{"id":2416,"date":"2007-01-04T00:00:00","date_gmt":"2007-01-03T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-01-16T12:53:39","modified_gmt":"2015-01-16T11:53:39","slug":"il-vicario-di-cristo-spiegato-dal-suo-vicario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/il-vicario-di-cristo-spiegato-dal-suo-vicario\/","title":{"rendered":"Il vicario di Cristo spiegato dal suo vicario"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/benedetto-XVI.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-17008\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/benedetto-XVI.jpg\" alt=\"benedetto XVI\" width=\"250\" height=\"188\" \/><\/a>da <strong><a href=\"http:\/\/www.chiesa.espressonline.it\/\" target=\"_blank\">www.chiesa.espressonline.it<\/a><\/strong><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Un entusiasta cardinale Ruini detta ai suoi preti una lezione sul \u201ccuore\u201d dell\u2019insegnamento di Ratzinger. E dice loro perch\u00e9 il papa ha voluto scrivere un libro su Ges\u00f9<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Sandro Magister<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">ROMA, 20 dicembre 2006 \u2013 Il cardinale Camillo Ruini, vicario del papa per la diocesi di Roma, incontra periodicamente i suoi preti per presentare e discutere i progetti pastorali, le questioni liturgiche, la catechesi, eccetera.Ma gioved\u00ec 14 dicembre ha fatto un grandioso fuori programma.<\/div>\n<p>Li ha convocati a porte chiuse nell\u2019aula magna della Pontificia Universit\u00e0 del Laterano per tenere loro una lezione nientemeno che sul \u201ccuore\u201d dell\u2019insegnamento di Benedetto XVI.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">Joseph Ratzinger spiegato da Ruini. \u00c8 bastato questo annuncio per riempire l\u2019aula oltre ogni misura. Molti preti erano in piedi, altri seduti sui gradini. Tutti hanno avuto in mano il testo per seguire pi\u00f9 attentamente la lezione, in un silenzio impressionante.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al termine, il cardinale ha aperto la discussione e ha risposto a una dozzina di domande.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A giudizio di Ruini, il cuore dell\u2019insegnamento di Benedetto XVI \u00e8 \u201cla questione della verit\u00e0 della fede cristiana\u201d. O detto in altre parole: \u201ccome proporre la verit\u00e0 salvifica di Ges\u00f9 Cristo alla ragione del nostro tempo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Punto di partenza \u00e8 la crisi radicale in cui si trova oggi il cristianesimo, specie in Europa: un cristianesimo che ha smarrito la certezza di essere la \u201creligione vera\u201d. A separare la fede dalla verit\u00e0 sono stati sia i cambiamenti intervenuti nella ragione e nella scienza, sia quelli che hanno intaccato il cristianesimo stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Benedetto XVI vuole invece riavvicinare la ragione e la libert\u00e0 al cristianesimo. E con questo ridar luce alla \u201cstrana penombra\u201d in cui vive l\u2019uomo moderno, che assieme a Dio ha smarrito anche la conoscenza del bene e del male.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ruini sottolinea per\u00f2 che il papa fa questo \u201cin un modo che non \u00e8 affatto razionalistico\u201d. Il cuore della predicazione di Benedetto XVI \u00e8, infatti, Ges\u00f9. Il che spiega perch\u00e8 egli si sia dedicato a scrivere un libro proprio su di Lui: sul Ges\u00f9 \u201cstorico\u201d che \u00e8 tutt\u2019uno col Ges\u00f9 della fede. Ritrovando Ges\u00f9 vero Dio e vero uomo l\u2019Occidente cristiano pu\u00f2 rapportarsi alle altre culture e religioni del mondo offrendo ad esse la sua proposta genuina. Ratzinger e Ruini dicono no sia all\u2019inculturazione che alla multiculturalit\u00e0. L\u2019approccio che a loro giudizio \u201cappartiene alla forma originaria del cristianesimo\u201d \u00e8 quello dell\u2019interculturalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019interculturalit\u00e0 \u201cimplica sia un atteggiamento positivo verso le altre culture e religioni, sia quell\u2019opera di purificazione e quel \u2018taglio coraggioso\u2019 che sono indispensabili per ogni cultura se vuole davvero incontrare Cristo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concludendo la sua lezione, Ruini ha riconosciuto che Ratzinger \u201cnon si fa certo illusioni sull\u2019attuale stato di salute della Chiesa cattolica e pi\u00f9 in generale del cristianesimo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma affronta la grandezza fin \u201ceccessiva\u201d del suo compito con la certezza che \u201cchi crede non \u00e8 mai solo\u201d. Il cardinale Ruini ha letto la sua lezione e risposto alle domande con uno slancio e una carica d\u2019ottimismo che hanno molto colpito i presenti. Compir\u00e0 76 anni il prossimo febbraio, et\u00e0 canonica che comporterebbe il ritiro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma lasciando l\u2019aula qualche suo prete commentava: \u201cUna lezione come questa non \u00e8 un addio. \u00c8 un nuovo inizio\u201d. Ecco dunque la formidabile lezione, dalla prima riga all\u2019ultima:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Al cuore dell\u2019insegnamento di Benedetto XVI:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Proporre la verit\u00e0 salvifica di Ges\u00f9 Cristo alla ragione del nostro tempo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> Camillo Ruini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Alcune premesse<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una caratteristica del magistero di Benedetto XVI \u00e8 il suo grande impegno per la questione della verit\u00e0 della fede cristiana, nell\u2019attuale situazione storica e in rapporto alle forme di razionalit\u00e0 oggi prevalenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel linguaggio della teologia potremmo dire che il papa affronta, col suo stile e in maniera innovativa, la questione centrale dell\u2019apologetica, o \u2013 come si preferisce dire oggi \u2013 della teologia fondamentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scopo di questa relazione non \u00e8, evidentemente, approfondire queste problematiche, e nemmeno farne una presentazione completa, ma soltanto introdurre in esse, offrendo alcune principali linee di orientamento e chiavi di interpretazione, alla luce sia del magistero di Benedetto XVI \u2013 in particolare del discorso del 12 settembre 2006 all\u2019Universit\u00e0 di Regensburg e di quello del 19 ottobre al Convegno di Verona, oltre che dell\u2019enciclica \u201c<em>Deus caritas est<\/em>\u201d \u2013 sia del suo precedente lavoro di teologo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i suoi tanti libri importanti, mi riferisco principalmente alla \u201cIntroduzione al Cristianesimo\u201d, edito in Italia dalla Queriniana (d\u2019ora in poi \u201cIntroduzione\u201d), e alle due raccolte di saggi \u201cFede Verit\u00e0 Tolleranza. Il cristianesimo e le religioni del mondo\u201d, pubblicata da Cantagalli nel 2003 (d\u2019ora in poi \u201cFede\u201d), e \u201cL\u2019Europa di Benedetto nella crisi delle culture\u201d, pubblicata nel 2005 anch\u2019essa da Cantagalli (d\u2019ora in poi \u201cL\u2019Europa\u201d), perch\u00e9 questi tre libri sono pi\u00f9 direttamente attinenti al nostro tema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, sebbene Benedetto XVI abbia grande cura di distinguere tra il suo magistero di pontefice e il suo lavoro di teologo, come egli stesso afferma nella prefazione, anticipata alla stampa, del suo libro \u201cGes\u00f9 di Nazareth\u201d atteso per la primavera prossima, vi \u00e8 pur sempre una profonda corrispondenza e unit\u00e0 sostanziale tra il suo magistero e la sua teologia. Un esame attento consente pertanto di individuare, attraverso l\u2019uno e l\u2019altra, proprio quelle linee fondamentali che cercher\u00f2 di presentare oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di entrare nell\u2019argomento, pu\u00f2 essere utile dire qualche parola sull\u2019impostazione teologica e sul modo di procedere propri di Joseph Ratzinger \u2013 Benedetto XVI.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli, che ha insegnato prima teologia fondamentale e poi teologia dogmatica, ha un approccio ai problemi dove la penetrazione teoretica e filosofica si colloca dentro a una prospettiva che \u00e8 anzitutto storica e concreta. Inoltre, la sua formazione \u00e8 essenzialmente biblica, patristica e liturgica e alla luce di essa egli affronta le problematiche attuali. Il suo atteggiamento riguardo a queste ultime denota certamente acute capacit\u00e0 critiche, ma \u00e8 improntato anzitutto a una volont\u00e0 costruttiva, all\u2019apertura e anche alla simpatia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per farsi un\u2019idea di come egli stesso veda la sua formazione e il suo lavoro di teologo \u00e8 particolarmente interessante il libro autobiografico \u201c<em>La mia vita<\/em>\u201d. Venendo ora al nostro tema, mi sembra giusto prendere come punto di partenza la convinzione, espressa dal card. Ratzinger, che \u201cal termine del secondo millennio, il cristianesimo si trova, proprio nel luogo della sua originaria diffusione, in Europa, in una crisi profonda, basata sulla crisi della sua pretesa di verit\u00e0\u201d (\u201c<em>Fede<\/em>\u201d, p. 170).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa crisi ha una duplice dimensione: la sfiducia riguardo alla possibilit\u00e0, per l\u2019uomo, di conoscere la verit\u00e0 su Dio e sulle cose divine, e i dubbi che le scienze moderne, naturali e storiche, hanno sollevato riguardo ai contenuti e alle origini del cristianesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. La natura originaria del cristianesimo: l\u2019Essere, il L\u00f3gos, l\u2019Agape<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La gravit\u00e0 e il carattere radicale di una simile crisi si comprendono alla luce di quella che \u00e8 la natura propria del cristianesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 certamente vero che esso non \u00e8 anzitutto \u201cuna decisione etica o una grande idea, bens\u00ec l\u2019incontro con un avvenimento, con una Persona, che d\u00e0 alla vita un nuovo orizzonte e con ci\u00f2 la direzione decisiva\u201d (\u201c<em>Deus caritas est<\/em>\u201d, n.1), ma \u00e8 altrettanto vero che l\u2019opzione per il l\u00f3gos, e non per il mito, ha caratterizzato fin dall\u2019inizio lo stesso cristianesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">J. Ratzinger argomenta ampiamente questa affermazione, anzitutto sul piano storico, gi\u00e0 a partire dalla sua prima prolusione accademica, nel 1959 all\u2019Universit\u00e0 di Bonn, intitolata \u201c<em>Il Dio della fede e il Dio dei filosofi<\/em>\u201d, e poi fino al recentissimo discorso all\u2019Universit\u00e0 di Regensburg.\u00a0 In concreto, gi\u00e0 ben prima della nascita di Cristo la critica dei miti religiosi compiuta dalla filosofia greca \u2013 critica che pu\u00f2 definirsi come l\u2019illuminismo filosofico dell\u2019antichit\u00e0 \u2013 ha trovato un corrispettivo nella critica agli dei falsi condotta dai profeti di Israele (in particolare il Deutero-Isaia) in nome del monoteismo jahvistico, e poi l\u2019incontro tra fede giudaica e filosofia greca si \u00e8 sviluppato progressivamente e ha trovato espressione anche nella traduzione greca dell\u2019Antico Testamento dei \u201cSettanta\u201d, che \u201c\u00e8 pi\u00f9 di una semplice traduzione\u201d e rappresenta \u201cuno specifico importante passo della storia della rivelazione\u201d (discorso di Regensburg).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto l\u2019affermazione \u201cIn principio era il L\u00f3gos\u201d, con cui inizia il prologo del Vangelo di Giovanni, costituisce \u201cla parola conclusiva sul concetto biblico di Dio, la parola in cui tutte le vie spesso faticose e tortuose della fede biblica raggiungono la loro meta, trovano la loro sintesi\u201d (ibidem).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella stessa linea si \u00e8 mossa la patristica, come emerge dalla frase audace e incisiva di Tertulliano \u201cCristo ha affermato di essere la verit\u00e0, non la consuetudine\u201d (\u201cIntroduzione\u201d, p. 102) e dalla netta scelta di S. Agostino che, rifacendosi alle tre forme di religione individuate dall\u2019autore pagano Terenzio Varrone, colloca risolutamente il cristianesimo nell\u2019ambito della \u201cteologia fisica\u201d, cio\u00e8 della razionalit\u00e0 filosofica, e non in quello della \u201cteologia mitica\u201d dei poeti, o della \u201cteologia civile\u201d degli stati e dei politici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cristianesimo si qualifica pertanto come \u201creligione vera\u201d, a differenza dalle religioni pagane, ormai prive di verit\u00e0 agli occhi della stessa razionalit\u00e0 precristiana, e realizza rispetto ad esse una grande opera di \u201cdemitizzazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un cammino di questo genere era gi\u00e0 iniziato nel giudaismo, ma rimaneva la difficolt\u00e0 del legame speciale tra l\u2019unico Dio creatore universale e il solo popolo giudaico, legame superato dal cristianesimo, nel quale l\u2019unico Dio si propone come salvatore, senza discriminazioni, di tutti i popoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso, l\u2019incontro tra il messaggio biblico e il pensiero filosofico greco non \u00e8 stato un semplice caso, ma la concretizzazione storica del rapporto intrinseco tra la rivelazione e la razionalit\u00e0. E proprio questo \u00e8 anche uno dei motivi fondamentali della forza di penetrazione del cristianesimo nel mondo ellenistico-romano (cfr \u201c<em>Fede<\/em>\u201d, pp.173-180).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec per\u00f2 abbiamo, per cos\u00ec dire, soltanto una met\u00e0 del discorso: l\u2019altra met\u00e0 \u00e8 costituita dalla novit\u00e0 radicale e dalla diversit\u00e0 profonda della rivelazione biblica rispetto alla razionalit\u00e0 greca, e ci\u00f2 anzitutto riguardo al tema centrale della religione, che \u00e8 chiaramente Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">J. Ratzinger mette grande impegno nel mostrare, attraverso l\u2019esame dei testi biblici, dal racconto del roveto ardente di Esodo 3 fino alla formula \u201cIo sono\u201d che Ges\u00f9 applica a se stesso nel Vangelo di Giovanni, che l\u2019unico Dio dell\u2019Antico e del Nuovo Testamento \u00e8 l\u2019Essere che esiste da se stesso e in eterno, ricercato dai filosofi (cfr \u201cIntroduzione\u201d, pp. 79-97). Ma egli sottolinea con uguale forza che questo Dio supera radicalmente ci\u00f2 che i filosofi avevano pensato di Lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In primo luogo, infatti, Dio \u00e8 nettamente distinto dalla natura, dal mondo che Egli ha creato: solo cos\u00ec la \u201cfisica\u201d e la \u201cmetafisica\u201d giungono a una chiara distinzione l\u2019una dall\u2019altra.\u00a0 E soprattutto questo Dio non \u00e8 una realt\u00e0 a noi inaccessibile, che noi non possiamo incontrare e a cui \u00e8 inutile rivolgersi nella preghiera, come ritenevano i filosofi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario, il Dio biblico ama l\u2019uomo e per questo entra nella nostra storia, d\u00e0 vita a un\u2019autentica storia d\u2019amore con Israele, suo popolo, e poi, in Ges\u00f9 Cristo, non solo dilata questa storia di amore e di salvezza all\u2019intera umanit\u00e0 ma la conduce all\u2019estremo, al punto cio\u00e8 di \u201crivolgersi contro se stesso\u201d, nella croce del proprio Figlio, per rialzare l\u2019uomo e salvarlo, e di chiamare l\u2019uomo a quell\u2019unione di amore con Lui che culmina nell\u2019Eucaristia (cfr \u201c<em>Deus caritas est<\/em>\u201d, nn. 9-15, dove Benedetto XVI riassume con grande forza quello che aveva approfondito fin dagli inizi del suo lavoro di teologo). In questo modo il Dio che \u00e8 l\u2019Essere e il Verbo \u00e8 anche e identicamente l\u2019Agape, l\u2019Amore originario e la misura dell\u2019amore autentico, che proprio per amore ha creato l\u2019universo e l\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 precisamente, questo amore \u00e8 del tutto disinteressato, libero e gratuito. Dio infatti crea liberamente l\u2019universo dal nulla (solo con la libert\u00e0 della creazione diventa piena e definitiva la distinzione tra Dio e il mondo) e liberamente, per la sua misericordia senza limiti, salva l\u2019umanit\u00e0 peccatrice. Cos\u00ec la fede biblica riconcilia tra di loro quelle due dimensioni della religione che prima erano separate una dall\u2019altra, cio\u00e8 il Dio eterno di cui parlavano i filosofi e il bisogno di salvezza che l\u2019uomo porta dentro di s\u00e9 e che le religioni pagane tentavano in qualche modo di soddisfare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Dio della fede cristiana \u00e8 dunque s\u00ec l\u2019Essere assoluto, il Dio della metafisica, ma \u00e8 anche, e identicamente, il Dio della storia, il Dio cio\u00e8 che entra nella storia e nel pi\u00f9 intimo rapporto con noi. \u00c8 questa, secondo J. Ratzinger, l\u2019unica risposta adeguata alla questione del Dio della fede e del Dio dei filosofi (cfr \u201cFede\u201d, pp. 180-182).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 ha inevitabili e decisive conseguenze riguardo all\u2019uomo e al modo di intendere la vita, cio\u00e8 all\u2019etica. Come San Paolo ha detto esplicitamente, \u201cquando i pagani che non hanno la legge, per natura agiscono secondo la legge, [\u2026] essi dimostrano che quanto la legge esige \u00e8 scritto nei loro cuori\u201d (Romani 2,14-15). Nello stesso spirito Paolo chiede ai credenti in Cristo: \u201cTutto quello che \u00e8 vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che \u00e8 virt\u00f9 e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri\u201d (Filippesi 4,8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi \u00e8 qui un chiaro riferimento all\u2019interpretazione etica della natura, coltivata dalla morale stoica. Questa interpretazione \u00e8 dunque assunta dal cristianesimo, ma nello stesso tempo \u00e8 superata: quando a un Dio soltanto pensato subentra l\u2019incontro con il Dio vivente, avviene anche il passaggio da una teoria etica a una prassi morale comunitariamente vissuta e messa in atto nella comunit\u00e0 credente, in concreto attraverso la concentrazione di tutta la morale nel duplice comandamento dell\u2019amore di Dio e del prossimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E come questo Dio crea e si dona nella libert\u00e0, cos\u00ec la fede in Lui non pu\u00f2 che essere un atto libero, che nessuna autorit\u00e0 statuale pu\u00f2 proibire o pu\u00f2 imporre: pertanto \u201calla struttura fondamentale del cristianesimo appartiene la distinzione tra ci\u00f2 che \u00e8 di Cesare e ci\u00f2 che \u00e8 di Dio (cfr Matteo 22,21)\u201d (\u201cDeus caritas est\u201d, 28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8, nella sua pienezza, la ragione del dinamismo missionario sviluppato nel mondo ellenistico-romano dal cristianesimo. Esso convinceva perch\u00e9 riuniva in s\u00e9 il legame della fede con la ragione e l\u2019orientamento dell\u2019azione verso la \u201ccaritas\u201d, la cura amorevole dei sofferenti, dei poveri e dei deboli, al di l\u00e0 di ogni differenza di condizione sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo dunque concludere che la forza che ha fatto del cristianesimo una religione mondiale e ha reso convincente la sua pretesa di essere la \u201creligione vera\u201d \u00e8 consistita nella sintesi che esso ha saputo realizzare tra ragione, fede e vita (cfr \u201cFede\u201d, pp.182-184, e anche il discorso alla Curia Romana del 22 dicembre 2005).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. L\u2019allontanamento della ragione e della libert\u00e0 dal cristianesimo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa sintesi e questa pretesa hanno retto per molti secoli, pur tra tante vicissitudini storiche, e sono state alla base delle successive fasi di espansione missionaria del cristianesimo (cfr discorso di Verona).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto J. Ratzinger pone con forza la domanda: \u201cPerch\u00e9 questa sintesi non convince pi\u00f9 oggi? Perch\u00e9 la ragione e il cristianesimo sono, al contrario, considerati oggi come contraddittori e addirittura reciprocamente escludentisi? Che cosa \u00e8 cambiato nella prima e che cosa \u00e8 cambiato nel secondo?\u201d (\u201c<em>Fede<\/em>\u201d, p. 184). Esaminiamo dunque, in primo luogo, i cambiamenti intervenuti nella \u201cragione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In maniera molto sommaria, diremo soltanto che l\u2019unit\u00e0 relazionale tra razionalit\u00e0 e fede, alla quale S. Tommaso d\u2019Aquino aveva dato una forma sistematica, \u00e8 stata progressivamente sempre pi\u00f9 lacerata attraverso le grandi tappe del pensiero moderno, da Cartesio a Vico a Kant, mentre la nuova sintesi tra ragione e fede tentata da Hegel non restituisce realmente alla fede la sua dignit\u00e0 razionale, ma tende piuttosto a convertirla completamente in ragione, eliminandola come fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il passo successivo, che ha come figure emblematiche Marx e Comte, rovescia la posizione di Hegel, che riduceva la materia allo spirito, riducendo invece lo spirito alla materia \u2013 con l\u2019esclusione della possibilit\u00e0 stessa di un Dio trascendente \u2013 e facendo di nuovo venir meno, in linea di principio, una \u201cmetafisica\u201d distinta dalla \u201cfisica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contestualmente ha luogo una trasformazione del concetto di verit\u00e0, che cessa di essere conoscenza della realt\u00e0 esistente indipendentemente da noi per divenire conoscenza di ci\u00f2 che noi stessi abbiamo compiuto nella storia, e poi di ci\u00f2 che noi possiamo realizzare mediante le scienze empiriche e le tecnologie (concetto \u201cfunzionale\u201d della ragione e della verit\u00e0).\u00a0 Cos\u00ec al primato della filosofia (metafisica) subentra il primato della storia, a sua volta poi sostituito da quello della scienza e della tecnica. Quest\u2019ultimo primato \u00e8 oggi assai chiaramente visibile nella cultura occidentale e, nella misura in cui pretende che la conoscenza scientifica sia l\u2019unica propriamente vera e razionale, deve qualificarsi come \u201cscientismo\u201d (cfr \u201cIntroduzione\u201d, pp. 27-37; \u201cFede\u201d, pp. 186-187).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo quadro la teoria dell\u2019evoluzione delle specie dei viventi proposta da Darwin ha finito per assumere, presso molti scienziati e filosofi e in larga parte dell\u2019attuale cultura, il ruolo di una specie di visione del mondo o di \u201cfilosofia prima\u201d, che da una parte sarebbe rigorosamente \u201cscientifica\u201d e dall\u2019altra costituirebbe, almeno potenzialmente, una spiegazione o teoria universale di tutta la realt\u00e0, basata sulla selezione naturale e sulle mutazioni casuali, al di l\u00e0 della quale ulteriori domande sull\u2019origine e sulla natura delle cose non sarebbero pi\u00f9 necessarie e nemmeno lecite. L\u2019affermazione che \u201cin principio era il L\u00f3gos\u201d viene pertanto capovolta, ponendo all\u2019origine di tutto la materia-energia, il caso e la necessit\u00e0, qualcosa dunque che in s\u00e9 non sarebbe razionale (cfr \u201cFede\u201d, pp. 187-190).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche tra i non credenti in Cristo simili posizioni non sono certo condivise da tutti, essendo spesso avvertite come un insopportabile dogmatismo, che si pretende \u201cscientifico\u201d ma trascura i limiti intrinseci della conoscenza scientifica. J. Ratzinger osserva per\u00f2 che, a causa di quel grande cambiamento per il quale, da Kant in poi, la ragione umana non \u00e8 pi\u00f9 ritenuta in grado di conoscere la realt\u00e0 in se stessa, e soprattutto la realt\u00e0 trascendente, l\u2019alternativa culturalmente pi\u00f9 accreditata allo scientismo sembra essere oggi non l\u2019affermazione del Dio Verbo, bens\u00ec l\u2019idea che \u201c<em>latet omne verum<\/em>\u201d, ogni verit\u00e0 \u00e8 nascosta, ossia che la vera realt\u00e0 di Dio rimane a noi del tutto inaccessibile e non conoscibile, mentre le diverse religioni ci presenterebbero soltanto delle immagini di Dio relative ai diversi contesti culturali, e quindi tutte ugualmente \u201cvere\u201d e \u201cnon vere\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo modo ritrova cittadinanza nel mondo occidentale quell\u2019approccio al divino che \u00e8 proprio delle grandi religioni o visioni del mondo orientali, come l\u2019induismo e il buddismo (pur con tutte le grandi differenze tra loro), e che nei primi secoli dell\u2019era cristiana il neoplatonismo aveva a suo modo cercato di proporre, come alternativa al cristianesimo (cfr \u201cFede\u201d, pp. 184-186).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 difficile constatare quanto simili idee siano concretamente diffuse tra la nostra gente. Un Dio, o meglio un \u201cdivino\u201d, cos\u00ec inteso tende a identificarsi con la dimensione pi\u00f9 profonda e misteriosa dell\u2019universo, presente al fondo di ogni realt\u00e0: \u00e8 difficile dunque riconoscergli un carattere personale e la preghiera stessa, piuttosto che essere un dialogo tra Dio e l\u2019uomo, prende la forma di itinerari spirituali di autopurificazione, che culminano nel riassorbimento e dissolvimento del nostro io nell\u2019infinito originario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine non sembra pertanto cos\u00ec radicale la differenza tra queste forme di religiosit\u00e0 e quell\u2019agnosticismo, o anche ateismo, che si collegano all\u2019approccio scientista (cfr \u201cFede\u201d, pp. 184-186, e anche pp. 23-43; 125-134). Come la fede cristiana nel Dio che \u00e8 Essere, Verbo e Agape si \u00e8 concretizzata in una precisa forma di vita e di etica, qualcosa di analogo \u00e8 avvenuto e sta avvenendo per le forme di razionalit\u00e0 che tendono a sostituirsi al cristianesimo e che a loro volta si esprimono in concreti orientamenti etici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se \u201cogni verit\u00e0 \u00e8 nascosta\u201d, o anche se \u00e8 razionalmente valido soltanto ci\u00f2 che \u00e8 sperimentabile e calcolabile, parallelamente, a livello pratico, di vita e di comportamenti, il valore fondamentale diventa quelle della \u201ctolleranza\u201d, nel senso che nessuno deve o pu\u00f2 ritenere le proprie convinzioni e le proprie scelte migliori e preferibili rispetto a quelle degli altri. \u00c8 questa la figura attuale e apparentemente compiuta dell\u2019illuminismo, che si definisce in concreto attraverso i diritti di liberta, con le libert\u00e0 individuali come criterio supremo e decisivo che misura tutti gli altri e con la conseguente esclusione di ogni possibile discriminazione ai danni di qualcuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene meno pertanto, specialmente a livello sociale e pubblico, la coscienza morale come qualcosa di valido oggettivamente, perch\u00e9 riferito a ci\u00f2 che \u00e8 bene o male in se stesso. Dato per\u00f2 che una morale \u00e8 comunque necessaria per vivere, essa viene in qualche modo ricuperata facendo riferimento al calcolo delle conseguenze, utili o dannose, dei propri comportamenti e tenendo sempre come criterio regolatore quello di non limitare la libert\u00e0 altrui (cfr \u201cL\u2019Europa\u201d, pp. 35-37).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano dei contenuti, alla concezione del mondo che assolutizza il modello evoluzionistico corrisponde un\u2019etica che pone al centro la selezione naturale, e quindi la lotta per la sopravvivenza e la vittoria del pi\u00f9 forte, mentre nella prospettiva di quelle forme di religiosit\u00e0 che fanno riferimento a un divino non conoscibile e tendenzialmente impersonale la stessa persona umana, con i suoi diritti inalienabili, la sua libert\u00e0 e responsabilit\u00e0, perde la propria consistenza e diventa qualcosa di relativo e transitorio, che tende a dissolversi in un tutto indistinto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec anche la differenza irriducibile tra il bene e il male viene relativizzata e diventa soltanto l\u2019opposizione di due aspetti, entrambi necessari e complementari, dell\u2019unico tutto originario.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* * *<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vediamo ora, pi\u00f9 rapidamente, quali siano i cambiamenti intervenuti nel cristianesimo stesso che hanno contribuito al divorzio consumatosi tra esso e la ragione nella nostra epoca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel discorso di Regensburg Benedetto XVI mette l\u2019accento in particolare sul tema della \u201cde-ellenizzazione\u201d del cristianesimo, che emerge una prima volta gi\u00e0 nel XVI secolo con la Riforma protestante: l\u2019intento era ritornare alla pura fede biblica, liberandola dal condizionamento della filosofia greca, ossia della metafisica. Un\u2019intenzione simile si ritrova anche in Kant, sia pure in forma assai diversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda ondata del programma di de-ellenizzazione nasce dalla teologia protestante liberale del secolo XIX e XX ma ha interessato fortemente anche la teologia cattolica. Nel pensiero dei suoi rappresentanti pi\u00f9 radicali, come Harnack, si tratta di ritornare al Ges\u00f9 soltanto uomo, che sarebbe il Ges\u00f9 della storia, e al suo semplice messaggio morale, che costituirebbe il culmine dello sviluppo religioso dell\u2019umanit\u00e0, liberandolo dai successivi sviluppi filosofici e teologici, a cominciare dalla stessa divinit\u00e0 di Cristo. Alla base c\u2019\u00e8 l\u2019autolimitazione moderna della ragione a ci\u00f2 che \u00e8 verificabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La terza ondata della de-ellenizzazione sta diffondendosi attualmente, in rapporto con il problema dell\u2019incontro del cristianesimo con le molteplici culture del mondo: la sintesi con l\u2019ellenismo compiutasi nella Chiesa antica sarebbe una prima inculturazione, da cui occorrerebbe liberarsi, ritornando al semplice messaggio del Nuovo Testamento per inculturarlo di nuovo nei diversi contesti socio-culturali. Il risultato \u00e8 inevitabilmente quello di relativizzare il legame tra fede e ragione instauratosi fin dall\u2019inizio del cristianesimo, ritenendo che esso sia soltanto contingente e quindi superabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro e ancor pi\u00f9 rilevante cambiamento \u00e8 stato quello per il quale, con il passare dei secoli, il cristianesimo era purtroppo diventato in larga misura tradizione umana e religione di stato, contrariamente alla propria natura (cfr le parole di Tertulliano: \u201cCristo ha affermato di essere la verit\u00e0, non la consuetudine\u201d). Nonostante la ricerca di razionalit\u00e0 e di libert\u00e0 sia sempre stata presente nel cristianesimo, la voce della ragione era stata troppo addomesticata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 stato ed \u00e8 merito dell\u2019illuminismo aver riproposto, spesso in polemica con la Chiesa, questi valori originari del cristianesimo e aver ridato alla ragione e alla libert\u00e0 la loro propria voce. Il significato storico del Concilio Vaticano II sta nell\u2019aver nuovamente evidenziato, specialmente nella costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo e nella dichiarazione sulla libert\u00e0 religiosa, questa profonda corrispondenza tra cristianesimo e illuminismo, puntando ad una vera conciliazione tra Chiesa e modernit\u00e0, che \u00e8 il grande patrimonio da tutelare da entrambe le parti (\u201cL\u2019Europa\u201d, pp. 57-59; cfr anche il discorso alla Curia Romana del 22 dicembre 2005).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. Per un nuovo accordo della ragione e della libert\u00e0 con il cristianesimo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giungiamo cos\u00ec al vero obiettivo di tutte le precedenti riflessioni: cercare le vie di un nuovo accordo della ragione e della libert\u00e0 con il cristianesimo, ossia, come \u00e8 scritto nel titolo di questa relazione, \u201cproporre la verit\u00e0 salvifica di Ges\u00f9 Cristo alla ragione del nostro tempo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta che J. Ratzinger \u2013 Benedetto XVI d\u00e0 a questo interrogativo \u00e8 anzitutto quella di \u201callargare gli spazi della razionalit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La limitazione della ragione a ci\u00f2 che \u00e8 sperimentabile e controllabile \u00e8 infatti utile, esatta e necessaria nell\u2019ambito specifico delle scienze naturali e costituisce la chiave dei loro incessanti sviluppi. Se per\u00f2 viene universalizzata e ritenuta assoluta e autosufficiente, una tale limitazione diventa insostenibile, disumana e alla fine contraddittoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In forza di essa infatti l\u2019uomo non potrebbe pi\u00f9 interrogarsi razionalmente sulle realt\u00e0 essenziali della sua vita, sulla sua origine e sul suo fine, sul dovere morale, sulla vita e sulla morte, ma dovrebbe lasciare questi problemi decisivi a un sentimento staccato dalla ragione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec per\u00f2 la ragione viene mutilata e l\u2019uomo viene diviso in se stesso e quasi disintegrato, provocando la patologia tanto della religione \u2013 che, staccata dalla razionalit\u00e0, facilmente degenera nella superstizione, nel fanatismo e nel fondamentalismo \u2013 quanto della scienza, che si rivolge facilmente contro l\u2019uomo quando si distacca dall\u2019etica e in concreto dal riconoscimento del soggetto umano come colui che non pu\u00f2 mai essere ridotto a strumento (cfr \u201cFede\u201d, pp. 99 e 164-166).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio la pretesa che l\u2019unica realt\u00e0 sia quella che \u00e8 sperimentabile e calcolabile porta del resto fatalmente a ridurre il soggetto umano a un prodotto della natura, come tale non libero e suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Si ha cos\u00ec un capovolgimento totale del punto di partenza della cultura moderna, che consisteva nella rivendicazione dell\u2019uomo e della sua libert\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analogamente, sul piano pratico, quando la liberta individuale che non discrimina, per la quale in ultima analisi tutto \u00e8 relativo al soggetto, viene eretta a supremo criterio etico, essa finisce per diventare un nuovo dogmatismo perch\u00e9 esclude ogni altra posizione, che pu\u00f2 essere lecita soltanto finch\u00e9 rimane subordinata e non in contraddizione rispetto a questo criterio relativistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tal modo vengono sistematicamente censurate le norme morali del cristianesimo e viene rifiutato in partenza ogni tentativo di mostrare che esse, o qualsiasi altre, hanno validit\u00e0 oggettiva perch\u00e9 si fondano sulla realt\u00e0 stessa dell\u2019uomo. Diventa pertanto inammissibile l\u2019espressione pubblica di un autentico giudizio morale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 sviluppata cos\u00ec in Occidente una forma di cultura che taglia deliberatamente le proprie radici storiche e costituisce la contraddizione pi\u00f9 radicale non solo del cristianesimo ma delle tradizioni religiose e morali dell\u2019umanit\u00e0 (cfr \u201cL\u2019Europa\u201d, pp. 34-55, e il discorso di Regensburg).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per mostrare come la limitazione della ragione a ci\u00f2 che \u00e8 sperimentabile e calcolabile sia non solo carica di conseguenze negative ma intrinsecamente contraddittoria, J. Ratzinger concentra l\u2019attenzione sulla struttura stessa e sui presupposti della conoscenza scientifica e in particolare su quella posizione che vorrebbe fare della teoria dell\u2019evoluzione la spiegazione almeno potenzialmente universale di tutta la realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una caratteristica fondamentale della conoscenza scientifica \u00e8 infatti la sinergia tra matematica ed esperienza, ossia tra le ipotesi formulate matematicamente e la loro verifica sperimentale: questa sinergia \u00e8 la chiave dei risultati giganteschi e sempre crescenti che si ottengono attraverso le tecnologie, operando con la natura e mettendo al nostro servizio le sue immense energie. La matematica come tale \u00e8 per\u00f2 una creazione della nostra intelligenza, il frutto puro e \u201castratto\u201d della nostra razionalit\u00e0. La corrispondenza che non pu\u00f2 non esistere tra la matematica e le strutture reali dell\u2019universo, perch\u00e9 in caso diverso le previsioni scientifiche e le tecnologie non funzionerebbero, pone dunque una grande domanda: implica cio\u00e8 che l\u2019universo stesso sia strutturato in maniera razionale, cos\u00ec che esista una corrispondenza profonda tra la nostra ragione soggettiva e la ragione oggettivata nella natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diventa allora inevitabile chiedersi a quale condizione una tale corrispondenza sia possibile e in concreto se non debba esservi un\u2019intelligenza originaria, che sia la fonte comune della natura e della nostra razionalit\u00e0. Cos\u00ec proprio la riflessione sullo sviluppo delle scienze ci riporta verso il L\u00f3gos creatore e viene capovolta la tendenza a dare il primato all\u2019irrazionale, al caso e alla necessit\u00e0, riconducendo ad esso anche la nostra intelligenza e la nostra libert\u00e0 (cfr i discorsi di Verona e di Regensburg, oltre che \u201c<em>Fede<\/em>\u201d, pp. 188-192).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente una simile domanda e riflessione, pur partendo dall\u2019esame della struttura e dei presupposti della conoscenza scientifica, va al di l\u00e0 di questa forma di conoscenza e si pone al livello dell\u2019indagine filosofica: non si oppone dunque alla teoria dell\u2019evoluzione, finch\u00e9 questa rimane nell\u2019ambito scientifico. Anche sul piano filosofico, inoltre, il L\u00f3gos creatore non \u00e8 l\u2019oggetto di una dimostrazione apodittica ma rimane \u201cl\u2019ipotesi migliore\u201d, un\u2019ipotesi che esige da parte dell\u2019uomo e della sua ragione \u201cdi rinunciare a una posizione di dominio e di rischiare quella dell\u2019ascolto umile\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In concreto, specialmente nell\u2019attuale clima culturale, l\u2019uomo con le sue sole forze non riesce a fare completamente propria questa \u201cipotesi migliore\u201d: egli rimane infatti prigioniero di una \u201cstrana penombra\u201d e delle spinte a vivere secondo i propri interessi, prescindendo da Dio e dall\u2019etica. Soltanto la rivelazione, l\u2019iniziativa di Dio che in Cristo si manifesta all\u2019uomo e lo chiama ad accostarsi a Lui, ci rende pienamente capaci di superare questa penombra (cfr \u201cL\u2019Europa\u201d, pp. 115-124; 59-60, e il discorso di Regensburg).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio la percezione di una tale \u201cstrana penombra\u201d fa s\u00ec che l\u2019atteggiamento pi\u00f9 diffuso tra i non credenti non sia oggi l\u2019ateismo \u2013 avvertito come qualcosa che supera i limiti della nostra ragione non meno della fede in Dio \u2013 ma l\u2019agnosticismo, che sospende il giudizio riguardo a Dio in quanto razionalmente non conoscibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta che J. Ratzinger d\u00e0 a questo problema ci riporta ulteriormente verso la realt\u00e0 della vita: a suo giudizio infatti l\u2019agnosticismo non \u00e8 concretamente vivibile, \u00e8 un programma non realizzabile per la vita umana.\u00a0 Il motivo \u00e8 che la questione di Dio non \u00e8 soltanto teorica ma eminentemente pratica, ha conseguenze cio\u00e8 in tutti gli ambiti della vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella pratica sono infatti costretto a scegliere tra due alternative, gi\u00e0 individuate da Pascal: o vivere come se Dio non esistesse, oppure vivere come se Dio esistesse e fosse la realt\u00e0 decisiva della mia esistenza. Ci\u00f2 perch\u00e9 Dio, se esiste, non pu\u00f2 essere un\u2019appendice da togliere o aggiungere senza che nulla cambi, ma \u00e8 invece l\u2019origine, il senso e il fine dell\u2019universo, e dell\u2019uomo in esso. Se agisco secondo la prima alternativa adotto di fatto una posizione atea e non soltanto agnostica. Se mi decido invece per la seconda alternativa adotto una posizione credente: la questione di Dio \u00e8 dunque ineludibile (cfr \u201c<em>L\u2019Europa<\/em>\u201d, pp. 103-114).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 interessante notare la profonda analogia che esiste, sotto questo profilo, tra questione dell\u2019uomo e questione di Dio: entrambe, per la loro somma importanza, vanno affrontate con tutto il rigore e l\u2019impegno della nostra intelligenza, ma entrambe sono sempre anche questioni eminentemente pratiche, inevitabilmente connesse con le nostre concrete scelte di vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* * *<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto siamo in grado di comprendere meglio il tipo di approccio teologico, ma anche pastorale, di Benedetto XVI.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli dedica grande attenzione al rapporto della fede con la ragione e alla rivendicazione di verit\u00e0 del cristianesimo. Fa questo per\u00f2 in un modo che non \u00e8 affatto razionalistico. Al contrario, egli ritiene che sia fallito il tentativo della neoscolastica di voler dimostrare la verit\u00e0 delle premesse della fede (i \u201cpraeambula fidei\u201d) mediante una ragione rigorosamente indipendente dalla fede stessa e che siano destinati a fallire altri eventuali tentativi analoghi, come d\u2019altra parte \u00e8 fallito il tentativo opposto di K. Barth di presentare la fede come un puro paradosso, che pu\u00f2 sussistere soltanto in totale indipendenza dalla ragione (cfr \u201c<em>Fede<\/em>\u201d, pp. 141-142).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In concreto, dunque, la via che conduce a Dio \u00e8 Ges\u00f9 Cristo, non solo perch\u00e9 soltanto in Lui possiamo conoscere il volto di Dio, il suo atteggiamento verso di noi e il mistero stesso della sua vita intima, cio\u00e8 del Dio unico e assoluto che esiste in tre Persone totalmente \u201crelative\u201d a vicenda \u2013 di questo mistero non sono state ancora enucleate tutte le implicazioni sia per la nostra vita sia per la stessa conoscenza di Dio, dell\u2019uomo e del mondo \u2013, ma anche perch\u00e9 soltanto nella croce del Figlio, nella quale si mostra nella sua forma pi\u00f9 radicale l\u2019amore misericordioso e solidale di Dio per noi, pu\u00f2 trovare una risposta, misteriosa ma convincente, il problema del male e della sofferenza, che da sempre \u2013 ma con forza nuova nella nostra epoca \u201cumanistica\u201d \u2013 \u00e8 la fonte del dubbio pi\u00f9 grave contro l\u2019esistenza di Dio. Perci\u00f2 la preghiera, l\u2019adorazione che apre al dono dello Spirito e rende liberi il nostro cuore e la nostra intelligenza, \u00e8 dimensione essenziale non solo della vita cristiana ma della conoscenza credente e del lavoro del teologo (cfr discorso di Verona; \u201cIntroduzione\u201d, pp. 135-146; prolusione del 1959 all\u2019Universit\u00e0 di Bonn).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non per puro gusto personale, dunque, Benedetto XVI sta usando \u201ctutti i momenti liberi\u201d per portare avanti il suo libro \u201cGes\u00f9 di Nazareth\u201d, di cui pubblicher\u00e0 tra breve la prima parte e ha gi\u00e0 reso pubblici stralci della prefazione e dell\u2019introduzione. La separazione tra il \u201cCristo della fede\u201d e il reale \u201cGes\u00f9 storico\u201d, che l\u2019esegesi basata sul metodo storico-critico sembra aver reso sempre pi\u00f9 profonda, costituisce per la fede una situazione \u201cdrammatica\u201d, perch\u00e9 \u201crende incerto il suo autentico punto di riferimento\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2 J. Ratzinger \u2013 Benedetto XVI si \u00e8 dedicato a mostrare che il Ges\u00f9 dei Vangeli e della fede della Chiesa \u00e8 in realt\u00e0 il vero \u201cGes\u00f9 storico\u201d, e fa questo impiegando il metodo storico-critico, di cui riconosce volentieri i molteplici risultati positivi, ma andando anche al di l\u00e0 di esso, per porsi in una prospettiva pi\u00f9 ampia, che consenta un\u2019interpretazione della Scrittura propriamente teologica, e che pertanto richiede la fede senza rinunciare per questo alla seriet\u00e0 storica (cfr gli stralci pubblicati della prefazione). Si tratta cio\u00e8, come per le scienze empiriche cos\u00ec per la critica storica, di \u201callargare gli spazi della razionalit\u00e0\u201d, non consentendo che esse si chiudano in se stesse e si pongano come autosufficienti (cfr \u201cFede\u201d, pp. 136-142, e anche 194-203; \u201cIntroduzione\u201d, pp. 149-180).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo tipo di approccio a Ges\u00f9 Cristo rimanda chiaramente al ruolo della Chiesa e della tradizione apostolica nella trasmissione della rivelazione. Al riguardo J. Ratzinger non solo sostiene l\u2019origine della Chiesa da Ges\u00f9 stesso e la sua intima unione con Lui, incentrata nell\u2019ultima Cena e nell\u2019Eucaristia (cfr \u201cIl nuovo popolo di Dio\u201d, edito in Italia dalla Queriniana, pp. 83-97), ma lega intrinsecamente la rivelazione con la Chiesa e la tradizione. Infatti la rivelazione \u00e8 anzitutto l\u2019atto con cui Dio si manifesta, non il risultato oggettivato (scritto) di questo atto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per conseguenza, del concetto stesso di rivelazione fa parte anche il soggetto che la riceve e la comprende \u2013 in concreto, la Chiesa \u2013, dato che se nessuno percepisse la rivelazione nulla sarebbe stato svelato, nessuna rivelazione sarebbe avvenuta. Perci\u00f2 la rivelazione precede la Scrittura e si riflette in essa, ma non \u00e8 semplicemente identica ad essa, \u00e8 sempre pi\u00f9 grande di essa. Non pu\u00f2 quindi esistere un puro \u201csola Scriptura\u201d: la Scrittura stessa \u00e8 legata al soggetto che accoglie e comprende sia la rivelazione sia la Scrittura, ossia alla Chiesa. Con ci\u00f2 \u00e8 dato anche il significato essenziale della tradizione (cfr \u201cLa mia vita\u201d, pp. 72; 88-93).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 anche il motivo profondo del carattere ecclesiale della fede, o meglio dell\u2019intrecciarsi indissolubile dell\u2019\u201cio\u201d e del \u201cnoi\u201d, della dimensione personale ed ecclesiale, nell\u2019atto del credere che si rapporta al \u201cTu\u201d di Dio che si rivela a noi in Ges\u00f9 Cristo (cfr \u201cIntroduzione\u201d, pp. 53-64), oltre che dell\u2019insufficienza di un\u2019esegesi puramente storico-critica. La via proposta per rendere di nuovo convincente il cristianesimo rimane comunque, oggi come agli inizi e come lungo tutta la sua vicenda storica, quella \u201cdell\u2019unit\u00e0 tra verit\u00e0 e amore nelle condizioni proprie del nostro tempo\u201d. \u00c8 questo il significato del \u201cgrande \u2018s\u00ec\u2019 che in Ges\u00f9 Cristo Dio ha detto all\u2019uomo e alla sua vita, all\u2019amore umano, alla nostra libert\u00e0 e alla nostra intelligenza\u201d e che attraverso la testimonianza dei cristiani deve essere reso visibile al mondo (discorso di Verona).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In concreto, come allargando gli spazi della nostra razionalit\u00e0 e riaprendola alle grandi questioni del vero e del bene diventa possibile \u201cconiugare tra loro la teologia, la filosofia e le scienze\u201d \u2013 sia naturali sia storiche \u2013 \u201cnel pieno rispetto dei loro metodi propri e della loro reciproca autonomia\u201d (ibidem), cos\u00ec, a livello del vissuto e della prassi, nel contesto attuale \u00e8 particolarmente necessario mettere in evidenza la forza liberatrice del cristianesimo, il legame che unisce fede cristiana e libert\u00e0, e nello stesso tempo far comprendere come la libert\u00e0 sia intrinsecamente connessa all\u2019amore e alla verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uomo come tale, infatti, \u00e8 certamente un essere \u201cse stesso\u201d, consapevole e libero, ma \u00e8 altrettanto essenzialmente un essere \u201cda\u201d, \u201ccon\u201d e \u201cper\u201d, necessariamente aperto e riferito agli altri: perci\u00f2 la sua libert\u00e0 \u00e8 intrinsecamente legata al criterio della realt\u00e0 \u2013 cio\u00e8 alla verit\u00e0 \u2013 ed \u00e8 libert\u00e0 condivisa, libert\u00e0 che si realizza nell\u2019essere insieme di molte libert\u00e0, che si limitano ma anche si sostengono reciprocamente, libert\u00e0 pertanto che si edifica nella carit\u00e0 (cfr \u201cFede\u201d, pp. 260-264 e pi\u00f9 in generale 245-275).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dichiarazione sulla libert\u00e0 religiosa del Concilio Vaticano II ha rappresentato da questo punto di vista un decisivo passo in avanti, perch\u00e9 ha riconosciuto e fatto proprio un principio essenziale dello stato moderno, senza per questo cedere al relativismo, ma riscoprendo invece e attualizzando il patrimonio pi\u00f9 profondo del cristianesimo (cfr discorso alla Curia Romana del 22 dicembre 2005).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>* * *<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella situazione attuale dell\u2019Occidente la morale cristiana sembra comunque divisa in due parti. Una di esse riguarda i grandi temi della pace, della non violenza, della giustizia per tutti, della sollecitudine per i poveri del mondo e del rispetto del creato: questa parte gode di un grande apprezzamento pubblico, anche se rischia di essere inquinata da un moralismo di stampo politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altra parte \u00e8 quella che si riferisce alla vita umana, alla famiglia e al matrimonio: essa \u00e8 assai meno accolta a livello pubblico, anzi, costituisce un ostacolo molto grave nel rapporto tra la Chiesa e la gente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nostro compito, allora, \u00e8 anzitutto far apparire il cristianesimo non come un semplice moralismo, ma come amore che ci \u00e8 donato da Dio e che ci d\u00e0 la forza per \u201cperdere la propria vita\u201d, e anche per accogliere e vivere quella legge di vita che \u00e8 l\u2019intero Decalogo. Cos\u00ec le due parti della morale cristiana potranno essere ricongiunte, rafforzandosi reciprocamente, e cos\u00ec i \u201cno\u201d della Chiesa a forme deboli e deviate di amore potranno essere compresi come dei \u201cs\u00ec\u201d all\u2019amore autentico, alla realt\u00e0 dell\u2019uomo come \u00e8 stata creata da Dio (cfr discorso ai vescovi svizzeri del 9 novembre 2006; discorso di Verona; \u201cL\u2019Europa\u201d, pp. 32-34).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2007 si muove proprio in questa direzione. L\u2019intero approccio antropologico ed etico del cristianesimo, il suo modo di comprendere la vita, la gioia, il dolore e la morte, trova per\u00f2 la sua legittimit\u00e0 e la sua consistenza soltanto in quella prospettiva di salvezza storica ma soprattutto escatologica che \u00e8 stata aperta dalla risurrezione di Cristo (cfr discorso di Verona). Sui temi della morte, della risurrezione e dell\u2019immortalit\u00e0, che non possiamo toccare qui, J. Ratzinger ha scritto il libro \u201cEscatologia morte e vita eterna\u201d, edito in Italia da Cittadella nel 1979.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin qui la nostra attenzione si \u00e8 concentrata sul rapporto tra la fede cristiana e la cultura secolarizzata dell\u2019Occidente moderno e \u201cpost-moderno\u201d, vittima di uno strano \u201codio di s\u00e9\u201d, che va di pari passo con il suo allontanarsi dal cristianesimo. J. Ratzinger \u2013 Benedetto XVI per\u00f2 non perde assolutamente di vista un orizzonte assai pi\u00f9 largo, quello dei rapporti con le altre culture e religioni del mondo, ai quali ha dedicato anzi buona parte della sua riflessione, specialmente negli anni recenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il concetto chiave a cui egli ricorre \u00e8 quello di incontro delle culture, o \u201cinterculturalit\u00e0\u201d, differente sia dall\u2019inculturazione, che sembra presupporre una fede culturalmente spoglia che si traspone in diverse culture religiosamente indifferenti, sia dalla multiculturalit\u00e0, come semplice coesistenza \u2013 auspicabilmente pacifica \u2013 di culture tra loro diverse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019interculturalit\u00e0 \u201cappartiene alla forma originaria del cristianesimo\u201d e implica sia un atteggiamento positivo verso le altre culture, e verso le religioni che ne costituiscono l\u2019anima, sia quell\u2019opera di purificazione e quel \u201ctaglio coraggioso\u201d che sono indispensabili per ogni cultura, se vuole davvero incontrare Cristo, e che diventano per essa \u201cmaturazione e risanamento\u201d (cfr \u201cFede\u201d, pp. 66 e 89, il discorso di Verona e in particolare il dialogo del 19 gennaio 2004 tra J. Ratzinger e J. Habermas, pubblicato in \u201c<em>Etica, religione e stato liberale<\/em>\u201d, edito in Italia da Morcelliana 2005).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec proprio il cristianesimo pu\u00f2 aiutare l\u2019Occidente ad annodare i fili di quel nuovo e positivo incontro con le altre culture e religioni di cui oggi il mondo ha estremo bisogno, ma che non pu\u00f2 costruirsi sulla base di un radicale secolarismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte alla grandezza in qualche modo \u201ceccessiva\u201d di questi compiti, J. Ratzinger \u2013 Benedetto XVI non \u00e8 certo la persona che tenda a farsi illusioni sull\u2019attuale stato di salute della Chiesa cattolica e pi\u00f9 in generale del cristianesimo. Egli \u00e8 sicuro per\u00f2 che \u201cchi crede non \u00e8 mai solo\u201d, come ha continuamente ripetuto nel suo viaggio in Baviera, e anche che la nostra fede ha sempre \u201cuna sua possibilit\u00e0 di successo\u201d, perch\u00e9 essa \u201ctrova corrispondenza nella natura dell\u2019uomo\u201d, creato per incontrarsi con Dio (\u201cFede\u201d, pp. 142-143).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa certezza sostenga anche la nostra vita e la nostra fatica<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da www.chiesa.espressonline.it Un entusiasta cardinale Ruini detta ai suoi preti una lezione sul \u201ccuore\u201d dell\u2019insegnamento di Ratzinger. 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