{"id":27772,"date":"2015-11-19T00:00:35","date_gmt":"2015-11-18T23:00:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=27772"},"modified":"2015-11-17T15:07:37","modified_gmt":"2015-11-17T14:07:37","slug":"alla-ricerca-della-speranza-tra-i-cristiani-iracheni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/alla-ricerca-della-speranza-tra-i-cristiani-iracheni\/","title":{"rendered":"Alla ricerca della speranza tra \u00ec cristiani iracheni"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/cristiani.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-27773\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/cristiani.jpg\" alt=\"cristiani\" width=\"250\" height=\"150\" \/><\/a>Vita e Pensiero<\/strong> n.5 settembre-ottobre 2015<\/p>\n<p><em>Il racconto drammatico della visita fra le comunit\u00e0 di Baghdad e di Erbil. La testimonianza della violenza dell&#8217;lsis, i tradimenti degli ex amici e vicini, la voglia di emigrare e una richiesta: dire la verit\u00e0 di ci\u00f2 che sta accadendo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u00a0Brian Pierce<\/strong> e <strong>Timothy Radcliffe<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">(Traduzione di <em>Mario Mansuelli<\/em>)<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su invito di padre Amir Jaje, vicario del Vicariato arabo della Provincia di Francia, abbiamo compiuto una visita in Iraq, dall&#8217;8 al 16 gennaio 2015. Siamo ben consapevoli di quanto sia superficiale la nostra comprensione di quel complesso e bellissimo Paese e della sua sofferenza, ma desideriamo condividere ci\u00f2 che abbiamo udito e visto, la speranza che i nostri fratelli e sorelle si mantengano saldi, e le possibili iniziative per sostenerli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I nostri fratelli e sorelle appartengono a una delle pi\u00f9 antiche comunit\u00e0 cristiane del mondo, risalente quasi al tempo di Cristo. Sono i nostri parenti pi\u00f9 anziani e quindi dobbiamo essere con loro in questo momento terribile. La sofferenza dell&#8217;Iraq \u00e8 uno dei sintomi della crisi del mondo intero. L&#8217;Isis &#8211; o Da&#8217;esh come viene pi\u00f9 comunemente chiamato in Iraq &#8211; \u00e8 un figlio dei nostri tempi. La sua violenza deriva, almeno in parte, dalla violenza della cultura occidentale, con il suo amore per le armi da fuoco. Ai jihadisti piace guardare i nostri film pieni di sparatorie e omicidi. Siamo complici di ci\u00f2 che sta accadendo qui. Le nostre invasioni hanno innescato la crisi che il popolo iracheno ora subisce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo iniziato da Baghdad. Un sito di viaggi consigliava di non andarci affatto, ma se proprio ci si doveva andare, di restare all&#8217;interno della Green Zone fortificata dove si rifugiano quasi tutti gli stranieri. Se si viaggia al di fuori di quella fortezza, i mezzi di trasporto consigliati sono l&#8217;elicottero o l&#8217;auto blindata. N\u00e9 i frati n\u00e9 le suore, ovviamente, possiedono mezzi del genere. Girando in auto per Baghdad con il nostro fratello Amir, non abbiamo mai avvertito alcuna tensione o minaccia. Ovunque siamo stati accolti con una generosit\u00e0 strabiliante, visto il ruolo che i nostri Paesi hanno avuto nell&#8217;esplosione che sta lacerando l&#8217;Iraq.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente non c&#8217;\u00e8 una sicurezza totale: ci sono state azioni suicide e rapimenti anche mentre eravamo l\u00ec. Ma l&#8217;arma pi\u00f9 potente del terrorismo \u00e8 il terrore. Se lasciamo che il terrore ci impedisca di visitare questa citt\u00e0, o che ci tenga imprigionati dietro le alte mura di una fortezza inespugnabile, i terroristi hanno vinto. Gli iracheni si sentono dimenticati e traditi, ma per chi va a trovare i nostri fratelli e sorelle in Iraq, l&#8217;accoglienza supera qualunque descrizione. Poi da Baghdad abbiamo preso l&#8217;aereo per Erbil, dove ci siamo uniti a una delegazione di tre suore domenicane, Dusty Farnan, Marcelline Koch e Arlene Flaherty, che andavano a visitare i campi profughi in Kurdistan. Abbiamo goduto dell&#8217;indimenticabile ospitalit\u00e0 di suor Maria Hanna, priora generale, e della sua splendida comunit\u00e0 di suore<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Che cosa abbiamo visto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I numeri e le statistiche sono paralizzanti. Ai primi di agosto del 2014, cinquecentomila cristiani e yazidi, assieme a molti musulmani, sono fuggiti dall&#8217;antica citt\u00e0 di Mosul mentre l&#8217;Isis devastava la piana di Ninive. Qualche giorno dopo, i villaggi a maggioranza cristiana di Qaraqosh e Bartola si sono svuotati dei loro cristiani nel giro di poche ore, mentre le forze dell&#8217;Isis marciavano verso queste due comunit\u00e0. \u00abNon avendo il tempo di prepararsi per il tragico esodo, la gente del posto \u00e8 fuggita portando con s\u00e9 quello che poteva tenere sulle braccia, dirigendosi in auto o a piedi verso la regione curda dell&#8217;Iraq.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In uno dei campi profughi abbiamo incontrato una coppia la cui figlia di pochi anni \u00e8 stata strappata dalle braccia della madre da un militante dell&#8217;Isis mentre lasciavano Qaraqosh su un autobus. Non si sa dove sia finita la bambina. Un prete cattolico che ora dirige uno dei campi profughi ad Ankawa (il &#8220;campo&#8221; non \u00e8 altro che l&#8217;umida struttura portante di calcestruzzo di un centro commerciale non finito) ci ha detto che, delle quattro chiese dove svolgeva il suo ministero a Mosul, una \u00e8 stata trasformata in deposito di armi, mentre le altre tre sono utilizzate come carceri e luoghi di tortura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo ascoltato storie di crudeli tradimenti da parte di vecchi vicini di casa e amici musulmani nelle ore in cui l&#8217;Isis assumeva il controllo di queste citt\u00e0 e quartieri a maggioranza cristiana. Alcuni vicini musulmani hanno addirittura telefonato ai loro ex vicini cristiani per schernirli, dicendo: \u00abOra siamo nelle vostre case e vendiamo la merce che avete lasciato nei vostri negozi\u00bb. Anche se abbiamo incontrato molte persone che sperano ancora di poter tornare, altri dicono che il tradimento da parte degli ex amici e vicini ha aperto una ferita che non si pu\u00f2 rimarginare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei vescovi in Kurdistan ci ha detto che, a causa della violenza e dell&#8217;assenza di aiuto concreto da parte del governo iracheno, ogni mese circa 1800 cristiani lasciano l&#8217;Iraq. Alcuni si stanno reinsediando, almeno temporaneamente, nei Paesi circostanti (in particolare Li\u00adbano e Giordania), mentre altri vanno in Europa, Australia e Nord America. Spesso a espatriare sono le persone con i titoli di studio pi\u00f9 elevati. Per molti \u00e8 l&#8217;inizio di una vita in esilio, rassegnati alla prospettiva di non rivedere mai pi\u00f9 la loro patria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni cristiani dicono che devono partire per il bene dei loro figli. Quelli che restano sono i pi\u00f9 poveri, bench\u00e9 alcuni cristiani e musulmani che avrebbero i mezzi per andarsene abbiano scelto di rimanere, per impegnarsi nel difficile compito di contribuire alla costruzione di un nuovo Iraq. Il coraggio delle nostre suore e dei nostri frati domenicani che pure sono rimasti per costruire il futuro con il loro popolo \u00e8 una testimonianza forte della loro fede nella grazia e nella misericordia di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci \u00e8 stato riferito che le autorit\u00e0 locali curde hanno cominciato a chiudere le frontiere dinanzi alle nuove ondate di profughi, lasciandoli senza un posto dove chiedere asilo e sicurezza. Ci sono circa 120.000 rifugiati ad Ankawa (un sobborgo cristiano di Erbil, nel Kurdistan iracheno) che oggi vivono in baracche di una camera (chiamate caravan) delle dimensioni di una roulotte. In molti centri di accoglienza ogni due caravan c&#8217;\u00e8 un bagno in comune, mentre in altri ci sono solo bagni e docce pubblici. Molte persone si sono ammalate a causa dell&#8217;inverno insolitamente freddo di quest&#8217;anno e della precariet\u00e0 delle condizioni di vita. Alcuni caravan ospitano famiglie di 8-12 membri, e in uno ci hanno detto che vivono 26 persone provenienti da una sola famiglia allargata: una situazione quasi insopportabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00f9 grande campo &#8211; l&#8217;Ankawa Mail &#8211; ospita 400 famiglie, circa 1700 persone. Con creativit\u00e0 si sono riservati uno spazio e vi hanno allestito una sorta di caff\u00e8 dove le persone possono svagarsi un poco giocando a domino (noi due siamo stati sonoramente sconfitti!). Le suore domenicane di Santa Caterina lavorano con due sacerdoti e un frate di un&#8217;altra congregazione in un nuovo quartiere alla periferia di Erbil, dove 200 case di nuova costruzione vengono date in affitto per ospitare famiglie di rifugiati. Purtroppo i rifugiati non sono completamente liberi dal pericolo della violenza nel loro nuovo ambiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche settimana fa un attentatore suicida, un musulmano integralista curdo, si \u00e8 fatto esplodere nel centro di Erbil, diffondendo tra i rifugiati la paura di non essere totalmente al sicuro neppure nella loro &#8220;nuova casa&#8221;. Si stima che circa il 18% dei musulmani faccia parte di una setta fondamentalista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;incertezza del futuro provoca in questi profughi una sofferenza psicologica e mentale che desta preoccupazione. In un campo abbiamo visto una quarantina di disperati che protestavano con uno dei sacerdoti responsabili, chiedendogli di risolvere i loro problemi. Il sacerdote si era presentato davanti a loro con pazienza e ascoltava attentamente quelle grida disperate di aiuto, pur avendo poche risposte da dare a tante richieste angosciate. Il dolore pi\u00f9 acuto \u00e8 nell&#8217;essere spogliati della propria dignit\u00e0 umana. Le necessit\u00e0 di questi rifugiati sono soverchianti. L&#8217;eroismo degli operatori umanitari, dei volontari medici, infermieri e farmacisti, dei preti e delle suore, molti dei quali sono anch&#8217;essi rifugiati, \u00e8 davvero toccante in simili circostanze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I rifugiati yazidi, molti dei quali sono assistiti da organizzazioni ecclesiali, portano un peso aggiuntivo: la nomea, diffusa tra i loro vicini, di essere adoratori del demonio. La Chiesa ha invitato i leader musulmani a denunciare pi\u00f9 esplicitamente l&#8217;uso della religione come pretesto per la violenza. Mentre alcuni sostengono che l&#8217;islam \u00e8 una religione di pace, altri dicono che si tratta di una religione nata nella violenza e che non si fermer\u00e0 fino a quando tutti i &#8220;miscredenti&#8221; non saranno convertiti o distrutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I musulmani moderati, tuttavia, hanno resistito coraggiosamente a fianco dei loro vicini cristiani e yazidi, condividendo le loro lotte e offrendo aiuto ai rifugiati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli iracheni in generale non hanno fiducia nelle nazioni occidentali e chiedono che esse si assumano le proprie responsabilit\u00e0 di fronte a questa crisi, anche se i giochi di guerra per il controllo delle vaste riserve petrolifere della regione continuano. Il fondamentalismo islamico, sostenuto dal denaro proveniente dall&#8217;Arabia Saudita e dal Qatar, approfitta dell&#8217;avidit\u00e0 e della voracit\u00e0 economica dell&#8217;Occidente per realizzare con la violenza i propri obiettivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci \u00e8 capitato di essere in Iraq proprio nel giorno della brutale strage nella redazione di \u00abCharlie Hebdo\u00bb a Parigi. La campagna \u00abIo sono Charlie\u00bb si \u00e8 riverberata in tutto l&#8217;Iraq e nei Paesi limitrofi. Un fatto che porter\u00e0 solo altra violenza. Una suora domenicana irachena ha commentato con noi: \u00abMentre a Parigi marciano per la libert\u00e0 di espressione, qui ci ammazzano per ritorsione a causa delle vignette\u00bb. I frati domenicani ad Ankawa hanno fatto una veglia di preghiera di due ore per solidariet\u00e0 con le vittime della strage di Parigi, mentre echeggiava l&#8217;appello di papa Francesco alla moderazione e alla prudenza. La libert\u00e0 di espressione non \u00e8 un &#8220;diritto&#8221; scollegato dalla giustizia sociale, dalla nonviolenza e dalla responsabilit\u00e0 etica. Reagire all&#8217;offesa con l&#8217;offesa far\u00e0 aumentare la violenza. Noi cristiani dobbiamo mostrare che la nonviolenza ha la forza di cambiare il mondo, e iniziare una nuova era di pace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti hanno parlato di occidentali che si stanno unendo all&#8217;Isis e ad altri gruppi &#8220;jihadisti&#8221; internazionali. Anche se a volte non \u00e8 possibile impedire ai giovani radicalizzati di partire per il Medio Oriente, non sembra costruttivo punire o arrestare coloro che, delusi dalle espressioni violente ed estremiste dell&#8217;islam, tornano in Occidente. Dobbiamo riaccogliere a casa questi giovani e aiutarli a guarire dalle ferite della guerra. Solo l&#8217;educazione e la ricerca della giustizia sconfiggeranno il fondamentalismo. In definitiva, coloro che ritornano disillusi dalla violenza dell&#8217;Isis possono essere i migliori dissuasori nei confronti di altri giovani che sono tentati di unirsi a tali gruppi violenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;accesso alla scuola e all&#8217;universit\u00e0 \u00e8 uno dei passi necessari e urgenti per contenere l&#8217;aumento del fondamentalismo violento. Un vescovo nel Kurdistan iracheno ha detto che, se si vuole arginare l&#8217;espatrio di tutti gli iracheni perseguitati, bisogna assolutamente costruire trenta o quaranta universit\u00e0 e molti ospedali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quali speranze si possono immaginare?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la nostra visita, una domanda ci perseguitava costantemente: come possono i nostri fratelli e sorelle in Iraq mantenere viva la speranza? Spesso ci \u00e8 stato risposto che in arabo esistono due parole per speranza. <em>Amal<\/em> \u00e8 l&#8217;ottimismo quotidiano, la fiducia che le cose andranno bene. <em>Raja<\/em> \u00e8 una speranza pi\u00f9 profonda, basata sulla nostra fiducia in qualcuno, prima di tutto Dio. La maggior parte di questi cristiani ha perso ogni <em>amal<\/em>. Non vede davanti a s\u00e9 nessun futuro, eccetto il triste esilio in terre straniere. Un vescovo ci ha detto che persino i bambini nel grembo materno vogliono andarsene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ci sono segni della speranza pi\u00f9 profonda, <em>raja<\/em>, anche se non \u00e8 chiaro come possa concretizzarsi. Restare in Iraq \u00e8 gi\u00e0 un segno di speranza. Un insegnante di chimica ha detto a una delle nostre suore: \u00abPerch\u00e9 siete ancora qui? La Francia pu\u00f2 accogliervi\u00bb. Quando molti dei discepoli si tirarono indietro e non andavano pi\u00f9 con Ges\u00f9, questi chiese a Pietro: \u00abForse anche voi volete andarvene?\u00bb (Gv 6,67). Ma Pietro rimase. Ges\u00f9 dimora con noi, e restare \u00e8 un segno forte di speranza quando tanti vanno via. Chiss\u00e0 che cosa faremmo noi in una situazione simile? Se avessimo figli, oseremmo restare mettendo a rischio il loro futuro? Non sta a noi esortare i membri di questa antichissima comunit\u00e0 cristiana a rimanere per mantenere viva la loro tradizione unica. Ma abbiamo sperato che qualcuno rimanesse. Il nostro fratello Atisha \u00e8 un meraviglioso esempio di questa testimonianza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una sorgente di speranza il fatto che alcuni musulmani dicano: \u00abSe i cristiani se ne vanno, l&#8217;Iraq che amiamo sar\u00e0 finito\u00bb. La relazione tra credenti di fedi diverse \u00e8 stata il nucleo dell&#8217;identit\u00e0 irachena. In un ristorante musulmano di Baghdad che offriva \u00abpollo stufato\u00bb, \u00abpecora ripiena di riso\u00bb e \u00absottosopra di pollo\u00bb [<em>maqluba<\/em>, piatto tipico mediorientale, NdT], era esposta un&#8217;immagine dell&#8217;Ultima Cena di Cristo con i suoi discepoli, e un lumino splendeva davanti a un&#8217;icona della Vergine col Bambino. Sempre a Baghdad abbiamo tenuto una conferenza pubblica alla quale hanno partecipato quasi trecento persone, di cui il 70% erano musulmani. Essi chiedevano ai cristiani di rimanere. Un giovane ha detto: \u00abPerch\u00e9 discutere se i cristiani devono restare o andarsene? Erano qui prima che arrivassimo noi musulmani!\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un segno di speranza che il cristianesimo sia talvolta riconosciuto dai musulmani come una religione di pace. Alcuni soldati che andavano alla ricerca di armi a Baghdad sono entrati da una famiglia cristiana, ma non appena hanno visto il presepio, hanno detto: \u00abVoi siete Ges\u00f9. Non ci sono armi qui\u00bb, e sono usciti immediatamente. Sembra che siano stati soprattutto i cristiani ad accogliere gli yazidi e a collaborare con loro. I cristiani hanno qualcosa di essenziale da offrire affinch\u00e9 la societ\u00e0 irachena trovi una nuova unit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci hanno detto che quest&#8217;anno molti musulmani hanno acquistato alberi di Natale. In parte ci\u00f2 pu\u00f2 essere dovuto all&#8217;influsso medi\u00e1tico del mondo occidentale, con la sua immagine del Natale. Ma per molti musulmani, soprattutto per gli sciiti, si trattava di una forma di devo\u00adzione comune: musulmani e cristiani si mettono in piedi insieme davanti all&#8217;albero per esprimere un desiderio, onorando il profeta Ges\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La speranza fa capolino attraverso la semplice decisione di alzarsi ogni mattina e fare ci\u00f2 che si deve fare in quel giorno. Uno dei nostri fratelli, Nouiran, ha detto: \u00abLa speranza vuol dire che vivo ora, qualunque cosa possa accadere domani\u00bb. La speranza traspare nell&#8217;impe\u00adgno cristiano di continuare a prendersi cura degli altri, anche quando il nostro futuro \u00e8 incerto. In una clinica di un misero campo profughi abbiamo incontrato una donna che \u00e8 stata proprietaria di tre farmacie fino alla terribile notte in cui \u00e8 arrivato l&#8217;Isis. Ora lavora come volontaria, dispensando le poche medicine disponibili. Ha detto: \u00abHo perso tutto, ma ho imparato la gratitudine per quel poco che rimane. Ecco perch\u00e9 continuo a venire qui\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Baghdad ci ha particolarmente colpito la visita a due case. Le Suore di Madre Teresa gestiscono una casa per bambini di tutte le fedi, abbandonati perch\u00e9 disabili. Come dimenticare il viso dolce e intelligente di Nora, nata senza braccia n\u00e9 gambe, che d\u00e0 da mangiare ai bambini pi\u00f9 piccoli con un cucchiaio tenuto tra i denti? Nell&#8217;altro istituto, due vergini consacrate accolgono 60 donne anziane senza casa, di tutte le fedi. Con loro abbiamo riso e pregato. La gioia in questi luoghi rappresenta la speranza di un mondo nuovo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo visitato due centri per i rifugiati, costruiti dai frati e denominati \u00abLa Vite\u00bb e \u00abSperanza\u00bb. I nostri fratelli Najeeb e Sarmad ci hanno spiegato che \u00e8 importante che ogni famiglia abbia una casa con una finestra e una porta. C&#8217;\u00e8 bisogno di poter guardare fuori, ma la dignit\u00e0 umana richiede anche uno spazio per la privacy. Qui i rifugiati stessi sono coinvolti nella costruzione di caravan e altri alloggi di emergenza, un impiego che assicura loro un certo reddito, ma soprattutto dignit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La memoria sostiene la speranza. Si pu\u00f2 a stento immaginare quanta speranza abbia dato alle persone che soggiornano in uno di questi campi uno squillo di telefono alla vigilia di Natale. Era papa Francesco che chiamava i rifugiati per dire loro che non erano dimenticati. Ricordiamoli anche noi, dunque, per essere segni del nostro Dio che non dimentica mai nessuno: \u00abSi dimentica forse una donna del suo bambino, cos\u00ec da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticher\u00f2 mai. Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani, le tue mura sono sempre davanti a me\u00bb (Is 49,15-16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La memoria del passato pu\u00f2 essere un segno di speranza nel futuro. La situazione non rester\u00e0 necessariamente uguale a come \u00e8 oggi. Il nostro fratello Najeeb \u00e8 riuscito a prendere i documenti degli archivi del Vicariato, antichi di secoli, sotto il naso dell\u2019Isis e a portarli in esilio, mantenendo viva la memoria del passato. Quei documenti aiutano a ricordare che in passato siamo sopravvissuti ad altre crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00f9 affascinante segno di speranza \u00e8 l&#8217;impegno nell&#8217;educazione. Se l\u2019Isis verr\u00e0 sconfitto solo militarmente, rinascer\u00e0 in un&#8217;altra forma. Il vero nemico \u00e8 il fondamentalismo cieco che alimenta la sua violenza. Nel 2012 il padre domenicano Yousif Tomas Mirkis, ora arcivescovo di Kirkuk, ha fondato l&#8217;Accademia di Scienze Umane di Baghdad. All&#8217;ateneo sono iscritti 500 studenti, per lo pi\u00f9 musulmani. Studiano filosofia, sociologia, antropologia, oltre che inglese e francese, fino a conseguire il titolo certificato dalla Domuni, la nostra universit\u00e0 via internet.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 forse follia frequentare lezioni su Wittgenstein mentre l\u2019Isis ista sta decapitando esseri umani? Eppure, in questa violenta tempesta la Chiesa deve aggrapparsi alla sua fede nella ragione. Il logo dell&#8217;Accademia \u00e8 lo scudo domenicano, con una matita al centro, che sostiene un grande punto interrogativo. Monsignor Mirkis ci ha detto: \u00abAbbiamo bisogno di luoghi dove le persone possano respirare l&#8217;ossigeno del dibattito\u00bb. La Chiesa mantiene viva la fede nella ragione mentre molti altri guardano solo alla forza. L&#8217;intelligenza pu\u00f2 sfondare i muri del pregiudizio e della stupidit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra rivista \u00abPens\u00e9e Chr\u00e9tienne\u00bb, a cura di padre Philippe, \u00e8 acquistata anche da molti musulmani che vogliono pensare e dialogare con noi. Non ha lo scopo di diffondere idee cristiane, ma di contribuire, con la tradizione cristiana della riflessione, ad aprire uno spazio di dialogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ottocento anni fa, nell&#8217;antica Baghdad, i sapienti cristiani, musulmani ed ebrei studiavano insieme. L&#8217;impegno di padre Amir Jaje nel dialogo con gli studiosi sciiti nel sud dell&#8217;Iraq, a Najef, \u00e8 una testimonianza di speranza. Uno di noi ha partecipato a un summit dei leader cristiani e musulmani a Roma nel mese di dicembre, in cui molti sciiti hanno parlato dell&#8217;operato di padre Amir con affetto e rispetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad Ankawa, nel nord, abbiamo visitato il Babel College, dove insegnano molti nostri frati e suore. Due delle nostre sorelle hanno conseguito il dottorato in Sacra Scrittura, rispettivamente a Oxford e a Notre Dame. Che magnifica e lungimirante espressione di speranza formare studiosi in circostanze cos\u00ec terribili! Tre professori di questo collegio cristiano sono musulmani. Ci sono 120 laici iscritti al corso per i laici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la bellezza rende visibile la speranza di fronte alla bruttezza della violenza. A Baghdad la visita alla chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso ci ha profondamente commossi. Il 31 ottobre 2010, quarantasette laici e due sacerdoti furono massacrati, insieme con i cinque kamikaze che si fecero esplodere dopo essere entrati in chiesa durante la celebrazione eucaristica. In quella chiesa abbiamo incontrato una donna che rimase ferita nel corso dell&#8217;attacco, perdendo il bambino che aveva nel grembo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nuova chiesa, splendidamente ricostruita con preziosi intarsi di legno e con i nomi dei morti scolpiti sulle pareti, \u00e8 un segno della vittoria della risurrezione, quando il legno morto e sterile della croce fiorisce come far\u00e0 in Iraq. Noi crediamo che il sangue dei martiri sar\u00e0 fecondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, nei campi, ci sono molti bambini le cui risate giocose ci hanno donato speranza. Abbiamo visitato due ospedali a Baghdad, fondati e gestiti dalle suore domenicane della Presentazione e di Santa Caterina, ognuno dei quali ha un reparto maternit\u00e0. Qui nascono i futuri cittadini dell&#8217;Iraq, musulmani e cristiani fianco a fianco. Una suora che fa la levatrice \u00e8 stata definita in nostra presenza \u00abla madre dell&#8217;Iraq\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando abbiamo visitato i campi nel nord, i bambini si accalcavano per incontrare questi stranieri con l&#8217;abito bianco. Sono stati trascinati fuori dalle loro case, hanno dovuto fuggire per salvarsi la vita, e ora vivono miseramente, ma dimostrano una spontaneit\u00e0 fiduciosa che non \u00e8 sempre altrettanto evidente nei bambini occidentali. Poco prima della comunione nel rito caldeo cattolico, due bambini sono venuti all&#8217;altare per ricevere il segno della pace dal sacerdote e trasmetterlo alla congregazione. Forse questi ragazzini sono i messaggeri di speranza del futuro, anche se ora non possiamo immaginare quale forma assumer\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Che cosa possiamo fare in Occidente?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 una domanda che abbiamo posto spesso ai nostri fratelli e sorelle. E una risposta frequente era: \u00abDire alla gente la verit\u00e0 su ci\u00f2 che sta accadendo qui\u00bb. \u00c8 il nostro motto: Veritas. La verit\u00e0 \u00e8 che questa \u00e8 una enorme catastrofe umanitaria, che sta schiacciando milioni di vite. La verit\u00e0 \u00e8 che questo disastro \u00e8 stato in gran parte provocato dal confuso intervento che l&#8217;Occidente ha attuato nella regione, perseguendo principalmente i propri interessi. La verit\u00e0 \u00e8 che il conflitto con l&#8217;Isis \u00e8 sintomatico di una crisi che affligge l&#8217;intera umanit\u00e0 all&#8217;inizio del XXI secolo, e che vede le culture tradizionali confrontarsi con la modernit\u00e0. La verit\u00e0 \u00e8 che la violenza dell&#8217;Isis \u00e8 in parte un aspro frutto della violenza di un sistema economico globale che sta creando sempre maggiori disuguaglianze tra le nazioni e all&#8217;interno delle nazioni. Dobbiamo informare i nostri politici, invitarli a visitare l&#8217;Iraq e a lavorare per trovare una soluzione a questa catastrofe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">______________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Brian J. Pierce,<\/strong> padre domenicano della Provincia di S. Martin de Porres (Usa), ha operato in Honduras e in Per\u00f9, quindi a Roma in qualit\u00e0 di Promotore delle monache domenicane. Attualmente svolge il suo ministero in Texas.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Timothy Radcliffe,<\/strong> padre domenicano, gi\u00e0 Maestro generale dell&#8217;Ordine, predica e insegna in numerosi Paesi. Risiede a Oxford, dove dirige il Las Casas Institute of Blackfriars, un istituto di studi su giustizia sociale e diritti umani. Recentemente \u00e8 stato nominato da papa Francesco consultore del Pontif\u00eccio Consiglio per la Giustizia e la Pace.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vita e Pensiero n.5 settembre-ottobre 2015 Il racconto drammatico della visita fra le comunit\u00e0 di Baghdad e di Erbil. La testimonianza della violenza dell&#8217;lsis, i tradimenti degli ex amici e vicini, la voglia di emigrare e una richiesta: dire la verit\u00e0 di ci\u00f2 che sta accadendo. \u00a0Brian Pierce e Timothy Radcliffe (Traduzione di Mario Mansuelli)<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/alla-ricerca-della-speranza-tra-i-cristiani-iracheni\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":27773,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,33],"tags":[380,2399],"class_list":["post-27772","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-chiesa","category-cristiani-nell-islam","tag-cristiani-nellislam","tag-iraq","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Alla ricerca della speranza tra \u00ec cristiani iracheni - 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