{"id":2338,"date":"2006-11-23T17:06:02","date_gmt":"2006-11-23T16:06:02","guid":{"rendered":""},"modified":"2016-01-24T17:13:34","modified_gmt":"2016-01-24T16:13:34","slug":"a-favore-della-pena-di-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/a-favore-della-pena-di-morte\/","title":{"rendered":"A favore della pena di morte?"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/11\/pena_morte.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-29798\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/11\/pena_morte.jpg\" alt=\"pena_morte\" width=\"156\" height=\"200\" \/><\/a>In \u00ab<strong>Il Domenicale<\/strong>\u00bb, 18 novembre 2006, p. 3.<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di<strong> Giacomo Samek Lodovici<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La condanna a morte di Saddam Hussein (come gi\u00e0, nei mesi scorsi, l\u2019assassinio del piccolo Tommaso Onofri) riporta prepotentemente in auge il dibattito sulla pena di morte. Su questo tema la Chiesa cattolica viene sovente accusata di incoerenza e disumanit\u00e0, perch\u00e9, cos\u00ec si dice, come si pu\u00f2 essere favorevoli alla pena di morte e contrari all\u2019aborto? Qual \u00e8 dunque la posizione cattolica riguardo alla pena di morte? Per comprenderla bisogna brevemente interrogarsi sulle funzioni della pena.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Oggigiorno nel mondo cattolico si ammettono due funzioni della pena: 1) rieducativa: ha lo scopo di produrre il pentimento del reo; 2) deterrente-difensiva: la pena ha lo scopo di evitare nuove minacce all\u2019incolumit\u00e0 della societ\u00e0, esercitando un\u2019azione intimidatrice nei confronti del reo e di coloro che potrebbero emularlo.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, queste due funzioni delle pena non possono essere esclusive. Se la funzione rieducativa fosse esclusiva bisognerebbe rilasciare un assassino che si sia pentito del suo delitto anche se non ha fatto un solo giorno di carcere; se fosse esclusiva la funzione deterrente si potrebbe prendere uno capro espiatorio e punirlo come monito per i potenziali criminali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, queste due funzioni debbono essere integrate da una terza, quella retributiva, come dicono Aristotele (<em>Etica Nicomachea<\/em>, 1132a 7 e ss.), S. Tommaso (<em>Somma teologica<\/em>, II-II, q. 108, a. 4)\u00a0[1], Kant (<em>Metafisica dei Costumi<\/em>, in <em>Scritti politici e di filosofia della storia e del diritto di Immanuel Kant<\/em>, a cura di N. Bobbio, L. Firpo, V. Mathieu, Torino 1965, pp. 521-522), Hegel (<em>Lineamenti di filosofia del diritto<\/em>, Laterza, Bari 1965, \u00a7 97 e ss) e il <em>Catechismo della Chiesa Cattolica <\/em>(n. 2266 [2]). Quest\u2019ultimo, per esempio, dice che \u201cla pena ha innanzi tutto lo scopo di riparare il disordine introdotto dalla colpa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pena come retribuzione, come scriveva anche Vittorio Mathieu (<em>Perch\u00e9 punire?<\/em> Rusconi 1978) \u00e8 il corrispettivo, proporzionato, del male commesso dal reo, che ristabilisce la giustizia. Infatti, ciascun uomo vive con gli altri in un rapporto di uguaglianza, di reciprocit\u00e0, di simmetria dei diritti, che viene cancellato dal reo, il quale ottiene un vantaggio indebito a spese degli altri. Perci\u00f2, come chi ha guadagnato un vantaggio ingiusto deve risarcirlo, come chi si \u00e8 arricchito illecitamente deve restituire ci\u00f2 che ha rubato e come una squadra sportiva che ha barato deve essere penalizzata, cos\u00ec il reo deve subire una pena afflittiva per scontare il male che ha compiuto. Afflittiva perch\u00e9 il reo ha prevaricato con la sua volont\u00e0 e la sua libert\u00e0 sulla volont\u00e0 e la libert\u00e0 dei suoi simili, perci\u00f2 la pena deve affliggere la sua volont\u00e0 e la sua libert\u00e0 per riequilibrare il male che egli ha compiuto (Tommaso, <em>Somma teologica<\/em>, II-II, q. 108, a. 4) [3].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti, il reo pu\u00f2 pentirsi solo percepisce la pena come retribuzione per un male commesso; ed \u00e8 possibile rigettare la logica del capro espiatorio solo se la pena \u00e8 la retribuzione proporzionata di una colpa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, il reo, prevaricando sui suoi simili, ha abdicato alla propria dignit\u00e0 (<em>ibidem<\/em>, q. 64, a. 2, ad 3) perci\u00f2 la pena, facendogli espiare il male compiuto, gli restituisce quella dignit\u00e0 che ha perso; in tal modo, come gi\u00e0 diceva Platone, il reo pu\u00f2 essere paragonato ad\u00a0 un malato: \u201cforse il farsi curare dal medico \u00e8 piacevole e coloro che si fanno curare provano piacere?\u201d. Ovviamente no, per\u00f2 \u201c\u00e8 utile\u201d: \u201cinfatti il malato si libera da un gran male e per questo trova vantaggioso sopportare il dolore e guarire\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, \u201cchi \u00e8 pi\u00f9 infelice fra due malati nel corpo e nell\u2019anima [il malato nell\u2019anima \u00e8 il reo]? Colui che si fa curare dal medico e si libera dal male, oppure colui che non si fa curare e continua a tenersi il male? [\u2026] quello che non si fa curare\u201d. Perci\u00f2, prosegue Platone, \u201cla liberazione dal male pi\u00f9 grande, cio\u00e8 dalla malvagit\u00e0\u201d equivale a \u201cscontare la pena\u201d e \u201cla giustizia [la pena] fa in un certo senso rinsavire e rende pi\u00f9 giusti e costituisce la medicina della malvagit\u00e0\u201d. Pertanto, la cosa peggiore che pu\u00f2 capitare ad un uomo non \u00e8 commettere ingiustizia, ma commettere ingiustizia e non venire punito, perch\u00e9 chi non viene punito non recupera la propria dignit\u00e0 che ha leso: \u201cfare ingiustizia e non scontare la pena \u00e8 veramente il pi\u00f9 grande e il primo di tutti i mali\u201d (<em>Gorgia<\/em>, 478 A \u2013 479 E).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 significa che, per Platone, esiste un diritto-dovere dello Stato di punire, ma anche un <em>diritto del reo<\/em> <em>di essere punito<\/em> dallo Stato (qualche volta, sebbene raramente, il reo ne \u00e8 consapevole), perch\u00e9 la pena gli consente di recuperare la propria dignit\u00e0 (cfr. anche Hegel, <em>Lineamenti di filosofia del diritto<\/em>, cit., \u00a7 100).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima obiezione: qual \u00e8 la differenza con la vendetta? Come spiega S. Tommaso (<em>Somma Teologica<\/em>, II-II, q. 108, a. 1) la vendetta vuole danneggiare il reo; invece la pena come retribuzione ha un\u2019intenzione diversa: ristabilire l\u2019uguaglianza infranta dal reo e ridargli la dignit\u00e0 che egli ha perso, quindi non vuole il male del reo, bens\u00ec il suo bene. Infatti, fare del male a qualcuno non vuol dire sempre commettere un male morale: il padre che punisce il figlio che ha sbagliato gli fa male, ma non fa del male morale, anzi fa del bene morale e fa il bene del figlio: \u00aba coloro che amiamo possiamo infatti arrecare un male materiale [\u2026] per la loro correzione\u00bb (Tommaso d\u2019Aquino, <em>De caritate<\/em>, a. 8, ad 10).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seconda obiezione: qual \u00e8 la differenza con la legge del taglione? In Kant ed Hegel la retribuzione si sovrappone al taglione, nondimeno bisogna distinguerla da esso: la pena dev\u2019essere s\u00ec proporzionata, per\u00f2 non guarda solo ai fatti (occhio per occhio), bens\u00ec anche alle intenzioni, alla consapevolezza e alla premeditazione del reo (Aristotele,<em> Etica Nicomachea<\/em>, 1132b 21 ss); inoltre la logica del taglione colpisce anche chi non c\u2019entra (se x uccide i figli di y, y per ritorsione uccide i figli di x), mentre la pena come retribuzione affligge solo il responsabile di un crimine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Terza obiezione: il male compiuto non si pu\u00f2 cancellare e la pena aggiunge un nuovo male a quello gi\u00e0 compiuto. Risposta: in realt\u00e0, nessuno pretende che il male sia cancellato; con la pena si vuole ristabilire l\u2019uguaglianza tra gli uomini e restituire la dignit\u00e0 al reo, quindi la pena non aggiunge un nuovo male a quello gi\u00e0 esistente, bens\u00ec fa del bene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 vero che il cristianesimo dice di perdonare, ma il perdono concerne il colpevole e non cancella n\u00e9 la colpa, n\u00e9 la pena: nel sacramento della confessione il penitente \u00e8 perdonato, ma non la sua colpa, n\u00e9 la sua pena, tanto \u00e8 vero che egli riceve una penitenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la pena fosse solo rieducativa, sempre nel sacramento della confessione non avrebbe senso comminare la penitenza al peccatore, che \u00e8 gi\u00e0 pentito. Perci\u00f2, visto che la penitenza della confessione non ha una funzione rieducativa e visto che \u00e8 tanto lieve da non avere alcuna efficacia deterrente, vuol dire che essa ha una funzione retributiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro clamoroso esempio cristiano di pena retributiva \u00e8 l\u2019inferno, come si comprende chiaramente dal fatto che esso perdurer\u00e0 anche dopo la fine del mondo. Infatti, \u00e8 chiaro che dopo la fine del mondo la pena dell\u2019inferno non pu\u00f2 avere una funzione rieducativa, in quanto i dannati non possono essere rieducati, n\u00e9 una funzione preventiva ed intimidatrice, perch\u00e9 non esiste pi\u00f9 nessuno che sulla terra possa ricavare un monito da essa: dunque dopo la fine del mondo l\u2019inferno conserva solo una funzione retributiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S. Tommaso dice che \u201cl\u2019uomo sorpassa ci\u00f2 che \u00e8 dovuto alla sua misura quando preferisce la volont\u00e0 propria alla volont\u00e0 di Dio, soddisfacendola contro l\u2019ordinamento di Dio. E questa disuguaglianza viene eliminata quando contro la sua volont\u00e0 l\u2019uomo \u00e8 costretto a soffrire qualche cosa conforme all\u2019ordinamento divino. Perci\u00f2 \u00e8 necessario che i peccati degli uomini siano puniti da Dio\u201d (<em>Somma contro i Gentili<\/em>, III, CXL). Ora, \u201cla giustizia divina, per custodire l\u2019equit\u00e0 nell\u2019universo, esige la punizione delle colpe e la ricompensa degli atti buoni (<em>Ibidem<\/em>, CXLII) e, come dice ancora Tommaso, \u201cDio per certi peccati infligge delle pene eterne per custodire il debito ordine del creato\u201d (<em>Ibidem<\/em>, CXLV). Inoltre Tommaso spiega che la pena eterna deve essere afflittiva: \u201cColoro [\u2026] che peccano contro Dio devono essere puniti non solo con l\u2019esclusione perpetua dalla beatitudine, ma anche con delle pene afflittive\u201d(<em>ibidem<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 vero che il vangelo dice di porgere l\u2019altra guancia, ma ci\u00f2 non esclude la liceit\u00e0 della legittima difesa che, dice il <em>Catechismo<\/em>, \u00aboltre che un diritto, pu\u00f2 anche essere un grave dovere, per chi \u00e8 responsabile della vita degli altri\u00bb (n. 2265): infatti, io posso scegliere di porgere l\u2019altra guancia se qualcuno aggredisce me, ma ho il dovere di reagire se qualcuno aggredisce chi \u00e8 sotto la mia responsabilit\u00e0 (per es. se io sono un padre e qualcuno aggredisce mio figlio, oppure se sono un governante e qualcuno mette in pericolo i cittadini che io devo tutelare).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Applichiamo dunque questo discorso sulla pena alla pena di morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene, l\u2019insegnamento cattolico distingue la giustificazione <em>teorica<\/em> della pena di morte dall\u2019opportunit\u00e0 della sua applicazione <em>pratica<\/em>, in un caso concreto. Ci sono dei crimini con dei requisiti in presenza dei quali la pena capitale pu\u00f2 essere teoricamente giusta; per\u00f2 questi requisiti debbono essere riscontrati in concreto e questo riscontro \u00e8 quasi inesistente.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>I.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista retributivo la pena dev\u2019essere proporzionata al male compiuto, perci\u00f2 in linea di principio non si pu\u00f2 escludere che esistano crimini straordinariamente efferati che solo la pena di morte pu\u00f2 riequilibrare (cfr. Kant, <em>Metafisica dei Costumi<\/em>, cit., pp. 522-523). Come dice S. Tommaso: &#8220;L&#8217;uccisione di un uomo [&#8230;] pu\u00f2 essere ordinata sia all&#8217;esecuzione della giustizia [pena di morte] sia all&#8217;appagamento dell&#8217;ira [vendetta]. [\u2026] nel primo caso si avr\u00e0 un atto di virt\u00f9, e nel secondo un atto peccaminoso&#8221;<em> (Somma teologica, <\/em>I-II, q. 1, a. 3, ad 3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2, in concreto, \u00e8 molto difficile (contrariamente a quello che dicono Kant ed Hegel) stabilire quando si configura questa proporzione, quanto il reo fosse veramente consapevole della malvagit\u00e0 di ci\u00f2 che stava facendo, quanto fosse libero, ecc. e ci\u00f2 rende difficilissimo comprendere quando sia opportuna l\u2019applicazione della pena di morte in una situazione concreta. \u00c8 vero che queste difficolt\u00e0 si presentano ogni volta che un giudice umano deve irrogare una pena, ma nel caso della pena di morte l\u2019errore \u00e8 molto pi\u00f9 grave ed \u00e8 irreversibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>II<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista difensivo, per S. Agostino (<em>Epistula<\/em> 47, n. 5) e S. Tommaso \u00e8 giusto, in certi casi, che lo Stato uccida un colpevole per difendersi: \u201cnel caso che lo esiga la salute di tutto il corpo si ricorre lodevolmente e salutarmene al taglio di un membro putrido e canceroso. Ebbene, ciascun individuo sta alla societ\u00e0 come la parte sta al tutto. E quindi se un uomo con i suoi peccati \u00e8 pericoloso e disgregativo per la collettivit\u00e0, \u00e8 cosa lodevole e salutare sopprimerlo, per la conservazione del bene comune\u201d (<em>Somma teologica<\/em>, II-II, q. 64, a 2); e \u201cquando la colpa viene conosciuta insieme al suo castigo, quale la pena di morte o altre privazioni che l\u2019uomo aborrisce, allora la volont\u00e0 viene distolta dal peccato\u201d (<em>ibidem<\/em>, q. 108, a. 3, ad 3.). Si veda anche il <em>Catechismo<\/em>, n. 2267: \u201cL&#8217;insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell&#8217;identit\u00e0 e della responsabilit\u00e0 del colpevole, il ricorso alla pena di morte\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Detto questo ci si pu\u00f2 chiedere: qual \u00e8 la differenza tra la pena di morte e l\u2019omicidio?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) Riprendiamo il passo di Tommaso di cui abbiamo gi\u00e0 citato alcuni stralci: &#8220;L&#8217;uccisione di un uomo [&#8230;] pu\u00f2 essere ordinata sia all&#8217;esecuzione della giustizia [pena di morte] sia all&#8217;appagamento dell&#8217;ira [vendetta]. E si avranno allora atti specificamente diversi nell&#8217;ordine morale: poich\u00e9 nel primo caso si avr\u00e0 un atto di virt\u00f9, e nel secondo un atto peccaminoso&#8221;<em> (Somma Teologica<\/em>, I-II, q. 1, a. 3, ad 3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui Tommaso chiarisce una cosa molto importante in etica: atti fisicamente identici possono essere diversi dal punto di vista morale. Per esempio, l\u2019atto con cui prendo i soldi dal portafoglio di un altro pu\u00f2 essere un furto, ma anche un favore (se l\u2019altro mi ha chiesto di prenderglieli, visto che ha la gamba ingessata e non pu\u00f2 alzarsi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec (cfr. M. Rhonheimer, <em>La prospettiva della morale<\/em>, Armando 1994, p. 286) l\u2019atto con cui si uccide qualcuno pu\u00f2 essere fisicamente identico nel caso dell\u2019assassinio e della pena di morte, ma la pena di morte, se e quando \u00e8 stata comminata giustamente, non \u00e8 un assassinio, ma appunto una giusta punizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) La pena di morte \u00e8 una forma di legittima difesa praticata dallo Stato nei confronti di un criminale. Cos\u00ec, pur essendoci identit\u00e0 fisica tra l\u2019omicidio e la legittima difesa, dal punto di vista morale c\u2019\u00e8 una differenza irriducibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 risponde all\u2019obiezione di chi dice che non si pu\u00f2 essere a favore della pena di morte e contrari all\u2019aborto. L\u2019aborto, infatti (manca qui lo spazio per dimostralo, perci\u00f2 rinvio al mio articolo sul <a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=2339\" target=\"_blank\"><em>Domenicale<\/em> del 4.06.2005<\/a>), \u00e8 l\u2019uccisione di un innocente (anche se chi vi ricorre pu\u00f2 non esserne consapevole); invece la pena di morte \u00e8: 1) una pena; 2) una legittima difesa nei confronti di un aggressore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto la pena di morte era prevista dalla legge mosaica (<em>Esodo<\/em> 21, 14-23, cfr. anche <em>Levitico<\/em> 10 e ss.) ed era conciliabile con il \u201cnon uccidere\u201d del decalogo, in quanto questo precetto, come dimostra il contesto<span style=\"text-decoration: underline;\">[4]<\/span>, \u00e8 rivolto alle persone private, mentre un\u2019autorit\u00e0 legittima pu\u00f2 togliere la vita. Anche S. Paolo dice che l\u2019autorit\u00e0 \u201cnon invano porta la spada; \u00e8 infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male\u201d (<em>Rm<\/em> 13, 4 ss).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si obbietta: la vita umana \u00e8 un bene indisponibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 ogni pena colpisce sempre un bene, che \u00e8 indisponibile a meno che io non mi sia meritato appunto una pena. Lo Stato ha forse il diritto di disporre della mia libert\u00e0? Certamente no, a meno che io ne abusi e mi meriti una pena. Lo Stato non ha diritto di togliermi la vita come non ha diritto di togliermi la libert\u00e0, a meno che io non meriti una pena: \u00abchi deve farlo in forza del suo ufficio pu\u00f2 lecitamente punire o anche uccidere i malfattori\u00bb (Tommaso d\u2019Aquino, <em>De caritate<\/em>, a. 8, ad 10). Se la pena di morte fosse un assassinio di Stato, allora la prigione sarebbe un sequestro di Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si obbietta ancora: solo Dio \u00e8 padrone della vita, quindi l\u2019uomo non pu\u00f2 toglierla ad un altro uomo. Risposta: Dio \u00e8 padrone della vita come della libert\u00e0 e di tutta la persona di chiunque e un giudice onesto, che ne sia consapevole o meno, amministra la giustizia come rappresentante di Dio, da cui proviene ogni potest\u00e0 (<em>omnis potestas a Deo, <\/em>dice S. Paolo in <em>Rm<\/em> 13, 1). Per questo motivo, come abbiamo visto, sia l\u2019Antico sia il Nuovo Testamento ammettono la pena di morte; per questo motivo S. Paolo dice che l\u2019autorit\u00e0 \u201cnon invano porta la spada; \u00e8 infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, prosegue il <em>Catechismo<\/em>, la pena capitale \u00e8 lecita solo \u201cquando questa fosse l&#8217;unica via praticabile per difendere efficacemente dall&#8217;aggressore ingiusto la vita di esseri umani\u201d. Perci\u00f2, se \u201ci mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall&#8217;aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l&#8217;autorit\u00e0 si limiter\u00e0 a questi mezzi\u201d. Pertanto oggi \u201ci casi di assoluta necessit\u00e0 di soppressione del reo \u00absono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti\u00bb\u201d (quest\u2019ultima citazione proviene dall&#8217;<em>Evangelium vitae<\/em> di Giovanni Paolo II ed \u00e8 stata aggiunta nel 1997). Perci\u00f2, dal punto di vista difensivo, la pena di morte non \u00e8 pi\u00f9 necessaria per la difesa della societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>III.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, dal punto di vista rieducativo la prospettiva della morte pu\u00f2 condurre un reo a rivisitare la sua vita, a riesaminarla, a ripensare a ci\u00f2 che ha fatto (come fa quasi ogni uomo che conosce l\u2019imminenza della propria morte) e perci\u00f2 pu\u00f2 farlo pentire: \u00abla morte inflitta dal giudice giova anche al peccatore: se egli si converte giova all\u2019espiazione della colpa\u00bb (Tommaso, <em>Somma teologica<\/em>, II-II, q. 25, a. 6 ad 2); ma non si pu\u00f2 essere certi che l\u2019imminenza della morte produca il pentimento, quindi la pena di morte potrebbe essere inefficace; inoltre, anche quando si potesse accertare l\u2019avvenuto pentimento del reo, non avrebbe pi\u00f9 senso eseguire la condanna, perch\u00e9 la sola prospettiva della morte, senza bisogno dell\u2019esecuzione, avrebbe gi\u00e0 ottenuto lo scopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, anche dal punto di vista rieducativo, ancora una volta, l\u2019opportunit\u00e0 pratica di eseguire la pena di morte non sussiste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Postilla<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo una diffusa vulgata, Cesare Beccaria sarebbe stato contrario alla pena di morte. In realt\u00e0 Beccaria fa lo stesso discorso del <em>Catechismo<\/em>: dal punto di vista teorico considera la pena di morte una pena giustificabile come legittima difesa, &#8220;quando anche privo di libert\u00e0 egli [il reo] abbia ancora tali relazioni e tal potenza che interessi la sicurezza della nazione; quando la sua esistenza possa produrre una rivoluzione pericolosa nella forma del governo stabilita. La morte di un cittadino divien dunque necessaria&#8221; (<em>Dei delitti e delle pene<\/em>, capitolo 28); per\u00f2 Beccaria nega l&#8217;opportunit\u00e0 della sua applicazione pratica, proprio come il <em>Catechismo<\/em>: &#8220;quando una forma di governo \u00e8 [&#8230;] ben munita al di fuori e al di dentro dalla forza [&#8230;] io non veggo necessit\u00e0 alcuna di distruggere un cittadino&#8221; (<em>ibid<\/em>.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[1]<\/strong> Tommaso, in <em>Somma teologica<\/em>, II-II, q. 108, a. 4, spiega che con la pena \u201cviene ristabilita l\u2019uguaglianza della giustizia\u201d [funzione retributiva]\u201d; aggiunge poi che la pena \u201cpu\u00f2 essere considerata come medicina, non solo per far guarire dai peccati gi\u00e0 commessi [funzione rieducativa], ma anche per preservare dai peccati futuri [funzione deterrente-difensiva]\u201d.<\/p>\n<div align=\"justify\"><strong>[2]<\/strong> \u201cLa pena ha innanzi tutto lo scopo di riparare il disordine introdotto dalla colpa [funzione retributiva]. Quando \u00e8 volontariamente accettata dal colpevole, essa assume valore di espiazione [funzione retributiva e rieducativa]. La pena poi, oltre che a difendere l&#8217;ordine pubblico e a tutelare la sicurezza delle persone [funzione deterrente-difensiva], mira ad uno scopo medicinale: nella misura del possibile, essa deve contribuire alla correzione del colpevole [funzione rieducativa]\u201d.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>[3]<\/strong> Tommaso, <em>Somma teologica<\/em>, II-II, q. 108, a. 4: \u201ccolui che peccando aveva troppo assecondato la propria volont\u00e0, viene a subire cose contrarie al suo volere\u201d.<\/div>\n<div align=\"justify\"><strong>[4]<\/strong> Cfr. M. Rhonheimer, <em>La prospettiva della morale<\/em>, Armando 1994 p. 286, nota 109.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In \u00abIl Domenicale\u00bb, 18 novembre 2006, p. 3. di Giacomo Samek Lodovici La condanna a morte di Saddam Hussein (come gi\u00e0, nei mesi scorsi, l\u2019assassinio del piccolo Tommaso Onofri) riporta prepotentemente in auge il dibattito sulla pena di morte. 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