{"id":2949,"date":"2009-03-25T15:16:21","date_gmt":"2009-03-25T14:16:21","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-01-24T19:52:30","modified_gmt":"2016-01-24T18:52:30","slug":"eugenetica-e-aborto-quale-legame","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/eugenetica-e-aborto-quale-legame\/","title":{"rendered":"Eugenetica e aborto, quale legame?"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/eugenetica.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-29822 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/eugenetica.jpg\" alt=\"eugenetica\" width=\"238\" height=\"212\" \/><\/a>Agenzia Zenit<\/strong> (Zenit.org)<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\">domenica, 9 marzo 2008<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica l&#8217;intervento di Leonardo M. Macrobio, della Facolt\u00e0 di Bioetica dell&#8217;Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Come molti anch&#8217;io utilizzo un sistema di &#8220;alerts&#8221; per ricevere nella casella di posta elettronica una rassegna delle pagine web che contengono determinate parole chiave. E devo confessare che ultimamente gli &#8220;alerts&#8221; relativi ad &#8220;eugenetica&#8221; (in tutte le sue &#8220;declinazioni&#8221;: eugenismo, eugenetiche eccetera) sono aumentati.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra, dunque, che questa parola stia prendendo sempre pi\u00f9 piede nelle &#8220;conversazioni&#8221; elettroniche: l&#8217;eugenetica \u00e8 in alcuni siti condannata come il male peggiore dell&#8217;umanit\u00e0, in altri \u00e8 declinata in una sorta di decalogo per futuri genitori, in altri ancora \u00e8 legata strettamente al progresso delle scienze genetiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa, dunque, \u00e8 eugenetica e come si pu\u00f2 accostare all&#8217;aborto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Etimo e&#8230; ingredienti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il termine eugenetica deriva dal greco antico e significa &#8220;buona\/desiderabile nascita&#8221;. Nonostante l&#8217;apparente lontananza cronologica, la parola eugenetica viene usata per la prima volta nel 1883 da Sir Francis Galton nel suo <em>Inquiries into Human Faculties<\/em>, con questo significato: &#8220;scienza per il miglioramento della specie umana dando alle razze e ceppi di miglior sangue una maggiore probabilit\u00e0 di prevalere sopra i meno dotati&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La preoccupazione di &#8220;migliorare la specie umana&#8221; non \u00e8 certamente nuova n\u00e9 \u00e8 stata &#8220;inventata&#8221; da Galton. E Galton non ha nemmeno inventato il metodo per perseguire questo fine: gi\u00e0 Platone, nella sua <em>Repubblica<\/em> esprimeva la necessit\u00e0 di migliorare la &#8220;qualit\u00e0&#8221; della <em>polis <\/em>concedendo ai pi\u00f9 valenti maggiori possibilit\u00e0 di avere figli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Niente di nuovo sotto il sole? Non proprio. Se per Platone (ed altri pi\u00f9 o meno contemporanei: Aristotele, il diritto Romano, le consuetudini spartane eccetera) l&#8217;eugenetica era qualcosa di empirico, di tentativo, all&#8217;epoca di Galton si introduce un elemento, per cos\u00ec dire, &#8220;scientifico&#8221;. Ma questo \u00e8 gi\u00e0 uno degli ingredienti della moderna eugenetica: conviene, dunque, elencarli uno per uno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>a. Scientismo<\/em><\/strong>. Come tutti gli &#8220;-ismi&#8221;, anche lo scientismo \u00e8 una degenerazione della parola originante. Intendiamo per scientismo quel particolare approccio alla realt\u00e0 che implica che tutto sia misurabile (materialismo), ossia che esista solo ci\u00f2 che \u00e8 misurabile (riduzionismo materialista) e che, infine, tutto ci\u00f2 che statisticamente sia normale, diventi per ci\u00f2 stesso normativo (riduzionismo etico).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta, con tutta evidenza, di un uso ideologico (ossia non realistico) della scienza e in quanto tale criticabile e, di fatto, criticato dalla stessa scienza. Concretamente lo scientismo riduce l&#8217;uomo ad una sorta di &#8220;macchina&#8221;, estremamente complessa ma pur sempre macchina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed ogni malattia di questo organismo \u00e8 trattata come se fosse un guasto ad una macchina: finch\u00e9 la riparazione vale la pena la si tenta, quando \u00e8 troppo &#8220;cara&#8221; si preferisce rottamare la macchina per acquistarne, eventualmente, una nuova. Si assiste, cos\u00ec, ad una strana uguaglianza: la malattia ed il soggetto portatore si identificano, tanto pi\u00f9 quanto la prima \u00e8 grave (e, diciamolo, quanto pi\u00f9 il secondo \u00e8 piccolo o comunque debole).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I parametri per giudicare la persona sono dunque eminentemente medici, ed \u00e8 sufficiente una diagnosi (con tutto ci\u00f2 che questo termine comporta, ivi inclusi i rischi di errore diagnostico&#8230;) per prendere determinate decisioni. Ma non \u00e8 forse vero che l&#8217;uomo \u00e8 pi\u00f9 del suo corpo e certamente pi\u00f9 della malattia? Non che la salute non sia un bene, ma certamente non \u00e8 il bene pi\u00f9 prezioso in assoluto, non cos\u00ec alto da doverlo ottenere a tutti i costi. Vi sono dimensioni della persona che esulano dalla &#8220;misurazione&#8221; e che sono comunque fondanti per la vita. Ma di questo lo scientismo non sembra tenere conto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>b. Bomba demografica ed ambientalismo<\/em><\/strong>. Sembrer\u00e0 strano, ma non \u00e8 a partire dagli anni &#8217;70 che si pensa di essere in troppi sulla Terra&#8230; Gi\u00e0 secoli prima che Paul Ehrlich pubblicasse il suo <em>Population Bomb<\/em>, illustri saggi dell&#8217;Antica Grecia e della Roma imperiale si lamentavano del sovraffollamento: l&#8217;Europa contava in quel periodo pochi milioni di abitanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E sembrer\u00e0 strano a molti sapere che la prima commissione di tutela dell&#8217;ambiente contro l&#8217;inquinamento \u00e8 nata in Inghilterra nel 1285. \u00c8 per\u00f2 solo con Malthus (siamo nel tardo \u2018700, quando questo Pensatore pubblica il suo <em>Saggio sulla popolazione<\/em>) che la problematica demografica assume una connotazione sistematica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sue teorie (smentite sia dai fatti che da numerosi studi) ancora oggi hanno una forte presa, e possono essere riassunte grossomodo cos\u00ec: la popolazione cresce con un ritmo molto maggiore rispetto alla crescita della disponibilit\u00e0 delle risorse. L&#8217;idea \u00e8 semplice: se da un campo di grano, ad esempio, si possono ottenere al massimo 100 tonnellate di farina, questo \u00e8 il massimo che si pu\u00f2 chiedere a quell&#8217;appezzamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, se con 100 tonnellate di farina si sfamano 1.000 persone (i numeri sono veramente casuali), questo \u00e8 il numero massimo di persone che potranno gravitare attorno a quel campo. Spostiamo il ragionamento da un campo all&#8217;intero ecosistema ed il gioco \u00e8 fatto: se l&#8217;ecosistema pu\u00f2 produrre 100 e con questo ci si sfama 1.000, allora oltre questo limite di popolazione non si pu\u00f2 andare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente i calcoli sono complessi, perch\u00e9 la Terra \u00e8 estremamente differenziata, facendo cos\u00ec aumentare il numero delle variabili in gioco ed in questo processo di computo non si pu\u00f2 non tener conto della questione ambientale: ci va una attenzione particolare ad uno sfruttamento sostenibile (questa \u00e8 la parolina &#8220;magica&#8221;) del suolo e delle risorse, cos\u00ec da poter ottenere il giusto e rispettare l&#8217;ambiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, a costo di voler sembrare controcorrente, mi permetto di far notare alcune incongruenze. Innanzitutto non \u00e8 detto che da quell&#8217;appezzamento di terreno si possa sempre e solo ottenere 100. Non sono un esperto in materia, ma ritengo che le coltivazioni odierne abbiano una resa molto maggiore di quelle medievali ed infinitamente superiore rispetto a quelle dell&#8217;Uomo di Neanderthal.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso ibridazioni (che avvengano sul terreno o in un laboratorio poco conta: sono sempre geni di una specie che vanno a finire all&#8217;interno di un&#8217;altra razza) e continue migliorie l&#8217;uomo \u00e8 infatti riuscito ad ottenere colture con basso scarto e con necessit\u00e0 di irrigazioni sempre minori. Dobbiamo comunque ritenere che, pur arrivando magari a 1.000 o 2.000, ad un certo punto si toccher\u00e0 il limite massimo teorico di produzione di quel determinato appezzamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, uscendo dall&#8217;esempio del terreno: \u00e8 proprio necessario basarsi sempre sulla stessa risorsa? Non \u00e8 ipotizzabile cambiare risorse e risolvere cos\u00ec il problema (quasi) alla radice? Faccio un esempio molto banale: duecento anni fa con la sabbia, al massimo, ci si costruiva un muro o una bella casa o un castello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi con la stessa sabbia, opportunamente trattata, ci si producono i microchip ed altri componenti elettronici che permettono a me di scrivere queste parole e a voi di leggerle. Ad essere precisi il computer \u00e8 composto anche di plastica, un derivato del petrolio, altro elemento che fino a qualche secolo fa era ritenuto di scarto&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>c. Evoluzionismo ed evoluzionismo sociale<\/em><\/strong><strong>.<\/strong> Punto cardine dell&#8217;evoluzionismo \u00e8 che tutte le specie viventi derivano da uno stesso progenitore (alcune scuole, per\u00f2, ammettono l&#8217;esistenza di pi\u00f9 progenitori: la cosa non cambia di molto per il nostro discorso). A forza di &#8220;prove ed errori&#8221;, da questo unico essere si sono evoluti (cio\u00e8 diretti verso una forma pi\u00f9 perfetta) tutti gli esseri che oggi popolano la Terra e che, sempre attraverso questo processo di mutazione casuale, popoleranno la Terra del futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In pratica una caratteristica morfologica che si sia prodotta casualmente in un esemplare e che risulti particolarmente idonea per la sopravvivenza dello stesso verr\u00e0 passata alle generazioni successive per il fatto che il soggetto &#8220;mutato&#8221; avr\u00e0 maggiori possibilit\u00e0 di sopravvivere (e dunque di procreare) rispetto agli altri. I due fattori chiave di questo processo sono evidentemente i grandi numeri ed il tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grandi numeri perch\u00e9, evidentemente, il caso non ha, per definizione, un progetto: produce mutazioni in maniera del tutto <em>random<\/em>. E non \u00e8 sempre detto che una mutazione sia, solo perch\u00e9 \u00e8 una mutazione, vincente: quante giraffe con le gambe lunghe ed il collo corto e quante con le gambe corte ed il collo lungo sono dovute nascere per ottenerne una con le gambe ed il collo entrambi lunghi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ancor di pi\u00f9: quanti &#8220;protopesci&#8221; sono dovuti estinguersi per poter ottenere una mutazione tale da dotare il nuovo individuo di polmoni anzich\u00e9 di branchie? Ecco, dunque, che oltre ai grandi numeri \u00e8 necessario un grande tempo: le mutazioni non sono istantanee e, se va bene, si producono da una generazione all&#8217;altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Realisticamente, per\u00f2, sono necessarie parecchie generazioni perch\u00e9 una mutazione (che ricordiamo \u00e8 casuale) diventi sufficientemente &#8220;stabile&#8221; perch\u00e9 possa aversi in tutte le generazioni future (i genetisti chiamano queste caratteristiche &#8220;dominanti&#8221;). Insomma: per passare da un essere unicellulare ad un uomo (o, se vogliamo, ad un delfino, ad un bonobo, ad una gallina&#8230;) sono dovute intervenire tante e tali modificazioni vincenti (e, ancora una volta: casuali) da richiedere miliardi di &#8220;vittime&#8221; e miliardi di anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni studiosi (<em>relata refero<\/em>: non entro nel dibattito) hanno calcolato che non sarebbero nemmeno sufficienti gli anni di vita della nostra Terra. Quali sono le conseguenze di questo processo per il nostro discorso? A livello antropologico se l&#8217;uomo discende dalle scimmie, si deve riconoscere che tra gli esseri &#8220;inferiori&#8221; (un termine oggi politicamente scorretto) e l&#8217;uomo non vi \u00e8 salto, non vi \u00e8 <em>sostanziale<\/em> differenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma vi \u00e8 di pi\u00f9: se discendiamo dalle scimmie perch\u00e9 non dovrebbe essere valida anche per noi la &#8220;morale&#8221; delle scimmie (e qui, allora si scopre che molte specie animali hanno comportamenti omosessuali, sono poligame, infanticide, che uccidono o abbandonano gli esemplari pi\u00f9 deboli o anziani&#8230;)? O, ancora pi\u00f9 radicalmente: se tutto \u00e8 in evoluzione, perch\u00e9 anche il concetto di &#8220;bene&#8221; e di &#8220;male&#8221; non dovrebbero essere in evoluzione e, dunque, frutto di evoluzione essi stessi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E qui si scopre come gli &#8220;antichi&#8221; fossero a favore di questa o quell&#8217;altra pratica (dall&#8217;aborto all&#8217;omosessualit\u00e0) mentre noi oggi ne siamo contro. Insomma: l&#8217;evoluzionismo &#8220;pialla&#8221; l&#8217;uomo al livello delle altre specie viventi dal punto di vista biologico ed antropologico, mentre la sua variante &#8220;sociale&#8221; lo &#8220;pialla&#8221; dal punto di vista della trascendenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, ogni tentativo di negare la dimensione trascendente dell&#8217;uomo \u00e8 storicamente fallito: la natura umana \u00e8 fatta per il trascendente, ha una naturale &#8220;sete&#8221; di infinito. I filosofi hanno descritto questo status di dipendenza dall&#8217;Assoluto, Cristo ha svelato questa sete e si \u00e8 proposto come acqua viva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. E tutto questo, che c&#8217;entra con l&#8217;aborto?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;eugenetica, nella storia recente, ha assunto il volto di Hitler e dei campi di sterminio, ed \u00e8 dunque normale che qualsiasi medico non tolleri che un suo atto sia descritto come eugenetico. Ma tant&#8217;\u00e8: dal momento in cui io stabilisco <em>a priori <\/em>delle caratteristiche indesiderabili ed opero in modo da eliminare i portatori di queste caratteristiche o fare in modo che i portatori (eventualmente sani) non abbiano figli, sto compiendo un atto in perfetta linea con la definizione galtoniana di eugenetica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Personalit\u00e0 di spicco come il dott. Carlo Bellieni hanno parlato di <em>handifobia<\/em>, neologismo che indica la paura dell&#8217;handicap(pato), di ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere controllato, dominato, calcolato. Padre John Flynn, LC, ha parlato di &#8220;screening estetico&#8221; per indicare la (maniacale) ricerca della perfezione del nascituro eliminando chi perfetto non \u00e8. La strada che troppo spesso viene intrapresa, dunque, \u00e8 quella della selezione eugenetica piuttosto che quella, pi\u00f9 faticosa ma anche pi\u00f9 arricchente, della ricerca delle cause (e possibilmente di cure) per determinate patologie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le considerazioni da fare sono almeno tre: una sulla effettiva validit\u00e0 di un &#8220;elenco&#8221; di caratteristiche (in)desiderabili, una seconda sull&#8217;eliminazione dei &#8220;non-adatti&#8221;, una terza sul numero degli aborti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Un atlante di patologia medica?<\/em><\/strong> I problemi che si pongono nello stilare un simile elenco sono almeno due: chi lo pu\u00f2\/deve fare e quale sia la sua eventuale validit\u00e0. Chi \u00e8 in grado di stilare un ipotetico elenco di caratteristiche (in)desiderabili? Se \u00e8 la scienza si rischia di cadere nel quadro scientista che abbiamo definito poco sopra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche quando non fosse questo il caso: \u00e8 lecito chiedere alla medicina di accollarsi questo tipo di responsabilit\u00e0? Potremmo, allora, ipotizzare che sia la societ\u00e0 a definire delle &#8220;linee guida&#8221; di una corretta &#8220;qualit\u00e0 di vita&#8221;, e concretamente gli organi di governo di uno Stato o quelli sovrannazionali. Al di l\u00e0 di ogni tipo di sopruso (governi totalitari oppure la &#8220;tirannide della democrazia&#8221;, per cui comanda a tutti gli effetti chi ha almeno un voto in pi\u00f9 degli altri), non si rischia di cadere in una mentalit\u00e0 di &#8220;Stato etico&#8221; per cui a decidere il bene o il male \u00e8 un Parlamento?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale, poi, la possibile validit\u00e0 nel tempo di un siffatto elenco? Patologie che cent&#8217;anni fa erano altamente mortali oggi sono totalmente debellate o quantomeno sono curabili o gestibili. Dobbiamo dunque prevedere una revisione costante di questo elenco: ma a che ritmi? Ma vi \u00e8 un&#8217;ulteriore obiezione, molto pi\u00f9 radicale: stabilito, ad esempio, che la spina bifida sia una patologia sufficientemente invalidante da giustificare un eventuale ricorso all&#8217;aborto, chi mai finanzier\u00e0 nuove ricerche per sconfiggere questa malattia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>L&#8217;eliminazione dei non-adatti<\/em><\/strong> Arriviamo, dunque, al nocciolo delle nostre considerazioni. Vi sono, in questo momento storico, pressioni notevoli affinch\u00e9 i &#8220;non-adatti&#8221; (cio\u00e8 i portatori di caratteristiche non desiderabili) siano eliminati. Come abbiamo notato \u00e8 un errore innanzitutto epistemologico: si fa cio\u00e8 coincidere il malato con la malattia e per debellare questa si elimina quello. E questo \u00e8 il primo fattore di pressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi sono poi fattori di tipo economico (o meglio, di allocazione delle risorse sanitarie): il costo di un aborto \u00e8 certamente minore rispetto all&#8217;assistenza (a volte realmente complessa) di un bambino con determinate patologie. Ma anche fattori &#8220;sociali&#8221;: il nucleo famigliare si \u00e8 estremamente modificato nel corso degli ultimi decenni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esito (sancito anche dalla Legge 194\/78: il padre non \u00e8 necessariamente coinvolto nella scelta abortiva) \u00e8 che la famiglia (o, peggio, la donna) si trova da sola a dover portare il peso di una gravidanza problematica. \u00c8 evidentemente molto pi\u00f9 pesante l&#8217;ipotesi di doversi sobbarcare totalmente il peso di un bambino Down piuttosto che non il poter condividere questa responsabilit\u00e0 con amici e parenti in maniera fattiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi (ed altri) fattori sono evidentemente estrinseci rispetto alla decisione della donna di ricorrere all&#8217;aborto, ma non per questo sono ininfluenti. Anzi: \u00e8 evidente che la volont\u00e0 della madre verr\u00e0 condizionata gi\u00e0 a partire dal modo con cui il medico prospetter\u00e0 la diagnosi (ricordiamolo: a volte pu\u00f2 anche essere sbagliata&#8230;) alla madre. Se a questo si aggiungono i fattori che abbiamo descritto poco sopra, ci si pu\u00f2 lecitamente interrogare sulla veridicit\u00e0 del consenso che la madre fornisce all&#8217;atto abortivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Dati e considerazioni finali<\/em><\/strong> Fonti ufficiali come l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 parlano di circa 40 milioni di aborti all&#8217;anno, mentre altre fonti arrivano ad ipotizzarne 60 o 80 milioni. In Italia dal maggio 1978 al 2005 (ultimi dati ufficiali) ci sono stati 4.623.886 aborti, una media di pi\u00f9 di 171.000 all&#8217;anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se \u00e8 vero che, in termini assoluti, il numero di aborti \u00e8 diminuito (il &#8220;picco&#8221; degli anni 1982 e 1983 di 235.000 aborti all&#8217;anno \u00e8 sceso fino a 135.000), \u00e8 altrettanto vero che, contestualmente, sono diminuite le nascite. Prendendo in mano gli annuari ISTAT e facendo un po&#8217; di calcoli si nota come il rapporto tra aborti e nascite sia grossomodo costante, attestandosi a circa un aborto ogni 4 nati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ci si spinge un po&#8217; oltre, si possono fare alcune considerazioni di carattere sociale. Innanzitutto: la legge 194\/78 \u00e8 in vigore da quasi trent&#8217;anni. Sebbene l&#8217;et\u00e0 media del primo figlio si sia innalzata parecchio in questo periodo, \u00e8 lecito ritenere che di questi quattro milioni e mezzo di non-nati una parte oggi sarebbero mamme e pap\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo, se mi si passa l&#8217;espressione, alla seconda generazione di non-nati. E allora nasce spontanea la domanda: quale sarebbe il volto dell&#8217;Italia con 65 milioni di abitanti invece che i 60 attuali? I &#8220;catastrofisti&#8221; rispondano pure che ci sarebbero ancora meno posti di lavoro, che si starebbe ancora pi\u00f9 stretti, che le spese sanitarie sarebbero alle stelle e cos\u00ec via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi la pensa cos\u00ec ritiene che un essere umano, una persona, non sia una ricchezza ma un costo, non sia un bene ma un male, non sia un sollievo ma un peso. Io ritengo che cinque milioni di esseri umani un pi\u00f9, oltre ad essere una ricchezza insostituibile di per s\u00e9, siano un ottimo volano per molti comparti della vita pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scuola, ad esempio, forse non dovrebbe pi\u00f9 fronteggiare il problema dell&#8217;esubero degli insegnanti, perch\u00e9 ci sarebbero mediamente 170 mila alunni all&#8217;anno in pi\u00f9. Il mondo del lavoro, poi, potrebbe avere un altro beneficio sia dall&#8217;arrivo di nuove forze (ricordiamo che il sistema previdenziale italiano si basa sui contributi pagati dal lavoratore attivo&#8230;) sia, pi\u00f9 banalmente, dalla presenza di nuovi consumatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, non sarebbero solo rose e fiori: ma questo \u00e8 il rischio che l&#8217;umanit\u00e0 (anzi, ogni genitore) ha corso dal suo inizio, da quando ha iniziato il suo cammino nella storia e che sempre continuer\u00e0 a correre finch\u00e8 decider\u00e0 di mettere al mondo un figlio. In questo la posizione cristiana si rivela, ancora una volta, la pi\u00f9 realista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto che ogni figlio (sia esso sano piuttosto che malato) sia considerato come dono di Dio ricorda al genitore che quel figlio non \u00e8 suo: non pu\u00f2 disporne come meglio crede anche se, nei fatti, ci\u00f2 \u00e8 &#8220;tecnicamente&#8221; possibile. Questa indisponibilit\u00e0 radicale, che fa da contraltare alla assoluta debolezza del bambino, \u00e8 la radice della responsabilit\u00e0 dell&#8217;essere genitore: non vi possono essere caratteristiche fisiche e\/o psichiche che spostino di un solo millimetro questo stato di cose stabilito dalla natura o, pi\u00f9 semplicemente, da Dio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Agenzia Zenit (Zenit.org) domenica, 9 marzo 2008 Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica l&#8217;intervento di Leonardo M. 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