{"id":22879,"date":"2015-03-10T10:21:47","date_gmt":"2015-03-10T09:21:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/?p=22879"},"modified":"2015-04-10T11:28:06","modified_gmt":"2015-04-10T09:28:06","slug":"luigi-pirandello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/luigi-pirandello\/","title":{"rendered":"Luigi Pirandello"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">Strumenti culturali di <strong>Litterae Communionis <\/strong>n.5<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0I GRANDI DELLA CULTURA MODERNA RIVISITATI<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Luigi_Pirandello.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-22880\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Luigi_Pirandello.jpg\" alt=\"Luigi_Pirandello\" width=\"200\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Luigi_Pirandello.jpg 230w, https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Luigi_Pirandello-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>\u00abUn personaggio ha una vita sua, mentre un uomo\u2026 un uomo cos\u00ec, in genere, pu\u00f2 non essere nessuno\u00bb <\/em>sei personaggi in cerca d\u2019autore<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0Testo di <strong>Franco Colombo<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>La sua <\/strong><strong>vita<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00ab&#8230;e <em>sei tutto e sei niente, e sei niente e sei tutto\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Pirandello_Nobel.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22881 size-full\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Pirandello_Nobel.jpg\" alt=\"Pirandello_Nobel\" width=\"103\" height=\"183\" \/><\/a>Pirandello muore a Roma il 10 dicembre 1936. Due anni prima aveva ricevuto il Premio Nobel per la letteratura. Le sue ultime volont\u00e0 confermano la personalit\u00e0 d&#8217;un uomo che aveva sempre sfuggito la teatralit\u00e0. \u00ab \/. Sia <em>lasciata passare in silenzio la mia morte. Agli amici, ai nemici pre<\/em><em>ghiera non che di parlarne sui giornali, ma di non farne pur cenno. N\u00e9 annunzi n\u00e9 partecipazioni. II <\/em><em>Morto, non mi si vesta. Mi s&#8217;avvolga, nudo, in un <\/em><em>lenzuolo. E niente fiori sul letto e nessun cero <\/em><em>acceso. III. Carro d&#8217;infima classe, quello dei poveri. <\/em><em>Nudo. E nessuno m&#8217;accompagni, n\u00e9 parenti, n\u00e9 <\/em><em>amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta. <\/em><em>IV. Bruciatemi. E il mio corpo appena arso, sia <\/em><em>lasciato disperdere; perch\u00e9 niente, neppure la cenere, vorrei avanzasse di me. Ma se questo non si pu\u00f2 fare sia l&#8217;urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti, dove nacqui\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scarna solitudine espressa in queste ultime volont\u00e0 \u00e8 testimoniata da Corrado Alvaro, amico di Pirandello: \u00abSe ne andava solo come era sempre stato. Arriv\u00f2 il rappresentante del Governo e lesse sbalordito quel mezzo foglio in cui la scrittura era sicura come forse era stata sicura nei suoi manoscritti giovanili, sicura, perentoria, compiuta. Che ne fosse sconcertato il sacerdote, si capiva&#8230; Ma quello che era fuori di s\u00e9 e per tutt&#8217;altre ragioni, era il rappresentante del Governo. Lesse e rilesse quel foglio, se lo copi\u00f2, e si domandava come avrebbe fatto a presentarlo al Duce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un grande uomo, un uomo celebre che va via in quel modo, chiudendosi la porta alle spalle, senza un saluto, senza un pensiero, senza un omaggio sovratutto, chiedendo di essere coperto appena di un lenzuolo ma da nessuna uniforme, da nessuna camicia nera come era di rito&#8230; Disse: &#8220;Se n&#8217;\u00e8 andato sbattendo la porta&#8221;. Di fronte alla perplessit\u00e0 di quel funzionario c&#8217;era da misurare una condizione umana&#8230; uno, autore di un racconto col titolo <em>C&#8217;\u00e8 qualcuno <\/em><em>che ride, <\/em>annunciava il nulla a tutta la gloria e a tutta la potenza, ed era lui che rideva. Pirandello, nel punto supremo del suo destino terreno, affermava di essere libero e solo\u00bb. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;asciutto testamento e la testimonianza di Corrado Alvaro evidenziano la solidit\u00e0 morale di un uomo che vissuto solo, riaffermava nella morte la libert\u00e0 della propria solitudine. Alieno da sempre ai colpi di scena, Pirandello ha sempre condotto una vita estremamente riservata tra una cerchia d&#8217;amici molto ristretta. Sono lontane le &#8220;performances&#8221; artistico-esistenziali del vate D&#8217;Annunzio, Lo stesso regime si vede sbatter la porta in faccia da chi privilegiava una vita anteriore del tutto scevra da condizionamenti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Pirandello_casa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22882\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Pirandello_casa.jpg\" alt=\"Pirandello_casa\" width=\"250\" height=\"187\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 la tappa finale ma illuminante di un cammino di vita iniziato il 28 giugno 1867. Pirandello nasce nella villa campestre ove la famiglia si era rifugiata durante un&#8217;epidemia di colera. Porta nel sangue le tradizioni, la linfa di una progenie tutta garibaldina ad eccezione d&#8217;uno zio sacerdote, che, pur fedele ai Borboni, accolse in casa e mantenne i fratelli di fede contraria. Il padre Stefano, ultimo di ventiquattro fratelli, aveva combattuto con Garibaldi sino allo scontro dell&#8217;Aspromonte, occasione in cui luogotenente dell&#8217;irrequieto eroe era Rocco Ricci Granitto, fratello della futura madre dello scrittore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo zio, che pare abbia addirittura portato dall&#8217;Aspromonte lo stivale forato di Garibaldi, ospiter\u00e0 Pirandello nella propria casa romana allorch\u00e9 dall&#8217;universit\u00e0 di Palermo egli passer\u00e0 a quella della capitale. Aveva scelto di continuare gli studi dopo una giovinezza in cui gi\u00e0 era emersa la sua forte sensibilit\u00e0 verso la vita ed i suoi casi. Ed \u00e8 per studiare con maggiore concentrazione che si reca a Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; l&#8217;anno 1887: governa il paese per la prima volta il Crispi; \u00e8 il periodo in cui si allarga in Italia come in Europa la questione sociale. Cresciuto dentro le forti idealit\u00e0 di coloro che avevano combattuto per l&#8217;unit\u00e0, Pirandello \u00e8 pi\u00f9 che mai cosciente delle disillusioni ormai cocenti di questi uomini. Vivr\u00e0 personalmente gli scandali di questi anni, primo fra tutti quello della Banca romana del 1893, descritto con amarezza ne \/ <em>vecchi e i <\/em><em>giovani. <\/em>In questo anno (1893) Pirandello \u00e8 appena rientrato da Bonn dove ha conseguito la laurea con una discussione sul tema <em>Suoni e sviluppi di <\/em><em>suono della parlata di Girgenti. <\/em>Aveva lasciato la universit\u00e0 romana per un litigio con un professore, rientra nella capitale perch\u00e9 ammalato, e qui si stabilisce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie all&#8217;assegno paterno pu\u00f2 dedicarsi liberamente alle lettere, guidato nei primi anni da Luigi Capuana, su consiglio del quale scrive il primo romanzo: <em>L&#8217;esclusa <\/em>(1893). Negli anni successivi la sua attivit\u00e0 s&#8217;intensifica. Scrive numerosi articoli su giornali e riviste, compone le sue prime novelle e il secondo romanzo, <em>II <\/em><em>turno <\/em>(1895).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1897 inizia pure la collaborazione alla rivista \u00abMarzocco\u00bb. I suoi saggi erano improntati ad un tenace antidannunzianesimo e ci\u00f2 fu la causa di non poche polemiche con il mondo letterario del tempo, in cui il D&#8217;Annunzio imperava. Questo provoc\u00f2 anche la diffidenza degli editori che solo dietro la caparbia insistenza del Capuana pubblicarono, prima con incertezze poi con sempre pi\u00f9 vivo interesse, le opere pirandelliane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1894 frattanto Pirandello si era sposato con Maria Antonietta Portolano da cui ebbe tre figli. La felicit\u00e0 del momento viene interrotta bruscamente dal fallimento economico del padre. La notizia provoca nella signora Maria Antonietta una tale impressione che il suo fisico e la sua mente cederanno. Improvvisamente Pirandello si ritrova senza alcuna sostanza e con la moglie gravemente inferma. Lo aiuteranno il forte carattere e la determinazione dei momenti difficili. Grazie ai proventi dell&#8217;insegnamento e delle sue, sino ad allora gratuite, collaborazioni editoriali, lo scrittore riuscir\u00e0 a salvaguardare il mantenimento della non piccola famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/nuova_antologia_cover.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22883\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/nuova_antologia_cover.jpg\" alt=\"nuova_antologia_cover\" width=\"140\" height=\"200\" \/><\/a>In questo difficile periodo la rivista \u00abLa Nuova Antologia\u00bb gli richiede un romanzo. La difficolt\u00e0 del momento solletica l&#8217;azzardo e lo scrittore promette un&#8217;opera che non c&#8217;\u00e8 o meglio di cui c&#8217;\u00e8 solo il titolo: <em>Il fu Mattia Pascal<\/em>. Verr\u00e0 pubblicato periodicamente e Pirandello lo scriver\u00e0 \u00aba puntate\u00bb. E&#8217; l&#8217;inizio della grande produzione pirandelliana, sta per giungere il successo. Ma alla fortuna dello scrittore fa da contrasto la difficile vicenda dell&#8217;uomo. Le difficolt\u00e0 nascevano da una situazione familiare piuttosto critica, in cui la malattia della moglie creava non pochi problemi. Ci\u00f2 nonostante Pirandello si lasci\u00f2 convincere ad internarla in una casa di cura solo nel 1919, dopo esserle stato sempre vicino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi anni contribuiranno a rafforzare la solitudine dello scrittore il cui atteggiamento nei confronti della vita proceder\u00e0 di pari passo con le sue opere. Anche negli anni della sua pi\u00f9 grande produzione, ormai impegnato non pi\u00f9 solo come autore bens\u00ec anche come uomo di teatro sui palcoscenici del mondo, Pirandello conserver\u00e0 il proprio dignitoso distacco, la propria costituzionale riservatezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; lui stesso a darci un quadro della sua vita in una lettera del 15 ottobre 1924: \u00ab<em>Vivo <\/em><em>a Roma quanto pi\u00f9 posso ritirato; non esco che per poche ore soltanto sul far della sera, per fare un po&#8217; di moto, e m&#8217;accompagno se mi capita, con qualche amico: Giustino Ferri o Ugo Fleres. Non vado che rarissimamente a teatro. Alle 10, ogni sera, sono a letto. Mi levo la mattina per tempo e lavoro abitualmente sino alle 12. Il dopo pranzo<\/em>, <em>d\u00ec solito, mi rimetto a tavolino alle 2 e mezza, e <\/em><em>sto fino alle 5 e mezza; ma, dopo le ore della mattina, non scrivo pi\u00f9, se non per qualche urgente necessit\u00e0; piuttosto leggo o studio. La sera, dopo cena, sto un po&#8217; a conversar con la mia famigliuola, leggo i titoli degli articoli, e a letto.<\/em> <em>Come si vede nella mia vita non c&#8217;\u00e8 niente che meriti di essere <\/em><em>rilevato: \u00e8 tutta inferiore, nel mio lavoro e nei miei pensieri che&#8230; non sono lieti. Io penso che la vita \u00e8 una molto triste buffoneria, poich\u00e9 abbiamo in noi, senza poter sapere n\u00e9 come n\u00e9 perch\u00e9 n\u00e9 da chi, la necessit\u00e0 d&#8217;ingannare di continuo, noi stessi con la spontanea creazione di una realt\u00e0 (una per ciascuno e non mai la stessa per tutti) la quale di tratto in tratto si scopre vana e illusoria. Chi ha capito il giuoco, non riesce pi\u00f9 ad ingannarsi; ma chi non riesce pi\u00f9 ad ingannarsi non pu\u00f2 pi\u00f9 prendere n\u00e9 gusto n\u00e9 piacere alla vita. Cosi \u00e8. La mia arte \u00e8 piena di compassione amara per tutti quelli che s&#8217;ingannano; ma questa compassione non pu\u00f2 non essere seguita dalla feroce ir-risione del destino, che condanna l&#8217;uomo all&#8217;inganno \u00bb (Saggi).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa allergia alle convenienze sociali non \u00e8 neppure contraddetta dallo scrittore nell&#8217;ultimo periodo della sua vita. Egli infatti col successo si trov\u00f2 ad essere suo malgrado un uomo pubblico. Le sue opere si rappresentavano ovunque, dappertutto si richiedeva la sua presenza. Ebbene nel parlare di s\u00e9 e della sua opera egli non vendeva la propria merce bens\u00ec difendeva la propria arte, che, come i suoi personaggi, sentiva del resto sempre pi\u00f9 staccata da s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/pirandello.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22884\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/pirandello.jpg\" alt=\"pirandello\" width=\"250\" height=\"168\" \/><\/a>\u00ab<em>Eccomi qua pronto a ri<\/em><em>spondere a quelle domande che vi piacer\u00e0 rivolgermi, purch\u00e9 siano discrete, o sulla letteratura in <\/em><em>genere o pi\u00f9 propriamente sul teatro o anche in<\/em><em>torno<\/em> <em>a ci\u00f2 che purtroppo suoi chiamarsi il mio <\/em><em>pensiero filosofico, bench\u00e9 io non mi sia mai as<\/em><em>sunto nessuna responsabilit\u00e0 filosofica e mi sia inteso sempre e soltanto di fare arte, secondo le <\/em><em>mie possibilit\u00e0, non filosofia. Certo, da tutta la <\/em><em>mia opera fantastica, si pu\u00f2 dedurre un partico<\/em><em>lare modo che io ho sempre avuto di considerare <\/em><em>il mondo e la vita. Questo modo, che a me pare <\/em><em>naturalissimo, ed espresso nel modo che a me sembra pi\u00f9 proprio e pi\u00f9 chiaro, sembra invece <\/em><em>agli altri, spesso, strano ed oscuro. Signori, ori<\/em><em>ginali si \u00e8 o non si \u00e8. Non si pu\u00f2 essere originali <\/em><em>per forza. Chi vuoi essere originale, sar\u00e0 strava<\/em><em>gante, non originale&#8230; chi \u00e8 veramente originale <\/em><em>non sa neppure di esserlo. Lo \u00e8 perch\u00e9 vede il <\/em><em>mondo e la vita con occhi nuovi; e come vede, dice e scrive: dice e scrive parole nuove, parole sue e non d&#8217;altri. E non vuoi farlo apposta. Signori io <\/em><em>vi giuro che il mio teatro non l&#8217;ho fatto apposta. <\/em><em>Quasi, anzi, vorrei non averlo fatto cos\u00ec, anche <\/em><em>per non sentirmi pi\u00f9 dire che esso \u00e8 nuovo<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Niente di studiato, quindi, ma tanto nella vita quanto nelle opere Pirandello \u00e8 sempre fedele a s\u00e9, perch\u00e9 \u00abnon si pu\u00f2 essere originali per forza\u00bb. Lontana dai clamori e dai colpi di scena la vita di Pirandello \u00e8 stata il non facile cammino di un uomo che ha cercato, soprattutto attraverso la propria creativit\u00e0 poetica, di superare le superficialit\u00e0 illusone di un&#8217;esistenza alienante e proprio per questo falsa. Tutto questo nella consapevolezza della necessit\u00e0 di superare l&#8217;egoismo isolato ed isolante del \u00abper s\u00e9\u00bb, onde assegnare un senso assoluto ed universale alla vita.<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"676\">\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\"><strong>Colloqui coi personaggi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Giornale-Sicilia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22885\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Giornale-Sicilia.jpg\" alt=\"Giornale Sicilia\" width=\"200\" height=\"141\" \/><\/a>Avevo affisso alla porta del mio studio un cartellino con questo\u00a0AVVISO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sospese da oggi le udienze a tutti i personaggi, uomini e donne, d&#8217;ogni ceto, d&#8217;ogni et\u00e0, d&#8217;ogni pro\u00adfessione, che hanno fatto domanda e presentato titoli per essere ammessi In qualche romanzo o novella,<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>N.B. Domande e titoli sono a disposizione d\u00ec quei signori personaggi che, non vergognandosi d&#8217;esporre in un momento come questo la miseria dei loro casi particolari, vorranno rivolgersi ad altri scrittori, se pure ne troveranno<\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi tocc\u00f2 la mattina appresso di sostenere un&#8217;aspra discussione con uno dei pi\u00f9 petulanti, che da circa un anno mi s&#8217;era attaccato alle co-stole per persuadermi a trarre da lui e dalie sue avventure argomento per un romanzo che sarebbe -riuscito \u2014 a suo credere \u2014 un capolavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo trovai, quella mattina, innanzi alla porta dello studio, che s&#8217;aiutava con gli occhiali e in punta di piedi \u2014 piccolo e mezzo cieco com&#8217;era \u2014 a decifrare l&#8217;avviso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In qualit\u00e0 di personaggio, cio\u00e8 di creatura chiusa nella sua realt\u00e0 ideale, fuori delle transitorie contingenze del tempo, egli non aveva l&#8217;obbligo, Io so, di conoscere in quale orrendo e miserando scompiglio si trovasse in quei giorni l&#8217;Europa. S&#8217;era perci\u00f2 arrestato alle parole dell&#8217;avviso: <em>\u00abin un momento come questo \u00bb, <\/em>e pretendeva da me una spiegazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erano ancora i giorni di torbida agon\u00eca che precedettero la dichiarazione della nostra guerra all&#8217;Austria, ed entravo di furia nello studio con un fascio di giornali, ansioso di leggere le ultime not\u00eczie. Mi si par\u00f2 davanti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Scusi &#8230; permette?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Non permetto un corno! \u2014 gli gridai. \u2014 Mi si levi dai piedi! Ha letto l&#8217;avviso?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Sissignore, appunto per questo&#8230; Se mi volesse spiegare &#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Non ho nulla da spiegarle! Non ho pi\u00f9 tempo da perdere con lei! Via! Vuole le sue carte, i suoi documenti? Venga, entri, prenda e se ne vada!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Sissignore &#8230; ecco, ma se volesse dirmi almeno che cosa \u00e8 accaduto? &#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sperando di farlo schizzar per aria, polvere, come per una cannonata a bruciapelo, gli urlai in faccia:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; La guerra!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimase l\u00ec impassibile, come se non gli avessi detto nulla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; La guerra? Che guerra?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Me lo tolsi davanti con uno strappo violento; entrai nello studio, sbattendogli la porta in faccia; e, buttandomi sui divano, corsi con gli occhi alle ultime notizie dei giornali, se finalmente la dichiarazione di guerra era avvenuta, se gli ambasciatori d&#8217;Austria e di Germania erano partiti da Roma, se c&#8217;erano gi\u00e0 i primi fatti d&#8217;armi per mare o alla frontiera. Nulla! ancora nulla! E fremevo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Ma come? ma come? \u2014\u00a0 dicevo. \u2014\u00a0 Che s&#8217;aspetta? E che aspettano ancora questi signori ambasciatori, dopo le sedute solenni della Camera e del Senato e il delirio di tutto un popolo che da tanti giorni grida per le vie di Roma guerra, guerra! Son diventati sordi? ciechi? L&#8217;albagia tedesca, la tracotanza austriaca dove sono pi\u00f9? Quattro, cinque volte, nei giornali del mattino, nei giornali del pomeriggio, in quelli della sera s&#8217;\u00e8 loro annunziato che i treni speciali sono pronti per essi. Niente. Sordi. Ciechi. E intanto a Trieste, a Fiume, a Pola, in tutto il Trentino si fa scempio e strazio dei nostri fratelli che ci aspettano; e noi li abbiamo lasciati partire protetti e tranquilli, i signori sudditi austriaci e tedeschi!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre cos\u00ec pensavo, fremendo, m&#8217;avvenne di levar gli occhi dal giornale, e che vidi? lui, quei petulante, quell&#8217;insoffribile personaggio, ch&#8217;era entrato non so come, non so donde, e se ne stava pacificamente seduto su una poltroncina presso una delle due finestre che guardano sul mio giardinetto, tutto ridente e squillante, in quei giorni d\u00ec maggio, di rose gialle, di rose bianche, di rose rosse e di garofani e d\u00ec gerani &#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;ombra che veniva lenta e stanca dopo quei lunghissimi afosi pomeriggi estivi e m\u2019invadeva a poco a poco la stanza, recando come una mestizia di frescura, un rammarico di lontane dolcezze perdute, io per\u00f2 da alcuni giorni non mi sentivo pi\u00f9 solo. Qualcosa brulicava in quell\u2019ombra, in un angolo della mia stanza. Ombre nell&#8217;ombra, che seguivano commiseranti la mia ansia, i miei abbattimenti, i miei scatti, tutta la mia <sup>\u00a0<\/sup>passione, da cui forse eran nate o cominciavano ora a nascere. Mi guardavano, mi spiavano. Mi avrebbero guardato tanto, che alla fine per forza, mi sarei voltato verso di loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con chi potevo io veramente comunicare, se non con loro, in un momento come quello? E mi accostai a quell&#8217;angolo, e mi forzai a discernerle a una a una, quelle ombre nate dalla mia passione, per mettermi a parlare pian piano con esse.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(da <em>Il\u00a0Giornale di Sicilia, <\/em>17-18 agosto 1915)<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<strong>La sua <\/strong><strong>opera<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00abSi <em>nasce alla vita in tanti modi, si nasce anche <\/em><em>personaggi!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Il sentimento del contrario: II saggio sull&#8217;umorismo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/umorismo_cover.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22886\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/umorismo_cover.jpg\" alt=\"umorismo_cover\" width=\"133\" height=\"200\" \/><\/a>Nella pausa creativa che dal 1904 al 1908 trova Pirandello intento a dare ordine al suo castello raziocinante, si colloca tra gli altri il <em>Saggio sul<\/em><em>l&#8217;umorismo <\/em>(1908). Riteniamo importante, per comprendere l&#8217;opera pirandelliana, questa sorta di summa ideologica, posta com&#8217;\u00e8 al centro d&#8217;una maturazione e di una crescita letteraria che proprio in questi anni toccava vertici gi\u00e0 elevati (del 1904 \u00e8 la pubblicazione de \/\/ <em>fu Mattia Pascal). <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo saggio Pirandello da lucida spiegazione di quel sentimento del contrario o coscienza della contraddizione che nasce tra la vita e la forma, tra l&#8217;anelito ad una pienezza e ad una libert\u00e0 del vissuto e le costrizioni dei ruoli che vuoi la societ\u00e0, vuoi i doveri e le colpe c&#8217;impongono. \u00ab&#8230; <em>la tristizia degli uomini si deve spesso alla tristezza della vita, ai mali di cui essa \u00e8 piena e che non tutti sanno o possono sopportare; induce a riflettere che la vita, non avendo fatalmente per la ragione umana un fine chiaro e determinato, bisogna che, per non brancolar nel vuoto, ne abbia uno particolare, fittizio, illusorio, per ciascun uomo, o basso o alto<\/em>\u00bb <em>(L&#8217;umorismo).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste finzioni nelle quali l&#8217;uomo crede di realizzarsi pienamente sono poste in crisi dall&#8217;intervento della riflessione che le smaschera e le scopre giustapposte quali sono veramente. Il comico, ch&#8217;\u00e8 l&#8217;avvertimento del contrario, si trasforma cos\u00ec in umorismo, che altro non \u00e8 se non la \u00abdrammatizzazione del comico\u00bb. Pirandello ce ne da fulgida dimostrazione nell&#8217;esempio della vecchina imbellettata oltre misura, il cui voler essere altro da quello che realmente \u00e8, non pu\u00f2 non suscitare, in un primo tempo, il riso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Ma se ora interviene <\/em><em>in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse nessun piacere a pararsi cos\u00ec come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perch\u00e9 pietosamente si inganna, che parata cos\u00ec, nascondendo cos\u00ec le sue rughe e le canizie, riesca a trattenere a s\u00e9 l&#8217;amore del marito pi\u00f9 giovane di lei, ecco che io non posso pi\u00f9 riderne come prima, perch\u00e9 appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento o piuttosto pi\u00f9 addentro; da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario.<\/em>\u00bb <em>(L&#8217;umorismo).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Troviamo cos\u00ec in questa sistemazione del pensiero pirandelliano i due elementi portanti della sua opera: il desiderio profondo della vita, e la coscienza del vivere. La tumultuosa adesione alle illusioni ed alle fittizie messe in scena dell&#8217;esistenza e la persuasione cosciente del sentirsi vivere. Nel <em>Saggio sull&#8217;umorismo <\/em>sono quindi in un certo senso codificate quelle tensioni vitali che possiamo ritrovare nell&#8217;affollata umanit\u00e0 dell&#8217;intera opera pirandelliana.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Le \u00abNovelle per un anno\u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/novelle_cover.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22887\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/novelle_cover.jpg\" alt=\"novelle_cover\" width=\"122\" height=\"200\" \/><\/a>II corpus delle novelle offre da s\u00e9 un panorama umano caleidoscopico ed affascinate. Esse ci presentano una tale variet\u00e0 di casi da rendere del tutto inutile la ricerca di una loro organica unit\u00e0. I molteplici aspetti che ci riservano sono equiparabili agli innumerevoli mondi che ciascuno di noi porta con s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella prima stagione della novellistica (1895-1902), l&#8217;autore sembra quasi registrare quei casi umani il cui comun denominatore \u00e8 la sofferenza. I luoghi in cui essi trovano svolgimento sono essenzialmente Roma e la Sicilia, due ambienti naturali che presto per\u00f2 assumono una loro ben precisa valenza sociale: da una parte la Roma borghese, dall&#8217;altra la Sicilia popolana. Il dramma di questa ambivalenza \u00e8 la disperata vicenda di Annicchia Marullo <em>(La balia).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giunta a Roma dalla Sicilia per far da balia in un&#8217;agiata famiglia, sperimenter\u00e0 l&#8217;incomprensione e l&#8217;incomunicabilit\u00e0 tra due mondi non solo diversi ma anche disarticolati. La sua prima uscita in una Roma ai suoi occhi grande e quasi fagocitante \u00e8 la inconsapevole presa di coscienza di un destino: \u00ab<em>Rientr\u00f2 in casa, da quella prima passeggiata, stordita, quasi vacillante, con gli orecchi che le ronzavano, come se fosse stata in mezzo ad un tumulto ed avesse faticato tanto ad uscirne. E si senti di gran lunga, di gran lunga pi\u00f9 lontana dal suo paese, come non si sarebbe mai immaginato, e quasi sperduta in un altro mondo che non le pareva ancor vero\u00bb (La balia). <\/em>Annicchia sar\u00e0 vittima della propria innocenza ed inferiorit\u00e0 sociale, raggirata dall&#8217;altrui ipocrisia e spietatezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo mondo sofferto, persino la morte sembra un&#8217;inutile scelta, una protesta che non coglie il segno. Cos\u00ec \u00e8 per Cesarino Brei ed il fratellino Nini <em>(In silenzio), <\/em>il loro suicidio non pu\u00f2 apparire che inutile e superfluo di fronte all&#8217;ingiustizia della vita. Manca ancora all&#8217;uomo pirandelliano proprio la coscienza che il dramma della vita non \u00e8 da ricercarsi nelle ingiustizie umane o sociali, bens\u00ec nella vita stessa. Emerge per\u00f2 sin d&#8217;ora il senso della disperata condizione umana per cui la vita \u00e8 \u00ab<em>&#8230;a lampi e a cantonate&#8230; ogni tanto, un <\/em><em>lampo; ma per veder che cosa? Una cantonata. <\/em>\u00bb <em>(Notizie dal mondo).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle novelle dei primi anni del secolo viene delineandosi il tema della <em>parte <\/em>che ciascuno dentro la societ\u00e0 assume o si vede obbligato ad assumere. E&#8217; questa forma la maschera dietro la quale nascondersi per vivere cos\u00ec una vita di sole apparenze, come per Carlino Sgro in <em>Tirocinio, <\/em>oppure l&#8217;incancellabile marchio dell&#8217;infamia e della colpa da cui non si riesce ad uscire. Diego Bronner (nella novella <em>E due!) <\/em>subisce questa classificazione sociale. Ha sbagliato, ha pagato alla societ\u00e0 il suo errore ma ci\u00f2 non \u00e8 stato sufficiente: \u00e8 e sar\u00e0 per sempre \u00abun colpevole\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non basta! Spettatore impotente di un suicidio ne rimane talmente colpito che, vittima di quell&#8217;evento, si uccide anche egli gettandosi da un ponte come aveva visto fare a chi l&#8217;aveva preceduto. \u00abE due!\u00bb dice tra s\u00e9. E\u2019 la matematica disperata dell&#8217;assurdo; la vita corrosa ed in ultimo spezzata dalla crudelt\u00e0 di una forma insostenibile e quindi soffocante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217;, infine, nelle novelle della seconda stagione (dal 1908 in poi) che il protagonista pirandelliano acquista coscienza di s\u00e9 e del proprio dramma. Avviene in queste novelle la sapiente fusione tra l&#8217;elemento ideologico e quello narrativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sentirsi oggetto del tradimento della vita: \u00e8 questa persuasione la nuova emblematica coscienza dei personaggi pirandelliani. \u00ab<em>Ma che vuoi dire, <\/em>\u2014 sostiene il protagonista de <em>La trappola <\/em>\u2014 <em>darsi una realt\u00e0, se non fissarsi in un sentimento, rapprendersi, irrigidirsi, incrostarsi in esso? E dunque, arrestare in noi il perpetuo movimento vitale, far di noi tanti piccoli e miseri stagni in attesa di putrefazione, mentre la vita \u00e8 flusso continuo, incandescente di indistinto&#8230; La vita \u00e8 il vento, la vita \u00e8 il mare, la vita \u00e8 il fuoco; non la terra che si incrosta e assume forma. Ogni forma \u00e8 la morte.<\/em>\u00bb<em> (La trappola).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora la forma (cio\u00e8 la <em>parte), <\/em>con in pi\u00f9 la coscienza del doverla subire. Tutto allora \u00e8 relativo, non esiste alcuna realt\u00e0 se non quella che ci diamo noi. Il dolore della vita, questa condanna del perenne non-essere trova emblematica rappresentazione nella storia della signora Leuca, la cui parte \u00e8 una quasi serena rassegnazione nei\u00a0 confronti della vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>La vita? Eh gi\u00e0, proprio <\/em><em>quella la vita: una vergogna da non potersi nemmeno confessare; una miseria da compatire cos\u00ec., <\/em><em>stringendo le spalle e socchiudendo gli occhi, o <\/em><em>spingendo su su il mento come fosse anche un <\/em><em>ben duro e amaro boccone da ingozzare. E che <\/em><em>cos&#8217;era allora questa che da undici anni lei, la signora Leuca, viveva qua in questa sua casa monda e schiva, con le discrete visite di tanto in tanto delle sue buone amiche del patronato di beneficenza e del dotto parroco di Sant&#8217;Agnese e di quel bravo signor Ildebrando l&#8217;organista?<\/em>\u00bb<em> (Pena di <\/em><em>vivere cos\u00ec).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una domanda quest&#8217;ultima che non trova risposta. E&#8217; mai possibile che il vivere possa coincidere con il suo opposto? Che la vita cui si aggrappa sia appiglio vano trasformantesi nella coscienza della sua illusoriet\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>I romanzi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Mattia_Pascal_cover.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22888\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Mattia_Pascal_cover.jpg\" alt=\"Mattia_Pascal_cover\" width=\"123\" height=\"200\" \/><\/a>II vivere ed il non vivere, l&#8217;esserci ed il non esserci, sono l&#8217;inconsueta esperienza di Mattia Pascal, che privato della vita, di fronte al proprio \u00absuicidio\u00bb inventa una nuova esistenza. E&#8217; la trovata, per molti versi geniale, de <em>II fu Mattia Pascal, <\/em>che pubblicato nel 1904 segue la precedente uscita di altri due romanzi, <em>L&#8217;esclusa <\/em>e \/\/ <em>turno. <\/em>In questi, come ne <em>I vecchi e i giovani <\/em>(1909), Pirandello \u00e8 mosso da quella tensione, gi\u00e0 evidenziata per la prima stagione novellistica, di riprendere una umanit\u00e0, una societ\u00e0 dentro la sua sofferenza e disillusione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne <em>II fu Mattia Pascal <\/em>questo stadio \u00e8 superato e l&#8217;umorismo pirandelliano opera gi\u00e0 distesamente. Mattia Pascal, angariato da una vita opprimente, si trova graziato dalla scoperta del proprio \u00absuicidio\u00bb. La nuova esistenza come Adriano Meis, in un primo tempo scevra d&#8217;ogni vincolo, lo ritrova poi di fronte alla realt\u00e0 della propria nullit\u00e0 ed impotenza: \u00ab<em>&#8230;i morti non debbono pi\u00f9 mo<\/em><em>rire ed io s\u00ec: io sono ancora vivo per la morte e <\/em><em>morto per la vita<\/em>\u00bb<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ritorno alla primigenia identit\u00e0, frutto di un \u00absecondo suicidio\u00bb, lo ritrover\u00e0 fuori della vita e si riveleranno allora dense di significato le parole del vecchio Anselmo Paleari: \u00ab<em>A noi uomini &#8230; <\/em><em>nascendo, \u00e8 toccato un tristo privilegio: quello di <\/em><em>sentirci vivere, con la bella illusione che ne risulta: <\/em><em>di prendere cio\u00e8 come una realt\u00e0 fuori di noi que<\/em><em>sto nostro interno sentimento della vita, mutabile e vario, secondo i tempi, i casi e la fortuna.<\/em>\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u00abgran mercantessa di vetri colorati\u00bb ch&#8217;\u00e8 l&#8217;illusione, porter\u00e0 alla <em>pazzia <\/em>dell&#8217;incoerenza assoluta un altro grande protagonista dell&#8217;opera pirandelliana, quel Vitangelo Moscarda che in <em>Uno, nessu<\/em><em>no, centomila <\/em>sfida la vita e le sue apparenze vedendosi cos\u00ec confinato, privato di tutto, in un ospizio, dove sembra aver raggiunto quella forma perfetta, ch&#8217;\u00e8 la solitudine di chi vive fuori della vita: \u00ab<em>Muoio ogni attimo, io, e rinasco nuovo e senza <\/em><em>ricordi: vivo e intero, non pi\u00f9 in me, ma in ogni cosa fuori<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il banale accadimento (il naso storto) che lo rende cosciente d&#8217;essere per s\u00e9 ci\u00f2 che non \u00e8 per gli altri, \u00e8 l&#8217;inizio della china verso l&#8217;incapacit\u00e0 a ritrovarsi se non nell&#8217;astrazione del fuori di s\u00e9. Vitangelo Moscarda \u00e8 gi\u00e0 un personaggio della grande stagione drammaturgica pirandelliana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abI pi\u00f9 accreditati santoni della narrativa ottocentesca s&#8217;erano industriati a costruire il loro personaggio <em>pezzo <\/em>per <em>pezzo. <\/em>Egli (Pirandello) quel personaggio si sarebbe \u00abdivertito\u00bb a smontarlo, con umorismo ed ironia crudele, di chi vede l&#8217;uomo inghiottito dall&#8217;ombra che lo segue dappresso. Non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;uomo&#8230; come in Mattia Pascal, che ha ceduto l&#8217;ombra, bens\u00ec l&#8217;ombra che ha perduto l&#8217;uomo: ombre vane spettrali, in cerca di un corpo. I Sei personaggi sono gi\u00e0 silenziosamente in marcia per raggiungere il palcoscenico del loro teatro \u00bb. (2)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Pirandello_cover.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22889\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Pirandello_cover.jpg\" alt=\"Pirandello_cover\" width=\"135\" height=\"200\" \/><\/a>Ad ingigantire questo incedere verso la stagione teatrale, culmine di tutta l&#8217;opera pirandelliana, aveva gi\u00e0 contribuito il romanzo <em>Quaderni di Se<\/em><em>rafino Gubbio operatore, <\/em>pubblicato nel 1915 col titolo di <em>Si gira. <\/em>Serafino Gubbio svolge la professione di operatore presso la casa cinematografica Kosmograph; il suo lavoro lo pone nella condizione di coscientizzare una dimensione del tutto marginale nei confronti di una vita che va rivelando la sua relativit\u00e0: \u00abSono <em>operatore. Ma ve<\/em><em>ramente, essere operatore, nel mondo in cui vivo e di cui vivo, non vuoi mica dire operare. Io non opero nulla&#8230; Un signore venuto a curiosare, una volta mi domand\u00f2: \u2014 Scusi non si \u00e8 ancora trovato il modo di far girare la macchinetta da s\u00e9? &#8230; era malizioso. Perch\u00e9 con quella domanda voleva dirmi: <\/em>\u2014 <em>Siete proprio necessario voi? Che <\/em><em>cosa siete voi? Una mano che gira la manovella<\/em>\u00bb<em>. <\/em>Essere l&#8217;impassibile mano che gira la manovella \u00e8 dunque la condizione di Serafino, il quale proietter\u00e0 anche nella vita questo marginalismo. Egli \u00abosserva\u00bb infatti, nel suo vivere, un mondo le cui passioni, vere o presunte non lo scuotono se non raramente dalla sua poltrona di spettatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II crollo delle ultime certezze, il constatare la fine di un mondo cui dalla giovinezza era rimasto molto legato, sar\u00e0 il colpo definitivo, la spinta fatale verso il baratro dell&#8217;estraneit\u00e0 assoluta. Dopo le ultime disillusioni lo stato d&#8217;animo di Serafino \u00e8 quello di colui che ha perso ogni riferimento e vive nel vuoto. La parabola sta per completarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ultimo tratto del romanzo Serafino gira, dentro una gabbia, solo con l&#8217;attore protagonista, la scena dell&#8217;uccisione di una tigre. Ma la realt\u00e0 della vita entra di viva forza dentro \u00abl&#8217;irreale realt\u00e0\u00bb del canovaccio cinematografico. Reso folle dalla passione, Nuti, l&#8217;attore protagonista, spara non alla tigre, bens\u00ec alla Nestoroff, la prima attrice, che assisteva all&#8217;azione scenica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quasi in una nemesi passionale, il Muti stesso viene sbranato dalla tigre, finita a sua volta da un provvidenziale colpo di pistola. Mentre in pochi attimi-secondi la situazione precipita, Serafino Gubbio continua impassibile a girare: \u00ab<em>&#8230;fui tratto indietro strap<\/em><em>pato dalla gabbia con la manovella della macchinetta cos\u00ec serrata nel pugno, che non fu possibile in prima strapparmela. Non gemevo, non gridavo: la voce, dal terrore, mi s&#8217;era spenta in gola, per sempre<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mutismo pi\u00f9 assoluto, nel suo \u00absilenzio di cosa\u00bb Serafino Gubbio giunge all&#8217;ultima tappa del suo cammino dentro l&#8217;illusoriet\u00e0 della vita. Questo viaggio \u00e8 in parte comune anche al suo autore. \u00abDi fronte alla ormai scoperta e irreversibile condanna dell&#8217;uomo, questo romanzo \u00e8 precisamente la radiografia della poetica pirandelliana, il suo evolvere da un atteggiamento di partecipazione attiva al dramma delle sue creature a un atteggiamento di pura contemplazione\u00bb. (3)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con Serafino Gubbio e Vitangelo Moscarda, Pirandello \u00e8 ormai giunto alle soglie della sua pi\u00f9 straordinaria stagione creativa, i <em>Sei personaggi <\/em>stanno per entrare in teatro alla ricerca d&#8217;un autore.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Il teatro<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Pirandello_teatro.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22890\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Pirandello_teatro.jpg\" alt=\"Pirandello_teatro\" width=\"170\" height=\"200\" \/><\/a>Tutta l&#8217;opera di Pirandello giunge alla sua esaltazione nel teatro. La stagione teatrale testimonia l&#8217;avvenuta maturazione della coscienza pirandelliana che in tante opere, anche grandi, era andata crescendo. Escludendo i primi lavori da <em>La morsa <\/em>(1898) a \/\/ <em>dovere del medico <\/em>(1911), possiamo dire che il momento magico del teatro pirandelliano inizia con <em>All&#8217;uscita <\/em>(1916) e <em>Cos\u00ec \u00e8 (se vi pare) <\/em>(1917), parabole, come le chiama l&#8217;autore, in cui non esiste ancora dialettica tra la tragica condizione umana e la coscienza raziocinante del suo esistere. Generatasi questa dialettica ecco allora nascere il grande teatro di cui Pirandello \u00e8 il Poeta. Da \/\/ <em>berretto a sonagli <\/em>a <em>Il gioco delle <\/em><em>parti; <\/em>da <em>Ma non \u00e8 una cosa seria <\/em>a <em>La vita che ti <\/em><em>diedi, <\/em>per citarne solo alcune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; per\u00f2 nei <em>Sei personaggi in cerca d&#8217;autore e <\/em><em>nell&#8217;Enrico IV <\/em>che Pirandello tocca i punti pi\u00f9 elevati del suo creare. I <em>sei personaggi <\/em>ricercano un autore che dia loro la possibilit\u00e0 di svolgere quel dramma per cui sono \u00abnati\u00bb; Enrico IV, essendogli venuta meno la forza di rappresentare sul palcoscenico della vita il proprio dramma di uomo autentico, accetta la \u00abbollatura\u00bb di chi lo vuole pazzo, recitando a s\u00e9 stesso ed agli altri la propria <em>pazzia <\/em>cosciente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi i poli culminanti dell&#8217;iceberg pirandelliano. Da un lato sei figure, o meglio sei ombre la cui realt\u00e0 appare a volte pi\u00f9 cruda, pi\u00f9 solidamente ingenerata rispetto a chi, uomo, vive la labilit\u00e0 temporale. Dall&#8217;altro un uomo, ormai ombra a se stesso, la cui vita diviene lucida <em>pazzia <\/em>per sfuggire la normalit\u00e0 ipocrita di chi giudica senza piet\u00e0 l&#8217;altrui vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su di un palcoscenico \u00absenza quinte n\u00e9 scena, quasi al buio e vuoto\u00bb, durante le prove de \/\/ <em>gio<\/em><em>co delle parti <\/em>(la commedia di un certo Pirandello), si materializzano sei personaggi introdotti non si sa come da un usciere. Approdano al palcoscenico dalle nebbie fumigose della cerebralit\u00e0 coronarica d&#8217;un autore che non ha saputo dar loro una rappresentabilit\u00e0. \u00abNati\u00bb per il dramma, vivono la tragica sospensione della bonaccia atemporale dell&#8217;irrappresentabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Padre, la Madre, la Figliastra, il Figlio, i due Bambini, giungono con la loro angoscia ad un palcoscenico: loro, nati personaggi, cercano un autore. Il Padre: \u00ab <em>&#8230;l&#8217;autore che ci cre\u00f2, vivi, non <\/em><em>volle poi, o non pot\u00e8 materialmente, metterci al <\/em><em>mondo dell&#8217;arte. E fu un vero delitto, signore, perch\u00e9 chi ha la ventura di nascere personaggio vivo, pu\u00f2 ridersi anche della morte. Non muore pi\u00f9! Morr\u00e0 l&#8217;uomo, lo scrittore, strumento della creazione; la creatura non muore pi\u00f9! E per vivere eterna non ha neanche bisogno di straordinarie doti o di compiere prodigi. Chi era Sancho Panza? Chi era Don Abbondio? Eppure vivono eterni, perch\u00e9 <\/em>\u2014 <em>vivi germi <\/em>\u2014 <em>ebbero la ventura di trovare <\/em><em>una matrice feconda, una fantasia che li seppe<\/em> <em>allevare e nutrire, far vivere per l&#8217;eternit\u00e0!<\/em> Il capocomico:<em> Tutto questo va benissimo! Ma che co<\/em><em>sa vogliono loro qua? <\/em>Il padre:<em> Vogliamo vivere, <\/em><em>signore!<\/em> \u00bb (Sei personaggi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/sei-personnaggi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22891\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/sei-personnaggi.jpg\" alt=\"sei personnaggi\" width=\"140\" height=\"200\" \/><\/a>Di fronte allo sdegno incredulo del capocomico e degli attori si pone l&#8217;anelante caparbiet\u00e0 dei personaggi. \u00abNell&#8217;azione si fronteggiano in un rapporto complesso due gruppi: gli \u00abattori\u00bb ed i \u00abpersonaggi\u00bb. Gli attori sono uomini che si presentano come maschere. Essi stanno provando una commedia e pur apparendo al pubblico in abiti quotidiani, con un palcoscenico aperto e privo di allestimenti, come in un episodio di vita reale, denunciano la propria essenza di forme vuote che ricevono i contenuti dai personaggi interpretati (realt\u00e0 della finzione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I \u00abpersonaggi\u00bb sono maschere che si presentano come uomini. Mossi da un impulso vitale ancora indifferenziato, sono figure fantastiche ma vere, passioni immaginarie ma autentiche, che fanno irruzione nella realt\u00e0 del palcoscenico, chiedendo imperiosamente di assumere una forma in cui esprimersi e atteggiandosi come attori che recitano una parte (finzione della realt\u00e0). (4)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; il teatro nel teatro, l&#8217;azione senza intreccio di un dramma che pur tende nella sua irrisolvibilit\u00e0 ad una ipotetica catarsi. Le prime resistenze del capocomico e degli attori sono vinte, anch&#8217;essi risucchiati dentro il gorgo mulinante del dramma da rappresentarsi. Soprattutto la figliastra pare fremere pi\u00f9 d&#8217;ogni altro: \u00ab<em>Senta per favore: ce<\/em> <em>lo faccia rappresentare subito, questo dramma, perch\u00e9 vedr\u00e0 che ad un certo punto io&#8230; io pren<\/em><em>der\u00f2 il volo! Sissignore! prender\u00f2 il volo! il volo<\/em>!\u00bb (<em>Sei personaggi<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendere il volo, liberarsi d&#8217;una tragica \u00abvita\u00bb senza soluzione, per affidarla al palcoscenico, il luogo dove si gioca a fare sul serio. Ecco allora dipanarsi tra svenimenti ed alterchi la vicenda delle sei apparizioni, ora sin troppo reali. Il capocomico prima spazientito ne \u00e8 poi irretito. Si ritira col Padre per stendere un primo canovaccio; rientra, affida le parti ed ecco di nuovo frapporsi tra rappresentazione e realt\u00e0 l&#8217;ingovernabile scontro degli attori con i personaggi. Da una parte chi vuoi rappresentare un dramma, dall&#8217;altra chi vuoi vivere perch\u00e9 nato per questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl padre<em>. <\/em>&#8230;<em>Perch\u00e9 \u2014 veda \u2014 qua per lei e per i <\/em><em>suoi attori si tratta soltanto \u2014 ed \u00e8 giusto \u2014 del <\/em><em>loro giuoco&#8230; il giuoco della loro arte, che deve <\/em><em>dare appunto \u2014 come dice il signore \u2014 una perfetta illusione di realt\u00e0&#8230; Ora se lei pensa che noi come noi non abbiamo altra realt\u00e0 fuori di questa <\/em><em>illusione!&#8230; Ma s\u00ec, signori! Quale altra? Quella che <\/em><em>per loro \u00e8 un&#8217;illusione da creare, per noi \u00e8 invece l&#8217;unica nostra realt\u00e0. Ma non soltanto per noi, del resto, badi! Ci pensi bene. Mi sa dire chi \u00e8 lei?<\/em> Il capocomico.<em> Come, chi sono? \u2014 Sono\u00a0 io!&#8230;<\/em> Il padre.<em> Un personaggio, signore, pu\u00f2 sempre<\/em> <em>domandare a un uomo chi \u00e8. Perch\u00e9 un perso<\/em><em>naggio ha veramente una vita sua, segnata di caratteri suoi, per cui \u00e8 sempre \u00abqualcuno\u00bb. Mentre un uomo <\/em>\u2014 <em>non dico lei, adesso <\/em>\u2014 <em>un uomo <\/em><em>cosi in genere, pu\u00f2 non essere \u00abnessuno\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;illusoriet\u00e0 di una realt\u00e0 immutabile di fronte ad una realt\u00e0 che muta ed \u00e8 per questo illusoria. Il personaggio che \u00e8, e l&#8217;uomo che non riesce ad affermare il proprio essere. E&#8217; questo l&#8217;altro iter drammatico che si va a sovrapporre agli altri dentro una scena spoglia eppur turgida di sentimenti e di tensione raziocinante. Manca una trama? Mancano i fatti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Ma un fatto \u00e8 come un sacco: vuoto non si <\/em><em>regge. Perch\u00e9 si regga bisogna prima farci entrar <\/em><em>dentro la ragione ed i sentimenti che lo han determinato\u00bb. <\/em>Di sentimenti, di spirito raziocinante i sei personaggi traboccano. La loro forza evocativa compir\u00e0 persino un altro \u00abmiracolo\u00bb. Quasi dal nulla, evocata apparentemente da qualche cappellino, piomber\u00e0 entro la sala Madama Pace, equivoca commerciante, \u00ab<em>megera d&#8217;enorme grassezza, con una pomposa parrucca di lana colar carota e una rosa fiammante da un lato<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle reiterate domande di stupore degli attori, alle accuse pi\u00f9 o meno velate di teatralismo, il Padre risponde quasi sdegnato: \u00ab <em>Ma scusino! Perch\u00e9 vogliono guastare, in nome d&#8217;una verit\u00e0 volgare, di fatto, questo prodigio di una realt\u00e0 che nasce, evocata, attratta, formata dalla stessa scena, e che ha pi\u00f9 diritto di vivere qui, che loro; perch\u00e9 assai pi\u00f9 vera di loro? Quale attrice fra loro rifar\u00e0 poi Madama Pace? Ebbene: Madama Pace \u00e8 quella! Mi concederanno che l&#8217;attrice che la rifar\u00e0, sar\u00e0 meno vera di quella che \u00e8 lei in persona! \u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Pirandello_Enrico_IV.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22893\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Pirandello_Enrico_IV.jpg\" alt=\"Pirandello_Enrico_IV\" width=\"136\" height=\"200\" \/><\/a>La realt\u00e0 della scena si \u00e8 sovrapposta ancora una volta alla realt\u00e0 della vita. L&#8217;illusione diviene reale, la realt\u00e0 appare fragile come l&#8217;illusione. I sei personaggi continuano con assoluta fedelt\u00e0 la loro tragedia. Perseguono la rappresentazione del loro sentimento: il rimorso per il Padre, la vendetta per la figliastra, lo sdegno per il Figlio, il dolore per la Madre. I due figlioletti sono allo stato puro delle mute ombre, \u00abpresenze\u00bb che genereranno il culmine del dramma. Il bambino di fronte alla sorellina affogata si sparer\u00e0. La detonazione creer\u00e0 il panico: finzione? realt\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa prima attrice. <em>E&#8217; morto! Povero ragazzo! <\/em><em>E&#8217; morto! Oh che cosa!<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo attore. <em>Ma che morto! Finzione! finzione! Non ci creda!&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il padre. <em>Ma che finzione! Realt\u00e0, realt\u00e0 signo<\/em><em>ri! realt\u00e0! <\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fissit\u00e0 reale della \u00abvita\u00bb d&#8217;un personaggio non pu\u00f2 essere che finzione per l&#8217;uomo che vive il fluire della vita. Il palcoscenico pu\u00f2 ospitare solo l&#8217;illusoriet\u00e0, per quanto accreditata e seria, del personaggio che l&#8217;attore interpreta in un serio giuoco d&#8217;arte. Quello che \u00e8 finzione per gli attori e per il capocomico, che ultimo fuggir\u00e0 da quelle rinascenti ombre, \u00e8 la tragica realt\u00e0 del personaggio. Giunta la tragedia al suo epilogo eccoli di nuovo sulla scena: vivi perch\u00e9 dentro la tragica fissit\u00e0 del loro dramma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i fatti ed i personaggi Pirandello inserisce, come elemento esplodente, la dialettica, che opera la deflagrazione totale del suo teatro in cui i personaggi si ritrovano soli, ombre vagolanti, private di ogni punto fermo, eternamente fissate nel loro dramma. Si gioca ormai a carte scoperte. Persino all&#8217;autore sfugge la sua creazione. I personaggi vivono nella loro solitudine il dramma di una ricerca. Di fronte a queste maschere nude si opera la deflagrazione di ogni convenzione teatrale tradizionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;inizio dei <em>Sei personaggi in cerca d&#8217;autore, <\/em>il pubblico \u00e8 di fronte ad un palcoscenico vuoto, chiamato ad assistere alla crescita d&#8217;una commedia nel suo farsi tale. Nel corso delle \u00abprove\u00bb ecco l&#8217;imprevedibile: dal fondo della sala avanzano sei personaggi. Inizia una tragedia ingovernabile, di cui nessun autore \u00e8 l&#8217;ideatore: \u00e8 il dramma di chi l&#8217;autore non ha. Il sovvertimento dei canoni tradizionali \u00e8 gi\u00e0 drastico eppure si radicalizzer\u00e0 al termine di una rappresentazione in cui tutto \u00e8 \u00absaltato\u00bb. Non pi\u00f9 logiche conseguenze, non finali a sorpresa ma, comunque, ad ogni buon conto, finali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Restano le ombre di personaggi senza tempo perch\u00e9 fuori dal tempo. Resta la contemplazione di una vita, quella di tutti, multiforme ed illusoria, il cui significato ci sfugge, tanto da essere costretti a contemplarne il contraddittorio svolgersi. I personaggi cercano un autore, l&#8217;uomo cerca un senso alla vita. Pirandello rivoluziona certo il teatro, ponendo in questo modo chi vi assiste di fronte ad una possibilit\u00e0 di verifica, di giudizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2 non pensare a questo proposito a Brecht, anche se i due drammaturghi, al di l\u00e0 delle tecniche in parte similari, sono parecchio diversi. L&#8217;autore tedesco, infatti, propone un messaggio al proprio pubblico per giungere con lui alla realizzazione di una diversa qualit\u00e0 di vita. Il suo teatro, la sua proposta sono essenzialmente politici, perch\u00e9 sono l&#8217;effetto di chi crede ad un cambiamento della societ\u00e0 ed usa del teatro per smascherare le doppiezze, le ambiguit\u00e0, le storture e giungere poi a scardinarle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pirandello non ha alcuna proposta da fare. La societ\u00e0 c&#8217;\u00e8 ma \u00e8 in secondo piano, prima viene l&#8217;uomo con la sua tragedia. Egli pone di fronte allo spettatore un teatro in cui la vita \u00e8 spoglia, nessuna delle sue illusone propriet\u00e0 \u00e8 celata. Le maschere del suo teatro sono nude<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II personaggio in crisi \u00e8 l&#8217;emblema del teatro pirandelliano. In un mondo in cui l&#8217;uomo si trova schiacciato dalle <em>parti <\/em>che volente o nolente \u00e8 costretto a sostenere, coloro che si possono vantare d&#8217;averne una ed anzi in essa solamente vivono, non riescono a rappresentarla. Al centro dell&#8217;opera pirandelliana \u00e8 la coscienza critica della crisi dell&#8217;uomo, e dentro il mondo teatrale questa crisi \u00e8 vissuta dal <em>personaggio.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 un altro scenario a far da sfondo ad una singolare tragedia, \u00e8 la stanza di una villa arredata in modo tale da parere la sala del trono di Enrico IV. Qui vive la propria <em>pazzia <\/em>chi, ritenendosi appunto Enrico IV, agisce ed opera di conseguenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un apparato di costumi ed addetti alimenta la sua immedesimazione nella speranza d&#8217;alleviare gli effetti della malattia, nonch\u00e9 di guarirla. Causa di questa <em>pazzia, <\/em>una caduta da cavallo durante una festa mascherata in cui l&#8217;allora giovane sosteneva la parte del re tedesco. Lo incontriamo allorch\u00e9 Donna Matilde Spina, sua figlia Frida, l&#8217;amante Tito Belcredi ed un dottore, accompagnati dal conte di Nolli, vengono a fargli visita. Il dottore spera infatti di guarirlo grazie soprattutto all&#8217;aiuto di Matilde, la donna inutilmente amata dal protagonista prima della <em>pazzia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accade per\u00f2 l&#8217;inimmaginabile. Le parti cos\u00ec chiaramente distribuite paiono improvvisamente capovolgersi. Enrico IV svela ai suoi finti scudieri esser svanita da tempo la sua <em>pazzia. \u00abNon capisci? Non vedi co<\/em><em>me li concio, come me li faccio comparire davanti, buffoni spaventati! E si spaventano solo di questo, oh: che stracci loro addosso la maschera buffa e li scopra travestiti; come se non li avessi costretti io stesso a mascherarsi, per questo mio gusto qua, di fare il pazzo! &#8230;Ma dite un po&#8217;, si pu\u00f2 star quieti a pensare che c&#8217;\u00e8 uno che si affanna a persuadere gli altri che voi siete come vi vede lui, a fissarvi nella stima degli altri secondo il giudizio che ha fatto di voi? <\/em>\u2014 \u00ab<em>Pazzo<\/em>\u00bb \u00ab<em>paz<\/em><em>zo\u00bb! <\/em>\u2014 <em>Non dico ora che lo faccio per ischerzo! Prima, prima che battessi la testa cadendo da cavallo&#8230;<\/em>\u00bb <em>(Enrico IV).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Pirandello_cover_3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22894\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Pirandello_cover_3.jpg\" alt=\"Pirandello_cover_3\" width=\"141\" height=\"200\" \/><\/a>Queste parole riassumono il dramma di questa grande creatura pirandelliana. Da tempo rinsavito non \u00e8 riuscito a rientrare nella vita. Anche in essa era bollato per cui tanto valeva continuare la recita. Chi \u00e8 allora il pazzo, lui Enrico IV o coloro ch&#8217;egli costringe a travestirsi e recitare?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 la risposta che interessa, importa rilevare ancora una volta l&#8217;illusoriet\u00e0 d&#8217;una vita in cui la parte prende il sopravvento. Pure Enrico IV ne sar\u00e0 travolto. Immedesimatosi ormai nel proprio ruolo giunger\u00e0 sino a ferire mortalmente Belcredi, il suo vecchio rivale in amore. La <em>Forma<\/em> ha avuto il sopravvento sulla vita. E&#8217; pazzo Enrico IV? \u00ab<em>Ora s\u00ec&#8230; \u2014 risponde \u2014 per -forza<\/em>&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Enrico IV \u00e8 il \u00absettimo\u00bb personaggio pirandelliano. Si \u00e8 costituito un palcoscenico su cui recitare la fissit\u00e0 della propria parte. In essa vive disponendo persino della vita altrui. Rinuncia alla vita che lo voleva schiavo di una illusoriet\u00e0 crudele, sceglie la \u00abrealt\u00e0\u00bb del proprio personaggio. Ma alla fine, quando la vita lo attirer\u00e0 di nuovo a s\u00e9, non sapr\u00e0 dire di no, ed il suo \u00abbisogno di vita\u00bb esploder\u00e0 drammaticamente. Il ritorno alla finzione, la gabbia del personaggio, diverr\u00e0 la fuga per sottrarsi alla responsabilit\u00e0 d&#8217;un omicidio. Per questo Enrico IV \u00e8 il personaggio pi\u00f9 solo e pi\u00f9 tragico di Pirandello. In lui il conflitto tra realt\u00e0 interiore ed esteriore si risolve nella assoluta disgregazione della realt\u00e0 del proprio io. Resta la lucida pazzia dentro una livida solitudine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, ci sembra di ravvisare in queste due opere, che sono un po&#8217; la vetta di Pirandello, la volont\u00e0 di cogliere in personaggi assolutamente autonomi lo stadio ultimo e tragico della condizione umana. La vita ci appare come un doloroso incedere entro le contraddizioni dell&#8217;illusoriet\u00e0, generante perci\u00f2 individui isolati e stanchi, oppure scettici altrettanto dissugati ed aridi. Se i <em>Sei personaggi<\/em> ci hanno dato un esempio della contraddizione tra la pura forma e la vita, se <em>Enrico IV<\/em> incarna la solitudine angosciata, Leone Gala de <em>Il giuoco delle parti<\/em> concretizza lo scetticismo dissugato, per dirla come Pirandello stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLeone. Ce lo -facciamo tutti, il male, a vicenda; e ciascuno a se stesso, poi&#8230; Per -forza! E&#8217; la vita. Bisogna vuotarsene&#8230; Tu devi guardarti di te stesso, del sentimento che questo caso suscita subito in te e con cui t&#8217;assalta! Immediatamente ghermirlo e vuotarlo, trame il concetto, e allora puoi anche giocarci. Guarda, \u00e8 come se t&#8217;arrivasse all&#8217;improvviso, non sai da dove, un uovo fresco\u2026 Se sei pronto, lo prendi, lo fori, e te lo bevi. Che ti resta in mano?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Guido<em>. Il guscio vuoto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leone. E questo \u00e8 il concetto! Lo infilzi nel pernio del tuo spillo e ti diverti a farlo girare, o, lieve ormai, te lo giuochi come una palla di celluloide, da una mano all&#8217;altra: l\u00e0, l\u00e0 e l\u00e0&#8230; poi paf! lo schiacci tra le mani e lo butti via.\u00bb (II gioco delle parti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ovviare all&#8217;arida nullit\u00e0 dei gusci vuoti, all&#8217;angoscia del deserto interiore Pirandello giunger\u00e0 alla stagione dei miti o delle utopie. Il mito sociale, presente ne <em>La nuova colonia<\/em> (1928), quello religioso in <em>Lazzaro<\/em> (1929), quello estetico nell&#8217;incompiuta opera <em>I giganti della montagna<\/em>. Sono opere notevoli anche se lontane dalla solida compattezza del grande teatro pirandelliano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Pirandello poeta \u00e8 l\u00e0 sul palcoscenico con i suoi grandi personaggi, da lui creati, chiamati alla vita, ed ora, come lui, vaganti alla ricerca d&#8217;un bandolo per questa vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La sua <\/strong><strong>eredit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00ab<em>Ma guai a chi non sa portare la sua maschera<\/em>\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u00a0La vita, la morte, l&#8217;illusione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Pirandello_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-22895\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Pirandello_2.jpg\" alt=\"Pirandello_2\" width=\"200\" height=\"140\" \/><\/a>\u00ab<em>Ora bisogna sapere che a me non \u00e8 mai bastato&#8230; narrare una particolare vicenda, gaia o triste, per il solo gusto di narrarla. Ci sono certi scrittori (e non pochi) che hanno questo gusto e, paghi, non cercano altro. Sono scrittori di natura pi\u00f9 propriamente storica. Ma ve ne sono altri che, oltre questo gusto, sentono un pi\u00f9 profondo bisogno spirituale, per cui non ammettono figure, vicende, paesaggi che non s&#8217;imbevano, per cos\u00ec dire, d&#8217;un particolare senso della vita, e non acquistino con esso un valore universale. Sono scrittori di natura pi\u00f9 propriamente filosofica. Io ho la disgrazia d&#8217;appartenere a questi ultimi <\/em>\u00bb <em>(Sei personaggi in cerca d&#8217;autore, prefazione).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u00abdisgrazia\u00bb di Pirandello, il suo \u00abprofondo bisogno spirituale\u00bb, fa s\u00ec che tutta la sua opera sia improntata alla ricerca della verit\u00e0. Qui troviamo perci\u00f2 la sua profonda religiosit\u00e0, il senso spiccato dell&#8217;umano, tanto pi\u00f9 che questa investigazione, questo suo continuo, quasi ossessivo, rovellio interiore ha come termine una verit\u00e0 la cui natura \u00e8 soprattutto morale ed \u00e8 quindi, pi\u00f9 che una verit\u00e0, un valore. L&#8217;oggetto della ricerca pirandelliana \u00e8 di conseguenza il senso della vita, il valore che solo la pu\u00f2 giustificare. Di qui la disperazione per il vuoto, per quanto di oscuro la vita ci riserva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c&#8217;\u00e8 personaggio, vuoi di una novella, vuoi di un&#8217;opera teatrale che non tenda al \u00absignificato\u00bb: ed infatti \u00e8 l&#8217;impatto col mistero della vita e della morte che popola il mondo pirandelliano delle ombre, dei fantasmi dell&#8217;illusione sino a giungere al punto in cui un personaggio di una commedia pu\u00f2 proclamarsi pi\u00f9 vivo d&#8217;un uomo reale: \u00ab<em>&#8230;un personaggio ha veramente una vita sua&#8230; per cui \u00e8 sempre \u00abqualcuno\u00bb. Mentre un uomo&#8230; pu\u00f2 non essere \u00abnessuno<\/em>\u00bb <em>(Sei personaggi). <\/em>Che cos&#8217;\u00e8 allora la vita? Che cos&#8217;\u00e8 la morte? Che cosa ci pu\u00f2 permettere di non essere \u00abnessuno\u00bb? Questi interrogativi se li pone il protagonista della novella <em>La carriola <\/em>e, nell&#8217;atto stesso di porseli, comprende la finzione, l&#8217;artificiosa costruzione che sta dietro la rispettabilit\u00e0 del suo essere avvocato e professore di diritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Ma co<\/em><em>me? Io questo? Io cosi? Ma quando mai? <\/em>\u2014 <em>E ho <\/em><em>nausea, orrore, odio di questo che non sono io, <\/em><em>che non sono mai stato io <\/em>\u00bb <em>(Novelle per un anno &#8211; La carriola). <\/em>La scoperta di non essere per gli altri quel che, sino ad un certo punto, si \u00e8 creduto d&#8217;essere, \u00e8 anche l&#8217;inizio del dramma liberatorio e tragico di Vitangelo Moscarda; \u00e8 l&#8217;inizio del cammino che lo porter\u00e0 a riconoscersi come uno, nessuno, centomila. Questa \u00e8 la disintegrazione individuale operata da Pirandello, lo scoprirsi tanti e nessuno, la coerenza individuale che si smarrisce, parcellizzando ciascuno in migliaia di \u00abs\u00e9\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Moscarda si propone di scoprire se stesso, di rompere, distruggere quel suo \u00abio\u00bb che gli altri avevano costruito, ma finir\u00e0 per passare per <em>pazzo <\/em>e lo scatto sar\u00e0 la solitudine, l&#8217;esser soli con se stessi. Ma se Moscarda lotta con la vita che gli gioca il brutto scherzo di rivelargli tanti se stessi quanti sono quelli che lo vedono e lo giudicano, Mattia Pascal lotta con la morte o meglio con le morti che, sempre vivo, riesce a procurarsi. Pur vedendole come una liberazione non riesce comunque a staccarsi dal peso della vita che lo precede, dall&#8217;ombra di s\u00e9 che sempre pare inseguirlo. Ed a chi gli chieder\u00e0 infine di rivelargli una volta per tutte la propria identit\u00e0, egli risponder\u00e0 d&#8217;essere il \u00abfu Mattia Pascal\u00bb: accettazione de&#8217;illusoriet\u00e0 del nostro essere o <em>pazzia?\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma che cos&#8217;\u00e8 poi la <em>pazzia <\/em>nell&#8217;opera pirandelliana: realt\u00e0 o fantasma? Enrico IV trasforma la <em>pazzia <\/em>reale in un paravento contro la vita per cui, col procedere del dramma, i pazzi paiono essere coloro che, apparentemente normali, assecondano un finto folle che fa credere d&#8217;essere un re. Diego Spina nel <em>Lazzaro <\/em>\u00ab <em>&#8230;sar\u00e0 un santo <\/em>\u2014 <em>dice Deodata, la go<\/em><em>vernante <\/em>\u2014 <em>ma se qualche volta me ne dimentico <\/em><em>e bado a quello che dice, a quello che fa, Dio mi perdoni, con quegli occhi mi pare un matto veramente <\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Pirandello_Enrico_IV.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22896\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Pirandello_Enrico_IV.jpeg\" alt=\"Pirandello_Enrico_IV\" width=\"200\" height=\"153\" \/><\/a>A proposito sembra calare la sentenza di Flaminio Salvo ne <em>I vecchi e i giovani: \u00abConosci Don <\/em><em>Cosmo Laurentano? Se sapessi quanta ragione ha quel matto!\u00bb. <\/em>Come decretare d&#8217;altronde il discrimine entro il quale definire il <em>pazzo <\/em>ed il normale, il vero ed il falso se la verit\u00e0 \u00e8 essa pure illusione? Se essa \u00e8 molteplice come molteplici sono gli individui che la fabbricano? Alla fine, comunque, per tutti rimane il deserto interiore, la drammatica solitudine nei confronti di una vita che \u00e8 mistero inconoscibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Ogni creazione, ogni visio<\/em><em>ne della vita, ogni rivelazione dello spirito, porta <\/em><em>con s\u00e9 necessariamente problemi, questioni, contraddizioni logiche tanto pi\u00f9 decise ed evidenti quanto pi\u00f9 \u00e8 organica e comprensiva: e ci\u00f2 semplicemente perch\u00e9 allo spirito \u00e8 congenito il mistero, e guardare con occhi nuovi, esprimere schiettamente, riorganizzare la vita \u00e8 riprospettare la vita nel mistero<\/em>\u00bb <em>(Teatro nuovo e teatro vec<\/em><em>chio &#8211; <\/em>in <em>Saggi). <\/em>Un mistero entro il quale Pirandello non cessa di condurre la ricerca, il suo ardito scandaglio per imporre il proprio anelito alla libert\u00e0, la propria nostalgia e la propria speranza nei confronti di una vita autentica e vera e che invece pare confondersi con i fantasmi e con i sogni che si sostituiscono alla realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La ricerca di Dio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo cammino di speranza Pirandello ci offre infine la cosiddetta stagione dei miti, l\u00e0 dove il mito sociale, religioso ed estetico tendono a sublimarsi in altrettante opere teatrali. Tra esse troviamo <em>Lazzaro, <\/em>dramma che ci aiuta a comprendere il problema religioso in Pirandello. In <em>Lazzaro <\/em>incontriamo un padre bigotto e cieco sino al masochismo, i due figli costretti l&#8217;uno in seminario, l&#8217;altra in un convento di suore e la madre che ribellandosi all&#8217;ascetismo ipocondriaco del marito rifugge da una vita falsa e ricostruisce in ampagna una propria famiglia, nella serenit\u00e0 e nella gioia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La chiave del dramma scatta allorch\u00e9 Diego Spina (il padre), dichiarato morto, viene riportato in vita da una puntura miracolosa del dottor Gionni. Venuta a saper casualmente del \u00abmiracolo\u00bb occorsogli, Diego perde ogni certezza: se per qualche tempo \u00e8 risultato esser morto, come mai ora, vivo, non ricorda nulla dell&#8217;aldil\u00e0? Ci\u00f2 che ci aspetta lass\u00f9, oltre la vita, allora non esiste? E&#8217; il figlio Lucio che, gi\u00e0 abbandonata la veste, recupera in questo frangente la fede: \u00e8 la fede in un Dio che \u00e8 carit\u00e0; un Dio che va vissuto in questa vita, che \u00e8 in noi ed in tutto quello che facciamo; un Dio per il quale bisogna credere, non sapere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lucio si offre per ridare al padre ed a tutti gli altri l&#8217;illusione di una possibile vita oltre la vita, nella certezza che non si pu\u00f2 rinunciare a questa per quella. Questo Dio che invita a vivere senza attendere una vita a venire (l&#8217;illusione della quale ha di per s\u00e9 gi\u00e0 un senso) non \u00e8 certo il Dio cristiano; in Pirandello Dio \u00e8 il tutto di questo mondo di cui mai si potr\u00e0 penetrare il mistero. La Chiesa \u00e8 vista quasi esclusivamente come istituzione umana e non come casa del Padre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/giganti_teatro.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-22898\" src=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/giganti_teatro.jpg\" alt=\"giganti_teatro\" width=\"200\" height=\"112\" \/><\/a>L&#8217;incapacit\u00e0 dello scrittore di uscire da s\u00e9, di affidarsi a Chi solo gli pu\u00f2 far \u00abvivere\u00bb questo mistero, genera questa barriera. Il credere \u00e8 vissuto in Pirandello come un inconscio desiderio non come un fatto reale. Comprendiamo allora come mai il \u00abvecchio Dio\u00bb della novella omonima si lamenti della condizione in cui \u00e8 ridotto: \u00ab<em>Sto <\/em><em>qui a guardia delle panche<\/em>\u00bb e rida di chi lo cerca tra le stelle senza averlo nel cuore. \u00ab<em>Bisogna ch&#8217;io mi risolva a lasciare la citt\u00e0 e mi restringa a fare il Padreterno nelle campagne\u00bb (Novelle per un anno &#8211; II vecchio Dio).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; illuminante, ancora, a questo proposito, quanto leggiamo in <em>All&#8217;uscita: \u00abCome casa di Dio \u00e8 senza dubbio infinitamente pi\u00f9 grande e pi\u00f9 ric<\/em><em>co il mondo, che una chiesa; incomparabilmente <\/em><em>pi\u00f9 nobile e prezioso d&#8217;ogni altare, lo spirito del<\/em><em>l&#8217;uomo in adorazione del mistero divino. Ma que<\/em><em>sta \u00e8 la sorte di tutti i sentimenti che si vogliono <\/em><em>costruire una casa: si rimpiccioliscono, per forza, <\/em><em>e diventano anche un poco puerili, per la loro vani<\/em><em>t\u00e0. E&#8217; la sorte stessa di quell&#8217;infinito che \u00e8 in noi, quando per alcun tempo si finisce in quest&#8217;apparenza che si chiama uomo, labile forma su questo volubile granello di terra perduto nei cieli<\/em>\u00bb. Pirandello quindi sembra identificare Dio nel Tutto universalmente inteso, senza specificarlo nel Dio cattolico o comunque cristiano; la vita eterna \u00e8 anch&#8217;essa cerne la vita terrena un mistero nella cui illusoriet\u00e0 \u00e8 possibile credere anche se poi \u00e8 con la nostra vita che dobbiamo vedercela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Ges\u00f9 che gli chiede di rivivere in lui, il protagonista della novella <em>Sogno di Natale <\/em>risponde che il proprio tormento \u00e8 qui sulla terra. \u00ab<em>Qui, senza <\/em><em>esequie e senza posa, debbo da mane a sera rompermi la testa <\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale allora l&#8217;eredit\u00e0 pirandelliana? Solo ombre, solo fantasmi di una vita che \u00e8 divenuta mistero per un io illusorio e frantumato, incapace di affidarsi ad un Dio che non sia tutt&#8217;uno con questo mistero? Assolutamente no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzitutto Pirandello \u00e8 calato visceralmente dentro la sua opera e mai per puro \u00abdivertissement\u00bb. Egli ci testimonia una lezione ricca di un profondo impegno morale e civile, tesa ad opporsi ad un mondo e ad una societ\u00e0 la cui \u00abmaterialit\u00e0\u00bb andava sempre pi\u00f9 aumentando. Baster\u00e0 ricordare la condanna all&#8217;imbestialimento umano insita nei <em>Giganti della montagna. <\/em>L&#8217;uomo nella corsa al grasso benessere della materia diviene incapace d\u00ec accogliere, di sentire valori spirituali quali quelli dell&#8217;arte. Invano, nell&#8217;ultimo lavoro pirandelliano, la compagnia teatrale della contessa, con l&#8217;aiuto degli scalognati (che tutto hanno perch\u00e9 nulla possiedono), tenta di rappresentare al popolo dei giganti, (tronfi del loro galoppante benessere) il messaggio poetico racchiuso dentro <em>La favola del figlio cambiato.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em>L&#8217;uomo \u00e8 divenuto cieco e sordo ai valori dell&#8217;arte, dello spirito. Pirandello pagher\u00e0 la lotta contro questa involuzione della societ\u00e0 con la solitudine che fu di tanti suoi personaggi ed anche sua. E&#8217; comunque questo il suo ultimo messaggio, ulteriore dimostrazione di come, pur nelle perplessit\u00e0 e nelle angosce egli fosse attaccato alla cristallina purezza di una vita autentica. Da qui e dalla ricerca mai smessa del motivo per cui pu\u00f2 valer la pena vivere, sgorga la sua profonda religiosit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIn un mondo che invita ad una vita facile, Pirandello c&#8217;invita ad una vita difficile; perch\u00e9 solo cos\u00ec potremo vincere sul serio il mostro dell&#8217;angoscia e della contraddizione, per vivere nella difficolt\u00e0 della libert\u00e0: in un mondo a statura d&#8217;uomo, a misura d&#8217;uomo, secondo l&#8217;incrollabile dignit\u00e0 dell&#8217;uomo\u00bb (5).<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"666\">\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Di sera, un geranio<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S&#8217;\u00e8 liberato nel sonno, non sa come; forse come quando s&#8217;affonda nell&#8217;acqua, che si ha la sensazione che poi il corpo riverr\u00e0 su da s\u00e9, e su invece riviene solamente la sensazione, ombra galleggiante del corpo rimasto gi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dormiva, e non \u00e8 pi\u00f9 nel suo corpo; non pu\u00f2 dire che si sia svegliato; e in che cosa ora sia veramente, non sa; \u00e8 come sospeso a galla nell&#8217;aria della sua camera chiusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alienato dai sensi, ne serba pi\u00f9 che gli avvertimenti il ricordo, com&#8217;erano; non ancora lontani ma gi\u00e0 staccati: l\u00e0 l&#8217;udito, dov&#8217;\u00e8 un rumore anche minimo nella notte; qua la vista, dov&#8217;\u00e8 appena un barlume; e le pareti, il soffitto (come di qua pare polveroso) e gi\u00f9 il pavimento col tappeto, e quell&#8217;uscio, e lo smemorato spavento d\u00ec quel letto col piumino verde e le coperte giallognole, sotto le quali s&#8217;indovina un corpo che giace inerte; la testa calva, affondata sui guanciali scomposti; gli occhi chiusi e la bocca aperta tra i peli rossicci dei baffi e della barba, grossi peli, quasi metallici; un foro secco, nero; e un pelo delle sopracciglia cos\u00ec lungo, che se non lo tiene a posto, gli scende sull&#8217;occhio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lui, quello! Uno che non \u00e8 pi\u00f9. Uno a cui quel corpo pesava gi\u00e0 tanto. E che fatica anche il respiro! Tutta la vita, ristretta in questa camera; e sentirsi a mano a mano mancar tutto, e tenersi in vita fissando un oggetto, questo o quello, con la paura d&#8217;addormentarsi. Difatti poi, nel sonno &#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come gli suonano strane, in quella camera, le ultime parole della vita:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Ma lei \u00e8 di parere che, nello stato in cui sono ridotto, sia da tentare un&#8217;operazione cosi rischiosa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Al punto in cui siamo, il rischio veramente&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Non \u00e8 il rischio. Dico se c&#8217;\u00e8 qualche speranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Ah, poca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; E allora &#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lampada rosea, sospesa in mezzo alla camera, \u00e8 rimasta accesa invano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma dopo tutto, ora s&#8217;\u00e8 liberato, e prova per quel suo corpo l\u00e0, pi\u00f9 che antipatia, rancore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Veramente non vide mai la ragione che gli altri dovessero riconoscere quell&#8217;immagine come la cosa pi\u00f9 sua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non era vero. Non \u00e8 vero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lui non era quel suo corpo; c&#8217;era anzi cos\u00ec poco; era nella vita lui, nelle cose che pensava, che gli s&#8217;agitavano dentro, in tutto ci\u00f2 che vedeva fuori senza pi\u00f9 vedere se stesso. Case strade cielo. Tutto il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0, ma ora, senza pi\u00f9 il corpo, \u00e8 questa pena ora, \u00e8 questo sgomento del suo disgregarsi e diffondersi in ogni cosa, a cui, per tenersi, torna a aderire ma, aderendovi, la paura di nuovo, non d&#8217;addormentarsi, ma del suo svanire nella cosa che resta la per s\u00e9, senza pi\u00f9 lui: oggetto: orologio sul comodino, quadretto alla parete, lampada rosea sospesa in mezzo alla camera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lui \u00e8 ora quelle cose; non pi\u00f9 com&#8217;erano, quando avevano ancora un senso per lui; quelle cose che per se stesse non hanno alcun senso e e che ora dunque non sono pi\u00f9 niente per lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E <\/em>questo \u00e8 morire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il muro della villa. Ma. come, n&#8217;\u00e8 gi\u00e0 fuori? La luna vi batte sopra; e gi\u00f9 \u00e8 il giardino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vasca, grezza, \u00e8 attaccata al muro di cinta. Il muro \u00e8 tutto vestito di verde dalle roselline rampicanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;acqua, nella vasca, piomba a stille. Ora \u00e8 uno sbruffo di bolle. Ora \u00e8 un filo di vetro, limpido, esile, immobile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come chiara quest&#8217;acqua nel cadere! Nella vasca diventa subito verde, appena caduta. E cos\u00ec esile il filo, cos\u00ec rade a volte le stille che a guardar nella vasca il denso volume d&#8217;acqua gi\u00e0 caduta \u00e8 come un&#8217;eternit\u00e0 di oceano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A galla, tante foglioline bianche e verdi, appena ingiallite. E a fior d&#8217;acqua, la bocca del tubo di ferro dello scarico, che si berrebbe in silenzio il soverchio dell&#8217;acqua, se non fosse per queste foglioline che, attratte, vi fan ressa attorno. Il risucchi\u00f2 della bocca che s&#8217;ingorga \u00e8 come un rimbrotto rauco a queste sciocche frettolose a cui par che tardi di sparire ingoiate, come se non fosse bello nuotar lievi e cos\u00ec bianche sul cupo verde v\u00ectreo dell&#8217;acqua. Ma se sono cadute! se sono cos\u00ec lievi! E se ci sei tu, bocca di morte, che fai la misura!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sparire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sorpresa che si fa di mano in mano pi\u00f9 grande, infinita: l&#8217;illusione dei sensi, gi\u00e0 sparsi, che a poco a poco si svuota di cose che pareva ci fossero e che Invece non c&#8217;erano; suoni, colori, non c&#8217;erano; tutto freddo, tutto muto; era niente; e la morte, questo niente della vita com&#8217;era.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel verde&#8230; Ah come, all&#8217;alba, lungo una proda, volle esser erba lui, una volta, guardando I cespugli e respirando la <em>fragranza d&#8217;i <\/em>tutto quel verde cos\u00ec fresco e nuovo! Groviglio di bianche radici vive abbarbicate a succhiar l&#8217;umore della terra nera. Ah come la vita \u00e8 di terra, e non vuoi cielo, se non per dare respiro alla terra! Ma ora lui \u00e8 come la fragranza di un&#8217;erba che si va sciogliendo in questo respiro, vapore ancora sensibile che si dirada e vanisce, ma senza finire, senz&#8217;aver pi\u00f9 nulla vicino; s\u00ec, forse un dolore; ma se pu\u00f2 far tanto ancora di pensarlo, \u00e8 gi\u00e0 lontano, senza pi\u00f9 tempo, nella tristezza infinita d&#8217;una cos\u00ec vana eternit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una cosa, consisterete ancora in una cosa, che sia pur quasi niente, una pietra. O anche un flore che duri poco: ecco, questo geranio&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2014 Oh guarda gi\u00f9, nel giardino, quel geranio rosso. Come s&#8217;accende! Perch\u00e9?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di sera, qualche volta, nei giardini s&#8217;accende cos\u00ec, improvvisamente, qualche fiore; e nessuno sa spiegarsene la ragione.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(Da \u00ab<em>Novelle per un anno\u00bb, <\/em>Mondadori, 1978, vol. Il &#8211; pag. 813-814-815)<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p><strong>(1)<\/strong> Corrado Alvaro, Prefazione a <em>Novelle per un anno, <\/em>Mondadori, pp. 7-9.<\/p>\n<p><strong>(2)<\/strong> Giovanni Macchia, <em>Luigi Pirandello, <\/em>in <em>Storia della <\/em><em>letteratura italiana, <\/em>Garzanti, pp. 463-464.<\/p>\n<p><strong>(3)<\/strong> Leone De Castris, <em>Storia di Pirandello, <\/em>Laterza, pag. 133.<\/p>\n<p><strong>(4)<\/strong> V. Boarini, P. Bonfiglioli, <em>Avanguardia e Restaurazio<\/em><em>ne, <\/em>Zanichelli, pag. 201.<\/p>\n<p><strong>(5)<\/strong> Ruggero Jacobbi, <em>Umanit\u00e0 di Pirandello, <\/em>\u00ab<em>II Veltro<\/em>\u00bb, Giugno 1963.<\/p>\n<p><strong>OPERE DI <\/strong>PIRANDELLO<\/p>\n<p><em>Novelle per un anno, <\/em>Mondadori, Milano, voll. 2<\/p>\n<p><em>Tutti i romanzi, <\/em>Mondadori, Milano<\/p>\n<p><em>Maschere nude, <\/em>Mondadori, Milano, voll. 2<\/p>\n<p><em>Saggi, poesie, scritti vari, <\/em>Mondadori, Milano<\/p>\n<p><strong>CENNI BIBLIOGRAFICI<\/strong><\/p>\n<p>LEONE DE CASTRIS, <em>II decadentismo italiano. <\/em><em>Svevo, Pirandello, D&#8217;Annunzio, <\/em>De Donato, Bari<\/p>\n<p>LEONE DE CASTRIS, <em>Storia di Pirandello, <\/em>Laterza, Bari<\/p>\n<p>LUCIO LUGNANI, <em>Pirandello, Letteratura e teatro, <\/em>Firenze, La Nuova Italia<\/p>\n<p>ETTORE MAZZALI, <em>Pirandello, <\/em>Ed. Il Castoro, Firenze, La Nuova Italia<\/p>\n<p>GIUSEPPE GIACALONE, <em>Luigi Pirandello, <\/em>La Scuola, Brescia<\/p>\n<p>GASPARE GIUDICI, <em>Luigi Pirandello, <\/em>UTET, Torino<\/p>\n<p>GIOVANNI MACCHIA, \u00abSaggio su Pirandello\u00bb in <em>La caduta della luna, <\/em>Milano, Mondatori<\/p>\n<p>GIOVANNI MACCHIA, <em>Luigi Pirandello, <\/em>in Storia della letteratura italiana, vol. IX, Garzanti, Milano, pag. 441.<\/p>\n<p>FERDINANDO VIRDIA<em>\u00a0Invito alla lettura di Pirandello, <\/em>Milano, Mursia<\/p>\n<p>RENATO BARILLI, <em>La linea Svevo-Pirandello, <\/em>Milano, Mursia<\/p>\n<p>FRANCA ANGELINI FRAJESE, <em>II teatro del nove<\/em><em>cento da Pirandello a Dario Fo, <\/em>Bari, Laterza<\/p>\n<p>\/\/ <em>romanzo di Pirandello, <\/em>a c. di Enzo Lunetta, Palermo, Palumbo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Strumenti culturali di Litterae Communionis n.5 \u00a0I GRANDI DELLA CULTURA MODERNA RIVISITATI \u00abUn personaggio ha una vita sua, mentre un uomo\u2026 un uomo cos\u00ec, in genere, pu\u00f2 non essere nessuno\u00bb sei personaggi in cerca d\u2019autore \u00a0Testo di Franco Colombo<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.rassegnastampa-totustuus.it\/cattolica\/luigi-pirandello\/\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":22880,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[1976],"class_list":["post-22879","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-personaggi","tag-luigi-pirandello","item-wrap"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - 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