{"id":2646,"date":"2009-02-25T17:20:57","date_gmt":"2009-02-25T16:20:57","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-05-09T10:54:31","modified_gmt":"2016-05-09T08:54:31","slug":"dai-cattolici-liberali-ai-liberali-cattolici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/dai-cattolici-liberali-ai-liberali-cattolici\/","title":{"rendered":"Dai cattolici liberali ai liberali cattolici"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-33997 alignright\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/02\/pera.jpg\" alt=\"pera\" width=\"250\" height=\"137\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/02\/pera.jpg 303w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/02\/pera-300x164.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/>Studi cattolici<\/strong> n.555 maggio 2007<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><em>Perch\u00e9 oggi non pochi uomini di cultura, che provengono dal mondo liberale e anche comunista, fanno propri tanti elementi della tradizione cattolica? Che cosa muove i teocon e i neocon a lasciarsi alle spalle il laicismo liberale, ma non il liberalismo, per allearsi con i cattolici non clericali e non temporalisti? Che cosa hanno in comune Habermas e Benedetto XVI, Pera e Buttiglione, Ferrara e Baget Bozzo? Sono gli interrogativi tematizzati in queste forti pagine di Gianfranco Morra, professore emerito di Sociologia culturale nell&#8217;Universit\u00e0 di Bologna.<\/em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Questioni certo preoccupanti per la stanca cultura egemone della sinistra, ora narcisista, che reagisce alla importante svolta innovativa dei cosiddetti \u00abconservatori\u00bb con le armi di sempre: il silenzio saputo o l&#8217;aggressione spocchiosa. Dell&#8217;autore ricordiamo il recente saggio<\/em>: Europa invertebrata. Un&#8217;identit\u00e0 certa per la civilt\u00e0 di domani, <em>edito per le Edizioni Ares (Milano 2006, pp. 192, euro 13).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Gianfranco Morra<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">La pi\u00e8ce, sul palcoscenico italiano, ha avuto tre atti. Nel primo, Ottocento e sino alla Prima guerra mondiale, primo attore era il cattolicesimo liberale; nel secondo, Novecento, \u00e8 stato il cattolicesimo progressista; nel terzo, in atto ai nostri giorni, \u00e8 il liberalismo cattolico. Pi\u00f9 cauto e moderato che negli altri Paesi europei, il cattolicesimo liberale (Rosmini, Capponi, Lambruschini, Ventura, con opportune distinzioni anche Gioberti) ebbe come scopo principale l&#8217;\u00abammodernamento\u00bb della Chiesa, per renderla capace di rispondere alle sfide del periodo postrivoluzionario. Si trattava di mostrare che il cattolicesimo non solo non doveva temere la democrazia, ma doveva porsi come il suo \u00absupplemento di anima\u00bb.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">E che poteva farlo solo \u00abdistinguendo le cose del cielo da quelle della terra\u00bb (Manzoni).Un progetto ostacolato dall&#8217;esistenza dello Stato Pontificio e dalla tendenza conclusivamente anticattolica del processo di unificazione nazionale, che produssero non solo un conflitto esterno tra Chiesa e Stato, ma anche una scissione intima nel cattolico tra cittadino e credente. E che, tuttavia, scomparso papa Pio IX (<em>Sillabo<\/em> e scomunica degli artefici dell&#8217;unificazione), si attenu\u00f2 con Leone XIII, il papa della \u00abdottrina sociale della Chiesa\u00bb e della \u00abdemocrazia cristiana\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fine del \u00abmondo di ieri\u00bb con la Prima guerra mondiale apr\u00ec ai cattolici liberali non solo spazi di dibattito intellettuale, ma anche di presenza politica. Fu cos\u00ec che nel 1919 nacque (tra stupore e anche sdegno dei cattolici conservatori) il Partito popolare di Sturzo, sul modello di altre \u00abdemocrazie cristiane\u00bb che gi\u00e0 esistevano e funzionavano in Francia, Belgio e Germania. Purtroppo il ventennio fascista cancell\u00f2 questa presenza e costrinse il fondatore all&#8217;esilio. Il primo atto rimase interrotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per avere il secondo atto bisogner\u00e0 attendere la Seconda guerra mondiale, la nascita della Democrazia cristiana. Nella quale, sin dall&#8217;inizio, si mostrarono e si scontrarono due anime: quella che continuava l&#8217;esperienza dei cattolici liberali, incarnata da Sturzo e De Gasperi, e quella che auspicava, sul modello francese del \u00abfronte popolare\u00bb, una collaborazione con il comunismo, tenuemente adombrata gi\u00e0 nel Codice di Camaldoli (1943).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al cattolicesimo liberale, accusato di connivenza con le classi egemoni e sfruttatrici del popolo, si contrapponeva un cattolicesimo \u00abprogressista\u00bb, che necessariamente doveva aprirsi alla galassia comunista sulla base del comune odio per la societ\u00e0 liberale e borghese. Come intu\u00ec il pi\u00f9 acuto e carismatico ideologo di questo incontro, Giuseppe Dossetti, quando insegnava che ci sono solo due visioni integrali della vita, quella dei cattolici e quella dei comunisti; e che, pertanto, la Dc poteva avere un solo competitore, ma anche partner nelle riforme sociali: il Pci (<em>Dossetti giovane<\/em>. Antologia, Cinque Lune, Roma 1982, pp. 46, 62).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una apertura sollecitata dal clima postconciliare, che proponeva un distacco del cristianesimo dalle sue fonti elleniche (la filosofia) e romane (la collaborazione della Chiesa \u00abcostantiniana\u00bb col potere), per un rinnovamento del messaggio evangelico e una sua maggiore presenza a fianco dei poveri e degli emarginati. Come gli studi di Del Noce hanno mostrato, questa apertura non poteva che divenire sudditanza e dissoluzione, quasi a verificare la validit\u00e0 della previsione di Granisci, quando nel 1919 scriveva su <em>L&#8217;ordine nuovo<\/em>: \u00abII cattolicesimo democratico si pone sullo stesso terreno del socialismo e sar\u00e0 sconfitto ed espulso dalla storia; si salda con le masse socialiste e si suicida\u00bb (in <em>2000 pagine di Granisci<\/em>, II Saggiatore, Milano 1964, voi. I, pp. 426-27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La classe maggioritaria nella Dc, abbandonato lo schema del cattolicesimo liberale, assunse (sia pure con nebulosit\u00e0 e opportunismo) l&#8217;ipotesi cattocomunista dei \u00abprofessorini\u00bb: una alleanza prima con il socialismo, pi\u00f9 tardi con il comunismo; non gi\u00e0 per accettare l&#8217;antropologia o i metodi politici del marxismo, ma proprio per aiutare le masse a liberarsene. Il rozzo materialismo e l&#8217;ateismo \u00abscientifico\u00bb erano considerati come provvisori e sicuramente eliminabili. E una lotta comune di credenti e non credenti contro il corrotto mondo borghese avrebbe fatto emergere il \u00abvolto umano\u00bb del movimento comunista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esito, ormai accertato, fu (nei precisi termini gramsciani) il declassamento del mondo cattolico da classe dirigente (egemonia nella cultura e nella societ\u00e0) a classe dominante (egemonia nelle strutture economiche e politiche). Di cui la graduale e per ora irreversibile scristianizzazione della societ\u00e0 italiana \u00e8 prova evidente. E i due artefici del \u00abbipartitismo imperfetto\u00bb ebbero effettivamente quel comune destino, che Dossetti loro assegnava. All&#8217;inizio degli anni Novanta, entrambi avevano reso l&#8217;anima. La caduta del comunismo priv\u00f2 la Dc della funzione di argine, che il mondo della guerra fredda le aveva assegnato, e la sua insignificanza culturale divenne anche politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Pci, molto pi\u00f9 radicato nella societ\u00e0 civile e nella cultura, riusc\u00ec a compiere una serie di <em>lifting<\/em> per rendersi presentabile e credibile, aiutato dalla mancata \u00abpersecuzione\u00bb nei suoi confronti da parte dell&#8217;operazione giudiziaria \u00abMani pulite\u00bb. Dal palazzo in macerie della politica italiana, i due amici-nemici uscirono in diverse condizioni di salute: ancora, se pur meno egemone nella sinistra, il Pci; dissolta e frammentata la Dc, i cui superstiti si accasarono in due case diverse proprio in conformit\u00e0 alla duplice tendenza del cattolicesimo liberale e del cattocomunismo. Ma sempre in condizione di sudditanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mutamenti radicali<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II periodo cosiddetto della \u00abseconda repubblica\u00bb (1994-2006) assiste, sia pure insieme con confusioni ideologiche e frammentazioni partitiche, conseguenti alla crisi radicale delle ideologie \u00abforti\u00bb, a tre principali mutamenti socioculturali:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> La caduta della seconda via del comunismo e il trionfo della prima via liberaldemocratica in molti Paesi ex comunisti: il modello di sviluppo prevalente nel mondo \u00e8 oggi quello dell&#8217;economia di mercato, quasi sempre accompagnato dal pluralismo politico; un modello, certo, che non manca di tirarsi dietro anche dei pericoli, evidenti in alcune forme di \u00abliberismo selvaggio\u00bb e in alcuni eccessi del processo di \u00abglobalizzazione\u00bb; ma che risulta anche superiore agli altri modelli per la capacit\u00e0 di realizzare, insieme, aumento della produttivit\u00e0 e del reddito, come pure la sua distribuzione fra tutte le categorie sociali; l&#8217;epoca della demonizzazione del capitalismo \u00e8 ormai alle spalle, anche se molti autori (compreso Giovanni Paolo II nella enciclica Centesimus annus, 1991) sottolineano che il sistema capitalistico di produzione ha bisogno, per non degenerare in guerra di tutti contro tutti, di pluralismo socio-economico, di Stato di diritto e di democrazia politica (cfr Michael Novak, <em>Questo emisfero di libert\u00e0. Una filosofia delle Americhe<\/em>, Liberilibri, Macerata 1996).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong> Il recupero da parte della Chiesa, con il pontificato di Giovanni Paolo II (e ora di Benedetto XVI), di maggiore chiarezza teoretica ed efficacia pratica, ma anche di distacco da quella predilezione per il partito dei cattolici italiani, che ancora sopravviveva in altri Pontefici; una Chiesa meno \u00abpolitica\u00bb, nel senso che non considera pi\u00f9 un partito privilegiato rispetto agli altri; e soprattutto pi\u00f9 \u00abpolitica\u00bb, ove politica significhi, come da sempre nel suo insegnamento, non gi\u00e0 gestione diretta delle istituzioni, ma richiamo al duplice fondamento dell&#8217;agire sociale: la Rivelazione per coloro che si professano cristiani e la morale naturale per tutti gli uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong> Il sostanziale abbandono, da parte dei partiti della sinistra e soprattutto dei Ds, per amore o per forza, chi pi\u00f9 chi meno, delle vecchie utopie rivoluzionarie, con un conseguente avvicinamento alle posizioni della sinistra europea; la crisi del mito escatologico della \u00abnuova societ\u00e0\u00bb ha avvicinato la sinistra non gi\u00e0 alle tendenze della democrazia religiosa, ma a quelle individualiste e \u00abpiccolo borghesi\u00bb del \u00abpensiero debole\u00bb; un mix di scientismo tecnologico e relativismo morale, capace di difendere una societ\u00e0 dell&#8217;\u00abedonismo protetto e garantito\u00bb, ma non di dare una risposta ai gravi problemi prodotti dalla crisi della modernit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tale nuova situazione sociopolitica non pochi uomini di cultura del mondo laico e del mondo cattolico si sono accorti che i gravi problemi attuali impongono di unire le loro forze per mettere un argine alla disgregazione intellettuale e morale della modernit\u00e0, evidente soprattutto nella perdita di rispetto per la vita e la sua dignit\u00e0, aborto indiscriminato, liberalizzazione della droga, libertinaggio sessuale, psicopatia collettiva, attacchi alla famiglia e alla scuola, fecondazione liberista e manipolazione della vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che li accomuna non \u00e8 gi\u00e0 il rifiuto della via liberaldemocratica, ma la consapevolezza della necessit\u00e0 di superarne la degradazione individualistica e, alla fin fine, nichilistica con un recupero del fondamento etico-religioso della stessa, nata nella nostra societ\u00e0 cristiana dalle s\u00e8tte evangeliche per chiedere, prima, tolleranza religiosa e, poi, libert\u00e0 di coscienza in tutti i suoi aspetti. Quasi una conferma della nota frase di Leone XIII: \u00abLa democrazia, o sar\u00e0 cristiana, o non sar\u00e0 affatto\u00bb. L&#8217;intuizione pi\u00f9 acuta e attuale di questi uomini di cultura \u00e8 che le radici della crisi della modernit\u00e0 occidentale non sono economiche o politiche, ma morali e religiose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte le nuove tendenze, che con una certa approssimazione vengono chiamate \u00abconservatrici\u00bb (dimenticando che oggi c&#8217;\u00e8 ben poco da conservare) o di \u00abdestra\u00bb (senza considerare che le stesse categorie di \u00absinistra\u00bb e di \u00abdestra\u00bb paiono oggi sempre meno utilizzabili per fotografare il presente), sono accomunate dal rifiuto di ogni spiegazione \u00abeconomicistica\u00bb (liberista o marxista) della storia e dalla nostalgia per quella tradizione cristiana in cui \u00e8 possibile trovare non solo un accordo, ma anche una collaborazione tra laici e credenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia tali tendenze hanno dovuto attendere la crisi della cultura gramsciana egemone per esprimersi, a partire dagli anni Novanta. Con alcuni decenni di anticipo gli Stati Uniti hanno assistito alla rinascita dello spirito conservatore, dopo gli anni dello sfacelo della cultura <em>liberal, <\/em>cos\u00ec potente ai tempi di Kennedy e Johnson, poi ridimensionata negli anni delle presidenze di Reagan, Bush senior e junior, senza che ancora tutti i disastri morali e sociali di questa \u00abcultura del cedimento\u00bb siano ancora stati pienamente riparati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il conservatorismo negli Usa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quei tre presidenti sono stati la prova di una verit\u00e0 troppo spesso dimenticata: chi trascura la cultura, perde anche in politica. Il successo di Reagan fu preceduto dalla rinascita della cultura conservatrice, che ebbe il coraggio di rompere il pensiero uni\u00adco degli intellettuali di sinistra, questa minoranza massmediatica e hollywoodiana, che con intolleranza spocchiosa si autoproclamava progressista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La politica dei due Bush, la loro guerra al terrorismo islamico, trov\u00f2 un sostegno nella opinione pubblica preparata dalle nuove idee, neocon e teocon (cfr Flavio Felice, <em>Neocon e teocon. Il ruolo della religione nella vita pubblica statunitense, <\/em>Rubbettino, Soveria Mannelli 2006).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto era cominciato negli anni Cinquanta-Sessanta. Numerosi scrittori dettero il campanello d&#8217;allarme sulla crisi dei valori cristiani, cio\u00e8 europei e statunitensi, della libert\u00e0 e della dignit\u00e0. Russel Kirk port\u00f2 alla luce la tradizione conservatrice <em>(The Conservative Mind. <\/em><em>From Burke to Eliot, <\/em>Regnery Books, Chicago 1953, 1986). Irving Kristol teorizz\u00f2, sin dagli anni Cinquanta, il <em>Neoconservatorism <\/em>(Free Press, New York 1995). Lee Edwards deplor\u00f2 la perdita della cultura europea, cio\u00e8 biblica, in <em>Le radici dell&#8217;ordine americano <\/em>(Mondadori, Milano 1996). William Buckley fond\u00f2 nel 1955 <em>la National Revue, <\/em>palestra dei neocon.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai loro suggerimenti si deve la trasformazione del Partito repubblicano in una forza capace di rispondere alle sfide di una democrazia di massa in nome della triade \u00abreligione, nazione, crescita economica\u00bb. Una convinzione accomuna i neocon: che sono le idee, e non l&#8217;economia, che fanno la storia, come il conservatore del Sud, Richard M. Weaver teorizz\u00f2 sin dal 1948: <em>Ideas have Consequences <\/em>(University of Chicago Press).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insieme con Kristol, nel 1964 appoggi\u00f2 contro Johnson la politica di Barry Goldwater: \u00abEquilibrio, diversit\u00e0, differenza creativa\u00bb. Ma da noi i mass media, quasi tutti riserva di caccia della sinistra, tacciono. E di quel fenomeno culturale, cos\u00ec rilevante ed efficace negli Stati Uniti, si parla troppo poco. A sinistra, come \u00e8 comprensibile. Ma anche a destra: la sua naturale idiosincrasia per la cultura l&#8217;ha condotta, con una affannosa e anche un po&#8217; comica corsa al centro, a perdere non poco della sua identit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vale dunque la pena di presentare le linee portanti del progetto neoconservatore. Che non \u00e8 cosa facile, data la variet\u00e0 delle correnti, le quali hanno con certezza una cosa in comune: l&#8217;avversione alla sinistra in genere e al comunismo in specie. Tanto che i nomi con cui vengono designati sono stati inventati dalle teste d&#8217;uovo <em>liberal <\/em>con finalit\u00e0 denigratorie: neoconservatori, cio\u00e8 roba vecchia verniciata di nuovo; teoconservatori, cio\u00e8 religiosi e clericali; o anche, con una nota sarcastica, atei devoti. Le solite accuse di comodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, i neocon non vanno confusi con i vecchi conservatori. Essi si mantengono nella linea liberale che costituisce la carta d&#8217;identit\u00e0 degli Usa. Non vogliono tornare al passato, ma rendere attuale una eredit\u00e0 di sempre. Che possiamo riassumere con le parole: democrazia, mercato, pluralismo, meritocrazia solidaristica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I neocon sono dei liberali antiliberal, conservatori e riformisti moderati; i teocon sono dei cristiani liberali, credenti che vogliono rivalutare il ruolo della religione non per il potere delle Chiese (il I emendamento della Costituzione americana non lo consentirebbe), ma per ridare anima alla politica, che i sinistri avevano ridotto a una \u00abnuda <em>piazza <\/em>pubblica\u00bb <em>(nacked public square) <\/em>solo per poterla riempire del loro concime. Quasi a conferma di quanto aveva detto Lord Acton: \u00abSe vuoi un vero conservatore, prendi un liberale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Stati Uniti, con i Pilgrim Fathers, che attraversarono l&#8217;Atlantico per fondare una nazione, sono nati religiosi, sia pure in nome della tolleranza e del pluralismo: uomini perseguitati in Europa e fuggiti per difendere la loro libert\u00e0 di fede. Ancor oggi gli Stati Uniti sono pi\u00f9 religiosi delle nazioni europee: la loro \u00abDichiarazione d&#8217;indipendenza\u00bb si apre con la parola \u00abDio\u00bb, per loro l&#8217;aborto \u00e8 ancora un problema, spesso prima di mangiare recitano la preghiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I neo-teocon sono convinti che nell&#8217;epoca del pi\u00f9 devastante declino della moralit\u00e0 (pornografia, aborto, eutanasia, uso delle cellule staminali embrionali), solo il ritorno alle radici religiose pu\u00f2 ridare alla nazione il senso del proprio destino. E pu\u00f2 consentire di ritrovare \u00abla nazione giusta\u00bb: cio\u00e8 \u00abdi destra\u00bb, come hanno intitolato il loro bestseller i due giornalisti dell&#8217;<em>&#8216;Economist <\/em>John Micklethwait e Adrian Wooldridge <em>(The Righi Nation; <\/em>trad. it. Mondadori, Milano 2005).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se i neocon sono soprattutto protestanti, alcuni studiosi, preparati e agguerriti, sono cattolici, come <em>the Trinity, <\/em>ossia Michael Novak, Richard J. Neuhaus e George Weigel. E proprio con Weigel, autore, dopo vent&#8217;anni di studio, della monumentale biografia su Giovanni Paolo II: <em>Testimone della speranza <\/em>(Mondadori, Milano 1999), possiamo riassumere in cinque punti le dottrine dei neo-teocon.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> Nessun sistema economico \u00e8 perfetto, ma l&#8217;economia di mercato rivela di essere quella meno imperfetta, perch\u00e9 sa unire efficienza e solidariet\u00e0, sa produrre ricchezza e anche distribuirla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2<\/strong>. Ne deriva il rifiuto del vecchio <em>welfare, <\/em>che ha esautorato la famiglia e prodotto burocrazia, sperpero e deresponsabilizzazione; e il progetto di un nuovo Stato assistenziale, capace di aiutare i cittadini sulla base del diritto naturale e del principio di sussidiariet\u00e0: lo Stato interviene solo quando singoli e gruppi non ce la fanno. Bene comune non \u00e8 equivalente a pubblico, e pubblico non \u00e8 equivalente a statale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong> Scopo primario della politica internazionale \u00e8 la ricerca della pace; non per\u00f2 con il subdolo e controproducente pacifismo, ma con ci\u00f2 che la tradizione cristiana ha chiamato la \u00abguerra giusta\u00bb, non aggressiva, bens\u00ec difensiva e preventiva<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4.<\/strong> Nessun ritorno alla religione di Stato, ma il contributo delle molte religioni alla educazione dei giovani e alla difesa della famiglia. In tal senso il Vaticano II e Giovanni Paolo II, che ne fu l&#8217;interprete e il continuatore, non hanno insegnato ad andare indietro, ma a guardare indietro solo per andare avanti. E insieme con Benedetto XVI i neo-teocon combattono il relativismo, vera forma di nichilismo che distrugge tutti i valori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5.<\/strong> La salvezza delle nazioni passa attraverso il recupero della famiglia, dei corpi intermedi (famiglie, imprese, scuole, associazioni non profit, Chiese) e delle virt\u00f9 \u00abborghesi\u00bb: operosit\u00e0, umilt\u00e0, responsabilit\u00e0, prudenza, temperanza. In tre sole parole: Dio, Patria, Famiglia. Non per tornare ai vecchi tempi, ma per dare ai problemi di oggi una risposta non degradante, per salvare la democrazia dalla sua degenerazione atea e la laicit\u00e0 dalla tentazione clericale capovolta. Non per nostalgia della poco pulita alleanza di trono e altare, ma per frenare l&#8217;anticristianesimo della Piramide del Louvre e del Cubo dell&#8217;Arche de la D\u00e9fense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ci dice il teocon Weigel, per avere un futuro, l&#8217;Europa dovr\u00e0 stabilire un giusto rapporto tra la solidit\u00e0 mondana del Cubo e la tensione verticale della Cattedrale <em>(La cattedrale e il cubo. Europa, America e politica senza Dio, <\/em>Rubbettino, Soveria Mannelli 2006).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dopo la modernit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe tuttavia un errore ritenere che la rinascita del pensiero conservatore riguardi solo (o primariamente) la politica. Non \u00e8 difficile accorgersi che tutte le tematiche dei neocon e dei teocon hanno un <em>background <\/em>comune: il malessere della modernit\u00e0 nella sua fase decadente, nella quale sono sotto gli occhi di tutti esiti negativi e drammatici, che nei suoi primi secoli erano mascherati dalla ideologia ottimistica del Progresso. Sempre pi\u00f9 numerosi sono gli studiosi che esprimono preoccupazione per gli esiti nefasti dell&#8217;epoca moderna. Non per rimpiangere il passato, ma per capire come mai la pi\u00f9 ricca e potente civilt\u00e0 del mondo si stia dissolvendo in un misto di violenza (guerre, genocidi, atomiche) e di indifferenza (nichilismo, relativismo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni di essi hanno collegato il malessere dell&#8217;Occidente alla tendenza, tipica dell&#8217;Europa novecentesca, di enunciare solo funzioni e finzioni, dimenticando la realt\u00e0, la cui voce non viene pi\u00f9 ascoltata (cfr Rene Girard, <em>La voce inascoltata della realt\u00e0, <\/em>Adelphi, Milano 2006). Quasi che solo il virtuale e l&#8217;ipotetico avessero ormai sudditanza: le fantasie del marxismo, l&#8217;idraulica della psicoanalisi, le ingessature dello strutturalismo sono le principali <em>reality fiction <\/em>di un paralizzante \u00absonno della ragione\u00bb. \u00c8 stata cos\u00ec dimenticata la saggezza delle religioni, in particolare del cristianesimo, l&#8217;unica che ha effettuato una svolta radicale, trasformando la pratica del capro espiatorio con il sacrificio di una vittima innocente, che assume quella pratica e le mette fine per sempre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Occidente si \u00e8 cos\u00ec illuso di raggiungere la \u00abliberazione\u00bb spirituale e sociale con il rifiuto delle tradizioni religiose, soprattutto di quella cristiana. Ma, in tal modo, il pensiero moderno, col suo rifiuto del soprannaturale, ha tagliato il ramo su cui era seduta l&#8217;Europa. Una lotta illuministica contro la religione, che proponeva come fine la liberazione dal fideismo, mentre si \u00e8 tradotta in una nuova forma di fideismo, nell&#8217;adorazione del virtuale e dell&#8217;irreale. Viene cos\u00ec mostrata la singolare eterogenesi dei fini della modernit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la \u00abdialettica dell&#8217;illuminismo\u00bb, con la fiducia totale nella ragione, che riusciva a scuotere anche un animale a sangue freddo come Kant, \u00e8 stata prodotta una eclissi della ragione. Tolti due dei tre termini fissati da Agostino (il <em>\u00abfaras ire\u00bb <\/em>e il <em>\u00abtranscende te ipsum\u00bb), <\/em>rimane solo il terzo, un <em>\u00abin te ipsum redi\u00bb <\/em>pi\u00f9 narcisistico che cartesiano, l&#8217;esperienza soggettiva innalzata dogmaticamente a criterio di verit\u00e0. Pochi sono dogmatici come gli illuministi, pochi sono fideisti come gli scettici, pochi sono fanatici come i finti dubbiosi del pensiero debole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una Europa, dunque, relativistica e rinunciataria. L&#8217;io europeo ha perso la maiuscola kantiana, si \u00e8 spompato, non vive ma sopravvive, in un&#8217;epoca di apparenti scoperte e di reali nascondimenti. Le sue guide non sono pi\u00f9 i teologi o i filosofi, ma gli scienziati e i tecnologi, la cui intelligenza \u00e8 distruttiva, in quanto sono potenti nei mezzi e del tutto ignoranti dei fini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non abbiamo pi\u00f9 maestri, ma esperti, non disponiamo pi\u00f9 di autorit\u00e0, ma di istruzioni per l&#8217;uso, non ci riferiamo pi\u00f9 alla nostra tradizione (non solo nel Trattato costituzionale dell&#8217;Unione Europea), ma di tutto facciamo un \u00abusa e getta\u00bb: \u00abDopo aver ripudiato la religione allo scopo di essere pi\u00f9 razionali, l&#8217;uomo moderno chiude il cerchio e, in nome di una razionalit\u00e0 superiore, abbraccia una forma scientifica e tecnica d&#8217;irrazionalit\u00e0\u00bb (Girard, op. cit, p. 182).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;ingratitudine della modernit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri fenomenologi della crisi hanno costretto la modernit\u00e0 a mettersi davanti allo specchio, perch\u00e9 possa vedere che i risultati ottenuti sono troppo spesso il contrario di quelli cercati. E l&#8217;hanno accusata di \u00abingratitudine\u00bb: gli uomini vivono nel presente (\u00abcreare, godere, muoversi\u00bb), sordi al passato e indifferenti al futuro, ingrati verso gli antenati e incapaci di lasciare qualcosa alle nuove generazioni (cfr A. Finkielkraut, <em>L&#8217;ingratitudine, <\/em>Ed. Excel-sior, Milano 2007).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vizio basilare della modernit\u00e0 \u00e8 stato la sua pretesa di \u00abrompere\u00bb e di \u00abinnovare\u00bb, rifiutando ogni tradizione e modello. Sempre avanti, sempre novit\u00e0, sempre conquiste inattese. Come prescriveva, al culmine della modernit\u00e0, il fondatore delle Olimpiadi, Pierre de Coubertin, col suo slogan: <em>\u00abCitius, altius, fortius\u00bb <\/em>(sempre pi\u00f9 presto, sempre pi\u00f9 su, con sempre maggiore forza).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il \u00abmoderno\u00bb \u00e8 il privilegio del nuovo, il \u00abconservatorismo del movimento\u00bb, che tutto supera, meno l&#8217;obbligo dell&#8217;eterno superare. \u00c8 il mito nefasto della modernit\u00e0, che il filosofo polacco Leszek Kolakowski riassumeva ironicamente nell&#8217;invito di un guidatore polacco di tram, che chiedeva ai passeggeri di stringersi: \u00abAvanzate verso il retro\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una vita, quella del moderno, che ha espulso le tre fonti energetiche della ricchezza interiore: il vuoto, in un mondo pieno di oggetti, usati, gettati, rimpiazzati; il silenzio, reso impossibile dalla onnipresenza delle macchine: dai rumori perenni dell&#8217;iPod alle immagini effimere e sovrapposte del Youtube; il buio, sostituito dalla lux perpetua di un illuminismo divenuto lampadina elettrica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come aveva capito, nel 1988, l&#8217;americana \u00abDark Sky Association\u00bb, la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 riconquistare l&#8217;oscurit\u00e0 della notte. Solo il presidente ceco Havel ud\u00ec l&#8217;appello e firm\u00f2, nel 2002, una legge che limitava, in quantit\u00e0 e qualit\u00e0, l&#8217;illuminazione notturna. Ecco la modernit\u00e0: nonostante le sue grandi conquiste tecnologiche, essa \u00e8 andata avanti come il gambero, in quanto ha distrutto il triplice rapporto dell&#8217;uomo con la natura (crisi ecologica), con Dio (la modernit\u00e0 \u00e8 l&#8217;unica epoca irreligiosa della storia) e con il prossimo (divenuto numero o scheda bucata, macchina a parti intercambiabili con i trapianti, l&#8217;ingegneria genetica e la clonazione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il luogo dove la crisi della modernit\u00e0 emerge con forza \u00e8 la cultura. Che si presume nuova e libera, dato che si \u00e8 lasciata alle spalle i miti dell&#8217;\u00aboscuro Medioevo\u00bb. Ma che si mostra subito fondata sul niente. Un gioco ozioso nel quale i cosiddetti intellettuali si citano reciprocamente e, ancor pi\u00f9, ascoltano narcisisticamente la propria eco. E che sembrano ancora, in Italia, incapaci di uscire dal giardino d&#8217;infanzia dei miti spompati della modernit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non cos\u00ec in Francia, dove pure la cultura moderna aveva avuto le sue espressioni pi\u00f9 nichilistiche: si pensi a Sartre, Lacan, Deleuze, Foucault. Ma gi\u00e0 negli anni della contestazione, mentre i barbari distruggevano dall&#8217;interno l&#8217;universit\u00e0, non pochi uomini di cultura hanno preso in mano la vanga, per trasformare i campi aridi e sterili del Sessantotto in zolle ancora seminabili e produttive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco i <em>nouveaux philosophes; <\/em>ecco Roland Barthes, che fu a lungo profeta entusiasta del \u00abnuovo\u00bb e si accorse poi che la pi\u00f9 vera immagine del tempo non era quella futurista dei moderni, ma quella nostalgica del \u00abpassato\u00bb, evocata da Proust; ecco Georges Friedmann, che lasci\u00f2 la cattedra universitaria per testimoniare che la <em>sagesse <\/em>conta pi\u00f9 della <em>puissance. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nulla di simile nel nostro Bel Paese. Dove la cultura tradizionale alz\u00f2 la bandiera bianca di fronte ai guastatori e tutte le istituzioni culturali divennero pascolo per i montoni della sinistra. Intellettuali aristocratici e anche snob, che si battevano per quel popolo, che disprezzavano nell&#8217;intimo. Sempre disposti a seguire le indicazioni del \u00abPrincipe\u00bb, prima l&#8217;utopia comunista e i suoi crimini, poi la svolta dal comunismo al postcomunismo, che \u00e8 un comunismo abbacchiato; non pi\u00f9 il pensiero \u00abunico\u00bb di Marx e Granisci, ma quello \u00abdebole\u00bb del peggiore radicalismo amorale. Sono troppi per poterli ricordare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse merita di riportarne una fotografia di gruppo, scattata da Alain Finkielkraut, che li conosce bene: \u00abGli spregiatori della cultura di massa pretendono di difendere le promesse democratiche della storia; in realt\u00e0 sono talmente occupati a misurare la distanza che li separa dal comune mortale che non vedono la democrazia all&#8217;opera. La critica della stupidit\u00e0 si ribalta cos\u00ec nella stupidit\u00e0 dell&#8217;elitismo\u00bb <em>(Noi, i moderni, <\/em>Lindau, Torino 2006, p. 54).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ci siamo soffermati sul retroterra culturale dei neocon e dei teocon, \u00e8 perch\u00e9 le nuove tendenze del \u00abliberalismo cattolico\u00bb non avanzano una semplice proposta politica, ma un disegno di recupero della cultura europea, nel momento in cui il nostro conti\u00adnente appare sempre pi\u00f9 autodistruttivo di s\u00e9 medesimo, come aveva intuito Raymond Aron nel suo saggio: <em>In difesa di un&#8217; Europa decadente <\/em>(Mondadori, Milano 1978).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma dove trover\u00e0, una societ\u00e0 cos\u00ec malata come quella europea, il farmaco adatto per guarire? Potranno la ragione illuministica o una scienza senz&#8217;anima o una tecnologia distruttiva prescriverle le medicine adeguate? Una Europa drogata riuscir\u00e0 a salvarsi dall&#8217;eroina moderna con l&#8217;uso del metado-ne postmoderno, mentre il pensiero filosof\u00ecco, originale scoperta dell&#8217;Europa, sembra essersi avvilito a semplice ragione strumentale, quando non anche a esplicito nichilismo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono domande che non interessano solo il mondo dei cattolici, ma anche quello dei laici. Non pochi dei quali si chiedono se anche il loro mondo non debba riscoprire quei valori, con i quali \u00e8 nato. La laicit\u00e0 ha il suo fondamento nella distinzione fatta da Ges\u00f9 tra Dio e Cesare. Che in termini attuali significa diritti naturali della persona e principio di sussidiariet\u00e0 (due categorie che troviamo solo nelle culture cristiane): primato dei cittadini, della famiglia e dei corpi intermedi rispetto allo Stato. Non \u00e8 il laicismo intollerante dei <em>liberal, <\/em>forma spuria del vecchio integralismo clericale capovolto. \u00c8 la distinzione tra religione e politica, ma non la loro separazione e incomunicabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che cattolici liberali e liberali cattolici cercano \u00e8 un&#8217;alleanza, anche nella politica certo, ma in prima istanza nella cultura, tra le due tradizioni costitutive dell&#8217;Europa: il cristianesimo e il liberalismo, un cristianesimo purificato dal temporalismo e un liberalismo vaccinato contro le pretese di porsi come una \u00abreligione civile\u00bb, che sostituisce la religione rivelata e relega la fede cristiana nella inefficace e narcisistica <em>privacy.<\/em> Teocon, dunque, anche se tutte le formule banalizzano. Il \u00abdio\u00bb riscoperto \u00e8 quello della tradizione europea, quello che \u00e8 proibito nominare a Strasburgo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8, insieme, il Dio pregato nelle chiese e quello presente nella vita di tutti, anche di chi non ci pensa e talvolta crede di negarlo. Il \u00abcon\u00bb significa \u00abconservatori\u00bb solo rispetto alle correnti nichilistiche della modernit\u00e0, che della tradizione hanno preteso di fare <em>piazza <\/em>pulita. Ma significa, soprattutto, in una modernit\u00e0 della fine che non ha pi\u00f9 molto da conservare, essere \u00abtradizionalisti\u00bb, ossia portare avanti <em>(tradere), <\/em>con continui aggiornamenti e riforme, una precisa identit\u00e0 che, dalla madre Europa, \u00e8 passata alla figlia America.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Liberali conservatori<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, la vera tradizione liberale, anche in Italia, \u00e8 conservatrice: bastino i nomi di Pareto, Mosca, Croce. Cos\u00ec come conservatori, sia pure aperti e illuminati, erano i cattolici \u00abliberali\u00bb, come Rosmini e Sturzo. O come i fondatori dell&#8217;Europa: De Gasperi, Schuman, Adenauer. Europa, ma anche America. Due continenti uniti nella opposizione a quell\u2019ateismo, che ha distrutto il nostro continente con le ideologie totalitarie, fondate sulla identit\u00e0 di religione e politica: il marxismo, ritorno al Vecchio Testamento contro il Nuovo, per realizzare un \u00abRegno di Dio senza Dio\u00bb (Bloch); il fascismo con i suoi miti dell&#8217;uomo \u00abnuovo\u00bb e dello Stato \u00abetico\u00bb; il nazionalsocialismo, ritorno alla utopia sanguinaria della razza superiore precristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora quei totalitarismi sono in massima parte caduti, ma una nuova minaccia viene dal fondamentalismo islamico, col suo terrorismo, ma anche con la sua non tanto pacifica penetrazione in Occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non pu\u00f2 esservi dubbio che questa nostalgia dei fondamenti religiosi, cos\u00ec diffusa nei liberali non radicali, si \u00e8 largamente nutrita dei recenti conflitti di civilt\u00e0, a partire dalla tragedia dell&#8217;Il settembre 2001. Non gi\u00e0 per accentuarli. Nessun grido di guerra, dato che il jihad non appartiene alla pi\u00f9 vera tradizione dell&#8217;Occidente, sono altre le civilt\u00e0 che lo considerano come un dovere religioso. E nessuno scontro di civilt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il vero problema \u00e8 che cosa fare se esso viene fatto esplodere (come negarlo?) dal mondo islamico. Al quale \u00e8 necessario rispondere con i valori dell&#8217;Occidente: in primo luogo dialogo, collaborazione, rispetto, integrazione (purch\u00e9 siano reciproci); ma anche difesa della propria tradizione e della propria identit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un Occidente, dunque, che smetta di \u00abnon amare pi\u00f9 s\u00e9 stesso\u00bb (papa Ratzinger) e sia consapevole che la sua grande civilt\u00e0 \u00e8 stata la prima ad avere eliminato la schiavit\u00f9, ad avere emancipato le donne, ad avere vinto la fame e la povert\u00e0. Si tratta, come si vede, di una proposta ben diversa e ben pi\u00f9 alta di un programma di partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il messaggio di questi uomini di cultura laici e tuttavia religiosi, come Giuliano Ferrara, Marcello Pera, Gaetano Quagliariello e altri, anche se non rifiutano un secondario impegno politico, \u00e8 primariamente di altro genere. Possiamo sintetizzarlo in tre punti principali. Vi \u00e8, anzitutto, una anamnesi storica. Fra tutte le grandi nazioni occidentali, l&#8217;Italia ha raggiunto molto tardi l&#8217;unit\u00e0 e l&#8217;ha ottenuta contro la propria tradizione culturale. Il Risorgimento \u00e8 stato fatto per l&#8217;Italia contro la Chiesa. Diversamente in Spagna, Inghilterra, Francia, Austria, Olanda, Stati Uniti, dove la religione cristiana, cattolica o riformata, \u00e8 stata sin dall&#8217;inizio il fondamento dell&#8217;unit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la societ\u00e0 civile della Germania, che pure \u00e8 divenuta Stato nazionale solo alla fine dell&#8217;Ottocento, sin dall&#8217;inizio \u00e8 stata permeata di valori cristiani: quelli di Bonifacio, ma anche di Lutero, che con la sua traduzione della Bibbia diede alla nazione una lingua e una cultura comuni. In Italia, invece, il Risorgimento fu, forse per necessit\u00e0 pi\u00f9 ancora che per volont\u00e0, anticlericale. Nonostante non pochi cattolici vi abbiano contribuito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo processo produsse in molti una scissione tra cittadino e credente, che fu solo politicamente sanata dal Concordato tra Mussolini e il cardinale Gasparri, ma che rimase a lungo nella contrapposizione tra laico (che significava illuminista e anticlericale) e credente (che significava conservatore e clericale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu uno strappo forte, che ha avuto bisogno di pi\u00f9 di un secolo per rimarginarsi. Come mostra la situazione della scuola in Italia, che non consente ai genitori di esercitare uno dei fondamenti della democrazia: la libera scelta del tipo di educazione da dare ai propri figli. Ogni sana educazione, di ogni scuola, da chiunque sia gestita, \u00e8 \u00abpubblica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00abpubblico\u00bb \u00e8 stato fatto coincidere con \u00abstatale\u00bb, di modo che le scuole \u00ablibere\u00bb, con una operazione a met\u00e0 tra la degradazione e il ricatto, si sono trovate dequalificate a scuole \u00abprivate\u00bb. \u00c8 solo un esempio del radicale contrasto ereditato dal Risorgimento, che ha sempre reso difficile il dialogo tra laici e credenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi \u00e8, poi, una analisi politica. Che le radici cattoliche del popolo italiano fossero ancora profonde, fu mostrato dalla prima fase della nostra Repubblica democratica. Dove un partito che si definiva, e allora largamente era, a ispirazione cristiana raggiunse la maggioranza assoluta dei voti, non senza l&#8217;intervento del mondo ecclesiale, non ancora nebuloso e subalterno. Era un partito che guardava alla convergenza di popolarismo e liberalismo, che seppe non solo difendere la libert\u00e0, ma anche operare la ricostruzione e la modernizzazione del Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo dur\u00f2 poco e la prima Dc (quella cattolico-liberale di De Gasperi e Vanoni, Scelba e Segni, nel solco di Sturzo) fu cancellata da una nuova (di Dossetti e Fanfani, Moro e De Mita), volta a spendere a sinistra (con l&#8217;alleanza dapprima con i socialisti ancora frontisti, poi con i comunisti) il voto moderato di centro. Le tristi conseguenze, economiche, sociali e morali di questa strategia non hanno bisogno di essere richiamate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inserita nell&#8217;Europa libera dentro il mondo bipolare della guerra fredda, l&#8217;Italia mantenne per quasi mezzo secolo una forma imperfetta di bipartitismo, tra una Dc che dominava i settori produttivi e bancari, e un Pci padrone e padrino della cultura. Solo negli anni Ottanta Craxi tent\u00f2 di rompere questo schema, senza riuscirvi. E proprio alla fine degli anni Ottanta avvenne quell&#8217;evento, che modific\u00f2 tutti gli equilibri e tutte le alleanze: la caduta del muro di Berlino, la conquista della sovranit\u00e0 nei Paesi satelliti di Mosca, la dissoluzione dell&#8217;impero sovietico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale evento internazionale fu seguito, in Italia, dalla dissoluzione, per ragioni non certo nobili, del sistema dei partiti. Alcuni si estinsero e quasi tutti dovettero cambiare nome. In particolare, i tre partiti pi\u00f9 nobili della storia d&#8217;Italia &#8211; liberali, socialisti, popolari \u2014 quasi cessarono di esistere. In particolare la Dc, che, nonostante discussioni e contrapposizioni, aveva sempre incarnato, con le sue molte correnti, l&#8217;unit\u00e0 dei cattolici in politica, si \u00e8 frammentata in piccole entit\u00e0 ospitate dai due contrapposti condomini della destra e della sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo clima di incertezza e di frammentazione, il mondo occidentale fu scosso da un evento senza precedenti: la distrazione delle due torri di New York, che rivel\u00f2 non solo la capillare organizzazione del terrorismo islamico, ma anche e ancor pi\u00f9 la forte contrapposizione del mondo islamico all&#8217;Occidente. Si cap\u00ec che le guerre non hanno come cause solo gli interessi dinastici o economici, ma anche quel complesso di valori e di credenze che chiamiamo \u00abcivilt\u00e0\u00bb e che trovano nella religione il loro motore pi\u00f9 importante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessuno vuole n\u00e9 lo scontro di civilt\u00e0 n\u00e9 la guerra santa; il problema \u00e8 diverso: se altri vogliono lo scontro di civilt\u00e0 e la guerra santa, che cosa dobbiamo fare per farla tacere o almeno renderla meno disastrosa? Possono una nazione o un continente incerti sulla loro identit\u00e0 elaborare una strategia di risposta? Una Europa che ha rifiutato di ricordare nel suo Trattato costituzionale la tradizione cristiana di cui \u00e8 figlia? Una Italia che attraversa la pi\u00f9 grave crisi morale della sua storia, dato che per la prima volta non abbiamo solo la violazione delle regole di morale sociale (cosa che \u00e8 sempre accaduta), ma la contestazione di ogni criterio permanente di verit\u00e0 e di morale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, questi cosiddetti teocon avanzano una proposta politica. Che trova il suo fulcro nella costatazione che la formula liberale e cavouriana della \u00abLibera Chiesa in libero Stato\u00bb, la quale, come \u00e8 noto, fu inventata dal cattolico liberale Montalembert, \u00e8 certo valida, ma non sufficiente. Essa lascia supporre che la religione appartenga solo alla privacy del cittadino, quasi una sorta di hobby per la sua vita intima. Ora non v&#8217;\u00e8 dubbio che la religione \u00e8 una scelta personale, che nasce nell&#8217;intimit\u00e0 della coscienza. Ma non \u00e8 solo questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cristiani, liberali e socialisti debbono oggi riscoprire proprio la vera laicit\u00e0, che ha il suo fondamento nella distinzione fatta da Ges\u00f9 tra Dio e Cesare. Non \u00e8 il laicismo intollerante della tradizione francese, forma spuria del vecchio integralismo clericale capovolto, ma quello definito dalla cultura anglosassone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cristiani &amp; liberali per l&#8217;Europa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E la distinzione tra religione e politica, ma non la loro separazione e incomunicabilit\u00e0. Una distinzione che si traduce in rispetto e collaborazione, come \u00e8 stato affermato, nel 1984, dall&#8217;Accordo di revisione dei Patti Lateranensi: \u00abLo Stato e la Chiesa sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. Essi si impegnano alla reciproca collaborazione per la promozione dell&#8217;uomo e il bene del Paese\u00bb (art. 1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non deve allora stupire che proprio questi intellettuali laici siano stati fra i pi\u00f9 forti difensori della libert\u00e0 per il Papa di esprimere i princ\u00ecpi etico-antropologici e le conseguenti linee generali dell&#8217;agire politico: sia di quelle che sono la necessaria conseguenza di una scelta e di una appartenenza religiosa, sia di quelle che, fondate sulla ragione naturale, riguardano tutti gli uomini, credenti o meno che siano. Soprattutto Giuliano Ferrara, su <em>Il Foglio, \u00e8 <\/em>intervenuto pi\u00f9 volte in tal senso e non ha mancato di pubblicare integralmente discorsi dei papi Wojtyla e Ratzinger, come pure interventi di vescovi e cardinali (come Giacomo Biffi o Camillo Ruini).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cosa appare tanto pi\u00f9 singolare, in quanto questi intellettuali laici non si sono, come insinuano i laicisti clericali con lo scopo di denigrali, \u00abconvertiti\u00bb alla fede cristiana professata nella Chiesa. La conversione \u00e8 un fatto intimo, che accade nella profondit\u00e0 dell&#8217;anima. E nel giudicare quella degli altri ciascuno dovrebbe dare giudizi pi\u00f9 cauti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che appare con evidenza, negli scritti di questi autori, \u00e8 la necessit\u00e0 di riproporre l&#8217;unione stretta di democrazia e princ\u00ecpi evangelici, di impegno politico e tradizione cristiana del nostro continente. \u00c8 in tal senso che alcuni di loro non hanno esitato a dialogare con il Papa, cosa che, nell&#8217;epoca del duro contrasto tra \u00ablaici\u00bb e \u00abcattolici\u00bb, sarebbe stata davvero diff\u00eccile. Si pensi a vivaci e diffusi confronti come quelli contenuti in alcuni recenti saggi: J. Habermas &#8211; J. Ratzinger, <em>Etica, religione e Stato liberale <\/em>(Laterza, Bari 2005); J. Ratzinger &#8211; J. Habermas, <em>Ragione e fede in dialogo <\/em>(Marsilio, Padova 2005); M. Pera &#8211; J. Ratzinger, <em>Senza radici. Europa, relativismo, cristianesimo, islam <\/em>(Mondadori, Milano 2004).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che emerge da tutti questi scritti \u00e8 dunque un&#8217;alleanza, politica certo, ma in prima istanza culturale, tra le due tradizioni costitutive dell&#8217;Europa: il cristianesimo e il liberalismo; da un lato un cristianesimo purificato dal temporalismo e, dall&#8217;altro, un liberalismo vaccinato contro le pretese di porsi come una \u00abreligione civile\u00bb, sostitutiva della religione rivelata, che relega la fede cristiana nella inefficace e narcisistica intimit\u00e0 della coscienza (cfr Gaetano Quagliariello, <em>Cattolici, pacifisti, teocon. Chiesa e politica in Italia dopo la caduta del muro di Berlino, <\/em>Mondadori, Milano 2006).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il \u00abdio\u00bb che va riscoperto \u00e8 quello della tradizione europea, quello che \u00e8 proibito nominare a Strasburgo. \u00c8 il Dio pregato nelle chiese, ma anche quello presente nella vita di tutti, anche di chi non ci pensa e talvolta crede di negarlo, in quanto, se siamo europei, \u00abnon possiamo non dirci cristiani\u00bb (Croce) e \u00abanche gli atei sono cristiani\u00bb (Chabod). Nel binomio teocon, il \u00abcon\u00bb significa \u00abconservatori\u00bb solo rispetto alle correnti nichilistiche della modernit\u00e0, che della tradizione hanno preteso di fare piazza pulita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma significa, soprattutto, in un momento di cos\u00ec grave crisi, morale e sociale prima che economica e politica, essere \u00abtradizionalisti\u00bb, ossia portare avanti, con continui aggiornamenti e riforme, una precisa identit\u00e0, che, formatasi in Europa, si \u00e8 tradotta con successo in America. E che ha, per tutti, un nome: cristianesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se vogliono difendere la libert\u00e0 e la giustizia, tutelare la vita, promuovere la famiglia e la scuola, ricostruire una comunit\u00e0 efficiente e solidale, laici e cattolici non possono pi\u00f9 combattersi. Occorre che si rimbocchino le maniche e lavorino insieme in tal senso. Forse ci troviamo nel momento giusto, dato che ai cattolici liberali si sono aggiunti i liberali cattolici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studi cattolici n.555 maggio 2007 Perch\u00e9 oggi non pochi uomini di cultura, che provengono dal mondo liberale e anche comunista, fanno propri tanti elementi della tradizione cattolica? 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