{"id":2961,"date":"2009-03-25T17:21:47","date_gmt":"2009-03-25T16:21:47","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-12-11T08:53:35","modified_gmt":"2015-12-11T07:53:35","slug":"creazionismo-ed-evoluzionismo-senza-ideologie-possono-incontrarsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/creazionismo-ed-evoluzionismo-senza-ideologie-possono-incontrarsi\/","title":{"rendered":"Creazionismo ed evoluzionismo senza ideologie possono incontrarsi"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/evoluzionismo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-28750 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/evoluzionismo.jpg\" alt=\"evoluzionismo\" width=\"212\" height=\"152\" \/><\/a>L\u2019Osservatore Romano,<\/strong> 17 luglio 2008<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Il dialogo tra fede, ragione e scienza alla Giornata mondiale della giovent\u00f9<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Christoph Sch\u00f6nborn<\/strong><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\">\u00a0(Relazione svolta all\u2019Universit\u00e0 di Sidney)<\/div>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Isaac Newton ultim\u00f2 nel 1686 i suoi <em>Philosophiae Naturalis Principia Mathematica<\/em>, che l&#8217;anno seguente furono pubblicati a Londra. Alla seconda edizione del 1713 Newton aggiunse lo <em>Scholium Generale<\/em>. Nei suoi <em>Principia<\/em> l&#8217;interesse di Newton era rivolto principalmente a confutare la teoria cartesiana dei movimenti dei pianeti, che egli respingeva in quanto teoria materialistica. La perfezione, la regolarit\u00e0 di tali movimenti, scrive Newton, non poteva \u00abavere origine da cause meccaniche\u00bb (<em>originem non habent ex causis mechanicis<\/em>).<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 vero piuttosto che: \u00abQuesta elegantissima compagine a noi visibile(<em>elegantissima haecce [&#8230;] compages<\/em>) del Sole, dei pianeti e delle comete non pot\u00e9 nascere senza il disegno e la potenza di un ente intelligente e potente (<em>non nisi consilio et dominio entis intelligentis et potentis oriri potuit<\/em>) &#8230;\u00a0 Egli regge tutte le cose non come anima del mondo, ma come signore dell&#8217;universo (<em>ut universorum dominus<\/em>)\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per poter conferire a queste asserzioni chiarezza e incisivit\u00e0 definitive, Newton s&#8217;infervora contro il deismo (ossia la riduzione dell&#8217;operato divino a un&#8217;attivit\u00e0 da \u00aborologiaio\u00bb, temporalmente collocata soltanto all&#8217;inizio) che era gi\u00e0 imperante agli inizi del XVIII secolo: \u00abDio senza dominio, previdenza e cause finali (<em>deus sine dominio, providentia et causis finalibus<\/em>) altro non \u00e8 che fato e natura (<em>nihil aliud est quam fatum et natura<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da una cieca necessit\u00e0 metafisica (<em>a caeca necessitate metaphysica<\/em>), che \u00e8 sempre e ovunque la stessa, non nasce alcuna possibilit\u00e0 di variazione delle cose (<em>nulla oritur rerum variatio<\/em>). L&#8217;intera variet\u00e0 delle cose, ordinate secondo il luogo e il tempo,\u00a0 ha potuto nascere soltanto dalle idee e dalla volont\u00e0 di un ente necessariamente esistente (<em>tota rerum conditarum pro locis ac temporibus diversitas, ab ideis et voluntate entis necessario existentis solummodo oriri potuit<\/em>)\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo passo dello <em>Scholium Generale<\/em> si chiude con le lapidarie parole: \u00abE queste cose a proposito di Dio, delle quali si discerne interamente a partire dai fenomeni, concernono la filosofia della natura (<em>et haec de deo, de quo utique ex phaenomenis disserere, ad philosophiam naturalem pertinet<\/em>)\u00bb (Newton, <em>Philosophiae naturalis principia mathematica<\/em>, terza edizione, Londra, 1726, pp. 526-529).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il celebre <em>Scholium<\/em> newtoniano contiene in nuce le questioni essenziali che trattiamo oggi quando affrontiamo il rapporto fra la scienza, la ragione e la fede. E tuttavia vediamo gi\u00e0 molto chiaramente nella visione newtoniana dell&#8217;azione divina un passaggio importante dall&#8217;idea aristotelica e medievale in cui il creatore dota la natura di una sorta di \u00abquasi-intelligenza\u00bb. Come un agente, la natura agisce \u00abcon un fine\u00bb dicevano Aristotele e i suoi seguaci. La natura infatti agisce in base a principi immanenti di autosviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Newton, invece, \u00e8 gi\u00e0 pienamente coinvolto dalla prima visione moderna chiamata solitamente \u00abfilosofia meccanica\u00bb, in cui la natura \u00e8 considerata come una sorta di insieme innaturale di \u00abmateria\u00bb (atomi) preesistente, non intelligente, passiva, sulla quale un&#8217;intelligenza suprema ha imposto estrinsecamente un ordine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La distinzione fra teleologia \u00abemergente\u00bb, immanente e intrinseca di Aristotele e la nozione moderna di una imposizione estrinseca di ordine da parte di un agente \u00e8 ancora attuale, con la grande ironia che molti sostenitori moderni del cosiddetto <em>intelligent design<\/em> accettano senza discutere la moderna dicotomia tra natura e intelligenza, fra \u00ablegge\u00bb e \u00abdisegno\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ogni caso, la passione con cui viene condotto il dibattito su scienza, ragione e fede si \u00e8 riaccesa ancora una volta con veemenza quando ho pubblicato un articolo su quest&#8217;argomento sul \u00abNew York Times\u00bb del 7 luglio 2005. Ma perch\u00e9, sin da Galilei e Newton, queste domande vengono discusse con tale veemenza e passione? Fra gli eruditi le controversie sono sempre esistite, e sempre esisteranno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dibattito sulla questione se un manoscritto di recente scoperto contenga un&#8217;opera autentica di sant&#8217;Agostino o no, riguarda per\u00f2 una piccola cerchia di addetti ai lavori. La questione se l&#8217;universo, e in esso la nostra Terra, e su di essa noi uomini dobbiamo la sua nascita al \u00abcieco destino\u00bb o a\u00a0 un \u00abprogetto saggissimo e buono\u00bb, eccita invece gli animi di molti, poich\u00e9 ne va delle questioni che ogni essere umano prima o poi si pone: \u00abDa dove veniamo? Dove andiamo? Qual \u00e8 il senso della vita?\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma queste domande non dovrebbero esser poste dapprima alla religione? \u00c8 sensato attendersi una risposta dalle scienze (della natura)? Non chiediamo forse troppo alla scienza? Che accadrebbe, se gli scienziati sulla base delle loro ricerche sulla natura giungessero alla conclusione che il tutto sia da spiegare come risultato di un gioco cieco di caso e necessit\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non diviene allora infondata la risposta religiosa alle domande essenziali dell&#8217;essere umano, senza fondamento, come una ghirlanda che si libra nel vuoto, che senza motivo, senza fondamento afferma che esisterebbe un senso, un progetto che sottende tutto ci\u00f2, e che tutto avrebbe un fine ultimo, voluto da Dio e da Dio realizzato?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A ci\u00f2 si aggiunge: se l&#8217;asserzione secondo cui il mondo sarebbe la testimonianza di un progetto, di una finalit\u00e0 del creatore, fosse dimostrata infondata a livello scientifico, allora il credere in un creatore e nella sua previdenza sarebbe irragionevole. Allora il credere nella creazione potrebbe semmai basarsi soltanto su un <em>credo quia absurdum<\/em>. Ma una fede che si basi su un fondamento assurdo non sarebbe una fede, ma soltanto un&#8217;illusione. La fede nel creatore \u00e8 un&#8217;illusione \u2014 come ad esempio Sigmund Freud ha tentato di dimostrare \u2014 che non ha alcun futuro?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo <em>Scholium Generale<\/em> di Newton fa parte di questo dibattito. Per Newton l&#8217;armonia delle orbite dei pianeti \u00e8 un fenomeno che \u00abnon si pu\u00f2 spiegare a partire da cause meccaniche\u00bb. Questa compagine \u00abelegantissima\u00bb pu\u00f2 esser nata soltanto in virt\u00f9 del consiglio e del dominio di un&#8217;intelligenza suprema. Dai fenomeni naturali si dedurrebbe la certezza riguardo al creatore. Newton era nel giusto? Esiste dunque una \u00abdimostrazione cosmologica dell&#8217;esistenza di Dio\u00bb?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni fenomeni particolarmente complessi non depongono nettamente a favore di un \u00abdisegno intelligente\u00bb nella natura? Newton si spinge ancora oltre: dal cieco gioco di caso e necessit\u00e0 non pu\u00f2 generarsi la variet\u00e0 delle cose. Proprio il contrario afferma la teoria dell&#8217;evoluzione oggi diffusa: l&#8217;intera variet\u00e0 delle specie \u00e8 nata dal gioco privo di orientamento delle forze della mutazione e selezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Newton, l&#8217;intera variet\u00e0 delle cose \u00e8 nata soltanto ed esclusivamente \u00abdall&#8217;idea e dalla volont\u00e0\u00bb dell&#8217;essere supremo. E questa \u00e8 per lui una certezza che gli deriva dalle sue ricerche. Oppure \u00e8 segretamente vero il contrario? Che la sua fede nel creatore lo induce a vedere le cose sotto questa luce?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lasciamo per il momento in sospeso tale quesito. Narriamo dapprima il celebre aneddoto raccontato da Voltaire: Newton sedeva una sera presso un albero di mele, nella fattoria dei genitori. \u00abCadde una mela dall&#8217;albero. Newton vide ci\u00f2 e guard\u00f2 la luna, che brillava nel cielo notturno. In quell&#8217;attimo pose la questione decisiva: &#8220;Se la mela cade sulla terra, perch\u00e9 la luna non cade?&#8221;. La forza di gravit\u00e0 con cui la terra attrae la mela, dovrebbe agire allo stesso modo sulla luna, pi\u00f9 lontana ma a portata della terra\u00bb (Rudolf Taschner, <em>Das Unendliche. <\/em><em>Mathematiker ringen um einen Begriff<\/em>, Berlin-Heidelberg, 2006, ii, p. 52).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene, la luna non cade sulla terra. Se fosse ferma, ci\u00f2 accadrebbe. Poich\u00e9 per\u00f2 si muove armoniosamente, senza la forza di gravit\u00e0 della terra si allontanerebbe da questa. Entrambe le forze agiscono insieme (cfr Taschner, loc. cit., p. 53). Newton ha calcolato questo concorso di forze. Era per\u00f2 convinto che\u00a0 questi movimenti regolari non possono essersi generati per cause meccaniche, ma \u00absoltanto in virt\u00f9 del consiglio\u00bb e del dominio di un ente intelligente supremo, che noi chiamiamo Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec uno dei pi\u00f9 grandi scienziati di tutti i tempi concludeva che l&#8217;evidenza scientifica mostra che Dio \u00e8 direttamente coinvolto nella creazione e nel governo del Sistema solare. Ma dietro questo argomento si celava un problema profondo. Newton suppose a tal riguardo che la provvidenza divina interviene continuamente, per garantire la stabilit\u00e0 dell&#8217;orbita dei pianeti e del sistema solare (cfr Stanley L. Jaki, <em>Intelligent Design?<\/em>, Port Huron, MI, Usa, 2005, p. 12). Senza un simile e ripetuto intervento speciale del creatore, i calcoli matematici di Newton indicavano che l&#8217;ordine delle orbite dei pianeti non sarebbe spiegabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leibnitz \u2014 interlocutore di Newton altrettanto brillante \u2014 aveva una visione molto differente dell&#8217;azione divina e della divina onnipotenza. Egli rimproverava a Newton che secondo la sua dottrina \u00abDio avrebbe bisogno ogni tanto di caricare il suo orologio, che altrimenti si fermerebbe\u00bb; secondo Newton l&#8217;opera di Dio sarebbe \u00abcos\u00ec imperfetta, che Dio \u00e8 costretto, di tempo in tempo, a ripulirla con lavoro straordinario, e anche ad aggiustarla, come fa un orologiaio con la sua opera\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leibnitz ritiene che ci\u00f2 rappresenti un degrado dell&#8217;onnipotenza divina, contrapponendo a questa la propria dottrina del \u00abbell&#8217;ordine prestabilito\u00bb in cui si mostrano la saggezza e la potenza di Dio (vedi Samuel Clarke, Briefwechsel mit G. W. Leibnitz von 1715\/1716, a cura di Ed Dellian, Amburgo, 1990, pp. 10 sgg.; cfr E. Dellian, <em>Die Rehabilitierung des Galileo Galilei oder Wie die Wahrheit zu messen ist<\/em>, Berlino, 2006, stampa privata, p. 326).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La visione di Leibnitz fu rivendicata di l\u00ec a un secolo. Poco meno di un secolo dopo il grande fisico Laplace, con una gran quantit\u00e0 di dati aggiuntivi sul Sistema solare, e con meglio sviluppata fisica matematica della meccanica celeste, riusc\u00ec a fornire una spiegazione puramente \u00abmeccanica\u00bb delle orbite dei pianeti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu in quel senso piuttosto restrittivo e perfettamente ragionevole \u2014 il senso in cui aveva concluso che Dio non aveva bisogno di \u00abintervenire\u00bb per mantenere i pianeti nelle loro orbite precise \u2014 che disse la famosa frase a Napoleone, che preoccupato gli chiedeva quale fosse il posto di Dio in quella spiegazione: <em>Je n&#8217;ai pas besoin de cette hypoth\u00e8se<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui troviamo uno dei migliori esempi (in realt\u00e0 piuttosto rari, nonostante la loro fama) del cosiddetto problema definito <em>God of the gaps <\/em>per tutto ci\u00f2 che \u00e8 associato a una visione religiosa del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Laddove Dio deve riempire le lacune del sapere, il suo posto diviene sempre minore con ogni scoperta che riesce a spiegare qualcosa fino ad allora inspiegabile. Queste \u00abnicchie di sopravvivenza\u00bb del creatore sono divenute sempre pi\u00f9 ristrette, e quanto maggiore \u00e8 stato il successo delle scienze naturali, tanto pi\u00f9 sicuri si sentivano tutti quegli appartenenti alla <em>scientific community<\/em> che affermavano che un giorno \u00abl&#8217;ipotesi di Dio\u00bb sarebbe divenuta del tutto superflua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia tutto il problema definito <em>God of the gaps<\/em> si trasforma in due idee tipicamente moderne (e false). La prima idea falsa \u00e8 che l&#8217;intelligenza possa operare solo per manipolazione estrinseca di cose preesistenti e relativamente passive. Ma che ne \u00e8 di questa idea se l&#8217;intelligenza \u00e8 in un certo senso \u00abfondata sulla natura\u00bb?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda idea falsa \u00e8 l&#8217;intepretazione univoca della nozione di \u00abcausa\u00bb. Spiegare qualcosa come la \u00abcausa\u00bb di un fenomeno naturale in termini di un processo prestabilito o meccanicamente continuo significa dare una spiegazione avvalendosi di ci\u00f2 che gli antichi definivano causa materiale ed efficiente. Tuttavia non ci dice nulla della causa formale (la realt\u00e0 di una \u00abstruttura rispondente a un modello\u00bb di una cosa naturale come causa irriducibile delle sue attivit\u00e0) n\u00e9 della causa finale (la realt\u00e0 della tendenza delle cose naturali ad agire sempre nello stesso modo secondo la propria natura, ad agire \u00absempre o per la maggior parte del tempo\u00bb).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu in questo ambiente intellettuale moderno \u2014 dove il \u00abdisegno\u00bb veniva concepito solo come teleologia estrinseca e la \u00abcausa\u00bb era ridotta al solo significato di \u00abpalla di biliardo\u00bb \u2014 che entr\u00f2 in scena\u00a0 Charles Darwin. Come il professor Stanley L. Jaki ha pi\u00f9 volte dimostrato e accuratamente documentato, Darwin era \u00abossessionato\u00bb dall&#8217;idea di fornire una spiegazione scientifica plausibile dell&#8217;origine delle specie che potesse interamente fare a meno dell&#8217;atto separato della creazione divina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua \u00abteoria della discendenza\u00bb, che soltanto in seguito fu chiamata teoria dell&#8217;evoluzione, era una lunga argomentazione a favore di una spiegazione \u00abintramondana\u00bb, ossia puramente materiale, meccanica, dell&#8217;\u00aborigine delle specie\u00bb. Laddove Newton affermava ancora che dalla cieca necessit\u00e0 non poteva generarsi alcun mutamento e quindi alcuna variet\u00e0 delle cose, poich\u00e9 ci\u00f2 sarebbe possibile soltanto a partire dall&#8217;idea divina e dalla volont\u00e0 divina, in Darwin valeva il contrario: l&#8217;intera variet\u00e0 delle specie ha origine nelle mutazioni casuali e nelle loro opportunit\u00e0 di sopravvivenza. Il che non rende necessario alcun intervento separato del creatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo le ricerche approfondite di Jaki, non resta dubbio alcuno sul fatto che Darwin, con la sua teoria, intendesse favorire la vittoria scientifica del materialismo. E Dio sa che non era l&#8217;unico a volerlo, nell&#8217;Ottocento. Non per caso Karl Marx e Friedrich Engels hanno salutato la teoria darwiniana come il fondamento scientifico della loro teoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa componente ideologica della teoria darwiniana \u00e8 probabilmente anche la causa principale del fatto che sino a oggi di essa, dell&#8217;evoluzione e creazione, si continui a discutere con altrettanta intensit\u00e0 e passione che in passato. Il dibattito degli ultimi mesi l&#8217;ha dimostrato ancora una volta chiaramente. Per questo ritengo che il mio primissimo compito sia apportare chiarezza al dibattito con i mezzi della filosofia della natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;argomentazione si articola in vari passaggi. Innanzitutto dobbiamo recuperare l&#8217;idea di ci\u00f2 che il moderno metodo scientifico \u00e8 in grado di spiegare e di ci\u00f2 che intrinsecamente non \u00e8 in grado di spiegare. Dobbiamo riconoscere che con il suo metodo non si pu\u00f2 considerare direttamente una \u00abcausalit\u00e0 dall&#8217;alto in basso\u00bb e si pu\u00f2 solo procedere mediante spiegazioni matematiche e meccaniche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per esempio, la ricerca neurobiologica pu\u00f2 scoprire nel dettaglio il sostrato fisico\/neurologico dei processi mentali. Tuttavia le neuroscienze non possono \u00abdimostrare\u00bb che la mente sia riducibile senza ricorrere al cervello in quanto i loro metodi non sono in grado di orientarsi nelle realt\u00e0 immateriali (infatti, una buona neuroscienza suggerisce perlomeno l&#8217;irriducibilit\u00e0 della mente al cervello). In breve, dobbiamo superare lo scientismo dominante nella nostra cultura. Lo \u00abscientismo\u00bb si potrebbe opportunamente definire come la filosofia (in genere implicita e non riconosciuta) secondo la quale la scienza moderna \u00e8 l&#8217;unica via per ottenere la conoscenza oggettiva della realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dove, nella teoria di Darwin (e nei suoi sviluppi successivi) opera realmente la scienza e dove invece si tratta di elementi ideologici, legati a una visione del mondo ed estranei alla scienza? Occorre separare Darwin dal darwinismo, liberarlo dalle sue catene ideologiche e da una filosofia implicitamente riduzionista caratteristica di \u00abtutta\u00bb la scienza moderna. Ci sono buone ragioni per supporre che sia possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso, dev&#8217;esser pur consentito esercitare critiche obiettive degli aspetti ideologici del darwinismo. Non mi rendo conto perch\u00e9\u00a0 dovrebbe essere vietato (cos\u00ec afferma il dibattito negli Stati Uniti) porre nell&#8217;insegnamento delle scienze a scuola la questione di Dio, e non chiedersi mai se il materialismo (come visione del mondo altamente discutibile) possa essere insegnato insieme alla teoria darwiniana. Ci\u00f2 non deve necessariamente accadere, a meno che le lezioni di biologia non vengano sovraccaricate ideologicamente di elementi estranei alla materia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 richiede inoltre una grande libert\u00e0 nel discutere le questioni \u00abaperte\u00bb della teoria dell&#8217;evoluzione. Spesso nella comunit\u00e0 scientifica si bloccano a priori tutti gli interrogativi rivolti ai punti deboli scientifici della teoria. Qui domina in parte una sorta di censura simile a quella che spesso in passato veniva rimproverata alla Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione decisiva non si pone per\u00f2 sul piano delle scienze naturali, e neppure della teologia, bens\u00ec si colloca fra entrambe: sul piano della filosofia della natura. Sono sempre pi\u00f9 convinto che i progressi decisivi nel dibattito sulla teoria dell&#8217;evoluzione avverranno nella filosofia della natura, in ultima analisi nella metafisica. Far\u00e0 bene a tutti noi addentrarci un po&#8217; pi\u00f9 in profondit\u00e0 nei nessi filosofici del nostro dibattito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti c&#8217;\u00e8 una cosa che il dibattito degli ultimi mesi mi ha mostrato chiaramente: \u00e8 una riduzione se non persino una caricatura, ridurre tutto a un conflitto fra evoluzionisti e creazionisti. Questo semplificherebbe troppo le cose. La posizione \u00abcreazionista\u00bb si basa su un&#8217;interpretazione della Bibbia che la Chiesa cattolica non condivide. La prima pagina della Bibbia non \u00e8 un trattato cosmologico sull&#8217;origine del mondo in sei giornate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La possibilit\u00e0 che il creatore si serva anche degli strumenti dell&#8217;evoluzione \u00e8 accettabile per la fede cattolica. La questione \u00e8 piuttosto se l&#8217;evoluzionismo (come visione del mondo) sia conciliabile con la fede in un creatore. Tale questione presuppone a sua volta che si differenzi fra la teoria scientifica dell&#8217;evoluzione e le sue interpretazioni ideologiche o filosofiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 presuppone dal canto suo che si addivenga a un chiarimento dei presupposti filosofici, di pensiero, dell&#8217;intero dibattito sull&#8217;evoluzione. A tal proposito Adrian Walker (John Paul ii Institute, Washington D.C.) scrive in maniera specifica: \u00abUn esempio classico di una simile variante problematica della teoria dell&#8217;evoluzione \u00e8 ci\u00f2 che definisco &#8220;darwinismo stretto&#8221;: la tesi secondo cui il concorso di mutazione (genetica) e selezione naturale sia una spiegazione sufficiente della nascita di nuove forme di vita. Poich\u00e9 se mutazione e selezione bastano a spiegare tale nascita, non c&#8217;\u00e8 in realt\u00e0 alcuna ragione del perch\u00e9 la materia cieca non possa essere la prima origine della vita; una tesi che \u00e8 (&#8230;) inconciliabile con la teoria cristiana della creazione\u00bb (ibid., pp. 55 sg.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso si cerca una via d&#8217;uscita nell&#8217;affermare che la biologia o in generale le scienze della natura sono materialistiche soltanto a livello metodologico, senza per questo professare il materialismo come visione del mondo. Anche se ci\u00f2 fosse vero, resta comunque chiaro che quest&#8217;opzione metodologica \u00e8 un atto spirituale che presuppone ragione, volont\u00e0, libert\u00e0. Basta gi\u00e0 questo a dimostrare che limitando il metodo delle scienze naturali a processi meramente materiali non si pu\u00f2 venire a capo della totalit\u00e0 della realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continua a possedere piena validit\u00e0 la frase di Newton secondo cui \u00e8 compito della filosofia della natura fare asserzioni su Dio <em>ex phaenomenis<\/em>, a partire quindi dai fenomeni naturali. La fede cattolica afferma, insieme alla Bibbia della vecchia e nuova alleanza, che la ragione pu\u00f2 riconoscere con certezza, bench\u00e9 non senza fatica, l&#8217;esistenza del creatore in virt\u00f9 delle sue tracce nella creazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa pu\u00f2 dunque riconoscere la ragione? Innanzitutto che essa esiste, e che \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 delle sue condizioni materiali. Vorrei spiegare tutto ci\u00f2 ricorrendo a un esempio aneddotico e ben comprensibile: il filosofo ebreo tedesco-americano Hans Jonas ha scritto nella maturit\u00e0 un&#8217;opera importante, <em>l&#8217;Etica della responsabilit\u00e0<\/em>. Era chiaro secondo lui che non ha senso parlare di etica e responsabilit\u00e0 se non esistono lo spirito, l&#8217;anima, la ragione e il libero arbitrio. I geni non si assumono alcuna responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essi non sono chiamati a rispondere del loro operato in tribunale, quando producono cellule tumorali. Neanche gli animali sono chiamati a rispondere del loro operato. Soltanto gli esseri umani esercitano responsabilit\u00e0 e sono chiamati a render conto del loro operato (al pi\u00f9 tardi nel giudizio universale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La quotidianit\u00e0 \u00e8 una confutazione costante del materialismo. In economia ad esempio sono chiamato a rispondere del mio operato. Le api e le formiche fanno delle cose inverosimili, ma il loro comportamento \u00e8 guidato dall&#8217;istinto, per cui non sono responsabili dei loro errori. Soltanto gli esseri liberi sono responsabili dei loro errori. Bench\u00e9 la vita quotidiana confuti continuamente la visione materialistica, anche persone molto intelligenti incappano in quest&#8217;errore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hans Jonas ha cos\u00ec deciso di premettere alla sua <em>Etica della responsabilit\u00e0<\/em> una confutazione filosofica del materialismo. Ha dato al libretto il titolo di Potenza o impotenza della soggettivit\u00e0, dove adduce subito il seguente aneddoto: tre giovani scienziati, destinati in futuro a divenire celebri studiosi, si incontrarono a Berlino nel 1845 e \u00absi ripromisero (&#8230;) di far valere la verit\u00e0 secondo cui nell&#8217;organismo non agiscono altre forze se non quelle volgarmente fisico-chimiche\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tre restarono fedeli per tutta la vita al loro \u00abgiuramento\u00bb. Hans Jonas afferma a tal riguardo: \u00abNella promessa solenne essi confidarono in un che di assolutamente non fisico, nel loro rapporto con la verit\u00e0, per l&#8217;appunto in quella forza che governa il comportamento dei loro cervelli, cosa che poi per\u00f2 essi negavano in termini generali nel contenuto della solenne promessa\u00bb (ibid., pp. 13 sg.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma quale forza \u00e8 qui all&#8217;opera? Promettere qualcosa, sforzarsi di mantenere la promessa, correndo il rischio che si potrebbe anche non rispettarla: tutto ci\u00f2 non pu\u00f2 essere l&#8217;effetto di forze di natura prettamente materiali. Lo sviluppo di una teoria scientifica \u00e8 un processo spirituale, persino quando la teoria in questione \u00e8 materialistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 nota l&#8217;osservazione ironica di Alfred N. Whitehead su quei darwinisti che rifiutano ogni finalit\u00e0 della natura: <em>Those who devote themselves to the purpose of proving that there is no purpose constitute an interesting subject for study<\/em> (<em>The Function of Reason<\/em>, Princeton, 1929, p. 12) (\u00abColoro che si dedicano interamente al fine di dimostrare che non esiste alcun fine costituiscono un soggetto di studio interessante\u00bb). L&#8217;uomo percepisce se stesso come colui che pone finalit\u00e0 e fini. L&#8217;agire umano non sarebbe infatti pensabile se non come finalizzato.\u00a0 Non esiste esempio di un agire pi\u00f9 finalizzato di quello scientifico, e in particolare del lavoro delle scienze naturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Com&#8217;\u00e8 per\u00f2 la situazione del mondo infraumano? Com&#8217;\u00e8 per gli animali, le piante, la natura inorganica, il cosmo stesso? Esistono qui dei fini? E se esistono, chi \u00e8 che li stabilisce? Chi persegue dei fini laddove non esiste una volont\u00e0 che se li prefigge? \u00c8 questo probabilmente il quesito fondamentale nel dibattito su creazione ed evoluzione. Ci pu\u00f2 essere d&#8217;aiuto un&#8217;osservazione di Darwin in una lettera del 1870 a Josph D. Hooker: <em>I cannot look at the universe as a result of blind chance. <\/em><em>Yet I can see no evidence of beneficent design, or indeed any design of any kind, in the detail<\/em> (<em>More letters of Charles Darwin<\/em>, F. Darwin and A. C. Seward, New York, 1903, vol. 1, p. 321).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;osservazione della natura, la ricerca sull&#8217;universo, sulla terra, sulla vita, ci parla con <em>overwhelming evidence<\/em> (sono i termini che ho usato sul \u00ab<em>New York Times<\/em>\u00bb) di un ordine, di un progetto, di un aggiustamento (<em>fine-tuning<\/em>), di intenzione e fine. La questione \u00e8 soltanto: chi \u00e8 che riconosce il disegno? E come lo riconosce? Darwin dice di non riconoscere alcun tipo di disegno nei dettagli della sua ricerca sulla natura. Seguendo il metodo strettamente scientifico, quantitativo e misuratore, ci\u00f2 in effetti non \u00e8 possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Martin Rhonheimer dice a tal riguardo: \u00abCi\u00f2 che noi effettivamente possiamo vedere e osservare nella natura, non sono n\u00e9 i progetti n\u00e9 le intenzioni, ma al massimo (&#8230;) il loro prodotto. Noi vediamo la teleologia, gli sviluppi finalizzati, e un ordine della natura che \u00e8 adeguato al fine ed \u00e8 bello. Non ci \u00e8 dato di osservare se il principio che muove questi processi naturali siano effettivamente le &#8220;intenzioni&#8221; e i &#8220;progetti intelligenti&#8221;. Ci\u00f2 che vediamo nella natura non \u00e8 un disegno, ma qualcosa che deve necessariamente risalire a un disegno\u00bb (<em>Pro Manuscripto<\/em>, p. 4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi diciamo sempre che \u00abla natura\u00bb ha fatto le cose in un certo qual modo, le ha organizzate, e cos\u00ec via, come se \u00abla natura\u00bb fosse un soggetto dotato di spirito, che si pone esso stesso dei fini e che opera mirando al loro raggiungimento. Anche i darwinisti pi\u00f9 rigorosi, e lo stesso Darwin parlano a pi\u00f9 riprese della natura in questa maniera \u00abantropomorfica\u00bb. Anche se poi si correggono e dicono, come Julian Huxley: <em>At first sight the biological sector seems full of purpose. Organisms are built as if purposely designed (&#8230;) But as the genius of Darwin showed, the purpose is only an apparent one <\/em>(<em>Evolution in Action<\/em>, New York, 1953, p. 7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa natura\u00bb si comporta come se avesse dei fini? San Tommaso d&#8217;Aquino nella \u00abquinta via\u00bb, la sua quinta \u00abdimostrazione dell&#8217;esistenza di Dio\u00bb, aveva indicato una strada in avanti. Le cose naturali corporee, egli dice, che di per s\u00e9 non hanno conoscenza, agiscono in maniera finalizzata, come possiamo vedere, per raggiungere ci\u00f2 che \u00e8 bene per loro. Esse raggiungono il loro fine non per caso, ma intenzionalmente (<em>non a casu, sed ex intentione<\/em>). Ma non lo raggiungono a partire dalla propria intenzione, bens\u00ec da quella di un ente conoscente, che le dirige verso il fine come un arciere la freccia. Questo ente conoscente, che dirige le cose naturali verso il loro fine, lo chiamiamo Dio (<em>Summa Theologiae\u00a0 <\/em>q. 2, a.3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 un testo affascinante di san Tommaso che dimostra con grande evidenza come si possa pensare l&#8217;operato del creatore, come egli \u00abinfonde\u00bb alla natura la sua finalit\u00e0 (ringrazio sinceramente il professor Rhonheimer di avermi indicato questo testo cos\u00ec importante): il testo \u00e8 particolarmente d&#8217;aiuto poich\u00e9 raffronta la natura all&#8217;arte ovvero alla tecnica (cos\u00ec infatti si pu\u00f2 tradurre ars): \u00abLa natura si differenzia dall&#8217;arte\/tecnica soltanto nel fatto che la natura \u00e8 un principio attivo interno mentre l&#8217;arte\/tecnica costituisce un principio esterno\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per poter interpretare il \u00abprincipio interno\u00bb natura, san Tommaso opera un raffronto: \u00abSe la tecnica della costruzione delle navi fosse immanente al pezzo di legno, allora la natura (del legno) produrrebbe la nave, cos\u00ec come normalmente avviene grazie alla tecnica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E in un brano seguente del testo Tommaso specifica nuovamente: \u00abLa natura non \u00e8 altro che una certa arte\/tecnica, ossia l&#8217;arte divina che \u00e8 insita nelle cose, e mediante la quale le cose stesse si muovono verso un fine determinato (<em>natura nihil est aliud quam ratio cuiusdam artis, scilicet divinae, indita rebus, qua ipsae res moventur ad finem determinatum<\/em>)\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ancora una volta Tommaso illustra le sue parole con la metafora della costruzione delle navi: \u00abCome se il costruttore di una nave potesse fornire ai pezzi di legno la capacit\u00e0 di muoversi da s\u00e9 per la produzione della forma della nave\u00bb (In <em>Physic<\/em>., ii e xiv, n. 8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Martin Rhonheimer commenta: \u00abLa natura si comporta secondo un fine (come se agisse secondo un progetto e in modo intelligente); ma poich\u00e9 nella natura stessa non si possono individuare cause intelligenti e agenti a livello intenzionale, tale causa intelligente deve risiedere al di fuori della natura\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec come la nave conduce alla domanda: \u00abChi l&#8217;ha costruita?\u00bb, allo stesso modo l&#8217;esperienza evidente di adeguatezza al fine, ordine e bellezza della natura conduce a chiedersi: \u00abDa dove provengono?\u00bb. La teoria dell&#8217;evoluzione, che si serve dei metodi delle scienze della natura, non pu\u00f2 dare risposta a questa domanda, pu\u00f2 soltanto ricercare le cause constatabili empiricamente nella natura e in essa agenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abPer questo essa non pu\u00f2 neanche affermare che la teoria dell&#8217;evoluzione dimostrerebbe che non esiste un Dio che progetta, il cui spirito \u00e8 la causa della natura e della sua evoluzione\u00bb. (Martin Rhonheimer, Pro Manuscripto, s. 11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;affermazione spesso citata di George G. Simpson dice: <em>Man is the result of a purposeless and materialistic process that does non have him in mind. He was not planned<\/em> (<em>The Meaning of Evolution<\/em>, New Haven, 1949, p. 344). Se Simpson avesse detto: mediante il metodo meramente quantitativo e meccanicistico non si riesce a constatare alcun progetto secondo il quale l&#8217;uomo sarebbe nato, quest&#8217;affermazione potrebbe corrispondere al vero. Questa maniera di vedere le cose non \u00e8 per\u00f2 \u00abdata per natura\u00bb, ma \u00e8 un&#8217;opzione volontaria, metodica, altamente finalizzata allo scopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La consapevole limitazione della maniera di vedere a ci\u00f2 che \u00e8 quantificabile, numerabile e misurabile, alle condizioni e ai contesti materiali, ha reso possibili gli enormi successi delle scienze della natura. Ma sarebbe altamente problematico se si volesse dichiarare come semplicemente non esistente ci\u00f2 che qui metodicamente \u00e8 stato escluso dalla considerazione, a cominciare dalla ragione e dal libero arbitrio che rendono possibile tale scelta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 vero: il codice genetico dell&#8217;uomo si differenzia soltanto in misura minima da quello dello scimpanz\u00e8. Ma soltanto all&#8217;uomo verrebbe in mente di fare ricerche sul proprio codice genetico, nonch\u00e9 su quello dello scimpanz\u00e8! Un&#8217;idea non riduzionista e filosofica della natura non potrebbe anche aiutarci a ottenere una visione pi\u00f9 chiara nel dibattito di cui ci stiamo qui occupando? Consentitemi di illustrare succintamente, in base a tre esempi, la problematica tipica del dibattito sull&#8217;evoluzionismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo esempio \u00e8 il concetto di \u00abspecie\u00bb. Il celebre libro di Darwin s&#8217;intitola <em>The origin of species<\/em>. Ma esistono davvero, le specie? Il metodo meramente quantitativo riesce a comprenderle? Nella teoria dell&#8217;evoluzione c&#8217;\u00e8 posto per loro? Non \u00e8 forse vero che tutto ci\u00f2 che chiamiamo specie non \u00e8 che un&#8217;istantanea nell&#8217;ampio flusso dell&#8217;evoluzione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I concetti di specie,\u00a0 genere, regno (regno animale e vegetale) non sono forse soltanto nomina nuda, senza una realt\u00e0 corrispondente? A livello di misurabilit\u00e0 e quantificabilit\u00e0, species e genera sono parole vuote. Ma gli occhi dello spirito comprendono perfettamente che esiste la specie \u00abgatto\u00bb (e proprio il Santo Padre Papa Benedetto, amante dei gatti, ne \u00e8 un sicuro testimone!). La differenziazione fra il cane e il gatto \u00e8 pertanto gi\u00e0 di per s\u00e9 non scientifica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora pi\u00f9 evidente \u00e8 la necessit\u00e0 di fidarsi degli \u00abocchi dello spirito\u00bb quando ne va della questione che oggi viene pi\u00f9 volte respinta come \u00abnon scientifica\u00bb perch\u00e9 in ultima analisi \u00e8 metafisica, e si trova al di l\u00e0 di ci\u00f2 che \u00e8 meramente materiale: la questione della \u00abforma dell&#8217;essenza\u00bb. \u00abMentre la ragione umana comune afferma che cose come gli alberi o gli elefanti sono appunto cose, esseri autonomi, che sono ben pi\u00f9 che non la mera somma delle loro componenti materiali, la teoria materialistica dell&#8217;evoluzione li riduce (&#8230;) a mere trasformazioni epifenomeniche della materia, che diviene cos\u00ec l&#8217;unica realt\u00e0 ultima essenziale all&#8217;interno del cosmo. In ultima analisi allora non esisterebbero gli alberi n\u00e9 gli elefanti, soltanto aggregati temporanei di propriet\u00e0 naturali\u00bb cui noi attribuiamo questi nomi (Adrian Walker, op. cit., p. 59).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per superare la visione materialistica dell&#8217;evoluzionismo, occorre pertanto innanzitutto recuperare alla scienza il concetto di forma o configurazione (nel senso aristotelico o goethiano). Il grande zoologo svizzero Adolf Portmann ha messo in evidenza in particolare questo punto nella sua critica al darwinismo. T<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">utto ci\u00f2 che \u00e8 vivente si presenta come forma, come espressione di un&#8217;interiorit\u00e0 che va oltre le sue componenti materiali. La ricerca dettagliata biochimica pu\u00f2 prescindere a livello metodologico dalla questione della forma, della configurazione, ma se non vuole diventare una scienza cieca non pu\u00f2 prescindere,\u00a0 alla lunga, dal chiedersi che cosa rende la pianta, che cosa rende il cane ci\u00f2 che essi sono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E vengo cos\u00ec al mio terzo esempio. Leggere le tracce di Dio nel creato, \u00e8 cosa che compete alla scienza? Gli antichi, da Copernico a Galilei a Newton, ne erano convinti. Oltre al libro della Bibbia, essi conoscono il libro del creato, in cui il creatore ci parla in un linguaggio leggibile e percepibile (cfr Richard Schaeffler, <em>Lesen im Buch der Welt<\/em>. Ein Weg philosophischen Sprechens von Gott?, In: <em>Stimme der Zeit<\/em>, 2006, pp. 363-378).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 di cui la visione materialistica della scienza non tiene conto \u00e8 lo stupore sulla \u00ableggibilit\u00e0\u00bb della realt\u00e0. L&#8217;indagine scientifica della natura \u00e8 possibile soltanto perch\u00e9 ci fornisce una risposta. La natura \u00e8 configurata in maniera tale che il nostro spirito riesce a penetrare nelle sue leggi di costruzione. Come ho detto lo scorso anno in un mio articolo su \u00ab<em>First Things<\/em>\u00bb, il bel giornale di questa citt\u00e0, \u00abIl mondo naturale non \u00e8 niente di meno che una mediazione fra menti: la mente illimitata del creatore e le nostre limitate menti umane. <em>Res ergo naturalis inter tuos intelluctus constituta<\/em> come afferma san Tommaso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa \u00e8 pi\u00f9 evidente della supposizione che la possibilit\u00e0 di indagare e quindi (bench\u00e9 faticosa e soltanto parziale) la conoscibilit\u00e0 della realt\u00e0 derivano dal fatto che essa porta la \u00abfirma\u00bb del suo autore? Dio parla nel linguaggio del suo creato e il nostro spirito, che \u00e8 anch&#8217;esso sua creazione, riesce a percepirlo, ad ascoltarlo, a comprenderlo. \u00c8 questo in ultima analisi il motivo per cui la scienza moderna \u00e8 cresciuta proprio sulla terra fertile della fede giudaico-cristiana nella creazione? La visione materialisticamente ristretta della scienza\u00a0 scambia le lettere per il testo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricerca e l&#8217;analisi delle lettere materiali \u00e8 il presupposto per poter leggere il testo. Ma esse non sono il testo stesso, bens\u00ec il suo supporto materiale. Anche qui si vede ancora una volta, come gi\u00e0 nell&#8217;esempio del medico, che la scienza che si limita soltanto alle condizioni naturali \u00e8 \u00abmonca di una mano\u00bb e quindi \u00abunilaterale\u00bb. Le manca ci\u00f2 che definisce l&#8217;uomo come tale: il dono di potersi sollevare sopra le condizioni materiali grazie alla ragione e all&#8217;intuizione, e di spingersi fino al senso, alla verit\u00e0, al \u00abmessaggio dell&#8217;autore del testo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concludo le mie riflessioni. Ho asserito che dobbiamo sostenere la tradizione cattolica e cristiana e la sua fede in un creatore buono, nel suo \u00abprogetto intelligente del <em>c\u00f2smos<\/em>\u00bb (Papa Benedetto XVI, udienza generale del 13 novembre 2006). Sosteniamo l&#8217;antica idea \u2014 elaborata per la prima volta dai filosofi greci pagani e dai monoteisti ebrei e fortemente ribadita dai primi cristiani eredi di entrambe le tradizioni \u2014 secondo la quale la ragione \u00e8 in grado di discernere l&#8217;intelligenza nel e dietro il grande ordine naturale che rende possibile la scienza moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma concludiamo con una nota diversa che \u00e8 pi\u00f9 cupa e tuttavia decisamente aperta alla speranza di qualsiasi altro prodotto della filosofia e della scienza naturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scienza moderna pu\u00f2 portare a chiederci perch\u00e9 questo cammino complicato, laborioso e apparentemente \u00abbarbarico\u00bb di evoluzione cosmica? Perch\u00e9 i suoi innumerevoli tentativi, i suoi vicoli ciechi, i suoi miliardi e miliardi di anni e di espansione dell&#8217;universo? Perch\u00e9 le esplosioni gigantesche delle <em>supernovae<\/em>, gli elementi che si amalgamano nella fusione nucleare delle stelle, la macina instancabile dell&#8217;evoluzione biologica con i suoi infiniti inizi e estinzioni, le sue catastrofi e crudelt\u00e0, fino ad arrivare alle indicibili brutalit\u00e0 della vita odierna e della sopravvivenza?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 forse pi\u00f9 sensato considerare il tutto come il gioco cieco della casualit\u00e0 di una natura priva di progetto? Non \u00e8 pi\u00f9 onesto questo, che non i tentativi di teodicea di un Leibnitz, cui vengono a mancare gli argomenti? Non \u00e8 forse pi\u00f9 plausibile dire semplicemente: s\u00ec, il mondo \u00e8 per l&#8217;appunto cos\u00ec crudele?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E vengo alla conclusione di queste riflessioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giunti al termine delle nostre riflessioni occorre dire una cosa: non cerchiamo di voler affrettatamente mostrare <em>l&#8217;intelligent design <\/em>ovunque, in maniera apologetica. Come Giobbe, anche noi non conosciamo la risposta al dolore. Abbiamo ricevuto soltanto una risposta, quella scritta da Dio. Il <em>l\u00f2gos<\/em> attraverso il quale e nel quale tutto \u00e8 creato, \u00e8 divenuto carne e con essa l&#8217;intera storia dell&#8217;universo, l&#8217;evoluzione, con i suoi lati grandiosi e\u00a0 orribili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 assunto su di s\u00e9 l&#8217;intera negativit\u00e0 del dolore, della distruzione e soprattutto del male morale. La croce \u00e8 la chiave del progetto e consiglio divino. Per quanto importante ed essenziale sia un approfondimento rinnovato della filosofia della natura,\u00a0 il <em>l\u00f2gos<\/em> della croce \u00e8 l&#8217;ultima saggezza divina. Perch\u00e9 con la sua santa croce ha conciliato il mondo intero. Ma la Croce \u00e8 la porta della resurrezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la resurrezione di Cristo \u00e8, come ha detto Papa Benedetto nella sua prima omelia di Pasqua, \u00abl&#8217;esplosione dell&#8217;amore\u00bb\u00a0 che sciolse l&#8217;intreccio fino ad allora indissolubile del \u00abmuori e divieni\u00bb, allora anche noi possiamo dire: questo \u00e8 il traguardo \u00abdell&#8217;evoluzione\u00bb. Noi conosciamo anche il suo significato a partire dalla sua fine, dal suo completamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se a volte appare privo di meta o di direzione nelle sue singole fasi, il lungo cammino ha avuto uno scopo nella Pasqua e da essa in poi. Non \u00e8 che \u00abil cammino \u00e8 lo scopo\u00bb, ma piuttosto la resurrezione e il secondo avvento del Signore sono lo scopo del cammino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Osservatore Romano, 17 luglio 2008 Il dialogo tra fede, ragione e scienza alla Giornata mondiale della giovent\u00f9 Christoph Sch\u00f6nborn \u00a0(Relazione svolta all\u2019Universit\u00e0 di Sidney)<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/creazionismo-ed-evoluzionismo-senza-ideologie-possono-incontrarsi\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":28750,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[51,22],"tags":[1596,1229],"class_list":["post-2961","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-evoluzionismo","category-scienza","tag-creazionismo","tag-scienza-e-fede","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.9 - 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