{"id":3036,"date":"2009-04-16T00:00:00","date_gmt":"2009-04-15T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-06-09T17:25:18","modified_gmt":"2016-06-09T15:25:18","slug":"obiezione-di-coscienza-e-leggi-ingiuste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/obiezione-di-coscienza-e-leggi-ingiuste\/","title":{"rendered":"Obiezione di coscienza e leggi ingiuste: il caso di re Baldovino di fronte alle legge belga sull&#8217;interruzione di gravidanza"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">\n<div id=\"attachment_34492\" style=\"width: 240px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34492\" class=\"wp-image-34492\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/04\/re_Baldovino.jpg\" alt=\"re_Baldovino\" width=\"240\" height=\"185\" \/><p id=\"caption-attachment-34492\" class=\"wp-caption-text\">Re Baldovino<\/p><\/div>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Nuova Umanit\u00e0<\/strong> n. 3-4 2006<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Anselmo Palmi<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">La testimonianza di re Baldovino, che qui presentiamo, ci porta ad occuparci di una tematica, quella relativa all&#8217;aborto, che interpella le coscienze nel loro intimo e che ancora oggi provoca forti discussioni e dure contrapposizioni.<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">UNA PRATICA ANTICA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;interruzione volontaria di una gravidanza non \u00e8 una prero\u00adgativa del mondo moderno e contemporaneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pi\u00f9 antica pratica abortiva a noi nota \u00e8 stata ritrovata nell&#8217;archivio dell&#8217;imperatore cinese Shan-Nung (2137-2096 a.C.) ed era a base di <em>shu yin<\/em>, mercurio. Questo ritrovamento induce a ritenere che pratiche abortive fossero conosciute e diffuse in tempi ancora pi\u00f9 lontani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mondo antico non vi \u00e8 comunque una visione unitaria in merito al problema dell&#8217;aborto. A livello generale possiamo dire che nell&#8217;antichit\u00e0 vi sono posizioni diverse, sostenute da un lato dai medici e dall&#8217;altro dai filosofi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I medici (ad esempio Galeno, II secolo d.C.) sostenevano che fosse presente la vita gi\u00e0 prima della nascita e pertanto non fosse ammissibile intervenire a sopprimerla. Alla seconda met\u00e0 del V secolo a.C. e alla prima met\u00e0 del IV risalgono anche le opere, di autore diverso, che compongono il <em>Corpus Hippocraticum<\/em>, dal nome del medico, Ippocrate (nato nell&#8217;isola di Cos verso il 460 e morto in Tessaglia verso il 370 a.C.), che fu probabilmente il principale esponente della scuola medica che l&#8217;ispir\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra tutti i testi del <em>Corpus<\/em>, il pi\u00f9 famoso \u00e8 sicuramente quello conosciuto come <em>Giuramento di Ippocrate<\/em>, dove ad un certo punto si dice: \u00abMi servir\u00f2 delle prescrizioni dietetiche per giovare agli ammalati secondo il mio potere e giudizio, respingendo ogni danno e ingiustizia. Non dar\u00f2 a nessuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, n\u00e9 impartir\u00f2 consiglio in tal senso; similmente non dar\u00f2 ad una donna un pessario abortivo. Pura e pia manterr\u00f2 la mia vita e la mia professione\u00bb (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I filosofi, invece (ad esempio Empedocle, V secolo a.C.; Diogene, IV secolo a.C.) ritenevano che prima della nascita non si potesse parlare di vita umana e pertanto l&#8217;aborto era considerato lecito (2). Aristotele nel VII libro della sua <em>Politica<\/em>, risalente al 348-345 a.C, affronta l&#8217;argomento dell&#8217;aborto e della procreazione nel quadro delle riflessioni sullo Stato ideale: \u00abQuanto poi all&#8217;esposizione (3) e all&#8217;allevamento dei nati, sia di norma non allevare alcuno storpio; quanto invece al numero dei figli, se la regola del costume vieti che alcuno dei nati venga esposto, bisogna fissare il massimo di procreazione. E se ad alcuni accoppiandosi avvenga di superarlo, prima che si generino sensibilit\u00e0 e vita occorre procurare l&#8217;aborto: lecito e non lecito saranno distinti in base alla sensibilit\u00e0 e alla vita\u00bb (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aristotele. introduce dunque la distinzione fra feto formato, cio\u00e8 con \u00absensibilit\u00e0 e vita\u00bb, e feto non formato, cio\u00e8 privo di quelle che Aristotele chiama \u00abanima sensitiva e anima razionale\u00bb. In conseguenza, l&#8217;aborto dopo la formazione costituirebbe un delitto; prima della formazione, cio\u00e8 per Aristotele prima dei 40-80 giorni, no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le posizioni a favore e contro l&#8217;aborto si intersecano e si sovrappongono nel corso dei secoli. La posizione che tuttavia diviene col tempo prevalente \u00e8 quella della condanna e della non accettazione dell&#8217;aborto procurato. Solo recentemente la linea che si riallaccia idealmente alle tesi dei filosofi antichi ha ripreso vigore e ha portato alle varie legislazioni. \u00c8 in particolare dal secondo dopoguerra che in vari Paesi, soprattutto europei e nordamericani, avviene la legalizzazione dell&#8217;aborto.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">UN PROBLEMA DI FEDE?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quando iniziano ad apparire le prime legislazioni che autorizzano l&#8217;aborto volontario, l&#8217;opposizione ad esse vede in prima linea soprattutto la Chiesa cattolica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Concilio Vaticano II, nella <em>Gaudium et Spes<\/em>, al cap. 51 recita: \u00abDio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l&#8217;altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo umano. Perci\u00f2 la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l&#8217;aborto, come l&#8217;infanticidio, sono abominevoli delitti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giovanni Paolo II, a pi\u00f9 riprese e senza mai stancarsi, ha affrontato in modo diretto il problema dell&#8217;aborto. Dal 4 al 7 aprile del 1991 ha addirittura convocato a Roma un <em>Concistoro straordinario<\/em> di cardinali per affrontare il problema. Al termine di esso i 112 cardinali provenienti da tutto il mondo hanno richiesto al papa di \u00abriaffermare solennemente con un documento il valore della vita umana e la sua intangibilit\u00e0, in riferimento alle attuali circostanze ed agli attentati che oggi la minacciano\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per pronunciarsi celermente Giovanni Paolo II sceglie di inviare ai quattromila vescovi del mondo una lettera in cui esprime ancora una volta un netto dissenso da quella che chiama una vera e propria \u00abstrage degli innocenti\u00bb. Papa Wojtyla inizia la propria missiva constatando che la coscienza morale sembra offuscarsi paurosamente e faticare sempre pi\u00f9 ad avvertire la chiara e netta distinzione tra il bene e il male in ci\u00f2 che tocca lo stesso fondamentale valore della vita umana. Secondo il papa contribuiscono a rafforzare questo oscuramento anche quei Parlamenti che votano leggi che autorizzano la messa a morte degli innocenti e quegli Stati che pongono le loro risorse e le loro strutture al servizio di questi crimini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giovanni Paolo II opera poi un accostamento tra la questione operaia di fine Ottocento e il problema dell&#8217;aborto oggi: \u00abCome un secolo fa ad essere oppressa nei suoi fondamentali diritti era la classe operaia, e la Chiesa con grande coraggio ne prese le difese, cos\u00ec ora, quando un&#8217;altra categoria di persone \u00e8 oppressa nel diritto fondamentale alla vita, la Chiesa sente il dovere di dare voce con immutato coraggio a chi non ha voce. Il suo \u00e8 sempre il grido evangelico in difesa dei poveri del mondo, di quanti sono minacciati, disprezzati e oppressi nei loro diritti umani\u00bb (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 recentemente ancora di questo intervento di Giovanni Paolo II, possiamo ricordare il <em>Catechismo della Chiesa Cattolica<\/em> dell&#8217;ottobre 1992. Qui l&#8217;aborto \u00e8 significativamente affrontato all&#8217;interno del capitolo che parla del quinto comandamento, \u00abnon uccidere\u00bb. \u00c8 scritto nel <em>Catechismo<\/em>: \u00abLa vita umana deve essere protetta e rispettata in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l&#8217;essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere umano alla vita\u00bb (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ancora: \u00abFin dal primo secolo la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. Questo insegnamento non \u00e8 mutato. Rimane invariabile. L&#8217;aborto diretto, cio\u00e8 voluto come un fine o come un mezzo, \u00e8 gravemente contrario alla legge morale\u00bb (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E sempre dal <em>Catechismo<\/em>: \u00abLa cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave. La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana. (&#8230;). La Chiesa non intende in tal modo restringere il campo della misericordia. Essa mette in evidenza la gravita del crimine commesso, il danno irreparabile causato all&#8217;innocente ucciso, ai suoi genitori e a tutta la societ\u00e0\u00bb (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rivolgendosi poi in particolare agli Stati, il <em>Catechismo <\/em>aggiunge: \u00abI diritti inalienabili della persona dovranno essere riconosciuti e rispettati da parte della societ\u00e0 civile e dall&#8217;autorit\u00e0 politica; tali diritti dell&#8217;uomo non dipendono n\u00e9 dai singoli individui, n\u00e9 dai genitori e neppure rappresentano una concessione della societ\u00e0 e dello Stato: appartengono alla natura umana e sono inerenti alla persona in forza dell&#8217;atto creativo da cui ha preso origine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra questi diritti fondamentali bisogna, a questo proposito, ricordare il diritto alla vita e all&#8217;integrit\u00e0 fisica di ogni essere umano dal concepimento alla morte. Nel momento in cui una legge positiva priva una categoria di esseri umani della protezione che la legislazione civile deve loro accordare, lo Stato viene a negare l&#8217;uguaglianza di tutti davanti alla legge. Quando lo Stato non pone la sua forza al servizio dei diritti di ciascun cittadino, e in particolare di chi \u00e8 pi\u00f9 debole, vengono minati i fondamenti di uno Stato di diritto\u00bb (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 25 marzo 1995, solennit\u00e0 dell&#8217;Annunciazione del Signore, Giovanni Paolo II ha poi firmato la sua undicesima enciclica<em>, Evangelium vitae<\/em>, sul valore e l&#8217;inviolabilit\u00e0 della vita umana. L&#8217;enciclica costituisce un intervento formale e ufficiale della Chiesa; \u00e8 inoltre una risposta alla sfida dell&#8217;attuale situazione che in tutto il mondo vede moltiplicarsi le minacce alla vita umana. Nell&#8217;enciclica si parla non solo di aborto, ma anche di eutanasia, di pena di morte e di altre minacce alla vita umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda il problema dell&#8217;aborto Giovanni Paolo II riafferma in modo solenne la posizione della Chiesa: \u00abCon l&#8217;autorit\u00e0 che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi &#8211; che a varie riprese hanno condannato l&#8217;aborto e che nella consultazione precedentemente citata (il Concistoro straordinario), pur dispersi per il mondo, hanno unanimemente consentito circa questa dottrina &#8211; dichiaro che l&#8217;aborto diretto, cio\u00e8 voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave, in quanto l\u2019uccisione deliberata di un essere umano innocente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale dottrina \u00e8 fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, \u00e8 trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario ed universale. Nessuna circostanza, nessuna finalit\u00e0, nessuna legge al mondo, potr\u00e0 mai rendere lecito un atto che \u00e8 intrinsecamente illecito, perch\u00e9 contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa e proclamata dalla Chiesa\u00bb (10)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giovanni Paolo II applica poi la valutazione morale dell\u2019aborto anche a quelle forme di intervento sugli embrioni umani che ne comportano inevitabilmente l\u2019uccisione: \u00abSe si devono ritenere leciti gli interventi\u00a0 sull\u2019embrione umano a patto che rispettino la vita e l\u2019integrit\u00e0 dell\u2019embrione, non comportino per lui rischi sproporzionati, ma siano finalizzati alla sua guarigione, al miglioramento delle sue condizioni di salute o alla sua sopravvivenza individuale, si deve invece affermare che l\u2019uso degli embrioni o dei feti umani come oggetto di sperimentazione costituisce un delitto nei riguardi della loro dignit\u00e0 di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino gi\u00e0 nato e ad ogni persona\u00bb (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giovanni Paolo II interviene nell\u2019enciclica anche sulle tecniche diagnostiche prenatali per affermare che \u00abquando sono esenti da rischi sproporzionati per il bambino e per la madre e sono ordinate a rendere possibile una terapia precoce o anche a favorire una serena e consapevole accettazione del nascituro, queste tecniche sono moralmente lecite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal momento per\u00f2 che le possibilit\u00e0 di cura prima della nascita sono oggi ancora ridotte, accade non poche volte che queste tecniche siano messe al servizio di una mentalit\u00e0 eugenetica, che accetta l\u2019aborto selettivo, per impedire la nascita di bambini affetti da vari tipi di anomalie. Una simile mentalit\u00e0 \u00e8 ignominiosa e quanto mai riprovevole, perch\u00e9 pretende di misurare il valore di una vita umana soltanto secondo parametri di normalit\u00e0 e di benessere fisico, aprendo cos\u00ec la strada alla legittimazione anche dell\u2019infanticidio e dell\u2019eutanasia\u00bb (12)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giovanni Paolo II affronta nell&#8217;enciclica in modo approfondito anche il rapporto fra legge civile e legge morale, partendo dalla constatazione che oggi \u00e8 diffusa la tendenza a legittimare giuridicamente con delle leggi dello Stato i pi\u00f9 gravi attentati alla vita umana, come l&#8217;aborto e l&#8217;eutanasia, trasformandoli cos\u00ec da delitti in diritti. L&#8217;enciclica passa in rassegna le pi\u00f9 comuni motivazioni addotte a sostegno di questa legittimazione giuridica, soffermandosi in particolare su una certa cultura democratica del nostro tempo, per la quale l&#8217;ordinamento giuridico deve solo registrare e recepire le convinzioni della maggioranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 questa, ribadisce il papa nell&#8217;enciclica, una posizione inaccettabile perch\u00e9 minata nelle sue radici dal relativismo etico, per il quale viene meno ogni riferimento a valori comuni e a una verit\u00e0 assoluta per tutti; la stessa vita umana, sulla base del relativismo etico, non \u00e8 pi\u00f9 un valore assoluto. Da qui le drammatiche domande di Giovanni Paolo II: \u00abQuando una maggioranza parlamentare o sociale decreta la legittimit\u00e0 della soppressione, pur a certe condizioni, della vita umana non ancora nata, non assume forse una decisione tirannica nei confronti dell&#8217;essere umano pi\u00f9 debole e indifeso?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La coscienza universale giustamente reagisce nei confronti dei crimini contro l&#8217;umanit\u00e0 di cui il nostro secolo ha fatto cos\u00ec tristi esperienze. Forse che questi crimini cesserebbero di essere tali se, invece di essere commessi da tiranni senza scrupoli, fossero legittimati dal consenso popolare?\u00bb (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ancora: \u00abII valore della democrazia sta o cade con i valori che essa incarna e promuove: fondamentali e imprescindibili sono certamente la dignit\u00e0 di ogni persona umana, il rispetto dei suoi diritti intangibili e inalienabili, nonch\u00e9 l&#8217;assunzione del bene comune come fine e criterio regolativo della vita politica. Alla base di questi valori non possono esservi provvisorie e mutevoli maggioranze di opinione, ma solo il riconoscimento di una legge morale obiettiva che, in quanto legge naturale iscritta nel cuore dell&#8217;uomo, \u00e8 punto di riferimento normativo della stessa legge civile. Quando, per un tragico oscuramento della coscienza collettiva, lo scetticismo giungesse a porre in dubbio persino i principi fondamentali della legge morale, lo stesso ordinamento democratico sarebbe scosso nelle sue fondamenta, riducendosi ad un meccanismo di regolazione empirica dei diversi e contrapposti interessi\u00bb (14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A parere di Giovanni Paolo II tutto sembra avvenire nel pi\u00f9 saldo rispetto della legalit\u00e0, almeno quando le leggi che. permettono l&#8217;aborto o l&#8217;eutanasia vengono votate secondo le cosiddette regole democratiche. Ih verit\u00e0 per il pontefice siamo di fronte solo a una tragica parvenza di legalit\u00e0 e l&#8217;ideale democratico, che \u00e8 davvero tale quando riconosce e tutela la dignit\u00e0 di ogni persona umana, \u00e8 tradito nelle sue stesse basi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte queste citazioni ci mostrano, dunque, come la posizione della Chiesa sia sempre stata chiara e inequivocabile In materia di aborto: la vita umana \u00e8 per la Chiesa un valore assoluto e l&#8217;aborto, di conseguenza, \u00e8 un delitto inaccettabile. Ma vediamo ora se il problema dell&#8217;aborto inquieta la coscienza dei soli cattolici, o invece \u00e8 una realt\u00e0 che pone interrogativi ineludibili ad ogni persona, al di l\u00e0 della fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">UN DIRITTO UMANO ACCERTATO DALLA RAGIONE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ferma opposizione della Chiesa all&#8217;aborto ha fatto s\u00ec che, nel mondo culturale e politico occidentale, la tematica dell&#8217;aborto sia presentata ancora oggi come un fatto di coscienza che riguarda i soli cattolici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 una tale impostazione del problema \u00e8 errata e fuorviante. La contrariet\u00e0 all&#8217;aborto e l&#8217;affermazione del diritto alla vita non sono essenzialmente ed esclusivamente posizioni desunte dalla fede, bens\u00ec hanno a che fare con i diritti umani accertati dalla ragione. Il diritto alla vita \u00e8 il primo e fondamentale diritto umano. Che senso ha parlare di diritti civili e politici, di diritti economici, sociali e culturali, di diritti delle singole persone e dei popoli, se in precedenza non \u00e8 stato garantito il primo e fondamentale diritto, quello alla vita?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per stare al nostro Paese, diverse autorevoli personalit\u00e0 del mondo laico italiano hanno ben presto compreso che il tema dell&#8217;aborto andava sganciato dalla sterile contrapposizione fra laici e cattolici, per inserirlo nel pi\u00f9 ampio e appropriato contesto dei diritti umani. Fra queste personalit\u00e0 la prima che ebbe il merito di porre il problema in questi termini \u00e8 stata quella di Norberto Bobbio, autorevole rappresentante della cultura laica in Italia. Bobbio intervenne diverse volte sul problema dell&#8217;aborto negli anni tra il 1979 e il 1981, cio\u00e8 all&#8217;indomani dell&#8217;approvazione della legge 194 (che autorizza l&#8217;aborto nel nostro Paese) e alla vigilia del referendum su tale legge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Bobbio si deve parlare di tre diritti: \u00abC&#8217;\u00e8 innanzitutto il diritto fondamentale del concepito, quel diritto di nascita sul quale, secondo me, non si pu\u00f2 transigere. \u00c8 lo stesso diritto in nome del quale sono contrario alla pena di morte. Si pu\u00f2 parlare di depenalizzazione dell&#8217;aborto, ma non si pu\u00f2 essere moralmente indifferenti di fronte all&#8217;aborto. C&#8217;\u00e8 anche il diritto della donna a non essere sacrificata nella cura dei figli che non vuole. E c&#8217;\u00e8 un terzo diritto: quello della societ\u00e0. Il diritto della societ\u00e0 in generale e anche delle societ\u00e0 particolari a non essere superpopolate, e quindi ad esercitare il controllo delle nascite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho parlato di tre diritti: il primo, quello del concepito, \u00e8 fondamentale; gli altri, quello della donna e quello della societ\u00e0, sono derivati. Inoltre, e per me questo \u00e8 il punto centrale, il diritto della donna e quello della societ\u00e0, che vengono di solito addotti per giustificare l&#8217;aborto, possono essere soddisfatti senza ricorrere all&#8217;aborto, cio\u00e8 evitando il concepimento. Una volta avvenuto il concepimento, il diritto del concepito pu\u00f2 essere soddisfatto solo lasciandolo nascere\u00bb (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Norberto Bobbio cos\u00ec rispondeva a tutti coloro che si dicevano sorpresi e sconcertati dalle sue prese di posizione contrarie all&#8217;aborto: \u00abVorrei chiedere quale sorpresa ci pu\u00f2 essere nel fatto che un laico consideri come valido in senso assoluto, come un imperativo categorico, il non uccidere. E mi stupisco a mia volta che i laici lascino ai credenti il privilegio e l&#8217;onore di affermare che non si deve uccidere\u00bb (16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo Norberto Bobbio un altro autorevole esponente della cultura laica italiana \u00e8 intervenuto ponendo in modo nuovo il problema dell&#8217;aborto. Si tratta dell&#8217;ex Presidente del Consiglio Giuliano Amato, il quale ha definito la legge 194 che prevede l&#8217;interruzione volontaria della gravidanza \u00abuna legge tutta fondata sull&#8217;ipocrisia, che poi pretende i suoi prezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In essa infatti l&#8217;aborto non \u00e8 legato al rischio di dolore o di infelicit\u00e0 del bambino, per le sue eventuali malformazioni o per le condizioni dei genitori. E non lo \u00e8 perch\u00e9 si volle aggirare il problema dell&#8217;eutanasia e si prefer\u00ec dar peso solo e sempre ai rischi che corre la madre. Cos\u00ec facendo si fin\u00ec per trattare il bambino come una pura appendice e per cancellare le ragioni di ogni altro, padre compreso\u00bb (17)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tempi pi\u00f9 vicini a noi, \u00e8 intervenuto a porre la discussione attorno al problema dell&#8217;aborto all&#8217;interno del tema dei diritti dell&#8217;uomo l&#8217;ex presidente della Corte Costituzionale, il prof. Antonio Baldassarre. Per il prof. Baldassarre, intervenuto quando ancora era presidente della Corte Costituzionale, \u00able Costituzioni delle democrazie pluralistiche presuppongono un nucleo di valori fondamentali, i cosiddetti diritti inviolabili, i diritti della persona umana, che non dovrebbero essere soggetti a relativizzazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non possono cio\u00e8 essere parte della negoziazione politica, n\u00e9 della contrattazione tra i soggetti operanti nel sistema, perch\u00e9 rappresentano quel nucleo di valori intoccabili, immodificabili. Costituiscono una sorta di etica fondamentale, in qualche modo secolarizzata attraverso il riconoscimento nelle Costituzioni. Questi diritti &#8211; continua Baldassarre &#8211; tra i quali rientra il diritto alla vita, sono al di fuori di una collocazione di destra o di sinistra. Sono diritti sui quali si deve costruire la societ\u00e0 libera e democratica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 in specifico sul problema dell&#8217;aborto il prof. Baldassarre ha affermato: \u00abII concetto di vita coincide con il momento dell&#8217;individualit\u00e0, che non significa separazione dalla madre, ma avere gi\u00e0 un qualcosa di autonomo anche all&#8217;interno del ventre materno. Ci\u00f2 probabilmente dovrebbe portare ad un ripensamento del problema dell&#8217;aborto, perch\u00e9 nel diritto costituzionale un bene, la vita del nascituro, pu\u00f2 essere soppresso soltanto se c&#8217;\u00e8 un bene di egual valore, nel caso specifico la vita della madre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista costituzionale \u00e8 dunque molto difficile, anzi direi impossibile, riconoscere l&#8217;aborto come diritto di libert\u00e0 della madre. \u00c8 semmai una necessit\u00e0 che si pu\u00f2 avere soltanto nel caso in cui la vita della madre sia seriamente in pericolo. Qui diventa veramente una scelta difficile\u00bb (18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esperto di diritto dei minori, il magistrato Alfredo Carlo Moro, gi\u00e0 presidente del Centro Nazionale di Documentazione per l&#8217;Infanzia e l&#8217;Adolescenza, che ha sede a Firenze, ha significativamente affermato che la legge sull&#8217;aborto \u00abha rappresentato una rottura nel nostro sistema giuridico ed etico\u00bb. Alfredo Carlo Moro si richiama alla Dichiarazione dei diritti del fanciullo che nel preambolo afferma che il fanciullo \u00aba causa della sua immaturit\u00e0 fisica ed intellettuale, ha bisogno di una particolare protezione giuridica sia prima che dopo la nascita\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E l&#8217;art. 2 della nostra Costituzione, ricorda ancora Moro, riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell&#8217;uomo. \u00abE tra essi non pu\u00f2 non essere quel diritto che costituisce il presupposto indispensabile su cui solo si possono ancorare gli altri diritti, e cio\u00e8 il diritto di venire a compiuta esistenza. Del resto il concepito \u00e8 un essere umano, anche se non ancora persona fisica titolare di tutti i complessi diritti che l&#8217;ordinamento giuridico riconosce\u00bb. (&#8230;).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abL&#8217;embrione non \u00e8 perci\u00f2 un grumo amorfo di materia, ma un essere gi\u00e0 costituito che ha gi\u00e0 una sua autonoma tendenza alla vita; non \u00e8 una mera ipotesi di uomo, ma un essere umano che comincia a realizzarsi e che non cesser\u00e0 di farlo fino alla morte, senza che sia possibile fissare un limite qualitativo che segni il passaggio dallo stato vegetativo allo stato umano\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla base di queste e di altre considerazioni, Alfredo Carlo Moro conclude che \u00abappare dunque del tutto contraddittoria la legge che ha introdotto nel nostro ordinamento l&#8217;interruzione volontaria di gravidanza, riconoscendo all&#8217;assolutamente libera autodeterminazione della donna la possibilit\u00e0 di condurre o no a compimento la gestazione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Moro prosegue poi la sua analisi, prendendo in considerazione aspetti giuridici ed elementi relativi ai diritti umani. \u00abIl principio sottostante alla legge che introduce l&#8217;aborto nel nostro Paese appare innanzitutto in palese contrasto con i principi fondamentali su cui si radica tutta la nostra convivenza civile. \u00c8 una conquista della nostra epoca l&#8217;affermazione che ogni uomo &#8211; qualunque sia la sua condizione sociale e il suo grado di maturit\u00e0 &#8211; ha una sua originaria dignit\u00e0, una sua pienezza di diritti, una sua valenza che tutti sono chiamati a rispettare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si respinge oggi, almeno in sede teorica se non purtroppo in sede pratica, l&#8217;idea che le condizioni di debolezza o di imperfezione dell&#8217;essere umano comportino una contrazione di diritti; anzi la nostra Costituzione riconosce che proprio queste condizioni impongono uno sforzo di tutta la repubblica &#8211; organi politici e privati &#8211; per rimuovere quelle situazioni di fatto che impediscono il pieno svolgimento della personalit\u00e0 umana. Ma non \u00e8 contraddittorio con questi valori emergenti il misconoscere che l&#8217;essere umano pi\u00f9 debole ed indifeso &#8211; e cio\u00e8 il concepito &#8211; debba vedere tutelato il suo fondamentale diritto ad essere?\u00bb (19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema dell&#8217;aborto, dunque, non ha a che fare essenzialmente con la fede, bens\u00ec con i diritti umani (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale \u00e8 stata anche la convinzione di un grande sovrano, recentemente scomparso, che si dichiar\u00f2 disposto a rinunciare al trono pur di non scendere a compromessi con la propria coscienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">UN SOVRANO AMATO DAL PROPRIO POPOLO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si apprestava a festeggiare i suoi 60 anni, poi i 40 anni di regno e i 30 di matrimonio, quando una crisi istituzionale ha rischiato di compromettere tutto. Stiamo parlando del re del Belgio, Baldovino, il quale nei primi giorni di aprile del 1990 si rifiuta, per ragioni di coscienza, di firmare la legge sull&#8217;aborto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un Paese diviso tra le comunit\u00e0 fiamminga e vallona, che oggi convivono nell&#8217;ambito di un&#8217;incerta struttura federativa, Baldovino era diventato un indispensabile elemento di unit\u00e0, una sorta di cerniera fra due popoli che non ritenevano di avere un cammino comune da compiere. Nessuno l&#8217;avrebbe detto e neppure immaginato quando nel 1951, ad appena 21 anni, egli sal\u00ec al trono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Belgio usciva allora da una grave crisi istituzionale: la guerra, l&#8217;occupazione tedesca, l&#8217;inquietudine sociale si erano scaricate su re Leopoldo III, accusato di essere stato troppo remissivo verso Hitler e di non aver seguito il governo in esilio a Londra. Nonostante un referendum gli abbia assicurato il 57% dei voti, Leopoldo nel 1950 decide di abdicare in favore del figlio, Baldovino, anche se per molto tempo continua ad esercitare il potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Baldovino, infatti, \u00e8 troppo giovane e il potere non era la sua aspirazione primaria. Primogenito di Leopoldo III e di Astrid, entrambi molto amati dalla popolazione, a vent&#8217;anni Baldovino si trova praticamente imprigionato nel castello di Laeken, quando la <em>Wehrmacht<\/em> occupa il paese. Viene poi deportato in Germania con suo padre &#8211; naturalmente non come un deportato comune &#8211; verso la fine della guerra. Incoronato nel 1951, comincia una carriera politica di dignitoso mediatore tra le parti, in un clima politico reso spesso rovente dalle dispute fra le due comunit\u00e0 linguistiche, fiamminga e vallona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1960 Baldovino si sposa con la spagnola Fabiola, una persona di profonda fede cattolica. Il cruccio principale della coppia reale sar\u00e0 quello di non poter avere figli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Baldovino si rivela un sovrano abile e, quando necessario, coraggioso. \u00c8 lui ad annunciare nel 1959 l&#8217;indipendenza del Congo, al fine di evitare un ulteriore spargimento di sangue. \u00c8 lui ancora a gestire in tutti quegli anni le aspre vicende linguistiche e nazionali che hanno sempre contrapposto fiamminghi e valloni. Grazie alla sua opera di mediazione la monarchia \u00e8 tornata popolare in Belgio e il Paese ha conservato la sua unit\u00e0. Tutto ci\u00f2 viene per\u00f2 messo improvvisamente in discussione dal dibattito in merito al problema dell&#8217;aborto.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">UN IMPEDIMENTO MORALE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II 29 marzo 1990 in Belgio, dopo il Senato, anche la Camera dei Deputati approva una legge, d&#8217;iniziativa socialista e liberale, che autorizza quasi senza limiti l&#8217;interruzione volontaria della gravidanza nelle prime dodici settimane. Questa legge, che depenalizza l&#8217;aborto, giunge al termine di un dibattito durato vari mesi ed \u00e8 il risultato di un difficile e delicato compromesso tra i due partiti della maggioranza parlamentare che sostiene il governo: quello socialista, favorevole alla legge sull&#8217;aborto, e quello cristiano-sociale, contrario. Non rimane che la firma reale perch\u00e9 la legge divenga esecutiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta in apparenza di una formalit\u00e0, dato che in Belgio, come in tutti i Paesi a monarchia costituzionale, il re non pu\u00f2 far altro che approvare le decisioni del Parlamento. Infatti l&#8217;art. 69 della Costituzione belga specifica che \u00abil re ratifica e promulga le leggi\u00bb. Quando il re ratifica una legge, dimostra per\u00f2 anche il suo consenso al testo approvato dalle Camere. E nel nostro caso manca il consenso del re: Baldovino si rifiuta di firmare la legge sull&#8217;interruzione di gravidanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua decisione non giunge del tutto inattesa, poich\u00e9 gi\u00e0 in varie occasioni il sovrano aveva fatto sapere che non era disposto a firmare una legge che riteneva lesiva della sua coscienza di cattolico. Nel suo discorso del 31 dicembre 1989 aveva, ad esempio, chiaramente affermato che il potere politico doveva fare tutto il possibile per difendere la vita, comunque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rifiuto del re crea in Belgio una situazione eccezionale, storica. \u00c8 la prima volta che un fatto del genere avviene in questo Paese. Baldovino precisa il suo pensiero in merito con una lettera che invia al capo del governo, Wilfried Martens.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Signor Primo Ministro,<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>in questi ultimi giorni ho potuto manifestare a numerosi esponenti politici la mia grande preoccupazione circa il progetto di legge relativo all&#8217;interruzione di gravidanza. Questo testo sta per essere votato alla Camera, dopo esserlo stato al Senato. Mi rincresce che non sia stato raggiunto un accordo fra le principali forze politiche su un argomento cos\u00ec fondamentale.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Questo progetto di legge suscita in me un grave problema di coscienza. Temo infatti che esso venga recepito da una gran parte della popolazione come un&#8217;autorizzazione ad abortire durante le prime dodici settimane dopo il concepimento.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nutro anche una serie di preoccupazioni circa la disposizione secondo la quale l&#8217;aborto potr\u00e0 essere praticato al di l\u00e0 delle dodici settimane se il nascituro \u00e8 affetto &#8220;da una menomazione di particolare gravita e riconosciuta come incurabile al momento della diagnosi&#8221;. Si \u00e8 meditato come tale messaggio sarebbe avvertito dagli handicappati e dalle loro famiglie?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In sintesi, temo che questo progetto porti a una sensibile diminuzione del rispetto della vita nei confronti dei pi\u00f9 deboli. Comprenderete, dunque, perch\u00e9 io non voglio essere coinvolto da questa legge. Ritengo che firmando questo progetto di legge e dimostrando nella mia qualit\u00e0 di terzo ramo del potere legislativo il mio accordo con questo progetto, assumerei inevitabilmente una certa corresponsabilit\u00e0. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E questo non posso farlo, per i motivi sopra esposti. So che agendo cos\u00ec non scelgo una strada facile e che rischio di non essere capito da un buon numero di concittadini. Ma \u00e8 la sola via che in coscienza posso percorrere. Chiedo a quelli che si stupissero della mia decisione: &#8220;Sarebbe normale che io fossi il solo cittadino belga costretto ad agire contro la propria coscienza in una questione essenziale? La libert\u00e0 di coscienza vale per tutti, salvo che per il re?&#8221;.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Capisco peraltro molto bene che non sarebbe accettabile che, a causa della mia decisione, venisse bloccato il funzionamento delle nostre istituzioni democratiche. Per questo invito il Governo e il Parlamento a trovare una soluzione giuridica che concili il diritto del Re a non essere obbligato ad agire contro coscienza con la necessit\u00e0 del buon funzionamento della democrazia parlamentare. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Vorrei terminare questa lettera sottolineando due punti importanti sul piano umano. La mia obiezione di coscienza non vuole esprimere alcun giudizio sulle persone che sono favorevoli al progetto di legge. D&#8217;altra parte, la mia decisione non significa che io sia insensibile alla situazione molto difficile e talora drammatica con la quale alcune donne sono messe a confronto. Vi chiedo, signor Primo Ministro, di rendere nota questa lettera, nei modi che riterrete pi\u00f9 opportuni, al Governo e al Parlamento<\/em> (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte a questa crisi politica e istituzionale il governo belga si riunisce e dopo febbrili trattative trova una scappatoia giuridica, appellandosi all&#8217;art. 82 della Costituzione. Dice infatti questo articolo che \u00abse il re si trova nell&#8217;impossibilit\u00e0 di assolvere alle sue funzioni di Capo dello Stato\u00bb, pu\u00f2 subentrarvi il governo stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pratica e la dottrina avevano finora individuato due casi in cui far ricorso all&#8217;art. 82: la malattia grave e la privazione della libert\u00e0 personale. Questo secondo caso si era verificato una sola volta, nel 1940, quando il governo belga in esilio aveva esautorato il re Leopoldo, arresosi ai tedeschi e da loro imprigionato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso di Baldovino i termini sono per\u00f2 diversi e il governo, interpretando in modo estensivo l&#8217;art. 82, ha allora parlato di \u00abimpossibilit\u00e0 morale\u00bb per il re, poich\u00e9 la sua coscienza gli impediva di compiere il dovere costituzionale di accettare le decisioni del Parlamento in materia di aborto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Baldovino viene quindi sospeso dalle sue funzioni per la giornata di gioved\u00ec 4 aprile e fino alle ore 15 del giorno successivo. In questo modo, mentre il re \u00e8 fuori campo, il governo belga pu\u00f2 promulgare e mettere in vigore la legge sull&#8217;aborto. Venerd\u00ec 5 aprile, appunto alle ore 15, le due Camere, riunite in seduta comune, con 245 s\u00ec e 93 astensioni, restituiscono al re i suoi poteri e pongono fine allo stato di emergenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A parte la sostenibilit\u00e0 tecnica e giuridica, la soluzione escogitata dal governo belga ha il pregio di rispettare il valore delle posizioni morali del re, la sua netta e precisa obiezione di coscienza nei confronti dell&#8217;aborto, pur senza aprire un conflitto politico e istituzionale, che sarebbe stato lacerante per il Belgio.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">UNA PERSONA CAPACE DI DIRE NO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II gesto di re Baldovino ha naturalmente grande risalto in tutto il mondo; non era mai capitato che un sovrano fosse disposto a rinunciare al trono pur di non scendere a compromessi con la propria coscienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nel nostro Paese la vicenda di re Baldovino non manca di suscitare commenti. Giorgio Torelli conclude in questo modo su \u00abII Giorno\u00bb un articolo intitolato <em>La favola di un re che abdica per salvare la coscienza<\/em>: \u00abSiamo cos\u00ec assuefatti agli uomini del pressappoco che proprio per questo l&#8217;accaduto dovr\u00e0 rapidamente essere volto in favola. O frastornerebbe troppo\u00bb (22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E Claudio Magris, sul \u00abCorriere della Sera\u00bb rileva come \u00abil rispetto tributato a Baldovino del Belgio anche da chi avversa la sua posizione sul tema specifico del suo rifiuto, la legalizzazione dell&#8217;aborto, dimostra quanto si senta, in generale, la necessit\u00e0 di scelte operate secondo coscienza, di persone capaci, nelle pi\u00f9 varie circostanze, grandi o piccole, di dire no. Questo monosillabo \u00e8 una delle pi\u00f9 belle, forti, poetiche parole del vocabolario; \u00e8 con un no, con una contestazione dell&#8217;esistente, con un rifiuto della realt\u00e0 del momento &#8211; la quale pretende sempre di essere l&#8217;unica possibile e la migliore &#8211; che inizia ogni valore\u00bb (23).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">ORDINAMENTO GIURIDICO E VALORI MORALI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un celebre discorso tenuto ad Harvard nel giugno del 1978 24, il grande scrittore russo Alexander Solgenitsin, premio Nobel per la letteratura, denunciava il declino del coraggio nelle societ\u00e0 occidentali. Secondo Solgenitsin una delle cause di questo declino \u00e8 da trovare nel fatto che in Occidente il diritto mira a distruggere la morale e a sostituirla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Re Baldovino, con il suo gesto, ha ricordato che il diritto e la vita sono sottoposti alla morale, in quanto vi sono dei valori che vanno al di l\u00e0 dell&#8217;ordinamento giuridico formale e sono superiori ad esso. Prima, cio\u00e8, viene l&#8217;uomo, la persona, con la sua identit\u00e0 e la sua integrit\u00e0, con i suoi diritti fondamentali; poi la societ\u00e0, lo Stato, la maggioranza. Vi sono delle situazioni particolari, come nel caso di Baldovino, nelle quali la legge pu\u00f2 entrare in conflitto, su principi fondamentali, con la coscienza personale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Baldovino con il suo gesto ha affermato un valore primario: la coscienza personale \u00e8 una sorta di santuario che su questioni basilari deve rimanere incontaminato e inaccessibile. Il particolare dramma interiore di Baldovino era comunque dovuto alla necessit\u00e0 di conciliare il proprio ruolo pubblico con la propria posizione morale, senza peraltro bloccare una legge che era stata votata dal Parlamento e che, in uno Stato democratico, non si poteva arrestare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scelta di Baldovino, la sua disponibilit\u00e0 a rinunciare anche alla Corona, stanno a dimostrare l&#8217;esistenza di principi di fondo che vengono prima di tutto. Dunque una grande testimonianza, una precisa scelta in coerenza con le proprie convinzioni che derivano per re Baldovino dalla fede, ma che nella lettera al Primo Ministro vengono presentate come frutto di una riflessione del tutto laica sul valore assoluto da attribuire alla vita umana e sul fatto che il diritto alla vita \u00e8 il primo e fondamentale diritto umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Leo Suenens, primate della Chiesa cattolica belga dal 1962 al 1980, amico e confidente di Baldovino, \u00abquesto re pastore \u00e8 stato soprattutto il modello del suo popolo. Gli ha dato l&#8217;esempio di una coscienza fine, sensibile, infinitamente delicata, docile alle minime ingiunzioni morali e spirituali. Per lui la coscienza era un assoluto: era la voce dell&#8217;uomo profondo e la voce di Dio. Egli l&#8217;ha seguita sempre, anche a rischio dei suoi interessi personali, a rischio della sua posizione di re. La vita umana, pensava, valeva questo prezzo\u00bb (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">L&#8217;ATTACCAMENTO ALLE ISTITUZIONI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel luglio del 1993 il Belgio \u00e8 divenuto uno Stato federale: una nuova Costituzione ha sancito una diversa convivenza fra la comunit\u00e0 fiamminga e quella vallona, con ampie autonomie per ognuna delle due realt\u00e0. Il 21 luglio, nel suo discorso per la celebrazione di questo avvenimento, re Baldovino, gi\u00e0 malato (sarebbe morto dieci giorni dopo), pronunci\u00f2 un importante discorso, in cui emerge la sua concezione della politica: \u00abCi\u00f2 che importa ora, \u00e8 far funzionare al meglio le nostre istituzioni. Questo esiger\u00e0 da tutti i responsabili uno spirito di conciliazione, di buona volont\u00e0, di tolleranza e di civismo federale. Questo io auspico con la stragrande maggioranza dei nostri concittadini, che \u00e8 contraria ad ogni forma di separatismo e che non esita a farlo sapere immensamente, e me ne rallegro. Il civismo implica che ogni cittadino si senta pi\u00f9 responsabile della democrazia parlamentare ed esige che ognuno si preoccupi di pi\u00f9 del bene pubblico. La disaffezione verso la politica \u00e8 sterile e comporta pericoli per le nostre istituzioni: abbiamo visto negli anni Trenta a quali derive pu\u00f2 portare. Una delle nostre preoccupazioni sar\u00e0 quindi quella di promuovere un sentimento civico responsabile per cui le donne e gli uomini del nostro Paese si interessino in maniera costruttiva dei grandi problemi della nostra societ\u00e0. La riforma dello Stato \u00e8 stata votata, ora \u00e8 indispensabile che possa regnare una pace comunitaria duratura e che noi possiamo unire i nostri sforzi per far fronte, insieme, ad altre sfide che ci aspettano. Penso soprattutto al lavoro, alla sicurezza, all&#8217;insegnamento e alla costruzione europea\u00bb (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> M. Vegetti (ed.), <em>Opere di Ippocrate<\/em>, UTET, Torino 1965; p. 394.<br \/>\n<strong>2)<\/strong> Sul problema dell&#8217;aborto nell&#8217;antichit\u00e0 si pu\u00f2 vedere il testo di E. Nardi, <em>Procurato aborto nel mondo greco romano<\/em>, Giuffr\u00e8, Milano 1971.<br \/>\n<strong>3)<\/strong> Per esposizione si intendeva l&#8217;abbandono dei figli non desiderati, che venivano appunto &#8220;esposti&#8221; in un particolare luogo; la loro sopravvivenza dipendeva solamente dal fatto che qualcuno li prendesse con s\u00e9, di solito per farne degli schiavi.<br \/>\n<strong>4)<\/strong> E. Nardi, <em>Procurato aborto nel mondo greco romano<\/em>, cit., pp. 124-125.<br \/>\n<strong>5)<\/strong> Questa parte della lettera a tutto l&#8217;Episcopato \u00e8 riportata anche in <em>Evangelium<\/em> <em>vitae<\/em>, 5.<br \/>\n<strong>6)<\/strong><em> Catechismo della Chiesa Cattolica<\/em>), Libreria Eclittice Vaticana, Citt\u00e0 del Vaticano 1992, n. 2270.<br \/>\n<strong>7)<\/strong> Ibid.,11.2271.<br \/>\n<strong>8)<\/strong> Ibid.,n.2272.<br \/>\n<strong>9)<\/strong> Ibid., n.2273.<br \/>\n<strong>10)<\/strong> Evangelium vitae, 62.<br \/>\n<strong>11)<\/strong> Ibid., 63.<br \/>\n<strong>12)<\/strong> Ibid.<br \/>\n<strong>13)<\/strong> Ibid., 70.<br \/>\n<strong>14)<\/strong> Ibid.<br \/>\n<strong>15)<\/strong> \u00abCorriere della Sera\u00bb, 8 maggio 1981.<br \/>\n<strong>16)<\/strong> Ibid.<br \/>\n<strong>17)<\/strong> \u00abL&#8217;Espresso\u00bb, 17 aprile 1988.<br \/>\n<strong>18)<\/strong> Dichiarazioni rilasciate alla <em>Radio Vaticana<\/em> il 26 aprile 1995, riportate poi dal mensile \u00abS\u00ec alla Vita\u00bb, giugno 1995. Cf. anche \u00abAvvenire\u00bb, 30 aprile 1995 e 5 luglio 1995; \u00abla Repubblica\u00bb, 27 e 28 aprile 1995.<\/p>\n<div><strong>19)<\/strong> Tutte queste citazioni sono tratte dal libro di Alfredo Carlo Moro, <em>I diritti inattuati del minore<\/em>, La Scuola, Brescia 1983, pp. 81ss.<\/div>\n<div><strong>20)<\/strong> Su questo aspetto dell&#8217;aborto inteso come problema relativo ai diritti umani e non alla fede cf. A. Palini, <em>Aborto dibattito sempre aperto<\/em>, Citt\u00e0 Nuova, Roma 1992. Interessante la prefazione a questo volume del prof. Adriano Bausola.<\/div>\n<div><strong>21)<\/strong> La lettera di re Baldovino \u00e8 riportata nel testo di M. Schooyans, <em>Aborto e politica.<\/em> Libreria Editrice Vaticana, Citt\u00e0 del Vaticano 1991, pp. 65-67. Per approfondire le problematiche relative al tema dell&#8217;aborto cf. A. Patini, <em>Aborto dibattito sempre aperto<\/em>, cit.; G. Gatta, <em>Aborto una storia dimenticata<\/em>, Pragma, Bologna 1997; P.G. Liverani, <em>Dizionario dell&#8217;antilingua<\/em>, Ares, Milano 1993; J. Lejeune, <em>Il messaggio della vita<\/em>, Cantagalli, Siena 2002.<br \/>\n<strong>22)<\/strong> \u00abII Giorno\u00bb, 5 aprile 1990.<br \/>\n<strong>23)<\/strong> \u00abCorriere della Sera\u00bb, 8 aprile 1990.<br \/>\n<strong>24)<\/strong> A. Solgenitsin, <em>Le d\u00e9clin du courage<\/em> (discorso di Harvard, giugno 1978), ed. du Seuil, Paris 1978.<br \/>\n<strong>23)<\/strong> L.J. Suenens, <em>Re Baldovino. Una vita che ci parla<\/em>, Societ\u00e0 Editrice Internazionale, Torino 1995, p. 89.<br \/>\n<strong>26)<\/strong> Ibid., p.80.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Nuova Umanit\u00e0 n. 3-4 2006 di Anselmo Palmi<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/obiezione-di-coscienza-e-leggi-ingiuste\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":34492,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[287],"class_list":["post-3036","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-bioetica","tag-obiezione","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Obiezione di coscienza e leggi ingiuste: il caso di re Baldovino di fronte alle legge belga sull&#039;interruzione di gravidanza - 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