{"id":22938,"date":"2015-03-11T11:25:39","date_gmt":"2015-03-11T10:25:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=22938"},"modified":"2015-04-11T14:17:51","modified_gmt":"2015-04-11T12:17:51","slug":"franz-kafka","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/franz-kafka\/","title":{"rendered":"Franz Kafka"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">Strumenti culturali di <strong>Litterae Communionis <\/strong>n.7<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0I GRANDI DELLA CULTURA MODERNA RIVISITATI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Franz_Kafka.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-22939\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Franz_Kafka.png\" alt=\"Franz_Kafka\" width=\"139\" height=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abUn tempo non capivo perch\u00e9 non ricevessi risposta alla mia domanda, oggi non capisco come potessi illudermi di fare domande. Ma mm non \u00e8 che mi illudessi. Interrogavo soltanto\u00bb <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Testo di <strong>Luca Doninelli<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0P<strong>remessa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tracciare il corso della vita di un uomo \u2014 di noi stessi come di chiunque altro \u2014 \u00e8 sempre un&#8217;impresa difficile. Non solo, infatti, \u00e8 mutevole il modo in cui ci percepiamo e in cui gli altri percepiscono noi, ma \u00e8 sovente impossibile (o affidato a un dono, a una rivelazione) comprendere di quale Problema siano un&#8217;eco tutti i nostri problemi particolari, di quale Dramma tutti i nostri drammi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso un certo motivo ci induce ad una certa scelta; anni dopo ci accade, riguardando a quella scelta, di scoprire, sotto quell&#8217;apparente motivo, un altro motivo, ben pi\u00f9 reale, eppure allora ignoto. Ci pu\u00f2 accadere ad esempio di innamorarci di una donna e di scorgere solo in seguito la ragione vera di quell&#8217;amore; ci accade di sposarci, e di scoprire, a poco a poco (in quel profondo rapporto con il Tempo che si chiama Fedelt\u00e0), che quel legame \u00e8 tanto pi\u00f9 vero quanto pi\u00f9 traspa\u00adrenza, decantazione di un altro Legame.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra esistenza si disegna sulla Terra come una linea contorta \u2014 esattamente come le parole che l&#8217;inchiostro traccia sulla carta: la continuit\u00e0 di questa linea \u00e8 l&#8217;immagine della decisione intorno alla totalit\u00e0 della vita (religiosit\u00e0); le curve, le contorsioni, i ghirigori, sono invece l&#8217;immagine e la somma di tutte le nostre scelte, di tutti i nostri sentimenti, dei dolori e delle gioie, dei momenti di chiarezza intorno al senso della nostra vita e dei momenti di oscurit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Risulta arduo, perci\u00f2, tracciare una biografia \u2014 proprio perch\u00e9 il punto di vista attraverso cui selezionare i fatti importanti e quelli meno importanti non pu\u00f2 mai essere fissato. Una biografia, insomma, anche qualora la si voglia limitare alla pura e semplice registrazione di fatti esteriori (e gi\u00e0 sotto questa apparente oggettivit\u00e0 si cela la parzialit\u00e0 della scelta), costituisce un&#8217;impresa limitata e piena di rischi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parlando di uno scrittore, poi, sembra imporsi un punto di vista d&#8217;obbligo, e Kafka in particolare \u00e8 tra quegli autori che danno l&#8217;impressione di imperlo con maggiore autorit\u00e0: \u00e8 il punto di vista della scrittura, dell&#8217;attivit\u00e0 letteraria; esistono autori, cio\u00e8, la cui vita pare totalmente determinata, assorbita nell&#8217;attivit\u00e0 letteraria, e questo non nel senso che, nella vita, non abbiano fatto altro che scrivere \u2014 tentazione peraltro documentabile in Kafka come in altri \u2014, ma nel senso che ogni avvenimento della loro vita, per quanto estraneo alla letteratura, reca su di s\u00e9 il peso di un&#8217;esistenza votata ad essa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; questo il punto di vista che adotter\u00f2 ed \u00e8 questo, di conseguenza, il motivo per cui preferisco considerare il capitolo biografico su Kafka non come un&#8217;introduzione, bens\u00ec come un esito \u2014 precario! \u2014 dell&#8217;indagine sulla sua opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esito precario, dicevo: infatti, quello che pare un punto di vista (l&#8217;attivit\u00e0 letteraria) \u00e8, in realt\u00e0, l&#8217;opposto di un punto d\u00ec vista. Non un&#8217;altura da cui \u00e8 possibile dominare un panorama, bens\u00ec un abisso buio: chi pu\u00f2 stabilire, cio\u00e8, qual \u00e8 l&#8217;origine delle nostre parole, e quale ne sia il significato ultimo e definitivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">__________________________________________________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Davanti alla legge <\/strong>(1914)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Davanti alla legge c&#8217;\u00e8 un guardiano. Davanti a fui viene un uomo di campagna e chiede di entrare nella legge. Ma il guardiano dice che ora non gli pu\u00f2 concedere di entrare. L&#8217;uomo riflette e chiede se almeno potr\u00e0 entrare pi\u00f9 tardi. \u00abPu\u00f2 darsi\u00bb risponde il guardiano, \u00abma per ora no\u00bb. Siccome la porta che conduce alla legge \u00e8 aperta come sempre <em>e <\/em>il custode si fa da parte, l&#8217;uomo si china per dare un&#8217;occhiata, dalla porta, nell&#8217;interno. Quando se ne accorge, il guardiano si mette a ridere: \u00abSe ne hai tanta voglia prova pure a entrare nonostante la mia proibizione. Bada, per\u00f2: io sono potente, e sono soltanto l&#8217;infimo dei guardiani. Davanti a ogni sala sta un guardiano, uno pi\u00f9 potente dell&#8217;altro. Gi\u00e0 la vista del terzo non riesco a sopportarla nemmeno io<em>\u00bb. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uomo di campagna non si aspettava tali difficolt\u00e0; la legge, pensa, dovrebbe pur essere accessibile a tutti e sempre, ma a guardar bene il guardiano avvolto nel cappotto di pelliccia, il suo lungo naso a punta, la lunga barba tartara, nera e rada, decide di attendere piuttosto finch\u00e9 non abbia ottenuto il permesso di entrare. Il guardiano gli da uno sgabello e lo fa sedere di fianco alla porta. L\u00e0 rimane seduto per giorni e anni. Fa numerosi tentativi per passare e stanca il guardiano con le sue richieste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il guardiano istituisce pi\u00f9 volte brevi interrogatori, gli chiede notizie della sua patria e di molte altre cose, ma sono domande prive di interesse come le fanno i gran signori, <em>e <\/em>alla fine gli ripete sempre che ancora non Io pu\u00f2 far entrare. L&#8217;uomo che per il viaggio si \u00e8 provveduto di molte cose da fondo a tutto per quanto prezioso sia, tentando di corrompere il guardiano. Questi accetta ogni cosa, ma osserva: \u00abLo accetto soltanto perch\u00e9 tu non creda di aver trascurato qualcosa\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante tutti quegli anni l&#8217;uomo osserva il guardiano quasi senza interruzione. Dimentica gli altri guardiani e solo il primo gli sembra l&#8217;unico ostacolo all&#8217;ingresso della legge. Egli maledice il caso disgraziato, nei primi anni ad alta voce, poi quando invecchia si limita a brontolare tra s\u00e9. Rimbambisce e siccome studiando per anni il guardiano conosce ormai anche le pulci del suo bavero di pelliccia, implora anche queste di aiutarlo e di far cambiare opinione al guardiano. Infine il lume degli occhi gli si indebolisce ed egli non sa se veramente fa pi\u00f9 buio intorno a lui o se soltanto gli occhi lo ingannano. Ma ancora distingue nell&#8217;oscurit\u00e0 uno splendore che erompe inestinguibile dalla porta della legge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ormai non vive pi\u00f9 a lungo. Prima di morire tutte le esperienze di quel tempo si condensano nella sua testa in una domanda che finora non ha rivolto al guardiano. Gli fa un cenno poich\u00e9 non pu\u00f2 ergere il corpo che si sta irrigidendo. Il guardiano \u00e8 costretto a piegarsi profondamente verso di lui, poich\u00e9 la differenza di statura \u00e8 mutata molto a sfavore dell&#8217;uomo di campagna. Che cosa vuoi sapere ancora?\u00bb chiede il guardiano, \u00absei insaziabile\u00bb. L&#8217;uomo risponde: tutti tendono verso la legge, come mai in tutti questi anni nessun altro ha chiesto di entrare?\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il guardiano i rende conto che l&#8217;uomo \u00e8 giunto alla fine e per arsi intendere ancora da quelle orecchie che sanno per diventare insensibili, grida: \u00abNessun altro poteva entrare qui perch\u00e9 questo ingresso era destinato soltanto a te. Ora vado a chiuderlo \u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">___________________________________________________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La sua opera<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00ab<em>Non esiste l&#8217;avere, esiste solo l&#8217;essere: quell&#8217;essere che anela all&#8217;ultimo respiro, alla soffocazione<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u00a01. La letteratura secondo Kafka<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/kafka.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22941\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/kafka.jpg\" alt=\"kafka\" width=\"143\" height=\"200\" \/><\/a>Se si pone mano all&#8217;opera completa di Kafka, due sono le osservazioni che si impongono immediatamente, a causa della loro stessa evidenza. La prima \u00e8 che si tratta di un insieme molto omogeneo e compatto che lascia intravedere dalle primissime prove (1904) alle ultime, appena precedenti la morte (1924), una linea di sviluppo logico assai nitida, sia dal punto di vista stilistico, sia da quello della tematica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda osservazione \u00e8 che questa unit\u00e0 reca il segno di un&#8217;immensa fatica \u2014 si ha l&#8217;impressione, in altri termini, che Kafka faticasse molto a scrivere, quasich\u00e9 (\u00e8 un&#8217;altra impressione unanime) ogni sua parola recasse significati insondabili: ogni racconto, per quanto breve, ogni nota, ogni frammento, hanno in s\u00e9 qualcosa di titanico, di mastodontico \u2014 quasi i segni, le ferite di un&#8217;antica, gigantesca lotta. E questa \u00e8 ci\u00f2 che chiamo la fatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;interno di queste osservazioni generalissime (che, in fondo, si potrebbero fare di quasi tutti i grandi scrittori), si presentano spunti inquietanti, nuove osservazioni che complicano un po&#8217; il quadro: l&#8217;\u00abinsieme molto omogeneo e compatto\u00bb dell&#8217;opera Kafkiana, ad esempio, si presenta come un&#8217;infinita congerie di frammenti, quali pi\u00f9 quali meno lunghi: se si eccettuano alcuni racconti, pochissimi, miracolosamente giunti a conclusione \u2014 si pu\u00f2 annoverare il racconto <em>La condanna<\/em> (1912) e poche altre cose \u2014, l&#8217;opera Kafkiana \u00e8 composta totalmente di abbozzi mai giunti a conclusione: \u00e8 cos\u00ec per i suoi racconti ed \u00e8 cos\u00ec per i suoi tre romanzi, <em>America<\/em> (1912-14), <em>Il Processo<\/em> (iniziato nel 1914) e <em>Il Castello<\/em> (1922); occorre aggiungere che romanzi e racconti costituiscono meno della met\u00e0 dell&#8217;intero Corpus Kafkiano, che comprende ancora: <em>I Diari<\/em> (1910-1923), dove non si registrano soltanto i fatti della vita quotidiana, ma si possono ammirare veri e propri abbozzi di racconti e romanzi, oltre a note profondissime sull&#8217;attivit\u00e0 letteraria ed a considerazioni filosofiche; i <em>Quaderni in ottavo<\/em> e i <em>Frammenti<\/em> (la data \u00e8 imprecisabile), vero e proprio intrico di note biografiche, brevi racconti \u2014 sempre interrotti d&#8217;improvviso \u2014 e sentenze morali (una parte delle quali Kafka tent\u00f2 di sistemare organicamente sotto il titolo <em>Considerazioni sul peccato, il dolore, la speranza e la vera via<\/em> e da ultimo le numerose lettere, tra cui fanno spicco le <em>Lettere a Felice<\/em> (Felice &#8211; pron. Fel\u00ecs &#8211; Bauer, con cui ebbe una tempestosa storia d&#8217;amore), le <em>Lettere a Milena<\/em> (Milena Jasenska, scrittrice boema, traduttrice dei suoi primi racconti), le <em>Lettere a Ottla<\/em> (sua sorella prediletta, una sorta di alter-ego) e la celeberrima <em>Lettera al padre<\/em> \u2014 anche di questa mi occuper\u00f2 in uno dei prossimi paragrafi. Bisogna aggiungere, poi, un&#8217;altra caratteristica dei romanzi e dei racconti Kafkiani: l&#8217;enorme quantit\u00e0 di brani soppressi \u2014 di brani cio\u00e8 sovente bellissimi, cui Kafka per\u00f2 non volle dare il \u00abcrisma dell&#8217;ufficialit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo fatto \u00e8 inquietante; \u00e8 vero che anche i brani \u00abufficiali\u00bb sembrano sul punto di subire la medesima destituzione degli altri; \u00e8 vero che anche di questi egli fu insoddisfatto; \u00e8 vero che molti brani cancellati furono poi riabilitati e viceversa \u2014 ed \u00e8 presumibile che molti altri avrebbero avuto una sorte analoga, se la tubercolosi non avesse stroncato l&#8217;Autore nel 1924, a soli 41 anni; \u00e8 vero, insomma, che \u00e8 sovente impossibile comprendere il motivo per cui alcuni passi furono tollerati ed altri no (\u00abtollerati\u00bb mi sembra la parola pi\u00f9 adatta): questo, tuttavia, nulla toglie all&#8217;interrogativo che ne viene, e che, forse, \u00e8 decisivo ai fini di una corretta interpretazione dell&#8217;opera del grande scrittore boemo: cosa spinse Kafka ad operare continuamente una simile distinzione? E \u2014 poich\u00e9 le due cose, anche cronologicamente, proseguirono di pari passo \u2014 che rapporto esiste in Kafka, tra lo \u00abscrivere\u00bb e il \u00abcancellare\u00bb?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/processo_Kafka.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22943\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/processo_Kafka.png\" alt=\"processo_Kafka\" width=\"127\" height=\"200\" \/><\/a>A queste domande non mi propongo di dare una risposta, in quanto non ne sono ancora in grado. Con quel che segue, intendo, piuttosto, chiarirle, soppesarle e, se ne avr\u00f2 la forza, offrire al lettore lo spunto attraverso il quale egli, a vivo contatto con l&#8217;opera Kafkiana, potr\u00e0 tentare poi, personalmente, una risposta. A questo scopo, prendiamo in esame alcune tra le opere pi\u00f9 famose di Kafka: i romanzi <em>Il Processo<\/em> e <em>Il Castello<\/em> ed il lungo racconto <em>La metamorfosi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne <em>Il Processo<\/em> si parla dell&#8217;arresto di un uomo, certo Josef K. Non si tratta per\u00f2 di un arresto vero e proprio \u2014 K. non viene messo in prigione \u2014 quanto, piuttosto, della comunicazione che \u00e8 stato intentato un processo a suo carico. Chi siano gli accusatori e di quale delitto sia stato accusato non si sa n\u00e9 si sapr\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;unica cosa di cui K. \u00e8 certo \u00e8 che c&#8217;\u00e8 questo processo \u2014 che, cio\u00e8, in un qualche luogo, incartamenti riguardanti la sua persona passano sotto gli occhi di uomini potentissimi e ignoti; l&#8217;esito dei processi \u2014 di questo K. viene informato da numerose persone, seppur con un certo tatto \u2014 \u00e8 sempre lo stesso: la condanna. Ci\u00f2 non toglie, per\u00f2, che K. sia in dovere di tentare tutto ci\u00f2 che si pu\u00f2 tentare (forse che fa parte anche questo delle regole del gioco?) al fine di conseguire la salvezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto sembra poter essere utile a quest&#8217;uopo, anche le cose apparentemente pi\u00f9 banali \u2014 per esempio la facile seduzione della giovane domestica di un avvocatucolo malato \u2014;\u00a0 anzi: forse basterebbe una sciocchezza per salvare K. Il guaio \u00e8 che, non sapendo\u00a0 di cosa lo si accusi, n\u00e9 chi siano gli accusatori, n\u00e9 chi siano i giudici, ogni sua mossa, per quanto oculata, risulta essere sempre casuale; esiste un universo ordinato, in cui ogni cosa ha, probabilmente, il suo posto, del quale per\u00f2 K. mostra di non sapere nulla. Sugli aspetti politici, religiosi, morali di questo rapporto tra l&#8217;individuo e il tutto si potrebbe dilungarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/kafka_manoscritto.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22944\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/kafka_manoscritto.png\" alt=\"kafka_manoscritto\" width=\"127\" height=\"200\" \/><\/a>Quel che qui importa \u00e8 che i giudici, dall&#8217;alto del loro luogo inaccessibile, non hanno modo di apprezzare un comportamento cos\u00ec disordinato; ci\u00f2 che egli fa tentando di piacer loro, non fa che aggravare la sua posizione. Inoltre egli \u00e8 convinto di essere innocente (il romanzo infatti comincia con queste parole: \u00ab<em>Qualcuno doveva aver calunniato Josef K. perch\u00e9 senza che avesse fatto nulla di male, una bella mattina lo arrestarono<\/em>\u00bb); e lo \u00e8; l&#8217;Autore non lascia dubbi in proposito, infatti dice esplicitamente che K. non aveva fatto \u00abnulla di male\u00bb; tuttavia, questa convinzione si scontra con un&#8217;altra realt\u00e0, quella della legge, e dei giudici, che della legge sono i custodi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche sull&#8217;esistenza (seppur invisibile) di questo Ordine, Kafka non lascia dubbi. Il conflitto ha luogo tra due parti ognuna delle quali sembra avere ragioni inoppugnabili. Di fronte alla legge, la presunta e non ancor provata colpevolezza di K. (il processo \u00e8, infatti, ancora in corso, perci\u00f2 circa la colpa iniziale di K.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giudizio \u00e8 tutt&#8217;altro che pronunciato) si trasforma in torto patente: ogni gesto di K. viene interpretato in modo diverso dai giudici, e si badi: K. non viene frainteso; molto pi\u00f9 profondamente, le sue parole e le sue azioni stanno in due ordini, in due universi del tutto differenti, ognuno reale e sorretto da saldi principi e diritti: quello della persona e quello extrapersonale, e per l&#8217;uno egli E&#8217; innocente, per l&#8217;altro egli E&#8217; (non\u00a0 sembra, \u00e8) colpevole. In quanto innocente, egli deve \u2014 cio\u00e8: \u00e8 in dovere di \u2014 mostrare e provare questa innocenza. In quanto colpevole, parimenti egli deve essere condannato, e cos\u00ec sar\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Castello<\/em>, forse la pi\u00f9 grande fatica di Kafka, presenta ancora il personaggio K. (stavolta il nome Josef non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9): \u00e8 un agrimensore \u2014 un geometra \u2014 che, ricevuto da un Castello l&#8217;ordine di presentarsi, poich\u00e9 \u00e8 stato assunto, lascia la propria vita precedente, la propria citt\u00e0, i propri affetti per recarvisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giunto, per\u00f2, al misero villaggio che giace ai piedi del Castello, mille difficolt\u00e0 gliene impediscono l&#8217;accesso. Quasi subito, inoltre, viene a sapere che, pur essendo regolarmente assunto, in realt\u00e0 non pu\u00f2 lavorare per il semplice motivo che l\u00ec non c&#8217;\u00e8 alcun bisogno di un agrimensore; al tempo stesso viene a sapere un&#8217;altra cosa, che, forse, aveva gi\u00e0 sospettata: che al Castello non \u00e8 possibile giungere, e che, per ogni questione (ma quali questioni? Non certo di lavoro, visto che della sua opera non c&#8217;\u00e8 \u2014 n\u00e9 ci sar\u00e0 \u2014 alcun bisogno) egli deve rivolgersi esclusivamente ai funzionari del Castello presenti nel villaggio: in primis il sindaco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poniamo mente, ora, alla situazione in cui K. si trova: egli si trova nel villaggio, e il villaggio \u00e8 nel territorio del Castello ed appartiene, quindi, al Castello stesso. K., perci\u00f2, in un certo senso, si trova dentro il Castello \u2014 cos\u00ec dentro che, se da un lato \u00e8 impossibile giungere al Castello, dall&#8217;altro \u00e8 parimenti impossibile uscire, dal suo territorio, e questo perch\u00e9 egli \u00e8 legato al Castello da regolare contratto e ne \u00e8, perci\u00f2 \u2014 e a tutti gli effetti \u2014, alle dipendenze. Egli \u00e8 dunque, a un tempo, radicalmente dentro il Castello e radicalmente fuori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua estraneit\u00e0 viene, poi, sottolineata ad ogni pie&#8217; sospinto; pensiamo, ad esempio, alle circostanze della sua assunzione: la sua assunzione \u00e8 dovuta ad un errore burocratico: la pratica relativa al suo impiego fu smarrita ai tempi in cui di lui c&#8217;era bisogno, ed egli ricevette la comunicazione parecchi anni pi\u00f9 tardi, allorch\u00e9 la pratica fu ritrovata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto K. potrebbe pretendere che l&#8217;equivoco sia chiarito, in modo che egli possa essere congedato; ma le cose non sono cos\u00ec semplici: infatti il Castello stesso si basa sul presupposto che il suo funzionamento \u00e8 perfetto; il grande potere del Castello sta, anche e soprattutto, in questa sovrumana (davvero sovrumana!) perfezione; ora, che un piccolo, rarissimo errore venga commesso, \u00e8 un fatto reale \u2014 lo prova l&#8217;assunzione tardiva di K. \u2014, ma non possibile. Se, infatti, se ne ammettesse la possibilit\u00e0, il Castello stesso smetterebbe, per cos\u00ec dire, di esistere \u2014 perderebbe la sua ragion d&#8217;essere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/castello_kafka.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22945\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/castello_kafka.png\" alt=\"castello_kafka\" width=\"125\" height=\"200\" \/><\/a>Il ragionamento \u00e8 meno assurdo di quanto possa apparire: un avvenimento, bench\u00e9 reale, pu\u00f2 essere accidentale, casuale. Se un fatto \u00e8 casuale, era s\u00ec possibile che accadesse (ci\u00f2 che \u00e8 reale \u00e8 anche possibile), ma, proprio perch\u00e9 casuale, esime \u2014 prima che sia accaduto \u2014 dal ritenerlo possibile. In altri termini, la sua possibilit\u00e0 s&#8217;impone dopo che \u00e8 acca\u00adduto, non prima, e, in ogni modo, il sindaco del villaggio s&#8217;appiglia ad un ragionamento non troppo distante per far vedere a K. che, s\u00ec, un errore \u00e8 stato commesso, ma che questo non pu\u00f2 intaccare la perfezione della burocrazia del Castello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 posto, risulta ridicola la proposta di K. di riprendere in mano la pratica e \u00abregolarizzare\u00bb la sua situazione. In definitiva: egli non pu\u00f2 giungere al Castello, ma nemmeno andarsene; egli non ha un posto nella vita del Castello (in quanto non c&#8217;\u00e8 bisogno di un agrimensore), ma, al tempo stesso, ne \u00e8 legato, poich\u00e9 il Castello lo ha assunto. Risulta perci\u00f2 ad un tempo legittima ed illegittima la sua richiesta di essere ammesso al Castello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ne <em>Il Processo<\/em> tutti gli accusati devono difendersi, eppure saranno condannati, cos\u00ec qui egli deve \u2014 per ricevere giustizia \u2014 essere ammesso lass\u00f9, ma al tempo stesso la sua risulta essere una pretesa assurda, in quanto, a parte il fatto che per il Castello non pu\u00f2 che apparire incomprensibile, essa infastidisce i grandi personaggi che l\u00e0 vivono; \u00e8, inoltre, ingiusto che egli reclami giustizia, poich\u00e9, dal punto di vista del Castello, giustizia gli \u00e8 gi\u00e0 stata fatta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne consegue che egli tenta reiteratamente di arrivare lass\u00f9, ma che, conseguentemente, i suoi motivi si fanno sempre pi\u00f9 pretestuosi, ed egli passa dalla ragione al torto \u2014 o, per meglio dire, dalla propria ragione alla ragione del Castello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La Metamorfosi<\/em> \u00e8, forse, l&#8217;opera pi\u00f9 nota di Kafka. Parla di un certo Gregor Samsa, il quale si sveglia una mattina, nel proprio letto, trasformato \u00abin un enorme insetto immondo\u00bb. Non mi dilungo in riassunti (d&#8217;altra parte nemmeno delle opere precedenti ho fatto il riassunto). Ci\u00f2 che, qui, pi\u00f9 mi sembra interessante \u00e8 il progressivo adattamento dello stesso Samsa ad una situazione evidentemente assurda: all&#8217;inizio egli crede che si tratti di un sogno, pi\u00f9 tardi egli crede sia una malattia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/metamorfosi_kafka.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22946\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/metamorfosi_kafka.jpg\" alt=\"metamorfosi_kafka\" width=\"139\" height=\"200\" \/><\/a>L&#8217;eccezionalit\u00e0 di una simile metamorfosi non sfiora mai n\u00e9 la sua n\u00e9 le altrui anticamere del cervello. La famiglia non prova dolore: dopo una debole sorpresa, la pervade un senso di sconvenienza e di vergogna \u2014 tantoch\u00e9, alla morte dell&#8217;insetto, tutti i famigliari si sentiranno sollevati, liberati. Dal canto suo, Samsa finisce per adattarsi definitivamente alla propria condizione, e rimbambisce progressivamente. Quando muore egli \u00e8, a tutti gli effetti, soltanto un insetto \u2014 vale a dire: muore come un condannato, la cui colpa \u00e8 indiscutibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, a queste tre situazioni almeno un punto (in realt\u00e0 sono ben pi\u00f9 di uno) \u00e8 comune. Tutti e tre i protagonisti vivono una condizione di estraneit\u00e0: alle leggi ne <em>Il Processo<\/em>; al Castello nel romanzo omonimo; alla famiglia ne <em>La Metamorfosi<\/em>. Sono tutti e tre fuori legge, tutti e tre innocenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, nello stesso tempo, tutti e tre sono condannati. Un&#8217;altra caratteristica comune \u00e8 questa, che, in un certo senso, la sentenza di condanna \u00e8 gi\u00e0 stata pronunciata. Perch\u00e9 \u00abin un certo senso\u00bb? Perch\u00e9, in realt\u00e0, la condanna non \u00e8 stata pronunciata, la sentenza \u00e8 in sospeso, e tuttavia, bench\u00e9 la possibilit\u00e0 della salvezza esista, all&#8217;uomo non \u00e8 dato di conoscerla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Particolarmente significativa mi sembra una conversazione che Max Brod, il miglior amico di Kafka, riferisce di aver avuto con Kafka stesso: \u00ab&#8221;Mi ricordo&#8221; dice Brod &#8220;di una conversazione con Kafka, che partiva dall&#8217;Europa attuale e dalla decadenza dell&#8217;umanit\u00e0. &#8216;Noi siamo&#8217; egli disse &#8216;pensieri nichilisti, pensieri di suicidio, che affiorano nella mente di Dio&#8217;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2, dapprima, mi fece pensare alla visione del mondo della gnosi: Dio come cattivo demiurgo, il mondo il suo peccato originale: &#8216;Oh no!&#8217; egli disse, &#8216;il nostro mondo \u00e8 solo un cattivo umore di Dio, una cattiva giornata&#8217;. &#8216;Al di fuori di questa manifestazione, di questo mondo che noi conosciamo, ci sarebbe quindi speranza&#8217;. Egli sorrise: &#8216;Oh, certo, molta speranza, infinita speranza. Ma non per noi&#8217; &#8220;\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo consiste la condanna, che, nelle opere sopra citate, costituisce il dato di partenza: all&#8217;inizio de <em>Il<\/em> <em>Processo <\/em>egli, subito, viene arrestato; all&#8217;inizio de \/\/ <em>Castello, <\/em>gi\u00e0 si trova nel villaggio; all&#8217;inizio de <em>La Metamorfosi <\/em>egli \u00e8 gi\u00e0 diventato un insetto (come si vedr\u00e0, ho distrattamente riunito in uno i tre protagonisti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 forse un racconto che parla di questa condanna, che ci parla del \u00abprima\u00bb di questa condanna: esso \u00e8 intitolato, appunto, <em>La condanna, <\/em>e Kafka (a mio parere non del tutto a torto) lo consider\u00f2 sempre il proprio capolavoro. Vi si parla di un giovane, di suo padre malato, di un amico lontano e di una ditta da mandare avanti. Il giovane deve prendere in mano la ditta, il vecchio padre \u00e8 debole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finita di scrivere una lettera all&#8217;amico, il giovane mette il padre a letto \u2014 e fin qui il racconto procede con placidit\u00e0. Ma, d&#8217;un tratto, il padre si toglie di dosso le coperte e s&#8217;alza in piedi sul letto; i rapporti di forza s&#8217;invertono, il giovane diviene debolissimo, mentre il padre si mostra a lui in tutta la sua terrificante potenza: \u00abOra sai dunque\u00bb dice il padre, in conclusione di un lungo discorso \u00abci\u00f2 che esiste fuori di te, finora non conoscevi che te stesso. Eri davvero un bambino innocente, ma ancor pi\u00f9 un essere diabolico! E perci\u00f2 sappi: ti condanno a morire affogato!\u00bb. Potremmo definire l&#8217;opera di Kafka come il racconto di questo affogamento, il suo resoconto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\/\/ <em>Processo, II Castello e La Metamorfosi <\/em>raccontano l&#8217;intervallo fra la condanna e la fine. Bisogna aggiungere che la morte non sarebbe la logica conseguenza della condanna (le possibilit\u00e0 di salvezza sono, infatti, innumerevoli), se ci\u00f2 non accadesse a causa della condizione fattuale dell&#8217;uomo; come il funzionamento burocratico del Castello \u00e8 perfetto, cos\u00ec anche l&#8217;Universo \u00e8 pieno di bont\u00e0 e di giustizia, ma un fattore astratto, accidentale (in questi casi: l&#8217;ignoranza dell&#8217;uomo), rende tale bont\u00e0 e tale giustizia praticamente irraggiungibili. Inoltre, tale condizione sembra essere quella dell&#8217;uomo cosciente, di colui che sa quel che esiste fuori di s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;infanzia tutto \u00e8 possibile perch\u00e9, in realt\u00e0, non si \u00e8 ancor sperimentata la possibilit\u00e0 di qualcosa \u00ab&#8230; finora non conoscevi che te stesso\u00bb. L&#8217;uomo, \u00e8, dunque, colui che scopre, contemporaneamente, la possibilit\u00e0 e l&#8217;impossibilit\u00e0 della salvezza. Ecco perch\u00e9 i protagonisti delle opere di Kafka sono sempre in bilico tra l&#8217;appartenenza e l&#8217;estraneit\u00e0, tra la speranza e la disperazione \u2014 e si noti: Kafka non pone nulla in dubbio, \u00e8 l&#8217;autore della certezza!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cerchiamo, ora, di mettere in luce il legame tra il problema che ci siamo posti all&#8217;inizio e le osservazioni test\u00e9 compiute. Che c&#8217;entra tutto quel che siam venuti dicendo fin qui con il problema del rapporto \u00abscrivere \u00bb \u2014 \u00abcancellare\u00bb? (forse qualcuno \u2014 o molti, a seconda che la mia spiegazione vi sia apparsa pi\u00f9 o meno convincente \u2014 non avr\u00e0 ancora ben compreso cosa ci sia d&#8217;importanza in un simile problema, o forse non trover\u00e0 neppure utile un capitolo sulla scrittura \u2014 perch\u00e9 che uno scrittore scriva \u00e8 evidente, com&#8217;\u00e8 evidente che quando al bar chiediamo un caff\u00e8, esso ci verr\u00e0 servito in un qualunque contenitore, ma che la forma del contenitore e i disegni sullo smalto non avranno molto a che vedere con la bont\u00e0 del caff\u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Kafka_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22947\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Kafka_2.jpg\" alt=\"Kafka_2\" width=\"147\" height=\"200\" \/><\/a>E&#8217; vero: il contenitore pu\u00f2 essere sudicio, e questo avrebbe a che vedere, eccome! Allo stesso modo un libro potrebbe essere cos\u00ec mal scritto, da invalidare qualsiasi splendore vi fosse contenuto; ma allora, si direbbe, non \u00e8 sufficiente stabilire se la prosa \u00e8 buona o no, se lo stile \u00e8 \u00abelegante\u00bb o \u00abricco\u00bb o \u00abessenziale\u00bb o \u00abbarocco\u00bb o \u00ab scarno\u00bb eccetera eccetera? E una simile indagine non \u00e8 pi\u00f9 opportuna alla fine \u2014 cio\u00e8 dopo che si \u00e8 presa in esame l&#8217;opera?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta a queste obiezioni non \u00e8 semplice e spero vivamente di poterla dare nel corso del lavoro \u2014 che le scelte compiute si giustifichino man mano che l&#8217;indagine procede. Per il momento mi limito ad osservare che l&#8217;affermazione \u00ablo scrittore scrive\u00bb esprime un contenuto della vita, un&#8217;azione che definisce chi la compie; gi\u00e0 questa osservazione limita un po&#8217; l&#8217;idea che la prosa, lo stile, sia equiparabile ad un recipiente: se, infatti, lo scrivere \u00e8 un contenuto della vita che consiste in un determinato rapporto con la parola, l&#8217;indagine intorno al modo in cui un autore concepisce il proprio rapporto con la parola verr\u00e0 a dirci qualcosa di pi\u00f9 sulla sua persona \u2014 che \u00e8 come dire illuminare una parte, se la parte \u00e8 concepita in rapporto al tutto, servir\u00e0 ad illuminare meglio il tutto. E con questo domando scusa per la lunga parentesi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per riprendere la questione circa il rapporto \u00abscrivere\u00bb \u2014 \u00abcancellare\u00bb \u2014 che \u00e8 poi il problema della parola \u2014, mi permetto di formulare un&#8217;ipotesi: che al di l\u00e0 dei testi dei quali si mostr\u00f2 contento, tutta l&#8217;opera di Kafka (compresi in ultima analisi, questi stessi testi) appare destinata alla non ufficialit\u00e0, alla cancellatura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse cos\u00ec si pu\u00f2 spiegare la disposizione testamentaria, con la quale Kafka ordin\u00f2 che i suoi scritti fossero bruciati dopo la sua morte \u2014 disposizione che, naturalmente, non fu rispettata. Non penso che un simile desiderio riguardasse solo una eventuale pubblicazione; anzi, allorch\u00e9 redasse il testamento, \u00e8 pensabile che egli non si preoccupasse troppo di questo; del resto, egli pubblic\u00f2 alcune cose mentre era in vita e non sembra che questo avesse per lui troppa importanza, n\u00e9 in senso negativo, n\u00e9 in senso positivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 perci\u00f2 il timore del pubblico, o la sfiducia nel prossimo, o l&#8217;idea di non riuscire a dare un&#8217;immagine adeguata di s\u00e9 \u2014 non \u00e8 questo ci\u00f2 che si deve leggere, innanzitutto, dietro quella disposizione. Occorre scendere pi\u00f9 in profondit\u00e0, scendere al livello del rapporto dell&#8217;Autore con le parole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, qui, vale riprendere l&#8217;osservazione che veniva dall&#8217;esame, sia pur sommario, di alcune opere Kafkiane: che, cio\u00e8, i protagonisti di tali opere vivono una duplice condizione, di prigionia e di estraneit\u00e0 (prigionieri della legge eppure estromessi da questa; prigionieri della famiglia eppure tanto estranei ad essa quanto lo \u00e8 uno scarafaggio da un uomo); si pu\u00f2 dire che, forse, \u00e8 proprio di questa estraneit\u00e0 che essi sono prigionieri; essi sono stati estromessi, pur essendo innocenti, ed ora il loro supplizio consiste nel rimprovero di questa estromissione, vista, giustamente, come un torto subito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma proprio questo rimprovero, questa recriminazione, si trasforma in colpa ed \u00e8 destinata alla condanna. Ne fa eco un testo di Kafka: \u00abLa colpa originaria, l&#8217;antico torto commesso dall&#8217;uomo, consiste nel rimprovero che egli fa, e da cui non desiste, che gli \u00e8 stato fatto un torto, che la colpa originaria (l&#8217;arresto, o la trasformazione in insetto, n.d.r.) \u00e8 stata commessa contro di lui\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, se consideriamo la struttura dell&#8217;opera Kafkiana, la logica, la trama, i personaggi, e, pi\u00f9 generalmente, le vie (tantissime!) attraverso cui il racconto si dipana, non tarderemo a ravvisare uno stretto rapporto tra l&#8217;estraneit\u00e0 di cui sopra e la concezione Kafkiana della parola; in altri termini, potremmo chiederci: qual \u00e8, per Kafka, la parola che conta? La risposta \u00e8 semplice: la parola che conta \u00e8 quella che esprime la regola del mondo, vale a dire la legge, oppure Dio medesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parola vera \u00e8 quella che vive del rapporto con la verit\u00e0. Tuttavia questa verit\u00e0 \u00e8 inconoscibile (sar\u00e0 interessante, a questo proposito, ravvisare nell&#8217;ebraismo le radici di tale posizione); leggiamo, a tale riguardo, un passo suggestivo, che si trova all&#8217;inizio de <em>Il Castello. <\/em>Dall&#8217;osteria del villaggio, K. telefona al Castello: \u00abDal ricevitore usc\u00ec un sussurro che K. non aveva mai udito telefonando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pareva che il brus\u00eco di innumerevoli voci infantili \u2014 ma non era un brus\u00eco, era un canto di voci lontane, lontanissime \u2014 che questo brus\u00eco si fondesse in modo inesplicabile, e formasse una voce sola, acuta ma forte, che colpiva il timpano come chiedendo di penetrare assai pi\u00f9 profondamente \u00bb, vale a dire di scendere alla radice dell&#8217;uomo, a ci\u00f2 che fa s\u00ec che egli sia quel che \u00e8; \u00e8 la parola di Dio che chiama l&#8217;uomo, che gli da l&#8217;esistenza. Tuttavia, tale parola \u00e8 un&#8217;eco indistinta: in quanto la ode, l&#8217;uomo le \u00e8 legato; in quanto non ne comprende il significato, l&#8217;uomo le \u00e8 estraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8, press&#8217;a poco, l&#8217;immagine di Kafka scrittore. Scrivere per Kafka, \u00e8 essere contemporaneamente prigionieri di questa parola ed estranei ad essa. Questo spiega perch\u00e9, nei suoi diari, egli subisca oscillazioni cos\u00ec evidenti nella considerazione della propria opera. Solo in un&#8217;occasione egli fu pienamente cosciente di essere uno scrittore: accadde nella notte tra il 22 e il 23 settembre 1912, quand&#8217;egli scrisse <em>La Condanna: <\/em>\u00abNon riuscivo quasi a ritirare di sotto la scrivania le gambe irrigidite dallo star seduto\u00bb annota egli stesso. \u00abSforzo spaventevole e gioia di veder svolgersi davanti a me la narrazione &#8230;\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A parte questo momento eccezionale, egli non fu mai confortato da una simile certezza: tuttavia nelle note degli anni &#8217;12 &#8211; &#8217;15 la letteratura occupa una parte importante nella sua considerazione: \u00abDevo riconoscere in me un&#8217;ottima concentrazione nell&#8217;attivit\u00e0 letteraria\u00bb (1912). \u00abDal punto di vista della letteratura, il mio destino \u00e8 semplice&#8230; nient&#8217;altro potr\u00e0 mai soddisfarmi\u00bb (6 agosto 1914).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre volte lo prende lo sconforto: \u00abNon posso pi\u00f9 continuare a scrivere. Sono arrivato al limite definitivo, davanti al quale devo forse restare di nuovo per anni, prima di poter ricominciare un nuovo racconto, che di nuovo rester\u00e0 incompiuto. Questo destino mi perseguita\u00bb (30 novembre 1914).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel &#8217;22, addirittura, gli accadr\u00e0 di enumerare i progetti della sua vita per constatare altrettante sconfitte, <em>e <\/em>la letteratura viene posta sullo stesso piano del giardinaggio. Si noti che il &#8217;22 rappresenta l&#8217;anno forse pi\u00f9 intenso e ricco di tutta la produzione letteraria di Kafka: <em>Il Castello, <\/em>ad esempio, \u00e8 di questo periodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDa che cosa deriva questa differenza?\u00bb si domanda Maurice Blanchot, uno dei pi\u00f9 acuti esegeti dell&#8217;opera di Kafka. \u00abDirlo sarebbe impadronirsi della vita interiore di un uomo infinitamente riservato, segreto persine ai suoi amici e d&#8217;altronde poco accessibile anche a se stesso. Nessuno pu\u00f2 pretendere di ridurre ad un certo numero di affermazioni precise ci\u00f2 che non poteva per lui giungere alla trasparenza di una parola comprensibile\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Verissimo. Anzi: forse questo \u00e8 gi\u00e0 uno dei motivi di tale oscillazione: l&#8217;impossibilit\u00e0 di giungere a detta trasparenza. Kafka lavora con una parola oscura, la cui essenza gli sfugge; tale parola sembra carica di significati, e lo \u00e8. Ma, per esserlo, deve mantenersi opaca. Le parole hanno un&#8217;origine, un senso, un luogo, un orizzonte, ma lo scrittore, pur legato ad essa dall&#8217;intuizione dalla verit\u00e0 che esse celano, tuttavia ne \u00e8 estromesso, ne \u00e8 al di fuori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, da un lato la \u00abtecnica\u00bb narrativa si sviluppa a dismisura (basti pensare all&#8217;incredibile capacit\u00e0 che ebbe Kafka di tradurre il concetto in gesto e in immagine, tantoch\u00e9, persine in osservazioni apparentemente banali, pu\u00f2 nascondersi una chiave interpretativa); d&#8217;altra parte, attraverso questa \u00abtecnica\u00bb, lo scrittore non fa che rendersi sempre pi\u00f9 cosciente della propria lontananza dalla Parola vera, fino a scrivere <em>Il Castello <\/em>e, contemporaneamente, considerare la scrittura una sorta di tentativo maldestro, e nulla pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Kafka_3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22948\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Kafka_3.jpg\" alt=\"Kafka_3\" width=\"143\" height=\"200\" \/><\/a>Man mano, infatti, che la scrittura si fa pi\u00f9 rigorosa, si fa luce un&#8217;idea di insipienza, di banalit\u00e0. Le parole appaiono stupide, oscillanti, come sono, tra la terribilit\u00e0 e l&#8217;insensatezza; soprattutto appaiono inutili, perch\u00e9 irraggiungibile appare il loro scopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cancellatura ha qualcosa a che vedere con questo senso di inutilit\u00e0. I personaggi di Kafka vogliono raggiungere un certo obiettivo, ma, se non lo raggiungono, \u00e8 anche perch\u00e9 sono incapaci di inquadrarlo, e questo rende la loro fatica mille volte pi\u00f9 vana e pi\u00f9 tremenda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso si potrebbe dire della scrittura Kafkiana \u2014 faticosa e tremenda, mastodontica eppure futile, fuorviante, labirintica e perci\u00f2 mortale. Kafka cancellava, aboliva, sopprimeva per essere pi\u00f9 essenziale, per meglio inquadrare il proprio obiettivo di scrittore. Ma proprio questo gli era impossibile, e proprio per questo, in fondo, percep\u00ec l&#8217;Opera essenziale di l\u00e0 da venire, e le sue opere come orribili frivolezze, stupide caricature di quell&#8217;opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altra parte, per\u00f2, la cancellatura Kafkiana non equivale ad un annichilimento; egli non ridusse a nulla ci\u00f2 che tolse, ma, appunto, lo tolse \u2014 lo mise da parte sanzionando la vera natura delle sue parole, le quali sono parole messe da parte, parole il cui luogo \u00e8 \u00abda parte\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo mi pare trasformi la cancellatura (linea tracciata \u00absopra\u00bb la parola) in sottolineatura (linea tracciata \u00absotto\u00bb), o, meglio, faccia vedere come il cancellare non fosse un movimento opposto allo scrivere, ma le due fossero, in realt\u00e0, una stessa cosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non solo; questo mette in mostra un ulteriore aspetto: la sfiducia di Kafka rispetto alla propria opera, la sua convinzione di non essere scrittore \u2014 e, dunque la continua cancellatura \u2014 rivelano paradossalmente, la sua natura letteraria pi\u00f9 profonda, e contribuiscono ancor di pi\u00f9 alla sua definizione di scrittore. Chi crede di essere scrittore, infatti, indica, con questa stessa convinzione, la propria pochezza. Chi sa di non esserlo e perci\u00f2 opera continue (e di per s\u00e9 vane) sottrazioni, in realt\u00e0, cos\u00ec facendo, da un luogo alle parole<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>2. La questione ebraica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/ebrei.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22949 size-medium\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/ebrei-300x128.jpg\" alt=\"ebrei\" width=\"300\" height=\"128\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/ebrei-300x128.jpg 300w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/ebrei.jpg 344w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Finora abbiamo descritto l&#8217;opera di Kafka cos\u00ec come si presenta sotto gli occhi. Abbiamo rilevato la concezione della parola \u2014 e della realt\u00e0 stessa \u2014 che sta al fondo della sua letteratura. Resta da vedere perch\u00e9 le cose stiano cos\u00ec: perch\u00e9, ad esempio, l&#8217;uomo viva una condizione tale quale <em>Il Processo <\/em>la descrive; perch\u00e9 lo scrittore intrattenga un simile rapporto con le parole \u2014 perch\u00e9 a Kafka lo scrivere apparisse immotivato quanto i tentativi dell&#8217;agrimensore K. di entrare nel Castello, e perch\u00e9 tanto Kafka quanto K. fossero condannati a tale insensatezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torniamo a questo proposito ad un tema poc&#8217;anzi accennato: quello della traduzione. Kafka, s&#8217;era detto, scrive traducendo, vale a dire trasponendo un determinato contenuto da una lingua originale ad un&#8217;altra lingua. Di questo lavoro, evidentemente, non ci sarebbe bisogno, se si fosse capaci di comprendere e di comunicare nella lingua originale, ossia di stabilire l&#8217;originario rapporto tra una cosa e la sua parola \u2014 di stabilire, in altri termini, il nome vero della cosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma dove le cose riacquistano il loro vero nome, il loro significato? E&#8217; questa la domanda cui Kafka sa di non poter rispondere, ed \u00e8 questo, dunque, il motivo per cui sostituisce la Parola vera con altre parole, altri suoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto interessante \u00e8 l&#8217;inizio di un racconto poco noto (ritenuto da molti critici una semplice burla, una stramberia refrattaria a qualsiasi interpretazione), <em>Il cruccio del padre di fami<\/em><em>glia: <\/em>\u00abC&#8217;\u00e8 chi dice che la parola Odradek derivi dallo slavo e cerca, in conseguenza, di spiegarne l&#8217;etimologia. Altri invece pensano che la parola provenga dal tedesco, e sia solo influenzata dallo slavo. L&#8217;incertezza delle sue interpretazioni consente, con ragione, di concludere che nessuna delle due da nel segno, tanto pi\u00f9 che n\u00e9 coll&#8217;una n\u00e9 con l&#8217;altra si riesce a dare senso preciso alla parola\u00bb. La parola sostituita entra a far parte del linguaggio umano, ma il suo significato rimane precluso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNaturalmente\u00bb prosegue il racconto \u00abnessuno si darebbe la pena di studiare la questione, se un essere di nome Odradek non esistesse realmente\u00bb se cio\u00e8 non esistesse la traccia, il presagio di un senso \u2014 per quanto insensato, quest&#8217;essere \u00e8 infatti, \u00aba suo modo, completo\u00bb e, comunque, esiste. Il fatto che sia \u00abcompleto\u00bb indica, se non altro, che questa insensatezza \u00e8 totale, e que\u00adsto \u00e8 gi\u00e0, in certo modo, un senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entriamo, con queste considerazioni, che potrebbero apparire oziose, nel centro di tutto il nostro lavoro \u2014 del mio lavoro di scrivente come del tuo di lettore \u2014: la cosiddetta \u00abquestione ebraica\u00bb. Se Kafka traduce (ossia sostituisce, fittiziamente, uno dei due termini del rapporto), \u00e8 perch\u00e9 \u00e8 come se fosse assente un luogo sul quale sia possibile fondare un rapporto di verit\u00e0 tra le cose ed il loro significato, espresso dal nome (ogni scrittore, in quanto tale, si pone questo problema di verit\u00e0 \u2014 ed \u00e8 questo che differenzia il poeta dal giornalista o dal politico che tiene un comizio elettorale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDove abiti?\u00bb domanda qualcuno a Odradek. \u00abNon ho fissa dimora\u00bb, \u00e8 la risposta, ovvia, perch\u00e9, se avesse dimora, cesserebbe di essere insensato, e la sua fisionomia e il suo nome comparirebbero, si renderebbero manifesti \u2014 comparirebbe la lingua vera. Ma la lingua vera \u00e8 nascosta, la parola vera \u00e8 impronunciabile. (Di qui si potrebbe trarre la conclusione che essa non esiste, ma sarebbe una conclusione arbitraria, visto che, se non esistesse, non esisterebbero scrittori e poeti, ma solo tecnici legati alla lingua da un rapporto puramente convenzionale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, l&#8217;Ebraismo consiste appunto nell&#8217;impronunciabilit\u00e0 della parola vera \u2014 prego il lettore di non spaventarsi! Le considerazioni che seguono renderanno comprensibile questa affermazione. Tali considerazioni, tese a rispondere alla domanda \u00abChe cos&#8217;\u00e8 l&#8217;Ebraismo?\u00bb debbono tener conto di un duplice ordine di problemi: da un lato la Parola di Dio \u2014 l&#8217;Antico Testamento \u2014, sulla quale la civilt\u00e0 ebraica si fonda; dall&#8217;altro la Diaspora, la disgregazione del popolo d&#8217;Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/ebrei-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22950\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/ebrei-2.jpg\" alt=\"ebrei 2\" width=\"200\" height=\"155\" \/><\/a>Per quanto riguarda il primo ordine di problemi, metto da subito le mani avanti \u2014 e cos\u00ec far\u00f2 anche per il secondo \u2014: non \u00e8 mia intenzione, n\u00e9 ne avrei la capacit\u00e0, di fare l&#8217;esegeta biblico. Quel che mi propongo di fare \u00e8 mettere in luce alcuni caratteri dell&#8217;ebraismo, cos\u00ec come emergono dal rapporto tra Dio e il suo popolo, descritto nelle Sacre Scritture.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima osservazione potrebbe essere questa: l&#8217;Ebreo non si muove in un mondo di oggetti gi\u00e0 definiti da un valore che \u00e8 loro proprio. E&#8217;, questa, una tendenza spiccatamente ellenica: senza volerci addentrare in un problema filosofico cos\u00ec importante (anzi: il pi\u00f9 importante) e, anzi, volendo rimanere sul piano strettamente \u00abculturale\u00bb, si deve notare che la domanda sull&#8217;essenza (ci\u00f2 per cui una cosa \u00e8 quella che \u00e8 e non altro; ci\u00f2 per cui un libro \u00e8 uri libro e non un tavolo) e, di conseguenza, la figura del sapiente come di colui che conosce, o cerca di conoscere, l&#8217;essenza delle cose, entrano in ambiente ebraico relativamente tardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si potrebbe dire, addirittura, che l&#8217;Ebreo \u00e8 ebreo proprio perch\u00e9 sottratto a questo mondo di essenze e di valori. Si tenga presente, ad esempio, la chiamata di Abramo, con la quale ha inizio la storia di Israele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abAbramo!\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abEccomi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo dialogo, Abramo non viene trasposto da un luogo all&#8217;altro, al vecchio mondo di valori non se ne sostituisce uno nuovo. Molto pi\u00f9 radicalmente, infatti, questo dialogo trae l&#8217;uomo dal nulla. \u00abAbramo!\u00bb, la chiamata, \u00e8 ci\u00f2 attraverso cui questa creazione avviene. Il nome \u00abAbramo\u00bb \u00e8 il nome dell&#8217;essere creato. \u00abEccomi\u00bb, la risposta, \u00e8 il riconoscimento, la coscienza della creaturalit\u00e0. In altri termini, \u00e8 possibile dire che ci\u00f2 che da il nome all&#8217;uomo \u2014 e poi a tutte le cose \u2014 \u00e8 un rapporto, un dialogo creatore-creatura. Il nome \u00e8 nome di questo dialogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, questa osservazione\u00a0 (su cui metterebbe conto di soffermarsi per molte pagine) pu\u00f2 aiutarci a comprendere la differenza \u2014 una delle differenze \u2014 tra il nome ebraico e il \u00abconcetto\u00bb ellenico. La differenza \u00e8 questa: che il concetto ellenico \u00e8 concetto di una essenza (v. sopra), vale a dire \u00e8 una parola con la quale\u00a0 si designa qualcosa nella sua specificit\u00e0, nel suo \u00abesser-ci\u00f2-che-\u00e9-e-non-altro\u00bb; ad esempio, il concetto di \u00abuomo\u00bb indica un essere appartenente al regno animale e, in pi\u00f9, dotato di ragione, per cui l&#8217;essere animale razionale \u00e8 ci\u00f2 che costituisce il concetto di \u00abuomo\u00bb ed \u00e8 ci\u00f2 che fa s\u00ec che l&#8217;uomo sia uomo e non albero, o Icone, o tavolo; il nome ebraico, invece, designa s\u00ec ci\u00f2 che una cosa \u00e8, ma questo essere, a \u00a0sua volta, \u00e8 fondato e, per cos\u00ec dire, nascosto, nel Dialogo di cui parlavo poc&#8217;anzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nome \u00abAbramo\u00bb non definisce tanto i caratteri \u00abinterni\u00bb del personaggio in questione, quanto assai pi\u00f9 profondamente, la sua creaturalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In parole povere, mentre per i Greci il senso delle cose risiede (almeno\u00a0 inizialmente) nelle cose stesse, per l&#8217;Ebreo il senso delle cose risiede in Dio, ogni cosa \u2014 e innanzitutto\u00a0 l&#8217;uomo, che sar\u00e0 poi concreatore \u2014 acquista il proprio nome nel momento in cui riconosce il proprio esser-creato, il proprio esser fondato in un dialogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzi, questo riconoscimento \u00e8 il compito specifico dell&#8217;uomo, il quale parteciper\u00e0 poi alla creazione, cos\u00ec ci insegnano le sacre scritture, dando alle cose il loro nome, la parola, cio\u00e8, che le designa in quanto create. La differenza tra l&#8217;uomo e tutte le altre creature \u00e8 che l&#8217;uomo ha in s\u00e9 la coscienza di essere creato, mentre le cose non l&#8217;hanno in s\u00e9, e perci\u00f2 debbono ricevere il nome da chi di tale coscienza \u00e8 in possesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia il nome che l&#8217;uomo da alle cose pu\u00f2 significare solo questo, che esse sono create, n\u00e9 pu\u00f2 stabilire che cosa esse siano in se stesse, poich\u00e9 la loro essenza \u00e8 nascosta in Dio, \u00e8 tratta verso Dio. L&#8217;uomo stesso, innanzitutto, \u00e8 tratto in questo vortice (\u00abNoi siamo un dialogo\u00bb dice Holderlin), la sua essenza gli \u00e8 radicalmente sottratta. La condizione umana \u00e8 \u00abstare in faccia all&#8217;Insondabile \u00bb, al Mistero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 una condizione di armonia, di familiarit\u00e0: infatti, con il Peccato Originale, l&#8217;uomo \u00e8 stato cacciato dal Paradiso, Dio appare terribile e il peso della vita terrena \u00e8 il peso della Sua ira. \u00abPerch\u00e9 siamo travolti dalla Tua ira, siamo atterriti dal Tuo furore\u00bb <em>(Ps. 89). <\/em>Il contenuto dell&#8217;esistenza \u00e8 la chiamata di Dio, eppure, al tempo stesso, il peccato getta Dio nella lontananza; in moltissimi testi biblici \u00e8 narrata l&#8217;esperienza di questa separazione, primo fra tutti, come \u00e8 ovvio, il racconto della Passione del Signore (Cfr. Hans Urs von Balthasar, <em>Nuovo Patto, <\/em>in <em>Gloria, <\/em>ed. Jaca Book).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa contraddizione in cui vive il popolo d&#8217;Israele potr\u00e0 essere sanata solo con l&#8217;Avvento di Ges\u00f9 Cristo, il quale operer\u00e0 la Riconciliazione, creando per l&#8217;uomo la possibilit\u00e0 di iniziare a vivere, da subito, la pienezza della propria vocazione. Cristo, in altri termini, rivela l&#8217;uomo all&#8217;uomo stesso, come dice il Papa. Senza questa Rivelazione, il significato rimane invece nascosto, e la parola non ha corpo, in quanto le \u00e8 sottratta la dimensione del legame con la cosa. La parola esprime un senso, un&#8217;\u00abessenza\u00bb che chi parla non \u00e8 in grado di misurare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/diaspora_ebrei.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22951\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/diaspora_ebrei.jpg\" alt=\"diaspora_ebrei\" width=\"242\" height=\"200\" \/><\/a>Veniamo ora al secondo grande tema, che \u00e8 quello della Diaspora. La parola \u00abdiaspora\u00bb significa \u00abdispersione\u00bb, e la si usa generalmente per indicare la sorte del popolo ebraico dopo l&#8217;entrata in Gerusalemme e la distruzione del Tempio da parte dell&#8217;imperatore Tito (79 d.C.). A partire da tale data, gli Ebrei si dispersero \u2014 lasciarono, cio\u00e8 le loro sedi d&#8217;origine e cominciarono a vagare per il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cosa che maggiormente sorprende il profano \u00e8 che tanti secoli di peregrinazioni (che l&#8217;istituzione, nell&#8217;ultimo dopoguerra, di uno Stato d&#8217;Israele, non ha fatto cessare) non hanno modificato sostanzialmente l&#8217;identit\u00e0 di questo popolo; gli Ebrei, cio\u00e8, una volta dispersi, non si confusero con gli altri popoli, ma mantennero viva, in ogni circostanza, la loro specificit\u00e0 etnica, culturale e religiosa \u2014 tre termini, questi, che nel caso degli Ebrei significavano press&#8217;a poco la stessa cosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le strutture fondamentali della vita nella diaspora furono la comunit\u00e0, che s&#8217;insediava in luoghi precisi all&#8217;interno di una citt\u00e0 (Ghetti), e il tribunale rabbinico, che stava a capo alla comunit\u00e0 e che era presieduto dal rabbino, il quale aveva (ed ha) il compito di dirimere ogni questione, fisica o spirituale che fosse, che sorgesse all&#8217;interno della comunit\u00e0: dai matrimoni ai litigi per questioni d&#8217;interesse, dalle rappacificazioni tra fidanzati che avevano litigato a questioni concernenti la macellazione delle carni. (Si legga, in proposito, il mirabile volume <em>Alla corte di <\/em><em>mio padre <\/em>di Isaac Bashevis Singer, edito in Italia da Longanesi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo le purghe naziste e l&#8217;ondata di antisemitismo sorta nella prima met\u00e0 del nostro secolo, le comunit\u00e0 ebraiche sono pressoch\u00e9 scomparse dall&#8217;Europa; ne rimangono molte, invece, negli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa struttura basilare si aggiungono i numerosi movimenti interni di carattere mistico-spirituale, volti a rinnovare e a ridar freschezza alla tradizione: tale \u00e8, ad esempio, il movimento chassidico. Funzione dei movimenti spirituali, cos\u00ec come della teologia mistica (la Gabbala), era un continuo approfondimento delle verit\u00e0 fondamentali, espresse dalla parola di Dio e dalla legge (Tor\u00e0).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste osservazioni possono forse far comprendere il motivo dell&#8217;incredibile forza con cui l&#8217;identit\u00e0 ebraica si mantenne viva attraverso i secoli: essere ebreo non \u00e8 solo un fatto di nascita e non \u00e8 nemmeno il frutto di un rituale; essere ebreo \u00e8 un compito che, con la nascita e con determinati rituali \u2014 qual \u00e8, ad esempio, la circoncisione \u2014, si inscrive nella persona, ma che \u00e8 dovere della persona mantenere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne \u00e8 testimonianza un episodio narrato nei <em>Racconti dei Chassidim <\/em>di Martin Buber: \u00abLo Jehudi disse una volta: \u00abEssere un taumaturgo non \u00e8 gran cosa; un uomo che ha raggiunto un grado spirituale pu\u00f2 capovolgere cielo e terra; ma essere un ebreo \u00e8 difficile!\u00bb. Comunit\u00e0, tribunali rabbinici, movimenti spirituali, Gabbala, ecc., tutto esiste in vista del compito supremo: essere Ebrei \u2014 compito che richiede la libert\u00e0 e la fatica personali, cui nessun tribunale pu\u00f2 sostituirsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Potremmo definire la Diaspora come la traduzione fisica dell&#8217;ebraismo, la sua manifestazione pi\u00f9 evidente. Essa esprime fisicamente quella lontananza che il peccato originale e la rottura dell&#8217;Antica Alleanza rappresentavano nelle epoche precedenti l&#8217;invasione di Tito. La lontananza da Dio viene simbolicamente rappresentata dalle peregrinazioni di questo popolo lontano da Sion, ove il Tempio \u2014 luogo della presenza di Dio \u2014 attende di essere ricostruito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la Diaspora, quella che era una condizione esistenziale (il Peccato originale) diviene il contenuto della vita, il contenuto del pane e del lavoro, della nascita e della morte. La Gerusalemme perduta diviene il centro gravitazionale dell&#8217;esistenza, e tutta l&#8217;esistenza si fa, a sua volta, simbolo di quella distanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Ebreo \u00e8 totalmente immerso in una concezione simbolica della vita. Ogni gesto, per quanto profano, non pu\u00f2 avere senso se non in rapporto con Sion; il corpo stesso, con le sue funzioni, \u00e8 simbolo di Altro, \u00e8 luogo del rapporto con Dio \u2014 un Dio perduto eppure presente, lontano eppure sempre riconosciuto come consistenza di tutto \u2014, e fuori da questo rapporto \u00e8 nulla, \u00e8 pura apparenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caratteristica lampante di questa concezione simbolica della vita \u00e8, senza dubbio, l&#8217;idea di \u00abtempo\u00bb, cos\u00ec com&#8217;\u00e8 espressa nella cultura ebraica. Se l&#8217;Ebreo \u00e8 colui che riconosce il proprio fondamento nel dialogo con Dio, nella Chiamata che trae le cose dal nulla; e se, d&#8217;altra parte, questo dialogo \u00e8 stato interrotto con il Peccato originale al punto da gettare Dio nella totale oscurit\u00e0, nel totale nascondimento; se, dunque, essere Ebreo (il compito della vita) \u00e8 mantenere desta la memoria del proprio fondamento; ne consegue che l&#8217;esistenza nel tempo \u00e8 concepita come attesa \u2014 attesa del ritorno alla presenza di Dio, che non \u00e8 solo ritorno a Sion (come una certa corrente del sionismo pensava), ma che \u00e8 attesa della Nuova Alleanza, della venuta del Messia, di cui parlano i Profeti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 dire che ci\u00f2 che mantiene viva l&#8217;ebraicit\u00e0 <em>\u00e8 <\/em>questa immagine della vita nel tempo; ogni Ebreo, in fondo, \u00e8 profeta, poich\u00e9 la sua esistenza \u00e8 definita dall&#8217;attesa ed \u00e8 proiettata, perci\u00f2, nel futuro; come Abramo, egli vive sulla promessa del prossimo evento del Messia, del Redentore, di Colui che finalmente riveler\u00e0 Dio agli uomini, restituendo loro la piena conoscenza delle cose \u2014 il loro. \u00abnome\u00bb, cio\u00e8, sar\u00e0 aperto, chiaro, e non pi\u00f9 chiuso come un riccio sopra il mistero; esso manifester\u00e0 la pienezza di ogni cosa, non la occulter\u00e0 pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine di questa lunga panoramica ci \u00e8 possibile chiarire quel che, a proposito di Kafka, avevamo lasciato in sospeso. Perch\u00e9, dunque, il modo di scrivere di Kafka \u00e8 spiegabile solo attraverso un&#8217;analisi della cosiddetta \u00abQuestione ebraica\u00bb? La risposta (o, forse, un inizio di risposta) \u00e8 questa, che l&#8217;ebraismo consiste nell&#8217;attesa che la realt\u00e0 delle cose e delle parole si manifesti; essere Ebrei \u00e8 stare sull&#8217;orlo di un abisso buio \u2014 anzi: \u00e8 esser dentro questo abisso, e attendere che una luce lo illumini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte le cose sono come tratte in un gorgo, e le parole, nelle quali \u00e8 racchiuso il mistero stesso della Creazione, sono dure come pietre, impenetrabili. Da tramiti della presenza divina, esse si sono trasformate in intercapedini, ostacoli. La lingua vera \u2014 quella attraverso cui era comunicabile la verit\u00e0 del creato \u2014 si \u00e8 perduta, della parola vera non rimangono che residui, indefinitamente storpiati, abbrutiti, smangiati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8, appunto, la parola Kafkiana: parola residua, insensata, con la quale si tenta incessantemente di tradurre un significato che \u00e8 sottratto, che \u00e8 nascosto (di qui l&#8217;impressione, di cui parlavo all&#8217;inizio, che dietro ogni parola di Kafka si celino significati nascosti, misteriosi \u2014 ed \u00e8 vero: si celano \u00abdietro \u00bb, appunto perch\u00e9 la parola li nasconde); parola senza fissa dimora, come Odradek, eppure ostica, dura come lo stesso Odradek, il quale \u00abse ne sta silenzioso come il legno di cui sembra fatto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>3. Il corpo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto s&#8217;\u00e8 detto va ora spiegato e mostrato \u00abin azione\u00bb nell&#8217;opera di Kafka. Non solo: occorre fare un passo molto importante. Fin qui \u00e8 come se si fosse detto: \u00abII modo di far letteratura in Kafka deriva dall&#8217;Ebraismo\u00bb. In realt\u00e0, per\u00f2, non \u00abderiva\u00bb, bens\u00ec E&#8217;. Kafka, cio\u00e8, non deduce il suo modo di scrivere a partire dalla questione ebraica. Molto pi\u00f9 profondamente, la sua scrittura coincide con la questione ebraica stessa. Vediamo ora perch\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ottenere lo scopo, prender\u00f2 brevemente in esame l&#8217;esperienza mistica, cos\u00ec come si presenta nel mondo ebraico. Prima, per\u00f2, \u00e8 forse utile riassumere brevissimamente quanto sono venuto dicendo fin qui sul tema dell&#8217;Ebraismo: per l&#8217;Ebreo, la parola \u00e8 il nome della creatura; il nome, cio\u00e8, rivela la cosa come creata da Dio, tratta dal nulla all&#8217;Essere dalla Potenza di Dio. L&#8217;uomo \u00e8 il luogo in cui questa creaturalit\u00e0 si fa coscienza; l&#8217;io \u00e8 la risposta ad un \u00abTu\u00bb creatore (non \u00e8 un caso che la filosofia del pi\u00f9 \u00abebreo\u00bb tra i filosofi ebrei del nostro secolo, Martin Buber, sia denominata \u00abLa filosofia del Tu\u00bb).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/ebrei_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22952\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/ebrei_2.jpg\" alt=\"ebrei_2\" width=\"250\" height=\"178\" \/><\/a>Al tempo stesso, per\u00f2. Dio si \u00e8 allontanato dall&#8217;uomo a causa del Peccato Originale, Egli \u00e8 adirato con il suo popolo. Ci\u00f2 naturalmente rischierebbe di far cadere il popolo nella disperazione e nell&#8217;anonimato, se non sorgessero i profeti (dal greco \u00abpro-fem\u00ec\u00bb, \u00abparlare innanzi\u00bb) a leggere nella storia del popolo i segni della Presenza di Dio. Dio \u00e8 fedele al suo popolo ed invier\u00e0 il Messia, il quale ristabilir\u00e0 l&#8217;Alleanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fedelt\u00e0 al Signore \u00e8, per l&#8217;Ebreo pio, la fedelt\u00e0 ad un Evento situato nel futuro \u2014 ho dimenticato di dire che la credenza nella sopravvivenza dell&#8217;anima dopo la morte \u00e8 estranea al mondo ebraico \u2014; mentre il presente \u00e8, come dice Claudio Magris, \u00abesilio&#8230;, simbolo dell&#8217;esilio umano in generale (io, per\u00f2, non generalizzerei), e dice la scissione, la lacerazione, la schizofrenia, la negativit\u00e0 e il nulla dell&#8217;esilio&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esperienza religiosa, per l&#8217;Ebreo, consiste, dunque, nel ricordo delle meraviglie compiute da Dio, in passato da una parte, e dall&#8217;altra nell&#8217;attesa della venuta del Messia. Il presente \u00e8 totalmente assorbito da questi due poli. Ora, il misticismo \u2014 questo, se si eccettua, per alcuni aspetti, il Cristianesimo, \u00e8 un dato comune a quasi tutte le grandi Religioni \u2014 consiste grosso modo, nel movimento opposto, per il quale, dunque, passato e futuro saranno riassorbiti nell&#8217;esperienza presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un&#8217;esperienza religiosa un po&#8217; eccezionale, assolutamente fuori dalla norma eppure, contemporaneamente, radicata nella tradizione (si veda, a questo proposito, il bel volume <em>La Kabbalah e il suo simbolismo <\/em>di Gershom Scholem, Einaudi, 1980).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;ambito di una religione profondamente \u00abdisarmonica\u00bb qual \u00e8 quella ebraica, l&#8217;esistenza di una profonda tradizione mistica potrebbe addirittura apparire contraddittoria: la religione ebraica \u00e8, sostanzialmente, una religione della lontananza da Dio, una religione dell&#8217;esilio, mentre il misticismo esprime, essenzialmente, una prossimit\u00e0 e, nel suo grado pi\u00f9 elevato \u2014 la cosiddetta \u00abestasi mistica\u00bb \u2014, addirittura una sorta di \u00abcontatto fisico\u00bb (l&#8217;espressione \u00e8 tutt&#8217;altro che esatta, ma, d&#8217;altra parte, non c&#8217;\u00e8 di meglio: ogni definizione, a questo livello la cui essenza \u00e8 nascosta nell&#8217;Ineffabile, pu\u00f2 essere soltanto simbolica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, la distanza \u2014 che, indubbiamente, esiste, tanto che in ogni tempo si verificarono screzi tra mistici e autorit\u00e0 religiosa \u2014 non impedisce di rilevare alcuni punti in comune \u2014 mi limiter\u00f2, com&#8217;\u00e8 naturale, a quelli che interessano la letteratura Kafkiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ci domandiamo in cosa consista l&#8217;esperienza mistica, e la mistica ebraica in special modo, la nostra risposta non dovr\u00e0 comunque dimenticare un punto molto importante, che \u00e8 il rapporto con i Testi Sacri: il mistico, cio\u00e8, \u00e8 una persona che, attraverso il personale rapporto con la Divinit\u00e0, riscopre nelle Sacre Scritture nuovi \u00abstrati di senso\u00bb, in parole povere: nuovi significati. Il misticismo \u00e8, in altri termini, una sorta di chiave atta ad aprire lo scrigno della parola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riporto, a titolo di esempio, un bellissimo passo del libro di Scholem sopra citato: \u00abNel suo commento ai Salmi, Origene racconta che un dotto ebreo, probabilmente un membro dell&#8217;accademia rabbinica di Cesarea, gli ha detto che le Sacre Scritture sono come una grande casa con molte, moltissime stanze, e davanti ad ogni stanza c&#8217;\u00e8 una chiave \u2014 ma non \u00e8 quella giusta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le chiavi di tutte le stanze sono cambiate e confuse: trovare le chiavi giuste che aprono le porte \u00e8 il compito grande e difficile insieme\u00bb, il compito, appunto, della mistica. Non occorre un ingegno d&#8217;aquila per scorgere, in questa similitudine, un&#8217;analogia con tanta parte dell&#8217;opera Kafkiana. Ora, le considerazioni che seguono non vogliono tanto mostrare le ragioni di tale analogia, quanto far vedere che analogia non \u00e8, bens\u00ec, piuttosto, identit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si eccettua la mistica cristiana \u2014 che \u00e8, anzitutto, la partecipazione all&#8217;esperienza mistica di Cristo \u2014, ogni esperienza mistica (e in special modo quella sorta in seno all&#8217;ebraismo, dove Ci\u00f2 che \u00e8 assente \u00e8 Ci\u00f2 che fa la peculiarit\u00e0 del cristianesimo) ha un preciso limite. Tanto per cominciare, per quanto rivoluzionaria possa essere, un&#8217;esperienza non potr\u00e0 mai stravolgere del tutto il senso delle Sacre Scritture, se non a patto di cadere nell&#8217;eresia; potr\u00e0, al massimo, modificare di molto l&#8217;interpretazione di un passo, o fornire una chiave di lettura \u00abaccanto\u00bb ad altre possibili chiavi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/santi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22953\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/santi.jpg\" alt=\"santi\" width=\"200\" height=\"197\" \/><\/a>La mistica, di conseguenza, non potendo invertire la struttura della religione in cui s&#8217;iscrive, n\u00e9 tanto meno i testi sui quali tale religione si fonda, non potr\u00e0 neppure avere una percezione del proprio oggetto (Dio) opposta o, comunque, molto diversa rispetto a quella della religione. Questa osseryazione si accorda con le tendenze dell&#8217;ebraismo e, insieme, della mistica ebraica. La mistica \u00e8 un&#8217;esperienza \u00aba forma di scala ascendente\u00bb, tanto per esprimerci con un&#8217;immagine; l&#8217;estasi rappresenta il gradino supremo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella mistica ebraica (sulle altre sono poco informato), l&#8217;estasi non corrisponde ad un contatto con la Divinit\u00e0; tale contatto non \u00e8 possibile, infatti, se non a livello simbolico: nella scala che conduce all&#8217;estasi, il mistico risale i diversi gradini della creazione, ed entra in contatto con le \u00abemanazioni divine\u00bb, con gli \u00abattributi divini\u00bb \u2014 che sarebbero, filosoficamente parlando, le qualit\u00e0 che competono all&#8217;Essenza divina (Eternit\u00e0, Infinitudine, Semplicit\u00e0, ecc&#8230;.); il mistico, in altri termini, potr\u00e0 fare esperienza dei diversi \u00abaspetti\u00bb sotto i quali si presenta la Divinit\u00e0 \u2014 la cui Natura profonda rimarr\u00e0, comunque, nascosta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;esperienza mistica \u00e8 un fatto sensibile, non intellettuale, eppure (in analogia con l&#8217;esperienza intellettuale); essa esprime un contatto con un mondo simbolico \u2014 persino il mondo dei numeri fu oggetto, negli ambienti pitagorici (VI &#8211; VII sec. a.C.), di qualcosa di simile ad un&#8217;esperienza mistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quanto sensibile, \u00e8 un fatto Corporale, legato al nostro corpo. Non per nulla tra le pratiche per raggiungere l&#8217;estasi i digiuni avevano tanta importanza; tra l&#8217;altro il termine \u00abascesi\u00bb ha un significato non lontanissimo da \u00abginnastica\u00bb. Ne deriva che il corpo si riveste di un significato simbolico, che non solo da ogni parola, ma da ogni gesto, da tutte le membra dovr\u00e0 trasparire la presenza Divina. Il santo dovr\u00e0 testimoniare attraverso tutto il proprio essere: \u00abII sapore che sentite del pane non \u00e8 ancora il vero sapore del pane\u00bb, dice un aneddoto chassidico, riportato da Buber.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSolo gli Zaddikim (i maestri delle comunit\u00e0 chassidiche, <em>n.d.r.), <\/em>che hanno purificato tutte le loro membra, gustano il vero sapore del pane, come Dio l&#8217;ha creato\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste parole ci aiutano ad individuare meglio il limite del misticismo, la sua contraddizione interna; da un lato, infatti, il corpo perviene alla percezione del vero significato delle cose, al loro rapporto con Dio \u2014 e questa \u00e8, in qualche modo, una esperienza messianica; dall&#8217;altro lato, per\u00f2, questa esperienza \u00e8 relegata in un corpo mortale, nel corpo di un uomo che non \u00e8 il Messia e che potr\u00e0 vivere \u00abmeglio\u00bb dentro le contraddizioni della vita, ma non potr\u00e0 in alcun modo vivere da \u00abredento\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;uomo continua ad essere solo, poich\u00e9 la possibilit\u00e0 di entrare in contatto con Dio \u00e8 lasciata alle sue sole forze. Una situazione messianica si avrebbe realmente se l&#8217;estasi mistica coincidesse con la vita quotidiana, se, cio\u00e8, la vita non fosse una \u00abtraduzione\u00bb, ma si identificasse con l&#8217;estasi. Ma questo \u00e8 possibile se la vita \u00e8 Gi\u00e0 redenta, se gi\u00e0 una Grazia ha avuto luogo, se il significato del corpo mortale fosse gi\u00e0 presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece, nella mistica ebraica, si parte da una condizione di non-redenzione e si cerca, attraverso precise tecniche, di ristabilire il contatto tra le cose ed il loro significato. Il corpo caduco sarebbe il luogo dell&#8217;Alleanza ristabilita; in realt\u00e0, le cose non stanno affatto cos\u00ec: il corpo pu\u00f2 essere, semmai, profezia, simbolo, ma non luogo di un avvenimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il corpo non \u00e8 la presenza di un significato; semmai, simboleggiando tale significato, esso ne mostrer\u00e0 l&#8217;assenza: essere simbolo di qualche cosa vuoi dire sostituirsi a qualcosa che non \u00e8 presente, poich\u00e9 se la cosa fosse presente non ci sarebbe pi\u00f9 alcun bisogno di simboli. Il corpo \u00e8, dunque, una traduzione e \u2014 nel momento in cui ascriva a s\u00e9 la presenza del significato \u2014 una mistificazione (si noti che \u00abmistificare\u00bb, \u00abmistico e \u00abmistero\u00bb hanno la stessa radice).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ho speso molte parole sul misticismo, \u00e8 perch\u00e9 mi sembra che considerazioni come queste servano ad illustrare la letteratura Kafkiana, la sua conformazione, il suo senso. Quella di Kafka \u00e8, infatti, per molti aspetti, un&#8217;esperienza mistica \u2014 diversa, forse, nei particolari e nell&#8217;ordine degli elementi, rispetto alla mistica tradizionale, ma identica a questa nella struttura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La letteratura \u00e8, per Kafka, una variante del misticismo; come Ebreo, Kafka si trova nella condizione di un uomo cui il significato delle parole \u00e8 stato sottratto. Gli stessi Testi Sacri sono, s\u00ec, Parola di Dio, ma la comprensione piena di questa Parola \u00e8 tolta all&#8217;uomo. Come i mistici, egli compie un&#8217;esperienza simbolica, e perviene all&#8217;individuazione di diversi \u00abstrati (o livelli) di senso\u00bb all&#8217;interno della parola. Come i mistici, infine, egli compie un&#8217;esperienza fisica, un&#8217;esperienza cio\u00e8, il cui centro \u00e8 il corpo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conseguenza \u00e8 pressoch\u00e9 matematica: sviscerando la parola e i suoi livelli simbolici, Kafka non pu\u00f2 fare a meno di sperimentare l&#8217;Assenza del significato originario, l&#8217;assenza di un centro gravitazionale. Ci\u00f2 che manca \u00e8 il corpo della parola, e questo determina ci\u00f2 che dissi nel capitolo precedente, ossia che lo scrittore \u00e8 costretto a \u00abtradurre\u00bb (allo stesso modo, potremmo dire che il contatto del mistico con gli \u00abattributi divini\u00bb non \u00e8 il contatto con l&#8217;Essenza di Dio, ma con una sorta di \u00abtraduzione\u00bb di quest&#8217;Essenza \u2014 e la traduzione \u00e8 sempre una sostituzione, una parola che sta al posto di un&#8217;altra parola e perci\u00f2 indica l&#8217;assenza di questa parola&#8230;).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/kafka_4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22954\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/kafka_4.jpg\" alt=\"kafka_4\" width=\"153\" height=\"200\" \/><\/a>La parola Kafkiana \u00e8, insomma, un nascondimento dell&#8217;essere, e non una sua rivelazione, e il rapporto mistico con essa non fa che scoprire, in tutta la sua enormit\u00e0, l&#8217;abisso di questo nascondimento; parola dura, dunque, e, ad un tempo, evanescente: dura perch\u00e9 impedisce di cogliere il significato creaturale che sta al di sotto, evanescente perch\u00e9 essa stessa \u00e8 separata, strappata da tale significato. Anche qui, come nel misticismo tradizionale, la parola trover\u00e0 nel corpo il suo luogo simbolico \u2014 profetico, se vogliamo, ma non reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; il corpo che fa l&#8217;esperienza mistica, al corpo questa esperienza si indirizzer\u00e0. Il racconto Kafkiano \u2014 in strettissima analogia con il racconto chassidico (cfr. Martin Buber, <em>Racconti dei Chassidim, <\/em>Garzanti 1979) \u2014 \u00e8, perci\u00f2, racconto del corpo (questa mi pare, ad esempio, una legittima chiave di lettura de <em>La Metamorfosi <\/em>\u2014 racconto che ripete, sostanzialmente, il processo parola-corpo or ora tratteggiato).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si notino, ad esempio, le descrizioni dei corpi, le loro posizioni; si tratta sempre di stati che \u00abtraducono\u00bb pensieri, percezioni: tenere, ad esempio, i gomiti appoggiati al tavolo ha un certo significato \u00abX\u00bb \u2014 significato di cui l&#8217;autore non parler\u00e0, limitando si a descrivere i gomiti appoggiati al tavolo, e nient&#8217;altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esistono testi, per\u00f2, in cui \u00e8 possibile sorprendere questo atteggiamento. Prendiamo, ad esempio, il finale del racconto <em>Risoluzioni, <\/em>del 1912: \u00ab&#8230; Perci\u00f2 la miglior soluzione \u00e8 di accettare tutto, contenersi come una massa pesante, e, anche se ci si sente come soffiati via, non lasciarsi trascinare a compiere un passo non necessario, guardare il prossimo con occhio animalesco, non provar pentimenti, insomma soffocare con la propria mano quel che ancora resta della vita come fantasma, e cio\u00e8 aumentare ancora l&#8217;ultima pace sepolcrale e non lasciar sussistere nient&#8217;altro. Un movimento caratteristico di un simile stato d&#8217;animo \u00e8 il passarsi il mignolo sulle sopracciglia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dai mignoli sulle sopracciglia, il salto in alcuni tra i simboli pi\u00f9 profondi della mitologia ebraica \u00e8 relativamente breve; contrariamente (stavolta) al chassidismo \u2014 dove un ambito fortemente sensibile alla religione tradizionale si fa sapiente traduttore di questa presso gli adepti \u2014, che innalza il corpo, Kafka lo degrada. Il corpo \u00e8 simbolo, ma \u00e8 anche inganno, mistificazione, trafugamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si considerino, a titolo esemplificativo, le donne Kafkiane (Leni de <em>Il<\/em> <em>Processo, <\/em>o Frieda de <em>Il Castello), <\/em>tutte piccole, mai belle, quasi animalesche: non \u00e8 la bellezza dell&#8217;anima a risplendere nella bellezza del corpo; esse sono strani oggetti erotici, si comportano come bestie. Si legga la famosa sequenza del coito tra K. e Frieda nella birreria, ne <em>Il Castello: <\/em>la prima cosa che colpisce \u00e8 la totale assenza, in questa descrizione, di timbri \u00abumani\u00bb. Tutto \u00e8 ferino; la donna \u00e8 un animale. Esistono, poi, gli animali veri e propri (vedasi <em>La Metamorfosi), <\/em>per cui questo discorso \u00e8, a maggior ragione, ripetibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono, insomma, gli accenti mistificatori, quelli su cui Kafka insiste. Anche gli atteggiamenti pi\u00f9 apparentemente ingenui dei suoi personaggi devono tenere all&#8217;erta. Saltare non \u00e8 pi\u00f9 saltare, stringere la mano non \u00e8 pi\u00f9 stringere la mano, amare non \u00e8 pi\u00f9 amare. Il corpo \u00e8 inganno, nascondimento: occorre diffidare di esso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto all&#8217;amore, una volta accertata l&#8217;assenza del significato \u2014 ma diciamo pure: l&#8217;assenza del Padre \u2014, esso potr\u00e0 ridursi solo ad un diabolico, illusorio intreccio di corpi. Il corpo, insomma, non \u00e8 il luogo della riconciliazione delle parole con il loro significato pi\u00f9 profondo, ma il luogo sostitutivo di una redenzione ancora di l\u00e0 da venire. Se ho tanto insistito su questo punto, e sull&#8217;ebraismo in generale, tralasciando molti altri aspetti (ad esempio la questione psicanalitica, cos\u00ec come emerge in maniera netta nella <em>Lettera al padre), <\/em>\u00e8 perch\u00e9 questo mi sembra il punto-chiave.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La letteratura Kafkiana, nella sua intima connessione con tutta la civilt\u00e0 ebraica, ha, quale tema principale, lo smarrimento del legame col Padre, la rottura dell&#8217;Antica Alleanza; di questa rottura, che fa le parole opache, impedendo loro di spalancarsi sul significato che racchiudono in s\u00e9, \u00e8 residuo il corpo, luogo di una fittizia riconciliazione, spoglia mortale, posseduta dalla morte \u2014 denuncia dell&#8217;assenza del Padre e, a un tempo, scimmiottamento grottesco del Padre stesso. Quella che Kafka descrive \u00e8, esattamente, l&#8217;umanit\u00e0 privata di Cristo \u2014 privata, cio\u00e8, della conoscenza del Disegno che da un luogo a tutte le cose e che, anzi, grazie alla nostra adesione, ha gi\u00e0 cominciato quest&#8217;opera di riconciliazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo nella partecipazione al Corpo Mistico del Signore \u00e8 possibile un&#8217;esperienza mistica sottratta alla dualit\u00e0 prima descritta: \u00e8 Dio, infatti, che, per mezzo di Cristo, ci ha dato il potere di essere \u00absuoi famigliari e concittadini dei santi\u00bb. Senza questa partecipazione, l&#8217;uomo \u00e8 impotente a penetrare nella casa della legge (che \u00e8, a un tempo, la legge dei codici, la legge della Tor\u00e0 e la legge della vita): la porta \u00e8 stata preparata apposta per lui, ma lui non ricever\u00e0 mai il permesso di entrare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come il racconto <em>Davanti alla legge, <\/em>qui riportato, fa capire, l&#8217;uomo potrebbe forse tentare ugualmente di entrare, nonostante il divieto. Ma il guardiano lo minaccia \u00abSe ne hai tanta voglia, prova pure ad entrare &#8230; Bada, per\u00f2: io sono potente, e sono soltanto l&#8217;infimo dei guardiani. Davanti ad ogni sala sta un guardiano, uno pi\u00f9 potente dell&#8217;altro. Gi\u00e0 la vista de! terzo non riesco a sopportarla nemmeno io\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La forza di un uomo, in altri termini, \u00e8 irrisoria perch\u00e9 si possa solo immaginare di passare la porta della legge \u2014 o la porta della parola, se vogliamo. Quel che occorre \u00e8 il permesso, e questo permesso deve venire dall&#8217;interno della legge stessa; non pu\u00f2 in alcun modo \u2014 contrariamente a quanto ritiene ogni misticismo non cristiano \u2014 venire dall&#8217;uomo, poich\u00e9 \u00e8 proprio l&#8217;uomo a dover essere salvato \u2014 sono le nostre ineluttabili domande ad aver bisogno di una risposta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">____________________________________________________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>II prossimo villaggio (1916-1917)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mio nonno soleva dire: \u00abLa vita \u00e8 straordinariamente corta. Ora, nel ricordo, mi si contrae a tal punto che, per esempio, non riesco quasi a comprendere come un giovane possa decidersi ad andare a cavallo sino al prossimo villaggio senza temere (prescindendo da una disgrazia) che perfino lo spazio di tempo, in cui si svolge felicemente e comunemente una vita, possa bastar anche lontanamente a una simile cavalcata<em>\u00bb<\/em><\/p>\n<p>___________________________________________________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>II cruccio del padre di <\/strong><strong>famiglia<\/strong> (1917)<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 chi dice che la parola Odradek derivi dallo slavo e cerca, in conseguenza, di spiegarne l&#8217;etimologia. Altri invece pensano che la parola provenga dal tedesco, e sia solo influenzata dallo slavo. L&#8217;incertezza delle due interpretazion! consente, con ragione, di concludere che nessuna delle due da nel segno, tanto pi\u00f9 che n\u00e9 coll&#8217;una n\u00e9 coll&#8217;altra si riesce a dare un senso preciso alla parola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente nessuno si darebbe la pena di studiare la questione, se non esistesse davvero un essere che si chiama Odradek. Sembra, dapprima, una specie di rocchetto da refe piatto, a forma di stella, e infatti par rivestito di filo; si tratta per\u00f2 soltanto di frammenti, sfilacciati, vecchi, annodati, ma anche ingarbugliati fra di loro e di qualit\u00e0 e colore pi\u00f9 diversi. Non \u00e8 soltanto un rocchetto, perch\u00e9 dal centro della stella sporge in fuori e di traverso una bacchettina, a cui se ne aggiunge poi ad angolo retto un&#8217;altra. Per mezzo di quest&#8217;ultima, da una parte, e di uno de! raggi della stella dall&#8217;altra, quest&#8217;arnese riesce a stare in piedi, come su due gambe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si sarebbe tentati di credere che quest&#8217;oggetto abbia avuto un tempo una qualche forma razio\u00adnale e che ora si sia rotto. Ma non sembra che sia cos\u00ec; almeno non se ne ha alcun indizio; in nessun punto si vedono aggiunte o rotture, che dian appiglio a una simile supposizione; l&#8217;insieme appare privo di senso ma, a suo modo, completo. E non c&#8217;\u00e8 del resto da aggiungere qualche notizia pi\u00f9 precisa, poich\u00e9 l&#8217;Odradek \u00e8 mobilissimo e non si lascia prendere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si trattiene a volta a volta nei solai, per le scale, nei corridoi o nell&#8217;atrio. A volte scompare per mesi interi; probabilmente si \u00e8 trasferito in altre case; ma ritorna poi infallibilmente in casa nostra. A volte, uscendo di casa, a vederlo cos\u00ec appoggiato alla ringhiera delta scala, viene voglia di rivolgergli la parola. Naturalmente non gli si possono rivolgere domande difficili, lo si tratta piuttosto \u2014 e la sua minuscola consistenza ci spinge da sola a farlo \u2014 come un bambino. \u00abCome ti chiami?\u00bb gli s\u00ec chiede. \u00abOdradek\u00bb risponde lui. \u00abE dove abiti?\u00bb. \u00abNon ho fissa dimora\u00bb dice allora ridendo; ma \u00e8 una risata come la pu\u00f2 emetter solo un essere privo di polmoni. E&#8217; un suono simile al frusciar di foglie cadute. E qui la conversazione di solito \u00e8 finita. Del resto anche queste risposte non sempre si ottengono; spesso se ne sta a lungo silenzioso, come il legno di cui sembra fatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E mi domando invano cosa avverr\u00e0 di lui. Pu\u00f2 morire? Tutto quel che muore ha avuto una volta una specie di meta, di attivit\u00e0 e in conseguenza di ci\u00f2 si \u00e8 logorato; ma non \u00e8 questo il caso di Odradek. Potrebbe dunque darsi che un giorno ruzzolasse ancora per le scale, trascinandosi dietro quei fili, fra i piedi dei miei figli e dei figli dei miei figli? Certo non nuoce a nessuno; ma l&#8217;idea ch&#8217;egli possa anche sopravvivermi quasi mi addolora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">___________________________________________________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La sua <\/strong><strong>vita<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00ab<em>La logica della legge \u00e8 incrollabile, ma non resiste <\/em><em>ad un uomo che vuole vivere<\/em>\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_22955\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Praga-900.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-22955\" class=\"wp-image-22955\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Praga-900.png\" alt=\"Praga 900\" width=\"250\" height=\"166\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-22955\" class=\"wp-caption-text\">Praga agli inizi del &#8216;900<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217;, forse, possibile dire che la vita di Kafka \u00e8 un aspetto della sua opera. La storia di questo boemo di Praga, nato il 3 luglio 1883 e morto un mese esatto prima di compiere quarantun anni non ci interesserebbe molto, forse, se non proponesse i temi che gi\u00e0 l&#8217;esame della sua opera ha messi in luce \u2014 e su questo torneremo fra poco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mondo in cui Kafka vive (Praga e non solo Praga: la grave malattia, che lo colp\u00ec ancor giovane e che avrebbe dovuto condurlo alla tomba, lo costrinse a numerosi spostamenti) \u00e8 quello che gravita attorno alla Vienna di Cecco Beppe; se l&#8217;Impero agonizza, \u00e8 proprio in questo momento che fiorisce la grande cultura che oggi si suoi chiamare \u00abmitteleuropea\u00bb. Basteranno alcuni nomi: Freud, Mahler, Shonberg, \u00a0Berg, Webern, Kafka, Einstein, Walser, J. Roth, Canetti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Componenti fondamentali della cultura mitteleuropea sono, tra l&#8217;altro, il tardoromanticismo e l&#8217;ebraismo (uno studio che non \u00e8 stato ancora approfondito a sufficienza \u00e8, a mio avviso, quello delle interazioni \u2014 ma occorre risalire almeno alla fine del 700 \u2014 tra ebraismo e romanticismo al sorgere di quest&#8217;ultimo), tant&#8217;\u00e8 che i massimi esponenti di questa cultura, dal grande Freud a Kafka a Elias Canetti, sono in gran parte di origine ebrea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una vita, quella di Kafka, facile da raccontare: laurea in legge, impiego alle assicurazioni, continui viaggi per lavoro e, soprattutto, per motivi di salute, letteratura, fidanzamento, rottura del fidanzamento, difficili rapporti col padre, morte. Ogni libro di Kafka riporta un&#8217;esatta cronologia della vita e delle opere, e, dal momento che questo mio lavoro non avrebbe senso se poi qualcuno non andasse a leggersi le opere di Kafka, a questa cronologia rimando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per finire, vorrei soffermarmi brevemente su un aspetto della sua esistenza, il rapporto col padre. Di questo rapporto, Kafka ci lasci\u00f2 una monumentale testimonianza nella splendida <em>Lettera al padre, <\/em>mentre gli psicanalisti ci assicurano, se mai ce ne fosse bisogno, che tutta l&#8217;opera Kafkiana \u00e8 pervasa da questo tema. Poich\u00e9 moltissimo \u00e8 gi\u00e0 stato scritto su questo tema e poich\u00e9, a dispetto della psicanalisi, io sono convintissimo che il problema di Kafka \u00e8 quello ebraico e non quello psicanalitico, mi limito ad un piccolo ragionamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/kafka_vita.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22956\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/kafka_vita.jpg\" alt=\"kafka_vita\" width=\"250\" height=\"190\" \/><\/a>Abbiamo detto che il corpo \u00e8 una sostituzione, una traduzione, e, ultimamente, una mistificazione del rapporto assente con Dio. Tutto ci\u00f2 porta a parlare di un Padre assente (per la verit\u00e0 \u00e8 solo con la venuta di Cristo che l&#8217;uomo comincia a chiamare Dio \u00abPadre\u00bb; l&#8217;Antico Testamento non parla di paternit\u00e0, n\u00e9 potrebbe farlo, poich\u00e9 nel mondo veterotestamentario ci\u00f2 che manca \u00e8, appunto, l&#8217;esperienza di tale Paternit\u00e0 \u2014 e, anche qui, torniamo al clima Kafkiano).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, il rapporto di Kafka con il proprio genitore \u00e8 un rapporto rotto, fratturato. Se, infatti, il Padre \u00e8 assente, come potr\u00e0 quell&#8217;uomo l\u00ec, il genitore, svolgere il proprio compito fino in fondo, senza mai dare un&#8217;impressione di inganno, di frode? Il padre \u00e8, per Kafka, un sostituto, un Corpo in cui s&#8217;incarna, ma solo a livello mistificatorio, l&#8217;assenza che la parola stessa, \u00abpadre\u00bb, rivela allo scrittore, al mistico, all&#8217;uomo Franz. \u00abBastava la tua Corposit\u00e0 ad opprimermi\u00bb dice Kafka, nella gi\u00e0 citata <em>Lettera. <\/em>\u00abRicordo, ad esempio, che spesso ci spogliavamo nella stessa cabina. Io magro, sottile, esile (si noti ben tre aggettivi per esprimere un solo concetto! <em>n.r.d.), <\/em>Tu vigoroso, grande, grosso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; proprio questa corposit\u00e0 ad apparire irreale, grottesca \u2014 a mettere in luce la falsit\u00e0 di questo genitore. \u00ab&#8221;Commediante!&#8221;, non pot\u00e8 trattenersi dall&#8217;esclamare Giorgio &#8230;&#8221;. Ma certo che ho recitato la commedia! Commedia! E&#8217; la parola giusta!&#8221;\u00bb, cos\u00ec si esprime Kafka, in una botta-risposta tra Giorgio Bendemann e il padre ne <em>La condanna, <\/em>e sono parole che potrebbero benissimo attagliarsi al rapporto tra Kafka stesso e il padre. La legge, il Tribunale, il Castello, questo \u2014 cio\u00e8 il Padre vero \u2014 l&#8217;uomo non pu\u00f2 raggiungere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Kafka_tomba.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22957\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Kafka_tomba.png\" alt=\"Kafka_tomba\" width=\"250\" height=\"187\" \/><\/a>Cos\u00ec, dietro queste parole, un&#8217;altra realt\u00e0 si sostituisce, in maniera fraudolenta: un finto padre. Ed \u00e8 questo finto padre, questo scimmiottamento del Padre, a condannare l&#8217;uomo \u2014 condanna ridicola, quasi una buffonata, eppure l&#8217;uomo \u00e8 condannato davvero: senza che nessuno lo liberi, egli, infatti, \u00e8 solo, e il peso stesso del suo corpo lo trascina verso il basso: \u00abE&#8217; pensabile che Alessandro Magno, nonostante i successi iniziali della sua giovinezza, nonostante l&#8217;ottimo esercito che si era addestrato, nonostante le energie tese alla trasformazione del mondo che sentiva in s\u00e9, si sia fermato sull&#8217;Ellesponto, sentendo la tentazione di non attraversarlo mai, e non gi\u00e0 per timore n\u00e9 per indecisione n\u00e9 per debolezza di volont\u00e0, ma perch\u00e9 aggravato dal proprio peso terreno\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">____________________________________________________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Un messaggio <\/strong><strong>dell&#8217;imperatore<\/strong> (1917)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;imperatore \u2014 cos\u00ec si racconta \u2014 ha inviato a te, a un singolo, a un misero suddito, minima ombra sperduta nella pi\u00f9 lontana delle lontananze dal sole Imperiale, proprio a te l&#8217;Imperatore ha inviato un messaggio dal suo letto di morte. Ha fatto inginocchiare il messaggero al letto, sussurrandogli il messaggio all&#8217;orecchio; <em>e <\/em>gli premeva tanto che se l&#8217;\u00e8 fatto ripetere all&#8217;orecchio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con un cenno del capo ha confermato l&#8217;esattezza di quel che gli veniva detto. E dinanzi a tutti coloro che assistevano alla sua morte (tutte le pareti che lo impediscono vengono abbattute e sugli scaloni che si levano alti ed ampi son disposti in cerchio i grandi del regno) dinanzi a tutti loro ha congedato il messaggero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi s&#8217;\u00e8 messo subito in moto; \u00e8 un uomo robusto, instancabile; manovrando or con l&#8217;uno or con l&#8217;altro braccio si fa strada nella folla; se lo si ostacola, accenna al petto su cui \u00e8 segnato il sole, e procede cos\u00ec pi\u00f9 facilmente di chiunque altro. Ma la folla \u00e8 cos\u00ec enorme; e le sue dimore non hanno fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se avesse via libera, all&#8217;aperto, come volerebbe! e presto ascolteresti i magnifici colpi della sua mano alla tua porta. Ma invece come si stanca inutilmente! ancora cerca di farsi strada nelle stanze del palazzo pi\u00f9 interno; non riuscir\u00e0 mai a superarle; e anche se gli riuscisse non si sarebbe a nulla; dovrebbe aprirsi un varco scendendo tutte le scale; e anche se gli riuscisse, non si sarebbe a nulla: c&#8217;\u00e8 ancora da attraversare tutti i cortili; e dietro a loro il secondo palazzo e cos\u00ec via per millenni; e anche se riuscisse a precipitarsi fuori dell&#8217;ultima porta \u2014 ma questo mai e poi mai potr\u00e0 avvenire \u2014 c&#8217;\u00e8 tutta la citt\u00e0 imperiale davanti a lui, il centro del mondo, ripieno di tutti i suoi rifiuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessuno riesce a passare di l\u00ec e tanto meno col messaggio di un morto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma tu stai alla finestra e ne sogni, quando giunge la sera.<\/p>\n<p>___________________________________________________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">FRANZ KAFKA, <em>Il processo<\/em>, Mondatori<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">FRANZ KAFKA, <em>Il Castello<\/em>, Mondatori o Adelphi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">FRANZ KAFKA, <em>Racconti,<\/em> Mondatori<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">FRANZ KAFKA, <em>I diari<\/em>, Mondatori<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">FRANZ KAFKA, <em>Lettera al padre<\/em>, Il Saggiatore (si trova anche nel volume <em>Confessioni e immagini<\/em>, edito da Mondatori)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">FRANZ KAFKA, <em>Lettere a felice<\/em>, Mondatori<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* * *<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">WALTER BENJAMIN, \u00abFranz Kafka\u00bb, in <em>Angelus Novus,<\/em> Einaudi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">MAURJCE BLANCHOT, <em>Lo spazio letterario<\/em>, Einaudi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla questione ebraica:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">CLAUDIO MAGRIS, <em>Lontano da dove<\/em>, Einaudi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Strumenti culturali di Litterae Communionis n.7 \u00a0I GRANDI DELLA CULTURA MODERNA RIVISITATI \u00abUn tempo non capivo perch\u00e9 non ricevessi risposta alla mia domanda, oggi non capisco come potessi illudermi di fare domande. Ma mm non \u00e8 che mi illudessi. Interrogavo soltanto\u00bb Testo di Luca Doninelli<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/franz-kafka\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":22939,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[1978],"class_list":["post-22938","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-personaggi","tag-frank-kafka","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Franz Kafka - Rassegna Stampa Cattolica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Rassegna Stampa Cattolica - Per una cultura che nasce dalla Rivelazione cristiana in conformit\u00e0 alla tradizione e al Magistero della Chiesa in opposizione ad ogni relativismo e totalitarismo\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/franz-kafka\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Franz Kafka - 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