{"id":26251,"date":"2015-07-02T00:00:20","date_gmt":"2015-07-01T22:00:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=26251"},"modified":"2015-06-22T09:26:02","modified_gmt":"2015-06-22T07:26:02","slug":"gramsci-e-la-via-italiana-al-comunismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/gramsci-e-la-via-italiana-al-comunismo\/","title":{"rendered":"Gramsci e la via italiana al comunismo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/comunismo_manif.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-26252\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/comunismo_manif.jpg\" alt=\"comunismo_manif\" width=\"148\" height=\"200\" \/><\/a><a href=\"http:\/\/www.storialibera.it\/\" target=\"_blank\">Storia Libera<\/a> n.2 anno 2015<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0di <strong>Giovanni Formicola<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Abstract <\/strong><em>A differenza degli altri partiti \u2013 che si candidavano al governo dello Stato tentando di conseguire la maggioranza elettorale \u2013 il Partito Comunista Italiano si \u00e8 proposto, sin dagli inizi, come parte di un pi\u00f9 vasto movimento rivoluzionario internazionale con una finalit\u00e0 che potrebbe addirittura dirsi escatologica, sebbene sui generis, in quanto immanente alla storia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nella coscienza dei suoi dirigenti e quadri superiori, il PCI incarnava l\u2019avanguardia di un\u2019umanit\u00e0 nuova \u2013 finalmente redenta da ogni male storico \u2013 fondatrice di un mondo nuovo, salvato e perci\u00f2 definitivamente felice. In questo studio si analizzano le modalit\u00e0 peculiari della Rivoluzione comunista in Italia \u2013 che ha avuto significativi successi \u2013 ispirate alla lezione del pensatore e uomo politico sardo Antonio Gramsci: piuttosto che all\u2019assalto armato al potere, puntare alla mutazione radicale della mentalit\u00e0 e del senso comune degl\u2019italiani, favorendo l\u2019allontanamento dalla loro tradizione religiosa e nazionale.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Parole chiave: Gramsci, comunismo, Italia, rivoluzione, egemonia culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Unlike the other Parties \u2013 proposing themselves to rule the State seeking to win a majority of the popular vote \u2013 the Italian Communist Party (PCI) presented itself since the beginning as part of a vaster international revolutionary movement with a quasi-eschatological end of its own kind, being immanent in history. In the eyes of Party leaders and cadres, the PCI incarnated the advance guard of a new humanity, finally redeemed from any historic evil \u2013 founder of a new, saved, and hence forever happy world.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In this paper we analyze the peculiar ways of the Communist Revolution in Italy that gained noteworthy successes, consistent with writings and the thought by Antonio StoriaLibera Anno I (2015) n. 2 12 Gramsci, Sardinian thinker and politician. Rather than planning an armed assault to overthrow the government, the PCI worked for a radical change of mentality and common sense of Italian people, furthering the neglect of their national and religious tradition.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Keywords: Gramsci, communism, Italy, revolution, cultural hegemony.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0___________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autore <strong>Giovanni Formicola<\/strong> (1957). Avvocato penalista napoletano. Socio fondatore di Alleanza Cattolica. \u00c8 stato componente del Comitato regionale campano per la bioetica. Ha collaborato in modo indipendente a varie testate cartacee e online, tra le quali <em>Cristianit\u00e0<\/em>, <em>Catolicismo, Il Secolo d\u2019Italia<\/em>, <em>l\u2019Indipendente<\/em>, <em>Il Roma<\/em>, <em>il Giornale del Sud<\/em>, <em>il Corriere del Sud<\/em>, <em>l\u2019Occidentale<\/em> e la rivista di studi conservatori <em>Cultura &amp; Identit\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Impegnato nell\u2019ambito della formazione storico-politica, ha al suo attivo circa duemila tra riunioni e seminari di studio nonch\u00e9 oltre trecento conferenze pubbliche in Italia e all\u2019estero su temi religiosi, storici, politici, giuridici, bioetici e pi\u00f9 in generale di Dottrina Sociale della Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presente testo \u00e8 una versione ampliata del contributo apparso con il titolo Il PCI, Gramsci e la Rivoluzione culturale italiana nel volume <em>A Maggior Gloria di Dio anche sociale. Scritti in onore di Giovanni Cantoni nel suo settantesimo compleanno<\/em>, a cura di Pier Luigi Zoccatelli, Cantagalli, Siena 2008, p. 85-99.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">_____________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>StoriaLibera<\/strong> Anno I (2015) n. 2<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Gramsci e la via italiana al comunismo<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Giovanni Formicola<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Antonio_Gramsci.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-26256\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Antonio_Gramsci.jpg\" alt=\"Antonio_Gramsci\" width=\"160\" height=\"200\" \/><\/a>IL \u201cPREGIUDIZIO FAVOREVOLE\u201d,<\/strong> che certamente condiziona parte della storiografia sul Partito Comunista Italiano (PCI), si estende all\u2019opinione diffusa, anche in alto loco, che lo riguarda. Il tema non \u00e8 di suo indifferente. La questione riguarda uno dei protagonisti della vicenda nazionale \u2013 e non solo \u2013 del XX secolo, soprattutto della sua seconda met\u00e0, che ha lasciato tracce profonde nell\u2019assetto istituzionale, politico, sociale, economico, normativo, culturale e di costume dell\u2019Italia in cui viviamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, provare a capire \u201ccom\u2019era\u201d davvero il PCI, e \u201cche cosa ha fatto\u201d, quale sia cio\u00e8 l\u2019impronta che ha lasciato nella storia d\u2019Italia e che corrisponde alla sua natura, sembra tutt\u2019altro che inutile. Perch\u00e9, come sosteneva il primo storico marxista russo, Mihail N. Pokrovskij (1886-1932), \u00abla storia \u00e8 politica rivolta al passato\u00bb (1), e come sostiene Giovanni Cantoni (1938- viv.), fondatore dell\u2019associazione Alleanza Cattolica, \u00abchi sbaglia storia, sbaglia politica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, scrutare nel passato recente della nostra storia il ruolo che vi ha svolto un soggetto come il PCI pu\u00f2 aiutare a comprendere meglio, da un lato, l\u2019azione dei suoi \u201ceredi\u201d \u2013 che, per esempio, se hanno rinunciato a molto dal punto di vista dottrinale, non hanno rinunciato al relativismo ed alle sue conseguenze operative \u2013, e dall\u2019altro pu\u00f2 essere utile per meglio decifrare il presente. \u00c8 ovvio che scopi cos\u00ec ambiziosi non possono essere perseguiti, per non dire conseguiti, con un lavoro come il presente. Esso per\u00f2 vuole essere una indagine affinch\u00e9 l\u2019attenzione al tema rimanga ben desta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tali motivi, non pu\u00f2 che essere una ricostruzione sintetica, che si avvale soprattutto di materiale fornito dalla parte \u201cindagata\u201d, sicch\u00e9 l\u2019essenziale apparato critico \u00e8 formato per lo pi\u00f9, ma non solo, da documenti e scritti provenienti e divulgati da parte comunista, e cio\u00e8 da autori, come Pietro Di Loreto, Giuseppe Carlo Marino (1939-viv.) e Miriam Mafai (1926-2012), molto vicini al vecchio PCI ed oggi ai suoi \u201ceredi\u201d, pertanto al di sopra di ogni sospetto (2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> Nessun discorso sul PCI pu\u00f2 prescindere dal fatto che esso \u00e8 stato \u2013 fino all\u2019ultimo \u2013 componente attivo e protagonista del movimento comunista internazionale. Il cui orizzonte strategico \u00e8 stato ispirato dalla nota massima marxiana, un vero e proprio \u201cprincipio\u201d, secondo la quale \u00abi filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo, ma si tratta di trasformarlo\u00bb (3). Trasformazione che, secondo uno dei principali protagonisti del \u201ccolpo di Stato\u201d bolscevico e dell\u2019instaurazione del regime dei soviet, consiste nel mutare \u00abla correlazione di forze politiche e sociali [\u2026] mediante il soggiogamento o lo sterminio di alcune classi della societ\u00e0\u00bb (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma consiste, soprattutto e ultimamente, in un rifiuto della natura umana ed in un tentativo, espressione di una smisurata volont\u00e0 di potenza, di modificarla radicalmente, in vista dell\u2019uomo nuovo, \u201csuperuomo\u201d che non abbia pi\u00f9 bisogno di Dio, della patria, della famiglia, della propriet\u00e0: con l\u2019Ottobre, \u00ab[\u2026] l\u2019uomo si era levato, per la prima volta nella storia, non contro le circostanze sociali, ma contro se stesso, contro la propria natura\u00bb (5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il PCI, che ha sempre presentato il regime sovietico come il laboratorio di un mondo nuovo e migliore, e come luogo iniziale di esso, non ha mai dato alla sua azione politica una prospettiva minore. Infatti, l\u2019URSS, l\u2019Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche \u00e8 stata proposta come autentica metafora del paradiso in terra: \u00abLa parola \u201cStalin\u201d e, l\u2019altra, \u201cURSS\u201d \u2013 che ne definiva le realizzazioni storiche (la vittoria sul nazi-fascismo, l\u2019edificazione in concreto del migliore dei mondi possibili) \u2013 ben al di l\u00e0 della bonaria immaginazione di un grand\u2019uomo del popolo con i baffi alla quale si riferivano, valevano come una metafora laica del paradiso cattolico: esprimevano unitariamente l\u2019ideale di una felicit\u00e0 assoluta, sintesi di moralit\u00e0 e benessere, in alternativa alle promesse inquietanti e corruttrici del capitalismo americanista\u00bb (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se questo \u2013 sia pur sinteticamente descritto \u2013 \u00e8 stato l\u2019orizzonte del PCI, la \u201clunga marcia\u201d da esso intrapresa per raggiungerlo ha conosciuto tappe che \u2013 oltre ogni partigianeria o disinformazione \u2013 non ne illustrano certamente la memoria. Tra le tante, la natura di questo scritto consente di elencarne, e rapidamente, solo alcune, quelle che sembrano davvero \u201cindimenticabili\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2 non iniziare con il famoso appello ai \u00abfratelli in camicia nera\u00bb (Per la salvezza dell\u2019Italia riconciliazione del popolo italiano! [7]) all\u2019epoca della proclamazione dell\u2019Impero sui colli fatali di Roma. Cui si pu\u00f2 far seguire la connivenza, quando non la complicit\u00e0 attiva, con l\u2019epurazione violenta di esuli antifascisti e comunisti di ogni nazionalit\u00e0, e quindi anche italiani, riparati o emigrati in URSS, la \u201cpatria dei lavoratori\u201d, dove sono stati imprigionati, deportati e molti di loro uccisi o morti nei campi di concentramento (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E l\u2019elenco prosegue. Sono stati i comunisti del PCI che hanno ritenuto la morte nei campi di concentramento sovietici di migliaia di prigionieri italiani \u00ab[\u2026] espressione di quella giustizia che il vecchio Hegel diceva essere immanente in tutta la storia\u00bb (9), e che ancora alla fine degli anni Quaranta si sono opposti presso i sovietici al rimpatrio dei superstiti (10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli stessi che hanno approfittato della Resistenza, tentando di trasformare la guerra civile in \u201cguerra di classe\u201d, per crescere organizzativamente, eliminare possibili avversari, ed affermarsi come forza egemone (11). E che, quando \u00ab[\u2026] non pochi elementi partigiani [\u2026] diedero vita alla tragica catena delle uccisioni nei confronti di ex fascisti, [\u2026] di avversari politici, possidenti e soprattutto preti\u00bb (12), non hanno lesinato \u00abappoggio e simpatia per questi [\u2026] gruppi armati\u00bb(13), fino a giustificarne pubblicamente l\u2019operato, con riferimento al cosiddetto \u201cTriangolo della morte\u201d: \u00abSarebbero zone dove, s\u00ec, sono morti parecchi traditori della patria e ben sono morti, pagando con la vita i loro delitti ed il loro tradimento\u00bb(14).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I comunisti italiani, poi, agli inizi della \u201cguerra fredda\u201d hanno svolto con piena consapevolezza il ruolo di \u201cquinta colonna\u201d in Italia del potere sovietico (come ha accertato Victor Zaslavsky, 1937-2009) (15), compiendo vere e proprie azioni di spionaggio (16), cospirando affinch\u00e9 Trieste e l\u2019intera Venezia Giulia fossero lasciate a Tito (Josip Broz, 1892-1980) (17), ovvero fornendo informazioni ai sovietici sulla forza militare e sull\u2019economia nazionali, nonch\u00e9 sui nostri rappresentanti diplomatici nell\u2019URSS e nei suoi Stati satellite (18), pure appartenenti ad un\u2019alleanza politico-militare nemica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il PCI, inoltre, ha goduto di enormi ed occulti flussi di finanziamento \u2013 in misura di gran lunga maggiore di ogni altro partito \u201cfratello\u201d e tale da renderlo una potenza organizzativa e propagandistica unica nel panorama politico occidentale \u2013 da parte dell\u2019\u201cimpero\u201d socialcomunista sovietico, fino alla sua implosione, per il tramite dell\u2019organizzazione del KGB (19). Ed ha quindi assistito alla edificazione del Muro ed alla sua esistenza senza fiatare, o addirittura esaltandone la funzione, continuando fino all\u2019ultimo ad avere relazioni pi\u00f9 che amichevoli con i suoi custodi e gestori, dalla presenza degli stand della DDR ai festival de \u00abl\u2019Unit\u00e0\u00bb, agli scambi politico-commerciali, al contributo del segretario generale del partito comunista tedesco- orientale e presidente della Repubblica Democratica Tedesca Erich Honecker (1912-1994) alla celebrazione di Enrico Berlinguer (1922-1984) in un volume a lui dedicato dopo la sua morte (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Gramsci_Togliattijpg.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-26257 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Gramsci_Togliattijpg.jpg\" alt=\"Gramsci_Togliattijpg\" width=\"252\" height=\"200\" \/><\/a>Il PCI naturalmente voleva l\u2019Italia fuori della NATO ed esclusa dal Piano Marshall, e aveva fatto una bandiera di queste posizioni, in nome della pace e dell\u2019indipendenza nazionale. Applaud\u00ec ai carri che invadevano Budapest, e a tutte le rivoluzioni comuniste e terzomondiste: applaudiva a cataclismi che avrebbero lasciato dietro di s\u00e9 solo morte, disperazione, rovine e miseria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proponeva un\u2019economia socializzata e statalizzata come soluzione ad ogni problema sociale: il tentativo di realizzarla \u00e8 all\u2019origine d\u2019interventi (21) che hanno ingessato ed ingessano, sotto il nome di Stato sociale, la vita economica e l\u2019intera societ\u00e0 italiana impedendone la crescita. Senza il decisivo contributo del PCI, almeno dall\u2019inizio degli anni Settanta, non sarebbero state possibili le politiche di bilancio che hanno generato il mostruoso debito pubblico che grava sulle presenti e sulle future generazioni italiane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, tutto quello che proponeva o che ha realizzato si \u00e8 rivelato tragicamente dannoso, e nessuna delle sue previsioni storiche e politiche si \u00e8 realizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong> Nella prospettiva di trasformare il mondo, il movimento comunista trova in Vladimir Il\u2019ic Ul\u2019janov \u201cLenin\u201d (1870-1924) un organizzatore ed un teorico dell\u2019azione formidabile. La sua forza \u00e8 nell\u2019essere assolutamente coerente con la dottrina: come questa dissolve nella dialettica ogni verit\u00e0 data, cos\u00ec l\u2019agire comunista, secondo Lenin e da Lenin in poi, si concede la massima libert\u00e0 immaginabile, concepisce le proprie mani come assolutamente libere, anche dalla dottrina stessa (22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 precisamente nella libert\u00e0 di essere incoerenti rispetto all\u2019ideologia che consiste la coerenza con essa, dato il suo carattere dialettico, cio\u00e8 integralmente relativista (23): \u201cvero\u201d, \u201cgiusto\u201d non hanno senso se non come traduzioni, per un mondo e per degli uomini che ancora non possono rinunciare a tali parole, del concetto di \u201cefficace\u201d, con riferimento alla capacit\u00e0 dell\u2019azione di essere \u201crivoluzionaria\u201d, cio\u00e8 di determinare cambiamenti effettivi nella storia (24). Ed il primo cambiamento, condizione di tutti gli altri, cio\u00e8 della Rivoluzione, \u00e8 la conquista del potere da parte del partito rivoluzionario, cio\u00e8 del partito comunista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la teoria dell\u2019azione ponesse degli ostacoli a tale conquista del potere, non sarebbe rivoluzionaria: ed allora non solo la vecchia morale borghese, ma anche una pseudo morale rivoluzionaria vanno superate. Cos\u00ec \u201cmorale\u201d, sempre per usare una parola \u201cvecchia\u201d ma per il momento non ancora sostituibile, \u00e8 solo ci\u00f2 che consente la conquista ed il mantenimento del potere da parte del partito rivoluzionario per fare la Rivoluzione. Quindi, in questa coerenza dialettica, che sussiste proprio nella continua contraddizione, si combinano \u2013 ci\u00f2 che pu\u00f2 apparire all\u2019uomo normale del tutto assurdo \u2013 la fede nelle leggi ferree della storia, e cio\u00e8 una sua concezione deterministica, e la fede nell\u2019onnipotenza dell\u2019azione rivoluzionaria, svincolata da ogni limite, quanto alla scelta dei mezzi e dei gesti da compiere, che non sia la valutazione delle probabilit\u00e0 di successo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab[\u2026] La fede nell\u2019onnipotenza dell\u2019azione e l\u2019idea delle leggi della storia [\u2026]: al culto della volont\u00e0 [\u2026] Lenin aggiunge le certezze della scienza tratte dal Capitale. La rivoluzione recupera nel suo arsenale ideologico quel surrogato di religione [\u2026]. E combinando, a disprezzo della logica questi due modernissimi elisir, prepara una pozione tanto forte da inebriare generazioni di militanti\u00bb (25).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abCon Lenin, il rivoluzionario si trasforma da levatrice della storia, da \u201cpersonificazione\u201d come il capitalista di categorie economiche oggettive, che gli dettano modi e tempi del suo agire, in una sorta di superuomo, che assume su di s\u00e9 il compito di deviare il fiume della storia dal suo corso, di sottometterlo, costi quel che costi, alla propria demiurgica volont\u00e0 di potenza\u00bb (26). Applicando questo criterio, Lenin trascura le \u00abfasi naturali dello svolgimento storico\u00bb, destinate a succedersi secondo leggi operanti \u00abcon bronzea necessit\u00e0\u00bb, non attende che \u00absi siano sviluppate tutte le forze produttive, che siano maturate in seno alla vecchia societ\u00e0 le condizioni materiali\u00bb per il passaggio a \u00abnuovi e superiori rapporti di produzione\u00bb, cio\u00e8 al socialismo. Egli non attende che alla struttura \u00abfeudale-contadina\u00bb succeda quella \u00abcapitalistico-borghese\u00bb, come insegna il materialismo storico, e passa all\u2019azione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sfruttando una storica opportunit\u00e0, la Prima Guerra Mondiale (1914-1918), sceglie la via \u201cgiusta\u201d per fare la Rivoluzione in Russia, misurata sul panorama storico che ne costituisce l\u2019orizzonte concreto. In un paese poco articolato socialmente, in cui la struttura del potere politico \u00e8 rigida e fortemente accentrata, Lenin \u2013 che ha formato il partito come \u00e9lite di rivoluzionari di professione, \u00ab[\u2026] una grande azienda per la demolizione e l\u2019edificazione sociale\u00bb (27) che si prepara all\u2019insurrezione armata per conquistare il \u201cPalazzo\u201d \u2013 non appena se ne presenta l\u2019occasione, lo assale e lo conquista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2, la via militare ed insurrezionale (sostanzialmente golpistica), rivelatasi efficace in Russia, presto mostra la sua inadeguatezza nell\u2019Europa occidentale, dove vivono i \u00abpopoli dominanti\u00bb, secondo l\u2019espressione marxiana. Uno dopo l\u2019altro falliscono o si esauriscono le insurrezioni armate, i golpe attuati o tentati sul modello di quello bolscevico, dalla Germania all\u2019Ungheria. Episodio determinante, che costringe il mondo comunista a convincersi che, per la Rivoluzione in Occidente, errato non \u00e8 il paradigma di Lenin \u2013 \u201cmani libere\u201d nell\u2019azione, primato del volontarismo rivoluzionario e del costruttivismo sul rispetto formale delle leggi della storia \u2013, ma la sua scelta concreta, la via \u201cmilitare\u201d, \u00e8 il cosiddetto \u00ab\u201dmiracolo della Vistola\u201d \u2013 la battaglia in cui, il 15 agosto 1920, l\u2019esercito dello Stato polacco \u201crisuscitato\u201d sotto la guida del maresciallo J\u00f2zef Pi\u0142sudski [1867-1935], ferm\u00f2 davanti a Varsavia l\u2019Armata Rossa in marcia verso il cuore dell\u2019Europa per sostenere manu militari i moti spartachisti tedeschi\u00bb (28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale episodio, insieme con tutti gli altri fallimenti, sollecita una riflessione, avviata dallo stesso Lenin \u2013 e che trova nell\u2019italiano Antonio Gramsci (1891-1937) uno dei suoi maggiori protagonisti, insieme con l\u2019ungherese Gy\u00f6rgy Luk\u00e1cs (1885- 1971) (29) \u2013, sulle \u00abdifficolt\u00e0 della Rivoluzione nei paesi a grande articolazione sociale, cio\u00e8 nei cosiddetti \u201cpunti alti\u201d del capitalismo\u00bb (30), che porter\u00e0 alla elaborazione di una strategia per la quale \u00abl\u2019egemonia culturale ha il primato su quella politica\u00bb (31): il \u201cgramscismo\u201d, o per dir meglio il \u201cmarxismo-leninismogramscismo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong> \u00ab[\u2026] Chi afferr\u00f2 subito il vero significato dell\u2019Ottobre fu Antonio Gramsci, che salut\u00f2 l\u2019exploit di Lenin come \u201cla rivoluzione contro il Capitale\u201d di Carlo Marx [1818-1883]. E al giovane socialista rivoluzionario italiano si deve l\u2019avere acutamente compreso perch\u00e9 quella falsificazione era in realt\u00e0 anche un inveramento: bastava leggere [\u2026] la dottrina marxiana del crollo del capitalismo non quale scienza, come pretendeva di essere, bens\u00ec quale mito: \u201cGiovan Battista Vico [1688-1744] ha detto prima di Marx che anche la credenza nella divina provvidenza ha operato beneficamente nella storia, diventando stimolo dell\u2019azione consapevole\u201d: cosa impedisce che \u201canche la credenza nel \u2018determinismo\u2019 [possa] avere avuto la stessa efficacia in Russia per Lenin e altrove per altri?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Detto altrimenti: cosa impedisce che la credenza di avere dalla propria parte le leggi bronzee dell\u2019economia, anche se ci\u00f2 non \u00e8 vero, abbia sui rivoluzionari \u2013 purch\u00e9 fortemente convinti, e, soprattutto, purch\u00e9 riescano ad infondere quella fede fanatica nei loro seguaci \u2013 la stessa forza di spingerli a tutto osare, che ha avuto sui cristiani la credenza nella Divina Provvidenza, indipendentemente dall\u2019esistenza o inesistenza di Dio?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, si badi, [\u2026] Gramsci \u2013 che intendeva riferirsi in particolare all\u2019Italia e in generale ai Paesi occidentali \u2013 chiariva come la scorciatoia del volontarismo e del mito, il primato della coscienza sull\u2019essere, della politica sull\u2019economia, del potere sulle leggi spontanee di sviluppo della societ\u00e0, della fede sulla scienza [\u2026] si rendeva indispensabile\u00bb (32). E sin qui siamo ancora nell\u2019ambito \u201cvolontarista\u201d del paradigma leniniano. In pi\u00f9, rispetto ad una concezione positivista del materialismo \u2013 si direbbe \u201cengelsiana\u201d \u2013, nell\u2019italiano Gramsci prevale quella dialettica, per la quale le basi materiali dell\u2019esistenza (\u201cl\u2019essere\u201d) sono condizionate, se non determinate, dalle idee, dal pensiero, dalla cultura (\u201cla coscienza\u201d) (33).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2, secondo il suo pensiero, nei paesi sviluppati e civilizzati, la \u201cvia militare\u201d, golpistica, non \u00e8 quella giusta, o almeno non basta, e si pone l\u2019esigenza di conquistare l\u2019anima della societ\u00e0 prima ancora del suo corpo. In mondi ricchi di storia e di cultura, di articolazione e stratificazione sociali, dunque, la conquista del potere politico non basta, e men che meno \u00e8 possibile mirarvi attraverso tecniche golpistiche e\/o insurrezionali: la societ\u00e0 ha una sua soggettivit\u00e0 che la rende capace di reazione e resistenza, tali da poter infliggere alla Rivoluzione una storica sconfitta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre allora pazientemente conquistarla dal di dentro: se in Russia la Rivoluzione \u201cdall\u2019alto\u201d \u2013 dal Palazzo alla societ\u00e0 civile \u2013 era stata possibile, anzi era l\u2019unica possibile, altrove deve procedere \u201cdal basso\u201d, anche accettando una lunga \u00abguerra di posizione\u00bb (34). Gramsci, riecheggiando tematiche tipiche di un certo pensiero che potremmo definire reazionario (35), distingue tra \u201csociet\u00e0 politica\u201d (\u201cpaese legale\u201d, il Palazzo, i luoghi \u2013 \u00abcasematte\u00bb nel gergo gramsciano \u2013 del potere politico-burocratico-amministrativo), e \u201csociet\u00e0 civile\u201d (\u201cpaese reale\u201d, corpi sociali intermedi, i luoghi dell\u2019autorit\u00e0 e delle gerarchie spontanee o naturali).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ritiene che si debba prima conquistare l\u2019egemonia culturale su quest\u2019ultima per essere in condizione poi di cogliere finalmente il potere politico come un frutto maturo, senza dover poi temere alcun sussulto reattivo (36): ed intanto, altro vantaggio di questa strategia, la Rivoluzione (intesa come sovversione delle idee e dei costumi) \u00e8 gi\u00e0 in corso nel profondo della societ\u00e0, e la successiva conquista anche del potere politico serve a proteggerne le realizzazioni, a consolidarle e ad accelerarne l\u2019ulteriore processo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scelta insurrezionale, dunque, per il PCI, diventa una subordinata eventuale, e non per ragioni di principio o etiche (37) \u2013 bandite per definizione \u2013 ma perch\u00e9 giudicata inadeguata alla realt\u00e0 italiana (38) e cio\u00e8 perdente. E se qualcuno se ne dimentica o non lo comprende, lo stesso Stalin (\u00abche temeva in particolare una rivoluzione prematura\u00bb [39]) provvede a ricordarglielo: \u00abIl 26 marzo [1948] Molotov [Vjaceslav Michailovi\u010d Skriabin (1890- 1986)] telegraf\u00f2 a Kostylev la risposta del Comitato Centrale sovietico per Togliatti: [\u2026] \u201cper quanto riguarda la presa del potere attraverso una insurrezione armata consideriamo che il PCI in questo momento non pu\u00f2 attuarla in nessun modo\u201d\u00bb (40).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cosiddetta \u201csvolta di Salerno\u201d\u2013 cio\u00e8 la decisione di collaborare con la monarchia e di far parte del governo di Pietro Badoglio (1871- 1956) \u2013 ordinata da Togliatti allorch\u00e9 rientra in Italia, dopo quasi vent\u2019anni di assenza, nel marzo \u201944, con la quale spegne ogni velleit\u00e0 insurrezionale, \u00e8 decisa da Stalin stesso, e imposta ad un Togliatti, che ancora pensava all\u2019insurrezione, nel corso di un colloquio al quale \u00e8 presente Georgi Dimitrov (1882-1949), il potente segretario del Comintern, l\u2019organizzazione internazionale dei partiti comunisti, che lo attesta nei suoi diari: \u00abL\u2019interpretazione della svolta come un atto di indipendenza da parte di Togliatti nei confronti della [\u2026] linea politica di Stalin si dimostra soltanto un mito politico\u00bb (41). Tuttavia, il Partito conserva quell\u2019apparato clandestino illegale ed armato (42) la cui esistenza ed organizzazione era condizione di adesione alla Terza Internazionale (43).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In occasione della riunione costitutiva del Cominform a Szklarska Poreba, in Polonia, il 22-27 settembre 1947, \u00abLongo [Luigi (1900-1980)] con dignit\u00e0 e una certa fierezza, \u201cVi assicuro\u201d dice fra l\u2019altro \u201cche il nostro partito dispone di un apparato clandestino di speciali squadre che sono dotate, per il momento in cui sar\u00e0 necessario, di ottimi comandanti e di adeguato armamento\u201d\u00bb (44). E tutto questo \u00e8 reso possibile anche da una certa benevolenza complice della polizia, che, come Togliatti riferisce nel 1946 all\u2019ambasciatore sovietico a Roma, \u00ablascia in pace le forze di sinistra e nello stesso tempo dimostra il suo attivismo nel perseguire e liquidare l\u2019attivit\u00e0 dei fascisti e dei monarchici. Se la polizia di Roma avesse voluto in questi giorni dare un\u2019occhiata a cosa succede in certe sezioni dei partiti di sinistra avrebbe scoperto alcuni seri mezzi di difesa\u00bb (45).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 da escludere che \u00abl\u2019apparato\u00bb, come i comunisti denominavano la loro organizzazione armata clandestina (46), \u201cinabissatosi\u201d, sia poi riemerso all\u2019epoca del terrorismo prima gruppuscolare e poi professionalmente organizzato (47). Rimane il fatto che la prospettiva insurrezionale e l\u2019azione violenta rimangono una subordinata, utile comunque la seconda, e quindi da agitare periodicamente, per intimorire il \u00abnemico di classe\u00bb. Intanto, per\u00f2, la scelta legalitaria e democratica consente al PCI di \u201cfirmare\u201d la Costituzione repubblicana, attuando ante litteram l\u2019intenzione che sar\u00e0 enunciata trent\u2019anni dopo dall\u2019allora segretario del partito, Enrico Berlinguer: \u00abintrodurre [\u2026] alcuni elementi, fini, valori, criteri propri dell\u2019ideale socialista\u00bb (48).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019egemonia di cui parla Gramsci non si caratterizza come direzione esplicita ovvero come infiltrazione: la sua essenza \u00e8 l\u2019influenza (49), la penetrazione \u201cradioattiva\u201d nella societ\u00e0 per orientarne la mentalit\u00e0, il costume, la cultura. Ma \u00e8 anche modalit\u00e0 di condizionamento dei centri di decisione e delle polarit\u00e0 di potere attraverso la sapiente creazione di un clima ostile, ovvero favorevole, a determinati orientamenti: il partito, \u00abmoderno principe\u00bb (50) che organizza i suoi intellettuali organici, cio\u00e8 coloro che preparano la giustificazione ai suoi gesti e danno esecuzione alle sue direttive \u201cculturali\u201d, si trasforma in gigantesco agente d\u2019influenza, senza tuttavia trascurare il compito di conquistare, l\u00e0 dove \u00e8 possibile, le \u00abcasematte del potere borghese\u00bb (51).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esemplare, da questo punto di vista, \u00e8 il coordinamento tra l\u2019opera di infiltrazione (di facile attuazione perch\u00e9 vi si accede per concorso e quindi non \u00e8 necessario conquistarsi un consenso) e la conquista dell\u2019egemonia sul potere giudiziario: ordine senza vertice gerarchico e quindi luogo ideale di sperimentazione di un potere di fatto, di orientamento piuttosto che di direzione, a prescindere da qualsiasi titolarit\u00e0 formale ed istituzionale di un posto di comando. Senza che sia necessaria una qualsivoglia disposizione espressa, e spesso seguendo l\u2019esempio di \u201cavanguardie\u201d costituite da veri e propri infiltrati, parte significativa della magistratura italiana si allinea periodicamente a determinati orientamenti: lassista, fino all\u2019ipergarantismo, quando si tratta di \u201cspezzare l\u2019apparato repressivo dello Stato\u201d o di proteggere i \u201csocialmente e politicamente vicini\u201d; dura e giustizialista, quando si tratta di colpire i \u201cnemici dell\u2019ordine e della legalit\u00e0 democratiche\u201d ed i \u201cfascisti\u201d, ovvero quando si tratta di attaccare \u201clegalmente\u201d un potere costituito avversato (52).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Altrettanto esemplare, se non di pi\u00f9, \u00e8 il processo di conquista dell\u2019egemonia sui centri di elaborazione e diffusione dell\u2019istruzione, dell\u2019educazione, dell\u2019informazione e della cultura popolare: dall\u2019asilo all\u2019Universit\u00e0, dai <em>mass media<\/em> ad ogni forma di spettacolo, massime quello cinematografico, mentre i sedicenti anticomunisti governano, da titolari dei ministeri competenti, il PCI orienta sempre di pi\u00f9 e sempre meglio questi pedagoghi di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 vengono trascurati, dallo sforzo di egemonizzarli, i poteri economici e sindacali, e nemmeno quello ecclesiastico, cio\u00e8 quello della Chiesa-soggetto sociale, <em>opinionmaker.<\/em> Trascuro qui di esaminare il ruolo \u201ctribunizio\u201d (53) del partito, che comunque sembra avere soprattutto un fine \u201cpromozionale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 dire che mentre Lenin, nella sua realt\u00e0 sociale, si poteva accontentare di instaurare un potere sui corpi, pretendendo, ed ottenendo con i pi\u00f9 atroci mezzi terroristici, l\u2019obbedienza esteriore, tale obiettivo non \u00e8 consigliabile, perch\u00e9 difficilmente conseguibile, in societ\u00e0 altamente sviluppate ed articolate, tanto dal punto di vista culturale che da quello socioeconomico, con una pluralit\u00e0 di soggetti sociali attivi, radicati e corporativamente coesi, oltre che culturalmente coscienti della propria identit\u00e0. Pertanto, per ottenere l\u2019obbedienza esteriore occorre passare per quella interiore e dirigere le coscienze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se a Lenin, almeno inizialmente, basta che \u00absi faccia quel che lui vuole\u00bb, per Gramsci \u00e8 indispensabile che \u00absi pensi come lui vuole\u00bb: questo \u00e8 il significato di quel \u00abtutto \u00e8 politica\u00bb (54), che elimina ogni ambito neutro e sottratto al pubblico controllo, prefigurando un totalitarismo tanto pi\u00f9 insopportabile e tremendo, quanto pi\u00f9 sottile, \u201cdemocratico\u201d ed esteriormente inavvertito. Il soggetto non reagisce non perch\u00e9 imprigionato, ma perch\u00e9 persuaso a rimanere immobile; non viene ucciso, ma si uccide; non viene censurato, ma si auto-censura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4.<\/strong> Ma poich\u00e9 <em>nemo dat quod non habet<\/em>, se il partito vuole conquistare l\u2019egemonia sulla societ\u00e0, esso deve innanzitutto \u201cegemonizzare\u201d se stesso, cio\u00e8 ottenere al proprio interno il controllo del modo di pensare e di essere dei militanti: \u00abIl PCI [\u2026] \u00e8 l\u2019avanguardia organizzata e cosciente della classe operaia [\u2026] comprende i migliori elementi della classe dotati di vasta esperienza, di spirito di sacrificio e di devozione illimitata [\u2026]. Il partito deve essere il cervello pensante che sa dove, come e quando muoversi e in quale direzione, senza tuttavia perdere mai il collegamento con le masse, senza essere cio\u00e8 troppo innanzi ad esse\u00bb (55). Ma questo \u00e8 un obiettivo, piuttosto che un fatto, allorch\u00e9 il partito passa dalle poche migliaia di iscritti (circa tremila) degli anni Trenta, ai due milioni del 1948.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La modalit\u00e0 organizzativa non rinuncia al paradigma leninista: la coorte di ferro, ben disciplinata e gerarchicamente costituita, sebbene adattata ai tempi (non v\u2019\u00e8 pi\u00f9 la clandestinit\u00e0 che favorisce una struttura rigida), ed ai luoghi (l\u2019Italia, <em>\u00e7a va sans dire<\/em>, non \u00e8 la Russia). La formazione del militante, la sua fedelt\u00e0 alla linea, la sua capacit\u00e0 di essere un rivoluzionario di professione, ancorch\u00e9 alla ricerca dell\u2019egemonia piuttosto che dell\u2019insurrezione armata, sono esigenze irrinunciabili da soddisfare inderogabilmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si distingue, per\u00f2, di fronte al carattere di massa assunto dal partito, tra \u201cdirigenti\u201d \u2013 i veri rivoluzionari di professione \u2013 e compagni di base, dai quali si pretende di meno. In ogni caso, sempre tantissimo a fronte di quanto si \u00e8 preteso \u2013 ed ottenuto \u2013 dai militanti di base degli altri partiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La formazione degli uni e degli altri viene curata, con modalit\u00e0 evidentemente diverse, ma, ciascuna nel suo genere, ugualmente rigorose, allo scopo di \u00ab[\u2026] assicurare a tutti almeno quel tanto di marxismoleninismo di cui non si poteva fare a meno per comprendere la linea del partito [\u2026]. C\u2019erano almeno due ordini di problemi da risolvere: quello dell\u2019omogeneit\u00e0 del sapere da trasmettere [\u2026] e l\u2019altro della maggiore semplificazione possibile dei processi di divulgazione [\u2026]. Chiunque avesse gi\u00e0 posseduto una preparazione culturale [\u2026] sarebbe stato inviato a Mosca o, almeno, all\u2019\u201cuniversit\u00e0\u201d italiana del Partito, la Scuola centrale quadri A. Zdanov di Roma. Ma per la massa [\u2026] era necessario organizzare un lavoro didattico-ideologico pi\u00f9 diretto, rapido, capillare, essenziale ed efficace. [\u2026] La strumentazione della didattica fu affidata a una rete [\u2026] di \u201cscuole\u201d provinciali e regionali [\u2026] che organizzavano [\u2026] corsi e seminari di formazione politica ed ideologica. [\u2026] le scuole di partito [\u2026] perseguivano [il fine] di una vera e propria ristrutturazione della personalit\u00e0 umana e intellettuale degli allievi. Questi, distribuiti in \u201cbrigate di studio\u201d [\u2026] erano chiamati tra l\u2019altro a compiere un fondamentale atto di verifica della loro conseguita maturit\u00e0 marxista-leninista: l\u2019autocritica, ovvero la pubblica confessione dei loro limiti personali e degli errori ideologici o politici commessi in tempi pi\u00f9 o meno vicini. [\u2026] L\u2019avvenuta nascita dell\u2019uomo nuovo, pronto alla professione rivoluzionaria, era testimoniata dall\u2019autobiografia nella quale venivano appuntati anche gli elementi essenziali dell\u2019autocritica\u00bb (56).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab[\u2026] \u201csi realizza collettivamente quell\u2019inventario, quel conosci te stesso di cui parla Gramsci\u201d\u00bb (57). Complessivamente, nel periodo 1945-50 si organizzano 2.946 corsi per 52.713 allievi; in quello 1951-54, i corsi sono 13.479, per 254.072 iscritti (58). Uno sforzo enorme per l\u2019auto-egemonia, in modo che la linea del partito, elaborata ed imposta secondo i criteri del \u00abcentralismo democratico\u00bb (59), venisse effettivamente seguita ed attuata nel lavoro rivoluzionario quotidiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5.<\/strong> In questo sforzo, il partito oltre a dover affrontare la complessit\u00e0 dell\u2019articolazione della societ\u00e0 italiana, deve fare i conti con la sua identit\u00e0 nazionale, con la sua cultura profonda, con il suo senso comune (60), tutti inequivocabilmente cattolici. L\u2019ambasciatore sovietico in Italia, Kostylev, scrivendo a Molotov, ministro degli Esteri dell\u2019URSS e quindi suo diretto superiore, sostiene che \u00abla reazione italiana \u00e8 capeggiata dal Vaticano\u00bb (61) , unica \u00abistituzione che ha il coraggio e la sfrontatezza di [\u2026] ignorare i nostri interessi e permettersi dichiarazioni antisovietiche in forma cos\u00ec aperta\u00bb (62). E Togliatti definisce il Vaticano \u00abl\u2019avversario pi\u00f9 irriconciliabile e organizzato di una maggiore trasformazione democratica dell\u2019Italia\u00bb (63).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se il Vaticano \u00e8 il nemico, come combatterlo? L\u2019esperienza della guerra civile spagnola (1936-1939), di attacco frontale e violento, era stata fallimentare, ancora una volta e semplicemente in quanto perdente (64). La via non pu\u00f2 essere, dunque, quella di un anticlericalismo \u2013 ma sarebbe pi\u00f9 esatto dire \u201canti-ecclesialismo\u201d, anticristianesimo \u2013 \u201cborghese\u201d, ottocentesco, provocatorio (65). Occorre \u201cdialogare\u201d, al fine di coesistere in vista di uno svuotamento del cattolicesimo italiano dei suoi contenuti culturali e di una modifica del senso comune nazionale in direzione secolaristica: \u201cristrutturazione\u201d dell\u2019identit\u00e0 sociale analoga a quella dell\u2019identit\u00e0 personale richiesta ai quadri e ai militanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u201cdialogare\u201d con chi? Togliatti distingue subito \u00abtra la posizione della DC e di De Gasperi [Alcide (1881-1954)] e quella del Vaticano, ma anche all\u2019interno della DC tra la posizione di De Gasperi e quella degli altri dirigenti\u00bb (66), facendo propria la lezione gramsciana sulle capacit\u00e0 disgregatrici dell\u2019identit\u00e0 e della presenza cattoliche da parte del popolarismo, di cui coglie tutta la vena progressista (67), conformemente alla sua natura di espressione politico-sociale del modernismo teologico (68): \u00abIl cattolicismo democratico fa ci\u00f2 che il comunismo non potrebbe: amalgama ordina, vivifica e si suicida. [\u2026] Perci\u00f2 non fa paura ai socialisti l\u2019avanzata impetuosa dei popolari [\u2026]. I popolari stanno ai socialisti come Kerensky [Alexander (1881-1970)] a Lenin\u00bb (69).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli sa che per la DC la questione della \u201cmessa fuori legge\u201d del PCI non esiste (70). Sa, ancora con Gramsci, che il senso comune delle masse cattoliche \u00e8 \u201carretrato\u201d, conservatore, quando non \u201creazionario\u201d. E perci\u00f2 sa, finalmente, che rompere con la DC non gli conviene, perch\u00e9 se essa perde il legame con il PCI pu\u00f2 essere risucchiata a destra; ma che non conviene nemmeno trascinarla troppo a sinistra, perch\u00e9 allora potrebbe perdere il suo legame con la base cattolica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli perci\u00f2 accetta sia l\u2019estromissione dal governo del 1947 \u2013 per prevenire la seconda dannosa ipotesi \u2013, sia la sconfitta elettorale del 1948 (71), frenando ogni estremismo, sempre ritenuto leninisticamente una \u00abmalattia infantile del comunismo\u00bb (72) \u2013 per prevenire la prima \u2013: non scende dal \u201ccavallo di Troia\u201d eletto (73). E attraverso il dialogo permanente con la DC, anche negli anni in cui l\u2019opposizione appare pi\u00f9 dura, il PCI lavora per l\u2019egemonia, cio\u00e8 contro il \u201csenso comune\u201d nazionale: \u00abLa posizione della filosofia della <em>praxis <\/em>(74) \u00e8 antitetica a quella cattolica: la filosofia della <em>praxis<\/em> non tende a mantenere i \u201csemplici\u201d nella loro filosofia primitiva del senso comune\u00bb (75).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abUna filosofia della <em>praxis<\/em> non pu\u00f2 che presentarsi inizialmente in atteggiamento polemico e critico, come superamento del modo di pensare precedente e del concreto pensiero esistente (o mondo culturale esistente). Quindi innanzitutto come critica del \u201csenso comune\u201d\u00bb (76). \u00c8 il tema, come \u00e8 facile capire, di una \u00abrivoluzione culturale\u00bb (77), che ha bisogno, per essere svolto, di un sostanziale accordo con i rappresentanti politici del mondo cattolico, che ne smorzino la reattivit\u00e0 e provvedano ad emanciparlo, almeno sul piano della cultura politica e cio\u00e8 della dottrina sociale, dal magistero della Chiesa e dalle gerarchie ecclesiastiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Misura di tanto \u00e8 l\u2019osservazione secondo la quale \u00abi privilegi riconosciuti dalle legislazioni scolastiche e dai concordati all\u2019insegnamento religioso sono diventati in effetti privilegi concessi ad un insegnamento privato che si deconfessionalizza nella misura in cui la Chiesa non \u00e8 pi\u00f9 capace di formare un personale insegnante ecclesiastico\u00bb, in tal modo perdendo ogni controllo, dopo averlo perso per opera dei democristiani sulle \u00abbranche cattoliche degli apparati sindacale e politico, [\u2026] su altri apparati ideologici [come quello] scolastico\u00bb (78).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altre parole, il cattolicesimo \u201ccattolico\u201d tende a perdere ogni influenza sulla societ\u00e0 italiana, che si allontana cos\u00ec dalla propria identit\u00e0, mentre i cattolici \u201cemancipati\u201d (o \u201cadulti\u201d) rimangono esposti alla tentazione, quando non all\u2019influenza, di dottrine e filosofie laiche, materialistiche, se non addirittura marxiste, in una parola secolarizzanti (79). Questa Rivoluzione culturale che si compie, fa s\u00ec che il \u201cnuovo senso comune\u201d preconizzato da Gramsci influisca su tutte le polarit\u00e0 di potere esistenti in una struttura sociale ricca, articolata e stratificata qual \u00e8 quella italiana, e che l\u2019egemonia comunista diventi una realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6.<\/strong> Conformemente alla sua \u201cvocazione\u201d, \u00ab[\u2026] il partito di Togliatti, con le sue estese e variegate ramificazioni sociali, riusciva a funzionare davvero, oltre che come un grande coro di slogan, come un vero e proprio \u201ccervello collettivo\u201d\u00bb (80). Esso esercita una formidabile influenza, sempre crescente, sui mezzi di produzione e di divulgazione del pensiero, dell\u2019arte, dello spettacolo, dell\u2019istruzione e dell\u2019educazione, e sui mezzi di produzione dell\u2019informazione \u2013 prima forma di confisca, che \u201cgramscianamente\u201d deve precedere quella dei mezzi di produzione dei beni materiali e del potere politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non tutti gl\u2019intellettuali sono progressisti (81) \u2013 ed \u00e8 difficile che tutti lo diventino \u2013, ma attraverso tale influenza si tende ad escludere dal discorso pubblico ci\u00f2 che non \u00e8 riconosciuto \u201cprogressivo\u201d, per cui editoria ed informazione radicalmente anticomuniste, ma anche di una sinistra non allineata, sono sempre pi\u00f9 ridotte ad una sorta di semi-clandestinit\u00e0 e comunque destinate ad un\u2019eco sociale ridotta. \u00c8 il partito stesso \u2013 gigantesco ed occulto editore, impresario d\u2019arte e spettacolo, oltre che produttore cinematografico \u2013 a decidere a chi dare la \u201cpatente\u201d di progressista (82).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accade cos\u00ec che \u2013 soprattutto dalla fine degli anni Sessanta \u2013 si divulghi, promuova, pubblichi e pubblicizzi in misura nettamente prevalente ci\u00f2 che viene ritenuto, sotto l\u2019influenza del partito, conforme alla sua cultura politica e, di pi\u00f9, alla sua politica culturale (83), mentre l\u2019informazione viene influenzata almeno \u201cnegativamente\u201d, spesso in forma di auto-censura, nel senso di attenuare o mettere la sordina su tutto quanto non sia gradito al moderno \u201cprincipe\u201d d\u2019Italia. Questo \u201ccervello collettivo\u201d si propone \u00abil \u201cvero\u201d cambiamento, ossia una ristrutturazione della societ\u00e0 cos\u00ec radicale da dover essere realizzata solo dopo la conquista del potere\u00bb (84).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non dopo la conquista del potere politico, bens\u00ec dopo la conquista del potere nella societ\u00e0 civile, per \u201cristrutturarla dal basso\u201d, e prepararla ad accettare il successivo ed inevitabile lavoro di \u201cristrutturazione dall\u2019alto\u201d che segue la conquista del potere anche sulla societ\u00e0. Ben sapendo che non pu\u00f2 chiederle esplicitamente se vuole il comunismo, perch\u00e9, come riconosce Gian Carlo Pajetta (1911-1990), di fronte alla domanda \u00ab[\u2026] volete il comunismo o no? [\u2026] noi non potremmo mai avere una maggioranza legale\u00bb (85).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La partecipazione ai governi di unit\u00e0 nazionale, anche dopo il 1947, non viene dunque concepita come il fine ultimo dell\u2019azione rivoluzionaria, allo stesso modo in cui la democrazia formale viene vista fin dall\u2019inizio come \u00abun mezzo per avviare la prima fase di transizione ad un sistema di tipo sovietico, anche se i tempi di questo passaggio non erano definiti\u00bb (86).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lungo il percorso non viene trascurata l\u2019esigenza di agire per la \u201cristrutturazione\u201d della personalit\u00e0 e del modo di pensare dei militanti \u2013 figli anch\u2019essi della \u201cvecchia Italia\u201d cattolica, e quindi impregnati dello stesso senso comune, che bisogna rimuovere sostituendolo con quello rivoluzionario (87) \u2013 non solo con attivit\u00e0 di formazione teorica, ma anche con iniziative pratiche. Si tratta cio\u00e8 di fare ai militanti quel che si vuol fare all\u2019intera Italia: de-cattolicizzare la loro cultura, la loro mentalit\u00e0, il loro costume. \u00abInizia cos\u00ec la battaglia contro le debolezze mostrate in materia di religione. [\u2026] Prendono corpo addirittura le controiniziative mattutine domenicali nelle campagne, in concomitanza e come alternativa alle funzioni religiose del giorno festivo [\u2026]. Cos\u00ec alla Messa si sostituisce l\u2019assemblea nell\u2019aia o nel granaio, all\u2019officiante il capocellula, al Vangelo le \u201cQuestioni del Leninismo\u201d o il \u201cBreve corso di Storia del PC (b) dell\u2019URSS\u00bb (88).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E se non \u00e8 possibile sradicare la Fede, almeno bisogna separarla dalla mentalit\u00e0, cio\u00e8 dalla cultura intesa come modo di vivere e di giudicare. Questo lavorio produce i suoi effetti all\u2019interno del PCI e nella societ\u00e0 italiana, che subisce negli ultimi decenni del XX secolo una profonda, sebbene non totale, trasformazione del suo ethos e del suo modo di pensare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Rivoluzione culturale modernizzatrice proclamata da Gramsci contro il senso comune nazionale raggiunge il suo acme. L\u2019egemonia \u00e8 una realt\u00e0, gran parte dell\u2019Italia perde la sua anima. Seppure non si perfeziona la socializzazione dell\u2019economia, sebbene lo Stato non diventa totalitario more sovietico, se anche il PCI non lo conquista del tutto, tuttavia il socialismo diventa reale sul piano delle idee e del costume, nonch\u00e9 dell\u2019influenza diffusa su tutte le polarit\u00e0 di potere esistenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQuell\u2019Italia [\u2026] era allora una ben povera Italia, ben distante dalla matura modernit\u00e0 industriale degli anni sessanta. [\u2026] resisteva [\u2026] un rapporto profondo con idee e valori di tradizione contadina [\u2026]. In quel contesto il PCI fu qualcosa di simile ad un grande laboratorio per la modernizzazione delle masse\u00bb89. Esso \u00abfu [\u2026] un\u2019immensa centrale di educazione collettiva\u00bb (90).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab[\u2026] a partire dalla sua battaglia per le riforme di struttura, esercit\u00f2 su tutti i processi della modernizzazione [\u2026] una spinta costante, conquistando un\u2019egemonia che sarebbe fazioso disconoscere\u00bb (91). \u00abSenza la complessa dialettica di fede vigorosa e di prudente e abile arte politica [\u2026] probabilmente non sarebbe stato possibile attuare quella grande e molecolare mediazione tra il marxismo e la tradizione cattolica [\u2026] i cui effetti sarebbero venuti pienamente alla luce dal \u201968 agli anni settanta, quando poi la societ\u00e0 italiana, dinanzi alle consultazioni referendarie sul divorzio e sull\u2019aborto, avrebbe scoperto di essere [\u2026] pi\u00f9 democratica, pi\u00f9 responsabile, pi\u00f9 tollerante, pi\u00f9 laica\u00bb (92).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo bilancio di decenni di elaborazione e applicazione all\u2019Italia della Rivoluzione culturale gramsciana, descrive la realizzazione forse pi\u00f9 piena del marxismo, o \u201cfilosofia della prassi\u201d, che si possa ipotizzare. Infatti, la critica dell\u2019esistente, cio\u00e8 un giudizio di condanna nei confronti del reale storico sottoposto a processo dai filosofi \u2013 ci\u00f2 in cui consiste l\u2019ideologia comunista (93) \u2013, muove dalla critica della religione nella prospettiva della radicale \u201cmondanizzazione\u201d del mondo: Marx \u00e8 pi\u00f9 qui di quanto non sia in qualsivoglia programma di riforma socioeconomica (94).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Rivoluzione culturale gramsciana, forse non da sola, ma certamente con un ruolo da protagonista se non dominante, ha portato ad una progressiva secolarizzazione (95) della societ\u00e0 italiana, e in questo esito essa invera il marxismo nella sua essenza pi\u00f9 autentica (96).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> Cit. in MIHAIL GELLER, ALEKSANDR NEKRI\u010c, <em>Storia dell\u2019URSS dal 1917 a Eltsin,<\/em> Bompiani, Milano 1997, p. 5.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> Si sono utilizzati soprattutto gli elementi documentalmente riscontrabili, onde evitare il sospetto di aver proceduto ad estrapolazioni tali da alterare il senso di ci\u00f2 che viene riportato, ovvero di strumentalizzazione di scritti o dichiarazioni dal senso o dalla finalit\u00e0 diversi da quelli risultanti dalla citazione. Utilissime, per\u00f2, per penetrare a fondo la psicologia dei protagonisti della storia del PCI e dello stesso partito, le opere dal tratto memorialistico di Massimo Caprara (1922-2009), particolarmente attendibili perch\u00e9 l\u2019autore fu vicino al \u201cMigliore\u201d, cio\u00e8 al segretario generale del PCI, Palmiro Togliatti (1893-1964), quanto nessun altro tra i dirigenti di partito, quale collaboratore e fiduciario personale. Cfr. MASSIMO CAPRARA, <em>L\u2019inchiostro verde di Togliatti<\/em>, Simonelli, Milano 1996; IDEM, <em>Quando le botteghe erano oscure. 1944-1969 uomini e storie del comunismo italiano<\/em>, il Saggiatore, Milano 1997; IDEM, <em>Togliatti, il Komintern e il gatto selvatico<\/em>, Bietti, Milano 1999.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3)<\/strong> KARL MARX, <em>Tesi su Feuerbach<\/em>, in KARL MARX, FRIEDRICH ENGELS, <em>Materialismo dialettico e materialismo storico<\/em>, La Scuola, Brescia, p. 84.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4)<\/strong> Cos\u00ec si esprimeva Feliks Edmundovic Dzerzinskij (1877-1926), primo capo e organizzatore della CEKA (Crezvycajnaja Kommissija po bor\u2019be s kontrrevoljuciej i sabotazem, Commissione Straordinaria per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio), la polizia politica, istituita con decreto del SOVNARKOM (acronimo del Consiglio dei Commissari del Popolo, il governo sovietico) il 7 dicembre 1917, con lo specifico compito di reprimere con il terrore \u2013 anche preventivo \u2013 ogni possibile opposizione al potere bolscevico. Cit. in WILLIAM BRUCE LINCOLN, I Bianchi e i Rossi. Storia della guerra civile russa, Mondadori, Milano 1994, p. 119.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5) <\/strong>VLADIMIR MAKSIMOV, <em>Uno sguardo nell\u2019abisso,<\/em> Spirali\/Vel, Milano 1992, p. 27.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6)<\/strong> GIUSEPPE CARLO MARINO, <em>Autoritratto del PCI staliniano. 1946-1953<\/em>, Editori Riuniti, Roma 1991, p. 12. Ancora nel 1977, il segretario del PCI, on. Enrico Berlinguer (1922-1984), in un discorso all\u2019assemblea degli operai comunisti lombardi (Milano, 30 gennaio 1977), rispondeva \u00abno\u00bb, \u00aba chi vuol portarci a negare quello che \u00e8 stato la Rivoluzione di ottobre [\u2026], il ruolo che esercitano l\u2019Unione Sovietica e gli altri paesi socialisti [\u2026]; a chi vuol portarci a negare il carattere socialista dei rapporti di produzione che esistono in quei paesi\u00bb (ENRICO BERLINGUER, <em>Austerit\u00e0. Occasione per trasformare l\u2019Italia<\/em>, Editori Riuniti, Roma 1977, p. 59).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7) <\/strong>Cfr. RUGGERO ZANGRANDI, <em>Il lungo viaggio attraverso il fascismo. Contributo alla storia di una generazione cresciuta all\u2019ombra dei fasci,<\/em> 1, Garzanti, Milano 1971, p. 90-91; CAPRARA, <em>Togliatti, il Komintern e il gatto selvatico,<\/em> cit., p. 44-45.134; e lo storico comunista ALDO AGOSTI, <em>Palmiro Togliatti<\/em>, UTET, Torino 1996, p. 205-208.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8)<\/strong> Cfr. MIRIAM MAFAI, <em>L\u2019uomo che sognava la lotta armata. La storia di Pietro Secchia<\/em>, Rizzoli, Milano 1984, p. 144; CAPRARA, <em>Togliatti, il Komintern e il gatto selvatico,<\/em> cit., p. 11-19; AGOSTI, <em>Palmiro Togliatti,<\/em> cit., p. 214- 223; DANTE CORNELI, <em>Il redivivo tiburtino. Un operaio nei lager di Stalin<\/em>, Liberal Libri, Firenze 2000; GIANCARLO LEHNER, FRANCESCO BIGAZZI, <em>La tragedia dei comunisti italiani,<\/em> Mondadori, Milano 2000 e IDEM, <em>Carnefici e vittime. I crimini del PCI in Unione Sovietica<\/em>, Mondadori, Milano 2007; e, in forma romanzata ma sulla base di una rigorosa documentazione, DARIO FERTILIO, <em>La morte rossa. Storie di italiani vittime del comunismo<\/em>, Marsilio, Venezia 2004.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9)<\/strong> Lettera del 15 febbraio 1943 di Palmiro Togliatti a Vincenzo Bianco, cit. in VICTOR ZASLAVSKY, ELENA AGA ROSSI, <em>Togliatti e Stalin. Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca<\/em>, il Mulino, Bologna 1998, p. 165.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10)<\/strong> Ivi, p. 157-176.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11)<\/strong> \u00ab[\u2026] Togliatti confid\u00f2 [\u2026] che il PCI era \u201cchiamato a diventare il \u2018commissario politico collettivo\u2019 dell\u2019Italia combattente per ripulire la resistenza dalle persone non fidate e puntare sull\u2019insurrezione socialista\u201d perch\u00e9 molti reparti erano \u201cinquinati, con la gente arrivata l\u00ec per caso, militari fuggiti dal fronte ed elementi anarchici\u201d\u00bb. \u00abFin dall\u2019inizio obiettivo prioritario era stato l\u2019egemonia sul movimento partigiano per assumerne la guida politica\u00bb (Ivi, p. 88-89). Cfr. anche RENZO DE FELICE, <em>Rosso e nero<\/em>, Baldini &amp; Castoldi, Milano 1995, p. 69-71.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>12)<\/strong> PIETRO DI LORETO, <em>Togliatti e la \u00abdoppiezza\u00bb. Il PCI tra democrazia e insurrezione (1944-1949),<\/em> il Mulino, Bologna 1991, p. 73. Cfr. anche, per quel che concerne l\u2019assassinio di numerosi esponenti del clero cattolico, ROBERTO BERETTA, <em>Storie dei preti uccisi dai partigiani,<\/em> Piemme, Casale Monferrato (Alessandria) 2005.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>13)<\/strong> MAFAI, <em>L\u2019uomo che sognava la lotta armata,<\/em> cit., p. 47.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>14)<\/strong> PALMIRO TOGLIATTI, Togliatti chiama a difendere le libert\u00e0 costituzionali calpestate dal governo del privilegio e dell\u2019imperialismo straniero, in L\u2019Unit\u00e0, 13 ottobre 1948.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>15)<\/strong> \u00abUno dei miti pi\u00f9 persistenti [\u2026] \u00e8 stato quello che interpreta la storia del PCI come una costante evoluzione verso una sempre maggiore autonomia da Mosca [\u2026]. Tale approccio ha portato a sottovalutare la caratteristica fondamentale di questo partito, l\u2019appartenenza dei suoi dirigenti ad una \u00e9lite rivoluzionaria guidata dall\u2019Unione Sovietica\u00bb (ZASLAVSKY, AGA ROSSI, <em>Togliatti e Stalin<\/em>, cit., p. 20), circostanza documentata dai resoconti, custoditi negli archivi di Stato e di partito a Mosca, delle centinaia di colloqui tra i dirigenti del PCI e l\u2019ambasciatore dell\u2019URSS a Roma, Mikhail Alekseevi\u010d Kostylev (1900-1974) dal quale gli italiani si recano quotidianamente \u201ca rapporto\u201d per la difficolt\u00e0 di incontrare direttamente la leadership sovietica. \u00abI dirigenti del PCI si sentivano in primo luogo e soprattutto rappresentanti degli interessi sovietici, anche quando rivestivano posizioni ufficiali nel governo italiano\u00bb (Ivi, p. 257).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>16) <\/strong>\u00abDurante gli anni della partecipazione delle sinistre al governo [\u2026] il contenuto delle sedute [\u2026], i problemi discussi e le decisioni prese erano spesso comunicati lo stesso giorno all\u2019ambasciatore Kostylev da Togliatti o da altri rappresentanti comunisti del governo\u00bb (Ivi, p. 131). In una prospettiva globale, cfr. VASILIJ MITROKHIN, <em>Dossier KGB \u00abRapporto Mitrokhin\u00bb. Tutti i documenti dello spionaggio in Italia,<\/em> Sapere 2000 Edizioni Multimediali, Roma 1999; ANDREI CHRISTOPHER, VASILIJ MITROKHIN, <em>L\u2019archivio Mitrokhin. Le attivit\u00e0 segrete del KGB in Occidente<\/em>, Rizzoli, Milano 2007; e, per una chiave di lettura del \u201cdossier Mitrokhin\u201d, MAURO RONCO, <em><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1075\" target=\"_blank\">Ottobre 1999: a margine del \u00abdossier\u00bb Mitrokhin<\/a>, <\/em>in \u00abCristianit\u00e0\u00bb, 27 (1999), n. 294 (ottobre), p. 3-6.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>17)<\/strong> Cfr. ZASLAVSKY, AGA ROSSI, <em>Togliatti e Stalin<\/em>, cit., p. 149; ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA, <em>La morte della patria. La crisi dell\u2019idea di nazione tra Resistenza, antifascismo e Repubblica,<\/em> Laterza, Roma-Bari 1996, p. 56 passim.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>18)<\/strong> Cfr. ZASLAVSKY, AGA ROSSI, <em>Togliatti e Stalin<\/em>, cit., p. 131-132.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>19)<\/strong> Cfr. VLADIMIR KOSTANTINOVI\u010c BUKOVSKIJ, <em>Gli archivi segreti di Mosca,<\/em> Spirali, Milano 1999, p. 20-26; VALERIO RIVA, FRANCESCO BIGAZZI, <em>Oro da Mosca. I finanziamenti sovietici al PCI dalla Rivoluzione d\u2019ottobre al crollo dell&#8217;URSS. Con 240 documenti inediti degli archivi moscoviti,<\/em> Mondatori, Milano 1999; e l\u2019opera del dirigente comunista GIANNI CERVETTI, <em>L\u2019oro di Mosca. La verit\u00e0 sui finanziamenti sovietici al PCI raccontata dal diretto protagonista,<\/em> Baldini &amp; Castoldi, Milano 1999.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>20)<\/strong> Cfr. ERICH HONECKER, <em>Un uomo di pace, cos\u00ec voglio ricordarlo<\/em>, in Enrico Berlinguer, Edizioni l\u2019Unit\u00e0, Roma 1985, p. 252-254.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>21)<\/strong> \u00abIl PCI, a partire dalla sua battaglia per le riforme di struttura, esercit\u00f2 su tutti i processi della modernizzazione una spinta costante, conquistandosi un\u2019egemonia che sarebbe fazioso disconoscere. Non era stato, infatti, il PCI, anche se non l\u2019unico, certo un fondamentale motore della dinamica sviluppatasi nella formazione e nella crescita dello \u201cStato sociale\u201d? Come sarebbe stato possibile, altrimenti, arrivare [\u2026] all\u2019avvio di pi\u00f9 coraggiosi indirizzi neocapitalistici e alle affermazioni del settore dell\u2019economia pubblica [\u2026], alla nazionalizzazione delle fonti di energia, [\u2026] e allo \u201cStatuto dei lavoratori\u201d?\u00bb (MARINO, Autoritratto del PCI staliniano, cit., p. 203).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>22)<\/strong> \u00abPer Kamenev [pseudonimo di Lev Borisovi\u010d Rosenfeld, (1883- 1936)], Stalin [pseudonimo di Josif Vissarionovi\u010d D\u017euga\u0161vili (1879-1953)] e altri bolscevichi il marxismo rappresentava una dottrina da cui non ci si poteva discostare, mentre per Lenin non esistevano verit\u00e0 dottrinali. Era preso da un\u2019unica idea: l\u2019idea del potere. [\u2026] L\u2019aprile del 1917 pu\u00f2 considerarsi la data di nascita dell\u2019ideologia sovietica. Per la prima volta [\u2026] tale ideologia manifesta un carattere fondamentale [\u2026]: la sua duttilit\u00e0; l\u2019assenza di qualsiasi vincolo, la sua capacit\u00e0 di adottare istantaneamente ci\u00f2 che ieri era stato condannato e viceversa\u00bb (GELLER, NEKRIC, <em>Storia dell\u2019URSS dal 1917 a Eltsin<\/em>, cit., p. 26-27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>23)<\/strong> Nessuna descrizione migliore del carattere dissolutore di ogni verit\u00e0 e radicalmente relativista della filosofia hegeliana, \u201canima\u201d di quella marxista, cui d\u00e0 il fondamentale contributo della dialettica, possiamo trovare oltre la potente sintesi di Friedrich Engels (1820-1895): \u00abPer questa filosofia non vi \u00e8 nulla di definito, di assoluto, di sacro; di tutte le cose e in tutte le cose essa mostra la caducit\u00e0, e null\u2019altro esiste per essa all\u2019infuori del processo ininterrotto del divenire e del perire, dell\u2019ascendere senza fine dal pi\u00f9 basso al pi\u00f9 alto, di cui essa stessa non \u00e8 che il riflesso nel cervello pensante. Essa ha per\u00f2 anche un lato conservatore: essa giustifica determinate tappe della conoscenza e della societ\u00e0 per il loro tempo e per le loro circostanze, ma non va pi\u00f9 in l\u00e0. Il carattere conservatore di questa concezione \u00e8 relativo, il suo carattere rivoluzionario \u00e8 assoluto \u2013 il solo assoluto che essa ammetta\u00bb (FRIEDRICH ENGELS,<em> Ludwig Feuerbach e il punto d\u2019approdo della filosofia classica tedesca<\/em>, Edizioni Rinascita, Roma 1950, p. 13 e s., cit. in FAUSTO CODINO, Introduzione a FRIEDRICH ENGELS, KARL MARX, <em>La concezione materialistica della storia<\/em>, Editori Riuniti, Roma 1974, p. 12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>24)<\/strong> \u00abIl comunismo per noi non \u00e8 uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realt\u00e0 dovr\u00e0 conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente\u00bb (Ivi, p. 58).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>25)<\/strong> FRAN\u00c7OIS FURET, <em>Il passato di un\u2019illusione. L\u2019idea comunista nel XX secolo<\/em>, Mondadori, Milano 1995, p. 77.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>26)<\/strong> DOMENICO SETTEMBRINI, <em>Il fascino perverso del Diciassette<\/em>, in \u00abIdeazione. I percorsi del cambiamento\u00bb, 4 (1997), settembre ottobre, n. 5, p. 71.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>27)<\/strong> VICTOR SERGE (pseudonimo di Viktor Kibal\u2019\u010di\u010d [1890-1947]), <em>L\u2019Anno primo della rivoluzione russa<\/em>, Einaudi, Torino 1991, p. 42.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>28)<\/strong> GIOVANNI CANTONI, <em>Le grandi linee politiche in Italia nel quindicennio dal 1979 al 1994 in una prospettiva contro-rivoluzionaria con qualche orientamento operativo<\/em>, 6 maggio 1994, inedito, p. 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>29)<\/strong> Per un ritratto umano ed intellettuale del filosofo marxista ungherese cfr. FURET, <em>Il passato di un\u2019illusione. L\u2019idea comunista nel XX secolo<\/em>, cit., pp. 143-151.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>30)<\/strong> CANTONI, <em>Le grandi linee politiche in Italia<\/em>\u2026, cit., p. 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>31)<\/strong> Ibid.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>32)<\/strong> SETTEMBRINI, <em>Il fascino perverso del Diciassette<\/em>, cit., p. 71-72.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>33)<\/strong> \u00ab[\u2026] Gramsci condivide totalmente il punto di vista di Lenin per il quale prevale la coscienza, la direzione ideologica. [\u2026] Il partito non rappresenta pi\u00f9 soltanto la direzione politica, ma \u00e8 anche e soprattutto la direzione culturale delle masse\u00bb (HUGUES PORTELLI, <em>Gramsci e la questione religiosa<\/em>, trad. it. Mazzotta, Milano 1977, p. 213-214).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>34)<\/strong> \u00abIn pratica [\u2026] si trattava di attuare temporaneamente, senza ridurre l\u2019intensit\u00e0 della lotta di classe e senza rinunziare bench\u00e9 minimamente alle mete finali, quel passaggio, gi\u00e0 previsto e consigliato da Gramsci, dalla guerra manovrata alla guerra di posizione\u00bb (MARINO, <em>Autoritratto del PCI staliniano<\/em>, cit., p. 209, a proposito dell\u2019azione politica del PCI).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>35)<\/strong> Sul tema, con particolare riferimento al pensiero di Charles Maurras (1868-1952), cfr. JEAN PLUMY\u00c8NE, <em>Le Nazioni romantiche. Storia del nazionalismo nel XIX secolo,<\/em> Sansoni Editore, Firenze 1982, p. 328-336 (334).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>36)<\/strong> \u00abTraendo le conseguenze del fallimento della rivoluzione in Italia, Gramsci distingue le \u201cguerre di movimento\u201d e le \u201cguerre di posizione\u201d. La rivoluzione russa del 1917 \u00e8 un esempio di guerra di movimento: lo Stato zarista era essenzialmente un \u201capparato di Stato\u201d burocratico e militare che non si appoggiava su una potente societ\u00e0 civile, vale a dire su un importante complesso ideologico e culturale. L\u2019essenziale era quindi il rovesciamento dell\u2019apparato di Stato. Al contrario, in Occidente, in cui la forza della classe dirigente risiede soprattutto nella sua egemonia culturale, con l\u2019intermediazione di potenti apparati ideologici, lo Stato \u00e8 \u201csolo una trincea avanzata, dietro cui sta[va] una robusta catena di fortezze e di casematte [la societ\u00e0 civile]\u201d\u00bb (PORTELLI, <em>Gramsci e la questione religiosa, <\/em>cit., p. 59).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>37)<\/strong> \u00abEsiste oggi una prospettiva immediata di insurrezione? Io ritengo che non sia giusto porre cos\u00ec la questione ma, certamente, un comunista non pu\u00f2 escluderla in eterno\u2026\u00bb (PALMIRO TOGLIATTI, intervento alla Direzione del PCI, seduta del 10 ottobre 1947, cit. in DI LORETO, <em>Togliatti e la \u00abdoppiezza\u00bb. Il PCI tra democrazia e insurrezione (1944-1949)<\/em>, cit., p. 211). Cfr. anche, sulla \u201cdisponibilit\u00e0\u201d al ricorso a metodi diversi da quelli non violenti, la relazione e la successiva replica dello stesso segretario del partito al Comitato Centrale dell\u20191-4 luglio 1947: \u00abNoi dobbiamo far capire al partito che, pur essendo oggi per uno sviluppo legale della lotta per la quale ci battiamo sul terreno della democrazia, noi non escludiamo per\u00f2 di essere costretti ad uscire da questo terreno della democrazia, noi non escludiamo di essere costretti ad uscire da questo terreno della legalit\u00e0 per cercare di conquistare la democrazia\u00bb. \u00abDa alcuni interventi mi \u00e8 parso che dei compagni pensano che parlare di sviluppo di obbiettivi strategici, di lotta per una democrazia progressiva, voglia dire escludere dei conflitti e cio\u00e8 escludere che la lotta politica delle classi bloccanti in un largo fronte democratico debba mai arrivare a degli urti violenti ed anche armati\u00bb (cit. in PIERO CRAVERI, Introduzione a GIANNI DONNO, <em>La Gladio rossa del PCI (1946-1967),<\/em> Rubbettino, Soveria Mannelli (Catanzaro) 2001, p. 35).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>38)<\/strong> \u00abLa \u201cvia italiana al socialismo\u201d che Gramsci propone nei Quaderni \u00e8 dunque la conseguenza della struttura particolare della societ\u00e0 civile in Italia\u00bb (Ivi, p. 228).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>39)<\/strong> ZASLAVSKY, AGA ROSSI, <em>Togliatti e Stalin<\/em>, cit., p. 68.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>40<\/strong><strong>)<\/strong> Ivi, p. 234.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>41)<\/strong> Ivi, p. 58.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>42)<\/strong> \u00abSecondo dati del ministero degli Interni tra il 1946 e il 1953 erano stati scoperti 173 cannoni, 719 mortai, 35.000 fucili mitragliatori, 37.000 pistole e rivoltelle, 250.000 bombe a mano, 309 radiotrasmittenti\u00bb (MAFAI, <em>L\u2019uomo che sognava la lotta armata. La storia di Pietro Secchia,<\/em> cit., p. 128), \u00ab27.123 fucili e moschetti da guerra, 995 mitragliatrici, 5,746 quintali di esplosivo, 5.480.879 munizioni\u00bb (DI LORETO, <em>Togliatti e la \u00abdoppiezza\u00bb,<\/em> cit., p. 320). Cfr., G. DONNO, <em>La Gladio rossa del PCI,<\/em> cit.. Per una chiave di lettura, che prende spunto da un inopinato decreto d\u2019archiviazione dell\u2019inchiesta penale sull\u2019\u201capparato\u201d del PCI, cfr. MAURO RONCO, <em>Gladio rossa, l\u2019\u00abinchiesta impossibile\u00bb,<\/em> in <em>Il Secolo d\u2019Italia<\/em>. Quotidiano del MSI-DN, 30 ottobre 1994<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>43)<\/strong> Cfr. GELLER, NEKRIC, <em>Storia dell\u2019URSS dal 1917 a Eltsin<\/em>, cit., p. 139.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>44)<\/strong> MAFAI, <em>L\u2019uomo che sognava la lotta armata<\/em>, cit., p. 53.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>45)<\/strong> Colloquio verbalizzato tra l\u2019ambasciatore Kostylev e Togliatti, del 24 maggio 1946, cit. in ZASLAVSKY, AGA ROSSI, <em>Togliatti e Stalin<\/em>, cit., p. 242.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>46)<\/strong> Cfr. DI LORETO<em>, Togliatti e la \u00abdoppiezza\u00bb,<\/em> cit., p. 64.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>47)<\/strong> Cfr. GIOVANNI CANTONI, <em>La \u00ablezione italiana\u00bb. Premesse, manovre e riflessi della politica di \u00abcompromesso storico\u00bb sulla soglia dell\u2019Italia rossa<\/em>, Cristianit\u00e0, Piacenza 1980, p. 107.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>48)<\/strong> ENRICO BERLINGUER, <em>Austerit\u00e0. Occasione per trasformare l\u2019Italia<\/em>, Editori Riuniti, Roma 1977, p. 25 e 54.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>49)<\/strong> Cfr. RONCO, <em>Ottobre 1999: a margine del \u00abdossier\u00bb Mitrokhin<\/em>, art. cit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>50)<\/strong> ANTONIO GRAMSCI, <em>Quaderni del carcere,<\/em> Einaudi, Torino 1975, vol. III, p. 1561.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>51)<\/strong> PORTELLI, <em>Gramsci e la questione religiosa,<\/em> cit., p. 59.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>52)<\/strong> Cfr. CARLO BONINI, FRANCESCO MISIANI, <em>La toga rossa. Storia di un giudice, <\/em>Marco Tropea Editore, Milano 1998; ROMANO CANOSA, <em>Storia della magistratura in Italia. Da piazza Fontana a Mani Pulite<\/em>, Baldini &amp; Castoldi, Milano 1996; e, dal punto di vista di un magistrato non progressista, ROMANO RICCIOTTI, <em>Giudici e impegno politico,<\/em> in \u00abCritica Giudiziaria\u00bb, 5 (1981), n. 5-6 (settembre-dicembre), p. 17-45 (con appendice di documenti), e p. 175-180.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>53)<\/strong> Cfr. GEORGES LAVAU, <em>Il Pcf, lo stato e la rivoluzione. Un\u2019analisi delle politiche, delle comunicazioni e della cultura popolare del partito,<\/em> cit. in PIETRO IGNAZI, <em>Dal PCI al PDS, <\/em>il Mulino, Bologna 1992, p. 11.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>54)<\/strong> GRAMSCI, Quaderni del carcere, cit., vol. II, p. 886.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>55)<\/strong> Breve corso di cultura marxista, disp. IV, p. 3-4, cit. in MARINO, <em>Autoritratto del PCI staliniano<\/em>, cit., p. 15.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>56)<\/strong> Ivi, p. 65-70.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>57)<\/strong> MARIO SPINELLA, <em>La Scuola Centrale del Partito, <\/em>in \u00abRinascita\u00bb, 5 (1948), n. 8 (agosto), cit. in MARINO, <em>Autoritratto del PCI staliniano,<\/em> cit., p. 228 (le sottolineature sono di quest\u2019ultimo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>58)<\/strong> Cfr. IGNAZI, <em>Dal PCI al PDS<\/em>, cit., p. 38.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>59)<\/strong> \u00ab[La maggioranza] depurata da influenze personali, assoluta e oggettiva \u2013 volont\u00e0 generale e non volont\u00e0 di tutti \u2013 identificava quella che correntemente veniva indicata come la \u201clinea politica\u201d del partito, un ideale concreto che richiamava un alcunch\u00e9 di trascendente e di mistico, un comando autorevole dall\u2019alto, sostanziato di democratico consenso, ineffabile per chiunque non fosse un militante ideologicamente maturo. [\u2026] Formalmente la linea politica [\u2026] veniva \u201celaborata, discussa, stabilita, adottata dal congresso nazionale costituito dai delegati eletti [\u2026] in pratica [\u2026] nessuno avrebbe potuto essere eletto se non fosse stato preliminarmente riconosciuto in linea col partito\u201d\u00bb (MARINO, <em>Autoritratto del PCI staliniano,<\/em> cit., p. 26-27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>60)<\/strong> Sul \u201csenso comune\u201d, come compendio di verit\u00e0 di immediata evidenza, che non hanno bisogno di particolare dimostrazione e che sono il principio e fondamento di ogni discorso, cfr. ANTONIO LIVI, <em>Filosofia del senso comune. Logica della scienza &amp; della fede,<\/em> Ares, Milano 1990; e GIOVANNI. CANTONI, <em>Elogio del senso comune<\/em>, in <em>Secolo d\u2019Italia<\/em>. Quotidiano di Alleanza Nazionale, 17 ottobre 1997.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>61)<\/strong> Lettera del 6 gennaio 1945, in ZASLAVSKY, AGA ROSSI, <em>Togliatti e Stalin,<\/em> cit., p. 118, nota 8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>62)<\/strong> Lettera del 3 marzo 1945, Ivi, p. 78.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>63)<\/strong> Togliatti all\u2019ambasciatore sovietico a Roma, Kostylev. Colloquio dell\u201911 marzo 1945, verbalizzato. Cit. ivi, p. 79.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>64)<\/strong> Cfr., da ultimo, CAPRARA, <em>Togliatti, il Komintern e il gatto selvatico<\/em>, cit., specialmente p. 73-104.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>65)<\/strong> \u00ab[\u2026] pur con tutto quell\u2019impegno di secolarizzazione e, potenzialmente, di laicizzazione integrale [\u2026] mai i comunisti avrebbero sollevato direttamente questioni come quelle del divorzio e dell\u2019aborto\u00bb (MARINO, <em>Autoritratto del PCI staliniano,<\/em> cit., p. 101). \u00c8 in questa stessa prospettiva che va considerato l\u2019assenso dei comunisti all\u2019art. 7 della Costituzione, che recepiva il Concordato dello Stato italiano con la Chiesa cattolica, \u201ccostituzionalizzando\u201d i Patti lateranensi dell\u201911 febbraio 1929.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>66)<\/strong> ZASLAVSKY, AGA ROSSI, <em>Togliatti e Stalin<\/em>, cit., p. 115.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>67)<\/strong> \u00abAll\u2019inizio si rivendicavano trasformazioni sociali analoghe a quelle che rivendicavamo noi, per cui era inevitabile che considerassimo possibile e persino necessaria una collaborazione di governo con questo partito\u00bb (PALMIRO TOGLIATTI, <em>Rapporto al VI Congresso del PCI, 4 gennaio 1948,<\/em> cit. in DI LORETO, <em>Togliatti e la \u00abdoppiezza\u00bb,<\/em> cit., p. 232). Leopoldo Elia (1925- 2008), noto ed autorevole esponente democristiano, pi\u00f9 volte parlamentare, ministro ed anche Presidente della Corte Costituzionale, dir\u00e0 che \u00abDe Gasperi avvertiva il pericolo che fare dell\u2019anticomunismo la ragione dominante della propria fortuna politica poteva alimentare tendenze reazionarie\u00bb (LEOPOLDO ELIA, <em>Dossetti, Lazzati e il patriottismo costituzionale<\/em>, in A colloquio con Dossetti e Lazzati. Intervista di Leopoldo Elia e Pietro Scoppola (19 novembre 1984), il Mulino, Bologna 2003, p. 137-155 [p. 147]). Sulla DC e sul \u201cprogressismo cattolico\u201d, laico ed ecclesiastico, cfr. CANTONI, <em>La \u00ablezione italiana\u00bb<\/em>, cit., in particolare i capitoli Sulla \u00abquestione democristiana\u00bb (p. 33- 54) e Sul \u00abcompromesso culturale\u00bb (p. 165-219).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>68)<\/strong> \u00abIl modernismo non ha creato \u201cordini religiosi\u201d ma un partito politico, la democrazia cristiana\u00bb (GRAMSCI, Quaderni del carcere, cit., vol. II, p. 1384), cio\u00e8, \u00abmodernismo significa politicamente democrazia cristiana\u00bb (Ivi, p. 1305). Sul modernismo cfr. SAN PIO X, Pascendi Dominici gregis. Sugli errori del modernismo, Cantagalli, Siena 2007. 69 ANTONIO GRAMSCI, I popolari, in \u00abL\u2019Ordine Nuovo\u00bb, 1 (1919), n. 24 (1 novembre 1919), in ID., L\u2019Ordine Nuovo. 1919-1920, Einaudi, Torino 1954, p. 286. Commento a questo giudizio di Gramsci \u00e8 in un\u2019intervista rilasciata dall\u2019on. Ciriaco De Mita al Corriere della Sera del 23 agosto 1999, nella quale l\u2019autorevole esponente democristiano, facendo eco quasi letterale, non so quanto consapevolmente, alla tesi di un vecchio democristiano francese, Georges Bidault (1899-1983), dichiara che \u00abquando gli storici si occuperanno di fatti e non solo di propaganda spiegheranno che il grande merito della DC \u00e8 stato quello di avere educato un elettorato che era naturalmente su posizioni conservatrici se non reazionarie a concorrere alla crescita della democrazia. La DC prendeva i voti a destra e li trasferiva sul piano politico a sinistra\u00bb. Qualche anno dopo, un noto intellettuale cattolico-democratico, il professor Pietro Scoppola (1926-2007), in un intervento a margine della trascrizione e pubblicazione del colloquio che aveva avuto nel 1984, insieme con l\u2019esponente democristiano Leopoldo Elia, con Giuseppe Dossetti (1913-1996) e Giuseppe Lazzati (1909-1986), avrebbe ulteriormente \u2013 ed autorevolmente \u2013 confermato questa tesi sull\u2019azione e l\u2019identit\u00e0 politica autentiche della DC: \u00abIn sostanza, la DC ha sempre raccolto un elettorato prevalentemente moderato, che \u00e8 stato tuttavia coinvolto in una politica prevalentemente diretta (tranne alcune parentesi) ad un ampliamento verso sinistra delle basi di consenso alla democrazia e alla funzione di governo\u00bb (PIETRO SCOPPOLA, <em>Dossetti dalla crisi della Democrazia cristiana alla riforma religiosa,<\/em> in A colloquio con Dossetti e Lazzati, cit., p. 132 [p. 115-135]).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>70)<\/strong> \u00abIn Italia [&#8230;] non fu mai all\u2019ordine del giorno una messa fuori-legge del Partito Comunista: e questo va a merito non solo di De Gasperi, ma anche, e pi\u00f9, di Togliatti\u00bb (LUCIANO CANFORA, <em>Togliatti e i dilemmi della politica<\/em>, Laterza, Bari 1989, p. 109, cit. in DI LORETO, <em>Togliatti e la \u00abdoppiezza\u00bb,<\/em> cit., p. 240).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>71)<\/strong> Sul 1948, cfr. <em>18 aprile 1948. L\u2019\u00abanomalia\u00bb italiana<\/em>, a cura di Marco Invernizzi, Ares, Milano 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>72)<\/strong> VLADIMIR IL\u2019IC ULIANOV LENIN, <em>L\u2019estremismo, malattia infantile del comunismo<\/em>, con una prefazione di Palmiro Togliatti, Editori Riuniti, Roma 1974.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>73)<\/strong> \u00abTogliatti rilevava nel nostro paese [\u2026] la presenza di una consistente massa contadina orientata verso la DC [\u2026] che lo induceva a considerare questo partito l\u2019alleato determinante [\u2026] nonch\u00e9 ad insistere [\u2026] sull\u2019urgenza di un accordo con esso, concepito quasi come un presupposto per l\u2019azione comunista\u00bb (DI LORETO, <em>Togliatti e la \u00abdoppiezza\u00bb, <\/em>cit., p. 101).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>74)<\/strong> \u00c8 il nome che Gramsci d\u00e0 al materialismo dialettico-storico, in una versione che accoglie coscientemente l\u2019eredit\u00e0 de \u00abla Rinascita e la Riforma, la filosofia tedesca e la rivoluzione francese, il calvinismo e l\u2019economia classica inglese, il liberalismo laico e lo storicismo che \u00e8 alla base di tutta la concezione moderna della vita\u00bb (GRAMSCI, <em>Quaderni del carcere,<\/em> cit., vol. III, p. 1860).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>75<\/strong><strong>)<\/strong> Ivi, p. 1384.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>76)<\/strong> Ivi, p. 1383.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>77)<\/strong> \u00abPer Gramsci il marxismo non \u00e8 unicamente una rivoluzione sociale e politica, esso \u00e8 anche (e soprattutto) una rivoluzione culturale che riuscir\u00e0 l\u00e0 dove il cristianesimo \u00e8 fallito: formare una nuova umanit\u00e0\u00bb (MARINO, <em>Autoritratto del PCI staliniano,<\/em> cit., p. 199).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>78)<\/strong> PORTELLI, <em>Gramsci e la questione religiosa<\/em>, cit., p 222.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>79)<\/strong> Sulla \u201ctentazione\u201d laicista per i cattolici, cfr. <em><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=932\" target=\"_blank\">Il laicismo. Lettera dell\u2019Episcopato italiano al clero, del 25 marzo 1960<\/a><\/em>, in Enchiridion della Conferenza Episcopale Italiana. Decreti, dichiarazioni, documenti pastorali per la Chiesa italiana, vol. I, 1954-1972, Edizioni Dehoniane, Bologna 1985, p. 76-95, ed il commento di FRANCESCO PAPPALARDO, <em>\u00abIl laicismo. Lettera dell\u2019Episcopato italiano al clero\u00bb del 25 marzo 1960,<\/em> in \u00abCristianit\u00e0\u00bb, 35 (2007), n. 340 (marzo-aprile), p. 13-18.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>80)<\/strong> MARINO, <em>Autoritratto del PCI staliniano<\/em>, cit., p. 72.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>81)<\/strong> Assai istruttiva, sebbene limitata al periodo d\u2019\u201cincubazione\u201d, la ricostruzione di NELLO AJELLO, <em>Intellettuali e PCI. 1944\/1958<\/em>, Laterza, RomaBari, 1979.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>82)<\/strong> \u00abIl partito che dirige l\u2019opera grandiosa di costruzione di una societ\u00e0 nuova, di una societ\u00e0 socialista, \u00e8 responsabile, in quanto organizza la parte migliore della societ\u00e0, anche degli indirizzi culturali e artistici\u00bb (RODERIGO DI CASTIGLIA, <em>pseudonimo di Palmiro Togliatti, Orientamento dell\u2019arte<\/em>, in \u00abRinascita\u00bb, 6 (1949), n. 10 (ottobre), cit. in MARINO, <em>Autoritratto del PCI staliniano<\/em>, cit., p. 169).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>83)<\/strong> \u00abIl partito di Togliatti era [\u2026] diventato l\u2019incontestato principe dei produttori di cultura\u00bb (MARINO, <em>Autoritratto del PCI staliniano<\/em>, cit., p. 144); \u00ab[\u2026] nonostante la scarsit\u00e0 di contributi della cultura marxista negli anni sessanta, nel decennio successivo essa ottiene la sua massima diffusione: la vulgata marxista permea ogni strato del ceto intellettuale e ne diviene la koin\u00e9 [Bobbio denunciava cos\u00ec il clima culturale dominante: \u201cnelle universit\u00e0 sta dilagando un conformismo marxista di pessima lega, un vero e proprio caso di aristotelismo\u201d (<em>Quale socialismo<\/em>, Torino, Einaudi, 1976, p. 88)]\u00bb (IGNAZI, <em>Dal PCI al PDS<\/em>, cit., p. 35 e nota p. 76). Dopo due decenni Manlio Cancogni gli avrebbe fatto eco cos\u00ec: \u00ab[\u2026] l\u2019egemonia della sinistra fu totale e intossicante. Si iniett\u00f2 un vero veleno, un ideologismo a tutto campo; ne nacquero conformismo, paura. [\u2026] La cultura italiana [\u2026] si lasci\u00f2 invadere da un miscuglio di marxismo (ingrediente base), evoluzionismo, psicoanalisi, relativismo con un tocco finale di Nietzsche e nichilismo heideggeriano. [\u2026] Chi non s\u2019adeguava era escluso\u00bb (L\u2019egemonia culturale \u00e8 stata come un\u2019ubriacatura cupa e priva di gioia, intervista a <em>Il Foglio Quotidiano<\/em>, 7 giugno 1996).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>84)<\/strong> ZASLAVSKY, AGA ROSSI, <em>Togliatti e Stalin,<\/em> cit., p. 84.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>85)<\/strong> GIAN CARLO PAJETTA, <em>intervento alla Direzione del PCI, seduta del 26 aprile 1948<\/em>, cit. in DI LORETO, <em>Togliatti e la \u00abdoppiezza\u00bb,<\/em> cit., p. 260.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>86)<\/strong> ZASLAVSKY, AGA ROSSI, <em>Togliatti e Stalin,<\/em> cit., p 182. \u00abCi\u00f2 che Togliatti definiva \u201cuna democrazia di tipo nuovo\u201d [\u2026] costituiva una chiara prospettiva di avanzamento verso il socialismo nelle forme leniniste della \u201crivoluzione ininterrotta per tappe\u201d\u00bb (DI LORETO, <em>Togliatti e la \u00abdoppiezza\u00bb,<\/em> cit., p. 26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>87)<\/strong> \u00abCreare un nuovo \u201csenso comune\u201d significa per Gramsci creare \u201cuna nuova cultura e [\u2026] una nuova filosofia che si radichino nella coscienza popolare con la stessa saldezza e imperativit\u00e0 delle credenze tradizionali\u201d\u00bb (PORTELLI, <em>Gramsci e la questione religiosa<\/em>, cit., p. 217).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>88)<\/strong> DI LORETO, <em>Togliatti e la \u00abdoppiezza\u00bb,<\/em> cit., p. 340-342.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>89)<\/strong> MARINO, <em>Autoritratto del PCI staliniano<\/em>, cit., p. 11.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>90)<\/strong> Ivi, p. 202.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>91)<\/strong> Ivi, p. 203.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>92<\/strong><strong>)<\/strong> Ivi, p. 212.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>93)<\/strong> Cfr. nota 3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>94)<\/strong> \u00abMarx si pose sin dall\u2019inizio in un atteggiamento di critica radicale di fronte a tutto ci\u00f2 che si presentasse come \u201cstabilito\u201d: il suo intento era di fare \u201cuna critica spietata di tutto l\u2019ordine esistente\u201d\u00bb (FERNANDO OCARIZ, <em>Il marxismo ideologia della Rivoluzione<\/em>, Ares, Milano 1977, p. 73), nella cui prospettiva, \u00abLa critica della religione \u00e8 il presupposto di ogni critica\u00bb (KARL MARX, <em>Per la critica della filosofia del diritto di Hegel,<\/em> in IDEM, <em>La questione ebraica e altri scritti giovanili,<\/em> Editori Riuniti, Roma 1971, p. 91).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>95)<\/strong> \u00ab[\u2026] cio\u00e8 [l\u2019]estromissione della motivazione e della finalit\u00e0 religiosa da ogni atto della vita umana\u00bb (GIOVANNI PAOLO II [1978-2005], <em>Discorso ai Vescovi dell\u2019Emilia Romagna in visita ad limina Apostolorum,<\/em> del 1 marzo 1991).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>96)<\/strong> \u00abUn\u2019influente derivazione del marxismo [\u2026] ha la sua ispirazione principale [\u2026] da parte dell\u2019italiano Antonio Gramsci [\u2026], ed \u00e8 uno storicismo relativista [\u2026]. Althusser [\u2026] non esita a qualificare il marxismo gramsciano \u201crelativismo borghese\u201d [\u2026]. Questa versione marxista \u00e8 quella maggiormente operante politicamente in Occidente [\u2026]. E la copertura speculativa di questo materialismo borghese, ateo, occidentale, \u00e8 una \u201cfilosofia postmarxista\u201d, che potrebbe riassumersi nel titolo di relativismo assoluto, il quale \u00e8 [\u2026] la negazione completa della tradizione, intesa come consegna di verit\u00e0 meta-storiche. [\u2026] Ne risulta cos\u00ec il triste panorama attuale, quasi un circolo vizioso, in cui lo spirito borghese e lo spirito rivoluzionario si alimentano a vicenda, dando origine ad una decomposizione brutale dei livelli superiori dell\u2019uomo e della societ\u00e0: religione, morale, filosofia, ideali\u2026\u00bb (OCARIZ, Il marxismo ideologia della Rivoluzione, cit., p. 226-227)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Storia Libera n.2 anno 2015 \u00a0di Giovanni Formicola Abstract A differenza degli altri partiti \u2013 che si candidavano al governo dello Stato tentando di conseguire la maggioranza elettorale \u2013 il Partito Comunista Italiano si \u00e8 proposto, sin dagli inizi, come parte di un pi\u00f9 vasto movimento rivoluzionario internazionale con una finalit\u00e0 che potrebbe addirittura dirsi &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/gramsci-e-la-via-italiana-al-comunismo\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":26257,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[82,54],"tags":[857,929,386,568],"class_list":["post-26251","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunismo-in-italia","category-rivoluzione-e-controrivoluzione","tag-antonio-gramsci","tag-egemonia-culturale","tag-rivoluzione","tag-secolarizzazione","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - 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