{"id":2585,"date":"2009-01-23T00:00:00","date_gmt":"2009-01-22T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-03-23T20:10:40","modified_gmt":"2016-03-23T19:10:40","slug":"pasqua-a-roma-le-omelie-segrete-del-successore-di-pietro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/pasqua-a-roma-le-omelie-segrete-del-successore-di-pietro\/","title":{"rendered":"Pasqua a Roma: le omelie segrete del successore di Pietro"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.chiesa.espressonline.it\/\" target=\"_blank\">www.chiesa.espressonline.it<\/a><a href=\"http:\/\/www.chiesa.espressonline.it\/\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-32182\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2009\/01\/caravaggio_risorto.jpg\" alt=\"caravaggio_risorto\" width=\"200\" height=\"166\" \/><\/a><\/strong> 13 aprile 2007<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Omelie segrete tranne a chi le ha potute ascoltare di persona, mentre Benedetto XVI le pronunciava. Anche nel messaggio &#8220;urbi et orbi&#8221; il papa ha detto molto pi\u00f9 che un elenco di paesi in guerra. Ecco i testi integrali<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> Sandro Magister<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">ROMA, 11 aprile 2007 \u2013 L&#8217;immagine qui sopra \u00e8 ripresa da un dipinto del Caravaggio. Ges\u00f9 risorto appare agli apostoli, e a Tommaso che dubita dice: \u201cMetti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano e mettila nel mio costato; e non essere pi\u00f9 incredulo ma credente!\u201d.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;incredulit\u00e0 di Tommaso e la sua successiva professione di fede \u2013 \u201cMio Signore e mio Dio!\u201d \u2013 sono state al centro del messaggio rivolto al mondo da Benedetto XVI la domenica di Pasqua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Papa Joseph Ratzinger ha detto che &#8220;ciascuno di noi pu\u00f2 essere tentato dall\u2019incredulit\u00e0 di Tommaso&#8221;. Gli innumerevoli mali che affliggono gli uomini mettono a dura prova la fede. Ma proprio nelle piaghe di Cristo risorto appare il vero volto di Dio: &#8220;un Dio che, in Cristo, si \u00e8 caricato delle piaghe dell\u2019umanit\u00e0 ferita&#8221;. \u00c8 qui che la fede, da quasi morta, rinasce: perch\u00e9 &#8220;solo un Dio che ci ama fino a prendere su di s\u00e9 le nostre ferite e il nostro dolore, soprattutto quello innocente, \u00e8 degno di fede&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto Benedetto XVI ha chiamato per nome le regioni del mondo dove ci sono pi\u00f9 ferite e dolore, dal Darfur al Congo, dall&#8217;Afghanistan all&#8217;Iraq alla &#8220;Terra benedetta che \u00e8 la culla della nostra fede&#8221;. E ha aggiunto:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Cari fratelli e sorelle, attraverso le piaghe di Cristo risorto possiamo vedere questi mali che affliggono l\u2019umanit\u00e0 con occhi di speranza&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In precedenza aveva detto che &#8220;l\u2019odierna umanit\u00e0 attende dai cristiani una rinnovata testimonianza della risurrezione di Cristo; ha bisogno di incontrarlo e di poterlo conoscere come vero Dio e vero uomo&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma poco o niente di questo annuncio del Cristo risorto \u00e8 stato rilanciato dai grandi media. Ha avuto evidenza solo l&#8217;elenco dei paesi colpiti da guerre e calamit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 un limite oltre il quale le parole di Benedetto XVI non vanno. Esse raggiungono nella loro interezza solo coloro che le ascoltano di persona, o presenti fisicamente o grazie a una diretta televisiva. Il numero di queste persone \u00e8 cospicuo, superiore a quello di tutti i precedenti pontificati. Il messaggio pasquale &#8220;urbi et orbi&#8221; e la Via Crucis del venerd\u00ec santo sono stati seguiti da grandi folle e ritrasmessi in pi\u00f9 di quaranta paesi. Ma ancor pi\u00f9 sterminato \u00e8 il numero delle persone alle quali il messaggio del papa arriva mutilato, o non arriva del tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo limite comunicativo Benedetto XVI lo ha sperimentato in misura ancora maggiore nelle altre celebrazioni della scorsa settimana santa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella messa &#8220;crismale&#8221; della mattina del gioved\u00ec il papa ha dedicato l&#8217;omelia a spiegare il senso profondo dell&#8217;essere sacerdoti, &#8220;rivestiti di Cristo&#8221; e quindi capaci di agire e parlare &#8220;in persona Christi&#8221;. L&#8217;ha fatto ripercorrendo la simbologia delle vesti liturgiche. Ma a quanti degli oltre quattrocentomila vescovi e sacerdoti cattolici sono arrivate le sue parole?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;omelia della messa &#8220;in coena Domini&#8221; della sera del gioved\u00ec Benedetto XVI ha illustrato la novit\u00e0 della Pasqua di Ges\u00f9 rispetto a quella celebrata dagli ebrei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;omelia della notte di Pasqua ha descritto la vittoria di Ges\u00f9 sulla morte avvalendosi delle raffigurazioni tipiche delle Chiese d&#8217;oriente: con Ges\u00f9 risorto che scende negli inferi e cos\u00ec &#8220;porta a compimento il cammino dell\u2019incarnazione. Mediante il suo morire Egli prende per mano Adamo, tutti gli uomini in attesa, e li porta alla luce&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma tra i presenti a queste messe solo chi comprendeva l&#8217;italiano poteva ascoltare con frutto le omelie del papa. I media cattolici che ne hanno tradotto e rilanciato i testi in vari paesi hanno allargato l&#8217;area d&#8217;ascolto di poco, a un pubblico di nicchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per un papa come Benedetto XVI che ha incentrato proprio sulla parola il suo ministero, questo \u00e8 dunque un limite serio. Nella curia romana gli uffici che si occupano di comunicazione non hanno fatto sinora nulla di nuovo, per ovviarvi almeno in parte. Ad esempio, nessuno provvede a far arrivare tempestivamente, a tutti i vescovi e sacerdoti del mondo, collegati via internet, una newsletter con i testi del papa nella rispettiva lingua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sole iniziative efficaci, in questo campo, sono di Benedetto XVI in persona. Col suo libro su Ges\u00f9 che uscir\u00e0 tra pochi giorni in pi\u00f9 lingue egli raggiunger\u00e0 in forma diretta e personale un numero altissimo di lettori in tutto il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E Ges\u00f9 &#8220;vero Dio e vero uomo&#8221; \u00e8 proprio il cuore del messaggio di papa Benedetto. Cos\u00ec come \u00e8 stato il cuore delle sue omelie di Pasqua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eccole integrali:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>1. Alla messa crismale della mattina del gioved\u00ec santo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cari fratelli e sorelle,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">lo scrittore russo Leone Tolstoi narra in un piccolo racconto di un sovrano severo che chiese ai suoi sacerdoti e sapienti di mostrargli Dio affinch\u00e9 egli potesse vederlo. I sapienti non furono in grado di appagare questo suo desiderio. Allora un pastore, che stava giusto tornando dai campi, si offr\u00ec di assumere il compito dei sacerdoti e dei sapienti. Il re apprese da lui che i suoi occhi non erano sufficienti per vedere Dio. Allora, per\u00f2, egli volle almeno sapere che cosa Dio faceva. &#8220;Per poter rispondere a questa tua domanda \u2013 disse il pastore al sovrano \u2013 dobbiamo scambiare i vestiti&#8221;. Con esitazione, spinto tuttavia dalla curiosit\u00e0 per l\u2019informazione attesa, il sovrano acconsent\u00ec; consegn\u00f2 i suoi vestiti regali al pastore e si fece rivestire del semplice abito dell\u2019uomo povero. Ed ecco allora arrivare la risposta: &#8220;Questo \u00e8 ci\u00f2 che Dio fa&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto, il Figlio di Dio \u2013 Dio vero da Dio vero \u2013 ha lasciato il suo splendore divino: &#8220;spogli\u00f2 se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umili\u00f2 se stesso [\u2026] fino alla morte di croce&#8221; (cfr Filippesi 2,6ss). Dio ha \u2013 come dicono i Padri \u2013 compiuto il &#8220;sacrum commercium&#8221;, il sacro scambio: ha assunto ci\u00f2 che era nostro, affinch\u00e9 noi potessimo ricevere ci\u00f2 che era suo, divenire simili a Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">San Paolo, per quanto accade nel battesimo, usa esplicitamente l\u2019immagine del vestito: &#8220;Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo&#8221; (Galati 3,27). Ecco ci\u00f2 che si compie nel battesimo: noi ci rivestiamo di Cristo, Egli ci dona i suoi vestiti e questi non sono una cosa esterna. Significa che entriamo in una comunione esistenziale con Lui, che il suo e il nostro essere confluiscono, si compenetrano a vicenda. &#8220;Non sono pi\u00f9 io che vivo, ma Cristo vive in me&#8221; \u2013 cos\u00ec Paolo stesso nella lettera ai Galati (2,2) descrive l\u2019avvenimento del suo battesimo. Cristo ha indossato i nostri vestiti: il dolore e la gioia dell\u2019essere uomo, la fame, la sete, la stanchezza, le speranze e le delusioni, la paura della morte, tutte le nostre angustie fino alla morte. E ha dato a noi i suoi &#8220;vestiti&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che nella lettera ai Galati espone come semplice &#8220;fatto&#8221; del battesimo \u2013 il dono del nuovo essere \u2013 Paolo ce lo presenta nella lettera agli Efesini come un compito permanente: &#8220;Dovete deporre l\u2019uomo vecchio con la condotta di prima!\u2026 [Dovete] rivestire l\u2019uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santit\u00e0 vera. Perci\u00f2, bando alla menzogna: dite ciascuno la verit\u00e0 al proprio prossimo; perch\u00e9 siamo membri gli uni degli altri. Nell\u2019ira, non peccate\u2026&#8221; (Efesini 4,22-26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa teologia del battesimo ritorna in modo nuovo e con una nuova insistenza nell\u2019ordinazione sacerdotale. Come nel battesimo viene donato uno &#8220;scambio dei vestiti&#8221;, uno scambio del destino, una nuova comunione esistenziale con Cristo, cos\u00ec anche nel sacerdozio si ha uno scambio: nell\u2019amministrazione dei sacramenti, il sacerdote agisce e parla ora &#8220;in persona Christi&#8221;. Nei sacri misteri egli non rappresenta se stesso e non parla esprimendo se stesso, ma parla per l\u2019Altro \u2013 per Cristo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec nei sacramenti si rende visibile in modo drammatico ci\u00f2 che l\u2019essere sacerdote significa in generale; ci\u00f2 che abbiamo espresso con il nostro &#8220;Adsum \u2013 sono pronto&#8221; durante la consacrazione sacerdotale: io sono qui perch\u00e9 tu possa disporre di me. Ci mettiamo a disposizione di Colui &#8220;che \u00e8 morto per tutti, perch\u00e9 quelli che vivono non vivano pi\u00f9 per se stessi\u2026&#8221; (2 Corinti 5,15). Metterci a disposizione di Cristo significa che ci lasciamo attirare dentro il suo &#8220;per tutti&#8221;: essendo con Lui possiamo esserci davvero &#8220;per tutti&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;In persona Christi&#8221;: nel momento dell\u2019ordinazione sacerdotale, la Chiesa ci ha reso visibile ed afferrabile questa realt\u00e0 dei &#8220;vestiti nuovi&#8221; anche esternamente mediante l\u2019essere stati rivestiti con i paramenti liturgici. In questo gesto esterno essa vuole renderci evidente l\u2019evento interiore e il compito che da esso ci viene: rivestire Cristo; donarsi a Lui come Egli si \u00e8 donato a noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo evento, il &#8220;rivestirsi di Cristo&#8221;, viene rappresentato sempre di nuovo in ogni santa messa mediante il rivestirci dei paramenti liturgici. Indossarli deve essere per noi pi\u00f9 di un fatto esterno: \u00e8 l\u2019entrare sempre di nuovo nel &#8220;s\u00ec&#8221; del nostro incarico \u2013 in quel &#8220;non pi\u00f9 io&#8221; del battesimo che l\u2019ordinazione sacerdotale ci dona in modo nuovo e al contempo ci chiede. Il fatto che stiamo all\u2019altare, vestiti con i paramenti liturgici, deve rendere chiaramente visibile ai presenti e a noi stessi che stiamo l\u00ec &#8220;in persona di un Altro&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli indumenti sacerdotali, cos\u00ec come nel corso del tempo si sono sviluppati, sono una profonda espressione simbolica di ci\u00f2 che il sacerdozio significa. Vorrei pertanto, cari confratelli, spiegare in questo Gioved\u00ec Santo l&#8217;essenza del ministero sacerdotale interpretando i paramenti liturgici che, appunto, da parte loro vogliono illustrare che cosa significhi &#8220;rivestirsi di Cristo&#8221;, parlare ed agire &#8220;in persona Christi&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019indossare le vesti sacerdotali era una volta accompagnato da preghiere che ci aiutano a capire meglio i singoli elementi del ministero sacerdotale. Cominciamo con l\u2019amitto. In passato \u2013 e negli ordini monastici ancora oggi \u2013 esso veniva posto prima sulla testa, come una specie di cappuccio, diventando cos\u00ec un simbolo della disciplina dei sensi e del pensiero necessaria per una giusta celebrazione della santa messa. I pensieri non devono vagare qua e l\u00e0 dietro le preoccupazioni e le attese del mio quotidiano; i sensi non devono essere attirati da ci\u00f2 che l\u00ec, all\u2019interno della chiesa, casualmente vorrebbe sequestrare gli occhi e gli orecchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mio cuore deve docilmente aprirsi alla parola di Dio ed essere raccolto nella preghiera della Chiesa, affinch\u00e9 il mio pensiero riceva il suo orientamento dalle parole dell\u2019annuncio e della preghiera. E lo sguardo del mio cuore deve essere rivolto verso il Signore che \u00e8 in mezzo a noi: ecco cosa significa &#8220;ars celebrandi&#8221;, il giusto modo del celebrare. Se io sono col Signore, allora con il mio ascoltare, parlare ed agire attiro anche la gente dentro la comunione con Lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I testi della preghiera che interpretano il camice e la stola vanno ambedue nella stessa direzione. Evocano il vestito festivo che il padre don\u00f2 al figlio prodigo tornato a casa cencioso e sporco. Quando ci accostiamo alla liturgia per agire nella persona di Cristo ci accorgiamo tutti quanto siamo lontani da Lui; quanta sporcizia esiste nella nostra vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli solo pu\u00f2 donarci il vestito festivo, renderci degni di presiedere alla sua mensa, di stare al suo servizio. Cos\u00ec le preghiere ricordano anche la parola dell\u2019Apocalisse secondo cui i vestiti dei 144.000 eletti non per merito loro erano degni di Dio. L\u2019Apocalisse commenta che essi avevano lavato le loro vesti nel sangue dell\u2019Agnello e che in questo modo esse erano diventate candide come la luce (cfr Apocalisse 7,14). Gi\u00e0 da piccolo mi sono chiesto: Ma quando si lava una cosa nel sangue, non diventa certo bianca!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta \u00e8: il &#8220;sangue dell\u2019Agnello&#8221; \u00e8 l\u2019amore del Cristo crocifisso. \u00c8 questo amore che rende candide le nostre vesti sporche; che rende verace ed illuminato il nostro spirito oscurato; che, nonostante tutte le nostre tenebre, trasforma noi stessi in &#8220;luce nel Signore&#8221;. Indossando il camice dovremmo ricordarci: Egli ha sofferto anche per me. E soltanto perch\u00e9 il suo amore \u00e8 pi\u00f9 grande di tutti i miei peccati, posso rappresentarlo ed essere testimone della sua luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma con il vestito di luce che il Signore ci ha donato nel battesimo e, in modo nuovo, nell\u2019ordinazione sacerdotale, possiamo pensare anche al vestito nuziale, di cui Egli ci parla nella parabola del banchetto di Dio. Nelle omelie di san Gregorio Magno ho trovato a questo riguardo una riflessione degna di nota. Gregorio distingue tra la versione di Luca della parabola e quella di Matteo. Egli \u00e8 convinto che la parabola lucana parli del banchetto nuziale escatologico, mentre \u2013 secondo lui \u2013 la versione tramandata da Matteo tratterebbe dall\u2019anticipazione di questo banchetto nuziale nella liturgia e nella vita della Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Matteo \u2013 e solo in Matteo \u2013 infatti il re viene nella sala affollata per vedere i suoi ospiti. Ed ecco che in questa moltitudine trova anche un ospite senza abito nuziale, che viene poi buttato fuori nelle tenebre. Allora Gregorio si domanda: &#8220;Ma che specie di abito \u00e8 quello che gli mancava? Tutti coloro che sono riuniti nella Chiesa hanno ricevuto l\u2019abito nuovo del battesimo e della fede; altrimenti non sarebbero nella Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa, dunque, manca ancora? Quale abito nuziale deve ancora essere aggiunto?&#8221; Il papa risponde: &#8220;Il vestito dell\u2019amore&#8221;. E purtroppo, tra i suoi ospiti ai quali aveva donato l\u2019abito nuovo, la veste candida della rinascita, il re trova alcuni che non portano il vestito color porpora del duplice amore verso Dio e verso il prossimo. &#8220;In quale condizione vogliamo accostarci alla festa del cielo, se non indossiamo l\u2019abito nuziale \u2013 cio\u00e8 l\u2019amore, che solo pu\u00f2 renderci belli?&#8221;, domanda il papa. Una persona senza l\u2019amore \u00e8 buia dentro. Le tenebre esterne, di cui parla il Vangelo, sono solo il riflesso della cecit\u00e0 interna del cuore (cfr Hom. 38, 8-13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora che ci apprestiamo alla celebrazione della santa messa, dovremmo domandarci se portiamo questo abito dell\u2019amore. Chiediamo al Signore di allontanare ogni ostilit\u00e0 dal nostro intimo, di toglierci ogni senso di autosufficienza e di rivestirci veramente con la veste dell\u2019amore, affinch\u00e9 siamo persone luminose e non appartenenti alle tenebre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine ancora una breve parola riguardo alla casula. La preghiera tradizionale quando si riveste la casula vede rappresentato in essa il giogo del Signore che a noi come sacerdoti \u00e8 stato imposto. E ricorda la parola di Ges\u00f9 che ci invita a portare il suo giogo e a imparare da Lui, che \u00e8 &#8220;mite e umile di cuore&#8221; (Matteo 11,29). Portare il giogo del Signore significa innanzitutto: imparare da Lui. Essere sempre disposti ad andare a scuola da Lui. Da Lui dobbiamo imparare la mitezza e l\u2019umilt\u00e0 \u2013 l\u2019umilt\u00e0 di Dio che si mostra nel suo essere uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">San Gregorio Nazianzeno una volta si \u00e8 chiesto perch\u00e9 Dio abbia voluto farsi uomo. La parte pi\u00f9 importante e per me pi\u00f9 toccante della sua risposta \u00e8: &#8220;Dio voleva rendersi conto di che cosa significa per noi l\u2019obbedienza e voleva misurare il tutto in base alla propria sofferenza, questa invenzione del suo amore per noi. In questo modo, Egli pu\u00f2 conoscere direttamente su se stesso ci\u00f2 che noi sperimentiamo \u2013 quanto \u00e8 richiesto da noi, quanta indulgenza meritiamo \u2013 calcolando in base alla sua sofferenza la nostra debolezza&#8221; (Discorso 30; Disc. teol. IV,6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A volte vorremmo dire a Ges\u00f9: Signore, il tuo giogo non \u00e8 per niente leggero. \u00c8 anzi tremendamente pesante in questo mondo. Ma guardando poi a Lui che ha portato tutto \u2013 che su di s\u00e9 ha provato l\u2019obbedienza, la debolezza, il dolore, tutto il buio, allora questi nostri lamenti si spengono. Il suo giogo \u00e8 quello di amare con Lui. E pi\u00f9 amiamo Lui, e con Lui diventiamo persone che amano, pi\u00f9 leggero diventa per noi il suo giogo apparentemente pesante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Preghiamolo di aiutarci a diventare insieme con Lui persone che amano, per sperimentare cos\u00ec sempre di pi\u00f9 quanto \u00e8 bello portare il suo giogo. Amen.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>2. Alla messa &#8220;in coena Domini&#8221; della sera del gioved\u00ec santo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cari fratelli e sorelle,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">nella lettura dal libro dell\u2019Esodo, che abbiamo appena ascoltato, viene descritta la celebrazione della Pasqua di Israele cos\u00ec come nella legge mosaica aveva trovato la sua forma vincolante. All\u2019origine pu\u00f2 esserci stata una festa di primavera dei nomadi. Per Israele, tuttavia, ci\u00f2 si era trasformato in una festa di commemorazione, di ringraziamento e, allo stesso tempo, di speranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al centro della cena pasquale, ordinata secondo determinate regole liturgiche, stava l\u2019agnello come simbolo della liberazione dalla schiavit\u00f9 in Egitto. Per questo l\u2019haggadah pasquale era parte integrante del pasto a base di agnello: il ricordo narrativo del fatto che era stato Dio stesso a liberare Israele \u201ca mano alzata\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli, il Dio misterioso e nascosto, si era rivelato pi\u00f9 forte del faraone con tutto il potere che aveva a sua disposizione. Israele non doveva dimenticare che Dio aveva personalmente preso in mano la storia del suo popolo e che questa storia era continuamente basata sulla comunione con Dio. Israele non doveva dimenticarsi di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parola della commemorazione era circondata da parole di lode e di ringraziamento tratte dai Salmi. Il ringraziare e benedire Dio raggiungeva il suo culmine nella berakha, che in greco \u00e8 detta eulogia o eucaristia: il benedire Dio diventa benedizione per coloro che benedicono. L\u2019offerta donata a Dio ritorna benedetta all\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 ergeva un ponte dal passato al presente e verso il futuro: ancora non era compiuta la liberazione di Israele. Ancora la nazione soffriva come piccolo popolo nel campo delle tensioni tra le grandi potenze. Il ricordarsi con gratitudine dell\u2019agire di Dio nel passato diventava cos\u00ec al contempo supplica e speranza: Porta a compimento ci\u00f2 che hai cominciato! Donaci la libert\u00e0 definitiva!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa cena dai molteplici significati Ges\u00f9 celebr\u00f2 con i suoi la sera prima della sua passione. In base a questo contesto dobbiamo comprendere la nuova Pasqua, che Egli ci ha donato nella santa Eucaristia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei racconti degli evangelisti esiste un\u2019apparente contraddizione tra il Vangelo di Giovanni, da una parte, e ci\u00f2 che, dall\u2019altra, ci comunicano Matteo, Marco e Luca. Secondo Giovanni, Ges\u00f9 mor\u00ec sulla croce precisamente nel momento in cui, nel tempio, venivano immolati gli agnelli pasquali. La sua morte e il sacrificio degli agnelli coincisero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 significa, per\u00f2, che Egli mor\u00ec alla vigilia della Pasqua e quindi non pot\u00e9 personalmente celebrare la cena pasquale \u2013 questo, almeno, \u00e8 ci\u00f2 che appare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo i tre Vangeli sinottici, invece, l\u2019Ultima Cena di Ges\u00f9 fu una cena pasquale, nella cui forma tradizionale Egli inser\u00ec la novit\u00e0 del dono del suo corpo e del suo sangue. Questa contraddizione fino a qualche anno fa sembrava insolubile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggioranza degli esegeti era dell\u2019avviso che Giovanni non aveva voluto comunicarci la vera data storica della morte di Ges\u00f9, ma aveva scelto una data simbolica per rendere cos\u00ec evidente la verit\u00e0 pi\u00f9 profonda: Ges\u00f9 \u00e8 il nuovo e vero agnello che ha sparso il suo sangue per tutti noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scoperta degli scritti di Qumran ci ha nel frattempo condotto ad una possibile soluzione convincente che, pur non essendo ancora accettata da tutti, possiede tuttavia un alto grado di probabilit\u00e0. Siamo ora in grado di dire che quanto Giovanni ha riferito \u00e8 storicamente preciso. Ges\u00f9 ha realmente sparso il suo sangue alla vigilia della Pasqua nell\u2019ora dell\u2019immolazione degli agnelli. Egli per\u00f2 ha celebrato la Pasqua con i suoi discepoli probabilmente secondo il calendario di Qumran, quindi almeno un giorno prima: l\u2019ha celebrata senza agnello, come la comunit\u00e0 di Qumran, che non riconosceva il tempio di Erode ed era in attesa del nuovo tempio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ges\u00f9 dunque ha celebrato la Pasqua senza agnello&#8230; no, non senza agnello: in luogo dell\u2019agnello ha donato se stesso, il suo corpo e il suo sangue. Cos\u00ec ha anticipato la sua morte in modo coerente con la sua parola: \u201cNessuno mi toglie la vita, ma la offro da me stesso\u201d (Giovanni 10,18). Nel momento in cui porgeva ai discepoli il suo corpo e il suo sangue, Egli dava reale compimento a questa affermazione. Ha offerto Egli stesso la sua vita. Solo cos\u00ec l\u2019antica Pasqua otteneva il suo vero senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">San Giovanni Crisostomo, nelle sue catechesi eucaristiche ha scritto una volta: Che cosa stai dicendo, Mos\u00e8? Il sangue di un agnello purifica gli uomini? Li salva dalla morte? Come pu\u00f2 il sangue di un animale purificare gli uomini, salvare gli uomini, avere potere contro la morte?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto \u2013 continua il Crisostomo \u2013 l\u2019agnello poteva costituire solo un gesto simbolico e quindi l\u2019espressione dell\u2019attesa e della speranza in Qualcuno che sarebbe stato in grado di compiere ci\u00f2 di cui il sacrificio di un animale non era capace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ges\u00f9 celebr\u00f2 la Pasqua senza agnello e senza tempio e, tuttavia, non senza agnello e senza tempio. Egli stesso era l\u2019agnello atteso, quello vero, come aveva preannunciato Giovanni Battista all\u2019inizio del ministero pubblico di Ges\u00f9: \u201cEcco l\u2019agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!\u201d (Giovanni 1,29).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 Egli stesso il vero tempio, il tempio vivente, nel quale abita Dio e nel quale noi possiamo incontrare Dio ed adorarlo. Il suo sangue, l\u2019amore di Colui che \u00e8 insieme Figlio di Dio e vero uomo, uno di noi, quel sangue pu\u00f2 salvare. Il suo amore, quell\u2019amore in cui Egli si dona liberamente per noi, \u00e8 ci\u00f2 che ci salva. Il gesto nostalgico, in qualche modo privo di efficacia, che era l\u2019immolazione dell\u2019innocente ed immacolato agnello, ha trovato risposta in Colui che per noi \u00e8 diventato insieme agnello e tempio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec al centro della Pasqua nuova di Ges\u00f9 stava la croce. Da essa veniva il dono nuovo portato da Lui. E cos\u00ec essa rimane sempre nella santa Eucaristia, nella quale possiamo celebrare con gli Apostoli lungo il corso dei tempi la nuova Pasqua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla croce di Cristo viene il dono. \u201cNessuno mi toglie la vita, ma la offro da me stesso\u201d. Ora Egli la offre a noi. L\u2019haggadah pasquale, la commemorazione dell\u2019agire salvifico di Dio, \u00e8 diventata memoria della croce e risurrezione di Cristo \u2013 una memoria che non ricorda semplicemente il passato, ma ci attira entro la presenza dell\u2019amore di Cristo. E cos\u00ec la berakha, la preghiera di benedizione e ringraziamento di Israele, \u00e8 diventata la nostra celebrazione eucaristica, in cui il Signore benedice i nostri doni \u2013 pane e vino \u2013 per donare in essi se stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Preghiamo il Signore di aiutarci a comprendere sempre pi\u00f9 profondamente questo mistero meraviglioso, ad amarlo sempre di pi\u00f9 e in esso amare sempre di pi\u00f9 Lui stesso. Preghiamolo di attirarci con la santa comunione sempre di pi\u00f9 in se stesso. Preghiamolo di aiutarci a non trattenere la nostra vita per noi stessi, ma a donarla a Lui e cos\u00ec ad operare insieme con Lui, affinch\u00e9 gli uomini trovino la vita \u2013 la vita vera che pu\u00f2 venire solo da Colui che \u00e8 Egli stesso la via, la verit\u00e0 e la vita. Amen.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>3. Alla Via Crucis del venerd\u00ec santo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cari fratelli e sorelle,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">seguendo Ges\u00f9 nella via della sua passione vediamo non soltanto la passione di Ges\u00f9, ma vediamo tutti i sofferenti del mondo ed \u00e8 questa la profonda intenzione della preghiera della Via Crucis: di aprire i nostri cuori e aiutarci a vedere con il cuore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Padri della Chiesa hanno considerato come il pi\u00f9 grande peccato del mondo pagano la insensibilit\u00e0, la durezza del cuore, e amavano la profezia del profeta Ezechiele: &#8220;Vi toglier\u00f2 il cuore di pietra e vi dar\u00f2 un cuore di carne&#8221; (cf Ezechiele 36,26). Convertirsi a Cristo, divenire cristiano voleva dire ricevere un cuore di carne, un cuore sensibile per la passione e la sofferenza degli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nostro Dio non \u00e8 un Dio lontano, intoccabile nella sua beatitudine: il nostro Dio ha un cuore. Anzi ha un cuore di carne, si \u00e8 fatto carne proprio per poter soffrire con noi ed essere con noi nelle nostre sofferenze. Si \u00e8 fatto uomo per darci un cuore di carne e per risvegliare in noi l\u2019amore per i sofferenti, per i bisognosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Preghiamo in questa ora il Signore per tutti i sofferenti del mondo. Preghiamo il Signore perch\u00e9 ci dia realmente un cuore di carne, ci faccia messaggeri del Suo amore non solo con parole, ma con tutta la nostra vita. Amen.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>4. Alla messa della notte di Pasqua<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cari fratelli e sorelle, dai tempi pi\u00f9 antichi la liturgia del giorno di Pasqua comincia con le parole: &#8220;Resurrexi et adhuc tecum sum&#8221;, sono risorto e sono sempre con te; tu hai posto su di me la tua mano. La liturgia vi vede la prima parola del Figlio rivolta al Padre dopo la risurrezione, dopo il ritorno dalla notte della morte nel mondo dei viventi. La mano del Padre lo ha sorretto anche in questa notte, e cos\u00ec Egli ha potuto rialzarsi, risorgere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parola \u00e8 tratta dal Salmo 138 e l\u00ec ha inizialmente un significato diverso. Questo Salmo \u00e8 un canto di meraviglia per l\u2019onnipotenza e l\u2019onnipresenza di Dio, un canto di fiducia in quel Dio che non ci lascia mai cadere dalle sue mani. E le sue mani sono mani buone. L\u2019orante immagina un viaggio attraverso tutte le dimensioni dell\u2019universo. Che cosa gli accadr\u00e0? \u201cSe salgo in cielo, l\u00e0 tu sei, se scendo negli inferi, eccoti. Se prendo le ali dell\u2019aurora per abitare all\u2019estremit\u00e0 del mare, anche l\u00e0 mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra. Se dico: &#8216;Almeno l\u2019oscurit\u00e0 mi copra\u2026&#8217;, nemmeno le tenebre per te sono oscure, [\u2026] per te le tenebre sono come luce\u201d (Salmo 138 [139],8-12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel giorno di Pasqua la Chiesa ci dice: Ges\u00f9 Cristo ha compiuto per noi questo viaggio attraverso le dimensioni dell\u2019universo. Nella lettera agli Efesini leggiamo che Egli \u00e8 disceso nelle regioni pi\u00f9 basse della terra e che Colui che \u00e8 disceso \u00e8 il medesimo che \u00e8 anche asceso al di sopra di tutti i cieli per riempire l\u2019universo (cfr 4,9s).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec la visione del Salmo \u00e8 diventata realt\u00e0. Nell\u2019oscurit\u00e0 impenetrabile della morte Egli \u00e8 entrato come luce: la notte divenne luminosa come il giorno, e le tenebre divennero luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2 la Chiesa giustamente pu\u00f2 considerare la parola di ringraziamento e di fiducia come parola del Risorto rivolta al Padre: \u201cS\u00ec, ho fatto il viaggio fin nelle profondit\u00e0 estreme della terra, nell\u2019abisso della morte e ho portato la luce; e ora sono risorto e sono per sempre afferrato dalle tue mani\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questa parola del Risorto al Padre \u00e8 diventata anche una parola che il Signore rivolge a noi: \u201cSono risorto e ora sono sempre con te\u201d, dice a ciascuno di noi. La mia mano ti sorregge. Ovunque tu possa cadere, cadrai nelle mie mani. Sono presente perfino alla porta della morte. Dove nessuno pu\u00f2 pi\u00f9 accompagnarti e dove tu non puoi portare niente, l\u00e0 ti aspetto io e trasformo per te le tenebre in luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa parola del Salmo, letta come colloquio del Risorto con noi, \u00e8 allo stesso tempo una spiegazione di ci\u00f2 che succede nel battesimo. Il battesimo, infatti, \u00e8 pi\u00f9 di un lavacro, di una purificazione. \u00c8 pi\u00f9 dell\u2019assunzione in una comunit\u00e0. \u00c8 una nuova nascita. Un nuovo inizio della vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il passo della lettera ai Romani, che abbiamo appena ascoltato, dice con parole misteriose che nel battesimo siamo stati \u201cinnestati\u201d nella somiglianza con la morte di Cristo. Nel battesimo ci doniamo a Cristo, Egli ci assume in s\u00e9, affinch\u00e9 poi non viviamo pi\u00f9 per noi stessi, ma grazie a Lui, con Lui e in Lui; affinch\u00e9 viviamo con Lui e cos\u00ec per gli altri. Nel Battesimo abbandoniamo noi stessi, deponiamo la nostra vita nelle sue mani, cos\u00ec da poter dire con san Paolo: \u201cNon sono pi\u00f9 io che vivo, ma Cristo vive in me\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se in questo modo ci doniamo, accettando una specie di morte del nostro io, allora ci\u00f2 significa anche che il confine tra morte e vita diventa permeabile. Al di qua come al di l\u00e0 della morte siamo con Cristo e per questo, da quel momento in avanti, la morte non \u00e8 pi\u00f9 un vero confine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paolo ce lo dice in modo molto chiaro nella sua lettera ai Filippesi: \u201cPer me il vivere \u00e8 Cristo. Se posso essere presso di Lui \u2013 cio\u00e8 se muoio \u2013 \u00e8 un guadagno. Ma se rimango in questa vita, posso ancora portare frutto. Cos\u00ec sono messo alle strette tra queste due cose: essere sciolto \u2013 cio\u00e8 essere giustiziato \u2013 ed essere con Cristo, sarebbe assai meglio; ma rimanere in questa vita \u00e8 pi\u00f9 necessario per voi\u201d (cfr 1,21ss). Di qua e di l\u00e0 del confine della morte egli \u00e8 con Cristo; non esiste pi\u00f9 una vera differenza. S\u00ec, \u00e8 vero: \u201cAlle spalle e di fronte tu mi circondi. Sempre sono nelle tue mani\u201d. Ai Romani Paolo ha scritto: \u201cNessuno [\u2026] vive per se stesso e nessuno muore per se stesso. [\u2026] Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo [\u2026] del Signore\u201d (Romani 14,7s).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cari battezzandi, \u00e8 questa la novit\u00e0 del battesimo: la nostra vita appartiene a Cristo, non pi\u00f9 a noi stessi. Ma proprio per questo non siamo soli neppure nella morte, ma siamo con Lui che vive sempre. Nel battesimo, insieme con Cristo, abbiamo gi\u00e0 fatto il viaggio cosmico fin nelle profondit\u00e0 della morte. Accompagnati da Lui, anzi, accolti da Lui nel suo amore, siamo liberi dalla paura. Egli ci avvolge e ci porta, ovunque andiamo: Egli che \u00e8 la Vita stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritorniamo ancora alla notte del Sabato Santo. Nel Credo professiamo circa il cammino di Cristo: \u201cDiscese agli inferi\u201d. Che cosa accadde allora? Poich\u00e9 non conosciamo il mondo della morte, possiamo figurarci questo processo del superamento della morte solo mediante immagini che rimangono sempre poco adatte. Con tutta la loro insufficienza, tuttavia, esse ci aiutano a capire qualcosa del mistero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La liturgia applica alla discesa di Ges\u00f9 nella notte della morte la parola del Salmo 23 [24]: \u201cSollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi, porte antiche!\u201d La porta della morte \u00e8 chiusa, nessuno pu\u00f2 tornare indietro da l\u00ec. Non c\u2019\u00e8 una chiave per questa porta ferrea. Cristo, per\u00f2, ne possiede la chiave. La sua croce spalanca le porte della morte, le porte irrevocabili. Esse ora non sono pi\u00f9 invalicabili. La sua croce, la radicalit\u00e0 del suo amore \u00e8 la chiave che apre questa porta. L\u2019amore di Colui che, essendo Dio, si \u00e8 fatto uomo per poter morire, questo amore ha la forza per aprire la porta. Questo amore \u00e8 pi\u00f9 forte della morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le icone pasquali della Chiesa orientale mostrano come Cristo entra nel mondo dei morti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo vestito \u00e8 luce, perch\u00e9 Dio \u00e8 luce. \u201cLa notte \u00e8 chiara come il giorno, le tenebre sono come luce\u201d (cfr Salmo 138 [139],12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ges\u00f9 che entra nel mondo dei morti porta le stimmate: le sue ferite, i suoi patimenti sono diventati potenza, sono amore che vince la morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli incontra Adamo e tutti gli uomini che aspettano nella notte della morte. Alla loro vista si crede addirittura di udire la preghiera di Giona: \u201cDal profondo degli inferi ho gridato, e tu hai ascoltato la mia voce\u201d (Giona 2,3). Il Figlio di Dio nell\u2019incarnazione si \u00e8 fatto una cosa sola con l\u2019essere umano \u2013 con Adamo. Ma solo in quel momento, in cui compie l\u2019atto estremo dell\u2019amore discendendo nella notte della morte, Egli porta a compimento il cammino dell\u2019incarnazione. Mediante il suo morire Egli prende per mano Adamo, tutti gli uomini in attesa, e li porta alla luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, tuttavia, si pu\u00f2 domandare: Ma che cosa significa questa immagine? Quale novit\u00e0 \u00e8 l\u00ec realmente accaduta per mezzo di Cristo? L\u2019anima dell\u2019uomo, appunto, \u00e8 di per s\u00e9 immortale fin dalla creazione: che cosa di nuovo ha portato Cristo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, l\u2019anima \u00e8 immortale, perch\u00e9 l\u2019uomo in modo singolare sta nella memoria e nell\u2019amore di Dio, anche dopo la sua caduta. Ma la sua forza non basta per elevarsi verso Dio. Non abbiamo ali che potrebbero portarci fino a tale altezza. E tuttavia, nient\u2019altro pu\u00f2 appagare l\u2019uomo eternamente, se non l\u2019essere con Dio. Un\u2019eternit\u00e0 senza questa unione con Dio sarebbe una condanna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uomo non riesce a giungere in alto, ma anela verso l\u2019alto: \u201cDal profondo grido a te\u2026\u201d Solo il Cristo risorto pu\u00f2 portarci su fino all\u2019unione con Dio, fin dove le nostre forze non possono arrivare. Egli prende davvero la pecora smarrita sulle sue spalle e la porta a casa. Aggrappati al suo Corpo noi viviamo, e in comunione con il suo Corpo giungiamo fino al cuore di Dio. E solo cos\u00ec \u00e8 vinta la morte, siamo liberi e la nostra vita \u00e8 speranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 questo il giubilo della Veglia Pasquale: noi siamo liberi. Mediante la risurrezione di Ges\u00f9 l\u2019amore si \u00e8 rivelato pi\u00f9 forte della morte, pi\u00f9 forte del male. L\u2019amore Lo ha fatto discendere ed \u00e8 al contempo la forza nella quale Egli ascende. La forza per mezzo della quale ci porta con s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uniti col suo amore, portati sulle ali dell\u2019amore, come persone che amano scendiamo insieme con Lui nelle tenebre del mondo, sapendo che proprio cos\u00ec saliamo anche con Lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Preghiamo quindi in questa notte: Signore, dimostra anche oggi che l\u2019amore \u00e8 pi\u00f9 forte dell\u2019odio, che \u00e8 pi\u00f9 forte della morte. Discendi anche nelle notti e negli inferi di questo nostro tempo moderno e prendi per mano coloro che aspettano. Portali alla luce! Sii anche nelle mie notti oscure con me e conducimi fuori! Aiutami, aiutaci a scendere con te nel buio di coloro che sono in attesa, che gridano dal profondo verso di te! Aiutaci a portarvi la tua luce! Aiutaci ad arrivare al \u201cs\u00ec\u201d dell\u2019amore, che ci fa discendere e proprio cos\u00ec salire insieme con te! Amen.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>5. Dopo la messa della domenica di Pasqua<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fratelli e sorelle del mondo intero, uomini e donne di buona volont\u00e0, Cristo \u00e8 risorto! Pace a voi! Si celebra oggi il grande mistero, fondamento della fede e della speranza cristiana: Ges\u00f9 di Nazaret, il Crocifisso, \u00e8 risuscitato dai morti il terzo giorno, secondo le Scritture. L\u2019annuncio dato dagli angeli, in quell\u2019alba del primo giorno dopo il sabato, a Maria di Magdala e alle donne accorse al sepolcro, lo riascoltiamo oggi con rinnovata emozione: \u201cPerch\u00e9 cercate tra i morti colui che \u00e8 vivo? Non \u00e8 qui, \u00e8 risuscitato!\u201d (Luca 24,5-6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 difficile immaginare quali fossero, in quel momento, i sentimenti di queste donne: sentimenti di tristezza e sgomento per la morte del loro Signore, sentimenti di incredulit\u00e0 e stupore per un fatto troppo sorprendente per essere vero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tomba per\u00f2 era aperta e vuota: il corpo non c\u2019era pi\u00f9. Pietro e Giovanni, avvertiti dalle donne, corsero al sepolcro e verificarono che esse avevano ragione. La fede degli Apostoli in Ges\u00f9, l\u2019atteso Messia, era stata messa a durissima prova dallo scandalo della croce. Durante il suo arresto, la sua condanna e la sua morte si erano dispersi, ed ora si ritrovavano insieme, perplessi e disorientati. Ma il Risorto stesso venne incontro alla loro incredula sete di certezze. Non fu sogno, n\u00e9 illusione o immaginazione soggettiva quell\u2019incontro; fu un\u2019esperienza vera, anche se inattesa e proprio per questo particolarmente toccante. \u201cVenne Ges\u00f9, si ferm\u00f2 in mezzo a loro e disse: Pace a voi!\u201d (Giovanni 20,19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quelle parole, la fede quasi spenta nei loro animi si riaccese. Gli Apostoli riferirono a Tommaso, assente in quel primo incontro straordinario: S\u00ec, il Signore ha compiuto quanto aveva preannunciato; \u00e8 veramente risorto e noi lo abbiamo visto e toccato! Tommaso per\u00f2 rimase dubbioso e perplesso. Quando Ges\u00f9 venne una seconda volta, otto giorni dopo nel Cenacolo, gli disse: \u201cMetti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano e mettila nel mio costato; e non essere pi\u00f9 incredulo ma credente!\u201d. La risposta dell\u2019Apostolo \u00e8 una commovente professione di fede: \u201cMio Signore e mio Dio!\u201d (Giovanni 20,27-28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMio Signore e mio Dio\u201d! Rinnoviamo anche noi la professione di fede di Tommaso. Come augurio pasquale, quest\u2019anno, ho voluto scegliere proprio le sue parole, perch\u00e9 l\u2019odierna umanit\u00e0 attende dai cristiani una rinnovata testimonianza della risurrezione di Cristo; ha bisogno di incontrarlo e di poterlo conoscere come vero Dio e vero uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se in questo Apostolo possiamo riscontrare i dubbi e le incertezze di tanti cristiani di oggi, le paure e le delusioni di innumerevoli nostri contemporanei, con lui possiamo anche riscoprire con convinzione rinnovata la fede in Cristo morto e risorto per noi. Questa fede, tramandata nel corso dei secoli dai successori degli Apostoli, continua, perch\u00e9 il Signore risorto non muore pi\u00f9. Egli vive nella Chiesa e la guida saldamente verso il compimento del suo eterno disegno di salvezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciascuno di noi pu\u00f2 essere tentato dall\u2019incredulit\u00e0 di Tommaso. Il dolore, il male, le ingiustizie, la morte, specialmente quando colpiscono gli innocenti \u2013 ad esempio, i bambini vittime della guerra e del terrorismo, delle malattie e della fame \u2013 non mettono forse a dura prova la nostra fede? Eppure paradossalmente, proprio in questi casi, l\u2019incredulit\u00e0 di Tommaso ci \u00e8 utile e preziosa, perch\u00e9 ci aiuta a purificare ogni falsa concezione di Dio e ci conduce a scoprirne il volto autentico: il volto di un Dio che, in Cristo, si \u00e8 caricato delle piaghe dell\u2019umanit\u00e0 ferita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tommaso ha ricevuto dal Signore e, a sua volta, ha trasmesso alla Chiesa il dono di una fede provata dalla passione e morte di Ges\u00f9 e confermata dall\u2019incontro con Lui risorto. Una fede che era quasi morta ed \u00e8 rinata grazie al contatto con le piaghe di Cristo, con le ferite che il Risorto non ha nascosto, ma ha mostrato e continua a indicarci nelle pene e nelle sofferenze di ogni essere umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cDalle sue piaghe siete stati guariti\u201d (1 Pietro 2,24): \u00e8 questo l\u2019annuncio che Pietro rivolgeva ai primi convertiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quelle piaghe, che per Tommaso erano dapprima un ostacolo alla fede, perch\u00e9 segni dell\u2019apparente fallimento di Ges\u00f9; quelle stesse piaghe sono diventate, nell\u2019incontro con il Risorto, prove di un amore vittorioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste piaghe che Cristo ha contratto per amore nostro ci aiutano a capire chi \u00e8 Dio e a ripetere anche noi: \u201cMio Signore e mio Dio\u201d. Solo un Dio che ci ama fino a prendere su di s\u00e9 le nostre ferite e il nostro dolore, soprattutto quello innocente, \u00e8 degno di fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quante ferite, quanto dolore nel mondo! Non mancano calamit\u00e0 naturali e tragedie umane che provocano innumerevoli vittime e ingenti danni materiali. Penso a quanto \u00e8 avvenuto di recente in Madagascar, nelle Isole Salomone, in America Latina e in altre Regioni del mondo. Penso al flagello della fame, alle malattie incurabili, al terrorismo e ai sequestri di persona, ai mille volti della violenza \u2013 talora giustificata in nome della religione \u2013 al disprezzo della vita e alla violazione dei diritti umani, allo sfruttamento della persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guardo con apprensione alla condizione in cui si trovano non poche regioni dell\u2019Africa: nel Darfur e nei paesi vicini permane una catastrofica e purtroppo sottovalutata situazione umanitaria; a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, gli scontri e i saccheggi delle scorse settimane fanno temere per il futuro del processo democratico congolese e per la ricostruzione del paese; in Somalia la ripresa dei combattimenti allontana la prospettiva della pace e appesantisce la crisi regionale, specialmente per quanto riguarda gli spostamenti della popolazione e il traffico di armi; una grave crisi attanaglia lo Zimbabwe, per la quale i vescovi del paese, in un loro recente documento, hanno indicato come unica via di superamento la preghiera e l\u2019impegno condiviso per il bene comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di riconciliazione e di pace ha bisogno la popolazione di Timor Est, che si appresta a vivere importanti scadenze elettorali. Di pace hanno bisogno anche lo Sri Lanka, dove solo una soluzione negoziata porr\u00e0 fine al dramma del conflitto che lo insanguina, e l\u2019Afghanistan, segnato da crescente inquietudine e instabilit\u00e0. In Medio Oriente, accanto a segni di speranza nel dialogo fra Israele e l\u2019Autorit\u00e0 palestinese, nulla di positivo purtroppo viene dall\u2019Iraq, insanguinato da continue stragi, mentre fuggono le popolazioni civili; in Libano lo stallo delle istituzioni politiche minaccia il ruolo che il Paese \u00e8 chiamato a svolgere nell\u2019area mediorientale e ne ipoteca gravemente il futuro. Non posso infine dimenticare le difficolt\u00e0 che le comunit\u00e0 cristiane affrontano quotidianamente e l\u2019esodo dei cristiani dalla Terra benedetta che \u00e8 la culla della nostra fede. A quelle popolazioni rinnovo con affetto l\u2019espressione della mia vicinanza spirituale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cari fratelli e sorelle, attraverso le piaghe di Cristo risorto possiamo vedere questi mali che affliggono l\u2019umanit\u00e0 con occhi di speranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Risorgendo, infatti, il Signore non ha tolto la sofferenza e il male dal mondo, ma li ha vinti alla radice con la sovrabbondanza della sua Grazia. Alla prepotenza del male ha opposto l\u2019onnipotenza del suo amore. Ci ha lasciato come via alla pace e alla gioia l\u2019amore che non teme la morte. \u201cCome io vi ho amato \u2013 ha detto agli Apostoli prima di morire \u2013, cos\u00ec amatevi anche voi gli uni gli altri\u201d (Giovanni 13,34).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fratelli e sorelle nella fede, che mi ascoltate da ogni parte della terra! Cristo risorto \u00e8 vivo tra noi, \u00e8 Lui la speranza di un futuro migliore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre con Tommaso diciamo: \u201cMio Signore e mio Dio!\u201d, risuoni nel nostro cuore la parola dolce ma impegnativa del Signore: \u201cSe uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, l\u00e0 sar\u00e0 anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorer\u00e0\u201d (Giovanni 12,26).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed anche noi, uniti a Lui, disposti a spendere la vita per i nostri fratelli (cfr 1 Giovanni 3,16), diventiamo apostoli di pace, messaggeri di una gioia che non teme il dolore, la gioia della risurrezione. Ci ottenga questo dono pasquale Maria, Madre di Cristo risorto. Buona Pasqua a tutti!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>www.chiesa.espressonline.it 13 aprile 2007 Omelie segrete tranne a chi le ha potute ascoltare di persona, mentre Benedetto XVI le pronunciava. 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Ecco i testi integrali di Sandro Magister<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/pasqua-a-roma-le-omelie-segrete-del-successore-di-pietro\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":32182,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[110,5],"tags":[2407,1480],"class_list":["post-2585","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-benedetto-xvi","category-chiesa","tag-benedetto-xvi","tag-omelie","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Pasqua a Roma: le omelie segrete del successore di Pietro - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/pasqua-a-roma-le-omelie-segrete-del-successore-di-pietro\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Pasqua a Roma: le omelie segrete del successore di Pietro - 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