infine, resta al centro della crisi nel suo epilogo come crisi dell\u2019economia reale, che rischia di schiacciare i pi\u00f9 deboli nei Paesi ricchi, e di emarginare ulteriormente i Paesi poveri. Per questi motivi anche nelle soluzioni che oggi si cercano alla crisi occorre favorire quegli strumenti che sono in grado di portare le risorse il pi\u00f9 vicino possibile alle persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In terzo luogo<\/em>, il Pontefice afferma in modo netto la complementariet\u00e0 tra il principio di solidariet\u00e0 e il principio di sussidiariet\u00e0. Il tema della solidariet\u00e0 non pu\u00f2 essere ricondotto ed esaurito nell\u2019ambito del paternalismo di Stato, anzi occorre che le politiche redistributive lascino il posto a una coerente comprensione della natura e delle cause della ricchezza economica. Lo Stato non \u00e8 un totem al quale sacrificare il bene personale, ma non \u00e8 richiesto neanche il sacrificio della legittima ricerca della ricchezza, s\u2019intende nella misura in cui \u00e8 e rimane legittima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Compito dello Stato sar\u00e0 piuttosto garantire la certezza del diritto, promuovere l\u2019azione e la formazione dei corpi intermedi intorno alla persona, intervenire direttamente solo in via sussidiaria e temporanea (cfr. sul punto Felice 2009). La solidariet\u00e0 \u00e8 dunque compito di chi \u00e8 pi\u00f9 vicino alla persona, ma questo pu\u00f2 realizzarsi solo laddove il principio di sussidiariet\u00e0 impedisce al governo centrale di invadere le competenze delle aggregazioni intermedie, a cominciare dalla famiglia, che \u00e8 la realt\u00e0 pi\u00f9 vicina all\u2019individuo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste considerazioni sono applicabili sia alle radici, sia al possibile rischioso epilogo della crisi in atto. All\u2019origine della crisi c\u2019\u00e8 la rinuncia dello Stato a svolgere il suo compito di creare un quadro chiaro di regole. Se questa pu\u00f2 essere vista come un\u2019inevitabile conseguenza dello sviluppo di nuovi strumenti finanziari complessi, in qualche modo una sorta di prezzo da pagare all\u2019innovazione anche in campo finanziario, \u00e8 anche vero che la disattenzione \u00e8 al tempo stesso ingenua e colpevole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ingenua poich\u00e9, crollato il mito della spesa pubblica con la crisi del <em>welfare state<\/em>, si cerca nella finanza la nuova pozione magica in grado di eliminare in modo rapido le diseguaglianze e di garantire a tutti la realizzazione del sogno della casa di propriet\u00e0. Colpevole, poich\u00e9 deriva dalla pretesa di poter manipolare i rapporti economici senza tener conto dell\u2019insegnamento della storia e della tradizione, nell\u2019illusione di poter pianificare i propri risultati senza doversi preoccupare, prima o poi, di pagare un tributo alla realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In fin dei conti l\u2019assoluto <em>laissez faire<\/em> finanziario fiorisce sullo stesso terreno ideologico del socialismo: si tratta di un liberismo che presuppone un uomo infallibile, una posizione ben diversa da quella dello stesso liberismo delle origini ma soprattutto della dottrina sociale della Chiesa, che riconoscono l\u2019imperfezione dell\u2019uomo e che su di essa fondano una visione che considera importanti sia \u00a0la libert\u00e0, sia le regole e la tradizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9, posto che l\u2019uomo non \u00e8 perfetto, la ricerca di una societ\u00e0 perfetta rischia di portare a una soluzione totalitaria. Dunque, tenendo conto dell\u2019imperfezione umana, il mercato dovr\u00e0 essere sottomesso a un\u2019etica economica, a una legge naturale di cui la tradizione \u00e8 sedimento e portatrice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019epilogo rischioso della crisi comporta un ulteriore indebolimento del principio di sussidiariet\u00e0, con la famiglia ancora pi\u00f9 debole, penalizzata nell\u2019accesso al credito e nel valore della casa, con lo Stato che si sostituisce in modo diretto all\u2019iniziativa privata, assumendo un ruolo rilevante nel sistema finanziario e iniettando non regole chiare, ma rigidit\u00e0 e inefficienze laddove prima regnava l\u2019anarchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche esempio? In Italia ora vogliamo che i prefetti controllino l\u2019operato delle banche, e ovunque si propongono tetti ai compensi dei <em>manager<\/em> delle aziende private come condizione perch\u00e9 queste, in crisi, possano ricevere aiuti dallo Stato. Ma quello che ha causato la crisi \u00e8 il sistema degli incentivi ai <em>manager<\/em> (che li spingeva ad assumersi rischi per far realizzare alle aziende quei profitti a breve termine cui era legato l\u2019incentivo), non il livello della loro retribuzione: l\u2019introduzione di un tetto alle retribuzioni porter\u00e0 prevedibilmente nelle aziende beneficiarie degli aiuti di Stato i <em>manager<\/em> di livello pi\u00f9 scadente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La quarta ragione<\/em> della rilevanza del messaggio del Papa risiede nell\u2019invito a rimettere la persona al centro dell\u2019economia, il che ha una duplice valenza: tecnica e morale. Dal punto di vista tecnico l\u2019invito equivale a suggerire misure che restituiscano vigore ai corpi intermedi, alla famiglia in particolare, che favoriscano una finanza vicina alla persona e che realizzino concretamente l\u2019opzione preferenziale per i poveri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ha scritto l\u2019economista e <em>manager <\/em>italiano Ettore Gotti Tedeschi, \u00abuna risposta coraggiosa e non a breve termine c\u2019\u00e8: valorizzando la domanda potenziale dei Paesi poveri, mettendoli in condizione di partecipare al piano di risanamento globale [\u2026] Si tratta di un progetto di bolla umanitaria. Resta per\u00f2 il problema di come finanziarla. [\u2026] La bolla umanitaria si potrebbe [\u2026] fondare sulla speranza di crescita del reddito e del valore degli investimenti in Paesi popolati da persone desiderose di migliorare e piene di dignit\u00e0. [\u2026] I governi stessi che hanno garantito i mutui \u201csubprime\u201d potranno facilmente garantire opere infrastrutturali; potranno, con un po\u2019 di sforzo, garantire imprese produttive da insediare in joint venture nei paesi poveri e in settori chiave come quello alimentare. [\u2026] Il rischio \u00e8 scarso nei popoli poveri. Essi danno in garanzia un bene superiore: la loro stessa vita\u00bb (Gotti Tedeschi 2008).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per attuare un simile progetto nel lungo termine, tuttavia, occorre affrontare in modo preliminare alcuni fondamentali nodi morali. Ricorda il Papa che \u00abci si arresta infatti spesso alle cause superficiali e strumentali della povert\u00e0, senza raggiungere quelle che albergano nel cuore umano, come l&#8217;avidit\u00e0 e la ristrettezza di orizzonti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I problemi dello sviluppo, degli aiuti e della cooperazione internazionale vengono affrontati talora senza un vero coinvolgimento delle persone, ma come questioni tecniche, che si esauriscono nella predisposizione di strutture, nella messa a punto di accordi tariffari, nello stanziamento di anonimi finanziamenti. La lotta alla povert\u00e0 ha invece bisogno di uomini e donne che vivano in profondit\u00e0 la fraternit\u00e0 e siano capaci di accompagnare persone, famiglie e comunit\u00e0 in percorsi di autentico sviluppo umano\u00bb (Benedetto XVI 2008, n. 13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Paesi poveri non sono un terreno idilliaco fertile per ogni tipo di iniziativa: un\u2019azione efficace richiede nel concreto la capacit\u00e0 di superare i problemi posti dalla corruzione delle <em>\u00e9lite<\/em> denunciati con tanto vigore da Benedetto XVI nel viaggio in Camerun e Angola del 17-23 marzo 2009. Se questi possono essere in parte aggirati attraverso strumenti tecnici come il microcredito, i destinatari, nei fatti, sono spesso disperati che hanno perso, o non hanno mai saputo cosa fosse, la voglia di migliorare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Risvegliare il desiderio di salvezza, e anche il banalissimo ma legittimo desiderio di benessere, nonch\u00e9 la fiducia nella propria capacit\u00e0 di lavorare in modo produttivo e il senso del valore del lavoro sono obiettivi che fanno parte di quello sviluppo umano che deve essere seminato nel cuore di ciascuno: \u00e8 un\u2019opera che non pu\u00f2 essere delegata ai soli governi. Deve essere compiuta non in astratto \u00abvicino ai poveri\u00bb, ma in concreto vicino a ciascun povero, da uomini e donne di buona volont\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 impossibile, perch\u00e9 la speranza, come la povert\u00e0, ha anch\u2019essa una diffusione epidemica. E perch\u00e9 si pu\u00f2 sempre contare sulle risorse quasi infinite della creativit\u00e0 umana. Se \u00e8 il simbolo della crisi il vero \u00abJoe l\u2019idraulico\u00bb, Joseph Wurzelbacher, \u00e8 anche il simbolo di come l\u2019ingegno umano consenta di superarla. Forse ha davvero perso casa e lavoro ma \u00e8 diventato cos\u00ec famoso che, registrando e dando in licenza il marchio \u00abJoe l\u2019idraulico\u00bb per ogni genere di prodotti, dai bicchieri alle magliette, sbarca pi\u00f9 che decorosamente il lunario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Riferimenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Barro, Robert J.<\/strong> \u2013 Xavier Sala-i-Martin. 1995. <em>Economic Growth. <\/em>McGraw-Hill, New York.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Benedetto XVI.<\/strong> 2008. <em>Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace 2009<\/em>, dell\u20198-12-2008. Disponibile sul sito Internet della Santa Sede all\u2019indirizzo abbreviato<a href=\"http:\/\/tinyurl.com\/dkukbm\">http:\/\/tinyurl.com\/dkukbm<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Deaglio, Mario.<\/strong> 2008 \u00abL\u2019erosione del sistema finanziario mondiale\u00bb. In Mario Deaglio \u2013 Giorgio S. Frankel \u2013 Pier Giuseppe Monateri \u2013 Anna Caffarena, <em>La resa dei conti<\/em>. Guerini e Associati \u2013 Lazard \u2013 Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi, Milano \u2013 Torino, pp. 16-59. <strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Felice, Flavio.<\/strong> 2009. \u00abIl Papa si oppone a soluzioni totalitar-hobbesiane e al paternalismo statolatrico\u00bb. <em>Il Foglio,<\/em> 8-1-2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Giovanni XXIII.<\/strong> 1961. <em>Lettera enciclica <\/em>Mater et magistra<em> sui recenti sviluppi della questione sociale alla luce della dottrina cristiana<\/em>, del 15-5-1961. Disponibile sul sito Internet della Santa Sede all\u2019indirizzo abbreviato <a href=\"http:\/\/tinyurl.com\/b8cvbb\">http:\/\/tinyurl.com\/b8cvbb<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Giovanni Paolo II.<\/strong> 1991. <em>Lettera enciclica<\/em> Centesimus annus <em>nel centenario della<\/em> Rerum novarum, del 1\u00b0-5-1991. Disponibile sul sito Internet della Santa Sede all\u2019indirizzo abbreviato<a href=\"http:\/\/tinyurl.com\/c4xla5\">http:\/\/tinyurl.com\/c4xla5<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Golub, Harvey.<\/strong> 2008. \u00abGetting Out of the Credit Mess\u00bb. <em>The Wall Street Journal<\/em>, 9-12-2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gotti Tedeschi, Ettore.<\/strong> 2008. \u00abSviluppo e crisi finanziaria. La bolla che ci salver\u00e0\u00bb.<em>L\u2019Osservatore Romano, <\/em>4-12-2008<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Kansas, Dave.<\/strong> 2009. <em>The Wall Street Journal Guide to The End of Wall Street As We Know It<\/em>. Collins Business, New York.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa crisi ti fa brutto Obama\u00bb. 2009. <em>il Foglio<\/em>, 7-2-2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Madrick, Jeff.<\/strong> \u00abHow We Were Ruined &amp; What We Can Do\u00bb. <em>The New York Review of Books<\/em>, vol. LVI, n. 2, 12-25 febbraio 2009, pp. 15-18.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Morris, Charles<\/strong> R. 2008. <em>Crack. Come siamo arrivati al collasso del mercato e cosa ci riserva il futuro.<\/em> Trad. it. Elliot, Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Paolo VI.<\/strong> 1964. <em>Discorso al sindaco e alla giunta comunale di Roma<\/em>, del 30-12-1964. Disponibile sul sito Internet della Santa Sede all\u2019indirizzo abbreviato <a href=\"http:\/\/tinyurl.com\/d5c3tm\">http:\/\/tinyurl.com\/d5c3tm<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pontificio Consiglio per la Famiglia.<\/strong> 1983. <em>Carta dei diritti della famiglia<\/em>. Disponibile sul sito Internet della Santa Sede all\u2019indirizzo abbreviato <a href=\"http:\/\/tinyurl.com\/aaoutd\">http:\/\/tinyurl.com\/aaoutd<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Taleb, Nassim<\/strong> N. 2008. <em>Il cigno nero. Come l\u2019improbabile governa la nostra vita<\/em>. Trad. it. Il Saggiatore, Milano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tremonti, Giulio.<\/strong> 2008. <em>La paura e la speranza. Europa: la crisi globale che si avvicina e la via per superarla<\/em>. Mondadori, Milano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Zandi, Mark.<\/strong> 2009. <em>Financial Shock. A 360\u00b0 Look at the Subprime Mortgage Implosion, and How to Avoid the Next Financial Crisis<\/em>. Pearson Education, Upper Saddle River (New Jersey).<\/p>\n<div align=\"center\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>cesnur.org &#8211; maggio 2009 di Massimo Introvigne e Pier Marco Ferraresi 1. Perch\u00e9 la crisi \u00abJoe l\u2019idraulico\u00bb, Joe the Plumber, \u00e8 stato il personaggio pi\u00f9 citato \u2013 in effetti, \u00e8 stato menzionato pi\u00f9 spesso del terrorista Osama bin Laden \u2013 nei dibattiti televisivi che hanno preceduto le elezioni presidenziali americane del 4 novembre 2008. 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