{"id":2645,"date":"2009-02-25T16:34:07","date_gmt":"2009-02-25T15:34:07","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-06-20T11:22:10","modified_gmt":"2016-06-20T09:22:10","slug":"una-nuova-mappa-del-bene-comune","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/una-nuova-mappa-del-bene-comune\/","title":{"rendered":"Una nuova mappa del bene comune"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-35133\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/02\/politica.jpg\" alt=\"politica\" width=\"200\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/02\/politica.jpg 225w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/02\/politica-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/>Studi Cattolici<\/strong> n.562 dicembre 2007<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La res publica in Italia \u00e8 un campo di lotta fra partiti politici, gruppi di potere, di pressione e di influenza che perseguono interessi particolaristici senza alcuna reale responsabilit\u00e0 verso il bene comune. Questo esito storico deriva dal fatto che tutti gli attori, volenti o nolenti, sono forzati a condividere una concezione del bene comune e un assetto di Stato sociale di tipo hobbesiano. Si tratta d\u00ec una configurazione che oggi assume la forma di una democrazia lib-lab, in cui l&#8217;utilitarismo dei singoli viene regolato attraverso il controllo pubblico delle uguali opportunit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Questa concezione storica del bene comune e dello Stato ha esaurito la sua spinta e diventa patogena. Occorre rifondare lo Stato sociale sulla base di una visione del bene comune alternativa alla soluzione hobbesiana e alla sua trasformazione nell&#8217;assetto lib-lab. Pierpaolo Donati, fondatore della sociologia relazionale e ordinario di Sociologia presso la Facolt\u00e0 di Scienze Politiche dell&#8217;Universit\u00e0 di Bologna, delinea lo scenario dello \u00abStato sociale relazionale\u00bb e di un nuovo \u00abwelfare sussidiario\u00bb. Presentiamo ampi stralci del suo intervento tenuto a Pisa lo scorso 19 ottobre nell\u2019ambito delle celebrazioni per il centenario delle \u00abSettimane sociali\u00bb<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">La situazione nella quale si trova lo Stato sociale italiano \u00e8 sotto gli occhi di tutti: gli attori politicamente pi\u00f9 rilevanti non perseguono il bene comune; basti l&#8217;esempio della perdurante iniquit\u00e0 nella distribuzione delle risorse fra le generazioni.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante sia evidente che l&#8217;Italia stia distruggendo da tempo e in tutti i modi le nuove generazioni, il sistema politico continua a distribuire diritti e risorse a gruppi e categorie sociali che tolgono opportunit\u00e0- risorse e speranze di vita ai giovani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>res publica <\/em>\u00e8 in mano ad attori che sono essenzialmente gruppi di potere particolaristici. Lo sono i partiti politici (una miriade), i gruppi di pressione e di interesse (centinaia quelli censiti. la maggior parte ignoti), incluse le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria e di rappresentanza, le migliaia di piccole e grandi lobby che s\u00ec comportano come vere e proprie bande annate le une contro le altre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi attori collettivi particolaristici cercano di massimizzare i propri vantaggi senza curarsi delle conseguenze che il loro comportamento ha sul bene comune. La tesi che vorrei sostenere afferma che questa concreta societ\u00e0 <em>\u00e8 il prodotto di un certo assetto deIlo Stato. L&#8217;incapacit\u00e0 dell&#8217;Italia di perseguire il bene comune deriva dall&#8217;avere <em>un assetto istituzionale, operante spesso pi\u00f9 di fatto che di diritto, il quale- rende del tutto improbabile il perseguimento del bene comune.<\/em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi persegue il bene comune viene penalizzato, mentre chi persegue il proprio interesse egoistico &#8211; purch\u00e9 lo faccia in modo formalmente lecito &#8211; viene premiato: e tutto ci\u00f2 accade secondo regole riconosciute e istituzionalizzate. non come un effetto indesiderato e inatteso. Questo assetto \u00e8 quello <em>lib-lab. <\/em>che rappresenta l&#8217;ultima versione del moderno Stato hobbesiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bene comune viene concepito come esito di un continuo compromesso fra Stato e mercato, cio\u00e8 fra gli attori che sostengono il primato della politica contro il mercato <em>(lab) e <\/em>quelli che sostengono il primato del mercato sulla politica <em>(lib). <\/em>In apparenza questi attori si oppongono gli uni agli altri, ma nella realt\u00e0 dei fatti essi condividono lo stesso gioco. Chi parla di bene comune restando dentro l&#8217;assetto <em>lib-lab<\/em>, anche con le migliori intenzioni, \u00e8 destinato alle pi\u00f9 grandi delusioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prigionieri di HobbesE stato dimostrato che lo Stato moderno occidentale, e in particolare quello italiano, \u00e8 stato costruito seguendo quella che le scienze sociali chiamano la \u00absoluzione hobbesiana del problema dell&#8217;ordine sociale\u00bb: siccome gli uomini tendono per loro natura a regredire a una condizione di vita in cui valgono solo la forza e la frode, occorre che Qualcuno detti loro delle regole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua formulazione pi\u00f9 astratta: l&#8217;utilitarismo degli individui umani genera problemi di sicurezza che possono essere risolti solo mediante un contratto in cui ciascuno aliena le proprie prerogative a un Potere che decide le regole per tutti, assicurando le libert\u00e0 proprietarie di tutti alla sola condizione che ciascuno non leda le libert\u00e0 proprietarie degli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Qualcuno di cui si parla \u00e8 il Leviatano, che, ai tempi di Hobbes coincideva con il Monarca assoluto, ma \u00e8 diventato in seguito suscettibile di metamorfosi. Di fatto, si \u00e8 presto trasformato nella \u00abRepubblica\u00bb di marca giacobina. Oggi, assume nuove forme. Gli Stati-nazione europei hanno costruito i loro sistemi di <em>welfare<\/em> in gran parte sulla base della soluzione hobbesiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9, ancor oggi, di fronte alle difficolt\u00e0 che il <em>welfare state<\/em> incontra, molti invocano una soluzione, se non proprio uguale, almeno simile a quella di un contratto sociale di tipo hobbesiano. vale la pena di approfondire se veramente tale strada sia percorribile per riformare il nostro Stato sociale in modo che le istituzioni possano perseguire un autentico bene comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente il <em>welfare state<\/em> ha assunto svariale configurazioni nella sua storia; mi limito qui a ricordare la configurazione <em>modale<\/em> che emerge da un processo storico che in Italia conta pi\u00f9 di un secolo. Io la chiamo <em>lib-lab<\/em> in quanto \u00e8 basata su due pilastri: la competizione di mercato e il controllo politico delle disuguaglianze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto il modello europeo sia distante da quello anglosassone-nordamericano, possiamo comunque affermare che i due modelli si sono a poco a poco configurati come due varianti di quella medesima soluzione hobbesiana <em>lib-lab<\/em>: il modello americano \u00e8 decisamente pi\u00f9 sbilanciato dal lato <em>lib<\/em> (priorit\u00e0 del mercato sullo Stato), quello europeo \u00e8 assai pi\u00f9 sbilanciato dal lato <em>lab<\/em> (priorit\u00e0 dello Stato sul mercato). Mentre quello europeo \u00e8 sostanzialmente utilitaristico e materialistico, quello americano \u00e8 sostanzialmente nominativo e volontaristico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due sono le figure cardine del pensiero di Hobbes che ritornano nell&#8217;assetto <em>lib-lab<\/em> del welfare: l&#8217;individuo proprietario e lo Stato. Ci\u00f2 significa rendere irrilevanti le relazioni fra i consociati, sminuire l&#8217;importanza delle comunit\u00e0 e formazioni sociali intermedie, limitare il pluralismo sociale, in sintesi svalutare la socialit\u00e0 della persona umana, anche e precisamente come elemento costitutivo del <em>welfare<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa configurazione, l&#8217;opposizione fra libert\u00e0 e controllo sociale viene meno a favore di un assetto organizzativo in cui libert\u00e0 e controllo sono fuse fra loro. Proprio la paura di una situazione del tipo <em>homo homini lupus<\/em> crea istituzioni di <em>welfare<\/em> come strutture che centralizzano il comportamento umano intorno alla propria esistenza e ai propri progetti, alimentando in tal modo l&#8217;isolamento delle persone, le quali, non potendo pi\u00f9 ricorrere alla socialit\u00e0 diretta, devono affidarsi a una societ\u00e0 che intensifica i contatti indiretti, mediati dai centri \u00abistituzionali\u00bb di <em>welfare<\/em> che si prendono cura dell&#8217;individuo, organizzano e gestiscono il suo tempo e i suoi spazi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 il mondo delle istituzioni di <em>welfare mix<\/em>, le quali sono sempre meno coercitive e sempre pi\u00f9 \u00abseducenti\u00bb. Siamo di fronte a un modello di <em>welfare <\/em>che non ha pi\u00f9 bisogno di imporre delle scelte all&#8217;individuo, ma semplicemente gli pone davanti un ventaglio di opzioni a cui deve aderire in modo supposto indipendente, finendo cos\u00ec per congiungere libert\u00e0 e controllo perch\u00e9 lo spettro delle scelte \u00e8 controllato dalle istituzioni stesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi dello Stato socialeII <em>welfare<\/em> che noi conosciamo si basa sull&#8217;idea di un conflitto di interessi fra attori materialistici, utilitaristici e individualistici, che non possono vivere in pace e creare benessere se non si sottomettono al Potere politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I paradigmi di crisi di questo modello sono stati enunciati, di volta in volta, come crisi endemica dei sistemi fiscali, come impossibilit\u00e0 di far fronte alla rivoluzione delle aspettative crescenti di benessere, come assistenzialismo passivizzante. A questi paradigmi, oggi dobbiamo aggiungere il fatto che il fenomeno della globalizzazione riduce i poteri degli Stati nazionali, crea nuove povert\u00e0 e nuove sfide ecologiche che non hanno pi\u00f9 confini nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei quindi sostenere la tesi che il modello <em>lib-lab<\/em> diventa sempre pi\u00f9 intrinsecamente insostenibile, qualora sia pensato nei termini della soluzione hobbesiana dell&#8217;ordine sociale. Non solo non pu\u00f2 affrontare i bisogni emergenti di <em>welfare<\/em>, ma, anzi, rivela di essere patogeno, in quanto genera i problemi di cui si suppone rappresenti la soluzione. Vediamo alcuni esempi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;approccio lib-lab, la societ\u00e0 \u00e8 un intreccio di economico e politico, Il resto \u00e8 irrilevante per la cittadinanza, \u00e8 sfera \u00abprivata\u00bb. Ma se tutto ci\u00f2 che sta fuori del binomio Stato-mercato diventa irrilevante agli effetti della cittadinanza, la cittadinanza deperisce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il <em>lib-lab<\/em>, <em>non esiste una alternativa alla combinazione di libert\u00e0 individuali e di controllo ststemico-collettivo<\/em>. Ma, proprio per il suo modo di funzionare, il dispositivo costituito dalla coppia <em>lib-lab<\/em> genera enormi problemi sociali che derivano dalla rimozione e distorsione delle relazioni intersoggettive. Nell&#8217;approccio <em>lib-lab<\/em>, la cittadinanza \u00e8 per definizione incondizionata. Una delle conseguenze \u00e8 che i doveri non sono affatto chiariti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 evidente che, in generale, ci sono doveri (per esempio pagare le tasse), ma i doveri non hanno relazioni strutturate con i diritti e possono anche venire meno (per esempio, per certi gruppi di persone marginali, che si suppone non possano dare nulla alla societ\u00e0). In questa impostazione, proprio il fatto di considerare la cittadinanza come un puro e semplice conferimento di status, comporta che coloro i quali si trovano in condizioni socialmente deboli e marginali vengano confermati in una posizione considerata incapace di scambi socialmente rilevanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo scenario post-hobbesiano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La societ\u00e0 diventa post-hobbesiana per due grandi ordini di ragioni. Con i processi di globalizzazione, non \u00e8 pi\u00f9 possibile ricorrere a un&#8217;autorit\u00e0 del tipo Leviatano per mettere ordine nella societ\u00e0; il grado di complessit\u00e0 \u00e8 troppo elevato, e d&#8217;altra parte la complessit\u00e0 non pu\u00f2 essere ridotta in modo esterno e coercitivo nei confronti degli individui; la riduzione della complessit\u00e0 deve aprire nuove possibilit\u00e0, non chiuderle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Emerge una societ\u00e0 civile che non \u00e8 certamente quella del Seicento: gli individui sono pi\u00f9 consapevoli del carattere inalienabile dei loro diritti fondamentali, sono mediamente pi\u00f9 informati e soprattutto attivano reti organizzate per risolvere autonomamente i loro problemi, reti che non necessitano di un <em>government <\/em>(potere vincolante), ma di una <em>governance<\/em> (coordina-mento aperto); inoltre, l&#8217;espansione del terzo settore e del privato sociale modifica radicalmente la relazione fra Stato e mercato. I nodi del modello hobbesiano possono essere cosi sintetizzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) Il <em>welfare<\/em> non pu\u00f2 essere costruito su una visione antropologica negativa come quella hobbesiana. Un&#8217;altra modernit\u00e0, quella della visione positiva dell&#8217;uomo, della sua dignit\u00e0 e dei suoi diritti, si sta affacciando all&#8217;orizzonte come soluzione alternativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) II <em>welfare<\/em> non pu\u00f2 pi\u00f9 essere costruito sulla base della distinzione moderna (hobbesiana) fra pubblico e privato. La sfida diventa quella dei \u00abservizi di interesse generale\u00bb (s.i.g,), su cui la Unione Europea ha posto l&#8217;attenzione in vista di una nuova normativa con la quale aprire uno scenario di servizi di <em>welfare<\/em> che sono da considerare \u00abpubblici\u00bb non perch\u00e8 siano statali, ma in quanto sono di interesse generale a prescindere dalla natura dell&#8217;ente proprietario o erogatore del servizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) Le identit\u00e0 culturali, incluse quelle religiose, non possono essere \u00abprivatizzate\u00bb, non possono essere dichiarate irrilevanti per la sfera pubblica, e quindi per il <em>welfare <\/em>\u00abpubblico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4) Il controllo organizzativo centralizzato nelle istituzioni di <em>welfare<\/em> viene sostituito da reti sociali (originarie e originali), che sono intrecci plurali di relazioni formali e informali, il cui metro di qualit\u00e0 \u00e8 dato dulia capacit\u00e0 di generare capitale sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 tutta la moderna concezione hobbesiana dell&#8217;ordine sociale come compromesso e fusione fra libert\u00e0 e controlli che crolla. Al suo posto subentra un \u00abordine societario\u00bb, che nasce da un radicale cambiamento delle definizioni di ci\u00f2 che \u00e8 pubblico e di ci\u00f2 che \u00e8 privato e dalla connessa ripresa della valenza pubblica delle identit\u00e0 culturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per un welfare relazionale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se vogliamo perseguire un \u00abnuovo <em>welfare<\/em>\u00bb, dobbiamo guardare in nuove direzioni, quelle dei bisogni reali della gente, soprattutto quelli che sono in discontinuit\u00e0 con il passato. Questi bisogni stanno su due fronti. Il primo fronte riguarda la definizione di benessere, che non pu\u00f2 pi\u00f9 essere concepito come puramente materiale, utilitaristico e individuale (dell&#8217;individuo proprietario hobbesiano), n\u00e9 pu\u00f2 ricorrere a soluzioni normativo-volontaristiche, ma deve farsi relazionale, nel senso che la felicit\u00e0 sta nelle relazioni e non negli oggetti-merce<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo fronte riguarda i contenuti etici delle azioni di <em>welfare<\/em>. Le misure di <em>welfare<\/em> non possono pi\u00f9 essere eticamente indifferenti o neutre, ma devono diventare eticamente qualificate. Ci\u00f2 significa che il fine etico deve essere introdotto nella funzione-obiettivo delle azioni di <em>welfare<\/em>, sia per quanto riguarda gli aspetti economici sia per quanto riguarda quelli socio-relazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una tale modificazione delle basi culturali e normative del <em>welfare <\/em>non pu\u00f2 essere gestita da un nuovo Leviatano. Occorre una configurazione capace di mettere in sinergia l&#8217;integrazione sistemica con quella sociale. Il che significa che occorre una <em>governance<\/em> ispirata al principio di sussidiariet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre il contratto che genera il Leviatano si basa sulla sfiducia e il sospetto reciproci, lo Stato sussidiario si basa sul rispetto della dignit\u00e0 di ciascuno e sull&#8217;agire per accrescere, non diminuire, le autonome capacit\u00e0 dell&#8217;altro. Vale la pena di sottolineare che il principio di sussidiariet\u00e0 introduce una discontinuit\u00e0 radicale nei confronti dell&#8217;ordine (sociale, economico, culturale, politico) tipicamente moderno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, l&#8217;adozione del principio di sussidiariet\u00e0 come principio architettonico di un nuovo ordine sociale, che va dal livello micro (relazioni interpersonali) al livello macro (relazioni internazionali), passando per lutti i livelli intermedi, configura una societ\u00e0 alternativa sia a quella liberale (<em>lib<\/em>) sia a quella socialista (<em>lab<\/em>), entrambe intese in senso stretto (moderno), sia anche ai loro mix (modelli <em>lib-lab<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una nuova visione del socialeL&#8217;alternativa allo Stato hobbesiano \u00e8 uno <em>Stato relazionale<\/em>. Lo Stato sociale post-hobbesiano non coincide con lo slogan \u00abmeno Stato, pi\u00f9 mercato\u00bb, ma con uno Stato che si interfaccia con una societ\u00e0 che non \u00e8 concepita come mercato di profitto, bens\u00ec come economia civile e come <em>welfare <\/em>civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla base della revisione dei sistemi scolastici, sa-nitari, di assistenza sociale, di previdenza e sicurezza sociale, di servizi alla persona, emerge la centralit\u00e0 del <em>nesso fra libert\u00e0 e responsabilit\u00e0 non solo per quanto riguarda il comportamento dei singoli individui, ma delle conseguenze dei loro comportamenti nei confronti degli altri <\/em>quale alternativa alla soluzione hobbesiana che solleva gli individui dagli effetti non intenzionali e aggregati delle loro azioni tramite un&#8217;autorit\u00e0 collettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La soluzione hobbesiana del bene comune consiste nel trasformare l&#8217;utilitarismo di natura in un utilitarismo regolato attraverso un contratto fra i consociati che consenta di gestire i conflitti sociali. La soluzione post-hobbesiana che prospetto non \u00e8 una soluzione di semplici regole, tantomeno procedurali. Essa non rifiuta, ovviamente, la figura del contratto, ma non pu\u00f2 accettare che tale figura risolva tutto ci\u00f2 che riguarda il <em>welfare<\/em>. Se il benessere della persona e della societ\u00e0 \u00e8 una relazione sociale originaria, occorre una diversa visione del sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una soluzione post-hobbesiana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se per Hobbes il sociale originario \u00e8 uno stato selvaggio di guerra feroce, e il sociale diventa civile solo attraverso la politica, orientarsi a una soluzione post-hobbesiana significa: assumere che il sociale sia costituito dalle relazioni originarie che le persone, le loro formazioni sociali, la societ\u00e0 come insieme di relazioni fra le varie sfere di vita esprimono a partire dalla loro natura umana, e regolare i conflitti attraverso quelle costituzioni <em>civili <\/em>che, operando nel quadro delle costituzioni <em>politiche <\/em>e in relazione a esse, articolano la cittadinanza societaria (civile) nelle varie sfere di vita in modo da rendere sinergici gli interessi e le identit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passare da una soluzione hobbesiana a una post-hobbesiana significa abbandonare un sistema statuale che genera sempre ulteriori conflitti attraverso la soggettivizzazione dei diritti, per passare a un sistema societario che stimola e agevola gli attori dei conflitti ad attuare una concorrenza solidale per risolvere <em>fra di loro<\/em> i problemi, senza che ci\u00f2 significhi invocare un nuovo Potere politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Centralit\u00e0 della persona<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nuova mappa del bene comune deve saper individuare i luoghi e gli attori che lo producono e occorre evitare di adottare gli approcci sia olistici sia individualistici. Nelle condizioni storiche a cui siamo pervenuti il bene comune non pu\u00f2 pi\u00f9 essere inteso in maniera \u00abolistica\u00bb, come se fosse un tutto che determina le parti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bene comune \u00e8 certamente un bene universale. Ma non \u00e8 un \u00abbene totale\u00bb. Parimenti, occorre evitare gli approcci ispirati al cosiddetto individualismo metodologico, come se il bene comune fosse il prodotto degli individui come tali. L&#8217;idea che il bene comune sia nient&#8217;altro che la proiezione e la convergenza di individui liberati da ogni vincolo sociale \u00e8 stata dimostrata falsa e fuorviante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 vero che lo Stato <em>lib-lab<\/em> ha come sua ideologia proprio l&#8217;individualismo emancipativo, ma proprio perch\u00e9 tale ideologia ha come caratteristica di base il fatto che in essa gli individui si relazionano pi\u00f9 sulla base di ci\u00f2 che li differenzia che sulla base di ci\u00f2 che li accomuna, \u00e8 evidente che ci troviamo di fronte a un&#8217;ideologia che contrasta radicalmente con ogni nozione plausibile di bene comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bene comune deve essere costantemente generato e rigenerato attraverso dei processi sociali in cui sia data la centralit\u00e0 alla persona umana, alle sue relazioni di mondo vitale e alle sue formazioni sociali, quelle che fanno la societ\u00e0 civile. Si tratta di processi che noi oggi possiamo e dobbiamo concepire in termini di morfogenesi sociale. ossia di processi che, preso atto di certi condizionamenti strutturali di partenza nei confronti degli attori sociali, portano a una situazione in cui gli attori interagiscono fra di loro per modificare le strutture sociali (e le stesse istituzioni) in modo da generare concreti beni comuni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi beni, pertanto, sono, e non possono non essere, <em>beni relazio<\/em><em>nali, <\/em>perch\u00e9 possono essere prodotti e fruiti soltanto assieme da coloro che sono interessati a essi. Il bene relazionale guarda al bene delle relazioni prima che a quello degli interessi individuali, di gruppo o di categoria. Le relazioni a cui il bene allude sono quelle dei soggetti coinvolti nei bisogni di cui si tratta, e quelle che ne vengono di riflesso alla comunit\u00e0 societaria tutta intera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il criterio per individuare il bene comune come bene relazionale si basa sul principio di reciprocit\u00e0 positiva. Pensiamo a che cosa questa visione potrebbe penare nei rapporti fra uomo e donna nella famiglia e nella societ\u00e0, nella formazione scolastica dei ragazzi. nell&#8217;organizzazione dei servizi di cura: ma anche nei sistemi previdenziali e assicurativi pensati non per l&#8217;individuo come tale, ma per la successione fra generazioni contigue.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avremmo una configurazione completamente diversa da come oggi viene inteso il bene comune, che \u00e8 generalmente inteso come somma dei beni individuali acquisiti attraverso opportunit\u00e0 individuali: il bene comune sarebbe invece la loro relazione di scambio per generare quei beni che provengono dallo stare in una relazione di reciprocit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bene comune inteso in senso relazionale non \u00e8 un tutto gi\u00e0 preordinalo o il risultato di utilit\u00e0 individuali. E\u2019 invece \u00abrelazionale\u00bb se, in quanto e nella misura in cui pu\u00f2 essere generato soltanto assieme, non \u00e8 escludibile per nessuno che abbia parte, non \u00e8 frazionabile e non \u00e8 neppure una somma di beni individuali. <em>Dire che un bene \u00e8 bene comune, significa dire che \u00e8 bene relazionale in quanto \u00e8 un tipo di bene che dipende dalle relazioni messe in atto dai soggetti l&#8217;uno verso l&#8217;altro e pu\u00f2 essere fruito solo se essi si orientano di conseguenza.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso, la vita umana \u00e8 oggetto di godimento e quindi di diritti non in quanto bene privato, individuale nel senso di individualistico, n\u00e9 pubblico nel senso tecnico moderno di bene statuale, ma propriamente come bene comune dei soggetti che stanno in relazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un&#8217;altra societ\u00e0 <\/strong><strong>civile<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La societ\u00e0 odierna infatti esprime l&#8217;esigenza di nuovi beni comuni in un senso fenomenologico molto preciso: beni comuni nel senso che solo comunit\u00e0 di persone, solo gruppi primari e gruppi associativi possono esprimerli e tutelarli. Il punto \u00e8 che l&#8217;etica pubblica che sostiene l&#8217;attuale legislazione dello Stato non \u00e8 adeguata a creare quelle condizioni che possono condurre gli stessi portatori di interessi e di identit\u00e0 a generare il bene comune. Perch\u00e9?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;etica pubblica del <em>lib-lab <\/em>non offre soluzioni efficaci ai problemi sociali perch\u00e8 lascia completamente da parte il problema di coinvolgere i poveri, gli emarginati, i devianti e anche i violenti nella soluzione dei loro problemi come <em>problemi comuni. <\/em>Nel campo delle politiche sociali \u00e8 oggi ormai ben chiaro che non \u00e8 cos\u00ec che si risolvono i problemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pace, sviluppo sostenibile, ambiente sano, uscita dalla povert\u00e0 e dal degrado sociale sono beni comuni che possono essere ottenuti solo \u00abrelazionalmente\u00bb: cio\u00e8 a dire, possono essere prodotti solo assieme, non sono una somma di utilit\u00e0 individuali, ma una funzione di soggetti che stanno in relazione e una funzione delle loro relazioni complessive, interne ed esterne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passare dallo Stato del benessere alla societ\u00e0 del benessere non \u00e8 un&#8217;operazione che possa essere compiuta da meccanismi politici istituzionali che operano nella cornice delle negoziazioni e dei compromessi fra mercato e democrazia politica, concedendo graziosi riconoscimenti al privato sociale (ridotto a \u00abterzo\u00bb settore residuale e colonizzato), costretto a chiedere elemosine o a farsi forza di tipo sindacale, e continuando a trattare le famiglie come se fossero dei mendicanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non significa mescolare apparati di Stato e agenzie di profitto o <em>non profit <\/em>che ne sono clienti, \u00abmettendole in rete\u00bb come oggi molti dicono. Ma significa, invece, emancipare un\u2019\u00abaltra\u00bb societ\u00e0 civile, con specializzazione delle sue funzioni rispetto a quelle delle istituzioni politiche e del mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo Stato sociale <\/strong><strong>relazionale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>societ\u00e0 della solidariet\u00e0 sussidiaria <\/em>ha la sua forma politica in quello che io chiamo lo \u00abStato sociale relazionale\u00bb. Che cos&#8217;\u00e8 uno Stato relazionale? A mio avviso, esso si caratterizza per le seguenti modalit\u00e0 di configurazione. Lo Stato relazionale non \u00e8 pi\u00f9 concepito come Vertice e Centro della societ\u00e0, ma come <em>sotto-sistema politico-amministrativo funzionalmente differenziato per il governo di una societ\u00e0 che \u00e8 osservata e agita come \u00abrete\u00bb di soggetti e istituzioni sociali (pubbliche, private e miste) <\/em>che perseguono il bene comune come creazione di beni relazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo aspetto di istituzione, lo Stato diventa un insieme di apparati che hanno specifiche funzioni politiche e amministrative, le quali devono operare in maniera sussidiaria rispetto agli altri sotto-sistemi fondamentali della societ\u00e0, e cio\u00e8 il mercato, la societ\u00e0 civile e il sotto-sistema delle famiglie e reti informali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La \u00abcittadinanza complessa\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Stato relazionale si configura come un ordinamento giuridico e sociale che deve realizzare la \u00abcittadinanza complessa\u00bb. La cittadinanza \u00e8 detta complessa per tre ordini di motivi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">a) perch\u00e9 riconosce non solo i diritti civili, politici ed economico-sociali, ma anche i diritti umani (i diritti della persona umana in relazione alle formazioni sociali in cui essa si sviluppa e svolge le sue attivit\u00e0): si tratta di quattro diverse \u00abgenerazioni di diritti\u00bb, di cui l&#8217;ultima \u00e8 ancora in corso di definizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">b) Perch\u00e9 intreccia fra loro la cittadinanza statuale (la cittadinanza tradizionale, definita come appartenenza dell&#8217;individuo allo Stato nazionale) e la cittadinanza societaria (definita come appartenenza delle persone a forme associative di societ\u00e0 civile che hanno un riconoscimento di soggetti collettivi &#8211; pubblici, ma non statali \u2013 che agiscono con funzioni politicamente rilevanti nella sfera pubblica locale, regionale, nazionale, sovranazionale); e con ci\u00f2 rende possibili delle forme <em>differenziate <\/em>e <em>multiple <\/em>d\u00ec cittadinanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">c) Perch\u00e9 la cittadinanza complessa non si riferisce solo agli individui, ma anche alle formazioni sociali di societ\u00e0 civile (ci\u00f2 che costituisce un motivo di forte discontinuit\u00e0 con la modernit\u00e0); in effetti, dal punto di vista sociologico, lo Stato sociale relazionale nasce quando le <em>costitu<\/em><em>zioni politiche <\/em>tipicamente moderne (dell&#8217;Ottocento-Novecento) vengono riformate attraverso processi di <em>costituzionalizzazione <\/em><em>delle sfere privale, <\/em>cio\u00e8 di attribuzione di un valore politico (che autorizza decisioni collettive vincolanti per il bene comune), e le connesse funzioni pubbliche, a organizzazioni di carattere non statuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Stato relazionale si de\/centra e si articola \u00abin modo associazionale\u00bb (o federativo) sia verso l&#8217;alto (per esempio Unione Europea), sia verso il basso (comunit\u00e0 locali e organizzazioni di societ\u00e0 civile). Le conseguenze sulle politiche sociali sono di enorme portata. Il passaggio dal <em>welfare state <\/em>tradizionale allo Stato sociale relazionale del nuovo <em>welfare, <\/em>infatti, comporta almeno tre grandi cambiamenti strutturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) In primo luogo, cambia il codice simbolico che presiede alle politiche dell&#8217;inclusione (o coesione) sociale: il codice simbolico prevalente non \u00e8 pi\u00f9 quello statuale (per il quale il bene comune \u00e8 per definizione statuale), ma diventa quello che denomino <em>codice- simbolico re\/azionale <\/em>(per il quale il bene comune \u00e8 quello relazionale),<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) In secondo luogo, le politiche sociali diventano una funzione diffusa della societ\u00e0, cio\u00e8 una funzione che viene perseguita da una pluralit\u00e0 di attori, pubblici e privati, combinati e intrecciati (\u00abrelazionati\u00bb) in vari modi fra loro <em>(welfare plurale, <\/em>concezioni societarie e <em>multistakeholder <\/em>delle organizzazioni di <em>welfare, <\/em>e altre ancora),<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) In terzo luogo, le politiche sociali, che sinora si sono rette primariamente sui due pilastri della libert\u00e0 (lato <em>lib <\/em>o del mercato) e dell&#8217;uguaglianza (lato <em>lab <\/em>o dello Stato redistributore), debbono istituzionalizzare un \u00abterzo pilastro\u00bb, quello della solidariet\u00e0, come polo autonomo, distinto e non derivabile dagli altri due.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Stato sociale relazionale vuole sottolineare la necessit\u00e0 di un salto di qualit\u00e0. Lo Stato relazionale \u00e8 una nuova configurazione di libert\u00e0, uguaglianza e solidariet\u00e0 che non rende residuale la solidariet\u00e0 sociale, perch\u00e9 non la intende come beneficenza, carit\u00e0 o compensazione per i pi\u00f9 deboli ed emarginali, ma la pone sullo stesso piano della libert\u00e0 e dell&#8217;uguaglianza di opportunit\u00e0. anche in termini di elaborazione di diritti (i nuovi \u00abdiritti relazionali\u00bb) e di produzione di beni e servizi (i nuovi \u00abbeni relazionali\u00bb) di <em>welfare.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un arricchimento <\/strong><strong>reciproco<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi: lo Stato sociale relazionale \u00e8 quello che concepisce il bene comune come un bene che valorizza le relazioni di reciproco arricchimento degli attori liberi e responsabili che fanno il <em>welfare. <\/em>Esso realizza una \u00abcittadinanza complessa\u00bb che opera attraverso la valorizzazione del principio di relazionalit\u00e0 applicato al campo delle politiche sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le politiche sociali non sono intese come politiche settoriali e residuali per i poveri e i bisognosi, ma come una forma generale di azione riflessiva della societ\u00e0 su s\u00e9 stessa, in termini di produzione e distribuzione di lutti i \u00abbeni\u00bb sociali (in senso lato), senza separare fra loro le condizioni \u00abnormali\u00bb e le condizioni \u00abparticolari\u00bb (a rischio, devianti o palologiche).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La relazionalit\u00e0 che connota la cittadinanza complessa opera a tutti i livelli territoriali e in ogni settore di intervento, come cittadinanza che deve essere \u00abestesa\u00bb a tutti i potenziali attori (non \u00abbeneficiari\u00bb passivi, ma soggetti attivi che la scelgono e la attuano) e deve essere resa \u00abprofonda\u00bb, cio\u00e8 concreta e situata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa e la nuova frontiera del bene comune. Le modalit\u00e0 relazionali modificano in maniera sostanziale le caratteristiche gerarchiche, burocratiche, assistenziali, disciplinari \u00ablavoristiche\u00bb (cio\u00e8 strettamente dipendenti dal mercato del lavoro), che sono state tipiche del <em>welfare state<\/em> tradizionale del Novecento e oggi vengono riproposte, in varie versioni, dall\u2019assetto <em>lib-lab.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studi Cattolici n.562 dicembre 2007 La res publica in Italia \u00e8 un campo di lotta fra partiti politici, gruppi di potere, di pressione e di influenza che perseguono interessi particolaristici senza alcuna reale responsabilit\u00e0 verso il bene comune. 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