{"id":288,"date":"2005-01-19T13:14:50","date_gmt":"2005-01-19T12:14:50","guid":{"rendered":""},"modified":"2025-07-05T15:16:55","modified_gmt":"2025-07-05T13:16:55","slug":"giovanni-paolo-ii-e-le-religioni-da-assisi-alla-dominus-iesus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/giovanni-paolo-ii-e-le-religioni-da-assisi-alla-dominus-iesus\/","title":{"rendered":"Giovanni Paolo II e le religioni. Da Assisi alla &#8221;Dominus Iesus&quot;"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Da Tokyo, l\u2019analisi di uno dei punti pi\u00f9 controversi del pontificato di Giovanni Paolo II. Con epicentro l\u2019Asia<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/01\/Dominus_Iesus.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"187\" height=\"270\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2005\/01\/Dominus_Iesus.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-31469\" style=\"width:237px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">di <strong>Sandro Magister<\/strong><\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>ROMA &#8211; Per celebrare i 25 anni di pontificato di Giovanni Paolo II, il prossimo ottobre i cardinali converranno a Roma da tutto il mondo. I vaticanisti, invece, stanno viaggiando in direzione opposta. Da Roma sciamano in 25 citt\u00e0 dei cinque continenti, per parlare del papa in ciascuna di queste citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019iniziativa \u00e8 del ministero italiano degli affari esteri, tramite gli Istituti Italiani di Cultura. A ogni vaticanista \u00e8 stata assegnata una citt\u00e0 ed \u00e8 stato chiesto di svolgere un tema a sua scelta: su un particolare aspetto del pontificato di Karol Wojtyla.<\/p>\n\n\n\n<p>La tourn\u00e9e \u00e8 iniziata a Washington il 27 maggio. Poi \u00e8 toccato a Barcellona, a Stoccolma, a Tokyo e via via alle altre citt\u00e0.A coordinare il tutto \u00e8 Piero Schiavazzi, anchorman di Telepace distaccato presso il ministero degli esteri. Dal Vaticano si \u00e8 attivato il cardinale Crescenzio Sepe, intraprendente prefetto della congregazione &#8220;De Propaganda Fide&#8221;. Anche il direttore della sala stampa vaticana, Joaqu\u00edn Navarro-Valls, \u00e8 della partita: \u00e8 l\u2019unico vaticanista non italiano incluso nella lista dei conferenzieri, con destinazione Madrid.<\/p>\n\n\n\n<p>A Sandro Magister \u00e8 stata assegnata Tokyo, citt\u00e0 congeniale al tema prescelto: il rapporto tra la Chiesa cattolica e le grandi religioni non cristiane, in particolare dell\u2019Asia.<\/p>\n\n\n\n<p>La conferenza \u00e8 stata tenuta il 18 giugno nella sede dell\u2019Istituto Italiano di Cultura, ospiti il direttore dell\u2019Istituto, Giorgio Campanaro, e l\u2019ambasciatore d\u2019Italia in Giappone, Mario Bova. Tra i presenti il nunzio apostolico a Tokyo Ambrose B. De Paoli, il consigliere di nunziatura Thanya-Anan Vissanu Andrew ed esponenti di varie correnti buddiste.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, integrale, il testo della conferenza, che tocca uno dei punti pi\u00f9 controversi di questo pontificato (nella foto sopra, un particolare dell\u2019ashram Saccidananda, monastero benedettino camaldolese nel sud dell\u2019India):<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">_________________________<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">Tokyo, 18 giugno 2003<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono eventi che Giovanni Paolo II ha voluto, e lui solo. Li ha voluti e li ha posti in essere, unico nella storia dei papi e contro molti della stessa Chiesa del suo tempo, cardinali, vescovi, preti, fedeli. \u00c8 verosimile che dopo di lui nessun altro papa li riproporr\u00e0 pi\u00f9. Almeno nel suo stesso modo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo di questi suoi atti specialissimi lo comp\u00ec ad Assisi il 27 ottobre 1986. Chiam\u00f2 attorno a s\u00e9 rappresentanti delle pi\u00f9 varie religioni del mondo e chiese loro di pregare per la pace. Ciascuno il proprio Dio. Potentemente simbolica era la visione, sulla piazza di san Francesco, di quella fila multicolore di uomini religiosi, con il papa biancovestito allineato tra loro.<\/p>\n\n\n\n<p>Simbolo pericoloso, per\u00f2. Anche se Giovanni Paolo II era lontanissimo dal volerlo, il messaggio che ne usciva per molti era quello di una Onu delle fedi. Di una coesistenza multireligiosa nella quale ciascuna fede valeva l\u2019altra. E alla quale anche la Chiesa cattolica si iscriveva, alla pari.<\/p>\n\n\n\n<p>Anni dopo, infatti, il 6 agosto del 2000, papa Karol Wojtyla e il cardinale Joseph Ratzinger si sentirono in dovere di emettere una dichiarazione che facesse da antidoto a questo veleno relativista. Era intitolata &#8220;Dominus Iesus&#8221; e richiamava un\u2019elementare e fondante verit\u00e0 cristiana: quella secondo cui \u00e8 solo in Ges\u00f9 che tutti gli uomini hanno salvezza.<\/p>\n\n\n\n<p>La dichiarazione gener\u00f2 un terremoto. Da fuori, i paladini della laicit\u00e0 accusarono la Chiesa di intolleranza. E da dentro scattarono accuse di antiecumenicit\u00e0. Segno che la &#8220;Dominus Iesus&#8221; aveva centrato un reale malessere della Chiesa. Che ad Assisi era stato portato allo scoperto. E che aveva il suo elemento scatenante in Asia, e ancor pi\u00f9 nel subcontinente indiano. Ma andiamo per ordine.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>Assisi, 1986<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Il primo atto, dunque, di questo percorso accidentato va in scena nel 1986 nel borgo di san Francesco. Giovanni Paolo II ne diede l\u2019annuncio il 25 gennaio e le reazioni critiche furono immediate, specie nella curia vaticana. Ma il papa non se ne fece imbrigliare, affid\u00f2 la regia dell\u2019evento a un cardinale di sua fiducia, uno dei pochissimi concordi su questo con lui, il francese Roger Etchegaray, presidente del pontificio consiglio per la giustizia e la pace. Della parte rituale si occup\u00f2 il cardinale Virgilio No\u00e9, gi\u00e0 maestro delle cerimonie del papa. E per gli aspetti scenografici e organizzativi fu dato mandato alla comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio e al movimento dei Focolari, l\u2019una e l\u2019altro sperimentati costruttori di eventi mediatici e gi\u00e0 al centro di una rete internazionale di rapporti con esponenti di religioni non cristiane.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 27 ottobre, le televisioni trasmisero cos\u00ec in tutto il mondo le immagini di quell\u2019evento fortemente voluto dal papa: pellegrinaggio, digiuno, preghiera, pace tra i popoli e le religioni. Giovanni Paolo II rinverd\u00ec anche una tradizione medievale invocando per quel giorno una &#8220;tregua di Dio&#8221;, un arresto nell\u2019uso delle armi su tutti i fronti di guerra del globo. Risult\u00f2 poi che quasi nessun combattente vi si attenne, ma il simbolo sovrast\u00f2 la realt\u00e0 e la visione del papa orante a fianco dei capi di tante religioni diverse si impose da quel giorno come uno dei marchi pi\u00f9 forti dell\u2019intero pontificato.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma insieme presero corpo anche le riserve critiche, su quello stesso evento. La giornata di Assisi non manc\u00f2 di darvi alimento, in alcuni suoi gesti eccessivi. A buddisti, a induisti, ad animisti africani furono concesse per le loro preghiere alcune chiese della citt\u00e0, come fossero involucri neutri, privi d\u2019irrinunciabile valenza cristiana. E sull\u2019altare della locale chiesa di San Pietro i buddisti sistemarono una reliquia di Buddha.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019assenza da Assisi del cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della congregazione vaticana per la dottrina della fede, fu interpretata non a torto come una presa di distanza del cardinale che per ufficio \u00e8 il custode della retta dottrina cattolica. Lo stesso papa non sfugg\u00ec alle critiche. Vi fu chi ricord\u00f2 che quel medesimo anno, in febbraio, durante un suo viaggio in India, aveva fatto discorsi di inaudita apertura verso le religioni del luogo e a Bombay s\u2019era persino fatta ungere la fronte da una sacerdotessa di Shiva, con un segno di forte simbolismo sacro induista. A brontolare erano stati anche alcuni vescovi indiani. Uno di essi, dell\u2019Andra Pradesh, disse: &#8220;Il papa conosce l\u2019induismo dai libri, ma noi che ci viviamo dentro e vediamo i danni che produce nel buon popolo, non faremmo mai certi discorsi&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>&#8220;Redemptoris Missio&#8221;, 1990<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Delle critiche Giovanni Paolo II era consapevole. Ma non solo. Di quelle di un Ratzinger o di altri della sua levatura coglieva e condivideva il senso profondo. La conferma \u00e8 in un\u2019enciclica che il papa mette in cantiere poco dopo l\u2019incontro di Assisi e che vedr\u00e0 la luce nel 1990: la &#8220;Redemptoris Missio&#8221;. Come dicono le sue prime parole latine, le stesse che le fanno da titolo, questa enciclica ha per tema la missione evangelizzatrice della Chiesa, quella che obbedisce al comando di Ges\u00f9 risorto ai discepoli di andare ad ammaestrare e a battezzare tutte le creature fino ai confini della terra. E come spesso avviene per le encicliche, anche questa non nasce nel vuoto, ma in risposta a una deriva reale o temuta: come un colpo di timone del successore di Pietro per rimettere la navicella della Chiesa sulla giusta rotta.<\/p>\n\n\n\n<p>La deriva \u00e8 precisamente l\u2019impoverirsi della vitalit\u00e0 missionaria cattolica, la sua diluizione in un dialogo indistinto con le altre religioni e culture, o peggio, in un dialogo spogliato della volont\u00e0 d\u2019annunciare la verit\u00e0 e di chiedere la conversione a Cristo unico salvatore. In effetti, partendo dall\u2019affermazione del Concilio Vaticano II nel decreto &#8220;Nostra Aetate&#8221; secondo cui &#8220;la Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto \u00e8 vero e santo nelle religioni&#8221;, s\u2019era largamente affermata nel dopoconcilio l\u2019idea di trasformare la missione in semplice impegno a far maturare i &#8220;semi di verit\u00e0&#8221; presenti nelle diverse religioni &#8211; in altre parole ad aiutare l\u2019induista a essere un bravo induista o il musulmano ad adorare il suo unico Dio &#8211; come se questi semi fossero essi stessi vie autonome di salvezza, al di fuori di Cristo e a maggior ragione al di fuori della Chiesa.<\/p>\n\n\n\n<p>La &#8220;Redemptoris Missio&#8221; contrasta con decisione questa &#8220;mentalit\u00e0 indifferentista, largamente diffusa, purtroppo, anche tra i cristiani, spesso radicata in visioni teologiche non corrette e improntata a un relativismo religioso che porta a ritenere che una religione vale l\u2019altra&#8221; (n. 36). Riafferma la necessit\u00e0 e l\u2019urgenza dell\u2019annuncio della Buona Novella di Ges\u00f9. Annuncio esplicito. Annuncio proclamato nella certezza che nessuna altra religione pu\u00f2 salvare al di fuori di Cristo unica &#8220;via, verit\u00e0, vita&#8221;. Pochi all\u2019epoca notarono la centralit\u00e0 di questa enciclica nel magistero di Giovanni Paolo II. Ma dieci anni dopo, nel 2000, quando papa Wojtyla riterr\u00e0 necessario e urgente ritornare su questi temi, numerose sue citazioni troveranno posto puntualmente nella &#8220;Dominus Iesus&#8221;, ancora pi\u00f9 definitoria della &#8220;Redemptoris Missio&#8221; nel ribadire l\u2019irrinunciabilit\u00e0 e l\u2019insostituibilit\u00e0 dell\u2019annuncio di Cristo alle genti.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>La questione asiatica<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Nel 1994 Giovanni Paolo II torna a spiegare la sua visione del rapporto tra la Chiesa cattolica e le religioni non cristiane nel libro-intervista da lui stesso intitolato &#8220;Varcare la soglia della speranza&#8221;, pubblicato contemporaneamente in pi\u00f9 lingue.<\/p>\n\n\n\n<p>Il papa sostiene che vi sono religioni per loro natura &#8220;particolarmente vicine al cristianesimo&#8221;, come quelle animiste dell\u2019Africa, dalle quali \u00e8 pi\u00f9 facile che avvengano conversioni al Vangelo. Opposto invece \u00e8 il giudizio che egli formula sulle &#8220;grandi religioni dell\u2019Estremo Oriente&#8221;, buddismo, induismo, confucianesimo, taoismo, shintoismo. Esse &#8220;possiedono carattere di sistema&#8221;, quindi sono molto meno penetrabili, e questo spiega perch\u00e9 in queste regioni &#8220;l\u2019attivit\u00e0 missionaria della Chiesa ha portato frutti, dobbiamo riconoscere, modestissimi&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 soprattutto al buddismo che papa Wojtyla dedica attenzione e preoccupazione. Esso, dice, &#8220;\u00e8 come il cristianesimo una religione di salvezza&#8221;, ma le dottrine di salvezza dell\u2019uno e dell\u2019altro sono tra loro &#8220;contrarie&#8221;. Quella del buddismo \u00e8 &#8220;negativa&#8221;, si fonda sulla convinzione che &#8220;il mondo \u00e8 cattivo, \u00e8 fonte di male e di sofferenza per l\u2019uomo&#8221;, e &#8220;per liberarsi da questo male bisogna liberarsi dal mondo&#8221;. Senza che ci\u00f2 comporti alcun avvicinamento a Dio: &#8220;La pienezza del distacco non \u00e8 l\u2019unione con Dio, ma il cosiddetto nirvana, ovvero uno stato di perfetta indifferenza nei riguardi del mondo&#8221;. Insomma, &#8220;il buddismo \u00e8 in misura rilevante un sistema ateo&#8221;, nonostante il fascino che esercita. &#8220;Non \u00e8 perci\u00f2 fuori luogo mettere sull\u2019avviso quei cristiani che con entusiasmo si aprono a certe proposte provenienti dalle tradizioni religiose dell\u2019Estremo Oriente&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi giudizi inaspettatamente taglienti espressi dal papa sulla religione del Buddha suscitarono proteste in campo buddista, ma anche da parte di teologi cattolici all\u2019avanguardia nel dialogo con le religioni. Vi fu chi vide Giovanni Paolo II fare retromarcia, rispetto ai passi di dialogo compiuti ad Assisi. In realt\u00e0, nello stesso capitolo del suo libro-intervista, papa Wojtyla ricordava l\u2019incontro interreligioso del 1986 con parole che, semmai, avrebbero potuto suggerire sospetti opposti. Lo &#8220;storico&#8221; incontro di Assisi, diceva, l\u2019aveva pi\u00f9 che mai convinto che &#8220;lo Spirito Santo opera efficacemente anche fuori dell\u2019organismo visibile della Chiesa&#8221;. E &#8220;opera in base a \u2018semina Verbi\u2019 che costituiscono quasi una comune radice soteriologica di tutte le religioni&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>L\u2019enigma dei \u2018semina Verbi\u2019<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Ai non specialisti l\u2019ultima frase pu\u00f2 suonare enigmatica. &#8220;Radice soteriologica&#8221; vuol dire capacit\u00e0 di salvezza eterna. Il \u2018Verbum\u2019, in greco \u2018Logos\u2019, \u00e8 il Figlio di Dio fatto uomo del primo capitolo del Vangelo secondo Giovanni, per il quale il mondo \u00e8 stato creato e tutti gli uomini sono salvati. Quanto ai \u2018semina Verbi\u2019, i semi del Verbo, l\u2019espressione \u00e8 antichissima, \u00e8 stata coniata da Giustino attorno al 150 d.C. ed \u00e8 ritornata nei documenti del Concilio Vaticano II per designare ci\u00f2 che di &#8220;vero e santo&#8221; ci pu\u00f2 essere anche nelle religioni non cristiane.<\/p>\n\n\n\n<p>Propriamente, secondo i Padri della Chiesa dei primi secoli, Agostino compreso, i \u2018semina Verbi\u2019 non fecondano le religioni pagane, sulle quali il giudizio \u00e8 radicalmente negativo, quanto piuttosto la filosofia greca e la sapienza dei poeti e delle Sibille. Ma nella sua ripresa moderna la formula \u00e8 applicata proprio alle religioni non cristiane, secondo due significati. Il primo \u00e8 anche quello del Concilio Vaticano II: ove i \u2018semina Verbi\u2019 sono la misteriosa presenza di Cristo salvatore in tutte le religioni, in quanto esse possono avere di &#8220;vero e santo&#8221; e quindi anche di salvifico, sempre per\u00f2 attraverso Cristo per vie che solo lui conosce.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo significato \u00e8 quello adottato da alcune correnti teologiche della seconda met\u00e0 del XX secolo. A giudizio di queste correnti le religioni non cristiane avrebbero capacit\u00e0 salvifica non mediata ma propria, tutte esprimerebbero molteplici esperienze del divino, indipendenti e complementari, e Cristo sarebbe simbolo di questa molteplicit\u00e0 di percorsi pi\u00f9 che l\u2019unica via necessaria.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019oscillazione tra l\u2019uno e l\u2019altro di questi significati non \u00e8 solo materia di disputa teologica. Influisce sulla pratica pastorale, sulla missione, sul profilo pubblico della Chiesa. Il secondo di questi significati ha preso forma, in particolare, in una precisa proposta religiosa al confine tra cristianesimo e induismo, creata in India alla met\u00e0 del XX secolo da tre maestri di spirito venuti dall\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>L\u2019ashram Saccidananda<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>I tre sono il francese Jules Monchanin (1895-1957), l\u2019altro francese Henri Le Saux (1910-1973) e l\u2019inglese Bede Griffiths (1906-1993), tutti sacerdoti e gli ultimi due monaci benedettini. Monchanin e Le Saux, emigrati in India, vi fondarono nel 1950 un ashram, un luogo di meditazione e di preghiera, dedicato alla contemplazione indocristiana della Trinit\u00e0. E infatti diedero all\u2019ashram il nome di Saccidananda, parola sanscrita tripartita che evoca la trinit\u00e0 della fede Veda: origine del tutto, sapienza, beatitudine.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ashram Saccidananda sorge tutt\u2019ora nel cuore boscoso dello Stato indiano del Tamil Nadu, presso uno sperduto villaggio di nome Thannirpalli, 300 miglia a sud di Madras. Eppure, questo remoto luogo dello spirito divenne in breve un polo d\u2019attrazione straordinario e cosmopolita. Nel 1968, usciti di scena Monchanin e Le Saux, ne divent\u00f2 guida spirituale per un quarto di secolo Bede Griffiths e l\u2019ashram entr\u00f2 a far parte della famiglia benedettina camaldolese. Vi passarono lunghi soggiorni alcuni dei pi\u00f9 famosi teologi cattolici impegnati nel dialogo interreligioso: dal sacerdote indospagnolo Raimon Panikkar al gesuita belga Jacques Dupuis, dal singalese Aloysius Pieris, anche lui gesuita, all\u2019americano Thomas Matus, benedettino di Camaldoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Il luogo stesso mostra visibilmente l\u2019intreccio tra la fede cristiana e quella induista. Anche oggi, chi visitasse l\u2019ashram rimarrebbe colpito dalla somiglianza tra la chiesa dove i monaci pregano e un tempio ind\u00f9, non privo di richiami al buddismo. Il \u2018sancta sanctorum\u2019 \u00e8 buio, misterioso come la caverna della madre terra da cui risorge la nuova creazione. E questa appare nella cupola colorata e popolata, con i suoi santi, con i quattro Ges\u00f9 simili a Buddha, con il fior di loto, con i simboli dei cinque elementi, su su fino alla cuspide della divinit\u00e0 infinita. All\u2019inizio di ogni preghiera i monaci fanno risuona la sacra sillaba sanscrita &#8220;Om&#8221;, il suono primordiale da cui \u00e8 nata la terra. Ogni liturgia \u00e8 riplasmata e riflette spazi interreligiosi senza confini immediatamente riconoscibili.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 per\u00f2 un elemento di sorpresa che balza all\u2019occhio del visitatore, e oggi ancor pi\u00f9 che nei decenni passati. I pochi monaci dell\u2019ashram sono indiani, ma gli uomini e le donne che cercano ospitalit\u00e0 nel monastero no: arrivano nella quasi totalit\u00e0 dall\u2019Europa e del Nordamerica. Concepito da maestri spirituali del Vecchio Continente proprio per gettare un ponte tra la fede cristiana e quella del subcontinente indiano, l\u2019ashram Saccidananda sembra mancare il suo dichiarato obiettivo. Sembra riflettere un problema irrisolto tutto interno alla cattolicit\u00e0 d\u2019Occidente.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>Entra in campo Ratzinger<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>\u00c8 il problema che il cardinale Ratzinger ha sottoposto a critica serrata in un impegnativo discorso del maggio 1996, tenuto in Messico ai vescovi sudamericani ma con l\u2019intenzione di parlare a tutto il mondo cattolico. Fu un discorso spartiacque, quello. Ratzinger, col pieno consenso del papa, indic\u00f2 nel relativismo interreligioso &#8220;il problema fondamentale della fede dei nostri giorni&#8221;. Segu\u00ec pochi mesi dopo un documento della Commissione teologica internazionale, anch\u2019essa facente capo alla congregazione per la dottrina della fede. Segu\u00ec il processo al teologo Dupuis, il pi\u00f9 esposto tra i cultori della &#8220;teologia pluralista delle religioni&#8221;. Segu\u00ec la dichiarazione &#8220;Dominus Iesus&#8221;. Tutto per riorientare la Chiesa rispetto a una deriva giudicata pericolosissima.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel suo discorso del 1996, Ratzinger descrive il relativismo religioso come &#8220;un prodotto tipico del mondo occidentale&#8221;, tanto pi\u00f9 insidioso quanto pi\u00f9 &#8220;si pone in contatto con le intuizioni filosofiche e religiose dell&#8217;Asia, soprattutto con quelle del subcontinente indiano&#8221;. E perch\u00e9? Perch\u00e9 nel corso della sua storia il cristianesimo si \u00e8 confrontato con varie sfide religiose e antireligiose, dal politeismo grecoromano all&#8217;islam, alla modernit\u00e0 secolare. Ma oggi che le religioni d\u2019Oriente sono il nuovo nome di questa sfida, il cristianesimo occidentale si scopre pi\u00f9 vulnerabile. Le religioni d\u2019Oriente hanno infatti una naturale prossimit\u00e0 col relativismo secolare che in Occidente gi\u00e0 impera. E quindi esercitano un fascino contagioso, che sgretola gli stessi fondamenti della Chiesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla sfida la Chiesa ha cercato negli ultimi decenni di rispondere in pi\u00f9 modi, che il documento della Commissione teologica del 1996 riconduce a tre principali. C&#8217;\u00e8 una corrente &#8220;esclusivista&#8221;, o neoortodossa, che in campo cattolico fa capo al magistero tradizionale e in campo protestante al grande teologo Karl Barth. Questa corrente difende la tesi che il cristianesimo \u00e8 la sola fede salvifica ed \u00e8 depositario dell\u2019unica rivelazione diretta di Dio all&#8217;umanit\u00e0. Per gli esclusivisti l\u2019antico detto &#8220;Extra Ecclesiam nulla salus&#8221;, fuori della Chiesa non c\u2019\u00e8 salvezza, continua a valere intatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi c&#8217;\u00e8 la corrente degli &#8220;inclusivisti&#8221;, che nel campo della teologia cattolica sono ben rappresentati da Karl Rahner. Per essi la massima si rovescia: &#8220;Ubi salus ibi Ecclesia&#8221;, dove c\u2019\u00e8 salvezza l\u00ec c\u2019\u00e8 la Chiesa. E chiamano Chiesa una comunit\u00e0 vasta come il mondo, fatta di battezzati, di cristiani consapevoli, ma anche di masse di &#8220;cristiani anonimi&#8221;: i credenti che trovano la salvezza nelle rispettive religioni, anche in quelle dell\u2019Asia, senza sapere di entrare misteriosamente, per queste vie tortuose, nell&#8217;unica Chiesa di Cristo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono infine arrivati i &#8220;pluralisti&#8221;. Il pi\u00f9 agguerrito \u00e8 il teologo presbiteriano inglese John Hick. Ma anche in campo cattolico questa corrente ha validi difensori, in testa l\u2019americano Paul Knitter, e poi Panikkar, Pieris e i maestri spirituali dell\u2019ashram Saccidananda. Per i pluralisti il cristianesimo non ha il diritto di rivendicare l\u2019esclusiva della verit\u00e0. Lo stesso Cristo \u00e8 una realt\u00e0 trascendente, anteriore a tutte le sue incarnazioni storiche, di cui Ges\u00f9 non \u00e8 la sola n\u00e9 forse l\u2019ultima. Hanno capacit\u00e0 salvifica propria, per i pluralisti, sia lo &#8220;Shem\u00e0 Israel&#8221; degli ebrei, sia il &#8220;Credo&#8221; dei cristiani, sia l&#8217;atto di fede dei musulmani &#8220;Non c&#8217;\u00e8 altro Dio all&#8217;infuori di Allah e Maometto \u00e8 il suo profeta&#8221;, sia la credenza buddista secondo cui al centro della realt\u00e0 si trova il vuoto del Nirvana.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma hanno anche pari verit\u00e0, i diversi atti di fede? La questione \u00e8 seria. Dal &#8220;tutte le fedi valgono&#8221; per la salvezza, i pluralisti passano rapidamente al &#8220;tutte le fedi sono vere&#8221;. Ma la verit\u00e0 pu\u00f2 essere cos\u00ec relativizzata? Si pu\u00f2 capire che il cardinale Ratzinger, il custode della verit\u00e0 dottrinale nella Chiesa, veda nella teologia pluralista delle religioni un pericolo di prima grandezza. Il fatto poi che il relativismo laico e religioso dell&#8217;Europa e dell&#8217;America riceva dall&#8217;Oriente questa specie di consacrazione, accresce ancor di pi\u00f9 la sua forza persuasiva.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>Il caso Dupuis<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Fino alla met\u00e0 degli anni Novanta, tuttavia, le teorizzazioni pluraliste erano limitate a cenacoli intellettuali. Le cose cambiarono quando uno dei frequentatori dell\u2019ashram Saccidananda, il teologo gesuita Dupuis, lasci\u00f2 l\u2019India e prese cattedra a Roma alla Gregoriana, retta dai gesuiti, la pi\u00f9 autorevole delle universit\u00e0 pontificie, quella che da secoli forma i quadri dirigenti della Chiesa cattolica mondiale. Nel 1997 Dupuis pubblico un libro che era anche la traccia del suo insegnamento, col titolo &#8220;Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Fino ad allora, Dupuis aveva fama di teologo ortodosso. In Vaticano l\u2019avevano chiamato a far da consulente del pontificio consiglio per il dialogo interreligioso. L\u2019allora segretario e oggi presidente di questo consiglio, Michael L. Fitzgerald, parlando ad Assisi nel decennale dell\u2019incontro di Giovanni Paolo II con gli esponenti delle religioni, lo present\u00f2 come &#8220;un teologo cattolico che evita il pluralismo e si oppone con forza allo svuotamento di Cristo&#8221;. E quando il libro tanto annunciato usc\u00ec, alla Gregoriana lo raccomandarono con tutte le lodi: presenti Fitzgerald e l\u2019allora rettore dell\u2019ateneo Giuseppe Pittau, gi\u00e0 rettore a Tokyo della Sophia University e oggi segretario della congregazione vaticana per l\u2019educazione cattolica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma pochi mesi dopo il vento gir\u00f2. Il 14 aprile 1998 &#8220;Avvenire&#8221;, il quotidiano della conferenza episcopale italiana, pubblic\u00f2 un\u2019inattesa stroncatura del libro, scritta da un teologo ben introdotto in Vaticano, Inos Biffi, nessuna parentela con l\u2019omonimo cardinale. Sempre in aprile la congregazione per la dottrina della fede, quella presieduta da Ratzinger, apr\u00ec un fascicolo preliminare su Dupuis e il suo libro. E il 10 giugno Ratzinger e gli altri cardinali della congregazione decisero l\u2019avvio di un\u2019indagine segreta.<\/p>\n\n\n\n<p>Neppure a Dupuis, l\u2019indagato, fu detto alcunch\u00e9. Ma a met\u00e0 estate, ecco un altro segnale. &#8220;La Civilt\u00e0 Cattolica&#8221;, il quindicinale dei gesuiti di Roma, esce con una recensione critica del libro di Dupuis. La critica ha il peso di chi la scrive, lo stimato gesuita Giuseppe De Rosa. Ma ha anche il valore aggiunto che ha ogni articolo della &#8220;Civilt\u00e0 Cattolica&#8221;: quello d\u2019essere previamente letto e autorizzato dalla segreteria di Stato vaticana. E il finale della recensione \u00e8 una sequela di capi d\u2019accusa in veste di &#8220;interrogativi&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Anzitutto su Ges\u00f9 Cristo: &#8220;La cristologia di padre Dupuis rende pienamente giustizia ai dati del Nuovo Testamento e della Tradizione?&#8221;. Poi sulla Chiesa: &#8220;\u00c8 dato il giusto rilievo alla mediazione della Chiesa nell\u2019opera della salvezza?&#8221;. Infine sulla necessit\u00e0 di convertire gli infedeli: &#8220;Se le altre tradizioni religiose hanno le proprie figure salvifiche, i propri profeti, le proprie sacre scritture, se sono gi\u00e0 popolo di Dio e fanno gi\u00e0 parte del regno di Dio, perch\u00e9 dovrebbero essere chiamate a divenire discepole di Cristo?&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 2 ottobre 1999 Dupuis \u00e8 finalmente avvisato d\u2019essere sotto indagine. Il padre generale dei gesuiti, Peter Hans Kolvenbach, gli trasmette l\u2019elenco dei punti controversi, stabilito dalla Congregazione per la dottrina della fede. Ha tempo tre mesi per presentare una memoria difensiva. Intanto per\u00f2 ha l\u2019obbligo di non parlare con nessuno dei temi contestati. Ossia non deve nemmeno pi\u00f9 insegnare, essendo il suo corso alla Gregoriana attinente a quei temi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 proprio l\u2019avviso della cessazione del corso, affisso alla Gregoriana, a dar notizia pubblica del processo a Dupuis, con immediata stura delle polemiche. A difesa dell\u2019inquisito scende in campo, con un articolo sul periodico cattolico inglese &#8220;The Tablet&#8221;, nientemento che l\u2019ultranovantenne cardinale austriaco Franz K\u00f6nig, colonna del Concilio Vaticano II.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma le reazioni pi\u00f9 risentite vengono dall\u2019India. L\u2019arcivescovo di Calcutta, Henry D\u2019Souza, accusa il Vaticano di voler mettere il bavaglio ai teologi, colpendone uno &#8220;stimato per la sua ortodossia&#8221; al fine di far tacere tutti, e di prendere di mira soprattutto l\u2019India. E, in effetti, che l\u2019India fosse sotto tiro era vero. Prima dello scoppio del caso Dupuis, i due ultimi condannati dalla congregazione vaticana per la dottrina della fede appartengono anch\u2019essi al subcontinente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo \u00e8 Tissa Balasuriya, un religioso dello Sri Lanka, scomunicato nel 1996 per un suo arruffato libro in cui faceva a pezzi importanti articoli del &#8220;Credo&#8221;, poi riammesso nella Chiesa previo pentimento. Il secondo \u00e8 Anthony De Mello, un gesuita indiano autore di best seller fortunatissimi, tuttora venduti in decine di lingue, condannato \u2018post mortem\u2019 il 24 giugno 1998 con l\u2019accusa d\u2019aver dissolto Dio, Ges\u00f9 e la Chiesa cattolica in una religiosit\u00e0 cosmica di sapore orientale, un po\u2019 new age.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>&#8220;Dominus Iesus&#8221;, 2000<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Si avvicina l\u2019Anno Santo del 2000, ideato e preparato con somma cura da Giovanni Paolo II, e la Chiesa sembra voler far chiarezza in casa. L\u2019inaugurazione del Giubileo, in verit\u00e0, rinfocola alcune critiche. La cerimonia dell\u2019apertura della porta santa \u00e8 audacemente nuova, rispetto alla tradizione, e vagamente interreligiosa: al papa ammantato di colori rutilanti fanno corona danzatrici in vesti indiane e volute di profumi d\u2019Oriente. Ma che il pensiero del papa sia tutt\u2019altro che cedevole a concordismi \u00e8 dimostrato dai gesti forti con i quali scandisce l\u2019anno giubilare: dai &#8220;mea culpa&#8221; per i peccati dei cristiani nella storia, alla memoria dei martiri di ieri e di oggi, alla riaffermazione solenne della dottrina secondo cui &#8220;Ges\u00f9 Cristo e nessun altro pu\u00f2 darci la salvezza&#8221; (Atti 12, 4).<\/p>\n\n\n\n<p>Questa riaffermazione prende corpo in una dichiarazione della congregazione per la dottrina della fede in data 6 agosto 2000, cui danno titolo le prime parole latine: &#8220;Dominus Iesus&#8221;. Essa non si presenta come una trattazione organica del rapporto tra la fede cristiana e le altre religioni. Si limita a definire gli errori da correggere e a ribadire le verit\u00e0 essenziali. Il tono \u00e8 assertivo, definitorio. Uno dei suoi passaggi centrali dice: &#8220;\u00c8 contraria alla fede della Chiesa la tesi circa il carattere limitato, incompleto e imperfetto della rivelazione di Ges\u00f9 Cristo, che sarebbe complementare a quella presente nelle altre religioni. [\u2026] Questa posizione contraddice radicalmente le affermazioni di fede secondo le quali in Ges\u00f9 Cristo si d\u00e0 la piena e completa rivelazione del mistero salvifico di Dio&#8221; (n.6).<\/p>\n\n\n\n<p>La &#8220;Dominus Iesus&#8221; si fa scudo di abbondanti citazioni dei testi del Concilio Vaticano II. Eppure, appena pubblicata, va incontro a una mole di critiche, da dentro e fuori la Chiesa, seconda solo a quella che salut\u00f2 nel 1968 la criticatissima enciclica &#8220;Humanae Vitae&#8221;. Il pi\u00f9 celebre dei teologi, il tedesco Hans K\u00fcng, la bolla come &#8220;una miscela di arretratezza medievale e megalomania vaticana&#8221;. La respingono esponenti di altre confessioni cristiane e religioni. Protestano i difensori della laicit\u00e0, della tolleranza, dell\u2019ecumenismo, del dialogo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il fatto che pi\u00f9 colpisce \u00e8 che tra le voci critiche spiccano anche quelle di alti esponenti della gerarchia ecclesiastica. L\u2019arcivescovo Karl Lehmann, presidente della Conferenza episcopale tedesca, oggi cardinale, contesta la mancanza nella dichiarazione &#8220;dello stile dei grandi testi conciliari&#8221;. L\u2019altro arcivescovo tedesco Walter Kasper, anch\u2019egli futuro cardinale, lamenta &#8220;problemi di comunicazione&#8221;. E gli fa eco il cardinale Carlo Maria Martini auspicando che &#8220;poco a poco le cose saranno chiarite&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 clamorosa soprattutto la presa di distanza del cardinale australiano Edward Cassidy, all\u2019epoca presidente del pontificio consiglio per la promozione dell\u2019unit\u00e0 dei cristiani. Da Lisbona, dove sta partecipando a un incontro interreligioso nello stile di Assisi, Cassidy contrappone alla sensibilit\u00e0 ecumenica dell\u2019ufficio da lui presieduto l\u2019insensibilit\u00e0 della congregazione per la dottrina della fede diretta da Ratzinger: &#8220;Noi, nella pratica ecumenica che abbiamo, possediamo un orecchio sensibile che si accorge se si sta urtando qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Loro invece hanno un modo scolastico per dire \u2018questo \u00e8 vero, questo non \u00e8 vero\u2019. Il testo ha creato equivoci e noi ora dobbiamo cercare di evitare interpretazioni non precise&#8221;. A rassicurazione dei critici, Cassidy aggiunge che comunque la &#8220;Dominus Iesus&#8221; non porta la firma del papa. Come dire che \u00e8 di debole autorevolezza ed \u00e8 pi\u00f9 facilmente rimediabile.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>Ritorno alle origini<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>In effetti \u00e8 Ratzinger che l\u2019ha firmata. Ma in fondo alla dichiarazione c\u2019\u00e8 anche scritto che Giovanni Paolo II l\u2019ha &#8220;ratificata e confermata con certa scienza e con la sua autorit\u00e0 apostolica, e ne ha ordinata la pubblicazione&#8221;. E a fugare ogni equivoco, domenica 1 ottobre 2000 interviene pubblicamente il papa in persona a ribadire che la &#8220;Dominus Iesus&#8221; \u00e8 stata da lui voluta e &#8220;approvata in forma speciale&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto alle specifiche accuse di parte ecclesiastica, \u00e8 lo stesso Ratzinger a controbatterle, in un\u2019intervista alla &#8220;Frankfurter Allgemeine Zeitung&#8221; riprodotta l\u20198 ottobre dall\u2019&#8221;Osservatore Romano&#8221;. La &#8220;Dominus Iesus&#8221;, dice il cardinale, ha ripreso i testi conciliari &#8220;senza aggiungere o togliere nulla&#8221;. Sia Cassidy che Kasper &#8220;hanno partecipato attivamente alla stesura del documento&#8221; e &#8220;quasi tutte le loro proposte sono state accolte&#8221;. Se un problema di comprensibilit\u00e0 c\u2019\u00e8, &#8220;il testo va tradotto, non disprezzato&#8221;. Ma soprattutto, &#8220;con questa dichiarazione, la cui redazione ha seguito fase per fase con molta attenzione, il papa ha voluto offrire al mondo un grande e solenne riconoscimento di Ges\u00f9 Cristo come Signore nel momento culminante dell\u2019Anno Santo, portando cos\u00ec con fermezza l\u2019essenziale della fede cristiana al centro di questo evento&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Le polemiche sulla &#8220;Dominus Iesus&#8221;, conclude Ratzinger, non devono oscurare il suo vero obiettivo, che \u00e8 quello di riaffermare con forza &#8220;l\u2019essenza del cristianesimo&#8221;, riassunta dall\u2019apostolo Paolo nella prima lettera ai Corinti (12, 3) nella formula di fede &#8220;Ges\u00f9 \u00e8 il Signore&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 proprio quest\u2019ultimo richiamo a lasciare il segno. Un cardinale teologo, l\u2019arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi, lo riprende e rilancia con parole appuntite: &#8220;Che la congregazione per la dottrina della fede abbia ritenuto di dover intervenire con la dichiarazione \u2018Dominus Iesus\u2019 circa \u2018l\u2019unicit\u00e0 e l\u2019universalit\u00e0 salvifica di Ges\u00f9 e della Chiesa\u2019 \u00e8 di una gravit\u00e0 senza precedenti: perch\u00e9 in duemila anni mai si era sentito il bisogno di richiamare e difendere verit\u00e0 cos\u00ec elementari&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Il seguito dei fatti d\u00e0 conforto sia a Ratzinger che a Biffi, oltre che al papa. Nell\u2019autunno del 2001, tra i maggiori cardinali e vescovi di tutto il mondo riuniti in sinodo a Roma, nessuno pi\u00f9 torna a polemizzare con la &#8220;Dominus Iesus&#8221;. Anzi, i pi\u00f9 concordano nel giudicare davvero in pericolo l\u2019ortodossia della fede e doveroso il richiamo delle sue verit\u00e0 fondanti. Dupuis ha fatto ammenda e ha sottoscritto un pronunciamento vaticano nel quale si riafferma che &#8220;\u00e8 contrario alla fede cattolica considerare le varie religioni del mondo come vie complementari alla Chiesa in ordine alla salvezza&#8221;. Al vertice della congregazione per la dottrina della fede, come primo collaboratore di Ratzinger, \u00e8 promosso il teologo Angelo Amato, specialista in cristologia e in religioni orientali, vissuto molti anni in India, autore materiale della traccia della &#8220;Dominus Iesus&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec Giovanni Paolo II, il 24 gennaio 2003, pu\u00f2 ritornare con pi\u00f9 tranquillit\u00e0 ad Assisi per un meeting interreligioso di preghiera simile a quello del 1986. Simile ma non uguale. Con la cura di evitare ogni apparenza di sincretismo e confusione. Ratzinger, che l\u2019altra volta s\u2019era tenuto lontano, questa volta ci va. La sua convinzione, che \u00e8 anche la convinzione del papa, \u00e8 che &#8220;va protetta la fede dei semplici&#8221;. \u00c8 questa la funzione del magistero della Chiesa: &#8220;\u00c8 il \u2018Credo\u2019 del battesimo, nella sua ingenua letteralit\u00e0, la misura di tutta la teologia. E la Chiesa deve poter dire ai suoi fedeli quali opinioni corrispondono alla fede e quali no&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, tra il primo e l\u2019ultimo dei suoi viaggi ad Assisi, Giovanni Paolo II ha accompagnato l\u2019intera Chiesa a riscoprire la sua sorgente di vita, la ragione del suo essere: &#8220;Dominus Iesus&#8221;, Ges\u00f9 \u00e8 il Signore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Tokyo, l\u2019analisi di uno dei punti pi\u00f9 controversi del pontificato di Giovanni Paolo II. 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