{"id":2481,"date":"2007-02-15T00:00:00","date_gmt":"2007-02-14T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-06-08T16:37:46","modified_gmt":"2016-06-08T14:37:46","slug":"chiesa-amp-societ-italiana-dopo-verona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/chiesa-amp-societ-italiana-dopo-verona\/","title":{"rendered":"Chiesa e societ&agrave; italiana dopo Verona"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-34397 alignleft\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2007\/02\/ecclesiale_Verona_2007.jpg\" alt=\"ecclesiale_Verona_2007\" width=\"175\" height=\"126\" \/>Studi Cattolici <\/strong>n.551 gennaio 2007<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Colloquio con Gaetano Quagliarello<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">a cura di<strong> Nicola Guiso<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni dei temi di maggiore spessore religioso e culturale trattati da Benedetto XVI nel discorso ai partecipanti al convegno ecclesiale di Verona dello scorso ottobre sono stati commentati dal prof. Gaetano Quagliariello nel corso di una conversazione con Nicola Guiso. Gaetano Quagliariello &#8211; eletto nell&#8217;aprile 2006 senatore per FI &#8211; ha insegnato storia contemporanea all&#8217;Universit\u00e0 Luiss Guido Carli di Roma dove ha diretto il dipartimento di scienze storiche e sociopolitiche; dal 2001 al 2006 \u00e8 stato assistente culturale del presidente del senato Marcello Pera. E&#8217; presidente della Fondazione Magna Carta. Fra i suoi libri <em>La legge elettorale del 1953 <\/em>(Il Mulino 2003), <em>De Gaulle e il gollismo (<\/em>Il Mulino 2003) e <em>Cattolici, Pacifisti, Teocon <\/em>(Mondadori 2006)<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><em>Parlando al convegno ecclesiale di Verona Benedetto XVI ha detto che la chiesa italiana sente &#8220;con crescente chiarezza l&#8217;insufficienza di una razionalit\u00e0 chiusa in se stessa e di un&#8217;etica troppo individualistica&#8221;, e dunque &#8220;avverte la gravit\u00e0 del rischio di staccarsi dalle radici cristiane della nostra civilt\u00e0&#8221;. Sensazione &#8211; ha aggiunto &#8211; che &#8220;viene formulata espressamente con forza da parte di molti importanti uomini di cultura anche tra coloro che non condividono o almeno non praticano la nostra fede&#8221;.<\/em><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al fine di rafforzare quelle radici il papa ha, pertanto, invitato i cattolici italiani ad &#8220;aprirsi con fiducia a nuovi rapporti, non trascurare alcuna delle energie che possono contribuire alla crescita culturale e morale dell&#8217;Italia&#8221;. Si sente coinvolto in quei giudizi e in quell&#8217;auspicio del papa nelle sue vesti di storico e di presidente della fondazione Magna Carta?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, mi sento coinvolto, come mi sentivo coinvolto dagli scritti che su questo stesso tema aveva prodotto l&#8217;allora cardinale Ratzinger, quando ha fatto un appello ai non credenti a vivere come se Dio esistesse. Ed \u00e8 per questo, tra l&#8217;altro, che la fondazione Magna Carta ha promosso una pubblica discussione sul discorso di Verona chiedendo a trenta intellettuali, credenti e non credenti, o credenti in altro &#8211; penso che su questo punto sia necessario aggiornare la terminologia, e non usare pi\u00f9\u00a0 la vecchia contrapposizione tra laici e cattolici, l\u00e0 dove laico non equivale a non credente &#8211; di commentare quel discorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo preso l&#8217;iniziativa proprio perch\u00e9 io credo che quel discorso\u00a0 ha qualcosa di emblematico; ed \u00e8 per l&#8217;appunto lo sforzo della chiesa di mettere in rilievo quanto del patrimonio cristiano sia patrimonio di una civilt\u00e0, ed abbia quindi un valore che prescinde dall&#8217;ambito pi\u00f9 ristretto del gregge dei fedeli. E penso che questo &#8211; il cardinale Ratzinger lo spieg\u00f2 benissimo &#8211; sia eventualmente anche uno strumento per ingrandire quel gregge, senza per\u00f2 che questa prospettiva abbia nulla\u00a0 di scontato o di obbligatorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ha aperto il suo saggio &#8220;Cattolici, Pacifisti, Teocon&#8221; con una riflessione di Salvemini sul valore del suggerimento, che prima ha ricordato, di Pascal anche a chi non crede in Dio di vivere come se esistesse, pi\u00f9 volte richiamato positivamente da Joseph Ratzinger. Nel saggio inoltre ha ricordato le radici cattoliche<\/em> <em>e liberali della sua famiglia. Quanto deve a quelle radici e quanto alla suggestione del suggerimento di Pascal il suo interesse di storico per la dottrina e la tradizione cattolica attualizzate da Benedetto XVI?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto concerne le radici sia cattoliche che liberali della mia famiglia credo di dovere ad esse molto, ed anche qualcosa che prescinde il punto in oggetto; si tratta di un patrimonio che ciascuno di noi si porta dentro di se, e del quale ha una consapevolezza limitata. Vi sono poi nella vita di ognuno degli eventi particolari, che credo obbligati, che portano questo patrimonio alla luce, e ti chiamano a delle scelte, e comunque a quella di riconoscerlo o meno o di riconoscerlo parzialmente. E&#8217; questo un percorso esistenziale che io ho fatto con il massimo di onest\u00e0 intellettuale che mi era consentito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Posso chiederle quale sia stato l&#8217;evento particolare<\/em> <em>che l&#8217;ha spinto alle scelte di cui parliamo?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quel che mi concerne \u00e8 stata la morte di mio padre. Per quanto riguarda invece Pascal e quanti ne hanno seguito le tracce, non vi \u00e8 dubbio che quelle letture erano in me presenti da tempo ed ora si sono attualizzate. Pascal l&#8217;ho conosciuto direttamente ed anche filtrato attraverso Salvemini. Quello di\u00a0 Salvemini \u00e8 un percorso particolare, tipico di una certa intellettualit\u00e0\u00a0 italiana a cavallo tra l&#8217;ottocento e il novecento i cui membri hanno avuto una formazione di tipo cristiano e cattolico\u00a0 che poi hanno rigettato a contatto col positivismo imperante: Salvemini questo l&#8217;aveva incontrato nell&#8217;universit\u00e0 di Firenze dove aveva studiato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo patrimonio morale per\u00f2 quel sottofondo originario non \u00e8 venuto meno, \u00e8 rimasto presente, ha comportato certamente il distacco dalla &#8220;chiesa istituzione&#8221; ma non da una cultura di riferimento , la quale ha avuto poi altre occasioni e modi di manifestarsi. E per quanto concerne Salvemini questo \u00e8 avvenuto negli ultimi anni della sua vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo che in lui questo percorso abbia anche interagito\u00a0 con la sua esperienza anglosassone, che aveva compiuto soprattutto in Gran Bretagna, nella quale aveva conosciuto quel cristianesimo di stampo vittoriano che non aveva bisogno di riferimenti istituzionali forti, ma che nondimeno era una delle componenti, impossibili a non considerare, per comprendere la storia stessa dell&#8217;Inghilterra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 un caso che Salvemini fosse molto amico di Elie Hal\u00e8vy\u00a0 che aveva scritto una storia dell&#8217;Inghilterra mettendo in evidenza\u00a0 come questa componente di cristianit\u00e0 non istituzionale fosse essenziale per comprendere il liberalismo di quel paese.\u00a0 Tutti questi elementi si sono per me attualizzati alla luce di una analisi storica per la quale si pu\u00f2 concludere che agli inizi del terzo millennio le sfide nel mondo sono fondamentalmente mutate; e che impongano la riscoperta del contenuto di libert\u00e0 che vi \u00e8 all&#8217;interno della nostra identit\u00e0 Occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>I giudizi pi\u00f9 duri contro le convergenze in atto tra cattolici e uomini di cultura, non di sinistra e non credenti, in difesa delle componenti cristiane della civilt\u00e0 occidentale vengono da intellettuali cattolici come Pietro Scoppola, che accusano quegli uomini di cultura di essere null&#8217;altro che epigoni della Action Fran\u00e7aise per scopi rozzamente politici; e negano che in Europa sia in atto una offensiva anticattolica. Quali sono le origini di queste posizioni? Come le giudica?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le origini di queste posizioni secondo me si rintracciano nel clima post-conciliare, dove il tentativo dei cattolici in politica di allargare i propri orizzonti ha guardato in maniera naturale e prevalentemente a sinistra, nell&#8217;idea che l&#8217;elemento &#8220;sociale&#8221; potesse essere un elemento di congiunzione con i mondi che in qualche modo avevano sposato la dottrina marxista\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il marxismo inteso come eresia cristiana\u2026<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente in alcuni momenti vi fu persino chi giunse a teorizzare il marxismo come eresia cristiana. Naturalmente vi sono stati anche tentativi di correlazione pi\u00f9 consapevoli e pi\u00f9 controllati, ed altri che invece sono giunti sino alla Teologia della Liberazione; cio\u00e8 sino a sfumare l&#8217;elemento religioso in una sorta di sociologismo . Quindi \u00e8 difficile per chi ha questo scenario e questo orizzonte comprendere\u00a0 che oggi sia possibile un dialogo ed un incontro del cattolicesimo con culture differenti; e in particolare con la cultura liberale che ingiustamente &#8211; per una considerazione secondo me un p\u00f2 &#8220;limitata&#8221; del liberalismo &#8211; \u00e8 stata vista come una ideologia antireligiosa, o quantomeno contraria a qualsiasi estensione della religione all&#8217;interno della sfera pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 cos\u00ec perso di vista il fatto che il liberalismo \u00e8 una ideologia plurale e che di liberalismi ve ne sono diversi, sia da un punto di vista dottrinario sia da un punto di vista storico, ed alcuni di questi non sono affatto antireligiosi. Ma anzi hanno avuto una attenzione particolare al fatto che la religione sia uno dei presupposti per raggiungere una concezione della libert\u00e0 pi\u00f9 ampia. Queste credo che siano le origini delle posizioni di cui parliamo. Lei poi mi chiede come le giudico\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Soprattutto in riferimento alla violenza con cui alcuni intellettuali e ambienti cattolici<\/em> <em>si esprimono su certi temi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giudico tali posizioni alla stregua di chiusure preconcette, che bisognerebbe cercare di superare. Rischiano infatti di accreditare dei parallelismi che invece di spingere alla comprensione di un fenomeno l&#8217;allontanano. Esemplare il riferimento a Charles Maurras. In lui c&#8217;era l&#8217;uso strumentale della religione, e in particolare del cattolicesimo, assunto da una persona che si era &#8220;convertita&#8221; all&#8217;ateismo, ma che riteneva il cattolicesimo necessario per sostenere una posizione di parte, e quindi per nutrire una contrapposizione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece nel discorso che \u00e8 stato fatto da intellettuali liberali &#8211; non solo in Italia ma innanzitutto negli Stati Uniti e poi in Europa &#8211;\u00a0\u00a0 vi \u00e8 un percorso del tutto speculare, e si dice: oggi le societ\u00e0 politiche occidentali dovrebbero riconoscersi in una identit\u00e0 comune indipendentemente dal fatto che si sia credenti o meno. Cio\u00e8 dovrebbero riconoscere anche\u00a0 quanto il cristianesimo e la tradizione culturale che da esso \u00e8 discesa abbiano\u00a0 offerto a una civilt\u00e0, e riconoscere il significato di libert\u00e0 che \u00e8 insito in essi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; questo dunque un discorso di apertura, di ricerca di basi comuni e non di contrapposizione. E&#8217;, se vogliamo, un elemento di relativizzazione\u00a0 delle posizioni particolari che induce alla ricerca di ci\u00f2 che unisce in una societ\u00e0 e non di ci\u00f2 che divide.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Da primate d&#8217;Italia, al convegno di Loreto del 1986,Giovanni Paolo II espresse apprezzamento per i vantaggi venuti alla nazione dall&#8217;unit\u00e0 politica dei cattolici. Da papa Ratzinger a Verona la questione non \u00e8 stata toccata mentre ha ribadito l&#8217;attualit\u00e0 del documento sui doveri dei politici cattolici nelle societ\u00e0 democratiche da lui indirizzato &#8211; <\/em>\u00a0<em>nella veste di Prefetto della congregazione per la Dottrina della Fede nel gennaio del 2003 &#8211; ai vescovi e ai laici impegnati in politica. Crede possibile e auspicabile il successo dei tentativi di ricomporre, sia pure in forme diverse, una riedizione dell&#8217;unit\u00e0 politica dei cattolici?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voglio fare una premessa. Ricordo perfettamente quell&#8217;apprezzamento espresso da Giovanni Paolo II. Credo che avesse un profondo significato storico la cui valenza pu\u00f2 essere compresa ancor meglio a distanza di tempo, e che rispondesse anche ad un&#8217;etica della responsabilit\u00e0. Perch\u00e9 in quel momento particolare\u00a0 il sistema politico italiano cominciava a dare i primi segnali di crisi ma erano ancora da venire gli eventi che avrebbero sconvolto la nostra politica tra gli anni &#8217;80 e &#8217;90.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, chi abbia la pazienza di leggersi la pubblicistica ecclesiale\u00a0 del periodo si render\u00e0 conto di come alcuni fenomeni fossero stati gi\u00e0 da allora intuiti in alcuni settori della chiesa: faccio un esempio per tutti, il fatto che si profilava all&#8217;orizzonte una crisi &#8220;settentrionale&#8221;.\u00a0 Detto questo, ritengo che Giovanni Paolo II abbia per\u00f2 contribuito a superare quel modello di organizzazione politica dei cattolici nei fatti, perch\u00e9 essendo l&#8217;esponente di una &#8220;Chiesa del silenzio&#8221; &#8211; che doveva dunque esprimersi in\u00a0 prima persona per la mancanza, anche volendolo, di un canale politico privilegiato di collegamento con il potere &#8211;\u00a0 ha riproposto l&#8217;esperienza di quella chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ha riproposta con naturalezza, e credo che\u00a0 la scelta culturale che poi sarebbe stata fatta propria anche dai vescovi italiani, sia nata da quel retroterra; e certamente con il tempo questa opzione si \u00e8 rafforzata. Mi pare evidente il motivo per il quale nel discorso di Benedetto XVI a Verona il tema dell&#8217;unit\u00e0 politica dei cattolici sia scomparso. Perch\u00e9 \u00e8 maturata l&#8217;idea di una chiesa che non ha un interlocutore politico privilegiato, non da indicazioni di voto come accadeva in passato,\u00a0 anche perch\u00e9 tali indicazioni, se le desse, verrebbero disattese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto si propone una chiesa che non rinunzia a intervenire in prima persona\u00a0 sul terreno pubblico laddove\u00a0 vi siano\u00a0 scelte che mettano in discussione il suo magistero e quelli che essa considera principi inderogabili. D&#8217;altra parte sarebbe difficile capire una astensione della chiesa di fronte a problemi di questo tipo. Dobbiamo piuttosto interrogarci sul perch\u00e9 questioni e principi che prima erano confinati nelle pagine pi\u00f9 periferiche dell&#8217;agenda politica oggi, nello scenario che la cultura politica del terzo millennio ci presenta,\u00a0 sono diventati scelte fondamentali, sulle quali possono perfino nascere e morire alleanze politiche e di schieramento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ritiene che questo nuovo indirizzo della chiesa possa rappresentare un passo in avanti rispetto al passato anche per quanto riguarda l&#8217;evangelizzazione?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non solo sotto il profilo dell&#8217;evangelizzazione, ma credo che possa esserlo anche sotto il profilo del rapporto tra chiesa e stato, in particolare per lo stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>l quadro politico italiano \u00e8 caratterizzato dall&#8217;estrema frammentazione in partiti e in movimenti, e dal continuo tentativo di ridurla unificando in nuovi soggetti politici quelli che si richiamano a ideali comuni, Quali sono le cause della frammentazione e dei fallimenti a superarla?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Devo ancora una risposta alla domanda precedente. Lei mi chiedeva se sia ancora possibile e auspicabile\u00a0 ricomporre l&#8217;unit\u00e0 politica dei cattolici. Non lo credo, perch\u00e8 la Democrazia Cristiana \u00e8 stata prima che un partito un mondo, che si \u00e8 formato nelle sue caratteristiche genetiche nel periodo che va dal 1945 al 1954. I tratti essenziali di formazione di quel mondo li si legge nel passaggio dall&#8217;Italia degasperiana alla\u00a0 Democrazia Cristiana delle correnti, alla Democrazia Cristiana di Fanfani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi questo mondo \u00e8 variato, ma i suoi tratti genetici sono rimasti immutati. Essi erano frutto di una condizione storica peculiare ed irripetibile, per dirla molto sinteticamente legata alla &#8220;guerra fredda&#8221;. Non \u00e8 un caso che nel momento in cui la &#8220;guerra fredda&#8221; \u00e8 venuta meno sia finito prima il sistema politico italiano cos\u00ec come si era configurato, e poco dopo la stessa unit\u00e0 politica dei cattolici. Per rispondere all&#8217;altra domanda: credo che i motivi della frammentazione e del &#8220;bipartitismo impossibile&#8221; siano molti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi sono certamente fattori di tipo culturale che affondano nella storia dell&#8217;Italia e dell&#8217;Italia repubblicana in particolare; che \u00e8 stata caratterizzata da un proliferare di partiti, e nella quale il &#8220;partito ideologico&#8221; ha avuto una vita pi\u00f9 lunga che in tutti gli altri grandi paesi europei. Va poi considerata la circostanza che il passaggio da questo modello\u00a0 al nuovo \u00e8 stato un passaggio improvviso, fondato anche sull&#8217;improvvisazione; si \u00e8 compiuto nel 1994, e sulla scia di quel fenomeno politico-giuridico che aveva liquidato\u00a0 una intera classe politica e il quadro bipartitico Dc-Pci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora \u00e8 evidente che tale situazione ha reso anche il nuovo quadro\u00a0 precario e, per questo, sono ancora in molti a ritenere che esso sia &#8220;reversibile&#8221;. E dunque, visto che si conta su tale reversibilit\u00e0 si creano delle piccole oasi\u00a0 nelle quali svernare, nell&#8217;attesa, appunto, che giunga quella che viene considerata una nuova primavera. Vi \u00e8 poi il dato che l&#8217;attuale sistema politico \u00e8 molto legato all&#8217;epifania di un personaggio e non ha ancora superato la prova del consolidamento. Cio\u00e8\u00a0 continuare ad esistere come sistema anche a prescindere da quella figura politica eccezionale che \u00e8 Berlusconi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti questi sono evidentemente fattori di precariet\u00e0 e di frammentazione. A queste ragioni &#8211; di natura storico-culturale da una parte e di ragioni contingenti dall&#8217;altra &#8211;\u00a0 bisogna poi aggiungerne una\u00a0 di tipo istituzionale. E cio\u00e8: questo sistema \u00e8 stato il frutto di alcune contingenze, ma non si \u00e8 fatto uno sforzo adeguato per rapportare ad esse il sistema istituzionale. Le istituzioni, infatti, sono ancora quelle modellate da una concezione politica che riteneva la frammentazione partitica una risorsa, laddove invece la pratica \u00e8 andata in altra direzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sappiamo che tentativi sono stati fatti dalla commissione Bozzi in poi, passando per una bicamerale e per un referendum fallito, senza, dunque, che tali tentativi siano andati in porto. E questa sfasatura \u00e8 un ulteriore elemento di debolezza dell&#8217;attuale bipolarismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E&#8217; possibile che al determinarsi della frammentazione di cui abbiamo parlato possa aver contribuito il progressivo affermarsi<\/em> <em>del relativismo nei quadri di riferimento filosofici, culturali e comportamentali dei partiti tradizionali della seconda met\u00e0 del secolo scorso &#8211; e in particolare di quelli di matrice marxista e cattolica &#8211; per l&#8217;aumento del peso nella societ\u00e0, nelle istituzioni e tra le forze politiche delle idee radicali, che hanno nel relativismo etico il fondamento e il fattore propulsivo?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non so se il relativismo abbia facilitato la frammentazione, perch\u00e9 alcune tendenze di costume erano gi\u00e0 presenti anche al tempo delle ideologie forti. Io credo che il relativismo abbia provocato uno smottamento nelle culture politiche tradizionali e nelle alleanze tra schieramenti politici, e che questo sia un processo ancora in corso. Penso soprattutto che, ad esempio, abbia portato una forte trasformazione all&#8217;interno della sinistra, laddove un tempo l&#8217;ideologia di riferimento era una ideologia forte; e proprio il fatto di essere una ideologia forte aiutava quella sinistra a cercare un rapporto con i cattolici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi invece la sua scomparsa ha creato un vuoto che\u00a0 in qualche modo si tenta di riempire con battaglie che abbiano un valore progettuale altrettanto evidente. Laddove infatti esisteva una progettualit\u00e0 che comprendeva la societ\u00e0 , oggi assistiamo alla ricerca di una progettualit\u00e0\u00a0 sempre di pi\u00f9 indirizzata\u00a0 all&#8217;individuo. Questo fa capire perch\u00e9 a sinistra stanno avendo sempre pi\u00f9 spazio battaglie come quelle sui temi bioetici, sui temi relativi alla morte e su tutti quelli che esaltano la cultura dei diritti individuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste battaglie rappresentano un surrogato della ideologia costruttivista, che utilizza il relativismo per infilarsi\u00a0 laddove prima il costruttivismo aveva uno sfondo prevalentemente sociale. Questo mi porta anche\u00a0 a dire che quando usiamo il termine radicale bisogna stare attenti, perch\u00e9 l&#8217;odierno radicalismo di massa \u00e8 una cosa molto diversa dal radicalismo a sfondo personalistico di un tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il radicalismo a sfondo individuale era fondato su una cultura che chiedeva il rispetto per diversit\u00e0 e minoranze, e quindi non smentiva quelli che erano i tratti costitutivi di una societ\u00e0 e di una tradizione: anzi, proprio in nome degli aspetti di libert\u00e0 che vi erano in quella societ\u00e0 e in quella tradizione chiedeva rispetto per il diverso e per una minoranza, e di conseguenza faceva riferimento molto pi\u00f9 al costume che al diritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi invece il radicalismo di massa\u00a0 cerca di scardinare i pilastri propri di una societ\u00e0 e di una tradizione, e di affermare una visione relativistica attraverso la ricerca di diritti sempre pi\u00f9 ampi, diritti che producono altri diritti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quali priorit\u00e0 dovrebbero proporsi i cattolici e gli uomini di cultura ai quali si \u00e8 riferito il papa a Verona per rendere pi\u00f9 efficace il loro<\/em> <em>impegno comune al fine di rafforzare e di riqualificare le basi della civilt\u00e0 occidentale?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La domanda \u00e8 importante perch\u00e9 propone il passaggio da una ricerca, da un dialogo\u00a0 sul\u00a0 terreno dei principi a un terreno operativo comune. Io vedo in questo momento tre temi di particolare valore per un impegno solidale. Il primo \u00e8 il tema legato in Occidente e in Italia alla cittadinanza, al fine di evidenziare come vi possa essere un modello di cittadinanza diverso da quello di origine multiculturalista o assimilazionista &#8211; modello inglese e modello francese &#8211; perch\u00e9 entrambi sono falliti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dovrebbe dunque esservi uno sforzo per individuare una nuova soluzione che consideri l&#8217;immigrazione non solamente un problema ma anche una risorsa, e che d&#8217;altra parte sconti il fatto che\u00a0 perch\u00e9 questo sia possibile sono necessarie alcune determinazioni, che portino l&#8217;immigrato a considerare la tradizione e la storia all&#8217;interno delle quali egli deve integrarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; un tema che se sviluppato potrebbe portare il problema dell&#8217;integrazione ad essere visto non solo nei suoi tratti quantitativi, ovvero quello del numero o degli anni necessari a concedere la cittadinanza, ma anche nei suoi aspetti qualitativi, cio\u00e8 che cosa sia necessario perch\u00e9 si produca nel profondo un processo d&#8217;integrazione. Il secondo tema sul quale \u00e8 possibile secondo me sviluppare una collaborazione \u00e8 quello della educazione. Si tratta di trovare un modello di scuola differente\u00a0 da quello della vecchia scuola unica, superando la contrapposizione tra scuola privata e scuola pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; un tema difficile ma che \u00e8 necessario affrontare. Perch\u00e8 pensando ad uno stato che non sia pi\u00f9 gestore ma ordinatore della scuola, ovviamente si da la possibilit\u00e0\u00a0 anche a\u00a0 soggetti culturalmente differenti rispetto alla tradizione fondante della comunit\u00e0 di promuovere le loro scuole, e questo nella attuale situazione italiana \u00e8 un rischio. Ma se consideriamo le cose sul lungo periodo questo rischio \u00e8 necessario affrontarlo, ricercando nello stesso tempo strumenti per controllarlo; ponendosi quale obiettivo che attraverso l&#8217;educazione il processo d&#8217;integrazione non sia costrizione, n\u00e9 tanto meno conversione, ma che nello stesso tempo resti rispettoso dei valori fondanti della nostra societ\u00e0 e del modo in cui essa si \u00e8 costituita. Infine credo che un altro tema per il quale l&#8217;accordo e l&#8217;incontro \u00e8 obbligato &#8211; e questo lo \u00e8 soprattutto per\u00a0 pressione esterna pi\u00f9 che per scelta &#8211; sia quello dell&#8217;eutanasia, della fine della vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di liberale, io penso sia necessario ribadire su questo tema posizioni che portino a non cedere a tentazioni di tipo costruttivistico per controllare anche questo momento. E\u00a0 bisogna farlo in nome della laicit\u00e0\u00a0 e del dubbio, investendo sulla responsabilit\u00e0 della persona, e sul rapporto unico e non ripetibile, quindi non codificabile, che in quei momenti vi pu\u00f2 essere tra la persona e il proprio medico. Non solamente, dunque, come portato di una scelta\u00a0 di fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; evidente che per tanti \u00e8 questo il riferimento preminente. Ma al buon fine di un impegno comune si pu\u00f2 giungere ad opporsi all&#8217;eutanasia anche per altra strada, per quella di una retta laicit\u00e0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studi Cattolici n.551 gennaio 2007 Colloquio con Gaetano Quagliarello a cura di Nicola Guiso Alcuni dei temi di maggiore spessore religioso e culturale trattati da Benedetto XVI nel discorso ai partecipanti al convegno ecclesiale di Verona dello scorso ottobre sono stati commentati dal prof. Gaetano Quagliariello nel corso di una conversazione con Nicola Guiso. 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