{"id":2728,"date":"2009-03-04T13:53:26","date_gmt":"2009-03-04T12:53:26","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-03-23T16:58:38","modified_gmt":"2016-03-23T15:58:38","slug":"ai-confini-della-vita-n-eutanasia-n-accanimento-terapeutico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/ai-confini-della-vita-n-eutanasia-n-accanimento-terapeutico\/","title":{"rendered":"Ai confini della vita. N&eacute; eutanasia, n&eacute; accanimento terapeutico"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-32174 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/03\/eutasia.jpg\" alt=\"eutasia\" width=\"240\" height=\"160\" \/>Pisa, 26 maggio 2006<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Trascrizione dell\u2019incontro pubblico a cura del <span style=\"text-decoration: underline;\">Centro Cattolico di Documentazione di Marina di Pisa<\/span>. <strong>Relatori: <\/strong>prof. <strong>Massimo Ermini<\/strong>, presidente del Movimento per la vita di Pisa; dott.sa <strong>Laura Guerrini<\/strong>, neonatologo, del comitato Scienza e vita di Pisa-Livorno.<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Prof<strong>.\u00a0MASSIMO ERMINI<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi presento come Presidente del Movimento per la Vita di Pisa, \u00e8 l\u2019unico titolo che mi \u00e8 rimasto, al quale tengo molto, peraltro e questo titolo gi\u00e0 dice che cosa io pensi della vita e della vita umana in particolare. Non posso credere che sia una mia opinione personale il modo di concepire la vita umana, cercher\u00f2 di dare una risposta in questi termini al quesito di fondo di stasera che \u00e8 quello che riguarda il futuro dell\u2019uomo rapportato alla bioetica che, come immagino ben sappiate, \u00e8 una branca della filosofia morale, quindi \u00e8 una disciplina che studia il comportamento umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come dice la definizione, studia il comportamento umano nella scienza della vita, che \u00e8 la biologia, e nella cura della salute, cio\u00e8 i due aspetti della biomedicina, quello della ricerca e quello dell\u2019assistenza. Valutando questo comportamento sulla base dei principi e dei valori morali, e non specifica, ovviamente, la definizione, quali sono i principi e i valori morali cui si riferisce questa valutazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti oggi si parla di pluralismo bioetico, come del resto di pluralismo etico, \u00e8 chiaro che in rapporto alla scelta dei principi e dei valori di riferimento varia il giudizio sul comportamento umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qual\u2019\u00e8 il futuro dell\u2019uomo. Non \u00e8 facile fare previsioni ma se dobbiamo pronosticarlo sulla base della situazione presente dovremmo dire, senza alcun dubbio, che si tratta di un futuro oscuro quanto meno. Se dobbiamo valutare questa situazione alla luce della situazione attuale, io credo che una risposta si possa trovare in un\u2019immagine realistica e esauriente tratta da un libro di Konrad Lorenz, celebre etologo austriaco, premio Nobel nel 1973 per i suoi studi sugli animali, che dichiar\u00f2 di aver capito l\u2019uomo proprio attraverso gli animali. Nel suo libro Gli otto peccati capitali della nostra civilt\u00e0 pubblicato proprio nell\u2019anno del Nobel, coglie due aspetti della nostra cosiddetta civilt\u00e0: l\u2019affievolimento dei sentimenti e il rifiuto della riflessione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lorenz arriva a dire che questi sono segni di involuzione genetica della specie umana, tanto sono diffusi ed evidenti; due aspetti che colgono due componenti proprie della specie umana che sono la coscienza, che \u00e8 la sede dei sentimenti, e l\u2019intelligenza, la capacit\u00e0 razionale che dovrebbe basarsi sulla riflessione per tirar fuori delle conclusioni attendibili. Ecco perch\u00e9 Lorenz arriva a dire che forse siamo in una fase di involuzione, di decadimento etico della specie umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il futuro dell\u2019uomo, dicevo prima, \u00e8 oscuro, perch\u00e9 l\u2019uomo e non \u00e8 un gioco di parole, \u00e8 caduto nelle mani dell\u2019uomo. Che cosa voglio dire con questa frase apparentemente insignificante? Che siamo di fronte alla relativizzazione dei valori; anche Benedetto XVI oggi a Varsavia ha parlato in questi termini, naturalmente con molta pi\u00f9 autorevolezza di quanto possa dire io. Si tratta di relativizzare tutti i valori e quindi di rinnegare i valori assoluti, quelli che hanno da sempre guidato la convivenza umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita \u00e8 certamente un valore assoluto, cio\u00e8 un valore che non pu\u00f2 essere discriminato sotto nessun aspetto, tanto meno discriminato sulla base della qualit\u00e0 della vita della quale oggi si parla tanto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente l\u2019aspirazione ad avere una vita migliore fa parte di un desiderio istintivo e quindi condivisibile, salvo il tentativo, oggi molto insistente, di trasformare il desiderio in diritto cio\u00e8 il diritto ad una qualit\u00e0 della vita migliore di quella di cui si gode. Tutto questo sarebbe possibile una volta che fosse garantita a tutti gli uomini di tutte le parti del pianeta Terra la possibilit\u00e0 di avere una vita quantomeno decorosa, decente, adeguata alla dignit\u00e0 dell\u2019uomo, soltanto in questa condizione utopistica si potrebbe pensare di migliorare la qualit\u00e0 della vita, ma non prima di aver garantito a tutti una vita decorosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il valore vita \u00e8 di fatto relativizzato, non \u00e8 pi\u00f9 considerato un valore assoluto e quindi soggetto a discriminazione sulla base della qualit\u00e0 della vita che viene giudicata sulla base di parametri che non sono quelli del soggetto interessato, ma diversi, generalizzabili e quindi la vita, cos\u00ec svalutata nel suo\u00a0 reale significato, viene manipolata a discrezione degli operatori sanitari in particolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pensate all\u2019aborto, alla fecondazione artificiale con la produzione di embrioni in provetta, alle manipolazioni a piacimento della vita umana e soprattutto dei soggetti pi\u00f9 deboli e indifesi che doppiamente non si possono ribellare al tentativo di manipolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non voglio insistere troppo su questi aspetti ma se voi pensate quanta gente preferisce non sapere pur di godere della libert\u00e0 di azione \u00e8 il caso appunto dell\u2019embrione umano che \u00e8 diventato, ormai da trent\u2019anni, il protagonista, uno dei protagonisti della bioetica; si discute ancora se l\u2019embrione sia o non sia un essere vivente della specie umana rinnegando una verit\u00e0 che \u00e8 biologica, non ideologica, opinabile, su cui si possa discutere, \u00e8 sicuramente un essere umano e come tale andrebbe rispettato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si pensa che in Italia si praticano circa 250-280.000 aborti legali cosiddetti, all\u2019anno, si capisce quale sia la relativizzazione della vita; la vita dell\u2019embrione non meno della vita di un adulto, se la vita \u00e8 considerata un valore assoluto, senza discriminazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un punto di vista bioetico, varia il giudizio a seconda dei valori e dei principi che si prendono come riferimento nella valutazione morale dei comportamenti umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella definizione di bioetica si parla di principi e valori che non sono la stessa cosa perch\u00e9 si pu\u00f2 riconoscere il valore di una data entit\u00e0 ma non applicarla come principio, cio\u00e8, i principi sono la traduzione in termini comparativi dei valori che sono riconosciuti. Si pu\u00f2 riconoscere un valore ma non applicarlo come principio di giudizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si parla di pluralismo etico che \u00e8 un po\u2019 lo specchio della libert\u00e0 di opinione e c\u2019\u00e8 chi lo difende perch\u00e9 si mette in discussione anche una verit\u00e0 che dovrebbe essere indiscutibile; se si prende come principio di riferimento l\u2019economia, come accade tipicamente negli Stati Uniti, cio\u00e8, si pu\u00f2 fare quello che conviene fare da un punto di vista economico. Capite bene che la qualit\u00e0 della vita diventa un elemento fondamentale perch\u00e9, ad es., sempre negli Stati Uniti, hanno concepito una formula aritmetica per misurare la qualit\u00e0 della vita: quando questa formula d\u00e0 un risultato che si pone al di sotto di un certo limite, allora, non solo \u00e8 consentito, ma si consiglia di \u201cstaccare la spina\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad un soggetto che sta vivendo o sopravvive attraverso la terapia medica si sospende il trattamento quando si capisce che mantenere in vita questo individuo, con poche possibilit\u00e0 di recupero, o possibilit\u00e0 nulle con coma irreversibile, \u00e8 una perdita di risorse economiche che non merita di essere ratificata, conviene \u201cstaccare la spina\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altro principio che viene adottato \u00e8 quello della libert\u00e0 come principio di riferimento. Con questo principio si pu\u00f2 fare quello che si vuole senza nessun limite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro principio di una bioetica molto in voga \u00e8 la bioetica cosiddetta scientistica, cio\u00e8, laddove il principio di riferimento \u00e8 la stessa scienza; che la scienza sia un valore nessuno lo discute, \u00e8 ci\u00f2 che viene prodotto dalla capacit\u00e0 intellettiva che \u00e8 propria ed esclusiva dell\u2019uomo, ma non \u00e8 un valore che pu\u00f2 essere assunto come principio di riferimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che la scienza pu\u00f2 fare non vuol dire che sia sempre lecito, legittimo da un punto di vista morale e prendere la scienza come principio di riferimento, vuol dire di fatto, consentire tutto ci\u00f2 che la scienza \u00e8 in grado di fare. Questo principio in Italia \u00e8 stato promulgato e ribadito dal cosiddetto Manifesto di Bioetica laica del 1996 uscito proprio dieci anni fa sul Sole 24 Ore, sottoscritto da quattro soggetti uno\u00a0 dei quali \u00e8 stato anche a Pisa, un filosofo laico ovviamente, dove si assume la scienza come valore di riferimento e si sostiene la necessit\u00e0 di dissociare dalla bioetica la religione con particolare riguardo alla religione cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 un difetto di carattere razionale dei firmatari del Manifesto, perch\u00e9 si pu\u00f2 essere religiosi o meno, avere una fede o non averla, \u00e8 questa la distinzione, la religione \u00e8 un\u2019etica di origine soprannaturale che non pu\u00f2 essere dissociata da un\u2019altra etica, perch\u00e9 \u00e8 un\u2019etica di per s\u00e9, di origine superiore, pi\u00f9 impegnativa di quanto non sia un\u2019etica costruita filosoficamente da questo o quel personaggio anche autorevole, e quindi \u00e8 un modo di pensare criticabile sul piano razionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi sono gli aspetti pi\u00f9 evidenti del pluralismo bioetica, il quale comprende anche una bioetica che assume la natura come principio di riferimento e quella di ispirazione cattolica che assume la persona come tale, cio\u00e8 \u00e8 lecito moralmente fare tutto ci\u00f2 che \u00e8 bene per la persona e, ovviamente il contrario, non \u00e8 lecito ci\u00f2 che la danneggia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se le cose stanno in questo modo non credo ci sia discussione, questi sono dati di fatto; io ho sempre censurato il pluralismo bioetica perch\u00e9 i problemi esistenziali dell\u2019essere umano sono sempre gli stessi da che esiste l\u2019uomo e il pluralismo non si adatta ad una situazione che \u00e8 una costante del genere umano, quindi bisognerebbe arrivare ad una regolamentazione etica che sia una e utile per risolvere i problemi esistenziali. Non \u00e8 possibile risolverli attraverso questa ipotetica libert\u00e0 di opinione perch\u00e9 non tutte le verit\u00e0 possono essere oggetto di opinione, vanno accettate per quelle che sono una volta raggiunte anche razionalmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E allora si pone il problema di un cambiamento di rotta, di una inversione della rotta per recuperare ci\u00f2 che \u00e8 recuperabile della dignit\u00e0 umana e della capacit\u00e0, da una parte di riflessione e dall\u2019altra recuperare anche la sentimentalit\u00e0, chiamiamola cos\u00ec, la carica sentimentale che \u00e8 la parte pi\u00f9 autentica dell\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019identit\u00e0 di ciascuna persona \u00e8 basata non sulla sua capacit\u00e0 intellettiva ma sul contenuto della sua coscienza, cio\u00e8 la parte sentimentale, quella stabilita dalla legge naturale e diversificata tra le diverse specie e anche nel genere umano tra individui e individui. Non vedo come sia possibile attuare questo recupero, c\u2019\u00e8 da augurarsi che nasca qualche personaggio importante, autorevole, che riesca in qualche modo a smuovere le coscienze e a ricompattare la convivenza umana che \u00e8 diventata quanto mai aleatoria in questo periodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si potr\u00e0 dire che ho una visione pessimistica delle cose; non credo che sia cos\u00ec, certamente bisogner\u00e0 da una parte, se possibile, aderire alla legge naturale che si pu\u00f2 conoscere abbastanza facilmente osservando il mondo che ci circonda, qualche volta \u00e8 utile osservare anche gli animali dai quali si possono prendere gli spunti educativi per gli uomini, e dall\u2019altra vedere di favorire la tanto predicata solidariet\u00e0 umana e, non dico sopprimere, ma ridurre il pi\u00f9 possibile quella che invece oggi viene esaltata: la competizione che mette l\u2019uno contro l\u2019altro pur\u00a0 di avere un vantaggio di ordine materiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo che questo sia un compito che ciascuno di noi dovrebbe assumere in rapporto alla propria posizione sociale, al suo mestiere, alla sua capacit\u00e0 di interpretare le cose del mondo, alla sua esperienza. Ciascuno dovrebbe impegnarsi a ridurre la competitivit\u00e0 in favore della solidariet\u00e0, di cui tanto si parla, ma che \u00e8 ancora molto lontana dall\u2019essere attuata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LAURA GUERRINI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema di questo incontro \u00e8 veramente molto vasto per cui ho dovuto fare delle scelte e su alcuni aspetti sar\u00f2 costretta ad essere molto rapida: spero che questo mi permetta comunque di raggiungere il fine del mio intervento. Dopo avere ascoltato una recente trasmissione televisiva, ho ritenuto opportuno\u00a0 assumermi come primo grande impegno quello di fare chiarezza sui termini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La trasmissione alla quale faccio riferimento \u00e8\u201cL\u2019antipatico\u201d andata in onda il 12 aprile su Rete 4 e veniva presentata come una trasmissione dove si sarebbe parlato di eutanasia, in realt\u00e0 il titolo della puntata era \u201cIl diritto al suicidio\u201d e gi\u00e0 questo cominciava a complicare le cose. In studio era presente il dott. Viale, medico dell\u2019associazione Exit, che opera attivamente in Svizzera praticando il suicidio assistito e che sta lavorando anche in Italia per ottenere delle normative che autorizzino queste pratiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dott. Viale sosteneva che il suicidio assistito era un atto medico e pertanto un medico doveva assumersene la responsabilit\u00e0: \u00ab<em>Noi abbiamo giurato di assistere i nostri pazienti in tutte le circostanze, io faccio il ginecologo, io faccio nascere e sarei disponibile\u2026<\/em>\u00bb la frase poi \u00e8 rimasta in sospeso ma era facilmente intuibile dove volesse andare a finire. Altre frasi pronunciate sono state: \u00ab<em>I miei pazienti sanno che non li abbandono neppure nel momento della morte<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Alcune persone ritengono che la propria vita sia finita, non hanno pi\u00f9 stimoli, hanno malattie incurabili, hanno sofferenze atroci e io stante le conoscenze attuali della medicina non sono pi\u00f9 in grado di aiutarli positivamente e se loro mi chiedono di poterle aiutare a morire in pace ritengo sia mio dovere aiutarle a morire<\/em>\u00bb. \u00ab<em>Speriamo di arrivare anche in Italia alla Carta di Autodeterminazione<\/em>\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giornalista a questo punto domanda: \u00abMa non avete giurato di aiutare i pazienti a migliorare le loro condizioni di vita?\u00bb e il dott. Viale risponde che in medicina esistono due branche: una che si occupa di prolungare la vita e un&#8217;altra che si occupa delle decisioni di fine vita, decisioni che sono all\u2019ordine del giorno e che il dott. Viale classifica in tre gruppi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. sospendere i trattamenti che mantengono in vita;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. aumentare la dose dei farmaci per effettuare la terapia del dolore;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3. aiutare attivamente a morire il paziente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Colpito da queste parole il giornalista chiede se nel nostro paese l\u2019eutanasia venga praticata o meno e il dott. Viale risponde di si quando si aumentano le dosi dei farmaci al fine di ridurre il dolore, quando si sospende una terapia, quando mandiamo a casa un malato sapendo che cos\u00ec avr\u00e0 una minore aspettativa di vita. E dopo questo butta l\u00ec una frase che si riferisce al documento recentemente approvato da dieci societ\u00e0 scientifiche, documento che purtroppo nasce proprio dalla nostra regione, e che riguarda le raccomandazioni sulle cure perinatali ai bambini che nascono ad et\u00e0 gestazionali molto basse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ho spento il televisore mi sono messa a riflettere sul come, una persona che avesse assistito a quella trasmissione con tutte le migliori intenzioni per cercare di capire di cosa si tratta quando si parla di eutanasia, potesse districarsi in quel mare di informazioni confuse e confusamente riunite: eutanasia, eutanasia eugenetica, testamento biologico, accanimento terapeutico, cure palliative\u2026 tutti questi temi erano venuti fuori senza spigarne il reale significato.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<p>Allora la prima cosa da fare, a mio avviso, \u00e8 cercare di combattere quella che viene denominata l\u2019\u201dantilingua\u201d, cio\u00e8 la tendenza a riunire argomenti anche contrastanti per creare una confusione mentale che impedisce di capire di cosa stiamo parlando e impedisce quindi di esprimere un giudizio consapevole.<\/p>\n<p>Cercher\u00f2 di dare dei flash sui alcuni di questi temi.<\/p>\n<p>Come prima cosa vorrei mettere in disparte il tema dell\u2019<strong>eutanasia eugenetica<\/strong>, non perch\u00e9 non sia importante, tutt\u2019altro, ma perch\u00e9, come sostiene il prof. D\u2019Agostino, quando si parla di soppressione di neonati handicappati ci si confronta su come la societ\u00e0 intende affrontare il tema dell\u2019handicap, non solo nell\u2019et\u00e0 neonatale ma anche in quelle successive ed allora capite bene che dovremo dedicare una serata intera sua questo argomento.<\/p>\n<p>Cos\u2019\u00e8 l\u2019<strong>eutanasia?<\/strong><\/p>\n<p>Per non essere accusata di faziosit\u00e0 sono andata a cercare la definizione che ne danno i medici che la praticano e ho trovato due articoli di medici olandesi, articoli che anche se non sono recenti, esprimono molto bene il concetto che ci interessa: <em>\u201cBisogna parlare di eutanasia se un medico pone fine alla vita di un paziente terminale dietro sua richiesta\u201d<\/em>(1).<\/p>\n<p>In questo stesso articolo vengono riportati i casi dell\u2019ultimo anno in Olanda, dove si riferisce di 2300 casi di eutanasia di cui 400 erano di assistenza al suicidio e 1000 (40%) senza consenso. L\u2019autore scrivendo queste cose si rende conto di contraddire la sua stessa definizione di eutanasia, per cui sottolinea: <em>\u201cCi siano delle situazioni in cui tutte le funzioni vitali cominciano irreversibilmente a venire meno e manca un\u2019esplicita richiesta del paziente. Porre fine alla vita, in questi casi \u00e8 inevitabile in vista del dolore che accompagna il processo del morire e deve essere accettato come una normale pratica professionale\u201d<\/em>. Un altro autore (2) scrive che per parlare di eutanasia devono essere rispettate quattro condizioni:<\/p>\n<p>a) richiesta volontaria;<\/p>\n<p>b) sofferenze persistenti, insopportabili e irreversibili;<\/p>\n<p>c) consulto con un altro collega;<\/p>\n<p>d) presenza di cartelle cliniche complete.<\/p>\n<p>Nello stesso articolo viene subito dopo sottolineato come ci si trovi di fronte anche a <em>\u201csituazioni in cui il dolore non \u00e8 fisico, ma esistenziale\u201d <\/em>e questo giustifica l\u2019aver autorizzato il suicidio di una signora che ritiene di non poter sopportare il dolore del divorzio dal marito dopo la perdita di due figli, o di un anziano di 86 anni che pur essendo privo di malattie organiche ritiene, per\u00f2, che le limitazioni poste dall\u2019et\u00e0 non rendano pi\u00f9 la sua vita degna di essere vissuta.<\/p>\n<p>A questo punto credo possa essere presentata anche la definizione che dell\u2019eutanasia d\u00e0 la Dichiarazione della Sacra Dottrina della Fede, il documento <em>Iura et Bona<\/em> del 1980, che pur essendo datato, in realt\u00e0 \u00e8 di una attualit\u00e0 impressionante: \u00ab <em>azione o omissione che di natura sua o nelle intenzioni, procura la morte allo scopo di eliminare ogni dolore<\/em>\u00bb (3).<\/p>\n<p>Nel 2004 la <em>task force<\/em> etica delle cure palliative sottolinea come non si possa parlare di eutanasia di fronte alla astensione o alla sospensione di trattamenti che sono ormai futili e neppure di fronte alla sedazione terminale, e come invece, quando siamo di fronte alla uccisione di una persona senza il suo consenso o quando questa non possa darlo, dovremmo avere il coraggio di dire che stiamo commettendo un omicidio. A livello morale l\u2019eutanasia non pu\u00f2 che essere volontaria e attiva, che poi ci siano delle legislazioni che separano l\u2019attiva e la passiva, in questo momento non ci interessa pi\u00f9 di tanto.<\/p>\n<p>Leggermente diverso \u00e8 il <strong>suicidio assistito<\/strong> in quanto si tratta dell\u2019autosomministrazione di una sostanza letale da parte di un paziente terminale sotto controllo medico. Questo \u00e8 uno degli scopi dell\u2019associazione Exit.<\/p>\n<p>Il suicidio assistito viene presentato come una vittoria dell\u2019autonomia e della libert\u00e0 anche se ci si potrebbe domandare che senso abbia quella libert\u00e0 che, di fatto, elimina s\u00e9 stesso, quando il presupposto per essere liberi \u00e8 essere in vita. Dire che ciascuno \u00e8 libero di fare quello che vuole purch\u00e9 non dia noia agli altri andrebbe un po\u2019 confrontato con la constatazione che la nostra esistenza, e, quindi, anche la nostra scomparsa, non \u00e8 possibile che siano del tutto irrilevanti per la societ\u00e0 e, tanto meno, per chi ci circonda.<\/p>\n<p>Allora \u201cattenzione perch\u00e9 altrimenti il principio dell\u2019autonomia si trasforma nel primato dell\u2019indifferenza e dell\u2019isolamento dei soggetti nel momento delle scelte decisive, quelle scelte che ci coinvolgono come soggetti \u201cimbarcati\u201d nella comprensione della nostra condizione umana.\u201d (4)<\/p>\n<p>Il momento della morte \u00e8 uno dei momenti in cui ci dobbiamo confrontare con l\u2019idea che abbiamo della nostra condizione umana e quindi della nostra esistenza.<\/p>\n<p>Quando scorriamo i documenti di etica medica (5) vediamo che, fin da Ippocrate, c\u2019\u00e8 una condanna dell\u2019eutanasia e c\u2019\u00e8 un invito a rispettare assolutamente la vita umana, anche se in alcuni\u00a0 documenti pi\u00f9 recenti, in modo particolare nella Convenzione di Oviedo e nel Codice di deontologia medica del 1998, si possono intravedere delle \u201cpiccole crepe\u201d, espressioni potenzialmente pericolose, nel momento in cui si dice che i desideri dei pazienti devono essere tenuti in considerazione.<\/p>\n<p>Io le definisco piccole crepe, perch\u00e9, pur riconoscendone il valore nel senso di rispettare la persona che abbiamo di fronte, si prestano per portare avanti delle battaglie a favore di documenti tipo il \u201ctestamento di vita\u201d che, vedremo, possono essere estremamente pericolosi.<\/p>\n<p>\u00c8 molto bella l\u2019espressione che viene utilizzata nel documento \u201c<em>Iura et bona\u201d<\/em> in maniera cos\u00ec lapidaria ma difficilmente confutabile: <em>\u00abNiente e nessuno pu\u00f2 autorizzare l&#8217;uccisione di un essere umano innocente, feto o embrione che sia, bambino o adulto, vecchio, ammalato incurabile o agonizzante. Nessuno, inoltre, pu\u00f2 richiedere questo gesto omicida per se stesso o per un altro affidato alla sua responsabilit\u00e0, n\u00e9 pu\u00f2 acconsentirvi esplicitamente o implicitamente. Nessuna autorit\u00e0 pu\u00f2 legittimamente imporlo n\u00e9 permetterlo. Si tratta infatti di una offesa alla dignit\u00e0 della persona umana, di un crimine contro la vita, di un attentato contro l\u2019umanit\u00e0\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Ed ho trovato anche molto interessante l\u2019espressione, riferita all\u2019eutanasia, di \u201cvortice di una scelta di morte\u201d (6): \u201cUna volta che si sia accettato anche una sola volta, mossi da falsa compassione, di praticare l\u2019eutanasia in via eccezionale, essa si trasforma rapidamente in una passione mortale che AVVELENA IL CERVELLO ED IL CUORE DEL MEDICO.<\/p>\n<p>Diventa logicamente e tragicamente necessario pensare che il medico, come esperto, debba acquisire un potere discrezionale sulla vita e sulla morte delle persone&#8230;<\/p>\n<p>Il medico finir\u00e0 con il pensare che vi sono pazienti il cui desiderio di continuare a vivere \u00e8 irrazionale e capriccioso, poich\u00e9 reputa che la vita che essi hanno davanti sia biologicamente detestabile, un peso sociale intollerabile, uno sperpero economico&#8230;<\/p>\n<p>Il medico sentir\u00e0 come un dovere sociale l\u2019assumersi la responsabilit\u00e0 morale di porre fine a tali vite \u201cinutili\u201d e gravose<\/p>\n<p>Altro aspetto \u00e8 quello dell\u2019<strong>accanimento terapeutico<\/strong>.<\/p>\n<p>Si parla di accanimento terapeutico quando siamo di fronte a delle terapie iniziate e proseguite ben sapendo che non saranno di alcun beneficio per il paziente. \u00c8 chiaro che di fronte ai progressi della medicina dobbiamo interrogarci se il massimo impegno terapeutico equivale sempre al miglior bene del paziente.<\/p>\n<p>Sicuramente non \u00e8 giusto fare sempre tutto ci\u00f2 che \u00e8 possibile fare, ma resta difficile stabilire dei limiti; un modo per aiutarci a capire quali siano questi limiti, \u00e8 cominciare a separare nella valutazione della scelta terapeutica, la parte del medico e quella del paziente, distinguendo cio\u00e8, il giudizio di proporzionalit\u00e0-sproporzionalit\u00e0, dal giudizio di ordinariet\u00e0-straordinariet\u00e0.<\/p>\n<p>Cosa voglio dire con questo? il medico dovrebbe offrire un piano terapeutico che risponde ad un criterio di proporzionalit\u00e0 (<em><span style=\"text-decoration: underline;\">adeguato<\/span><\/em>, cio\u00e8 nella data situazione clinica, al raggiungimento di un determinato obiettivo di salute o di sostegno vitale)<\/p>\n<p>che dovr\u00e0 essere confrontato col giudizio che il paziente pu\u00f2 dare di quello che gli viene proposto. Un giudizio che pu\u00f2 essere diverso da persona a persona e che, la stessa persona, potrebbe valutare\u00a0 in maniera diversa nei vari periodi della sua vita. Ed \u00e8 solo il paziente che pu\u00f2 dire se quello che gli viene proposto \u00e8 qualche cosa di ordinario o di straordinario in base a dei criteri che possono essere legati all\u2019impegno personale, ad esempio, ad essere obbligato a stare lontano dalla famiglia per provare una pratica terapeutica innovativa, o dal fatto che certe terapie proposte potrebbero contrastare con i suoi principi etici che sono ritenuti pi\u00f9 importanti.<\/p>\n<p>Come valutazione morale \u00e8 chiaro che un mezzo per essere eticamente lecito deve essere proporzionato, perch\u00e8 \u00e8 immorale proporre un mezzo terapeutico che si sa gi\u00e0 non avere alcuna prospettiva; dal punto di vista del paziente si ritiene allora che sia adeguato e moralmente obbligatorio accettare i mezzi ordinari, sar\u00e0 invece facoltativo accettare quelli straordinari.<\/p>\n<p>Tutto questo presuppone un accompagnamento del paziente al momento della scelta, una corretta informazione e un corretto sostegno. Anche in questo caso i documenti di etica (7) richiamano assolutamente all\u2019obbligo per un medico di astenersi dall\u2019accanimento terapeutico e di astenersi da trattamenti che procurano solamente \u00ab<em>un prolungamento precario e penoso della vita<\/em>\u00bb<em>.<\/em><\/p>\n<p>Le <strong>cure palliative<\/strong> sono un altro aspetto molto importante nel discorso che stiamo facendo. L\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 mette l\u2019accento sull\u2019importanza dell\u2019identificazione, della valutazione e del trattamento del dolore.<\/p>\n<p>In maniera molto schematica si pu\u00f2 dire che le cure palliative hanno come obbiettivo il sollievo del dolore associato ad una assistenza psicologica e spirituale che non \u00e8 limitata al paziente ma coinvolge tutta la famiglia e che dovrebbe continuare anche dopo il lutto. L\u2019obbiettivo \u00e8 quello di migliorare la qualit\u00e0 della vita intesa non nei termini selettivi dei quali parlava il prof. Ermini, ma nel permettere alla persona di vivere nel miglior modo possibile quello che gli rimane da vivere.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che, in quest\u2019ottica, \u00e8 fondamentale l\u2019uso degli analgesici proprio perch\u00e9 il sollievo dal dolore \u00e8 un diritto del paziente, \u00e8 un dovere per il medico ed \u00e8 un elemento fondamentale perch\u00e9 una persona possa raggiungere, in quel contesto, una qualit\u00e0 di vita che gli consenta di morire in maniera serena. Spesso, e anche nella trasmissione di cui parlavo all\u2019inizio veniva fatto questo errore, si dice che la terapia del dolore sia una forma di eutanasia, questo provoca una\u00a0 confusione assolutamente inammissibile.<\/p>\n<p>Occorre distinguere nettamente due aspetti: l\u2019intenzione, che d\u00e0 valore morale ad un\u2019azione che viene fatta, la procedura e i risultati che ci si aspetta.<\/p>\n<p>Nella terapia del dolore l\u2019intenzione \u00e8 quella di sollevare da una sofferenza, nell\u2019eutanasia si intende uccidere il paziente, di conseguenza l\u2019uso dei farmaci avverr\u00e0, nel primo caso, in maniera progressiva fino ad arrivare alla dose minima sufficiente per raggiungere l\u2019obbiettivo, nel secondo caso si andr\u00e0 a somministrare il farmaco nella dose letale. Di conseguenza si dir\u00e0 che la terapia del dolore ha avuto un risultato soddisfacente se siamo riusciti a sollevare la persona dai disturbi legati al sintomo stesso, ben diversa sar\u00e0 la valutazione dell\u2019eutanasia che dovrebbe portare alla morte immediata del paziente.<\/p>\n<p>Schematizzato cos\u00ec credo che sia impossibile affermare che la terapia del dolore sia una forma di eutanasia.<\/p>\n<p>Due parole sui <strong>testamenti di vita<\/strong> (<em>Living will<\/em>), direttive anticipate, carte di autodeterminazione. Vengono denominate in vario modo, ma in realt\u00e0 non sarebbero tutte la stessa cosa, anche se ormai, nell\u2019uso comune, si tenda ad utilizzarle in maniera intercambiabile. Hanno alcuni elementi positivi e in modo particolare permettono che vengano rispettati, soprattutto, dei valori personali, cose importanti a cui una persona tiene. Presentano, per\u00f2, degli aspetti molto problematici.<\/p>\n<p>Il testamento biologico che si trova nel sito dell\u2019associazione <em>Exit<\/em> si propone di salvaguardare la dignit\u00e0 della persona. In quale modo?<\/p>\n<p>Si legge: \u00ab<em>nel caso in cui io sia affetto da una malattia allo stadio terminale o da una malattia o lesione traumatica invalidante o da una malattia che richieda l\u2019uso di macchine o altri sistemi non voglio pi\u00f9 essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Entrando un po\u2019 pi\u00f9 nello specifico ci si estende anche al rifiuto di essere sottoposti all\u2019idratazione e all\u2019alimentazione artificiale e a qualsiasi trattamento terapeutico attivo (antibiotici, trasfusioni, rianimazione cardiopolmonare, emodialisi), qualsiasi forma di rianimazione e di continuazione dell\u2019esistenza dipendente da macchine.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 su questo si potrebbe parlare a lungo, ma vale la pena arrivare fino alla fine del documento e leggere quella che viene presentata come \u201cdisposizione particolare\u201d: \u00abnel <em>caso in cui anche la sospensione di ogni trattamento terapeutico non determini la mia morte, chiedo che mi venga praticato il trattamento eutanasico<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Questa disposizione, a mio parere, d\u00e0 una luce diversa a tutto il documento, e anche se si dice che si vuole salvaguardare la dignit\u00e0 della persona, in realt\u00e0 si sta cercando un modo con il quale se io decido che voglio morire posso ottenere che altri mi facciano morire.<\/p>\n<p>Gli aspetti pi\u00f9 problematici sono molti:<\/p>\n<p>&#8211; Definizione di \u201cMalattia terminale\u201d<\/p>\n<p>&#8211; Definizione mezzi straordinari\/ordinari<\/p>\n<p>&#8211; Definizione sostegno vitale<\/p>\n<p>&#8211; Tutore<\/p>\n<p>&#8211; Validit\u00e0 etica e giuridica di una volont\u00e0 espressa al di fuori della situazione clinica<\/p>\n<p>&#8211; Mancanza di adeguata cultura medica<\/p>\n<p>&#8211; Conseguenze sull\u2019autonomia della coscienza del medico<\/p>\n<p>Mi soffermer\u00f2 solamente sul concetto di malattia terminale e sulla figura del tutore.<\/p>\n<p>Se chiedessi a ciascuno di voi quando una malattia \u00e8 terminale avremmo dei risultati diversi, c\u2019\u00e8 chi parla di ore, di giorni, di settimane, la legge dell\u2019Oregon (Usa) dice che una malattia \u00e8 terminale se ha un\u2019aspettativa di vita inferiore ai sei mesi.<\/p>\n<p>Inoltre, come medico, mi domando chi, in coscienza, pu\u00f2 dire con assoluta certezza di fronte ad una diagnosi, qual\u2019\u00e8 l\u2019aspettativa di vita di quella persona?<\/p>\n<p>Altro aspetto \u00e8 quello del tutore, la persona che deve far rispettare quanto \u00e8 scritto nel testamento biologico quando la persona non \u00e8 in grado di difendere i suoi diritti. Sono stati fatti degli studi (8) a mio avviso molto interessanti presentando alle persone disposte a fare un testamento biologico, e ai tutori che avevano scelto, delle situazioni cliniche: di fronte ad una determinata malattia cosa avresti scelto per te e cosa il tutore ha scelto sempre per te? Bene, in pi\u00f9 della met\u00e0 dei casi non c\u2019era concordanza di scelta proprio a significare come ci sia una componente individuale che \u00e8 difficilmente programmabile.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 la \u201cCarta di autodeterminazione\u201d viene definita (9)<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">INUTILE<\/span> (la deontologia professionale e l\u2019etica hanno da sempre richiamato gli operatori a non attuare interventi sproporzionati che prolungano penosamente il processo del morire),<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">AMBIGUA<\/span> (non c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di specificare in maniera chiara il tipo di interventi,<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">INATTUALE<\/span> (si riferisce a situazioni considerate in senso astratto, senza contare le possibili evoluzioni terapeutiche e nel dubbio che nella situazione concreta la persona potrebbe esprimere un giudizio diverso) e tutti noi sappiamo come \u00e8 ben diverso affrontare una situazione a parole o viverla sulla propria pelle.<\/p>\n<p>Dovremmo poi anche riflettere sulle implicazioni giuridiche (perch\u00e9 affermare il diritto a essere uccisi significa affermare che qualcuno ha il dovere di farlo) e sulla perdita di possibilit\u00e0 di controllo soprattutto per le persone pi\u00f9 deboli. Questo \u00e8 quello che gi\u00e0 si verifica in Olanda dove non a caso nascono delle associazioni che hanno come scopo quello di accompagnare le persone all\u2019ospedale: un anziano che deve andare in un ospedale in Olanda ha paura, perch\u00e9 non \u00e8 sicuro di potersi fidare del medico a cui deve fare riferimento.<\/p>\n<p>Non meno importante \u00e8 poi la distruzione dell\u2019essenza della professione medica che \u00e8 quella di assistere e di curare.<\/p>\n<p>Mi sono allora chiesta: <strong>perch\u00e9 si arriva a una richiesta di eutanasia?<\/strong><\/p>\n<p>Vi sono delle ragioni culturali (utilitarismo, soggettivismo, mito della salute, \u201cdittatura dei diritti\u201d\u2026) molte delle quali sono gi\u00e0 state accennate dal prof. Ermini. Mi soffermer\u00f2 brevemente sul mito della salute perch\u00e9, a mio avviso, \u00e8 un aspetto importante sul quale ha giocato un ruolo negativo l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 nel momento in cui dice che \u201cLa salute \u00e8 uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste solo in assenza di malattia e infermit\u00e0\u201d indicando un\u2019utopia difficilmente realizzabile.<\/p>\n<p>Collegata alle ragioni culturali abbiamo anche la crisi della medicina dovuta ad un eccessivo sviluppo della tecnica che ha portato ad una perdita di umanit\u00e0 cui consegue, spesso, un abbandono psicologico dei pazienti. Infatti ci sono degli studi (10) che dimostrano come la richiesta di eutanasia sia strettamente correlata a delle forme di depressione. Questi studi sono interessanti perch\u00e9 erano stati pensati per dimostrare esattamente il contrario, cio\u00e8 per dire che non esisteva questa correlazione, ma di fronte all\u2019evidenza dei dati si sono dovuti arrendere.<\/p>\n<p>Era stato gi\u00e0 messo in evidenza come questa richiesta dipenda spesso dalla perdita di significato della vita e anche dalla sensazione di perdita di dignit\u00e0 personale che, purtroppo, pu\u00f2 essere conseguente al modo in cui il curante guarda il malato (11) e questo modo risente dello scarso o nullo addestramento psicologico e dalla percezione che il medico ha dello stress del paziente e, a volte, dalla volont\u00e0 che ha di anticipare la morte (12).<\/p>\n<p>In tutto questo una pressione sociale ed una legge a favore dell\u2019interruzione della vita potrebbero giocare un ruolo devastante.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 possibile una proposta alternativa che eviti sia l\u2019eutanasia che l\u2019accanimento?<\/strong><\/p>\n<p>Mi \u00e8 capitato in questo periodo di leggere varie proposte in questo senso.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 la \u201cmacchina dell\u2019esperienze\u201d (della quale non mi \u00e8 stato possibile verificare l\u2019attendibilit\u00e0 scientifica): ho letto su una rivista un trafiletto dal titolo: \u201cUn dottore davvero bravo? quello che sa cosa sta provando il paziente\u201d. Sembra che in America agli studenti di medicina, grazie alle macchine virtuali, venga fatto provare cosa sente una persona quando inizia una determinata patologia (es infarto). In questo modo, secondo loro, il futuro medico pu\u00f2 sviluppare una corretta empatia col paziente.<\/p>\n<p>Di ben altro spessore culturale \u00e8 l\u2019altro riferimento: qualche settimana fa \u00e8 uscito un libro intitolato \u201cDall\u2019altra parte\u201d (13). \u00c8 la storia di tre medici che si ammalano gravemente e si trovano a vivere il mondo della medicina appunto dall\u2019altra parte e si scontrano con i problemi che la medicina ha. Questo libro termina con un decalogo e con una proposta che \u00e8 quella di istituire\u00a0 una commissione ministeriale composta da medici che si sono ammalati allo scopo di ripensare la medicina.<\/p>\n<p>Mi ha fatto riflettere (con un po\u2019 di tristezza) la constatazione che bisogna ammalarsi per rendersi conto dei problemi che ci sono nell\u2019ambiente medico, quasi che se non si \u00e8 malati non pu\u00f2 capire quanto, soprattutto nei momenti di difficolt\u00e0, sia importante trovare una persona disponibile e sorridente.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 del profondo rispetto per chi vive (o ha vissuto) esperienze di gravi malattie, quello che colpisce \u00e8 la difficolt\u00e0 di pensare che caratterizza la nostra societ\u00e0: ancora una volta solo l\u2019esperienza, solo il dato concreto, conoscibile e conosciuto, viene preso come significativo.<\/p>\n<p>Allora io credo che sia fondamentale riscoprire l\u2019essenza della medicina che schematicamente pu\u00f2 essere cos\u00ec definita: una buona pratica clinica il cui fine \u00e8 il bene del paziente per capire il quale \u00e8 necessario un sano sfondo antropologico.<\/p>\n<p>Si ritorna all\u2019idea di persona cui accennava prima il prof Ermini. La visione antropologica \u00e8 fondamentale, la professione medica \u00e8 chiamata a ribadire il primato della persona e delle persone, e credo che sia molto bella questa frase di Giovanni Paolo II: \u00ab<em>Ciascuno di voi non pu\u00f2 limitarsi ad essere medico di organo o di apparato, ma deve farsi carico di tutta la persona, e, di pi\u00f9, dei rapporti interpersonali che contribuiscono al suo benessere\u00bb<\/em> (14).<\/p>\n<p>Con questo voglio dire che dovremo smettere di guardare i nostri pazienti solo nella loro dimensione orizzontale, il corpo, la situazione di malattia che loro vivono, dovremo sempre pi\u00f9 riscoprire che ciascuno di noi ha una dimensione spirituale, indipendentemente dal credo religioso, dimensione attraverso la quale ci renderemo conto che quello che abbiamo davanti non \u00e8 la stessa persona, ma sono persone molto diverse, ognuna molto diversa dall\u2019altra e che quindi avr\u00e0 bisogno di instaurare con noi un rapporto assolutamente personale.<\/p>\n<p>Allora quello che dice Victor Frankl, cio\u00e8 che il senso della vita \u00e8 racchiuso nell\u2019espressione \u00ab<em>non semplicemente diventa ci\u00f2 che sei, ma diventa ci\u00f2 che unicamente puoi\u00a0 e devi essere<\/em>\u00bb, credo che richiami ad un valore molto importante: un appello rivolto a ciascuno di noi affinch\u00e9 cerchiamo di dare il massimo di quello che possiamo dare, e un appello rivolto alle persone che hanno in cura gli altri, di fare in modo che l\u2019altro dia il massimo di quello che pu\u00f2 dare.<\/p>\n<p>E allora perch\u00e9 non sognare che questo possa diventare una nuova definizione di salute, molto pi\u00f9 dinamica, molto pi\u00f9 complessa, ma che mette in evidenza il fatto che la salute \u00e8 un diritto, ma anche un dovere e che ciascuno di noi deve lavorare in prima persona per dare il massimo indipendentemente dalla condizione di vita in cui si viene a trovare.<\/p>\n<p>Tutto questo gi\u00e0 50 anni fa veniva sottolineato da Karl Jaspers in vari scritti, in un suo articolo del 1953 sostiene che l\u2019agire medico poggia su due pilastri: la conoscenza scientifica e l\u2019ethos umanitario (15). Descrive il medico come un sapiente con atteggiamento di apparente imperturbabilit\u00e0, il medico \u2013 dice Jaspers &#8211; dovrebbe mantenere il cuore desto, capace di conoscere i suoi limiti e di agire in modo umanitario: \u00ab<em>anche dove non pu\u00f2 guarire \u00e8 capace di rimanere accanto al paziente dando allo sventurato il massimo di possibilit\u00e0 di vita, ossia di continuare ad onorare l\u2019uomo che \u00e8 in lui<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Non usa mezzi termini nel momento in cui dice: \u00ab<em>\u00e8 solo il medico che si relazione ai singoli malati adempie alla professione medica, gli altri praticano un onesto mestiere, ma non sono medici<\/em>\u00bb (16).<\/p>\n<p>Allora il cuore della medicina torna ad essere il rapporto medico-paziente che, nella Carta degli Operatori Sanitari (17), viene definito come \u201c<em>un incontro tra una fiducia e una coscienza. La fiducia di un uomo segnato dalla sofferenza e dalla malattia e perci\u00f2 bisognevole, il quale si affida alla coscienza di un altro uomo che pu\u00f2 farsi carico del suo bisogno e che gli va incontro per assisterlo, curarlo, guarirlo\u201d<\/em><\/p>\n<p>Non posso fare a meno di citare anche la Deus Caritas Est: <em>\u201cPer quanto riguarda il servizio che le persone svolgono per i sofferenti, occorre innanzitutto la competenza professionale: i soccorritori devono essere formati in modo da saper fare la cosa giusta nel modo giusto, assumendo poi l&#8217;impegno del proseguimento della cura. La competenza professionale \u00e8 una prima fondamentale necessit\u00e0, ma da sola non basta. Si tratta, infatti, di esseri umani, e gli esseri umani necessitano sempre di qualcosa in pi\u00f9 di una cura solo tecnicamente corretta. Hanno bisogno di umanit\u00e0. Hanno bisogno dell&#8217;attenzione del cuore\u201d <\/em>(D.C.E. 31) e poco dopo Benedetto XVI usa un\u2019espressione a mio avviso fantastica l\u00e0 dove parla di <em>\u201dun cuore che vede\u201d<\/em> (18).<\/p>\n<p>Allora mi riallaccio all\u2019appello del prof. Ermini sull\u2019importanza dei sentimenti. Attenzione, non il sentimentalismo, ma i veri sentimenti, perch\u00e9 il cuore che vede \u00e8 un cuore intelligente e pieno di volont\u00e0, che capisce cosa deve fare e ha la volont\u00e0 per raggiungere l\u2019obbiettivo nonostante le difficolt\u00e0 che pu\u00f2 incontrare.<\/p>\n<p>\u201cDavanti al dramma della sofferenza e della morte, allora la medicina cercher\u00e0 di alleviare il dolore e trovare modalit\u00e0 umanamente pi\u00f9 degne per accompagnare il morente, ma non si potr\u00e0 mai arrogare il diritto, in nome di una falsa piet\u00e0, di spengere la vita di colui di cui non si pu\u00f2 sopportare il dolore.\u201d (19)<\/p>\n<p>Voglio concludere con una breve riflessione sulla distinzione tra amministrare e governare: le cose si amministrano e stiamo attenti allora a non permettere a nessuno di amministrare la nostra morte perch\u00e9 allora questa sar\u00e0 imposta come, se e quando le persone che la amministrano ritengono che sia utile in base ai calcoli che loro fanno.<\/p>\n<p>Noi siamo persone e le persone vanno <em>governate<\/em>, vanno accompagnate in un cammino di crescita che le porti a scoprire la loro identit\u00e0, per\u00f2 in tutto questo credo che non si possa trascurare il fatto che<strong> \u201cE\u2019 mediante la cultura che l\u2019essere umano matura fino al compimento della sua umanit\u00e0, diventa cio\u00e8 libero e responsabile, capace di donarsi all\u2019altro nell\u2019amore. La famiglia, come un \u201cutero spirituale\u201d, svolge il ruolo fondamentale per la crescita dell\u2019uomo\u201d (<\/strong>20)<\/p>\n<p>Allora non si pu\u00f2 chiedere una societ\u00e0 migliore, una medicina migliore se poi si mina la societ\u00e0 in quelle che sono le basi fondamentali che possono permettere tutto questo.<\/p>\n<p>Il prof. Ermini ha terminato in maniera un po\u2019 \u201cpessimista\u201d; io credo che ci siano gi\u00e0 state alcune persone importanti, dei testimoni significativi che hanno dimostrato che si pu\u00f2 vivere bene, vivere una malattia lunga e dolorosa e \u201cvivere\u201d la morte in maniera esemplare. Dicendo questo non possiamo non pensare a Giovanni Paolo II e credo allora che siano molto belle le parole di Benedetto XVI pronunciate al S. Rosario ad un anno dalla morte del suo predecessore (2 aprile 2006): \u00ab<em>La sua malattia affrontata con coraggio ha reso tutti pi\u00f9 attenti al dolore umano, ad ogni dolore fisico e spirituale, ha dato alla sofferenza dignit\u00e0 e valore, testimoniando che l\u2019uomo vale non per la sua efficienza, per il suo apparire, ma per s\u00e9 stesso\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Allora credo che veramente \u201cl\u2019amore \u00e8 la luce che rischiara sempre di nuovo un mondo buio e ci pu\u00f2 dare il coraggio di vivere e di agire\u201d (21).<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p><strong>1)<\/strong> H.M.Kuitert \u2013 L\u2019Eutanasia in Olanda: una pratica e la sua giustificazione. Bioetica n 2.1993<\/p>\n<p><strong>2)<\/strong> G.K. Kimsma \u2013 Janus p.86<\/p>\n<p><strong>3)<\/strong> Sacra Congregazione della Dottrina della fede, <em>Iura et Bona, <\/em>1980<\/p>\n<p><strong>4)<\/strong> A. Pessina \u2013 Medicina e Morale 2003<\/p>\n<p><strong>5)<\/strong> <strong>Ippocrate<\/strong><strong> (400 a.C.) <\/strong>\u201cGiammai, mosso dalle premurose insistenze di alcuno, propiner\u00f2 medicamenti letali n\u00e9 commetter\u00f2 mai cose di questo genere\u201d<\/p>\n<p><strong>Dichiarazione di Ginevra (1948) <\/strong>\u201cManterr\u00f2 il massimo rispetto della vita umana\u201d<\/p>\n<p><strong>Codice internazionale di Etica medica (1949) <\/strong>\u201cIl medico deve avere sempre impresso nella mente l\u2019obbligo di preservare la vita umana\u201d<\/p>\n<p><strong>Associazione Medica Mondiale<\/strong> (39a Ass. &#8211; Madrid 1987) \u201cL\u2019eutanasia, vale a dire l\u2019atto di porre fine deliberatamente alla vita di un paziente, sia in seguito alla richiesta del paziente stesso oppure alla richiesta dei suoi congiunti, \u00e8 immorale. Questo non impedisce al medico di rispettare il desiderio di un paziente di permettere al naturale processo di morte di seguire il suo corso nella fase finale di malattia\u201d<\/p>\n<p><strong>Convenzione di Oviedo (1997) <\/strong>Art 2: \u201cL\u2019interesse e il bene dell\u2019essere umano devono prevalere sul solo interesse della societ\u00e0 o della scienza\u201d<\/p>\n<p>Art.9: \u201cI desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico [\u2026] <span style=\"text-decoration: underline;\">saranno tenuti in considerazione<\/span>\u201d<\/p>\n<p><strong>Codice di Deontologia Medica (1998) Art. 36<\/strong> : \u201cIl medico, anche su richiesta del malato, non deve effettuare n\u00e9 favorire trattamenti diretti a provocarne la morte\u201d<\/p>\n<p>Art. 34: \u201cIl medico [\u2026] <span style=\"text-decoration: underline;\">non pu\u00f2 non tenere conto<\/span> di quanto precedentemente manifestato dal paziente\u201d<\/p>\n<p><strong>Consiglio d\u2019Europa Racc. 1418 (1999) <\/strong>\u201cL\u2019obbligo di rispettare e proteggere la dignit\u00e0 di un malato incurabile o morente \u00e8 la conseguenza della dignit\u00e0 inviolabile inerente all\u2019essere umano in tutti gli stadi della vita\u201d.<\/p>\n<p><strong>6)<\/strong> G. Herranz, Il dramma dell\u2019Eutanasia, 30 Aprile 1995<\/p>\n<p><strong>7)<\/strong> CODICE DI DEONTOLOGIA MEDICA (1998)<\/p>\n<p>Art. 37\u00a0 Assistenza al malato inguaribile<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">In caso di malattie a prognosi sicuramente infausta e pervenute alla fase terminale<\/span> il medico deve limitare la sua opera all\u2019assistenza morale e alla terapia atta a risparmiare inutili sofferenze, fornendo al malato i trattamenti appropriati a tutela, per quanto possibile, della qualit\u00e0 della vita.<\/p>\n<p>COMITATO NAZIONALE PER LA BIOETICA 19 luglio 1995<\/p>\n<p>Il CNB auspica che si diffonda sempre pi\u00f9 nella coscienza civile ed in particolare in quella dei medici la consapevolezza che <span style=\"text-decoration: underline;\">l\u2019astensione dall\u2019accanimento terapeutico<\/span> assuma un carattere doveroso.<\/p>\n<p>S.C.D.F. \u201cIura et Bona\u201d 1980 Nell\u2019imminenza di una morte inevitabile nonostante i mezzi usati, \u00e8 lecito in coscienza prendere la decisione di <span style=\"text-decoration: underline;\">rinunciare a trattamenti che procurerebbero un prolungamento precario e\u00a0<\/span><span style=\"text-decoration: underline;\">penoso della vita<\/span>, senza tuttavia interrompere le cure normali dovute all\u2019ammalato in simili casi\u201d<\/p>\n<p><strong>8)<\/strong> D.P. SULMASY ET AL. \u00ab\u00a0The accuracy of substituted judgment in patients with terminal diagnoses\u201d in Ann. Intern. Med. 128 (1998) 8, 621-9.<\/p>\n<p><strong>9)<\/strong> A.G. Spagnolo, \u201cTestamenti di vita e decisioni surrogate\u201d, 2002<\/p>\n<p><strong>10)<\/strong> <em>J Clin Oncol, <\/em>2005<\/p>\n<p><strong>11)<\/strong> Chochinov,\u00a0 Dignity therapy, <em>J Clin Oncol, <\/em>2004<\/p>\n<p><strong>12)<\/strong> Kelley, <em>Psicosomatics, <\/em>2004<\/p>\n<p><strong>13)<\/strong> Bartoccioni S., Bonadonna G., Sartori F., Dall\u2019altra parte. <strong>Tre grandi medici si ammalano gravemente e raccontano la loro storia. La paura, la sofferenza, la lotta per sopravvivere. E la proposta per rifare una Sanit\u00e0 che curi davvero. A<\/strong> cura di Paolo Barnard. BUR, Milano,2006.<\/p>\n<p><strong>14)<\/strong> Giovanni Paolo II <em>Discorso ai partecipanti al Congresso Mondiale dei Medici cattolici, <\/em>Ottobre 1982<\/p>\n<p><strong>15)<\/strong> K. JASPERS, <em>Il medico nell\u2019et\u00e0 della tecnica<\/em>, Raffaello Cortina Editore, Milano 1991.<\/p>\n<p><strong>16)<\/strong> idem.<\/p>\n<p><strong>17)<\/strong> PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA PASTORALE PER GLI OPERTAORI SANITARI, <em>Carta degli operatori sanitari<\/em>, Citt\u00e0 del Vaticano, 1995, n 2.<\/p>\n<p><strong>18) <\/strong>D.C.E. n\u00b0 31<\/p>\n<p><strong>19)<\/strong> L. Melina, La cura del malato: tra speranza di guarigione e di salvezza. Roma 2002<\/p>\n<p><strong>20)<\/strong> L. Melina, Per una cultura della famiglia. Venezia. Maggio 2006<\/p>\n<p><strong>21)<\/strong> D.C.E. n\u00b0 39<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pisa, 26 maggio 2006 Trascrizione dell\u2019incontro pubblico a cura del Centro Cattolico di Documentazione di Marina di Pisa. Relatori: prof. 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