{"id":28006,"date":"2015-11-01T00:00:27","date_gmt":"2015-10-31T23:00:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=28006"},"modified":"2015-11-24T16:17:02","modified_gmt":"2015-11-24T15:17:02","slug":"il-medioevo-di-giorgio-falco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-medioevo-di-giorgio-falco\/","title":{"rendered":"Il medioevo di Giorgio Falco"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Falco_cover.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-28007\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Falco_cover.jpg\" alt=\"Falco_cover\" width=\"127\" height=\"200\" \/><\/a>StoriaLibera<\/strong> Anno II (2016) n. 3<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0di <strong>Beniamino Martino<\/strong> (*)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricorre quest\u2019anno il cinquantesimo anniversario della morte di Giorgio Falco, uno storico italiano, sconosciuto ai piu, ma i cui scritti hanno non pochi motivi per essere ricordati ed apprezzati. Falco si spense a Torino il 26 aprile 1966 (in quella stessa citt\u00e0 era nato il 6 febbraio 1888). Nel capoluogo piemontese, nel 1911, si era laureato in Lettere con una tesi in storia medievale; aveva iniziato ad insegnare in alcune scuole superiori sino al superamento del concorso universitario che lo port\u00f2 prima sulla cattedra di Storia moderna (nel 1930), poi su quella, da lui maggiormente ambita, di Storia medievale (dal 1933).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questi primi anni di docenza presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Torino risalgono le sue opere pi\u00f9 importanti: <em>La polemica<\/em> <em>sul Medioevo<\/em>, pubblicata gi\u00e0 nel 1933, e <a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=8307\" target=\"_blank\"><strong><em>La Santa Romana Repubblica<\/em>,<\/strong> <\/a>scritta solo qualche anno pi\u00f9 tardi (nel 1937) che, per\u00f2, non pot\u00e9 essere stampata prima del 1942 e con lo pseudonimo di Giovanni Fornaseri. Falco era ebreo e, a causa delle leggi razziali, nel 1938 era stato costretto ad abbandonare l\u2019insegnamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soprattutto in <em>La polemica sul Medioevo<\/em>, ma anche in <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>, si avverte bene l\u2019influenza dello storicismo: Falco, infatti, si considerava un discepolo di Benedetto Croce (1866-1954). Con il filosofo napoletano, lo storico torinese mantenne uno stretto legame di amicizia dovuto, inizialmente, alla conoscenza esistente tra le reciproche fidanzate: Nelda Sampo (1) sar\u00e0 moglie di Falco e Adelina Rossi sposer\u00e0 Croce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante l\u2019adesione al pensiero idealista del filosofo napoletano, durante il periodo romano a seguito dell\u2019allontanamento dalla cattedra, lo storico torinese si convert\u00ec al cattolicesimo e volle essere battezzato. Accanto a s\u00e9, nel ruolo di padrino, Falco volle un suo discepolo, lo storico Paolo Brezzi (1910-1998) (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conclusa la guerra, Falco fu reinsediato in Universit\u00e0, prima dividendosi tra la sede di Genova e quella di Torino, poi (a partire dal 1954), definitivamente nella sua citt\u00e0 natale, l\u00ec dove, oramai emerito, mori all\u2019eta di 78 anni. A ben ragione, Giorgio Falco e considerato tra i maggiori medievalisti italiani del secolo trascorso (3). Giustamente \u00e8 stato affermato che Falco \u00abha occupato un posto di rilievo nel campo degli studi medievali e, pi\u00f9 in generale, un posto altrettanto rilevante nella cultura storica italiana dei decenni centrali del nostro secolo\u00bb (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per dare giustificazione a questo riconoscimento proviamo a dettagliare scelte di fondo e scansione del contenuto della sua pi\u00f9 stimolante opera, <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Falco e la storiografia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla scuola di Croce a cui Falco non ha negato di appartenere \u2013 sebbene in modo cauto \u2013 (5), lo storico del medioevo non ha inteso eludere due grandi questioni storiografiche che costituiscono, anche per noi, un\u2019inevitabile premessa: la nozione di medioevo e il tema della periodizzazione. Il concetto di \u201cmedioevo\u201d \u2013 ed il relativo termine \u2013 sono il prodotto della storiografia che va dal XVI sino al XVIII secolo; e, questa, la storiografia che ha, in tale modo, inteso indicare la civilt\u00e0 europea tra l\u2019evo antico e l\u2019evo moderno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La genesi del concetto, quindi, appartiene propriamente alle et\u00e0 successive a quella designata ed e estranea alla coscienza che gli uomini del periodo avevano del proprio tempo. Furono gli umanisti del rinascimento, nel loro sogno di far rivivere la civilt\u00e0 classica, ad iniziare a descrivere i secoli intercorsi tra la decadenza di quella civilt\u00e0 e la sua rinascita come \u201cet\u00e0 media\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scriveva Falco, aprendo con queste parole <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>: \u00abil concetto di <em>medio evo<\/em>, cio\u00e8 di un\u2019et\u00e0 intermedia fra l\u2019antica e la moderna, nasce, com\u2019e ovvio, quando il medio evo stesso sta per tramontare, o e tramontato\u00bb (6). Termini quali<em> media tempestas<\/em>, <em>media antiquitas<\/em>, <em>media aetas <\/em>cominciarono<em>\u00a0 <\/em>cosi a definire quell\u2019epoca come \u201cet\u00e0 di mezzo\u201d, appunto come \u201cmedioevo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste formule si trovano adottate gi\u00e0 nel 1469 in un\u2019epistola che conteneva un elogio in favore di Niccol\u00f2 Cusano (1400-1464), scritta da Giovanni dei Bussi (1417-1475) a papa Paolo II (1464-1471) e, se e vero che e difficile ritenerle espressione di una precisa e definita periodizzazione, comunque il loro uso \u00e8 gi\u00e0 sintomo della coscienza di nuovi tempi. Probabilmente il termine fu consacrato definitivamente dall\u2019uso che di esso fece l\u2019erudito tedesco Christoph Keller (1638-1707, latinizzato Cristoforo Cellario) che, nel 1688, pubblico la sua <em>Historia Medii<\/em> <em>Aevi a temporibus Constantini Magni ad Costantinopolim a<\/em> <em>Turcis captam<\/em>. Nell\u2019opera, difatti, era presentata la tripartizione poi divenuta comune: <em>Historia antiqua<\/em>, <em>Historia medii aevi<\/em> ed <em>Historia nova <\/em>(7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appariva comunque evidente come, dalla stessa denominazione dell\u2019epoca, emergesse gi\u00e0 una valutazione negativa. Il termine, infatti, implicava, in qualche modo, gi\u00e0 un giudizio di valore. La sfumatura negativa che il concetto e il termine racchiudevano non era certo misconosciuta o celata. In quanto \u201cet\u00e0 media\u201d il periodo veniva di fatto considerato esclusivamente in riferimento alla classicit\u00e0 ed alla rinascita di questa. La caratterizzazione semantica indica quasi una definizione in negativo, per cui il medioevo appare determinato in forza del suo contrario, laddove gli unici termini di confronto sono le epoche che godrebbero di quasi unanime giudizio favorevole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora nelle primissime battute de <em>La Santa Romana Repubblica <\/em>leggiamo: \u00abper gli uomini dell\u2019Umanesimo e del Rinascimento, medio evo era il lungo periodo di barbarie, che li divideva dalla perfezione della letteratura e dell\u2019arte classica, oggetto della loro emulazione\u00bb (8). La coniazione stessa dei termini riproponeva una connotazione tanto di ombre per un\u2019et\u00e0 (quella media), quanto di vitalit\u00e0 (rinascimento) e di luce (illuminismo) per le altre che ad essa succedevano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un pregiudizio (e non unicamente nel senso innocente di \u201cgiudizio previo\u201d) sia concettuale, sia linguistico, che, seppur non conduce automaticamente ad un uso deliberatamente spregiativo del termine, certamente porta con se il rischio di una visione riduttiva e semplicistica dell\u2019intera epoca. Il medioevo sarebbe appunto un \u201cponte\u201d, un periodo d\u2019intermezzo, quasi un semplice \u201cintervallo\u201d della civilt\u00e0, una lunga epoca di transizione tra l\u2019antichit\u00e0 classica e la modernit\u00e0, o, se si preferisce, tra il tramonto dell\u2019et\u00e0 classica e l\u2019alba dell\u2019evo moderno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 indubbio che gli effetti di alcune impostazioni storiografiche si protraggono tuttora; esse impediscono od ostacolano l\u2019approccio ad un\u2019epoca che, nella mentalit\u00e0 dei suoi contemporanei, non apparve certo come un tempo di mero passaggio o, peggio, come un insieme di secoli privi di civilt\u00e0 e senza cultura. Dichiarava Falco: \u00abquando si parla di medio evo, non ci si richiama a nessun fatto particolare, a nessun ricordo preciso; se ne parla in generale, come di un\u2019et\u00e0 torbida e confusa, piena di violenza, di rozzezza e di superstizione\u00bb (9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 certamente merito dell\u2019intenso lavoro storico svolto in tempi pi\u00f9 recenti, intorno a quell\u2019epoca, l\u2019eliminazione di prospettive parziali che avevano impedito di cogliere la funzione di un\u2019epoca comunque maestosa. Lo studio della storia non pu\u00f2 ammettere valutazioni precostituite n\u00e8 in termini di riduzionismi ingiustificati, n\u00e8 in termini di esaltazioni esagerate; solo la serenit\u00e0 del metodo storico-critico e la passione per l\u2019oggettivit\u00e0, infatti, permettono di \u201cleggere\u201d i secoli \u201cmedioevali\u201d con la indispensabile obiettivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla storia del concetto e sulle posizioni storiografiche assunte dai vari pensatori si \u00e8 largamente soffermato Falco nella sua prima opera, <em>La polemica sul Medioevo<\/em>. Le varie e contrastanti interpretazioni che si sono alternate su questo controverso periodo e sulla sua civilt\u00e0 hanno purtroppo risposto, se non a precise scelte di parte e a chiare opzioni ideologiche, certamente a visioni gi\u00e0 precostituite in forza di ottiche particolari. Cosi, nel Rinascimento, gli umanisti hanno rimproverato all\u2019uomo medievale l\u2019aver ottenebrato l\u2019ideale di bellezza dell\u2019et\u00e0 classica: la preoccupazione estetica e filologica fece allora valutare sfavorevolmente la cultura latina imbarbarita (10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa valutazione negativa ebbe ulteriore impulso e diffusione per l\u2019atteggiamento fortemente polemico, in funzione antipapale e anticattolica, che fu espresso dal protestantesimo (11). Gli storici riformati fecero propria la concezione dei tre <em>fatales<\/em> <em>periodi<\/em>, secondo la quale nei primi cinque secoli era prevalsa la verit\u00e0 sull\u2019errore (primo periodo), poi la lotta tra verit\u00e0 ed errore aveva caratterizzato i secondi cinquecento anni fino all\u2019undicesimo secolo (secondo periodo), infine tra il Mille e il Millecinquecento era senz\u2019altro trionfato l\u2019errore (terzo periodo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019errore era riconosciuto e fatto coincidere con la teocrazia pontificia a cui la rivoluzione religiosa aveva voluto porre termine. Per questo motivo il medioevo \u2013 visto in stretta connessione con il cattolicesimo romano \u2013 veniva giudicato come l\u2019epoca che aveva soffocato lo spirito evangelico, l\u2019epoca contrassegnata dalla corruzione temporale \u2013 con il potere papale \u2013 e dalla corruzione filosofica \u2013 con la scolastica e l\u2019utilizzazione dell\u2019aristotelismo. Tra la Chiesa delle origini e la Riforma si sarebbe esteso, cosi, questo periodo di oscuro compromesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli illuministi del secolo XVIII ebbero un senso di biasimo esasperato e deciso nei confronti dell\u2019epoca, che, senza pari, avrebbe confinato l\u2019uomo nelle tenebre della superstizione. Forti del loro razionalismo, il medioevo venne da essi considerato con inappellabile disprezzo quale et\u00e0 d\u2019ignoranza per eccellenza, poi finalmente vinta dal progresso (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019illuminismo si contrappose il romanticismo, che nel medioevo volle vedere un\u2019epoca tutta poesia e sentimento, fatta di tradizioni e germi di civilt\u00e0 da cui le nazioni, successivamente, avrebbero saputo trarre la propria identit\u00e0 linguistica e culturale (13). All\u2019illuminismo che aveva prodotto una \u201cleggenda nera\u201d, si contrappose, quindi, la \u201cleggenda rosa\u201d generata dal romanticismo. Ma, come il pregiudizio illuminista, anche il sentimentalismo romantico non poteva comportare alcun serio apporto alla ricerca storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di la della connotazione fondamentalmente negativa del concetto \u201cmedioevo\u201d, bisogna anche dire che la stessa fortuna del termine e stata determinata dalla mancanza di un\u2019espressione alternativa che rispondesse sinteticamente e pregnantemente al compito di delineare in modo appropriato il profilo dell\u2019epoca. Questo il motivo per cui la dizione \u2013 seppure libera da ogni giudizio di valore \u2013 continua ad essere adottata anche in ambito scientifico ed accademico da parte di studiosi e ricercatori, sia pure nella consapevolezza della sua imprecisione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altro problema storiografico investe la delimitazione cronologica dell\u2019epoca medievale. \u00abPensare la storia \u00e8 certamente periodizzarla\u00bb (14), aveva affermato Croce, al quale Falco amava ispirarsi. In questo modo il filosofo napoletano sollevava il problema del \u201cperiodizzamento\u201d della storia, come lui lo chiamava (noi preferiamo la dizione \u201cperiodizzazione\u201d): \u00abnoi, europei moderni, la dividiamo in antichit\u00e0, medioevo ed epoca moderna [&#8230;]. L\u2019essersi [questo periodizzamento, <em>ndr<\/em>] formato insensibilmente torna piuttosto a suo merito che a demerito, perch\u00e8 vuol dire che non fu escogitato da arbitrio individuale, ma ha accompagnato lo svolgimento stesso della coscienza moderna\u00bb (15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venendo alla specifica storiografia sul medioevo, Falco volle replicare agli studiosi che \u2013 che influenzati dal positivismo \u2013 avevano contestato \u00abl\u2019esistenza [\u2026] e il valore del Medioevo come periodo storico unitario\u00bb (16). Per far ci\u00f2 occorreva, di questo periodo storico, comprendere i tratti fondamentali e precisare i confini cronologici. Quanto a questi ultimi, l\u2019opzione del <em>terminus a quo <\/em>e del <em>terminus ad quem <\/em>utili a fissare i limiti dell\u2019epoca non pu\u00f2 che essere determinata dal rinvenimento di quelle caratteristiche specifiche che contraddistinguono una data epoca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pertinenza di una periodizzazione storiografica e, quindi, in relazione all\u2019oculata intuizione di quello specifico <em>proprium <\/em>che rende possibile, in modo pi\u00f9 o meno esatto, identificare un arco storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gi\u00e0 citato Keller, nella sua <em>Historia Medii Aevi<\/em>, circoscrisse l\u2019epoca tra la legalizzazione del Cristianesimo (con l\u2019editto del 313) e la caduta di Costantinopoli (nel 1453). Pi\u00f9 tardi i termini convenzionali si fissarono con la deposizione dell\u2019ultimo imperatore di Roma (anno 476) e con la scoperta di Colombo (ottobre 1492). Rivoluzionando la tesi abituale, lo storico belga Henri Pirenne (1862-1935) ha sostenuto che la frattura nella continuit\u00e0 storica non fu tanto prodotta dalla caduta dell\u2019impero e dalle invasioni barbariche, quanto dall\u2019espansione islamica e dalla costituzione dell\u2019impero latino-germanico di Carlo. La fine della millenaria unit\u00e0 del Mediterraneo sarebbe, a suo avviso, la vera novit\u00e0 che determinerebbe la nuova era, cosicch\u00e9 l\u2019inizio del medioevo occidentale dovrebbe essere posposto al secolo VIII (17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019essenza del medioevo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esattamente da queste disquisizioni storiografiche prende le mosse Giorgio Falco nell\u2019avvio della sua opera pi\u00f9 famosa, <em>La<\/em> <em>Santa Romana Repubblica<\/em>. Il volume era il risultato di una serie di lezioni tenute a Torino tra il 1936 ed il 1938 ad un gruppo di colte signore (18). E sorprendente che un testo di tale importanza sia nato all\u2019esterno degli atenei e sia da considerarsi nient\u2019altro che la raccolta di conferenze per un ristretto circolo privato. Tuttavia, ancora oggi, a decenni di distanza dalla sua prima apparizione, <em>La Santa Romana Repubblica <\/em>e considerato un classico di storia medievale; addirittura per un altro illustre medievalista, il lombardo Piero Zerbi (1922-2008), e \u00abforse il pi\u00f9 bel libro di storia che sia stato scritto \u00bb (19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lavoro di Falco comparve con il significativo sottotitolo <em>Profilo storico del medioevo<\/em>; come dicevamo gi\u00e0, la prima edizione del testo risale al 1942, quando il volume dovette essere pubblicato sotto falso nome a causa della legislazione razziale. La seconda edizione \u2013 che e del 1954 \u2013 e sensibilmente pi\u00f9 ampia, mentre le successive \u2013 sino alla quarta del 1963 (20) \u2013 contengono solo mutamenti marginali (21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i piu significativi rappresentanti della storiografia cattolica, Giorgio Falco, insieme al belga Leopold Genicot (1914- 1995) (22), e tra quei medievalisti che hanno voluto leggere l\u2019epoca e la civilt\u00e0 soprattutto attraverso lo studio degli aspetti della vita culturale e spirituale. Attraverso questa prospettiva, gli studi di Falco possono essere considerati sostanzialmente unitari. Una continuit\u00e0 di visione che appare netta anche per alcune evidenti identit\u00e0, come la derivazione dell\u2019introduzione e della conclusione de <em>La Santa Romana Repubblica <\/em>dalle altre pubblicazioni, ed in particolare, da <em>La polemica sul Medioevo<\/em>, come l\u2019autore stesso precisa (23).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sin dall\u2019esordio \u2013 nel primo capitolo introduttivo \u2013, Falco dimostra di voler rispondere alla domanda su che cosa abbia caratterizzato il medioevo, cosa abbia essenzialmente accomunato gli uomini dell\u2019epoca. L\u2019individuazione del <em>quid proprium <\/em>della civilta medievale e cosi definita: \u00abla coscienza cristiana e romana, in una parola, cattolica, e la sostanza del medio evo. [&#8230;] A questo fondamento religioso vanno ricondotti tutti i grandi aspetti del periodo\u00bb (24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allorquando un periodo non riuscisse ad esprimere una sua peculiare specificit\u00e0, la sua svalutazione sarebbe pressoch\u00e9 inevitabile, oltre che legittima. Ma Falco metteva immediatamente in luce la capacita \u2013 oltre che l\u2019autocoscienza dell\u2019epoca \u2013 di dare vita, prima, a quella originalissima sintesi tra cristianesimo e cultura romana \u2013 che costituirebbe gi\u00e0 il primo momento della civilt\u00e0 medievale (cfr. Cap. II: <em>L\u2019impero cristiano. Costantino<\/em>) \u2013 e, successivamente, di fusione tra cristianesimo romano e germanesimo (cfr. Cap. III e IV).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa sintesi \u00e8 alla base della formidabile unit\u00e0 europea. Questa \u00e8 la ragione per la quale lo storico torinese, piuttosto che di medioevo, preferisce parlare di \u201cSanta Romana Repubblica\u201d: \u00abse davvero vogliamo configurare in maniera chiara e persuasiva, con un proprio problema e un proprio significato un momento della storia generale mediterranea, al quale legittimamente vada attribuito il nome di medio evo, questo non potr\u00e0 essere se non la storia di quella che ameremmo chiamare la <em>Santa Romana Repubblica<\/em>, cio\u00e8 la storia della fondazione d\u2019Europa su base cristiana e romana, della formazione e della dissociazione del cattolicesimo europeo\u00bb (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se e vero che nessuno studio non pu\u00f2 mai presentare in modo esaustivo e completo una fase storica, e comunque altrettanto vero che legittimamente si possono operare delle scelte, privilegiare dei campi, optare per ottiche che mettano maggiormente in luce aspetti particolari e visuali peculiari, aspetti atti a sottolineare significati e momenti specifici. Ogni approccio alla storia \u00e8 frutto di decisioni e opzioni storiografiche. Oltre i grandi motivi ispiratori gi\u00e0 richiamati, quali sono, dunque, le scelte \u2013 diremmo cosi \u2013 tecniche che soggiacciono al lavoro di Falco?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primo. L\u2019autore de <em>La Santa Romana Repubblica <\/em>\u00e8 ben cosciente che nello stesso periodo nel bacino mediterraneo sono presenti non una, bens\u00ec almeno tre grandi civilt\u00e0 distinte: oltre quella cristiano-germanica, vi e quella bizantina e quella araboislamica. Lo storico torinese ne dichiara le differenze e non si riconosce nella tendenza a considerarle insieme, abbracciandole in un\u2019unica analisi storica (26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo. Scorrendo l\u2019indice, si ci accorge che ad ogni capitolo, corrispondente ad un ciclo di anni, \u00e8 quasi sempre legato un personaggio. Si tratta, di volta in volta, di figure che per la loro statura non solo hanno profondamente influenzato un\u2019et\u00e0, ma che di questa et\u00e0 sono anche l\u2019espressione pi\u00f9 significativa (27). La \u201cbiografia storica\u201d cosi assume, in questa opera, rilievo davvero singolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Santa Romana Repubblica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proviamo a scorrere il testo di Falco cercando di dare spazio alla sua suadente prosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>1. L\u2019impero cristiano e i germani<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fusione del mondo cristiano con quello romano, quindi, ha dato vita all\u2019universalismo cristiano-romano, focalizzato nei due passaggi-chiave: quello di Costantino e quello di Teodosio (cfr. Cap. II: <em>L\u2019impero cristiano<\/em>). La tolleranza religiosa che si attua a partire dall\u2019editto dell\u2019anno 313 \u00abera nel tempo stesso la dichiarazione di impotenza, da parte dell\u2019impero, a rianimare ci\u00f2 ch\u2019era morto, a soffocare ci\u00f2 ch\u2019era pi\u00f9 vivo nella coscienza degli uomini\u00bb (28). Ma l\u2019incontro e lo scontro, immediatamente successivi, tra romanit\u00e0 e germanesimo determin\u00f2 la rottura del primo momento della civilt\u00e0 medievale, provocando una crisi profonda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un urto personificato da due uomini significativamente emblematici: Stilicone (395-408) e Alarico (+410 ca.). Mentre Stilicone, che fu valente generale di Teodosio, prima, e di Onorio, poi, esprimeva e manifestava la fusione delle due realt\u00e0, Alarico, il re dei visigoti, rappresentava il contrasto e l\u2019opposizione germanica all\u2019impero romano (cfr. Cap. III: <em>I Germani. Stilicone e Alarico<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dir\u00e0 altrove Falco: \u00abla verit\u00e0 \u00e8 che l\u2019impero muore in Occidente nello sforzo eroico di accogliere i barbari nell\u2019orbita della civilt\u00e0; [la verit\u00e0 e, <em>ndr<\/em>] che i barbari, ariani o pagani, ottengono la nuova cittadinanza solo a condizione di piegarsi alla disciplina e alla dottrina di Roma\u00bb (29). Ed infatti: \u00abla morte della Roma imperiale era il trionfo della Roma di Cristo; a prezzo della vita dell\u2019impero riportava l\u2019ultima e la maggiore vittoria della sua esistenza secolare accogliendo i barbari nell\u2019orbita civile di Roma\u00bb (30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Saranno, per\u00f2, due le soluzioni a questo conflitto di civilt\u00e0 ed alla difficile integrazione romano-barbarica: la mera coesistenza delle due entit\u00e0, avutasi con il re ostrogoto Teodorico (493-526) e la piena fusione tra esse, che invece si realizzo con Clodoveo (481-511), re dei franchi. Gli ostrogoti, fermi alla loro vita germanica e alla loro fede ariana, non si amalgamarono mai con i romani; i franchi, al contrario, con la conversione al cattolicesimo, iniziarono a porre in essere quell\u2019alleanza con la Chiesa romana da cui, attraverso l\u2019impero, nascer\u00e0 l\u2019Europa medievale (cfr. Cap. IV: <em>Germanesimo ariano e cattolicismo romano.<\/em> <em>Teodorico e Clodoveo<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abN\u00e9 il credo religioso era questione di pacifica convivenza individuale, o di vuota, consuetudinaria pratica di culto. Chi dice cattolico, dice al tempo stesso romano, cio\u00e8 tutta una tradizione, tutto un modo di vivere e di pensare; chi dice ariano, dice nel tempo stesso germanico, tutta una cultura opposta, inconciliabile con la Romanita\u00bb (31).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>2. Costruzione dell\u2019Europa e differenziazione con l\u2019Oriente<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al disfacimento del secolo VI subentra l\u2019esperienza del monachesimo e, mentre la civilt\u00e0 pare distruggersi, san Benedetto (480-547) e l\u2019ordine benedettino (32), all\u2019interno delle mura dei monasteri, edificano, in embrione, l\u2019Europa (cfr. Cap. V: <em>Il<\/em> <em>monachesimo occidentale. San Benedetto<\/em>). \u00abFuggire, ma \u2013 \u00e8 questo il grande significato \u2013 non per rinnegare, potremmo anzi dire per affermare, per salvare i valori pi\u00f9 alti della civilt\u00e0, per creare, tra le tempeste, l\u2019isola di pace\u00bb (33).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi e un\u2019altra decisiva forza che contribuisce a questa grande opera di fondamento: il Papato (cfr. Cap. VI: <em>La Chiesa romana.<\/em> <em>San Gregorio Magno<\/em>). La figura di Gregorio I (590-604) d\u00e0 prova di questa centralit\u00e0 ormai continentale e non solo spirituale. \u00abL\u2019impero dimostrava alla prova dei fatti la sua insufficienza a mantenere le conquiste di Giustiniano; con uno sforzo lento e doloroso si avviava il distacco definitivo dell\u2019Occidente dall\u2019Oriente; la Chiesa aveva trovato un uomo non inferiore alle circostanze ed era condotta, sotto il suo governo, a districarsi dal cesaro-papismo bizantino, a contare sulle proprie forze e ad esercitare il potere, a farsi in certo modo arbitra della contesa tra Bisanzio e i Longobardi\u00bb (34).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La divisione dell\u2019impero operata da Diocleziano nell\u2019anno 293 aveva segnato l\u2019inizio di un processo politico-culturale religioso che non si era pi\u00f9 arrestato. Ma tra il VII e VIII secolo la differenziazione nella cristianit\u00e0 tra Occidente ed Oriente, tra la Chiesa latina e la Chiesa bizantina si avviava oramai ad un\u2019irreparabile ed anche formale separazione (35). I motivi dei contrasti erano numerosi e sempre pi\u00f9 radicati, ma la diffusione del monofisismo, l\u2019adesione imperiale al monotelismo e infine la lotta dell\u2019iconoclastia (anno 726), segnarono quasi un punto di non ritorno. Falco dedica alla contesa tra Roma e Bisanzio un capitolo assai importante (il VII: <em>La lotta dell\u2019iconoclasmo. Roma<\/em> <em>e Bisanzio<\/em>), assai importante per la comprensione di una sostanziale incomunicabilit\u00e0 tra le due civilt\u00e0 e di una relativamente rilevante comune estraneit\u00e0 ai reciproci processi di sviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDa una parte era l\u2019ideale unitario dell\u2019impero, il potere universale, politico e religioso, dall\u2019altra era il primato romano e l\u2019Europa che si veniva articolando intorno ad esso\u00bb (36)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>3. L\u2019impero feudale<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019urto con Bisanzio e le minacce dei Longobardi spinsero il Papato all\u2019alleanza con i Franchi. L\u2019incoronazione imperiale di Carlo, annullando la giurisdizione di Bisanzio, rendeva, di fatto, insignificante il titolo imperiale orientale ed emancipava, anche sul piano del diritto, l\u2019Occidente. Con la consacrazione della notte del Natale dell\u2019anno 800, con la creazione dell\u2019impero sacro e romano, nasceva l\u2019Europa con le caratteristiche di romanit\u00e0, cristianit\u00e0 e germanesimo (cfr. Cap. VIII: <em>La fondazione<\/em> <em>d\u2019Europa. Carlomagno<\/em>). Falco riconosce la grandezza di Carlo magno (37) \u226anon nell\u2019aver creato dal nulla, ma nell\u2019aver tratto alle estreme conseguenze le premesse poste dai suoi maggiori e dal suo popolo; nell\u2019avere con trent\u2019anni di giovinezza inesausta, impassibile ai colpi della fortuna, promosso la fede battagliera dei Franchi, sino a fare del loro regno l\u2019Europa, l\u2019impero, in altre parole, l\u2019espressione concreta della coscienza cristiana dell\u2019Occidente contro Arabi e Bizantini\u00bb (38).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La creazione di Carlo e il gran momento sul quale Falco non pu\u00f2 non ritornare: \u00abci\u00f2 che veramente importa sapere, ci\u00f2 che costituisce il significato del medio evo, e come, dalle invasioni e dal sommario aggregato dei popoli riuniti sotto lo scettro di Carlomagno, si sia venuta formando l\u2019Europa\u00bb (39).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l\u2019instabilit\u00e0 e la precariet\u00e0 di questa universalit\u00e0 si manifesta quando, venendo meno la personalit\u00e0 di Carlo(40), rinascono tutti i particolarismi fomentati dal sistema feudale (cfr. Cap. IX: <em>Il particolarismo medievale. Alberico II<\/em>). La distanza tra la mentalit\u00e0 moderna e il particolarismo di quei secoli \u00e8 assai grande. Centralismo e statalismo sono concetti inapplicabili a quella situazione cosi come questi concetti sono intrinseci alla nostra coscienza di uomini moderni \u00abIl momento della nostra storia in cui una siffatta coscienza quasi non esiste e il periodo che va approssimativamente dallo scorcio del IX secolo, cio\u00e8 dalla fine dell\u2019impero carolingio, alla seconda meta del X, cio\u00e8 alla instaurazione ottoniana\u00bb (41).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe, pero, un grossolano errore ritenere il particolarismo un vizio sociale o la causa di sottosviluppo. Consentendoci una divagazione possiamo ricorrere alle considerazioni di Friedrich A. von Hayek (1899-1992) o alle ricerche di Murray N. Rothbard (1926-1995). A proposito della civilt\u00e0 europea durante il medioevo, l\u2019austriaco Hayek scriveva: \u00absi pu\u00f2 dire che l\u2019espansione del capitalismo \u2013 e della civilt\u00e0 europea \u2013 trovi le sue origini e la sua <em>ragion d\u2019\u00eatre <\/em>nell\u2019anarchia politica. Non fu sotto i governi pi\u00f9 potenti, ma nelle citta del Rinascimento italiano, della Germania meridionale, dei Paesi Bassi e finalmente dell\u2019Inghilterra priva di un governo forte, governata cio\u00e8 da borghesi piuttosto che dai guerrieri, che si svilupp\u00f2 l\u2019industrialismo moderno. La protezione della libert\u00e0 individuale, non la direzione del suo uso da parte del governo, ha posto le fondamenta per la crescita di una fitta rete di scambi di servizi che ha formato l\u2019ordine esteso\u00bb (42).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E a seguito delle sue vaste ricerche storiche, l\u2019americano Rothbard concludeva in questo modo: \u00abil libero mercato e il capitalismo fiorirono pi\u00f9 precocemente e con maggiore fortuna proprio in quei paesi nei quali [\u2026] il potere del governo centrale era [\u2026] pi\u00f9 debole: i comuni italiani e l\u2019Olanda e l\u2019Inghilterra del diciassettesimo secolo\u00bb (43).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche per Falco \u2013 bench\u00e9 da altra prospettiva \u2013 sarebbe un errore considerare il secolo X solo un\u2019epoca di regresso: nei particolarismi il medievalista sembra scorgere, in germe, il principio di una nuova edificazione che parte dalla valorizzazione delle piccole forze locali, grazie all\u2019inesistenza di un potere centrale forte (44). Ma il secolo X e anche secolo di crisi profonda da cui non \u00e8 esente il Papato. E Falco vede questa crisi attraverso la figura di Alberico II (932-954). Al periodo di travaglio subentra il tentativo di restaurazione dell\u2019universalismo, prima sotto il segno imperiale, poi sotto quello pontificio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In entrambi i casi si tratta comunque di una simbiosi indissolubile di potere spirituale e temporale, unita tipicamente medievale. Con la casa di Sassonia e l\u2019impero a condurre la partita, ma significativo e il fatto che Falco considera il personaggio-chiave non tanto la figura di Ottone I (936-973), quanto quella di Ottone III (983.996-1002), ideale restauratore dell\u2019impero in tutto il suo splendore (cfr.Cap. X: <em>L\u2019impero feudale. Ottone III<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abI tre Ottoni vanno via via declinando: dalla grandezza del primo, per quasi quarant\u2019anni protagonista della storia europea; al secondo, infelice avversario di Arabi e Bizantini, fuggiasco e superstite a stento dalla battaglia di Stilo, scomparso nel fiore della giovinezza; al terzo Ottone, tipo fantastico di scettrato religioso e superstizioso, di asceta ambizioso e vendicativo, morto a ventidue anni dopo aver visto fallire un suo sogno vano di <em>Renovatio<\/em>\u00bb (45).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il cosiddetto \u201cperiodo di ferro\u201d (46) durante il quale la cattedra di Pietro era stata in triste balia della corrotta nobilt\u00e0 romana, la Chiesa, bench\u00e9 ora guidata da pastori degni, era sotto il pericolo di un completo assoggettamento per la politica imperiale relativa alla nomina dei vescovi-conti. Della richiesta di libert\u00e0 della Chiesa si fece portavoce un movimento di energici riformatori che ebbe tra le sue pi\u00f9 zelanti guide Pier Damiani (1007-1077) e Ildebrando di Sovana (1020\/1025-1085).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando quest\u2019ultimo sali al soglio pontificio con il nome di Gregorio VII (1073-1085) per la Chiesa si apr\u00ec, si, uno dei capitoli pi\u00f9 gloriosi della storia del Cristianesimo, ma \u2013 per la cessazione della tutela e delle ingerenze del potere laico \u2013 aveva inizio anche uno dei pi\u00f9 duri ed estenuanti contrasti (cfr. Cap. XI: <em>La riscossa antifeudale<\/em> <em>della Chiesa. Gregorio VII<\/em>). Il Pontefice si rese protagonista di una vasta opera di intese e vincoli \u2013 non solo spirituali \u2013 con molte delle nuove forze politiche e statali ormai fuori dall\u2019orbita dell\u2019impero. Tra esse, determinante fu l\u2019alleanza con i normanni: segno che ormai la <em>res publica christiana <\/em>sussisteva tranquillamente al di fuori e contro l\u2019impero stesso. \u00abIn realt\u00e0 era avvenuto qualcosa di gravissimo e di irreparabile [\u2026]. La lotta delle Investiture e i Concordati [\u2026], significano che l\u2019<em>unit\u00e0<\/em> politico-religiosa dell\u2019Occidente \u2013 s\u2019intenda la parola con la debita discrezione \u2013 e terminata, che la Santa Romana Repubblica si avvia alla dissoluzione\u00bb (47).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il perseguimento di questa organica unita comunque non \u00e8 pi\u00f9 nella forma della \u201cdiarchia\u201d pontificio-imperiale, ma ora l\u2019uno ora l\u2019altro potere e tentato, in un vigoroso sforzo, di sottomettere alla propria autorit\u00e0 l\u2019altra parte. E\u2019 questa l\u2019epoca in cui si afferma, nell\u2019ambito della cristianit\u00e0 occidentale, la giurisdizione ierocratica come diritto a governare l\u2019organizzazione internazionale ai danni della <em>potestas <\/em>imperiale. Con la riforma gregoriana e la lotta per le investiture si passa dall\u2019invocazione della <em>libertas ecclesiae <\/em>all\u2019affermazione della <em>plenitudo potestatis<\/em> papale. E\u2019 l\u2019epoca della supremazia del potere spirituale sul temporale, della Chiesa sullo Stato. Conseguenza di questa nuova unit\u00e0 temporale e spirituale intorno al capo della cristianit\u00e0 e anche la riscossa europea contro l\u2019islam (cfr. Cap. XII: <em>L\u2019espansione del mondo cattolico. La prima crociata<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abTutta quella somma mirabile di energie e di esperienze, in virt\u00f9 delle quali la minaccia turca e arrestata, l\u2019Europa conquista per tre secoli il suo mare e d\u00e0 vita al di l\u00e0 del mare a un\u2019altra piccola Europa, un fecondo alito di civilt\u00e0 corre dall\u2019Oriente arabo e bizantino sull\u2019Occidente delle grandi forze elementari e della poesia, che prima con l\u2019aiuto della Chiesa teocratica, poi contro di essa, si prepara alla conquista di una nuova coscienza civile\u00bb (48).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>4. La crisi dell\u2019universalismo<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se Federico il Barbarossa (1152-1190) (49) lott\u00f2 per inseguire il sogno dell\u2019unificazione dell\u2019Occidente, il figlio Enrico VI (1190-1197) merita, a giudizio di Falco, maggiore importanza per essersi pi\u00f9 del padre avvicinato al successo (cfr. Cap. XIII: <em>L\u2019estremo sforzo dell\u2019impero medievale. Enrico VI<\/em>). \u00abL\u2019et\u00e0 di Enrico VI segna il momento critico, lo sforzo supremo compiuto dall\u2019impero medievale per la sua salvezza e pel suo trionfo. Di fronte all\u2019Europa dei comuni e delle monarchie che si veniva progressivamente differenziando e articolando, l\u2019impero universale, feudale ed elettivo, non pi\u00f9 sorretto da una fede, era un anacronismo\u00bb (50).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se Innocenzo III (1198-1216) si era trovato a contrastare i colpi di coda di quello che per il Falco pu\u00f2 essere considerato l\u2019ultimo grande tentativo imperiale, un secolo dopo, Bonifacio VIII (1294-1303) non avr\u00e0 pi\u00f9 come avversario l\u2019impero, bens\u00ec una monarchia nazionale, la Francia di Filippo IV il Bello (1285- 1314), segno di una situazione politica definitivamente mutata (cfr. Cap. XIV: <em>L\u2019estremo sforzo del papato medievale. Bonifacio<\/em> <em>VIII<\/em>). La Chiesa, che con Gregorio VII, nel secolo XI, aveva patrocinato la nascita di realt\u00e0 statali indipendenti dall\u2019impero, si trova, tra la fine del XIII e l\u2019inizio del XIV secolo, a scontrarsi contro di esse, ormai gelose della propria autonomia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abL\u2019Europa, creatura della Chiesa, guardava al suo avvenire, non al suo passato, sentiva, non il suo debito di gratitudine, ma un\u2019ansia di liberazione e di conquista, un rancore pi\u00f9 o meno distinto contro Roma, che lavorava e imponeva sacrifici per la propria grandezza, parlava un linguaggio ormai inconsueto e offensivo, bandiva imprese, ora estranee alla coscienza dell\u2019Occidente, ora dannose ai particolari interessi. Erano in gestazione, nella dottrina e nella pratica, la sovranit\u00e0 dello Stato, l\u2019autonomia dell\u2019attivit\u00e0 politica\u00bb (51).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La grande contesa terminer\u00e0 con un grave scacco per il Papato. L\u2019Europa degli Stati nazionali, non ha pi\u00f9 bisogno della maternit\u00e0 della Chiesa e la maturit\u00e0 del continente e ormai ricercata contro di essa. La dottrina ierocratica che aveva trovato grande impulso in tutta la tradizione medievale era giunta, con gli anni di Gregorio VII, prima, e con il periodo di Innocenzo III, poi, al suo acme. All\u2019inizio del XIV secolo, con Bonifacio VIII (52), la concezione teocratica (con la bolla <em>Unam Sanctam <\/em>del 1302) raggiunse il suo apice e, al tempo stesso, l\u2019inizio della sua irreversibile crisi. Da quella sconfitta seguir\u00e0, per il sistema ierocratico, un\u2019implacabile parabola discendente che il grande scisma sancir\u00e0 irrimediabilmente e rovinosamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>5. Il declino medievale<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La decadenza medievale fu drammaticamente segnata da una serie di avvenimenti e di lotte: l\u2019asservimento avignonese (dal 1309 al 1376), il conflitto che contrappose Giovanni XXII (1316-1334) a Ludovico il Bavaro (1314-1347), la crisi della fine secolo XIII, tra la peste nera (1347-1350) e le carestie, l\u2019inquieto clima religioso (testimoniato dall\u2019azione di Wycleff e i lollardi o da Huss) (53), la guerra dei cent\u2019anni tra Francia e Inghilterra (dal 1337 al 1453) e soprattutto \u2013 per i riflessi che scaturivano minando le fondamenta dell\u2019autorit\u00e0 papale e l\u2019universalismo cattolico \u2013 la teoria conciliare (cfr. Cap. XV: <em>La crisi del mondo<\/em> <em>medievale. Il Concilio di Costanza<\/em>). Il grande scisma d\u2019Occidente (1378-1417) lacero la cristianit\u00e0 dividendo l\u2019Europa in tre distinte obbedienze: dopo l\u2019elezione di Urbano VI (1378-1389) si arrivo, infatti, ad avere un papa e addirittura due antipapi, uno ad Avignone, l\u2019altro a Pisa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tocc\u00f2, poi, al concilio di Costanza (1414-1418) dirimere l\u2019annosa controversia. Con la nuova elezione di Martino V (1417-1431), lo scisma si riassorbi e le divisioni scomparvero, ma troppo lunga e profonda era stata la crisi perch\u00e9 il Papato, anche restaurato, non ne risentisse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abTanto nell\u2019ordine pratico, quanto nell\u2019ordine spirituale, fra Tre e Quattrocento l\u2019Europa cade in preda ad una crisi unica ed immensa, di cui lo scisma non e che un elemento, ma tale per la sua natura da ingenerare un malessere universale, da infondere nei contemporanei il senso di una disperata rovina, da suscitare nelle anime pi\u00f9 vigilanti e operose un\u2019ansia rivoluzionaria di salvezza e di liberazione\u00bb (54).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso potere temporale non tardo a valutare positivamente l\u2019opportunit\u00e0 che ad esso offerta nel liberarsi della tutela cui era stato soggetto in passato. Perci\u00f2 re e principi seppero inserirsi nella contesa tra il papa e il concilio con la pretesa di poter esercitare il proprio controllo sulla Chiesa. E\u2019 questo il tramonto della cristianit\u00e0 medievale e l\u2019inizio di una nuova et\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl medio evo era cosi terminato. L\u2019universalismo triplice ed uno, religioso politico culturale, dopo aver mitigato l\u2019impeto delle invasioni, allargato i confini dell\u2019Occidente, contenuto e avviato a civili ordinamenti il particolarismo feudale, era andato perduto nel mondo stesso che esso aveva creato, ed al fondo comune di un\u2019Europa ormai cristiana e romana erano emersi sempre meglio differenziate individualit\u00e0 nazionali di Stato, di credenze, di cultura\u00bb (55).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Epoca di civilt\u00e0 e spiritualit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riguardo al testo in generale, un accenno va fatto in merito alla critica (56). Tra i rilievi storiografici mossi a Falco almeno due non possono essere trascurati. La prima obiezione venne dalle scuole storiche tedesche e biasimava il modo con cui si marginalizzava l\u2019apporto germanico a tutto vantaggio del ruolo romano. Viene, pero, in mente Ferdinand Gregorovius (1821-1891), il famoso storico e medievalista tedesco che trascorse buona parte della sua vita a Roma per ricostruire la storia del continente medievale (57). Ci\u00f2 per dire che anche un illustre storico tedesco, per poter avere un quadro chiaro dell\u2019intera Europa medievale, ebbe bisogno di coltivare una \u201cottica romana\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altra obiezione riguardava l\u2019estraneit\u00e0 nella quale Falco mantiene l\u2019Oriente. Ma il medievalista torinese non e affatto superficiale nell\u2019evidenziare cause, significato e portata del progressivo distanziamento tra Roma e Bisanzio che altro non e che il distanziamento tra Occidente cattolico e Oriente ortodosso: distinzione e unione dei due poteri supremi, da una parte, e cesaropapismo, dall\u2019altra (58).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sostanzialmente il nostro autore ha difeso le sue scelte metodologiche sia ribadendo fedelt\u00e0 al principio secondo il quale non si d\u00e0 storia se non di problemi particolari, sia riaffermando il suo interesse circoscritto e determinato a scrutare ed investigare prevalentemente, se non esclusivamente, la formazione dell\u2019Europa occidentale (59).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia e un altro l\u2019aspetto dell\u2019impostazione di Falco sul quale interrogarsi pi\u00f9 in profondit\u00e0. Esso riguarda l\u2019influenza storicistica da cui il grande medievalista non fu esente (60). Che non si sia trattato di un\u2019adesione completa e lo stesso Falco a provarlo nel momento in cui, pur compiacendosi del legame con Benedetto Croce, non nascondeva affatto i suoi dubbi nei confronti dell\u2019impostazione idealista (61).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur tuttavia, si percepisce in alcuni passi (ad esempio in qualche aspetto che riguarda Costantino [62] o Marozia [63] o Enrico IV [64] o Enrico VI [65]) la propensione a considerare il male come qualcosa di destinato a riassorbirsi in chiave storicistica ed hegeliana. Infatti, nonostante le \u00abfiere inquietudini\u00bb (66) che lo storicismo e l\u2019idealismo gli procuravano, Falco non ha disconosciuto la sua dipendenza dal filosofo napoletano, tanto che in esordio de <em>La Santa Romana Repubblica <\/em>non fa fatto mancare questo riconoscimento quasi solenne: \u00abcome apparir\u00e0 chiaro a chi avr\u00e0 la pazienza di leggere, questo libro esce dalla scuola di Benedetto Croce\u00bb (67).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si trattava di una stima a senso unico. Croce ricambiava ampiamente. A dimostrarlo stanno le parole con cui il filosofo napoletano valuto <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>. Infatti, in una lettera indirizzata a Falco \u2013 che questi serbava \u00abfra le memorie preziose della [sua] vita\u00bb (68) \u2013, Croce confessava: \u00abvoi sapete qual e il mio ideale di un libro di storia: ridurre la notizia dei fatti a un racconto di un dramma dell\u2019anima. E questo ideale l\u2019ho trovato con gioia a pieno attuato nel vostro libro\u00bb (69).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente Falco fu assai capace di \u00abridurre la notizia dei fatti a un racconto di un dramma dell\u2019anima\u00bb o, se si preferisce, assai abile nel tradurre anche i fatti pi\u00f9 imponenti nella dimensione del dramma dei singoli protagonisti. Le descrizioni di Falco dipingono una storia impregnata di pensiero e segnata dai personaggi, quasi a costituire dei quadri dei momenti fondamentali, dei medaglioni nei quali ogni figura esprime e spiega una situazione storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 che normale prosa, la narrazione di Falco e avvicinabile al genere del dramma, il dramma che rivive nei personaggi chiamati, di volta in volta, ad essere il perno dei fatti. La bravura di Falco pu\u00f2 far scivolare la storia nel romanzo, ma ci\u00f2 \u00e8, contemporaneamente, un limite e un pregio (70). Quanto al primo aspetto (quello del limite), nell\u2019opera di Falco (nella quale non si incontreranno le date degli anni, se non in pochi casi) spesso si ha l\u2019impressione di essere introdotti in una storia romanzata che avvince, ma che rischia anche di calcare troppo la mano sul carattere delle singole personalit\u00e0 (cosi, ad esempio, per Valente [71] o per Clodoveo e Teodorico [72] o per papa Sergio I [73])).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto al pregio, \u00e8 innegabile che, in questo modo, anche i fatti pi\u00f9 rilevanti della storia vengono percepiti in tutta la loro umanit\u00e0 perch\u00e9 vengono scanditi attraverso la ricostruzione del tormento umano che li ha animati (74). Un racconto siffatto affascina e coinvolge perch\u00e9 consente di veder sfilare i grandi momenti della storia medioevale attraverso i sentimenti dei suoi protagonisti e dei grandi personaggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tutto ci\u00f2, per quanto \u2013 come sostiene Piero Zerbi \u2013 oggi possa considerarsi superato (75), il libro di Falco rimane tra i grandi testi di storia medioevale (76). Un testo che attrae, certo, per il suo stile e per la prospettiva della ricostruzione, ma soprattutto per come affronta il problema dell\u2019unita spirituale e culturale dell\u2019Europa. E\u2019 questo il vero nucleo del medioevo, ci\u00f2 che costituisce, come lo stesso Falco dichiara, il medioevo, come \u201cproblema\u201d (77).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma e esattamente focalizzando questo nucleo che Falco ha contribuito ad aprire gli orizzonti dei nuovi storici, favorendo il superamento di tanti pregiudizi che ancora gravavano sull\u2019epoca. D\u2019altra parte, il medievalista torinese \u00e8 stato esemplare anche nel dipingere non solo il carattere, ma anche il tramonto del medioevo. Quanto al carattere del lungo millennio, non pu\u00f2 non essere ancora ricordata l\u2019unita, nel medioevo, dell\u2019uomo e del mondo, unit\u00e0 che ha poi la sua manifestazione sociale nell\u2019universalismo cristiano (religioso, politico e culturale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019unita mai compiuta, ma sempre ricercata. Scriver\u00e0 Falco nel 1944: \u00abl\u2019Europa medievale di Chiesa e Impero era stata assai pi\u00f9 una consapevolezza civile e religiosa che un solido organismo politico, una norma di legge positiva\u00bb (78). Quanto al crepuscolo del medioevo, esso si avvi\u00f2 quando quell\u2019unit\u00e0 venne posta in discussione da quegli stessi fattori che volevano riformare la cristianit\u00e0 medievale (la <em>reformatio<\/em>): \u00abLa <em>renovatio<\/em>, che [\u2026] era stata ripetutamente invocata [\u2026], si compiva [\u2026], non nell\u2019universalismo di Chiesa e d\u2019Impero, ma contro di esso\u00bb (79).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il medio evo, cosi, tramontava mentre si affacciava una nuova concezione della vita personale e della vita comunitaria. \u00abEra una nuova concezione politica, che affermava nello Stato la sorgente del suo potere e il suo scopo, era nuova concezione religiosa che contrapponeva alla tradizione cattolica le Sacre Scritture interpretate secondo il libero esame, era riscoperta del classicismo, come modello di vita e di bellezza, rivalutazione dell\u2019uomo e della natura, irresistibile impulso alla conoscenza e alla conquista del mondo\u00bb (80).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per l\u2019uomo moderno \u00e8 difficile comprendere la concezione della vita e della vita sociale dell\u2019uomo medioevale. Vi sono alcuni grandi concetti che \u00absono ormai cos\u00ec connaturati con la coscienza moderna quali i concetti della sovranit\u00e0 dello Stato, della separazione dello Stato dalla Chiesa, della distinzione tra diritto pubblico e diritto privato, che riesce oggi oltremodo difficile concepire l\u2019ideale unitario, politico-religioso del medio evo\u00bb (81). Ma per quanto sia difficile concepire ci\u00f2, Falco, con i suoi studi, ha operato un ponte per aiutare i moderni a comprendere e ad apprezzare ci\u00f2 che l\u2019uomo medievale amava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel capitolo conclusivo Falco si limita a richiamare le linee dei fondamentali passaggi che hanno reso feconda una grande epoca di civilt\u00e0 e spiritualit\u00e0. Un\u2019epoca in cui il cristianesimo, entrando nella storia, e stato germe di costruzione di cultura, caratterizzando un\u2019epoca nella quale la realt\u00e0 era interpretata in modo unitario perch\u00e9 la fede veniva vissuta come integrale esperienza umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si fa dunque fatica e risulta comunque difficoltoso capire come un periodo che ha saputo produrre un\u2019originale civilt\u00e0 abbia per tanto tempo goduto di cosi sinistra fama, tanto pi\u00f9 radicata quanto pi\u00f9 presente nell\u2019immaginario collettivo. Con questo ovviamente non si vuole, quasi per contrappasso, frettolosamente canonizzare un intero millennio di storia; si vuole solo scongiurare il peso di un pregiudizio che comprometterebbe il lavoro scientifico di ricerca storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sia, allora, consentito richiamare una suggestiva espressione di un profondo poeta qual e Thomas Stearns Eliot (1888-1965) che \u2013 ci sembra \u2013 tenga bene presente grandezza e limiti del medioevo: \u00abSolo la fede poteva aver fatto ci\u00f2 che fu fatto bene,\/ l\u2019integra fede di pochi, \/ la fede parziale di molti. \/ Non l\u2019avarizia, lascivia, tradimento, \/ invidia, indolenza, golosit\u00e0, gelosia, orgoglio: \/ non queste cose fecero le crociate, \/ ma furono queste cose che le disfecero\u00bb (82).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla bella poetica di Eliot e giusto aggiungere, per la conclusione le parole di Falco il cui studio del medioevo torna quanto mai di attualit\u00e0 per la \u00abtremenda crisi soprattutto morale\u00bb (83) in cui versa l\u2019Occidente che ha rinnegato le sue origini e che all\u2019universalismo cristiano ha rimpiazzato l\u2019europeismo statalista. Pi\u00f9 che mai c\u2019\u00e9 bisogno di civilt\u00e0; questa si potr\u00e0 meglio conservare se si guarda saggiamente indietro (84), se si guarda a quella storia che rese grande il vecchio continente. E, con Falco, si potr\u00e0 allora ripetere: \u00abse mai qualcosa oggi ci parla del medio evo e la sorte di questa vecchia Europa, che ha tratto da esso il suo nascimento e la sua norma di civilt\u00e0\u00bb (85).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0(*) Beniamino DI MARTINO (1963). E\u2019 sacerdote diocesano ed e direttore di \u00abStoriaLibera\u00bb. Insegna Dottrina Sociale e Storia della Chiesa. Tra le sue pubblicazioni: <em>Note sulla propriet\u00e0 privata<\/em> (2009), <em>Il volto dello Stato del Benessere <\/em>(2013) e <em>I progetti<\/em> <em>di De Gasperi, Dossetti e Pio XII <\/em>(2014), <em>Rivoluzione del<\/em> <em>1789. La cerniera della modernit\u00e0 politica e sociale <\/em>(2015). Di prossima uscita: <em>Personalit\u00e0 e pontificato di Benedetto XIII<\/em> <em>nell\u2019opera di Ludwig von Pastor <\/em>(2016), <em>Vangelo, povert\u00e0 e<\/em> <em>ricchezza <\/em>e <em>La Dottrina Sociale Cattolica. Principi fondamentali\u00a0<\/em><em>e sviluppo storico<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> Alla moglie \u00e8 dedicata <em>La Santa Romana Repubblica <\/em>che si apre con queste parole: \u00abA Nelda caro nome con l\u2019anima d\u2019allora\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> Brezzi ha insegnato Storia del cristianesimo all\u2019Universit\u00e0 di Napoli e Storia medievale in quella di Roma. Dal 1976 al 1983 e stato anche senatore della repubblica nelle liste della Sinistra indipendente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3)<\/strong> Cfr. ARSENIO FRUGONI, <em>Arnaldo da Brescia nelle fonti del secolo XII<\/em>, Einaudi, Torino 1989, p. VII.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4)<\/strong> GIROLAMO ARNALDI, voce <em>Falco, Giorgio<\/em>, in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1994, volume 44, p. 300.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5)<\/strong> Cfr. GIORGIO FALCO, <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, Ricciardi,Milano &#8211; Napoli 1960, p 562.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6)<\/strong> GIORGIO FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica. Profilo storico del Medio Evo<\/em>, Ricciardi, Milano &#8211; Napoli 1986, p. 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7)<\/strong> Cfr. FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>, cit., p. 3-6; cfr. GIORGIO FALCO, <em>La polemica sul Medioevo<\/em>, introduzione di Fulvio Tessitore, Guida, Napoli 1988, p. 100; cfr. RAFFAELLO MORGHEN, <em>Il<\/em> <em>medioevo nella storiografia dell\u2019Et\u00e0 moderna<\/em>, in AA. VV., <em>Nuove questioni<\/em> <em>di storia medioevale<\/em>, Marzorati, Milano 1977, p. 1; cfr. MARCO TANGHERONI, <em>La \u201cleggenda nera\u201d sul medioevo,<\/em> in \u00abCristianit\u00e0\u00bb, 6 (1978), n. 34-35 (febbraio-marzo 1978), p. 7-9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8)<\/strong> FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>, cit., p. 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9)<\/strong> GIORGIO FALCO, <em>Attualit\u00e0 del medio evo<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, Ricciardi, Milano &#8211; Napoli 1960, p. 533.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10)<\/strong> Cfr. FALCO, <em>La polemica sul Medioevo<\/em>, cit., p. 43s.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11)<\/strong> Cfr. <em>Ivi<\/em>, p. 55s.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>12)<\/strong> Cfr. <em>Ivi<\/em>, p. 109s.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>13)<\/strong> Cfr. <em>Ivi<\/em>, p. 297s.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>14)<\/strong> BENEDETTO CROCE, <em>Teoria e storia della storiografia<\/em>, Laterza, Bari 1954, p. 103.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>15)<\/strong> <em>Ibidem<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>16)<\/strong> FALCO, <em>La polemica sul Medioevo<\/em>, cit., p. 27.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>17)<\/strong> Cfr. HENRI PIRENNE, <em>Maometto e Carlo Magno<\/em>, Laterza, Bari 1971 (<em>Mahomet et Charlemagne<\/em>, Bruxelles 1937).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>18)<\/strong> FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>, cit., p. VII.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>19)<\/strong> PIETRO ZERBI, <em>Il Medioevo nella storiografia degli ultimi vent\u2019anni<\/em>, Vita e Pensiero, Milano 1985, p. 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>20)<\/strong> L\u2019edizione del testo utilizzata per il nostro studio e ovviamente quella cui faremo riferimento nelle note. Si tratta \u2013 come riportano le citazioni \u2013 di una ristampa dell\u2019edizione del 1963 che fu curata dallo stesso autore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>21)<\/strong> Cfr. FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>, cit., p. VIII.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>22)<\/strong> Ci sia consentito richiamare una frase dello storico belga che, parlando dell\u2019epoca medievale, si riferiva all\u2019\u00abimmensa folla di coloro che, sotto lo sguardo di Dio hanno, per oltre un millennio, servito, in Occidente, la causa del bene, del bello e del vero\u00bb (LEOPOLD GENICOT, <em>Profilo della societ\u00e0 medievale<\/em>, Vita e Pensiero, Milano 1968, p. 357).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>23)<\/strong> Cfr. FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>, cit., p. 13.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>24)<\/strong> <em>Ivi<\/em>, p. 11.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>25)<\/strong> <em>Ivi<\/em>, p. 10.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>26)<\/strong> Cfr. <em>Ivi<\/em>, p. 6.7.9-10.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>27)<\/strong> Cfr. ZERBI, <em>Il Medioevo nella storiografia degli ultimi vent\u2019anni<\/em>, cit., p. 19.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>28)<\/strong> <em>Ivi<\/em>, p. 24.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>29)<\/strong> FALCO, <em>Attualit\u00e0 del medio evo<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, cit., p. 534.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>30)<\/strong> FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>, cit., p. 52.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>31)<\/strong> <em>Ivi<\/em>, p. 58.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>32)<\/strong> Significativamente Falco da molta attenzione al monachesimo benedettino e pressoch\u00e9 nulla al francescanesimo. Altrove spiegher\u00e0 le ragioni di questa scelta: cfr. FALCO, <em>Attualit\u00e0 del medio evo<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, cit., p. 534. Cfr. anche ZERBI, <em>Il Medioevo<\/em> <em>nella storiografia degli ultimi vent\u2019anni<\/em>, cit., p. 18.50-51.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>33)<\/strong> <em>Ivi<\/em>, p. 95.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>34)<\/strong> <em>Ivi<\/em>, p. 115.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>35)<\/strong> Cfr. GIORGIO FALCO, <em>Oriente ed Occidente nell\u2019alto medioevo<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, Ricciardi, Milano &#8211; Napoli 1960, p. 639-657.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>36)<\/strong> FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>, cit., p. 136.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>37)<\/strong> Cfr. GIORGIO FALCO, <em>Una vita di Carlomagno<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, Ricciardi, Milano &#8211; Napoli 1960, p. 27-35.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>38)<\/strong> FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>, cit., p. 173.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>39)<\/strong> FALCO, <em>Attualit\u00e0 del medio evo<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, cit., p. 534.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>40)<\/strong> Cfr. GIORGIO FALCO, <em>I problemi comuni dell\u2019Europa postcarolingia<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, Ricciardi, Milano &#8211; Napoli 1960, p. 36-58.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>41)<\/strong> FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>, cit., p. 193.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>42)<\/strong> FRIEDRICH A. VON HAYEK, <em>La presunzione fatale. Gli errori del socialismo<\/em>, a cura di Dario Antiseri, Rusconi, Milano 1997, p. 71.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>43)<\/strong> MURRAY N. ROTHBARD, <em>L\u2019etica della libert\u00e0<\/em>, Liberilibri, Macerata 2000, p. 123.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>44)<\/strong> Cfr. FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>, cit., p. 194-195.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>45)<\/strong> <em>Ivi<\/em>, p. 216.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>46)<\/strong> Cfr. GIORGIO FALCO, <em>Sui cattivi abati italiani del secolo X<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, Ricciardi, Milano &#8211; Napoli 1960, p. 76-78.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>47)<\/strong> FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>, cit., p. 254.287.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>48)<\/strong> <em>Ivi<\/em>, p. 282.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>49)<\/strong> Cfr. GIORGIO FALCO, <em>Barbarossa<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, Ricciardi, Milano &#8211; Napoli 1960, p. 658-662.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>50)<\/strong> FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>, cit., p. 314.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>51)<\/strong> <em>Ivi<\/em>, p. 332.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>52)<\/strong> Cfr. GIORGIO FALCO, <em>Domus Caietana<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, Ricciardi, Milano &#8211; Napoli 1960, p. 697-707.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>53)<\/strong> Cfr. GIORGIO FALCO, <em>Religiosit\u00e0 popolare e movimenti ereticali dall\u2019XI al XV sec.<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, Ricciardi, Milano &#8211; Napoli 1960, p. 671-685.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>54)<\/strong> FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>, cit., p. 371.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>55)<\/strong> <em>Ivi<\/em>, p. 409.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>56)<\/strong> Cfr. ZERBI, <em>Il Medioevo nella storiografia degli ultimi vent\u2019anni<\/em>, cit., p. 46-49.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>57)<\/strong> Cfr. FERDINAND GREGOROVIUS, <em>Storia della citt\u00e0 di Roma nel medioevo<\/em>, Einaudi, Torino 1973.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>58)<\/strong> Cfr. FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>, cit., p. 125-168; cfr. FALCO, <em>Oriente ed Occidente nell\u2019alto medioevo<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse<\/em> <em>di storia e di vita<\/em>, cit., p. 639-657.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>59)<\/strong> Cfr. FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>, cit., p. 6-7.9-12.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>60)<\/strong> Cfr. MARIA PIA ALBERZONI, <em>La storia medievale. Tra didattica e ricerca<\/em>, in \u00abLinea Tempo\u00bb, 4 (2000), n. 1, aprile, p. 47.60; cfr. TANGHERONI, <em>La \u201cleggenda nera\u201d sul medioevo<\/em>, cit., p. 8; cfr. PIERO ZERBI, <em>Giorgio Falco medievalista<\/em>, introduzione a GIORGIO FALCO, <em>In margine alla vita e alla storia<\/em>, Vita e Pensiero, Milano 1967, p. 26; cfr. ZERBI, <em>Il Medioevo nella storiografia degli ultimi vent\u2019anni<\/em>, cit., p. 28-31.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>61)<\/strong> Cfr. FALCO, <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, cit., p 562-563.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>62)<\/strong> Cfr. FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>, cit., p. 25.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>63)<\/strong> Cfr. <em>Ivi<\/em>, p. 201.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>64)<\/strong> Cfr. <em>Ivi<\/em>, p. 255.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>65)<\/strong> Cfr. <em>Ivi<\/em>, p. 318.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>66)<\/strong> GIORGIO FALCO, <em>Cose di questi e d\u2019altri tempi<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, Ricciardi, Milano &#8211; Napoli 1960, p. 562.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>67)<\/strong> GIORGIO FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica. Profilo storico del Medio Evo<\/em>, Ricciardi, Milano &#8211; Napoli 1986, p. VIII.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>68)<\/strong> FALCO, <em>Cose di questi e d\u2019altri tempi<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, cit., p. 562.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>69)<\/strong> Cit. in FULVIO TESSITORE, Introduzione a FALCO, <em>La polemica sul Medioevo<\/em>, cit., p. 20.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>70)<\/strong> Cfr. GIORGIO FALCO, <em>Problematica e storia romanzata<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, Ricciardi, Milano &#8211; Napoli 1960, p. 566-569.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>71)<\/strong> Cfr. FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>, cit., p. 39.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>72)<\/strong> Cfr. <em>Ivi<\/em>, p. 59s.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>73)<\/strong> Cfr. <em>Ivi<\/em>, p. 142.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>74)<\/strong> Cfr. FALCO, <em>Problematica e storia romanzata<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, cit., p. 566-569.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>75)<\/strong> ZERBI, <em>Il Medioevo nella storiografia degli ultimi vent\u2019anni<\/em>, cit., p. 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>76)<\/strong> Ripetiamo l\u2019altra affermazione dello stesso Zerbi: \u00abforse il pi\u00f9 bel libro di storia che sia stato scritto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>77)<\/strong> FALCO, <em>Cose di questi e d\u2019altri tempi<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, cit., p. 540s<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>78)<\/strong> GIORGIO FALCO, <em>In margine alla vita e alla storia<\/em>, con introduzione di Piero Zerbi, Vita e Pensiero, Milano 1967, p. 78.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>79)<\/strong> FALCO, <em>La Santa Romana Repubblica<\/em>, cit., p. 409.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>80)<\/strong> <em>Ivi<\/em>, p. 410.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>81)<\/strong> FALCO, <em>Attualit\u00e0 del medio evo<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, cit., p. 534.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>82)<\/strong> THOMAS STEARNS ELIOT, <em>Cori da \u00abLa Rocca\u00bb<\/em>, Rizzoli, Milano 1994, p. 111.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>83)<\/strong> FALCO, <em>Attualit\u00e0 del medio evo<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, cit., p. 535.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>84)<\/strong> Cfr. GIORGIO FALCO, Historia magistra <em>e viceversa<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, cit., p. 592-597.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>85)<\/strong> FALCO, <em>Attualit\u00e0 del medio evo<\/em>, in ID., <em>Pagine sparse di storia e di vita<\/em>, cit., p. 535.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>StoriaLibera Anno II (2016) n. 3 \u00a0di Beniamino Martino (*) &nbsp; Ricorre quest\u2019anno il cinquantesimo anniversario della morte di Giorgio Falco, uno storico italiano, sconosciuto ai piu, ma i cui scritti hanno non pochi motivi per essere ricordati ed apprezzati. 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