{"id":2482,"date":"2007-02-15T00:00:00","date_gmt":"2007-02-14T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-12-02T09:29:14","modified_gmt":"2015-12-02T08:29:14","slug":"indisponibilit-della-vita-umana-e-autonomia-due-principi-da-riordinare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/indisponibilit-della-vita-umana-e-autonomia-due-principi-da-riordinare\/","title":{"rendered":"Indisponibilit&agrave; della vita umana e autonomia: due principi da riordinare"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2007\/02\/Claudia-Navarini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-28442\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2007\/02\/Claudia-Navarini.jpg\" alt=\"Claudia Navarini\" width=\"250\" height=\"140\" \/><\/a>Agenzia <strong>Zenit,<\/strong> domenica, 28 gennaio 2007<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica la prima e la seconda parte dell\u2019intervento della dottoressa Claudia Navarini, docente presso la Facolt\u00e0 di Bioetica dell\u2019Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* * *<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Le problematiche etiche di fine-vita sono interessate in modo speciale dall\u2019impostazione corretta della relazione medico-paziente e, in generale, dai rapporti che si instaurano fra l\u2019equipe di assistenza e i malati con le loro famiglie. Il tema pi\u00f9 ricorrente in questo ambito, infatti, \u00e8 la ricerca dell\u2019equilibrio fra il ruolo del medico e i diritti dei pazienti, ovvero fra le volont\u00e0 \u2013 eventualmente discordanti \u2013 di questi.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale impostazione nasce invero gi\u00e0 viziata da un pregiudizio: si deve trovare un compromesso, un bilanciamento, un accordo fra libert\u00e0 (dunque fra volont\u00e0) in conflitto fra loro. Questo approccio si pu\u00f2 giustificare solo ammettendo due presupposti per nulla scontati: il fatto che non vi sia, nella comprensione della vita umana e nel rapporto medico-paziente, una verit\u00e0 oggettiva valida per tutti, e dunque vincolante, al di l\u00e0 dei desideri e della volont\u00e0 soggettivi; e il fatto che il rapporto fiduciario sotteso all\u2019alleanza terapeutica sia impossibile, e che in realt\u00e0 fra il medico e il suo paziente vi possa essere unicamente una relazione contrattualista e\/o utilitarista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente questi due problemi rappresentano specificazioni di un pi\u00f9 vasto problema culturale ed etico che affligge il nostro paese, e in genere il mondo occidentale, oramai da parecchi anni. Lo ha spiegato approfonditamente il Santo Padre nell\u2019illuminante discorso tenuto all\u2019Universit\u00e0 di Regensburg il 12 settembre 2006, che conviene su questo punto riportare per intero: \u201cIl [\u2026] vicendevole avvicinamento interiore, che si \u00e8 avuto tra la fede biblica e l&#8217;interrogarsi sul piano filosofico del pensiero greco, \u00e8 un dato di importanza decisiva non solo dal punto di vista della storia delle religioni, ma anche da quello della storia universale \u2013 un dato che ci obbliga anche oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Considerato questo incontro, non \u00e8 sorprendente che il cristianesimo, nonostante la sua origine e qualche suo sviluppo importante nell&#8217;Oriente, abbia infine trovato la sua impronta storicamente decisiva in Europa. Possiamo esprimerlo anche inversamente: questo incontro, al quale si aggiunge successivamente ancora il patrimonio di Roma, ha creato l&#8217;Europa e rimane il fondamento di ci\u00f2 che, con ragione, si pu\u00f2 chiamare Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla tesi che il patrimonio greco, criticamente purificato, sia una parte integrante della fede cristiana, si oppone la richiesta della deellenizzazione del cristianesimo \u2013 una richiesta che dall&#8217;inizio dell&#8217;et\u00e0 moderna domina in modo crescente la ricerca teologica. [\u2026] L&#8217;occidente, da molto tempo, \u00e8 minacciato da questa avversione contro gli interrogativi fondamentali della sua ragione, e cos\u00ec potrebbe subire solo un grande danno. Il coraggio di aprirsi all&#8217;ampiezza della ragione, non il rifiuto della sua grandezza \u2013 \u00e8 questo il programma con cui una teologia impegnata nella riflessione sulla fede biblica, entra nella disputa del tempo presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Non agire secondo ragione, non agire con il logos, \u00e8 contrario alla natura di Dio&#8221;, ha detto Manuele II, partendo dalla sua immagine cristiana di Dio, all&#8217;interlocutore persiano. \u00c8 a questo grande logos, a questa vastit\u00e0 della ragione, che invitiamo nel dialogo delle culture i nostri interlocutori. Ritrovarla noi stessi sempre di nuovo, \u00e8 il grande compito dell&#8217;universit\u00e0\u201d (<a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/speeches\/2006\/september\/documents\/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-regensburg_it.html\" target=\"_blank\">leggi<\/a> <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/speeches\/2006\/september\/documents\/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-regensburg_it.html\">discorso<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In linea con tale lettura, il relativismo etico-conoscitivo nelle problematiche di fine-vita si fonda sull\u2019asserzione \u2013 falsa alla luce della retta ragione \u2013 che la vita sia un bene disponibile, e che pertanto la morte possa costituire un diritto. In realt\u00e0, che la morte non possa costituire un diritto in una societ\u00e0 civile \u00e8 un fatto assodato. Un diritto \u00e8 \u201cun bene che mi spetta\u201d. Un tale bene, poi potr\u00e0 spettarmi in quanto da me autonomamente posto e conquistato, o in quanto caratterizza in profondit\u00e0 il mio essere, e dunque \u201cnon posso farne a meno\u201d n\u00e9 pu\u00f2 essermi negato da alcuno. Fanno parte di questa categoria diritti come quello alla vita, quale base e fondamento di tutti i diritti umani fondamentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esprime chiaramente tale concetto il <a href=\"http:\/\/www.unicatt.it\/centriricerca\/bioetica_mi\/manifesto\/allegati\/MANIFESTO-CORAGGIO-VIVERE.pdf\" target=\"_blank\">documento elaborato e diffuso<\/a> dal Centro di Bioetica dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore dal titolo <em>Per il coraggio di vivere e di far vivere. Manifesto per la garanzia di una presa in carico globale: di trattamento, cura e sostegno e contro l\u2019abbandono, l\u2019accanimento e l\u2019eutanasia nel nostro paese<\/em>: \u201cLa morte \u00e8 un fatto e non un diritto: per questa ragione non pu\u00f2 essere oggetto di una scelta sostenuta dalla societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 non significa negare il valore dell\u2019autonomia e della libert\u00e0 della persona, ma riconoscere che il valore di ogni scelta dipende dal suo contenuto. In ogni caso, l\u2019equiparazione della scelta di chi vuole vivere e di chi vuole morire \u00e8 scorretta per la semplice ragione che solo la vita, e non la morte, \u00e8 il fondamento dei diritti umani e della loro tutela\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul principio di indisponibilit\u00e0 della vita umana, pertanto, si fonda la convivenza civile fra gli uomini, la struttura della societ\u00e0 e l\u2019intero sistema giuridico del nostro paese. Negare tale principio, per converso, equivale ad affermare infatti che la vita sia un bene \u201cdisponibile\u201d, cio\u00e8 qualcosa di cui il soggetto potrebbe disporre, e dunque che possa esistere anche un corrispondente \u201cdiritto di morire\u201d, inteso come il diritto di rifiutare la vita, ovvero di darsi la morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto che un tale diritto in realt\u00e0 non si dia viene peraltro ammesso da tutti i disegni di legge sulla dichiarazioni anticipate di trattamento attualmente pendenti in parlamento, anche da quelli che rivelano un intento manifestamente pro-eutanasico, a riprova del fatto che \u2013 al di l\u00e0 dei discorsi accademici o provocatori, il principio della indisponibilit\u00e0 della vita umana e la conseguente negazione del diritto al suicidio, sono aspetti irrinunciabili del nostro ordinamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I testi in questione precisano in effetti come \u201cnon si voglia introdurre, attraverso le dichiarazioni anticipate di trattamento, un diritto al suicidio\u201d. Tale diritto, qualora fosse riconosciuto o direttamente implicato, porterebbe con s\u00e9 conseguenze aberranti, quali ad esempio il dovere di assicurare la possibilit\u00e0 di realizzazione del suicidio medesimo, la liceit\u00e0 del suicidio assistito e dell\u2019eutanasia su richiesta. Chi difendesse una simile posizione, dunque, si troverebbe a portare il peso di una grave responsabilit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E tuttavia, l\u2019enfatizzazione del principio di autonomia del paziente presente nei disegni di legge, in forma pi\u00f9 o meno enfatizzata, va di fatto nella direzione del riconoscimento di un potere illimitato alla volont\u00e0 del paziente, un potere che si pu\u00f2 spingere a rifiutare la vita e a chiedere la morte, non solo attraverso lo strumento del rifiuto \u2013 previo e attuale \u2013 della terapia (mai del tutto scongiurabile), ma anche attraverso la rivendicazione del \u201cdiritto\u201d alla sospensione di trattamenti dovuti, eventualmente in forma di \u201cvolont\u00e0 anticipata\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare, il DDL n. 357 chiarisce che l\u2019alimentazione e l\u2019idratazione artificiale \u2013 pur non rappresentando terapie ma cure normali da assicurare sempre \u2013 possono essere oggetto di rifiuto anticipato mediante \u201ctestamento di vita\u201d, e gli altri disegni \u2013 tranne uno \u2013 non lo escludono esplicitamente (cfr. XV Legislatura, Disegno di legge d\u2019iniziativa del senatore Benvenuto comunicato alla presidenza il 17 maggio 2006, recante <em><a href=\"http:\/\/www.senato.it\/japp\/bgt\/showdoc\/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&amp;leg=15&amp;id=209092\" target=\"_blank\">Disposizioni in materia di dichiarazione anticipata di volont\u00e0 sui trattamenti sanitari<\/a><\/em>, art. 3,).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale approccio \u201cautonomista\u201d deriva dal presupposto contrattualistico\/utilitaristico, che &#8211; negando la possibilit\u00e0 di cercare e di perseguire il <em>vero bene<\/em> del morente \u2013 produce due gravi problemi: la radicale alterazione della relazione medico-paziente e l\u2019inevitabile apertura alle pratiche eutanasiche, solo formalmente escluse dall\u2019attuale dibattito sulle dichiarazioni anticipate di trattamento. Le due questioni sono peraltro strettamente interconnesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consideriamo il primo problema. Un rapporto equilibrato fra il medico e il paziente non pu\u00f2 che basarsi sulla fiducia e sul rispetto reciproci, eppure tale rapporto non potr\u00e0 mai essere assolutamente paritario: \u00e8 infatti il paziente che si affida al medico e non viceversa, mentre \u00e8 il medico che ha una precisa responsabilit\u00e0 nei confronti del paziente, conformemente al codice deontologico che caratterizza la professione medica. Tale responsabilit\u00e0 non deriva da un semplice mandato che il medico deve eseguire per conto del paziente, ma dall\u2019etica medica in quanto tale, fondata su principi oggettivi quale quello di promuovere \u2013 nei limiti del possibile \u2013 la vita e la salute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario, se la volont\u00e0 del paziente \u00e8 insindacabile e sempre vincolante per il medico, non si potr\u00e0 escludere da tale ambito la volont\u00e0 eutanasica, che \u00e8 il secondo problema delineato. Ma la richiesta di morire effettuata da un paziente, di nuovo, carica il medico di una responsabilit\u00e0 assolutamente sproporzionata al suo ruolo, ovvero quella di commettere consapevolmente un atto occisivo nei confronti di un innocente. Il fatto che tale atto avvenga d\u2019accordo con il soggetto non ne elimina la gravit\u00e0. In questo modo, infatti, si esce completamente dai confini della medicina, e si conferisce un potere sulla vita altrui che nessun uomo pu\u00f2 avere, nemmeno se il soggetto coinvolto \u00e8 consenziente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, paradossalmente proprio l\u2019assolutizzazione dell\u2019autonomia del paziente, che nasce come forma di difesa dalla possibile invadenza del medico, si tramuta nel conferimento al medico del potere di dare la morte, tanto pi\u00f9 violento quanto pi\u00f9 la volont\u00e0 del paziente non \u00e8 chiaramente esplicita. E nel caso di una dichiarazione anticipata, tale volont\u00e0 non \u00e8 mai esplicita, anzi, \u00e8 sempre necessariamente presunta. N\u00e9 si pu\u00f2 invocare l\u2019ausilio di un fiduciario nominato dal paziente, che, sovente, complica ulteriormente le cose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui entra in gioco un\u2019altra delicata questione, ovvero la differenza etica fra il rifiuto della terapia da parte del paziente e la richiesta eutanasica. Nel primo caso il limite invalicabile all\u2019azione del medico, pur sinceramente convinto che una determinata terapia sia nel miglior interesse del malato, \u00e8 la libert\u00e0 attuale del soggetto, che non pu\u00f2 essere costretto ad effettuare un trattamento sanitario. Si dovranno compiere tutti i tentativi per persuaderlo, si potr\u00e0 procedere nel caso si verifichi un\u2019urgenza ed egli non sia cosciente (nel dubbio che abbia cambiato idea si propende infatti per la vita) ma non gli si potr\u00e0 imporre la procedura. Il medico non pu\u00f2 farlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il paziente che rifiuta, d\u2019altra parte, potrebbe farlo anche per ragioni buone, che nulla hanno a che vedere con la volont\u00e0 di morire. Potrebbe infatti vedere un bene pi\u00f9 grande da realizzare, che risulta incompatibile con il trattamento proposto. In questo caso, sceglierebbe quel bene rinunciando \u2013 pur senza volerlo direttamente \u2013 al bene della vita, o della salute.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diverso \u00e8 il caso in cui sia l\u2019azione libera del medico a produrre concretamente la morte. Se allo scopo di morire un paziente vuole interrompere, <em>con l\u2019aiuto di un medico<\/em>, un trattamento dovuto, cio\u00e8 non sproporzionato, e quindi doveroso per mantenere la vita, tale medico \u2013 o chi per lui \u2013 viene chiamato ad essere complice di un gesto suicida. E anche questo il medico non pu\u00f2 farlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Verrebbe altrimenti meno la sua integrit\u00e0 professionale e si sancirebbe la rottura nell\u2019alleanza terapeutica fra medico e paziente, che in un simile contesto non ha pi\u00f9 senso alcuno. Non \u00e8 un caso che dove l\u2019eutanasia \u00e8 divenuta legge, il rapporto fiduciario fra medico e paziente abbia subito un colpo durissimo, e la diffidenza reciproca per converso cresca a dismisura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come gi\u00e0 ricordato in questa stessa rubrica, \u201cil semplice fatto che l\u2019eutanasia chiami sistematicamente e premeditatamente in causa, a partire da una volont\u00e0 <em>apparentemente<\/em> suicidaria, un\u2019altra volont\u00e0 \u201cesecutiva\u201d di supporto d\u00e0 tutta la misura dell\u2019aberrazione in cui pu\u00f2 cadere uno stato di diritto quando \u00e8 andato perduto il senso autentico della piet\u00e0 e il sincero ardore per il bene comune\u201d (cfr. C. Navarini, <em>Quando sospendere la terapia \u00e8 un atto eutanasico<\/em><em>?<\/em>, ZENIT, 29 ottobre 2006).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* * *<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella considerazione dell\u2019intervento medico nei confronti dei morenti non si pu\u00f2 trascurare questa basilare differenza: il medico non pu\u00f2 costringere un paziente ad intraprendere o a continuare una terapia, ma \u2013 nel momento in cui il paziente dipende direttamente dal medico o dall\u2019equipe sanitaria \u2013 non deve essere costretto a sospendere terapie e trattamenti sanitari che non si configurino come accanimento terapeutico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Urge a questo punto una breve considerazione sull\u2019accanimento terapeutico: il codice di deontologia medica (1998, art. 4) lo definisce come \u201cl\u2019ostinazione in trattamenti, da cui non si possa fondatamente attendere un beneficio per la salute del malato e\/o un miglioramento della qualit\u00e0 di vita\u201d. Non si tratta dunque dell\u2019ostinazione del medico nel somministrare terapie che il paziente non vuole, o del semplice mantenimento in vita di pazienti ormai nell\u2019imminenza della morte, o dell\u2019utilizzo generico di \u201cmezzi artificiali\u201d, ma di un giudizio \u2013 principalmente clinico \u2013 riguardante l\u2019inefficacia, l\u2019inutilit\u00e0 e la gravosit\u00e0 di un trattamento in relazione agli obiettivi specifici per cui viene proposto o attivato (cfr. C. Navarini, <em>Eutanasia e accanimento terapeutico<\/em>, \u201cI Quaderni di Scienze &amp; Vita\u201d, 1, dicembre 2006, pp. 35-43).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 dunque mai un giudizio sulla \u201cqualit\u00e0 di vita\u201d, n\u00e9 a maggior ragione sul valore di una vita umana, ma unicamente su un determinato trattamento in una situazione specifica. Proprio la singolarit\u00e0 di ogni situazione consente di osservare come, anche nel caso in cui le direttive anticipate vengano intese non come affermazione dell\u2019assoluta autonomia del paziente, ma come strumento per evitare l\u2019accanimento terapeutico, tali direttive siano in realt\u00e0 inutilizzabili per rifiutare l\u2019accanimento stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c\u2019\u00e8 infatti un trattamento che sia di per s\u00e9 sproporzionato: alcuni di essi potrebbero diventarlo a determinate condizioni. D\u2019altra parte, esistono trattamenti che non sono mai identificabili con forme di accanimento terapeutico, perch\u00e9 non costituiscono terapie n\u00e9 atti medici, ma cure normali effettuate allo scopo di alleviare il dolore e il disagio del paziente. Rientrano in questa categoria l\u2019alimentazione e l\u2019idratazione artificiale, che non prolungano inutilmente il processo agonico, ma si limitano a mantenere la vita contribuendo piuttosto a dare, per quanto possibile, sollievo e benessere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, l\u2019accanimento terapeutico \u2013 quello vero \u2013 non \u00e8 altro che un errore medico, che si verifica quando il sanitario non valuta adeguatamente la situazione di un paziente, e lo sottopone a trattamenti medici di cui comprende l\u2019inutilit\u00e0, per motivazioni diverse dal maggior bene del paziente: interesse economico, scopi sperimentali, medicina difensiva, pressioni politiche. Ora, la possibilit\u00e0 di tali errori non verrebbe scongiurata da una dichiarazione anticipata da parte del potenziale malato, in quanto tale situazione non \u00e8 in alcun modo prevedibile ed \u00e8 peraltro gi\u00e0 vietata dalla buona pratica clinica. Semmai, si dovrebbe attentamente formare la classe medica a non incorrere in tale errore, magari con una dichiarazione anticipata di rinuncia all\u2019accanimento terapeutico\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente il medico dovr\u00e0 tenere conto, come afferma l\u2019art. 34 del Codice di Deontologia medica, dei desideri e della volont\u00e0 pregressi del paziente nel caso non sia capace di intendere e di volere. Tali elementi possono risultare rilevanti nel valutare la risposta del paziente e di conseguenza l\u2019efficacia del trattamento stesso. Non dovranno tuttavia essere vincolanti per il medico, in quanto la volont\u00e0 anticipata, per la sua inattualit\u00e0, \u00e8 di dubbia rilevanza per la situazione reale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La libert\u00e0 dell\u2019uomo, infatti, si esplica sempre in concreto e mai in astratto, dunque il soggetto non garantisce attraverso tali documenti la sua libert\u00e0 nel momento ipotetico di incapacit\u00e0, ma blocca piuttosto la sua stessa libert\u00e0 in un giudizio decontestualizzato e artificioso. Tali documenti sono inoltre inutili, perch\u00e9 il codice deontologico, la legge italiana, la buona pratica clinica e la preparazione dei medici sono strumenti sufficienti ad individuare i casi di accanimento terapeutico senza imprigionarli in un impossibile elenco di situazioni ipotetiche. Qualora fossero vincolanti, sarebbero infine ancora pi\u00f9 dannosi, dal momento che costringerebbero addirittura il medico a non somministrare un trattamento che, nel caso specifico, potrebbe avere una valenza terapeutica significativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come magistralmente sintetizzato dal Card. Camillo Ruini, nella sua Prolusione al Consiglio Permanente della CEI, \u201cLa volont\u00e0 del malato, attuale o anticipata o espressa attraverso un suo fiduciario scelto liberamente, e quella dei suoi familiari, non possono pertanto avere per oggetto la decisione di togliere la vita al malato stesso. Va inoltre salvaguardato il rapporto, personale e in concreto sommamente importante, tra il medico, il paziente e i suoi familiari, come anche il rispetto della coscienza del medico chiamato a dare applicazione alla volont\u00e0 del malato, e pi\u00f9 in generale della deontologia medica. In questa materia tanto delicata appare dunque una norma di saggezza non pretendere che tutto possa essere previsto e regolato per legge\u201d (cfr. ZENIT, 22 gennaio 2007).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso in cui si configuri poi una vera e propria volont\u00e0 suicidaria del paziente, in questo caso anticipata o presunta, la cosa si complica ulteriormente. La presunzione della volont\u00e0 su una materia cos\u00ec importante, gi\u00e0 intuitivamente, dovrebbe risultare inaccettabile. Come si possono interpretare in senso suicidario affermazioni pronunciate molto tempo prima, in situazioni completamente diverse, magari in un momento di difficolt\u00e0, di sconforto o di paura? Ciascuno dovrebbe interpretare le altrui richieste di morte, ipotetiche o attuali, innanzitutto come richieste di aiuto, presumendo semmai che in condizioni di tranquillit\u00e0, di controllo adeguato del dolore e di premurosa assistenza ogni persona voglia continuare a vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche volendosi limitare ad un elementare \u201cprincipio di precauzione\u201d, \u00e8 soprattutto per questa ragione che l\u2019eventuale contenuto eutanasico dei cosiddetti \u201ctestamenti di vita\u201d va sempre considerato inapplicabile. \u00c8 sempre inapplicabile in quanto sempre inattuale. La realizzazione di una richiesta anticipata di morire, poich\u00e9 nasce in uno scenario unicamente immaginato, va equiparata di fatto all\u2019eutanasia di un non consenziente, anche solo per ragioni prudenziali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conviene allora ribadire con forza che di fronte al problema della sofferenza umana la risposta va individuata nel ricorso puntuale e attento alle cure palliative, che sono in grado di controllare ogni dolore fisico, di trattare molti casi di sofferenza psichica e che favoriscono il processo di accettazione di s\u00e9 e di riscoperta del senso con i quali \u00e8 possibile affrontare serenamente la difficile situazione umana del morente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, l\u2019assistenza adeguata al paziente e l\u2019accompagnamento alla morte sono in grado di restituire al malato quella dimensione di speranza che, se non possono conferire ormai la salute perduta, possono veramente promuovere una \u201cbuona morte\u201d. Nelle richieste di morte, infatti, sempre sconfitte per medici e famiglie, si scorge invariabilmente la disperazione, una disperazione che coglie la maggior parte in alcune fasi della malattie, ma che, con il supporto adeguato, pu\u00f2 evolvere positivamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo provano i tanti malati che hanno ancora voglia di vivere. Queste persone non sono dei modelli \u201cuguali e contrari\u201d a coloro che vogliono morire. Gli uni rappresentano una penosa sconfitta per l\u2019intera societ\u00e0, mentre gli altri indicano la via in cui occorre muoverci, e a cui una legge che congelasse la problematica nel rispetto delle direttive anticipate o addirittura nella possibilit\u00e0 dell\u2019eutanasia porrebbe un decisivo \u2013 forse definitivo \u2013 ostacolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Agenzia Zenit, domenica, 28 gennaio 2007 Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica la prima e la seconda parte dell\u2019intervento della dottoressa Claudia Navarini, docente presso la Facolt\u00e0 di Bioetica dell\u2019Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. * * *<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/indisponibilit-della-vita-umana-e-autonomia-due-principi-da-riordinare\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":28442,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[1435],"class_list":["post-2482","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-bioetica","tag-indisponibilita-della-vita","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Indisponibilit&agrave; 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