{"id":2304,"date":"2006-11-06T10:16:04","date_gmt":"2006-11-06T09:16:04","guid":{"rendered":""},"modified":"2015-01-13T13:09:09","modified_gmt":"2015-01-13T12:09:09","slug":"budapest-1956-duemila-morti-contro-il-sistema-staliniano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/budapest-1956-duemila-morti-contro-il-sistema-staliniano\/","title":{"rendered":"Budapest 1956. Duemila morti contro il sistema staliniano"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/11\/ungheria56.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-16707\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2006\/11\/ungheria56.jpg\" alt=\"ungheria56\" width=\"250\" height=\"165\" \/><\/a>Il Sole24Ore<\/strong> 26 ottobre 2006<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\">di <strong>Piero Sinatti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivolta d\u2019Ungheria dell\u2019ottobre 1956 fu la prima grande frattura apertasi nel mondo comunista nel quadro del disgelo in Urss dopo la morte di Stalin (marzo 1953) e il XX congresso del Pcus (febbraio 1956), in cui il leader di quel Partito, Nikita Khrusciov aveva denunciato il culto e i crimini di Stalin.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">La rivolta fu la pi\u00f9 evidente manifestazione del rigetto popolare del sistema staliniano, imposto da Mosca ai paesi dell\u2019Europa centro-orientale. Dittatura monopartitica. Terrore di massa e dure epurazioni nello stesso Partito dominante. Sovietizzazione della cultura e dell\u2019istruzione. Statizzazione e pianificazione centrale dell\u2019economia che, nel clima della Guerra Fredda e della corsa agli armamenti imposto da Mosca ai paesi \u201csatelliti\u201d, d\u00e0 la priorit\u00e0 all\u2019industria pesante e bellica, a scapito dell\u2019industria dei beni di consumo e dell\u2019agricoltura, quasi interamente collettivizzata.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo si ripercuote disastrosamente sul tenore di vita, abbassando consumi, salari, qualit\u00e0 della produzione industriale. Si crea un\u2019economia della penuria unita a una pesante cappa ideologica e poliziesca, imposta al paese da una nomenklatura privilegiata. Domina la \u201ccricca\u201d dei fedelissimi di Mosca, gli staliniani Mathias Rakosi, Ernoe Geroe, Mikhali Farkas, Joszef Revai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le speranze del 1953<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel giugno 1953, si era formato a Budapest un nuovo governo capeggiato da Imre Nagy, un dirigente moderato, specialista in agricoltura, emarginato nel 1948. Per volont\u00e0 di una parte del gruppo dirigente sovietico post-staliniano (Berija, Malenkov) avrebbe dovuto correggere il corso economico impopolare e liberare i prigionieri politici. La societ\u00e0 ungherese aveva ripreso a respirare, ma nella primavera del 1955, in rapporto a mutati equilibri e volont\u00e0 all\u2019interno della direzione sovietica, Nagy viene rimosso ed espulso dal Partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u201ccricca Rakosi\u201d riprende il controllo sul partito e sul governo, arresta le riforme. La svolta reazionaria crea nel Pc, ma soprattutto tra studenti, intellettuali e operai correnti di opposizione, che si attivizzano dopo il XX Congresso e in concomitanza con lo sviluppo in Polonia di un movimento popolare che in ottobre costringe il Pc polacco a cambiare leadership e promettere riforme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019ottobre ungherese<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con epicentro il circolo degli scrittori Petoefi, intellettuali, studenti, quadri \u201crevisionisti\u201d del Pc danno vita a un ampio e forte movimento di massa. Si chiedono: la cacciata dal governo e dal Partito degli stalinisti rakosiani. Processi pubblici contro i responsabili delle repressioni. Il ritorno di Nagy alla guida del governo. Riforme economiche, ma nel quadro degli assetti socialisti. Libert\u00e0 di espressione e di stampa. Solidariet\u00e0 con il rinnovamento polacco, su cui incombe la minaccia di Mosca. Il movimento dalla capitale si estende a tutto il Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella grande assemblea degli studenti e intellettuali all\u2019Universit\u00e0 di Budapest del 22 ottobre si va oltre. Si rivendicano rapporti alla pari con l\u2019Urss, l\u2019uscita delle truppe sovietiche dal paese, elezioni libere e pluripartitiche, democrazie e autogestione di tipo jugoslavo. Si chiede, in una parola, la liquidazione dello stalinismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, tutte le forze in campo si rivelano inadeguate alla gravit\u00e0 del momento. Le loro decisioni sono incerte, contraddittorie. Non controllano il movimento di massa che si esprime nell\u2019ultima decade di ottobre nei Comitati rivoluzionari e Consigli operai formatisi a Budapest e nel Paese, privi di una direzione politica e di una strategia. E\u2019 divisa la direzione sovietica tra chi cerca una soluzione politica e chi invoca il ricorso alla forza.\u00a0 Il Pc, frammentato in varie tendenze (stalinisti, riformatori radicali e moderati) \u00e8 del tutto incapace di controllare la situazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritorna a guidare il governo Imre Nagy e poco dopo diviene capo del Pc, una vittima della repressione, Janos Kadar. Una soluzione suggerita da Mosca, che consente con la decisione di Nagy di chiamare al governo partiti e personalit\u00e0 messi al bando otto anni prima. Nagy, l\u2019unico dirigente comunista popolare, \u00e8 un personaggio isolato, oscillante tra la fedelt\u00e0 al Partito e all\u2019URSS, che ha servito per decenni, e le istanze del movimento, che in gran parte condivide.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La rivolta armata<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione precipita, dopo che l\u2019Avh &#8211; uomini della odiatissima polizia politica, spara la sera del 23 ottobre sulla folla dei dimostranti che chiede di esprimere al paese per radio le proprie rivendicazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I manifestanti prendono da caserme e posti di polizia le armi contro l\u2019Avh &#8211; giovani e adulti sono stati resi abili a usarle grazie all\u2019istruzione militare obbligatoria. Ufficiali e soldati dell\u2019esercito e miliziani passano dalla parte dei manifestanti. Per sedare la rivolta, il governo ungherese (senza il consenso di Nagy) chiede l\u2019intervento delle truppe sovietiche. Che avviene il 24 ottobre e nei giorni seguenti, a fianco dell\u2019Avh. Battaglie accanite e centinaia di morti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Governo, Pc sono in pieno marasma. Nagy, finisce per riconoscere la natura \u201cnazionale e democratica\u201d, e non \u201ccontrorivoluzionaria\u201d dell\u2019insurrezione. Invita gli insorti a deporre le armi e intavola trattative con Mosca per ottenere il ritiro delle truppe dalla capitale. I rakosiani sono fuggiti in Urss. Mosca acconsente e i suoi tank lasciano Budapest il 31 ottobre. Ma a questo punto, quando si sta profilando la possibilit\u00e0 di una soluzione politica si verificano fatti che la impediscono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I nuovi, imprevisti fatti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 30 e 31 ottobre gruppi di insorti fuori controllo iniziano una caccia feroce ai quadri del Pc e agli agenti dell\u2019Avh. Ci sono numerosi linciaggi. Impiccagioni ai lampioni delle strade. Devastazioni. Le immagini sono diffuse in tutto il mondo. Nello stesso tempo, un blitz di truppe anglo-franco-israeliane occupa il canale di Suez, nazionalizzato mesi prima dal leader egiziano e buon amico di Mosca Nasser. Il nuovo segretario del Pc Kadar, i dirigenti dei partiti comunisti &#8211; compresi Togliatti e Mao &#8211; sollecitano in vario modo la direzione del Pcus a re-intervenire in Ungheria e porre fine alla \u201ccontrorivoluzione\u201d. Il Pcus prende la fatale decisione, strappando l\u2019assenso anche allo jugoslavo Tito e al nuovo leader antistalinista del Pc polacco Gomulka.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perdere l\u2019Ungheria &#8211; ragiona il Kremlino &#8211; assieme alla disfatta dell\u2019alleato Nasser, sarebbe un colpo gravissimo al \u201ccampo (lager, in russo) socialista\u201d. Nagy, dal canto suo, con scarso realismo aveva chiesto il 31 ottobre l\u2019uscita del Paese dal Patto di Varsavia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u20191 novembre, conosciuta la decisione di Mosca di re-intervenire, Nagy si rivolge un drammatico appello alle Nazioni Unite perch\u00e9 garantiscano la neutralit\u00e0 e la sovranit\u00e0 dell\u2019Ungheria. Appello privo di esiti. Il 4 novembre entrano in Ungheria, dai paesi \u201csocialisti\u201d confinanti 17 divisioni sovietiche. Che in poco pi\u00f9 di una settimana soffocano l\u2019insurrezione con un pesante bilancio di morti (vedi box). Nagy e i suoi pi\u00f9 stretti collaboratori vengono arrestati a tradimento da agenti sovietici e due anni dopo processati e impiccati in un carcere di Budapest.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella seconda met\u00e0 di novembre un nuovo governo formato da Janos Kadar e dagli anti-rakosiani fedeli a Mosca riprende in mano la situazione. Ottiene da Mosca massicci finanziamenti per far fronte a una drammatica situazione economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La baracca pi\u00f9 allegra<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kadar, sin dai primi anni Sessanta apre all\u2019iniziativa privata in agricoltura, nel commercio al dettaglio e nell\u2019artigianato e a prezzi non regolati centralmente. Decolletivizza le campagne. Allenta la cappa di piombo sugli intellettuali. Liberer\u00e0 i prigionieri politici. Fermi restando il monopartitismo, la fedelt\u00e0 a Mosca, la censura, sia pure attenuata. L\u2019Ungheria parteciper\u00e0 alla repressione della Primavera di Praga, ma sar\u00e0, come recitava un famoso giuoco di parole, \u201cla pi\u00f9 allegra baracca del lager socialista\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Conclusioni internazionali<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Usa, dopo che le loro potenti emittenti radio (Free Europe, Voce dell\u2019America) in ungherese avevano esortato alla resistenza armata, adombrando un loro possibile intervento, sono restati a guardare. Hanno riscosso un forte utile propagandistico contro Mosca e sono restati fedeli allo spirito spartitorio di Jalta. L\u2019Ungheria si sente abbandonata dall\u2019Occidente. E negli anni si rimuove la tragedia del 1956. L\u2019Urss, che guarder\u00e0 sempre al modello kadariano con un misto di diffidenza e di invidia, blocca la destalinizzazione. E fino alla perestrojka gorbacioviana dimostrer\u00e0 la sua incapacit\u00e0 di rompere con il modello staliniano. I Partiti comunisti italiano e francese, i pi\u00f9 forti dell\u2019Occidente perderanno, assieme a pezzi importanti di intelligentsija, l\u2019occasione per rompere con l\u2019Urss e compiere a tempo giusto la svolta socialdemocratica<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LE CIFRE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Repressione 1948-1953<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa 2000 sentenze capitali.<\/p>\n<div>Circa 200 mila (2% della popolazione) arrestati e condanne a carcere, Gulag interno e sovietico, ed esilio (fonti varie)<\/div>\n<p><strong>Rivolta del 1956<\/strong><\/p>\n<p>2502 morti, 19 226 feriti tra gli ungheresi.<\/p>\n<div>720 morti e 1540 feriti tra i soldati sovietici.<\/div>\n<div>200 mila i profughi<\/div>\n<div>Fonte: Rudolf Pikoja, Kremlino-Ungheria: ottobre novembre 1956, Mosca, 2000.<\/div>\n<div>Circa 2000 gli insorti giustiziati.<\/div>\n<div>Oltre 10 mila i condannati a pi\u00f9 o meno pesanti pene detentive. Liberati quasi tutti nel decennio successivo.<\/div>\n<div>(Fonti varie)<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Sole24Ore 26 ottobre 2006 di Piero Sinatti La rivolta d\u2019Ungheria dell\u2019ottobre 1956 fu la prima grande frattura apertasi nel mondo comunista nel quadro del disgelo in Urss dopo la morte di Stalin (marzo 1953) e il XX congresso del Pcus (febbraio 1956), in cui il leader di quel Partito, Nikita Khrusciov aveva denunciato il &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/budapest-1956-duemila-morti-contro-il-sistema-staliniano\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":16707,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[32,24],"tags":[951],"class_list":["post-2304","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofia-del-comunismo","category-storia","tag-ungheria-1956","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Budapest 1956. 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