{"id":2496,"date":"2007-02-21T16:12:29","date_gmt":"2007-02-21T15:12:29","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-01-20T17:27:07","modified_gmt":"2015-01-20T16:27:07","slug":"carlo-i-dasburgo-nella-finis-austriae-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/carlo-i-dasburgo-nella-finis-austriae-2\/","title":{"rendered":"Carlo I D\u2019Asburgo nella &laquo;Finis Austriae&raquo; (2)"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><strong>Istituto Storico dell \u2019Insorgenza e per l \u2019Identit\u00e0 Nazionale<\/strong><\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">Estratto da <em><strong>Annali Italiani.Rivista di studi storici<\/strong><\/em> ,anno II,n.3,<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Milano gennaio-giugno 2003,pp.111-162<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Ivo Musajo Somma<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>7. I tentativi di restaurazione<\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 24 marzo 1921, la vigilia del venerd\u00ec santo, Carlo inizi\u00f2 il suo primo infelice tentativo di restaurazione tornando sul suolo ungherese con l\u2019intento di ripristinare l\u2019ordine legittimo, confidando nella lealt\u00e0 dell\u2019ammiraglio Mikl\u00f3s Horthy, che gli aveva sempre giurato fedelt\u00e0. Horthy, sollevatosi contro la sanguinaria dittatura comunista di B\u00e8la Kun (1886-1939) e dopo un effimero governo socialista, aveva preso il potere il 16 novembre 1919 come \u00abreggente\u00bb provvisorio di una restaurata monarchia ungherese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando l\u2019imperatore non aveva ancora lasciato Vienna, l\u2019ammiraglio Horthy si era presentato al cospetto del sovrano per accordarsi con lui a proposito della consegna della flotta agli Jugoslavi ed era scoppiato in lacrime dinanzi a Carlo. Ebbe a dire in seguito Zita: \u00abTutt\u2019a un tratto Horthy \u2014 mi sembra ancora di vederlo davanti a me \u2014 si mise sull\u2019attenti e con la mano destra giur\u00f2, senza che nessuno gliel\u2019avesse chiesto: \u201cNon mi conceder\u00f2 tregua fintanto che non rimetter\u00f2 la Maest\u00e0 Vostra sul trono di Vienna e di Budapest\u201d\u00bb (69).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 privo d\u2019interesse riportare alcune impressioni di Carlo durante il viaggio, inizialmente in incognito, in Ungheria: \u00abUn sentimento indescrivibile nel ritrovarsi, sconosciuti, in casa propria&#8230; Sul confine, dalla parte ungherese, c\u2019era un vecchio maresciallo dei gendarmi nativo di Debreczen, un tipico figlio della puszta [la pianura ungherese], bruno di colorito, che non sapeva nemmeno da che parte dovesse incominciare a controllare un passaporto. [&#8230;] Da Pinkaf\u00f6 continuammo per Oberwarth, dove in quel momento si snodava la processione del Resurrexit. Quando ci pass\u00f2 davanti scendemmo dall\u2019auto e ci inginocchiammo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seguiva la guarnigione della cittadina, con gli uomini vestiti delle divise del buon tempo andato [&#8230;]. Fu un momento di indicibile sollievo, specie alla vista delle mie vecchie uniformi&#8230; Da Oberwarth proseguimmo per St. Mih\u00e1ly&#8230; Chiesi ad alcune persone che aspetto aveva il loro re. Come avevo immaginato, mi fecero vedere delle fotografie, per\u00f2 nessuno mi riconobbe. Alla fine brindammo tutti alla salute del sovrano; mi rimproverarono perch\u00e9 non avevo vuotato anch\u2019io il bicchiere in un sorso solo, come loro\u00bb (70).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 27 marzo Carlo entr\u00f2 a Budapest, ma Horthy si rifiut\u00f2 di cedere il potere adducendo il rischio di una guerra civile e di una possibile invasione da parte delle truppe dei vincitori della guerra (71); il sovrano, costretto a cedere, dopo alcuni giorni si risolse a far ritorno in Svizzera. Il 5 aprile, il re, nell\u2019affacciarsi alla finestra del palazzo del vescovo di Szombathely, mons. J\u00e1nos Mikes (1876-1945), che lo ospitava, vide la piazza antistante imbandierata e stracolma di persone che lo acclamavano al grido di \u00ab\u00c9lj\u00e9n!\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La folla e Carlo stesso, in uniforme, intonarono l\u2019inno nazionale ungherese; lungo il percorso in treno verso la frontiera la scena doveva ripetersi a ogni villaggio. In quella circostanza un giovane prete al servizio del vescovo locale ebbe a dire con rabbia: \u00abSe solo avessi un poco di potere, il re non dovrebbe lasciarci come un cane bastonato, ma andrebbe in trionfo a Buda, l\u00ec nel luogo che gli appartiene, a palazzo reale\u00bb: quel giovane prete era destinato a diventare famoso, pi\u00f9 tardi, come cardinale J\u00f3zsef Mindszenty (1892-1975), primate d\u2019Ungheria e confessore della fede sotto il regime comunista nel secondo dopoguerra (72).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Carlo non si diede comunque per vinto: in Ungheria c\u2019erano ancora truppe che gli erano fedeli, comandate da uomini come il colonnello barone Anton Leh\u00e1r (1876-1962), eroe di guerra e fratello minore del noto compositore Franz (1870-1948); la sua famiglia poteva contare tra gli antenati cechi, ungheresi e austriaci, perci\u00f2 egli, pi\u00f9 che a qualche etnia o nazione, si sentiva prima di tutto fedele alla Casa d\u2019Asburgo (73), per la quale volle impugnare di nuovo le armi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Carlo torn\u00f2 una seconda volta in Ungheria nell\u2019ottobre dello stesso anno: il giorno 20 l\u2019imperatore e Zita, incinta dell\u2019ottavo figlio, insieme a pochi accompagnatori, lasciarono la Svizzera con un aereoplano Junkers appositamente predisposto e raggiunsero nel pomeriggio dello stesso giorno l\u2019Ungheria occidentale; il 21 ottobre ebbe luogo il giuramento dei soldati e degli ufficiali monarchici del reggimento Ostenburg e, attorno alle 23, ebbe inizio il trasferimento verso Budapest con un convoglio ferroviario: il treno reale, nella sua marcia verso la capitale, fu ovunque acclamato in modo trionfale e altre truppe si misero a disposizione del sovrano tornato in patria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mattina del 23 ottobre, dopo la celebrazione della messa al campo (74), nei sobborghi di Buda ebbero luogo le prime scaramucce con le truppe di Horthy, inviate a fermare Carlo; a quel punto, il doppiogiochismo di alcuni militari ungheresi che preferirono non alienarsi del tutto la simpatia del reggente e la grave mancanza di risolutezza dimostrata da altri, pur leali, ufficiali legittimisti, compromisero la situazione, portando al fallimento la missione e anche il secondo tentativo di restaurazione, iniziato altres\u00ec sotto i migliori auspici (75).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre anche dire che il desiderio di Carlo di restaurare la monarchia in Ungheria senza colpo ferire, per quanto nobile, non poteva che scontrarsi con la cieca caparbiet\u00e0 di Horthy, ben deciso a conservare il potere. Nel momento del pericolo, Carlo e Zita poterono contare sul soccorso del conte Ferenc Mikl\u00f3s Esterh\u00e1zy zu Gal\u00e1ntha(1896-1939), che chiese di poter ospitare i sovrani nel suo castello di Tata (Totis), posto fra Gy\u00f6r e Budapest. Esterh\u00e1zy, che due giorni prima aveva raggiunto il convoglio reale insieme alla moglie M\u00e1ria (1896-1973), si era fino ad allora tenuto in disparte, ma si fece avanti senza esitazioni quando la situazione divenne grave.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla piccola stazione di Tata, Carlo e Zita trovarono ad attenderli una decina di carrozze del conte insieme alla sua automobile e quando scesero dal treno furono acclamati dal loro seguito e dai soldati realisti con un\u2019ultima, fragorosa, ovazione. La disinteressata dedizione degli Esterh\u00e1zy, che risaltava ancora di pi\u00f9 se paragonata al cinismo di chi trad\u00ec il re, era il frutto di una fedelt\u00e0 rimasta immutata nel corso dei secoli: \u00abL\u2019Imperatore e Re Francesco, quando dovette scappare da Vienna davanti agli eserciti di Napoleone, venne a Totis.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora un secolo pi\u00f9 tardi la fedelt\u00e0 e la coscienza del dovere nel signore di Totis era rimasta inalterata. Il castello ospit\u00f2 l\u2019Imperatore e Re Francesco Giuseppe, quando costui si trovava all\u2019apice del suo splendore; ora era pronto a tributare gli stessi onori al Sovrano che aveva perduta la sua potenza\u00bb (76).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il soggiorno a Tata e un altro periodo trascorso presso l\u2019abbazia di Tihany, sul lago Balaton, sotto la custodia del governo ungherese \u2014 che non riusc\u00ec a ottenere da Carlo alcun atto di abdicazione \u2014, Carlo e Zita, scortati per incarico delle potenze dell\u2019Intesa dalla marina britannica, si accingevano a intraprendere il viaggio che li avrebbe condotti a Madera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alad\u00e0r von Borovicz\u00e9ny, uno di coloro che furono accanto a Carlo nell\u2019impresa dell\u2019ottobre del 1921 e gli rimasero fedeli fino all\u2019ultimo, annot\u00f2 in seguito: \u00ab[la consapevolezza del fatto che] con la restaurazione del legittimo Re l\u2019Ungheria avrebbe trovata la sua via d\u2019uscita da una situazione opprimente ci furono di sollievo nei duri giorni del carcere. Noi avevamo fatto onestamente ci\u00f2 che poteva essere utile al Re e alla patria. Per\u00f2, come sempre, quando nella storia dell\u2019Ungheria l\u2019intrigo si pose fra la corona e la nazione, anche questa volta il paese cadde nella sventura. Gli interessi del Re e della patria erano gli stessi e non si poteva dividerli\u00bb (77).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8. L\u2019esilio definitivo e la morte<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 19 novembre 1921 la coppia reale, quando si conged\u00f2 dall\u2019equipaggio dell\u2019incrociatore inglese Cardiff che l\u2019aveva portata nell\u2019isola portoghese di Madera, fu accolta dal sindaco della capitale Funchal e da una piccola folla che si era raccolta sulla riva. Il conte K\u00e1roly e la contessa Irma Hunyady (1873-1925), i quali avevano fino ad allora costantemente accompagnato i sovrani, non ottennero la proroga del permesso di soggiorno e dopo poco tempo dovettero rimpatriare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche ad altri del seguito reale fu impedito di recarsi o di trattenersi presso Carlo per condividerne l\u2019esilio. In aggiunta, le potenze dell\u2019Intesa, che avevano decretato l\u2019esilio dell\u2019imperatore a Madera, non avevano preso alcuna decisione a proposito del mantenimento della sua famiglia, che in breve si trov\u00f2 priva di sostanze sufficienti. Nel febbraio del 1922 Carlo, Zita, i bambini \u2014 che li avevano raggiunti dalla Svizzera \u2014 e i pochi domestici rimasti lasciarono Villa Victoria, una d\u00e9pendance del Palace Hotel di Funchal, per trasferirsi in una villa, la Quinta do Monte, che sorgeva sulle alture sovrastanti la baia, messa gratuitamente a disposizione da un possidente del luogo: si trattava per\u00f2 di una residenza estiva, fredda ed estremamente inospitale in quella stagione (78).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel marzo successivo Carlo cominci\u00f2 ad accusare un raffreddamento, che in breve si aggrav\u00f2, costringendolo a mettersi a letto con febbre alta e tosse: nelle quasi due settimane di malattia Zita gli rimase accanto giorno e notte, sebbene anche quasi tutti i bambini si fossero in breve tempo ammalati. Il 25 marzo la febbre sal\u00ec a quaranta gradi e la tosse divenne quasi ininterrotta; il 27 gli fu amministrata l\u2019estrema unzione; lo stesso giorno chiese di confessarsi e dichiar\u00f2 solennemente ad alta voce: \u00abPerdono di cuore a tutti i miei nemici, a tutti coloro che mi hanno offeso e a tutti quelli che lavorano contro di me\u00bb (79): la sera, dopo aver ricevuto la comunione, fece chiamare Otto, col quale rimase solo pochi minuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur confortato dalla profonda fede \u2014 pregava ininterrottamente \u2014 e dall\u2019affetto unanime della famiglia, l\u2019imperatore durante la malattia soffr\u00ec, oltre che per gli aspri patimenti fisici, che sopport\u00f2 tuttavia con cristiana compostezza, per la lontananza dalla propria terra, il cui pensiero non lo abbandonava mai. Da cristiano, Carlo aveva sempre cercato d\u2019interpretare gli eventi piccoli e grandi della vita alla luce della Provvidenza divina e, ora, in particolare, leggeva i dolorosi sviluppi della situazione in patria come una prova imposta dal cielo a lui e ai suoi popoli, offrendo per questo le sue sofferenze in espiazione a Dio: la notte prima di spirare fu sentito dire: \u00abDebbo soffrire cos\u00ec affinch\u00e9 i miei popoli tornino uniti\u00bb (80).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mattina del primo aprile le condizioni di Carlo si fecero palesemente critiche: poco prima di mezzogiorno egli si volt\u00f2 verso la sposa, che, al suo capezzale, gli suggeriva sottovoce brevi preghiere e giaculatorie, mormorando: \u00abTi amo cos\u00ec tanto\u00bb. Di l\u00ec a poco, con il nome di Ges\u00f9 sulle labbra, l\u2019ultimo imperatore della Casa d\u2019Asburgo si spense: erano le 12 e 23 di sabato 1\u00b0 aprile 1922 (81). Carlo riposa nella chiesa di Nostra Signora del Monte, che si trovava poco lontano dalla villa, a Funchal; la sua tomba \u00e8 in una cappella laterale: un semplice sarcofago sormontato da un crocefisso di legno proveniente dalla fedele terra tirolese (82). Unico ornamento l\u2019immagine della corona di spine (83).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In memoria del suo sovrano Alad\u00e0r von Borovicz\u00e9ny ha scritto: \u00abEgli \u00e8 diventato un martire! Lontano, nell\u2019esilio, giace la tomba dove il Re riposa e intorno mugghiano le onde dell\u2019Oceano. Egli ha combattuto per la felicit\u00e0 e la pace di mi-lioni e per la verit\u00e0. Egli non ha potuto raggiungere lottando la pace; su di lui ha vinto la menzogna. Ma la lotta della verit\u00e0 e della menzogna \u00e8 eterna e la verit\u00e0 non pu\u00f2 perire\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Borovicz\u00e9ny narra anche che, quando nella capitale ungherese giunse la notizia della morte del re, \u00absul palazzo reale di Budapest vennero issate le bandiere a mezza asta. Nella chiesa dell\u2019incoronazione venne allestita la grande messa funebre. La chiesa era piena di gente, come il giorno dell\u2019incoronazione: una folla profondamente abbattuta e afflitta. Nel mezzo un enorme catafalco. Anche davanti alla chiesa, sulla piazza dove cinque anni prima il Re prest\u00f2 alla nazione il suo giuramento, si pigiava ora il popolo. Un\u2019automobile si fece innanzi. Il reggente [Horthy]. Tra la folla si fece un silenzio glaciale. Solo qua e l\u00e0 qualche mormorio, che risuonava minaccioso come un temporale che s\u2019avanza da lontano. Il reggente entr\u00f2 nella chiesa e la mano che cinque mesi prima aveva brandito l\u2019arma contro il Re ora depose una corona sul suo catafalco\u00bb (84).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Zita sopravvisse ancora per lunghi anni a suo marito e nel corso del tempo form\u00f2 i figli di Carlo \u2014 in particolare il primogenito Otto \u2014 affinch\u00e9, una volta adulti, potessero degnamente assumere l\u2019eredit\u00e0 e la grande tradizione dinastica degli Asburgo (85). Solo nel 1982 ella ebbe la possibilit\u00e0 di rivedere l\u2019Austria, quando fu abrogato il divieto che fino ad allora aveva negato l\u2019ingresso nel paese ai membri della famiglia imperiale (86).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultima imperatrice d\u2019Austria e regina d\u2019Ungheria, Zita Maria delle Grazie Adelgunda, principessa di Borbone-Parma, si spense il 14 marzo 1989 a Zizers, nel cantone svizzero dei Grigioni, dove si era definitivamente ritirata. Il funerale ebbe luogo a Vienna il 1\u00b0 aprile, settantacinquesimo anniversario della morte di Carlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 28 marzo la bara di Zita venne portata nell\u2019abbazia di Klosterneuburg, sulle colline che dominano Vienna, dove per un giorno la gente ebbe modo di sfilare davanti alla salma dell\u2019imperatrice. La sera del 30 novembre successivo la bara fu trasportata a Vienna, prima al palazzo imperiale dell\u2019Hofburg e duecento membri delle case d\u2019Asburgo e di Borbone-Parma, insieme a seicento ospiti d\u2019onore, accompagnarono la cerimonia funebre, alla fine della quale l\u2019organo inton\u00f2, ancora una volta, le note del \u00abGott erhalte\u00bb, l\u2019inno imperiale, e dell\u2019inno ungherese, mentre le seimila persone presenti all\u2019interno della cattedrale si univano al canto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le preghiere funebri furono recitate in tutte le lingue dell\u2019antico impero: tedesco, ceco, ungherese, croato, italiano, sloveno e polacco; nel messaggio di Papa Giovanni Paolo II letto dal nunzio pontificio mons. Donato Squicciarini venne usata per la defunta l\u2019espressione \u00abMaest\u00e0 apostolica\u00bb e Otto venne chiamato \u00abSua altezza imperiale e reale\u00bb. Infine il corteo funebre si mise in moto. Una carrozza nera del XIX secolo condusse l\u2019imperatrice alla celebre cripta della chiesa dei Cappuccini, nel centro di Vienna: era la stessa dietro la quale, nel novembre del 1916, Zita aveva camminato accanto a Carlo e al figlio Otto in occasione delle esequie dell\u2019imperatore Francesco Giuseppe (87).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>III. CARLO FUTURO BEATO?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. La causa di beatificazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 3 novembre 1949 la Radio Vaticana annunciava l\u2019apertura del processo di beatificazione dell\u2019imperatore Carlo e il 22 maggio 1954 gli atti del processo, dopo l\u2019istruttoria diocesana, furono rimessi alla Sacra Congregazione dei Riti. Un passo intermedio, ma significativo del progresso nel lungo iter, \u00e8 stato fatto in questi ultimi giorni. Il 12 aprile 2003, infatti, la Congregazione per le Cause dei Santi ha decretato l\u2019eroicit\u00e0 delle virt\u00f9 di Carlo d\u2019Asburgo, con la conseguente applicabilit\u00e0 al servo di Dio del titolo di \u00abvenerabile\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta senza dubbio di un passo decisivo, anche se non sufficiente \u2014 manca l\u2019accertamento di un miracolo\u2014, verso la beatificazione (88). Durante la cerimonia in Vaticano, alla quale ha partecipato anche una rappresentanza degli Asburgo guidata dagli arciduchi Otto e Simeone, il cardinale Jos\u00e9 Saraiva Martins C.M.F., prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, ha definito il venerabile Carlo d\u2019Asburgo \u00abuomo di sicura dirittura morale e solida fede\u00bb, che \u00ab[\u2026] cerc\u00f2 sempre il bene del suo popolo e nella sua azione di governo si ispir\u00f2 alla dottrina sociale della Chiesa\u00bb, persegu\u00ec \u00abla giustizia, la pace e nutr\u00ec un costante anelito alla santit\u00e0. Fu esemplare come cristiano, marito, padre e sovrano\u00bb (89).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Le virt\u00f9 cristiane L\u2019imperatore<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Carlo \u2014 la cui tomba, venerata dalla popolazione di Madera, \u00e8 circondata dalla <em>fama miraculorum<\/em> (90) \u2014 fu uomo di profonda fede cattolica, che gli diede fortezza e prudenza anche nei momenti pi\u00f9 difficili. Utile a riguardo \u00e8 la testimonianza del nunzio apostolico monsignor Lorenzo Schioppa (1871-1935), incaricato dal papa di impartire la benedizione apostolica ai sovrani sulla nave che stava per portarli in esilio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Monsignor Schioppa, dopo averli incontrati (91), cos\u00ec comment\u00f2: \u00abIl re Carlo e la regina Zita non sono delle persone ordinarie. Sono delle figure che assumono una grandezza biblica. Ho visto molte cose nella mia vita, ma non potr\u00f2 mai dimenticare quest\u2019addio alla coppia reale. La mia anima sacerdotale \u00e8 stata edificata e arricchita di una nuova esperienza, perch\u00e9 ho potuto constatare che ci sono ancora delle anime grandi, veramente cristiane. Il re ha accolto con una calma sovrumana la sua sorte e quando ho voluto esprimergli la mia compassione, fu lui a consolarmi dicendomi: \u201cDio ha voluto che fosse cos\u00ec\u201d. Questa chiara visione della volont\u00e0 di Dio d\u00e0 al pi\u00f9 sfortunato dei principi la forza di sopportare una prova cos\u00ec dura e difficile. Molti furono coloro che abbandonarono nel momento del pericolo il loro sovrano, desideroso della pace, ma egli da vero cristiano perdon\u00f2 tutti\u00bb (92).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto fiducioso nella preghiera e a essa dedito, Carlo d\u2019Asburgo condusse una vita sobria, soprattutto se paragonata al suo rango, e si preoccup\u00f2 sempre del benessere materiale e spirituale del suo prossimo (93), ivi inclusi, innanzitutto, i sudditi che gli erano stati affidati. Nonostante i gravi impegni impostigli dal suo ruolo pubblico, prima di erede al trono e poi di capo di Stato, Carlo si sforz\u00f2 costantemente di non trascurare la propria famiglia, in primo luogo la sposa, che am\u00f2 moltissimo, pienamente ricambiato; dopo la sua morte, Zita non pens\u00f2 mai a risposarsi ma rimase legata in modo indissolubile alla memoria del marito e, nello stesso tempo, alla causa della dinastia: una fedelt\u00e0 robusta e fondata sulla sua profonda fede religiosa; emblematicamente, dal giorno della scomparsa di Carlo, nel 1922, ella vest\u00ec il lutto senza interruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Zita fu per Carlo una sposa affettuosa e allo stesso tempo energica, un\u2019autentica <em>mulier fortis<\/em>. Molto \u00e8 stato detto a proposito dell\u2019influenza esercitata sull\u2019imperatore dalla consorte: anche il barone Margutti, fra gli altri, ha sottolineato \u2014 con una certa enfasi \u2014 il sostegno che Zita non manc\u00f2 mai di offrire a Carlo (94). Ma se \u00e8 vero che Zita, per esempio, veniva informata della situazione politica e militare, il suo atteggiamento nei confronti del marito, tuttavia, non fu mai d\u2019intromissione: l\u2019unica volta che si permise di sollevare obiezioni su un problema militare, Carlo la riprese con delicatezza, dicendole: \u00abMia cara, dovete lasciare questo tipo di cose a me. La verit\u00e0 \u00e8 che io sono un soldato e voi no\u00bb (95).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stessa attenzione ebbe per i numerosi figli, la cui prima e pi\u00f9 efficace forma di educazione fu l\u2019esempio paterno. Al cuore di questa dinamica educativa stava la fede cristiana, s\u00ec che il primogenito Otto, parlando in particolare dell\u2019educazione religiosa ricevuta dal padre, osserv\u00f2: \u00abEgli aveva una scienza religiosa personale e molto profonda, ed ha dato a noi suoi figli un insegnamento religioso completo. Mi \u00e8 sempre rimasta impressa la convinzione e l\u2019immagine di mio padre come un uomo dalla fede profonda, veramente vissuta\u00bb (96).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. La vita spirituale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quel che concerne la vita spirituale \u2014 pur non avendo ancora sufficienti informazioni a disposizione \u2014 si pu\u00f2 certamente dire, fra l\u2019altro, che Carlo d\u2019Asburgo fu molto assiduo nella partecipazione alla messa ed ebbe una particolare devozione per il culto eucaristico. Un cappellano che fu vicino alla famiglia imperiale a Madera ebbe a dichiarare: \u00abPassava gran parte della notte alla presenza del Santissimo Sacramento, conservato nel suo oratorio domestico\u00bb ( 97 ).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In queste due forme devozionali Carlo si manteneva, per certi aspetti, fedele a una tradizione assai sentita dagli Asburgo: secondo una leggenda familiare, infatti, il celebre\u00a0 avo Rodolfo I (1218-1291), avendo incontrato lungo la strada un sacerdote che si recava ad amministrare gli ultimi sacramenti a un moribondo, gli cedette il proprio cavallo affinch\u00e9 potesse attraversare un torrente; subito dopo, Rodolfo non volle che la cavalcatura gli fosse restituita, sostenendo che non poteva pi\u00f9 servirsi per la guerra e per la caccia di un cavallo che aveva portato il Redentore (98).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un\u2019epoca molto pi\u00f9 vicina alla nostra, si pensi all\u2019importanza che assunse, anche per impulso della casa regnante, la processione del Corpus Domini a Vienna: dopo la messa solenne nella cattedrale di Santo Stefano, alla presenza dei sovrani e dei grandi dell\u2019impero, aveva inizio il corteo, aperto dai cavalieri di tutti gli ordini austro-ungarici, seguiti dagli ecclesiastici; veniva poi il baldacchino sotto il quale il cardinale arcivescovo recava l\u2019ostia consacrata, immediatamente seguito da Francesco Giuseppe a piedi, a capo scoperto e con una candela accesa in mano; dietro di lui venivano gli arciduchi e gli altri ordini e notabili, le corporazioni, le confraternite e il resto dei fedeli. Nel corso della processione, che attraversava tutta la citt\u00e0 vecchia, l\u2019imperatore si presentava agli occhi del popolo come il \u00abprimo servitore del Divino sacramento\u00bb(99).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. I doveri di Stato<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma limitarsi a parlare della limpida testimonianza di Carlo come laico cristiano ordinario sarebbe inadeguato: vi \u00e8 un altro aspetto, senz\u2019altro d\u2019importanza non secondaria, della sua pratica eroica delle virt\u00f9 e che viene anch\u2019esso considerato nell\u2019ambito della causa di beatificazione attualmente in corso. Secondo la Relatio citata, infatti: \u00ab[\u2026] non ci possiamo trarre dalle pene, considerando il caso del Servo di Dio semplicemente come quello di un pio aristocratico, padre di famiglia: ci occupiamo di lui perch\u00e9 nella sua vita in un determinato momento storico, \u00e8 stato Imperatore d\u2019Austria\u00bb (100).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In qualit\u00e0 d\u2019imperatore d\u2019Austria e di re apostolico d\u2019Ungheria Carlo d\u2019Asburgo sent\u00ec innanzitutto una forte responsabilit\u00e0 dinanzi a Dio, nel quale egli riconosceva l\u2019origine dell\u2019altissima autorit\u00e0 che si trovava ad esercitare: proprio perch\u00e9 la funzione imperiale e reale gli era stata conferita\u2014 anche tangibilmente nell\u2019incoronazione e nell\u2019unzione\u2014 da Dio, egli era fermamente convinto di doverla esercitare nel pi\u00f9 scrupoloso dei modi e che nessuno avesse diritto o potere di esonerarlo da essa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La consapevolezza che l\u2019autorit\u00e0 veniva da Dio fu in Carlo motivo di attenzione al modo in cui la esercit\u00f2, non di autoesaltazione, e ancor meno coincise con un atteggiamento di tipo \u00abassolutistico\u00bb: basti pensare al fatto che Carlo, appena pot\u00e9, fece riprendere in Austria le attivit\u00e0 parlamentari, bloccate dalla guerra. Egli, inoltre, costantemente dimostr\u00f2 agli altri, fossero essi i grandi del regno o il popolo, di aver assunto la sua alta dignit\u00e0 \u00ab[\u2026] con umilt\u00e0 esemplare, considerandola verso la fine della sua vita il calvario da soffrire\u00bb (101). In pi\u00f9 occasioni Carlo sottoline\u00f2, sia con le parole sia con il comportamento, la sua percezione \u00absacrale\u00bb del titolo imperiale di cui era insignito, per nulla imbarazzato nel dichiarare: \u00abio sono re per grazia di Dio e non per grazia del popolo\u00bb (102).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando, dopo il crollo dell\u2019impero, esponenti della massoneria, probabilmente perch\u00e9 intimoriti dalla rivoluzione bolscevica divampata in quei mesi in Ungheria e in Germania, lo contattarono per proporgli di riacquistare la corona in cambio di alcuni compromessi: egli respinse l\u2019offerta affermando di non poter accettare dalle mani del demonio ci\u00f2 che aveva ricevuto da Dio (103). La responsabilit\u00e0 che egli sentiva nei confronti di Dio lo portava, come diretta conseguenza, a un alto senso di responsabilit\u00e0 verso i popoli che gli erano stati da Dio affidati. Ciascuno di essi, si trattasse degli abitanti dell\u2019avita Austria o della lontana Galizia, gli stava ugualmente a cuore e per questo il sovrano fece ogni sforzo possibile al fine di dare all\u2019impero un assetto federalistico, bench\u00e9, come ho gi\u00e0 osservato, fosse terribilmente arduo concretizzare il progetto nelle circostanze in cui si trov\u00f2 a governare (104).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per contrasto, come acutamente coglie Brook-Shepherd, \u00ab[&#8230;] il fondo sciovinistico dei tempi nuovi gli dovette riuscire doloroso. Il credo austriaco era la conciliazione, mentre quello dell\u2019era nazionalistica era l\u2019odio\u00bb (105). Anche alla fine della sua vicenda terrena Carlo continu\u00f2 a leggere la sua condizione di imperatore e re alla luce della fede, che allora, in particolare, gli proponeva come esempio l\u2019immagine della passione di Cristo. Negli ultimi momenti egli dir\u00e0: \u00abSe la mia vita non \u00e8 risultata utile ai miei popoli, forse lo sar\u00e0 il mio morire\u00bb (106).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il medesimo motivo, Carlo, che pure fu un comandante avveduto e amato dai suoi soldati (107), si pose come obiettivo urgente la conclusione dell\u2019ormai troppo sanguinoso conflitto, mostrandosi in questo, sostanzialmente, l\u2019unico capo di Stato che nel 1917 accolse con sincerit\u00e0 l\u2019accorato appello di Papa Benedetto XV (1914-1922) a por fine alla \u00abinutile strage\u00bb della guerra (108).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5. Il sovrano esemplare<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La consapevolezza dell\u2019origine divina dell\u2019autorit\u00e0 terrena, la nozione piena delle radici cristiane dell\u2019Europa e dell\u2019unit\u00e0 \u2014 fondata su tali radici \u2014 delle patrie europee, il rispetto per la specificit\u00e0 di ognuna di esse, lo sforzo costante per ottenere la pace e l\u2019armonia fra popoli di diversa cultura sono tutti elementi che contribuiscono a riempire di significato l\u2019ipotesi \u2014 auspicata \u2014 di una prossima beatificazione di Carlo d\u2019Asburgo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E questo, non solo perch\u00e9, attraverso Carlo, il quale resse un impero sovranazionale, erede del Sacro Romano Impero, il cristiano e, in specifico, il laico impegnato nell\u2019animazione cristiana delle realt\u00e0 temporali, potrebbero godere di un nuovo esempio da cui trarre alimento, ma anche perch\u00e9 egli, che appartenne a una dinastia a buon diritto considerata europea \u00abpi\u00f9 di ogni altra casa regnante in Europa\u00bb (109), verrebbe proposto, in chiave \u00ablaica\u00bb, come un modello valido e ricco d\u2019insegnamenti, soprattutto nel frangente attuale, per gli uomini politici di altra fede o, comunque, \u00abdi buona volont\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ritratto poco noto raffigura Carlo vestito degli antichi paramenti imperiali, con la spada e il globo fra le mani e la splendida corona ottagonale del Sacro Romano Impero sul capo, sostenuta da due angeli: si tratta della rielaborazione di un famoso ritratto di Carlo Magno (742ca-814) dipinto da Albrecht D\u00fcrer (1471-1528) (110).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si riflette, una tale rappresentazione non \u00e8 poi cos\u00ec peregrina: in fondo, come un imperatore di nome Carlo \u2014 Carlo Magno \u2014 pose le basi dell\u2019impero cristiano in Europa occidentale e un altro sovrano dello stesso nome \u2014 Carlo V (1500-1558) \u2014 ricopr\u00ec degnamente la medesima carica nel difficile, per certi aspetti traumatico, passaggio dell\u2019Europa dal medioevo all\u2019et\u00e0 moderna, allo stesso modo fu un ultimo imperatore di nome Carlo a custodire fedelmente la tradizione imperiale ancora all\u2019inizio del XX secolo (111) e forse \u2014 chiss\u00e0? \u2014 a trasmetterla, attraverso la sua icona, alle generazioni del nostro secolo e dei secoli venturi.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=2495\" target=\"_blank\"><strong>vai alle note<\/strong><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1353\"><strong>torna alla prima parte<\/strong><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Istituto Storico dell \u2019Insorgenza e per l \u2019Identit\u00e0 Nazionale Estratto da Annali Italiani.Rivista di studi storici ,anno II,n.3, Milano gennaio-giugno 2003,pp.111-162 di Ivo Musajo Somma<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/carlo-i-dasburgo-nella-finis-austriae-2\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":17309,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[88,18,24],"tags":[1445],"class_list":["post-2496","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-grande-guerra","category-personaggi","category-storia","tag-carlo-dasburgo","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Carlo I D\u2019Asburgo nella &laquo;Finis Austriae&raquo; 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