{"id":2873,"date":"2009-03-17T13:05:32","date_gmt":"2009-03-17T12:05:32","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-06-13T08:44:57","modified_gmt":"2016-06-13T06:44:57","slug":"la-storia-e-la-giustizia-nella-nuova-enciclica-di-benedetto-xvi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-storia-e-la-giustizia-nella-nuova-enciclica-di-benedetto-xvi\/","title":{"rendered":"La storia e la giustizia nella nuova enciclica di Benedetto XVI"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-34519\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/Spe_salvi.jpg\" alt=\"Spe_salvi\" width=\"142\" height=\"200\" \/>L\u2019Occidentale,<\/strong> 4 gennaio 2008<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Qualche riflessione sulla visione della storia umana che Benedetto manifesta in questo suo scritto recente, in particolare sul percorso della storia moderna e contemporanea.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Roberto Pertici<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> La <em>Spe salvi<\/em>, pubblicata da papa Benedetto XVI lo scorso 30 novembre, rappresenta\u00a0 \u2013 al pari della precedente <em>Deus caritas est<\/em> \u2013 una non piccola novit\u00e0 nel genere \u201cenciclica\u201d, a cui pure appartiene.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stile fluido, non appesantito da continui richiami scritturali o da citazioni di prammatica del magistero precedente, e il confronto serrato ed esplicito, che vi viene condotto, con alcuni fra i maggiori rappresentanti della cultura contemporanea, cristiana e non,\u00a0 rinviano alla forte personalit\u00e0 del Pontefice: insomma se talora per le encicliche (anche importanti) di precedenti pontificati ci si \u00e8 potuti porre il problema di chi ne fosse stato il <em>vero<\/em> estensore, qui siamo di fronte a un testo evidentemente \u201cd\u2019autore\u201d, meditato e scritto dal Ratzinger teologo e pastore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa impronta personale \u00e8 stata criticata: si \u00e8 detto che Benedetto XVI continua a fare l\u2019esegeta della teologia di Joseph Ratzinger, volendo quasi sottolineare l&#8217;unilateralit\u00e0 o la scarsa rappresentativit\u00e0 del suo insegnamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma sarebbe gravemente erroneo rappresentare questa e la precedente enciclica come esercizi meramente intellettualistici privi di una reale rispondenza con la situazione spirituale della nostra epoca: essa intende, come accenner\u00f2, riproporre con forza la speranza cristiana a un mondo in cui sono \u201csilenzio e tenebre\u201d le grandi religioni politiche del Novecento e nel quale l\u2019unica vera alternativa sembra restare quella dello scientismo nelle sue varie manifestazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non \u00e8 su questi aspetti teologici che mi voglio fermare: non ne avrei neanche la competenza. Da studioso di storia, mi limiter\u00f2 invece a proporre qualche riflessione sulla visione della storia umana che Benedetto manifesta in questo suo scritto recente, in particolare sul percorso della storia moderna e contemporanea. Questo perch\u00e9 credo che la dimensione storica (e il problema della \u201cgiustizia nella storia\u201d) sia centrale nell\u2019enciclica e che ad esso il Papa dia una soluzione che rinvia ad alcuni di quelli che, per lui, sono i fondamenti del cristianesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong> Si possono individuare due archetipi nella concezione cristiana della storia (mi muovo \u2013 lo dico una volta per tutte \u2013 con estrema sommariet\u00e0). Agostino di Ippona\u00a0 la concepisce come un\u2019eterna lotta\u00a0 fra due \u201ccitt\u00e0\u201d, la divina e la terrestre, che sono compresenti e saranno in conflitto sino alla fine dei tempi: esse verranno distinte soltanto al momento del giudizio finale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa di Agostino resta la critica pi\u00f9 radicale di ogni millenarismo, cio\u00e8 di tutte quelle concezioni che hanno a pi\u00f9 riprese sostenuto che la citt\u00e0 divina avrebbe prevalso, in un futuro pi\u00f9 o meno prossimo e irrevocabilmente, sulla citt\u00e0 terrena e si sarebbe realizzata nel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essa nega che l\u2019umanit\u00e0, gravata dal peccato originale, possa conoscere nella storia un\u2019integrale liberazione dal male: ogni generazione deve cos\u00ec rinnovare la sua battaglia per il trionfo del bene, pur sapendo che quel trionfo non sar\u00e0 mai definitivo, e che, anzi, potranno aprirsi anche momenti di \u201critornante barbarie\u201d. Da tale concezione derivano talora atteggiamenti di rinunzia al mondo (<em>contemptus mundi<\/em>), in attesa che esso \u201cinvecchi\u201d, ma anche un impegno intenso, pur se privo di illusioni (<em>pessimismo dell\u2019intelligenza, ottimismo della volont\u00e0<\/em>, si potrebbe dire con un celebre motto della tradizione socialista).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di una visione tragica, non consolatoria: \u00abIl mondo \u00e8 come un torchio, che spreme.\u00a0 &#8211; dice Agostino &#8211;\u00a0 Se tu sei morchia, vieni gettato via; se sei olio, vieni raccolto. Ma essere spremuti \u00e8 inevitabile\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esiste anche un\u2019altra linea, quella della tradizione escatologica dei primi tempi del cristianesimo, che attendeva una realizzazione storica del regno della giustizia. Essa \u00e8 ripresa \u2013 un secolo prima di Dante \u2013\u00a0 da Gioacchino da Fiore (il \u00abcalavrese abate Giovacchino\/ di spirito profetico dotato\u00bb), che previde uno sviluppo provvidenziale del processo storico verso un\u2019et\u00e0 dello Spirito, in cui l\u2019umanit\u00e0 si sarebbe pienamente realizzata. E\u2019 noto come una serie di studiosi novecenteschi (da Karl L\u00f6with a Eric Voegelin) abbia visto nel gioachimismo un momento decisivo della storicizzazione dell\u2019escatologia cristiana e, quindi, una premessa (anche col suo ritmo triadico) delle filosofie della storia ottocentesche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Benedetto XVI resta nell\u2019ambito di una concezione agostiniana della storia: lo conferma\u00a0 la critica che egli elabora all\u2019idea di progresso, tipico prodotto della modernit\u00e0. Bisogna intendersi: il Papa\u00a0 distingue tra \u201csviluppo\u201d materiale (tecnologico, scientifico, economico) e \u201cprogresso morale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo \u00e8 innegabile e ha apportato grandi benefici all\u2019uomo, ma presenta anche un volto ambiguo: \u00absenza dubbio, esso offre nuove possibilit\u00e0 per il bene, ma apre anche possibilit\u00e0 abissali di male \u2013 possibilit\u00e0 che prima non esistevano. Noi tutti siamo diventati testimoni di come il progresso in mani sbagliate possa diventare e sia diventato, di fatto, un progresso terribile nel male\u00bb (par. 22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma in campo morale \u00e8 ipotizzabile qualcosa di simile all\u2019accumulazione di conoscenze che si ha nella scienza, un progresso, come dice Benedetto, \u00abaddizionabile\u00bb? \u00c8 possibile costruire sulle scelte etiche fatte dalle generazioni precedenti, darle come irrevocabilmente realizzate e quindi ridurre progressivamente, nel mondo, la possibilit\u00e0 di male, fino a farla scomparire?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uomo del XXI secolo costituisce un progresso morale rispetto a quello del XVIII, perch\u00e9 ha proclamato la moratoria della pena di morte, predica il rispetto dell\u2019ambiente e l\u2019uguaglianza fra i sessi? Se cos\u00ec fosse (si potrebbe aggiungere) anche il cristianesimo sarebbe solo una tappa del cammino dell\u2019umanit\u00e0 (importante quanto si vuole, ma destinato a essere superato da qualcosa di ulteriore) e\u00a0 la meta dell\u2019 \u201coltre-uomo\u201d predicata, in modi diversi, da Marx come da Nietzsche, avrebbe una sua plausibilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Pontefice, invece, afferma: \u00abNell\u2019ambito (\u2026) della consapevolezza etica e della decisione morale non c\u2019\u00e8 una simile possibilit\u00e0 di addizione per il semplice motivo che la libert\u00e0 dell\u2019uomo \u00e8 sempre nuova e deve sempre nuovamente prendere le sue decisioni. Non sono mai semplicemente gi\u00e0 prese per noi da altri \u2013 in tal caso, infatti, non saremmo pi\u00f9 liberi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La libert\u00e0 presuppone che nelle decisioni fondamentali ogni uomo, ogni generazione sia un nuovo inizio\u00bb. Da qui anche la possibilit\u00e0 di regressi morali, in quanto le nuove generazioni possono certamente \u00abattingere al tesoro morale dell\u2019intera umanit\u00e0. Ma possono anche rifiutarlo, perch\u00e9 esso non pu\u00f2 avere la stessa evidenza delle invenzioni materiali\u00bb (par. 24).\u00a0 Non si ha dunque un progresso nella natura umana, essa non pu\u00f2 progressivamente liberarsi dai limiti che le sono consustanziali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tanto meno l\u2019uomo pu\u00f2 sperare che la soluzione della sua esistenza possa prevenirgli dall\u2019esterno, dal mutamento della societ\u00e0. Non che una lotta per una societ\u00e0 migliore sia inutile, anzi essa \u00e8 auspicabile e necessaria, e la politica pu\u00f2 contribuire utilmente alla \u201cminimizzazione\u201d del male: soltanto non pu\u00f2 distruggerne la radice e\u00a0 risolvere definitivamente il problema della libert\u00e0 umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui Benedetto XVI fa propria e, a modo suo, rielabora la critica di quello che Antonio Rosmini chiamava il \u201cperfettismo\u201d: \u00abquel sistema &#8211; scriveva il filosofo roveretano \u2013 che crede possibile il perfetto delle cose umane e che sacrifica il bene presente alla immaginata futura perfezione\u00bb. Dice, da parte sua, il Papa: \u00abnon esister\u00e0 mai in questo mondo il regno del bene definitivamente consolidato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi promette il mondo migliore che durerebbe irrevocabilmente per sempre, fa una promessa falsa; egli ignora la libert\u00e0 umana. (\u2026) Se ci fossero strutture che fissassero in modo irrevocabile una determinata \u2013 buona \u2013 condizione del mondo, sarebbe negata la libert\u00e0 dell\u2019uomo, e per questo motivo non sarebbero, in definitiva, per nulla buone strutture\u00bb (par. 24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong> L\u2019idea dell\u2019indefinito progresso morale \u00e8 un parto della modernit\u00e0: la critica che ne fa Benedetto XVI comporta, da parte della Chiesa, il ritorno a un atteggiamento polemico verso il mondo e il pensiero moderni, la fine di quell\u2019attenzione ai \u201csegni dei tempi\u201d che fu uno dei portati della svolta conciliare? Da nessuna parte si \u00e8 parlato con tanta insistenza di \u201cmondo moderno\u201d, \u201cpensiero moderno\u201d, \u201cmodernit\u00e0\u201d come nel mondo cattolico degli ultimi quarant\u2019anni: come osservava Nicola\u00a0 Matteucci gi\u00e0 nel 1970, questa rincorsa \u00e8 iniziata proprio mentre i laici erano ormai \u00abi primi a non credere pi\u00f9 al <em>mondo moderno<\/em>\u00bb e lo consideravano \u00absoltanto un&#8217;astrazione ideologica formulata dalla filosofia hegeliana, la quale con il suo immanentismo tolse ogni spazio a un&#8217;autentica religiosit\u00e0. Se si parte da questa astrazione \u2013 aggiungeva &#8211; \u00a0\u00e8 inevitabile l&#8217;incontro con Marx\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il pensiero cattolico post-conciliare aveva le sue ragioni: voleva chiudere il tempo delle contrapposizioni, quello in cui all\u2019astrazione \u00abmondo moderno\u00bb si era opposta un\u2019altra astrazione, quella di \u00abcristianit\u00e0\u00bb: il vagheggiamento, cio\u00e8, di una societ\u00e0 organica, fortemente improntata nelle sue istituzioni civili dalla presenza cattolica, che rinviava a un mitico medio evo da restaurare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per secoli il pensiero cattolico aveva fatto proprio (rovesciando ovviamente il giudizio di valore) l\u2019albero genealogico che il \u00abpensiero moderno\u00bb aveva dato di se stesso: Riforma protestante-Illuminismo-Rivoluzione francese-liberalismo-socialismo-comunismo. Quello che la modernit\u00e0 aveva considerato come un processo di emancipazione, esso lo considerava quale una sequela di tragedie storiche che stava precipitando l\u2019umanit\u00e0 nel baratro. Ne derivava \u2013 bisogna sottolinearlo \u2013 una presa di distanza anche nei confronti delle stesse istituzioni liberali e dei valori che loro sottostavano (libert\u00e0 di coscienza, pluralismo religioso, etc.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora di tutto ci\u00f2 nella <em>Spe salvi<\/em> non c\u2019\u00e8 traccia: \u00e8 da notare, innanzitutto, che Benedetto non \u201ccondanna\u201d la modernit\u00e0, ma la invita a \u00abun\u2019autocritica (\u2026) in dialogo col cristianesimo e con la sua concezione della speranza\u00bb (par. 22) e, in questo dialogo, afferma anche l\u2019esigenza di una parallela \u00abautocritica del cristianesimo moderno\u00bb (vedremo in quale direzione). Si tratta quindi di un invito ad aprire nuove prospettive, a emendarsi (si potrebbe dire), non a rinnegare se stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la \u00abmodernit\u00e0\u00bb delineata dal Pontefice non \u00e8 quella anatemizzata dal cattolicesimo anti-moderno: nella sua riflessione sulla storia moderna, la Riforma non \u00e8 nemmeno menzionata e Lutero viene citato una volta sola (par. 7) per discutere una sua interpretazione di un passo (decisivo) della <em>Lettera agli Ebrei<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Ratzinger la \u00abmodernit\u00e0\u00bb ha un altro progenitore, Francesco Bacone: \u00e8 nel suo pensiero che le \u00abcomponenti fondamentali del tempo moderno (\u2026) appaiono con particolare chiarezza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quali sono?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) Il carattere non pi\u00f9 contemplativo, ma strumentale del sapere, per cui l\u2019uomo &#8211; attraverso l\u2019esperimento &#8211; riesce a conoscere le leggi della natura e a piegarle al suo volere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) La trasposizione di questa conquista sul piano teologico: \u00e8 con la scienza, non con la fede in Ges\u00f9 Cristo, che l\u2019uomo riacquista quella signoria sulla natura che il peccato originale gli aveva fatto perdere: di fatto \u00e8 la scienza che \u00abredime\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) La fede diventa, perci\u00f2, irrilevante per il mondo e viene relegata\u00a0 nel privato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4) La \u00absperanza\u00bb cambia natura: la scienza promette un processo continuo di emancipazione dai limiti della vita e un miglioramento <em>ad infinitum<\/em> della condizione umana. Nasce quella nuova idea di \u00abprogresso\u00bb, di cui gi\u00e0 si \u00e8 discusso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5) Questo atteggiamento trapassa sul piano politico: come la scienza garantisce il superamento progressivo da ogni dipendenza dalla natura, cos\u00ec appare sempre pi\u00f9 necessario emanciparsi da ogni altro condizionamento: sociale, politico e religioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6) Emerge la prospettiva di una Rivoluzione che stabilisca il regno definitivo della ragione e della libert\u00e0\u00a0 (par. 17-18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4.<\/strong> La negazione dello <em>status naturae lapsae<\/em> avviene, quindi, nel campo del pensiero scientifico e di qui trapassa nel pensiero politico e nella concezione della storia. Cos\u00ec anche il tema della \u201cnegativit\u00e0\u201d dell\u2019Illuminismo (altro <em>topos<\/em> del cattolicesimo controrivoluzionario) non viene accennato dal Papa: anzi egli mette in evidenza che il suo rapporto con la rivoluzione francese \u00e8 alquanto problematico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abL\u2019Europa dell\u2019Illuminismo, \u2013 scrive \u2013 in un primo momento, ha guardato affascinata a questi avvenimenti [della rivoluzione francese], ma di fronte ai loro sviluppi ha poi dovuto riflettere in modo nuovo su ragione e libert\u00e0\u00bb. Come esempi delle \u00abdue fasi della ricezione di ci\u00f2 che era avvenuto in Francia\u00bb, Ratzinger presenta due scritti di Kant, in cui il filosofo rifletteva su quegli avvenimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel primo del 1792, Kant guarda con favore alle vicende di Francia e ai provvedimenti di laicizzazione del biennio dell\u2019Assemblea costituente: essi \u2013 a suo giudizio \u2013 segnano il superamento della \u00abfede ecclesiastica\u00bb, che viene ormai rimpiazzata dalla \u00abfede religiosa\u00bb, vale a dire dalla semplice fede razionale. Ma nel saggio del 1795, il suo giudizio \u00e8 assai diverso: siamo all\u2019indomani della caduta di Robespierre, l\u2019Europa ha assistito sbigottita alle politiche di scristianizzazione violenta e all\u2019avvento dei culti rivoluzionari: il corrispettivo politico di questa fase \u00e8 stato il Terrore. Alla mente del filosofo si affaccia un\u2019altra eventualit\u00e0: che con la fine violenta del cristianesimo (Kant accenna esplicitamente all\u2019Anticristo) si possa verificare \u00absotto l\u2019aspetto morale, la fine (perversa) di tutte le cose\u00bb (par. 19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non risulta chiaro se alle \u00abdue fasi della ricezione\u00bb corrispondano \u2013 per Benedetto XVI \u2013 anche \u00abdue fasi\u00bb della rivoluzione: se, cio\u00e8, egli operi una distinzione qualitativa fra la fase \u201cliberale\u201d e quella \u201cterroristica\u201d e se quest\u2019ultima gli appaia come una \u201cdeviazione\u201d o uno sviluppo \u201cnecessario\u201d della prima. Di certo non vede nel Terrore lo sbocco necessario di <em>tutto<\/em> il movimento illuministico, ma sottolinea il ripensamento di una sua parte cospicua di fronte ai risultati ultimi del processo rivoluzionario: \u00e8 inutile aggiungere come da questo ripensamento sia nato il pensiero liberale dei primi decenni dell\u2019Ottocento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cammino della \u201cpresunzione fatale\u201d di importanti settori del \u201cpensiero moderno\u201d \u00e8 dunque \u2013\u00a0 per Ratzinger &#8211;\u00a0 diverso\u00a0 dallo \u201cstemma\u201d della modernit\u00e0 contro cui ha polemizzato per secoli la cultura cattolica: esso si avvia con il primo affacciarsi dello scientismo moderno in Bacone, si sviluppa in alcuni settori pi\u00f9 radicali dell\u2019Illuminismo e nel \u201ccostruttivismo\u201d antireligioso del\u00a0 Terrore giacobino, sbocca \u2013 si potrebbe dire \u2013 nella \u201csociet\u00e0 opulenta\u201d e nelle sue ideologie (scientismo, tecnocrazia, consumismo, edonismo di massa, etc.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stranamente manca l\u2019anello intermedio, il sansimonismo, in cui il mito tecnocratico, la divinizzazione della scienza, una morale totalmente edonistica, l\u2019ipotesi \u201corganizzativistica\u201d si fondono in una prospettiva che \u00e8, insieme, anticristiana e antiliberale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo cammino, certo, c\u2019\u00e8 anche Karl Marx, ma (com\u2019\u00e8 stato sottolineato da molti commentatori) l\u2019approccio ratzingeriano al pensiero del rivoluzionario tedesco \u00e8 tutt\u2019altro che liquidatorio. Per Ratzinger, Marx \u00e8 \u2013 per cos\u00ec dire \u2013 il Bacone del proletariato: \u00abil progresso verso il meglio, verso il mondo definitivamente buono, non viene pi\u00f9 semplicemente dalla scienza, ma dalla politica \u2013 da una politica pensata scientificamente, che sa riconoscere la struttura della storia e della societ\u00e0 ed indica cos\u00ec la strada verso la rivoluzione, verso il cambiamento di tutte le cose\u00bb (par. 20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma gli esiti delle rivoluzioni comuniste del XX secolo costituiscono anche il primo, vero scacco di questo filone di pensiero post-baconiano e non \u00e8 uno scacco casuale. Esso deriva dalla logica interna al pensiero marxista: Marx, riducendo l\u2019individuo a una serie di rapporti sociali (negandogli un\u2019anima, si potrebbe dire con linguaggio desueto), era convinto che il mutamento della societ\u00e0, \u00abcon l\u2019espropriazione della classe dominante, con la caduta del potere politico e con la socializzazione dei mezzi di produzione\u00bb, avrebbe <em>ipso facto<\/em> creato l\u2019uomo nuovo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo una breve fase intermedia di dittatura, sarebbe nata la nuova Gerusalemme, in cui l\u2019uomo sarebbe stato finalmente se stesso. Gli esiti di tutto questo pensiero si sono visti. Il fallimento del marxismo non \u00e8 stato accidentale: esso \u00e8 derivato dal suo costitutivo materialismo, dal non aver compreso che\u00a0 \u00abl\u2019uomo (\u2026) non \u00e8 solo il prodotto di condizioni economiche e non \u00e8 possibile risanarlo solamente dall\u2019esterno creando condizioni economiche favorevoli\u00bb (par. 21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5.<\/strong> Negli ultimi due secoli, l\u2019ateismo ha assunto dimensioni di massa. In molti casi esso non \u00e8 derivato \u2013 almeno inizialmente &#8211;\u00a0 da un consapevole materialismo, ma \u00e8 stato \u2013 scrive il Pontefice &#8211;\u00a0 \u00absecondo le sue radici e la sua finalit\u00e0, un moralismo: una protesta contro le ingiustizie del mondo e della storia universale. Un mondo, nel quale esiste una tale misura di ingiustizia, di sofferenza degli innocenti e di cinismo del potere, non pu\u00f2 essere l\u2019opera di un Dio buono. Il Dio che avesse la responsabilit\u00e0 di un simile mondo, non sarebbe un Dio giusto e ancor meno un Dio buono. E\u2019 in nome della morale che bisogna contestare questo Dio. Poich\u00e9 non c\u2019\u00e8 un Dio che crea giustizia, sembra che l\u2019uomo stesso ora sia chiamato a stabilire la giustizia\u00bb(par. 42).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa analisi dell\u2019ateismo come moralismo sono avvertibili echi di certo progressismo cattolico di met\u00e0 Novecento. Cos\u00ec, anche per Ratzinger, questo ateismo diffuso ha origine da determinati limiti del cristianesimo degli ultimi secoli. Esso si sarebbe atteggiato a religione della salvezza individuale e avrebbe rinunziato a porre su d\u2019un piano storico-universale il problema del significato dell\u2019esistenza e (quindi) del dolore umano: \u00abcon ci\u00f2 ha ristretto l\u2019orizzonte della sua speranza e non ha neppure riconosciuto sufficientemente la grandezza del suo compito\u00bb (par. 25, ma anche\u00a0 22 e 42).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco l\u2019autocritica a cui il Papa invita il cristianesimo contemporaneo ed ecco perch\u00e9 la Spe<em> salvi<\/em> ripropone il grande tema dell\u2019\u00abingiustizia nella storia\u00bb. E qui tornano i temi dell\u2019agostinismo ratzingeriano: come abbiamo accennato, \u00abil mondo \u00e8 come un torchio che spreme\u00bb: ma che senso dare alle sofferenze di coloro che \u2013 per millenni \u2013 sono stati \u00abspremuti\u00bb? Di quelli che \u2013 come diceva don Rodrigo &#8211; \u00abson come gente perduta sulla terra; non hanno n\u00e9 anche un padrone: gente di nessuno\u00bb (<em>Promessi sposi<\/em>, cap. XI)?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le filosofie della storia dei secoli passati ne hanno fatto il\u00a0 \u201cmateriale\u201d su cui il progresso costruiva il suo faticoso cammino: l\u2019uomo giunto a perfezione avrebbe dovuto volgere il capo verso di loro e dire: \u201cnoi siamo giunti finalmente alla meta, ma lo siamo anche grazie alle vostre tribolazioni\u201d. Ci\u00f2 attribuiva un significato meramente strumentale a quelle innumerevoli esistenze, ma si trattava pur sempre di un qualche significato. Ora, con la crisi irreversibile di quelle concezioni storiche, col riconoscimento diffuso che la storia non ha un \u201csenso\u201d, esse rischiano di perdere definitivamente <em>un qualsiasi<\/em> significato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione che Benedetto pone all\u2019uomo contemporaneo \u00e8 perci\u00f2 la seguente: ci dobbiamo rassegnare al fatto che l\u2019ingiustizia abbia l\u2019ultima parola nella storia umana? Che le sofferenze dei secoli passati e del presente siano senza riscatto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 in questa prospettiva che egli torna a parlare con forza del \u00abGiudizio finale\u00bb, non in un\u2019ottica apocalittico-punitiva, ma come elemento di speranza, che ristabilisca un equilibrio nell\u2019economia della storia del mondo: \u00abIo sono convinto \u2013 dice mettendosi in gioco in prima persona \u2013 che la questione della giustizia costituisce l\u2019argomento essenziale, in ogni caso l\u2019argomento pi\u00f9 forte, in favore della fede nella vita eterna. Il bisogno soltanto individuale di un appagamento che in questa vita ci \u00e8 negato, dell\u2019immortalit\u00e0 dell\u2019amore che attendiamo, \u00e8 certamente un motivo importante per credere che l\u2019uomo sia fatto per l\u2019eternit\u00e0; ma solo in collegamento con l\u2019impossibilit\u00e0 che l\u2019ingiustizia della storia sia l\u2019ultima parola, diviene pienamente convincente la necessit\u00e0 del ritorno di Cristo e della nuova vita\u00bb (par. 43).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prospettiva del giudizio finale \u2013 il Papa insiste anche su questo \u2013 non comporta rassegnazione contro le ingiustizie del presente, anzi \u00abchiama in causa la responsabilit\u00e0\u00bb di ciascuno (par. 44): ci spinge a un\u2019etica non piattamente eudemonistica, ma a \u00abpreferire, anche nelle piccole alternative della quotidianit\u00e0, il bene alla comodit\u00e0 \u2013 sapendo che proprio cos\u00ec viviamo veramente la vita\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale etica \u201cascetica\u201d (cos\u00ec l\u2019avrebbe chiamata Georges Sorel) ci \u00e8 talvolta indicata anche da molti \u201cbuonismi\u201d contemporanei: \u00abma nelle prove veramente gravi, nelle quali devo far mia la decisione definitiva di anteporre la verit\u00e0 al benessere, alla carriera, al possesso\u00bb, insomma quando ne va della vita, \u00abla certezza della vera, grande speranza, di cui abbiamo parlato, diventa necessaria\u00bb (par. 39).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La speranza cristiana \u2013 nell\u2019enciclica di Benedetto XVI \u2013 torna cos\u00ec ad assumere una dimensione anche sovraindividuale, cosmico-storica si potrebbe dire: essa si presenta come l\u2019unica capace di dare un senso alla storia universale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Occidentale, 4 gennaio 2008 Qualche riflessione sulla visione della storia umana che Benedetto manifesta in questo suo scritto recente, in particolare sul percorso della storia moderna e contemporanea. di Roberto Pertici<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/la-storia-e-la-giustizia-nella-nuova-enciclica-di-benedetto-xvi\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":34519,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[110,5],"tags":[1571],"class_list":["post-2873","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-benedetto-xvi","category-chiesa","tag-spe-salvi","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - 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