{"id":2365,"date":"2006-12-13T15:12:03","date_gmt":"2006-12-13T14:12:03","guid":{"rendered":""},"modified":"2018-08-21T12:53:09","modified_gmt":"2018-08-21T10:53:09","slug":"linsorgenza-come-categoria-storico-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/linsorgenza-come-categoria-storico-politica\/","title":{"rendered":"L\u2019Insorgenza come categoria storico-politica"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong>Cristianit\u00e0<\/strong> n. 337-338 settembre-dicembre 2006<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0di<strong> Giovanni Cantoni<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/Viva_Maria.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-16917\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/Viva_Maria-206x300.jpg\" alt=\"Viva_Maria\" width=\"172\" height=\"250\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/Viva_Maria-206x300.jpg 206w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/12\/Viva_Maria.jpg 250w\" sizes=\"auto, (max-width: 172px) 100vw, 172px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. L\u2019Insorgenza e la sua problematica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra le ragioni all\u2019origine dell\u2019oblio che ha accompagnato e che accompagna da circa due secoli il fenomeno dell\u2019Insorgenza in Italia (1792-1815) (1) ha avuto e ha certamente parte rilevante la \u00abmalizia ideologica\u00bb di storici e di storiografi. Tuttavia sulla \u00abfortuna\u00bb del fenomeno ha inciso e incide in misura non trascurabile anche il suo carattere localistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti per la sua rilevazione, identificazione ed emersione bisogna non solamente catalogare piccoli avvenimenti \u2014 oggetto di studi eruditi, nel senso limitativo del termine \u00aberudizione\u00bb, inteso come complesso di cognizioni non organicamente unite o, almeno, non organizzate bench\u00e9 altamente specializzate \u2014, ma, subito dopo, svolgere una riflessione su di essi all\u2019interno anzitutto di una \u00abrete\u00bb, poi di un modello ideale, che integri appunto sia la \u00abpiccolezza\u00bb dei fatti sia la carenza di protagonisti di misura consistente e\/o la presenza di un protagonista per certo consistente ma generico qual \u00e8 il \u00abpopolo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto ho appena affermato trova conferma nell\u2019attenzione pressoch\u00e9 unica riservata per un lungo lasso di tempo, all\u2019interno del fenomeno costituito dall\u2019Insorgenza in Italia, al solo periodo del cosiddetto Triennio Giacobino (1796-1799) se non, addirittura, al solo 1799 e, nell\u2019ambito di questo anno, solamente alla Santa Fede e al cardinale Fabrizio Ruffo di Baranello (1744-827) (2), trascurando altri episodi, altre espressioni dello stesso fenomeno pur significative, ma d\u2019inevitabile misura minore in quanto prodottesi in <em>Kleinstaat<\/em>, in piccole realt\u00e0 statuali (3), comunque decisamente meno estese del Regno di Napoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. \u00abStato\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altri termini: per l\u2019identificazione dell\u2019Insorgenza serve non solo il superamento di tali limitazioni cronologiche e della prospettiva localistica, ma anche l\u2019uso di un modello, che sia applicabile a ogni situazione spazio-temporale, circa il gradimento sociale o il mancato gradimento di ogni evento \u2014 espresso oppure esprimibile istituzionalmente o con modalit\u00e0 <em>para<\/em>&#8211; oppure <em>extra<\/em>&#8211; istituzionali, non escluso l\u2019uso della forza, ma non <em>soltanto <\/em>attraverso l\u2019uso di essa \u2014 e che indaghi sulla consistenza appunto sociologica, sullo spessore sociale, sull\u2019estensione nello spazio e nel tempo di entrambe le reazioni ipotizzate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste notazioni non solamente inducono ma costringono a incrociare la storia degli avvenimenti con quella delle istituzioni, rilevando cos\u00ec frizioni analoghe e concomitanti fra il soggetto della vita sociale, ossia la societ\u00e0, il popolo, e la sua organizzazione politica, il suo ordinamento politico, il suo contenitore, cio\u00e8 lo Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comincio dallo Stato, del quale si \u00e8 perduta \u2014 e non solo nel linguaggio corrente \u2014 l\u2019origine come sostantivizzazione del participio passato del verbo \u00abessere\u00bb: <em>status civitatis<\/em>, <em>status societatis<\/em>, \u00abstato della societ\u00e0\u00bb, condizione politica del corpo sociale, del popolo. Questa perdita di consapevolezza linguistica si \u00e8 fatta in qualche modo dottrina, finalmente consapevole accettazione dell\u2019imprecisione, quest\u2019ultima talora presente, bench\u00e9 denunciata in quanto tale, anche nello specialista; per esempio, lo storico del diritto Emilio Bussi (1904-1997) confessa: <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>continueremo ad usare la parola Stato, ben sapendo, per\u00f2, di non farne sempre un uso esatto\u00bb <\/em>(4); e, nello stesso senso, un altro storico del diritto, Paolo Grossi, afferma: <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>noi moderni usiamo correntemente concetti e termini come \u201cStato\u201d <\/em>[&#8230;] <em>caricandoli di quei contenuti che la coscienza moderna vi ha grevemente sedimentato; concetti e termini compromessi inevitabilmente da quei contenuti. Se, come disinvoltamente si fa da storici e anche da storici del diritto, siffatti concetti e termini vengono trapiantati nel tessuto medievale quasi che un <\/em>continuum <em>legasse quel tessuto a noi; se invece, come positivamente \u00e8, il rapporto medievale\/moderno si pone all\u2019insegna della discontinuit\u00e0 con un cambiamento dei valori portanti dell\u2019universo politico e giuridico, quei concetti-termini si risolvono in una forzatura della realt\u00e0 storica e, anzich\u00e9 strumenti di comprensione, fungono piuttosto da pericolose matrici di fraintendimenti ed equivoci\u00bb <\/em>(5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la consapevolezza dell\u2019equivocit\u00e0 dell\u2019uso \u00e8 per certo assente nella comune degli uomini, a partire da quelli perfettamente disinformati, se mai questa genia esista. Per verificare la tesi basta recensire il lessico di un quotidiano, in cui, sempre per esempio, non si distingue \u00abStato\u00bb da \u00abStato\u00bb: in questo modo si ammette, attraverso l\u2019unicit\u00e0 dell\u2019uso terminologico, che <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>lo Stato \u00e8 ci\u00f2 a cui si riconnettono le forme dei vari assetti del potere e della coscienza che si ha della loro natura\u00bb <\/em>(6), per\u00f2 non si ammette che <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>in ogni momento storico vi \u00e8 una coesistenza di tipi statali, come di idee, di consapevolezze e perfino di ideologie che vi corrispondono\u00bb <\/em>(7), e non si riconosce che <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>in una medesima area geografica <\/em>[&#8230;] <em>si possono dispiegare contemporaneamente profili irriducibili di Stato\u00bb <\/em>(8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre termini quali \u00absociet\u00e0\u00bb, \u00abStato\u00bb, \u00abnazione\u00bb, \u00abPaese\u00bb e \u00abpatria\u00bb sono utilizzati in modo ampiamente fungibile, cio\u00e8 vengono trattati alla stregua di sinonimi. Cos\u00ec \u00abStato\u00bb \u00e8 divenuto categoria specificata da varia aggettivazione \u2014 antico, feudale, patrimoniale, moderno, e cos\u00ec via \u2014 e il predominante riferimento temporale, di nuovo per esempio, nel caso di \u00abmoderno\u00bb ne ha prima messi in ombra, poi tendenzialmente annientati, i caratteri specifici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Lo sviluppo dello \u00abStato moderno\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trascuro il problema in s\u00e9. Mi limito a rilevare che un segmento del problema evocato, \u00abStato moderno\u00bb, non \u00e8 equivalente a \u00abStato contemporaneo\u00bb, a \u00abStato oggi\u00bb, ma \u00e8 termine storicamente determinato, tecnico (9), cio\u00e8 indica l\u2019organizzazione politica che si \u00e8 sviluppata soprattutto a partire dalle Signorie del tardo Medioevo italiano per quindi sfociare nei Principati del Rinascimento (10) e che ha raggiunto la sua perfezione, nel senso di punto d\u2019arrivo della sua maturazione strutturale e storica, con lo Stato totalitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello sviluppo della realt\u00e0 \u00abStato moderno\u00bb il tempo della Rivoluzione Francese del 1789 \u00e8 significativo, dal momento che in esso s\u2019inverano quasi puntualmente le linee di tendenza presenti nello Stato assolutista o d\u2019Antico Regime, e costituisce premessa indispensabile dei futuri sviluppi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Della prima fase del processo \u00e8 sintesi felice \u2014 impreziosita dalla contemporaneit\u00e0 \u2014 quanto scritto segretamente al re di Francia, Luigi XVI di Borbone (1754-1793), da Honor\u00e9-Gabriel Riqueti, conte di Mirabeau (1749-1791), meno di un anno dopo l\u2019inizio della Rivoluzione dell\u2019Ottantanove: <em>\u00abConfrontate il nuovo stato di cose con l\u2019antico regime; da questo confronto nascono il conforto e la speranza. Una parte degli atti dell\u2019assemblea nazionale, ed \u00e8 la parte maggiore, \u00e8 palesemente favorevole a un Governo monarchico. Non vi sembra nulla essere senza Parlamento, senza <\/em>paesi di Stato [Pays d\u2019\u00c9tat, province che hanno conservato i propri Stati Provinciali, cio\u00e8 una propria assemblea rappresentativa]<em>, senza Ordini del clero, della nobilt\u00e0, dei privilegiati? L\u2019idea di formare una sola classe di cittadini sarebbe piaciuta a Richelieu <\/em>[Armand-Jean du Plessis, cardinale e duca di (1585- 1642)]<em>: questa superficie tutta uguale facilita l\u2019esercizio del potere. Parecchi periodi di governo assoluto non avrebbero fatto per l\u2019autorit\u00e0 regia quanto questo solo anno di rivoluzione\u00bb <\/em>(11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto agli sviluppi, riflettendo sulla puntuale descrizione della problematica colpisce la coerenza, la continuit\u00e0 fra la tesi \u2014 e l\u2019ipotesi \u2014 assolutistica e la <em>Gleichschaltung<\/em>, l\u2019\u00abuniformizzazione\u00bb del corpo sociale operata dal regime nazionalsocialista, bench\u00e9 si tratti di realt\u00e0 analoghe e non identiche dal momento che la monarchia assoluta non va in nessun modo confusa, in quanto tale, con lo Stato assoluto (12). Ebbene, a proposito della <em>Gleichschaltung <\/em>lo studioso di Scienza Politica Paolo Farneti (1936-1980) scrive: <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>il livellamento demagogico del nazismo in Germania ha portato a termine una rivoluzione (che implicava la liquidazione della classe aristocratica e del suo potere nell\u2019amministrazione e nell\u2019esercito e della classe media indipendente, come fattore \u201ccostante\u201d della politica tedesca) che avrebbe dovuto esser stata attuata dalla Repubblica di Weimar <\/em>[1919-1933]<em>\u00bb <\/em>(13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. \u00abStato moderno\u00bb: una \u00abquasi-Chiesa\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passo da osservazioni di carattere strutturale sulla realt\u00e0 \u00abStato moderno \u00bb alla qualificazione e alla rilevanza sociale della stessa realt\u00e0. Prendendo in esame l\u2019influenza reciproca, l\u2019interazione fra la sfera religiosa e quella temporale all\u2019inizio dell\u2019\u00abautunno del Medioevo\u00bb (14), lo storico tedesco del diritto e delle istituzioni medioevali, Ernst Hartwig Kantorowicz (1895-1963), nota come, allora, <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>il centro di gravit\u00e0, se cos\u00ec possiamo dire, si spost\u00f2 dall\u2019autorit\u00e0 personale del Medioevo alle forme collettive dei tempi moderni, ai nuovi stati nazionali e alle altre comunit\u00e0 politiche. Gli scambi e gli influssi tra la Chiesa e lo Stato non riguardarono pi\u00f9 il singolo detentore del potere, ma le comunit\u00e0. <\/em>[&#8230;] <em>lo Stato dimostrava una tendenza crescente a diventare una quasi-Chiesa e una monarchia mistica fondata su basi razionali. In queste acque \u2014 torbide, se vogliamo \u2014 il nuovo misticismo dello Stato trov\u00f2 la sua origine e il suo sviluppo\u00bb <\/em>(15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ancora: <em>\u00abQuando la nazione si trov\u00f2 a indossare le vesti papali del principe, lo <\/em>Stato assoluto <em>moderno fu in grado di avanzare pretese allo stesso modo della Chiesa perfino in assenza di un Principe\u00bb <\/em>(16). Dunque, <em>\u00abfino al Rinascimento <\/em>\u2014 sintetizza lo studioso spagnolo d\u2019istituzioni politiche Dalmacio Negro Pav\u00f3n \u2014<em>, la storia d\u2019Europa \u00e8 solamente una serie di capitoli nella storia della Chiesa e, di conseguenza, della religione cristiana. La religione era il pubblico nel suo significato semantico di <\/em>populus<em>, il popolare, il comune, la <\/em>res publica<em>. Da qui la frequente caratterizzazione della <\/em>civitas christiana<em>, la forma storico-politica medioevale che si accorda idealmente con l\u2019ordine naturale di creazione divina, come una <\/em>res publica christiana<em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abIl Rinascimento \u00e8 l\u2019epoca della comparsa dello Stato, al cui consolidamento ha contribuito in modo decisivo la Riforma protestante. E non sarebbe esagerato affermare, con finalit\u00e0 ermeneutiche, che, a partire dal secolo XVI, la storia d\u2019Europa si pu\u00f2 intendere, interpretare e sintetizzare come una serie di capitoli della storia dello Stato, dell\u2019<\/em>ordine statale<em>. Lo Stato, che concentra e centralizza ogni genere di potere, il Potere, \u00e8 cresciuto a spese della diminuzione della Chiesa, che difendeva la societ\u00e0 naturale, l\u2019<\/em>ordine naturale<em>. Invertendo lo stato delle cose, il particolarismo statale ha sostituito l\u2019universalismo ecclesiale\u00bb <\/em>(17).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esito dell\u2019itinerario, del processo, \u00e8 ben descritto non da uno storico, ma da un politologo inglese contemporaneo, Robert Cooper: <em>\u00abMolto tempo fa, le nostre vite e le nostre morti, le nostre citt\u00e0 ed i nostri villaggi, le nostre menti ed i nostri corpi erano governati dal grande mistero della religione. Al centro di ogni villaggio e di ognicomunit\u00e0 sorgeva la chiesa; e nel cuore di ogni citt\u00e0 esisteva una cattedrale imponente. Le dinastie andavano e venivano; ma la chiesa continuava a rappresentare la fonte ultima di un\u2019autorit\u00e0 a cui persino re e imperatori s\u2019inchinavano (qualche volta, se non altro). <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abOggi, la nostra vita \u00e8 governata da un mistero altrettanto grande: lo Stato. E tanto pi\u00f9 misterioso in quanto nostra creazione; cui dedichiamo, peraltro, una scarsa attenzione. \u00abPaghiamo le tasse (qualche volta, se non altro) e ne rispettiamo le leggi. Ci lamentiamo della sua burocrazia e della sua inefficienza, ma difficilmente possiamo immaginare una vita in cui non ci sia posto per lo Stato\u00bb <\/em>(18). E ancora: <em>\u00abLa nascita dello Stato moderno risale a circa cinquecento anni fa, allorch\u00e9, gradualmente, i regni cessarono di essere propriet\u00e0 privata del re, e quest\u2019ultimo cess\u00f2 di essere un soggetto privato, diventando invece la personificazione della collettivit\u00e0 su cui regnava: la <\/em>res publica<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sempre a quell\u2019epoca, gli ambasciatori cominciarono a trascurare il compito di trovare al re una consorte che portasse in dote un altro regno e presero invece a coltivare alleanze che avevano meno a che\u00a0 fare con legami di sangue, matrimoni o terre. \u00c8 l\u2019epoca in cui Machiavelli <\/em>[Niccol\u00f2 (1469-1527)] <em>comincia a tracciare una differenza tra morale della sfera privata, in cui a dominare erano sempre la chiesa e l\u2019etica cristiana, e le regole che governano gli Stati\u00bb <\/em>(19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5. Rivolte, rivoluzioni, Rivoluzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto incrocio \u2014 come ho gi\u00e0 annunciato \u2014 l\u2019itinerario di sviluppo dello Stato moderno con le reazioni a tale sviluppo, ben note come ribellioni o rivolte, ma generalmente non collegate fra loro, mentre \u2014 mi pare \u2014 tale collegamento concettuale, pur se per certo non fattuale, \u00e8 verosimile e coerente dal punto di vista sostanziale. Infatti, \u00abrivolta\u00bb \u00e8 termine con il quale si pu\u00f2 indicare una manifestazione d\u2019insofferenza di un corpo sociale nei confronti d\u2019ingiustizie consuetamente vissute come imputabili a singoli, non a strutture, e intesa a correggere appunto tali ingiustizie, eventualmente a rettificare una struttura politico-sociale, non \u2014 dichiaratamente e consapevolmente \u2014 a rifondarla bens\u00ec a riportarla ai suoi princ\u00ecpi originari (20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per contro, quando \u00e8 in questione la struttura in s\u00e9, il termine pi\u00f9 proprio per indicare il fenomeno pu\u00f2 essere quello di \u00abrivoluzione\u00bb, che prende di mira formalmente persone, ma sostanzialmente strutture (21). In questa prospettiva le rivolte che accompagnano lo sviluppo dello Stato moderno possono facilmente venire classificate se non come insorgenze, almeno come pre-insorgenze. Certo, senza la completezza dell\u2019Insorgenza <em>vero nomine<\/em>, che reagisce alla Rivoluzione Francese, ma con tratti sostanziali di profonda analogia con tale reazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per intendere i termini di cui mi servo sia per descrivere che per interpretare il fenomeno \u00abInsorgenza \u00bb ritengo preventivamente non solo utile, ma decisamente indispensabile approfondire un poco la distinzione enunciata fra le rivolte e le rivoluzioni e introdurre la loro concettualizzazione. Infatti le prime, le rivolte, rivelano, attraverso il dissenso materiale, fisico, il venir meno del consenso, cio\u00e8 del momento \u00abdemocratico\u00bb, del momento di democrazia implicita, \u00abpassiva\u00bb, \u00abdebole\u00bb, presente in ogni regime politico, si voti o non si voti periodicamente, valga o non valga il principio <em>one man one vote<\/em>, \u00abun uomo un voto\u00bb; invece le seconde, le rivoluzioni, nascono dal proposito \u2014 di diversa consapevolezza, ampiezza e profondit\u00e0 e di diversa natura, dal momento che possono derivare da errore e\/o da malizia \u2014 di mutare l\u2019ordinamento politico della societ\u00e0 e, attraverso il mutamento dell\u2019ordinamento politico, la societ\u00e0 stessa quando non \u2014 con interventi e disposizioni nel campo della biotecnologia \u2014 l\u2019umanit\u00e0 in quanto tale, finalmente la natura umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora: le prime, le rivolte, colgono implicitamente la distinzione fra la societ\u00e0 e il suo ordinamento politico o Stato. Infatti queste realt\u00e0 hanno diversa origine, dal momento che la societ\u00e0 nasce direttamente dalla natura umana, mentre lo Stato ne deriva indirettamente, al punto che \u2014 con il linguaggio della Scolastica \u2014 si potrebbe qualificare quest\u2019ultimo come \u00abdi diritto naturale secondario\u00bb, dal momento che prevede il passaggio dall\u2019implicita sovranit\u00e0 sociale all\u2019esplicita sovranit\u00e0 politica attraverso la mediazione di procedure pi\u00f9 o meno evidentemente di natura pattizia, grazie alla realizzazione del cosiddetto \u00abpatto sociale\u00bb (22).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questo costituisce strumento fondamentale il giuramento nella sua forma promissoria, il cui modello, sotto il profilo storico e in qualche modo sotto quello fondativo, si trova nello <em>\u00abStato nell\u2019alto Medioevo (<\/em>Personenverbandsstaat [Stato come unione di persone]<em>)\u00bb <\/em>(23), in cui <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>ogni uomo in qualche modo attraverso il <\/em>sacramentum iuris <em>diventa soggetto <\/em><em>attivo, con poteri e ruoli naturalmente molto differenziati ma non qualitativamente diversi, in una societ\u00e0 nella quale, nel disfacimento dell\u2019antico ordinamento e sotto la pressione della vitalit\u00e0 barbarica, il diritto \u00e8 allo <\/em>statu nascenti<em>\u00bb <\/em>(24).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta, dunque, di un modello che dice relazione sia al mondo europeo continentale sia a quello della Magna Europa (25), il mondo \u00abcreato\u00bb (26) o \u00abconiato\u00bb (27) nelle pi\u00f9 diverse parti dell\u2019orbe dall\u2019uomo europeo, abitato dall\u2019uomo occidentale e cristiano, e del quale lo storico messicano Carlos Pereyra (1871-1942) traccia un <em>identikit <\/em>abbastanza somigliante quando constata che <em>\u00abcon la scoperta dell\u2019America il mondo occidentale trov\u00f2 una seconda Europa, prolungata fino all\u2019Oceania. L\u2019Africa non ha smesso di essere l\u2019Africa: quasi completamente posseduta e dominata da europei, ha solo piccole porzioni europeizzate e nell\u2019insieme conserva la propria fisionomia di <\/em>continente nero<em>. Soltanto in America e in Oceania vediamo le esperienze d\u2019Europa assumere proporzioni gigantesche\u00bb <\/em>(28).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal canto loro le seconde, le rivoluzioni, estendono erroneamente e\/ dolosamente il momento patrizio dallo Stato, cio\u00e8 dall\u2019ordinamento politico, alla societ\u00e0, e di questa estensione \u00e8 espressione in equivoca la nozione del cosiddetto \u00abcontratto sociale\u00bb (29). Si tratta \u2014 sia detto di passaggio, con l\u2019intento di favorire la comprensione del processo \u2014 di un\u2019operazione analoga \u2014 bench\u00e9 di direzione rovesciata, perch\u00e9 fatta dal basso all\u2019alto \u2014 a quella che connota un uso improprio della virt\u00f9 politica per eccellenza, la <em>prudentia <\/em>(30), quando essa, invece di mediare fra princ\u00ecpi e fatti, quindi dall\u2019alto al basso, viene attivata per mediare all\u2019interno della costellazione dei princ\u00ecpi, perci\u00f2 finisce per produrre compromessi non di fatto, ma di principio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora: mentre il patto intende realizzare un istituto naturale, cio\u00e8 iscritto da Dio nella natura degli uomini, il contratto aspira a ricreare quando non a inventare tale istituto. Comunque, in termini molto semplici \u2014 ma che non per questo mi paiono banali \u2014 la societ\u00e0 nasce dal rapporto che <em>lega <\/em>padri e figli, genitori e figli: si tratta di un rapporto che talora trascende la relazione biologica e si viene estendendo con espressioni simili al rapporto di consanguineit\u00e0, al rapporto biologico, e su questo esemplate; dal canto suo lo Stato, l\u2019ordinamento politico, \u00e8 costituito dal rapporto che <em>pu\u00f2 legare <\/em>uomini adulti e liberi, proprio perch\u00e9 adulti per\u00f2 non dimentichi della propria natura, del proprio passato e della propria famiglia, quindi della natura, del passato e della famiglia, cio\u00e8 non tali da poterli dimenticare: se ne pu\u00f2 considerare tipo il matrimonio, il pi\u00f9 rilevante degl\u2019istituti <em>possibili<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, per esempio, nel tempo storico che va dal secolo XV al secolo XVIII, le rivolte esprimono non solo \u2014 anche se non sempre \u2014 forte insoddisfazione contro un cattivo governo, contro una cattiva gestione dell\u2019ordinamento politico, ma denunciano e si oppongono al costituirsi dell\u2019Antico Regime in senso stretto ovvero all\u2019assolutismo \u2014 pi\u00f9 o meno \u00abilluminato\u00bb \u2014 dei monarchi e all\u2019accentramento delle strutture del potere, quindi sono, per un certo verso, pre-insorgenze non contro lo Stato moderno nella sua maturit\u00e0 \u2014 come ho anticipato, per la sua \u00abperfezione\u00bb bisogner\u00e0 attendere lo Stato totalitario del secolo XX \u2014 bens\u00ec contro ogni fase di formazione di tale Stato moderno, cos\u00ec definito in senso tecnico e \u2014 come ho gi\u00e0 sottolineato \u2014 per nulla equivalente a \u00abStato di questo tempo\u00bb (31).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo che viene ostacolato dalle rivolte prevede la fine sia delle sovranit\u00e0 sociali sia delle libert\u00e0 concrete, e il trionfo della Libert\u00e0 astratta e della Sovranit\u00e0 concentrata nello Stato e da questo trasformata appunto da superiorit\u00e0 in puro potere e, in quanto potere, monopolizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unitariet\u00e0 del processo descritto, pur nella diversit\u00e0 delle sue fasi e delle sue espressioni, a partire dalla Rivoluzione Francese ha suggerito a pi\u00f9 soggetti, di diversa competenza e di diverso campo d\u2019azione, ma tali da costituire involontariamente una scuola di pensiero e d\u2019azione culturale \u2014 ne indicher\u00f2 pi\u00f9 avanti alcuni esponenti \u2014 e continua a suggerire a chi tale scuola segue la concettualizzazione, l\u2019elevazione a categoria di tale processo, l\u2019indicazione di esso e del suo spirito con il termine \u00abRivoluzione\u00bb, con la maiuscola, come l\u2019indicazione dell\u2019opposizione a tale processo con il termine di \u00abContro-Rivoluzione\u00bb. E della Contro-Rivoluzione l\u2019Insorgenza si rivela momento in cui la resistenza al processo rivoluzionario si fa da passiva attiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6. Una relazione fra reazione e rivoluzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di procedere nell\u2019itinerario identificativo dell\u2019Insorgenza come categoria storico-politica, dopo aver descritto quanto differenzia rivolte e rivoluzioni, merita almeno un cenno una loro significativa relazione. Di essa trovo tracce e suggestioni illuminanti in due documenti, di diversa portata. Il primo \u00e8 l\u2019<em>Auto-retrato filos\u00f3fico de Plinio Corr\u00eaa de Oliveira <\/em>(1908- 1995), in un passaggio del quale il pensatore brasiliano, storico, filosofo e teologo della storia, scrive: <em>\u00abAttraverso vicissitudini storiche ben note, la Rivoluzione Francese, apparentemente chiusa con l\u2019instaurazione dell\u2019Impero, si propag\u00f2 in tutta l\u2019Europa nello zaino delle truppe di Napoleone <\/em>[Bonaparte (1769-1821)]<em>. Le guerre e le rivoluzioni che segnarono il periodo dal 1814 al 1918, cio\u00e8 dalla caduta di Napoleone fino a quella degli Asburgo, dei Romanov e degli Hohenzollern, hanno costituito un insieme di sommovimenti nel corso delle quali l\u2019intera Europa si trasform\u00f2 secondo lo spirito della Rivoluzione Francese. I risultati della II Guerra Mondiale <\/em>[1939-1945] <em>non fecero che accentuare ancora di pi\u00f9 questa metamorfosi. Attualmente, delle antiche monarchie europee ne resta soltanto una mezza dozzina, tutte cos\u00ec timide nel farsi sentire e cos\u00ec docili nel lasciarsi modellare sempre pi\u00f9 dallo spirito repubblicano, da dar l\u2019impressione che si scusino continuamente di essere ancora in vita&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abFacendo queste osservazioni, non voglio assolutamente negare che, nelle strutture distrutte in questo modo, esistessero abusi reali, i quali richiedevano di venire corretti. N\u00e9 voglio dire che l\u2019adozione di una forma di governo elettiva e popolare possa derivare soltanto dallo spirito ugualitario e liberale che sto analizzando. Questo non sarebbe vero in dottrina n\u00e9 sarebbe giustificato dal punto di vista della storia. Il Medioevo conobbe diverse strutture politiche aristocratiche, bench\u00e9 non monarchiche, come la Repubblica di Venezia, e diverse strutture senza carattere monarchico n\u00e9 aristocratico, come certi cantoni elvetici e certe citt\u00e0 libere tedesche. Tutte queste forme di governo convivevano pacificamente fra loro, perch\u00e9 si capiva la legittima diversit\u00e0 di forme di governo secondo i tempi, i luoghi e le altre circostanze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa Rivoluzione esplosa alla fine del Medioevo era animata da uno spirito completamente diverso da quello che aveva portato alla formazione degli Stati aristocratici o borghesi dell\u2019Europa medioevale. Questo spirito comportava l\u2019affermazione della libert\u00e0 assoluta e anarchica, e dell\u2019uguaglianza completa, come uniche regole di ordine e di giustizia, valide per tutti i tempi e per tutti i luoghi. \u00abA sua volta, questo spirito min\u00f2 la societ\u00e0 borghese, politicamente ugualitaria, a cui aveva dato origine. E, infine, pass\u00f2 a manifestarsi nella pi\u00f9 audace delle sue affermazioni, nella terza grande Rivoluzione dell\u2019Occidente [dopo la prima, costituita da Umanesimo, Rinascimento e Riforma, e la seconda, la Rivoluzione Francese]<em>, che \u00e8 il comunismo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa tesi ugualitaria si espresse nella Dichiarazione dei Diritti dell\u2019Uomo <em>\u2014 <\/em>magna charta <em>della Rivoluzione Francese e dell\u2019epoca storica da essa inaugurata \u2014 in tutta la sua evidenza: <\/em>\u201cGli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti\u201d<em>. Chiaramente questo principio \u00e8 suscettibile di una buona interpretazione. Fondamentalmente, cio\u00e8 considerati nella loro natura, gli uomini sono veramente uguali. Sono disuguali soltanto per i loro caratteri accidentali. D\u2019altra parte, essendo dotati di un\u2019anima spirituale, e quindi d\u2019intelligenza e di volont\u00e0, sono fondamentalmente liberi. I limiti di questa libert\u00e0 si trovano soltanto nella legge naturale e divina e nel potere delle diverse autorit\u00e0 spirituali e temporali alle quali gli uomini si devono assoggettare. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abNessuno pu\u00f2 negare che in ogni tempo vi siano state autorit\u00e0 che hanno violato la fondamentale uguaglianza e la fondamentale libert\u00e0 dell\u2019uomo. \u00c8 evidente che nel corso della storia si poterono osservare, in senso contrario, successivi movimenti di difesa contro gli eccessi dell\u2019autorit\u00e0 per cercare di contenerla nei suoi giusti limiti. Ed \u00e8 ugualmente indiscutibile che tali movimenti, in quanto circoscritti a questo obiettivo, meritano soltanto plauso. L\u2019uguaglianza e la libert\u00e0 \u2014 rettamente intese \u2014 potevano essere utilmente richiamate nel secolo XVIII come in qualsiasi altra epoca. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab\u00c8 certo che, nel 1789, fra i rivoluzionari della prima ora, vi erano persone che desideravano soltanto un giusto contenimento del Pubblico Potere, e che intendevano l\u2019uguaglianza e la libert\u00e0 promulgate dalla <\/em>Dichiarazione dei Diritti dell\u2019Uomo <em>nel loro significato pi\u00f9 orientato al bene\u00bb <\/em>(32).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo documento \u00e8 un discorso di Papa Benedetto XVI, dove si situa uno di quegli <em>obiter dicta <\/em>\u2014 nel linguaggio giuridico in cui il termine nasce sono \u00abaffermazioni parentetiche\u00bb, quasi annotazioni a pi\u00e8 di pagina, talora \u00abportate nel testo\u00bb grazie alla loro reiterazione \u2014 che possono aiutare a orientarsi nel mondo e nella vita storici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abNella grande disputa sull\u2019uomo, che contraddistingue il tempo moderno, il Concilio <\/em>[Ecumenico Vaticano II (1962-1965)] <em>doveva dedicarsi in modo particolare al tema dell\u2019antropologia. Doveva interrogarsi sul rapporto tra la Chiesa e la sua fede, da una parte, e l\u2019uomo ed il mondo di oggi, dall\u2019altra <\/em>[&#8230;]<em>. La questione diventa ancora pi\u00f9 chiara, se in luogo del termine generico di \u201cmondo di oggi\u201d ne scegliamo un altro pi\u00f9 preciso: il Concilio doveva determinare in modo nuovo il rapporto tra Chiesa ed et\u00e0 moderna. Questo rapporto aveva avuto un inizio molto problematico con il processo a Galileo <\/em>[Galilei (1564-1642)]<em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Si era poi spezzato totalmente, quando Kant <\/em>[Immanuel (1724-1804)] <em>defin\u00ec la \u201creligione entro la pura ragione\u201d e quando, nella fase radicale della rivoluzione francese, venne diffusa un\u2019immagine dello Stato e dell\u2019uomo che alla Chiesa ed alla fede praticamente non voleva pi\u00f9 concedere alcuno spazio. Lo scontro della fede della Chiesa con un liberalismo radicale ed anche con scienze naturali che pretendevano di abbracciare con le loro conoscenze tutta la realt\u00e0 fino ai suoi confini, proponendosi caparbiamente di rendere superflua l\u2019\u201dipotesi Dio\u201d, aveva provocato nell\u2019Ottocento, sotto Pio IX <\/em>[1846-1878]<em>, da parte della Chiesa aspre e radicali condanne di tale spirito dell\u2019et\u00e0 moderna. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quindi, apparentemente non c\u2019era pi\u00f9 nessun ambito aperto per un\u2019intesa positiva e fruttuosa, e drastici erano pure i rifiuti da parte di coloro che si sentivano i rappresentanti dell\u2019et\u00e0 moderna. Nel frattempo, tuttavia, anche l\u2019et\u00e0 moderna aveva conosciuto degli sviluppi. Ci si rendeva conto che la rivoluzione americana <\/em>[1776-1782] <em>aveva offerto un modello di Stato moderno diverso da quello teorizzato dalle tendenze radicali emerse nella seconda fase della rivoluzione francese\u00bb <\/em>(33).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due passi suggeriscono anzitutto di avanzare la tesi secondo cui non tutte le rivoluzioni sono rivoluzioni, cio\u00e8 momenti della Rivoluzione; quindi a dar corpo alla tesi secondo cui la reazione precede sempre la rivoluzione (34). Quanto alla prima tesi, essa appare evidente nella corrispondenza e nell\u2019analogia fra la <em>\u00abrivoluzione americana\u00bb <\/em>e la \u00abprima fase della rivoluzione francese\u00bb, dal momento che, fra <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>i rivoluzionari della prima ora, vi erano persone che desideravano soltanto un giusto <\/em><em>contenimento del Pubblico Potere, e che intendevano l\u2019uguaglianza e la libert\u00e0 promulgate dalla <\/em>Dichiarazione dei Diritti dell\u2019Uomo <em>nel loro significato vero\u00bb <\/em>e che <em>\u00abi parlamenti, nello Stato moderno, sono retroguardie feudali che tendono a scomparire\u00bb <\/em>(35), come prova \u2014 fattualmente e <em>ad abundantiam <\/em>\u2014 l\u2019atteggiamento verso la convocazione degli Stati Generali \u2014 gli \u00c9tats G\u00e9n\u00e9raux, l\u2019assemblea feudale riunita la prima volta da re Filippo IV Capetingio il Bello (1268-1314) nel 1302, poi riunita ventidue volte in 487 anni, cio\u00e8 fino al 1789, quando non veniva convocata dal 1614 \u2014 da parte di coloro che diverranno il simbolo dell\u2019opposizione alla Rivoluzione dell\u2019Ottantanove, i vandeani (36).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa la seconda tesi, quanto non funziona nella vita socio-politica sollecita un moto restauratorio che, in qualche modo, fa perdere l\u2019equilibrio al corpo sociale. E tale moto, che nasce per migliorarne la condizione, pu\u00f2 venire sfruttato per mutarne la natura. Cos\u00ec, in termini storico-simbolici, si pu\u00f2 affermare che la Guerra d\u2019Indipendenza Americana, bench\u00e9 in parte infiltrata dallo spirito propriamente rivoluzionario d\u2019epoca \u2014 in proposito lo storico francese Marc L\u00e9opold Benjamin Bloch (1886-1944) cita un illuminante proverbio arabo secondo cui <em>\u00abgli uomini somigliano pi\u00f9 al loro tempo che ai loro padri\u00bb <\/em>(37) \u2014, quindi ricuperata dalla Rivoluzione, dallo spirito del processo indicato con questo termine, non precorre la Rivoluzione Francese, ma, piuttosto, l\u2019Insorgenza vandeana (1793- 1796) (38), mentre il savoiardo conte Joseph de Maistre (1753-1821) suggerisce piuttosto di rubricare fra gli avvenimenti precorritori la Rivoluzione Puritana degli anni dal 1640 al 1660 (39). La relazione fra la Guerra d\u2019Indipendenza Americana e l\u2019Insorgenza vandeana \u00e8 espressa magnificamente dalla vita del nobile bretone Charles-Armand Tuffin, marchese de la Rou\u00ebrie (1751-1793), la cui parabola merita di esser ricordata per le sue perfezione ed esemplarit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nato a Foug\u00e8res, in Bretagna, nel 1751, egli combatte la Guerra d\u2019Indipendenza di quelli che saranno gli Stati Uniti d\u2019America con il nome di Colonel Armand, e in America rimane dal 1777 al 1784. Rientrato in Francia, con altri undici nobili si reca a Parigi a perorare la causa delle sopravviventi libert\u00e0 bretoni \u2014 la Bretagna \u00e8 ancora formalmente un ducato unito alla Francia nella persona del sovrano ed \u00e8 gi\u00e0 stata teatro, nel 1675, di una rivolta anti-fiscale detta R\u00e9volte du Papier Timbr\u00e9 o Rivolte des Bonnets Rouges (40) \u2014, libert\u00e0 conclusivamente annullate in quegli anni dalla politica accentratrice della monarchia assoluta: non viene ricevuto dal re, Luigi XVI di Borbone (1754-1793), \u00e8 arrestato e rinchiuso alla Bastiglia dal 14 luglio al 15 agosto 1788, un anno prima del fatale 1789.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conferma dell\u2019abolizione di tali libert\u00e0 da parte degli Stati Generali, il 4 agosto 1789, lo trasforma in contro-rivoluzionario e dal 1790 al 1793 sar\u00e0 alla testa dell\u2019Association Bretonne, da lui stesso fondata, che prepara l\u2019insurrezione. Tradito da uno dei suoi, inseguito, muore in clandestinit\u00e0 il 30 gennaio 1793, in delirio all\u2019annuncio dell\u2019assassinio del re, avvenuto il 21 dello stesso mese. Sar\u00e0 decapitato <em>post mortem <\/em>dai rivoluzionari (41).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei medesimi termini, che ho evocato relativamente alla Guerra d\u2019Indipendenza dell\u2019America Settentrionale, si deve correttamente parlare delle Indipendenze iberoamericane (1808-1826) (42). In entrambi i casi si tratta di fenomeni sorgivamente reazionari contro il\u00a0 mutamento rivoluzionario delle rispettive madripatrie, come, nello stesso episodio francese, la convocazione degli Stati Generali, nel 1789, non fu il primo atto della Rivoluzione Francese, che invece va riconosciuto nella trasformazione di tale parlamento, nello stesso anno, in Assemblea Nazionale. In tutti i casi si pu\u00f2 notare che, quando le reazioni non precedono le rivoluzioni, \u00e8 vistosa l\u2019assenza di consenso sociale, s\u00ec che \u00e8 possibile di conseguenza affermare che le rivoluzioni senza reazioni d\u2019appoggio finiscono male, come provano, esemplarmente, i casi di Francisco Antonio Gabriel de Miranda (1752- 1816), in Venezuela nel 1806, di Carlo Pisacane, duca di San Giovanni (1818-1857), in Italia nel 1857, e di Ernesto \u00abChe\u00bb Guevara de la Serna (1928-1967), in Bolivia nel 1967; se ne evince che sempre le rivoluzioni, quando hanno successo, o hanno una reazione d\u2019appoggio, cio\u00e8 il popolo \u00e8 gi\u00e0 mosso da motivi fondati, o sono <em>golpe<\/em>, tentativi, com\u2019\u00e8 ormai universalmente accettato nel caso della Rivoluzione d\u2019Ottobre (43); oppure, quando non s\u2019innestano su reazioni spontanee, sono gli stessi rivoluzionari a promuovere le reazioni su cui innestarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque, in tutti i casi evocati, si \u00e8 trattato di reazioni almeno ricuperate, con maggiore o con minor successo e pi\u00f9 o meno rapidamente, da rivoluzioni, ma sempre culturalmente latenti in quanto reazioni implicite oppure presenti come realt\u00e0 riflesse, bench\u00e9 minoritarie dal punto di vista quantitativo, o localizzate, cio\u00e8 esposte alla trasformazione in folklore locale: non \u00e8 stato forse questo il destino degli scrittori statunitensi \u00absudisti\u00bb?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7. Resistenza e reazione, Insorgenza e Contro-Rivoluzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Rivoluzione Francese costituisce dunque passaggio politico-sociale nodale di un processo di cui sono momenti le diverse rivoluzioni, da quella \u00abinglese\u00bb del 1688, la cosiddetta Gloriosa Rivoluzione, a quella \u00abfrancese\u00bb del 1789, che rappresentano \u00absalti di qualit\u00e0\u00bb nella struttura dell\u2019ordinamento politico degli Stati europei. Per individuare il tratto comune e fondamentale di queste rivoluzioni, si pu\u00f2 parlare \u2014 con formulazione di Papa Giovanni Paolo II (1978-2005) \u2014 de <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>il <\/em>processo di secolarizzazione<em>, cio\u00e8 di estromissione della motivazione e della finalit\u00e0 religiosa da ogni atto della vita umana\u00bb <\/em>(44), quindi anche dalla vita sociale, nel mondo occidentale e cristiano. In senso pi\u00f9 ampio e in modo storicamente situato, lo stesso Pontefice afferma, in relazione all\u2019Europa, che in essa, <em>\u00abpurtroppo, alla met\u00e0 dello scorso millennio ha avuto inizio, e dal Settecento in poi si \u00e8 particolarmente sviluppato, un processo di secolarizzazione che ha preteso di escludere Dio e il cristianesimo da tutte le espressioni della vita umana.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abIl punto d\u2019arrivo di tale processo \u00e8 stato spesso il laicismo e il secolarismo agnostico e ateo, cio\u00e8 l\u2019esclusione assoluta e totale di Dio e della legge morale naturale da tutti gli ambiti della vita umana. Si \u00e8 relegata cos\u00ec la religione cristiana entro i confini della vita privata di ciascuno\u00bb <\/em>(45).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene, per relazione al soggetto storico in cui esplode e ha corso un processo rivoluzionario, in cui si stende una catena di rivoluzioni, la prima rivolta, la prima reazione \u00e8 popolare, irriflessa, dunque, talora, anche confusa: \u00e8 l\u2019Insorgenza. In tutta Europa il popolo minuto \u2014 il popolo dei <em>minores <\/em>o almeno una parte non irrilevante di esso \u2014, consuetamente pi\u00f9 incline a resistere che a reagire, intuisce che, con le guerre d\u2019invasione e con la conflittualit\u00e0 culturale e sociale, i rivoluzionari non intendono soltanto impadronirsi del potere per semplicemente proporsi come i nuovi titolari di esso e i nuovi percettori di tributi, ma se ne vogliono servire per \u00abcambiare la vita\u00bb, per \u00abrifare il mondo\u00bb, con mosse precorritrici di ogni totalitarismo, e da questo lontane solamente per rudimentalit\u00e0 di strumentazione: a quest\u2019ultimo proposito, l\u2019esempio pi\u00f9 puntuale di quanto affermo \u00e8 fornito dalla differenza fra i metodi di eccidio di massa messi in opera dai rivoluzionari <em>\u00abbleu\u00bb<\/em>, i repubblicani francesi in Vandea (46), e quelli poi utilizzati nel secolo XX dai rivoluzionari \u00abrossi\u00bb e da quelli \u00abbruni\u00bb, cio\u00e8 dai socialcomunisti russi e dai nazionalsocialisti tedeschi (47).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019Insorgenza segue la reazione degl\u2019intellettuali, cio\u00e8 la reazione riflessa \u2014 cos\u00ec verificando storicamente e socialmente il detto scolastico secondo cui <em>nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu <\/em>\u2014 qual \u00e8 quella, alla fine del secolo XVIII e nella prima met\u00e0 del secolo XIX, della triade costituita dal gi\u00e0 citato Maistre, dal francese Louis de Bonald (1754-1840) e dallo spagnolo Juan Donoso Cort\u00e9s (1809-1853).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Preceduta in termini cronologici da quella dell\u2019anglo-irlandese Edmund Burke (1729-1797), non cattolico ma, si potrebbe dire, a illuminazione cattolica, e dotato, dall\u2019esperienza storica della sua area politico-culturale, delle categorie utili a comprendere il fenomeno, ovvero quelle fornite dalla Rivoluzione Puritana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se nei fatti, a proposito di quest\u2019ultima e come sempre, non tutto \u00e8 per\u00f2 chiaro come in sede classificatoria, \u00abtassonomica\u00bb; cos\u00ec, fra i conservatori anglosassoni, \u00e8 fonte di discussione la natura ultima di tale Rivoluzione Puritana, al cui riguardo Ernesto Galli della Loggia accoglie l\u2019ipotesi della rivolta: <em>\u00abLa destra nasce <\/em>\u2014 afferma \u2014 <em>dalla Rivoluzione francese, dalla rottura ideologica che essa determina e che influenzer\u00e0 tutto il seguito della politica europea fino ai nostri giorni. La sostanza di questa rottura ideologica, molto specifica, verte sulla sovranit\u00e0. Non era questo il caso di precedenti e comunque importanti cesure, come quelle prodotte dalle rivoluzioni inglese e americana. Esse non mettevano in causa il principio della sovranit\u00e0, ma piuttosto il modo arbitrario in cui il potere veniva esercitato dal sovrano. In fondo, la differenza fra Rivoluzione inglese e Rivoluzione francese \u00e8 inscritta nei processi ai rispettivi sovrani: Carlo I fu decapitato per <\/em>come <em>aveva esercitato i suoi poteri di re, Luigi XVI perch\u00e9 <\/em>era <em>il re, era un re\u00bb <\/em>(48).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il modello interpretativo sarebbe gravemente incompleto se non ricordassi che la resistenza prima, il moto popolare poi e, infine, la consapevolezza sono talora preceduti dall\u2019intuizione del santo, dell\u2019uomo spirituale, del poeta, che della catastrofe imminente ha pre-sentimento, talora anche pre-visione. Come pure di pre-visione d\u00e0 testimonianza il grande chierico, attraverso l\u2019uso di categorie storico-sociologiche. Il modello \u00e8 verificato compiutamente nel \u00absistema\u00bb a suo modo costituito dalla predicazione di san Luigi Maria Grignion da Montfort (1673-1716) (49) e dalla sociologia di Giambattista Vico (1668-1744) (50), quindi dalla rivolta vandeana e dal pensiero contro-rivoluzionario francofono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dottrina della scuola che richiamo, espressa nei suoi \u00abpadri\u00bb in termini di fronteggiamento, di contrasto immediato dei fatti fondativi del sovvertimento dell\u2019Antico Regime nella sua accezione pi\u00f9 lata, e di tensione apocalittica a fronte della radicalit\u00e0 e della dimensione del fenomeno rivoluzionario \u2014 ma accompagnata dalla speranza teologale nella transitoriet\u00e0 del fenomeno stesso \u2014, trover\u00e0 per\u00f2 il tempo di una maggiore riflessione quando il fenomeno in questione si riveler\u00e0 di lunga durata \u2014 o come tale verr\u00e0 finalmente c\u00f2lto, percepito \u2014, s\u00ec che alla \u00abpatristica\u00bb contro-rivoluzionaria seguir\u00e0 quella che, in analogia con la cadenza storica della filosofia occidentale e della teologia cattolica, suggerisco di chiamare la \u00abscolastica\u00bb contro-rivoluzionaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec la dottrina della scuola \u2014 nella misura in cui coglie la differenza fra rivolta e rivoluzione, quindi l\u2019esistenza della Rivoluzione \u2014 si \u00abaggiorna\u00bb e si organizza intellettualmente negli esponenti francesi di essa nella seconda met\u00e0 del secolo XIX, in Antoine Blanc de Saint-Bonnet (1815-1880), in Fr\u00e9d\u00e9ric Le Play (1806-1882) e soprattutto in monsignor Henri Delassus (1836-1921), la cui opera <em>Il problema dell\u2019ora presente. Antagonismo di due civilt\u00e0<\/em>, del 1904, costituisce in qualche modo il passaggio formale fra i due periodi (51).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E tale dottrina trova espressione matura negli esponenti del secolo XX, integrata in misura maggiore o minore da una fonte prima implicita e poi incipiente nei secoli XVIII e\u00a0 XIX ma esplicita nel secolo XX, il Magistero sociale della Chiesa Cattolica: lo svizzero Gonzague de Reynold (1880-1970), l\u2019argentino don Julio Meinvielle (1905-1973), il gi\u00e0 citato Corr\u00eaa de Oliveira \u2014 che nel 1959, in <em>Rivoluzione e Contro- Rivoluzione<\/em>, ne fornisce una sintesi magistrale (52) \u2014, il francese Jean Ousset (1914-1994), che tenta di sistematizzarla in modo enciclopedico, e gli spagnoli Francisco El\u00edas de Tejada y Sp\u00ednola (1917-1978) e Rafael Gambra Ciudad (1920-2004).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>8. Il popolo e la mentalit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vengo al protagonista dell\u2019Insorgenza, pre- o <em>vero nomine<\/em>: il popolo, la societ\u00e0. Le osservazioni di cui mi appresto a fare stato sono dello storico svizzero italiano Sandro Guzzi, che anzitutto dichiara di non volersi associare <em>\u00aba certe tendenze revisioniste della grande rivoluzione\u00bb <\/em>(53), quindi fa propria la tesi giustificazionista di ogni \u00abeccesso\u00bb rivoluzionario secondo cui <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>nessuna conquista avviene senza relativi costi, sacrifici e senza ingiustizie\u00bb <\/em>(54); e per\u00f2 gli <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>sembra importante prenderne dovutamente coscienza in una prospettiva storica\u00bb <\/em>(55).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In primo luogo \u2014 afferma \u2014, <em>\u00abper comprendere i meccanismi profondi che influenzano i comportamenti popolari non \u00e8 sufficiente analizzarne le \u201ccause\u201d immediate in un campo ritagliato secondo le competenze del ricercatore, ma \u00e8 importante considerare la realt\u00e0 vissuta dai ceti popolari nel complesso. Il rischio \u00e8 altrimenti quello di situare i fenomeni in un contesto solo limitatamente pertinente\u00bb <\/em>(56), mentre \u2014 appunto \u2014 <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>la resistenza tradizionalista, a largo seguito popolare, mostra in luoghi disparati forme e motivi ispiratori molto simili. In questo senso, la dimensione strutturale, macrostorica, non pu\u00f2 essere ignorata; si rischierebbe altrimenti di trattare un fenomeno europeo come un fatto locale, considerandolo \u2014 ancora una volta \u2014 in un contesto non pertinente\u00bb <\/em>(57).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo si chiede: <em>\u00abIl popolo agisce in modo autonomo? Possiede una propria ideologia, o rappresenta un seguito pi\u00f9 o meno passivo di altri gruppi? Esiste una politica popolare?\u00bb <\/em>(58). <em>\u00abL\u2019interrogativo ha senso solo se il termine \u201cideologia\u201d \u00e8 inteso come concetto generale, che abbraccia idee, comportamenti, attitudini differenti, tanto pi\u00f9 quanto vasto ed eterogeneo \u00e8 il campo considerato. Ma sarebbe fuorviante anche solo supporre che i personaggi popolari non avessero ideologia, o proprie idee sulla politica, la societ\u00e0, la famiglia, o che si facessero <\/em><em>dettare tali idee dalle classi colte\u00bb <\/em>(59).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prova ne sia il fatto che, <em>\u00abnonostante la variabilit\u00e0 delle situazioni storiche e delle forme di espressione, alcune funzioni della resistenza \u2014 il riferimento a un\u2019\u201ceconomia morale\u201d, il ruolo della religione, i tratti anticittadini e antiborghesi \u2014 appaiono come generali e costanti, esse furono condivise da popolazioni di regioni molto differenti fra loro\u00bb <\/em>(60).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dell\u2019Insorgenza si sottolinea consuetamente il carattere di spontaneit\u00e0. Ma questa spontaneit\u00e0 non ne esclude la ragionevolezza, cio\u00e8 la ragionevole fondatezza nel caso concreto, n\u00e9 la circoscrive al popolo minuto lasciandone fuori altri segmenti della societ\u00e0, come per esempio la nobilt\u00e0, ma \u2014 eventualmente \u2014 solo la programmazione. Il che permette d\u2019identificarne il motore nella mentalit\u00e0 (61), cio\u00e8 ne <em>\u00abl\u2019insieme delle disposizioni intellettuali, delle tendenze affettive e delle credenze fondamentali di un individuo\u00bb <\/em>(62); o \u2014 ancora \u2014 ne <em>\u00abl\u2019insieme delle reazioni abituali, caratteristiche di un individuo o di una collettivit\u00e0 di fronte ai problemi della vita e dei rapporti con gli uomini\u00bb <\/em>(63).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E \u2014 la proposta definitoria \u00e8 del sociologo tedesco Theodor Geiger \u2014 <em>\u00abla mentalit\u00e0 \u00e8 una disposizione spirituale (<\/em>geistig-seelisch<em>), \u00e8 formazione dell\u2019uomo attraverso il suo ambiente sociale e le esperienze che ne derivano. La mentalit\u00e0, anche se collettiva, \u00e8 spirito soggettivo, l\u2019ideologia \u00e8 spirito oggettivo. La mentalit\u00e0 \u00e8 atteggiamento spirituale, l\u2019ideologia invece \u00e8 questo atteggiamento cristallizzato oggettivamente. La mentalit\u00e0 \u00e8 una struttura mentale (<\/em><strong>G<\/strong>istesverfassung<em>), l\u2019ideologia \u00e8 riflesso ed auto-interpretazione. La mentalit\u00e0 \u00e8 \u201canteriore\u201d, appartiene ad un ordine primario, l\u2019ideologia \u00e8 \u201cposteriore\u201d e fa parte di un ordine secondario di cose. La mentalit\u00e0 \u00e8 fluida, l\u2019ideologia \u00e8 ben strutturata. La mentalit\u00e0 \u00e8 un orientamento vitale (<\/em>Lebensrichtung<em>) spontaneo, l\u2019ideologia \u00e8 conseguenza di una persuasione. Essa nasce dalla mentalit\u00e0 come autointerpretazione e viceversa: grazie a una mentalit\u00e0 tipica ad uno strato sociale sono disponibile per questa o quella dottrina ideologica, cio\u00e8 essa \u00e8 adeguata alla mie esigenze. In linguaggio figurativo, la mentalit\u00e0 \u00e8 l\u2019\u201catmosfera\u201d come l\u2019ideologia \u00e8 la \u201cstratosfera\u201d\u00bb <\/em>(64).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ipotesi formulata autorizza conclusivamente a proporre un modello completo, soggiacente a ogni insorgenza, bench\u00e9 non esplicitamente e completamente presente in ciascuna di esse, e a definirla reazione spontanea e non teorizzata a un passaggio del processo, pi\u00f9 intuito che compreso, che interessa la vita politica e la sua massima espressione, lo Stato, e che porta allo Stato totalitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>9. Fronda e Insorgenza transatlantica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ipotesi definitoria inserisce l\u2019Insorgenza nel maggior quadro costituito dai fenomeni contro-rivoluzionari, cio\u00e8 dei fenomeni che si oppongono al processo che lega ogni episodio rivoluzionario, indicabile e indicato <em>simpliciter <\/em>appunto come Rivoluzione (65). L\u2019oggetto e la spontaneit\u00e0 che connotano l\u2019Insorgenza autorizzano ad assimilare a essa anche fenomeni non solamente popolari, quale la Fronda (1648-1652\/1653) (66), nella quale non manca certamente il popolo minuto, ma della quale \u00e8 promotrice la nobilt\u00e0 o, almeno, sulla quale appunto la nobilt\u00e0 s\u2019inserisce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E dalla nobilt\u00e0 verr\u00e0 <em>posteriormente <\/em>\u2014 in perfetta coerenza con il modello proposto per l\u2019Insorgenza e la strumentazione offerta da Geiger \u2014 la reazione intellettuale, i cui protagonisti saranno tutti aristocratici: gli ecclesiastici Jean le Laboureur de Bleranval (1623-1675), autore di <em>Histoire de la Pairie de France e du Parlement de Paris<\/em>, pubblicata postuma nel 1740 (67), e Fran\u00e7ois de Salignac de La Mothe F\u00e9nelon (1651-1715), arcivescovo di Cambrai, autore di un <em>Examen de conscience sur les devoirs de la royaut\u00e9<\/em>, del 1694, e del romanzo pedagogico <em>Les aventures de T\u00e9l\u00e9maque<\/em>, del 1695, una vera e propria <em>ars regnandi <\/em>(68); quindi i laici Henri de Boulainvilliers, conte di Saint-Saire (1658-1722), nella cui ricca produzione storica sono pertinenti e rilevano le <em>Lettres sur les ancien parlements de France qu\u2019on nomme Etats g\u00e9n\u00e9raux<\/em>, del 1727, il <em>Pr\u00e9cis historique de la monarchie fran\u00e7aise<\/em>, del 1732, e, dello stesso anno, l\u2019<em>Essai sur la noblesse <\/em>(69); e, infine, Louis de Rouvroy, duca di Saint-Simon, meglio noto semplicemente come Saint-Simon (1675-1755), che ha lasciato <em>M\u00e9moires <\/em>(70). N\u00e9 mancano episodi in cui \u00e8 presente soltanto l\u2019aristocrazia e assente il popolo minuto, come nel caso della cospirazione antihitleriana del luglio 1944 (71).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver evocato la Fronda, e l\u2019Insorgenza come categoria atta a includerla, concludo con un riferimento ad altri fenomeni gi\u00e0 ricordati, sia pure a grandissime linee, quali la Guerra d\u2019Indipendenza Americana, la cosiddetta Rivoluzione Americana (72) \u2014 mi pare significativa, a questo riguardo, la notazione di Maistre secondo cui <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>gli americani hanno costruito, e non fatto <\/em>tabula rasa <em>come i francesi\u00bb <\/em>(73) \u2014, e i moti indipendentistici iberoamericani come ad altrettante espressioni di un consistente fenomeno di contrasto alle diverse rivoluzioni, forse indicabile complessivamente \u2014 a misura della Magna Europa \u2014 come Insorgenza transatlantica (1775-1826) (74).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo riferimento suggerisce l\u2019identificazione, accanto a un\u2019<em>\u00abera delle rivoluzioni democratiche\u00bb <\/em>(75), di un\u2019\u00abera delle contro-rivoluzioni\u00bb; inoltre, l\u2019identificazione di questo fenomeno, tutt\u2019altro che priva di potenzialit\u00e0 ermeneutiche dal punto di vista storico, non manca di feconde suggestioni sul piano politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>10. Insorgenza e populismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Titolando questa mia nota ho scritto dell\u2019Insorgenza come di una possibile categoria storico-politica. Vengo al \u00abpolitica\u00bb. Dunque, per rimanere in Italia \u2014 quindi tacendo di altri episodi, per esempio quello che prende il nome dalla \u00abcitt\u00e0\u00bb di Canudos, la Guerra di Canudos, nel Nordeste del Brasile (1896-1897) (76), quello dei <em>cristeros <\/em>in Messico (1926-1929) (77), o quelli costituiti dalle rivolte anticomuniste dal 1917 a oggi (78) passando attraverso la Guerra di Spagna (1936-1939) \u2014, dopo la <em>prima <\/em>Insorgenza, quella contro la Rivoluzione Francese, se ne possono inventariare una <em>seconda<\/em>, quella anti-risorgimentale (79); quindi una <em>terza<\/em>, fra la Grande Guerra (1914-1918) e la Seconda Guerra Mondiale, contro la paventata instaurazione in Italia di un regime socialcomunista e la sua proliferazione nel mondo, resa confusa ed egemonizzata dal movimento fascista (80), e, dopo il secondo conflitto, contro il possibile avvento elettorale del socialcomunismo, \u00absilenziata\u00bb e oscurata dal democratismo cristiano politico, ecclesiastico e culturale (81).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questa ipotesi interpretativa mi pare illumini anche il presente, cio\u00e8 il tempo seguente la Terza Guerra Mondiale o Guerra Fredda (1946- 1989), la cronaca politica che trascolora quotidianamente in storia politica, sia nella sua dimensione magnoeuropea sia in quella italiana. Infatti, sempre per esempio, con la strumentazione interpretativa che ho descritta \u2014 bench\u00e9 a grandissime linee \u2014 si possono accostare, almeno <em>grosso modo <\/em>e non in termini miracolistici, fenomeni come quello costituito dall\u2019amministrazione statunitense guidata dal 2001 da George Walker Bush, che riprende non solo in politica estera, ma anche in politica interna prospettive realistiche inspiegabili senza il riconoscimento dell\u2019esistenza di un mondo americano \u00abconservatore\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale mondo, correttamente colto da Maistre con il significativo giudizio storico-politico gi\u00e0 ricordato secondo cui <em>\u00ab<\/em>[&#8230;] <em>gli americani hanno costruito, e non fatto <\/em>tabula rasa <em>come i francesi\u00bb<\/em>, ha preso coscienza di s\u00e9 e si \u00e8 espresso anzitutto come scuola di pensiero a partire dagli anni 1950, definendo un\u2019area che coincide solo parzialmente con il Partito Repubblicano (82); quindi ha avuto il sopravvento in campo politico a partire dagli anni 1980, inducendo lo storico inglese Maldwyn Allen Jones ad aggiornare, nel 1995, la sua <em>Storia degli Stati Uniti d\u2019America. Dalle prime colonie inglesi ai giorni nostri<\/em>, del 1983, con un capitolo intitolato <em>La controrivoluzione conservatrice. 1980-1992 <\/em>(83): dunque, si tratta di un mondo che non coincide n\u00e9 con quello descritto e proposto da Hollywood, n\u00e9 con quello amato ed echeggiato nell\u2019Europa Continentale dall\u2019<em>intellighenzia radical chic <\/em>(84).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sia ben chiaro \u2014 e sia detto di passaggio \u2014 che i \u00abmiracoli\u00bb, le realt\u00e0 straordinarie oggetto di una <em>\u00abdivine surprise\u00bb <\/em>(85), si danno certamente, ma non si possono assolutamente trattare come fatti di <em>routine<\/em>, <em>\u00abper la contraddizion che nol consente\u00bb <\/em>(86); diverso \u00e8 il caso degli \u00abuomini della Provvidenza\u00bb (87), un termine su cui si \u00e8 fatta tanta cattiva retorica, solo per aver inteso improvvisamente \u00abProvvidenza\u00bb in una prospettiva per cos\u00ec dire esclusivamente \u00abassistenzialistica\u00bb, da \u00abpronto intervento\u00bb o da \u00abpronto soccorso\u00bb, e non come intravedibile \u2014 parzialmente intravedibile \u2014 orizzonte del progetto e della cura di Dio per rapporto al creato e alla vicenda umana (88).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la strumentazione descritta s\u2019illumina pure il cosiddetto \u00abberlusconismo\u00bb \u2014 la cui consistenza e il cui permanere non possono non colpire soprattutto chi fa riferimento, inadeguato, al solo <em>leader<\/em>, il cav. Silvio Berlusconi, e non tenta una lettura del fenomeno pi\u00f9 ampia, storica e di lungo periodo \u2014 (89), a proposito del quale si \u00e8 soliti evocare spinte populistiche, bench\u00e9 l\u2019aggettivo sia quanto di meno definito si possa immaginare (90).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per esempio, lo storico cattolico statunitense John Lukacs \u2014 nato nel 1924 a Budapest in una famiglia della buona borghesia ebraica ungherese \u2014, che non ama il populismo, ma si guarda bene dal definirlo pur sapendo che <em>\u00abla storia della politica \u00e8 una storia di parole\u00bb <\/em>(91), oppure non vi riesce, opera un collegamento utile e pertinente fra populismo, reazione e Insorgenza affermando che <em>\u00abanche i controrivoluzionari francesi della Vandea erano in buona parte populisti. E lo stesso dicasi degli svariati movimenti popolari di destra contro i francesi e i loro seguaci in Spagna e in Italia durante il periodo napoleonico. \u00abMa queste eruzioni \u201creazionarie\u201d di sentimenti popolari non erano (non ancora) nazionaliste\u00bb <\/em>(92).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stando cos\u00ec le cose, mi pare lecito ipotizzare l\u2019esistenza di una \u00ablegge\u00bb storica \u2014 meglio, di un \u00abritmo\u00bb storico \u2014 per cui la societ\u00e0, cio\u00e8 <em>ogni <\/em>societ\u00e0 storica, dopo aver resistito all\u2019inverosimile, reagisce all\u2019imposizione di un abito organizzativo, istituzionale inadeguato e\/o al tentativo di snaturarla per renderla docile a tale imposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come pure ipotizzare, quindi, che l\u2019Insorgenza sia l\u2019espressione incarnata, socio-politica, quasi <em>motus primoprimus<\/em>, \u00abmoto primo primo\u00bb, del corpo sociale, dell\u2019<em>\u00abeterno ritorno del diritto naturale\u00bb <\/em>(93), un <em>\u00abeterno ritorno\u00bb <\/em>da intendersi non come periodica ripresentazione ciclica, ma come potenziale, permanente reattivit\u00e0 di un <em>\u00abdiritto naturale\u00bb<\/em>, che non pu\u00f2 essere trascurato, compresso oltre un determinato limite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa affermazione <em>ex experientia<\/em>, che fonda e interpreta la reazione, l\u2019Insorgenza, e ne coglie la relazione materiale, non sostanziale, con i primi momenti fattuali della Rivoluzione, trova una corrispondenza dottrinale nelle riflessioni di un filosofo tedesco di scuola marxista, Ernst Bloch (1885-1977), relativa al potenziale \u00abrivoluzionario\u00bb del diritto naturale, chiaramente non nella versione classica e cristiana (94) ma in quella del giusnaturalismo moderno (95).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, infine, si mostra verosimile leggere il populismo da un lato come un sintomo di sfiducia nelle istituzioni che ne documenta la crisi di legittimit\u00e0, dall\u2019altro come un\u2019espressione \u00abdebole\u00bb del tentativo di riappropriarsi della sovranit\u00e0 da parte di un \u00abpopolo\u00bb ridotto a \u00abmassa\u00bb dallo Stato moderno (96), di un popolo che non si sente rappresentato, di un popolo che non conosce per certo la dottrina del gesuita spagnolo Francisco Su\u00e1rez (1548-1617), non sa nulla n\u00e9 del <em>pactum societatis <\/em>n\u00e9 del <em>pactum subiectionis <\/em>(97), ma in qualche modo \u00absente\u00bb \u2014 \u00absente\u00bb da \u00absenso\u00bb e da \u00absenso comune\u00bb, e non da \u00absentimento\u00bb \u2014 tale dottrina e quindi, sempre in qualche modo, la conferma.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=2369\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>vai alle note<\/strong><\/a><\/p>\n<p>____________<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><\/p>\n<p><a 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href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=40861\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">L&#8217;insorgenza della Garfagnana<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cristianit\u00e0 n. 337-338 settembre-dicembre 2006 \u00a0di Giovanni Cantoni 1. L\u2019Insorgenza e la sua problematica Fra le ragioni all\u2019origine dell\u2019oblio che ha accompagnato e che accompagna da circa due secoli il fenomeno dell\u2019Insorgenza in Italia (1792-1815) (1) ha avuto e ha certamente parte rilevante la \u00abmalizia ideologica\u00bb di storici e di storiografi. 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