{"id":29983,"date":"2015-08-28T00:00:54","date_gmt":"2015-08-27T22:00:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=29983"},"modified":"2016-01-28T16:29:11","modified_gmt":"2016-01-28T15:29:11","slug":"viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\/","title":{"rendered":"Viaggio nell\u2019\u00abonorata societ\u00e0\u00bb dall&#8217;unificazione nazionale ad oggi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>il Giornale<\/strong> Mercoled\u00ec 19 agosto 1992<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Viaggio nell\u2019\u00abonorata societ\u00e0\u00bb dall&#8217;unificazione nazionale ad oggi -1<\/strong> \/ La miopia delle autorit\u00e0 sabaude e le spedizioni militari in Sicilia<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>MAFIA, COME SI LEGALIZZA UN CRIMINE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>La Destra storica tenta la via della repressione, la Sinistra chiama a Palazzo gli uomini d&#8217;onore<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Marco Travaglio<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa Nostra. Onorata Societ\u00e0, Mano Nera, Grande Mamma, Piovra. Quanta ipocrisia lessicale, pur di non chiamarla col suo vero nome. L&#8217;omert\u00e0, in Sicilia \u00e8 una cosa seria serissima. E allora, niente meraviglia se nessuno storico della mafia \u00e8 ancora riuscito a ricostruirne le origini etimologiche e la data di nascita. Ogni leggenda \u00e8 buona. Ottima per alimentare quell&#8217;aura di romanticismo e di mistero che affascina tanta gente, la soggioga, la narcotizza. E la induce alla complicit\u00e0, al silenzio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/beati-paoli.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-29984\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/beati-paoli.jpg\" alt=\"beati paoli\" width=\"250\" height=\"197\" \/><\/a>BEATI PAOLI E DINTORNI &#8211;<\/strong> Il mito pi\u00f9 intrigante \u00e8 quello che rimanda tutto al Beati Paoli: una societ\u00e0 segreta nata intorno al 1185 per vendicare i soprusi dei nobili feudali contro la povera gente. Cos\u00ec chiamata perch\u00e9 gli adepti andavano vestiti come i monaci di San Francesco da Paola. Di giorno, narrano le cronache, stavano \u00ab<em>entra<\/em> <em>li chiesi a diri lu rusariu (pri finzioni)<\/em>\u00bb, ma di notte si davano convegno nei sotterranei di Palermo per tramare sanguinose vendette. Firmate con il marchio inconfondibile dalla mano armata di pugnale, o delle due spade incrociate e sormontate dal crocifisso, insieme al motto \u00ab<em>Et iniquitates non prevalebunt<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ha scritto Denis Mack Smith, \u00abBeati Paoli potevano essere o non essere delle organizzazioni serie. Ma senza dubbio esistevano a Palermo gruppi di delinquenti che imponevano tributi tanto ai contadini quanto ai signori\u00bb. Insomma, nel primo Ottocento \u00abtutti gli ingredienti della mafia erano gi\u00e0 presenti, tranne la parola\u00bb. Nel 1838 don Pietro Ulloa, procuratore generale a Trapani, ve<span style=\"text-decoration: line-through;\">r<\/span>g<span style=\"text-decoration: line-through;\">av<\/span>a un allarmatissimo rapporto per il governo borbonico di Napoli: \u00abNon c&#8217;\u00e8 impiegato in Sicilia che non sia prostrato al cenno di un prepotente e che non abbia pensato a trarre profitto dal suo ufficio. Questa generale corruzione ha fatto ricorrere il popolo a rimedi oltremodo strani e pericolosi. Ci sono In molti paesi delle fratellanze, specie di sette che diconsi partiti, senz&#8217;altro legame che quello della dipendenza di un capo, che qui \u00e8 un possidente, l\u00e0 un arciprete. Una cassa comune sovviene ai bisogni, ora di far esonerare un funzionario, ora di conquistarlo, ora di proteggerlo, ora di incolpare un innocente. Il popolo \u00e8 venuto a convenzione con i rei\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abCome accadono furti, escono dei mediatori a offrire transazioni per il recupero degli oggetti rubati. Molti alti magistrati coprono queste fratellanze di una protezione impenetrabile. Non \u00e8 possibile indurre le guardie cittadine a perlustrare le strade, n\u00e9 di trovare testimoni per i reati commessi in pieno giorno. Al centro di tale stato di dissoluzione c&#8217;\u00e8 una capitale con il suo lusso e le sue pretensioni feudali in mezzo al XIX secolo, citt\u00e0 nella quale vivono 40 mila proletari, la cui sussistenza dipende dal lusso e dal capricci dei grandi. In questo ombelico della Sicilia si vendono \u00a0gli uffici pubblici, si corrompe la giustizia, si fomenta l&#8217;ignoranza\u00bb. La mafia c&#8217;\u00e8 gi\u00e0; manca la parola<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>MAFIA CON DUE EFFE<\/strong> &#8211; Anche sull&#8217;etimologia ce n&#8217;\u00e8 per tutti i gusti, il primo vocabolario Siciliano che registrala parola <em>mafia<\/em>, \u00e8 quello del Traina (1868): e la d\u00e0 come importata in Sicilia dai \u00abpiemontesi\u00bb,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cio\u00e8 dai funzionari e soldati venuti in Sicilia dopo Garibaldi, ma proveniente forse dalla Toscana dove <em>maffia<\/em> vuol dire miseria e smaferi sgherri. Altri la fanno Invece derivare dall&#8217;arabo (<em>mu&#8217;afah<\/em>, forza protetta; <em>mahais<\/em>, spaccone; <em>Ma&#8217;aftr<\/em>, una trib\u00f9 che conquist\u00f2 Palermo), dal greco (<em>morphe, prestante<\/em>), dal latino (<em>maleficia<\/em>), dal francese (<em>Maujais<\/em>, i seguaci del dio Maufe; o <em>mafier<\/em>, ingozzare), dal piemontese (malaffare). Ma c&#8217;\u00e8 anche chi pensa che le mafie fossero le cave di tufo dove si radunavano i carbonari trapanesi, oppure quelle i cui \u00abpicciotti\u00bb accolsero Garibaldi sbarcato a Marsala con i Mille. Per non parlare di chi vi legge una sigla: \u00abMorte Al Francesi Italia Anela\u00bb (coniata nel 1282, durante i Vespri siciliani), o addirittura \u00abMazzini Autorizza Furti Incendi Avvelenamenti\u00bb (di et\u00e0 risorgimentale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E chi favoleggia di un tal Turiddu Mafia, padre fondatore della consorteria. Comunque siano andate le cose, \u00e8 certo che nell&#8217;Isola, a met\u00e0 dell&#8217;Ottocento, la parola mafia esprimeva un concetto di superiorit\u00e0 coraggio, intraprendenza, violenza individuale. Ma sempre circondata da un alone di rispetto, di ammirazione, di timore reverenziale: allora i briganti furoreggiavano nei romanzi d&#8217;appendice, dipinti come intrepidi giustizieri dei poveri contro i soprusi del ricchi e dei potenti. Al punto che Dumas, nel suo \u00abPasquale Bruno\u00bb, poteva scrivere: \u00abIn Paesi come la Spagna e l&#8217;Italia, dove la cattiva organizzazione della societ\u00e0 porta sempre a respingere e mantenere in basso chi \u00e8 nato in basso, chi si trova in qu<span style=\"text-decoration: line-through;\">e<\/span>ll<span style=\"text-decoration: line-through;\">e <\/span>condizioni si ribella contro questa ingiustizia divina, decide di farsi da se stesso difensore del debole e nemico del potente. Ecco perch\u00e9 il bandito spagnolo e quello italiano sono figure cosi poetiche e cosi popolari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E il pi\u00f9 grande studioso di tradizioni popolari siciliane, Giuseppe Pitr\u00e9, poteva sostenere che \u00abla mafia non \u00e8 setta n\u00e9 associazione, non ha regolamenti n\u00e9 statuto: \u00e8 la coscienza del proprio essere, l&#8217;esagerato concet<span style=\"text-decoration: line-through;\">to<\/span> della forza individuale\u00bb. Qualcosa di simile, insomma, alla balentia dei sardi. Tutto fuorch\u00e9 una banda armata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/mafiusi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-29985\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/mafiusi.jpg\" alt=\"mafiusi\" width=\"150\" height=\"200\" \/><\/a>\u00abMAFIUSI\u00bb A TEATRO<\/strong> &#8211; L&#8217;inventore della mafia come associazione a delinquere si chiama Giuseppe Rizzotto: il romanziere siciliano che nel 1862 scrisse e port\u00f2 in scena un drammone popolare, \u00abI mafiusi de la Vicaria\u00bb. Narrava la storia delle bravate di una ghenga di frequentatori abituali del carcere di Palermo, la \u00abVicaria\u00bb appunto. Un polpettone quasi inguardabile. Ma gratificato da un enorme successo anche nel Continente (vi volle assistere persino il principe ereditario Umberto di Savoia). E molto istruttivo: fotografava finalmente ci\u00f2 che era diventata la mafia, una setta in piena regola, con tanto di rituali, leggi, segni di riconoscimento. E delitti a catena. Ovviamente ci fu chi boll\u00f2 Rizzotto come \u00abtraditore della Sicilia\u00bb, al soldo dei denigratori piemontesi. Ad esempio il suo ben pi\u00f9 noto Collega Luigi Capuana, per il quale la mafia non era che un innocuo e comprensibile \u00abspirito di insofferenza per le prepotenze\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di tutt\u2019altro parere magistrati come l&#8217;agrigentino Alessandro Mirabile, che proprio in quegli anni preparava le requisitorie dei primi processi alla mafia, sulla scorta delle confessioni del primo \u00abpentito\u00bb che si ricordi. L&#8217;uomo si chiamava Bernardino Verro: dopo aver aderito in giovent\u00f9 alla onorata societ\u00e0 ne era uscito per iscriversi al nascente movimento socialista dei Fasci siciliani, ed aveva consegnato ai giudici un memoriale pieno di informazioni preziosissime. Il pover uomo pagher\u00e0 con la vita il suo \u00absgarro\u00bb all&#8217;onorata societ\u00e0: lo troveranno cadavere, il 3 novembre 1915, in una stradina di Corleone, di cui era appena diventato sindaco. A quarantott\u2019anni. Il primo \u00abinfame\u00bb morto ammazzato di una lunga catena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto, tre anni dopo il suo ingresso nei vocabolari dialettali, la parola <em>mafia <\/em>aveva fatto il suo esordio in un documento ufficiale, e nel suo significato pi\u00f9 autentico: il rapporto del prefetto di Palermo Filippo Antonio Gualtiero, inviato il 25 aprile 1865 al ministro dell&#8217;Interno. \u00abI liberali nel 1848, i Borboni nella restaurazione, i garibaldini nel 1880\u00bb, mand<span style=\"text-decoration: line-through;\">a<\/span>va a dire il prefetto, \u00abebbero tutti la stessa necessit\u00e0, si macchiarono tutti della medesima colpa: leganti a quest\u2019associazione malandrinesca detta mafia. Sicch\u00e9 l&#8217;altitudine e la necessit\u00e0 della trista associazione la tenne sempre dipendente dai partiti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>IL GOVERNO NON CAPISCE &#8211;<\/strong> Distratte, lontane e impreparate, le autorit\u00e0 sabaude fan di tutta l&#8217;erba un fascio. E assimilano la mafia alle bande sanfediste e antiunitarie che in quegli anni scorrazzano nel Meridione dando filo da torcere all&#8217;esercito. Problema militare, insomma. Cosi, dal 1863, la legge contro il brigantaggio \u00e8 estesa alla Sicilia, dove giunge alla testa delle truppe regie il generale Gavone. Il quale non trova di meglio che cingere d&#8217;assedio Palermo, Girgenti, Trapani e Caltanissetta, provocandovi la rivolta. La Sicilia \u00e8 messa a ferro e fuoco per una settimana dal 16 al 22 settembre 1866.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/esercito_sabaudo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-29986\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/esercito_sabaudo.jpg\" alt=\"esercito_sabaudo\" width=\"250\" height=\"153\" \/><\/a>Poi la repressione del generale Cadorna, tanto spietata da costringere il governo ad inviare sul posto una commissione d&#8217;inchiesta: la prima di una lunga serie. I lavori si concludono nel giro di una decina di giorni, con vaghe e generiche proposte di sussidi ed opere pubbliche. L&#8217;anno seguente, il 1868, un altro generale si affaccia sullo stretto di Messina \u00e8 Luigi Medici, luogotenente generale con poteri straordinari, per soffocare gli ultimi fermenti. Anch&#8217;egli, Invece di scandagliare a fondo l&#8217;organizzazione mafiosa si preoccupa soprattutto di reprimere e liquidare i partiti di opposizione al governo: non tanto i borbonici, quanto i democratici garibaldini. Accusati, questi ultimi, di aver scatenato la rivolta in combutta con la mafia ed elementi dell&#8217;<em>Ancien R\u00e9gime<\/em>. Nel 1871, il \u00abgeneralissimo\u00bb chiede ed ottiene una legge speciale, che gli consente di infliggere l&#8217;\u00abammonizione\u00bb (una forma di vigilanza speciale) o il domicilio coatto (in un&#8217;isola deserta) a chiunque sia sospettato o denunciato come \u00absovversivo\u00bb. Una legge che non serve a recidere le radici della malapianta mafiosa. Anzi, tutto li contrario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I PALAZZI DEI VELENI<\/strong> &#8211; La luogotenenza usa il pretesto della mafia per abusi e soprusi di ogni genere. Operazioni di \u00abrepulisti\u00bb politico, pi\u00f9 che di lotta alla malavita. Scoppiano cosi i primi contrasti tra la polizia e una parte della magistratura, che insorge contro le soperchierie del Medici e dei suoi uomini. I veleni di Palermo giungono fin sulla scrivania dei ministro dell&#8217;interno Giovanni Lanza, che si vede recapitare una denuncia riservata sulla condotta del questore di Palermo, Albanese, accusato di insabbiare sistematicamente le inchieste, occultare le prove, minacciare i testimoni, assoldare sgherri e picciotti, promuovere tacite conciliazioni tra assassini mafiosi e parenti delle loro vittime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partono le solite inchieste, ma il questore resiste. Finch\u00e9, nel 1869, non vengono trovati morti ammazzati due testimoni scomodi, che si apprestavano a denunciare le illegalit\u00e0 commesse da alcuni agenti. La magistratura palermitana spicca un mandato di cattura contro il questore, che viene processato. Ma le condanne piovono soltanto sulle teste di alcuni suoi sottoposti. Lui se la cava per insufficienza di prove.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il procuratore generale di Palermo, Diego Tajani, deluso e amareggiato per quella sentenza scandalosa, lascia il suo posto e torna all&#8217;avvocatura, per poi essere eletto alla Camera nel 1874 nelle file democratiche. Sar\u00e0 proprio lui, l&#8217;anno seguente, a puntare il dito contro il governo della destra con un discorso rimasto famoso: \u00abDal 1860 al 1866 non avete fatto che offendere abitudini secolari, suscettibilit\u00e0 anche puntigliose di popolazioni che erano disposte a ricambiare con un tesoro d&#8217;affetti un governo che avesse saputo studiarle e conoscerle. Invece oggi manca in Sicilia un&#8217;idea esatta della parola governo. Bisogna ricostituirla, questa idea: bisogna accerchiarla di un&#8217;aureola imponente, perch\u00e9 se non si comincia da questo non si far\u00e0 mai nulla\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tutta risposta, il ministro dell&#8217;Interno Nicotera, inasprisce la repressione del brigantaggio, vara altre misure eccezionali, spedisce nell&#8217;Isola la seconda commissione d&#8217;inchiesta. Ancor pi\u00f9 inconcludente della prima: \u00abIl fenomeno malioso\u00bb, si legge nella relazione finaie, \u00ab\u00e8 un pervertimento so\u00adciale, residuo dell&#8217;antico regime, determinato anche dalla riluttanza delle popolazioni a lasciarsi modificare dalle nuove istituzioni\u00bb. La mafia come appendice dei Borboni, dunque. Nulla di pi\u00f9 superficiale, sbagliato, fuorviarne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I PERCHE&#8217; DELLA MAFIA<\/strong> &#8211; Come ha scritto Leonardo Sciascia, la mafia era, gi\u00e0 allora, qualcosa di ben pi\u00f9 complesso e originale: \u00abUn movimento che si pu\u00f2 paragonare al passaggio da una societ\u00e0 feudale ad una societ\u00e0 borghese. Quel passaggio che in Francia si realizz\u00f2 attraverso la Rivoluzione del 1789 e In altri Paesi, attraverso quello che fu detto l&#8217;assolutismo illuminato\u00bb. La Sicilia non conobbe n\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altro: \u00abLa terra pass\u00f2 dal baroni al &#8220;borghesi&#8221;&#8230; attraverso operazioni di tipo mafioso. I contadini promossi a campieri (specie di carabinieri del f<a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/picciotti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-29987\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/picciotti.jpg\" alt=\"picciotti\" width=\"155\" height=\"200\" \/><\/a>eudo alle dipendenze del barone) e da campieri a &#8220;gabellotti&#8221; (cio\u00e8 ad affittuari delle terre), intimorendo i baroni, facendo loro del prestiti con usure ingenti, derubandoli del reddito, riuscirono ad impadronirsi della terra. Ma, servi divenuti padroni, i loro vizi furono quelli dei loro antichi padroni: volevano soltanto la terra, terra quanto pi\u00f9 estesa possibile. E si contentavano del reddito che la terra aveva sempre dato. Non volevano trasformarla, bo\u00adnificarla, migliorarla. Il reddito della terra veniva investito in altra terra&#8230; Insomma, la classe borghese-mafiosa non sa costruire: sa soltanto divorare. Da ci\u00f2 deriva che all&#8217;interno di tale classe c&#8217;\u00e8 un continuo conflitto, un continuo processo di sostituzione. I delitti della mafia sono perci\u00f2, di solito, interni: conflitti tra una nuova generazione e la vecchia, tra gruppi che sono gi\u00e0 arrivati al potere, alla ricchezza, al decoro, e gruppi che vogliono arrivare. L&#8217; &#8220;arrivo&#8221;, dunque, spesso coincide con l&#8217;annientamento (anche fisico), con la fine\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 con questa organizzazione, prepotente e ramificata, non con presunti residuati del sistema borbonico, che lo Stato italiano, all&#8217;indomani dell&#8217;Unit\u00e0, cominciava a fronteggiarsi Ma senza percepirne, per decenni la portata e il pericolo. Eppure due sociologi come Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino, nel 1877, avevano gi\u00e0 capito tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 stupefacente come la loro inchiesta privata sulla mafia, dopo una visita agli stessi luoghi perlustrati dai miopi onorevoli delle vane commissioni d&#8217;inchiesta, sia giunta subito al nocciolo del problema: \u00abSotto le parvenze politico-amministrative\u00bb, scriveva Franchetti, \u00absi nasconde spesso il gruppo di mafia: cosicch\u00e9 si rende necessario, direi quasi indispensabile, il bisogno di aderire, cordialmente o per timore, ad una clientela&#8230; Qui non si comprende la vita privata e pubblica che si svolga esclusivamente entro il dominio della legge, ma sempre dentro un partito, perch\u00e9 l&#8217;uomo onesto \u00e8 esposto alle vessazioni del primo venuto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mafia non come fenomeno occasionale o come residuato di un mondo che agonizza. Ma come conseguenza di certi rapporti sodali ed economici, oltrech\u00e9 della latitanza delle istituzioni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>SINISTRA, DI MALE IN PEGGIO. <\/strong>&#8211; Se la destra di Lanza e Sella, in gran parte formata da settentrionali, \u00e8 miope, la sinistra storica &#8211; perlopi\u00f9 meridionale &#8211; ci vede benissimo. Ma, dopo il suo avvento al potere (1876), chiude un occhio, se non due. Mentre la Piovra, fino ad allora fenomeno prevalentemente rurale, mette radici nella \u00abconca d&#8217;oro\u00bb (la zona pi\u00f9 fertile intorno a Palermo, dove fioriscono le coltivazioni di agrumi) e allunga anche i suoi tentacoli in citt\u00e0, con i Depretis e i Crispi al governo \u00abinizia &#8211; secondo lo storico Salvatore F. Romano &#8211; la fase della legalizzazione della mafia\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_29988\" style=\"width: 136px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Depretis_governo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-29988\" class=\"wp-image-29988\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Depretis_governo.jpg\" alt=\"Depretis_governo\" width=\"136\" height=\"200\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-29988\" class=\"wp-caption-text\">Primo governo Depretis<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uomo d&#8217;onore entra nei palazzi che contano, occupa la poltrona di sindaco e talvolta anche quella di deputato. Francesco De Sanctis, nel 1877, denuncia che \u00abnei consigli comunali, provinciali e parlamentari si formano associazioni di cointeressati i quali, pur nascondendosi sotto una qualsiasi maschera, sono vere associazioni a delinquere. O, se preferite\u00a0dei <em>mangia con tutti<\/em>\u00bb. E Napoleone Colajanni racconter\u00e0 poco pi\u00f9 tardi: \u00abLa Sinistra aveva contratto molti debiti politici e morali in sedici anni di lotta contro la destra. Non poteva pagarli che a spese della cosa pubblica, a spese soprattutto della giustizia e della legalit\u00e0. I favori e le ricompense perci\u00f2 piovvero sugli amici, sui clienti, sui creditori, sotto forma di impieghi, concessioni di ogni genere, di onorificenze cavalleresche\u2026 L&#8217;ingiustizia, la sopraffazione, la violazione della legge fecero capo sistematicamente al deputato o al candidato governativo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mafia sta col governo, dunque. E d\u00e0 una mano a Crispi (anche lui buon amico di diversi boss) quando, dimentico delle sue origini democratiche, il \u00abBismarck all&#8217;italiana\u00bb reprime nei sangue il movimento dei Fasci siciliani. Il 10 dicembre 1893 campieri e mafiosi aprono il fuoco, a Giardinelle, contro i braccianti che tentano di occupare le terre. Il giorno di Natale, undici morti a Lercara. All&#8217;alba del Capodanno &#8217;94, le guardie campestri (al soldo degli uomini d&#8217;onore) sparano ancora: sette morti. Un&#8217;indagine riveler\u00e0 poi che quei colpi di lupara sono partiti dalla casa del sindaco mafioso. Ma il regime Crispino fa di tutto per insabbiare le inchieste che ne seguono, segretamente riconoscente. E i processi si chiudono con una raffica di \u00abinsufficienza di prove\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di l\u00ec a poco il governo scioglier\u00e0 i Fasci, proclamando lo stato d&#8217;assedio. Ma senza neppure toccare le cosche (cosca \u00e8, in origine, la corona di foglie del carciofo). Anzi, non c&#8217;\u00e8 deputato siculo della sinistra storica che non intrattenga amichevoli rapporti con i <em>mammasantissima<\/em>, garantendo impunit\u00e0 e favori in cambio di voti: soprattutto dopo la riforma del 1882, che ha quadruplicato il numero degli elettori. Cosi l&#8217;onorata societ\u00e0 allunga le mani in ogni settore, dall&#8217;agricoltura all&#8217;industria, dal commercio alla politica. E persino all&#8217;alta finanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/assassinio_Notarbartolo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-29989\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/assassinio_Notarbartolo.jpg\" alt=\"assassinio_Notarbartolo\" width=\"149\" height=\"200\" \/><\/a>IL GIALLO NOTARBARTOLO<\/strong>. &#8211;\u00a0 Il 1\u00b0 febbraio 1893, l&#8217;ex direttore del Banco di\u00a0Sicilia di Palermo, il marchese Emanuele Notarbartolo, \u00e8 assassinato con ventisette coltellate sul diretto Termini Imerese-Palermo, e gettato dal treno in corsa. Per mesi gli inquirenti brancolano nel buio. Poi il figlio della vittima, il guardiamarina Leopoldo Notarbarolo, si decide a raccontare ai giudici ci\u00f2 che a Palermo sanno anche le pietre: a fare ammazzare suo padre \u00e8 stato l&#8217;onorevole Raffaele Palizzolo, uomo di Crispi eletto a Palermo, noto capomafia, nonch\u00e9 consigliere d\u2019amministrazione dell&#8217;istituto di credito nell&#8217;occhio del ciclone per lo scandalo delle speculazioni e dei libri contabili falsificati che coinvolge parecchi parlamentari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei killer di Notarbartolo \u00e8 il ferroviere Giuseppe Fontana vi Villabate, membro della \u00abfamiglia\u00bb di Palizzolo. E II movente \u00e8 chiaro come il sole: l&#8217;ex banchiere ha denunciato l&#8217;onorevole per aver falsificato un mandato di pagamento di 8 mila lire. Denaro che \u00e8 servito a Palizzolo per finanziarsi la campagna elettorale: se non fosse stato eletto, avrebbe perduto l&#8217;immunit\u00e0 parlamentare e sub\u00ecto un processo per l&#8217;assassinio di un suo colono. Prove schiaccianti, dunque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tantopi\u00f9 che Fontana viene arrestato e riconosciuto dal vice capostazione di Termini come \u00abl&#8217;uomo dalla faccia dura\u00bb salito sul convoglio la sera del delitto. Ma al primo dibattimento, nel \u201894, il testimone ritratta. Seguono altri due processi, uno a Milano nel \u201899, l&#8217;altro l&#8217;anno seguente a Bolo\u00adgna. Alla fine Palizzolo, arrestato dopo che la Camera ha concesso l&#8217;autorizzazione a procedere, \u00e8 condannato a <span style=\"text-decoration: line-through;\">t<\/span>rent\u2019anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le lunghe udienze sconvolgono il Paese e scoperchiano la maleodorante fogna delle complicit\u00e0 politico-mafiose. Risulta che il generale Mirri, direttore della Pubblica sicurezza e buon amico di Palizzolo, gli ha reso parecchi favori: alla vigilia delle elezioni politiche di Alcamo, nel 1895, ha fatto avere la libert\u00e0 provvisoria a un certo Saladino, pregiudicato per associazione a delinquere e omicidio, sostenitore del candidato governativo Damiani, con questa raccomandazione: \u00abBisogna ad ogni costo che Damiani sorta v<span style=\"text-decoration: line-through;\">i<\/span>tto<span style=\"text-decoration: line-through;\">r<\/span>ioso dalla lotta, perch\u00e9 Damiani \u00e8 Crispi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E l&#8217;anno seguente, alle amministrative palermitane, lo stesso Palizzolo ha fatto scarcerare un altro pregiudicato, Matisi, candidato Crispino alla carica di sindaco di un comune alle porte del capoluogo. Dopo la condanna del deputato, nasce subito un \u00abComitato pr\u00f2 Sicilia\u00bb tra i suoi \u00abamici\u00bb isolani, che stigmatizzano duramente la sentenza, E il 27 gennaio 1903 la Cassazione annulla tutto. Un anno dopo Palizzolo \u00e8 assolto dal tribunale di Firenze per \u00abinsufficienza di prove\u00bb. E Corrado Carnevale non \u00e8 neppure nato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1-continua)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">_______________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Il Giornale<\/strong> Gioved\u00ec 20 agosto 1992<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Viaggio nell\u2019 \u00abonorata societ\u00e0\u00bb dall&#8217;unificazione nazionale ad oggi<\/strong> -2 \/ Le connessioni con la mafia americana e l\u2019intervento di Mussolini<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>UN PAISA&#8217; E UN PREFETTO CONTRO LE COSCHE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>La sfida di Joe Petrosino alla Mano Nera e l&#8217;impresa interrotta di Cesare Mori<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Marco Travaglio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo chiamano Lupo Solitario, e non a torto. Joe Petrosino \u00e8 uno di quei <em>detective<\/em> venuti dalla gavetta che non rispettano granch\u00e9 le forme, ma che badano parecchio alla sostanza. Che non guardano in faccia nessuno, e di nessuno si fidano se non di se stessi. L&#8217;uomo pi\u00f9 adatto a combattere la Mano Nera. Ossia la potente organizzazione criminosa che, nata per assicurare \u00abprotezione\u00bb agli emigranti italiani i quali &#8211; a cavallo tra Ottocento e Novecento &#8211; cercano fortuna (o impunit\u00e0) In America, si \u00e8 subito trasformata in una tenibile affiliazione gangsteristica della mafia siciliana, terrorizzando col racket la Little Italy newyorkese e mettendo le mani su tutti gli affari pi\u00f9 proibiti e lucrosi del tempo.<\/p>\n<div id=\"attachment_29990\" style=\"width: 164px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Joe-Petrosino.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-29990\" class=\"wp-image-29990\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Joe-Petrosino.jpg\" alt=\"Joe Petrosino\" width=\"164\" height=\"200\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-29990\" class=\"wp-caption-text\">Joe Petrosino<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>DA STRILLONE A DETECTIVE<\/strong> &#8211; Nato a Padula, nel Salernitano, nel 1860, Giuseppe Petrosino emigra in America a 13 anni, col padre. E l\u00ec, come tutti i <em>pais\u00e0<\/em> (o <em>dago,<\/em> come li chiamano sprezzantemente gli americani) della Grande Mela, s&#8217;arrabatta a lare un po&#8217; di tutto: dal lustrascarpe allo strillone allo spazzino. Poi l&#8217;ingresso nella polizia, dove mostra subito coraggio ed abilit\u00e0 investigative da vendere. Primo italiano ad indossare quell&#8217;uniforme, \u00e8 anche l&#8217;unico dei 30 mila agenti di New York a capire e parlare la lingua dei <em>dago<\/em>. Cosi, a capo di un pugno di italo-americani pomposamente battezzati <em>Italian Branch<\/em>, si getta a capofitto nell&#8217;operazione repulisti di Little Italy. Entrando subito in rotta di collisione con la Mano Nera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel giro di pochi anni, questo poliziotto bruttareIlo, tarchiato, alto non pi\u00f9 d&#8217;un metro e sessanta si guadagna la stima degli italiani perbene, i titoli a tutta pagina dei giornali, l&#8217;amicizia personale del presidente Roosevelt. Le sue imprese hanno sempre un che di pittoresco, di misterioso, di thrilling. Maestro nei travestimenti, Joe \u00e8 solito presentarsi in casa dei boss abbigliato da barbone, da contadino, da manovale, da gangster. Insomma, il classico personaggio da prima pagina. Da film poliziesco. Insofferente alle norme ed al cerimoniali, regala sempre un suo \u00abricordo\u00bb a chiunque passi sotto le sue grinfie: pi\u00f9 d&#8217;un capomafia, nel suo ufficio, lascia buona parte della dentatura. \u00abCosi vi ricorderete chi \u00e8 Petrosino\u00bb, \u00e8 il suo rituale commiato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le centinaia di criminali che in quegli anni fanno i conti con lui, c&#8217;\u00e8 tutto il fior fiore della malavita italo-americana: da Ignazio Lupo a Joe Morello, futuri capi della Mano Nera; da Giovanni Alfano, il boss camorrista coinvolto nel delitto CuocoIo, all&#8217;onorevole Palizzolo che, assolto al processo Notarbartolo, ha preferito cambiar aria in America; ma soprattutto don Vito Cascio Ferro, l&#8217;uomo che ha inventato in Sicilia ed esportato negli States il racket delle estorsioni. Il primo grande boss dell&#8217;Onorata Societ\u00e0 siciliana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>DON VITO, SUPERBOSS &#8211;<\/strong> Padrino di gran calibro, forse il pi\u00f9 noto e potente della prima met\u00e0 del secolo, don Vito \u00e8 di due anni pi\u00f9 anziano di Joe. Nato a Bisaquino, a due passi da Corleone, \u00e8 figlio di un \u00abcampiere\u00bb ed ha imparato a leggere e scrivere solo dopo il matrimonio con una maestrina. Alto e robusto, barba fluente e portamento signorile, si guadagna ben presto il prestigio di \u00abgalantuomo\u00bb e il tradizionale titolo di \u00abdon\u00bb. Dopo la militanza giovanile nelle file anarchiche (all&#8217;epoca dei Fasci siciliani, 1892), che gli procura una condanna e lo costringe a rifugiarsi in Tunisia per un po&#8217;, aderisce alla mafia. E gi\u00e0 nel &#8217;98 deve rispondere dei reati tipici dell&#8217;Onorata Societ\u00e0 di allora: abigeato (furto di bestiame), violenza, incendio doloso, sequestro di persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prosciolto per mancanza di indizi, nel 1901 preferisce espatriare oltreoceano. E l\u00ec, forte del suo gran prestigio internazionale, assume il controllo della Mano Nera, modernizzandola, collegandola con la mafia palermitana, insegnandole ad autofinanziarsi con un sistema tutto nuovo di sua invenzione: il \u00abpizzo\u00bb (\u00abfateci bagnare &#8216;u pizzu\u00bb, Il becco, dicono i suoi emissari alle vittime designate). Un giorno, per\u00f2, incappa In Joe Petrosino. Che lo incrimina per il delitto dell&#8217;uomo nel barile\u00bb, uno del gialli pi\u00f9 complicati risolti dal piccolo grande detective. Per don Vito sono subito dolori: arrestato, strapazzato e &#8211; nonostante l&#8217;assoluzione per insufficienza di prove &#8211; espulso senza tanti complimenti dall&#8217;America. Torna a Palermo, dove non fatica molto per riprendere in mano l&#8217;Onorata Societ\u00e0, ripetendo l&#8217;opera di riorganizzazione gi\u00e0 attuata a New York.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 tra gli uomini pi\u00f9 ricchi dell&#8217;isola, controlla migliaia di voti, \u00e8 amico e sponsor di politici locali e nazionali. Che lo ricambiano con la croce di cavaliere del Regno eppoi addirittura con la completa riabilitazione, dando un bel colpo di spugna ai reati che macchiano la sua fedina penale. Ora \u00e8 di nuovo un uomo rispettabile. E \u00abdi rispetto\u00bb. Ma in tasca conserva una foto di Joe Petrosino, e ripete agli \u00abamici\u00bb: \u00abNon ho mai ammazzato nessuno, con le mie mani. Ma se mi capita a tiro quello l\u00ec, me lo dovete lasciare tutto per me\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;occasione si presenta nel 1909, quando il poliziotto pi\u00f9 famoso del mondo, stufo di reclamare dalle autorit\u00e0 italiane un \u00abfiltro\u00bb pi\u00f9 severo ai permessi d&#8217;emigrazione, approda a Palermo per bloccare sul nascere l&#8217;espatrio in massa di boss e picciotti verso l&#8217;America. E\u2019 in missione segreta, e sotto falso nome: Simone Velletri. Ma il capo della polizia newyorkese spiffera subito tutto ad un quotidiano. E chi \u00abdeve\u00bb sapere, sa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Mano-Nera.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-29991\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Mano-Nera.jpg\" alt=\"Mano Nera\" width=\"155\" height=\"200\" \/><\/a>DELITTO NELLA NOTTE<\/strong> &#8211; Giunto a Palermo il 28 febbraio, dopo un cordiale e riservato, incontra col capo del governo Giolitti, Petrosino batte in lungo e in largo la Sicilia annotando sui suoi registri i capi d&#8217;imputazione dei principali padrini italo-americani, per preparare i provvedimenti di espulsione dagli Usa. Un&#8217;operazione che, se andasse in porto, mozzerebbe di netto la Mano Nera. La mafia lo lascia lavorare pochi giorni, poi due o tre killer l&#8217;ammazzano con quattro colpi di pistola, la sera del 12 marzo, nella centrale piazza Marina. Si sussurra che, a capeggiare il comando dei sicari, ci sia don Vito in persona. Quella sera \u00e8 a cena in casa dell&#8217;onorevole Domenico De Michele Ferrantelli. Si assenta giusto il tempo di uccidere la sua bestia nera, poi fa ritorno dall&#8217;amico, per il caff\u00e8. Alibi di ferro. Al processo, il deputato giura che don Vito non s&#8217;\u00e8 mosso un istante dalla sua tavola. Cosi, arrestato il 3 aprile 1909, Cascio Ferro \u00e8 prosciolto con tante scuse due anni dopo, insieme ai 14 presunti complici. E riprende la normale attivit\u00e0, in grande stile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 il capo indiscusso di tutte le cosche siciliane. Gli onorevoli dell&#8217;isola fanno la fila per baciargli le mani. Arriva addirittura ad acquistare una flotta d\u00ec pescherecci per traghettare sui mercati nordafricani il bestiame rubato e gli altri bottini della mafia, e ad accompagnare i mafiosi nel mirino della giustizia in alto mare, per l&#8217;imbarco clandestino sui bastimenti in rotta verso l&#8217;America. Ma che fanno i governi di quegli anni contro l&#8217;Onorata Societ\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco, male e distrattamente. Basti pensare che il protettore di don Vito, l&#8217;onorevole Ferrantelli, \u00e8 un giolittiano di stretta osservanza: esempio tipico del mafioso \u00abvincente\u00bb, ha sbaragliato appena pochi giorni prima del delitto Petrosino Raffaele Palizzolo, il notabile Crispino legato alle vecchie cosche ormai in disgrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>IL SARTO E LA MAFIA<\/strong> &#8211; Il fatto \u00e8 che, nei primi turbinosi vent&#8217;anni del secolo, i governi di Roma hanno ben altro a cui pensare che non l&#8217;Onorata Societ\u00e0. La vec-chia classe politica dei notabili se ne serve come serbatoio di voti, contro i nascenti partiti di massa (il socialista e il cattolico). Piemontese scettico e culturalmente lontano dal problemi della Sicilia, Giovanni Giolitti rifugge dai provvedimenti straordinari. N\u00e9 pu\u00f2 permettersi il lusso di abbattere il sistema clientelare-mafioso nato sotto i Borboni e perpetuato dai governi della destra eppoi della sinistra storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cinicamente convinto che \u00abun sarto, dovendo tagliare un abito per un gobbo, deve fare la gobba anche all&#8217;abito\u00bb, fa poco o nulla per sradicare la malapianta. Eppure, al di l\u00e0 delle accuse &#8211; in parte fondate in parte dettate da opportunismo politico &#8211; di Gaetano Salvemini al \u00abministro della malavita\u00bb, lo statista non \u00e8 sospettabile di collusioni mafiose. Semmai, di aver utilizzato con spregiudicatezza gli stessi sistemi dei suoi predecessori e dei suoi successori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosi come Vittorio Emanuele Orlando, il quale per\u00f2 ha l&#8217;aggravante di esser eletto in Sicilia: all&#8217;Indomani della prima guerra mondiale, con la fresca aureola di Presidente della Vittoria, ad ogni suo rientro nell&#8217;isola natia riceve gli omaggi dei principali capicosca fedeli a don Vito; e nel 1924, alla vigilia delle elezioni che lo videro candidato nel \u00ablistone\u00bb con i fascisti e i nazionalisti, nobilita l&#8217;Onorata Societ\u00e0 in un discorso a Palermo: \u00abSe per mafia si intende il sentimento dell&#8217;onore portato sino all&#8217;esasperazione, insofferenza contro la sopraffazione, generosit\u00e0&#8230; allora anch&#8217;io mi dichiaro mafioso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure neanche lui, a quel che risulta, era affiliato all&#8217;Onorata Societ\u00e0. Tutto questo per dire con quanta superficialit\u00e0 e impreparazione lo Stato postrisorgimentale affrontava (anzi, <em>non<\/em> affrontava) la Piovra. Nulla di strano, allora, se in quegli anni don Cascio Ferro accumul\u00f2 nell&#8217;isola un potere Illimitato, da vicer\u00e9 borbonico. Finch\u00e9, nel 1928, non trov\u00f2 sulla sua strada un altro simbolo vivente dell&#8217;antimafia: Cesare Mori, il prefetto di ferro.<\/p>\n<div id=\"attachment_29992\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/prefetto-Mori.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-29992\" class=\"wp-image-29992\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/prefetto-Mori.jpg\" alt=\"prefetto Mori\" width=\"250\" height=\"177\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-29992\" class=\"wp-caption-text\">Cesare Mori (al centro)<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>IL PREFETTISSIMO<\/strong> &#8211; Figlio di ignoti, \u00abesposto\u00bb appena nato in una delle ruote per trovatelli eppoi adottato da una famiglia di Pavia, Cesare Mori studia all&#8217;Accademia militare di Torino. Costretto a lasciare l&#8217;esercito per aver sposato una ragazza senza dote e dunque impari al suo rango, entra nella Pubblica sicurezza, percorrendovi il <em>cursus<\/em> <em>honorum<\/em> di pari passo con l&#8217;ascesa al potere di Giolitti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo una burrascosa parentesi in Emilia Romagna, da dove \u00e8 allontanato per le proteste dei repubblicani contro la sua presunta \u00abillegale irruenza\u00bb, arriva per la prima volta a Palermo nel 1903. Qui entra subito in rotta di collisione con la mafia e si guadagna la fama di uomo energico e brutale, ammazzando a fucilate un pericoloso bandito. E durante la guerra, alla testa di un reparto speciale di carabinieri e poliziotti, d\u00e0 una caccia spietata ai disertori che ingrossano le file del banditismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo Caporetto lo chiamano a Torino, per reprimere i moti delle sinistre: \u00e8 qui che entra nelle grazie di Giolitti, che lo \u00abraccomanda\u00bb presso Orlando per la promozione a questore. A Roma nel &#8217;20 e a Bologna, col grado di prefetto, nel &#8217;21, si inimica subito i \u00abras\u00bb fascisti Balbo e Arpinati, che scorazzano con le loro squadracce nella regione, spalleggiati dagli agrari. \u00abServitore ottuso del governo di Roma\u00bb, scrive di lui Mussolini sul\u00a0<em>Popolo d&#8217;Italia<\/em>, \u00abla sua vita non merita una goccia di sangue dell&#8217;ultimo fascista di provincia\u00bb. \u00abSe avessi quattro o cinque tipi come Mori\u00bb, lo esalta Giolitti, \u00abspazzerei via le camicie nere in pochi giorni\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il futuro Duce ne chiede il trasferimento, il tremebondo Facta cede relegandolo a Bari e Mussolini, all&#8217;indomani della marcia su Roma, lo sospende dal servizio attivo. Ma nel 1924 lo richiama in servizio, su consiglio del quadrumviro De Bono, per far guerra alla mafia Le \u00abcoppole storte\u00bb, come allora si fanno chiamare i nuovi picciotti, hanno appoggiato apertamente le camicie nere nella loro ascesa al potere, fiutando in anticipo l&#8217;aria che tira. Ma nel maggio &#8217;24, dopo un viaggio nell&#8217;isola, il Cavalier Benito decide di tagliar corto con l&#8217;Onorata Societ\u00e0: uscito trionfante con il \u00ablistone\u00bb dalle elezioni del 6 aprile, teme che il nascente regime, in Sicilia, venga identificato con quei personaggi tutt&#8217;altro che raccomandabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quegli stessi \u00abgalantuomini\u00bb che, nel suo viaggio, gli hanno tributato onori e scorte tanto vistosi da apparire addirittura insultanti, per un capo di governo che aspira a creare uno Stato totalitario. Cosi Mori, gi\u00e0 bestia nera del fascismo, diventa l&#8217;uomo della provvidenza. E, mandato con poteri eccezionali a \u00abfar pulizia\u00bb in Sicilia, non si fa troppo pregare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LA MAFIA CAMBIA PELLE<\/strong> &#8211; Le cosche che il Superprefetto trova sulla sua strada hanno subito una trasformazione profonda, prima, durante e dopo la guerra. La mafia ottocentesca dei gabellotti e dei campieri, che taglieggiavano da una parte i braccianti e dall&#8217;altra i baroni, \u00e8 un lontano ricordo: ridimensionata, nel suo ruolo di \u00abmediatrice\u00bb tra ceti proprietari e contadini, dalle nascenti cooperative rurali rosse e bianche; soppiantata dalle cosche emergenti della nuova malavita piccolo-borghese e cittadina, che ingrassa con il controllo sull&#8217;emigrazione clandestina verso l&#8217;America e con il monopolio delle attivit\u00e0, economiche lecite e illecite; e sconvolta dai contraccolpi, sociali del primo conflitto mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ritorno a casa dei picciotti \u00abreduci\u00bb, abituati a maneggiar le armi sul fronte di guerra e smaniosi di ascendere con ogni mezzo nella scala sociale, \u00e8 per le organizzazioni emergenti un&#8217;occasione ghiottissima di sfruttare il malcontento popolare e la disoccupazione dilagante per pescare a piene mani in quel serbatoio di manodopera a poco prezzo. Comincia cos\u00ec una sorda guerra fra la vecchia mafia, conservatrice e legata ai notabili liberali, e quella nuova, che simpatizza per lo squadrismo nazionalista e prefascista affascinata dalla conquista violenta del potere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La spaccatura \u00e8 evidente gi\u00e0 alle elezioni del 1924, quando l\u2019<em>Ancien Regime<\/em> mafioso ormai perdente (i gruppi di Alcamo, Castelvetrano, Marsala, Erice), si schiera con Vittorio Emanuele Orlando, mentre i \u00abvincenti\u00bb (Palermo e dintorni) stanno con Alfredo Cucco, il giovane medico, gi\u00e0 capo dei nazionalisti, che ha subito aderito al fascismo. Oltre che sui piccolo-borghesi insoddisfatti, la nuova mafia in camicia nera pu\u00f2 contare anche sugli industriali e gli agrari dell\u2019 ultima generazione, ansiosi di spazzar via \u2014 insieme all&#8217;ordine costituito &#8211; le vecchie caste baronali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosi quando Mussolini visita la Sicilia nel maggio &#8220;24, trova ad accoglierlo uno dei padrini pi\u00f9 noti, don Ciccio Cuccia, sindaco di Piana dei Greci che si fa fotografare al suo fianco e l&#8217;accompagna in tutto il suo viaggio, lamentandosi pure perch\u00e9 il capo del governo s&#8217;\u00e8 circondato di poliziotti motociclisti quando basterebbe lui a garantirgli \u00abil rispetto dei siciliani senza tanti sbirri\u00bb. E proprio quest\u2019imbarazzante episodio convince il Cavalier Benito che \u00e8 ora di tagliar la testa alla Piovra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/processo_mafia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-29993\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/processo_mafia.jpg\" alt=\"processo_mafia\" width=\"250\" height=\"160\" \/><\/a>OPERAZIONE REPULISTI &#8211;<\/strong> Mori approda in Sicilia nel maggio del &#8217;25. In ottobre riceve il decreto con i poteri eccezionali, E si mette subito al lavoro. Gli basta meno di un anno per far tabula rasa della \u00abbassa mafia\u00bb, quella che con i suoi picciotti e briganti spadroneggia nell&#8217;ampia zona montagnosa delle Madonie. Con 800 uomini in assetto di guerra, il \u00abprefettissimo\u00bb attacca banditi (Ferrarello. Dino e Andaloro) e mafiosi arroccati su quelle alture, e li sbaraglia. Poi passa al setaccio citt\u00e0 e borgate, svuotandole con gigantesche retate e lasciandole &#8211; racconter\u00e0 pi\u00f9 tardi &#8211; \u00abcome se vi fosse stata una frana o un&#8217;inondazione\u00bb. Insomma \u2014 sono sempre parole sue &#8211; \u00ab\u00e8 uno stato d&#8217;assedio in ventiquattresimo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il proconsole del Duce utilizza con gran disinvoltura confidenti e denunce anonime. E, per stanare i capicosca dell&#8217;\u00abalta mafia\u00bb, ricorre ai mezzi pi\u00f9 brutali: confisca patrimoni, sequestra le donne dei latitanti, fa macellare in piazza il bestiame dei sospetti distribuendo la carne ai poveri, mette al suo servizio la magistratura ottenendo condanne quantomeno spicciative (ci sono casi di persone condannate per delitti avvenuti lo stesso giorno, alla stessa ora, a centinaia di chilometri l&#8217;uno dall&#8217;altro). \u00c8 una vera \u00aboperazione chirurgica\u00bb: sua la definizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I maxiprocessi si susseguono a tambur battente: due a Palermo, uno a Termini Imerese, uno a Sciacca, 3-400 imputati alla volta. E le carceri di Sicilia, Ustica e Lipari si riempiono di migliaia di mafiosi, veri o presunti Quasi tutti pesci piccoli (detti in gergo \u00ab<em>scassapagliari<\/em>\u00bb), ma pure qualche pezzo da novanta, come il vecchio Cascio Ferro e i nuovi boss destinati a succedergli: Calogero Vizzini e il suo delfino Giuseppe Genco Russo. Don Vito \u00e8 condannato all&#8217;ergastolo per concorso morale in due omicidi e contrabbando, e rinchiuso nel carcere di Pozzuoli (dove morir\u00e0 &#8211; pare &#8211; di fame e di sete nel 1943, \u00abdimenticato\u00bb in cella nelle ore convulse dei bombardamenti alleati). Le cose vanno un po&#8217; meglio per il giovane Genco Russo, che comunque resta al fresco per qualche tempo. E ancor meglio per don Cal\u00f2 Vizzini, il futuro Grande Zio della mafia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nato a Villalba nel 1887 da una famiglia di piccoli coltivatori, Calogero mostra fin da ragazzo la sua natura violenta, contendendo a bastonate la pi\u00f9 bella figliuola del paese al cancelliere del tribunale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Precoce anche come mafioso, si specializza subito nell&#8217;offrire \u00abprotezione\u00bb prezzolata contro i briganti ai contadini della zona. Nel 1898 e nel 1903 i primi guai con la giustizia: assolto per insufficienza di prove, come gli capiter\u00e0 un&#8217;altra dozzina di volte nella sua lunga vita. Durante la guerra, il salto di qualit\u00e0: don Cal\u00f2 e i suoi \u00abamici\u00bb accumulano una fortuna speculando sulle requisizioni di animali per l&#8217;esercito, nelle quali fanno confluire a prezzi stracciati il bestiame rubato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il resto l&#8217;ottengono per la via maestra di ogni mafioso che si rispetti: la manipolazione delle aste per gli affitti dei feudi, tramite cooperative agricole create <em>ad hoc<\/em> e dirette dal fratello prete del boss, don Salvatore, e un po&#8217; da tutto il resto della famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>CESARE CONTRO CAL\u00d2 &#8211;<\/strong> Quando sull&#8217;isola si affaccia il prefetto Mori, Zu Cal\u00f2 \u00e8 conosciuto e rispettato in tutta la Sicilia, possiede beni e terre per svariati milioni e persino una tenuta alle terme di Chianciano con tanto di societ\u00e0 per lo sfruttamento delle acque. Entrato nel mirino del Prefettissimo, viene ancora assolto per la solita mancanza d&#8217;indizi Ma Mori non ci bada granch\u00e9, e lo spedisce ugualmente al confino, prima a Chianciano eppoi a Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dovrebbe restarci per cinque anni, ma viene liberato quasi subito, per in\u00adtercessione di un gerarca toscano suo amico, sottosegretario del governo Mussolini, che don Cal\u00f2 ha nascosto in una sua villa quand&#8217;era ricercato per omicidio, nel &#8217;22. Cesare Mori, frattanto, avanza con l&#8217;irruenza di una schiacciasassi, senza guardare in faccia a nessuno. \u00abLa mafia\u00bb, dice, \u00ab\u00e8 una vecchia puttana che ama strofinarsi alle autorit\u00e0 per adularle, circuirle e incastrarle\u00bb. E minaccia: \u00abSe i siciliani hanno paura dei mafiosi, li convincer\u00f2 io che sono il mafioso pi\u00f9 forte di tutti\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_29994\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Mussolini-a-Siracuisa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-29994\" class=\"wp-image-29994\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Mussolini-a-Siracuisa.jpg\" alt=\"Mussolini a Siracuisa\" width=\"250\" height=\"152\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-29994\" class=\"wp-caption-text\">Mussolini a Siracusa<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine, i pi\u00f9 danneggiati dal ciclone Mori saranno proprio i nuovi mafiosi, i pi\u00f9 temibili, spregiudicati e intraprendenti: quelli in camicia nera In cima alla lista del Prefettissimo, oltre ai padrini appena citati, c&#8217;\u00e8 il generale Antonino Di Giorgio, ministro della Difesa uscente; e c\u2019 \u00e8 quell&#8217;Alfredo Cucco che, intanto, \u00e8 assurto al grado di federale di Palermo. Mori lo denuncia per legami mafiosi e varie malversazioni, la magistratura lo assolve in istruttoria per mancanza d&#8217;indizi, ma il Duce lo liquida, sciogliendo il Fascio palermitano ai primi del &#8217;27. E subito dopo, nel celebre discorso dell&#8217;Ascensione, elogia pubblicamente il suo Prefetto di Ferro. Poi, l&#8217;anno seguente, lo chiama a Roma per esortarlo a \u00abprovvedere alla liquidazione giudiziaria della mafia nel pi\u00f9 breve tempo possibile\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un sibillino invito a chiudere i conti al pi\u00f9 presto: la mafia ormai, sta diventando un caso nazionale, e la cronaca nera non si addice ad un regime che vuol darsi un&#8217;immagine di onnipotenza A ci\u00f2 si aggiunge il crescente fastidio del Duce per quest&#8217;uomo che ormai ha perduto il senso della misura ubriaco della sua straripante popolarit\u00e0, assume pose gladiatorie e si fa ritrarre sul suo cavallo bianco, camicia nera stivaloni ai piedi e fucile a tracolla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mori non capisce l&#8217;avvertimento, e tira dritto per la strada dell&#8217;\u00aboperazione chirurgica\u00bb. \u00abIl vero colpo mortale alla mafia\u00bb, scrive ad un collaboratore, \u00ablo daremo quando ci sar\u00e0 consentito di rastrellare non soltanto tra i fichi d&#8217;India, ma negli ambulacri delle prefetture, delle questure, dei grandi palazzi padronali e &#8211; perch\u00e9 no? &#8211; di qualche ministero\u00bb. Cosi, il 24 giugno del &#8217;28, ecco il classico <em>promoveatur ut amoveatur<\/em>: la medaglietta di senatore a vita e il pensionamento \u00abper anzianit\u00e0 di servizio\u00bb. Morir\u00e0, dimenticato, nel &#8217;42, dopo aver raccontato le sue imprese in due volumi di memorie: \u00abCon la mafia ai ferri corti\u00bb e \u00abTra le zagare oltre la foschia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LA PIOVRA IN FREEZER &#8211;<\/strong> L&#8217;Onorata Societ\u00e0, o quel che ne resta, tira un grosso sospiro di sollievo: il Grande Giustiziere le ha inferto il pi\u00f9 duro colpo della sua storia. I principali boss rimasti a piede libero riparano in massa oltreoceano, tra le braccia della Grande Mamma d&#8217;America: Cosa Nostra. In Sicilia, decapitata e tartassata nei suoi affari, l&#8217;organizzazione si mette in letargo in attesa di tempi migliori. Ibernata in <em>freezer<\/em>. E fedele al suo motto: <em>caliti iuncu ca passa la china<\/em> (piegati giunco che passa la piena).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto, negli Usa, i suoi capi riallacciano i rapporti con Cosa Nostra; eleggono Zu Cal\u00f2, tornato in libert\u00e0, \u00abreggente\u00bb della mafia siciliana al posto del vecchio galeotto Cascio Ferro; e gettano le basi per la riscossa del dopoguerra, imparando tutto sulla nuova gallina dalle uova d&#8217;oro che sta soppiantando il traffico dell&#8217;alcol dell&#8217;era del proibizionismo: la droga. E quando Mussolini riceve a Palazzo Venezia don Vito Genovese &#8211; il boss italoamericano nativo di Nola, incriminato negli Usa per evasione fiscale, sfruttamento della prostituzione e traffico di droga, la non belligeranza tra il regime trionfante e i rimasugli dell&#8217;Onorata Societ\u00e0 sembra a prova di bomba.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ancora una volta i boss intuiscono prima di tutti come andranno a finire le cose. E, dai loro rifugi americani, preparano l&#8217;ennesimo salto della quaglia, collaborando con l&#8217;<em>Intelligence Service<\/em> ai preliminari dello sbarco alleato in Sicilia. Cosi, nell&#8217;estate &#8217;43, approdano nell&#8217;isola le truppe angloamericane con vecchi e nuovi mammasantissima. Quelle per andarsene al pi\u00f9 presto. Questi per restarci. E per sempre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2-continua)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">_________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>il Giornale<\/strong> Venerd\u00ec 21 agosto 1992<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Viaggio nell\u2019 \u00abonorata societ\u00e0\u00bb dall&#8217;unificazione nazionale ad oggi -3 \/<\/strong> L&#8217;intesa coi \u00abi fratelli d&#8217;America\u00bb e le stragi degli anni Sessanta<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>CON LUCIANO E BUSCETTA LA FAMIGLIA CRESCE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>L&#8217;eliminazione di Salvatore Giuliano e la rifondazione di Cosa Nostra nel dopoguerra<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Marco Travaglio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mattina del 14 luglio 1943. Nel cielo di Villalba, piccolo paese al centro della Sicilia dove regna incontrastato don Cal\u00f2 Vizzini, il \u00abcapo dei capi\u00bb della mafia, volteggia un aereo da caccia americano. Qualche evoluzione a volo radente, poi lancia un plico sigillato. La storia ha dell&#8217;incredibile, ma parecchi testimoni giurano sulla sua autenticit\u00e0, e le autorit\u00e0 americane non l&#8217;hanno mai smentita: nel pacco c&#8217;\u00e8 un fazzoletto giallo oro con al centro una grande \u00abL\u00bb ricamata, ed una lettera. Il tutto intestato \u00abZu Cal\u00f2\u00bb, a cui viene subito consegnato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il messaggio contiene le istruzioni di Cosa Nostra americana affinch\u00e9 la mafia non intralci le truppe anglo-americane, sbarcate dieci giorni prima in Sicilia, in marcia verso Palermo. E la \u00abL\u00bb altro non \u00e8 che la sigla di Lucky Luciano, il numero uno dell&#8217;onorata societ\u00e0 d&#8217;Oltreoceano, allora detenuto nel carcere di Albany con una condanna a trent&#8217;anni sul groppone.<\/p>\n<div id=\"attachment_29995\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Luky-Luciano.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-29995\" class=\"wp-image-29995\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Luky-Luciano.jpg\" alt=\"Luky Luciano\" width=\"250\" height=\"166\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-29995\" class=\"wp-caption-text\">Luky Luciano<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LUCKY IL GANGSTER<\/strong> &#8211; Nato nel 1897 a Lercara Friddi, presso Palermo, Lucky Luciano (nome di battaglia di Salvatore Lucania), \u00e8 giunto negli States a dieci anni e giovanissimo si \u00e8 fatto una fama di spacciatore di droga e tenutario di bordelli Trafficante di alcol sotto il proibizionismo eppoi titolare di una grande catena di aziende d&#8217;abbigliamento, \u00e8 amico di politici altolocati. Di casa al congressi del partito democratico. Nel maggio 1929, quando si celebra ad Atlantic City il primo vertice tra mafia americana e siciliana che d\u00e0 vita all&#8217;internazionale mafiosa \u00abCosa Nostra\u00bb, Lucky \u00e8 gi\u00e0 uno del pi\u00f9 potenti e rispettati capifamiglia del nuovo gangsterismo, insieme a Joe Masseria, Joseph Di Giovanni, il famoso \u00abScarface\u00bb, Frank Costello, Joe Adonis e Joe Profaci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primo capo di Cosa Nostra \u00e8 eletto Johnny Torrio, mentre per guidare l&#8217;organizzazione in Sicilia, perdurando la detenzione di Genco Russo, viene scelto don Cal\u00f2. Ben presto Torrio \u00e8 sostituito da Joe Masseria, subito eliminato da Luciano e dal suo braccio destro, don Vito Genovese (il Vito Corleone del \u00abPadrino\u00bb di Mario Puzo) e rimpiazzato da Joe Maranzano, che nel &#8217;31 fa la sua stessa fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma i due boss vincenti, a met\u00e0 degli anni &#8217;30, finiscono nei guai con la giustizia: Genovese ripara in Italia, a far la corte a Mussolini, mentre Luciano \u00e8 arrestato nel &#8217;36. Sei anni dopo, trasferito dal terribile penitenziario di Dannemore in quello pi\u00f9 \u00abvivibile\u00bb di Albany, nello Stato di New York, riprende i suoi loschi affari. E comincia a collaborare con le autorit\u00e0. Prima <span style=\"text-decoration: line-through;\">f<\/span>acendo sorvegliare dal \u00abfronte del porto\u00bb controllato dalla mafia gli scali di New York, per scongiurare sabotaggi tedeschi, Poi prestando ai servizi segreti le sue \u00abentrature\u00bb per lo sbarco in Sicilia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>DON CALO&#8217; E GLI ALLEATI &#8211;<\/strong> Contattato in galera dal <em>Naval Intelligence,<\/em> Lucky collabora dunque all&#8217;\u00abOperazione Husky\u00bb, che scatta il 10 luglio &#8217;43 sulle spiagge siciliane. Con l&#8217;aiuto di don Cal\u00f2, allora indiziato di cinquantun omicidi ma ormai \u00abriabilitato\u00bb dopo la parentesi Mori. I due non si conoscono, ma il loro patto di ferro funziona a meraviglia. Il foulard giallo oro con la \u00abL\u00bb nera al centro diviene il segno di riconoscimento tra agenti alleati in avanscoperta e mafiosi: i primi trovano ospitalit\u00e0 nei rifugi dei secondi Compreso quel Charles Poletti, legato a Cosa \u00abNostra americana, che sta per diventare il capo del Governo militare in Sicilia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Alleati-in-Sicilia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-29996\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Alleati-in-Sicilia.jpg\" alt=\"Alleati in Sicilia\" width=\"250\" height=\"154\" \/><\/a>Cosi l&#8217;Onorata Societ\u00e0, sia pur decimata e in via di riorganizzazione, si guadagna la gratitudine degli Alleati e persino della nuova (si fa per dire) classe politica Isolana, gabellando per lotta antifascista il duro scontro con Mori. Risultato: don Vito Genovese, l&#8217;uomo che capegger\u00e0 Cosa Nostra Usa dopo il &#8217;57, \u00e8 chiamato da Poletti a far parte del Governo militare alleato come suo interprete di fiducia. E quando, nel &#8217;44, tra mille ostacoli, un agente della direzione investigativa dell&#8217;esercito Usa riesce a farlo arrestare, \u00e8 costretto a portarselo appresso per sei mesi nell&#8217;indifferenza delle autorit\u00e0 italiane e statunitensi e nel &#8217;45 non pu\u00f2 far nulla contro il suo rimpatrio a New York, dove ben presto don Vito torner\u00e0 in libert\u00e0, grazie alla morte del testimone di uno dei suoi tanti omicidi avvelenato in carcere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Onorata Societ\u00e0, intanto, incassa il compenso di tanto prodigarsi: la gran parte dei nuovi sindaci vengono reclutati dall&#8217;amministrazione militare tra i mafiosi o gli \u00abamici degli amici\u00bb. Idem per i nuovi tutori dell&#8217;ordine. E in questi anni che il gangsterismo americano mette radici anche in Italia, esportandovi i suoi metodi spietati, non solo con don Vito ma anche con Joe Adonis (che in realt\u00e0 si chiama Giuseppe Noto) e con Luciano, liberato nel &#8217;45 per meriti patriottici e rispedito in patria come \u00abindesiderabile\u00bb l&#8217;anno dopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I \u00abfratelli d&#8217;America\u00bb aiutano i siciliani a riorganizzarsi e a legarsi vieppi\u00f9 a filo doppio con la classe po\u00adlitica locale e nazionale. Don Cal\u00f2 diviene sindaco della \u00absua\u00bb Villalba (Caltanissetta), e \u00abse avesse voluto &#8211; scrive Michele Pantaleone -avrebbe potuto diventare ministro\u00bb. Genco Russo \u00e8 primo cittadino a Mussomeli (stessa provincia) e per diversi anni sar\u00e0 l&#8217;uomo forte della Dc nella sua zona d&#8217;influenza. Ma prima del grande balzo verso le forze di governo, la mafia si tinge di separatismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/separatismo-siciliano.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-29997\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/separatismo-siciliano.jpg\" alt=\"separatismo siciliano\" width=\"250\" height=\"137\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/separatismo-siciliano.jpg 303w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/separatismo-siciliano-300x164.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><\/a>LA SICILIA SI RIBELLA<\/strong> &#8211; Al primi del &#8217;44 l&#8217;on. Andrea Finocchiaro Aprile, figlio di un ministro di Giolitti, che ha appena fondato il Movimento per l\u2019Indipendenza Siciliana, fa appello ai mafiosi palermitani in un comizio a Bagheria: \u00abSe la mafia non ci fosse, bisognerebbe inventarla. Io sono amico dei mafiosi, pur essendo, personalmente contrario al delitto e alla violenza\u00bb. Cosa Nostra raccoglie l&#8217;invito e lo stesso anno don Cal\u00f2 in persona entra ufficialmente nel movimento, cedendo la carica di sindaco al nipote Beniamino Farina, democristiano. Non solo: il 16 settembre, spalleggiato dal nipote e da un pugno di soldati della \u00abfamiglia\u00bb, il Grande Zio d\u00e0 l&#8217;assalto al palco dove tiene un comizio il comunista Li Causi, a Villalba. Scariche di mitra, lancio di bombe a mano. Otto feriti, compreso l&#8217;esponente del Pci (il processo, tra mille rinvii e ostacoli, si concluder\u00e0 14 anni dopo, in concomitanza con la grazia del presidente della Repubblica: quattro anni dopo la morte di don Cal\u00f2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il suo uomo pi\u00f9 in vista nell&#8217;isola, Bernardo Mattarella, la Dc corre ai ripari e invita sul \u00abPopolo\u00bb i militanti separatisti ad iscriversi allo Scudocrociato. L&#8217;appello sortir\u00e0 l&#8217;effetto sperato, ma solo due anni pi\u00f9 tardi. Per il momento, la mafia appoggia Finocchiaro insieme al fior fiore dell&#8217;aristocrazia terriera. Regala manovalanza gratuita all&#8217;esercito volontario del movimento, l&#8217;Evia. E benedice l&#8217;alleanza con il banditismo della Sicilia orientale, quello degli Avila di Niscemi, e occidentale, quello del clan di Salvatore Giuliano. Il gioco di don Cal\u00f2 \u00e8 rischioso ma lucido: soffiare sul fuoco dei conflitti, per poi ergersi a mediatore tra lo Stato, i banditi e i secessionisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben presto, tra duri scontri e tentativi di \u00abassorbimento\u00bb (dopo la Dc si muovono anche liberali e monarchici), il Movimento separatista comincia a stancare. Gli americani se ne sono andati, e gli appelli agli Usa perch\u00e9 accolgano la Sicilia come cinquantunesimo stato dell&#8217;Unione fanno sorridere. La mafia cerca il potere, quel potere che Finocchiaro ha ormai perduto insieme alla sua credibilit\u00e0. E fa quadrato intorno ai partiti di governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">De Gasperi invia nell&#8217;isola il dc Aldisio come commissario straordinario, suggerendogli di \u00abdiscriminare la situazione di coloro che, ingannati o fuorviati, dimostrino di recedere prontamente dalle false e pericolose posizioni assunte\u00bb. Tra i \u00abfuorviati\u00bb c&#8217;\u00e8, manco a dirlo, don Cal\u00f2, che sfugge all&#8217;ondata di arresti e passa armi e bagagli con lo Scudocrociato. E si rende subito utile alla causa dei grandi baroni del feudo, facendo eliminare uno ad uno &#8211; in perfetto stile gangsteristico &#8211; decine di sindacalisti e leader del movimento contadino che in quell&#8217;infuocato dopoguerra predicano l&#8217;occupazione delle terre. Ma Intanto la Sicilia \u00e8 percorsa da un&#8217;ondata di delitti senza precedenti. Non pi\u00f9 soltanto \u00abesterni\u00bb, ma anche interni alla mafia. \u00a0Che succede?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>IL RE DI MONTELEPRE<\/strong> &#8211; \u00abIl rafforzamento al potere della vecchia mafia nella politica e nella burocrazia\u00bb, ha scritto Pantaleone, \u00abaccentu\u00f2 l&#8217;urto tra alcune cosche e soprattutto tra la vecchia e la giovane mafia. La vecchia pretendeva obbedienza e rispetto per la tradizione mai venuta meno; la giovane, invece, intendeva liberarsi del la protezione degli anziani per dedicarsi senza controllo alla nuova attivit\u00e0 del contrabbando delle sigarette e della droga\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Pisciotta-e-Giuliano.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-29998 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Pisciotta-e-Giuliano.jpg\" alt=\"Pisciotta e Giuliano\" width=\"227\" height=\"222\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la vecchia guardia mafiosa e dura a morire. E si guadagna la gratitudine delle forze dell&#8217;ordine e dello Stato con l&#8217;Operazione Giuliano. Anche dopo la liquidazione del Movimento indipendentista, che l&#8217;aveva nominato colonnello del suo esercito, il Re di Montelepre aveva seguitato a vagheggiare la secessione dell&#8217;isola in nome dell&#8217;anticomunismo. Arrivando a scrivere a Truman, nel &#8217;49, per invocare \u00abil vostro grandioso e potente appoggio morale\u00bb contro le presunte mire sulla Sicilia dei \u00abrussi, i quali anelano ad affacciarsi sul Mediterraneo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E giungendo, nel suo delirio di onnipotenza, a progettare il sequestro di Zu Cal\u00f2, dell&#8217;onorevole Mattarella e del vescovo di Monreale, Filippi. La strage di Portella della Ginestra, dove il Re di Montelepre semina il sangue e il terrore tra la folla in festa per il Primo Maggio &#8217;47, \u00e8 solo la prima di una lunga sene di attentati, sparatorie, mattanze firmate Giuliano. Cosi la vecchia mafia, d&#8217;accordo con settori della polizia e dei carabinieri, lo induce a collaborare con le forze dell&#8217;ordine per eliminare le altre bande delinquenziali che scorrazzano nelle campagne. E alla fine, quando Salvatore \u00e8 rimasto solo, sca<span style=\"text-decoration: line-through;\">tt<\/span>a il piano per eliminarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ne incarica Gaspare Pisciotta, suo cugino e luogotenente, d&#8217;accordo con il colonnello dei carabinieri Luca: la notte sul 6 luglio del &#8217;50, nel suo rifugio di Castelvetrano, il bandito \u00e8 narcotizzato ed ucciso nel sonno, a pistolettate. Poi la macabra messa in scena nel cortile, con il cadavere crivellato di colpi di mitra per simulare il conflitto con \u00ec carabinieri e dar credito alla versione ufficiale delle autorit\u00e0, subito sbugiardata da un grande cronista come Tommaso Besozzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al processo di Viterbo, Pisciotta vuota il sacco e tira in ballo, come \u00abamici\u00bb del cugino, gli onorevoli monarchici Alliata e Marchesano e il solito dc Mattarella (il padre di Piersanti, ucciso dalla mafia nel 1980, e dell&#8217;attuale vicesegretario del partito, Antonio). Annuncia che far\u00e0 pubblicare i diari di Giuliano, con tutte le prove delle sue accuse. Ma un caff\u00e8 corretto alla stricnina glielo impedisce: muore il 9 gennaio &#8217;54, allUcciardone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>GENCO RUSSO E<\/strong> <strong>AMICI<\/strong> &#8211; Il &#8217;54 \u00e8 un anno importante, per Cosa Nostra. Muore don Cal\u00f2, pochi mesi dopo la sua celebre \u00abconfessione\u00bb ad Indro Montanelli. (\u00abLa gente crede che sia per discrezione che io parlo poco. No, parlo poco perch\u00e9 poco so. Abito in un villaggio, vengo a Palermo solo di rado, conosco poca gente\u2026In ogni societ\u00e0 ci deve essere una categoria di persone che aggiustano le situazioni, quando si fanno complicate. In genere sono i funzionari dello Stato. L\u00e0 dove lo Stato non c&#8217;\u00e8, o non ne ha la forza sufficiente, ci sono dei privati\u2026 La mafia! Ma esiste poi vera\u00admente, la mafia?\u00bb).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Colto da una crisi cardiaca nell&#8217;albergo del Sole, a Palermo, il Vecchio Patriarca chiede di essere portato a Villalba, nel suo letto. Ma, per strada, comprende che non ci arriver\u00e0 vivo: si fa deporre sul ciglio della strada, per spirare \u00absulla mia terra siciliana\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_29999\" style=\"width: 144px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Genco-Russo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-29999\" class=\"wp-image-29999 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Genco-Russo.jpg\" alt=\"Genco Russo\" width=\"144\" height=\"192\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-29999\" class=\"wp-caption-text\">Genco Russo<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al suo posto, Cosa Nostra elegge come \u00abcapo dei capi\u00bb Genco Russo. Classe 1893, gi\u00e0 incriminato per omicidio, abigeato e varie altre bazzecole, poi incaricato dagli Alleati della distribuzione dei generi alimentari, \u00e8 un grande elettore della Dc, Pi\u00f9 volte sindaco della natia Mussomeli (in provincia di Caltanissetta), dove uscir\u00e0 primo eletto ancora nel&#8217;60, \u00e8 un personaggio molto meno discreto di don Cal\u00f2: negli ultimi anni viene sbertucciato dai nuovi mafiosi per la sua mania di pavoneggiarsi in pub<span style=\"text-decoration: line-through;\">b<\/span>l<span style=\"text-decoration: line-through;\">i<\/span>co e dare interviste. Il pentito Calderone ha raccontato a Pino Arlacchi che Tot\u00f2 Minore, riferendosi a lui, usava dire: \u00abL&#8217;avete visto oggi, sul giornale, a Gina Lollobrigida?\u00bb. E qualcuno, oggi, giura addirittura che, pur con il suo grande prestigio, Genco Russo fosse soltanto un \u00absoldato\u00bb semplice, o al massimo il capo della provincia di Caltanissetta. Come pure Zu Cal\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come siano andato veramente le cose non lo sapremo mai: in quel periodo, di pentiti disposti a vuotare il sacco non c&#8217;era neppure l&#8217;ombra (almeno in Italia, perch\u00e9 negli Stati Uniti infuriava, con le sue confessioni, Joe Valachi). Quel che \u00e8 certo, \u00e8 che Genco Russo si trov\u00f2 a gestire l&#8217;ennesimo trapasso generazionale di Cosa Nostra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sistema semifeudale delle campagne siciliane sconvolto dalla riforma agraria di Antonio Segni; l&#8217;autonomia regionale concessa alla Sicilia all&#8217;indomani dei moti secessionisti; l&#8217;istituzione della Cassa del Mezzogiorno (1950): tre novit\u00e0 prontamente sfruttate dalla nuova Cosa Nostra che, mentre la vecchia guardia rimane arroccata in campagna, d\u00e0 l&#8217;assalto alle citt\u00e0, per dedicarsi al contrabbando e gettarsi a capofitto in quella torrenziale colata di cemento che si riversa sulla Palermo degli anni &#8217;50 e &#8217;60: gli anni delle grandi speculazioni edilizie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I simboli viventi di quest&#8217;epoca di trapasso sono, oltre ai due Vecchi Patriarchi, il dottor Michele Navarro da Corleone, medico condotto, proprietario terriero, capo della Dc locale, mandante di una cinquantina di omicidi (uccise con un&#8217;iniezione di veleno un pastorello tredicenne che aveva assistito per caso al delitto Rizzotto) e di centinaia di furti ed estorsioni nel Corleonese tra la fine degli anni &#8217;40 e l&#8217;inizio dei &#8217;50. E due debuttanti di sicuro avvenire. Il primo \u00e8 Luciano Leggio detto Liggio: nato a Corleone nel \u201828, contadino feroce e sanguinario, ha avuto il suo battesimo del sangue nel &#8217;48, assassinando il segretario della locale Camera del Lavoro, il socialista Placido Rizzotto, e ponendo cos\u00ec fine alle agitazioni contadine nel Corleonese; luogotenente e killer prediletto di Navarro, lo far\u00e0 eliminare nel &#8217;58. Il secondo si chiama Tommaso Buscetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>DON MASINO FA CARRIERA &#8211;<\/strong> Nato a Palermo nel \u201826, rampollo di una lunga e onesta dinastia di vetrai, \u00abMasino\u00bb era scappato di casa a vent&#8217;anni, subito \u00abadottato\u00bb dalla famiglia mafiosa di Porta Nuova eppoi, nel &#8217;48, \u00abcombinato\u00bb (ossia affiliato) a Cosa Nostra con un rito esoterico (forse risalente ai Beati Paoli) che, rimasto sconosciuto per almeno un secolo, verr\u00e0 rivelato proprio da don Masino ai giudici dopo il suo \u00abpentimento\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_30000\" style=\"width: 130px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Luciano-Liggio.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30000\" class=\"wp-image-30000\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Luciano-Liggio.jpg\" alt=\"Luciano Liggio\" width=\"130\" height=\"200\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-30000\" class=\"wp-caption-text\">Luciano Liggio<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cerimonia si svolge in un casolare appena fuori Palermo. Un vecchio <em>uomo d&#8217;onore<\/em> (come si chiamano fra loro i mafiosi), affiancato da altri due membri della famiglia (i <em>testimoni<\/em>), pronuncia una formula rituale, poi chiede al neofita se accetta di \u00abunirsi alla <em>cosa<\/em>\u00bb. Masino risponde di s\u00ec, e uno dei testimoni gli punge il dito indice (della mano con cui spara, come vuole la prassi) con una spina di arancia amara. Il sangue \u00e8 versato su un \u00absantino\u00bb della Madonna dell\u2019Annunziata, patrona di Cosa Nostra, che viene dato alle fiamme e che l&#8217;iniziando deve palleggiarsi sulle mani fino al completo spegnimento, pronunciando il giuramento dell&#8217;uomo d&#8217;onore: \u00abLe mie carni debbono bruciare come questa Santina se non manterr\u00f2 fede al giuramento\u00bb. Come dire: chi tradisce, muore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Segue la lettura del \u00abdecalogo\u00bb mafioso, sulla falsariga di quello biblico, con tanto di divieto di rubare e di insidiare la donna d&#8217;altri, infine il bacio sulla bocca (facoltativo in alcune famiglie). E la descrizione al \u00abnovizio\u00bb della gerarchia mafiosa, rimasta pressappoco intatta fino ai giorni nostri. Ogni famiglia (negli anni &#8217;50 le cosche sono una cinquantina solo a Palermo) \u00e8 composta da uomini d&#8217;onore (o <em>soldati<\/em>), coordinati a gruppi di dieci da un <em>capodecina<\/em> sopra i quali siede il capofamiglia, detto <em>rappresentante,<\/em> di nomina elettiva. Il <em>capomandamento<\/em> comanda su tre famiglie confinanti. Poi, a livello provinciale, c&#8217;\u00e8 la <em>Commissione<\/em> o <em>Cupola,<\/em> presieduta da un segretario \u00abprimus inter pares\u00bb. Solo negli anni &#8220;70, sul modello americano, verr\u00e0 creata la Commissione regionale, la Grande Cupola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma torniamo a don Masino, che a 25 anni e gi\u00e0 capodecina. Abilissimo nel traffico di droga e nel contrabbando, ha fatto tesoro degli insegnamenti di Lucky Luciano che, tornato nel frattempo a Napoli, lo va spesso a trovare a Palermo. Ma don Masino \u00e8 pure ammesso negli ambulacri dei grandi capi, amico com&#8217;\u00e8 di Salvatore Greco detto <em>Chicchiteddu<\/em> (l&#8217;Uccellino, per distinguerlo dai suoi due omonimi cugini. Salvatore detto il Lungo o l&#8217;Ingegnere, e Salvatore detto il Senatore, fratello quest&#8217;ultimo di Michele il Papa). Capo della famiglia di Ciaculli, Chicchiteddu \u00e8, agli inizi degli anni &#8217;60, segretario della Commissione di Palermo. In pratica, il numero uno di Cosa Nostra, vicer\u00e9 riverito e potentissimo. Ma ben presto, sulla sua pax mafiosa, si addensano i primi, neri nuvoloni<\/p>\n<div id=\"attachment_30001\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Hotel-des-Palmas_PA.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30001\" class=\"wp-image-30001\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Hotel-des-Palmas_PA.jpg\" alt=\"Hotel des Palmas_PA\" width=\"250\" height=\"185\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-30001\" class=\"wp-caption-text\">Hotel des Palmes<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LA PRIMA GUERRA<\/strong> &#8211; Dopo il vertice dell&#8217;Hotel des Palmes, a Palermo (1957), dove mafia americana e siciliana hanno stretto un nuovo patto d&#8217;acciaio per la spartizione del contrabbando di droga e sigarette, la rifondazione di Cosa Nostra sembra affare fatto. Soldi a palate arrivano dai traffici internazionali E altro denaro a pioggia promettono le selvagge speculazioni edilizie a Palermo, favorite dopo il &#8217;58 da Vito Ciancimino, assessore ai Lavori pubblici nelle tre giunte consecutive di Salvo Lima, il cui programma \u00e8 semplice e chiaro: \u00abPalermo \u00e8 bella, facciamola pi\u00f9 bella\u00bb. Ciancimino Lima e Giovanni Gioia (segretario provinciale della Dc e futuro ministro): i tre \u00abgiovani turchi\u00bb della metropoli sommersa dal cemento dei costruttori in odor di mafia, come l&#8217;ex carrettiere Francesco Vassallo divenuto il re delle gare d&#8217;appalto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il denaro corre a fiumi. Ma avvelena i rapporti tra le famiglie di Palermo, dove &#8211; dopo il <em>modus vivendi<\/em> dei primi anni &#8217;50 &#8211; i clan Greco e La Barbera sono ormai ai ferri corti, il pretesto della guerra viene dal fidanzamento contrastato fra un soldato della famiglia di Porta Nuova e la sorella di un uomo d&#8217;onore del clan di Noce. Per risolvere la controversia, il rappresentante di Noce, Calcedonio Di Pisa, chiede che il giovane venga aggregato, visti i suoi legami sentimentali, alla sua famiglia. Ma Salvatore La Barbera, potentissimo boss dei tre clan di Palermo Centro (Porta Nuova compresa), gi\u00e0 In lite con lui per una partita di droga non pagata adeguatamente, si oppone con violenza. E pochi giorni dopo, il 26 dicembre &#8217;62, Di Pisa viene assassinato in piena citt\u00e0. I sospetti si appuntano, com&#8217;\u00e8 ovvio, su La Barbera e gli amici di Buscetta, \u00abprocessati\u00bb davanti alla Commissione dall&#8217;ormai strapotente clan dei Greco: non pi\u00f9 con Chicchiteddu che, disgustato dalle discordie, se ne andr\u00e0 presto in Venezuela; ma con suo cugino, Tot\u00f2 l&#8217;Ingegnere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 lui a decidere di eliminare pezzo per pezzo il clan avversarlo: Salvatore La Barbera scompare nel nulla (Greco l&#8217;avrebbe strozzato con le sue mani in una riunione), il fratello Angelo scampa miracolosamente ad un attentato nel &#8217;63 (ma sar\u00e0 ucciso in carcere poco dopo), il suo esercito \u00e8 decimato da attentati e \u00ablupare bianche\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_30002\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/strage_Ciaculli.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30002\" class=\"wp-image-30002\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/strage_Ciaculli.jpg\" alt=\"strage_Ciaculli\" width=\"250\" height=\"179\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-30002\" class=\"wp-caption-text\">I funerali delle vittime di Ciaculli<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma intanto un nuovo, spaventoso delitto sconvolge gli equilibri di Cosa Nostra: il 30 giugno 1963 una \u00abGiulietta\u00bb imbottita di esplosivo salta In aria a Ciaculli, a pochi passi dalla villa di Tot\u00f2 Greco, dilaniando sette tra carabinieri, poliziotti e artificieri. Una sfida anonima non solo allo Stato, ma anche al vertice della Commissione. E, nei mesi seguenti, altre sanguinose esplosioni di marca terroristico-mafiosa qua e l\u00e0 per Palermo. Mentre le famiglie si rinfacciano le responsabilit\u00e0 degli attentati e si sparano contro alzo zero, lo Stato si decide finalmente a rispondere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La magistratura fa arrestare centinaia di mafiosi (anche se poi, al processo di Catanzaro del &#8217;68, saranno quasi tutti assolti). E Parlamento vara la prima Commissione d&#8217;Inchiesta suite mafia, il 20 dicembre del &#8217;62: primo presidente, il socialdemocratico Paolo Rossi. Servir\u00e0 a poco, come tutte le commissioni che verranno. Ma almeno, per te prima volta dai tempi del prefetto Mori, lo Stato d\u00e0 un segnale di vita nella Sicilia soffocata dalla Piovra. Una Piovra a sua volta dilaniata degli scontri interni fino al &#8217;69, quando si scopre che l&#8217;autore del delitto Di Pisa e delle \u00abgiuliette\u00bb esplosive altri non \u00e8 che Michele Cavataio, il capo del mandamento palermitano dell&#8217;Acquasanta, risentito contro l<em>\u2019\u00e9lite<\/em> di Cosa Nostra per una vecchia storia di vendette incrociate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 lui che, dal &#8217;62 in poi, ha scatenato su Palermo quella spaventosa ondata di omicidi, seminando panico e zizania nella Commissione e tentando cosi di prendere il potere. La sua fine si consuma il 10 dicembre &#8217;89, in viale Lazio a Catania, negli uffici dell&#8217;impresa Moncada, per mano di cinque killer inviati da Salvatore Bontade, Tano Badatementi e Giuseppe Di Cristina. Dirige le operazioni, a debita distanza Tot\u00f2 Riina, braccio destro del boss emergente di Ciaculli, Michele Greco detto il Papa. Fuoco a volont\u00e0, cinque morti: la vittima designata e quattro sicari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cerchio, il terribile cerchio di morte aperto con te strage di Ciaculli si chiude qui, in viale Lazio. La prima grande guerra di mafia \u00e8 finita. Ma, sullo scorcio degli anni &#8217;60, \u00e8 finita anche un&#8217;epoca. Quella dei codici d&#8217;onore, della coppola e della lupara. Da allora Cosa Nostra va a scuote dal terrorismo, piazza le bombe al plastico, imbraccia il Kalashnikov. Gioca al \u00abtutti contro tutti\u00bb e non rispetta pi\u00f9 le regole del gioco. Neppure le sue<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3-continua)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">______________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>il Giornale<\/strong> Sabato 22 \u00abcosto 1992<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Viaggio nell\u2019 \u00abonorata societ\u00e0\u00bb dall&#8217;unificazione nazionale ad oggi 4<\/strong> \/ I conflitti interni e l&#8217;attacco sferrato contro le istituzioni<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>PALERMO COME BEIRUT, VENT&#8217;ANNI DI SANGUE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>La grande sfida allo Stato parte dalla Cupola, droga e finanza i serbatoi delle cosche<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Marco Travaglio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/omicidio-Mineo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-30003\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/omicidio-Mineo.jpg\" alt=\"omicidio Mineo\" width=\"250\" height=\"150\" \/><\/a>\u00abDal 1962 al &#8217;69, anno della strage di viale Lazio, una grande confusione regn\u00f2 nella mafia palermitana. Ci furono molti morti per la guerra di mafia e molti arresti Pi\u00f9 di cento. I capi pi\u00f9 importanti furono incarcerati e poi ci fu il processo di Catanzaro. La &#8220;Giulietta&#8221; di Ciaculli contro i Greco, nel &#8217;63, fu ii danno pi\u00f9 grosso. Il governo mand\u00f2 la Commissione antimafia. Cosa Nostra non \u00e8 pi\u00f9 esistita nel Palermitano dopo il 1963. Era Ko. La mafia fu sul punto di sciogliersi e sembr\u00f2 andare allo sbando. Basta pensare che il capo della Commissione provinciale di Palermo, Tot\u00f2 Greco Chicchiteddu, abbandon\u00f2 la sua carica ed emigr\u00f2 in Venezuela. Era latitante ed era stato pure condannato. Le famiglie erano tutte scassate. Si faceva proprio il minimo indispensabile, Non c&#8217;erano quasi pi\u00f9 omicidi Neppure il pizzo si pagava pi\u00f9, a Palermo\u00bb, anche se \u00abnelle altre citt\u00e0 la mafia governava ancora\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A leggere il racconto del pentito Antonino Calderone, raccolto da Pino Arlacchi ne \u00abGli uomini del disonore\u00bb, non si pu\u00f2 non schiumare di rabbia per l&#8217;ennesima occasione perduta dallo Stato in Sicilia. Bastava forse insistere di pi\u00f9 sulla via della repressione per averla vinta. Invece le cose andarono ben diversamente.<\/p>\n<div id=\"attachment_30005\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Buscetta.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30005\" class=\"wp-image-30005\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Buscetta.jpg\" alt=\"Buscetta\" width=\"250\" height=\"187\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-30005\" class=\"wp-caption-text\">Tommaso Buscetta al processo di Catanzaro<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> COME L&#8217;ARABA FENICE<\/strong> &#8211; Il processo di Catanzaro, aperto nel &#8217;68, fa acqua da tutte le parti. E i boss incriminati, da Liggio a Buscetta, da Riina a Liggio (latitanti), da Badalamenti a Bontade a Torretta, finiscono presto o tardi assolti per insufficienza di prove. La sentenza del \u201873, se si eccettua la condanna a 28 anni per Pietro Torretta, cancella con un colpo di spugna dieci anni di indagini e Cosa Nostra, come l&#8217;Araba Fenice, risorge dalle sue ceneri. \u00abNon si arriv\u00f2 subito\u00bb, ricorda Calderone, \u00aba ricostituire l&#8217;organismo provinciale (sciolto da Chicchiteddu, <em>n.d.r.<\/em>), perch\u00e9&#8230; c&#8217;erano ancora instabilit\u00e0, fastidi Quando Chicchiteddu parti per il Sudamerica e affid\u00f2 il suo incarico ad Antonino Sorci, quest&#8217;ultimo venne arrestato e si dovette ricominciare daccapo. Dopo Catanzaro, in ogni caso, si costitu\u00ec a Palermo un governo provvisorio &#8211; mi pare si chiami &#8220;reggenza&#8221; &#8211; formato da Gaetano Badalamenti, Luciano Liggio e Stefano Bontade\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agli inizi, gli affari vanno malissimo: \u00abUsciti di galera, verso il &#8217;68, i capi di Cosa Nostra erano quasi tutti morti di fame. Ma se vi dico che Tot\u00f2 Riina piangeva, quando mi disse che sua madre non po\u00adteva andare a colloquio con lui in carcere, nel &#8217;66 o &#8217;67, perch\u00e9 non poteva pagarsi il biglietto del treno! L&#8217;unica eccezione erano i Greco, benestanti di vecchia data. Poi sono diventati tutti miliardari. All&#8217;improvviso, in un paio d&#8217;anni. Per merito della droga\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il triumvirato, dunque, funziona bene. Anche se l&#8217;indiscusso numero uno \u00e8 Liggio, scampato all&#8217;arresto nei primi anni &#8217;60 e latitante prima a Catania (\u00abospite\u00bb della famiglia Calderone) eppoi a Milano: sempre pi\u00f9 ambizioso, feroce, sanguinario, il boss corleonese tratta nel &#8217;69, a Roma, con il principe Junio Valerio Borghese, che ha chiesto l&#8217;appoggio di Cosa Nostra al suo folle progetto di golpe, poi finito in burletta. Ma su questa vicenda, come poi sul caso Sindona e sul suo falso rapimento complice la mafia, nel &#8220;79, e ancora sui rapporti tra Cosa Nostra, P2, massoneria e Roberto Calvi, il mistero \u00e8 fitto. E rimarr\u00e0 tale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>DON TANO E IL FALCO<\/strong> &#8211; Impegnato nei suoi affari al Nord, don Luciano si fa rappresentare nella \u00abreggenza\u00bb dal fido Tot\u00f2 Riina. Gli altri due triumviri, Bontade e Badalamenti, fanno buon viso. Per ora. Figlio di don Paolino Bontade (o Bontate), un vecchio padrino che si permetteva di prendere a sberle in pubblico i deputate disobbedienti e che port\u00f2 buona parte della mafia ad appoggiare li- governo-minestrone (dai monarchici al Pci ai de dissidenti) di Silvio Milazzo alla Regione Sicilia, Stefano detto \u00abil Falco\u00bb \u00e8 ancora un ragazzo quando conosce Tommaso Buscetta, nel &#8217;58, all\u2019Ucciardone.<\/p>\n<div id=\"attachment_30006\" style=\"width: 126px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Tano-Badalamenti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30006\" class=\"wp-image-30006\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Tano-Badalamenti.jpg\" alt=\"Tano Badalamenti\" width=\"126\" height=\"200\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-30006\" class=\"wp-caption-text\">Tano Badalamenti<\/p><\/div>\n<div id=\"attachment_30007\" style=\"width: 138px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Stefano-Bontade.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30007\" class=\"wp-image-30007\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Stefano-Bontade.jpg\" alt=\"Stefano Bontade\" width=\"138\" height=\"200\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-30007\" class=\"wp-caption-text\">Stefano Bontade<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due diventano amici e lo rimangono anche dopo che Bontade diviene capo della famiglia di Santa Maria di Ges\u00f9: si proclamano custodi della tradizione ed eredi spirituali di Chicchiteddu, espatriato dopo la strage di Ciaculli perch\u00e9 &#8211; spiegher\u00e0 Buscetta &#8211; \u00abla mafia stava abbandonando i suoi principi per trasformarsi in un&#8217;organizzazione di criminali\u00bb. Perci\u00f2 si opporranno alla svolta terroristica di Cosa Nostra inaugurata dai Corleonesi e \u2014 ironia della sorte &#8211; da Miche le Greco, il cugino di Chicchiteddu.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutt&#8217;altro tipo di boss \u00e8 Gaetano Badalamenti. Rozzo, ignorante e sgrammaticato, il boss di Cinisi \u00e8 lo zimbello dei capi mafia ad ogni riunione della Cupola. E soprattutto di Liggio, che si picca della fama di intellettuale e tiene sul comodino \u00abLa critica della ragion pura\u00bb. Eppure don Tano \u00e8 tanto influente da diventare ben presto il numero uno di Cosa Nostra. E tanto abile da controllare, nella sua zona d&#8217;influenza, l&#8217;aeroporto palermitano di Punta Raisi e da mettere in piedi, con i \u00abfratelli\u00bb d&#8217;America, la multinazionale della droga che passer\u00e0 alla storia come \u00abPizza Connection\u00bb, smascherata dall\u2019Fbi nel 1984.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma torniamo al &#8220;70, quando sia don Tano che Bontade si trovano da qualche tempo in galera, dopo aver organizzato la strage di viale Lazio contro Cavataio. Liggio ne approfitta subito per dichiarare estinta la \u00abreggenza\u00bb e mettere a capo di Cosa Nostra Tot\u00f2 Riina, il suo killer di fiducia. E, perch\u00e9 tutti capiscano quanto sono forti i Corleonesi organizza la pi\u00f9 grave sfida allo Stato mai vista fino ad allora: l&#8217;assassinio di Pietro Scaglione, procuratore della Repubblica di Palermo, trucidato con l&#8217;autista il 5 maggio del &#8220;71.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LIGGIO E IL PAPA<\/strong> &#8211; All&#8217;agguato partecipano sia Liggio sia Riina. Affetto dal morbo di Pott, una tubercolosi ossea che quasi lo paralizza e gli d\u00e0 gravi disturbi ai reni e alle vie urinarie, don Luciano quel giorno non \u00e8 neppure in grado di muoversi: ma vuole sparare lo stesso contro quello che chiama \u00abil mio persecutore\u00bb, accucciato sul sedile posteriore della sua auto. Ben presto con una cura da cavallo si rimetter\u00e0 in forze. Pronto, dopo l&#8217;uscita dal carcere di Badalamenti e Bontade, a resuscitare la Commissione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da allora i vertici di Cosa Nostra si tengono alla \u00abFavarella\u00bb, la tenuta di Michele Greco detto il \u00abPapa\u00bb a Ciaculli: un rustico di campagna immerso in decine di ettari di agrumeto, \u00abespropriato\u00bb nei primi anni &#8217;80 dal potente clan agli eredi del conte Tagliavia. Il superboss non vi abita: troppo scomoda e fuori mano, la villa.\u00a0 Che per\u00f2, con i suoi sotterranei accessibili solo da passaggi segreti, \u00e8 la sede ideale per i summit della Cupola e il migliore nascondiglio per i latitanti. La polizia fino al blitz dell&#8217;84, ignora addirittura l&#8217;esistenza della villa Anche perch\u00e9 Michele Greco, negli anni &#8220;70, \u00e8 tutto fuorch\u00e9 un sospettato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riservato fino alla misantropia non ha mai fatto parlare di s\u00e9. Vanta parecchie amicizie nell&#8217;aristocrazia palermitana E si \u00e8 fatto largo nel mondo degli affari con la protezione di Cosa Nostra fino a diventarne lui stesso uno dei capi (e poi il capo supremo) dopo l&#8217;eclissi dei due cugini, Chicchiteddu e l\u2019ingegnere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Giuseppe-Russo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-30008 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Giuseppe-Russo.jpg\" alt=\"Giuseppe Russo\" width=\"225\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Giuseppe-Russo.jpg 225w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Giuseppe-Russo-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>VENTI DI GUERRA<\/strong> \u2013 Ma ecco, nel &#8220;73-74, la Commissione impegnata a rimettere ordine tra i suoi affari. Si decide di proibire i sequestri di persona (a cui diverse famiglie sono ricorse per autofinanziarsi dopo la \u00abgrande guerra\u00bb). Almeno in Sicilia Liggio, che nei rapimenti s&#8217;\u00e8 specializzato con la malavita milanese, dovr\u00e0 perci\u00f2 limitarsi all&#8217;Alta Italia E viene duramente rimbeccato da don Tano per i suoi eccessi sanguinari, che mettono in allarme le forze dell&#8217;ordine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma proprio nel 1974, dopo vent\u2019anni di latitanza, \u00e8 arrestato a Milano: \u00abNon credere alle infamie che scriveranno su di me\u00bb, dice uscendo di casa in manette alla sua convivente, ignara della sua identit\u00e0, \u00absono tutte bugie\u00bb. Badalamenti gli rende la pariglia facendosi eleggere segretario della Commissione. E dando il benestare alla nascita, nel &#8220;75, della Grande Cupola, la Commissione regionale, ossia il supergoverno del sei rappresentanti provinciali, proposto dal boss catanese Pippo Calderone, che ne diventa segretario dopo don Tano, prima di Michele Greco (ma l&#8217;organismo non funzioner\u00e0 mai, vista la pretesa dei clan palermitani di comandare su tutte le altre province).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su Cosa Nostra, in quegli anni, sembra regnare di nuovo la pace. Fanno buoni affari le famiglie della provincia di Palermo (una cinquantina), e delle altre province mafiose Catania, Caltanisetta, Trapani, Agrigento ed Enna (molto meno numerose: uno, due, al massimo tre clan per citt\u00e0). E tutte hanno appena scampato un grosso pericolo: nel &#8217;73, un uomo d&#8217;onore \u00abpentito\u00bb della famiglia di Altarello, Leonardo Vitale, si \u00e8 presentato alla polizia per rivelare i segreti di Cosa Nostra; ma non l&#8217;hanno preso sul serio ed \u00e8 finito in manicomio (morir\u00e0 ammazzato nel &#8217;78).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro pericolo, soltanto potenziale, si sgonfia nel &#8217;75, quando si concludono dopo 13 anni i lavori della prima Commissione parlamentare antimafia: 711 pagine di relazione di maggioranza con pochi nomi &#8211; tutti stranoti &#8211; nessun politico, e scoperte sconvolgenti come questa: \u00abNon si pu\u00f2 fare a meno di ribadire che la mafia \u00e8 un fenomeno tuttora aggressivo con persistenti radici nella societ\u00e0 siciliana&#8230;\u00bb. Eppure i pentiti, ma non solo quelli, parleranno di pesanti compromissioni dei partiti, soprattutto quelli di governo ma anche dell&#8217;opposizione (dal pri Giumella al psdi Lupis a tanti altri): si scoprir\u00e0 poi che l&#8217;Antimafia ha tenuto ben nascoste quasi 2.500 schede con nomi come Lima, Ciancimino, Gioia, Vassallo, pubblicate da un giornale nell&#8217;88. N\u00e9 faranno di meglio, anche per i loro scarsi e confusi poteri, le altre Commissioni, fino a quella, peraltro attivissima, presieduta oggi dal senatore Chiaromonte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tregua armata tra le famiglie dura tre anni. Poi nel \u201877 due feroci esecuzioni ripiombano la mafia nel caos e Palermo nel terrore: cadono il maresciallo di Ps Angelo Sorino e il tenente colonnello dei Carabinieri Giuseppe Russo. Mandante Liggio e Riina, con la benedizione del loro alleato Michele Greco. Scavalcato e Ignaro di tutto, don Tano chiede spiegazioni Ma nessuno risponde. E anzi il \u00abpapa\u00bb, nel &#8220;78, fa entrare in Commissione il suo giovane e feroce attendente nonch\u00e9 lontano cugino: Pino Greco detto \u00abScarpuzzedda\u00bb (Scarpetta). Un&#8217;altra sfida alla corrente degli \u00abantipapisti\u00bb, ossia Badalamenti Bontade, Salvatore Inzerillo (rappresentante di Passo di Rigano) e Giuseppe Di Cristina (capo della famiglia di Riesi). E\u2019 il prologo al siluramento del rozzo \u00absegretario\u00bb, che viene sostituito al vertice della cupola da Michele Greco, rimpiazzato a sua volta come capofamiglia da Scarpuzzedda. Da un giorno all&#8217;altro, Badalamenti non \u00e8 pi\u00f9 nessuno: dimesso pure da rappresentante di Cinisi e addirittura \u00abdeposto\u00bb da Cosa Nostra. La vendetta dei Corleonesi \u00e8 cominciata<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;ODISSEA DI BUSCETTA<\/strong> &#8211; Ma che parte ha avuto, in tutte queste vicende, don Masino Buscetta? L&#8217;abbiamo lasciato all\u2019Ucciardone, nel 1958, dopo il suo arresto per contrabbando di sigarette. Poca roba, a confronto dei suoi delitti. Libero dopo qualche mese, il boss di Porta Nuova si vede ritirare il passaporto nel &#8217;61, ma lo riottiene quasi subito per intercessione dell&#8217;onorevole Barbaccia (dc), che lo raccomanda alla polizia palermitana come \u00abuomo che mi sta molto a cuore\u00bb. E\u2019 il maggio &#8217;61. Due anni dopo, ai primi fuochi della Grande Guerra di mafia, vola Oltreoceano: Stati Uniti, Canada, Messico, Brasile. Le polizie locali lo ricercano come uno dei \u00abre della cocaina\u00bb. Nel &#8217;70 \u00e8 espulso dagli Usa. Nel \u201872 arrestato in Messico. Estradato in Italia viene rinchiuso all&#8217;Ucciardone per scontare una condanna a dieci anni per i reati commessi negli anni &#8217;50.<\/p>\n<div id=\"attachment_30009\" style=\"width: 200px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Tommaso-Buscetta.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30009\" class=\"wp-image-30009 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Tommaso-Buscetta.jpg\" alt=\"Tommaso Buscetta\" width=\"200\" height=\"163\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-30009\" class=\"wp-caption-text\">Tommaso Buscetta<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui, prima del trasferimento a Cuneo, incontra i vecchi amici: Bontade, Di Cristina e Badalamenti, tutti in attesa del colpo di spugna di Catanzaro. E da costoro che apprende di esser stato \u00abdeposto\u00bb (espulso) da Cosa Nostra, per la sua vita sentimentale un po&#8217; troppo disordinata. A farlo espellere \u00e8 stato don Pippo Cal\u00f2, l&#8217;ex macellaio che proprio Buscetta aveva \u00abiniziato\u00bb alla carriera mafiosa tanti anni prima (verr\u00e0 arrestato nel 1985 per 64 omicidi e per la strage del treno 904 a San Benedetto Val di Sambro). \u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSemilibero\u00bb nel 1980, Masino lascia il Piemonte e torna clandestinamente a Palermo, per toccare con mano quali livelli di degenerazione abbia raggiunto Cosa nostra. Incontra i pochi amici rimasti, poi disgustato, torna in Brasile. Vuole dimenticare ed esser dimenticato. Ma nel 1983 una visita inaspettata lo ripiomba nelle beghe palermitane: \u00e8 don Tano Badalamenti, volato fin laggi\u00f9 per implorarlo di tornare in Sicilia e guidare la rivolta contro i Corleonesi. E per aggiornarlo sugli ultimi eventi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>PALERMO COME BEIRUT<\/strong> &#8211; Da quando il \u00abpapa\u00bb ha preso il comando della Cupola, Palermo si \u00e8 libanizzata. Stragi su stragi Tutte interne a Cosa nostra. Tutte firmate Liggio-Riina-Greco contro gli \u00abantipapisti\u00bb. Una guerra senza quartiere, la seconda Grande Guerra di mafia: sullo sfondo, lo scontro fra don Tano e i Corleonesi per il controllo del traffico internazionale della droga. Il primo a cadere, nel &#8220;78, \u00e8 Giuseppe Di Cristina, capofamiglia di Riesi e boss vecchio stampo, nemico di Liggio, amico di Chicchiteddu e dei cugini Salvo (esattori per conto dello Stato in gran parte dell&#8217;isola) nonch\u00e9 grande elettore della Dc, che alla sua morte espone la bandiera a mezz&#8217;asta nella sezione di Riesi. Fuori uno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo di lui tocca a Stefano Bontade: ha avuto il torto di protestare per i delitti Reina, Giuliano, Terranova (1979) e Mattarella (1980), decisi al di fuori della Cupola, e di ripetere un po&#8217; troppo spesso il proposito di far fuori Riina. Tradito dal fratello Giovanni, che sta con i Corleonesi, viene freddato a raffiche di Kalashnikov mentre torna dalla festa per il suo quarantatreesimo compleanno, il 23 aprile &#8217;81. Fuori due.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u201911 maggio scocca l&#8217;ora del suo ultimo amico. Salvatore Inzerillo, il boss di Passo di Rigano che per mostrare la sua forza ha fatto uccidere l\u2019anno prima il procuratore Costa. Fuori tre. Lo sterminio \u00e8 completato con l&#8217;eliminazione di Pippo Calderone, boss di Catania, per mano del suo aspirante successore, Notto Santapaola, legato anche lui ai \u00abvincenti\u00bb di Palermo come pure il clan dei Madonia, padroni di Caltanissetta. Ora la Commissione \u00e8 \u00abnormalizzata\u00bb, sotto lo scettro dei Corleonesi e dei Greco.<\/p>\n<div id=\"attachment_30010\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Dalla-Chiesa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30010\" class=\"wp-image-30010\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Dalla-Chiesa.jpg\" alt=\"Dalla Chiesa\" width=\"250\" height=\"187\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-30010\" class=\"wp-caption-text\">Carlo Alberto Dalla Chiesa<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la seconda Grande Guerra ha fatto oltre cento morti in tre anni. E lo Stato, per arrestare la mattanza, manda a Palermo il generale Dalla Chiesa, l&#8217;eroe dell&#8217;antiterrorismo: l&#8217;ammazzano dopo un mese, con la moglie Emmanuela, il 3 settembre &#8217;82. La stessa fine ha fatto, cinque mesi prima, Pio La Torre, il deputato comunista promotore della legge antimafia. E l\u2019anno seguente, altri due martiri dello Stato: il giudice trapanese Ciaccio Montalto e il vecchio consigliere istruttore Rocco Chinnici, inventore del \u00abpool\u00bb investigativo, capo dell&#8217;ufficio che ha appena emesso mandati di cattura contro i corleonesi Riina e Provenzano, i fratelli Michele e Salvatore Greco \u00abil Senatore\u00bb, e Nitto Santapaola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ci sono soltanto delitti \u00abesterni\u00bb, nella Palermo di quegli anni. La guerra tra bande prosegue senza sosta, anche perch\u00e9 sulla lista nera dei Corleonesi c&#8217;\u00e8 ancora un nome: Salvatore \u00abTotuccio\u00bb Contorno, detto Coriolano della Foresta (il leggendario capo settecentesco dei Beati Paoli), appena condannato a 26 anni per sequestro di persona. Nativo di Ciaculli, figlio di un vecchio mafioso a riposo, ha fatto per anni l&#8217;allevatore di bestiame prima di trasferirsi nel quartiere Brancaccio ed imbattersi in Stefano Bontade, diventandone il braccio destro nel traffico di droga. Anche lui \u00abdeve morire\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E il 25 giugno &#8217;81 scatta l&#8217;agguato, condotto da Pino Greco in persona: salvo per miracolo, Totuccio scompare dalla circolazione, mentre Scarpuzzedda gli fa ammazzare sette parenti stretti e decine di complici veri e presunti. E gli mette alle calcagna il suo nuovo, sanguinario alleata Filippo Marchese, il capofamiglia di Corso dei Mille che tortura le sue vittime in un&#8217;apposita \u00abcamera della morte\u00bb per farle confessare, le strangola eppoi le fa sparire in mare o in una cisterna di acido.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua furia omicida, per\u00f2, don Filippo non viene a capo di nulla: Totuccio si \u00e8 fatto arrestare a Roma e di l\u00ec a poco comincer\u00e0 a collaborare con la giustizia. Seguito a ruota da uno dei killer del clan Marchese, Vincenzo Sinagra, sulla strada del pentimento inaugurata da don Masino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>DA BUSCETTA AL NULLA<\/strong> &#8211; All&#8217;offerta di don Tano di tornare a Palermo, Buscetta ha opposto un bel no. Della mafia di quella mafia non vuol pi\u00f9 sentir parlare. Nemmeno quando i Corleonesi gli ammazzano due figli, un fratello, un nipote, un cognato, un genero. Se ne sta buono buono in Bras<span style=\"text-decoration: line-through;\">il<\/span>e, nella speranza che tanta remissivit\u00e0 induca i suoi nemici a risparmiare il resto della famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arrestato a San Paolo il 24 ottobre 1983, al giudice Falcone che \u00e8 venuto ad interrogarlo oppone un sibillino \u00abci rivedremo presto\u00bb. Estradato in Italia nel luglio &#8217;84, sull&#8217;aereo che lo porta a Roma ingerisce una fiala di stricnina, tentando il suicidio: l&#8217;unico modo, ormai, per mettere fuori pericolo la sua famiglia. Lo salvano in tempo. E lui si decide a vuotare il sacco. \u00abSono stato mafioso e ho commesso degli errori\u00bb: sono la prime parole della sua lunga confessione, cominciata alle 12.30 del 16 luglio davanti a Giovanni Falcone, e finita pi\u00f9 d&#8217;un mese dopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/posto_blocco.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-30011\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/posto_blocco.jpg\" alt=\"posto_blocco\" width=\"250\" height=\"156\" \/><\/a>All&#8217;alba del 29 settembre di quello stesso &#8217;84, giorno di San Michele patrono delle forze dell&#8217;ordine, il Grande Blitz: tremila poliziotti e carabinieri setacciano Palermo alla ricerca di trecento latitanti, in esecuzione di altrettanti mandati di cattura. I pi\u00f9 sono irreperibili, ma le manette-scattano ai polsi di decine di uomini d&#8217;onore. Ed \u00e8 solo l&#8217;inizio. In novembre tocca all&#8217;ex sindaco Vito Ciancimino e ai cugini Ignazio e Nino Salvo, i potentissimi \u00abvicer\u00e8\u00bb legati al clan di Salenni, che negli anni &#8217;50 e &#8217;60 facevano e smontavano a colpi di mazzette le giunte palermitane, ricevendo ministri e deputati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto, mentre cade in trappola anche Pippo Cal\u00f2, negli Usa finisce dentro don Tano Badalamenti, processato nell&#8217;85 per la Pizza Connection e \u00abincastrato\u00bb proprio dalla testimonianza decisiva di Buscetta che, in cambio, riceve dalle autorit\u00e0 americane la nazionalit\u00e0 Usa, il perdono di tutti i reati, una nuova identit\u00e0 e un rifugio superprotetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 1985 \u00e8 anche l&#8217;anno della scomposta replica di Cosa Nostra allo Stato: cadono altri due inquirenti di prima linea, il commissario Montana e il vicequestore Cassar\u00e0. Neil&#8217;86 il superprocesso istruito dal pool antimafia di Falcone, Ayala e Borsellino a carico di 474 uomini d&#8217;onore (pi\u00f9 della met\u00e0 latitanti), sulla base delle confessioni di Buscetta. Contorno, Sinagra ed altri 22 pentiti. Ai presenti si aggiunge presto il Papa, arrestato in una delle sue ville. Ma con un clamoroso verdetto, la Cassazione di Carnevale annulla le condanne dei fratelli Greco per il delitto Chinnici.<\/p>\n<div id=\"attachment_30012\" style=\"width: 154px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Rosario-Livatino.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30012\" class=\"wp-image-30012\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Rosario-Livatino.jpg\" alt=\"Rosario Livatino\" width=\"154\" height=\"200\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-30012\" class=\"wp-caption-text\">Rosario Livatino<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, dopo due anni e mezzo di tregua, Cosa Nostra torna ad alzare il tiro: cadono l&#8217;ex sindaco Insalaco, il presidente della Corte d&#8217;assise, Antonino Saetta (1988), il giudice di Agrigento, Rosario Livatino (1990). Intanto il maxi-processo s&#8217;\u00e8 chiuso con una raffica di ergastoli (stavolta confermati dalla Suprema corte): ma su fatti ormai vecchi, mentre Cosa Nostra s&#8217;\u00e8 riorganizzata chiss\u00e0 come, sempre pi\u00f9 lontana dalla droga e sempre pi\u00f9 vicina alle centrali della finanza internazionale, mentre il rubinetto dei pentiti s&#8217;\u00e8 seccato e le \u00abvoci di dentro\u00bb si sono esaurite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo buio sempre pi\u00f9 pesto, i veleni, i corvi, il Csm, i \u00abprofessionisti dell&#8217;antimafia\u00bb, gli alti commissari, le rivelazioni, le tourn\u00e9e della Commissione parlamentare, gli ammazza-sentenze, le evasioni, la Dia, la Superprocura, Libero Grassi, Lima, Falcone, Borsellino, le polemiche, i super-decreti, le lagne di Orlando Cascio, il tritolo, i funerali, le prediche, i dibattiti, le marce, le lenzuola, l&#8217;esercito. Ma questa, pi\u00f9 che storia, \u00e8 cronaca. La solita cronaca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(4-fine. Le precedenti puntate sono state pubblicate il 19,20 e 21 agosto)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>il Giornale Mercoled\u00ec 19 agosto 1992 Viaggio nell\u2019\u00abonorata societ\u00e0\u00bb dall&#8217;unificazione nazionale ad oggi -1 \/ La miopia delle autorit\u00e0 sabaude e le spedizioni militari in Sicilia MAFIA, COME SI LEGALIZZA UN CRIMINE La Destra storica tenta la via della repressione, la Sinistra chiama a Palazzo gli uomini d&#8217;onore di Marco Travaglio<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":30004,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[24,96],"tags":[2347,1380],"class_list":["post-29983","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia","category-storia-italiana","tag-cosa-nostra","tag-mafia","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Viaggio nell\u2019\u00abonorata societ\u00e0\u00bb dall&#039;unificazione nazionale ad oggi - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Viaggio nell\u2019\u00abonorata societ\u00e0\u00bb dall&#039;unificazione nazionale ad oggi - Rassegna Stampa Cattolica\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/rassegnastampacattolica\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2015-08-27T22:00:54+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2016-01-28T15:29:11+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/mafia.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"244\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"207\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Redazione\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@rassegnastampa9\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@rassegnastampa9\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Redazione\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"67 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"Redazione\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/08f319d2bd1a0904ad9e2bfb7b15e5c3\"},\"headline\":\"Viaggio nell\u2019\u00abonorata societ\u00e0\u00bb dall&#8217;unificazione nazionale ad oggi\",\"datePublished\":\"2015-08-27T22:00:54+00:00\",\"dateModified\":\"2016-01-28T15:29:11+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\\\/\"},\"wordCount\":13611,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/#organization\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2016\\\/01\\\/mafia.jpg\",\"keywords\":[\"cosa nostra\",\"mafia\"],\"articleSection\":[\"Storia\",\"Storia italiana\"],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\\\/\",\"name\":\"Viaggio nell\u2019\u00abonorata societ\u00e0\u00bb dall'unificazione nazionale ad oggi - Rassegna Stampa Cattolica\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2016\\\/01\\\/mafia.jpg\",\"datePublished\":\"2015-08-27T22:00:54+00:00\",\"dateModified\":\"2016-01-28T15:29:11+00:00\",\"description\":\"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2016\\\/01\\\/mafia.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2016\\\/01\\\/mafia.jpg\",\"width\":244,\"height\":207},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Viaggio nell\u2019\u00abonorata societ\u00e0\u00bb dall&#8217;unificazione nazionale ad oggi\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/\",\"name\":\"Rassegna Stampa Cattolica\",\"description\":\"Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/#organization\"},\"alternateName\":\"Rass. Cattolica\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/#organization\",\"name\":\"Rassegna Stampa Cattolica\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2014\\\/04\\\/logo-rassegna1.gif\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2014\\\/04\\\/logo-rassegna1.gif\",\"width\":600,\"height\":163,\"caption\":\"Rassegna Stampa Cattolica\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"},\"sameAs\":[\"https:\\\/\\\/www.facebook.com\\\/rassegnastampacattolica\",\"https:\\\/\\\/x.com\\\/rassegnastampa9\"]},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/08f319d2bd1a0904ad9e2bfb7b15e5c3\",\"name\":\"Redazione\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/2fcdf27c78ea025fbdb44e914cc63c72249ffec9dc8aafd5c82b26240ef3f346?s=96&d=mm&r=g\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/2fcdf27c78ea025fbdb44e914cc63c72249ffec9dc8aafd5c82b26240ef3f346?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/2fcdf27c78ea025fbdb44e914cc63c72249ffec9dc8aafd5c82b26240ef3f346?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Redazione\"},\"url\":\"https:\\\/\\\/www.rassegnastampa-totustuus.it\\\/cattolica\\\/author\\\/pietroelle\\\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Viaggio nell\u2019\u00abonorata societ\u00e0\u00bb dall'unificazione nazionale ad oggi - Rassegna Stampa Cattolica","description":"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Viaggio nell\u2019\u00abonorata societ\u00e0\u00bb dall'unificazione nazionale ad oggi - Rassegna Stampa Cattolica","og_description":"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo","og_url":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\/","og_site_name":"Rassegna Stampa Cattolica","article_publisher":"https:\/\/www.facebook.com\/rassegnastampacattolica","article_published_time":"2015-08-27T22:00:54+00:00","article_modified_time":"2016-01-28T15:29:11+00:00","og_image":[{"width":244,"height":207,"url":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/mafia.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Redazione","twitter_card":"summary_large_image","twitter_creator":"@rassegnastampa9","twitter_site":"@rassegnastampa9","twitter_misc":{"Scritto da":"Redazione","Tempo di lettura stimato":"67 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\/"},"author":{"name":"Redazione","@id":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/#\/schema\/person\/08f319d2bd1a0904ad9e2bfb7b15e5c3"},"headline":"Viaggio nell\u2019\u00abonorata societ\u00e0\u00bb dall&#8217;unificazione nazionale ad oggi","datePublished":"2015-08-27T22:00:54+00:00","dateModified":"2016-01-28T15:29:11+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\/"},"wordCount":13611,"publisher":{"@id":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/#organization"},"image":{"@id":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/mafia.jpg","keywords":["cosa nostra","mafia"],"articleSection":["Storia","Storia italiana"],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\/","url":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\/","name":"Viaggio nell\u2019\u00abonorata societ\u00e0\u00bb dall'unificazione nazionale ad oggi - Rassegna Stampa Cattolica","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/mafia.jpg","datePublished":"2015-08-27T22:00:54+00:00","dateModified":"2016-01-28T15:29:11+00:00","description":"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\/#primaryimage","url":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/mafia.jpg","contentUrl":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/mafia.jpg","width":244,"height":207},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/viaggio-nellonorata-societa-dallunificazione-nazionale-ad-oggi\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Viaggio nell\u2019\u00abonorata societ\u00e0\u00bb dall&#8217;unificazione nazionale ad oggi"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/#website","url":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/","name":"Rassegna Stampa Cattolica","description":"Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo","publisher":{"@id":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/#organization"},"alternateName":"Rass. Cattolica","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/#organization","name":"Rassegna Stampa Cattolica","url":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/logo-rassegna1.gif","contentUrl":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/logo-rassegna1.gif","width":600,"height":163,"caption":"Rassegna Stampa Cattolica"},"image":{"@id":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/#\/schema\/logo\/image\/"},"sameAs":["https:\/\/www.facebook.com\/rassegnastampacattolica","https:\/\/x.com\/rassegnastampa9"]},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/#\/schema\/person\/08f319d2bd1a0904ad9e2bfb7b15e5c3","name":"Redazione","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/2fcdf27c78ea025fbdb44e914cc63c72249ffec9dc8aafd5c82b26240ef3f346?s=96&d=mm&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/2fcdf27c78ea025fbdb44e914cc63c72249ffec9dc8aafd5c82b26240ef3f346?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/2fcdf27c78ea025fbdb44e914cc63c72249ffec9dc8aafd5c82b26240ef3f346?s=96&d=mm&r=g","caption":"Redazione"},"url":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/author\/pietroelle\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29983","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29983"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29983\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30013,"href":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29983\/revisions\/30013"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30004"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29983"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=29983"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=29983"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}