{"id":232,"date":"2004-11-30T18:08:28","date_gmt":"2004-11-30T17:08:28","guid":{"rendered":""},"modified":"2025-07-05T10:30:02","modified_gmt":"2025-07-05T08:30:02","slug":"modernismo-e-antimodernismo-nellepoca-di-pio-x-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/modernismo-e-antimodernismo-nellepoca-di-pio-x-ii\/","title":{"rendered":"Modernismo e antimodernismo nell&#8217;epoca di Pio X (2)"},"content":{"rendered":"\n<p>Testo del prof. <strong>Roberto De Mattei<\/strong> tratto dall&#8217;opera &#8220;<em>Don Orione negli anni del modernismo<\/em>&#8220;, edita da Jaca Book, Milano 2002, pp. 320, Euro 23, e curato da Don Flavio Peloso dell&#8217;Opera Don Orione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>II. L&#8217;ANTIMODERNISMO DI PIO X<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Pio_X_chiesa_modernismo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"201\" height=\"251\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Pio_X_chiesa_modernismo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-54460\" style=\"width:217px;height:auto\"\/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>1. Il Magistero antimodernista di san Pio X<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>La reazione antimodernista all\u2019interno della Chiesa si riassume emblematicamente nell\u2019opera di magistero e di governo di Pio X anche senza evidentemente esaurirsi in essa. Il numero dei collaboratori pienamente fedeli agli orientamenti del Pontefice fu tuttavia meno consistente di quanto si possa immaginare e gli antimodernisti costituirono, come i modernisti, una minoranza all\u2019interno della Chiesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando, il 4 agosto 1903, cardinale Giuseppe Sarto, patriarca di Venezia, venne elevato al soglio pontificio, il padre Semeria ne apprese la notizia da don Minocchi in Russia. \u00abChi han fatto Papa?\u00bb, domand\u00f2. \u00abSarto \u2013 rispose Minocchi \u2013 con il nome di Pio X\u00bb. \u00abUn reazionario! Siamo fritti\u00bb, rispose Semeria (1).<\/p>\n\n\n\n<p>Il \u00abreazionario\u00bb Pio X, \u00abfu nel medesimo tempo \u2013 come ben sottolinea Roger Aubert \u2013 uno dei pi\u00f9 grandi pontefici riformatori della storia\u00bb (2). Il suo programma di restaurazione della societ\u00e0 cristiana, riassunto dalla formula <em>Instaurare omnia in Cristo<\/em>, implicava, oltre alla ferma difesa dell\u2019ortodossia della Chiesa minata dal modernismo, anche un vasto programma di iniziative pastorali e di riforme, a cominciare da quella della Curia pontificia.<\/p>\n\n\n\n<p>La reazione di Pio X contro il modernismo non fu d\u2019altra parte, semplice repressione, ma profonda riflessione e fermo giudizio sui problemi che esso sollevava. Ci\u00f2 risulta chiaramente dalla enciclica <em>Pascendi<\/em> (3), l\u2019atto pi\u00f9 significativo del suo regno e uno dei documenti pontifici di maggior spessore teoretico del secolo XX. La <em>Pascendi<\/em> venne preceduta dal decreto <em>Lamentabili<\/em> (4)&nbsp;che sta ad essa come il <em>Sillabo<\/em> alla <em>Quanta cura<\/em> e fu seguita dal giuramento antimodernista <em>Sacrorum antistitum<\/em>, che ne costituisce il compimento.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ampio ed elaborato documento \u00e8 diviso in tre punti in cui vengono analizzate e ricondotte a unit\u00e0 le diverse personalit\u00e0 che si fondono nei fautori del modernismo: il teologo, lo storico, il critico, l\u2019apologeta, il riformatore. Seguono le istruzioni disciplinari che i vescovi debbono attuare nella scelta dei professori nei seminari e per l\u2019incremento degli studi filosofici, teologici e delle materie profane ausiliarie.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Pio X, l\u2019agnosticismo, secondo cui la ragione umana \u00e8 ristretta interamente entro il campo dei fenomeni e non pu\u00f2 innalzarsi a Dio, n\u00e9 conoscerne l\u2019esistenza, sia pure per mezzo delle cose visibili, costituisce l\u2019aspetto negativo del modernismo (5). La dottrina dell\u2019immanenza vitale ne costituisce l\u2019aspetto positivo (6).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019immanenza, come ogni fenomeno vitale, nasce per i modernisti da un bisogno che sorge a sua volta da un \u00abmovimento del cuore\u00bb, un sentimento religioso, la cui specificit\u00e0 \u00e8 la fede che non poggiando su alcune premesse razionali \u00e8 in realt\u00e0 <em>fideismo<\/em>. La fede per essi non \u00e8 l\u2019adesione dell\u2019intelligenza ad una verit\u00e0 rivelata da Dio, ma una esigenza religiosa che per \u00abvitale immanenza\u00bb si sprigiona dall\u2019oscuro fondo (<em>subcoscienza<\/em>) dell\u2019anima umana. L\u2019immanenza postula l\u2019equivalenza tra coscienza e rivelazione intesa come l\u2019apparire di Dio all\u2019anima: di qui \u00abla legge che erige la coscienza religiosa a regola universale sullo stesso piano della rivelazione e alla quale tutto deve essere sottoposto, perfino l\u2019autorit\u00e0 suprema, nella sua triplice manifestazione, dottrinale, culturale, disciplinare\u00bb(7).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019immanenza viene applicata dal teologo alle formule e verit\u00e0 di fede con la conclusione che le rappresentazioni della realt\u00e0 divina si riducono a \u00absimboli\u00bb, espressioni di particolari situazioni di coscienza la cui \u00abformula intellettuale\u00bb muta a secondo dell\u2019\u00abesperienza interiore\u00bb del credente. Le formule del dogma, per i modernisti, non contengono verit\u00e0 assolute: esse sono immagini della verit\u00e0 che devono adattarsi al sentimento religioso (8).<\/p>\n\n\n\n<p>Il modernismo respinge i concetti della trascendenza teologica di Dio rispetto al creato, della divinit\u00e0 di Ges\u00f9 Cristo, considerata unicamente presente nella coscienza del credente e della divinit\u00e0 della Chiesa, prodotto dell\u2019esperienza collettiva. In ultima analisi l\u2019unica formula valida della verit\u00e0 religiosa si risolve nella struttura che la coscienza d\u00e0 a s\u00e9 stessa di fronte ai singoli problemi della fede.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso viene capovolta la prospettiva tradizionale secondo cui l\u2019esperienza religiosa pu\u00f2 essere soltanto un valore secondario e indipendente dalla Rivelazione e dal Magistero ecclesiastico e si riprende il tentativo dello gnosticismo di abbracciare tutte le istanze della verit\u00e0 attraverso un principio unico, la soggettivit\u00e0 della verit\u00e0 e la relativit\u00e0 di tutte le sue formule (9).<\/p>\n\n\n\n<p>Il nucleo del modernismo per Pio X non consiste tanto nell\u2019opposizione all\u2019una o all\u2019altra delle verit\u00e0 rivelate, ma nel cambiamento radicale della nozione stessa di \u00abverit\u00e0\u00bb, mediante l\u2019accettazione del \u00abprincipio di immanenza\u00bb che sta a fondamento del pensiero moderno (10), come riassume la proposizione 58 condannata dal Decreto<em> Lamentabili<\/em>: \u00abLa verit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 immutabile dell\u2019uomo stesso, giacch\u00e9 essa si evolve con lui, con lui per lui\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Dio stesso si fa in noi e non sar\u00e0 mai attuato in pieno perch\u00e9 il divenire non pu\u00f2 arrestarsi. La conseguenza di quest\u2019errore \u00e8 la professione dell\u2019evoluzione dei dogmi: il significato e valore dei dogmi non proviene pi\u00f9 dal loro immutabile contenuto, ma dall\u2019\u00abesperienza religiosa\u00bb del credente, dall\u2019emozione soggettiva che il dogma pu\u00f2 suscitare in lui. Contrariamente ai principi di identit\u00e0, di contraddizione e di causalit\u00e0, il divenire \u00e8 a se stesso la sua ragione, senza una causa superiore, in un vortice evolutivo in cui l\u2019essere si confonde con il non essere, il vero con il falso, il bene col male.<\/p>\n\n\n\n<p>Considerata nella sua struttura fortemente teoretica ed anche nel suo inconfondibile stile, la <em>Pascendi<\/em> pu\u00f2 essere considerata come un documento fondamentale del Magistero della Chiesa e fra tutti gli atti di Pio X resta \u00abil monumento pi\u00f9 insigne del suo pontificato\u00bb<sup>&nbsp; <\/sup>(11)sottolinea Poulat(12) lo sbocco logico dell\u2019orientamento vigorosamente affermato da Pio X, circa mezzo secolo prima, nel <em>Sillabo<\/em> (1864): \u00abPio IX denunciava gli errori <em>ad extra<\/em> (all\u2019esterno della Chiesa) che correvano nel mondo; Pio X, al contrario, colpiva un fenomeno <em>ad intra <\/em>(all\u2019interno della Chiesa), colpendo quegli stessi errori che si erano infiltrati nella Chiesa, dove avevano preso forme e radici\u00bb (13).<\/p>\n\n\n\n<p>La <em>Pascendi<\/em> costituir\u00e0 un riferimento anche per l\u2019enciclica <em>Humani generis<\/em> di Pio&nbsp;XII (14)&nbsp;e la <em>Fides et Ratio<\/em> di Giovanni Paolo&nbsp; II (15).<\/p>\n\n\n\n<p>Il documento di Pio x fu inaspettatamente elogiato per la sua potenza filosofica e la sua coerenza dai due principali pensatori \u00ablaici\u00bb dell\u2019Italia del tempo, Benedetto Croce e Giovanni Gentile. Croce, dopo la pubblicazione dell\u2019enciclica, scrisse un articolo sul \u00abGiornale d\u2019Italia\u00bb del 13 ottobre 1907, dal titolo <em>Insegnamenti cattolici di un non cattolico. Benedetto Croce a Salvatore Minocchi<\/em> in cui concludeva ponendo ai modernisti l\u2019alternativa: \u00abo andare innanzi o tornare indietro. Ossia, o ricongiungersi ritardatari alle schiere dei pensatori non confessionali: o, dopo essersi dibattuti vanamente per qualche tempo, ricadere nel cattolicesimo tradizionale\u00bb (16)<\/p>\n\n\n\n<p>Gentile&nbsp;da parte sua scriveva che \u00abin verit\u00e0 l\u2019enciclica <em>Pascendi dominicis gregis<\/em> \u00e8 una magistrale esposizione e una critica magnifica dei principi filosofici di tutto il modernismo: e l\u2019accusa di sfiguramento (secondo il termine tolto a prestito dall\u2019enciclica stessa) che l\u2019enciclica avrebbe fatto di esso modernismo, \u00e8 gridio di paperi, come avrebbe detto il Carducci. L\u2019autore dell\u2019enciclica ha visto fino in fondo e interpretato esattamente, da critico <em>enunctae naris<\/em>, la dottrina giacente nelle esigenze filosofiche, teologiche, apologetiche, storiche, critiche, sociali dell\u2019indirizo modernista\u00bb(17).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019opera antimodernista di san Pio x fu coronata dal Motu proprio <em>Sacrorum antistitum<\/em> del 1 settembre 1910 (18) e dal giuramento che esso imponeva. \u00abQuesto giuramento, senza nulla aggiungere di essenziale agli atti precedenti, ne \u00e8 quasi un solenne riassunto\u00bb (19): esso costituisce una positiva e diretta riaffermazione delle dottrine cattoliche alle quali si oppongono le eresie moderniste.<\/p>\n\n\n\n<p>In particolare il giuramento respinge \u00abl\u2019eretica invenzione della evoluzione dei dogmi, secondo la quale tali dogmi cambierebbero di significato per riceverne uno diverso da quello che \u00e8 stato dato loro dalla Chiesa agli inizi\u00bb(29) e rigetta la concezione modernista che vede nella dottrina cristiana una \u00abcreazione della coscienza umana\u00bb che si sarebbe formata poco a poco con lo sforzo degli uomini e dovrebbe perfezionarsi indefinitamente.<\/p>\n\n\n\n<p>La Chiesa ribadisce che la \u00abdottrina della fede\u00bb \u00e8 stata \u00abtrasmessa dagli apostoli e dai Padri ortodossi\u00bb come un \u00abdeposito divino\u00bb e non come un prodotto umano, frutto del pensiero o della coscienza dell\u2019uomo. Infine l\u2019ultimo articolo, fondendo la dottrina del concilio Vaticano i e quella della <em>Pascendi<\/em> ricorda che la fede non \u00e8 \u00abun cieco sentimento religioso che erompe dalle oscurit\u00e0 del subcosciente\u00bb, ma che essa \u00e8 \u00abun vero assenso dell\u2019intelletto\u00bb alla verit\u00e0 rivelata da Dio (21).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso del suo pontificato, Pio X&nbsp;segu\u00ec personalmente l\u2019esecuzione delle disposizioni dell\u2019enciclica e quelle relative al giuramento antimodernista. Questi interventi e le sanzioni ecclesiastiche che colpirono i protagonisti, circoscrissero la portata e gli effetti del movimento ma non valsero ad arrestarne il corso n\u00e9 a frenarne la profonda influenza.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>2. I collaboratori di Pio X nella difesa dell\u2019ortodossia<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p><em>De gentibus non est vir mecum<\/em> (Is. 63,3), aveva confidato Pio X&nbsp;a mons. Archi che era stato suo metropolitano a Venezia (22). La croce del suo pontificato fu la solitudine nell\u2019affrontare la lotta, con pochi veri e devoti collaboratori all\u2019interno dell\u2019episcopato italiano e della stessa Curia romana. Oltre alla sua segreteria, diretta da mons. Giambattista Bressan (1861-1950), Pio X fu coadiuvato soprattutto da due cardinali (23), il segretario di Stato Rafael Merry del Val (24)&nbsp;(1865-1930) e il prefetto della Congregazione Concistoriale per i Vescovi Gaetano De Lai (25)&nbsp;(1853-1928).<\/p>\n\n\n\n<p>Se De Lai rappresent\u00f2, secondo alcuni, \u00abl\u2019uomo forte del pontificato\u00bb (26) Merry del Val fu realmente unito a Pio X \u00ab<em>cor unum et anima una<\/em>\u00bb, (27)&nbsp;in undici anni di aspre lotte su molteplici fronti. Una unione intima e costante tra due uomini di cos\u00ec diverse provenienze che si spiega solo, come ben sottolinea Orio Giacchi, se si pensa \u00aball\u2019altissima atmosfera in cui le due anime vivevano\u00bb(28):&nbsp;canonizzato il Pontefice, in attesa di beatificazione il suo Segretario di Stato, i due personaggi illuminarono indubbiamente con le loro personalit\u00e0 un\u2019oscura epoca nella storia della Chiesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Mons. Alfonso Archi (1844-1938), chiamato nel 1905 alla diocesi di Como che resse fino al 1925, e mons. Giovanni Volpi (29)&nbsp;(1860-1931) vescovo di Arezzo dal 1904 al 1919, furono i due presuli pi\u00f9 vicini a Pio X, rappresentando \u00able due punte pi\u00f9 in vista dell\u2019antimodernismo all\u2019interno dell\u2019episcopato italiano\u00bb (30).<\/p>\n\n\n\n<p>Entrambi furono, oltre che zelanti pastori, insigni direttori di anime. Mons. Archi fu direttore spirituale della visitandina Benigna Consolata Ferrero&nbsp;(31)&nbsp;(1885-1916), di cui \u00e8 in corso il processo di beatificazione; mons. Volpi, gi\u00e0 vicario e vescovo ausiliare della diocesi di Lucca, lo era stato della beata Elena Guerra (1835-1914) e di santa Gemma Galgani (1878-1903) (32). I loro nomi non avevano tuttavia il prestigio e l\u2019influenza di altri vescovi, come il cardinale di Pisa, Pietro Maffi (1858-1931) e il cardinale arcivescovo di Milano Andrea Carlo Ferrari (1850-1921), favorevoli alla cosiddetta \u00abstampa di penetrazione\u00bb, avversata dal Pontefice che appoggiava quei giornali che affermassero apertamente e senza compromessi i principi cattolici in tutti i settori della vita cristiana (33).<\/p>\n\n\n\n<p>Il quotidiano \u00abL\u2019Unit\u00e0 cattolica\u00bb fondato nel 1863 a Torino da don Giacomo Margotti (1883-1887), poi trasferito a Firenze nel 1892 e affidato alla direzione di Giuseppe Sacchetti (1845-1906) era il pi\u00f9 importante quotidiano intransigente dell\u2019epoca e il pi\u00f9 vicino a Pio X (34). Esso fu diretto da due giovani sacerdoti, don Paolo de Toth (35)&nbsp;(1881-1965) e poi don Alessandro Cavallanti (36)&nbsp;(1879-1917).<\/p>\n\n\n\n<p>A Breganze, nella diocesi di Vicenza, usc\u00ec dal 1890 al 1915, la rivista \u00abLa Riscossa, Per la chiesa e per la patria\u00bb dei fratelli Scotton (37), Jacopo (1834-1909), Andrea (1838-1915) e Gottardo (1845-1916). Nella rivista, voce ufficiosa dell\u2019Opera dei congressi, pi\u00f9 volte incoraggiata dalla Segreteria di Stato (38), Paul Sabatier vedeva, con l\u2019\u00abUnit\u00e0 Cattolica\u00bb, lo \u00abspecchio del pensiero di Pio x\u00bb(39).<\/p>\n\n\n\n<p>A Genova infine, nel 1908, l\u2019\u00abEco d\u2019Italia\u00bb divenne \u00abLa Liguria del Popolo\u00bb sotto la direzione di don Giovanni Boccardo (40)&nbsp;(1877-1956), membro, per un certo tempo, del <em>Sodalitium Pianum<\/em> (41), legato a mons. Volpi, che gli affid\u00f2 la direzione del seminario di Arezzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei momenti delle pi\u00f9 calde polemiche, Pio&nbsp;X manifest\u00f2 la sua simpatia e benevolenza, \u00abcon gesti ed espressioni pubbliche ed inequivocabili\u00bb, (42)&nbsp;verso questi giornali che sussidiava, come ricorda il suo segretario particolare mons. Pescini, perch\u00e9 combattevano contro il modernismo (43).<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>3. Mons. Benigni e il Sodalitium Pianum (1909-1921)<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Mons. Umberto Benigni (44)&nbsp;(1862-1934), entr\u00f2 in scena qualche anno pi\u00f9 tardi, con la sua agenzia di informazioni \u00abCorrispondenza romana\u00bb (1907) (45), prima pubblicata in italiano e poi in francese e poi con il <em>Sodalitium Pianum<\/em>, o Sodalizio San Pio v (1909), sotto il patrocinio del Papa che aveva istituito il Sant\u2019Uffizio e ottenuto la grande vittoria di Lepanto contro i turchi (1571).<\/p>\n\n\n\n<p>Nato nel 1862 a Perugia dove aveva completato gli studi ecclesiastici, Benigni aveva iniziato una duplice attivit\u00e0 nel campo storico e in quello giornalistico nella redazione di quotidiani intransigenti come il ligure \u00abl\u2019Eco d\u2019Italia\u00bb e il romano \u00abLa voce della Verit\u00e0\u00bb. Personalit\u00e0 di forte ingegno e di vasta cultura, con notevoli doti di organizzatore, il 24 maggio del 1906, su proposta di mons. Gasparri, fu chiamato alla Segreteria di Stato come sottosegretario della Congregazione degli Affari Ecclesiastici straordinari e il 28 agosto 1906 venne nominato prelato domestico di Sua Santit\u00e0 (46). Rimase in quella carica fino al 7 marzo 1911 quando gli successe l\u2019allora monsignor Eugenio Pacelli (47).<\/p>\n\n\n\n<p>Fu certamente questo il periodo pi\u00f9 importante della sua vita. Grazie alla sua conoscenza delle lingue e alle sue relazioni internazionali, egli si occupava in particolare del servizio stampa della Santa Sede, svolgendo, per la prima volta nella storia, un ruolo che lo rese l\u2019antesignano di quella che sar\u00e0 la \u00absala stampa\u00bb vaticana (48).<\/p>\n\n\n\n<p>Nella sua testimonianza al processo di beatificazione di Pio X, il cardinal Gasparri riferendosi al <em>Sodalitium Pianum<\/em> sottolinea \u00abcon dispiacere che questo fu approvato da Pio&nbsp;X e dalla Concistoriale <em>audito Pontifice<\/em>\u00bb (49).&nbsp;Pur non avendo mai ricevuto un\u2019approvazione canonica formale, il <em>Sodalitium pianum <\/em>fu effettivamente conosciuto e incoraggiato dalla Santa Sede: in particolare dalla S. Congregazione Concistoriale, di cui era prefetto il card. De Lai e dallo stesso Pio&nbsp;X che invi\u00f2 tre autografi papali di benedizione ed assicur\u00f2 una sovvenzione annuale; costituito nel 1909, il Sodalizio fu sciolto dopo la morte di Pio&nbsp;X per essere riattivato nel 1915, d\u2019intesa con la Congregazione Concistoriale. Venne definitivamente sciolto in data 25 novembre 1921 (50).<\/p>\n\n\n\n<p>Da quel momento in poi e fino alla morte, il 26 febbraio del 1934, mons. Benigni non esercit\u00f2 alcuna carica ufficiale, al di fuori dell\u2019insegnamento (51).<\/p>\n\n\n\n<p>La storiografia contemporanea ha ripreso le accuse di \u00abdelazione\u00bb e di \u00abspionaggio\u00bb gi\u00e0 lanciate dai modernisti contro il prelato romano: Benigni sarebbe stato, in una parola, \u00abil peccato di Pio X\u00bb (52). Si dimentica per\u00f2 il \u00abmultiforme e fervido lavorio segreto\u00bb(53) del modernismo, svolto, come scrive Bedeschi, da un \u00abun reticolo inafferrabile e variegato\u00bb(54) diffuso nelle principali citt\u00e0 italiane (a Napoli Avolio, a Milano Casciola, a Roma Genocchi, a Genova Semeria); in particolare si deve a Sabatier \u00abla creazione di una controinformazione vaticana e modernista\u00bb (55) attraverso un efficace collegamento coi corrispondenti dalle capitali europee di autorevoli organi di infomazione, dal \u00abTimes\u00bb al \u00abJournal des D\u00e9bats\u00bb, dal \u00abTemps\u00bb a \u00abLe Si\u00e8cle\u00bb, dal \u00abDaily News\u00bb al \u00abMorning Post\u00bb. Cos\u00ec, nel 1907, Sabatier che era alla ricerca di notizie su Benigni per passarle al giornalista Maurice Pernot (56), si rivolge all\u2019oratoriano Mattia Federici per conoscere notizie sul passato genovese del direttore di \u00abCorrispondenza Romana\u00bb (57): metodi non molto diversi da quelli \u00abspionistici\u00bb attribuiti al suo avversario.<\/p>\n\n\n\n<p>Attorno a mons. Benigni e al <em>Sodalitium pianum<\/em> si \u00e8 creata una vera e propria \u00ableggenda nera\u00bb, in maniera tale da impedire un giudizio obiettivo sul personaggio che ebbe un carattere difficie (58), ma intese, come scrive il card. Antonelli nella <em>Disquisitio<\/em>, \u00abmettere s\u00e9 stesso, le sue molteplici qualit\u00e0 intellettuali, le sue vaste esperienze, soprattutto nel campo storico-culturale e sociologico, al servizio della Chiesa\u00bb(59). Va tenuta in conto la obiettiva ricostruzione dell\u2019opera del prelato romano e dei suoi collaboratori di uno studioso come Poulat, cos\u00ec come sono di grande valore storico le conclusioni che scaturiscono dalla <em>Disquisitio<\/em>, che pot\u00e9 basare il suo esame sul prezioso incartamento della S. Congregazione Concistoriale (60).<\/p>\n\n\n\n<p>1) Il <em>Sodalitium pianum<\/em>, considerato in s\u00e9 e sulla base del suo Statuto e Programma, era un\u2019organizzazione buona e destinata a buon fine.<\/p>\n\n\n\n<p>2) Il <em>Sodalitium pianum<\/em> voleva essere un organo di <em>penetrazione<\/em> (vita esemplare dei membri in conformit\u00e0 a tutte le direttive pontificie: vita cattolica \u00abintegrale\u00bb), e di i<em>nformazione<\/em> (raccolta personale, rapida e sicura, di notizie su tutti i campi della vita religiosa, politica, sociale, culturale) a servizio della Curia Romana.<\/p>\n\n\n\n<p>3) Il <em>Sodalitium pianum<\/em> nella idea primitiva di Benigni, avrebbe dovuto essere una specie di istituto ecclesiastico \u00absecolare\u00bb sottoposto alla S. Congregazione Concistoriale, cos\u00ec come vivono e agiscono gl\u2019Istituti religiosi sotto la S. Congregazione dei Religiosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <em>Sodalitium pianum<\/em> serv\u00ec effettivamente la Santa Sede offrendo regolari informazioni, facendo uso alle volte, per garantire la sicurezza della corrispondenza, di un apposito cifrario (61). Il padre Jules Saubat (62)&nbsp;(1867-1949), procuratore generale dei Padri di Betharram, che fu indirizzato a Benigni dal cardinale Merry del Val&nbsp;(63)&nbsp;e divenne segretario del <em>Sodalitium pianum<\/em>, testimonia che \u00abmai nella lotta furono usati mezzi illeciti o disonesti; per\u00f2 tutte le arti umane, anche le pi\u00f9 scaltre, furono messe al servizio della verit\u00e0\u00bb(64).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, depone ancora lo stesso Saubat: \u00abSpia no: la spia \u00e8 il male al servizio del male e per il male. Qui c\u2019\u00e8 la vigilanza attraverso mezzi umani sufficientemente onesti, per il bene. Altrimenti bisognerebbe dire: spie sono i Nunzi che sono incaricati di informare; spia il Segretario di Stato a cui tutte le mattine il Papa domanda: <em>Custos quid de nocte<\/em>? Il Segretario di Stato passa per la <em>scala regia<\/em>: Benigni passava per la <em>scala di servizio<\/em>; \u00e8 tutta qui la differenza\u00bb(65).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIn conclusione, e considerando oggettivamente le cose \u2013 afferma il card. Antonelli nella <em>Disquisitio<\/em> \u2013 il segreto e il cifrario erano in un certo senso mezzi necessari, per lo meno utili, certo non immorali, dal momento che Benigni non ebbe segreti verso l\u2019autorit\u00e0 competente della Santa Sede con la quale si teneva in contatto\u00bb (66)<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>4. La Compagnia di Ges\u00f9 al centro della tempesta<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Al centro dell\u2019acceso scontro tra modernisti e antimodernisti si trov\u00f2 la Compagnia di Ges\u00f9 la cui rivista \u00abCivilt\u00e0 Cattolica\u00bb, fin dalla sua fondazione legata alla Santa Sede, esprimeva il tradizionale spirito di attaccamento al Papato dell\u2019Ordine, al cui interno tuttavia si erano manifestate gravi defezioni, a cominciare da quella del padre Tyrrell, espulso dalla Compagnia solo dopo il 1906.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio del secolo, la \u00abCivilt\u00e0 Cattolica\u00bb, che era stata un bastione delle posizioni intransigenti, si era piegata al vento delle novit\u00e0, avvicinandosi a poco a poco, come scriveva l\u2019oratoriano genovese Mattia Federici, amico di Loisy, \u00aballa scuola esegetica che prima riteneva fosse suo compito combattere\u00bb (67).<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto a Pio x, si schierarono tuttavia le menti pi\u00f9 fortemente speculative della Compagnia di Ges\u00f9 come i padri Louis Billot (68)&nbsp;(1846-1931) e Guido Mattiussi (69)&nbsp;(1852-1925). Scrittore, conferenziere, professore, promotore del movimento tomistico in Italia (70), Mattiussi \u00abfu veramente il propugnatore della verit\u00e0 cattolica. Col suo ingegno potente ed acuto, penetrava con tale facilit\u00e0 le verit\u00e0 pi\u00f9 alte, da dare la sensazione che ne avesse piuttosto un\u2019intuizione che una qualunque cognizione\u00bb (71)&nbsp;scrive il padre (poi cardinale) Paolo Dezza ricordandone \u00abl\u2019irremovibile fermezza nel difendere la verit\u00e0\u00bb (72).<\/p>\n\n\n\n<p>Billot, nel suo volume <em>De inspiratione Sacrae Scripturae<\/em> (1903), confutava non solo Loisy, ma gli scritti, ispirati alla metodologia storico-critica loisista, dei suoi confratelli Franz-Xavier Funk (1840-1907) Franz von Hummelauer (1841-1914) e Ferdinand Prat (1857-1938), ospitati tra il 1902 e il 1903 da \u00abLa Civilt\u00e0 Cattolica\u00bb al cui interno esistevano, intorno al 1902, una tendenza \u00abconservatrice\u00bb e una tendenza \u00abprogressista\u00bb (73).<\/p>\n\n\n\n<p>Il padre Angelo De Santi (1847-1922), esponente dell\u2019ala \u00abprogressista\u00bb, dimostrava una sorprendente benevolenza nei confronti di Harnack, definendolo \u00abun critico giusto, leale ed erudito\u00bb (74)&nbsp;e tentando, la ambigua operazione di prendere \u00abil buono che seppe darci il professore berlinese, lasciando a lui e ai suoi il cattivo\u00bb (75), mentre il padre Prat teorizzava il \u00abterzo partito\u00bb, tra eterodossia e ortodossia, \u00abquello dell\u2019esegeta geloso di conciliare l\u2019ortodossia pi\u00f9 rigorosa con il desiderio di essere del suo tempo\u00bb (76). Quando la rivista dei gesuiti arriv\u00f2 al punto di pubblicare un articolo sostanzialmente elogiativo nei confronti del filosofo positivista ed evoluzionista Herbert Spencer, morto nel 1903, scese in campo lo stesso padre Mattiussi.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i gesuiti vicini a Pio&nbsp;X vanno ricordati inoltre lo storico Ilario Rinieri (77)&nbsp;(1853-1941), il sociologo Giulio Monetti (78)&nbsp;(1874-1948) e il padre Giuseppe Chiaudano (79)&nbsp;(1858-1915), superiore della Provincia piemontese della Compagnia dal 1903 al 1910. Quando nel 1913 il padre Salvatore Brandi (1852-1915) fu colpito da apoplessia, Pio X, che stimava la piet\u00e0 e la dottrina del padre Chiaudano, lo nomin\u00f2 inaspettatamente rettore del collegio degli scrittori della \u00abCivilt\u00e0 Cattolica\u00bb, ma il padre Chiaudano sopravvisse di poco a Papa Sarto. Gli successe il padre Enrico Rosa (80)&nbsp;(1870-1938), allievo del padre Sante Schiffini (81)&nbsp;(1841-1906), mentre ferveva la polemica sul sindacalismo cattolico.<\/p>\n\n\n\n<p>Pio X non nascose la sua diffidenza verso la nuova linea della Compagnia di Ges\u00f9. Il padre Franz-Xaver Wernz (1842-1914), preposito generale della Compagnia, gravemente malato, il 31 luglio 1914 scrisse una lunga lettera protestando la fedelt\u00e0 sua e dell\u2019ordine e chiedendo direttive al Papa. Papa Sarto non rispose e in un colloquio confidenziale col nuovo \u00abassistente d\u2019Italia\u00bb manifest\u00f2 le sue preoccupazioni per la linea delle riviste \u00abEtudes\u00bb e \u00abStimmen aus Maria Laach\u00bb e per la persona del padre Wlodzimierz Ledochowski (1866-1942), \u00abassistente\u00bb del padre Wernz e dall\u201911 febbraio 1915 suo successore come generale dell\u2019Ordine (82).<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\"><strong>5. L\u2019affermazione della \u00abterza forza\u00bb<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p>Tra modernisti e antimodernisti esisteva un \u00abterzo partito\u00bb (83)&nbsp;impersonata fino al 1913 dal cardinale Mariano Rampolla del Tindaro (84)&nbsp;(1843-1913), Segretario di Stato di Leone XIII e mancato Papa nel conclave del 1903. Rampolla, nel 1901, aveva scelto come suoi collaboratori diretti mons. Giacomo Della Chiesa (85)&nbsp;(1854-1922) e mons. Pietro Gasparri (86)&nbsp;(1852-1934); il primo lo aveva nominato segretario della Congregazione per gli Affari ecclesiastici ordinari e Sostituto alla Segreteria di Stato; il secondo, segretario della Congregazione degli Affari ecclesiastici straordinari. Pio X, dopo aver nominato segretario di Stato il card. Merry del Val, aveva allontanato dalla Segreteria di Stato entrambi i protetti del cardinal Rampolla, il primo sostituito da mons. Nicola Canali (1874-1961), il secondo da mons. Raffaele Scapinelli di Legniguo (1858-1933).<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo il 1908, la Segreteria di Stato, diretta da un cardinale Segretario comprendeva due sezioni, alla prima delle quali, la congregazione per gli Affari ecclesiastici straordinari, vennero affidati i compiti propri della Segreteria di Stato, mentre la seconda si occupava degli Affari interni. Dal cardinale Segretario di Stato Merry del Val dipendevano monsignor Canali, sostituto della Segreteria di Stato, a cui erano affidati gli Affari ecclesiastici ordinari e monsignor Scapinelli di Legniguo, segretario della sezione degli Affari ecclesiastici straordinari, coadiuvato fino al 1911 dal sottosegretario Umberto Benigni; una terza sezione si occupava dei brevi pontifici.<\/p>\n\n\n\n<p>Mons. Gasparri fu creato cardinale nel concistoro del 6 dicembre del 1907 per assumere il compito di stendere la nuova codificazione del diritto canonico; mons. Della Chiesa, nell\u2019ottobre del 1907, fu nominato a sua volta arcivescovo di Bologna, dove attese per ben sette anni la sua elevazione al cardinalato, avvenuta il 25 maggio del 1914 (87).<\/p>\n\n\n\n<p>Pio X mor\u00ec il 3 agosto 1914; appena tre mesi dopo il conferimento della porpora, il 3 settembre 1914 mons. Della Chiesa venne eletto a sorpresa al soglio pontificio: \u00abI retroscena del Conclave, ormai noti abbastanza nei circoli romani \u2013 scrive Buonaiuti a Houtin il 17 settembre 1914 \u2013 mostrano indubbiamente che l\u2019elezione del card. Della Chiesa ha voluto rappresentare l\u2019indicazione di un governo ecclesiastico che fosse l\u2019antitesi perfetta del regime di Pio X\u00bb (88).<\/p>\n\n\n\n<p>Quattro mesi dopo la morte di Pio X, mons. Eudoxe Mignot (1842-1918), arcivescovo di Albi, fece pervenire al cardinal Ferrata, primo segretario di Stato del neoeletto Benedetto XV, un <em>Memoriale<\/em> in cui attaccava duramente il movimento di reazione antimodernista promosso da san Pio X e invitava la Santa Sede ad una politica di \u00abriconciliazione\u00bb con i modernisti (89). Il 13 ottobre 1914, nominando, dopo il cardinale Ferrata, il cardinale Pietro Gasparri suo Segretario di Stato (90), Benedetto XV manifest\u00f2 la sua decisa volont\u00e0 di mutare l\u2019orientamento del pontificato piano (91), tornando alla linea di governo \u00abrampolliana\u00bb abbandonata da Pio X.<\/p>\n\n\n\n<p>Benedetto XV in accordo con il cardinale Gasparri smantell\u00f2 il <em>Sodalitium pianum<\/em> (92)&nbsp;e tese la mano, senza successo, a Buonaiuti (93). Dopo la morte di Benedetto XV, l\u2019ultima battaglia tra la tendenza ecclesiastica antimodernista che si richiamava a Pio X e la linea moderata impersonata dal card. Gasparri si svolse nel corso di un conclave che, secondo quanto avrebbe confidato lo stesso Gasparri, fu \u00abuno dei pi\u00f9 contrastati nella storia\u00bb (94). Il cardinale arcivescovo di Milano Achille Ratti venne eletto Papa il 6 febbraio del 1922 con il nome di Pio XI. L\u2019aspro dibattito che aveva contrapposto il modernismo all\u2019antimodernismo and\u00f2 estinguendosi. Si apr\u00ec una stagione di apparente tregua in cui il modernismo parve inabissarsi e l\u2019antimodernismo dissolversi.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>NOTE<\/strong><\/h4>\n\n\n\n<p><strong>1)<\/strong> Il dialogo \u00e8 riportato in A. Agnoletto, <em>Salvatore Minocchi<\/em>, cit., pp. 116-117. In termini pressoch\u00e9 analoghi si esprimeva Blondel in una lettera all\u2019abb\u00e9 Johannes Wharle del 5 agosto 1903, cit. in M. Blondel-A. Valensin, <em>Correspondance 1899-1912<\/em>, Aubier, Paris 1957, vol. I, p. 94.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2)<\/strong> R. Aubert, <em>Pio IX tra restaurazione e riforma in Storia della Chiesa<\/em>, vol. XXII\/1, <em>La Chiesa e la societ\u00e0 industriale (1878-1922<\/em>), a cura di E. Guerriero e A. Zambarbieri, tr. it. San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano), 1990, p. 137. cfr. anche M. Guasco, <em>Modernismo<\/em>, cit., p. 194. Tra le biografie: Yves Chiron, <em>Saint Pie X, r\u00e9formateur de l\u2019Eglise<\/em>, Publications du Courrier de Rome, Versailles 1999.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3)<\/strong> Pio X, Enciclica <em>Pascendi dominici gregis<\/em> dell\u20198 settembre 1907, in AAS, vol. 40 (1907), pp. 596-628; Denz-H, nn. 3475-3500. Tra le opere di scrittori antimodernisti che si affiancarono a Pio X in occasione della pubblicazione della <em>Pascendi<\/em>, cfr. Franz Heiner, <em>La dottrina dei modernisti confutata<\/em>, Descl\u00e9e, Roma 1907; Id.,<em> Le disposizioni contro il modernismo contenute nell\u2019enciclica \u00abPascendi\u00bb e nel motu proprio \u00abSacrorum antistitum\u00bb<\/em>, Pustet, Roma 1911; Giovanni Battista Lemius, <em>Catechismo sul modernismo secondo l\u2019enciclica \u00abPascendi Domini gregis\u00bb di Sua Santit\u00e0 Pio X<\/em>, Descl\u00e9e, Roma 1908; Ilario Rinieri s.j., <em>La enciclica \u00abPascendi Dominicis gregis\u00bb e la evoluzione della Chiesa e del dogma<\/em>, Tip. S. Bernardino, Siena 1908; Christian Pesch s.j., <em>Fede, Dogmi e fatti storici. Studio sulle dottrine moderniste<\/em>, Pustet, Roma 1909; Enrico Rosa s.j., <em>L\u2019enciclica Pascendi e il modernismo. Studi e commenti<\/em>, La Civilt\u00e0 Cattolica, Roma 1909; Guido Mattiussi s.j.,<em>Dichiarazione del giuramento antimodernista imposto dal S. P. Pio X. Lezioni di apologetica<\/em>, Tip. S. Alessandro, Bergamo 1912; Felice Cappello s.j., <em>Errori modernisti nello studio del diritto pubblico ecclesiastico, ossia La natura giuridica della Chiesa cattolica difesa contro le aberrazioni del modernismo e del semi-modernismo<\/em>, Tip. Cuggioni, Roma 1912.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4)<\/strong> Decr. S. Officii <em>Lamentabili<\/em> del 3 luglio 1907, in AAS, vol. 40 (1907), pp. 470-478; Denz-H, nn. 3401-3466.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>5)<\/strong> Il modernismo si collega in tal modo alle due linee scaturite dal protestantesimo, il razionalismo, che subordina la religione alla filosofia e l\u2019irrazionalismo fideistico che pone l\u2019essenza della religione nel sentimento individuale del divino. Gli errori ottocenteschi del fideismo e del razionalismo confluiscono, nella tesi hegeliana per cui la fede riposa unicamente sulla ragione e in quella analoga e contrapposta dei \u00abfilosofi del sentimento\u00bb (Jacobi, Schleiermacher, Fries) secondo cui la fede si riduce al manifestarsi interiore del \u00absentimento di dipendenza (<em>Abhengigkeitsgef\u00fchl<\/em>)\u00bb: l\u2019\u00abesperienza religiosa\u00bb si sostituisce simultaneamente sia alla ragione che alla fede. Cfr. C. Fabro, <em>Dall\u2019essere all\u2019esistente<\/em>, Morcelliana, Brescia 1957, pp. 71-125.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>6)<\/strong> Il testo si collega alle condanne di Pio IX del fideismo (Denz-H, 2751-2756 e 2765-2769), del razionalismo (Denz-H, 2828-2831 e 2850-2861) e dell\u2019ontologismo (Denz-H, 2841-2847).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>7)<\/strong> La proposizione XX del decreto<em> Lamentabili <\/em>condanna la definizione della rivelazione di Loisy secondo cui \u00abla rivelazione non ha potuto essere altro che la coscienza acquisita dall\u2019uomo della sua relazione con Dio\u00bb. La Chiesa non nega che la verit\u00e0 rivelata sia ricevuta \u00abnell\u2019uomo\u00bb, ma si rifiuta di vedere nella rivelazione il prodotto di un\u2019attivit\u00e0 semplicemente umana e naturale. L\u2019uomo riceve il messaggio divino ma il suo contenuto procede da Dio ed \u00e8 stato affidato alla Chiesa come un deposito da conservare fedelmente e da proclamare infallibilmente. La Rivelazione non \u00e8 dunque una realt\u00e0 in divenire, prodotto della coscienza umana, ma un deposito di verit\u00e0 soprannaturali affidato alla custodia della Chiesa; cfr. Ren\u00e9 Latourelle, <em>Teologia della Rivelazione<\/em>, tr. it., Cittadella, Assisi 1973, pp. 289-299.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>8)<\/strong> &nbsp;\u00ab\u00c8 superfluo far notare con quale fedelt\u00e0 questo quadro ricostruisce le diverse affermazioni trovate in Sabatier, Loisy e Tyrrell. Indubbiamente in quegli autori, esse non hanno i contorni netti che attribuisce loro l\u2019enciclica. Rimane per\u00f2 il fatto che, nell\u2019insieme i tratti vi corrispondono. Il documento pontificio le ha riunite e confrontate per scoprirne gli elementi dissolvitori\u00bb; R. Latourelle, cit., p. 295.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>9)<\/strong> Cornelio Fabro, <em>Modernismo<\/em>, in EC, vol. VIII, col. 1191.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>10)<\/strong>&nbsp;Ibidem, col. 1190.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>11)<\/strong> Ibidem, col. 1190.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>12)<\/strong> E. Poulat, <em>Modernistica<\/em>, cit., p. 25.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>13)<\/strong> Ibidem, p. 25.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>14)<\/strong> Pio XII, Lettera enciclica <em>Humani generis<\/em> del 12 agosto 1950, in AAS, vol. 42 (1950), pp. 562-563.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>15)<\/strong> Nella <em>Fides et Ratio<\/em>, Giovanni Paolo II ricorda esplicitamente il \u00abprezioso contributo\u00bb (n. 54) dei suoi predecessori, affermando che oggi \u00abi problemi di un tempo ritornano, ma con peculiarit\u00e0 nuove\u00bb (n. 55). \u00abIl pragmatismo dogmatico degli inizi di questo secolo, secondo cui le verit\u00e0 di fede non sarebbero altro che regole di comportamento, \u00e8 gi\u00e0 stato rifiutato e rigettato\u00bb, afferma Giovanni Paolo II, ricordando esplicitamente la proposizione 26 del Decreto<em>Lamentabili<\/em>. \u00abIn questo caso \u2013 aggiunge \u2013 si cadrebbe in uno schema inadeguato, riduttivo, e sprovvisto dell\u2019incisivit\u00e0 speculativa necessaria. Una cristologia, ad esempio, che procedesse unilateralmente \u00abdal basso\u00bb, come oggi si suole dire, o una ecclesiologia, elaborata unicamente sul modello delle societ\u00e0 civili, difficilmente potrebbero evitare il pericolo di tale riduzionismo\u00bb (n. 98); Giovanni Paolo II, Lettera enciclica <em>Fides et Ratio<\/em> del 14 settembre 1998, in <em>Insegnamenti di Giovanni Paolo II<\/em>, vol. XXI,2 (1998), Libreria Editrice Vaticana, Citt\u00e0 del Vaticano 2000, pp. 277-454.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>16)<\/strong> L\u2019articolo di Benedetto Croce \u00e8 ora riportato in <em>Pagine sparse<\/em>, Laterza, Roma-Bari 1960, pp. 383-387.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>17)<\/strong> Giovanni Gentile, <em>Il modernismo e i rapporti fra religione e filosofia<\/em>, Sansoni, Firenze 1962 (1908), pp. 49-50. \u00abGiudizio perfetto \u2013 commenta Augusto Del Noce \u2013 perch\u00e9 effettivamente la <em>Pascendi<\/em> definisce in maniera insuperabile l\u2019essenza del modernismo\u00bb; A. Del Noce, <em>Giovanni Gentile. Per una interpretazione filosofica della storia contemporanea<\/em>, Il Mulino, Bologna 1990, p. 184.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>18)<\/strong> Motu proprio <em>Sacrorum antistitum<\/em> del 1 settembre 1910, in ASS, 2 (1910), p. 669-672; L\u2019obbligo del giuramento fu sospeso nel 1967.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>19)<\/strong> R. Latourelle, cit., p. 296.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>20)<\/strong> Denz-H, n. 3541.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>21)<\/strong> Denz-H, n. 3542.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>22)<\/strong> E. Poulat, <em>Int\u00e9grisme et catholicisme int\u00e9gral<\/em>, cit., pp. 100-101.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>23)<\/strong> A questi due nomi, il cardinale Augusto Silj, nella sua testimonianza al processo di beatificazione (<em>Positio<\/em>, p. 719) aggiunge quello del prefetto dell\u2019Indice, il cappuccino Jos\u00e9 Vives y Tuto (1854-1913).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>24)<\/strong> Su Merry del Val, oltre alla sua <em>Positio<\/em>, cfr. le biografie di mons. Pio Cenci, <em>Il Cardinale Merry del Val. Segretario di Stato di San Pio X Papa<\/em>, L.I.C.E. \u2013 R. Berruti, Roma-Torino 1955 (l\u2019opera \u00e8 redatta in realt\u00e0 dal card. Canali); P. G. Dal Gal, <em>Il servo di Dio card. Raffaele Merry del Val<\/em>, Paoline, Roma 1956 e Jos\u00e9 M. Javierre, <em>Merry del Val<\/em>, Juan Flors, Barcelona 1965. Si veda, pi\u00f9 avanti, pp. 96-99.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>25)<\/strong> Su De Lai, cfr. la voce di R. Cerrato in DBI, 36 (1988), pp. 278-280; E. Poulat, <em>Int\u00e9grisme et catholicisme int\u00e9gral<\/em>, passim. De Lai, formatosi al seminario di Vicenza, prima di completare i suoi studi presso il Pontificio Seminario Romano, era stato ordinato sacerdote nel 1876 e aveva iniziato la sua carriera curiale. Nel 1889 aveva conosciuto il vescovo Giuseppe Sarto, in occasione di una sua visita alla diocesi di Mantova. Nel 1903, dopo l\u2019elezione di Pio X, era stato promosso segretario della Congregazione del Concilio e l\u2019anno successivo membro della commissione per la formazione del codice di diritto canonico. Creato cardinale nel concistoro del 16 dicembre 1907, venne nominato segretario della Congregazione concistoriale il 20 ottobre 1908 ufficio che mantenne fino all\u2019ottobre 1928, quando gli successe il card. Carlo Perosi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>26)<\/strong> E. Poulat, <em>Int\u00e9grisme et catholicisme int\u00e9gral<\/em>, cit., pp. 65, 270.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>27)<\/strong> Cfr. G. Dal Gal, cit., pp. 69-76.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>28)<\/strong> Orio Giacchi, <em>Il Cardinale Raffaele Merry del Val<\/em>, Societ\u00e0 Editrice \u00abVita e Pensiero\u00bb, Milano 1933, p. 9.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>29)<\/strong> Su mons. Volpi, cfr. la voce di A. Romiti in DSMC, vol. III\/2, 899-900. cfr. anche Alfonso Cenni o.s.b., <em>Il vescovo del Sacro Cuore. Mons. Giovanni Volpi (1860-1931)<\/em>, Tip. Artigianelli, Lucca 1962.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>30)<\/strong> L. Bedeschi, <em>L\u2019antimodernismo in Italia<\/em>, Edizioni San Paolo, Milano 2000, p. 182.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>31)<\/strong> Cfr. Massimo Petrocchi, <em>Storia della spiritualit\u00e0 italiana<\/em>, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1984, p. 554.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>32)<\/strong> Cfr. M. Petrocchi, cit., pp. 523-527.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>33)<\/strong> \u00abCome infatti si possono approvare \u2013 scriveva il 20 ottobre 1912 al Prevosto di Casalpusterlengo \u2013 certi giornali che colla etichetta nascosta di Cattolici, perch\u00e9 qualche volta riferiscono i ricevimenti pontifici o le note vaticane, non solo non dicono mai una parola sulla libert\u00e0 e l\u2019indipendenza della Chiesa, ma fingono di non accorgersi della guerra continua che gli vien fatta? Giornali, che non solo non combattono gli errori che avvolgono la societ\u00e0, ma portano il loro contributo alla confusione delle idee e massime divergenti dalla ortodossia, che prodigano incensi agli idoli del giorno, lodano libri, imprese ed uomini nefasti alla religione?\u00bb (cit. in <em>Disquisitio<\/em>, p. XVII). Sul problema della stampa cattolica, cfr. pi\u00f9 ampiamente<em>Disquisitio<\/em>, pp. 53-100. Sul cardinale Andrea C. Ferrari, ora Beato, cfr. Maria Torresin, <em>Il Cardinale Andrea C. Ferrari, arcivescovo di Milano, e San Pio X<\/em>, in \u00abMemorie storiche della diocesi di Milano\u00bb, vol. IX (1963), pp. 37-297; Carlo Snider, <em>L\u2019episcopato del cardinale Andrea C. Ferrari<\/em>, 2 voll., Neri Pozza, Vicenza 1981-1982.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>34)<\/strong> L. Bedeschi, <em>Note e documenti per la storia dell\u2019antimodernismo. De Toth e Cavallanti alla direzione dell\u2019Unit\u00e0 Cattolica<\/em> in \u00abNuova Rivista Storica\u00bb, LV (1971), fasc. 1-2, p. 90132; id., <em>L\u2019antimodernismo in Italia<\/em>, cit., pp. 53-68; Maurizio Tagliaferri, <em>L\u2019Unit\u00e0 Cattolica. Studio di una mentalit\u00e0<\/em>, Pontificia Universit\u00e0 Gregoriana, Roma 1993.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>35)<\/strong> Su De Toth, cfr. il profilo di Marco Invernizzi, in <em>Voci per un Dizionario del Pensiero Forte<\/em>, a cura di Giovanni Cantoni, Cristianit\u00e0, Piacenza 1997, pp. 239-244.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>36)<\/strong> Di Cavallanti si veda <em>Modernismo e modernisti<\/em>, Libreria del Sacro Cuore, Torino 1908, 2a ed.; su di lui cfr. il necrologio in Civ. Catt. 1612 (1917), p. 370 e le voci di L. Bedeschi in DBI, 22 (1979) pp. 680-683 e P.L. Ballini in DSMCI, vol. III\/1, pp. 200-202.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>37)<\/strong> Cfr. Ermenegildo Reato, voce <em>Scotton<\/em>, in DSMCI, vol. II, pp. 591-593; G. Menara,<em> I fratelli Scotton (mons. Jacopo, Andrea e Gottardo). Memorie biografiche<\/em>, Tip. S. Maria Novella, Firenze 1925; L. Bedeschi, <em>L\u2019antimodernismo<\/em>, cit., pp. 68-74. Il nome di mons. Andrea Scotton, che Pio IX nomin\u00f2 Cameriere Segreto e Pio X Protonotario Apostolico, resta legato in particolare a un <em>Corso completo di Catechismo<\/em>, pi\u00f9 volte ristampato (S.A.T. Editrice, Vicenza): <em>Il simbolo apostolico<\/em> (1949<em>); I Sacramenti<\/em> (1950); <em>I comandamenti<\/em> (1950);<em>L\u2019orazione e la giustizia cristiana<\/em> (1952).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>38)<\/strong> E. Reato, voce cit., p. 591.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>39)<\/strong> P. Sabatier, <em>Les modernistes<\/em>, cit., p. 224. \u00abHanno torto questi scrittori del Periodico \u2013 scriveva Pio X il 28 marzo 1911 al cardinal Ferrari, attaccato dai fratelli Scotton \u2013 quando negli attacchi si lasciano sopraffare dalla passione, quando dai casi particolari vengono alle conclusioni generali, quando discendono alle personalit\u00e0, ma hanno pure una attenuante alla loro colpa quando conoscendo il male si trovano di fronte a chi ostinatamente lo nega e adoperano per difendersi le stesse armi colle quali sono colpiti\u00bb (<em>Disquisitio<\/em>, p. 178).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>40)<\/strong> Su don Giovanni Boccardo, direttore de \u00abLa Liguria del Popolo\u00bb dal 1908 al 1915, si veda L. Bedeschi, <em>Lineamenti socioreligiosi dell\u2019antimodernismo genovese<\/em>, in \u00abFonti e documenti\u00bb, 4 (1975), pp. 23-29. Il Boccardo fu ospite del Convitto Ecclesiastico dell\u2019Opera di don Orione dal 1951 alla morte, il 6 dicembre 1956.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>41)<\/strong> Cfr. <em>Disquisitio<\/em>, p. 287; E. Poulat, <em>Int\u00e9grisme et catholicisme int\u00e9gral<\/em>, cit., pp. 582-583.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>42)<\/strong> Giacomo Martina, <em>Storia della Chiesa<\/em>, vol. IV, Morcelliana, Brescia 1995, p. 99.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>43)<\/strong> <em>Pio X, Positio<\/em>, p. 109.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>44)<\/strong> Su mons. Umberto Benigni le due opere fondamentali sono i volumi di E. Poulat, <em>Int\u00e9grisme et catholicisme int\u00e9gral<\/em> (cit.) <em>e Catholicisme, d\u00e9mocratie et socialisme. <\/em><em>Le mouvement catholique et mgr. <\/em><em>Benigni<\/em>, Castermann, Bruxelles-Paris 1977; per una sintesi bio-bibliografica cfr. la voce dello stesso Poulat in DSMCI e quella di P. Scoppola in DBI, vol. VIII (1966), pp. 506-508. Si veda inoltre: Sergio Pagano, <em>Documenti sul modernismo romano dal fondo Benigni<\/em>, e id.,<em> Il fondo di mons. Umberto Benigni dell\u2019Archivio Segreto Vaticano, Inventario e indici<\/em> in \u00abRicerche per la storia religiosa di Roma\u00bb, 8 (1990), pp. 223-300, 347-402.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>45)<\/strong> Il primo numero della \u00abCorrispondenza romana\u00bb apparve il 23 marzo 1907, prima come ciclostilato, poi a stampa; dal numero del 2 ottobre 1909 cambi\u00f2 il titolo in \u00abLa Correspondance de Rome\u00bb e dur\u00f2 fino al 31 dicembre 1912. Il direttore responsabile, Giovanni Grandi, e il gerente erano laici. Emile Poulat ne ha ricostruito e riprodotto una collezione pressoch\u00e9 completa (Feltrinelli Reprint, Milano 1971, 3 voll.).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>46)<\/strong> Nel 1907 mons. Gasparri fu elevato alla porpora e al suo posto, come immediato superiore di Benigni, fu chiamato, il 18 maggio 1908, mons. Raffaello Scapinelli di Leguigno.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>47)<\/strong> La ragione per cui Benigni lasci\u00f2 la Segreteria di Stato risale probabilmente a una divergenza di vedute con Merry del Val. Che uscisse dalla Segreteria di Stato con onore lo si rileva dal fatto che Pio X cre\u00f2 per lui <em>ex novo<\/em> il posto di un ottavo Protonotario apostolico partecipante, mentre quel Collegio non aveva mai avuto pi\u00f9 di sette membri. Sui rapporti Benigni-Merry del Val, Poulat scrive con giudizio: \u00abObservation capitale: ce n\u2019est pas dans la compr\u00e9hension des \u00e9v\u00e8nements, dont ils ont l\u2019un et l\u2019autre une vue identique, mais sur la conduite des affaires que leur divergence s\u2019est affirm\u00e9e\u00bb (<em>Int\u00e9grisme<\/em>, cit., p. 77).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>48)<\/strong> L. Bedeschi, <em>L\u2019antimodernismo<\/em>, cit., p. 49-50.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>49)<\/strong> <em>Disquisitio<\/em>, p. 10.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>50)<\/strong> Fra i cardinali che ebbero stima del <em>Sodalitium pianum<\/em> e di cui si servirono bisogna ricordare, oltre a Merry del Val e De Lai, il cappuccino Jos\u00e9 Vives y Tuto (1899-1913), prefetto della Congregazione dei Religiosi, il domenicano Tommaso Pio Boggiani (1863-1942), assessore della Concistoriale e poi Arcivescovo di Genova e Cancelliere di Santa Romana Chiesa, Girolamo Gotti (1834-1916), prefetto di Propaganda, il redentorista Wilhelmus van Rossum (1854-1932) poi prefetto di Propaganda (1918), Hector-Iren\u00e9e Sevin (1852-1916) arcivescovo di Lione; <em>Disquisitio<\/em>, p. 234.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>51)<\/strong> Nel 1933 un anno prima della morte, Benigni pubblic\u00f2 l\u2019ultimo volume della sua <em>Storia sociale della Chiesa<\/em>, il cui primo volume era apparso nel 1907. \u00abMor\u00ec povero \u2013 ricord\u00f2 don Paolo de Toth \u2013 e questa \u00e8 una delle sue migliori glorie e delle pi\u00f9 significative prove della sua onest\u00e0 e lealt\u00e0\u00bb; <em>Disquisitio<\/em>, p. 48.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>52)<\/strong> La formula \u00e8 stata usata da uno dei suoi difensori, il padre Jules Saubat, in <em>Disquisitio<\/em>, p. 34. \u00abCeux qu\u2019il combattit sont unanimes \u00e0 voir en lui leur pire ennemi; en m\u00eame temps qu\u2019un produit typique et repoussant de ce catholicisme int\u00e9gral qui leur apparaissait comme l\u2019inversion du vrai catholicisme. Pour eux, il aura \u00e9t\u00e9 sans contexte le p\u00e9ch\u00e9 de Pie X, un p\u00e9ch\u00e9 qui a retard\u00e9 la canonisation en cours du Pontificat apres avoir failli l\u2019arr\u00eater\u00bb; E. Poulat, <em>Catholicisme, d\u00e9mocratie et socialisme<\/em>, cit., pp. 39-40.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>53)<\/strong> L. Bedeschi, <em>Interpretazioni e sviluppo<\/em>, cit., p. 86.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>54)<\/strong> Ibidem, pp. 86-87.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>55)<\/strong> Ibidem, p. 85.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>56)<\/strong> Pernot avrebbe utilizzate le notizie fornite da Sabatier nel saggio <em>Le Vatican et l\u2019organisation de la presse<\/em>, apparso su \u00abLa grande revue\u00bb, dicembre 1908, pp. 209-227.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>57)<\/strong> Cfr. Carteggio Federici-Sabatier, in \u00abFonti e Documenti\u00bb, 5-6 (1977), p. 58.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>58)<\/strong> <em>Disquisitio<\/em>, pp. XXII-XXV e 237.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>59)<\/strong> <em>Disquisitio<\/em>, p. 199.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>60)<\/strong> La <em>Disquisitio<\/em> trae dalla Congregazione Concistoriale lo statuto e il programma del<em>Sodalitium Pianum<\/em>, nella redazione dell\u2019autunno 1913, definendolo un documento di \u00abimportanza capitale\u00bb (p. 161). Cfr. anche i documenti tratti dal Fondo Benigni dell\u2019Archivio Segreto Vaticano (59, ff. 288-289, citati da S. Pagano in <em>Documenti sul modernismo romano<\/em>, pp. 233-234).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>61)<\/strong> Una lunga lettera del 21 giugno 1910 di mons. Benigni al cardinale segretario di Stato Merry del Val, pubblicata da Pagano in <em>Documenti sul modernismo romano<\/em>, cit., pp. 230-232, offre un chiaro quadro dell\u2019attivit\u00e0 informativa di Benigni di cui la Santa Sede beneficiava; cfr.<em>Disquisitio<\/em>, pp. 48-49.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>61)<\/strong> Sul Saubat, cfr. Poulat, cit., pp. 419-421; accanto al Saubat va ricordato il nome del padre Charles Maignen (1858-1937), religioso della Congregazione dei Fratelli di San Vincenzo de\u2019 Paoli; Poulat, cit., pp. 273-275.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>63)<\/strong> <em>Disquisitio<\/em>, pp. 31-32.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>64)<\/strong> <em>Disquisitio<\/em>, p. 32. Anche il padre Henri Jeoffroid, procuratore generale della Congregazione dei Fratelli di San Vincenzo de\u2019 Paoli, testimonia che \u00abIl Sodalizio fu promosso con intenzioni del tutto rette, nell\u2019intento d\u2019informare la Santa Sede sopra i movimenti spesso subdoli delle tendenze erronee\u00bb; <em>Disquisitio<\/em>, p. 43<\/p>\n\n\n\n<p><strong>65)<\/strong> <em>Disquisitio<\/em>, p. 37.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>66)<\/strong> <em>Disquisitio<\/em>, p. 231.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>67)<\/strong> Mattia Federici, <em>Chronica biblica<\/em>, in &nbsp;\u00abDivus Thomas\u00bb&nbsp; 25 (1903), p. 251, cit. da A. Zambarbieri,<em> Il cattolicesimo tra crisi e rinnovamento<\/em>, cit., p. 76.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>68)<\/strong> Il padre Louis Billot, di origine alsaziana, tenne la cattedra di dogmatica presso l\u2019Universit\u00e0 Gregoriana dal 1885 al 1911 quando fu creato cardinale. In seguito alla condanna dell\u2019Action Fran\u00e7aise da parte di Pio XI rinunzi\u00f2 alla porpora. cfr. J. Lebreton, <em>Son Eminence le cardinal Billot<\/em>, in \u00abEtudes\u00bb, 129 (1911), pp. 514-525 Henri Le Floch, <em>Le cardinal Billot lumi\u00e8re de la th\u00e9ologie<\/em>, Beauchesne, Paris 1947. Sulle dimissioni di Billot, cfr. Jacques Pr\u00e9votat, <em>Les catholiques et l\u2019Action Fran\u00e7aise. Histoire d\u2019une condamnation. <\/em><em>1899-1939<\/em>, Fayard, Paris 2001, pp. 480-486.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>69)<\/strong> Mattiussi era discepolo di Giovanni Maria Cornoldi (1822-1892). cfr. Luciano Malusa,<em>Neotomismo e intransigentismo cattolico. Testi e documenti per un bilancio del neotomismo. Gli scritti inediti di Giovanni Maria Cornoldi<\/em>, IPL, Milano 1989, p. 66.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>70)<\/strong> Aniceto Molinaro, <em>La neoscolastica italiana nel XX secolo<\/em>, in E. Coreth-W. M. Neidel-G. Pfligersdorffer <em>La filosofia cristiana nei secoli XIX e XX<\/em>, vol. II. <em>Ritorno all\u2019eredit\u00e0 scolastica<\/em>, ed. it. a cura di G. Mura e G. Penzo, p. 778.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>71)<\/strong> Paolo Dezza, <em>Alle origini del neotomismo<\/em>, Fratelli Bocca, Milano 1940, p. 132 (cfr. ampiamente, pp. 131-142).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>72)<\/strong> Ivi. Di Mattiussi, cfr. tra l\u2019altro: <em>L\u2019essenza del cristianesimo per Adolf Harnack,<\/em>Artigianelli, Monza 1903; <em>Il veleno kantiano<\/em>, Artigianelli, Monza 1907; <em>Le speranze svanite del darwinismo<\/em>, Artigianelli, Monza 1909; <em>Le<\/em> <em>XXIV tesi della filosofia di S. Tommaso approvate dalla S. Congregazione degli studi<\/em>, Befani, Roma 1917. Benedetto XV fece pubblicare l\u2019opera dalla S. Congregazione delle Universit\u00e0 e degli Studi come autorevole guida nelle scuole superiori cattoliche. La pubblicazione delle XXIV tesi diede occasione tuttavia a controversie, specialmente tra i fautori dell\u2019eclettismo a sfondo nominalista di Suarez e i difensori del tomismo integrale; cfr. C. Fabro, <em>Storia della filosofia<\/em>, Coletti, Roma 1954, p. 864. Si veda anche Carlo Giacon, <em>Per una prima genesi delle XXIV tesi del tomismo specifico<\/em>, \u00abDoctor communis\u00bb, XXXIV (1981), pp. 175-193; Id., <em>Le grandi tesi del tomismo<\/em>, Patron, Bologna 1967.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>73)<\/strong> Cfr. Giovanni Sale, <em>\u00abLa Civilt\u00e0 Cattolica\u00bb nella crisi modernista (1900-1907)<\/em>,&nbsp; Jaca Book, Milano 2001, pp. 157-160.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>74)<\/strong> In G. Sale, cit., p. 74.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>75)<\/strong> A. De Santi, <em>Per la storia dell\u2019antica letteratura cristiana fino ad Eusebio<\/em>, cit., p. 328.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>76)<\/strong> F. Prat, <em>La questione biblica nell\u2019esegesi<\/em>, in Civ. Catt., XVIII, vol. VII III (1902), p. 154 (142-156). Cfr. anche G. Sale, cit., p. 82.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>77)<\/strong> Sul Rinieri, cfr. W. Maturi, <em>Interpretazioni della storia del Risorgimento<\/em>, Torino 1962, pp. 588-589; M. Tagliaferri, cit., pp. 173-174.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>78)<\/strong> Del padre Monetti, ricordiamo i <em>Problemi vari di sociologia generale<\/em>, con prefazione di Stanislao Medolago Albani, UES, Bergamo 1913 e <em>La sociologia cristiana<\/em>, La Favilla, Bergamo 1931. Cfr. la voce di G. Formigoni, in DSMCI, vol. III\/2, pp. 570-571.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>79)<\/strong> Sul padre Chiaudano, cfr. le voci di Andrea Camilletti in DBI, 24 (1980), pp. 618-620 e C. Valente, dsmci, III\/1, p. 219.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>80)<\/strong> Sul padre Enrico Rosa, oltre alla biografia del padre Ambrogio M. Fiocchi, <em>Padre E. Rosa s.j., scrittore della \u00abCivilt\u00e0 Cattolica\u00bb (1870-1938)<\/em>, La Civilt\u00e0 Cattolica, Roma 1957, cfr. A. Zambarbieri, <em>Il cattolicesimo tra crisi e rinnovamento<\/em>, cit., e G. Sale, cit., passim.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>81)<\/strong> Dopo aver insegnato filosofia e teologia nel Collegio romano, il padre Schiffini insegn\u00f2 fino alla morte teologia nel collegio gesuita di Chieri; cfr. A, Zambarbieri,<em> Il cattolicesimo tra crisi e rinnovamento <\/em>cit., pp. 51-133. Schiffini aveva confutato <em>La m\u00e9thode historique<\/em> del padre Lagrange.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>82)<\/strong> G. Martina, <em>Storia della Chiesa<\/em>, vol. IV, cit., p. 100.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>83)<\/strong> Utilizziamo il termine applicando, per analogia, la terminologia di \u00abterzo partito\u00bb utilizzata da Emile Appolis in <em>Entre Jans\u00e9nistes et Zelanti. <\/em><em>Le tiers-parti catholique au Xviii si\u00e8cle<\/em>, A. et J. Picard, Paris 1960.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>84)<\/strong> Sul card. Rampolla del Tindaro, cfr. la voce di Francesco Malgieri, in DSMCI, II, p. 532-534 con bibliografia. Il 31 dicembre 1908 venne nominato Segretario della S. Congregazione dei Vescovi, carica che ricopr\u00ec fino alla morte.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>85)<\/strong> Cfr. le voci di G. De Rosa in DBI, 8 (1966), pp. 408-417, e di Fran\u00e7ois Jankoviak, in<em>Dizionario storico del papato<\/em>, diretto da Philippe Levillain, Bompiani, Milano 1936, pp. 173-178.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>86)<\/strong> Mons. Giuseppe De Luca ricord\u00f2 che Pietro Gasparri era da molti definito \u00abil Giolitti della Chiesa, uomo di grande mestiere, ma di mestiere\u00bb; G. De Luca, <em>La figura del card. Pietro Gasparri<\/em> nel volume <em>collettaneo Il cardinale Pietro Gasparri<\/em>, a cura del Pontificio Ateneo Lateranense, Caccia, Roma 1969, p. 69. Sul Gasparri, cfr. le voci di Danilo Veneruso, in DSMCI, II, pp. 222-225 e Romeo Astorri-Carlo Fantappi\u00e9, in DBI, 52 (1999), pp. 500-507.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>87)<\/strong> Secondo la testimonianza del conte Ferruccio de Carli, fu lo stesso Merry del Val a insistere presso Pio X per la nomina a cardinale di mons. Della Chiesa, quando si accorse che il suo nome mancava nella lista preparata dal Pontefice per il prossimo Concistoro: \u00abPadre Santo e l\u2019Arcivescovo di Bologna? Che cosa dir\u00e0 il mondo di una nomina che tarda da sette anni?\u00bb. Al che il Santo Padre Pio X prese la penna e aggiunse il nome di Giacomo Della Chiesa\u00bb; R.R. Merry del Val, <em>Positio<\/em>, p. 185.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>88)<\/strong> <em>Carteggio<\/em>, cit., p. 131. Sui rapporti Gasparri-Buonaiuti, cfr. <em>Pellegrino di Roma<\/em> cit., pp. 190-194.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>89)<\/strong> Cfr. <em>Memoriale di mons. Mignot<\/em>, in L. Bedeschi, <em>Interpretazioni e sviluppo del modernismo cattolico<\/em>, cit., p. 189-198. Sul ruolo del Mignot, cfr. Jean Madiran, <em>L\u2019int\u00e9grisme.<\/em><em>Histoire d\u2019une histoire<\/em>, Paris 1964, pp. 27-60; M. B\u00e9camel, <em>Monseigneur Mignot et Alfred Loisy<\/em>, in \u00abBulletin de Litt\u00e9rature Eccl\u00e9siastique\u00bb, 70 (1969), pp. 267-286. Mons. Giacomo Della Chiesa, arcivescovo di Bologna, in una lettera al card. De Lai del 5 dicembre 1912, si era espresso sarcasticamente nei confronti dei direttori de l\u2019\u00abUnit\u00e0 Cattolica\u00bb e della \u00abRiscossa\u00bb proponendo di farli \u00abConsultori Generali della S. C. dell\u2019Indice\u00bb; <em>Disquisitio<\/em>, cit., pp. 127-128.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>90)<\/strong> Mons. Pacelli era succeduto a mons. Benigni, il 7 marzo del 1911 come sottosegretario della congregazione degli Affari ecclesiastici straordinari di cui fu nominato pro-segretario (1912) e segretario (1914) prima di essere inviato nunzio in Baviera (1917) dove lo visit\u00f2 l\u2019avvocato Joncx che affermava: \u00abMons. Pacelli est un \u00e9l\u00e8ve et fid\u00e8le ami de nos amis\u00bb E. Poulat, <em>Int\u00e9grisme et catholicisme int\u00e9gral<\/em>, cit., p. 258. Il cardinale Gasparri mantenne l\u2019incarico sotto Pio XI, fino al 1930, quando gli successe il cardinale Eugenio Pacelli.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>91)<\/strong> Merry del Val fu nominato segretario del Santo Uffizio e a mons. Canali, in compenso del perduto ufficio di Sostituto fu offerta una nunziatura, che egli rifiut\u00f2, preferendo rimanere a Roma presso il suo cardinale e accontentandosi perci\u00f2 della nomina a segretario della Cerimoniale; cfr. la deposizione di mons. Alberto Serafini in R. Merry del Val, <em>Positio<\/em>, p. 172. Sul cambiamento di orientamento, cfr. E. Poulat, <em>Int\u00e9grisme<\/em>, cit., pp. 600-602. Su Benedetto XV, cfr. John F. Pollard, <em>Il papa sconosciuto. Benedetto XV (1914-1922) e la ricerca della pace<\/em>, San Paolo, Cinisello Balsamo 2001.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>92)<\/strong> Il card. Gasparri ottenne per Buonaiuti la revoca della scomunica, poi reiterata dal Sant\u2019Uffizio il 25 gennaio 1926. Il caso Buonaiuti sotto il pontificato di Pio xi non fu trattato forse con la prudenza che meritava, passando da compiacenti <em>imprimatur<\/em> a misure estreme come la scomunica <em>vitando<\/em>; cfr. Giovanni Sale, <em>Il \u00abcaso Buonaiuti\u00bb: una vicenda che interpella ancora la Chiesa<\/em>, Civ. Catt., 3596 (15 aprile 2000), pp. 125-138. Interessanti novit\u00e0 sul tentativo di recuperare Buonaiuti alla comunione ecclesiale nel 1928 sono presentate in questo libro dal contributo di F. Peloso \u00abDon Orione ed Ernesto Buonaiuti\u00bb. Il rapporto Gasparri-Buonaiuti, come osserva Fiorani, \u00e8 un passaggio importante, ancora tutto da studiare della storia del modernismo (<em>Modernismo romano<\/em>, cit., p. 55). Nelle sue Memorie, Buonaiuti parla a lungo e con grande deferenza di Gasparri, arrivando a dire che verso il 1918-1920 gli era consentito accedere al Segretario di Stato un paio di volte la settimana;<em>Pellegrino di Roma<\/em>, p. 152.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>93)<\/strong> L\u2019astio del card. Gasparri nei confronti di mons. Benigni, che egli stesso aveva nominato alla Segreteria di Stato, traspare dalle sue <em>Memorie<\/em>. Cfr. Giovanni Spadolini, <em>Il cardinale Gasparri e la Questione Romana (con brani delle memorie inedite)<\/em>, \u00abNuova Antologia\u00bb 2050 (ottobre 1971), pp. 47-50 (poi ripubblicato nei Quaderni di Storia di Le Monnier, Firenze 1972); Angelo Martini in <em>Le memorie del card. Gasparri e la loro presentazione<\/em>, Civ. Catt., 2943 (3 febbraio 1973), pp. 259-267, formula serie riserve sulle <em>Memorie<\/em>, che non permettono una ricostruzione esatta e completa del personaggio e \u00abnon sono sufficienti a ricostruire definitivamente la sua azione n\u00e9 a stabilire il suo pensiero religioso e politico\u00bb (p. 267).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>94)<\/strong> Cos\u00ec mons. Primo Principi nella sua deposizione raccolta in R. Merry del Val, <em>Positio<\/em>, p. 116. Per una ricostruzione del conclave, cfr. Domenico Sparpaglione, <em>Il Cardinale Pietro La Fontaine Patriarca di Venezia<\/em>, Paoline, Roma 1951, pp. 282-286.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=1584\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">vai alla terza parte<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo del prof. 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