{"id":28785,"date":"2016-01-07T00:00:38","date_gmt":"2016-01-06T23:00:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=28785"},"modified":"2015-12-15T13:02:45","modified_gmt":"2015-12-15T12:02:45","slug":"il-tatuaggio-nella-cultura-contemporanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-tatuaggio-nella-cultura-contemporanea\/","title":{"rendered":"Il tatuaggio nella cultura contemporanea"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/tatuaggi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-28786 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/tatuaggi.jpg\" alt=\"tatuaggi\" width=\"219\" height=\"230\" \/><\/a>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/strong> n.3968 24 ottobre 2015<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Francesco Occhetta<\/strong> S I.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tatuarsi \u00e8 una moda ormai diffusa nelle societ\u00e0 occidentali: in Italia i tatuati sono 7 milioni (13 italiani su 100). Soprattutto nei mesi estivi, vedere persone di ogni et\u00e0 che hanno scelto di inscrivere sulla schiena, sui tricipiti e sulle gambe cuori, draghi, putti, nomi o segni tribali ci induce a riflettere sulla volont\u00e0 di modificarsi e su quale idea di corpo attraversi la cultura contemporanea. Sembra un paradosso, ma \u00e8 proprio nel tempo della fragilit\u00e0 dei comportamenti e della liquidit\u00e0 degli ideali, in cui ogni scelta sembra assunta \u00aba tempo\u00bb, che il tatuaggio si impone come la traccia di una \u00abidentit\u00e0 dilatata\u00bb e il simbolo del \u00abper sempre\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I giovani, in genere, si tatuano per emulare i loro cantanti o giocatori preferiti; gli adulti scelgono di inscrivere sulla propria pelle gli eventi pi\u00f9 importanti della vita: la nascita di un figlio, un lutto, la fine di un amore, la crisi con un amico, trasformando il corpo nel diario della loro vita. Altri ancora si tatuano per incidere sulla pelle una dimensione interiore che li interpella. Tutti, per\u00f2, consciamente o inconsciamente, \u00abfermano\u00bb il tempo e, come un ponte, lanciano un messaggio al mondo relazionale che li circonda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;idea classica di \u00abbellezza nuda\u00bb, contemplata nelle sue forme e proporzioni naturali, lascia il posto ai disegni di corpi ritoccati in cui la ferita \u00e8 considerata una forma d&#8217;arte. Cambia lo sguardo sul corpo stesso: se il Davide di Michelangelo, le tre Grazie del Canova, o qualsiasi altra forma di corpo rappresentata classicamente, li si contempla attraverso l&#8217;armonia dell&#8217;insieme, un corpo tatuato lo si guarda a partire dal particolare che disvela l&#8217;insieme. Questa moda sociale che, consciamente o inconsciamente, modifica il corpo attraverso il tatuaggio pone una domanda radicale sui limiti all&#8217;intervenire e sul rapporto tra il corpo naturale e l&#8217;identit\u00e0 soggettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il fuoco sulla pelle<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il termine \u00abtatuaggio\u00bb entra in Europa con l&#8217;esploratore James Cook. Nel 1769 questi lascia scritta nei suoi diari la parola in inglese tattoo per riprodurre il suono onomatopeico \u00abtau-tau\u00bb dello stru\u00admento utilizzato per battere l&#8217;ago sulle carni; \u00abtatuaggio\u00bb, invece, tradurr\u00e0 il termine francese tatouage. Sono gli esploratori europei del Settecento a importare il tatuaggio in Europa da terre lontane come l&#8217;Asia, in particolare dal Giappone, dal Tibet, dall&#8217;India e della Nuova Zelanda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni antropologi considerano i tatuaggi come un ponte di collegamento con culture lontane; per altri, essi sono una forma di esorcismo sul male e sulla morte; altri ancora li considerano un linguaggio che sostituisce la parola. Ma tutte queste definizioni sono eurocentriche e nascono a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, quando la parola che contesta (la politica, il conformismo, la cultura dei consumi) lascia lo spazio alla modificazione e alla mutilazione del corpo per esprimere dolore, disagio e nuove forme di identit\u00e0. \u00abLe decorazioni, le ferite simboliche della carne enunciano i desideri, i dolori e quell&#8217;insieme di stati sensoriali che vanno a definire una persona. La carnalit\u00e0, la fisicit\u00e0 diventano un rifugio e un campo di battaglia. Il corpo si configura come l&#8217;unica propriet\u00e0 di cui si dispone a piacimento\u00bb (1).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 la cultura del post-umanesimo, nata alla fine degli anni Ottanta, a tenere a battesimo l&#8217;uomo tatuato, quando l&#8217;identit\u00e0 viene pensata come qualcosa di performativo. \u00abL&#8217;individuo si posiziona entro uno specchio di possibilit\u00e0 che vengono &#8220;drammatizzate&#8221;, interpretate in maniera soggettiva. Nulla \u00e8 ascritto al corpo in maniera definitiva\u00bb (2). Il tatuaggio \u00e8 tra le conseguenze di una cultura post-umana che legittima a \u00abscegliere il proprio percorso identitario, fare le proprie opzioni di genere scardinando la realt\u00e0 cos\u00ec come siamo abituati a pensarla\u00bb (3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 l&#8217;identit\u00e0 che si fonda cos\u00ec su qualcosa di materiale, su azioni che si incidono nel corpo e sulla volont\u00e0 di manipolarlo. \u00c8 l&#8217;epoca della post-bellezza, definita come \u00abl&#8217;estetica del simulacro, dove per essere non basta apparire, ma occorre apparire in un certo modo, quello indotto da modelli che comunque sono in continuo cambiamento, in una sorta di coercizione alla liquidit\u00e0\u00bb (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Krystyne Kolorful, la prima donna a vincere il Guinness dei primati per essersi tatuata dal collo alla punta delle dita dei piedi \u2014 spendendo circa 15.000 dollari \u2014, e Rick Genest, il modello canadese conosciuto anche come Zombie boy, esemplificano un dato: indietro non si pu\u00f2 tornare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fine del tatuaggio di moda, quello che \u00e8 in auge in questi ultimi 20 anni, non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;esperienza esotica o la protesta radicale verso il mondo, ma anzitutto il desiderio di decorarsi. Non \u00e8 pi\u00f9 in discussione la ribellione, ma la volont\u00e0 di uscire da una normalit\u00e0 banale e monotona. Per questa nuova cultura \u00e8 stata decisiva l&#8217;antropologia della body modification, che, agli inizi degli anni Novanta, promuoveva la modificazione del corpo con l&#8217;obiettivo di esibire \u00abcorpi altri\u00bb per suscitare la repulsione di chi li osserva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 in questo periodo che \u00abla sfera individuale e quella pubblica del corpo si intersecano, ridefinendo ruoli sociali e ruoli di genere\u00bb (5), in cui si accentua la vittimizzazione delle \u00abcarni femminili\u00bb e una visione spirituale del mondo annichilita sul tempo presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 vero, l&#8217;urlo di protesta che rappresentavano i tatuaggi del Novecento si \u00e8 trasformato in decorazioni da esibire, al punto che essi ormai sono beni di consumo da paragonare a molti altri. Ma \u00e8 proprio questo svuotamento di senso a portare le persone che si tatuano a decidersi, \u00abperch\u00e9 cos\u00ec fanno tutti\u00bb. Anche il New York Times ne ha sottolineato la mediocrit\u00e0: \u00abLa gente adotta trasgressioni accettabili \u2014 come i tatuaggi \u2014 per mostrare che sono persone nervose, ma che rimangono entro i confini della classe media\u00bb (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto \u00e8 delimitato dai confini della propria biografia personale: sono i momenti felici e tristi che portano a tatuarsi. Ma nulla di pi\u00f9: \u00e8 il soggettivismo anti-comunitario a prevalere nella cultura contemporanea del tatuaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni disegno porta con s\u00e9 un significato, come per esempio le rondini, che rappresentano la voglia di evadere, oppure il tatuaggio marinaro, con cui si esorcizza la paura della morte durante la navigazione. Si riproducono teschi, demoni o simboli legati al lato oscuro dell&#8217;esistenza; oppure serpenti, pantere, leoni, che rimandano alla trasgressione e alla forza; oppure farfalle, fiori di loto, pavoni, per far risaltare l&#8217;intreccio tra i colori. Ci sono tatuaggi che rimandano all&#8217;immaginario esotico: samurai, geishe, mostri mitologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9: ci sono gruppi che utilizzano i tatuaggi come segni distintivi per caratterizzare la loro identit\u00e0 sociale. Il mondo dark li utilizza per rappresentare una visione del mondo oscura e dura. Spesso, oltre a farsi fare tatuaggi figurativi, i seguaci dei gruppi dark si tatuano il labbro inferiore con parole ad effetto, come Hate (odio) o parole volgari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le sottoculture <em>underground,<\/em> i tatuaggi degli <em>skinheads<\/em> sono i pi\u00f9 violenti e ributtanti. Gli adepti di questo movimento, nato negli anni Settanta, oltre alla ragnatela tatuata sul gomito, scelgono segni fascisti, forme di croci di ferro blasfeme, disegni raffiguranti la tradizione guerriera nordica, come quelli dei vichinghi o dei germanici, le iniziali di Adolf Hitler (AH), oppure il tatuaggio dell&#8217;elmo troiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi sono poi i tifosi <em>ultras<\/em> delle squadre di calcio, che imprimono sulla pelle il simbolo della propria squadra, oppure gli scudetti vinti. Per loro il tatuaggio diventa una sorta di marchio di affiliazione alla societ\u00e0 sportiva e la citt\u00e0. Gli apripista sono stati, a met\u00e0 degli anni Ottanta, gli <em>hooligans<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene ci\u00f2 sia poco noto, anche i pellegrini avevano l&#8217;abitudine di tatuarsi; i pi\u00f9 famosi rimangono quelli che raggiungevano il santuario di Loreto. La tecnica \u2014 per raffigurare sul proprio corpo il volto di Cristo, Maria o santi come Francesco e Antonio \u2014 era particolarmente dolorosa: il tatuaggio veniva impresso in due fasi: \u00abprima veniva disegnato sulla pelle il disegno, solitamente con stampi in legno ricoperti di polvere di carbone. Successivamente, lungo le linee lasciate dallo stampo si eseguiva il tatuaggio vero e proprio, tramite un supporto in legno con all&#8217;estremit\u00e0 due o tre piccoli aghi che permettevano al residuo di carbone di penetrare nella pelle\u00bb (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il tatuaggio nella storia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per gli studiosi del tatuaggio, \u00e8 impossibile dare una risposta univoca sul perch\u00e9 le persone si tatuino. In realt\u00e0, per comprendere la complessit\u00e0 del tatuaggio, bisogna risalire alla notte dei tempi. La Bibbia ne parla e lo vieta nel libro del Levitico: \u00abNon vi farete incisioni sul corpo per un defunto, n\u00e9 vi farete segni di tatuaggio. Io sono il Signore\u00bb (Lv 19,28). Per l&#8217;antropologia biblica, il corpo \u00e8 un dono di Dio da custodire. Anche nella Grecia classica e nell&#8217;Impero romano il tatuaggio \u00e8 stato tollerato, ma mai approvato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle culture giudaico-cristiana e greco-romana si marchiavano le persone che sbagliavano, a iniziare da Caino. Si bollavano i nemici e gli schiavi che fuggivano. Si racconta che, quando Cesare e la sua legione in Britannia videro per la prima volta uomini tatuati, si spaventarono. Per lo storico Tacito, davanti a un corpo tatuato, \u00abper primi sono sconfitti gli occhi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece, in altri luoghi, come in Egitto, Persia, in molte parti dell&#8217;Asia e della Nuova Zelanda, il tatuaggio \u00e8 stato per secoli un connotato sociale. Si marchiava il corpo per riconoscere le grandi imprese vissute o lo stato sociale di appartenenza. L&#8217;etnia dei maori si tatuava addirittura il viso con profondi solchi, attraverso il cosiddetto moko.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tatuaggio giapponese \u00e8 forse quello pi\u00f9 studiato, ed esprime il maggiore fascino. Nasce nel III secolo d.C. tra le classi pi\u00f9 povere. I soggetti preferiti sono i draghi, i volti umani e temi di racconti popolari. Tra questi si trova la carpa gialla, soggetto molto diffuso, a indicare la persona che, come una carpa, \u00e8 capace di risalire il fiume (Huang Ho) della vita per trasformarsi in un drago<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cultura occidentale \u2014 eccetto Darwin e pochi altri \u2014 ha sempre espresso riserve davanti a questo fenomeno. La punta pi\u00f9 critica \u00e8 rappresentata dalla tesi di Lombroso, espressa nella rivista Archivio di Psichiatria, secondo la quale il tatuaggio rispecchia l&#8217;i\u00addentit\u00e0 di chi lo porta, un tipico segno di una personalit\u00e0 criminale. E stato cos\u00ec per decenni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lungo la storia dell&#8217;Occidente il tatuaggio \u00e8 stato anzitutto con\u00adsiderato come un marchio infamante, il distintivo delle classi pi\u00f9 basse, come i marinai, i circensi, i carcerati e le prostitute. La pelle dei naviganti diventava la carta delle loro rotte, insieme all&#8217;\u00e0ncora e alla rosa dei venti, che fissavano sulla carne la direzione delle rotte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei circhi, i primi uomini interamente tatuati sono stati gli schiavi portati dalle isole del Pacifico. Tuttavia, l&#8217;esibizione dei tatuaggi era tra i numeri pi\u00f9 richiesti dal pubblico. Tra le donne, \u00e8 ricordata Nora Hildendrant, interamente tatuata dal padre, Martin, mentre gli studiosi citano tra i pionieri Horance Ridler, l&#8217;uomo zebrato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno studio a parte meriterebbero i tatuaggi dei carcerati, che nella storia utilizzavano il corpo per raccontare il proprio sogno di libert\u00e0. I tatuaggi pi\u00f9 diffusi nelle carceri italiane riguardavano i temi religiosi \u2014 considerati come scaramantici \u2014 e quelli della vendetta. Il tatuaggio \u00e8 definito dai camorristi \u00abdevozione\u00bb. E nel carcere che la camorra ha creato tatuaggi di graduazione (per i giovanotti onorati, i picciotti o i camorristi) o tatuaggi professionali: la borsetta indicava il reato di borseggio, il rasoio uno sfregio, un asso di bastoni il boss che controllava il territorio. Il tatuaggio fatto nelle carceri in Russia scandiva le tappe della prigionia; quelli eseguiti in Francia raffiguravano, in genere, soggetti antireligiosi<sup>8<\/sup>. Insomma, il tatuaggio nel carcere rappresenta un plus di sofferenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La salute<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Consiglio superiore della Sanit\u00e0, nelle Linee guida per tatuarsi, del 1998, definisce il tatuaggio come \u00abla colorazione permanente di parti del corpo mediante l&#8217;introduzione sottocutanea e intradermica di pigmenti con l&#8217;ausilio di aghi, oppure con tecnica di scarificazione, al fine di formare disegni o figure indelebili e perenni\u00bb (9). Il tatuaggio non pu\u00f2 essere superficialmente confuso con un makeup (il trucco), perch\u00e9 la pelle viene bruciata in modo irreversibile. Va per\u00f2 aggiunto che per una piccola percentuale il tatuaggio ha finalit\u00e0 mediche (0,5%) o estetiche (3%); \u00e8 tecnicamente definito \u00abtrucco permanente\u00bb, perch\u00e9 serve per alleviare psicologicamente le ferite sul corpo lasciate dalle operazioni chirurgiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, da quando Samuel O&#8217;Reilly ha inventato, verso la fine dell&#8217;Ottocento, la macchina elettrica per eseguire i tatuaggi, la situazione igienico-sanitaria \u00e8 migliorata, ma sono ancora troppe le conseguenze \u2014 tra cui le infezioni \u2014 che i tatuaggi veicolano (10). Gli errori fatti nell&#8217;esecuzione del tatuaggio non possono essere corretti, mentre l&#8217;eccessiva proliferazione di studi e di laboratori, ormai sparsi capillarmente in tutto il Paese, sta diffondendo la commercializzazione, mentre mette a rischio la qualit\u00e0 igienica e stilistica del tatuaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 3,3% delle persone che si tatuano hanno avuto complicanze o reazioni: dolore, granulomi, ispessimento della pelle, reazioni allergiche, infezioni e pus. Ma il dato appare sottostimato (11). Il 17% dei tatuati ha dichiarato di essere pentito, e oltre il 4% si \u00e8 gi\u00e0 sottoposto a trattamenti per cancellare il disegno (12). Il ministero della Salute recentemente ha vietato alcuni pigmenti sintetici (in particolare il nero e il rosso) a causa delle contaminazioni che recano; i colori naturali invece hanno un&#8217;azione autosterilizzante. Il 18% delle sostanze usate per marchiare la pelle \u00e8 contaminato da microbi o funghi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tatuarsi interamente la schiena o le gambe \u2014 per i pi\u00f9 \u00abcoraggiosi\u00bb, la lingua o gli occhi \u2014, occorre avere una resistenza al dolore molto alta. Quando il movimento della macchinetta permette agli aghi di entrare nella pelle depositando il pigmento, si devono sopportare scosse che possono durare ore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa 12.000 italiani ogni anno cercano di cancellarsi il tatuaggio ricorrendo alla medicina estetica, con risultati deludenti, perch\u00e9 rimane l&#8217;ombra. La rimozione di un tatuaggio \u00e8 possibile solamente attraverso l&#8217;uso del laser <em>Q-switched,<\/em> che emette quantit\u00e0 molto elevate di energia luminosa in frazioni di tempo infinitamente piccole, per frammentare le particelle d&#8217;inchiostro. Il tatuaggio inizia a schiarirsi circa 1 settimana dopo la prima seduta, ma, per rimuoverlo, sono necessarie dalle 4 alle 10 sedute (13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Conclusioni<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;evoluzione del tatuaggio di questi ultimi anni racconta davvero la storia di una nuova libert\u00e0 antropologica, in cui si intrecciano la vita personale e quella sociale? A quali conseguenze personali e sociali porter\u00e0 la scelta di imporre il tatuaggio come consumo? E questa la nuova emancipazione in cui, sulla carne nuda, si registrano le nuove battaglie dell&#8217;esistenza (14)? La pelle diventa una lavagna indelebile di un malessere (spirituale)? Si cambia il proprio corpo perch\u00e9 non si riesce a cambiare l&#8217;ambiente circostante? Sono, queste, alcune domande le cui risposte rimangono latenti nella cultura contemporanea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di certo il corpo tatuato \u00e8 diventato un confine e un crocevia tra le dimensioni dell&#8217;interiorit\u00e0 e dell&#8217;esteriorit\u00e0, tra l&#8217;estetica e la rappresentazione di s\u00e9. Inoltre, per i giovani tatuarsi \u00e8 uno dei pochi riti di iniziazione rimasti, o un must per essere alla moda. I tatuaggi infatti sono una particolare forma di lotta per andare al di l\u00e0 del convenzionalmente permesso, per sentire qualcosa di forte. Come se la vita delle societ\u00e0 occidentali non bastasse pi\u00f9. Per la cultura contemporanea, \u00abavere un corpo\u00bb da modificare prevale sulla dimensione di \u00abessere un corpo\u00bb con cui relazionarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sfida \u00e8, invece, quella di trovare un equilibrio che richiede un duplice ethos: \u00abVedere la persona nel e al di qua del semplice corpo, l&#8217;ethos di chi si offre allo sguardo richiede di presentarsi non come simulacro \u2014 pura apparenza \u2014, ma come soggetto\u00bb (15). E questa una delle sfide culturali: ritrovare equilibrio tra l&#8217;immagine soggettiva del proprio corpo e quella oggettiva che si riflette nello sguardo del proprio mondo relazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti tatuatori sono considerati degli artisti. E lo sono realmente, ma a scapito del soggetto, che sceglie di diventare un oggetto da dipingere allo stesso modo di una tavola di legno, di una parete o di una tela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tempo aiuter\u00e0 a comprendere se la costruzione della propria identit\u00e0 personale e sociale si limiti a significati parziali, centrati su un corpo prestato come oggetto. Se per secoli il tatuaggio \u00e8 stato sia il segno di un corpo sconfitto sia un grido libero e rivoluzionario, questa cicatrice sulla pelle oggi non \u00e8 pi\u00f9 percepita come tale. Quando la moda e il tempo passeranno e i tatuaggi sulla pelle sbiadiranno, quali tracce rimarranno sui corpi? Aiutare le persone a riconoscersi nel proprio corpo per ritrovare se stessi \u00e8 un compito arduo. E anche la cultura del tatuaggio deve riconoscere che non promette n\u00e9 una seconda pelle, n\u00e9 nuove identit\u00e0, n\u00e9 che non sfiorir\u00e0 con il passare del tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> A. CASTELLANI <em>Storia sociale dei tatuaggi,<\/em> Roma, Donzelli, 2014, 107.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> Ivi, 111. Cfr F.OCHETTA \u2013 P. BENANTI, \u00abLa politica di fronte alle sfide del post-umano\u00bb, in <em>Civ.<\/em><em> Catt<\/em>. 2015 I 572-584.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3)<\/strong> A. CASTELLANI <em>Storia sociale dei tatuaggi<\/em>, cit., 111.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4)<\/strong> M. T. RUSSO, \u00abAbitare la propria pelle? Corpo, bellezza e sfide etiche della chirurgia estetica\u00bb, in <em>Cosm-Etica<\/em>, Milano, McGraw &#8211; Hill, 2012, 59.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5)<\/strong> A. CASTELLANI<strong>, <\/strong><em>Storia sociale dei tatuaggi<\/em>, cit., 117.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6)<\/strong> D. BROOKS<strong>,<\/strong> \u00abNonconformity is in the Skin\u00bb, in <em>New York Times<\/em>, 26 agosto 2006.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7)<\/strong> A. PALMERI, <em>Tatuaggio. Dalle origini ai giorni nostri<\/em>, Massa, Eclettica, 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8)<\/strong> \u00abUna farfalla con le ali spiegate indicava i ladri, un&#8217;aquila che tra gli artigli ha una donna era il simbolo dei protettori, mentre i rapinatori avevano tatuati i quattro semi del gioco delle carte [&#8230;]. Coloro che erano detenuti per omicidio avevano una lacrima tatuata sotto l&#8217;occhio sinistro [&#8230;]. Una spada con un serpente attorcigliato serviva a ricordare che una vendetta andava compiuta\u00bb (ivi, 55).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9)<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.salute.gov.it\/\" target=\"_blank\">http:\/\/www.salute.gov.it\/<\/a> Le direttive del ministero raccomandano di ga\u00adrantire le norme igieniche per esercitare l&#8217;attivit\u00e0: gli operatori devono rispettare i materiali e i sistemi di protezione; \u00e8 necessario prevedere sistemi di sterilizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10)<\/strong> I dati contenuti nell&#8217;articolo si riferiscono alla seguente fonte: Istituto Superiore di Sanit\u00e0, \u00abTatuaggi: 13 italiani su 100 colorano la propria pelle. L&#8217;Iss scatta la prima fotografia sul fenomeno in Italia\u00bb, in <a href=\"http:\/\/www.iss.it\/pres\/?lang=l&amp;id=l%20555&amp;tipo=6\" target=\"_blank\">www.iss.it\/pres\/?lang=l&amp;id=l 555&amp;tipo=6<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11)<\/strong> Cfr M. DE BAC, \u00abI tatuaggi a 40 anni\u00bb, in Corriere della Sera, 8 settembre 2015, 23.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>12)<\/strong> \u00abIl 7,2% dei tatuati ha meno di 18 anni, spiega il primo rapporto dell&#8217;Istituto Superiore di Sanit\u00e0 sul fenomeno. Gli uomini preferiscono tatuarsi braccia, spalla e gambe, le donne soprattutto schiena, piedi e caviglie. Il 76,1% si \u00e8 rivolto a un centro specializzato e il 9,1% a un centro estetico. Ben il 13,4% lo ha fatto al di fuori dei centri autorizzati\u00bb (fonte: Ansa, in <a href=\"http:\/\/www.ansa.it\" target=\"_blank\">www.ansa.it<\/a> 7 settembre 2015).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>13)<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.skinlaser.it\/rimozione_laser_tatuaggi.html\/\" target=\"_blank\">http:\/\/www.skinlaser.it\/rimozione_laser_tatuaggi.html\/<\/a> I tatuaggi recenti sono quelli che si rimuovono pi\u00f9 velocemente, insieme a quelli amatoriali e di piccole dimensioni. L&#8217;intervallo tra una seduta e l&#8217;altra \u00e8 di circa 6-8 settimane, necessarie sia perch\u00e9 si completi il processo di schiarimento del tatuaggio ottenuto con la seduta precedente, sia per permettere il recupero dei tessuti, utile per evitare il rischio di danni alla pelle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>14)<\/strong> Cfr A. CASTELLANI, <em>Storia sociale dei tatuaggi,<\/em> cit., 116.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>15)<\/strong> M. T. RUSSO, \u00abAbitare la propria pelle? Corpo, bellezza e sfide etiche della chirurgia estetica\u00bb, cit., 69. Cfr D LE BRETON, <em>L<\/em><em>a pelle e la traccia. Le ferite del s\u00e9<\/em>, Roma, Meltemi, 2005.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Civilt\u00e0 Cattolica n.3968 24 ottobre 2015 Francesco Occhetta S I. Tatuarsi \u00e8 una moda ormai diffusa nelle societ\u00e0 occidentali: in Italia i tatuati sono 7 milioni (13 italiani su 100). Soprattutto nei mesi estivi, vedere persone di ogni et\u00e0 che hanno scelto di inscrivere sulla schiena, sui tricipiti e sulle gambe cuori, draghi, putti, &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-tatuaggio-nella-cultura-contemporanea\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":28786,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[2310],"class_list":["post-28785","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-costume","tag-tatuaggi","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il tatuaggio nella cultura contemporanea - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-tatuaggio-nella-cultura-contemporanea\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Il tatuaggio nella cultura contemporanea - 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