{"id":2813,"date":"2009-03-11T16:54:22","date_gmt":"2009-03-11T15:54:22","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-12-03T14:28:30","modified_gmt":"2015-12-03T13:28:30","slug":"larte-di-leggere-le-scritture-una-lezione-per-gli-analfabeti-doggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/larte-di-leggere-le-scritture-una-lezione-per-gli-analfabeti-doggi\/","title":{"rendered":"L&#8217;arte di leggere le Scritture. Una lezione per gli analfabeti d&#8217;oggi"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/Bibbia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-28581\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/Bibbia.jpg\" alt=\"Bibbia\" width=\"250\" height=\"145\" \/><\/a><a href=\"http:\/\/www.chiesa.espressonline.it\/\" target=\"_blank\">www.chiesa.espressonline.it<\/a><\/strong>,<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\">16 ottobre 2008<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00c8 la liturgia che deve tornare a plasmare la lettura e la comprensione della Bibbia. Come nel monachesimo medievale, creatore della moderna civilt\u00e0. Timothy Verdon spiega perch\u00e9, in un sinodo dei vescovi giunto a met\u00e0 strada\u2026<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> Sandro Magister<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">ROMA,\u2013 A quasi met\u00e0 del suo percorso, il sinodo dei vescovi dedicato a &#8220;La parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa&#8221; ha chiesto consulto anche alla sociologia.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il consulto \u00e8 avvenuto non nell&#8217;aula sinodale, ma poco lontano, nella sala stampa della Santa Sede. L\u00ec, marted\u00ec 14 ottobre, il professor Luca Diotallevi, dell&#8217;Universit\u00e0 di Roma Tre, ha presentato i risultati di una grande inchiesta condotta da GFK-Eurisko in dodici paesi del mondo: Stati Uniti, Regno Unito, Olanda, Germania, Francia, Spagna, Italia, Polonia, Russia, Hong Kong, Filippine, Argentina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo dato \u00e8 che un&#8217;ampia maggioranza delle popolazioni adulte di questi paesi dichiara di aver fatto esperienza di Dio: un Dio che &#8220;veglia sulla propria vita e la protegge&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, una maggioranza altrettanto ampia dice di pregare. La credenza in Dio non risulta dunque in regresso. Anzi, in paesi come la Russia e Hong Kong appare in impetuosa ripresa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A fronte di questa diffusa, persistente domanda di senso religioso, appare invece insufficiente la risposta che le Chiese e le comunit\u00e0 cristiane sanno dare ad essa. Assumendo infatti la Bibbia come misura di questa risposta, l&#8217;indagine mostra che sono pochi coloro che ne hanno letto almeno un brano negli ultimi dodici mesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soprattutto in Europa, il contatto che si ha con la Bibbia \u00e8 quasi soltanto quello che avviene in chiesa, con l&#8217;omelia. I soli paesi in cui la Bibbia \u00e8 letta da un&#8217;ampia maggioranza della popolazione sono gli Stati Uniti e le Filippine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante sia poco letta e conosciuta, la Bibbia gode comunque di una considerazione molto positiva. In larga maggioranza, gli intervistati giudicano il suo contenuto &#8220;reale&#8221;, &#8220;interessante&#8221;, &#8220;vero&#8221;. Ma nello stesso tempo &#8220;difficile&#8221;: il che chiama di nuovo in causa le responsabilit\u00e0 delle Chiese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In termini sociologici, il professor Diotallevi ha cos\u00ec sintetizzato la lezione ricavata dall&#8217;indagine:&#8221;Il livello del consumo di riti religiosi ha enormi margini di crescita, ma l&#8217;offerta religiosa \u00e8 ben lontana dall&#8217;aver soddisfatto tutta la potenziale domanda gi\u00e0 presente&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* * *<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente, dell&#8217;analfabetismo biblico contemporaneo si possono dare altre letture, oltre a quella sociologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 quanto ha fatto, ad esempio, Timothy Verdon in un magistrale articolo pubblicato su &#8220;L&#8217;Osservatore Romano&#8221; di domenica 12 ottobre. Verdon \u00e8 storico dell&#8217;arte. Dirige, a Firenze, l\u2019ufficio diocesano per la catechesi attraverso l\u2019arte e partecipa al sinodo dei vescovi come esperto. In questo articolo egli spiega in chiave artistica, liturgica, teologica lo smarrimento di senso che le Sacre Scritture hanno patito nelle et\u00e0 moderna e contemporanea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricostruzione che Verdon fa \u00e8 affascinante. Ma per comprenderla appieno occorre guardare anche al suo sfondo. Che \u00e8 la grande lezione letta da Benedetto XVI a Parigi, al Coll\u00e8ge des Bernardins, lo scorso 12 settembre: &#8220;Cercare Dio e lasciarsi trovare da Lui&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco dunque l&#8217;articolo di Verdon su &#8220;L&#8217;Osservatore Romano&#8221; del 12 ottobre 2008: br&gt;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">ALLA RICERCA DEL SIMBOLO PERDUTO. L&#8217;ANALFABETISMO BIBLICO CONTEMPORANEO<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Timothy Verdon<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre il sinodo dei vescovi medita la Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, pu\u00f2 essere utile riflettere su ci\u00f2 che si potrebbe chiamare &#8220;l&#8217;analfabetismo biblico contemporaneo&#8221;, sulla perdita pressoch\u00e9 totale degli istinti e delle tecniche, cio\u00e8, che nei secoli hanno plasmato il modo cristiano di accostarsi alla sacra pagina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per rendersi conto della gravit\u00e0 di questa situazione, basta considerare i libri miniati prodotti nei monasteri medievali per l&#8217;uso liturgico. Il fruitore moderno che viene a contatto con simili tesori nell&#8217;ambito di una mostra o di un testo di storia dell&#8217;arte, forse non capisce neanche la distanza che oggi ci separa dal mondo che li ha plasmati: tra la nostra esperienza &#8220;libraria&#8221; e quella medievale ci sono infatti differenze cos\u00ec basilari che rischiamo di non avvertirle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;era di internet, gi\u00e0 il concetto di &#8220;libro&#8221; comincia a sfuggirci, e alla luce di moderni studi biblici e liturgici l&#8217;idea tradizionale di un &#8220;libro sacro&#8221; similmente ha un peso diverso che in passato. In pratica, oggi \u00e8 quasi impossibile concepire l&#8217;autorit\u00e0 sacrale che un testo biblico o liturgico aveva nel medioevo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso vale per le miniature che adornano il testo. Il nostro tempo, saturo d&#8217;immagini brillantemente colorate nelle riviste, sui giornali, in televisione \u2013 foto istantanee, riprese in diretta, immagini fabbricate dal computer \u2013 non riesce a cogliere la sorpresa, la deliziosa freschezza di miniature dalle tinte limpide, splendenti d&#8217;oro tra fitte colonne di scrittura in un codice. N\u00e9 abbiamo modo di ripristinare il rapporto intellettuale e affettivo sussistente tra l&#8217;immagine fissa e un testo antico, conosciuto, amato, creduto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure per pi\u00f9 di mille anni di storia europea il contesto tipico dei libri era precisamente quello di una fede intensamente vissuta, profondamente meditata, e nutrita da testi cos\u00ec antichi da sembrare &#8220;eterni&#8221;: testi che collocavano il lettore sul confine tra la propria situazione e realt\u00e0 universali, il contesto liminale che possiamo definire semplicemente con il termine &#8220;preghiera&#8221;. I libri liturgici servivano infatti alla preghiera comunitaria, e le Bibbie alla &#8220;lectio divina&#8221;, che a sua volta era nutrita e in qualche modo plasmata dalla liturgia e dalla devozione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per liturgia intendiamo qui l&#8217;intero complesso di riti ecclesiastici, con \u2013 al suo centro \u2013 la liturgia eucaristica o messa. I testi della messa, che variano secondo la festivit\u00e0 o periodo dell&#8217;anno, effettivamente obbligano a una sorta di &#8220;lectio divina&#8221; comunitaria, a una duttilit\u00e0, nell&#8217;interpretazione dell&#8217;evento o personaggio celebrato, che dobbiamo chiamare contemplativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni cosa viene continuamente riportata al mistico centro della fede cristiana, il sacrificio di se stesso che Cristo comp\u00ec morendo in croce, e alla vita nuova della sua risurrezione. Perfino la notte di Natale i testi della messa obbligano a collegare la gioia di una nascita con il fatto drammatico della morte in croce; il corpicciolo nella mangiatoia, il corpo dell&#8217;uomo adulto crocifisso, il &#8220;Corpus Christi&#8221; realmente presente nel pane eucaristico e il &#8220;Corpo Mistico&#8221; costituito dalla comunit\u00e0 raccolta in preghiera diventano una sola cosa. Ecco perch\u00e9 nell&#8217;affresco della basilica di Assisi raffigurante san Francesco che pone il Bambino nella mangiatoia del presepe di Greccio, questa viene collocata sotto una grande croce e accanto all&#8217;altare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un modo di vedere \u2013 e comprendere \u2013 i rapporti di causalit\u00e0 tra eventi storici, metastorici e soprannaturali, diverso dal nostro: un modo di vedere \u2013 e comprendere \u2013 che influiva sul modo di leggere e quindi anche d&#8217;immaginare e di raffigurare i contenuti dei testi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendiamo l&#8217;esempio dell&#8217;illustrazione riprodotta sopra: una splendida iniziale dipinta nel trecentesco breviario della biblioteca civica Queriniana di Brescia; \u00e8 il &#8220;B&#8221; della prima parola del salmo 1 nel latino della Vulgata: &#8220;Beatus vir qui non abiit in consilio impiorum&#8221;, beato l&#8217;uomo che non sta con i peccatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I padri della Chiesa leggevano questo inizio del salmo in riferimento a Cristo, e cos\u00ec il miniaturista dell&#8217;iniziale &#8220;B&#8221; usa gli spazi aperti nella &#8220;B&#8221; per evocare l&#8217;intera vita di Cristo, con scene dell&#8217;annunciazione, della nativit\u00e0, della crocifissione e della sepoltura. Situando le parole &#8220;Beatus vir&#8221; nell&#8217;iniziale e nel bordo sotto queste scene, l&#8217;anonimo artista associa la &#8220;beatitudine&#8221; del rapporto umano con Dio \u2013 il tema del salmo \u2013 con Ges\u00f9 il Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stile antico di lettura aveva inoltre una dimensione parabolica che, nell&#8217;odierna epoca di studi biblici &#8220;scientifici&#8221;, rischiamo di perdere. L&#8217;antifona del &#8220;Benedictus&#8221; per le lodi della solennit\u00e0 dell&#8217;Epifania, ad esempio, collega in modo straordinariamente suggestivo i tre eventi biblici che, nella loro sequenza cronologica, insieme costituiscono la prima manifestazione di Cristo al mondo: l&#8217;arrivo dei Magi portando doni al neonato Ges\u00f9 (Matteo 2, 1-12); il battesimo di Ges\u00f9 trentenne nel fiume Giordano (Matteo 3, 13-17; Marco 1, 9-11; Luca 3, 21-22); e la mutazione dell&#8217;acqua in vino alle nozze di Cana (Giovanni 2, 1-12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l&#8217;anonimo autore dell&#8217;antifona inverte l&#8217;ordine cronologico e sovrappone le nozze al battesimo, dicendo: &#8220;Oggi lo Sposo celeste si unisce alla sua Chiesa che Cristo lava dal peccato nel Giordano&#8221;. Avendo in questo modo evocato il matrimonio di Dio con il suo popolo promesso dai profeti, nonch\u00e9 l&#8217;obbligo dello &#8220;sposo&#8221; di purificare la sua &#8220;sposa&#8221;, lavandola (cfr. Efesini, 5, 25-27), l&#8217;autore inserisce poi i Magi, facendoli arrivare con i doni come invitati alla festa nuziale, i cui commensali verranno infine rallegrati dall&#8217;acqua mutata in vino del primo miracolo di Cristo, avvenuto a Cana: &#8220;<em>Hodie caelesti Sponso juncta est Ecclesia, quoniam in Iordane lavit eius crimina: currunt cum munere Magi ad regales nuptias, et ex acqua facto vino laetantur conviviae, alleluia!&#8221;.<\/em> Che tradotto dice: &#8220;Oggi al celeste Sposo s\u2019\u00e8 congiunta la Chiesa, poich\u00e9 nel Giordano egli ha lavato i suoi peccati. Accorrono i Magi con doni alle nozze regali e s\u2019allietano i convitati dell\u2019acqua mutata in vino. Alleluia!&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono la prima parola dell&#8217;antifona e l&#8217;ultima a spiegare questo stile di lettura: &#8220;hodie&#8221; e &#8220;alleluia!&#8221;. Qui i testi neotestamentari sono stati interpretati alla luce della liturgia, e nella liturgia cambia il senso del tempo, cos\u00ec che eventi passati e perfino tra loro sequenziali vengono vissuti in maniera estatica nell&#8217;unico &#8220;oggi&#8221; di Dio, con l&#8217;effetto di trasformare impossibili sovrapposizioni storiche in misteri compresenti e interpenetranti. Ogni evento getta luce su ogni altro evento, nell&#8217;unico progetto del Padre rivelato dalla vita-morte-risurrezione di Cristo: ecco la &#8220;forma mentis&#8221; che sottost\u00e0 a innumerevoli immagini cristiane, dalle catacombe al XXI secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sia l&#8217;iniziale miniata che l&#8217;antifona dell&#8217;Epifania sono poi frutti dell&#8217;immaginazione monastica, e questa origine \u00e8 di fondamentale importanza. Il monachesimo \u00e8 in s\u00e9 un&#8217;opera d&#8217;arte: rende visibile e tangibile un&#8217;intensit\u00e0 particolare della vita cristiana, perch\u00e9 il monaco vuole essere, come Cristo, icona o immagine della bellezza di Dio; e il monastero \u00e8 quel luogo in cui, con l&#8217;aiuto di confratelli che condividono la stessa visone interiore, l&#8217;opera pu\u00f2 essere tranquillamente perfezionata, in una sorta di laboratorio dell&#8217;anima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pi\u00f9 diffusa formulazione occidentale della vita monastica, la &#8220;Regula monachorum&#8221; di san Benedetto da Norcia, invoca esplicitamente questa analogia quando paragona il monastero alla bottega di un artigiano, caratterizzando l&#8217;intera vita dei monaci come un processo creativo (Regula 4, 75-78).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa affermazione fa eco poi a una tradizione pi\u00f9 antica, che immaginava la vita di ogni credente impreziosita &#8220;con l&#8217;oro delle buone opere e con i mosaici della fede perseverante&#8221;. Ci\u00f2 che differenzia i monaci dagli altri cristiani, almeno nel pensiero di san Benedetto, \u00e8 la misura dell&#8217;impegno: i monaci investono la totalit\u00e0 delle loro energie umane nel progetto spirituale, avendo per &#8220;attrezzi&#8221; i precetti morali della vita cristiana, &#8220;instrumenta artis spiritalis&#8221; (Regula 4, 75).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se il senso di queste frasi \u00e8 chiaramente metaforico, non stupisce che la metafora si sia trasformata in realt\u00e0 e che i monasteri siano diventati centri propulsori delle arti, come del resto san Benedetto s&#8217;aspettava (cfr. capitolo 57 della regola, su &#8220;Gli artigiani nel monastero&#8221;).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un clima di creativit\u00e0 in un settore dell&#8217;esperienza suscita analoga creativit\u00e0 in altri settori, e inoltre la vita monastica favorisce la produzione dell&#8217;arte sacra perch\u00e9, escludendo distrazioni profane, permette all&#8217;artista di immergersi nelle Scritture e nelle azioni sacramentali che danno colore e forma alla sua fede, garantendogli inoltre un &#8220;pubblico&#8221; devoto e preparato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella storia del cristianesimo, i frutti culturali del monachesimo non sono stati poi limitati ai monaci, dal momento che il silenzio e la vita ritirata dei monasteri, invece di allontanare la massa dei fedeli, l&#8217;hanno attirata, e la storia monastica conferma il fascino che i monaci hanno sempre suscitato in larghe fasce della societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto prima che Alcuino insegnasse o Anselmo scrivesse, i cittadini di Alessandria d&#8217;Egitto si inoltravano nel deserto per ascoltare sant&#8217;Antonio abate e i romani portavano i loro figli da san Benedetto. Anche quando l&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro della cultura monastica incominci\u00f2 ad attenuarsi, a partire dal XIII-XIV secolo, l&#8217;ideale di una solitudine colma di preghiera sarebbe rimasta come paradigma per gli ordini religiosi attivi del tardo medioevo e per i laici a cui essi predicavano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si esagera affermando che le conquiste formali dei monaci \u2013 la loro arte e architettura, le pratiche liturgiche e devozionali, le strutture organizzative e i metodi educativi, agricoli e mercantili \u2013 abbiano plasmato la coscienza culturale d&#8217;Europa. Pi\u00f9 ancora, la vita monastica stessa, considerata come scelta sociale creativa e libera, si \u00e8 profondamente impressa nell&#8217;immaginario dei cristiani, fino al punto che alcune tra le pi\u00f9 fondamentali aspirazioni della nostra civilt\u00e0 sono leggibili solo alla luce della &#8220;impresa&#8221; monastica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tutto questo, \u00e8 importante cogliere il duplice ruolo dell&#8217;immaginazione. Da una parte la vita monastica richiede uno sforzo d&#8217;immaginazione in chi l&#8217;abbraccia diventando monaco; dall&#8217;altra, richiede uno sforzo immaginativo in chi non si fa monaco, nella societ\u00e0 cristiana in genere. L&#8217;uomo o donna che rinuncia ai beni legittimi della vita, ritirandosi per cercare Dio nel silenzio e nella preghiera, ha bisogno di una notevole capacit\u00e0 di &#8220;immaginazione&#8221; sociale e morale per perseverare nel credere in &#8220;quelle cose che occhio non vide mai, n\u00e9 orecchio ud\u00ec, ma che Dio ha preparato per coloro che l&#8217;amano&#8221; (1 Corinzi 2, 9): questo passo \u00e8 infatti citato nella regola di san Benedetto (4, 77).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soprattutto nel rapporto a volte problematico con i confratelli, oltre alla fede \u00e8 anche l&#8217;immaginazione a permettere al monaco di sentire che &#8220;ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli pi\u00f9 piccoli, l&#8217;avete fatto a me&#8221; (Matteo, 25, 40; cfr. Regula 36, 3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per un analogo atto d&#8217;immaginazione, coloro che non entrano in monastero hanno scelto, attraverso i secoli, di considerare i monaci &#8220;sapienti&#8221; e &#8220;profeti&#8221; piuttosto che pericolosi dissidenti al margine alla societ\u00e0. Dalle migliaia di persone che andarono dall&#8217;abate Antonio nel deserto egiziaco, chiedendo una sua parola, alle centinaia di migliaia che oggi leggono Thomas Merton, i cristiani hanno creduto che la solitudine dei monaci non implichi disprezzo per gli altri, e che dal loro silenzio possa scaturire una sapienza al servizio dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Commovente nella sua semplicit\u00e0, questa fiducia suggerisce la pi\u00f9 importante funzione del monachesimo nella vita immaginativa dei cristiani, quella di &#8220;simbolo&#8221; che investe di santit\u00e0 ci\u00f2 che gli viene avvicinato. I visitatori a un monastero, come i monaci stessi, hanno l&#8217;impressione che, nel raccoglimento contemplativo del chiostro, i luoghi e gli oggetti assumono qualcosa della intenzionalit\u00e0 e dedizione degli abitanti di quei luoghi. Gli oggetti, anche umili, a un tratto vengono percepiti come segni che dischiudono la solidariet\u00e0 tra l&#8217;uomo e il sacro, gradini in una scala che sale dalla terra al cielo. Proprio in questo spirito, san Benedetto dice che perfino gli attrezzi comuni del monastero vanno trattati come se fossero vasi sacri per la liturgia (Regula 31, 10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un modo di vedere sacramentale, in cui la superficie delle cose si fa trasparente per rivelare una prospettiva infinita, investendo le immagini di efficacia. Una raffigurazione dell&#8217;Ultima Cena in un refettorio monastico, come quella di Leonardo da Vinci a Santa Maria delle Grazie, a Milano, non \u00e8 solo decorazione, ma un oggetto funzionale che comunica e nutre la fede da cui nasce. Le scelte operative nella genesi formale dell&#8217;opera, che normalmente rientrano nell&#8217;ambito della storia dell&#8217;arte, qui s&#8217;intrecciano con altre scelte, non estetiche, ma esistenziali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>www.chiesa.espressonline.it, 16 ottobre 2008 \u00c8 la liturgia che deve tornare a plasmare la lettura e la comprensione della Bibbia. Come nel monachesimo medievale, creatore della moderna civilt\u00e0. 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