{"id":2417,"date":"2007-01-04T00:00:00","date_gmt":"2007-01-03T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-06-08T14:59:51","modified_gmt":"2016-06-08T12:59:51","slug":"il-mezzogiorno-tra-magia-e-religione-popolare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-mezzogiorno-tra-magia-e-religione-popolare\/","title":{"rendered":"Il Mezzogiorno tra magia e religione  popolare"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\">\n<div id=\"attachment_34363\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34363\" class=\"wp-image-34363\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/mamuthone.jpg\" alt=\"mamuthone\" width=\"250\" height=\"174\" \/><p id=\"caption-attachment-34363\" class=\"wp-caption-text\">Mamuthone sardo<\/p><\/div>\n<p><strong>La Civilt\u00e0 Cattolica <\/strong>n.3754<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\">18 novembre 2006<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Giuserppe De Rosa<\/strong> s.j.\u00a0<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I problemi politici, sociali ed economici del Mezzogiorno d&#8217;Italia sono stati oggetto di studi approfonditi e di accurate ricerche, particolarmente nella seconda met\u00e0 del secolo XX. Una forte spinta a tali studi \u00e8 venuta anche dalla popolarit\u00e0 che ha avuto il libro di Carlo Levi, <em>Cristo si \u00e8 fermato a Eboli <\/em>(1). Nello stesso tempo, sotto l&#8217;impulso di don Giuseppe De Luca (2) e del prof. Gabriele De Rosa (3), sono stati pubblicati studi eccellenti sulla vita religiosa delle popolazioni meridionali dei secoli XV-XIX. Tra questi studi merita una particolare attenzione il volume di G. M. Viscardi, dell&#8217;Universit\u00e0 di Salerno: <em>Tra Europa e &#8220;Indie di quaggi\u00f9\u201d<\/em> (4)<em>.<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong><em>\u00abLas Indias de por ac\u00e0\u00bb<\/em> <\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">II Mezzogiorno \u00e8 indicato con un&#8217;espressione \u2014 <em>Las Indias de por ac\u00e0 <\/em>\u2014 con la quale lo design\u00f2 nel 1575, in una lettera al p. E.Mercuriano, quarto preposito generale della Compagnia di Ges\u00f9, il p. M. Navarro, che l&#8217;aveva percorso in lungo e in largo come missionario. Con tale espressione egli intendeva designare la realt\u00e0 spirituale, ma anche materiale, di un Mezzogiorno per molti aspetti non dissimile dalle <em>Indias de all\u00e0, <\/em>evangelizzate da san Francesco Saverio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma si chiede Viscardi: l&#8217;espressione \u00abIndie di quaggi\u00f9\u00bb \u00e8 appropriata, e l&#8217;\u00abarretratezza\u00bb religiosa e culturale, oltrech\u00e9 economica e sociale, \u00e8 esclusiva delle contrade e delle popolazioni del Mezzogiorno d&#8217;Italia nell&#8217;et\u00e0 moderna? \u00c8 il Mezzogiorno la terra per eccellenza della magia e della superstizione, e non quindi del \u00abvero cristianesimo\u00bb, o non partecipa di una mentalit\u00e0 religiosa che caratterizza altre zone dell&#8217;Europa occidentale e settentrionale, orientale e meridionale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altre parola, il Mezzogiorno \u00e8 \u00abl&#8217;unica India o \u00e8 un&#8217;India tra le Indie\u00bb? In un saggio dedicato a sfatare i pi\u00f9 comuni pregiudizi sul Mezzogiorno, che sono stati rafforzati e resi popolari da <em>Cristo si \u00e8 fermato ad Eboli <\/em>e dagli studi etnologici di E. De Martino (5), secondo i quali la mentalit\u00e0 magica e superstiziosa nel Mezzogiorno \u00e8 un prodotto e un effetto del sottosviluppo economico, Viscardi rileva che \u00abmagia e superstizione non sono patrimonio esclusivo delle popolazioni meridionali\u00bb. Si sofferma poi sulla \u00abfrattura\u00bb fra Nord e Sud, osservando che \u00abil Mezzogiorno \u00e8 stato danneggiato dal tentativo ossessivo di azzerare il distacco dal Nord, perch\u00e9 \u00e8 stato indotto ad assumere modelli estranei alla sua storia, alle sue tradizioni e alla sua &#8220;vocazione&#8221;\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>I sinodi, fonte di conoscenza della religione popolare<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II \u00abcorpo\u00bb del volume \u00e8 rappresentato dallo studio accurato e minuzioso dei sinodi, prescritti dal Concilio di Trento agli arcivescovi e ai vescovi: c&#8217;era infatti l&#8217;obbligo di convocare sinodi o concili provinciali ogni tre anni e un sinodo diocesano ogni anno. In realt\u00e0, questi sinodi sono lo specchio pi\u00f9 fedele della vita religiosa del Mezzogiorno. La loro conoscenza \u00e8 perci\u00f2 indispensabile per delineare la religiosit\u00e0 del Mezzogiorno nei secoli XVI-XIX. I sinodi erano la legittima riunione, convocata dal vescovo, di sacerdoti e chierici della sua diocesi, per discutere dei problemi pastorali e deliberare su di essi. In realt\u00e0, il compito dei sinodi era quello di far conoscere i decreti del Concilio di Trento e di tradurli in prescrizioni rispondenti alle situazioni locali. Tali sinodi furono realmente celebrati ogni anno e ogni tre anni? Indubbiamente no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si trattava infatti di una frequenza eccessiva, che, d&#8217;altra parte, incontrava molti ostacoli, sia da parte del clero, che temeva di perdere privilegi acquisiti nel tempo, sia da parte delle autorit\u00e0 politiche, illuministe e giurisdizionaliste, che tendevano a limitare il potere della Chiesa e, di conseguenza, anche l&#8217;attivit\u00e0 sinodale. Ad ogni modo, i sinodi celebrati furono moltissimi, anche se soltanto di pochi di essi furono stampate le costituzioni sinodali. La lingua usata \u00e8 generalmente il latino, anche se in alcuni esso si alterna col volgare. I temi trattati sono grosso modo gli stessi: catechismo e sacramenti, confraternite e casi riservati, osservanza delle feste e vita onesta del clero, obblighi dei parroci, pratiche magiche e superstiziose. Tuttavia, nonostante la ripetitivit\u00e0, la documentazione sinodale resta decisiva per scrivere non solo la storia religiosa, ma la storia <em>tout court <\/em>del Mezzogiorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Magia e stregoneria<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viscardi studia alcuni sinodi particolarmente significativi: i sinodi lucani del Seicento, i sinodi della diocesi di Policastro, dell&#8217;arcidiocesi di Salerno, della Badia di Cava, dell&#8217;arcidiocesi di Benevento. Egli si sofferma in particolare sulla magia, sulla stregoneria e sulle superstizioni. Rileva anzitutto che tali pratiche non erano proprie e specifiche del Mezzogiorno, come afferma E. De Martino in <em>Sud e magia, <\/em>ma erano diffuse in tutti i Paesi europei, cattolici e protestanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rileva poi che non era l&#8217;ignoranza o l&#8217;incultura a determinare l&#8217;insorgere e il persistere delle pratiche magiche nella cultura e nella mentalit\u00e0 delle popolazioni meridionali, ma erano le condizioni di vita: in una societ\u00e0 rurale, minacciata continuamente dalle epidemie, dalle carestie, dai terremoti e dalle calamit\u00e0 naturali in genere e perci\u00f2 ossessionata dalla morte, il ricorso alla magia diveniva il modo per esorcizzare o almeno ammortizzare la paura. Rileva infine che i sinodi erano particolarmente preoccupati per la diffusione della stregoneria, per il rapporto che le pratiche di stregoneria \u2014 \u00abmaleficij, incantesimi, sortilegi, stregarie, magie e fattocchiarie, legature, fatture, segnature\u00bb \u2014 instauravano con il demonio, che veniva adorato, con la conseguenza di una pratica apostasia dalla fede cristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La preoccupazione dei sinodi riguardava in modo speciale le pratiche di stregoneria dirette a rovinare la salute delle persone e la buona riuscita dei matrimoni: si trattava di pratiche di magia nera, fatte allo scopo di arrecare danno alle persone e ai loro beni \u2014 ad esempio la salute e i raccolti \u2014 e cercare di rovinare i matrimoni col \u00abmaleficiare huomo o donna per tirarlo all&#8217;amor suo\u00bb e col mettere \u00abdiscordia tra uomo e donna, con l&#8217;impedire la concettione de figliuoli\u00bb, col \u00abprocurare aborto con simili incantesimi\u00bb e col fare \u00ablegature per impedire li matrimoni\u00bb. In realt\u00e0, c&#8217;erano \u00abdonnicciole\u00bb <em>(mulierculae) <\/em>malefiche, dette \u00abstrigae, seu lamiae\u00bb, che confezionavano filtri di amore <em>(pocula amatoria)<\/em>, sortilegi e \u00ablegature\u00bb con i quali \u00abtormentavano le persone e provocavano amori illeciti\u00bb (<em>inclinando pudicos animos, ad libidinem<\/em>)<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Superstizioni popolari<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;era poi un elenco d\u00ec superstizioni popolari, che non comportavano atti di magia, ma che tuttavia erano da evitare: cos\u00ec, era diffusa l&#8217;orazione a santa Susanna per fomentare il mutuo amore tra le persone; il giorno della festa di san Giovanni Battista, le ragazze cantavano canzoni d&#8217;amore e mostravano un vaso ornato di fiori, in cui dicevano che fosse conservato il capo di san Giovanni Battista, chiedendo in cambio delle offerte; la notte della vigilia si raccoglievano cardi, felci e semi di erbe, che dovevano essere conservati fino all&#8217;alba dell&#8217;Annunciazione: si trattava di erbe medicinali con propriet\u00e0 medicamentose e di cardi, dai quali le donne pronosticavano la fortuna in generale e in particolare la fortuna in amore; la devozione alla cintura della Vergine Maria e la processione della statua della Madonna, che doveva servire alla richiesta della pioggia o del buon tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Particolarmente deprecate nei sinodi erano \u2014 oltre le \u00ablegature\u00bb e altre \u00abarti diaboliche\u00bb che facevano \u00abimpazzire o infuriare li maritati\u00bb, li facevano \u00abodiosi l&#8217;uno all&#8217;altro o perdere le forze per usare il matrimonio\u00bb \u2014 l&#8217;accompagnamento, dopo la benedizione nuziale, della sposa alla casa del marito con strepiti, musiche e danze, come anche l&#8217;accompagnamento della sposa alla chiesa con strumenti musicali, che venivano suonati, insieme con lo sparo di archibugiate anche in chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora pi\u00f9 netta era la condanna delle donne che, seguendo un&#8217;antica consuetudine mediterranea, in caso di morte di un congiunto, esprimevano <em>more pagano <\/em>il proprio dolore strappandosi i capelli, graffiandosi il viso ed emettendo grida e urli spaventosi. A queste donne che ricordavano le prefiche del mondo antico e che, certo, non esprimevano la visione cristiana della morte, veniva proibito l&#8217;ingresso in chiesa (6)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, come nel Mezzogiorno cos\u00ec in tutta l&#8217;Europa, \u00abil processo di folklorizzazione e di paganizzazione del cristianesimo era difficilmente evitabile in un contesto sociale in cui l&#8217;istruzione era poco diffusa, in cui, per via del basso livello tecnico e scientifico, assumevano un peso drammatico la paura della fame, la minaccia degli elementi, l&#8217;imminenza della malattia e della morte (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto grave \u00e8 stato di ordine ideologico, pi\u00f9 propriamente \u00abilluministico\u00bb; quando si \u00e8 trattato di individuare un luogo ideale per la \u00abbassa\u00bb magia, si \u00e8 scelto il Mezzogiorno. In tal modo il Sud \u00e8 diventato non solo <em>l\u2019altra <\/em>Europa, pur non essendo diverso da essa, ma anche <em>l\u2019altra <\/em>Italia, quella afro-mediterranea: una terra sottosviluppata e colonizzata prima economicamente e poi culturalmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di esso ha detto J. Le Goff: \u00abForse Cristo si \u00e8 fermato per sempre a Eboli, abbandonando il Sud a Pulcinella?\u00bb. Forse avrebbe potuto opportunamente ricordare che la caccia alle streghe, che condann\u00f2 a una morte atroce molte donne, non \u00e8 avvenuta nel Mezzogiorno, bens\u00ec nel Centro e nel Nord dell&#8217;Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stregoneria, cio\u00e8, prosper\u00f2 indubbiamente nel Sud dell&#8217;Italia, ma prosper\u00f2 assai di pi\u00f9 nei Paesi del Nord, come gi\u00e0 osservava il papa Innocenze Vili nella Bolla <em>Summit desiderantes <\/em>del 5 dicembre 1484 (8); \u00ab&#8221;E in effetti pervenuto alle nostre orecchie che in certe regioni della Germania superiore e nelle province, citt\u00e0, territori, distretti, diocesi di Magonza, Colonia, Treviri, Salisburgo e Brema parecchie persone di entrambi i sessi, dimentichi della loro stessa salvezza e deviando dalla fede cattolica, si sono date ai demoni incubi e succubi; per mezzo d&#8217;incantesimi, fatture, scongiuri ed altre superstiziose infamie ed eccessi magici fanno deperire ed estinguersi la progenie delle donne, i piccoli degli animali, le messi della terra, i grappoli delle vigne, i frutti degli alberi [&#8230;]. Queste persone affliggono e torturano gli esseri umani, le bestie da soma, le mandrie e i greggi con ogni sorta di crudeli tormenti [&#8230;]. E con bocca sacrilega rinnegano perfino quella stessa fede che hanno ricevuto con il battesimo\u00bb. Di qui la terribile \u00abcaccia alle streghe\u00bb, che caus\u00f2 la morte di molte donne innocenti, accusate di partecipare ai sabba e di avere rapporti col demonio, raffigurato sotto forma di caprone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Preservazione della fede. La religione popolare<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggiore preoccupazione dei sinodi non era tanto la lotta alla magia e alle superstizioni quanto la preservazione della fede dalle contaminazioni magiche e superstiziose e la sua restituzione alla genuinit\u00e0 evangelica; era anche quella di proteggere le persone pi\u00f9 portate a credere alle arti magiche, che, trovandosi in situazioni di particolare bisogno, ricorrevano ai maghi e alle streghe, agli astrologi e agli indovini, che si facevano pagare lautamente. Particolare classe di persone da evitare erano i greco-albanesi e gli zingari, perch\u00e9 praticavano la divinazione, predicevano il futuro, insegnavano molte superstizioni e distribuivano carte sulle quali erano scritte preghiere adatte a ottenere o a fare qualcosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;insistenza dei sinodi, celebrati nelle diocesi del Mezzogiorno nei secoli XVI-X1X nel denunciare la magia e la superstizione, presenti tra le popolazioni rurali, potrebbe far pensare che la vita religiosa delle popolazioni meridionali fosse un cumolo di pratiche magiche e superstiziose e che, pi\u00f9 che di religione cristiana, si dovrebbe parlare <em>di folklore <\/em>religioso, cio\u00e8 di religione appartenente alla \u00abcultura folkloristica\u00bb in conflitto con la \u00abcultura clericale\u00bb. (9) In realt\u00e0, la religione delle popolazioni meridionali era una \u00abreligione popolare\u00bb: era cio\u00e8 una \u00abreligione\u00bb, intesa come rapporto di fede, di fiducia e di amore con Dio, con Ges\u00f9 Cristo, con la Madonna, con i santi, come partecipazione ai sacramenti e alle altre pratiche cristiane, ai pellegrinaggi e alle festivit\u00e0 della Chiesa. Ma era una religione \u00abpopolare\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su questo termine c&#8217;\u00e8 stato negli ultimi decenni del secolo XX un dibattito assai acceso tra coloro che davano ad esso una connotazione sociologica e di classe, per cui la religione \u00abpopolare\u00bb era la \u00abreligione delle classi subalterne\u00bb, povere, ignoranti e sfruttate, e quindi si opponeva, contestandola, alla religione delle classi dominanti, e coloro che vedevano il termine \u00abpopolare\u00bb in connessione col termine \u00abprescritto\u00bb, per cui la religione popolare era la religione come \u00abinterpretata\u00bb e \u00abvissuta\u00bb dalle persone di ogni condizione sociale, ricchi e poveri, nobili e plebei, e che talvolta era in contrasto con la religione \u00abprescritta\u00bb dai concili e insegnata e proposta dei vescovi nei sinodi provinciali e diocesali (10). In altre parole, la religione popolare era la religione cristiana \u00abvissuta\u00bb dall&#8217;insieme delle popolazioni del Sud.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente c&#8217;erano in essa elementi folkloristici, magici e superstiziosi, residui del vecchio paganesimo che erano restati anche a motivo di un&#8217;evangelizzazione assai superficiale; ma non era semplice folklore, n\u00e9 un impasto di pratiche magiche e di superstizioni. Compito dei si-nodi diocesani e provinciali era quello di purificare la religione popolare dalle incrostazioni folkloriche, magiche e superstiziose che la deformavano. Perci\u00f2 una buona parte delle costituzioni sinodali denunciava e condannava le arti magiche e le pratiche superstiziose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, il fulcro di esse stava nel riproporre la dottrina e la pratica cristiana, nello sforzo di richiamare le persone a una fede pi\u00f9 pura e a una pratica pi\u00f9 conforme alla morale cristiana. Purtroppo, nel loro sforzo di riformare le credenze e i costumi popolari, i vescovi non potevano contare sulla cooperazione dei parroci e dei sacerdoti, sia perch\u00e9 la loro formazione spirituale, teologica e pastorale era scarsa, per non dire, in parecchi casi, assente, sia perch\u00e9 non di rado si accedeva al sacerdozio non per vocazione, ma per salire di grado nella scala sociale e per godere dei proventi del clero \u00abricettizio\u00bb (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c&#8217;erano poi seminati per la formazione religiosa e culturale dei giovani aspiranti al sacerdozio e i pochi che alcuni vescovi avevano costruito secondo la norma imposta dal Concilio di Trento conducevano una vita grama e molte volte erano costretti a chiudere a causa dell&#8217;eseguita delle risorse. \u00abE cos\u00ec \u2014 rileva Viscardi \u2014 i chierici che avrebbero dovuto essere un esempio da imitare, si comportavano n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno come i fedeli, per i quali avrebbero dovuto essere un modello di vita etica: frequentavano taverne, non disdegnavano i giochi, partecipavano a banchetti, feste, danze e non pochi vivevano <em>more uxorio <\/em>con la perpetua e diventavano padri\u00bb (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E tuttavia, nonostante questa miseria della Chiesa del Mezzogiorno, non si deve trascurare il fatto che in essa \u00e8 fiorita in forma non episodica la santit\u00e0 cristiana. Infatti, la storia della piet\u00e0 meridionale mostra che il cristianesimo non solo \u00e8 penetrato profondamente nel mondo meridionale, ma vi ha suscitato innumerevoli santuari, particolarmente dedicati alla venerazione di Maria, monasteri, conventi, edicole votive, cappelle; ha dato luogo a faticosi pellegrinaggi, spesso a piedi scalzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soprattutto nel Mezzogiorno sono sorti grandi santi: da Nilo di Rossano ad Alfonso Maria de&#8217; Liguori, da Giuseppe M. Tommasi a Gerardo Maiella, da Giuseppe da Copertine a Giuseppe Moscati, da Francesco di Paola e Giacomo Cusmano e ad Annibale di Francia, da Andrea Avelline a Pio da Petralcina, da Domenico Lentini a Bartolo Longo e a Giustino de Jacobis. Davvero \u00abCristo non si \u00e8 fermato a Eboli\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Per una vita religiosa autenticamente \u00abcristiana\u00bb<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2, tuttavia, non rilevare che le debolezze della Chiesa meridionale, denunciate dai sinodi vescovili e mai corrette o eliminate in maniera profonda, hanno pesato e pesano in parte ancora oggi sulla vita religiosa del Mezzogiorno. Infatti ancora oggi, nonostante i grandi progressi sociali, culturali ed economici (anche se talvolta effimeri e apparenti) che si sono avuti nel Mezzogiorno, sono ancora in parte vive le antiche superstizioni e pratiche magiche (malocchio, fatture di vario genere).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 vero che oggi la magia prospera in tutta l&#8217;Italia, con guadagni enormi per i maghi (dei quali si servono anche noti industriali!); ma nel Sud avviene che talvolta pratiche superstiziose si mescolino alle pratiche religiose. \u00c8 grave anche il fatto che in certe zone in particolare sia scarsa la pratica religiosa degli uomini, per quanto riguarda la partecipazione alla messa domenicale e ai sacramenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, anche se in modo marginale, c&#8217;\u00e8 la prevalenza, nella devozione popolare, della richiesta di grazie temporali e la permanenza di pratiche \u00abpagane\u00bb, come il pianto \u00abrituale\u00bb per i morti, dal quale sembra assente la fede nella vita eterna, mentre \u00e8 presente la vendetta per i torti ricevuti e la difficolt\u00e0 di perdonare, la visione di Dio, non come Padre, ma come Colui che castiga con le malattie e la morte. In sostanza, il Mezzogiorno risente ancora oggi del fatto che \u00e8 mancata nel passato una vera e profonda evangelizzazione: di qui, la necessit\u00e0 non di abolire le pratiche devozionali della religione popolare, ma di evangelizzarle, dando ad esse un senso propriamente \u00abcristiano\u00bb, che hanno ancora in misura scarsa o almeno non sufficiente per fare della vita religiosa, in alcune zone del Sud una vita autenticamente \u00abcristiana\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> Cfr C. LEVI, <em>Cristo si \u00e8 fermato a Eboli, <\/em>Roma, Einaudi, 1945. C. Levi, anrifascista torinese, fu confinato per alcuni anni dal regime fascista in uno dei pi\u00f9 piccoli e poveri paesi della provincia di Matera, Aliano-Alianello, a cominciare dal 1935-36.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong> Don Giuseppe De Luca (Sasso di Castalda, Potenza, 1898 &#8211; Roma, 1962) con le sue Edizioni di Storia e Letteratura ha influito molto sugli studi della \u00abpiet\u00e0\u00bb meridionale (cfr R, GUARNIERII, <em>Don Giuseppe De Luca tra cronaca e storia [1898-1962], <\/em>Bologna, il Mulino, 1974). La sua opera pi\u00f9 nota \u00e8<em> Introduzione alla storia della piet\u00e0, <\/em>Roma, Storia e Letteratura, 1962.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3)<\/strong> De Rosa non solo \u00e8 autore di opere di grande valore come <em>Vescovi, popolo e magia nel Sud. Ricerche di storia socio-religiosa dal XVII al XIX secolo, <\/em>Napoli, Guida, 1983; <em>Tempo religioso e tempo storico. Saggi e note di storia sociale e religiosa dal Medioevo all&#8217;et\u00e0 contemporanea, <\/em>3 voll., Roma, Storia e Letteratura, 1987-98; <em>Chiesa e religione popolare nel Mezzogiorno, <\/em>Roma &#8211; Bari, Laterza, 1978; ma forse il suo merito maggiore \u00e8 stato quello di aver creato una vera e propria \u00abscuola\u00bb per la ricerca sulla religione popolare del Mezzogiorno attraverso la regestazione e lo studio dei sinodi vescovili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4)<\/strong> Cfr G. M, VISCARDI, <em>Tra Europa e \u00abIndie di quaggi\u00f9\u00bb. Chiesa, religiosit\u00e0 e cultura popolare nel Mezzogiorno (secoli XV-XIX), <\/em>Roma, Storia e Letteratura, 2005, 456, \u20ac 54.00. Questo volume raccoglie 13 saggi riguardanti la religiosit\u00e0 del Mezzogiorno, in particolare della Campania e della Lucania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5)<\/strong> Cfr DE MARTINO, <em>Sud e magia<\/em>, Milano Feltrinelli, 1983; ID., <em>Morte e pianto rituale nel mondo antico: dal lamento pagano al pianto di Maria, <\/em>Torino, Einaudi, 1958.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6)<\/strong> C.Levi cos\u00ec descrive il \u00abpianto rituale\u00bb per i morti: \u00abVerso l\u2019alba il malato si avvi\u00f2 alla fine. Le invocazioni e il respiro si cambiarono in un rantolo, e anche quello sui affievol\u00ec a poco a poco, con lo sforzo di una lotta estrema, e cess\u00f2. Non aveva ancora finito di morire che gi\u00e0 le donne gli abbassarono le palpebre sugli occhi sbarrati, e cominciavano il lamento. Quelle due farfalle (le figlie del defunto) bianche e nere, chiuse e gentili, si mutarono d\u2019improvviso in due furie. Si strapparono i veli e i nastri, si scomposero le vesti, si graffiarono a sangue il viso con le unghie, e cominciarono a danzare a gran passi per la stanza battendo il capo nei muri e cantando su una sola nota altissima, il racconto della morte. Ogni tanto si affacciavano alla finestra, gridando in quell\u2019unico tono, come ad annunciare la morte alla campagna e al mondo; poi tornavano nella stanza e riprendevano il ballo e l\u2019ululato, che sarebbe continuato senza riposo, fino all\u2019interramento. Era una nota lunga, identica, monotona, straziante. Era impossibile ascoltarla senza essere invasi da un senso di angoscia fisica irresistibile: quel grido faceva venire un groppo alla gola e pareva entrasse nelle viscere\u00bb (<em>Cristo si \u00e8 fermato a Eboli<\/em>, cit., 206).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7)<\/strong> Cfr J. DELUMEAU, <em>Il cattolicesimo dal XVI al XVII secolo<\/em>, Milano, Mursia, 1976<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8)<\/strong> In <em>Magnum Bullarium Romanorum<\/em>, V, Augustae Taurinorum, 1960, 296 s.Cfr H. INSTITOR \u2013 J SPRENGER, <em>Malleus maleficarum<\/em>, Spira, Peter Drach, 1486; <em>Il martello delle streghe<\/em>, Venezia, marsiluio, 1977, 127 s:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9)<\/strong> J. CL. Scmitt, \u00abReligione popolare e cultura folkloristica\u00bb, il <em>Ricerche di storia religiosa<\/em> VI (1977), n.11, 9-27.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10)<\/strong> \u00abLa religione popolare \u00e8 cos\u00ec definibile sempre in rapporto a un comando, a un divieto, a un modello che viene dall\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica, dalla norma scritta, dalle leggi della Chiesa. Non \u00e8 cio\u00e8 una categoria a s\u00e9, un\u2019altra religione, con connotati chiaramente autonomi, ma \u00e8 la stessa religione \u201cufficiale\u201d, per cos\u00ec dire, vissuta secondo gli umori, gli interessi, le abitudini, le resistenze dell\u2019ambiente storico locale. <em>La religione popolare, in altre parole, non rappresenta una religione pi\u00f9 autentica o meno, a seconda dei punti di vista, di quella dei preti e dei vescovi, non \u00e8 altro termine di una dialettica di distinti: il suo uso serve allo storico sociale che studia comportamenti religiosi e popolari nel rapporto con il modello che per comodit\u00e0 di esposizione chiamiamo \u201cufficiale\u201d. Anzi, potremmo dire che la \u201creligione popolare\u201d \u00e8 in sostanza la storia di questo rapporto<\/em>\u00bb. (GABR: DE ROSA, \u00ab<em>Religione popolare o religione prescritta<\/em>?\u00bb, in Chiesa e religione popolare nel Mezzogiorno, Roma-Bari, Laterza, 1978, 7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>11)<\/strong> Le chiese \u00abricettizie\u00bb avevano un patrimonio costituito da beni, censi, decime, amministrati in massa comune, di cui ogni prete era \u00abproporzionario\u00bb. A far parte del clero \u00abricettizio\u00bb non potevano essere ammessi preti estranei al luogo (\u00abforestieri\u00bb) il vescovo non poteva intervenire nelle faccende interne dell\u2019amministrazione di questo patrimonio, ma doveva limitarsi soltanto alle cose spirituali. Perci\u00f2 il clero \u00abricettizio\u00bb era sinonimo di clero litigioso e attaccabrighe, geloso della propria \u00abroba\u00bb, poco incline all\u2019obbedianza verso il vescovo: esso calcolava gli obblighi religiosi del sacerdozio come una rendita della quale vivere. \u00abLa struttura <em>ricettizia<\/em> della Chiesa meridionale \u00e8 il dato pi\u00f9 importante per capire la storia della societ\u00e0 religiosa nel Sud: struttura <em>laicale<\/em> perch\u00e9 di patronato laico, quindi diffidente e sospettosa verso l\u2019autorit\u00e0 del vescovo. E questa struttura, che dava indipendenza al clero paesano, che lo rendeva esperto pi\u00f9 di faccende relative ai censo e decime che in questioni di culto divino, conferiva al clero <em>ricettizio<\/em> molto spesso un senso di immunit\u00e0 anche nella vita morale e civile\u00bb (G:DE ROSA, Vescovi, popolo e magia nel Sud, cit., 36-38)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>12)<\/strong> G.M. VISCARDI, Tra Europa<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Civilt\u00e0 Cattolica n.3754 18 novembre 2006 Giuserppe De Rosa s.j.\u00a0 I problemi politici, sociali ed economici del Mezzogiorno d&#8217;Italia sono stati oggetto di studi approfonditi e di accurate ricerche, particolarmente nella seconda met\u00e0 del secolo XX. 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